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Appunti Ecclesiastico - Minelli

appunti lezioni di diritto ecclesiastico anno 2023/2024

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DIRITTO ECCLESIASTICO – APPUNTI LEZIONI PROF.

MINELLI UNIBS
27/02/24
Tutti gli appunti x esame

d. ecclesiastico = branca dell’ord giuridico che concerne la relazione tra il diritto dello stato e i diritti
delle confessioni religiose. Nasce così ma in realtà l’evoluzione normativa che esprime l’evoluzione
della società civile ci ha introdotto ad una visione più ampia di questo diritto → branca che guarda
alla dimensione religiosa della persona e dei gruppi sociali.
Si occupa delle implicazioni giuridiche cioè anche delle libertà negative di religione (degli atei).

Lo sguardo del d. ecclesiastico italiano è lo sguardo che costantemente paragoniamo con quello della
nostra carta costituzionale → ha un impianto personalista, cioè guarda alla persona e alle realtà
associative ove si svolge la personalità dell’individuo (quest’ultimo è uno ed è guardato a prescindere
dalle sue relazioni interpersonali - la persona è per definizione un dato relazionare, un io che si
relaziona con altri).

La dimensione religiosa è ineliminabile


Per dimensione religiosa si intende quel livello profondo della persona che si esprime in certe
domande, che sono quelle che si pongono sul senso della vita e della realtà. Queste domande
connotano la persona umana fin dalla preistoria.

Questo diritto è una materia trasversale, cioè tocca tutte le branche del diritto → ma si può usare
per una migliore comprensione di tutto il sapere.

Giacomo leopardi → canto notturno di un pastore errante dell’Asia.


→ pensieri LXVII
➢ Esempi nella letteratura italiana in cui al centro vi è l’esistenza umana, il suo senso e altre
domande ad essa ricollegate.

(diritto = fenomeno umano, però ha una dimensione anche astratta.)

Genesi del Diritto


➢ Diritto è un fenomeno umano connotato per il suo carattere di umanità e socialità (un solo
soggetto non può avere diritto).
➢ Terzo e quarto carattere del diritto: l’organizzazione & osservanza
o Paolo grossi scrive: immaginiamo un ufficio postale in cui non ci sono ancora i
numerini e c’è una grande pressa prima che apra. Uno propone di mettersi in fila e
tutti si mettono in fila.
▪ In questo esempio c’è uno dei tratti fondamentali del diritto: il gruppo sociale
si organizza
➢ Diritto come ordinamento giuridico → quest’ultimo si muove perché la società lo genera.
Qual è la responsabilità dei consociati nel generare il diritto? È quella di selezionare
comportamenti meritevoli di essere osservati per la loro convenienza.
➢ Vocazione pluralistica → C’è posto per altri ordinamenti Giuridici oltre quello dello stato, non
c’è solo l’ord. o il diritto dello stato.
Esistono anche gli ordinamenti confessionali → quello canonico è quello più strutturato –
perché la cultura giuridica occidentale nasce dal connubio del diritto romano e quello
canonico, in particolare dalla trasformazione del diritto romano dato dai canonisti.

1
L’ord. canonico ha una funzione nevralgica nella comprensione degli studi giuridici oltre ad
essere tutt’ora vigente (i battezzati cattolici sono soggetti attivi e passivi dell’ord. canonico).
→ questa visione plurale è la visione del nostro costituente e quella che è presente nella carta
costituzionale.

Costituzione (articoli da imparare a memoria):


Art. 7: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti,
non richiedono procedimento di revisione costituzionale [138].”
⇒ suggella la visione plurale dell’esperienza giuridica, che è ulteriormente approfondita dall’art. 8.

Art. 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19, 20].
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti,
in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”
⇒ riconosce l’autonomia statutaria delle confessioni religiose diverse dalla cattolica, approfondendo
la visione pluralistica dell’ord. (non devono contrastare con esso).

Art. 19: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché ́
non si tratti di riti contrari al buon costume [8, 20].”
⇒ esprime il diritto di libertà religiosa secondo le 3 dimensioni tradizionale (professione di fede,
propaganda e culto). La lettura di questa norma si è arricchita negli anni fino a riconoscergli il diritto
di libertà negativa.

Art. 20: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non
possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né́ di speciali gravami fiscali per la sua
costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività [8, 19].”
⇒ le entità che nascono con fine di culto non possono essere trattate in modo sfavorevole rispetto
a quelle che nascono per altri fini

5/03/24
D. ecclesiastico è fortemente legato alla carta costituzionale italiana.
La Costituzione nasce da una concezione del diritto che guarda alla dimensione giuridica come ad
una dimensione connaturata alla vita sociale. Il diritto nasce nel grembo della società ed è
quest’ultima che consente al D. di modularsi al perseguimento dei moduli sociali.
Questa visione sgancia la concezione positivistica e monistica per cui il diritto sarebbe tutto e solo il
diritto dello stato (una norma generale e astratta calata dall’alto al corpo sociale) – si nutriva di una
sorta di ottimismo nel progresso e convinzione di poter manipolare tutto il reale.

Carte Costituzionali del secondo dopo guerra nascono da un mondo ferito dalla disfatta della
Seconda guerra mondiale e desideroso di ricostruire. Per questo la nostra Cost. è intrisa di
socialismo.

Art. 7 Cost.
“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.

2
Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione
costituzionale.”
Questa norma riconoscendo la sovranità e l’indipendenza dell’ordinamento dello stato e chiesa
riconosce l’originalità dell’ordinamento della chiesa: la chiesa ha un ord. perché il costituente
riconosce la giuridicità indipendente dello stato della chiesa.
(Ord. dello stato della chiesa = ordinamento canonico.)
Es. il governo di una diocesi è governato dal Codice di diritto canonico del 1983, tutt’ora in vigore.
[Libro VI e alcuni atti normativi dettati dal pontefici → norme canoniche sensibili (riguardanti:
sanzioni penali nella chiesa)]
La curia romana, recentemente riformata da papa francesco è diritto canonico.
➢ Il diritto canonico è un diritto vivo di cui parlano anche spesso i giornali. Questo diritto ha
delle caratteristiche inconfondibili:
o È un diritto che ha come scopo (canone 1752) la salus animarum, la salvezza delle
anime. ⇒ secondo la dottrina canonistica è il pieno compimento della persona umana
fin nell’eternità, perchè questa dimensione eterna ha assunto con il cristianesimo una
prospettiva di definitività. Tutto il diritto canonico vigente ha come funzione di
ordinare la vita del fedele, che ha una meta che si proietta nell’eterno.
Ha come funzione quella di evitare qualsiasi scandalo, qualsiasi masso che impedisca
questo cammino e di favorirlo sempre di più (raggiungere il bene eterno).
Gli ord. giuridici dell’EU e in qualche misura anche quelli di common law sono
largamente debitori nella loro fisionomia ultima al diritto canonico. (connubio tra
diritto romano e diritto canonico →quest’ultimo ha consento agli istituti di
trasfigurarsi grazie al cristianesimo fino ad arrivare a plasmare una civiltà, cioè quella
europea.)
→ l’idea della ratio della legge non ci sarebbe estranea come lo è in altri sistemi
giuridici senza quella definizione di legge di Tommaso di acquino: la legge è un ordine
della ragione funzionale al bene comune.
o Potere religioso e potere politico: Si relazionano in modo paritario.
Fino a un momento preciso (rivelazione) il potere politico coincideva con quello religioso
ma Quando si rompe questo monismo ciò cambia (quando Gesù viene interrogato del
tributo di cesare – gli chiesero se i suoi discepoli pagassero le tasse: se diceva si, sarebbe
stato considerato traditore, se avesse detto no sarebbe stato denunciato ai romani. Fece
portare una moneta con l’immagine di cesare e disse ‘date a cesare quel che è di cesare
e date a dio quel che è di dio’).
La storia umana è una storia di un cammino, con le sue difficoltà e facilità.
La distinzione dei due poteri ha dato adito a diversi sistemi di rapporto stato – chiesa. In
certe epoche storiche si è accentuato l’aspetto religioso rispetto a quello politico e in altre
viceversa.
Quali sono i principi cardine di questa dualità?
- Il principio della dualità stessa: il genere umano non può essere governato solo dallo
stato ma deve in qualche misura essere guidato anche dalla chiesa che ha natura e
mezzi diversi.
- Sovranità ed una autonomia nei rispettivi campi: in ciascun campo l’uno e l’altro sono
sovrani nel senso che ciascuno non riconosce all’altro la superiorità, ciascuno è
signore nel proprio campo
- La possibilità di cooperazione e di coordinazione dei due enti nella loro attività,
rispetto ad un unico soggetto, il genere umano, anche se considerato da aspetti
diversi.

3
I rapporti stato – chiesa dipendono dalla storia di un popolo.
Sarebbe incomprensibile una laicità come quella francese in Italia: in Italia ha vissuto una lunga
simbiosi con la chiesa cattolica propria in forza della presenza fisica del cristo in terra nel suo
territorio. Questo ha modulato i rapporti stato – chiesa in Italia in modo completamente diverso
rispetto alle altre realtà comunque cattoliche.
Ha modulato anche l’assetto di rapporti tra stato e le confessioni religiose diverse dalla cattolica.
Perché la possibilità di intendersi, di regolare i rapporti/il dialogo istituzionale che renda il più
possibile aperta l’esperienza giuridica a diverse confessioni nasce dalla tradizione di relazioni tra
stato e chiesa cattolica.
Questa lungimiranza dell’art. 7 non è un caso che sia stato elaborata da un canonista.
Questa formulazione non ha destato forti dibattiti una volta che la Cost. è stata approvata.
Certamente questa norma vieta qualsiasi sovrapposizione dei due enti o qualsiasi riduzione dell’uno
e dell’altro.
La dottrina si è interrogata su una questione: chi stabilisce qual è l’ord. dello stato e quello della
chiesa? A chi appartengono certe competenze?
In realtà non vi è una soluzione, vi è un dinamismo di rapporti, un intendersi reciproco → come si
delineano le competenze? Di comune accordo → lo strumento principe che dal 1022 ad oggi che si
è usato è il concordato.

Secondo comma art. 7:


“I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.”
Per quale ragione tutti i padri costituenti non volevano più sapere di un richiamo al fascismo?
Nell’ambito della costituente non c’era una forza che poteva anche solo considerarsi nostalgica del
fascismo.
La ragione per cui si sono voluti inserire i patti lateranensi non poteva che essere per un motivo
storico: preservare da qualsiasi tipo di discussione la soluzione alla questione romana che era stata
siglata con il trattato del Laterano e con la creazione dello stato della chiesa. Toglierlo avrebbe
distrutto un equilibrio che si era faticosamente costruito e a cui il popolo italiano era molto legato.
la norma è concepita in modo da prevedere una sorta di via di uscita, cioè la possibilità di una
modificazione dei patti negoziata dalle parti senza il procedimento aggravato o anche la possibilità
di una modifica unilaterale con un procedimento aggravato.
Il costituente era consapevole che i patti avrebbero avuto bisogno di essere modificati → i patti sono
rimasti per tenere l’equilibrio politico che c’era a quel tempo.
Con questa norma i patti sono stati costituzionalizzati: la Costituzione ha recepito le norme degli
accordi del ’29, dando a ciascuna di esse lo stesso valore formale delle norme costituzionali –
chiaramente legato alle materie a cui si riferiva (prevalevano alle leggi ordinarie relative alle stesse
materie).
Trattandosi di norme speciali riguardanti materie specifiche di rango costituzionale, non solo
avrebbero potuto prevalere sulle leggi ordinarie (delle stesse materie) ma avrebbero anche potuto
prevalere sulle norme generali speciali.
Questa tesi però venne presto abbandonata, e maggiormente elaborata → alcuni autori iniziarono
a ritenere che l’art. 7 = principio concordatario.
Questa tesi ha avuto diverse versioni:
1. Stato è obbligato a regolare concordatariamente tutte le materie relative agli interessi della
chiesa → in questo modo l’art. dovrebbe garantire non solo i patti lateranensi ma dovrebbe
anche garantire le materie citate nel ‘29.

4
2. Il principio costituzionale garantirebbe le disposizioni del ‘29 e dice che l’art. 7 ha creato un
sistema particolare che non subirebbe un’influenza di nessun tipo da nessuna norma
costituzionale e che anzi le norme prevarrebbero su quelle dello stato
3. Art. 7 → riconoscimento della regola dello stare ai patti → garantirebbe oltre al concordato
del ‘29 anche ogni altra convenzione da stipulare con la santa sede. Le norme ordinarie in
contrasto con quelle della santa sede cadrebbero in illegittimità costituzionale.

Alla tesi di questo principio si è contrapposta la tesi del principio concordatario (art. 7,
capoverso): oltre alla conservazione delle norme del concordato del ‘29, garantirebbe nuovi
accordi solo se questi ultimi riguardassero le stesse materie disciplinate dai patti lateranensi.
⇒ un’altra tesi abbandona queste tesi e ritiene che l’art. 7 garantirebbe oltre alle norme vigenti,
qualsiasi altro accordo concluso in qualsiasi tempo tra Italia e santa sede → sorta di adattamento
automatico dell’ord. italiano di qualsiasi accordo tra stato italiano e santa sede (sembrerebbe dire
che le norme del patto sono in vigore per l’art. 7 della Cost.)

Altri autori hanno considerato l’art. 7 nella prospettiva di una norma delle fonti del diritto:
a. Nella scala delle fonti dell’ord. italiano, tra il gradino occupato dalle norme della Cost. e dalle
leggi costituzionali e quello occupato dalle leggi ordinarie ne esisterebbe uno intermedio →
leggi atipiche (resistono all’abrogazione, modificazione, deroga al pari delle leggi
costituzionali) = patti lateranensi
b. Le leggi dei patti dovrebbero essere considerate come fonti pseudo-atipiche
c. L’art. 7 agisce in maniera duplice:
a. I patti nell’ord. internazionale → l’art. 7 avrebbe privato il Gov. Italiano della
legittimazione a denunciare i patti nell’ord. internazionale
b. Ambito interno - Legge 810/1929 (Legge esecutiva dei patti) → norma avrebbe
escluso l’ord. ad abrogare, sospendere le norme della legge esecutiva dei patti –
Governo è il Solo legittimato a procedere a fare accordi o modificarli.

Corte costituzionale si è espressa la riguardo e ha dato l’ultima parola:


si è espressa per inquadrare i problemi tra Cost. e patti e per testare la propria competenza tra i due
ordinamenti.
La corte ha compreso nell’ambito della propria competenza il giudizio di legittimità costituzionale
per le norme ordinarie ma anche per le norme costituzionali. Ma non solo per i profili di legittimità
formale: la corte si ritiene giudice anche della legittimità sostanziale delle norme costituzionali = le
giudica alla luce non delle altre norme costituzionali scritte ma alla luce di quella che la dottrina
chiama la Costituzione materiale cioè alla luce di quelle norme materiali non scritte che costituiscono
i principi supremi su cui poggia l’ord. costituzionale.
La corte affronta la questione dell’art. 7 solo dopo 15 anni dalla sua entrata in funzione e nelle prime
pronunce adotta delle formule molto generiche ma definisce meglio la sua competenza nel 1971 in
una sentenza in cui dice:
l’art. 7 non sancisce solo un generico principio valido nei rapporti tra i due ord. ma ha prodotto un
diritto specifico. Questo diritto però non può essere in contrasto con quanto sancito dal primo
comma.
per precisare quale fosse il diritto prodotto dall’art. 7 la corte ha collegato la disp del secondo comma
dell’art. con il primo per osservare che riconoscendo il primo comma, una posizione di reciproca
sovranità e indipendenza, il richiamo dei patti non può avere forza di negare i principi supremi
dell’ordinamento dello stato e sotto questo profilo ha ammesso il proprio sindacato di
costituzionalità.

5
Il riferimento ai principi supremi dello stato ha fatto molto discutere la dottrina. Se le norme dei patti
potevano essere dichiarare incostituzionali solo nel caso in cui avessero violato i principi supremi
dello stato, non potevano che essere norme di natura costituzionale. ⇒ in questo modo la corte
senza dirlo esplicitamente ha ammesso il rango costituzionale delle norme dei patti lateranensi.

(per più chiarezza: Il richiamo ai patti lateranensi nell’art. 7 - Appunti - Tesionline)


7/3/24
il Concordato, stipulato nel 1929 (e successivamente modificato nel 1984) serviva come parte
integrante dei Patti Lateranensi: con esso si regolavano le condizioni della religione e della Chiesa in
Italia nei suoi rapporti con lo Stato assicurando, fra l’altro, il libero esercizio spirituale, gli effetti civili
del matrimonio religioso e l’insegnamento della dottrina cattolica nelle scuole.

Stato e chiesa in Italia


Dalla legge delle guarentigie agli accordi di villa Madama (1871 – 1984)

11 febbraio 1929 la senta sede e l’Italia hanno stabilito i patti lateranensi. Questi si compongono di
un trattato con 4 allegati annessi, di un concordato e della legge del 27 maggio del 1929, esecutiva
degli accordi.
Con questi patti si è giunti alla conciliazione tra santa sede e stato italiano.
La questione nasce nel momento in cui viene debellato lo stato pontificio e da un punto di vista
giuridico il santo padre diventa un suddito dell’Italia e il suo territorio viene assorbito dallo stato
italiano (così come anche i loro beni).
Tutto quello che oggi è lo stato vaticano a quel momento non apparteneva più al santo padre.
Questo creava un certo impaccio nelle relazioni internazionali: l’Italia era appena diventata uno stato
europeo unitario e doveva relazionarsi con i grandi paesi cattolici.
Il legislatore pensa ed offre una soluzione molto raffinata con la legge delle guarentigie del 1871 -
questa offriva al pontefice delle garanzie reali e personali:
- Personali = Immunità a persone investite di funzioni supreme nella gerarchia
ecclesiastica e libertà nell’esercizio di tali funzioni.
➢ immunità riservate a quelle persone che rivestivano ruoli sacri → riconoscimento della
sacralità della persona del sacro padre e delle garanzie relative equiparate a quelle del re
D’Italia. Questo è un riconoscimento molto forte e del significato della sua persona. Garantita
la libertà di movimento nel territorio italiano in caso del conclave (quando il pontefice viene
a mancare e bisognava votare → tutti i cardinali avevano diritto di muoversi senza permessi)
- Reali = relative alle cose che con quelle persone e funzioni siano in stretto contatto.
➢ i palazzi debellati vengono restituiti in godimento al pontefice e alla curia, alla santa sede.

La santa sede non ha mai accettato questa soluzione/legge – perché? Era una legge ordinaria che
offriva delle buone garanzie ma essendo legge ordinaria poteva essere modificata senza problemi
ed era una legge unilaterale, quindi concessa e non concordata. Il fatto che non fosse una legge di
rango internazionale era la più grande aporia → non sarebbe stata in grado di resistere e di
proteggere la santa sede in caso di conflitti.
La conciliazione tra stato e chiesa è fortemente voluta dalla popolazione italiana (trova nel
cattolicesimo la forza di affrontare il dramma della guerra).
Ben prima della presa di potere di mussolini nel ’22, C’è una traccia precisa che i ricercatori hanno
evidenziato di contatti intensi tra segreteria di stato e ministero degli affari di culti di una
conciliazione, a cui si sarebbe concesso al santo padre una minuscola ma comunque indipendente
posizione.

6
Come guardava questo contesto la santa sede?
allocuzione di pio XI ai parroci e ai predicatori di Roma del periodo quaresimale che fa il papa il ’29:
esprime l’animo con il quale la santa sede ha affrontato l’esperienza della conciliazione.
(Il nostro più cordiale ai Parroci di Roma ed ai Predicatori del periodo quaresimale, in occasione della firma del
Trattato e del Concordato nel Palazzo Lateranense (11 febbraio 1929) | PIO XI (vatican.va) ⇒ prof ha letto pezzi
in aula)

Con il trattato (Patti lateranensi, 11 febbraio 1929 - Segreteria di Stato, card. Pietro Gasparri (vatican.va)):
sistemazione definitiva dei rapporti
➢ il trattato da vita allo stato vaticano ma afferma in modo esplicito la sovranità della santa
sede in sede internazionale → resta la personalità internazionale e ad essa si affianca la
sovranità territoriale dello stato vaticano.

