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UNGARETTI e MONTALE

Ungaretti e montale

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GIUSEPPE UNGARETTI

VITA
Nasce nel 1888 e muore nel 1970. Vede da testimone quelli che sono gli eventi principali
del secolo scorso. Nasce a Alessandria D’Egitto, il papà toscano si è trasferito con la moglie
in Egitto per lavorare alla costruzione del canale di Suez. Vive l’infanzia lì. Si forma
leggendo molta letteratura non italiana ma internazionale. Ha una cultura bilingue. Gli
autori che legge di più sono i francesi tra cui Baudelaire e Mallarmè. Tra gli autori italiani
legge D’Annunzio per poi distaccarsi. Nel 1912 si trasferisce a Parigi. Qui si iscrive alla
facoltà di lettere della Sorbona e affina l’erudizione culturale. Frequenta ambienti
all’avanguardia. Uno dei suoi primi scopi quando torna in Italia è quello di svecchiare la
produzione italiana. Conosce quindi poeti e pittori di quegli anni e fa amicizia con
Apollinaire. Vede lo scoppio della prima guerra mondiale e essendo di origine italiana
combatte per l’Italia e diventa un’esperienza fortemente formativa. Si colloca nelle regioni
del Carso. L’esperienza bellica diventa ispirazione poetica. Alla fine della guerra scontento
e tormentato accoglie con entusiasmo l’avvento dei fasci di combattimento. Questa sua
adesione alle basi dell’ambiente fascista lo contraddistinguerà nei primi anni ’20. Si
sposerà con una donna francese. Quando avrà bisogno di lavorare scriverà direttamente a
Mussolini. Le sue richieste non vengono accettate dal duce e quindi sono anni di forte
disagio economico che lo porta a trasferirsi di nuovo a San Paolo in Brasile. Qui gli viene
offerta la cattedra di lingua e letteratura italiana in Brasile all’Università di San Paolo. Il
trasferirsi significa rompere i ponti con la politica più aggressiva del fascismo. Sono anni
duri: muore il fratello e il figlio di 9 anni. A guerra finita quando il fascismo cade alcuni
intellettuali italiani vorrebbero allontanare Ungaretti dalla cattedra di lingua e letteratura
italiana a San Paolo perché ha avuto rapporti con Mussolini negli anni ’20. Nel 1946 viene
reintegrato nel suo lavoro di insegnante e la sua fama diventa importante soprattutto per il
suo messaggio fortemente umanitario che rivela il fatto che non aveva nulla da dividere
con i fasci. Ungaretti cerca di trasmettere il concetto di essere umano. La sua fama lo
porterà quasi a vincere il Nobel nel 1959 ma li viene soffiato da Quasimodo. Ama sempre
definirsi un cittadino senza frontiere e confini. Ha sempre cercato di trovare ciò che
accomuna gli uomini più di quello che li divide. Vede nell’appartenenza al genere umano il
solo tratto distintivo di un uomo. Ciò che rende tutti gli uomini uguali è il sentimento. Il
concetto di fratellanza sarà centrale nella sua riflessione poetica. Gli uomini tra di loro sono
fratelli nel sentimento. Il suo impegno nel comunicare questi concetti non smette mai.
Negli anni ’70 diventa lo spirito guida del movimento giovanile. Nel ’70 fa un viaggio a New
York e si ammala di broncopolmonite. Nel 1971 muore.

