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Silvia Iaccarino

Che rabbia!!!
Bambini, rabbia, aggressività

[Link]
“Crescere è di per sé un atto
aggressivo” D. W. Winnicott

Il tema della rabbia e dell’aggressività dei bambini è sempre “scottante”


al Nido e alla Scuola dell'Infanzia perché relazionarsi con un bambino
arrabbiato e che agisce in modo aggressivo è spesso faticoso: di fronte a
tali manifestazioni possono attivarsi forti emozioni anche negli adulti e
ciò può impedire, talvolta, di gestire la situazione in modo efficace.

Si tende, inoltre, a pensare che la rabbia e l’aggressività siano qualcosa


da eliminare e difficilmente si prende in considerazione il loro aspetto
evolutivo e le innumerevoli chiavi di lettura con cui si possono
interpretare.

Iniziamo quindi a fare un po’ di chiarezza, dato che su questo argomento


vige spesso una certa confusione tra rabbia, aggressività e violenza.

La rabbia è un’emozione che, come tutte le emozioni, ha uno scopo


adattivo. Infatti, serve per diversi scopi:

 sopravvivenza (difesa dalle minacce - lotta);


 raggiungimento degli obiettivi, autoaffermazione: a livello fisiologico,
questa emozione stimola nel nostro organismo un surplus di energia
(circa il 30%!) per superare gli ostacoli (e/o lottare);
 “spia sul cruscotto”: indica che sta succedendo qualcosa al motore,
ovvero ai nostri bisogni;
 è la nostra “paladina interiore”: se non ci arrabbiassimo mai
saremmo come zerbini che gli altri potrebbero liberamente
calpestare!

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino 2


1 [Link]/[Link],
“Il tuo bambino e
l’aggressività”, ed.

Cortina, Milano, 2007.

“La rabbia non è solo inevitabile ma necessaria. La rabbia serve a


mettere in guardia contro i pericoli, fornendo l’energia necessaria per
reagire, ed è anche una chiara espressione di sé come individui. La
rabbia è anche un modo per affermare la propria autonomia. (…) I
sentimenti di rabbia servono perché costituiscono un segnale che ci
avverte di una minaccia, reale o immaginaria, che proviene dall’esterno
o dall’interno” .1

Inoltre, nel bambino piccolo, come J. Bowlby ci ha insegnato, la rabbia è


pre-programmata biologicamente e serve da deterrente rispetto
all’allontanamento del caregiver. Infatti, quando l’adulto di riferimento si
allontana (o prova ad allontanarsi) l’espressione di rabbia del bambino
serve a dissuaderlo dalla separazione.

Come possiamo vedere, la rabbia è quindi un’emozione utile che serve


per la sopravvivenza e l’evoluzione sia della specie che del singolo. Non
va rimossa, repressa, negata, ma gestita perché l’emozione in sé, come
tutte le emozioni, non è né buona né cattiva: dipende “dall’uso che se
ne fa” ovvero dalla sua espressione e dal comportamento che ne
consegue.

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 3


E qui arriviamo all’aggressività. Mentre la rabbia è un’emozione,
l’aggressività è un comportamento. È interessante, a mio avviso,
recuperare la radice etimologica della parola, che deriva dal latino ad-
gredior = ANDARE VERSO. In questo senso, pertanto, l’aggressività è una
forza vitale, sana e naturale, una potenzialità al servizio
dell’adattamento che serve per mettere in atto azioni che ci aiutino a
imparare, progredire, creare, realizzare, affermarci, raggiungere
obiettivi. Senza aggressività non potremmo soddisfare i nostri bisogni,
non potremmo muoverci per raggiungere ciò che ci serve. Banalmente,
ogni volta che, per esempio, apriamo il frigorifero per mangiare
qualcosa quando siamo affamati, stiamo mettendo in atto un
comportamento aggressivo, che serve a soddisfare un nostro bisogno.

Considerata sotto questa luce, l’aggressività non ha nulla a che fare con
la violenza, con la quale è spesso confusa, tanto che i due termini sono
spesso utilizzati come sinonimi.

