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Psicologia Generale

riassunto del libro psicologia cognitiva

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PSICOLOGIA GENERALE

PSICOLOGIA COGNITIVA
Capitolo 1 → Cos’è la psicologia cognitiva?
La psicologia cognitiva → branca della psicologia che studia i processi mentali e il
modo in cui essi influenzano le nostre capacità di interazione con l’ambiente. è lo
studio scientifico della cognizione.

Cognizione → sono tutti quei processi che trasfromano, semplificano, elaborano,


immagazzinano, recuperano e usano uno stimolo sensoriale.
Le origini della psicologia 1) Ricerche sulla percezione umana
cognitiva: → Gestalt: ritiene che noi facciamo
esperienza della forma intera o
All’inizio del ventesimo secolo, un
dell’insieme, piuttosto che della
gruppo di psicologi inizia a pensare
somma delle singole parti.
che si potesse comprendere e
2) Ricerca sui fattori umani: si
studiare solo ciò che era visibile →
concentrano sullo studio dei limiti
comportamentisti.
delle nostre capacità mentali
Ma la spiegazione dell’attività umana (compiti cognitivi).
necessitava di teorie dei processi 3) Simulazione computerizzata:
mentali → psicologia cognitiva. vengono utilizzati dei programmi
informatici per simulare e
Nasce da 4 discipline: la ricerca
comprendere l’essenza della
nell’ambito della percezione umana,
cognizione umana.
la ricerca sui fattori umani, la
4) Neuroscienze: studio scientifico
simulazione computerizzata e le
della relazione tra funzione
neuroscienze
cognitiva e struttura cerebrale.
I metodi della ricerca cognitiva:

- Accuratezza della risposta → consiste nel chiedere ad una persona di


svolgere un compito cognitivo impegnativo e valutare se il partecipante
fornisce una risposta esatta all’interno di una finestra temporale specifica.
- La risposta prodotta → registrare le effettive risposte dei partecipanti quando
rievocano liberamente un evento.
- Latenza della risposta → calcola la quantità di tempo che ciascuna persona
ha impiegato nel fornire una risposta. Detta anche tempo di reazione o tempo
di risposta. E’ il tempo che intercorre tra il momento in cui viene presentato lo
stimolo e il momento in cui risponde.
- Trasferimento dell’apprendimento → scoprire se un particolare metodo di
presentazione delle informazioni contribuisce a migliorare la comprensione.
Capitolo 2 → Il cervello e la cognizione.
Il cervello umano è costituito da cellule connesse tra loro da fibre immerse in un
ambiente chimico → neuroni.

Ogni neurone è costituito da:

- il corpo cellulare (elabora e trasmette le informazioni)


- le fibre, dendriti (veicolano gli input al corpo cellulare)
- un assone (connettono i neuroni e veicolano i segnali), ogni assone termine
con le sinapsi (spazio vuoto tra i neuroni che si riempie di sostanze chimiche
dette neurotrasmettitori quando un segnale elettrico viene trasmesso lungo
l’assone).
Le principali suddivisioni del cervello:
Il cervello è suddiviso in tre principali sezioni, dal basso verso l’alto:
- Romboencefalo → controlla i processi automatici deputati alla regolazione
delle funzioni vitali come il respiro, il battito cardiaco, la deglutizione e i cicli
sonno-veglia. Un'importante regione è il cervelletto che si occupa
dell’equilibrio, della coordinazione dei movimenti volontari e compiti cognitivi
complessi. (sindrome di Joubert → lesione dell'attaccatura delle due metà del
cervelletto).
- Mesencefalo → centro di smistamento dell’informazione sensoriale in
ingresso (uditiva e visiva). (morbo di Parkinson → lesione alla struttura
mesencefalica chiamata substantia nigra che produce dopamina).
- Prosencefalo → circonda il mesencefalo e comprende la corteccia cerebrale.
Regola i processi mentali superiori e consente alla persone di portare a
termine compiti cognitivi complessi che implicano l’apprendimento, la
memoria, il pensiero e il linguaggio. La porzione più esterna è la corteccia che
presente delle profonde pieghe chiamate solchi e consentono alla superficie
del cervello di ripiegarsi all’interno del cranio.
Lateralizzazione cerebrale:

Il cervello è composto da da due metà separate nel mezzo, ciascuna metà si


chiama emisfero. I due emisferi sono connessi da spessi fasci di fibre dette
commessure, la commessura più grande è detta corpo calloso. Quando il fascio di
fibre del corpo calloso è reciso si fa esperienza dello split brain.

Emisfero destro → comprensione del linguaggio figurato e delle metafore.

Emisfero sinistro → funzioni di base del linguaggio, come la produzione, l’analisi


grammaticale, la comprensione.
Localizzazione cerebrale:
Le aree del cervello in rilievo si chiamano giri e tra i rilievi vi sono profondi solchi
detti fissure. Le fissure dividono la corteccia in quattro sezioni dette lobi:
- Lobo occipitale→ ha il compito di elaborare i segnali che arrivano dai nostri
occhi. Viene mantenuta l’organizzazione della retina grazie alla corteccia
visiva primaria. (lesione→cecità corticale).
- Lobo parietale→sopra il lobo occipitale e registra le esperienze sensoriali che
riguardano il tatto, il gusto e la vista. Riconosce la posizione degli oggetti nello
spazio dopo che il lobo occipitale li ha identificati. Ruolo importante anche per
il ragionamento spaziale e matematico.
- Lobi temporali→elaborano i suoni e sono importanti per il linguaggio e la
memoria a lungo termine.
- Lobo frontale→esercita molte funzioni associate all’attenzione, alla memoria,
al problem solving, alla comunicazione.
Plasticità cerebrale:

una delle proprietà del cervello è la sua


flessibilità organizzativa che rende possibile il
recupero dopo lesioni o altri deficit. I
ricercatori definiscono il cervello come
“plastico” perchè può essere modificato
dall’esperienza. Le cellule cerebrali
sviluppano nuove connessioni: tale processo
è chiamato neurogenesi.
I metodi di visualizzazione cerebrale:
Esistono degli strumenti per esaminare la relazione tra attività neurologica e i
processi cognitivi → neuroimmagini.
Esistono tre metodi di visualizzazione cerebrale nell’ambito delle neuroscienze
cognitive:
- Elettroencefalografia (EEG) →utilizza elettrodi sul cuoio capelluto e registrano
l’attività elettrica del cervello. I segnali variano in base allo stato di attivazione
della persona.
- Tomografia a emissioni di positroni (PET) →utile a individuare quale area del
cervello si attiva durante eventi cognitivi. Maggior coinvolgimento di un’area è
uguale a una maggiore irrorazione sanguigna. Viene iniettato del glucosio
radioattivo. Ha però due limiti: il primo è che per misurare la risposta ci vuole
del tempo, la seconda è che i traccianti chimici vengono assorbiti
rapidamente e questo riduce il tempo. Inoltre è una procedura invasiva dato la
sostanza radioattiva.
- Risonanza magnetica funzionale (fMRI) →quando una regione si attiva
aumenta la quantità di sangue e quindi di ossigeno. Queste modificazioni
influiscono sul segnale magnetico cerebrale. Questo segnale si chiama
risposta BOLD e viene registrata producendo un’immagine dell’attività
elettrica.
- Stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) →influenza l’attività
elettrica di un’area del cervello. Essa funziona creando una debole corrente
elettrica tramite dei magneti in prossimità della testa. Essa può determinare
un aumento o una diminuzione dell’attività di una specifica area cerebrale e
aiuta a identificare la funzione di quell’area.
Capitolo 3 → L’attenzione
Attenzione→processi cognitivi che ci permettono di concentrarci su di un insieme
di eventi presenti nell’ambiente ignorandone altri.
Filtro attentivo→seleziona gli eventi a cui prestare attenzione e che
raggiungeranno quindi la nostra coscienza.
Proprietà dell’attenzione:
- limitata: siamo in grado di focalizzarci solo su un numero limitato di eventi per
un periodo limitato.
- selettiva: ci focalizziamo solo su alcuni eventi a discapito di altri.
Quando vengono presentati degli stimoli nuovi si attivano i circuiti del “dove” e del
“che cosa”, questi due circuiti elaborano informazioni circa la posizione spaziale
degli oggetti e ci permettono di dargli un nome.
Dove → dalla corteccia visiva/uditiva al lobo parietale.
Che cosa → dalla corteccia visiva/uditiva al lobo temporale.
Il fascio di luce (spotlight) → mentre prestiamo attenzione a degli eventi nella
periferia dell’attenzione ci sono altri eventi. Lo spotlight è una capacità cognitiva di
mettere a fuoco o centrare la nostra attenzione da un evento all’altro.