OPERE
A livello di produzione Ungaretti è reale innovatore. Punta sullo sperimentalismo. La
raccolta di poesia più importante è l’Allegria pubblicata nel 1931. Al suo interno
confluiscono anche 2 raccolte precedenti: Il porto sepolto (1916), Allegria di Naufragi
(1919). Fin da quando lui era soldato è attivo poeticamente. Come titolo ufficiale sceglie di
utilizzare il sentimento puro senza alcun tipo di risentimento doloroso. Questo è un dato
significativo. Significa essere stato in grado di individuare la vita anche durante la guerra. I
componimenti dell’Allegria sono caratterizzati da ritmo spezzato e versi brevi, uso della
parola che riempie l’intero verso. L’allegria è il punto di partenza per altri poeti per fondare
il movimento dell’avanguardia dell’ermetismo. Ad oggi prevale l’interpretazione che
Ungaretti sia un preermetico ma che lui non possa essere ascritto a questa corrente perché
le produzioni successive non sono ascrivibili all’ermetismo. Un’altra raccolta
importantissima è Il sentimento del tempo (1933) ed è la seconda fase della poetica
ungarettiana. Si ritorna a una versificazione tradizionale soprattutto nella scelta del metro
(lunghezza del verso) ma non per quanto riguarda le forme metriche. Troveremo la scelta
di endecasillabi, settenari e la loro alternanza. La sintassi non è spezzata ma è più ampia.
Cambia anche il lessico che è molto scarno nell’Allegria mentre si fa più aulico in questa
raccolta. Notevole è anche il cambiamento di paesaggio. Nell’Allegria il paesaggio è quello
della trincea, della montagna, invece nel Sentimento del tempo troviamo pianure, mare,
città di Roma. La visione cronologica è importante. Il tempo viene avvertito e viene reso
dato sensibile. Si ha come un approccio sacrale allo scorrere del tempo. Troviamo accenni
a una visione religiosa. La terza raccolta di Ungaretti è del 1947 e si chiama Il dolore. In
questa raccolta mette a confronto dolore personale/privato legato alla perdita del figlio,
fratello a quello collettivo dato dal dramma umano della seconda guerra mondiale. Si nota
bene che il tentativo è quello di mettere in luce che il dolore è un sentimento e quindi ci fa
essere umani. Ungaretti arriva a dire che la coscienza dell’uomo è la capacità di provare
sentimenti. Presenta ancora l’immagine di Dio. Prevale uno stile curato e un linguaggio più
sostenuto. La capacità creativa di Ungaretti si denota nello stile. L’Allegria è l’opera più
rivoluzionaria. Tutte le poesie di Ungaretti sono state raccolte in un’opera intitolata Vita di
un uomo (Opera Omnia). Va a rispecchiare delle esperienze di vita diretta. Intitola
quest’opera Vita di un uomo e non Vita di un poeta perché il poeta non vuole creare
distanze con il pubblico ma mettersi in relazione con un uomo qualunque. L’uomo viene
rappresentato così com’è con limiti, incertezze e bellezze (questo rende l’uomo più
autentico). Ungaretti scrive anche saggi e traduzioni. E’ anche giornalista. Ungaretti è ben
presente nella vita degli italiani anche se non è influencer.
L’allegria
Viene edita nel 1931. Racchiude due raccolte che prima erano state editate singolarmente
(I raccolta: Il porto sepolto del 1916, II raccolta: L’allegria di naufragi del 1919). In realtà
l’edizione che doveva riassumere entrambe doveva prendere il nome della seconda ma il
poeta decise di tenere solo il termine L’allegria. Allegria dei naufragi è un ossimoro in
quanto un naufragio non ha nulla di allegro. Vuole mettere in relazione questi due termini:
naufragio (simbolo di morte e di depressione), vita (simbolo di vita). Vuole mettere in luce
questa antitesi che nella vita può avvenire (ambivalenza del vivere e la capacità insita
nell’uomo di riuscire ad appigliarsi a qualcosa di bello seppure il contesto sia brutto). Vuole
cercare nel male qualcosa che ci faccia stare a galla. Arriva così a chiamare l’opera con il
nome puro di L’allegria (esultanza della vita sulla morte).
L’opera è costituita da 74 componimenti ed è divisa in 5 parti:
1. Ultime: si tratta della parte più sperimentale che dà il lascito ad una poetica del
tutto nuova
2. Porto sepolto: è un’immagine ossimorica che mette in contrapposizione l’aperto al
chiuso. E’ un evento a cui Ungaretti ha partecipato. Ha visto gli schiavi del vecchio
porto di Alessandria. Sepolto si tratta della parola che il poeta deve riesumare e
portare alla luce
3. Naufragi: nasce dalla scissione del primo titolo
4. Girovaghi: si richiama la vita stessa del poeta (ha vagato per il mondo intero
provando il sentimento del naufragio
5. Prime: è in antitesi con la prima parte. Preannuncio di una nuova parte che verrà
scritta dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