➢ Alla santa sede viene riconosciuto il diritto di legazione attivo e passivo [capacità giuridica di
dare vita a relazioni diplomatiche, sia inviando i propri rappresentanti presso gli Stati terzi
(diritto di legazione attivo) sia ricevendoli nelle proprie sedi (diritto di legazione passivo) ⇒
nunzi apostolici sono gli ambasciatori della santa sede]

➢ La città del vaticano è stata tradizionalmente considerata territorio neutrale e inviolabile →


ha consentito alla sede apostolica di poter resistere durante il secondo conflitto mondiale.

Al trattato viene annessa una convenzione finanziaria (per regolare i rapporti finanziari) ⇒
liquidazione dei crediti della santa sede all’Italia → indennizzo per la perdita del patrimonio dei bene
ecclesiastici che erano stati precedentemente espropriati

Il trattato per altro si apre con la dichiarazione che la religione cattolica è una religio di stato. Questa
dichiarazione contenuta nell’art. 1 del trattato Laterano non è più in vigore → in seguito all’assetto
laico della Cost. del ‘48

Il trattato del ’29 era inteso a regolare la religione e a dare la completa competenza di materia
ecclesiastica alla santa sede.
Il confessionismo* di stato era anche dello stato liberale, così come era sancito dallo statuto libertino
→ il trattato eliminava alcune ricadute del confessionismo di stato (una serie di disposizioni che
marcavano questo confessionismo)
*Sistema proprio degli Stati che, nella loro legislazione, accolgono, in tutto o in gran numero, i principi
direttivi che sono propri di una determinata confessione religiosa, di regola quella della maggioranza dei
cittadini.

Dall’84 in poi soprattutto ad opera della giurisprudenza → siamo arrivati a far riconoscere al giudice
civile la nullità canonica (es matrimonio).

“con quel tanto di corpo che basta per tenersi unita l’anima” Pio XI (link del discorso sopra)
Questo assetto sostanziale della relazione stato chiesa – Italia doveva fare i conti con due fatti:
1. La Costituzione repubblicana, le macerie della Seconda guerra mondiale
2. Concilio vaticano secondo → introduce nella vita della chiesa un rinnovamento orientato a
incontrare le mutate esigenze dell’uomo contemporaneo. Tra i documenti del concilio in
particolare vi è un documento che si occupa della relazioni tra chiesa e mondo
contemporaneo, come ad es. matrimonio, figura dei laici etc.

7
C’è una dichiarazione importante sulla libertà religiosa → si guarda a questa dimensione in
un’ottica rinnovata: non c’è accesso alla verità se non attraverso la libertà. La verità chiede di
essere riconosciuta e per avere ciò occorre libertà. Ogni esperienza religiosa è meritevole di
essere rispettata e sostenuta.
Questo è un principio nevralgico – anche per un discorso giuridico.

Tutto questo cambiamento si reggeva su un sistema di proprietà immobiliare che consisteva nelle
rendite del beneficio ecclesiastico. ⇒ chiunque fosse titolare di un titolo della chiesa aveva una dote
patrimoniale che si chiamava “beneficio”
→ tutto questo sistema viene smantellato dopo il concilio vaticano secondo perché doveva essere la
comunità cristiana a reggere lo stato vaticano. ⇒ all’indomani del vaticano secondo c’è bisogno di
una rinegoziazione del concordato del Laterano.

Fasi per la Revisione del concordato:


- 1966 – 1974: polemica sul divorzio
- 1968: contestazione
- 1968 – 1980: giurisdizionalizzazione
- 1976 – 1984: parlamentarizzazione.

L’accordo di villa Madama ( accordo tra la santa sede e la repubblica italiana che apporta modificazioni al
concordato lateranense) (1984) si presenta con un carattere più snello:
→ accordo di modificazione del concordato lateranense del 18 febbraio 1984
→ protocollo addizionale
→ protocollo 15 novembre 1984 (dei beni ecclesiastici)

Accordo di villa madama viene reso esecutivo in Italia con una legge.
➢ Questi accordi godono della stessa copertura dei patti dell’art. 7? Interrogativi sul valore Cost.
di queste norme
Vi sono diverse tesi:
se dovessimo dire che le norme di villa madama non godono di copertura Cost. si arriverebbe al
paradosso che le altre intese diverse dalla cattolica godrebbero di una copertura costituzionale che
verrebbe invece negata all’accordo con la chiesa → di fronte a questo dato: art. 10 Cost. copre di
garanzia Cost. le disposizioni dell’accordo di villa madama.

Art. 8 Cost.
“tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti,
in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Altre confessioni presenti:


Valdesi – ebrei – confessioni di matrice protestante come i luterani e pentecostali etc.
(Governo Italiano - Le intese con le confessioni religiose)
Dinanzi a questo panorama il legislatore ha a cuore di riconoscere, anche davanti alle leggi razziali
che hanno costretto all’esilio, morte e deportazione di molti ebrei, l’uguaglianza di libertà di tutte le
confessioni religiose.
“ugualmente libere”: a ciascuna, in riferimento alla fisionomia di quella religione, viene attribuita
libertà.

8
ciò è diverso da dire che sono uguali davanti alla legge → ogni religione richiede una libertà diversa
da un’altra.
➢ Contesto accogliente di tutte le diversità.

Secondo comma: riguarda, non la confessione di maggioranza, ma quelle di minoranza, quelle


diverse dalla cattolica. C’è un riconoscimento di libertà statutaria.
Differenza nella relazione con la chiesa cattolica → l’ord. canonico non dipende in alcun modo
dall’ord. dello stato mentre le altre confessioni in qualche misura dipendono dall’ord. italiano →
qualora i loro statuti abbiamo disposizioni diverse da principi e valori dell’ordinamento italiano si
creano conflittualità – ciò non è possibile.

12/03/24
Il trattato del Laterano → firmato il 11/02/1929 ma efficace dal 7/6/’29) ⇒ con la sua revisione si
riapre la questione romana.
L’accordo di villa Madama modifica ampiamente il concordato lateranense.

Art.8 Cost. → importanza della scelta del legislatore di dire che tutte le confessioni sono egualmente
libere.
Si propone un emendamento → “sono uguali davanti alla legge”: emendamento viene bloccato ⇒
non si poteva equiparare nel 1947 le altre confessioni alla posizione che aveva raggiunto la chiesa
cattolica.
➢ Questo perché non c’era il pluralismo religioso che c’è oggi.

Lungimiranza del costituente:


va mantenuto la specialità della relazione stato – chiesa e bisogna mantenere la specialità delle altre
confessioni.
Ciascun fedele ritiene che la sua religione sia quella vera → lo stato deve riconoscere una misura
eguale di libertà.
➢ Che cos’è una confessione religiosa? Non vi è testo legislativo che ci dia una definizione ⇒
per chi ha scritto la costituzione era un concetto autoevidente – per cui quindi non c’era
bisogno di chiarire il significato.

Cosa regola la vita di un ordinamento giuridico? Legislazione, dottrina, giurisprudenza.


La giurisprudenza della Corte costituzionale → da degli elementi per qualificare una confessione
religiosa come tale:
- Sussistenza di un’intesa con lo stato (art. 8 cost)
- Precedenti riconoscimenti pubblici
- Statuto che esprima caratteri religiosi
- Comune riconoscimento sociale/considerazione
Il punto critico aperto e messo in luce dalla dottrina: “nello statuto delle confessioni religiosi si
esprima il carattere religioso”
→ comunità sociali stabili dotate o non di organizzazione e normazione proprie e aventi una propria
visione originale del mondo basata sull’esistenza di un essere trascendente in relazione con gli
uomini o nella ricerca del divino nell’immanenza.
Per la dottrina questa definizione differenza le confessioni da altri gruppi e anche da quelli che
professano (la non religiosità) confessioni religiose negative (negano l’esistenza di dio).

9
Questione della auto-qualificazione → lo stato non può creare confessioni ma solo riconoscerle. Allo
stato per quanto riguarda le relazioni con le confessioni religiose spetta il compito di verificare in
concreto che si tratti di confessioni.

Lo stato deve avere parametri oggettivi per valutare le varie auto-qualificazioni.

Comma 2 → differenza con la chiesa cattolica.


Se ne riconosce l’ordinamento prodotto dalla confessione religiosa ma non può essere in contrasto
con l’ordinamento giuridico.
Lunghissima relazione stato e chiesa cattolica → non è così per gli altri ordinamenti religiosi.

Si è ritenuto di proteggersi con la clausola del non contrasto con l’ordinamento giuridico italiano ⇒
importante perché alcune caratteristiche degli ordinamenti religiosi sono diverse dall’ord. statale.
➢ Tema della vita e di altri diritti fondamentali
L’ord. italiano non potrà mai accettare contrasti con i suoi diritti fondamentali.
Non ci potrà essere eguaglianza di trattamento/rapporti con religioni che si scontrano con l’ord.
statale.

Comma 3 → parentela dell’intesa con i patti lateranensi ⇒ metodo di relazione bilaterale (intesa)
Intese → regolano rapporti stato – confessioni e derivano da una contrattazione stato/governo e
organo di rappresentanza. I loro rapporti sono regolati nella loro complessità.
Esso è uno strumento tipico di negoziazione legislativa capace di dar vita ad un sistema di relazioni
bilaterali.
L’art. 8 qualifica le confessioni religiose come veri soggetti costituzionali con capacità contrattuale
legislativa nei confronti del governo.

Gerarchia delle fonti?


Intese sono in un ambito esterno all’ord. statale.
Lo stato può valutare l’originarietà delle altre confessioni come “negozio giuridico di diritto esterno”.
Vi è un ordinamento che di volta in volta si crea nell’incontro tra ord. statale e ord. confessionale.
➢ Dato realistico: sono considerati soggetti interni dell’ord. statale.

14/03/24
Sunto della lezione di martedì:
art. 8 Cost.
- Comma 1: “tutte” → tutte le confessioni, anche la cattolica.
“egualmente libere” → devono avere tutte in ugual misura libertà.
→ nella Cost. non è presente la definizione di confessione religiosa
➢ Dottrina: quelle che possono stipulare un’intesa con lo stato
➢ Altro criterio: quelle a cui sono state date delle concessioni
➢ Lo stato riconosce le confessioni religiose ma non le definisce

I gruppi sociali che ricercano il divino sono sempre espressione di libertà religiosa positiva.
La libertà religiosa negativa invece è quella di non professare alcuna confessione religiosa

Intesa è diversa dallo statuto della confessione religiosa – è il frutto del dialogo tra le parti.

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Quando sono state siglate le prime intese si era ritenuto che fosse sufficiente una corrispondenza
sostanziale tra il testo dell’intesa e quello della legge di attuazione. si è visto invece che è meglio che
vi sia un articolato speculare rispetto a quello dell’intesa.

___________________

Normalmente le intese costituiscono un punto di riferimento esauriente tra i rapporti tra stato –
confessione religiosa.
Intese su singole aree di relazione → questo modello dell’intesa parziale che non tiene conto
dell’intero lo abbiamo anche come legislazione sub-concordataria (intese fra stato e chiesa cattolica
che regolano alcune specifiche relazioni). Declina le disposizioni concordatarie ma entra in una
specificità che non sarebbe stata appropriata in diritto internazionale.

Soggetti dell’art. 8: governo con rappresentante della confessione.


Tutte questo viene gestito dalla commissione governativa per la libertà religiosa e per le intese con
le confessioni diverse dalla cattolica.
Intese ⇒ Sono legge ordinarie dotate di una particolare forza di resistenza passiva →non possono
essere abrogate dal legislatore ma devono essere ri-concordate.

Art. 19 Cost.
“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale
o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti
di riti contrari al buon costume.”

Chi sono i titolari di diritto di libertà religiosa? Sono tutti = anche un apolide o un migrante che non
è cittadino ha diritto alla libertà religiosa.
La titolarità di questo diritto così pervasiva, totalizzante, apre gli occhi su un primo dato: si tratta di
un diritto fondamentale.
➢ In realtà lo comprendiamo anche dal combinato disp dell’art. 2 e 3 della Cost. (eguaglianza
formale e sostanziale).
Questo art. allarga l’angolo di visuale in modo omnicomprensivo.
Non vi sono nemmeno dei limiti di condizione, cioè la libertà religiosa è riconosciuta ed è una novità
della seconda metà del secolo scorso ed è riconosciuta anche ai minori di età.
La dimensione religiosa resta una dimensione inalienabile dell’essere umano.
Viene garantita la possibilità e la necessità in qualche misura di farne propaganda e di esercitarne
in privato e in pubblico il culto.
C’è un’unica clausola limitativa: quella che riguarda il buon costume = riguarda i principi della
morale sessuale normalmente condivisi all’interno del corpo sociale.
Che caratteristiche ha questa clausola? Non è di natura preventiva ma di natura repressiva: non
indaga sui principi e quindi sulla programmazione di culti che abbiano questi profili di
contraddittorietà al buon costume ma impone il divieto ai riti che violano il buon costume.

Libertà negativa religiosa: se non fosse prevista, enunciare il diritto di libertà religiosa
significherebbe enunciare il dovere di aderire ad una confessione religiosa.
La formulazione della norma in questi termini esprime una relazione importante alle compressioni
che le religioni avevano subito inseguito al regime fascista.

11
Gli ebrei e i culti di minoranza avevano avuto una certa discriminazione con la legge 1159/1929.

La valorizzazione di una libertà positiva deve far conto con questo dato storico.
Questa norma ha anche uno scopo di tipo risarcitorio in confronto alle leggi del periodo fascista.

Libertà di religione negativa ha aperto una questione più ampia:


basandosi sul fatto che il testo della carta Costituzionale non parla in alcun modo dell’ateismo e non
utilizza il termine convinzione → per le norme Cost. secondo anche una prima lettura della corte ⇒
l’ateismo sarebbe irrilevante e lecito; tuttavia, qualora l’ateismo si manifestasse in una forma
antireligiosa entrerebbe in conflitto con l’ord. italiano visto che esso tutela la religione come un vero
e proprio bene giuridico.
Una tesi: L’ateismo attivo tende a privare gli altri di un bene giuridicamente protetto perché mira a
far modificare le concezioni religiose degli altri.
➢ La rilevanza della professione di ateismo di uno dei genitori nell’affidamento della prole
quando i due si separino: si è ritenuto infatti che il fatto stesso di professare una confessione
religiosa rende il genitore idoneo all’educazione della prole mentre è lecito indagare su una
persona non credente per verificare la portata del suo ateismo → secondo la sentenza del
1949 del tribunale di trani

➢ Non entra nel merito di un’appartenenza confessionale ma si ragiona su cosa può sostenere
la crescita di un ragazzo e sottolinea che questo procedere per sillogismi negativi nega
l’apertura normale di qualunque bambino a una dimensione religiosa
→ con queste ragioni il giudice nega l’affido della prole al coniuge ateo. (c’è stato un
momento storico importante in cui la libertà religiosa negativa veniva trattata in questi
termini)
⇒ lo Stato italiano garantisce la libertà di non credere, ma identifica comunque nella fede «un
mezzo di perfezionamento morale»

Vi è stato poi un lavoro della dottrina ecclesiastica che si è allontana da questo approccio.

La dottrina insiste sul fatto che il fenomeno ateistico, in qualunque aspetto, finisce sempre per
risultare strettamente legato al fenomeno del diritto religioso e rimane in stretto rapporto con il
problema della religiosità.
Oggi più di ieri si può constatare a fronte di religioni che hanno un contenuto dogmatico pressoché
nullo si possono notare profili ateistici caratterizzati da una certa religiosità.

Sul piano normativo la materia è regolata da principi che tendono a regolare paritariamente i diversi
gruppi che cercano di dare risposta al problema religioso.

Diritto dei genitori di guidare i figli nell’esercizio del loro diritto, in maniera che corrisponda allo
sviluppo delle sue capacità.
Si è ora affermata la parità tra ateismo e religione.
Il concetto di religione viene intese in senso lato, comprendendo le confessioni teiste, non teiste e
atee.

nel diritto di famiglia si hanno delle ricadute significative di questo processo: es. ogni provvedimento
legato alla prole è legato all’aspetto morale e materiale di essa, nelle scuole elementari si è

12
organizzato l’insegnamento religioso in modo da non turbare gli studenti credenti e non credenti,
etc.
Si pone un problema: l’ateismo può ambire a un trattamento uguale a quello fatto alle confessioni
religiose?
➢ Sentenza 52 del 2016 della corte costituzionale
Un ecclesiasticista ha osservato che le confessioni religiose hanno bisogno di un certo tipo di
protezioni.
Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) ha chiesto di stipulare un’intesa sottolineando
i diversi aspetti sotto i quali loro credono di poter essere tutelati come una confessione religiosa.
L’organizzazione ateistica vuole essere presente nella scuola, vuole concorrere alla spartizione
dell’8x1000, fruire delle agevolazioni fiscale delle confessioni religiose etc.
➢ Dice che non poter fruire dell’intesa implica essere discriminati rispetto ciò che lo stato
riconosce ai culti
Alla richiesta il Governo ha opposto un diniego motivato sul difetto, nell’istante, dei caratteri
della confessione religiosa → contro questo rifiuto del governo, l’organizzazione UAAR ha fatto
ricorso al TAR del Lazio, sulla base del presupposto che il Tar si occupa di conflitti di attribuzione
dei poteri dello stato.
Il tar eccepisce il difetto assoluto di giurisdizione → di fronte a questa pronuncia del Tar del Lazio
l’UAAR ricorre al consiglio di stato che riforma integralmente la relativa decisione (ritiene che sia
un atto di discrezionalità e quindi si dichiara competente). Di fronte a questa sentenza che da
ragione all’UAAR e da torto allo stato, il governo ricorre alla Corte costituzionale lamentando uno
squilibrio e un’invasione dell’esercizio del proprio potere da parte della magistratura.

La sentenza n. 52/2016 ha risolto il conflitto, stabilendo il carattere non sindacabile, in sede


giurisdizionale, della decisione governativa sull’apertura delle trattative per la stipula dell’intesa6

19/03/24
(Ius tendevi → possibilità di cambiare credo religioso. Il nostro ord. riconosce questa possibilità a
360°.)

Sentenza n.52/2016
→ OSSERVAZIONI DURANTE LA LETTURA IN AULA:
argomenti
➢ Se il governo può intavolare una trattativa e non concluderla, ancora di più dovrebbe essere
libero di iniziarla o meno→ interesse di mero fatto privo di protezione giuridica
UAAR – presidente del Consiglio dei ministri – corte di cassazione (rappresentativa del potere
giudiziario) ⇒ soggetti in questione
la corte restringe il suo punto di osservazione al tema di conflitto di poteri.

l’esperienza giuridica della relazione tra chiesa e stato ha influenza le relazioni tra le altre confessioni
e lo stato.
La corte dice che proprio in forza del metodo della bilateralità i contenuti dell’intesa vengono stabiliti
dalle parti (non sono intese standardizzate – ognuna è diversa dalle altre).
la sovrapponibilità degli argomenti non dipende dallo stato ma dagli accordi.

Art. 8 Cost. →una volta stipulata, l’intesa ha liberato la confessione religiosa da una legge: la legge
sui culti ammessi del 1929

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➢ Questa legge non è mai stata sostituita dalla legge quadro sulla libertà religiosa o da una
legge che fornisca un quadro di disciplina per tutte le confessioni religiose (che abbiano o
meno stipulato un’intesa).
➢ Non essendoci una legge ordinaria legata alla libertà religiosa che sostituisca quella del ’29
→ c’è un problema.

Corte: L’avvio delle trattative → atto di tipo politico.

I diritti fondamentali si muovono nella dinamica del peso (collisione) → bilanciamenti

Quindi:
- La corte ha individuato un responsabile a cui il presidente del consiglio deve rispondere
quando si crea un problema di questa natura: il parlamento.
- La corte non entra nella sostanza del problema, rispetto alla natura dell’associazione che
rivendica un’intesa → la corte si limita a dire che il governo è libero o meno di avviare la
trattativa ⇒ non si può escludere che l’uaar possa in qualche modo rivendicare la sua identità
religiosa nel senso dell’esercizio della sua libertà negativa

ANALISI SENTENZA
La decisione della Corte costituzionale si basa su di un duplice presupposto interpretativo:
1. il principio “pattizio”, che la Costituzione pone alla base del sistema delle intese, non
consente logicamente di configurare come giuridicamente dovuta l’apertura delle trattative;
la Corte considera che «il metodo della bilateralità, immanente alla ratio del terzo comma
dell’art. 8 Cost.» pretende per propria natura “una concorde volontà delle parti, non solo nel
condurre e nel concludere una trattativa, ma anche prima nell’iniziarla”. Poiché risulta
escluso, in nome del principio pattizio, che possa configurarsi un obbligo a concludere
l’intesa, parimenti deve dirsi escluso, secondo la Corte, l’obbligo del Governo all’apertura
delle relative trattative.