- L’attenzione può essere spostata e focalizzata.


- Ci vuole un certo tempo per spostare l’attenzione.
- L’attenzione ha una risoluzione limitata, la luce è più fioca nella periferia.
- Riusciamo a prestare attenzione a un numero limitato di item
contemporaneamente: 4 item.
Il magazzino sensoriale:
Magazzino sensoriale →sistema di memoria tampone perché ospita il flusso di
informazioni in ingresso abbastanza a lungo da permetterci di prestarci attenzione.
Viene chiamato buffer di memoria perché separa gli stimoli in ingresso da ogni
altro stimolo che ha a che fare con il nostro sistema cognitivo. Isola l’informazione
in entrata e consiste in memorie separate in base agli input sensoriali.
Capacità → non c’è un limite di capacità, ma le persone non riescono a riferire più
di 4.5 item perché l’informazione lascia la memoria in maniera più veloce rispetto
a ciò che si riesce a verbalizzare (Sperling).
Durata e decadimento →fino a che non scompare l’informazione dal buffer o viene
sostituita da un evento in ingresso (mascheramento). Se due eventi sono molto
ravvicinati tra loro appariranno sovrapposti e saranno percepiti come un unico
evento.
La codifica delle informazioni nel magazzino sensoriale → il magazzino sensoriale
conserva le informazioni senza analizzarle. L’informazione, quindi, è nella sua
forma sensoriale originaria. Si tratta di un magazzino precategoriale perché
immagazzina le informazioni prima che vengano categorizzate.
Attenzione come filtro dell’input sensoriale:
Entro un secondo da quando viene catturato, lo stimolo viene elaborato dal
sistema attentivo (elaborazione attentiva). Il focus attentivo a volte si sposta da un
evento ad un altro in funzione delle sue caratteristiche:
- fisiche →un esempio è il fenomeno del cocktail party, quando sentiamo il
nostro nome anche se siamo immersi in una conversazione; oppure i
messaggi a contenuto sessuale esplicito vengono notati immediatamente.
- contenuto→il nostro sistema viene attivato sia da caratteristiche sensoriali,
sia da ciò che il sistema ritiene importante per la nostra sopravvivenza.
- rilevanza→anche il messaggio a cui non stiamo prestando attenzione entra
nel nostro magazzino sensoriale e viene eliminato solo in un secondo
momento, qualora non sia rilevante (teoria della selezione tardiva).
Processi attentivi automatici e controllati:

Processi automatici→danno luogo a decisioni che non sono controllate in maniera


consapevole, tuttavia possono essere dominati con uno sforzo cosciente
(elaborazione controllata).

Elaborazione automatica→i processi automatici sono attivati senza averlo deciso.


Essi operano in modo rapido e non necessitano di molte risorse attentive.

Elaborazione controllata→sono volontari, controllati, vengono eseguiti


intenzionalmente.

Processi automatici e controllati avvengono contemporaneamente e questo ci


permette focalizzare la nostra attenzione su compiti impegnativi e critici, non
automatici, e allo stesso tempo gestiamo un numero apparentemente illimitato di
compiti concomitanti che necessitano in minima parte di risorse attentive.
L’attenzione è una risorsa:
La nostra capacità di focalizzare l’attenzione varia con il numero, la complessità
dei compiti e in base a quanto siamo mentalmente arrivati in quel momento. La
difficoltà che incontriamo nell’eseguire simultaneamente compiti multipli riguarda il
costo della risorsa, se il costo è troppo elevato, la nostra performance sarà
scadente.
Limitazione delle risorse rappresentata da quattro fenomeni:
- attentional blink→è il momento in cui si sta regolando o spostando
l’attenzione e si è incapaci di prestare attenzione a un nuovo evento
bersaglio. Se due eventi avvengono simultaneamente il cervello li coglierà
come un unico evento. Quando c’è una latenza maggiore tra i due eventi, il
cervello deve finire di elaborare il primo prima del secondo che non verrà
colto se avviene nel lasso di tempo dell’attentional blink.
- La cecità di ripetizione→è la ridotta capacità di percepire stimoli ripetuti
durante una presentazione seriale rapida.
- La cecità al cambiamento→i cambiamenti negli oggetti che si trovano al
centro del focus attentivo vengono rilevati prima rispetto a quelli nella
periferia.
- La cecità di disattenzione→le caratteristiche del focus attentivo possono
talvolta far sì che le persone perdano interi eventi. Questo succede quando i
compiti cognitivi interferiscono tra loro per le risorse attentivo (esempio
guidare e usare il telefono).
Neuropsicologia dell’attenzione:
Quattro disturbi che riguardano l’attenzione:
- Simultaneoagnosia →difficoltà di riconoscere due o più oggetti
contemporaneamente →lesione al lobo parietale (2)
- Eminegligenza→consiste nel fatto che le persone non sono in grado di
spostare il loro focus attentivo su di una parte del loro campo visivo. Ciò
avviene anche se loro capacità di vedere è intatta (cecità attentiva). → E’ un
sintomo di un disturbo neurologico chiamato sindrome del lobo parietale (2).
- Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) →è un problema
neuro-comportamentale. I bambini affetti da adhd assorbono o sono interessati
a un'eccessiva quantità di stimoli dell’ambiente e hanno difficoltà a filtrare ed
escludere le informazioni non necessarie. E’ dato da un causa biologica →
riduzione del flusso ematico nei lobi frontali (4).
- Malattia di Parkinson→uno dei sintomi della malattia di Parkinson ad uno
stadio avanzato riguarda il sistema attentivo (difficoltà a concentrarsi e a
impegnarsi in un compito che non conosce bene). →gagli alla base dei lobi
frontali (4).
Capitolo 4 →Il riconoscimento di pattern.
Il riconoscimento di pattern →due configurazioni attraverso le quali le persone
utilizzano frammenti di stimolazione sensoriale per identificare ciò che hanno
esperito. Per fare ciò si ha bisogno che la persona presti abbastanza attenzione
allo stimolo per registrarlo in memoria in modo che l’attenzione possa metterlo a
fuoco e fornire informazioni alla memoria a lungo termine che così opera il
riconoscimento.
La percezione è l’atto che ci permette di diventare consapevoli di qualcosa
attraverso i nostri sensi →la nostra attenzione viene diretta ad uno stimolo dal
quale estraiamo le caratteristiche fondamentali, esse vengono poi confrontate con
pattern di stimolazione già noti in memoria.
Per identificare oggetti o eventi, prendiamo in considerazione sia le caratteristiche
principali degli oggetti (bottom-up), sia le nostre aspettative sugli oggetti o eventi
(top-down).
I principi della Gestalt:

Secondo i principi della Gestalt, le persone percepiscono la forma o la configurazione degli


oggetti prima di percepire le singole parti. Alcune delle scoperte possono essere riassunte in
sei leggi universali la cui origine deriva dal principio della Pregnanza→ci dice che la nostra
percezione di uno stimolo è organizzata il più possibile in maniera coesiva come una figura:
simmetrica, lineare, chiusa e regolare (buona forma).

L’insieme supera la somma delle parti. Gli esseri umani tendono a percepire la relazione tra
le parti piuttosto che le parti in sè.

Sei principi di base →leggi del raggruppamento percettivo automatico:

- vicinanza→elementi che sono tra loro vicini saranno percepito come un gruppo
coerente.
- somiglianza→elementi che appaiono simili saranno percepiti come parte della stessa
forma o gruppo.
- chiusura o buona forma→ tendenza ad unire gli spazi completando il contorno della
figura e ignorandone i vuoti.
- destino comune→ se due o più oggetto si stanno muovendo nella stessa
direzione e alla stessa velocità tenderanno ad essere percepito come un
gruppo e a condividere un destino comune.
- simmetria→le immagini che sono percepite come simmetriche saranno viste
come unite e tendenza a rilevare la simmetria in una figura anche quando
questa appare disorganizzata.
- buona continuazione→ tendenza a collegare elemente in maniera tale che gli
elementi sembrano interrotti o sembrano fluire in una particolare direzione.
Elaborazione bottom-up:
Per identificare oggetti e situazioni dobbiamo prestare attenzione alle caratteristiche di
base degli oggetti (contorni, colori, consistenza).
Teorie dell’elaborazione bottom-up:
- caratteristiche distintive→suggerisce che il riconoscimento di pattern viene portato
a termine valutando mentalemnte la presenza o assenza di un elenco di
caratteristiche distintive. Successivamente confronta tali caratteristiche con un
insieme di caratteristiche immagazzinate nella memoria a lungo termine, che
corrispondono agli oggetti che una persona ha già incontrato. Secondo questa
teoria iniziamo con le caratteristiche globali e poi locali. Per accedere alle
caratteristiche locali si deve in qualche modo ignorare quelle globali.
- componenti→descrive il processo di riconoscimento basandosi sull'identificazione
delle caratteristiche fondamentali che costituiscono l’oggetto. Questi elementi sono
detti geoni e ce ne sono 36. Per riconoscere un oggetto ogni persona precede in
tre fasi: suddividere l’oggetto in sotto-oggetti; classificare i sotto-oggetti in geoni;
riconoscere l’oggetto come un pattern composto da questi geoni.
- template matching→assume che abbiamo memorizzato in memoria un
numero illimitato di pattern, copie preise che corrispondono a ciascun oggetto
che abbiamo incontrato nella nostra vita. Quando ci imbattiamo in un nuovo
esempio di questi oggetti, esso viene confrontato con il template
immagazzinato in memoria.
- prototipo→secondo questa teoria abbiamo dei prototipo in memoria e quando
dobbiamo riconoscere un oggetto prendiamo le sue caratteristiche e
guardiamo se coincidono almeno parzialmente con le caratteristiche del
prototipo. In questo modo l’oggetto può essere riconosciuto a prescindere
dalla prospettiva in cui viene presentato.
Elaborazione top-down:
La percezione umana si basa anche sul risultato di aspettative e fattori contestuali.
Un esempio è il riconoscimento del linguaggio parlato→riconosciamo le parole più
velocemente quando esse sono coerenti con i loro contesti semantici, sintattici e
tematici. Le persone sembrano essere consapevoli del contenuto di un messaggio
prima di afferrare tutte le parole.
Effetto della superiorità della parola→le persone sono più abili nel riconoscere le
lettere quando fanno parte di parole reali rispetto a quando vengono presentate in
stringhe di lettere o presentate da sole.
Riconoscimento di pattern e lettura→mentre leggiamo siamo impegnati nel
riconoscimento di pattern, identifichiamo le parole o gruppi di parole e attribuiamo
loro un senso.
Riconoscimento dei volti:

La capacità di apprezzare la forma del volto è una capacità innata.

Prototipi dei volti→i volti hanno una struttura simili: contengono sempre lo stesso
assortimento di parti e le parti hanno sempre la stessa collocazione spaziale. Ci
aspettiamo che tutte le facce abbiano questa organizzazione spaziale. L’effetto dei
prototipi dei volti può essere apprezzato nell’abilità umana di riconoscere i volti
quando sono presentati dritti e di fronte, peggiora quando sono capovolti
(caratteristiche singole).

Effetto cross-race→le persone hanno difficoltà nel riconoscere volti di persone di


razze diverse. Potrebbe verificarsi perché avendo noi maggiore esperienza con i
volti della nostra stessa razza, sviluppiamo un’aspettativa rispetto a come la
configurazione di un volto potrebbe apparire.
Neuropsicologia del riconoscimento dei volti:

Fondamentale per il riconoscimento dei volti è il giro fusiforme.

- Prosopagnosia→persone che non sono in grado di riconoscere i volti familiari,


cecità per i volti. Gli individui che soffrono di questo disturbo possono essere
in grado di riconoscere le persone dalla loro voce, dal loro nome o da altre
caratteristiche superficiali come il colore dei capelli. → Lesione al giro
fusiforme nell’emisfero destro.
- Schizofrenia →difficoltà a identificare i volti. Soprattutto hanno difficoltà a
identificare le emozioni espresse dal volto.→ giro fusiforme di dimensioni
inferiori.
- Autismo→i bambini con autismo non sembrano prestare attenzione ai volti
come invece avviene nei bambini. Sembra che prestino più attenzione ai
cambiamenti della bocca rispetto che agli occhi.
Capitolo 5→ Memoria a breve termine e memoria di lavoro
La memoria è il meccanismo che ci permette di conservare e recuperare le
informazioni, è un processo cognitivo che aiuta l’apprendimento e ci rende
possibile acquisire nuove esperienze.

Memoria a breve termine→è la memoria che contiene i nostri pensieri coscienti e


le nostre percezioni momento per momento. Ciò che è contenuto dura solo fino a
quando vi prestiamo attenzione.

Memoria di lavoro→insieme dei meccanismi sottostante la memoria breve termine


che comunica con la memoria a lungo termine.
La memoria a breve termine:
Il tipico span di memoria di un adulto è approssimativamente di 7 item non in
relazione tra loro.
Raggruppamento→le informazione della mbt possono essere raggruppate
aumentando la capacità della memoria (Miller). Affinché le parole e le immagini
possano costituire un raggruppamento, esse devono essere familiari al soggetto e
disponibili nella mlt.
Durata e decadimento→il numero di item che può essere conservato in memoria
si riduce con il tempo. La durata senza ripetizione è di 18 secondi, ma maggiore è
il numero di item e raggruppamenti presenti nella mbt, maggiore è la probabilità
che essi vengano confusi gli uni con gli altri→interferenza.
Interferenza retroattiva→qualcosa che apprendiamo ci rende difficile revocare
qualcosa in memoria.
Interferenza proattiva→qualcosa che abbiamo appreso in passato interferisce con
la capacità di rievocare eventi più recenti.
Ripetizione→ripetere più volte ci permette di mantenere un ricordo.

- mantenimento→ripetendo qualcosa al fine di tenerlo a mente. Non garantisce


una capacità durevole di rievocare liberamente gli item dopo aver smesso di
ripeterli.
- elaborativa→quando le informazioni ripetute sono messe in relazione con
altre informazioni che già possediamo. Migliora non solo i compiti di semplice
riconoscimento ma anche i compiti di rievocazione a lungo termine.

Se smettiamo di prestare attenzione a una cosa, il suo livello di attivazione decade


e diventa più difficile ricordarla.

Recupero→compito di Sternberg→teoria della ricerca esaustiva→sostiene che in


risposta ad un compito di memoria, noi effettuiamo una ricerca che coinvolge ogni
item nella nostra mbt e non smettiamo di cercare anche quando troviamo l’item
ricercato. Interroghiamo la mbt nella sua interezza. Stesso tempo impiegato per la
presenza o assenza di un item.
Effetto di posizione seriale→ è più probabile ricordare item che sono all’inizio
(primacy) o alla fine (recency) di una lista.

Effetto modalità→ indica la differenza nel ricordo in funzione della modalità di


presentazione degli stimoli utilizzata.
La memoria di lavoro: sistema di supporto per compiere un lavoro cognitivo,
come il ragionare, l’ascoltare o il prendere decisioni. Un sistema a capacità
limitata che ci permette di immagazzinare e elaborare informazioni
temporaneamente in modo da poter eseguire le attività della nostra vita
quotidiana.
Formato da 4 sottoinsiemi:
- Loop fonologico→ è dedicato all’immagazzinamento temporaneo delle
informazioni fonologiche. Composto dal magazzino fonologico
(immagazzinata una rappresentazione acustica fonologica dello stimolo) e dal
processo di controllo articolatorio (aggiorna e conserva gli elementi nel
magazzino fonologico).
- Taccuino visuo-spaziale→immagazzina le informazioni presentate
visivamente o movimenti cinestetici (come i passi di danza). E’ composto dal
visual cache (immagazzina la forma e il colore e alcune informazioni spaziali)
e l’inner scribe (relazioni spaziali associate ai movimenti corporei). La visual
cache conserva le immagini, l’inner scribe può manipolarle.
- buffer episodico→è un sistema integrativo, unisce gli eventi del taccuino
visuo-spaziale con gli eventi del loop fonologico in una sequenza coerente.
- Esecutivo centrale→è un sistema di controllo che guida l’attenzione e
assegna le risorse per ottimizzare la performance.