TEMI
- La guerra: esperienza di vita del poeta diventa un importante tema della sua
poetica. Quell’evento vissuto diventa un motivo per poetare. La guerra è un destino
che accomuna persona diverse. Ungaretti nella guerra trova quasi un fattore non
disgregante ma quasi compattante. Lui ne trova un motivo di coesione tra i popoli.
La guerra genera fratellanza e si ha il senso di appartenenza al genere umano. La
presenza di Ungaretti al fronte non è vista come un’esperienza unica e personale ma
sente una sorte di connessione anche con i suoi oppositori (umanità solidale, visione
comunitaria della vita di trincea).
- Ambiente Carsico/trincea: connessione tra il dramma che l’uomo ha in guerra e
l’ambiente stesso.
- Universalità/fratellanza: gli uomini sono tali perché appartengono al genere
umano. L’uomo appartiene all’umanità. Con questo pensiero Ungaretti è
anticipatore dei nuovi temi che si sviluppano in seguito. Vi è fratellanza anche tra
persone di eserciti diversi.
- Poesia eternizzante: ne aveva già parlato Foscolo. E’ il regalo di vita che vuole fare
alle persone che non ci sono più.

STILE
- Sperimentalismo più acceso di Ungaretti: non usa più le strofe ma versi liberi, per
dare attimi di sospensione di pausa utilizza gli spazi bianchi. Prende spunto dallo
scrittore francese Apollinaire che aveva scritto Calligrammes (testi molto brevi
svincolati dallo studio metrico) e da Bergson con il concetto di tempo. Utilizza versi
spezzati, enjambement (vuole creare delle parole verso).
- Ha molta importanza la parola verso chiamati anche versicoli.
- Non viene usata la punteggiatura (non c’è il punto fermo, è sottointeso e reso noto
solo attraverso i suoi effetti).
- Viene utilizzata la figura etimologica dell’analogia: metafora ai suoi massimi effetti.
Vengono accostati dei termini che hanno un metro di paragone molto forte che
sintatticamente non viene spiegato
- Si ha un’impostazione cronachistica: vi è il luogo e la data del componimento