La violenza è distruttività, non va verso l’altro, verso il mondo per


crescere e costruire, ma per distruggere: “la violenza si contraddistingue
per l’intenzionalità del danno irreversibile, per la determinazione a
umiliare o tiranneggiare brutalmente l’altro e per la continuità delle
azioni dispotiche. Quando i bambini crescono è possibile che compiano
azioni violente solo se hanno visto, assistito o subito atti di violenza o
maltrattamenti. Oppure se hanno carenze relazionali talmente
pronunciate da spingerli a ricorrere alla prepotenza" .2

2 F. Broccoli, "Lascia che si arrabbi", ed. Sperling & Kupfer, Milano, 2016

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 4


Secondo Felicity De Zulueta3, la
distruttività/violenza deriva da eventi
traumatici non rielaborati, rimossi, negati,
risultato del fallimento dell’accudimento
(parla di “attaccamento andato male”).
Inoltre, la distruttività/violenza può anche
originare dalla repressione della sana
rabbia ed aggressività: "quanto più a lungo
si prova rabbia senza affrontarla e
manifestarla, tanto maggiore sarà la
probabilità che poi si esprima in modo
impetuoso.” 4

Per quanto riguarda i bambini in età


prescolare, non si può mai parlare di
violenza poiché siamo in assenza 3 F. De Zulueta, "Dal
dell’intenzionalità al fare male. Come dice dolore alla violenza. Le
origini traumatiche
Daniele Novara “occorre ricordare che dell'aggressività", ed.
prima dei 7 anni non è possibile parlare di Cortina, Milano, 1999
intenzionalità dell’atto violento: non è
4 T.B. Brazelton, J.
presente la violenza perlomeno nei termini Sparrow, op. cit.
in cui la intendono e percepiscono gli
adulti. Certo, nei conflitti tra bambini è 5 D. Novara, “Litigare
per crescere”, ed.
indubbiamente presente una buona dose Erickson, Trento, 2010
di fisicità dato che la verbalizzazione non è
ancora sufficiente ad esprimere le
emozioni” .5

L’aggressività dei bambini 0-6 anni è in realtà “semplicemente” il


prodotto della loro immaturità, in primis del loro cervello e del sistema
nervoso. Infatti, il loro cervello non è ancora sviluppato come quello
degli adulti. Per usare un’immagine, possiamo ricorrere a quella del
computer. L’hardware è ovviamente presente, ma i software non sono
tutti caricati. Alcuni software ci sono, altri invece devono caricarsi nel
corso dello sviluppo: da sottolineare che il cervello completa la sua
maturazione in circa 25 anni…!!

5 Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 5


A causa di ciò, i bambini faticano a regolare le emozioni intense in
modo autonomo ed efficace. Per via della loro immaturità fisiologica
essi sono quindi talvolta come “accecati dalla rabbia” (cosa che talora
accade anche a noi adulti!) e portati a scaricare l’emozione attraverso
i comportamenti aggressivi, non riuscendo a contenere la “tempesta
ormonale” 6 che si scatena a livello chimico nel loro organismo.

6 mi riferisco in particolare
agli ormoni dello stress
(come, ad esempio, il
cortisolo)

7 M.L. Bomber, "Feriti


dentro", ed. FrancoAngeli,
Milano, 2012

Per contenere i loro stati emozionali i bambini hanno bisogno del


supporto di un adulto che li aiuti nella regolazione emotiva: "Per
imparare ad autoregolarci, noi abbiamo bisogno in primo luogo di
fare esperienza di qualcuno che ci regola” .7

Questo significa che i bambini hanno bisogno di sentirsi contenuti da


un adulto capace di “reggere” le loro emozioni, regolarle e indicare
valide alternative di comportamento. E’ proprio grazie al fatto che i
bambini ottengono il contenimento e la regolazione emotiva di cui
necessitano che impareranno, nel tempo, a regolare e gestire da soli
le loro emozioni.