Le emozioni →gli stimoli emozionali sono in grado di catturare la nostra


attenzione in maniera decisamente più forte rispetto a stimoli che hanno una
caratterizzazione emotiva. Influenzano l'efficienza della memoria di lavoro. I
pensieri negativi competono per le risorse della memoria di lavoro. Gli stati
dell’umore possono influire sul neurotrasmettitore dopamina che può avere effetto
sul problem solving.
Capitolo 6 →Memoria a lungo termine
Memoria a lungo termine→è la porzione del nostro sistema mnestico che risulta
composta da ogni forma di esperienza e conoscenza raccolta nel corso della
nostra vita. E’ un deposito di informazioni eterogenee che riguardano la
conoscenza delle lingue e delle regole sociali, la capacità di leggere e scrivere, le
nostre convinzioni sulla vita ecc… E’ una raccolta di pattern da cui dipendiamo
quotidianamente.
Due sistemi principali:
- memoria esplicita→tutti quei ricordi che cerchiamo di custodire e recuperare
in modo consapevole. Suddivisa in: memoria semantica (magazzino di fatti
distinti), memoria episodica (custodisce e collega i tempi, i luoghi, e gli eventi
specifici della nostra vita. Può essere divisa in retrospettiva e prospettica).
- memoria implicita→ci permette di collocare in secondo piano funzioni mentali
importanti che possono essere eseguite automaticamente. E’ suddivisa in
procedurale (conoscenza delle abilità) e percettiva (schemi basati sulla
percezione).
Caratteristiche della memoria a lugno termine:

capacità→non ha un limite evidente.

durata e decadimento→dura quasi per sempre, una volta che l’informazione è


immagazzinata non viene persa, può essere solo difficile da recuperare.

codifica→la codifica dell'informazione può avvenire con qualsiasi tipo di


dimensione percettiva possibile.

Recupero→Il recupero dell’informazione dipende dalla possibilità che le domande


che ci vengono poste non combacino con il modo in cui abbiamo codificato
l’informazione nella mlt.

- dipendente dal contesto→quando apprendiamo qualcosa per la prima volta


associamo tutto l’ambiente alla nostra esperienza, il contesto, quidni, diventa
un indizio efficace per il recupero di informazioni.
- dipendente dallo stato→lo stato emotivo e mentale come contesto. Anche lo
Memoria autobiografica:

La memoria autobiografica →memoria delle nostre esperienze passate, la


memoria retrospettiva degli eventi che sono accaduti nella nostra vita.

I nostri ricordi autobiografici riflettono una combinazione di elementi episodici e


semantici.

Amnesia retrograda→le persone non riescono a ricordare eventi delle loro vite
avvenuti prima di qualche evento critico.

Amnesia anterograda→incapacità di aggiungere nuove informazioni in memoria


dopo un evento critico.

Amnesia infantile→i bambini hanno difficoltà a ricordare i loro primi 2-3 anni di
vita, questo può essere il risultato di tre fattori cognitivamente associati: i
meccanismi del cervello necessari per mantenere l’informazione potrebbero non
essere ancora sviluppati a sufficienza; i bambini non prestano subito attenzione al
contesto degli eventi della loro vita; il divario tra l’attuale visione del mondo di una
persona e la sua codifica dell’evento originale accaduta nell’infanzia.

Picco di reminiscenza→tendenza a ricordare eventi autobiografici e non che sono


avvenuti tra i 10 e i 25 anni di età.

Flashbulb memories→sono dette istantanee fotografiche tutti i ricordi che le


persone credono di poter formulare perfettamente, dettagliatamente che
solitamente sono ritenuti sorprendenti o significativi. La ricerca recente, tuttavia,
suggerisce che questi resoconti non siano sempre così accurati come sembrano.
C’è solo la sensazione dell’accuratezza perché hanno una grossa componente
emotiva.

Memoria prospettica→ricordarsi di compiere un’azione futura al momento giusto.


Non è un sistema isolato, ma interagisce con gli elementi retrospettivi della
memoria autobiografica.
Memoria episodica:

L’emisfero sinistro è più coinvolto di quello destro nella codifica delle informazioni
nella memoria episodica. Un danno all’emisfero sinistro tende a provocare più
difficoltà nel ricordare nuovi episodi accaduti dopo il verificarsi del danno
→amnesia anterograda.

L’emisfero destro, corteccia prefrontale destra, è maggiormente coinvolto nel


recupero della memoria episodica, nel ricordare eventi avvenuti prima del danno→
amnesia retrograda.

Memoria prospettica:

Esistono due tipi di situazioni prospettiche: quelle in cui l’esecuzione del compito
viene attivata da fattori esterni ([Link] il fuoco al suono del timer), e quelle in
cui l’esecuzione del compito viene compiuta in maniera autonoma ([Link]
una pillola alle 17). Le memorie prospettiche basate sul tempo e sull’evento → lobi
frontali.
Amnesia e regione ippocampale:

Ippocampo→regione presente nei lobi temporali di entrambi gli emisferi.

se entrambi gli ippocampi sono danneggiati→amnesia.

L’ippocampo mette in collegamento elementi separati per creare una memoria


coerente, una volta che questo lavoro è fatto, per il recupero vengono usate altre
aree del cervello. Ma se è danneggiato in maniera tale che i nuovi ricordi non sono
stati consolidati, per le altre aree del cervello non c’è modo di recuperare gli
eventi.

La sindrome di Korsakoff e i corpi mammillari:

E’ un amnesia dovuta alle alterazioni nutrizionali causate da un consumo


eccessivo di alcool→ lesione dei lobi temporali, dei corpi mammillari.

Queste persone tendono a inventare risposte piuttosto che ad ammettere di non


ricordare.
Memoria emotiva:

Molti episodi della nostra vita sono facili da ricordare perché sono legati ad
emozioni positive o negative.

Amigdala→area dei lobi temporali associata all’elaborazione emotiva. Riceve molti


stimoli da molte aree del cervello e a sua volta invia dati in uscita dell'ipotalamo.
Quando è danneggiata, il funzionamento della memoria esplicita è ancora
preservato, ma la componente emotiva della memoria viene pera.

Principio di Pollyanna→tendenza a recuperare un numero maggiore di ricordi


piacevoli rispetto a quelli spiacevoli (non vale per le persone depresse).

Come la conoscenza pregressa influenza la memoria:

La nostra conoscenza personale influisce sulla memoria per i racconti, ma anche


per le parole che vediamo e che sentiamo.
I ricordi dei testimoni oculari→il fatto che il testimone si senta sicuro riguardo
l’accuratezza del proprio resoconto non rende quest’ultimo più accurato.
L’accuratezza è influenzata da due aspetti:

- il modo in cui vengono poste le domande per evocare i ricordi del testimone;
- la strategia immaginativa del testimone nel generare i ricordi.

Per migliorare il ricordo di un evento durante l’intervista cognitiva:

- interrogare gli osservatori sulla scena del crimine o immaginare di ritrovarsi


ad assistere all’evento.
- riferire qualsiasi cosa ricordi.
- raccontare gli eventi in sequenze diverse.

I ricordi recuperati→è possibile che quei ricordi siano il risultato di domande e


suggerimenti da parte di altre persone. Questo non significa che tutti i ricordi siano
falsi.
Capitolo 7→ La conoscenza.
La memoria semantica contiene combinazioni di conoscenze, separate e
specializzate, note come schemi, che sono organizzate diversamente in funzione
di come dovranno essere utilizzate.
Teorie della conoscenza:
1) Reti semantiche→ogni categoria immagazzinata nella memoria semantica
possa essere potenzialmente connessa con ogni altra categoria, come nella
raffigurazione di una gigantesca rete. Convinzione che ciò che sappiamo, può
essere connesso ad altri elementi che conosciamo. Gli elementi sono
rappresentati come nodi che sono connessi da collegamenti.
- Reti di Quillian→la nostra rete semantica è costituita dalla struttura
nodo-collegamento. Tutti i collegamenti hanno: uguale lunghezza, un
sistema efficiente di archiviazione, una diffusione dell’attivazione
(l’energia si diffonde dai nodi attivati dalla domanda allo stesso modo in
tutte le direzioni, un nodo alla volta, anche quelli che non ci servono ma
che si trovano lungo il percorso).
Limiti della rete di Quillian:

- le differenze nel tempo di risposta prendono il nome di: effetto della tipicità→i
membri centrali o tipici di una categoria sono più associati alla categoria (es.
passero nella categoria uccello).
- l’effetto della relazione o associazione semantica→esistenza di disuguaglianze
tra le categorie (es. le persone impiegano più tempo a decidere se un canarino
è un animale rispetto se un pollo lo è).

2) Il modello del confronto delle caratteristiche→descrive la conoscenza umana


come un gigantesco spazio semantico, una superficie che contiene raggruppamenti
di colline e valli che rappresentano la nostra conoscenza. Le colline al centro dei
raggruppamenti contengono item che si assomigliano di più, alla periferia quelli che
si assomigliano di meno. Sostiene che alcune caratteristiche servono a definire,
mentre altre a distinguere una categoria.
3) La teoria percettiva della conoscenza→nella teoria dei sistemi percettivi simbolici,
la nostra comprensione delle cose sarebbe basata sulla modalità percettiva
attraverso la quale queste cose sono esperite.