2. che l’eguale libertà delle confessioni religiose si realizza per effetto diretto della disciplina
costituzionale, e non risulta condizionata dall’intesa con lo Stato.
premesso che nell’ordinamento costituzionale, caratterizzato dal principio di laicità e, quindi,
di imparzialità ed equidistanza rispetto a ciascuna confessione religiosa, non è l’intesa a
consentire la realizzazione dell’eguaglianza fra le confessioni ⇒ la Corte stabilisce che la
mancata apertura delle trattative «non può avere efficacia esterna al procedimento di cui
all’art. 8, terzo comma, Cost., e non può pregiudicare ad altri fini la sfera giuridica
dell’associazione stessa». In particolare, il carattere non sindacabile della decisione
governativa non può precludere il riconoscimento della natura confessionale
dell’associazione che si vede negare l’apertura delle trattative, e ciò ad ogni altro fine per cui
il riconoscimento assuma rilievo.

Profili problematici:
a. intesa e riconoscimento della natura confessionale
Nel caso, la vicenda era sorta, sul piano giudiziale, come contestazione dei criteri identificativi
fatti propri dal Governo, ma poiché il giudice di primo grado ha dichiarato inammissibile il
ricorso, profilo controverso di tutte le successive fasi del giudizio, compreso il conflitto di
attribuzione, è stato esclusivamente il punto della sindacabilità della decisione governativa.

14
Così, la questione della natura degli enti confessionali ha finito per risultare non rilevante in
giudizio, e la pretesa giuridica dell’associazione dichiaratamente ateistica di accedere al
regime previsto per le confessioni religiose è rimasta impregiudicata.
⇒ la Corte costituzionale ha trattato il tema del riconoscimento e le ragioni risiedono nel
fatto che proprio la stipula dell’intesa risulta determinante per l’identificazione come
confessionale di un’associazione religiosa. Mancando una definizione legislativa di carattere
generale, e respingendo la giurisprudenza la condizione sufficiente dell’autoqualificazione,
l’esistenza di un riconoscimento pubblico finisce per costituire il primo criterio per
l’identificazione della confessione religiosa. La Corte costituzionale, ha così la necessità di
puntualizzare che, se la stipula dell’intesa vale come riconoscimento dell’ente, non vale però
il principio contrario, non pregiudicando il diniego dell’intesa e neppure dell’avvio delle
trattative la qualificazione del soggetto istante come confessione religiosa.

b. metodo pattizio ed uguale libertà delle confessioni


Sullo sfondo restano ricostruzioni diverse e variegate del procedimento di intesa, che attestano,
nella loro molteplicità, la complessità della disciplina costituzionale e l’insufficienza delle
categorie generali di conoscenza dell’attività amministrativa a comprendere sino in fondo le
funzioni del Governo in materia.
Inserendosi all’interno di questo sistema, la Corte costituzionale ha dedotto dalla libertà di
stipula dell’intesa il carattere necessariamente libero dell’avvio delle relative trattative. Così
statuendo, ha finito per evidenziare la tensione immanente alla disciplina costituzionale fra
eguale libertà delle confessioni religiose e strumento pattizio per la disciplina dei rapporti con lo
Stato.
La tensione deriva:
- dalla constatazione che la legislazione di approvazione delle intese vale per
definizione a differenziare la posizione rispettiva delle confessioni religiose,
- dalla natura propria dello strumento pattizio, che richiama una non sopprimibile
libertà delle due parti di addivenire all’accordo in cui l’intesa consiste. ⇒ lo
strumento, proprio perché estensione del metodo concordatario, non si presta a
garantire meccanicamente eguaglianza di trattamento.
➢ Non stupisce quindi la cura posta dalla Corte costituzionale nel tener quanto più possibile
insieme i due principi informatori della disciplina, attraverso la puntualizzazione che libertà
di culto, di attività e di organizzazione confessionali prescindono dalla stipula e
dall’approvazione di un’apposita intesa, trovando nella costituzione una diretta garanzia.

26/03/24
C’è qualcosa che viene prima della libertà religiosa = libertà di coscienza, che è espressione della
dignità umana, che connota l’essere umano rispetto a tutto l’essere creato.
La libertà di coscienza che riguardava Socrate, come riguarda ognuno di noi, deve essere rispettata.
Qual è il tratto più identificante dell’uomo? L’uso della sua libertà.

Tutto questo è emerso con grande forza dopo l’esperienza totalitaria in Europa. È esplosa poi una
riflessione sulla questione della libertà umana, della dignità e della sua coscienza.
Anche a livello ecclesiastico.

Dignitatis Humanae (dichiarazione del concilio vaticano II sulla libertà religiosa)


Dignitatis Humanae (vatican.va)
7.12.1965

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➢ esprime in modo molto chiaro il concetto di libertà religiosa e descrive quella dinamica che
è alla base ed è condivisa anche da quelle istanze che non sono confessionali:
a) “Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il
contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione
da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in
materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro
debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma
individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente
sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio
rivelata e la stessa ragione (2). Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve
essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società.”
b) “A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di
ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa
natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la
religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la
loro vita secondo le sue esigenze. Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado
di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e
nello stesso tempo dell'immunità dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà religiosa non
si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. Per
cui il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di
cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico
informato a giustizia, non può essere impedito.”

in cosa consiste l’esercizio positivo della libertà religiosa?


c) “l'esercizio della religione, per sua stessa natura, consiste anzitutto in atti interni volontari e
liberi, con i quali l'essere umano si dirige immediatamente verso Dio: e tali atti da un'autorità
meramente umana non possono essere né comandati, né proibiti. Però la stessa natura
sociale dell'essere umano esige che egli esprima esternamente gli atti interni di religione,
comunichi con altri in materia religiosa e professi la propria religione in modo comunitario.”

La verità non si impone che in virtù della verità stessa, la quale si diffonde nelle menti soavemente
e insieme con vigore ⇒ bellezza disarmata.

Che tipo di traduzione giuridica ha avuto questo bene?


Nelle Carte internazionali:
- Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali:
• Art. 9 libertà di pensiero, di coscienza e di religione:
“1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto
include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la
propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in
privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto
di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure
necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine,
della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui”
• Art. 14 divieto di discriminazione:
“Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere
assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza,

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il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine
nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od
ogni altra condizione.”
- Protocollo addizionale n. 12 cedu
• Art. 1:
“Il godimento di ogni diritto disposto da una legge sarà garantito senza alcuna
discriminazione per motivi di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinione politica o altra
opinione, origine nazionale o sociale, associazione ad una minoranza nazionale, proprietà,
nascita o ogni altra condizione.”
- Patto internazionale sui diritti civili e politici
• Art. 2:
“1. Ciascuno degli Stati Parti del presente Patto si impegna a rispettare ed a garantire a
tutti gli individui che si trovino sul suo territorio e siano sottoposti alla sua giurisdizione i
diritti riconosciuti nel presente Patto, senza distinzione alcuna, sia essa fondata sulla razza,
il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o qualsiasi altra opinione,
l’origine nazionale o sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra
condizione
2. Ciascuno degli Stati Parti del presente Patto si impegna a compiere, in armonia con le
proprie procedure costituzionali e con le disposizioni del presente Patto, i passi per
l’adozione delle misure legislative o d’altro genere che possano occorrere per rendere
effettivi i diritti riconosciuti nel presente Patto, qualora non vi provvedano già le misure,
legislative e d’altro genere, in vigore.
3. Ciascuno degli Stati Parti del presente Patto s’impegna a:
a) Garantire che qualsiasi persona, i cui diritti o libertà riconosciuti dal presente Patto siano
stati violati, disponga di effettivi mezzi di ricorso, anche nel caso in cui la violazione sia
stata commessa da persone agenti nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali;
b) Garantire che l’autorità competente, giudiziaria, amministrativa o legislativa, od ogni
altra autorità competente ai sensi dell’ordinamento giuridico dello Stato, decida in merito
ai diritti del ricorrente, e sviluppare le possibilità di ricorso in sede giudiziaria:
c) Garantire che le autorità competenti diano esecuzione a qualsiasi pronuncia di
accoglimento di tali ricorsi.”
• Art. 18:
“1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto
include la libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta, nonché la
libertà di manifestare, individualmente o in comune con altri, e sia in pubblico sia in
privato, la propria religione o il proprio credo nel culto e nell’osservanza dei riti, nelle
pratiche e nell’insegnamento.
2. Nessuno può essere assoggettato a costrizioni che possano menomare la sua libertà di
avere o adottare una religione o un credo di sua scelta.
3. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere sottoposta
unicamente alle restrizioni previste dalla legge e che siano necessarie per la tutela della
sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o
degli altrui diritti e libertà fondamentali.
4. Gli Stati Parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà dei genitori e, ove
del caso, dei tutori legali di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità
alle proprie convinzioni.”
➢ Questo è il quadro normativo a livello internazionale

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I due testi colpiscono il tema della libertà di coscienza e della libertà di religione in relazione alla
libertà di coscienza e cosa significhi esprimere questa in un contesto democratico.

28/03/2024
Il crocifisso
S. paolo → Discorso di Paolo nell'Areòpago ( – altare ad un Dio ignoto) fatto ad Atene:
“«Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti
sacri, ho trovato anche un altare con l'iscrizione: «A un dio ignoto». Ebbene, colui che, senza
conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è
Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo né dalle mani dell'uomo
si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni
cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della
terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai,
tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui
infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: «Perché
di lui anche noi siamo stirpe».
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento
e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi
dell'ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un
giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato,
dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti». […]”

Il crocefisso è Segno di contraddizione nella storia dell’umanità (⇒ La figura di Gesù in croce


rappresenta per ogni cristiano il simbolo d’amore per eccellenza, l’incarnazione della propria
missione di fede e di vita. Ma come può un’immagine così terribile esprimere un messaggio così
prezioso?
Questo simbolo appartiene alla chiesa fin dalle sue origini e nei secoli è diventato un ancor più
potente emblema di fede. È di un uomo torturato, che stiamo parlando, un uomo picchiato, spogliato
di ogni dignità, deriso da coloro i quali era venuto a salvare, e infine ucciso in un modo barbaro,
orribile. Eppure, chi crede in Lui, non può fare a meno di guardare alla raffigurazione della Sua agonia
senza provare un impeto d’amore.
Perché è esattamente questo che la figura di Gesù in croce simboleggia: un misericordioso,
gratuito, immenso atto d’amore. È nella figura straziata di Gesù sulla croce che si compie il destino
dell’umanità, nel rinnovarsi di quell’Alleanza con Dio vanificata dalla disobbedienza di Adamo ed Eva.
Il sangue di Gesù, le sue lacrime, mondano l’uomo da ogni colpa, aprendo la strada per la salvezza.)

Il Tema della simbologia → è un tema controverso di qualsiasi religione si tratti.


Crocifisso è legato alla nostra storia e alla storia di molti paesi e si lega inevitabilmente al concetto
di libertà religiosa.
(La verità non si impone che in virtù della stessa verità.)
La qustione del crocifisso sotto questa ottica (della libertà religiosa) ha toccato l’ord. italiano → dal
TAR alla corte europea dei diritti dell’uomo = caso Lautsi ⇒ TAR, Corte costituzionale, consiglio di
stato e UE

Crocifisso nelle aule [art. 118: “Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l'immagine del
Crocifisso e il ritratto del Re.” decreto regio 1924] → norma regolamentare (mai stata abrogata) che
risente della confessione dello stato
➢ 1924: epoca fascista

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➢ Successivamente con la Costituzione: principio di laicità dello stato (non vi è più
confessionalismo)

Sentenza 30/1971 → Corte ha ammesso implicitamente il rango costituzionale delle norme dei patti
lateranensi. (appunti pag. 5)
La corte identifica i principi supremi dell’ordinamento - Se non c’è norma scritta che definisca
principio di laicità, dove lo troviamo? Nella Costituzione materiale.
Indicatori di questo principio si trovano nelle norme costituzionali.

Sentenza 203/1989 → obbligatorietà dell’insegnamento di religione.


Oggetto della sentenza: discussione sulla laicità nelle scuole in relazione all’indubbia laicità preposta
dalla carta costituzionale (artt. 7, 8, 19, 20).
Questione sollevata: legittimità costituzionale dell’articolo 9.2 della legge 121 del 1985 che
prevedeva l’insegnamento nelle scuole pubbliche della religione cattolica.
Definizione del principio di laicità dello stato.
➢ tramite questa sentenza, per la prima volta la corte costituzionale delineò il principio di
laicità definendolo «un principio supremo dello Stato».
In particolare, nella discussione viene analizzata la legittimità costituzionale
dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole non universitarie. La vicenda rileva a
proposito della problematica nei confronti degli studenti che decidono di non avvalersene,
per i quali la disciplina, pur consentendo di scegliere o meno l’ora di religione, impone la
frequenza obbligatoria di corsi alternativi, con ciò creando un’obbligazione alternativa.
La corte costituzionale ha stabilito la facoltatività dell’insegnamento dell’ora di religione; la
coerenza delle norme dell’accordo di Roma con il principio di laicità; il diritto soggettivo di
avvalersi o meno dell’ora di religione; il rispetto della libertà di coscienza e della
responsabilità educativa dei genitori.

Valori richiamati:
a. principio supremo della laicità dello stato: «Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2,
3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni
ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo
confessionale e culturale» (sentenza 203/1989)

Art. 2 Cost.: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3 Cost.: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.

Art. 7 Cost.: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti,
non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

19
Art. 8 Cost.: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti,
in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 19 Cost.: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché
non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20 Cost.: Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione
non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua
costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
laicità italiana: non indifferenza → garanzia per la libertà religiosa in un regime di pluralismo culturale

b. ≠ estromissione della religione dallo spazio pubblico


c. Neutralità nella promozione del pluralismo

Lautsi → Microsoft Word - Salvago.doc (rivistaaic.it)


→ TAR: art. 24 e principio di laicità dello stato – respinge il ricorso della lautsi ⇒ valorizzazione
della libertà di ciascuno
→ Corte costituzionale: incompetente a decidere della legittimità del 118 perché è
regolamento.
→ consiglio di stato: rigetto
→ corte europea dei diritti dell’uomo: 3.11.2009 → condanna l’Italia per violazione dell’art.
9 della convenzione

La corte europea usa il verbo vedere come il TAR


Governo italiano → ricorso alla Grand Chambre (insieme ad altri paesi)
Joseph Weiler (L'intervento di Joseph Weiler alla Corte di Strasburgo sul crocifisso - Diritti Comparati)
→ 30.06.2010: fa un intervento orale in rappresentanza di alcuni paesi (armenia, bulgaria, cipro,
grecia, lituania, malta, della federazione russa e di san marino – stati che intervengono come terze
parti nel caso lautsi innanzi alla grande camera della corte europea dei diritti dell’uomo)
«Ancora più allarmante sarebbe una situazione in cui i crocifissi, che stavano sempre là sul muro, di
colpo venissero rimossi. Non fate questo errore. Un muro denudato per mandato statale può
suggerire agli alunni che lo Stato sta prendendo un atteggiamento antireligioso». E concludeva
osservando che nei diversi contesti sono i programmi svolti in classe che devono insegnare ai
bambini e ai ragazzi la tolleranza e il pluralismo, tanto in Francia dove non ci sono simboli religiosi
esposti, quanto in Italia dove ci sono.

G. Chambre 2011 ribalta la sentenza di 1° grado → condanna la signora lautsi alle spese processuali
e rigetta il ricorso
Lo stato vigili affinché l’educazione sia critica e pluralista
Prof Weiler → “Lautsi bis” ⇒ docente di lettere → franco cappoli:
La questione è stata risollevata sotto un diverso profilo — in Italia — da un altro procedimento.
un insegnante, il prof Franco Coppoli, allora docente dell'Istituto professionale di Stato «Alessandro
Casagrande» di Terni, che nel febbraio del 2009 era stato sanzionato con sospensione di 30 giorni
dall'Ufficio Scolastico Provinciale perché aveva sistematicamente rimosso, durante le sue lezioni, un

20
crocifisso, la cui esposizione era stata decisa dall'assemblea degli studenti. Coppoli invocava per
questo suo comportamento le libertà di insegnamento e di coscienza in materia religiosa, ma aveva
altresì proferito frasi ingiuriose nei confronti del dirigente scolastico che pretendeva il rispetto delle
disposizioni conformi al deliberato dell'assemblea di classe. Il Tribunale di Terni, nel 2009, aveva
ritenuto legittima la sanzione disciplinare ed escluso il carattere discriminatorio attribuito da Coppoli
al comportamento del dirigente. La Corte d’Appello di Perugia, nel 2014, aveva respinto il ricorso
presentato da Coppoli contro la sentenza del Tribunale. Nel 2015 Coppoli ha quindi presentato
ricorso in Cassazione. La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, esaminato il ricorso di Coppoli e
le difese del Ministero (Miur) e dell’Istituto «Casagrande», data la complessità e la «particolare
importanza» della problematica, nel luglio del 2020 ha ritenuto opportuno trasmettere gli atti al
Primo Presidente della Corte per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite dell’esame del caso.
Sintesi:
Provvedimento disciplinare nei confronti del docente → TAR → corte di cassazione: accoglie il ricorso
ma da torto a tutti: “reasonable accomodation” (criterio del ragionevole accomodamento fa
riferimento alla tecnica del bilanciamento dei diritti praticato nella nostra giurisprudenza
costituzionale nato nella regolamentazione in ambito lavorativo)
Reasonable accomodation → soluzione mite
→ giurisprudenza canadese (riguardo ad un pugnale sic)
Il crocifisso è ≠ in quanto occupa lo spazio pubblico
Cassazione → non c’è stato accomodamento
Ricerca di una soluzione mite, luogo del confronto
Ambito cruciale → educativo.
4/4/24
Lettura commenti ai due testi Socrate

9/4/24
Sentenza n. 203/1989
203_89.pdf (governo.it)

Il dialogo nasce quando si condivide il fondo dell’umanità che mai come negli anni della giovinezza
esplode.
La scienza giuridica è una scienza tecnica ma completamente umana.
Nelle aule scolastiche italiane si è sempre posto il tema dell’insegnamento religioso. La sentenza che
stiamo vedendo ripercorre l’iter che l’ora di religione ha attraversato in Italia.
Qual è la disciplina che ci interessa?
È racchiusa nell’art. 9 della legge 25 marzo 1985 (121del 85.pdf (governo.it)):
9. - 1. La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della scuola e dell'insegnamento
e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire
liberamente scuole di ogni ordine e grado ed istituti di educazione. A tali scuole che ottengono la
parità é assicurata piena libertà, ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello
degli alunni delle scuole dello Stato e negli altri enti territoriali, anche per quanto concerne l’esame
di Stato.
2. La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi
del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare,
nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche
non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità
educativa dei genitori, é garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto
insegnamento. All’atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto su

21
richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di
discriminazione.
→ si presuppone che l’insegnamento fosse già attivato e praticato.
→ riconosce il valore della cultura religiosa e tiene conto che i principi del cattolicesimo fanno parte
dei principi storici del bagaglio culturale storico del popolo italiano. Questo riconoscimento non può
in alcun modo infrangere il rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei
genitori, riconosciuta dalla carta costituzionale. Proprio perché questo effetto sia effettivo è garantito
il diritto di scegliere se avvalersi o meno di quest’insegnamento.
La repubblica assicura l’insegnamento, fruirne o meno dipende dalla libera scelta dei genitori fino ai
14 anni del figlio, dai 14 in poi è scelta del figlio.
Questa scelta non può dar luogo ad alcuna forma di discriminazione → non possono sentirsi
discriminati gli studenti che non intendono avvalersi di questo insegnamento o quelli che intendono
avvalersi.
Nei patti lateranensi (art. 36: L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica
l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò
consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un
ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e
lo Stato. Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati
dall’autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo
fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’Ordinario diocesano. La revoca del
certificato da parte dell’Ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare. Pel detto
insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati
dall’autorità ecclesiastica) non è prevista la possibilità di scelta dell’insegnamento religioso → ratio:
insegnamento religioso considerato come fondamento del programma scolastico, quest’ultimo
traeva la sua radice e il suo compimento nello studio della dottrina cristiana. ⇒ il cambio di passo è
quindi molto evidente.