La linea evolutiva prevede, infatti, che nei primi anni di vita prevalga
l’eteroregolazione (ovvero la regolazione da parte del caregiver) per
poi arrivare all’autoregolazione, tenendo conto che solo verso i 7/8
anni i bambini acquistano una certa padronanza nel gestire in modo
autonomo le loro emozioni intense, anche grazie alla metacognizione
(la capacità di usare il pensiero per riflettere su di sé e per regolare gli
stati emotivi. Per esempio, dire a se stessi: "respira, conta fino a
10...").
Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 6
Senza regolazione da parte dell’adulto, i bambini difficilmente
imparano da soli modalità sane di gestione emotiva: "Il processo
emotivo e psichico di distinguere l’aggressività costruttiva da quella
distruttiva e di integrarla avviene gradualmente e dura tutta l’infanzia.
E’ un processo naturale che non deve essere trasformato in questione
morale e avere come conseguenza una punizione, perché proprio
reazioni di questo tipo possono rallentarlo e ostacolarne, o addirittura
impedirne, il successivo sviluppo” .8

L’aggressività dei bambini, pertanto, è un fenomeno assolutamente


normale e fisiologico, nel senso stretto del termine, soprattutto nella
fascia 0-3 anni dove, tra l'altro, a causa dell'ancora ridotto vocabolario
è preminente l'uso del corpo, delle azioni, per esprimere le emozioni.
Sostanzialmente, più il bambino è piccolo, più "emozione = azione".
Oltre all’aspetto fisiologico e strettamente emotivo, poi, va
considerato l’aspetto sociale. Infatti, l’aggressività attiene anche, come
abbiamo detto, all’autoaffermazione ed all’andare verso l’altro. I
bambini pertanto con il loro comportamento aggressivo da un lato
esprimono la volontà di autodeterminarsi ed affermarsi, dall’altro il
desiderio di avvicinarsi, conoscere, entrare in relazione con i pari.
L’aggressività e il conflitto diventano quindi strumento di crescita e di
apprendimento sociale, rispetto alle modalità di entrare e stare in
relazione con gli altri.

8 J. Juul, "Bambini con le


spine. Affrontare rabbia,
prepotenza o isolamento in
modo costruttivo", ed.
Feltrinelli, Milano, 2015

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 7


Riassumendo attraverso le parole della Mantovani: “l’aggressività è
in certa misura un fenomeno normale nell’età infantile: esprime un
disagio interno, la difficoltà di controllare ed esprimere i propri
impulsi, la necessità di affermarsi sugli altri, l’esplorazione di forme
più o meno primitive per stabilire gerarchie e rapporti con gli altri: è
‘normale’ anche quando è obiettivamente negativa: va quindi
compresa, intesa come un segnale per leggere ed interpretare lo
sviluppo del bambino, va arginata e incanalata diversamente, va
controllata e superata, anche se non repressa” . 9

9 P. Braga/[Link]/[Link],
“Interazione e conflitto: bambini
‘aggressivi’ e adulti in difficoltà”,
ed. Junior, Bergamo, 1995

L’aggressività va quindi messa in conto nella quotidianità al Nido ed


alla Scuola dell'Infanzia. Non possiamo aspettarci dai bambini che non
siano mai aggressivi: ciò è irrealistico, né l’educatore/insegnante può
credere (in una sorta di pensiero onnipotente) di poter far cessare
immediatamente tali comportamenti con il suo “giusto” intervento.

Il compito dell’adulto, di fronte alle manifestazioni aggressive dei


bambini, è quello di mediare tali situazioni, contenendo le loro
emozioni, rispecchiandole e fornendo valide alternative di
comportamento: “Sei arrabbiato, lo capisco. Quando sei arrabbiato
non puoi tirare i capelli, fai male. Puoi dirlo con le parole. La prossima
volta digli ….”.

Si tratta perciò di passare ai bambini l'idea che le emozioni che


provano sono ok, ma che non tutti i comportamenti lo sono. Le
emozioni vanno sempre confermate e legittimate, mentre per le
azioni è importante la guida adulta che indica cosa è socialmente
consentito e cosa no.