4) Il modello connessionista della memoria→afferma che la capacità delle persone


di rispondere a una domanda o identificare l’immagine di un fiore dipenda da
un’intera configurazione di connessioni cerebrali. Sostiene che ogni nodo della
conoscenza è connesso direttamente o indirettamente a ciascun altro nodo e che le
esperienze percettive sono una componente fondamentale della rete.
Schemi: la struttura della conoscenza nella vita quotidiana
Gli schemi contengono la nostra conoscenza del mondo e forniscono una
comprensione di come le cose reali sono in relazione. Gli schemi cambiano
rapidamente e evolvono quando la nostra esperienza aumenta e cambia. Un tipo
particolare di schema chiamato script, ci indica quale comportamento dovremmo
aspettarci da noi stessi e dagli altri in certe situazioni. Sono organizzati
gerarchicamente e interagiscono tra loro.
Gli schemi ci aiutano a riempire vuoti, ma contribuiscono anche alla creazione di
false memorie, poiché ci fanno dare per scontata la presenza di elementi coerenti
con lo script.
La memoria per uno schema può essere attivata dalla semplice menzione di parole
chiave all’interno di una narrazione. La presenza di un particolare schema al
momento del recupero può anche influenzare ciò che rievochiamo.
Lo sviluppo degli schemi:
I bambini nascono con un insieme di riflessi o meccanismi innati per l’interazione
con il mondo. I riflessi possono essere considerati degli schemi pre-programmati
(riflesso di ammiccamento: la chiusura involontaria degli occhi di fronte a una luce
intensa); il riflesso di Moro: quando distendono le braccia e le uniscono come per
afferrare qualcosa quando sentono un forte rumore o sentono di perdere
l’equilibrio). Altri riflessi sembrano avere la funzione di aiutare ad acquisire abilità
motorie fondamentali (il riflesso di marcia).
Schemi narrativi→a 4 o 5 anni di età, le storie sono sequenze di eventi che hanno
un inizio, una metà e una fine. Con il tempo iniziano ad avere una struttura più
ampia. Lo schema narrativo è uno schema di narrazione di un racconto formato da
una scena, dal tema, dalla trama e dalla soluzione.
Schemi come organizzatori:

Gli schemi sono strutture di conoscenza che servono ad organizzare il modo in cui
apprendiamo e ci comportiamo. Ci aiutano a codificare le narrazioni che leggiamo o
udiamo. Nella vita quotidiana gli schemi controllano anche ciò che ci aspettiamo
dalle persone o dagli oggetti che ci circondano.

Gli schemi collegano anche tratti della personalità comuni con il comportamento che
tali tratti di solito producono. Uno schema sulle persone applicato a un intero
gruppo→stereotipo.
Memoria specializzata:
La conoscenza già acquisita aiuta le persone a imparare cose nuove. Chiaramente,
più ne sapete di qualcosa, più è facile acquisire nuove informazioni collegate a
questo qualcosa. L’esperto acquisisce una notevole quantità di informazioni relative
a un solo argomento e così facendo crea una collina di conoscenze.
I tre principi della memoria specializzata:
- codifica significativa→gli esperti usano le loro conoscenze precedenti per
codificare nuove informazioni nella loro area di competenza. Questa
conoscenza è spesso nella forma di raggruppamenti di ricordi.
- struttura di recupero→collegano specifici indizi per il recupero al materiale che
stanno memorizzando in modo da poter accedere al recupero attraverso questi
segnali.
- velocizzazione→la pratica aumenta la rapidità con cui immagazziniamo e
recuperiamo le informazioni. Si creano collegamenti chiamate strutture di
recupero tra la memoria di lavoro e le aree rilevanti della mlt, queste strutture
sono usate così frequentemente che non è più necessario ripetere le
informazioni prima di immagazzinarle.
Capitolo 8→ Imagery.
immagini mentali→rappresentazioni delle esperienze percettive che proviamo in
assenza di stimolazioni percettive provenienti dal mondo esterno, l’imagery
proviene dal nostro interno. Può anche essere motoria o tattili.

Possiamo manipolare mentalmente le immagini in relazione alla domanda che ci


viene posta. Le nostre immagini possono essere manipolate per raggiungere degli
obiettivi che ci prefiggiamo (come la capacità di orientarci).

Individuazione del percorso→processi cognitivi che le persone impiegano in un


ambiente per raggiungere una meta.

Ricordare→le immagini possono aiutarci a ricordare, si creano dei collegamenti


fra gli elementi che si sta cercando di ricordare (es. cane e libro = cance che
legge).
Come sono rappresentate le immagini?

- basate su un codice analogico: come mappe o immagini in movimento,


preservano la relazione tra gli elementi dell’immagine come se una persona
ne stesse facendo esperienza diretta.
- basate su un codice proposizionale: come una serie di parole o una frase.
Non assomigliano allo stimolo fisico come una fotografia mentale, tuttavia
possono esprimere il significato stesso dello stimolo.

Il processo attraverso il quale scansoniamo un’immagine mentale usa, almeno in


parte, le stesse risorse cognitive necessarie per scansionare una fotografia,
inoltre, la codifica di immagini mentali è più simile alla codifica di fotografie che
non a quella di stringhe di parole. Questo dimostra che i determinate condizioni, le
immagini si basano su un codice di tipo analogico.
Emisfero destro→funzioni importanti per la percezione delle relazioni spaziali e
per la rotazione delle immagini mentali.

Ciechi→i ciechi possono immaginare mentalmente oggetti e manipolarli e


dimostrano che è possibile effettuare rotazioni mentali su rappresentazioni spaziali
di tipo non visivo.

Sindrome di Charles Bonnet→persone cieche la cui capacità immaginativa è


danneggiata, ma hanno allucinazioni in cui vedono persone e oggetti colorati
anche se spesso in miniatura.
Doppi codici:
Teoria del doppio codice→sostiene che alcuni concetti, specialmente quelli
astratti, siano primariamente rappresentati verbalmente piuttosto che con un
immagine visiva. Invece, altri concetti, specialmente concreti, siano rappresentati
sia attraverso strategie immaginative che attraverso strategie verbali.
Effetto di superiorità dell’immagine→secondo l’ipotesi del doppio codice, le
immagini dovrebbero essere ricordate meglio delle parole perché le prime sono
rappresentate sia in modo immaginativo in un codice analogico sia in modo
verbale in un codice proposizionale.
Neuroscienza del doppio codice:
Corteccia prefrontale sinistra→durante la codifica delle parole
Corteccia prefrontale destra→ durante la codifica dei volti
Entrambi gli emisferi→durante la codifica di oggetti identificabili con nomi
Imagery visiva→si riferisce all’aspetto visivo di un oggetto, come la forma, il colore o la
luminosità.
Imagery spaziale→si riferisce ad una rappresentazione delle relazioni spaziali tra le parti
di un oggetto o della sua collocazione nello spazio.
Imagery eidetica→capacità di conservare un immagine mentale che ha la peculiarità di
far rivivere con grande chiarezza un evento percettivo precedente. Nota come memoria
fotografica. E’ più elevate nei bambini che negli adulti.
Mnemotecniche→piano per recuperare l’informazione che sono ben appresi e
immagazzinati nella memoria a lungo termine. Sono usate per immagazzinare e in
seguito recuperare informazioni che altrimenti sarebbero immagazzinate solo nella mbt.
Coinvolgono spesso l’uso dell’imagery visiva.
- metodo dei loci→tecnica mnemonica per associare l’informazione ai luoghi.
- parole appiglio→memorizzare una serie fissa di immagini visive che possono
essere richiamate immediatamente (pegs).
- metodo della storia
- parole chiave→usato spesso per l’apprendimento di lingue straniere.
- canzoni o rime
IMPARARE
Introduzione→La capacità del cervello.
Felipe→bambino di 7 anni, a quattro anni è stato colpito da un proiettile e ha
danneggiato il midollo spinale e aree della corteccia visiva→tetraplegico e cieco.
MA bambino che ha una grande passione per le lingue e e per lo scrivere storie
→voglia di imparare.
Come fanno le facoltà cognitive a resistere a un cambiamento così radicale
dell’ambiente circostante?
Molti neuroscienziati sono empiristi→credono che la propria conoscenza sia data
dall’ambiente circostante e la principale proprietà dei circuiti cerebrali è la
plasticità (capacità di adattarsi) → le cellule nervose riaggiustano costantemente
le proprie sinapsi in funzioni dei dati che ricevono.
Felipe, pur non avendo facoltà motorie e visive, è riuscito a sviluppare facoltà
cognitive rigorosamente normali.
Questo ci fa capire che anche gravi traumi non riescono a spegnere
l’apprendimento.
PERÒ’, la plasticità cerebrale a volte riesce a colmare deficit enormi, mentre a
volte non aiuta bambini e adulti motivati, intelligenti, ma affetti da un deficit
contenuto e che sembra permanente.
L’apprendimento→è la capacità di adattarsi, il più in fretta possibile, a condizioni
imprevedibili.
L’evoluzione ha inventato la capacità di imparare, ha capito che era più utile
lasciare certi parametri dell’organismo liberi di modificarsi per meglio adeguarsi
agli aspetti più mutevoli dell’ambiente, piuttosto che nascere sapendo già tutto.
Certamente, molte proprietà del nostro corpo sono codificate geneticamente,
questo perché alcuni aspetti dell’ambiente sono invariabili (gravitazione,
propagazione della luce o del suono).
Nel nostro cervello miliardi di parametri sono liberi di adattarsi all’ambiente
circostante, alla nostra lingua, alla nostra cultura, ai nostri genitori, al nostro cibo…
Questi parametri vengono scelti con cura: nel nostro cervello, l’evoluzione ha
definito quali circuiti sono precalibrati e quali sono modificabili dall’ambiente.
Più che homo sapiens, noi siamo homo docens, proprio per questa capacità
dell’uomo di imparare.
L’umanità ha scoperto che poteva incrementare questa capacità di imparare grazie
alla scuola. L’educazione può essere considerato il miglior acceleratore del nostro
cervello.
Uno dei metodi più efficaci per imparare è la metacognizione, ossia la
consapevolezza da parte di un individuo della propria capacità e dei propri processi
cognitivi.
La sfida delle macchine: l’intelligenza umana si trova di fronte a una nuova sfida
→ non è più l’unica intelligenza in grado di imparare → algoritmi di machine
learning.
Ma hanno ancora molti limiti: gli algoritmi di deep learning imitano una piccola parte
del funzionamenti del nostro cervello (elaborazione dei dati sensoriali). Senza grandi
quantità di dati, gli algoritmi hanno molta difficoltà a estrarre conoscenze astratte
che si estendono a scenari nuovi, mentre il nostro cervello riesce ad estrarre
l’essenza dalla più piccola delle osservazioni.
Il cervello umano sembra possedere degli algoritmi che gli consentono di
formulare delle teorie sul mondo circostante, riesce a esplorare
sistematicamente tutte le combinazioni di tutte le regole possibili, con l’ausilio
di una sorta di “linguaggio del pensiero”, appoggiandosi sulla teoria delle
probabilità. Il nostro cervello ha la capacità di tenere costantemente traccia
dell’incertezza associata a ogni informazioni e aggiornarla a ogni occasione di
apprendimento →cervello stocastico (manipolando le probabilità il nostro
cervello ottimizza la propria capacità di apprendimento) → Thomas Bayes.
Capitolo 1→Come impara una rete neurale.
Apprendere significa catturare con il pensier, portare in sé una porzione di realtà, un
modello della struttura del mondo.

