Hegel
VITA ED OPERE
Egli nasce a Stoccarda nel 1770 da una famiglia benestante, studia con entusiasmo i classici e
proprio l’amore per la cultura greca sarà una costante del suo pensiero.
Stringe amicizia con Schelling e subisce l’influenza delle idee di Goethe di Schiller e perlopiù
di Kant, del quale però critica il concetto di LIBERTÀ, considerata da Hegel ASTRATTA
perché definita come LIBERTÀ DELLA RAGIONE, mentre l’uomo intero è anche
inclinazioni, affetti e cuore.
Scrive la Vita di Gesù e Frammento di sistema.
La Fenomenologia dello Spirito è la prima grande opera, seguono la Scienza della logica,
l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio e Lineamenti della filosofia del diritto.
I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA SUA FILOSOFIA
A) con le sue differenze da quelle di Fichte e di Schelling
B) la dialettica, intesa come legge del pensiero e della realtà
A) Hegel ha criticato l’Io puro di Fichte, definendolo un CATTIVO INFINITO, poiché esso
tende all’infinito ma non lo raggiunge mai, essendoci sempre un non-io da superare. Perciò
Fichte, come Kant, resta ancora nell’ambito della finitezza.
Hegel rappresenta l’infinito di Fichte come una SEMIRETTA, che ha un punto d’inizio ma non
d’arrivo, proprio perché si sviluppa all’infinito.
L’Assoluto di Hegel, invece, si può simboleggiare in uno sviluppo A SPIRALE, in cui ogni
punto è sia fine che inizio (sintesi e tesi).
Hegel critica Schelling che ha tentato di superare la scissione tra io e non-io con il suo nuovo
concetto di «ASSOLUTO INDIFFERENZIATO». Però Hegel obietta che in un Assoluto
indifferenziato non si possono distinguere io e non-io, ma se questi non si distinguono non si
oppongono neanche.
Ma dove non vi è OPPOSIZIONE, non c’è sviluppo e dove manca lo sviluppo non c’è vita e
conseguentemente neppure REALTÀ.
Pertanto quell’Assoluto si riduce ad un «abisso vuoto», a «una notte in cui tutte le vacche sono
nere» incapace di spiegare l’esistenza dei molteplici esseri finiti, la loro vita e il loro sviluppo.
Hegel accetterà l’Assoluto come identità di natura e spirito ma non quello di identità
indifferenziata, poiché non consente le opposizioni, la vita e il progresso.
Perciò Hegel parlerà di ASSOLUTO in SVILUPPO DIALETTICO, che si andrà determinando
nella sua unità-identità attraverso proprio le OPPOSIZIONI, che non verranno annullate ma
«SUPERATE».
l’Assoluto per Hegel è SPIRITO, ossia RAGIONE, IDENTITÀ DI RAZIONE-REALE e
infatti il principio fondamentale di tutto il suo PANLOGISMO è: «tutto ciò che è razionale è
reale e tutto ciò che è reale è razionale».
Si ha una perfetta identità di reale-razionale, essere-pensiero.
Il pensiero studia la logica, l’essere la metafisica. Entrambi però si identificano, proprio come
la logica e la metafisica.
Lo stesso vale per le categorie che per Kant sono modi di pensare mentre per Hegel (grazie
all’identificazione di pensiero ed essere) sono SIA MODI DI PENSARE SIA MODI DI
ESSERE.
Dunque Hegel accusa Kant di aver separato la metafisica dalla logica (Kant ha ammesso la
metafisica non scientificamente ma come postulato della Ragion pratica).
B) Ritenendo l’Assoluto identità di reale-razionale, pensiero ed essere, Hegel crede ancora che
questi concetti siano opposti, ma è proprio dall’opposizione che nasce il divenire, la dialettica,
ossia lo SVILUPPO DELL’ASSOLUTO. Essa si attua triadicamente per tesi, antitesi e sintesi:
TESI: momento iniziale e ha bisogno di opposto per essere contestualizzato e se non lo ha
rimane un concetto finito e astratto. Infatti, Hegel lo definisce «universale astratto» poiché
irrigidito nella sua definizione e quindi non messo in rapporto con ciò che «non è».
ANTITESI: negazione della tesi (es. “il bambino non è ancora adulto e diviene per diventarlo).
L’antitesi é l’ANIMA di qualunque procedimento, la MOLLA DEL DIVENIRE.
Essa però nega solo il contenuto particolare della tesi alla quale si oppone; dunque non annulla
la tesi ma la integra ed entrambe confluiscono nella sintesi.