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 8


L'intervento educativo, pertanto, deve essere improntato
all'allenamento emotivo 10 dove l'adulto gioca un ruolo
fondamentale di accompagnamento allo sviluppo della competenza
emotiva (capacità di riconoscimento, comprensione, espressione e
regolazione delle emozioni), senza disconoscere gli stati emozionali,
rassicurando i bambini che le loro emozioni sono normali e che c'è
qualcuno in grado di non spaventarsi di fronte all'impetuosità di
quanto provano, contenendoli e indicando alternative
comportamentali accettabili.

Il tutto con la consapevolezza, da parte dell'educatore/insegnante,


che i bambini in questa fascia di età sebbene "sappiano" che certi
comportamenti non vanno bene, faticano a frenarli ogni volta a
causa, come detto, dell'immaturità del loro cervello.

Infatti, intorno ai due anni si sviluppa il cosiddetto "effortful control"


che consente di fermare le azioni inadeguate, ma tale controllo non
è sempre automatico, per cui a volte i bambini riescono a bloccare
le loro azioni, altre volte no (del resto anche noi adulti a volte
riusciamo a gestire meglio le nostre emozioni ed i nostri
comportamenti, altre volte un po' meno, per tanti motivi diversi...).

Nel tempo, col progredire dello sviluppo e quindi con l’acquisizione


di maggiori competenze emotive, cognitive, linguistiche e sociali,
nonché grazie alla maturazione del sistema nervoso, il bambino
imparerà ad usare le parole, invece che le azioni, per comunicare le
sue emozioni.

10 vedi per esempio J. Gottman/J. Declaire, "Intelligenza emotiva per un


figlio", ed. BUR, Milano 2015

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 9


E' importante che l'adulto abbia presente nella propria mente
quanto l'immaturità del cervello dei bambini non consenta loro un
pieno controllo di sé, poiché tale consapevolezza può permettere
all'educatore di migliorare la propria capacità di gestione degli
episodi aggressivi, attivando un intervento educativo connotato da
calma, sensibilità e capacità di orientare in modo efficace
l'apprendimento socio-emotivo dei bimbi.

La quotidianità talvolta fa dimenticare che la crescita dei bambini


non inizia e finisce nel periodo che passano al Nido/a Scuola: la
tappa evolutiva prosegue negli anni successivi e il compito
dell’adulto sta nel seminare, confidando che “le azioni, come ogni
seme, hanno bisogno di tempo per portar frutto” ([Link]).

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 10


Consigli di lettura
Sai dirmi perché non devo dare morsi?
di Agostini S., Tonin M., edizioni Gribaudo, Milano, 2009

Età di lettura: dai 2 anni

Ah…. i morsi!!! La croce di molte educatrici


(se non di tutte!!) al Nido e di qualche
insegnante all'Infanzia.

“Rientra perfettamente nella sana crescita


di un bambino di due o tre anni mordere,
picchiare o prendere a calci un compagno
o i genitori. (…) Questo comportamento
non ha assolutamente niente a che vedere
con la violenza (…). Se un bambino si
avventa su un’altra persona con i suoi
dentini nuovi di zecca, gli si dovrebbe 11 J. Juul, "Bambini con
le spine. Affrontare
chiedere cosa vuole in quel momento. I rabbia, prepotenza o
casi sono due: o intende dimostrarle isolamento in modo
affetto e ammirazione, o vuole esternare la costruttivo”, ed. Urrà
Feltrinelli, Milano, 2015
collera per qualcosa che l’altro ha fatto e a
lui non piace”. 11

Questa modalità di esprimersi dei bambini tendenzialmente sparisce in


modo spontaneo dopo i 3 anni, quando essi sviluppano maggiormente la
capacità di comunicare verbalmente ed aumentano le loro competenze
socio-emotive. Infatti, mentre al Nido i morsi sono frequenti, risultano
molto più rari alla Scuola dell’Infanzia (se capitano, ne sono protagonisti
Ro consequiae lauda inum dolum ha-
solitamente i bambini di 3 anni).
rumcon
J. Juul, "Bambini nata nonectisque
le spine. nem
Affrontare rabbia, essi! o isolamento
prepotenza
in modo costruttivo”, ed. Urrà Feltrinelli, Milano, 2015

