Le Idi di Marzo
Capitolo 1, Cesare in Egitto
Cesare si trova in Asia, ha sconfitto Pompeo Magno, che è fuggito in Egitto, e proprio per questo,
Cesare si reca ad Alessandria, dove una complicata situazione lo attende, c’è una guerra civile tra
Cleopatra e Tolomeo XIII, che pur avendo lo stesso padre hanno diversa discendenza.
Il re Tolomeo XIII, per la sua giovane età, è assistito da Potino e Teodoro, i veri nemici di Cesare.
Ad Alessandria Cesare incontrò Cleopatra, quest’ultima si invaghì di Cesare poiché lo reputava
come un dio, la regina d’Egitto trascorse una notte con il dittatore romano, da qui nascerà un
amore che durerà fino alla morte di Cesare.
Cesare strinse alleanza con gli ebrei e i meteci che abitavano ad Alessandria, e insegnò a Cleopatra
come governare l’Egitto.
Nonostante la guerra in Egitto fosse in una situazione di stallo, da una parte gli egiziani, comandati
da Tolomeo XIII e dal generale Achillas, e dall’altro lato Cesare, la guerra si risolse con la vittoria di
Roma, grazie anche all’aiuto di Mitridate di Pergamo, alleato dei Romani, nella battaglia finale a
Pelusio.
Dopodiché Cesare partì per fare una crociera lungo il Nilo ed esplorare le meraviglie del Alto
Egitto, assieme alla regina d’Egitto.
Capitolo 2
La marcia dei diecimila di Catone
Catone e Cicerone, due dei più importanti sostenitori della repubblica, si trovavano sulla costa
orientale dell’Adriatico, quando Labieno, un ufficiale piceno, comunicò la sconfitta di Pompeo
Magno, entrambi furono sconfortati dalla brutta notizia.
Dopo che molti dei sostenitori repubblicani trovarono rifugio nell’isola greca di Corcyra, i
comandanti decisero di opporre resistenza nella provincia africana, così Catone parte con la flotta
per raggiungere l’Africa, dopo una sosta in un’isola greca dove fecero rifornimento,Catone
raggiunse un paese vicino a Paretonio, da qui Catone arrivò fino ad Apollonia dove dovette spedire
tutte le sue navi a Gneo Pompeo,che doveva combattere una guerra in Sicilia, essendo senza navi,
Catone decise di marciare fino ad Utica in Tunisia, per due mesi Catone preparò la spedizione,
aveva bisogno di provviste per affrontare la marcia di 1400 miglia ma soprattutto di laserpicium,
digestivo per aiutare la digestione della carne.
La marcia partì a gennaio del 47 a.C. , il primo tratto fu poco spossante, Catone non si era ancora
avventurato nel deserto, e tra gli uomini non c’erano ancora segni di malattie.
Una volta arrivato a Utica Catone assieme a Sesto Pompeo dovette organizzare la tenda di
comando, poiché c’erano molte avversità tra i contendenti, alla fine scelse Metello Scipione,
quest’ultimo avrebbe preso il comando.
Catone inoltre cacciò Giuba, re della Numidia, poiché stava complottando per ottenere un
comando tra le file dei romani.
Capitolo 3
Il riordino dell’Asia minore
Anche in Giudea c’era una situazione difficile, poiché i figli della regina Alessandra erano in lotta e
ci volle Pompeo per sistemare la situazione, quindi arrivò Crasso che pur ereditando una provincia
pacifica non rispettò le usanze della provincia, l’ultimo a ereditare la provincia siriana fu Cassio,
che sconfisse i Parti e mise fine alle guerre intestine.
Cassio fu comunque cacciato da Bibulo poiché essendo un questore non avrebbe potuto entrare in
guerra indifferentemente dalla situazione, così Cassio si rifugiò a Tarso da Bruto, suo cognato, che
aveva ricevuto la grazia di Cesare.
Quest’ultimo dopo che ebbe sistemato la situazione in Egitto si recò a nord in Asia Minore dato
che Calvino, legato di Cesare, stava combattendo contro Farnace ,figlio di Mitridate il Grande,
proprio per questo Cesare andò in Turchia per aiutarlo.
Il dittatore romano però dovette fermarsi a Tarso, dopo aver diviso la Giudea in 5 distretti.
Qui organizzò la spedizione contro Farnace, Bruto e Cassio avrebbero preso parte ad essa.