SINTESI: nega la determinazione della antitesi, che a sua volta negava la tesi. Perciò, poiché
due negazioni affermano, la tesi non viene nientificata ma ripresa e riaffermata ad un livello più
ricco (Es, il seme (tesi), negato dal fiore (antitesi), attraverso la negazione di questo, si realizza
in una forma più arricchita che è il frutto (sintesi)).
Infine possiamo dire che la realtà è divenire ma tra i tre momenti solo la sintesi é reale, la tesi
e l’antitesi sono astratti.
Ogni sintesi, però, che è REALE RISPETTO ALLA TESI PRECEDENTE, é immediatamente
tesi, ossia INIZIO DI UN NUOVO SVILUPPO, di un nuovo procedimento triadico, e quindi è
un MOMENTO ASTRATTO rispetto al futuro.
A questa sintesi diventata tesi si opporrà una nuova antitesi, a cui seguirà una nuova sintesi e
così via.
LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
La Fenomenologia ESPONE IL PROGRESSIVO
ELEVARSI DELLO SPIRITO, attraverso tappe necessarie (passaggio dalla sensazione alla
conoscenza, al SAPERE ASSOLUTO).
Mentre Schelling pensa di poter arrivare immediatamente a questo sapere, come un «colpo di
pistola», grazie all’intuizione estetica, Hegel ritiene che possa essere raggiunto attraverso una
serie di momenti, definiti TAPPE. Lo spirito deve compierne 6:
-coscienza
-autocoscienza
-Ragione
-Spirito
-Religione
-Sapere assoluto
Si analizzeranno solo le prime tre (Fenomenologia) poiché le altre sono state trattate nell’
Enciclopedia.
a) La coscienza (neonato)
La prima tappa è la «coscienza comune». Siamo nella fase iniziale (momento della nascita).
b) L’autocoscienza (adolescente)
É una fase antitetica.
Essa é tensione verso l’azione che cerca di proiettarci fuori di sé per farsi conoscere come
autocoscienza e affermare la propria indipendenza e assolutezza nei confronti delle altre. Ciò
conduce ad una lotta. Tale tappa crea la prima «figura ideale» del servo-padrone: ogni
autocoscienza individuale, nella sua tensione all’indipendenza e al dominio sulle altre, entra in
contrasto con esse. Nella lotta, l’individuo che ha perso, pur di non rischiare la vita, preferisce
divenire schiavo del vincitore, rinunciando alla propria indipendenza.
Dunque, il padrone è colui che ha vinto e può affermare la sua autonomia e libertà ma, non
lavorando, tende ad essere sempre più dipendente dal servo. Quest’ultimo, invece, prende
coscienza delle sue abilità proprio grazie al lavoro.
Le parti si rovesciano: il servo vedeva nel padrone ciò che lui non era e si è EVOLUTO fino a
raggiungere l’indipendenza; il padrone NON ha potuto far PROGREDIRE pienamente la sua
coscienza poiché non lavorando si è reso dipendente dal servo.
Resa celebre dagli esistenzialisti, inoltre, è la «figura ideale» della coscienza infelice.
Essa caratterizza la COSCIENZA RELIGIOSA DEL MEDIOEVO, epoca in cui la coscienza si
rende conto della propria finitezza ma dall’altra parte coglie la propria essenza infinita.
Attribuisce questa ad un essere, DIO, il quale è staccato da sé e per questo la coscienza si sente
infelice nei confronti di un Dio lontano ed assoluto.
L’uomo medievale perciò per ricucire tale LACERAZIONE ricorre al MISTICISMO, ossia ad
una forma sentimentale di unificazione con Dio. Il misticismo prepara il passaggio dall’
autocoscienza alla Ragione, che si verifica nel Rinascimento.
c) La Ragione (giovane adulto)
La coscienza diventa Ragione e acquista la «certezza di essere ogni cosa»
Essa è come se fosse anche la VERITÀ di un percorso ma l’inizio di una nuova ricerca.
LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO
Lo Spirito è l’Idea in sé e per sé che si evolve dialetticamente in altre triadi:
1)SPIRITO SOGGETTIVO, cioè la coscienza che lo Spirito ha di sé come individuo: è lo
spirito individuale, finito, che tende ad attuare la libertà e non è scevro da affetti ed
emozioni. Esso è il momento di tesi e si svolge TRIADICAMENTE, come:
antropologia: momento in cui l’individuo è fatto anche di anima, di coscienza. Lo
Spirito si sente UNITÀ DI ANIMA E CORPO, che non costituiscono due mondi opposti
poiché il corpo è solo il fenomeno, il manifestarsi, l’«esterno» dell’anima.
fenomenologia: lo Spirito soggettivo prende coscienza di sé come un io in mezzo a tanti
io.
psicologia: ha per oggetto lo spirito e permette all’individuo di accorgersi di essere
libero e di dover attuare la libertà, che è una MISSIONE INFINITA e l’individuo deve
conseguirla immettendosi nella società, nello stato e nella storia, divenendo spirito
oggettivo.