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 11


Posto, quindi, che i morsi rappresentano una naturale espressione dei
bambini piccoli attraverso cui comunicano affetto o collera, è utile che gli
adulti li aiutino a sviluppare gradualmente modalità relazionali più
raffinate dal punto di vista sociale e li guidino nel comprenderne l’effetto
doloroso sugli altri.

Per lavorare in questa direzione può essere di ausilio il libro qui


presentato, particolarmente adatto al Nido ma utilizzabile anche nella
Scuola dell'Infanzia, soprattutto per i bambini di 3 anni.

Viene narrato uno spaccato della vita all'interno di una istituzione


educativa (potrebbe essere tanto il Nido che l'Infanzia), dove Stefano sta
per mordere Elena, la quale gli ha preso di mano l’orsetto. Interviene la
maestra Milena per fermarlo. Mentre lei gli parla, Stefano, tra sé e sé,
pensa alla frustrazione di essere stato prima disturbato da Giampaolo
che gli ha preso il pennarello, poi da Elena. Si rende conto di essere
affamato e stanco. Milena poi lo invita ad avvicinarsi a lei e riconosce il
suo stato d’animo. A quel punto Stefano scoppia a piangere. Milena gli
suggerisce, per le prossime volte, di picchiare un cuscino, oppure di fare
un enorme ruggito, e di usare le parole per dire “quello che desideri”. Gli
spiega che la bocca serve per mordere il cibo e per “sorridere, parlare e
dare bacini”. Dopodiché si rivolge ad Elena, chiarendole che non deve
prendere i giochi di mano agli altri bambini, ma chiederli gentilmente.
L’orsetto viene restituito a Stefano.

Il libro ha un finale aperto che si presta a coinvolgere i bambini


nell’immaginare il proseguimento della storia: “Che cosa farà adesso
Stefano? Milena lo avrà convinto a non dare un morso a Elena?”,
Ro consequiae
consentendo all’adulto di fare lauda
un lavoroinum dolum
da “coach ha-dialogando
emotivo”,
con i bambini
rumsullenataemozioni, aiutandoli nem
nonectisque a riflettere
essi!su di esse, a
riconoscerle, comprenderle, esprimerle e regolarle in modo socialmente
adeguato.

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 12


Consigli di lettura
Che rabbia!
di d’Allancé M., Babalibri, Milano, 2012

Età di lettura: dai 2/3 anni

Sul tema della rabbia dei bambini questo


libro rappresenta ormai un “classico”.

Il protagonista è Roberto, che conosciamo al suo rientro in casa, dopo aver


“passato una bruttissima giornata” (ha in mano una racchetta rotta nel
centro, possiamo immaginare che la partita di tennis non sia andata troppo
bene…!). Le sue scarpe sono infangate e sta sporcando tutto il pavimento. Il
papà richiede che si levi le scarpe e Roberto le lancia in aria. Va a tavola
dove trova con grande delusione gli spinaci. Preferisce non mangiare, così il
papà lo manda in camera sua, dicendogli di scendere solo quando si sarà
calmato.

Roberto sale in camera sua, chiude la porta della stanza dietro di sé e inizia a
sentire “una Cosa terribile che sale…sale, sale, fino a quando….” gli esce
dalla bocca un urlo da cui prende forma una Cosa rossa, la sua rabbia.

La “Cosa” inizia a sfogarsi, mettendo a soqquadro la cameretta di Roberto,


mobili e giochi. Roberto osserva attonito, poi cerca di riparare i danni della
Ro consequiae lauda inum dolum ha-
Cosa, la quale, man mano che si esprime, diventa sempre più piccola, finché
rum nata
il bambino, sorridente, nonectisque
riesce ad acciuffarla ed nem essi!
a chiuderla in una scatola blu.
La storia si conclude con Roberto, ora calmo e tranquillo, che si affaccia
dalle scale chiedendo al papà se è rimasto un po’ di dolce.