Da Tarso Cesare salì fino a Zela nel Ponto meridionale, dove sconfisse Farnace in circa 4 ore contro
100000 uomini.
Così Cesare si recò verso Roma, lasciando Bruto in Grecia, e portando con lui Cassio.
Capitolo 4
Il Magister Equitum
Cesare torna a Roma e accolto dal cugino Lucio trova una situazione difficile, Dolabella, cognato di
Cicerone, continua a chiedere un’amnistia dei debiti, dato che ne è sommerso, mentre Marco
Antonio, non ha eseguito il suo dovere di Magister Equitum, non è stato a Roma nei tempi in cui
Cesare era assente e ha fatto giustiziare un gruppo di cittadini che si erano ribellati, ma che erano
comunque innocenti, l’erario di Roma è vuoto e Cesare deve riordinare la città.
Per prima cosa Cesare chiarì la situazione con Dolabella, poi quando Marco Antonio rientrò da
Capua, lo incontrò e lo rimproverò del suo comportamento, in particolare del massacro nel Foro,
successivamente Cesare parlò al popolo e lo convinse del fatto che l’amnistia dei debiti era
sbagliata, quindi fece una cena nella Domus Publica e assegnò incarichi ai vari invitati, tra cui gli
incarichi di console a Vatinio e Caleno fino a fine anno.
Come ultima cosa Cesare parlò alle legioni, la decima e la dodicesima si erano ammutinate, la
mancanza di disciplina da parte di Marco Antonio aveva fatto cadere nell’ozio i soldati e così
Cesare si dimise dall’incarico di dittatore, in modo tale che se Cesare fosse stato assassinato dalle
legioni stesse sarebbe stato solo l’assassinio di un cittadino privato e non di un dittatore.
Ma Cesare parlando ai soldati li convinse ad arrendersi e nonostante il perdono formale decise che
non sarebbero più state le sue legione predilette.
Alla fine dell’anno Cesare divenne console e nominò come suo compagno Marco Emilio Lepido.
Quando Bruto tornò a casa gli venne affidato l’incarico proconsolare da parte di Cesare in Gallia,
dopo aver ritirato tutto il materiale e le carte per il suo nuovo lavoro fece visita a Porzia, figlia di
Catone, quest’ultima proprio in quest’occasione liberò il suo amore per Bruto, che passò il resto
della giornata con lei.
Capitolo 5
Il male di vincere
Cesare partì per la provincia Africana,intento a porre fine alla resistenza repubblicana, prima si
impossessò delle riserve di grano repubblicane e poi si diresse a Tapso, dove ottenne una
schiacciante vittoria, e da Tapso decise di marciare su Utica, Catone allora lasciò ai cittadini di Utica
la libertà di arrendersi a Cesare, Catone si uccise, basandosi sulle parole di Socrate, tentò di
liberare la sua anima trafiggendosi con la sua spada.
Quando Cesare arrivò ad Utica, Catone si era già suicidato, e la città fu multata per aver prestato
aiuto ai repubblicani, gli ultimi oppositori di Cesare tra cui Sesto Pompeo, Tito Labieno, Metello
Scipione si rifugiarono in Spagna abbandonando la provincia Africana.
Capitolo 6
Cesare dopo esser tornato a Roma svolse i suoi incarichi alla Domus Publica tra cui porgere le
condoglianze alla famiglia di Catone, partecipare ai banchetti tra familiari, in particolare con
Filippo che lo invitò ad un banchetto.
Marco Antonio era con Poplicola, Cotyla e Cimbro, e decise di provare ad uccidere Cesare,
fallendo, il giorno dopo Cesare convocò il Senato per discutere delle varie leggi e per denunciare
l’accaduto del tentato omicidio, senza però fare il nome di Marco Antonio, inoltre espose molte
leggi agrarie tra cui quella per il sussidio del grano.
Altro evento importante fu l’arrivo a Roma di Cleopatra, che fu accolta in modo poco regale, con
l’assenza di Cesare che era troppo indaffarato nel lavoro, aveva ormai partorito il figlio che aveva
avuto con Cesare, Cesarione aveva già 1 anno e mezzo anni e sapeva già parlare. Cesare però andò
a trovarla, conobbe il giovane Cesarione e rimase colpito dall’intelletto del giovane.