Imparare significa trasformare le informazioni che ci arrivano ai sensi in idee astratte,


nelle neuroscienze queste idee vengono chiamate modelli interni.

Il nostro cervello di adulti ospita migliaia di modelli ridotti del mondo. Il nostro cervello
formula costantemente ipotesi sul mondo esterno e quadri interpretativi che danno un
significati al flusso di dati che ci arriva dai sensi.

Regolare un modello mentale→quando apprendiamo qualcosa il nostro cervello deve


regolare dei modelli mentali che possediamo per aggiungere le nuove informazioni e
adattarci all’ambiente. Un esempio è quando si cerca di prendere un oggetto
utilizzando degli occhiali prismatici, ci vorranno vari tentativi prima di riuscire a farlo,
allo stesso modo, nel momento in cui li toglieremo il nostro cervello dovrà calibrare i
nostri movimenti muscolari con la vista. Si tratta di trovare tra una miriade di modelli
interni quello che più si addice allo stato del mondo esterno.
Un altro esempio è quando si impara una lingua diversa dalla lingua madre. In
questo caso si parla di “posizione della testa”, ogni persona deve aggiustare il
parametro “posizione della testa” nel suo modello interno della lingua per adattarsi
alla nuova lingua (cambiare la posizione del soggetto, verbo e complemento).
Il nostro cervello scompone il problema dell’apprendimento creando un modello
gerarchico a più livelli della struttura del linguaggio, partendo dal suono
elementare fino ad arrivare all’intera frase o persino al discorso; questo principio di
scomposizione gerarchica viene riprodotto in tutti i sistemi sensoriali. Alcune aree
del cervello catturano le regolarità di basso livello (esempio, area visiva primaria a
cui arriva l’input della retina e analizza solo le regolarità di basso livello). A ogni
livello, la scala aumenta: il cervello cerca regolarità su scale sempre più grandi.
Gli algoritmi informatici che chiamiamo reti neurali artificiali sono direttamente
ispirati all’organizzazione gerarchica della corteccia. Sono chiamati deep networks
perché sono formati da una piramide di strati successivi, ognuno dei quali analizza
le regolarità dello strato precedente. Se si mettono insieme molti di questi strati si
crea un dispositivo di apprendimento.
Ogni risposta errata fornisce un’informazione preziosa. La direzione dell’errore è
ciò che ci dice cosa si sarebbe dovuto fare per avere il risultato corretto. La
maggior parte delle reti neurali osserva e valuta i suoi errori e li usa per regolare il
suo stato interno nella direzione che gli sembra la migliore per ridurli. In molti casi
è tutto noto: da un lato si dice alla rete qual è la risposta corretta (apprendimento
supervisionato), dall’altro sappiamo come modificare i parametri quando fa un
errore (retropropagazione dell’errore).
Uno dei problemi della procedura di correzione degli errori è che è possibile che
rimanga bloccata su un set di parametri non ottimale. L’algoritmo a volte si trova
bloccato in un punto dal quale non può uscire, questo è chiamato minimo
locale→un pozzo nello spazio dei parametri, una trappola da cui l’algoritmo non
può sfuggire. Qui, l’apprendimento si blocca perchè qualsiasi cambiamento
sembra controproducente, ognuno di esse aumenta l’errore. Non sa che in realtà,
esistono più in là dei parametri migliori. I ricercatori, hanno quindi deciso di
inserire una dose di casualità che porta l’algoritmo a spostarsi in modo casuale e
e avrà più possibilità di trovare la soluzione migliore.
Alcuni algoritmi di machine learning sono anche ispirati dall’evoluzione della
specie→ introducono durante la ricerca mutazioni e incontri casuali delle soluzioni
apprese in precedenza.
Un altro è il processo di ricottura simulata→il livello di casualità è molto alto
all’inizio, ma poi inizia ad abbassarsi progressivamente fino al punto in cui si
stabilizza su un’impostazione ottimale.
Apprendimento supervisionato→qualcuno al di fuori sa qual è la risposta corretta
e cerca di insegnarla al sistema. Sono piuttosto rari soprattutto quando si tratta d
persone reali, un esempio è quando il bambino impara a camminare, nessuno gli
spiega quali muscoli contrarre, semplicemente lo si incoraggia.
Apprendimento per rinforzo→prevede che al sistema non si diano tutti i dettagli di
ciò che dovrebbe fare, ma una ricompensa, cioè una valutazione sotto forma di
punteggio, a volte gli viene dato solo dopo un tempo molto lungo.
Il trucco sta nell’imparare due cose allo stesso tempo: agire e autovalutarsi. La
rete neurale valuta lo stato della partita e cerca di prevedere la ricompensa.
Sistema critico-attore→il critico valuta costantemente le proprie azioni, mentre
l’attore può utilizzare la valutazione per correggersi.
Adversarial learning→consiste nell’allenare due sistemi antagonisti. Ad esempio,
un sistema deve riconoscere i quadri reali di Van gogh, l’altro sistema ha il
compito di far fallire il primo sistema. L’algoritmo, in questo modo, fa emergere
due intelligenze artificiali.
Uno dei problemi dell’intelligenza artificiale è che più parametri possiede, più sono
difficili da regolare nel miglior modo, per cui l’apprendimento è troppo lento. un
secondo problema derivato dalla troppa presenza di parametri è l’overfitting
(sovradattamento) →il sistema ha così tanti gradi di libertà che è più facile
memorizzare tutti i dettagli di ogni esempio piuttosto che identificare una proprietà
più generale che possa spiegarli. il sistema non è in grado di generalizzare il
proprio comportamento in situazioni mai incontrate→per farlo bisogna ridurre i
parametri al minimo in modo che il sistema sia costretto a trovare soluzioni
generali.
Il sistema non impara l’invarianza: presuppone che esista a priori e le usa per
ridurre lo spazio di apprendimento. L’apprendimento si basa su dei presupposti, è
molto più efficace fare affidamento su ipotesi predefinite che incorporano le leggi
che governano il campo di ricerca. Più è alto il numero di ipotesi innate, più è
veloce l’apprendimento.