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 13


Questo libro consente ai bambini di immedesimarsi facilmente con
quanto narrato e di ritrovare descritte quelle sensazioni fisiche potenti
che essi sentono nel corpo quando sono in preda alla collera.
Contemporaneamente, la personificazione dell’emozione nella “Cosa”
permette loro di poterla anche guardare come esterna a sé, evitando di
identificarsi con essa e con la sua “cattiveria” (nella percezione del
bambino, spesso la rabbia viene qualificata come cattiva, anche per via
dei rimandi dall’ambiente di riferimento).

La storia può essere utilizzata per supportare i bambini nella gestione


della loro rabbia, intraprendendo con essi una conversazione su quanto
letto e che possa aiutarli a mettere pensieri e parole su un’emozione
tanto difficile per loro (e, spesso, anche per i grandi).

Come ulteriore strumento di allenamento emotivo sul tema della rabbia,


è possibile proporre ai bambini la seguente attività collegata alla lettura
del libro.

Ro consequiae lauda inum dolum ha-


rum nata nonectisque nem essi!

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 14


Attività!
La scatola della rabbia
a cura delle educatrici del Nido di [Link] - Milano

Si parte dalla lettura del libro con i bambini, poi si propone loro la
costruzione della personale scatola della rabbia, che servirà ad accogliere
tale emozione.

Ogni bambino decora con la tecnica del collage oppure pittura a piacere una
scatola di scarpe (bianca o comunque chiara), utilizzando i colori desiderati.

Viene fatta una fotocopia del personaggio “Rabbia” del libro. Il personaggio
viene poi ritagliato, fatto colorare dai bambini ed infine inserito nella scatola
(variante: al posto del personaggio, si può inserire nella scatola della carta
colorata di rosso o un foulard rosso).

Sopra ogni scatola viene attaccata una foto del bambino, in modo che
ciascuno possa riconoscere il proprio contenitore.

Al bisogno, l’adulto propone al bambino arrabbiato di “fare come Roberto”


(il protagonista della storia), ovvero di mettere la sua rabbia nella scatola.
Ciò si può fare in modi diversi, per esempio: il bambino urla nella scatola e
poi chiude velocemente il coperchio (per non farla uscire), oppure può
buttarci dentro dei fogli appallottolati sui quali ha prima disegnato la propria
rabbia, oppure strappa della carta e poi mette nella scatola i pezzi strappati,
o altro ancora in base alla propria fantasia.
La scatola va trattata con cura, per conservare la rabbia “al sicuro” ed è
sempre alla portata dei bambini, in modo che possano usarla anche in
autonomia, via via che familiarizzano con questa modalità di gestione
dell’emozione.
Ro consequiae lauda inum dolum ha-
rum nata nonectisque nem essi!

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 15


Periodicamente si può decidere si svuotarla, con un apposito rito, per
esempio se si è urlato dentro, si apre il coperchio fuori dalla finestra per
far volare via le urla, oppure se si è riempita di carta, essa verrà accolta
da un cestino.

La scatola della rabbia (che può essere sostituita da un sacchettino, con


la stessa funzione) può rappresentare un utile strumento per i bambini,
poiché consente loro di canalizzare l’emozione in maniera molto
tangibile, rispondendo anche alla loro necessità di concretezza.

Tale attività è proponibile anche alla Scuola dell'Infanzia. A differenza del


Nido, visto il numero di bambini per sezione, a Scuola si può fare una
unica scatola per ciascuna sezione.

Ro consequiae lauda inum dolum ha-


rum nata nonectisque nem essi!