La questione di legittimità costituzionale viene sollevata nei riguardi dell’art. 9 comma n. 2


dell’accordo di villa madama → le lettere del punto 5 lettera b, punto 2 del protocollo addizionale

11/4/24
Nel collegio che ha redatto la sentenza →presenti alcuni dei più grandi giuristi del ‘900, figure di
grosso spessore.

L’avvocatura dello stato è la prima a tirare fuori i principi superiori dello stato.
Nel nostro ord. non rientra l’esigenza di trattare in modo identico tutte le confessioni religiose perché
non si può assimilare un comportamento paritario e uguale per le diverse confessioni.
Tutte le confessioni sono egualmente libere → eguale libertà non l’eguale comportamento.

La corte enuncia i principi supremi di laicità: per arrivare a questa elaborazione la corte offre un
reticolato, un incrociarsi di racconti. Racconta:
- Il senso delle parole dell’art. 9, allargandone i contenuti

È l’identità dell’insegnamento della religione cattolica a motivare il non obbligo di chi non se ne
avvale → la scelta di avvalersi dell’insegnamento è contemplata all’esito di una interrogazione di
coscienza. Per tanto deve essere lasciato uno spazio libero per l’esercizio della libertà di religione. Lo
stato è obbligato a eseguire l’insegnamento ma questo (attivazione è oggettivamente obbligatoria)
è soggettivamente fruibile o meno.

22
ENTI ECCLESIASTICI
Cosa sono? Sono centri di imputazioni di diritti e doveri che fanno capo ad una pluralità di persone
o a un’entità patrimoniale.
Sono enti, persone giuridiche, esponenziali, delle confessioni religiose per le quali consentono a
queste un’espansione delle loro attività che altrimenti non sarebbe possibile → agiscono nell’ord.
giuridico attraverso enti.

Art. 20 Cost.
“Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono
essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione,
capacità giuridica e ogni forma di attività.”
➢ Ha un carattere risarcitoria

3 requisiti generali per avere un ente ecclesiastico:


a. La sede in Italia → non si da riconoscimento ad un ente come ente ecclesiastico se non ha
sede in Italia
b. Sia in grado di documentare un nesso organico con la confessione religiosa di appartenenza
(scopo di religione o di culto) → non si ha la nascita di enti ecclesiastici a dispetto ⇒ non
potrà ottenere un riconoscimento come ente ecclesiastico
c. Dovrà documentare il perseguimento di un fine di perseguimento di un culto (Costituzione o
approvazione dall’autorità ecclesiastica competente) → per quanto riguarda gli enti cattolici,
se la sede in Italia è un requisito che l’autorità accerta, il fine di religione di culto esige un
certo esercizio della discrezionalità amministrativa
o Art. 2 L. 222/1985 (LEGGE 20 maggio 1985, n. 222 - Normattiva):
Sono considerati aventi fine di religione o di culto gli enti che fanno parte della
costituzione gerarchica della Chiesa (diocesi etc.), gli istituti religiosi (riuniscono i beni
che si consacrano a dio mediante i voti di castità etc.) e i seminari. (realtà che formano
i sacerdoti)
Per altre persone giuridiche canoniche, per le fondazioni e in genere per gli enti
ecclesiastici che non abbiano personalità giuridica nell'ordinamento della Chiesa, il
fine di religione o di culto è accertato di volta in volta, in conformità alle disposizioni
dell'articolo 16.
L'accertamento di cui al comma precedente è diretto a verificare che il fine di
religione o di culto sia costitutivo ed essenziale dell'ente, anche se connesso a finalità
di carattere caritativo previste dal diritto canonico.

→ quali sono le attività catalogate come attività di culto da questa legge? Art. 16
Agli effetti delle leggi civili si considerano comunque:
a) attività di religione o di culto quelle dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla
formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana;
b) attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione,
educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.
Sulla base di un’interpretazione molto stretta è stato negato il riconoscimento a entità culturali che
conservavano patrimoni ecclesiastici etc.

N.B. Concilio Vaticano II, convocato da Papa Giovanni XXIII nel 1962, ha definito l’organizzazione
moderna della Chiesa e l’ordine ecclesiastico. Il clero come noi lo conosciamo, e che comprende tutti

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coloro i quali hanno ricevuto l’Ordinazione, è composto da tre gradi ecclesiastici principali: i
Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi, che costituiscono la scala gerarchica della chiesa.
In cima alla gerarchia ecclesiastica abbiamo già indicato il Papa come Vescovo di Roma e capo
supremo della Chiesa. La sua carica è a vita.
1. Dopo di lui vengono per importanza i Cardinali (sono prelati, designati dal papa, e aiutano il
papa ad amministrare la chiesa e partecipano al conclave = elezione del papa).
I Vescovi, invece, ottengono la loro carica mediante l’ordinazione episcopale e i loro compiti
sono guidare le diocesi ovvero le unità territoriali e amministrative che compongono la chiesa,
ordinare preti e diaconi e amministrare il Sacramento della Confermazione (cresima) e I vescovi
possono inoltre amministrare tutti i Sacramenti.
(Un arcivescovo è il vescovo di un’arcidiocesi, ovvero la diocesi a capo di una provincia
ecclesiastica formata da molte diocesi.)
2. i Presbiteri, cioè i preti, detti anche parroci se legati a una particolare parrocchia. Anche la
parrocchia è un’unità amministrative della Chiesa. (Più parrocchie compongono un vicariato,
quindi un parroco potrebbe anche ricoprire la carica di vicario, coordinatore di tutte le
parrocchie del territorio).
3. Diaconi, che assistono preti e vescovi durante le cerimonie. Possono amministrare solo il
sacramento del battesimo e quello del matrimonio con una particolare delega.
⇒ la prof non ha spiegato l’ordine ecclesiastico ma se non sbaglio a lezione aveva detto che l’avrebbe
fatto quindi nel dubbio…

16/04/2024
Giornata museo diocesano
→ beni della chiesa di san Giuseppe, di san fustino e di altre chiese storiche della città e di beni sparsi
nel territorio bresciano ed entro i confini della repubblica di Venezia.
Importanza della sede diocesana → si intersecano il tema del riconoscimento dei beni culturali di
interesse religioso e riconoscimento di ente ecclesiastico

Che rilevanza ha la fondazione? Vediamo cosa ha lasciato in eredità uno degli stati di vita dei fedeli
della chiesa cattolica, è il frutto della vita religiosa, consacrata.
L’esperienza del chiostro, di questa circolarità, evoca la perfezione a cui dovrebbe tendere il cammino
umano e scandisce il cammino quotidiano dei monaci che è a ritmo della preghiera liturgica.
Questi beni e la loro custodia è parte integrante della missione della chiesa.
➢ Il consiglio di stato infatti arriverà a riconoscere questa qualità specifica di questo luogo
(museo diocesano)

Gli enti ecclesiastici sono delle realtà organiche esponenziali delle confessioni religiose (tutte le
realtà confessionali che intraprendono con lo stato un rapporto bilaterale o che sono ammessi e
hanno pieno diritto di espressione della libertà religiosa).
L’ente è una realtà astratta, diversa dalle persone fisiche che la integrano, che può avere una base
associativa di persone (es. istituti religiosi – occorrono almeno 3 persone) oppure una base fondatizia
(vi deve essere un patrimonio).
Vi sono degli enti che si connotano per:
- Il loro territorio (diocesi e parrocchie)
- Il tipo di vita degli associati (ordini religiosi o associazioni di fedeli)

Queste realtà godono di protezione di rango costituzionale – art. 20 Cost.

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Questa norma ha anche un carattere risarcitorio ⇒ ha lo scopo di risarcire questi enti dell’esperienza
del patrimonio ecclesiastico.
L’accordo di villa madama ha recepito questo indirizzo di garanzia → facendo si che la legislazione
relativa agli enti ecclesiastici di matrice cattolica, ma anche poi delle diverse intese, è dettata da
legge ordinaria del 1985 che è di carattere pattizio perché elaborata da una commissione paritetica.
Questa legge è una legge ordinaria che gode di una resistenza passiva maggiore rispetto alle altre
leggi ordinarie ed è anche una legge canonica, che ha vigore nell’ord. canonico.

Qual è l’iter necessario per il riconoscimento di un ente?


Procedura di natura amministrativa:
vi sono alcuni enti che per la loro rilevanza sono stati riconosciuti per legge (es parrocchie) mentre
ve ne sono altri che ne godono per antico possesso di stato (es santa sede).
La normalità è quella di una procedura tipica di natura Amm. che prevede il riconoscimento della
personalità giuridica da parte del ministro dell’interno
Vengono valutati sia i requisiti generali che quelli speciali → per poi procedere alla concessione della
personalità giuridica.
Le disposizioni pattizie originariamente prevedevano che il riconoscimento venisse concesso con
decreto del presidente della repubblica e fosse sempre presente il parere del consiglio di stato ⇒
ora non è più così → è escluso il ricorso al presidente della repubblica ma fa riferimento al ministro
di riferimento.
In caso di accoglimento d’istanza (domanda fatta alla prefettura, che fa investigazioni) → viene
predisposto un formale decreto del ministero dell’interno → pubblicato in sintesi della GU →
comunicazione agli interessati (anche in caso di diniego).

La procedura prevede che l’ente presenti domanda di riconoscimento con i requisiti richiesti dalla
legge e da ogni altro doc necessario per presentare la natura e il fine dell’ente.
L’Amm. effettua l’istruttoria e una valutazione dei requisiti che deve tenere conto dei criteri di
ragionevolezza e lo statuto sia congruente con i criteri di buon governo degli enti.

Requisiti generali:
1. L’ente abbia sede in Italia→ la nascita di un ente ecclesiastico all’interno dell’ord. è sempre
un evento speciale ⇒ non può essere ammissibile che non ci sia un legame strutturale
rispettoso della sovranità italiana
Gli enti confessionali stranieri non possono vantare dei privilegi degli enti italiani – agiscono
come privati.
2. Conformità confessionale: Non è ammissibile un ente cosiddetto a dispetto, che chiede di
essere riconosciuto contro l’autorità ecclesiastica cattolica o contro qualsiasi confessione.
3. Presenza del fine di religione di culto: deve essere costitutivo ed essenziale.
Per accertare questo fine sia l’accordo di villa madama che le intese hanno esplicitato quali
sono le attività considerate di religione di culto e quali no.
Norme di riferimento:
Enti cattolici: art. 2 e 16 L. 222/1985
Il fine caritativo è un fine considerato di default – è una qualità tipica dell’ord.
canonico. Perché il legislatore si è spinto a specificarlo? Il fine della chiesa è
innanzitutto la carità che va distinta dalla beneficienza, prevista dall’attività diverse
dell’art. 16. La carità è una dimensione costitutiva ed essenziale della vita della chiesa
cattolica considerato che essa nasce dalla più grande carità che è la nascita, morte e
resurrezione di cristo.

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Anche un’opera d’arte si potrebbe sentire come un’opera di carità.
Es. madre Teresa di Calcutta → “quello che noi facciamo lo facciamo a Gesù” questa
è l’essenza della carità. Non qualsiasi atto di beneficienza può essere considerato atto
di carità.
Analoghe sottolineature differenziano lo sguardo del legislatore delle altre
confessioni religiose.
Es. legislatore ha riconosciuto l’importanza dei valdesi dei loro enti di beneficienza
riconosciuti come enti ecclesiastici o gli ospedali ebraici che il legislatore ha
riconosciuto come enti ecclesiastici.
La prima giurisprudenza del consiglio di stato è stata molto restrittiva con particolare attenzione a
quelle strutture che offrivano ospitalità alberghiera ai pellegrini → questi enti non hanno avuto
accesso al riconoscimento come enti ecclesiastico.
Art. 16 distingue agli effetti civili ad attività di religione di culto, attività diverse di religione di culto,

es. fondazione diocesana che prevedeva all’art. 1 dello statuto la finalità di formazione del clero e
dei religiosi → secondo il consiglio di stato svolgeva attività diverse: artistiche e di formazione politica
maggiori rispetto alle altre (1991) → diniego.

Museo diocesano fondato nel 1978 → nel 2009 riconosciuto come ente ecclesiastico
Davanti alla richiesta il ministero dell’interno ha ritenuto di dover chiedere il parere del consiglio di
stato.
In tutti e tre i casi gli enti hanno avuto un parere favorevole delle 3 prefetture.
Il ministero prende atto di una evoluzione del modo di fare religione e di viverla e chiede al consiglio
di stato sulla riconoscibilità di questi enti ma chiede di pronunciarsi in modo da avere criteri univoci
per il riconoscimento degli enti.
Qualora un ente ecclesiastico non abbia i requisiti per essere riconosciuto come ente di terzo settore
si trova in una condizione sfavorevole rispetto agli enti del terzo settore → violazione dell’art. 20
della Cost.
Per quale ragione non è possibile modificare il regime giuridico previsto dall’art. ⇒ bisognerebbe
modificare l’accordo.

L’art. 12 dell’accordo che si occupa di questo tema è un art. innovativo e non ha un analogo nel
concordato del 1929 ⇒ bisogna leggerlo in parallelo alla normativa italiana sui beni culturali (ormai
in vigore da vent’anni un Codice per i beni culturali e il paesaggio – a questo è succeduta un’intesa
che ha implementato un coordinamento delle parti nella tutela del nostro patrimonio culturale).
Art. 9 del Codice dei beni culturali e del paesaggio
“1. Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica
o di altre confessioni religiose, il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni provvedono,
relativamente alle esigenze di culto, d'accordo con le rispettive autorità.
2. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite dalle intese concluse ai sensi dell'articolo 12
dell'Accordo di modificazione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e
reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ovvero dalle leggi emanate sulla base delle intese
sottoscritte con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della
Costituzione.”

Questa norma riprende una norma precedente e riconferma una scelta legislativa che è molto
innovativa rispetto alle disp del ’29 ⇒ il tema dell’accordo con l’autorità ecclesiastica sorge solo in

26
queste norme per esigenze del culto perché è la repubblica che tutela il patrimonio culturale,
artistico e ambientale della nazione.
In questo contesto, prendendo atto del pluralismo religiose, la legislazione supera questo concetto
e consacra quello di beni culturali di interesse religioso, introdotto dall’art. 12 dell’accordo di villa
madama. Questa disposizione non limita i pubblici poteri ma esige solo che vengano esercitati in
modo che non ostacolino le esigenze di culto.

18/04/2024

Art. 12 – villa madama (Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana che apporta modificazioni
al concordato lateranense (vatican.va))
“1. La Santa Sede e la Repubblica italiana, nel rispettivo ordine, (art. 7 Cost.) collaborano per la tutela
del patrimonio storico ed artistico.
Al fine di armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso, gli
organi competenti delle due parti concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la
valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni
ecclesiastiche.
La conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche dei medesimi
enti e istituzioni saranno favorite e agevolate sulla base di intese tra i competenti organi delle due
parti.

2. La Santa Sede conserva la disponibilità delle catacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e
nelle altre parti del territorio italiano con l’onere conseguente della custodia, della manutenzione e
della conservazione, rinunciando alla disponibilità delle altre catacombe. Con l’osservanza delle leggi
dello Stato e fatti salvi gli eventuali diritti di terzi, la Santa Sede può procedere agli scavi occorrenti
ed al trasferimento delle sacre reliquie.”

➢ Specularità di questa norma con l’art. 7 della Cost.


➢ Questo art. richiama implicitamente la norma dell’art. 9 della Cost.
Cosa c’è di nuovo in questo art. 12?
Il tema è l’armonizzazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso ma è altrettanto
vero che gli organi delle due parti devono concordare opportune disposizioni per la salvaguardia, la
valorizzazione e il godimento dei beni culturali di carattere religioso appartenenti ad istituzioni
ecclesiastiche.
Per la prima volta entrano termini come beni culturali di interesse religioso.
L’art. 9 del Codice urbani parla essenzialmente dei beni destinati al culto e non quelli funzionali e di
natura religiosa. La valenza religiosa dei beni supera la dimensione del culto.
⇒ collaborazione tra ministero dei beni culturali e conferenza episcopale italiana: questa
collaborazione è una collaborazione indispensabile soprattutto indispensabile è che ci siano delle
forze vive che sostengano tale collaborazione.
Uno degli aspetti più contradditori della nostra capacità: incapacità di investire risorse in un settore
che potrebbe dare tantissimo.

Come ci si è mossi per applicare l’art. 12?


Prima attuazione dell’art. 12:
13 settembre 1996 → prima intesa ⇒ Governo Italiano - Home Page
➢ Essa si è preoccupata principalmente di individuare gli organi competenti in materia.

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Vi è rappresentanza degli istituti religiosi
Quali sono le sedi in cui è prevista concretamente la realizzazione di questa collaborazione: delle
apposite riunioni alle quale sono invitati i corrispondenti organi ecclesiastici → per fare programmi,
ricevere informazioni dagli organi ecclesiastici nonché valutazioni in ordine alle esigenze di carattere
religioso.
Prevedere delle sedi istituzionali di sistematica consultazione. → individuate in modo specifico
tendono conto della struttura della chiesa e dell’Amm. italiana.
"Osservatorio centrale per i beni culturali di interesse religioso di proprietà ecclesiastica"
Dopo il Codice urbani si è sentita l’esigenza di fare una nuova intesa per approfondire le intuizioni e
le soluzioni per una sistematica consultazione ed effettiva collaborazione tra le due realtà che erano
state sdoganate con l’intesa del 1996.

26 gennaio 2005 → testo della nuova intesa relativa ai beni culturali di interesse religioso
appartenenti a enti ecclesiastici. ⇒ Documento1 (governo.it)
Questa intesa tocca alcune questioni particolarmente interessanti.
➢ Art. 2 dove si identificano gli obiettivi di questa collaborazione:
1. Le disposizioni della presente Intesa si applicano ai beni culturali mobili e immobili di interesse
religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche, fermo restando quanto disposto in materia
di conservazione e consultazione degli archivi d'interesse storico e delle biblioteche degli enti e
istituzioni ecclesiastiche dall'Intesa del 18 aprile 2000 fra il Ministro e il
Presidente della C.E.I.
2. Al fine di armonizzare l'applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso in
materia di salvaguardia, valorizzazione e godimento dei beni culturali di cui al comma 1, il Ministero
e la C.E.I. concordano sui principi enunciati nel presente articolo.
3. L'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali mobili e immobili di cui al comma 1
costituiscono il fondamento conoscitivo di ogni successivo intervento. A tal fine, la C.E.I. collabora
all'attività di catalogazione di tali beni curata dal Ministero; a sua volta il Ministero assicura, ove
possibile, il sostegno all'attività di inventariazione promossa dalla C.E.I. e le parti garantiscono il
reciproco accesso alle relative banche dati. Per l'attuazione delle forme di collaborazione previste
dal presente comma, il Ministero e la C.E.I. possono stipulare appositi accordi.
4. Fermo restando quanto disposto in materia dalla legislazione statale vigente, i beni culturali
mobili di cui al comma 1 sono mantenuti, per quanto possibile, nei luoghi e nelle sedi di originaria
collocazione o di attuale conservazione. Qualora il mantenimento in situ dei beni medesimi non ne
garantisca la sicurezza o non ne assicuri la conservazione, il soprintendente, previo accordo con i
competenti organi ecclesiastici, ne può disporre il deposito in musei ecclesiastici, se muniti di idonei
impianti di sicurezza, o in musei pubblici.
➢ L’intenzione delle due parti è quella di garantire la custodia e la valorizzazione dei beni nel
posto nel quale sono stati pensati
5. Gli interventi di conservazione dei beni culturali di cui al comma 1 sono eseguiti da personale
qualificato. A tal fine la C.E.I. collabora con il Ministero per assicurare il rispetto della legislazione
statale vigente in materia di requisiti professionali dei soggetti esecutori, con particolare riferimento
agli interventi sui beni culturali mobili e le superfici architettoniche decorate. Gli interventi di
conservazione da effettuarsi in edifici aperti al culto rientranti fra i beni culturali di cui al comma 1
sono programmati ed eseguiti, nel rispetto della normativa statale vigente, previo accordo,
relativamente alle esigenze di culto, tra gli organi ministeriali e quelli ecclesiastici territorialmente
competenti. Qualora l'accordo non sia raggiunto a livello locale o regionale e in presenza di rilevanti
questioni di principio, il capo del dipartimento competente per materia, d'intesa con il Presidente

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della C.E.I. o con un suo delegato, impartisce le direttive idonee a consentire una soluzione adeguata
e condivisa.
6. La sicurezza dei beni culturali di cui al comma 1 riveste primaria importanza. A tal fine, il Ministero
e la C.E.I. assicurano, secondo le rispettive competenze e disponibilità finanziarie, adeguate misure
di sicurezza, con particolare riguardo agli edifici aperti al culto e ai beni maggiormente esposti al
rischio di furti, del degrado e dell'abbandono.
7. L'accesso e la visita ai beni culturali di cui al comma 1 sono garantiti. Ove si tratti di edifici aperti
al culto o di mobili collocati in detti edifici, l'accesso e la visita sono consentiti nel rispetto delle
esigenze di carattere religioso. A tal fine possono essere definiti orari e percorsi di visita in base ad
accordi tra i soprintendenti competenti per materia e per territorio e gli organi ecclesiastici
territorialmente competenti.
➢ Accesso tramite ticket
8. La richiesta di prestito per mostre avente ad oggetto i beni culturali di cui al comma 1 è formulata
in conformità alle disposizioni procedurali fissate dalla normativa canonica. Il prestito dei medesimi
beni è autorizzato nel rispetto della normativa statale vigente in materia.
→ questa intesa identifica quali sono i principi che devono guidare la relazione dei soggetti
identificati nel 96

Nei patti lateranensi tutte le catacombe cadevano sulla custodia e sulla valorizzazione della santa
sede.
Le catacombe ebraiche → la santa sede si è presa cura di questi siti fino che con l’accordo di villa
madama sono tornate alla comunità ebraica.

