https://www.atuttarte.it/poemi/tasso/la-morte-di-clorinda.
html
LA MORTE DI CLORINDA
Torquato Tasso
(canto XII, Ottave 64 - 69)
Antefatto: Questo episodio è la conclusione del furioso combattimento tra Clorinda e Tancredi
delle ottave precedenti che ha visto i due contendenti duellare furiosamente per tutta la notte
fino all’alba. Tancredi ignora che sotto l’armatura del guerriero saraceno si celi la sua
segretamente amata Clorinda.
TESTO PARAFRASI
[64] [64]
Ma ecco omai l'ora fatale è giunta Ma ecco che ormai è giunta l'ora fatale (fatale –
che 'l viver di Clorinda al suo fin deve. decisa dal destino) che deve porre fine alla vita di
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta Clorinda. Tancredi (egli) spinge nel suo bel seno la
che vi s'immerge e 'l sangue avido beve; spada di punta, che vi si immerge e beve avidamente
e la veste, che d'or vago trapunta il sangue; e la veste che, ricamata d’oro stringeva
le mammelle stringea tenera e leve, morbida e leggera (tenera e leve) le sue mammelle,
l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente le riempie (l'empie) di un caldo fiume [di sangue]. Lei
morirsi, e 'l piè le manca egro e languente. si sente morire e il piede, debole e vacillante (egro e
languente), le viene meno (le manca).
[65] [65]
Segue egli la vittoria, e la trafitta Tancredi (egli) persegue (Segue) la vittoria e incalza
vergine minacciando incalza e preme. e preme minacciando la vergine trafitta (trafitta
Ella, mentre cadea, la voce afflitta vergine – trasfigurazione di Clorinda da guerriera
movendo, disse le parole estreme; ferita a vergine trafitta). Lei (Clorinda), mentre
parole ch'a lei novo un spirto ditta, cadeva, muovendo la voce flebile (afflitta), disse le
spirto di fé, di carità, di speme: sue ultime parole; parole che le vengono ispirate
virtú ch'or Dio le infonde, e se rubella (ditta) da un nuovo spirito, uno spirito di fede (spirto
in vita fu, la vuole in morte ancella. di fé), di carità, di speranza (fé, carità, speme – sono
le tre virtù teologali): virtù che Dio adesso le infonde
e, se in vita fu ribelle (rubella – in quanto pagana), la
vuole sua ancella nella morte (la vuole in morte
ancella - Dio vuole che sia sua ancella e quindi
cristiana).
[66] [66]
“Amico, hai vinto: io ti perdon...perdona “Amico (Amico - epiteto affettuoso che introduce un
tu ancora, al corpo no, che nulla pave, clima totalmente diverso, di pace e non più di odio),
a l'alma sí; deh! per lei prega, e dona hai vinto: io ti perdono... perdonami
battesmo a me ch'ogni mia colpa lave.” (perdon...perdona - allitterazione) anche tu, non al
In queste voci languide risuona corpo che non teme (pave) nulla, ma all'anima
un non so che di flebile e soave (alma); orsù, prega per lei e donami il battesimo che
ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza, lavi ogni mia colpa (ch'ogni mia colpa lave)”. In
e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. queste parole languide (voci languide – parole
pronunciate con un filo di voce) risuona come
qualcosa mesto e dolce (flebile e soave), che gli
scende al cuore e spegne (ammorza) ogni sdegno, e
spinge e invoglia i suoi occhi a piangere.
[67] [67]
Poco quindi lontan nel sen del monte Poco lontano da lì (quindi), sul fianco del monte,
scaturia mormorando un picciol rio. scaturiva mormorando un piccolo ruscello (picciol
Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte, rio). Egli vi accorse e riempì l'elmo (l'elmo empié –
e tornò mesto al grande ufficio e pio. l’elmo fa ora da fonte battesimale) nella fonte, e poi
Tremar sentí la man, mentre la fronte tornò triste al suo grande e pio dovere (grande
non conosciuta ancor sciolse e scoprio. ufficio e pio - battezzare il suo nemico morente). Si
La vide, la conobbe, e restò senza sentì tremare la mano, mentre sciolse (sciolse –
e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza! sciolse i lacci dell’elmo) e scoprì (scoprio) il viso (la
fronte) che ancora non riconosceva (non
conosciuta). La vide e la riconobbe, restando
ammutolito e impietrito (restò senza e voce e
moto). Che vista! (Ahi vista!), che riconoscimento!
(ahi conoscenza!)
[68] [68]
Non morí già, ché sue virtuti accolse Non morì subito, poiché in quel momento (in quel
tutte in quel punto e in guardia al cor le punto) raccolse tutte le sue forze (virtuti accolse) e
mise, le mise a sostegno del cuore (in guardia al cor), e
e premendo il suo affanno a dar si volse reprimendo (premendo) il suo strazio (il suo
vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise. affanno) si accinse a dare la vita con l'acqua [del
Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse, battesimo] a colei che aveva ucciso (dar si volse vita
colei di gioia trasmutossi, e rise; con l'acqua a chi co 'l ferro uccise – antitesi
e in atto di morir lieto e vivace, combinata con il chiasmo) con la spada (co 'l ferro).
dir parea: “S'apre il cielo; io vado in pace.” Mentre lui pronunciò le sacre formule del battesimo
(il suon de' sacri detti sciolse), lei si trasfigurò in
volto (trasmutassi – cambiamento di Clorinda nata a
nuova vita) e sorrise di gioia; e mentre moriva in
modo lieto e foriero di una nuova vita (vivace – la
morte la porta alla vera vita che è quella eterna -
antitesi), sembrava dire: “Si apre il cielo, io vado in
pace”.