EUGENIO MONTALE
VITA
Nasce nel 1986 e muore nel 1981. Chiude l’anello della grande produzione poetica. Va a
riprendere tematiche trattate già da Leopardi. Nasce a Genova. Genova diventerà un
grande punto di partenza culturale. Il paesaggio tipico della Liguria diventerà un fattore
essenziale. Un elemento che va a contraddistinguere il pensiero di Montale è il mare e il
suo suono. Con Montale arriviamo al culmine della riflessione di poeta e di uomo. Il poeta
è una voce soffocata dalla massa. La poesia che rappresenta interiorità diventa offuscata
da una società che è più incline a valutare i pensieri della massa e non dell’individuo. La
massa soffoca l’individuo. Critica la società di massa pur non potendo fare nulla. Per lui la
società è arrivata a un punto di non ritorno. Montale non riesce a essere ingabbiato in
nessun movimento contemporaneo a lui. Montale introduce un proprio sistema di valori e
cambia a seconda di quello che vive. Egli è stato interprete di un male di vivere. Il male di
vivere è l’emblema dell’uomo contemporaneo. Per Montale più l’uomo si sforza più soffre
perché l’uomo si accorge che gli eventi non dipendono da lui. Occorre arrivare a una sorta
di accettazione di questo male cercando di godere delle piccole gioie quotidiane che di
tanto in tanto riaffiorano e ci fanno sentire più vivi. La sua famiglia è benestante, i
panorami che vede nell’infanzia sono quelli delle cinque terre. Secondo lui l’arroganza è
pensare di avere una vita facile. Bisogna godere degli istantanei di felicità. A scuola è
mediocre. Si diploma da ragioniere e non decide di proseguire gli studi. La sensibilità può
non arrivare da un percorso scolastico. Da autodidatta legge tanto, istituzionalmente non
rappresenta il letterato per eccellenza. Partecipa alla prima guerra mondiale, è un
rubacuori. La prima donna che gli ruba il cuore è Anna Degli Uberti (Arletta nelle sue
opere). Negli anni ’20 non sa bene cosa fare nella sua vita. Prende lezioni di canto, scrive
sui giornali, scrive libri. Lui stesso definisce questo periodo come la separazione tra lui e la
vita. Nel 1925 firma il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce.
Si espone. Scrive Ossi di Seppia. Si trasferisce a Firenze e incontra il poeta anglo americano
Thomas Stearns Eliot. Dalla conoscenza di Eliot trarrà il concetto poetico del correlativo
oggettivo: vuol dire focalizzare l’attenzione poetica su un oggetto che all’apparenza è
banale e quotidiano. Questo oggetto è concreto. All’interno di quel componimento assume
un valore allegorico che rappresenta spesso un valore, un sentimento astratto.
Un’immagine molto frequente è quella del muro diroccato. Vedere il giallo del limone per
lui rappresenta un momento di gioia. Il girasole è fondamentale per lui. La chiave è
allegorica, simbolica. A Firenze dirige il gabinetto di Vieusseux e qui conosce Irma Brandeis,
una dantista. Con lei nasce una grande relazione, solo che lei è ebrea e nel 1938 vengono
promulgate le leggi razziali. Irma riesce a scappare negli Usa, chiede a Montale di andare
con lui ma lui non accetta perché l’essere poeta lo fa essere troppo legato al suo contesto
di vita. Irma sarà sempre presente nei suoi componimenti ma assume i tratti della donna
angelicata. Clizia è il nome che Montale attribuisce a Irma. E’ il nome greco che utilizza per
indicare il girasole. Clizia è la sua certezza, con lei c’è sempre luce, è la donna
dell’eccezionalità. Trova un’altra donna Drusilla Tanzi che poi sposerà. Il suo soprannome è
La mosca, ella è la donna della quotidianità, di tutti i giorni. La chiama mosca perché è
fortemente miope. Nel 1939 escono Le occasioni. Non riesce a partecipare alla seconda
guerra mondiale perché è cagionevole di salute. Nel 1948 si trasferisce a Milano e diventa
redattore del Corriere della sera. La sua fama si diffonde. Incontra un’altra donna: Maria
Luisa Spaziani, è una donna emancipata, fredda, cinica. Montale la chiama La volpe per
indicare la sua scaltrezza, furbizia. Secondo Montale La volpe è il prototipo della donna
nella società di massa. Pubblica la terza raccolta chiamata La bufera e altro. Nel 1971
pubblica La satura. Diventa senatore a vita. Nel 1975 riceve il premio Nobel per la
letteratura. Nel discorso in cui riceve il premio afferma che la sua stagione poetica finisce lì
e farà un’ampia critica alla società. Muore nel 1981 a Milano.

POETICA DI MONTALE
Il pensiero di Montale ha un respiro diacronico ovvero che cambia nel tempo. Troviamo
una netta difficoltà ad ascrivere Montale in uno dei movimenti letterari del tempo. Vi è una
grande disarmonia tra lui e il mondo circostante (Montale ha fatto di questa frattura
l’oggetto poetico principale). L’io lirico si trova smarrito in un mondo che non riesce a
comprendere. Sembra introdurre un’inettitudine. La poesia denuncia e afferma
l’incomunicabilità (non ci sono appigli per favorire dei punti di contatto). Non si parla più di
poeta vate o poeta guida. Montale ammette la propria incapacità: ‘’Ciò che siamo e ciò che
non vogliamo’’. Il poeta non riesce ad essere più di un uomo (anti dannunzianesimo).
Montale si riferisce ai Dannunziani con il termine di poeti laureati (secondo lui il poeta
dovrebbe essere in grado di ammettere la propria fragilità). Secondo Montale D’Annunzio
è un gradino su cui si deve inciampare e che bisogna passare. Il male di vivere è
caratterizzato da una serie di eventi negativi a cui l’uomo non riesce a fare fronte. Ci
possono essere persone che si arrendono al male di vivere, invece altre che non lo
considerano e vanno oltre. Montale si pone in confronto al male di vivere con una stoica
resistenza in due modi: 1. Accettando l’esistenza di questa situazione, identificando in
questa catena l’anello che non tiene (meccanismo sbagliato). Questo rappresenta
l’occasione a cui si appiglia e sono eventi dettati da qualcosa a cui tutti possono tendere.
Una volta trovato l’anello che non tiene bisogna trovare l’appiglio per rimanere vivi (cose
molto banali, della vita quotidiana ma non sono mai da sottovalutare. A differenza di
Leopardi egli non attribuisce importanza alla potenza dell’immaginazione e alla semplice
consapevolezza. Si trovano dei correlativi oggettivi che si rifanno al concetto di male di
vivere. Il suo pensiero è di difficile interpretazione. Riprende l’immagine della donna
angelicata da Dante. Le sue donne sono sempre simbolo di qualcosa. In generale Montale
va a riprendere l’immagine della donna angelo. E’ una visione allegorica. La donna salva in
quanto diventa il simbolo esclusivo di bellezza, riscatto. La banalità e la stupidità limitano
gli effetti benefici della donna. Il male di vivere non si batte (dobbiamo lasciarci coinvolgere
dalla bellezza che abbiamo a disposizione).