FONTI DEL DIRITTO ECCLESIASTICO


Gerachia:
Il carattere sociale della religione provoca una divaricazione nel sistema delle fonti del diritto
ecclesiastico, che vengono distinte tra:
FONTI:
- Di diritto internazionale: poggiano la loro consistenza nell’art. 10 della Cost.
• Convenzioni
• Trattati
• Dichiarazioni
➢ dettano principi e disposizioni a tutela dei diritti umani, in particolare della libertà
religiosa, dei diritti delle minoranze, delle diversità, e dell'uguaglianza tra uomo e donna.
Una fonte di diritto internazionale molto importante è la dichiarazione universale dei
diritti dell'uomo del 1948 che prevede all'articolo 18 che ogni individuo ha diritto alla
libertà di pensiero, di coscienza e di religione (questo diritto include la libertà di cambiare
religione o credo, la libertà di manifestare la propria religione o credo nell'insegnamento,
nel culto e nell'osservanza diritti). Quest'ampia individuazione del diritto di libertà di
coscienza viene applicata anche all'educazione dei fanciulli.

- Diritto italiano: unilaterali o bilaterali


Il carattere sociale della religione provoca una divaricazione nel sistema delle fonti del diritto
ecclesiastico, che vengono distinte tra:
1. fonti di diritto interno unilaterali: il processo di formazione è tutto interno all'ordinamento
o Fonti costituzionali

29
o Fonti ordinarie generiche → disciplinano materie più ampia e diverse rispetto a quella
ecclesiastica, ma contengono norme direttamente o indirettamente attinenti a
qualche aspetto religioso o confessionale. Sono:
▪ Codici sostanziali e di procedura
▪ legislazione regionale: ha agito principalmente sui temi dell'assistenza,
dell'istruzione e dell'edilizia di culto. (+ legge sul divorzio, libertà religiosa in
ambito lavoristico etc.)
▪ Fonti ordinarie specifiche (dedicate specificamente alla disciplina della sfera
religiosa)
o fonti ordinarie specifiche: disciplinano direttamente alcune materie ecclesiastiche o
confessionali.
▪ Legge sull’esercizio dei culti ammessi nello stato (L. 24 giugno 1929, n. 1159)
– disciplina confessioni diverse da quella cattolica

2. Fonti di derivazione bilaterale: il processo di formazione prevede la partecipazione delle


singole confessioni per la stipulazione del Concordato e delle intese (sono i patti lateranensi
e le intese: gli accordi con le confessioni religiose dovrebbero disciplinare le relazioni
istituzionali tra Stato e Chiesa senza invadere settori già regolati a livello costituzionale).

o Disposizioni concordatarie:
▪ Patti lateranensi – 1929
(constano del Trattato del Laterano, che risolve la questione romana in via
definitiva, e del Concordato, che regola la condizione della Chiesa cattolica in
Italia.
I patti sono stati riformati nel 1984 e tra le varie novità̀ è stato abrogato
l'articolo 1 che definiva il carattere confessioni sta dello Stato. Inoltre, è stato
integralmente riscritto il Concordato (accordo di villa madama. A seguito di
tale riforma sono stati elaborati dei testi pattizi successivi che danno
attuazione a principi e a norme del Concordato in specifiche materie. Il più
importante testo pattizio è la legge 222/ 85, che contiene disposizioni sugli
enti e beni ecclesiastici e per il sostentamento del clero.)
▪ Accordo villa madama – 1984
o Legislazione di derivazione pattizia (norme di leggi ordinaria dotate di una particolare
resistenza passiva data dalla sua derivazione pattizia)
▪ L. 20 maggio 222, 1985
▪ Riconoscimento di festività religiose determinate di intesa tra la repubblica
italiana e santa sede ex art. 6 dell’accordo
▪ Approvazione dell’intesa Italia-santa sede per il riconoscimento dei titoli
accademici pontifici, DPR 175/1994
o Intese sub-concordatarie:
▪ Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche
▪ Intesa relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso
▪ Intesa sull’assistenza spirituale al personale di polizia di stato
o Fonti bilaterali ex art. 8 → intese diverse dalla confessione cattolica – con culti
acattolici:
▪ Intesa con tavola valdese
▪ Con l’unione italiane delle chiese avventiste
▪ Con le assemblee di dio in Italia

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▪ Con l’unione delle comunità ebraiche italiane
▪ Con l’unione cristiana evangelica battista d’Italia
▪ Etc

Lezione professor Ost 23/04/2024

Primo esempio letterario: vangelo e bibbia


➢ Questi testi sacri sono una fonte di narrazione eccezionale → l’insegnamento di Gesù era
impartito uscendo dalla città e andando alla montagna con i suoi discepoli dove raccontava
delle storie colme di insegnamenti
➢ Dialogo serrato con i farisei che cercavano sempre di coglierlo in fallo
➢ Vangelo: giovane ricco che era un discepolo affascinato dall’insegnamento di Gesù ma le sue
ricchezze lo tenevano prigioniero → uguale per noi: siamo più attaccati al nostro benessere
che a cercare di spingere la nostra libertà verso la verità ⇒ sappiamo tutti il disastro ecologico
del mondo ma siamo troppo attaccati al nostro stile di vita e ai nostri beni da riuscire a
staccarcene pe prendere posizione per fare qualcosa per la terra.
3 ultimi esempi letterali dalla letteratura del XX secolo:
1. Romanzo 1884 di Orwell
Si descrive una dittatura in atto in cui si vuole modificare l’immaginario collettivo, la lingua e
le parole in una direzione di semplificazione materialistica in cui non è più in grado di
manifestare dubbi e dissensioni →la politica della dittatura è una manipolazione del
pensiero.
2. Romanzo “lo zero e l’infinito”
Si narra il processo a Stalin e la storia dei suoi amici accusati di tradimento.
Questi sono obbligati ad accusarsi → stessa fattispecie in Socrate con la differenza che
Socrate resiste e non cede ad autoaccusarsi ma accusa la legittimità del tribunale.
3. Romanzo in cui viene descritto basato sulla manipolazione fisica → producono esseri umani
decerebrati e la manipolazione del potere totalitario ⇒ attraverso queste manipolazioni
chimiche e fisiche si impedisce di uscire dalla dittatura totalitaria del potere
➢ Questi sono 3 esempi in cui si capisce che per uscire da un contesto totalitario bisogna
innanzitutto essere liberi.

Il grado di libertà che Socrate testimonia è una dote innata o si può acquistare con un lavoro
personale? Tema complesso perché tocca l’educazione e la libertà delle persone, quale parte ci sia
tra innato e acquisito è come una relazione dialettica che va guardata sulla singola persona, dipende
dalla storia personale di ognuno.
Osservazione dell’umano: ci sono persone che sono più eccezionali di altri, sia nel bene che nel male.
Qui ha una parte importante la forza degli esempi, si lavora sulla mimesi ⇒ si può riconoscere che
Gesù fosse un umano eccezionale che predica con l’esempio → apostolo Pietro si dimostra umano
fino in fondo fino a rinnegare Gesù 3 volte ma alla fine è diventato a capo della chiesa. Altri esempi
come Martin Luther king o altri che spingono a una resistenza civile fino ad essere seguiti.
Per il diritto è importante garantire la libertà delle persone eccezionali ma al tempo stesso la libertà
collettiva poiché tutti devono essere liberi di seguire gli esempi che vogliono e di riunirsi.

Per comprendere la questione di cosa significa sacrificare la vita per un ideale:


Anna arendt → idea di sopravvivenza sovrapposta con una vita piena di senso
rapporto tra vita materiale e vita pieno di senso

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potremmo essere chiamati a difendere il valore della nostra patria → la guerra ci fa porre un
dilemma: che valore diamo alla nostra vita?
Col covid → Abbiamo preferito la vita nuda, la sopravvivenza alla vita piena di senso.

“Niente è libertà per i nemici della libertà” → necessarie misure liberticide per chi rende impossibile
l’esercizio della libertà.
1° opinione: Non riducete mai lo spazio di libertà di chi è nemico della libertà perché ci spinge nella
trappola dei nostri nemici → alcuni dicono che la democrazia è così forte che è in grado di resistere
a questa minaccia alla libertà.
L’esperienza storica ci ha dimostrato che non sempre la democrazia si dimostra così forte da poter
effettivamente resistere → caso del regime nazista: Hitler cambiando le leggi è riuscito a salire al
potere ⇒ con democrazia non si intende automaticamente una democrazia forte abbastanza da
poter resistere.
2° opinione: Art. 15 e 16 convenzione europea dei diritti dell’uomo → permettono di lottare contro
i nemici della libertà ⇒ strategia simile a quella vaccinale
Art. 17: nessuno può servirsi della convenzione per sovvertire i principi dello stato di diritto
Art. 15: attuazione pratica di questo principio → indica che in alcune circostanze dove è minacciata
la democrazia (es. guerra), in questo caso è consentita la sospensione di alcune libertà (non quelle
indispensabili) in parallelo con il principio di proporzionalità.
Si inocula un minor libertà per i nemici per una sorta di difesa per lo stato di diritto.

Scelta della coscienza personale e le conseguenze che possono ricadere sugli altri (Socrate aveva una
famiglia e figli e la sua scelta poteva influire negativamente su di loro) ⇒ nel D. non siamo nelle
condizioni di tagliare la soluzione come se fosse bianco e nero ma bisogna imporre un discernimento
molto delicato, prudentia, dove non è la ragione matematica ad essere implicata (no soluzione
matematicamente certa) ma dovremmo modulare l’azione della ragione pratica.
Normalmente i giuristi lavorano su singoli casi, sempre diversi l’un dall’altro, anche se somigliandosi,
per questo la teoria narrativa è molto importante perché rende possibile un approccio modulato al
singolo caso ⇒ c’è una percentuale che non troviamo nella lettera della legge → in aiuto il confronto
con Kant e la sua visione del giudizio riflessivo che inverte il metodo e parte dal caso.
Esempi della letteratura che non sono mai identici al caso sotto al nostro esame ma che ci aiutano a
riflettere.
Quando la disobbedienza alla legge è legittima? Non è mai legale ma può essere legittima, a quali
condizioni? A quali condizioni un’infrazione della legge italiana è legittima per denunciare lo
scandalo sul piano ecologico?
In questo contesto le nostre leggi beneficiano di una presunzione di legittimità, la legge protegge i
più deboli, almeno in prima facere.
Quando la disobbedienza civile può essere considerata civile?
Martin Luther king o le battaglie di Ghandi
Quando sono stati esperiti tutti i gradi di giurisdizione che ci consentono di denunciare le ingiustizie
– disobbedienza civile deve essere l’ultima arma → ci deve essere un attacco grave a un diritto che
consideriamo grave.

“Bubble democracy” → democrazia in cui ognuno si muove da solo, ogni individuo è isolato.

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In che termini che ritiene che l’utilizzo di strumenti intelligenti in un contesto democratico possano
minare la democrazia stessa e che strumenti dovremmo utilizzare per proteggerla?
Chi fa autorità veramente?
Tornando all’esperienza del covid Macron sottolineava l’enorme frugalità di opinioni → chi fa ancora
autorità in questo regno di opinioni e scambi continui.
Viviamo in un’epoca che rifugge dall’affermare un unico valore → prevale l’opinione più di questa
oggettività, quello che sentiamo piuttosto che gli elementi oggettivi di una realtà.

Che cosa fare per difendersi dalla dittatura dell’algoritmo?


In linea generale possiamo dire che la scuola è ancora la scuola, il laboratorio dove noi impariamo a
pensare e quindi che essa sia il luogo di apprendimento al pensare → lavoro didattico su temi difficili.
In concreto quali sono le misure che si possono adottare? Dovremmo combattere la dittatura degli
smartphones → già solo se la scuola ponesse un divieto di utilizzarlo a scuola sarebbe un bel passo.
Assumersi il rischio personale per difendere questa nostra comune ricerca.
Altre due misure:
- Sviluppare e sostenere le iniziative di verifica della verità delle informazioni (in Francia e in
belgio si fa) attraverso processi scientifici di verifica
- Abbonamento gratuito a una grande testata giornalistica in modo che siano aiutati a
confrontarsi non solo con le medesime opinioni ma con analisi di professionisti seri

Punti nevralgici su questi due processi:


processo storico che conduce alla condanna di Socrate → nozione di tecnica giuridica del tempo e
storia politica di quel tempo → per comprendere l’esito paradossale in cui si è determinata la
condanna di Socrate perché non possiamo pensare che tutti gli atenesi fossero così folli da
condannare così facilmente una figura come Socrate.
Dovremmo confrontarci con un Socrate un po’ meno ideale.
Il contesto politico in cui si svolge è molto delicato: poco prima Atene era stata sconfitta dalla guerra
del Peloponneso, le mura era state distrutte e la peste aveva fatto molte vittime.
A questo periodo era succeduta una tirannide (a capo della quale vi erano anche soggetti che erano
stati discepoli di Socrate) → pace molto fragile e c’era una sfiducia sul piano civile molto evidente.
In questo contesto Socrate si difende molto male → avrebbe potuto evitare la morte se si fosse
difeso in modo più ragionato:
a. Avrebbe potuto farsi difendere da un avvocato
b. Avrebbe potuto chiamare dei testimoni
c. Rifusa il processo, i giudici (non professionisti) → è molto critico e criticare la stanza alla quale
si è sottoposti non è una strategia molto difensiva.
➢ Socrate in sostanza dice che non può essere giudicato da loro perché il suo comportamento
è anche fuori dal loro schema e paradigma mentale.
Socrate inaugura un nuovo schema mentale così sovversivo che non era compatibile con
quello che gli atenesi avevano al tempo.

Viene rigiocato il processo a Socrate difronte ad una Grecia che si era dimostrata una pessima allieva
dell’Europa → dossier del 2012
Risente di una certa ambiguità ⇒ la Grecia era già democratica nel 389 a.C. e quindi vi è un’ambiguità
anche in questa vicenda anche se questa iniziativa merita tutto il suo onore perché ha riaperto il
dibattito.

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Strategia dell’avvocato Linardes che esibisce una difesa socratica: denuncia la fondazione perché non
ha fatto parlare Socrate ⇒ manca una figura che lo faccia parlare
➢ Cosa direbbe Socrate oggi delle nostre democrazie?
Due concezioni delle libertà che si oppongono:
a. Libertà degli antichi, quella del tempo di Socrate, per cui non era concepibile poter essere
liberi individualmente, da soli ⇒ uno spirito critico come quello di Socrate era
condannabile
b. Libertà dei moderni, quella che risente dei diritti umani, è molto più individuale, viene
concepita come un esercizio personale, infatti può sfociare nella disobbedienza civile.
➢ La figura di Socrate è una figura di transizione dall’antico al moderno, apre a quella libertà di
coscienza della persona che ha permesso a quel processo inscenato nel 2012 di liberarlo.

30/04/24
SOSTENTAMENTO DEL CLERO CATTOLICO
Incameramento dei beni appratenti agli istituti religiosi da parte dello stato italiano
Lo stato ha ritenuto di poter sanare con una previsione del 1929 che prevedeva l’attribuzione di un
assegno - congrua destinato ai sacerdoti, a color che erano impegnati nelle diocesi e nelle parrocchie
nella cura delle anime
Questo assegno aveva lo scopo di sostentare una larga fascia della popolazione perché nei primi del
1900 in Italia vi erano un gran numero di sacerdoti. Era anche un modo di sanare un conflitto sociale
che si era aperto nei confronti di una fetta di cittadini che erano a servizio del popolo italiano (si era
visto molto bene nella prima guerra mondiale – sacerdoti: cura dei soldati che erano al fronte).
Perché si parla di congrua e assegno?
Serviva per integrare il patrimonio che a loro derivava dal beneficio ecclesiastico = fondo
patrimoniale di tipo immobiliare. una realtà fondatizia, una massa di beni a cui veniva riconosciuta
la soggettività giuridica → il titolare su cui si impermeava il sistema patrimoniale della chiesa era
proprio questa massa patrimoniale
Massa patrimoniale a cui veniva legato un ufficio – un compito.
La parrocchia era concepita come un insieme di beni (chiesa, campo, foro etc.) a cui era preposto il
titolare dell’ufficio di parroco che aveva il compito di curare le anime in quel determinato territorio.
Col passare del tempo questo assegno era diventato una cosa meramente simbolica.
Questo sistema aveva un altro difetto (alla luce della nostra mentalità formatasi sui principi
costituzionali): veniva erogato dallo stato ad alcuni cittadini e non ad altri ⇒ per quanto fosse una
cifra simbolica e non congruente era comunque destinata solo ad alcuni.

concilio Laterano secondo → la chiesa rinuncia definitivamente al sistema e mette l’accento non più
sulla massa patrimoniale ma sull’ufficio, sul compito di ciascun fedele (ciascuno si deve far carico dei
bisogni economici della chiesa) ⇒ la cura economica della chiesa ricade sulla comunità ecclesiale –
non si regge sullo stato o su patrimoni fissi e immobili.
L’Italia sia per la densità del patrimonio immobiliare sia per la quantità di sacerdoti che per il tipo di
presenza della chiesa cattolica nel tessuto sociale civile →fa si che il sistema italiano abbia una certa
autorevolezza anche a livello di comparazioni ⇒ ha una sua originalità e autonomia che è meritevole
di essere studiata da tutti i giuristi.
Con la legge 222/1985 hanno ottenuto la personalità giuridica come ente ecclesiastico:
- Gli istituti diocesani per il sostentamento del clero→ hanno incamerato tutti i beni
patrimoniali di carattere fondatizio (di questi beni ce ne è uno per diocesi)
- L’istituto centrale per il sostentamento del clero→ istituito dalla conferenza
episcopale italiana ⇒ da dove arriva il patrimonio di questo istituto? Dai flussi

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dell’8x1000 (destinato al sostentamento del clero nella misura in cui le apposite
offerte non siano sufficienti. Perciò più offerte arrivano per i sacerdoti, maggiore
diventa la quota di 8xmille da impiegare per le esigenze di culto della popolazione e
per le opere di carità) e dalle offerte volontarie dei fedeli (max di una offerta da una
persona fisica: 1032,91 euro); L’ente potrà poi compiere tutti quei negozi finalizzati a
incrementare il suo patrimonio, effettuare investimenti, ricevere donazioni, eredità,
legati, ecc

[l’istituto centrale per il sostentamento del clero ha 3 principali scopi:


a) erogare agli istituti diocesani e a quelli interdiocesani per il sostentamento del clero le risorse
necessarie a consentire l’integrazione, fino al livello fissato dalla Conferenza Episcopale Italiana
(«CEI»), delle remunerazioni dei sacerdoti che svolgono servizio in favore della diocesi;
b) svolgere funzioni assistenziali e previdenziali integrative e autonome per il clero;
c) intrattenere rapporti con le Amministrazioni italiane in relazione alla propria attività e
nell’interesse degli Istituti diocesani e interdiocesani per il sostentamento del clero.]