Cesare dopo aver fatto visita a Cleopatra, organizzò il suo trionfo a Roma, sarebbero state fatte
sfilare le sue legioni e sarebbero state riprodotte le battaglie e le conquiste.
Capitolo 7
Le prime Crepe
Cesare è costretto a recarsi in Spagna per mettere fine ai repubblicani, e mentre è via gli giunge
una lettera di Servilia che gli comunica che Cicerone ha scritto il Cato un elogio a marco porcio
Catone, questo rende furioso Cesare che decide di ribattere alle parole di Cicerone.
Cesare, infuriato contro i repubblicani decide di evitare la politica della clemenza e ha intenzione
di devastare chiunque si metta tra lui e l’esercito nemico.
La battaglia decisiva si tenne a Munda, dove Labieno e Gneo Pompeo morirono mentre Sesto
scappò assieme alla moglie di Gneo.
Anche Caio Ottavio dopo molto tempo giunse in Spagna dove conobbe Agrippa, contrubernalis di
Quinto Pedio, e stette gran parte del suo tempo con Cesare che gli diede molti consigli su come
comportarsi e migliorare.
Trebonio, Decimo Bruto e Marco Antonio chiacchieravano tra di loro e finirono per parlare sul
fatto che loro erano pedine di Cesare e che dipendevano esclusivamente da lui, quindi la soluzione
sarebbe stata assassinarlo.
Intanto Bruto era tornato dalla Gallia era migliorato notevolmente e subito partì per Tuscolo
assieme a Porzia, sua nuova moglie, con lei passò la notte, nel frattempo Servilia però scoprì il
matrimonio del figlio con la figlia di Catone, e andò su tutte le furie, incendiando lo studio di Bruto
e insultando Porzia per il suo comportamento
Molti Senatori si recarono da Cesare che era ancora sulla strada di ritorno, tra questi c’erano
anche Bruto, Trebonio e Decimo Bruto.
Trebonio e Decimo Bruto incominciarono a ragionare sul fatto dell’omicidio di Cesare, sarebbe
dovuto sembrare una liberazione da un tiranno che governava Roma e non un assassinio, inoltre
sarebbero stati coinvolti un numero molto ampio di Senatori, i quali avrebbero dato importanza
alla causa.
Ben sessantadue senatori recarono omaggio a Cesare per la vittoria in Spagna tra cui anche Marco
Antonio, che viene trascinato da Trebonio dentro il circolo “Liquida Cesare”, il suo compito
sarebbe stato quello di far sembrare che l’omicidio fosse una Liberazione da un tiranno.
Cesare successivamente si recò ad un banchetto assieme a Cassio, Bruto e altri senatori o
governatori come Pansa, e anche Caio Ottavio.
Cesare partì per la sua villa in campagna, doveva sistemare molte faccende politiche ed
economiche, scelse come console subalterno Marco Antonio poiché non volevo portarlo con sé
nella campagna dei Parti, mentre scelse Dolabella come console superiore. Infine dovette scegliere
il suo erede, nonostante alla fine del capitolo non si sveli chi sia il prescelto, si può facilmente
intuire che la scelta ricadde su Caio Ottavio.
Capitolo VIII
La caduta del Titano
Intanto il Circolo Liquida Cesare stava crescendo, dentro c’erano oltre che Trebonio e Decimo
anche Basilio, Aquila, Murco, e molti altri personaggi che Cesare detestava.
Cesare dopo il trionfo della campagna spagnola, che si tenne ad Ottobre, assegnò i vari incarichi,
tra cui Marco Antonio divenne console subalterno, Dolabella console superiore, Calvino come
Magister Equitum, Trebonio come governatore della provincia asiatica e Decimo Bruto come
governatore della Gallia Cisalpina.
Con l’inizio dell’anno nuovo molti dei senatori incominciarono ad attribuire a Cesare onori da re e
divinità, tutto ciò che Cesare non desiderava, durante la festa di Giove Ottimo Massimo, alcuni dei
senatori inneggiarono a Cesare come se fosse un re, questi ultimi verranno espulsi dal Senato.
I Liberatori, ovvero gli assassini di Cesare stavano sempre più crescendo, al circolo si unì anche
Cassio, intanto Dolabella fu nominato console suffecto nonostante il non volere di Antonio.
Cesare a febbraio incominciò ad organizzare la sua campagna contro i Parti, spostando i fondi
bellici a Brundisium, poi salutò Ottavio.
