C) II.
CREDITI (ATTENZIONE DIFFERENZA FINANZIARI = IMMOB //// COMMERCIALI = ATTIVO CIRCOLANTE)
In termini legali, il credito è il rapporto giuridico per effetto del quale un creditore assume il diritto a ricevere una
somma di denaro dal debitore, nei modi e nei tempi pattuiti.
In contabilità aziendale, i crediti sono iscritti in stato patrimoniale (2424) nell’attivo circolante o
nelle immobilizzazioni immateriali.
I crediti sono definiti nella pubblicazione OIC 15, al cui interno si trovano indicazioni relative
alle specifiche situazioni. La distinzione si fonda sul criterio della “destinazione” (o dell’origine)
degli stessi rispetto all’attività ordinaria. In particolare, è richiesta la separata indicazione: dei
crediti di origine finanziaria, dai crediti di origine commerciale.
Importante: contrariamente a quello che si crede spesso, la distinzione non si basa sul criterio finanziario,
ovvero sulla base del periodo di tempo entro il quale si trasformeranno in liquidità, infatti, per ciascuna voce
di entrambe le sezioni è richiesta una suddivisione in base alla scadenza tra:
crediti esigibili entro l’esercizio successivo;
crediti esigibili oltre l’esercizio successivo.
I crediti di origine commerciale sono derivanti da operazioni della gestione ordinaria e si espongono
nelle voci dell’attivo circolante.
Quelli di origine finanziaria sono conseguenti ad operazioni di carattere più strategico o di allocazione
delle risorse finanziarie e si espongono nelle voci delle immobilizzazioni finanziarie.
Ciascuna delle voci dei crediti iscritti all’attivo circolante è suddivisa in base alla scadenza tra
crediti esigibili entro/oltre l’esercizio successivo. Codice civile: I crediti e i debiti sono rilevati in bilancio
secondo il criterio del costo ammortizzato tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del
valore di presumibile realizzo.
Essi sono esposti nello stato patrimoniale al netto di svalutazioni necessarie per ricondurli al
valore di presumibile realizzo. I crediti sono rappresentati in bilancio al netto del fondo
svalutazione crediti. Un credito deve essere svalutato nell’esercizio in cui si ritiene probabile
che il credito abbia perso valore
ESEMPIO:
D) RATEI E RISCONTI
Risconti
1. Risconti attivi: rappresentano percentuali di un costo che hai già registrato contabilmente nell’esercizio
appena chiuso, ma per una parte è di competenza anche dell’esercizio successivo.
Esempio
Il 15 di ogni mese paghi l’affitto del tuo capannone, pari a 1.000 euro. Arriva il giorno 15 dicembre e quindi
paghi 1.000 euro, di questa somma però, circa la metà è di competenza di dicembre, ma l’altra metà è di
competenza fino al 15 gennaio. Per cui tu hai pagato 1.000 euro il 15 dicembre, ma c’è da considerare un
risconto attivo, ossia circa 500 euro rappresentano un costo di competenza di gennaio. Con il risconto
attivo, vai quindi a stornare un costo, ecco perché si dice “attivo” perché ti “libera” da un costo.
2. Risconti passivi: rappresentano quote di un ricavo che hai già registrato contabilmente nell’esercizio in
chiusura, ma per una parte è di competenza anche dell’esercizio successivo.
Esempio
Hai un capannone di proprietà e il 15 di ogni mese incassi il canone di affitto, pari a 1.000 euro. Arriva il
giorno 15 dicembre e quindi ricevi 1.000 euro, di questa somma però, circa la metà è di competenza di
dicembre, ma l’altra metà è di competenza fino al 15 gennaio. Per cui tu hai incassato 1.000 euro il 15
dicembre, ma c’è da considerare un risconto passivo, ossia circa 500 euro rappresentano un ricavo di
competenza di gennaio. Con il risconto passivo, vai quindi a stornare un ricavo, ecco perché si dice
“passivo” perché “riduce” un ricavo di quest’anno per portarlo a competenza dell’anno prossimo.
Ratei
1. Ratei attivi: rappresenta un costo di competenza di quest’anno, ma il cui pagamento si realizzerà
dell’esercizio successivo.
Esempio
Ogni 3 mesi paghi l’affitto del tuo capannone con canone posticipato, pari a 1.000 euro. Essendo canone
posticipato, significa che per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, pagherai il 1° gennaio. Tuttavia in
contabilità non puoi certo far finta di nulla, quindi devi considerare quel costo che sosterrai il 1° gennaio
come competenza dei mesi di ott., nov., dic. dell’anno in chiusura.
2. Ratei passivi: rappresentano un ricavo di competenza di quest’anno, ma il cui incasso si realizzerà
dell’esercizio successivo.
Esempio
Ogni 3 mesi incassi l’affitto di un tuo capannone che il tuo inquilino ti paga con canone posticipato, pari a
1.000 euro. Essendo canone posticipato, significa che per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, riceverai
il pagamento il 1° gennaio. Tuttavia in contabilità non puoi certo far finta di nulla, quindi devi considerare
quel ricavo che incasserai il 1° gennaio come competenza dei mesi di ott., nov., dic. dell’anno in chiusura.
IL CALCOLO:
A questo punto bisogna considerare quale quota è di competenza di un esercizio e quale quota è di
competenza di un altro. Il problema sarebbe semplice se il costo o ricavo si realizza esattamente a metà del
tempo tra un anno e l’altro, a quel punto si può dividere esattamente a metà e la questione è risolta.
Nella pratica però, non avviene quasi mai questo e quindi bisogna procedere con il calcolo preciso della
quota di competenza di un esercizio e la quota di competenza dell’altro.
Metodo del tempo economico – Esercizio pratico
Un costo di 3.000 euro si manifesta posticipatamente il giorno 30 gennaio, ma è di competenza anche dal
15 novembre e tutto dicembre. Per calcolare il costo di competenza di novembre e quello di gennaio
la formula è la seguente:
Rateo = (giorni dell’esercizio n / giorni esercizio n+1) * importo
Rateo = (47 / 77) * 3.000 = 1.831,17 euro sono di competenza di novembre e dicembre.
I restanti 1.168,83 euro (3.000 – 1.831,17) sono di competenza di gennaio.
Questa formula è valida sempre: per i ratei attivi e passivi e per i risconti passivi e attivi. Serve
semplicemente a calcolare la quota di competenza dell’esercizio in chiusura e quella dell’esercizio
successivo.
Nota integrativa
Quando un’impresa redige il bilancio di esercizio, parte integrante è la nota integrativa, ossia un
documento che serve a specificare nel migliore dei modi le voci che sono state iscritti nel bilancio.
È molto importante inserire in nota integrativa, la composizione di eventuali ratei e risconti inseriti nel
bilancio. Per esempio si può indicare così:
Esempio:
Si rileva alla data del 31 dicembre ….. il risconto attivo, relativo al pagamento dell’affitto del …… pagato il
giorno x, ma riferito fino al giorno x dell’anno successivo. Per il calcolo della quota di competenza di ogni
esercizio è stato usato il metodo del tempo economico.