RACCOLTE POETICHE
La raccolta più importante è Ossi di seppia edita nel 1925. Con quest’opera Montale
presenta al pubblico il concetto di Male di vivere. La seconda raccolta è datata 1939 e si
chiama Le occasioni. Sono date importanti. È il limite dello scoppio della seconda guerra
mondiale. Per occasioni si intendono tutti i momenti privilegiati che interrompono la
concatenazione del male di vivere. Le occasioni sono la raccolta che ha un ampio valore
simbolico soprattutto per il ruolo della donna che è molto presente in quest’opera. Si tratta
di una donna assente. La donna non è presente fisicamente ma la sua immagine viene
rievocata per riottenere il beneficio. Questo tema era già tipico della letteratura
provenzale. La donna si palesa come un angelo redentore e diventa una sorta di rifugio al
male di vivere. A cambiare è il paesaggio. In Ossi di seppia: paesaggio ligure, petroso,
battuto dal sole, in Occasioni non troviamo più solo la Liguria ma anche parti d’Italia
diverse, città europee come Parigi e Vienna. La terza raccolta è del 1956 e si chiama La
bufera e l’altro. Il titolo è metaforico. La bufera rappresenta la guerra che si è finalmente
conclusa. È qualcosa di violento. L’altro rappresenta tutto quello che la guerra ha portato
via con sé o che ci ha lasciato. I temi fondamentali sono gli orrori della guerra e i lutti del
poeta. Il paesaggio è cupo e lugubre. C’è un’immagine salvifica che è una donna ed è Clizia.
Lo pseudonimo Clizia deriva dal girasole e del girasole coglie l’indole di questa pianta di
orientarsi dove si trova il sole anche quando è nuvolo. Al contempo troviamo l’immagine
della donna volpe che è una donna astuta. Clizia viene interpretata con la dicitura inglese
di visiting Angel. L’ultima raccolta è del 1971 e si chiama Satura. Indica la varietà di
argomenti presenti all’interno di essa. Lo stile è colloquiale. All’interno di satura la più
importante sezione è Xenia. I modelli di riferimento sono la produzione satirica per lo stile
e non la presa in giro e Marziale con modello epigrammatico legato alla realtà quotidiana.
Qui troviamo la donna protagonista che è Mosca (Drusilla Tanzi). La raccolta di Satura
trova ispirazione dalla scomparsa di Mosca che avviene nel 1963. Ciò che cambia tra le
varie raccolte di Montale è lo stile che passa dall’essere propriamente poetico
caratterizzato da componimenti lunghi che fanno trovare punti di contatto con l’ermetismo
fino a un allungamento sempre più evidente fino ad arrivare ad un verso prosastico.
All’inizio ci sono rime, successivamente no. Questa scelta è del tutto motivata. Montale
sceglie di non abbandonare la poesia ma fa comprendere come l’ambiente circostante non
sia più adatto alla poesia abbandonando la poesia tradizionale. Montale dice che non c’è
più niente di poetabile. Per denunciare la crisi della poesia anche il suo testo va a
scomparire. Montale non pone fine alla poesia ma vede la poesia come qualcosa di
commerciale. Importante è il tema della memoria soprattutto nell’opera Le occasioni.
Secondo lui è difficile ricordare qualcosa/qualcuno. Ha una vena memoriale: prega che il
ricordo possa non svanire mai. Secondo lui il tema della morte e dei defunti sono sempre
presi in causa ma non hanno quel ricordo che meritano. Un altro tema fondamentale per
lui è quello della storia: per lui è importante essere presente nella storia del proprio
tempo. La storia dovrebbe insegnare ma l’uomo non è in grado di apprendere. L’uomo
davanti alla storia si può relazione in due modi:
1. Indifferenza: non fare la differenza rispetto a ciò che vivi
2. Divina indifferenza: l’uomo non si deve lasciare trasportare da un contesto negativo
ma deve fare fronte ad esso.
Ossi di seppia
La protagonista è la natura e la macchia mediterranea. Viene fatta una descrizione
paesaggistica. Vi è una forte componente psicologica ed emotiva. Si parla dell’incapacità
dell’uomo di trovare un senso alla vita stessa e di far fronte alle difficoltà della vita ‘’male
di vivere’’ quando cadono tutte le illusioni e le convinzioni dell’uomo, egli può solo
attendere il miracolo (piccoli momenti di vitalità). Qualcosa di banale può cambiare la vita.
Egli vuole chiamare questa raccolta rottami ma poi decide di chiamarla Ossi di seppia un
legame verso il mare. Si ha un superamento di D’Annunzio (fusione tra uomo e natura).