Dopo le feste dei Lupercali, festività molto antica dove 3 membri del colleggi dei Lupercio
correvano e batteavno con una frusta le persone a cui passavano di fianco, coloro che erano stati
battuti avrebbero concepito, Marco Antonio era uno dei 3 membri e corse per tutta Roma fino al
tempio di Giove Ottimo Massimo.
Cassio si recò da Bruto e lo supplicò di unirsi all’omicidio di Cesare, Bruto inizialmente rifiutò ma
poi Porzia inominciò a scrivere sui muri della città frasi che ricordavano il fatto che il primo dei
Bruti aveva libero Roma dal re, uccidendolo, era un riferimento al fatto che Bruto non volesse
uccidere Cesare, ma alla fine il giovane si convinse.
Il Circolo Liquida Cesare si riunì per l’ ultima volta per decidere il luogo d’incontro e come svolgere
il delitto, Trebonio avrebbe trattenuto Antonio fuori dal Senato, mentre gli altri membri lo
avrebbero colpito.
Cesare e suo cugino si stavano dirigendo in Senato, sia Cleopatra che l’indovino Spurinna lo
avvertirono che il giorno delle Idi di Marzo sarebbe stato fatale al dittatore romano.
Cesare dormì il tredicesimo giorno da Cleopatra, mentre la sera dopo andò a casa di Lepido,
nonostante dovesse lavorare, si sistemò su un triclinio isolato, poi arrivarono molti ospiti tra cui
Trebonio, Bruto, Cassio, Decimo, Antonio, Calvino, Filippo.
Il giorno dopo Porzia svegliò Bruto, e fu subito rinchiusa nella sua stanza, per Bruto sua moglie era
ammattita.
Cesare si presentò in Senato, quasi tutti i Senatori erano fuori, Trebonio stette con Antonio mentre
Dolabella andò a giocare a dadi, il primo dei Liberatori che colpì Cesare fu Casca, successivamente
ogni Liberatore lo colpì, dopo che Cesare fu ucciso nessuno fece il discorso programmato le sere
prima, ognuno scappò spaventato, persino i Liberatori si fecero prendere dal panico.
Antonio corse nel foro con i littori, mentre i Liberatori si rifugiarono nel tempio sul Palatino,
Cicerone fu l’unico ad essere felice sentendo quella notizia, Servilia quando seppe della morte di
Cesare e di Bruto che era stato convinto da Porzia le saltò addosso e dopo una rissa Porzia fu
rinchiusa nella sua camera.
Antonio, quella notte andò a casa di Cesare, cercava soldi per rimediare ai suoi debiti, c’era anche
lucio Pisone, amico di Cesare, quest’ultimo cercò di evitare che Antonio cercasse soldi nella casa di
un morto, Antonio allora andò al tempio delle vestali, e chiese il testamento di Cesare, restò
stupefatto quando lesse che l’erede del grande dittatore romano era Caio Ottavio,Antonio tornò a
casa sua irato, dovette raccontare tutto a Lepido e Dolabella.
Vennero celebrati i funerali di Cesare,Roma era rimasta scandalizzata dall’assassinio del suo
dittatore, ognuno dei fedeli a Cesare era sconsolato, Lucio Cesare andò a Neapolis, Cleopatra
tornò in Egitto, Pisone era sconfortato, e nessuno aveva fiducia che Caio Ottavio potesse risolvere
la situazione.
Capitolo IX
L’erede di Cesare
Ottavio si trovava ad Apollonia, Solo 1 mese dopo la morte di Cesare gli arrivò una lettera che
annunciava la morte di Cesare, Ottavio si recò immediatamente a Brundisium, dove lo aspettava il
suo patrigno.
Filippo mandò un’altra lettera al figlio dove gli comunicava la sua eredità e l’adozione da parte di
Cesare di Ottavio.
Arrivati nei pressi di Brundisium, nonostante le difficoltà che l’asma procurava a Cesare,
quest’ultimo si addormentò, la mattina seguente spostò i fondi bellici fuori da Brundisium, poiché
temeva che Antonio li avrebbe usati per fini personali.
Ottavio andò a Neapolis dove incontrò suo padre e sua madre, entrambi erano restii che Ottavio
accettasse l’eredità, pensavano che era troppo pericoloso.
Mentre Ottavio stava nella sua villa, molti andarono a trovarlo, Balbo, Pansa, Irzia e pure Cicerone.