2)SPIRITO OGGETTIVO: l’individuo deve inserirsi in rapporti intersoggettivi, per attuare la
LIBERTÀ, attuando quelle istituzioni superindividuali che formano la società, lo Spirito
oggettivo.
Esso è l’insieme delle manifestazioni universale della ragione:
A) IL DIRITTO è la prima manifestazione universale della Ragione, che comanda di
REALIZZARE LA LIBERTÀ NEL RISPETTO DI QUELLA ALTRUI.
La prima manifestazione della libertà verso le cose esterne si concretizza nel DIRITTO DI
«PROPRIETÀ».
Hegel difende la proprietà privata, intendendola una necessità dello Spirito per realizzare la
libertà. Dunque rifiuta qualsiasi concezione della società che ne sostenga l’eliminazione o
anche solo una limitazione (Platone, Marx).
La violazione della libertà dà luogo all’istituto del delitto e quello della pena: colui che viola la
libertà di un altro commette un delitto; la pena invece è la riabilitazione del diritto, che era
stato negato dal delitto.
Il limite del diritto consiste nel fatto che esso NON REGOLA LE INTENZIONI, perciò può
accadere che tra l’individuo e la legge sorgano contrasti, perché chi non è convinto della
giustezza della legge può violarla.
Per eliminare queste contrapposizioni serve una nuova norma che regoli l’intenzione di chi
agisce: tale legge è la MORALITÀ.
B) LA MORALITÀ è la seconda manifestazione universale della ragione e si occupa delle
intenzioni. Comanda dunque di seguire la legge della ragione e afferma che è un bene obbedire
ad essa.
Il limite della moralità é la moralità di Kant, che per Hegel é soggettiva e formale, perché
comanda di agire per dovere e non per un contenuto, per un’azione concreta.
Pertanto c’è bisogno di un altro tipo di moralità che comandi, oltre all’intenzione, anche il
CONTENUTO, ciò che bisogna attuare, eliminando così la contrapposizione tra la legge
universale e la volontà individuale o intenzione. Essa è l’ETICITÀ.
C)L’ETICITÀ O MORALE SOCIALE è una moralità CONTENUTISTICA (ordina cosa
bisogna fare). Il contenuto che la volontà deve attuare consiste nel realizzare le comunità
sociali: la famiglia, la società civile e lo stato.
•LA FAMIGLIA è una istituzione naturale («relazione dei sessi») tra persone unite dal
VINCOLO DELL’AMORE, caratterizzata dalla libera scelta degli individui al matrimonio.
Può essere sciolta solo in caso di «estraneazione totale» tra i coniugi.
•LA SOCIETÀ CIVILE è l’unione di più famiglie unite dal VINCOLO DEL BISOGNO.
Quando si realizza la società si creano delle distinzioni che portano a dei contrasti che vengono
poi affrontate dall’apparato giudiziario (tribunali).
•LO STATO è la sintesi delle realtà precedenti e costituisce la PIÙ ALTA REALIZZAZIONE
DELLO SPIRITO OGGETTIVO. Infatti lo stato, pur venendo cronologicamente dopo
l’individuo e la famiglia, supera, in quando sintesi, quelle formazioni sociali ad un livello più
alto.
Perciò, l’individuo inserendosi nello stato si realizza poiché vive in quel bene vivente
costituito dalla storia, dalla cultura e dalle istituzioni.
LO STATO E LA STORIA
Per Hegel lo stato (Staat) è l’«ingresso di Dio nel mondo».
Per capire tale definizione bisogna tenere a mente che Hegel critica il Giusnaturalismo, dottrina
di Rousseau e concezione degli stati democratici odierni, che fondano la loro legittimità
sull’individuo.
Hegel capovolge il rapporto individuo-stato, affermando che lo stato non è una creazione
dell’uomo ma è la massima manifestazione dello Spirito del mondo (DIO). L’individuo al
di fuori dello stato è infatti un’estrazione e solo nello stato «ha esistenza razionale, ha e gode
la sua libertà».
In ogni epoca lo Spirito si incarno in un solo stato, che diventa LO STATO-GUIDA di
quell’epoca (es, quello germanico) che ha il MAGGIOR GRADO DI ETICITÀ (di civiltà, di
cultura). Le altre entità statali si devono sottomettere ad esso.
Quando li stato-guida ha esaurito la sua funzione e la sua missione, lascia il posto ad uno più
vitale per energie spirituali. Tale passaggio non è indolore, non avviene pacificamente ma
attraverso la GUERRA, che è l’ANIMA DELLA STORIA.