STRUTTURA
Ossi di seppia è composto da 61 componimenti divisi in 4 sezioni:
1. Movimenti (tra due ambiti ben distinti: dialettica il mare e la terra, la città e la
campagna, l’infanzia e la vita adulta.
2. Ossi di seppia: male di vivere e correlativo oggettivo del male di vivere
3. Mediterraneo: il mare
4. Meriggi e ombre: la donna

MODELLI
- D’Annunzio per poi discostarsi
- Leopardi per quanto riguarda soprattutto la fase del pessimismo cosmico. L’arido
vero di Leopardi corrisponde al male di vivere di Montale
- Dante Alighieri per quanto riguarda le rime petrose (rime scritte da Dante in onore
di Petra, caratterizzate da un linguaggio duro e aspro
- Svevo per il concetto di inettitudine
- Autori di poesia e autori quasi contemporanei. MALE DI VIVERe: l’alternativa è la
sua accettazione, un’accettazione che si può interpretare come di atarassia (a greco
senza, parachè turbamento). Non lasciarsi scoinvolgere dal male che c’è intorno a
noi. L’atteggiamento atarattico coincide la divina indifferenza

TEMI
- Male di vivere: tentativo costante dell’uomo di trovare un senso nella vita che lo
circonda. E’ un meccanismo di cause e conseguenze (l’uomo ne è una componente).
Le conseguenze sono 1. l’accettazione/atarassia: non bisogna lasciarsi sconvolgere
dal male, divina indifferenza: faccio in modo che il male di vivere non mi stravolga,
cerco di sopravvivere, viene adottato un atteggiamento più filosofico rispetto a
quello di Leopardi, 2. Vivere momenti miracolosi: godere dei momenti più semplici.
- Paesaggio ligure: da cui deriva il titolo stesso, estate alle cinque terre, la natura
arida, bruciata dal sole, ossi di seppia lasciati sulla spiaggia.
- Il mare: il traguardo possibile di riscatto all’infelicità. Vi è una presenza evocativa del
mare, si ha il senso dell’udito e della vista.

STILE
- Forme tradizionali: schemi di strofe fino ad un suo abbandono
- Sperimentazione con alcune forme libere
- Schema di rime tradizionali
- Figure di suono che richiamano molto le rime petrose di Dante
- Figure di contenuto tra cui ossimoro e antitesi
- Correlativo oggettivo a livello allegorico

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