I Liberatori nonostante il loro delitto, non erano stati arrestati, Antonio come promesso aveva
fatto sì che a loro furono affidate comunque le province, e così Trebonio andò nella provincia
asiatica, Bruto e Cassio erano indecisi se partire o meno, e tutti gli altri in qualche modo si stavano
allontanando da Roma.
Antonio volevo ricevere dal Senato la provincia della Gallia in modo tale da poter lasciare Roma,
mentre Ottavio entrò a Roma e parlò subito dai rostri al popolo romano, dopo che Antonio ebbe
un dialogo molto acceso con Ottavio riguardo ai fondi bellici di Brundisium, andò al tempio di Ops
per recuperare denaro con cui pagare i suoi debiti.
Ottavio stava continuando nel suo piano, ovvero quello di farsi considerare come il figlio di un dio,
tant’è che durante i giochi funebri spuntò una stella chiomata che fu definita come l’immagine del
dio Cesare, Ottavio era apprezzato dal popolo e Antonio dovette far la bella figura stringendo la
mano di Ottavio in pubblico. Ottavio inoltre stava avvicinando a sé le legioni che lo apprezzavano
anche grazie ai larghi doni economici che dava loro.
Inanto Cassio e Bruto erano fuori Roma temevano troppo i pareri del popolo, fino a quando,
probabilmente per sbarazzarsi di loro, il senato affidò loro due province, Creta e la Cirenaica.
Il duello tra Ottavio e Cicerone si faceva sempre più aspro, le legioni preferivano affiancarsi ad
Ottavio e il popolo sosteneva il giovane figlio di Cesare, Cicerone che era a Roma aveva intenzione
di scacciare sia Anotonio che Ottaviano, Antonio, invece, provò a far dichiarare Ottaviano Hostis
fallendo.
Ottaviano non era a Roma si era traferito ad Arretium con le sue legioni, e la quarte legione si era
schierata a suo favore.
La situazione era fertile per una seconda guerra civile, Antonio voleva eliminare i suoi avversari,
Ottaviano voleva farsi apprezzare dal popolo ed entrare nel Senato, Pansa e Irzio che erano consoli
non riuscivano a controllare il Senato, Bruto era ad Atene e Cassio voleva riprendersi la Siria che
stava per essere conquistata da Dolabella.
Capitolo X
Eserciti ovunque
Cicerone ormai si era abituato a discutere contro Marco Antonio, che si era rifugiato a Modena per
combattere contro Decimo Bruto che era il governatore ufficiale della Gallia.
Ottaviano, era riuscito ad ottenere il comando di ben 6 legioni ed ora si stava muovendo verso
Antonio, quest’ultimo sconfisse Pansa, e Ottaviano si alleò con Decimo Bruto, anche se l’alleanza
durò poco dato che Decimo dovette andare contro Ventidio che veniva, da oriente.
Lepido si unì ad Antonio, che era stato sconfitto e che si ritirava nell’Italia nord-occidentale,Decimo
Bruto invece fu ucciso dai Brenni una tribù nordica che considerava Cesare come eroe.
Ottaviano riuscì a diventare console superiore, con l’approvazione un po’ stretta del Senato.
Capitolo XI
IL triumvirato
Ottaviano decise di perseguire i Liberatori, inoltre fece un accordo con Antonio, né Ottaviano né
Antonio volevano combattere e così si incontrarono su un’isola, Antonio e Ottaviano avrebbero
proscritto i beni dei Liberatori e di tutti gli ex Repubblicani, proscritto i Liberatori per ottenere
fondi per Roma, poi Antonio,Lepido e Ottaviano si sarebbero uniti nel Triumvirato, così decisero di
tornare a Roma riappacificati.
Cicerone era sempre più in crisi tant’è che si rifugio nelle sue ville di campagna, dove mentre era in
viaggio fu ucciso, anche lui era finito sulla lista dei proscritti.
I triumviri decisero di far pagare anche a tutte le donne che avevano il controllo sui propri soldi un
anno di tributi, questo fece scatenare una protesta sul Foro dove molte donne si ribellarono.
Capitolo XII
A est dell’Adriatico
Bruto stava andando a est, voleva aiutare Cassio nell’impresa di sconfiggere Dolabella in Siria,
prima però conquisto alcuni territori della Tracia, le notizie arrivavano a Bruto molto frammentate
e non sempre vere, di sicuro gli arrivò il messaggio che era stato proscritto.