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 16


Attività!
La scatola della calma
(liberamente adattato da L.M. Bomber “Feriti dentro. Strumenti a sostegno
dei bambini con difficoltà di attaccamento a scuola” ed. FrancoAngeli)

La scatola della calma rappresenta uno strumento utile per aiutare i bambini
a calmarsi e, nel tempo, imparare ad autoregolarsi. Si può utilizzare a partire
dallo stabilirsi di una relazione empatica col bambino.
Si tratta di una piccola scatola che viene confezionata dall’adulto, avendo in
mente i bambini per cui la crea.
La scatola contiene un assortimento di “carte" le quali rappresentano
graficamente ciascuna una attività che può essere fatta per calmarsi. Ogni
attività può durare alcuni minuti ed è utile che vengano stimolati più sensi
possibili.
Di seguito alcune idee per le “carte” (ovviamente, ciascun educatore può
arricchire l’elenco con ciò che osserva essere utile per i bambini):

 stirati come un gatto


 muoviti come ti piace
 ascolta musica rilassante
 canta una canzone che ti piace
 respira profondo e lento per 5 volte
 manipola la pasta di pane (che potrebbe essere profumata con essenze
naturali non tossiche, come per esempio la lavanda).
 Fai qualcosa con la pasta e mettila via, odorandoti poi le mani (se la
pasta è profumata)
 schiaccia una pallina di gommapiuma
 gioca con le costruzioni ordinandole per colore
 fai una pizza: l’adulto disegna con le dita un cerchio sulla schiena del
bambino e usa differenti tocchi per rappresentare i condimenti che il
bambino Rosceglie di mettere sulla
consequiae pizza inum dolum ha-
lauda
 bevi lentamente un po’ di acqua

rum nata nonectisque nem essi!
fai il più lungo serpente che puoi con il didò o la pasta di sale
 stringi il tuo oggetto del cuore
 fai le coccole con la maestra

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 17


 fai un puzzle o un altro tipo di gioco cognitivo
 fai un disegno

Il sostegno alla regolazione del bambino va fatto in modo empatico


secondo alcuni step:

1. Nominare il comportamento, facendo possibili collegamenti:


“Mi sembra che tu sia un po’ agitato in questo momento perché vedo
che stai facendo fatica a giocare bene con Giovanni. Forse ti ha
infastidito il fatto che lui non vuole giocare con te…?”

2. Invitare il bambino a calmarsi CON l’aiuto dell’adulto: “Potremmo


prendere la scatola della calma per fare una pausa…Potremmo fare
una pizza, respirare insieme 5 volte giocare con la pasta di sale…quale
preferisci?” mentre si mostrano le “carte” al bambino.

3. Quando il bambino ha scelto l’attività, questa viene fatta dall’adulto


insieme a lui, o comunque il piccolo è affiancato dalla sua presenza. È
necessario ricordare che i bambini che non hanno sperimentato
sufficiente contenimento, co-regolazione e rispecchiamento emotivo
dall’adulto, NON sanno cosa significhi “calmati” o “rilassati” perché
non possiedono questa esperienza. Hanno quindi bisogno di
sperimentare questa possibilità, con un certo “allenamento” guidato
dal caregiver. A volte, il semplice offrire modelli di comportamento
adeguati e fare commenti a parole ed a gesti sarà sufficiente in termini
di co-regolazione.

Rounconsequiae
4. Dopo certo tempo chelauda
si usanoinum dolum ilha-
queste strategie, bambino può
cominciareruma comprendere i segnali del suo
nata nonectisque nemcorpo rispetto a quando
essi!
l’eccitazione aumenta e può far capire all’adulto quando ha bisogno
della scatola, oppure può accedervi in modo autonomo se è alla sua
portata.