[69] [69]
D'un bel pallore ha il bianco volto asperso, Il suo volto bianco cosparso (asperso) di un bel
come a' gigli sarian miste viole, pallore, come se al bianco dei gigli fossero mescolate
e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso delle viole (come a' gigli sarian miste viole –
sembra per la pietate il cielo e 'l sole; chiasmo – lessico petrarchesco. Le viole e i gigli sono
e la man nuda e fredda alzando verso fiori allusivi del pallore femminile), e fissa (affisa) gli
il cavaliero in vece di parole occhi al cielo, e rivolto verso di lei (in lei converso) il
gli dà pegno di pace. In questa forma cielo e il sole sembrano rivolti a lei per pietà; e
passa la bella donna, e par che dorma. alzando la mano nuda e fredda verso il cavaliere, gli
fa un gesto di pace (gli dà pegno di pace) al posto
delle parole (in vece di parole). In questo modo
(forma) la bella donna muore (passa - trapassa), e
sembra che dorma (par che dorma – è il dolce
dormir petrarchesco della morte di Laura– v. Trionfo
della morte, I v.169/172 – immagine rasserenatrice
di una morte simile al sonno).
Riassunto
Clorinda soccombe infine al languire dell’ultima stella, sul far dell’alba, per mano dell’amante
inconsapevole, Tancredi, che la colpisce a morte. Clorinda abbandona ogni atteggiamento
guerriero e lascia emergere la sue femminilità, chiede e dà perdono e con voce flebile chiede a
Tancredi di battezzarla. Grande è il dolore dell’eroe cristiano che, sfilatole l’elmo, riconosce
l’amata. Tuttavia egli riesce a domare la sua disperazione e al capezzale della morente assistere
alla sua conversione cristiana prima che lei, con un gesto di pace e con il volto sorridente, esali
l’ultimo respiro.
Analisi
Secondo Tasso infatti l’uomo è destinato all’infelicità e la vita è una sequenza di dolori, illusioni e
delusioni che egli racconta con dolente e umanissima pietà in questo episodio che vede compiersi
l’ineluttabile destino di morte di Clorinda, che già si era manifestato attraverso una serie di tragici
presagi e di sogni profetici.
Opposizione notte/giorno
Quando il duello inizia è notte, ma nel momento della morte di Clorinda è ormai giorno,
l’opposizione notte/giorno non è casuale ma voluta da poeta ed assume un valore simbolico e
metaforico legato alla morte e alla purificazione, l’animo guerriero di Clorinda muta in animo
femminile (trafitta vergine) e viene messo in rilievo il passaggio dal buio della fede falsa (pagana)
alla luce della vera fede (cristiana). La luce chiara e serena della mattina illumina la rinascita
spirituale di Clorinda.
La conversione del guerriero saraceno
Tipico della poesia cavalleresca è il motivo del guerriero saraceno che si converte in punto di
morte ma Tasso conferisce un’interpretazione particolare e nuova a questa situazione in cui il
guerriero è una donna e l’uccisore è colui che l’ama. La vittoria cristiana appare di conseguenza
amara e non un vero trionfo ma piuttosto il frutto di una realtà ingannevole e infausta.
Il personaggio di Clorinda
La Clorinda guerriera che alla fine soccombe alla furia di Tancredi subisce nel momento del
trapasso una trasformazione in cui ella ritrova la grazia e la femminilità del suo essere donna, in
concomitanza con la sua rinascita nella fede cristiana.
La spiegazione della conversione è legata all’antefatto raccontato dal servo Arsete a Clorinda nella
prima parte del canto: Clorinda nata bianca da genitori neri (il re e la regina d’Etiopia) era stata
sostituita nella culla ed affidata dalla madre al servo Arsete, con l’incarico di portarla lontana e di
battezzarla. Arsete non aveva eseguito quest’ultimo ordine, ma quando gli appare San Giorgio in
sogno che gli rimprovera la promessa non mantenuta decide di rivelare la vicenda a Clorinda.
Metrica e stile
Ottave con schema: ABABABCC. Stile elevato e classicheggiante.
Oltre a quelle individuate nella parafrasi vi sono anche:
Anadiplosi Ottava 65 “parole estreme;/parole”
Numerosi enjambement, tra i più significativi:
Ottava 64 “Ella già sente/morirsi, e 'l piè le manca egro e languente.” La pausa conferisce
particolare risalto alla percezione della morte da parte di Clorinda.
Ottava 65 “Segue egli la vittoria, e la trafitta/vergine minacciando incalza e preme.”
L’aggettivo a fine verso e il sostantivo a cui esso si riferisce all’inizio spezzano le due parole
strettamente legate tra loro per trasmettere l’immagine del colpo mortale che ha trafitto
Clorinda e sottolineano le due anime di Clorinda: la guerriera e la donna.
Ottava 66 “io ti perdon...perdona/tu ancora” la brusca separazione tra il verbo alla fine del
verso perdona ed il suo soggetto tu all’inizio del successivo, unitamente al troncamento del
verbo perdon ed ai puntini di sospensione, suonano come singhiozzi che interrompono le
ultime parole della morente. Vi è inoltre un chiasmo combinato all’enjambement.
Ottava 69 “la man nuda e fredda alzando verso/il cavaliero” in questo caso l’enjambement
crea un rallentamento nel ritmo che conferisce pathos al gesto di porgere la mano a
Tancredi.