Anche il nostro cervello è dotato di “a priori” →racchiude in sé un insieme di


ipotesi astratte ereditate dalla sua evoluzione che proietta sul mondo esterno.

Imparare significa partire da un insieme di ipotesi a priori, metterle a confronto con


i dati e selezionare quelle più adatte.
Capitolo 2→ Il nostro cervello impara meglio delle
macchine
La maggior parte dei ricercatori in scienze cognitive, pur riconoscendo i progressi delle
reti neurali artificiali, è ben consapevole che queste macchino rimangono limitate. INfatti,
le reti neurali corrispondono strettamente alle operazioni che il nostro cervello realizza
inconsciamente, in due decimi di secondo.
Le reti neurali cercano di imparare tutto allo stesso livello, come se ogni problema fosse
riconducibile a una questione di classificazione automatica.
Cosa manca alle reti neurali?
- L'apprendimento di concetti astratti→la maggior parte delle reti neurali attualmente
disponibili modellizza adeguatamente solo la prima fase di elaborazione
dell’informazione. Sono assolutamente incapaci di riconoscere ciò che costituisce
l’essenza di un oggetto. A differenza delle macchine, il cervello concentra la propria
attenzione su questo o quell’aspetto dell’immagine che non corrisponde alla sua
prima impressione (capacità di ragionamento e astrazione). Le reti neurali
trascurano il fatto che imparare significa costruire un modello astratto del mondo,
non solo un filtro di riconoscimento delle forme.
- La velocità di apprendimento→le reti neurali imparano molto lentamente. Un
bambino ci mette due ore ad apprendere come giocare in modo efficiente a un
videogioco, una macchina ha bisogno di novecento ore. Un altro esempio riguarda
la lingua, un bambino ci mette più o meno un anno a imparare a parlare una lingua,
un sistema richiede da venti a mille volte più dati.
- L’apprendimento sociale→la nostra specie è l’unica in grado di condividere
informazioni e a ottenerne dagli altri esseri umani attraverso l’imitazione o il
linguaggio.
- L’apprendimento istantaneo→a volte siamo capaci di imparare tutto al primo colpo.
Ad esempio se uso un nuovo verbo anche solo una volta questo mi basta per
memorizzarlo e utilizzarlo in seguito. La rete neurale riesce a memorizzarlo, ma non
riesce a integrare questa singola informazione in una rete di conoscenze.
- L’apprendimento di regole sistematiche, formulate nel linguaggio del pensiero→le
regole grammaticali non sono che un esempio di un particolare talento del nostro
cervello: quello che ci consente di scoprire le regole generali che si nascondono
dietro ai casi particolari. La sistematicità, ossia la capacità di generalizzare sulla
base di una regola simbolica anziché sulla base di una somiglianza, è una capacità
che le reti neurali non hanno ancora. Jerry Fodor ha teorizzato questa facoltà:
postula che il nostro pensiero sia costituito da simboli che combinano secondo le
regole di una “lingua del pensiero”.
- La composizione della conoscenza→una volta che ho imparato, per esempio,
a sommare due cifre, questa facoltà entra a far parte del mio repertorio di
capacità, diventa immediatamente utilizzabile da tutte le altre mie facoltà
mentali. Le reti neurali non hanno ancora questa flessibilità, ciò che
apprendono rimane confinato in connessioni nascoste e difficili da riutilizzare
per altri compiti. Manca la capacità di comporre le conoscenze che hanno
appreso.

Una caratteristica della specie umana è di trarre da una situazione particolare


conclusioni di alto livello, che poi mettiamo alla prova su nuove osservazioni.
Trovare la legge giusta, la regola logica che renda conto di tutti i dati, vuol dire
accelerare l’apprendimento. In tal modo, una conoscenza di alto livello, nota come
livello meta può guidare un intero insieme di osservazioni di livello inferiore. Certo
potrebbe rivelarsi falsa, in tal caso verrà cambiato il modello e si metterà in dubbio
l’ipotesi (esempio: urne e palline).
Per imparare le parole e associarle al giusto oggetto o idea, il bambino ha bisogno
di tre o quattro istanze per convergere il significato della parola. Esistono dei
trucchi per fare in modo che questo avvenga più velocemente: quando una
persona parla presta attenzione a ciò di cui sta parlando, se è presente, al
bambino basterà seguire lo sguardo verso ciò che la persona sta guardando →
attenzione condivisa.
Il bambino usa della meta-regole per imparare delle nuove parole (ad esempio
quando si dice “oh la bella farfalla” il bambino sa che l’articolo la presuppone che
la farfalla è un nome). A partire dai dodici mesi, il bambino ha già memorizzato i
principali articoli e le parole funzione della propria lingua e le usano per guidare le
fasi successive dell’apprendimento.
Un’altra meta-regola è quella dell’esclusività→un’unica parola per ogni cosa. La
regola dice che è improbabile che ci saranno nomi per lo stesso concetto. Una
nuova parola, quindi, probabilmente si riferisce a un nuovo concetto. I bambini
bilingui applicano la meta-regola molto meno.
In base a quale criterio si selezionano un’idea o un modello del mondo esterno?

L’ipotesi che il cervello si comporti come uno scienziato in erba, che calcola
continuamente le probabilità. Secondo questa teoria, imprare significa ragionare
come un bravo esperto di statistica e scegliere, tra diverse ipotesi, quella che ha la
maggiore probabilità di essere corretta, tenendo conto dei dati disponibili.

Teoria Bayesiana →imparare significa essere in grado di dedurre il massimo da


ogni osservazione, anche le più incerte. Ci dice come ragionare usando le
probabilità. Imparare significa ragionare come un detective: si tratta sempre di
risalire alle cause nascoste dei fenomeni, per poter dedurre il modello che li
governa. Ma nel mondo reale le osservazioni sono raramente vere o false: sono
incerte. La teoria ci dice di rivedere le nostre convinzioni dopo ogni risultato,
l’errore regola il modello interno, se non ci sono errori significa che il modello p
giusto.
Capitolo 3→Come impara il nostro cervello.
In neonato non è una tabula rasa→possiede già una vasta conoscenza, ereditata
dalla sua storia evolutiva anche se non traspare dal suo comportamento. Fin dai
primi mesi di vita, il bambino sa già che il mondo è fatto di oggetti, che si muovono
in un solo blocco, che occupano spazio, che non possono scomparire senza
ragione e che non ce ne possono essere due nello stesso posto. I bambini
conoscono già le leggi della fisica, questo si sa perché i bambini mostrano di
essere sorpresi in situazioni sperimentali che, grazie a un’illusione, violano le leggi
della fisica dei solidi. I bambini possiedono un’ampia conoscenza del mondo, ma
non sanno tutto fin dall’inizio, ci vogliono alcuni mesi prima che un bambino
capisca come due oggetti si sostengono a vicenda.
I bambini hanno bisogno di tutta una serie di esperimenti per confutare, una dopo
l’altra, tutte le teorie errate secondo le quali:
1) gli oggetti stanno per aria da soli;
2) basta che ne tocchino un altro per non cadere;
3) è sufficiente che stiano sopra un altro oggetto;
4) la maggior parte del volume deve stare sopra un altro e via dicendo.
Fin dalla nascita, un bambino ha la capacità di riconoscere un numero
approssimativo, in maniera intuitiva, senza sapere come contare,
indipendentemente dal fatto che l’informazione sia visiva o uditiva. Fin dai primi
mesi, il bambino capisce che 1+1=2.

L’aritmetica è una delle abilità innate che l’evoluzione conferisce a molte specie,
inclusa la nostra.