➢ Lo stato, nell’ottica della laicità, ritenendo meritevole di garanzia il pluralismo religioso del
nostro ordinamento mette a disposizione un meccanismo finanziario che rende possibile ai
cittadini di destinare una quota dei loro soldi, che altrimenti andrebbero in tasse, al fine che
ritengono meritevole (che potrebbe anche essere lo stato)
➢ Un tema discusso è quello: dove vanno le scelte non espresse?
Vengono redistribuite in proporzione di quelle espresse. ⇒ non si trova una soluzione più
ragionevole che rispetti effettivamente la volontà dei cittadini → l’unico criterio fino ad ora
parso ragionevole è quello di distribuirle in proporzione di quelle già espresse.

Stato città del vaticano


La firma dei patti lateranensi segna la nascita di questo stato → quali sono le preoccupazioni della
santa sede in relazione a questa nuova realtà?

Discorso che il 9 marzo 1929 (Voilà une magnifique ai membri del Corpo Diplomatico accreditato
presso la Santa Sede (9 marzo 1929) | PIO XI (vatican.va)) il papa tiene al popolo → come in ogni
stato ci sono ambasciatori degli altri stati e a sua volta il pontefice manda un suo nuncio
(rappresentante diplomatico) presso un determinato stato.
Il papa precisa che la santa sede non intende chiedere nessun permesso ma semplicemente vuole
ottemperare a un dovere di informazione → denota l’assoluta consapevolezza e la pacifica
condizione di essere titolari di un potere sovrano.

13 febbraio del 1929 diretta agli studenti e professori dell’università cattolica di milano → Vogliamo
anzitutto ai professori e agli studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (13 febbraio
1929) | PIO XI (vatican.va)

Che legame c’è secondo il papa tra trattato e patti?


Il concordato appariva come un elemento di garanzia e stabilità del trattato come condizione sine
qua non che consentisse di regolare nei termini della più assoluta indispensabilità e sufficienza la
condizione giuridica, essenziale della Santa Sede e del Romano Pontefice.

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“questo fine sarebbe stato raggiunto non appena si fossero avute le indispensabili condizioni di vera
sovranità, che (almeno nelle presenti condizioni della storia) non è riconosciuta se non attraverso ad
una certa misura di territorialità.”
Per far luogo al trattato dovevano sanarsi le condizioni e per far questo occorreva un concordato.
➢ Una volta scambiate le ratifiche si apriva un problema:
necessitava un ordinamento giuridico → il papa costituisce una commissione pontificia per
mettere a punto un progetto di sistemazione legislativa ⇒ da l’incarico a un professore e
giurista di religione ebraica (lo stato vaticano ha un ordinamento giuridico che è stato scritto
da un ebreo = Federico Cammeo – allontanato dalla sua università a causa della sua
religione).

Il lavoro procedette e presto erano già pronte 4 bozze di leggi basilari che sarebbero state la base e
avrebbero dato struttura all’ordinamento dello stato vaticano.
Legge:
1. Legge fondamentale della Città del Vaticano
2. Legge sulle fonti del diritto
3. Legge sulla cittadinanza e il soggiorno;
4. Legge sull’ordinamento amministrativo
5. Legge sull’ordinamento economico, commerciale e professionale
6. Legge di pubblica sicurezza (ordine pubblico)
⇒ 4 prime leggi a cui si sono aggiunte poi altre 2.
⇒ Le sei leggi suddette rappresentavano, in definitiva, il corpus “fondante” dell’ordinamento
giuridico vaticano alla sua origine.

➢ Le leggi sono numerate con numeri romani per ciascun pontificato → quando cambia
pontefice si riparte dalla prima legge.
➢ Questa costruzione giuridica si è rilevata particolarmente ben congeniata e lungimirante →
le principali opzioni di tecnica Amministrativa adottate allora si sono dimostrate idonee
anche per le esigenze dopo.

La principale difficoltà di questo lavoro e dei suoi mutamenti normativi è stato il dare risposta
coerente alla “necessità di dare forma sistematica ed organica ai mutamenti introdotti in fasi
successive nell’ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano”, allo scopo di “renderlo
sempre meglio rispondente alle finalità istituzionali dello stesso, che esiste a conveniente garanzia
della libertà della Sede Apostolica e come mezzo per assicurare l’indipendenza reale e visibile del
Romano Pontefice nell’esercizio della Sua missione nel mondo”
L’esigenza di raggiungere un tale equilibrio rappresenterà una delle principali sfide del sistema
vaticano ⇒ 1900 è anche un secolo di grandi riforme canonistiche.
La chiesa codifica il suo diritto per ultima tra gli ordinamenti giuridici e lo fa nel 1917 → con i patti
del Laterano siamo a poco più di 10 anni dal primo Codice canonico in vigore.
Dal 1904 al 1917 la santa sede è impegnata a fare il primo Codice canonico.

Caratteristiche di queste prime 6 leggi (ha spiegato solo le prime 3…)


1. Legge fondamentale della città del vaticano
Descrive la struttura organizzativa e i poteri dello stato. Pur denominandosi fondamentale la
legge veniva promulgata con la stessa formalità delle altre (non aveva un rango superiore) –
è rimasta in vigore fino al 2001 quando è stata sostituita con la nuova legge fondamentale
2. Legge sulle fonti del diritto

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Segnalava le regole per individuare il diritto vigente nel territorio dello stato ed indicava i
principi ermeneutici di applicazione e interpretazione
Diritto canonico – norme date dal legislatore vaticano – ordinamento italiano – diritto
generato dall’UE (recentemente) ⇒ per essere giuristi nel vaticano bisogno essere formati
sotto questi aspetti
3. Legge sulla cittadinanza
Ci dice che tipo di stato è lo stato del vaticano. Lo stato è dotato di un sovrano, territorio e
sudditi/cittadini (se mancano uno di questi tre non c’è stato).
La cittadinanza vaticana si acquista solo per una funzione che si acquista nello stato e che è
temporanea. È una cittadinanza che anche con tutti i benefici che può portare è
assolutamente determinata nel tempo. Il coniuge perde la cittadinanza anche se è solo
separato. I figli la hanno quando sono a carico della famiglia – non oltre i 25 anni etc.
Questa prima legge viene sostituita dalla legge 131esima dell’anno 2011.
Siamo di fronte ad uno stato che è funzionale alla vera espressione della personalità giuridica
della santa sede.

Art. 3 N. LXXI - Legge sulle fonti del diritto. – 1° ottobre2008


Leggi sulle fonti del diritto (vatican.va)
(Recezione della legislazione italiana)
“1. Nelle materie alle quali non provvedono le fonti indicate nell'art. 1, si osservano, in via
suppletiva e previo recepimento da parte della competente autorità vaticana, le leggi e gli altri atti
normativi emanati nello Stato Italiano.
2. Il recepimento è disposto purché i medesimi non risultino contrari ai precetti di diritto divino, né
ai principi generali del diritto canonico, nonché alle norme dei Patti Lateranensi e successivi Accordi
e sempre che, in relazione allo stato di fatto esistente nella Città del Vaticano, risultino ivi applicabili.”

Art. 4
(Norme civili)
“Sotto le riserve specificate nell'art. 3, si osserva il Codice civile italiano del 16 marzo 1942 con le
leggi che lo hanno modificato fino all'entrata in vigore della presente legge, salve le seguenti riserve:

a) la cittadinanza vaticana è regolata da apposita legge vaticana;


b) la capacità a compiere qualsiasi atto giuridico, ad acquistare e disporre per negozio tra vivi o a
causa di morte dei chierici, dei membri degli Istituti di vita consacrata religiosi e delle Società di vita
apostolica, che siano cittadini vaticani, è regolata dalla legge canonica;
c) il matrimonio è regolato esclusivamente dalla legge canonica;
d) l'adozione è autorizzata dal Sommo Pontefice;
e) la prescrizione, quanto ai beni ecclesiastici, è regolata dai cann. 197-199 e 1268-1270 del Codex
iuris canonici, osservandosi inoltre il can. 76 § 2 del medesimo Codex;
f) le donazioni ed i lasciti per causa di morte a favore delle pie cause sono regolati dai cann. 1299-
1300; 1308-1310 dello stesso Codex;
g) gli atti di nascita, di matrimonio e di morte sono redatti a norma della legislazione vaticana;
h) i registri di cittadinanza e di anagrafe sono tenuti presso il Governatorato;
i) i rapporti di lavoro sono disciplinati da apposita normativa vaticana;
l) le funzioni di notaro sono esercitate da avvocati della Santa Sede designati dal Presidente del
Governatorato. Con le stesse modalità, possono essere designati, per l'esercizio delle funzioni

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notarili, anche avvocati rotali o civili che abbiano un rapporto organico, o di collaborazione per
contratto, con il Governatorato;
m) le funzioni del conservatore delle ipoteche, agli effetti delle trascrizioni e delle iscrizioni
ipotecarie, sono esercitate dalla Direzione dei Servizi Tecnici. La stessa Direzione provvede anche alla
tenuta ed aggiornamento del catasto.”

norme penali → avevano come modello all’inizio il Codice rocco del 1930 ⇒ decidono di adottare il
Codice Zanardelli, quello di matrice liberale ⇒ pena vista come visione rieducativa
procedura penale → si risale al Codice precedente del 1913 che è tutt’ora in vigore – fatte salve le
clausole di autotutela dell’ord. vaticano (diritto divino e i principi generali del diritto divino)

Art. 7
(Norme penali)
“ 1. Fino a che non si provveda a nuova definizione del sistema penale, si osserva, sotto le riserve
specificate nell'art. 3, il Codice penale italiano recepito con la legge 7 giugno 1929, n. II, come
modificato ed integrato dalle leggi vaticane.
2. La legge prevede i casi nei quali alle pene detentive possono essere sostituite sanzioni alternative
e ne indica la natura, avuta presente la funzione educativa della pena.
3. Le pene pecuniarie espresse in lire italiane, convertite in Euro ai sensi della legge 28 dicembre
2001, n. CCCLXXI, sono determinate con provvedimento amministrativo del Cardinale Presidente del
Governatorato dello Stato della città del Vaticano.
4. Gli illeciti amministrativi e le relative sanzioni sono regolati da apposita legge vaticana.”

2/05/24
È uno stato enclave: stato appartenente a uno stato sovrano che si trova completamente circondato
dai confini di un altro stato ed è privo di sbocchi sul mare. Per Tutta una serie di servizi che sono
necessari per la vita civile (mezzi di trasporto, moneta etc.) si fa riferimento alla continuità tra
territorio italiano e territorio vaticano.
Lo stato vaticano non fa parte dell’UE, tuttavia, quando si è trattato di decidere alcune scelte
comunitarie l’Italia ha dovuto accordarsi con i partener europei per far tenere conto della posizione
dello stato vaticano.
Nel 1960 l’intero territorio vaticano è stato iscritto come territorio protetto dall’Unesco.
Lo stato vaticano ha un confine aperto: piazza san Pietro. Dove inizia il territorio vaticano? È la linea
che congiunge le due braccia del colonnato; per tanto l’ingresso nella piazza è già l’ingresso nello
stato vaticano.
Questo dal punto di vista della sicurezza va tenuto in considerazione: l’accesso alla basilica è
monitorato e ha uno stretto controllo della polizia.
Quando la santa sede decide di sottrarre la piazza al transito pubblico le autorità italiane, salvo se
invitate a rimanere dallo stato vaticano, devono ritirarsi al di là di quella linea immaginaria di confine
(prima delle colonne).
Rapporti tra giurisdizione italiana e quella vaticana:
le vicende più recenti legate a manovre finanziarie sotto il profilo penale sono state gestite dal
tribunale dello stato vaticano. Il territorio non consente che vi sia un carcere e l’immagine della santa
sede è incompatibile con questi tratti di esecuzione penale in termini secolari ⇒ il trattato
intravedendo questa problematica, all’art. 22: “A richiesta della Santa Sede e per delegazione che
potrà essere data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l'Italia provvederà nel
suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del Vaticano, salvo quando

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l'autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano, nel qual caso si procederà senz'altro contro
di lui a norma di leggi italiane.
La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone, che si fossero rifugiate nella Città del
Vaticano imputate di atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di
ambedue gli Stati.
Analogamente si provvederà per le persone imputate di delitti, che si fossero rifugiate negli immobili
dichiarati immuni nell'art. 15, a meno che i preposti ai detti immobili preferiscano invitare gli agenti
italiani ad entrarvi per arrestarle”
vi sono queste disposizioni che fanno da coordinamento tra le due giurisdizioni.

Cosa intendiamo quando diciamo santa sede?


L’espressione santa sede o sede apostolica è tratta dal diritto canonico
➢ canone 361: Col nome di Sede Apostolica o Santa Sede si intendono nel codice non solo il
Romano Pontefice, ma anche, se non risulta diversamente dalla natura della questione o dal
contesto, la Segreteria di Stato, il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa e gli altri
Organismi della Curia Romana.
⇒ le norme di diritto canonico sono formulate in canoni: formulazione che contiene 1752 canoni
cioè articoli. Perché si chiamano canoni? Perché la formulazione delle norme della comunità
ecclesiale è nata in ambito liturgico e nascono nel grembo di questa dimensione umana e divina
della chiesa cattolica. L’espressione canone richiama il canone liturgico.
Questa espressone “santa sede” ha un significato:
- In senso Stretto: indica l’ufficio, il compito proprio del pontefice in forza del quale
esso ha una potestà universale, piena e suprema sulla chiesa.
➢ La sante sede è persona morale, cioè ha una personalità originaria che non le deriva dalla
legge positiva e nemmeno da un provv. di carattere umano ⇒ distinzione canonistica.
La persona morale è un soggetto che ha una personalità giuridica originaria, non riconosciuta
da nessuno, è così perché così.
La capacità giuridica non può essere oggetto di limitazioni.
- In senso lato: indica il pontefice insieme agli organismi unitamente ai quali provvede
al governo di tutta la chiesa → segreteria dello stato, i dicasteri, i tribunali apostolici
e ulteriori organismi.
La curia romana è stata recentemente riformata da papa francesco → dinamismo
missionario: questi organismi sono ripensati nell’ottica di una chiesa missionaria, in
uscita.
➢ La santa sede in senso lato non ha personalità giuridica in quanto tale (neanche i dicasteri).
Ogni dicastero attua la soggettività della santa sede nel governo delle realtà ecclesiali in
funzione vicaria. Gli organismi che stanno intorno alla santa sede in senso lato hanno una
funzione strumentale nei confronti della santa sede in senso stretto.

Dal punto di vista del diritto internazionale la santa sede gode di soggettività giuridica per antico
possesso di stato.
Questo fatto comprovato dall’esperienza storica e giuridica fa si che la realtà della santa sede non
possa essere ignorata dagli stati e dagli altri soggetti di diritto internazionale (hanno sempre avuto
interesse a relazionarsi con la santa sede).
Quali sono le prerogative sul piano delle garanzie che la santa sede ha e che sono legate in qualche
misura alla sua relazione con lo stato vaticano?
Queste garanzie erano state abbozzate hanno un carattere funzionale, personale e reale:
a. Garanzie personali: l’Italia considera la sua persona sacra e inviolabile.

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Art. 8 trattato: “L'Italia, considerando sacra ed inviolabile la persona del Sommo Pontefice,
dichiara punibile l'attentato contro di Essa e la provocazione a commetterlo con le stesse pene
stabilite per l'attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del Re.
Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo
Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla
persona del Re”
Dando al pontefice queste garanzie si conferma che il papa è qualcosa di più e diverso rispetto
a un sovrano straniero.
Questa norma è giustificata dal fatto che il pontefice può avere contatti molto più frequenti
con lo stato italiano rispetto a qualsiasi altro stato. Quindi una turbativa sociale e politica nei
confronti della sua persona costituirebbe un’offesa anche per la società civile direttamente
coinvolta.
➢ Normativa legata ai cardinali → sono vestiti di rosso perché nel momento in cui sono messi
nella loro funzione giurano di versare il loro sangue per il papa e la chiesa. Il papa li mette a
capo o delle diocesi più importanti al modo o di quelle che il sacro padre ritiene che servano.
Qual è la loro funzione più importante? L’elezione del papa nel conclave.
I cardinali che hanno un compito specifico collaborano strettamente col santo padre
attraverso delle riunioni: concistori. ⇒ in queste riunioni il papa affronta le questioni più
importanti per la chiesa.
Per l’importanza di queste figure il trattato prevede all’art. 21 la libera circolazione dei
cardinali stranieri nel territorio italiano:
“Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue: quelli residenti in
Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono, a tutti gli effetti, cittadini della medesima.
Durante la vacanza della Sede Pontificia, l'Italia provvede in modo speciale a che non sia
ostacolato il libero transito ed accesso dei Cardinali attraverso il territorio italiano al Vaticano,
e che non si ponga impedimento o limitazione alla libertà personale dei medesimi. Cura,
inoltre, l'Italia che nel suo territorio all'intorno della Città del Vaticano non vengano commessi
atti, che comunque possano turbare le adunanze del Conclave.
Le dette norme valgono anche i Conclavi che si tenessero fuori della Città del Vaticano, nonché
per i Concilii presieduti dal Sommo pontefice o dai suoi Legati e nei riguardi dei Vescovi
chiamati a parteciparvi”
Analoga protezione riguarda gli enti centrali della chiesa cattolica che è una formula aperta
→ enti apicali di governo.
Un’altra norma fondamentale è l’art. 12 del trattato dove si prevede il diritto di
riconoscimento secondo le regole generali del D. internazionale per la santa sede:
“L'Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e passivo secondo le regole
generali del diritto internazionale.
Gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede continuano a godere nel Regno di tutte le
prerogative ed immunità, che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto
internazionale, e le loro sedi potranno continuare a rimanere nel territorio italiano godendo
delle immunità loro dovute a norma del diritto internazionale, anche se i loro Stati non
abbiano rapporti diplomatici con l'Italia.
Resta inteso che l'Italia si impegna a lasciare sempre ed in ogni caso libera corrispondenza da
tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede e viceversa, nonché il libero accesso dei
Vescovi di tutto il mondo alla Sede Apostolica.
Le Alte parti contraenti si impegnano a stabilire fra loro normali rapporti diplomatici,
mediante accreditamento di un Ambasciatore italiano presso la Santa Sede e di un Nunzio

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pontificio presso l'Italia, il quale sarà il decano del Corpo diplomatico, a termini del diritto
consuetudinario riconosciuto dal Congresso di Vienna con atto del 9 giugno 1815 (10) .
Per effetto della riconosciuta sovranità e senza pregiudizio di quanto è disposto nel successivo
art. 19, i diplomatici della Santa Sede ed i corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice
godono nel territorio italiano, anche in tempo di guerra, dello stesso trattamento dovuto ai
diplomatici ed ai corrieri di gabinetto degli altri Governi esteri, secondo le norme del diritto
internazionale”.
Allo stato attuale la santa sede intrattiene relazioni diplomatiche con circa 200 stati e con
l’EU, ha rappresentanze presso oltre 24 delegazioni rappresentative.
b. Garanzie di carattere reale
Il trattato riconosce alla santa sede la piena proprietà di edifici al di fuori dello stato vaticano:
basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e San Paolo con
edifici annessi, edificio di san Callisto, palazzo pontificio di castel Gandolfo e relative attinenze
etc. → godono delle immunità relative al diritto internazionale e non saranno mai
assoggettate a espropriazioni salvo accordi con santa sede.
➢ Presenza dell’attività internazionale della santa sede:
la questione romana è sempre stata considerata dalla santa sede come questione bilaterale.
Dopo il 1929 il governo italiano si mostra contrario alla registrazione del trattato Laterano e
si oppone all’ingresso della santa sede nella società delle nazioni.
Art. 24:
“La Santa Sede, in relazione alla sovranità che Le compete anche nel campo interazionale,
dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri
Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti
facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la
sua potestà morale e spirituale.
In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre ed in ogni caso considerata territorio
neutrale ed inviolabile.”
Diffidenza dell’Italia verso una totale equiparazione tra stati → perché vi era timore sul piano
internazionale che potesse risorgere un vecchio temporalismo ecclesiastico.
L’art. 24 del trattato Laterano prevedendo la neutralità permanente della santa sede ha
delineato i confini della soggettività internazionale della santa sede con piena soddisfazione
da parte dell’Italia.
“La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale,
dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri
Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti
facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la
sua potestà morale e spirituale.
In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre ed in ogni caso considerata territorio
neutrale ed inviolabile.”