Per Hegel solo la guerra (in quanto «salute etica dei popoli) è fattore di sviluppo e di
progresso, mentre la pace è stagnazione.
LA STORIA, invece, NON È IL FRUTTO DEL CASO, ma è RAZIONALE. È la
manifestazione del divino nel mondo attraverso gli stati-guida.
La causa che muove lo Spirito ad agire è costituita da motivi ideali (la libertà) e non ragioni
economiche (sarà così per Marx). Il divino che si manifesta nella storia è chiamato da Hegel
«SPIRITO DEL MONDO», Weltgeist, mentre lo «SPIRITO DEL POPOLO», Volksgeist, é la
manifestazione di Dio nel popolo.
Poiché la storia del mondo è GUERRA DI IDEE vince lo stato più degno, il quale però è
anche più forte militarmente.
Quali sono gli strumenti di cui lo Spirito si serve per passare da uno stato-guida all’altro?
I MEZZI che esso utilizza sono le passioni degli uomini, come i grandi Alessandro Magno,
Cesare, Napoleone.
Quali sono i principali stati-guida della storia?
In particolare modo il POPOLO ORIENTALE, caratterizzato dal fatto che solo IL DESPOTA è
un uomo libero. Poi il POPOLO GRECO-ROMANO, in cui qualcuno è libero ma gli altri tutti
schiavi. Infine il POPOLO GERMANICO-CRISTIANO, in cui tutti sono liberi.
Il divino passa da uno stato-guida all’altro per progredire verso la massima libertà e ottiene ciò
nel popolo germanico.
LO SPIRITO ASSOLUTO
Lo Spirito oggettivo ha raggiunto la massima libertà nello stato germanico. Lo Spirito diventa
ASSOLUTO attraverso l’arte, la religione e la filosofia.
Queste non si differenziano per il contenuto, poiché l’infinito si trova in tutti e tre i momenti,
ma per la forma diversa che mostra quel contenuto.
L’infinito nell’arte si coglie attraverso le forme «finite» della sensibilità: colori, linee, figure…
Nella religione mediante la «rappresentazione», la devozione, i riti del culto…
Nella filosofia attraverso il «concetto», ossia l’identità di pensiero ed essere.
CONCLUSIONE
Hegel ritiene che ogni filosofia sia legata al tempo in cui essa sorge poiché traduci e in concetti
la realtà storica nella quale nasce.
Dunque la filosofia è «la nottola di Minerva che inizia il suo volo sul far del crepuscolo»:
come la civetta vola verso la fine della giornata così la filosofia nasce quando la vita del
popolo, che ne ha favorito il sorgere, è al tramonto: «la filosofia arriva sempre troppo tardi ...
appare dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta».
Feuerbach
Dopo la morte di Hegel si formano due correnti fortemente contrastanti dal punto di vista
politico e perlopiù religioso: Destra e Sinistra hegeliana. La prima riteneva che lo Stato
prussiano dovesse essere il punto d’approdo, la massima realizzazione della razionalità dello
Spirito. Secondo la seconda, invece, l’arresto ad una configurazione politica non era possibile
e la storia doveva superare e realizzare una più alta razionalità.
Gli esponenti più significativi della Destra Hegeliana sono: Goschel, Conradi, Gabler, Strauss,
Bauer.
La Destra interpretó il pensiero di Hegel come compatibile con i dogmi del CRISTIANESIMO
e come lo sforzo più adeguato a rendere la fede cristiana accettabile al pensiero moderno.
La Sinistra sostenne l’INCONCILIABILITÀ tra filosofia hegeliana e Cristianesimo, riducendo
la religione da messaggio divino a fatto essenzialmente umano, attraverso cui si possono
scoprire molte cose non su Dio, ma sull’uomo.
LA TEOLOGIA È ANTROPOLOGIA
Feuerbach, insieme ad Hegel, ammette L’UNITÀ DELL’INFINITO COL FINITO, unità che
non si realizza in Dio ma nell’UOMO.
Secondo Feuerbach, la filosofia non deve negare o ridicolizzare la religione. Essa sta nel
rapportarsi dell’uomo alla sua stessa essenza ed è pertanto la proiezione dell’essenza
dell’uomo. La religione è per il filosofo un fatto umano, totalmente umano.
L’ “UMANESIMO” DI FEUERBACH
Il filosofo sostituisce al Dio in cielo un’altra divinità, l’uomo «di carne e di sangue» e alla
morale che raccomanda l’amore di Dio sostituisce la morale che raccomanda l’amore
dell’uomo in nome dell’uomo.
In sostanza, la Sinistra hegeliana ha combattuto la fede cristiana e le astrazioni della
filosofia hegeliana in nome della “CONCRETEZZA”.