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 18


BIBLIOGRAFIA

 M.L. Bomber, "Feriti dentro", ed. FrancoAngeli, Milano, 2012


 P. Braga/M. Mauri/P. Tosi, “Interazione e conflitto: bambini
‘aggressivi’ e adulti in difficoltà”, ed. Junior, Bergamo, 1995
 T.B. Brazelton/J. Sparrow, “Il tuo bambino e…l’aggressivita”, ed.
Cortina, Milano, 2007
 F. Broccoli, "Lascia che si arrabbi", ed. Sperling & Kupfer, Milano,
2016
 I. Filliozat, “Le emozioni dei bambini”, ed. Piemme, Milano, 2004
 S. Gerhardt, “Perché si devono amare i bambini”, ed. Cortina,
Milano, 2006
 T. Gordon, “Né con le buone né con le cattive”, ed. La Meridiana,
Molfetta, 2001
 J. Gottman/J. Declaire, "Intelligenza emotiva per un figlio", ed.
BUR, Milano, 2015
 J. Juul, "Bambini con le spine. Affrontare rabbia, prepotenza o
isolamento in modo costruttivo” , ed. Urrà Feltrinelli, Milano,
2015
 U. Mariani/R. Schiralli, "Intelligenza emotiva a scuola. Percorso
formativo per l'intervento con gli alunni", ed. Erickson, Trento,
2012
 O. Matarazzo/V. L. Zammuner, “La regolazione delle emozioni”, ed.
Il Mulino, Bologna, 2009
 A. Miller, “La persecuzione del bambino: le radici della violenza”,
ed. Bollati Boringhieri, Torino, 1987
 D. Novara, “Litigare per crescere”, ed. Erickson, Trento, 2010
 D. Siegel/T. P. Bryson, “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo
Ro consequiae lauda inum dolum ha-
sviluppo mentale del bambino”, ed. Cortina, Milano, 2012
rum nata nonectisque nem essi!

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 19


 D. Siegel/T. P. Bryson, “La sfida della disciplina”, ed. Cortina,
Milano, 2015
 M. Sunderland, “Il tuo bambino. Come educarlo e capirlo”, ed.
Tecniche Nuove, Milano, 2007
 F. de Zulueta, “Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche
dell’aggressività”, ed. Cortina, Milano, 1999

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 20


BIBLIOGRAFIA PER BAMBINI

 [Link]. “Quando Evaristo si arrabbia” ed. Gruppo Abele, Torino, 2005

 S. Agostini/M. Tonin “Sai dirmi perché non devo dare morsi?” ed.
Gribaudo, Milano, 2009

 S. Agostini/M. Tonin “Mirtillo fa i capricci” ed. Gribaudo, Milano, 2010

 E. Battut “La piccola nuvola bianca” ed. Bohem press, Padova, 2006

 H. Bichonnier/Pef “La piccola principessa in collera” ed. Emme, Trieste,


2004

 M. D’Allance “Che rabbia !” ed. Babalibri, Milano, 2000


 M. D’Allance “No no e poi no !” ed. Babalibri, Milano, 2001
 X. Deneux “Che rabbia” ed. Tourbilllon, Milano, 2012

 M.L. Fitzpatrick “Uffa mamma, uffa papà” ed. Babalibri, Milano, 2007

 P. Goossens/T. Robberecht “Piccolo drago” ed. Zoolibri, Reggio Emilia,


2003

 L. Lionni “E’ mio !” ed. Fatatrac, Firenze, 1986


 T. Moroney “Sai perché sono arrabbiato?” ed. Crea Libri, Legnano, 2006

 R. Pavanello “Oscar & co. – Questo è mio” ed. Il Battello a Vapore,


Casale Monferrato, 2008

 E. Reberg/J. Goffin “L’orsacchiotto arrabbiato” Fabbri editori, Milano,


2011

 W. Steig “Mamo fa il broncio” ed. Mondadori, Milano, 1992

 M. van Zeveren “Mio, mio mio!” ed. Babalibri, Milano, 2009

 J. Yolen/M. Teague "Cosa fanno i dinosauri quando è ora dei capricci?"


ed. Il Castoro, Milano, 2015

Che rabbia!!! – Silvia Iaccarino – [Link] 21


Libera professionista. Formatrice certificata dalla Regione
Lombardia ai sensi della Legge Regionale nr. 19/07, iscritta al
Registro dei formatori professionisti AIF (Associazione Italiana
Formatori) nr. 544. Psicomotricista, iscritta ad Anupi
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