Jean Piaget sosteneva che i bambini ignorassero la “permanenza dell’oggetto” (il


fatto che un oggetto continui ad esistere anche quando non lo vediamo più e che
questa abilità comparisse solo verso la fine del primo anno di vita. Pensava anche
che il concetto di numero fosse alla portata dei bambini solo dopo alcuni anni dalla
nascita e che fosse necessario imparare ad astrarlo lentamente. Invece è
esattamente il contrario: i concetti di oggetto e numero sono dei primitivi del
pensiero, fanno parte del nucleo di conoscenze con cui veniamo nel mondo e
grazie alla loro combinazione possiamo formulare pensieri più complessi.
I bambini hanno la capacità di intuire le probabilità? → esperimento: gli si mostra
un urna con tre palline rosse e una verde, successivamente viene estratta una
pallina dall’urna: se è rossa (più probabile) il bambino presta meno attenzione, se
è verde (meno probabile) il bambino manterrà lo sguardo per più tempo sulla
scena. →idea che il cervello sia un calcolatore probabilistico che manipola le
distribuzioni di probabilità e che le utilizzi per prevedere la sequenza più probabile
degli eventi in corso. Anche un bambino di pochi mesi sembra già ragionare
secondo la regola Bayes → dato un campione, indovina le caratteristiche
dell’insieme da cui proviene o, al contrario, data una popolazione, indovina a cosa
dovrebbe assomigliare un campione casuale = logica intuitiva
Conoscenza delle persone e degli animali→i bambini sanno che esiste una
categoria di entità che si comporta in modo molto diverso: capiscono che queste
cose si comportano diversamente dalle altre perché sono autonome, animate da
un moto proprio. Il loro movimento è motivato dall’interno, non causato
dall’esterno. Per loro qualsiasi oggetto che si muove da solo, anche se ha una
forma di un triangolo o di un quadrato, è etichettato come “animale”. Un bambino
sa che gli esseri animati sono governati da intenzioni e credenze. Già verso i
dodici mesi, i neonati attribuiscono una personalità a ogni individuo: deducono che
una persona è un malintenzionato se vedono che butta per terra una persona.
Riesce a distinguere anche quando un’azione è un’azione qualsiasi o se è fatta
per insegnare qualcosa (un senso innato della pedagogia).
Percezione dei volti→una delle prime manifestazioni di questa competenza
sociale è la percezione dei volti. L'ipersensibilità verso i volti è presente fin
dall’utero: uno studio ha dimostrato che il feto, usando una luce per proiettare uno
stimolo attraverso la parete dell’utero, è molto più attratto da tre punti disposti
come una faccia rispetto a tre punti disposti a piramide. Fin dai primi mesi di vita,
una regione della corteccia visiva dell’emisfero destro inizia a rispondere di più ai
volti che ad altre immagini.
Lingue→fin dalla nascita, un bambino preferisce ascoltare la propria lingua madre
piuttosto che una lingua straniera. Dal terzo trimestre di gravidanza, il feto sente,
la melodia del linguaggio viene percepita e si inizia a ricordarla. Fin dalla nascita il
bambino distingue la maggior parte delle vocali e delle consonanti di tutte le lingue
del mondo. Le percepisce già come categorie. Grazie all’influenza dell’ambiente,
queste competenze precoci, innate, si specializzano durante tutto il primo anno di
vita. Il bambino scopre che alcuni suoni non sono usati nella sua lingua madre e
conserva solo quei fenomi che sono utili per le lingue che appartengono
all’ambiente che lo circonda. Impara anche le sue prime parole, rileva le variazioni
della prosodia e riesce a distinguere tra parola e frase. Un altro meccanismo
consiste nell’identificare quali gruppi di suoni si succedono frequentemente e
grazie a un rapido calcolo delle probabilità mostra che può trattarsi di una parola
significativa (es. biberon), quindi viene aggiunta al vocabolario e potrà poi essere
messa in relazione a un oggetto specifico.
Secondo Noam Chomsky la nostra specie ha un “language acquisition device”, un
sistema specializzato per l'acquisizione del linguaggio che si attiva
automaticamente nei primi anni di vita.
Capitolo 4→Nascita di un cervello.
Se esaminassimo il cervello di un neonato dovremmo poter osservare che
possiede delle strutture cerebrali ben organizzate, corrispondenti a ogni principale
campo del sapere. Grazie ai metodi di imaging a risonanza magnetica abbiamo
potuto osservare l’organizzazione precoce del cervello umano e scoprire che
praticamente tutti i circuiti del cervello adulto sono già presenti in quello del
bambino.
In uno studio attraverso la risonanza magnetica, è stato osservato che all’età di
due mesi, quando un bambino sente frasi nella sua lingua nativa, attiva già le
stesse regioni cerebrali che si attivano in un adulto. La prima area ad attivarsi è la
corteccia uditiva primaria (punto di ingresso di tutte le informazioni uditive nella
corteccia). Fino a poco tempo fa, alcuni ricercatori pensavano che le aree
sensoriali fossero prive di organizzazione alla nascita al punto da confondere i
sensi e che con il tempo imparassero queste modalità sensoriali. Invece, fin dalla
nascita vi è un organizzazione in regioni distinte per ciascuna delle modalità
sensoriali.
Quando un bambino ascolta una frase attiva, quindi, primariamente la corteccia
uditiva primaria, poi l’attività del suo cervello si propaga rapidamente: dopo una
frazione di secondo si attivano altre aree → prima la corteccia uditiva secondaria,
poi un’intera catena di aree che progressivamente si muovono verso la parte
anteriore del lobo temporale e, infine, l’area di Broca, alla base del lobo frontale
sinistro, contemporaneamente all’estremità del lobo temporale.
All’età di due mesi, il bambino attiva la stessa gerarchia di aree cerebrali
fonologiche, lessicali, sintattiche e semantiche di un adulto.
Dato che tutte queste aree sono attivate a catena, ne consegue che devono
essere collegate tra loro. C’è un grosso cavo formato da milioni di fibre nervose:
fascicolo arcuato, che collega i lobi temporali e parietali con i lobi frontali e, in
particolare, con l’area di Broca. Nel 96 per cento degli umani è molto più grande
nell’emisfero sinistro (dedicato al linguaggio). Non solo il fascicolo arcuato è
presente fin dalla nascita,ma anche tutti i grandi fascicoli di connessioni tra la
corteccia e le regioni sottocorticali.
Queste “autostrade del cervello” si costruiscono durante il terzo trimestre di
gravidanza → ogni neurotrasmettitore eccitatore in fase di sviluppo invia il proprio
assone a esplorare le aree circostanti. Questa esplorazione è guidata e incanalata
da messaggi chimici, delle molecole la cui concentrazione varia da una regione
all’altra e che quindi fungono da etichette spaziali. La testa dell’assone annusa
letteralmente questo ambiente chimico e ne inferisce la direzione che deve
seguire. Così si stabilisce una rete di connessioni nervose proprie della specie
umana. Questo meccanismo viene poi perfezionato con l’apprendimento, ma
l’impalcatura è innata e si costruisce in utero. Il nostro DNA contiene la planimetria
dettagliata dei diversi circuiti specializzati come quella della visione, del linguaggio
o delle capacità motorie. Intorno alle 28 settimana di gestazione, il cervello umano
inizia a strutturarsi in una serie di pieghe e si vedono apparire i solchi principali
che lo caratterizzano. In un feto di 35 settimane, tutte le pieghe principali della
corteccia sono già ben formate e si può già vedere l'asimmetria caratteristica della
regione temporale che ospita le aree del linguaggio.
Successivamente fanno la loro comparsa delle pieghe secondarie e terziarie. Oggi si
crede che la comparsa delle pieghe della corteccia, che consentono lo sviluppo di
diverse funzioni, sia un processo di auto-organizzazione che dipende sia dai geni sia
dall’ambiente chimico delle cellule, ma che richiede pochissime informazioni genetiche
per verificarsi.
La corteccia è piena di di colonne, strisce o confini che costituiscono altrettanti moduli
specializzati per il trattamento di una particolare informazione. Uno degli esempi più
spettacolari è l’esistenza di cellule a griglia (grid cells) le cui scariche formano degli
esagoni quasi perfetti. Questi neuroni sono stati scoperti registrando l’attività di una
regione precisa del cervello del ratto, la corteccia entorinale, mentre l’animale si muove
all’interno di una grande stanza. Era gà noto che nell’ippocampo esistevano delle
“cellule di posizione” che mappano lo spazio che is attivano quando l’animale si trova in
un luogo preciso della stanza. Ma, la nuova scoperta è stata che le cellule griglia non
rispondono solo a una posizione nella stanza, ma a un’intera serie di posizioni che sono
distribuite secondo una rete di triangoli equilateri che si raggruppano per formare un
esagono. Quando l’animale cammina a caso, ogni cellula griglia gli indica, tramite le sue
scariche, dove si trova in relazione a una rete di triangoli che lastricano lo spazio.
Questo si sistema è stato definito “GPS del cervello”. Anche il cervello adulto contiene
una mappa neurale dalla simmetria esagonale, esattamente nella stessa zona del ratto;
disponiamo di un modulo mentale per la navigazione spaziale. Fin dalla nascita, la
corteccia del bambino ha quasi le stesse pieghe di quella di un adulto, è suddivisa in
aree sensoriali e cognitive specializzate, che sono già interconnesse da fascicoli di fibre
ben precisi e riproducibili. E’ una collezione di moduli e ognuno di questi proietta sul
mondo esterno un particolare tipo di rappresentazione.

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