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Carlo Acutis

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CARLO ACUTIS

Nonostante quello che si potrebbe pensare di un giovane candidato agli onori degli altari, Carlo era
un ragazzo assolutamente normale, come la maggior parte dei suoi coetanei, ma con un’armonia
assolutamente speciale, grazie alla sua grande amicizia con Gesù. Oltre ai doveri principali del suo
stato come quello di studente e figlio, riesce a trovare il tempo per insegnare catechismo ai
bambini che si preparano alla prima Comunione e alla Cresima, a fare il volontariato alla mensa dei
poveri dei cappuccini e delle suore di madre Teresa, a soccorrere i poveri che vivono nel suo
quartiere, ad aiutare i bambini in difficoltà con i compiti; a fare opere di apostolato con internet, a
suonare il sassofono, a giocare a pallone, a progettare programmi con il computer, a divertirsi con i
videogiochi, a guardare i film polizieschi e a girare filmini con i suoi cani e i suoi gatti.
Per una speciale circostanza, data la sua non comune maturità nelle cose di fede e il suo grande
amore per il Sacramento dell’Eucaristia, Carlo fu ammesso alla prima Comunione a soli sette anni e
da allora non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la Santa Messa e un po’ di
adorazione eucaristica o prima o dopo la Messa e il Rosario quotidiano.
Carlo scrive che quando “ci si mette di fronte al sole ci si abbronza, ma quando ci si mette dinnanzi
a Gesù Eucaristia si diventa santi”. Per Carlo “l’Eucaristia è l’autostrada per il Cielo”, e anche il
mezzo più potente per diventare santi in fretta.
Famosa è la sua frase: “Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie”.
Per non morire come fotocopia Carlo attinge alla fonte dei Sacramenti, che per lui sono i mezzi più
potenti per crescere nelle virtù, segni efficaci della misericordia infinita di Dio per noi. Grazie
all’Eucaristia, Egli rafforza in modo eroico la virtù della fortezza, che gli donerà quel coraggio
comune a tutti i santi, per andare sempre controcorrente e opporsi ai falsi idoli che il mondo
costantemente propone. L’Eucaristia alimenta inoltre in lui un fortissimo desiderio di sintonizzarsi
costantemente con la voce del Signore, e di vivere sempre alla sua presenza. Facendo così, Carlo
riesce a portare quello stile di vita appreso alla scuola dell’Eucaristia: lo stare tra i banchi di scuola,
in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone, o usare il computer, diventa Vangelo
vissuto.
Il giovanissimo beato, nei primi giorni di ottobre 2016, viene, però, ricoverato d’urgenza
all’ospedale San Gerardo di Monza, con una diagnosi tremenda: una leucemia M3, in grado di
propagare cellule tumorali in pochissimo tempo in tutto l’organismo. È una patologia che non si
può prevenire e che si cura solo in determinati casi. Quello di Carlo è un caso disperato. La
mamma, Antonia Salzano, ricorda che «le infermiere con il medico di turno gli rimisero in testa lo
scafandro per la respirazione”. E continua: «Gli chiesero come si sentisse e lui con un sorriso
rispose: “Sto bene, c’è gente che soffre molto più di me”. Si guardarono tra loro incredule:
sapevano quali sofferenze provochi quel tipo di leucemia. Eppure lui rispose così». Carlo sembrava
avere una forza non sua. «Pensai che soltanto quel suo forte e stretto legame con il Signore poteva
fargli affrontare quella situazione in quel modo. Non fu l’eroismo di un momento». Sin da piccolo
Carlo ha sempre mostrato una grande attrazione verso “il Cielo”, tanto che già a sette anni scrive:
“Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita”. E da allora, è stato sempre fedele
a questo programma fino alla sua dipartita da questo mondo, avvenuta il 12 ottobre del 2006
presso l’Ospedale San Gerardo di Monza. «Carlo ha preso sul serio la vita», dice la cugina Flavia
Maria. E il papà Andrea: «Quante volte abbiamo sentito ripetere la frase: Carlo è un ragazzo
speciale”. Possedeva un particolare dono di simpatia, ma questa attitudine non spiega da sola la
traccia che ha lasciato in tanti cuori». E il parroco ricorda di averlo sentito dire: “Io diverrò quello
che già sono nel pensiero di Dio”. Per il suo confessore, don Mario Perego, «Carlo era un ragazzo di
una trasparenza eccezionale, limpidissimo». Diceva: “Solo Dio è tutto il Bene, ogni bene!”. E Dio gli
ha riempito la vita. I ragazzi della sua età vivono le lotte dell’adolescenza senza trovare spesso una
ragione per vivere. Carlo ha mostrato che c’è un altro modo di vivere l’adolescenza, meno comune,
ma entusiasmante, e l’ha vissuta nei suoi giorni speciali, intensi e pieni di interessi. «Oggi Carlo è
più vivo che mai», dice la mamma Antonia. «Io e mio marito facciamo notte per rispondere alle
lettere e alle richieste di preghiera che arrivano da ogni parte del mondo».
“Santo potresti diventare anche tu”, diceva Carlo. “Bisogna volerlo con tutto il cuore e se non lo
desideri ancora, devi chiederlo con insistenza al Signore”. E pensava che “Dio ha scritto per ognuno
di noi una storia unica e irripetibile, ma ci ha lasciato la libertà di scriverne la fine”.
Così ha fatto lui e così devi fare anche tu, se vuoi essere davvero felice!

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