L’Italia non diffida più dell’attività internazionale vaticana ma talvolta la sollecita fino al punto
da considerarla quasi motivo di onore e sostegno.
L’evoluzione della politica internazionale della santa sede ha una sua storia e può datarsi
all’epoca in cui quando stava per finire la Seconda guerra mondiale → chiedono di
partecipare alle nazioni uniti – stati uniti danno risposta negativa (?)
Impossibilità della santa sede di essere membro dell’ONU o di organizzazioni che hanno lo
scopo di intervenire per far rispettare certi valori condivisi dalla comunità internazionale.

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È la stessa santa sede ad aver condiviso questi orientamenti → un suo impegno diretto
offuscherebbe la dimensione universale della sua missione (paolo sesto ha verbalizzato
espressamente questo parlando di provvidenzialità del potere temporale ⇒ ha significato
una enorme esponenziale crescita della santa sede).
Negli anni ’50 la santa sede si rende conto che si aprono spazi molto significativi per una
presenza internazionale che favorisca la sua missione. Il concilio vaticano II: è tappa decisiva
e infatti paolo sesto esprime la fiducia massima della chiesa all’ONU ⇒ discorso del 1965
tenuto all’ONU (prima volta che un pontefice visita un organismo internazionale di questa
calibratura). Nel discorso egli diceva: l’ONU rappresenta nel campo temporale ciò che la
chiesa cattolica vuole essere nel campo spirituale ⇒ questo discorso segna la conciliazione
della santa sede con l’ambiente internazionale.
→ fase di espansione senza limiti.
Partecipazione della santa sede alla conferenza CSCE proposta nel ’79 dagli stati appartenenti
al patto di Varsavia e attraversa tutto il periodo della guerra fredda.
Quando la CSCE cambia natura e si trasforma in una entità sovranazionale la santa sede di
fronte a questa nuova configurazione anziché ritirare la propria adesione o cambiare la
natura della propria partecipazione fa presente che continuerà a fare il suo ruolo; ma, fedele
ad esso, considera il proprio dovere il continuare a far sentire la propria voce per la difesa dei
diritti dell’umano e dei popoli.
→ contributo della santa sede si arresterebbe a pronunciarsi a materie come mantenimento
della pace.

Il concordato è uno strumento per regolare le materie di comune interesse tra stato e chiesa.
Cosa si intende per materie di comune interesse?
Non tutte sono delle res mixtae: queste ultime sono quelle materie sulle quali stato e chiesa
ritengono di avere una competenza specifica.
I concordati regolano le “res mixtae”, ovvero le materie miste, nelle quali c'è competenza sia da parte
dello stato che da parte della chiesa.
La res mixtae per eccellenza è il matrimonio.
Perché il matrimonio è cardine della società civile? Appartiene a un dato originario dell’essere
umano.
La storia si è mossa a partire dalla relazione umana fondamentale tra uomo e donna.
Il cristianesimo non ha inventato il matrimonio ma ha contribuito in modo enorme e decisivo alla
sua istituzionalizzazione.
Cos’è una istituzione? È un nodo di rapporti che la società seleziona come meritevoli di particolare
cura e attenzione e che nel tempo si consolida.
es scuola, famiglia – sono delle relazioni che la società civili seleziona e le eleva a rango di istituto.

In che modo il cristianesimo ha contribuito all’istituzione del matrimonio?


Momento storico in cui questo è accaduto: i discepoli interrogano Gesù riguardo all’atto di ripudio
→ «Allora gli (a Gesù) si avvicinarono alcuni farisei […] Gli domandarono: "Perché allora Mosè ha
ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?". 8Rispose loro: "Per la durezza del vostro cuore
Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così.» (Mt 19,8)
Difronte a queste richiama quell’ordine originario nella sua autoevidenza ⇒ corregge la deviazione
e correggendola dall’ordine originario eleva la dignità originaria a qualcosa di più: GRAZIA o in
termine tecnico SACRAMENTO (del matrimonio).
Il diritto canonico che nasce dal diritto divino e dal diritto umano istituzionalizza questa realtà.

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Diritto canonico caratterizzato da:
1. Diritto divino naturale: qualsiasi uomo può conoscere senza nessuna rivelazione, solo con la
sua ragione → oggetto di un riconoscimento possibile per la ragione umana. Ma che questo
legame sia unico e indissolubile tanto da divenire uno strumento di grazia reciproca, questo
non è autoevidente alla ragione umana ma appartiene al diritto divino relativo: diritto divino
positivo
2. Diritto divino positivo → ha come strumenti di conoscenza i Vangeli, atti degli apostoli,
Epistole, Apocalisse, la tradizione ⇒ l’insegnamento della chiesa che è interprete autentico
etc. ⇒ Magistero ecclesiastico interprete autentico

Quali sono le caratteristiche irrinunciabili del matrimonio canonico?


Canone 1055:
“Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per
sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla generazione e educazione della prole, tra i battezzati è
stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento.”
Canone 1057:
“L'atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone
giuridicamente abili; esso non può essere supplito da nessuna potestà umana.”

Il matrimonio è un consortium totius vitae (due destini che si uniscono per tutta la vita):
- Per sua natura ordinato al bene dei coniugi e della prole
- Fondato sul foedus (patto) tra uomo e donna
- Per i battezzati, elevato alla dignità di sacramento (grazia) → i ministri del matrimonio
sono i due che si sposano in forza del fatto che sono battezzati (il ministro di culto
invece osserva il matrimonio)
Il matrimonio è il contratto consensuale formale (canone 1055-1057):
- Centralità del consenso, causa efficiente del matrimonio
- Capacità ad esprimerlo validamente, in assenza di impedimenti (non ci siano ostacoli
che impediscano il valido compimento del matrimonio: es. altro precedente
matrimonio → vi sono delle circostanze di fatto che inibiscono il suo compimento)
- Rispetto alla forma prescritta

Proprietà essenziali del matrimonio canonico:


- Unità: unicità ed esclusività del vincolo → esclusione poligamia e poliandria
- Indissolubilità: unità proiettata nel tempo, perpetuità del matrimonio → se
validamente contratto e consumato non può essere sciolto né per volontà dei coniugi
né di qualsiasi altra potestà umana.

7/05/24
Matrimonio: sia stato che chiesa ritengono di avere una competenza specifica.
La conoscenza dei vizi del matrimonio è riservata ai tribunali ecclesiastici → Art. 34 patti lateranensi:
“Le cause concernenti la nullità del matrimonio e la dispensa dal matrimonio rato e non consumato
sono riservate alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici.”

Il fine ultimo del processo matrimoniale canonico è la protezione sotto il piano giuridico, cioè
attraverso mezzi umani, leggi di diritto positivo, del sacramento del matrimonio inteso come un bene
pubblico canonico.

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Uno degli strumenti cardini della santificazione dei fedeli e quindi del popolo è che il matrimonio sia
validamente celebrato e vissuto.
Protezione in senso giuridico:
- Istituto del matrimonio come sacramento, nei suoi elementi essenziali e costitutivi
non è soggetto all’arbitrio dei fedeli né del giudice ecclesiastico → si aderisce con
libera volontà ad un progetto matrimoniale che è quello fissato nel sacramento.
Questo non può essere soggetto all’arbitrio delle parti ne da nessun altro.
Il fedele ha diritti di conoscere cosa è matrimonio e cosa non lo è.
Le cause di nullità del matrimonio sono cause sul cosiddetto status personalum dei fedeli → qual è
lo stato di vita personale dei fedeli?
Determina una visione di vita decisiva per la chiesa perché le cause di nullità di matrimonio tendono
a definire il grado di appartenenza del fedele alla comunione ecclesiale.

- La natura del processo matrimoniale canonico → è uno strumento che accerta per
via giudiziale (legge canonica processuale) la verità di un fatto storico da cui dipende
la validità del sacramento del matrimonio e quindi la sua indissolubilità (sua
caratteristica fondamentale).
Questo fatto storico su cui si concentra l’attività processuale è la manifestazione del
consenso avvenuto il giorno della celebrazione nuziale.
Si ritorna al giorno in cui storicamente venne manifestato il consenso nuziale e ci si
chiede se quel consenso fosse valido → ambito meramente umano ⇒ questo può
essere oggetto di giudizio perché come ogni consenso necessita di capacità di
intendere e volere e di capacità d’agire.
È evidente che il tribunale ecclesiastico non è mai e in nessun modo luogo di giudizio
della fede con la quale le parti hanno contratto il matrimonio. Nessuno può giudicare
la fede perché sarebbe uno strumento gravemente offensivo della dignità dell’uomo
e contrario ai principi di coscienza degli stati di diritto.
Il giudice ecclesiastico giudica con mezzi umani solo l’espressione della libera volontà.

Forma canonica del matrimonio → celebrante che accoglie la manifestazione del consenso
(consenso legittimamente manifestato e valido) ⇒ espresso in forma sufficientemente libera
(volontà non condizionata da fattori esterni e interni), non simulata (soggetto deve volere in modo
aperto e chiaro, aderire a quel progetto e beni matrimoniali), da due persone giuridicamente abili.
Soggetto deve essere in grado di vivere da li in poi lo stato di vita matrimoniale, il matrimonio in
essere.
Il punto prospettivo è il giorno del matrimonio, giorno del quale è avvenuta la manifestazione del
consenso. I testimoni devono essere in grado di intendere e volere e testimoniando anche loro
hanno dimostrato un consenso.

➢ Spesso nei casi di separazione civile o divorzio (stato italiano) vengono prese in
considerazione i fatti che hanno meso in crisi il matrimonio → avvenuti dopo il matrimonio.
Spesso si parte dal momento in cui il matrimonio è andato in crisi per accertare che non
sussistono più le condizioni per permanere nello stato matrimoniale.
➢ Caso di nullità del matrimonio (diritto canonico): Parte dall’origine e si chiede se già li informa
evidente o latente (incapacità psichica) c’erano già problematiche possano aver elementi
invalidanti per il consenso.

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➢ Si cerca anche di vedere il tempo di fidanzamento di matrimonio → come è avvenuto il
percorso di formazione di quella volontà fiorita il giorno del matrimonio ⇒ se ci sono
situazioni indiziarie che aiutano ad individuare problematiche vengono considerati.

Uno dei limiti del processo canonico è focalizzarsi in un momento storico che è lontano nel tempo.
La testimonianza di ogni soggetto è diversa da quella di un altro → non è sempre facile per il perito
(psicologo o psichiatra) che aiuta il giudice canonico fare una perizia (valutare una malattia) nell’oggi
che ci aiuta a capire se quel tipo di disturbo poteva essere presente anche al tempo della
celebrazione nuziale o se cerano elementi latenti all’inizio che poi si sono manifestati.

Limiti del processo matrimoniale canonico.


Il processo si limita ad accertare la validità o meno del vincolo matrimoniale sacramentale ovvero se
esso è fondato su un valido consenso delle parti.
Non può riguardare gli effetti civili del matrimonio → nel matrimonio concordatario la celebrazione
religiosa comporta anche la lettura degli articoli del Codice civili – appartengono alla giurisdizione
esclusiva del giudice civile.
La nullità del vincolo del sacramento matrimoniale può essere solo fatta da un giudice canonico
ecclesiastico.
Due battezzati separati o divorziati che non hanno ricorso a questo strumento, per la chiesa non
possono validamente risposarsi anche se hanno già fatto un altro matrimonio civile, anche se c’è già
stata una sentenza civile di divorzio.
Tra battezzati nell’ord. canonico vige il principio della identità o inseparabilità tra patto matrimoniale
e sacramento.
Ogni patto sacramentale celebrato a norma di legge è per sua stessa natura un sacramento → non
importa il livello di fede che c’era in quel momento, importa solo che si era battezzati e si voleva
partecipare a quel progetto di vita.
Ogni matrimonio legittimamente celebrato e anche valido.
Il processo di nullità del matrimonio deve vincere questa presunzione cioè che chi è arrivato a
sposarsi l’ha fatto in maniera giuridicamente consapevole, libera e abile.

Processo di nullità del matrimonio


Nel 2015 c’è stato un provv. di iniziativa spontanea e propria d papa francesco che ha riformato il
processo ordinario e introdotto quello breve. La verifica giudiziaria può avvenire in due modi, salvo
il processo documentale (eccezionale):
- Processo ordinario:
- Processo breve: se la nullità è suffragata da argomenti particolarmente evidenti →
concetto nuovo di manifesta nullità = possono esserci situazioni per la quale la nullità
è manifesta però quando è tale si può applicare il processo più breve
i criteri ispiratori di questa riforma hanno introdotto 21 articoli e rinnovato quelli presenti – principi
di fondo:
a. La celerità dei processi matrimoniali → oggi un processo dura tra gli 8 e 12 mesi
Si è introdotta una novità grande: oggi è sufficiente una sola sentenza a favore della nullità
del matrimonio (emessa in primo grado e non appellata) per arrivare alla nullità del
matrimonio ⇒ abolito il principio della doppia sentenza conforme: prima anche una sentenza
affermativa d’ufficio veniva trasmessa a un tribunale d’appello che faceva una revisione della
sentenza che conferma o meno. Se il tribunale d’appello non avesse confermato si sarebbe
dovuto andare per forza a un terzo grado.

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Vi è stato uno snellimento delle procedure istruttoria e una nuova forza probatoria dei
testimoni.
Introdotta Prova piena; se il giudice è in presenza di una prova piena deve fare molto
riferimento a essa.
b. Vicinanza tra giudice e fedeli: si è invitato tutti i vescovi a costituire un tribunale diocesano
in cui i fedeli possono partecipare.
Dal 1938 in Italia vigeva il sistema dei tribunali ecclesiastici regionali che avevano competenza
esclusiva per i matrimoni → ogni regione un tribunale ⇒ oggi i vescovi in conferenza
episcopale regionale sono liberi di scegliere come lavorare (in modo regionale o meno).
Sempre meno frequentemente però sono concesse sedi istruttorie separate.
c. Gratuità delle procedure – fatta salva la dignitosa retribuzione dei tribunali ecclesiastici.
I costi di spese processuali sono di 580 euro e gli avvocati, escluse le perizie vanno dai 3mila
ai 8mila euro. Se il soggetto non può permettersi la spesa interviene un fondo diocesano.

Le parti del processo matrimoniale:


1. Parte attrice: desidera impugnare la validità del matrimonio
2. Parte convenuta: coniuge chiamato in giudizio dalla parte attrice
➢ Le parti possono essere anche concordi nel procedere e concordo sui capi di nullità per cui
può essere impugnato il matrimonio e quindi possono essere anche parti co-attrici della
stessa causa
➢ Sono assistiti da un avvocato chiamato patrono
3. Difensore del vincolo: difende il matrimonio con tutti gli elementi giuridici e ragionevoli
possibili difendendo il matrimonio come bene pubblico e quella presunzione per cui ogni
matrimonio è valido. Porta tutti gli elementi ragionevoli per dimostrare la validità del
matrimonio impugnato.
4. 3 Giudici di cui uno istruttore e due votanti: ai giudici votanti vengono consegnati tutti gli atti
processuali ed esprimono un parere. Dopodiché il collegio dei 3 giudici si ritrovano per
decidere insieme
➢ Possibile la presenza di un giudice monocratico → principalmente nel processo breve →
assistito sempre da almeno un assessore, una persona affidabile che lo aiuta.

Fasi del processo di nullità del matrimonio – 3 principali fasi:


premessa: la riforma del 2015 ha incentivato molto il giudice a considerare una fase pregiudiziale di
consulenza per aiutare i coniugi a capire se ci sono elementi per arrivare alla nullità del matrimonio.
Un’alta percentuale oggi finisce con sentenza positiva di nullità perché c’è questo sistema di pre-
processo che indaga la posizione di controparte e che aiuta a capire se ci sono gli elementi per la
nullità.
Le cause di nullità patrimoniale indagano sul consenso che si manifesta con atti esterni ma il
consentire è sempre un atto interiore della volontà e la parte più vera del consentire a un patto non
è quella che tu affermi con elementi esterni benché la legge preveda che ciò che detto all’esterno
corrisponda con ciò detto internamente (presunzione). ma può esserci una difformità tra ciò detto
esternamente e ciò voluto internamente. Cos’è che voleva veramente quel soggetto?
C’erano in lui quegli elementi che lo tenevano capace a dare un consenso interno vero e proprio?
La causa della nullità che tocca il consenso ha una natura interna, che tocca l’interno.
I testimoni che possono essere ammessi, preferiti, sono quelli più vicini agli sposi → tutti questi
soggetti sono esclusi in ambito civile e penale perché si ritiene che possano essere influenzati → in
ambito canonico invece spesso aiutano il giudice a capire a come si possa essere arrivati al tutto.

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Il clima che si respira in questi processi è tendenzialmente favorevole alla ricostruzione della verità.
1. Libello introduttorio: domanda con il quale i soggetti, la parte attrice dopo un percorso di
consulenza ed indagine (consulenti canonici) → si costruisce il libello con questa domanda
indicando sommariamente i capi di nullità (motivi di nullità). Da qui si capisce se la parte
attrice è singola o se le parti sono co-attrici.
Il libello viene notificato alla parte convenuta la quale deve manifestare formalmente quale
sarà la sua posizione.
Il processo si celebra anche in assenza della parte convenuta che è comunque invitata a
dichiarare dopo la notifica del libello che posizione processuale vuole assumere: se concorda,
se vuole restare assente dal processo (si rimette alla giustizia del tribunale e alla fine del
processo potrà ricevere copia degli atti) o se si oppone ai capi (in caso invitato a nominare un
proprio patrone)

2. Fase istruttoria: ascoltati i testimoni che possono essere chiamati (testimoni di parte attrice
o convenuta). Il giudice ha sempre il diritto di chiamare e deporre testimoni d’ufficio (persone
che vengono nominate durante la deposizione ma non sono chiamati come testimoni).
Viene chiamato a deporre o a contribuire il perito di parte che già aveva contribuito con una
sua perizia → gli viene chiesto o di leggere la sua perizia o di testimoniare.
Possibilità per il giudice di nominare un perito d’ufficio → che rilegga e confermi la perizia
del perito precedente.
quando il giudice lo ritiene dichiara chiusa la fase istruttoria. Si parte con la fase conclusiva.
Le parti vengono invitati a deporre le memorie conclusive alle parti e al difensore del vincolo.
Si passa alla fase decisoria.

3. Fase della sentenza: hanno natura dichiarativa e non costitutiva → dichiarano la nullità del
matrimonio, non diventa nulla ma quel matrimonio fin dal suo sorgere era nullo perché
mancavano gli elementi essenziali.
Matrimonio validamente celebrato non potrà mai essere annullato.
Le sentenze di nullità matrimoniale non passano mai in giudicato. ⇒ le sentenze divenute
esecutive non sono intangibili ma vi è sempre la possibilità di impugnazione per nuovi

➢ Tutto avviene nel modo più riservato: le due parti vengono ascoltate separatamente.
Consigliato non iniziare processo di nullità canonica se non è già stata emessa sentenza di
separazione civile. Spesso perché vengono usate forme ricattatorie per concedere all’altro di
partecipare al processo canonico. → Per non mescolare questi due piani.

14/05/2024
Ord. italiano → succeduti 3 sistemi di regolamentazione del matrimonio:
1. Periodo connotato da separatismo dall’unità d’Italia ai patti lateranensi
➢ Doppia celebrazione → si sposavano davanti al sacerdote ma poi dovevano provvedere a una
seconda celebrazione davanti all’ufficiale di stato civile
➢ Patti lateranensi del 1929 pone fine a questo disagio della doppia celebrazione: art. 34:
Lo Stato italiano, volendo ridonare all'istituto del matrimonio, che è base della famiglia dignità
conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio,
disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.

