Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
9 visualizzazioni4 pagine

Imprenditoria Femminile

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
9 visualizzazioni4 pagine

Imprenditoria Femminile

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

MIRANDOLINA COME IMPRENDITRICE

Mirandolina si presenta da subito come un personaggio forte,


indipendente e sicuro di sé.Rappresenta una donna
emancipata in un contesto in cui dell'emancipazione femminile
non si parlava lontanamente. É una lavoratrice instancabile,
che tra una beffa e l’altra cerca di affermare la propria dignità
e di la salvare la propria reputazione. Ed è lei il perno della
storia, tutto il resto le gira intorno ed è soggetto alla sua
manipolazione. Forgiata sul tipo tradizionale della “servetta”,
Mirandolina ribalta lo stereotipo affermandosi come una vera e
propria “padrona”, trasformando la sottomissione in dominio.
Questa manager di un albergo che presumibilmente è a tre
stelle (ricordiandoci che il Cavaliere protesta per la
biancheria) precede la realtá odierna delle giovani titolari d'
azienda perché avrà la forza, a fine commedia, di cacciare
dalla locanda il Cavaliere , il Marchese e il Conte , cioè il il
simbolo della nobiltà decadente del 700 , per adeguarsi all'
800 rappresentato dal matrimonio col servo Fabrizio, ossia il
ceto in ascesa. Mirandolina è una donna una che si misura
ogni giorno con una realtà complessa e faticosa, che deve
tenere economicamente in attivo la sua locanda, e che deve
difendere la sua posizione di imprenditrice, soprattutto di
fronte alle molestie dei clienti.

IMPRENDITORIALITA’ FEMMINILE
Con il termine “imprenditoria femminile” si intendono tutte
quelle attività che sono a titolarità femminile o nelle quali la
compagine sociale sia a maggioranza femminile.
Sentiamo parlare maggiormente di imprenditorialità
femminile,rispetto a quella maschile, perché in vent’anni, non
abbiamo compiuto quasi nessun passo avanti sul fronte del
gender gap, ovvero della differenza di trattamento tra uomini e
donne sul lavoro. A spiegarlo è una nuova analisi
dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), secondo
la quale le disparità di genere, a livello mondiale, sono rimaste
quasi invariate non soltanto in termini di condizioni di lavoro,
ma anche nello stesso accesso agli impieghi.
Per illustrare al meglio il problema, l’agenzia delle Nazioni
Unite ha sviluppato un nuovo indicatore, battezzato jobs gap.
Che fa emergere una situazione ancor più preoccupante di
quanto finora immaginato. L’ILO ha infatti sottolineato come
esista un 15% di donne in età lavorativa che vorrebbe
effettivamente un impiego, contro il 10,5% degli uomini. Il jobs
gap risulta particolarmente grave nei Paesi in via di sviluppo:
qui la percentuale di donne costrette alla disoccupazione è
mediamente del 24,9%. A fronte di un 16,6% degli uomini. Ciò
anche a causa del fatto che «le donne assumono una parte
sproporzionata delle responsabilità personali e familiari,
compreso il lavoro di cura non retribuito. Queste attività
possono non soltanto ostacolare l’esercizio di un mestiere, ma
anche semplicemente la ricerca attiva di un lavoro. O anche
l’accettazione di un’offerta con breve preavviso». Il che spesso
fa “uscire” le donne dalle statistiche nazionali delle persone
“in cerca di un impiego”.
Le donne, inoltre, tendono spesso ad essere coinvolte in alcune
tipologie specifiche di lavori. A cominciare da quelli che
prevedono un aiuto alle attività di famiglia. Il che rende per
loro impossibile svolgere un lavoro autonomo, con tutto ciò che
questo comporta in termini di vulnerabilità. E di
remunerazione: «A livello globale, per ogni dollaro di reddito
da lavoro guadagnato dagli uomini, le donne guadagnano solo
51 centesimi», precisa l’ILO.
AGEVOLAZIONI:
● Fondo impresa femminile: Si tratta di un incentivo del
Ministero delle Imprese e del Made in Italy che sostiene
la nascita e lo sviluppo di nuove attività guidate da donne
attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti
agevolati.
● ON - Nuove imprese a tasso zero: La misura "On-
Nuove imprese a tasso zero" è un incentivo che sostiene
le medie e piccole imprese composte da giovani di età
compresa tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le
età. Fa parte delle misure per l'autoimprenditorialità
promosse dal Mise.
● NUOVO SELFIEMPLOYEMENT: Il Nuovo
SELFIEmployment prevede prestiti a tasso zero e
senza garanzie per l’avvio di piccole iniziative
imprenditoriali promosse da NEET (giovani tra i 18 e i 29
anni), donne inattive e disoccupati di lungo periodo, su
tutto il territorio nazionale.
● COOPSTARTUPHER: CoopstartupHER è un’iniziativa
promossa dalla Commissione Pari Opportunità di
Legacoop e Coopfond con l’obiettivo di supportare lo
sviluppo di idee imprenditoriali in cooperativa, capaci di
apportare benefici in termini di aumento
dell’occupazione, soprattutto femminile e di crescita
economica, sociale e culturale sul territorio.

PERCHE’ CI SONO MENO IMPRENDITRICI DONNE?


La responsabile delle statistiche Ocse, Martine Durand,
ha sottolineato nel corso della presentazione del rapporto
che “il fatto che ci siano meno donne imprenditrici può
derivare da diversi fattori, compresa la scelta personale,
ma certamente si possono individuare almeno due
barriere istituzionali che rendono più difficile l’ingresso
nel mondo imprenditoriale per le donne”. Prima cosa, una
donna ha più difficoltà a ricevere i finanziamenti: “Di fatto
– ha spiegato Durand – le donne hanno più difficoltà ad
ottenere denaro dalle banche… per qualche motivo!
Probabilmente, mi viene da dire, per pura
discriminazione: risulta infatti che in media le donne
devono produrre un maggior numero di garanzie per
ottenere un prestito rispetto agli uomini”. Un altro
fattore, ha sottolineato Durand, è la maggiore difficoltà di
accesso ai programmi istituzionali per favorire
l’imprenditorialità. Risultato: “Un enorme potenziale che
resta completamente inutilizzato”.

Potrebbero piacerti anche