Cassio invece sconfisse Dolabella, ottenendo così una buona armata.
In Egitto c’era una pestilenza, e Cleopatra dovette far fronte a questo grande problema, chiedendo
aiuto ad Ottaviano anche se in modo molto indiretto, Ottaviano però rispose molto male alle
richieste di aiuto di Cleopatra e così la regina d’egitto dovette sperare che venisse a farle visista
qualche altro uomo dal sangue Giuliano.
Capitolo XIII
Finanziare l’esercito
In questo capitolo Cassio e Bruto decidono di razziare l’Asia Minore,Rodi, e varie terre orientali per
arruolare un buon esercito e sconfiggere Antonio e Ottaviano, molte città come Xanto servirono a
questo intento e così Bruto e Cassio riuscirono a mettere insieme un buon esercito.
Capitolo XIV
Filippi: tutto a metà
Ottaviano e Antonio devono decidere come organizzare la spedizione in Macedonia contro Bruto
e Cassio, ma c’era un altro problema, Sesto Pompeo, che occupava la Sicilia al posto di Ottaviano,
proprio per questo dopo un breve scontro in cui Sesto pareva avere la meglio Ottaviano incontrò il
figlio di Pompeo Magno per trattare, Sesto Pompeo infatti aveva grande disponibilità di grano, non
poteva commerciare con Bruto e Cassio, loro ne avevano già in abbondanza, allora fece un
accordo con ottaviano, avrebbe venduto il grano ad un prezzo più economico, e Ottaviano lo
avrebbe reso il governatore della Sicilia.
Bruto e Cassio invece si incominciarono a spostare andarono ad occupare l’isola di Taso in Grecia e
il porto di Neapolis, c’era però un blocco tra Filippi, antica città macedone, e Anfipoli, infatti Saxa e
Norbano si erano ben organizzati e riuscirono a bloccare i due Liberatori, successivamente
costruirono due campi separati uno per Bruto e uno per Cassio, Cassio in quel periodo stava
proteggendo e tutelando Bruto nonostante quest’ultimo non se ne accorse mai.
Antonio arrivò a in Macedonia e si accampò proprio davanti all’accampamento di Cassio e Bruto, i
due Liberatori non volevano dar battaglia, ma probabilmente lo scontro era inevitabile.
Antonio creò un canale dove i suoi uomini potevano camminare senza essere visti e attaccare di
sorpresa, fu proprio così il ventitreesimo giorno di ottobre, gli uomini di Antonio attaccarono,
Antonio ottenne un successo contro il campo di Cassio ma alcuni uomini dei Liberatori attaccarono
il campo di Ottaviano e poiché quest’ultimo a causa dell’asma non c’era, le poche reclute furono
uccise e il campo razziato. Cassio morì, poiché vide che dei cavalieri triumvirale circondavano
Titinio, suo alleato, e pensando che volessero ucciderlo lui si fece uccidere dal proprio liberto, ma
Cassio si sbagliò, i cavalieri erano dei Liberatori.
Così rimase solo Bruto in vita, che seppe della morte di Cassio solo dopo.
Antonio invece tornato nel suo campo rimproverò Antonio del suo comportamento codardo, ma
Ottaviano non si smosse, anzi restò più impassibile del solito.
Nel campo di Bruto invece i suoi uomini volevano combattere, erano emozionati per lo scontro ma
Bruto continuava a rimandare l’attacco, Bruto non voleva la guerra,non avrebbe mai attaccato.
Solo a Dicembre Bruto ormai obbligato dai suoi soldati diede il segnale di attacco e così lo scontro
decisivo ebbe luogo a Filippi.
Bruto scappò e lasciò il suo esercito quasi sconfitto a combattere senza un generale, così l’ultimo
dei Liberatori scappò assieme ad altri legati, il liberto di Bruto si sacrificò per il suo padrone
mentre gli altri legati si accamparono per la notte in un posto isolato.
Quella notte Bruto si suicidò e il corpo fu portato da Antonio.
Antonio ci tenne a far fare un funerale a Bruto nonostante il disaccordo con Ottaviano che invece
prese la testa di Bruto la mise in salamoia, così la testa di Bruto partì per l’ Italia, ma durante il
viaggio una violenta tempesta colse di sorpresa la nave e i marinai buttarono in mare il vaso con la
testa e la tempesta subito si placò.