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Le pubblicazioni del matrimonio come sopra saranno effettuate, oltre che nella chiesa parrocchiale,
anche nella casa comunale.
Subito dopo la celebrazione il parroco spiegherà ai coniugi gli effetti civili del matrimonio, dando
lettura degli articoli del Codice civile riguardanti i diritti ed i doveri dei coniugi (36), e redigerà l'atto
di matrimonio, del quale entro cinque giorni trasmetterà copia integrale al Comune, affinché venga
trascritto nei registri dello stato civile(37).
Le cause concernenti la nullità del matrimonio e la dispensa dal matrimonio rato e non consumato
sono riservate alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici (38). […]
➢ Competenza esclusiva del giudice ecclesiastico → questo comma scompare nell’art. 8 di villa
madama

1984: matrimonio religioso (non più concordatario) con effetti civili ⇒ art. 8 villa madama:
Art. 8 - 1. Sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto
canonico, a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe
pubblicazioni nella casa comunale. Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato spiegherà
ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile riguardanti i
diritti e i doveri dei coniugi, e redigerà quindi, in doppio originale, l’atto di matrimonio, nel quale
potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo la legge civile.
La Santa Sede prende atto che la trascrizione non potrà avere luogo:
a) quando gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la
celebrazione;
b) quando sussiste fra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile.
[…]
2. Le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del
decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo, sono, su domanda delle parti o
di una di esse, dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della corte d’appello
competente, quando questa accerti:
a) che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa in quanto matrimonio
celebrato in conformità del presente articolo;
b) che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici è stato assicurato alle parti il diritto di agire
e di resistere in giudizio, in modo non difforme dai principi fondamentali dell’ordinamento italiano;
c) che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia
delle sentenze straniere.
La corte d’appello potrà, nella sentenza intesa a rendere esecutiva una sentenza canonica, statuire
provvedimenti economici provvisori a favore di uno dei coniugi il cui matrimonio sia stato dichiarato
nullo, rimandando le parti al giudice competente per la decisione sulla materia.
➢ Principio della libertà religiosa → in ossequio al fatto che esiste nell’ord. italiano la possibilità
di cambiare il proprio credo religioso si è tenuto che i 2 coniugi potessero rivolgersi al giudice
civile per l’annullamento del vincolo
→ polonia secondo paese con più cause canoniche sul matrimonio
Dott.essa Aleksandra brzemia bonarek

Il modello polacco non è tutto come quello italiano.

Il lavoro di giudice ecclesiastico nelle cause di nullità matrimoniale & quali sono gli effetti delle
sue pronunce nel diritto statuale polacco
Concordato fra la santa sede e la repubblica di polonia (20 luglio 1993):

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Concordato tra la Santa Sede e la Repubblica di Polonia, 28 luglio 1993 - Segreteria di Stato
(vatican.va)
➢ Firmato quando non tutto il D. polacco era stato definito.
➢ Durante questo periodo (1989 – 1995) c’era una grande trasformazione politica → è stato
importante fare una nuova collaborazione tra la chiesa, che era molto forte al tempo in
polonia, e la repubblica polacca
➢ È stato scritto velocemente
➢ Oggi dopo 25/30 anni questo concordato non è ideale ma al tempo in cui è stato firmato
sembrava ideale.

Articolo 5:
“Nel rispetto del diritto alla libertà religiosa, lo stato garantisce alla chiesa cattolica, senza distinzione
di riti, il libero e pubblico esercizio della sua missione, insieme con l’esercizio della giurisdizione,
gestione e amministrazione dei propri affari, in conformità al diritto canonico.”
→ anche i vescovi, le parrocchie etc. sono persone giuridiche sotto il D. polacco.

(→ l’autorità civile hanno sempre cercato prima che si affermasse il principio della libertà religiosa
di intromettersi in qualche modo nella nomina dei vescovi e in alcuni casi di sottomettere l’effettività
della nomina ecclesiastica a una sorta di placet civile. ⇒ anche in Italia)
→ concordato = regolamento bilaterale formulato per essere in buoni rapporti

Art. 10:
1. Dal momento della celebrazione, il matrimonio canonico comporta gli effetti del matrimonio
contratto secondo la legge polacca, se:
a. Fra gli sposi non esistono impedimenti previsti dalla legislazione polacca
• L’impedimento per l’età
• Impedimento di incapacità leale – art. 11;
• Impedimento per malattia mentale o ritardo mentale – art. 12;
• La bigamia (anche in Codice penale) – art. 13
• L’impedimento di consanguineità in linea retta; fratelli e sorelle e affinità in
linea retta – art. 14;
• L’impedimento di adozione – art. 15; (dipende dalla legge statale)
» il Codice polacco della famiglia e della tutela
b. In occasione della celebrazione del matrimonio essi fanno una concorde manifestazione
della volontà di produrre tali effetti e
c. La celebrazione del matrimonio è stata trascritta nei registri civili su notifica trasmessa
all’ufficio dello stato civile entro 5 giorni dalla celebrazione del matrimonio; se questo
termine verrà prolungato, qualora non fosse stato osservato a causa di forza maggiore,
fino al momento della cessazione di essa.

Gli ostali nel diritto polacco e nel diritto canonico


L’impedimenti all’età, l’impotenza, la bigamia, la consanguineità in linea diretta e in linea collaterale
fino al quarto grado compreso, l’affinità in linea diretta, il rapimento o la detenzione di una donna,
l’impedimento del suicidio coniugale (provoca la morte del proprio coniuge per contrarre un nuovo
matrimonio), l’impedimento della differenza di fede (cattolico-non battezzato), l’impedimento
dell’ordinanza, l’impedimento del voto pubblico di castità in un istituto religioso, l’impedimento del
pubblico pudore, l’impedimento dell’affinità legale.
➢ I canoni da 1083 e 1094

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Legislatore ecclesiastico che ha la preoccupazione si salvare le persone: mette come impedimento
l’età minima, al di sotto della quale il matrimonio è invalido.
Polonia età minima matrimonio: una donna può chiedere di sposarsi a partire dai 16 anni, mentre
tale possibilità non esiste per gli uomini

Difetto del consenso coniugale (di volontà):


➢ i canoni da 1095 a 1103.
Mancanza di un uso sufficiente della ragione per fare una dichiarazione di consenso coniugale,
grave mancanza di discernimento valutativo dei diritti e dei doveri coniugali essenziali
reciprocamente dati e assunti, incapacità di natura psichica di assumere i doveri coniugali
essenziali; mancanza di una conoscenza minima del matrimonio (comunità permanente di un
uomo e di una donna finalizzata alla generazione di una prole mediante rapporti sessuali);
errore sulla persona, errore circa una qualità della persona, deceptio doloris, errore circa l’unità e
l’indissolubilità che determinano la volontà, esclusione del matrimonio.

I coniugi:
- Condividono l’abitazione e i beni comuni
- Condividono i beni del coniuge e le risorse finanziare
- Regolano congiuntamente le imposte
- Hanno la garanzia di una successione legale
- Esercitano congiuntamente i diritti parentali
- Un coniuge è il rappresentante legale dell’altro, eccetto nei casi previsti dalla legge.
- La presunzione di paternità de marito (180 giorni dopo il matrimonio e fino a 300
giorni dopo la cessazione della vita coniugale)

1. La preparazione alla celebrazione del matrimonio comprende l’istruzione dei futuri sposi
sull’indissolubilità del matrimonio canonico e sulle norme del diritto polacco concernenti gli
effetti del matrimonio.
➢ La maggior parte delle donne prendono il cognome del marito senza mantenere il cognome
da nubile
➢ Secondo la legge polacca gli obblighi e i doveri dei coniugi sono quelli di condividere la
propria vita
➢ Ordinamento polacco esige una preparazione del matrimonio, anche rispetto ai doveri e
diritti matrimoniali civili.
➢ Diritto canonico vive incarnato nel tempo

2. È di esclusiva competenza dell’autorità ecclesiastica sentenziare circa la validità del


matrimonio canonico, nonché circa le altre cause matrimoniali previste dal diritto canonico.
➢ Allora secondo quella legge, quali sono gli effetti del lavoro del giudice ecclesiastico nel diritto
statuale polacco?
Il giudice ecclesiastico nel pronunciare la nullità deve avere la certezza morale che la coppia
non starà più insieme

3. Sentenziare circa cause matrimoniali nell’ambito degli effetti definiti dalla legislazione
polacca, è di esclusiva competenza dei tribunali

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La polonia è, dopo l’Italia, il secondo paese in Europa per numero di sentenze emesse dai tribunali
ecclesiastici.
[Il concordato del 29 in Italia è stato siglato in un contesto in cui l’indissolubilità del vincolo da un
p.v. civilistico era assoluta. La miglior civilistica guardava con grande sospetto il concordato del 29
che ammetteva gli effetti civili di nullità canonica → l’idea che il matrimonio sia indissolubile dal p.v.
civilistico non esiste più ma prima era così radicale e profonda (negli anni 30) che si temeva che dare
efficacia a queste sentenze della nullità del matrimonio costituisse una contraddizione e una messa
in crisi dell’indissolubilità civile.]

Quando la coppia ha i figli è obbligatorio fare una domanda per definire il curatore dei figli, il quale
raccoglie i problemi della famiglia → prima del divorzio.
In polonia si può avere divorzio senza separazione.

La statistica polacca:
nell’anno 2022 in polonia sono stati celebrati 155 817 matrimoni, di cui 104 mila sono stati contratti
cattolici (concordatari)
nell’anno 2022 sono stati sentenziati 60162 divorzi in genere.
Solo il 5% dei fedeli divorziati chiedono la nullità del matrimonio = 2295 nuove domande (i libelli)
ogni anno → perché il divorzio è facilmente accessibile ⇒ l’unica ragione per chiedere la nullità è
che ci sia interesse di regolare la posizione di fedele davanti alla chiesa.

Le sentenze canoniche non passano mai in giudicato perché non si arriva mai ad una certezza
matematica della nullità.

16/05/24
Il D. canonico che è stato estromesso dalle facoltà giuridiche a fine 800 è rientrato negli ordimenti
delle facoltà giuridiche dopo una grande battaglia di grandi giuristi e canonisti anche laici (1930 –
1950) e hanno formato la mentalità di grandi giuristi del secolo scorso.
Estromettere dalla cultura giuridica il D. canonico significa privarsi di uno strumento tecnico che apra
ed educhi la mentalità di qualunque giurista.
Celebrazione matrimonio:
Art. 8 - 1. Sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto
canonico, a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe
pubblicazioni nella casa comunale. Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato spiegherà
ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile riguardanti i
diritti e i doveri dei coniugi, e redigerà quindi, in doppio originale, l’atto di matrimonio, nel quale
potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo la legge civile.

➢ Tratteggia il sistema matrimoniale vigente in Italia in rapporto al matrimonio religioso con


effetti civili (non si parla più di matrimonio concordatario) → se si vuol che il matrimonio
religiosa abbia effetti civile bisogna esprimerlo in modo chiaro attraverso uno specifico iter
⇒ per lo stato, a prescindere dalla religione (con intesa), il matrimonio è ugualmente efficace
sotto il punto di vista degli effetti civili qualora nel processo siano espresse esplicitamente la
volontà col matrimonio religioso di volere anche gli effetti civili di esso.
(Quali sono i sistemi matrimoniali che si sono succeduti in Italia. → possibile domanda esame)
➢ Scopo di accertare che non ci siano impedimenti che impediscano la trascrizione

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➢ 1975 il regime ordinario è quello della comunione dei beni → se i coniugi ritengono di optare
per la separazione dei beni devono dichiararlo. Normalmente dal p.v. fiscale, è più opportuno
il regime di separazione.
➢ Trascrizione del matrimonio: ha carattere costitutivo a livello civile.

La Santa Sede prende atto che la trascrizione non potrà avere luogo:
a) quando gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la
celebrazione;
➢ Il D. canonico in realtà non disconosce la validità del matrimonio quando l’uomo abbia 16 e
la donna 14 (età inferiore rispetto a quelli della legge) ⇒ in questi casi si chiede una dispensa
del tribunale dei minori.

b) quando sussiste fra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile*.
La trascrizione è tuttavia ammessa quando, secondo la legge civile, l’azione di nullità o di
annullamento non potrebbe essere piú proposta.
➢ Concetto di certezza di D. rispetto all’ord. statuale
La richiesta di trascrizione è fatta, per iscritto, dal parroco del luogo dove il matrimonio è stato
celebrato, non oltre i cinque giorni dalla celebrazione. L’ufficiale dello stato civile, ove sussistano le
condizioni per la trascrizione, la effettua entro ventiquattro ore dal ricevimento dell’atto e ne dà
notizia al parroco.
➢ Sono gli sposi che si amministrano i sacramenti del matrimonio.
➢ Il parroco è incaricato di pubblico servizio perché deve redigere l’atto di matrimonio e inviarlo
all’ufficiale di stato civile. Quando riceve l’atto di matrimonio ed entro 24h deve trascriverlo.
Il matrimonio ha effetti civili dal momento della celebrazione.

Il matrimonio ha effetti civili dal momento della celebrazione, anche se l’ufficiale dello stato civile,
per qualsiasi ragione, abbia effettuato la trascrizione oltre il termine prescritto.
➢ Tutela gli sposi rispetto alla data effettiva del loro matrimonio
➢ Istituto della trascrizione tardiva:
La trascrizione può essere effettuata anche posteriormente su richiesta dei due contraenti, o anche
di uno di essi, con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro, sempre che entrambi abbiano
conservato ininterrottamente lo stato libero dal momento della celebrazione a quello della richiesta
di trascrizione, e senza pregiudizio dei diritti legittimamente acquisiti dai terzi.
➢ Trascrizione tardiva → Prima poteva essere richiesta anche da terzi ora invece può essere
richiesta solo dagli sposi ⇒ Volontarietà degli effetti civili non possono essere sostituiti da
nessuno
➢ Le ragioni normalmente non sono ragioni particolarmente impugnabili perché sono spesso
legate al tema delle pensioni e delle redditività assicurative nel caso di vedovi → per quale
ragione si ammette
➢ Normalmente le autorità non si oppongono ma tengono ad escludere che i fedeli non
trascrivano il matrimonio → la chiesa ha una chiara rilevanza pubblica del matrimonio
pertanto cercano di incoraggiare gli sposi a dare effetti civili al matrimonio. Perché si è
pensato al regime della trascrizione tardiva e la chiesa l’ha accettato? Ragione: meglio che
siate coniugate sacralmente piuttosto che stare insieme aspettando di avere le condizioni per
la trascrizione.

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Efficacia delle sentenze di nullità canonica nell’ord. giuridico italiano (venir meno della disposizione
del concordato lateranense originario dove si diceva che la nullità siano riservate al giudice
ecclesiastico).
→ 1929: un matrimonio nasce nell’ord. canonico con una fisionomia specifica strutturata in
particolare modo (imperniata sull’insostituibilità e sull’irrevocabilità del consenso matrimoniale – in
mancanza di vizi e di impedimenti)
➢ Il giudice dello stato si limitava a recepire la sentenza a dargli seguito nell’ord. italiano.

➢ Unico caso di scioglimento del matrimonio canonico (a parte la morte): dopo lo scambio del
consenso non è avvenuta la consumazione del matrimonio → per giusta causa il vincolo può
essere sciolto (processo istruttorio molto complesso): atto che si chiama dispensa.
Questo procedimento è stato considerato un procedimento di natura Amm. e quindi non c’è
più sull’art. 8.
➢ Sulla qualificazione della dispensa come atto Amm. vi sono diversi studi.

2. * Le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del
decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo, sono, su domanda delle parti
o di una di esse, dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della corte d’appello
competente, quando questa accerti:
a) che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa in quanto matrimonio
celebrato in conformità del presente articolo;
b) che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici è stato assicurato alle parti il diritto di agire
e di resistere in giudizio, in modo non difforme dai principi fondamentali dell’ordinamento italiano;
c) che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia
delle sentenze straniere.
La corte d’appello potrà, nella sentenza intesa a rendere esecutiva una sentenza canonica, statuire
provvedimenti economici provvisori a favore di uno dei coniugi il cui matrimonio sia stato dichiarato
nullo, rimandando le parti al giudice competente per la decisione sulla materia.
➢ Le sentenze di nullità dell’ord. canonico non passano mai in giudicato →i casi si possono
sempre riaprire.
➢ Disposizioni che risalgono all’84 che non tengono in considerazioni della riforma avvenuta
successivamente.

3. Nell’accedere al presente regolamento della materia matrimoniale la Santa Sede sente l’esigenza
di riaffermare il valore immutato della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della
Chiesa per la dignità ed i valori della famiglia, fondamento della società.
➢ Una volta introdotto nell’ord. italiano il divorzio, disconosciuto l’automatismo degli effetti in
ambito processuale o sostanziale si comprende perché si è inserito questo terzo punto

*Protocollo addizionale
4. In relazione all’art. 8:
a) Ai fini dell’applicazione del n. 1, lett. b), si intendono come impedimenti inderogabili della legge
civile:
1) l’essere uno dei contraenti interdetto per infermità di mente;
2) la sussistenza tra gli sposi di altro matrimonio valido agli effetti civili;
3) gli impedimenti derivanti da delitto o da affinità in linea retta.

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➢ Differenza tra D. canonico e D. civile: per il primo esiste questo impedimento che è
considerato tale solo quando il delitto è consumato nel diritto dello stato è rilevante anche il
tentativo (inderogabile l’impedimento) → ai fine di trascrivere il matrimonio.
➢ Non consento il matrimonio tra i parenti in linea retta del coniuge. → nell’ord. canonico è
dispensabile mentre in quello dello stato è indispensabile.

b) Con riferimento al n. 2, ai fini dell’applicazione degli articoli 796 e 797 del Codice italiano di
procedura civile, si dovrà tener conto della specificità dell’ordinamento canonico dal quale è regolato
il vincolo matrimoniale, che in esso ha avuto origine. In particolare,
1) si dovrà tener conto che i richiami fatti dalla legge italiana alla legge del luogo in cui si è svolto il
giudizio si intendono fatti al diritto canonico;
2) si considera sentenza passata in giudizio la sentenza che sia divenuta esecutiva secondo il diritto
canonico;
3) si intende che in ogni caso non si procederà al riesame del merito.

c) Le disposizioni del n. 2 si applicano anche ai matrimoni celebrati, prima dell’entrata in vigore del
presente accordo, in conformità alle norme dell’art. 34 del Concordato lateranense e della legge 27
maggio 1929, n. 847, per i quali non sia stato iniziato il procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria
civile, previsto dalle norme stesse.

Il consenso è il fulcro del matrimonio canonico. Viene espresso in un momento ben preciso che è
quello di celebrazione del matrimonio. Quell’istante è il momento generico di tutto, senza questo
non vi è matrimonio.
C’è una indivisibilità e preminenza generica del matrimonio in fieri, dell’istante del consenso, e del
matrimonio in fatto esse, cioè del perseguimento del matrimonio.
Nell’ord. dello stato invece la convivenza matrimoniale sana il vizio → nella richiesta di efficacia di
una sentenza di nullità canonica si considera questa sentenza contraria all’ord. pubblico italiano.
Cosa deve fare la cassazione per argomentare questa tesi?
Ha dovuto cercare di capire cosa fosse la convivenza e matrimoniale e quanto tempo occorresse per
maturare quel tipo di convivenza. Non c’è una norma nell’ord. italiano che dice quando una
convivenza possa considerarsi breve o lunga.
Va a prendere un termine nella legge sull’adozione del ’93 → non ricorre però un’analogia tra questi
due termini. Infatti, la corte argomenta dicendo che una lunga convivenza si misura con il parametro
di 3 anni di matrimonio o convivenza tra le parti che consente a un bambino di avere un contesto
sufficientemente maturo e stabile per essere adottato.
Secondo la giurisprudenza delle sezioni unite quando una convivenza matrimoniale supera i 3 anni
non può più essere delibata nell’ord. canonico.
Il giudice civile professa anche nelle sentenze gemelle la propria incompetenza a dire quando è
cessato quel tipo di convivenza (≠ coabitazione). La contrarietà di ordine pubblico deve essere
rilevata e opposta davanti alla corte d’appello da una delle due parti. Infatti, nel caso delle sentenze
gemelle non viene accolta la domanda di non procedere alla delibazione perché l’eccezione della
lunga convivenza non era stato opposto davanti al giudizio davanti alla corte d’appello.

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