Tesi
Tesi
Relatori: Candidato:
[Link] Francesca Maria Curà Giuseppe Ielo
Prof. Giovanni Belingardi
INDICE
INTRODUZIONE…………………………………………………………………………………………………………………………………………………7
2
[Link] Analisi ruote elicoidali IV marcia – rendimento………………………………………………………..49
2.3.2 Analisi ruote a denti diritti equivalenti IV marcia…………………………………………………………51
[Link] Analisi ruote a denti diritti IV marcia
– rapporto di condotta………………………………………………………………………………………………………….….51
[Link] Analisi ruote a denti diritti equivalenti IV marcia
– rendimento………………………………..……………………………………………………………….………………………….……52
2.3.3 Analisi ruote a denti diritti con spostamento simmetrico IV marcia…………..…54
[Link] Analisi ruote a denti diritti con spostamento simmetrico
IV marcia- rapporto di condotta……………………………………………………………………………………….54
[Link] Analisi ruote a denti diritti con spostamento simmetrico
IVmarcia – rendimento………………………………………………………………………………………………………………56
2.3.4 Analisi ruote a denti diritti con spostamento NON simmetrico
IV marcia – (caso1) ……………………………………………………………………………………………………………………..57
[Link] Analisi ruote a denti diritti con spostamento NON simmetrico
IV marcia (caso1) - rapporto di condotta……………………………………………………………………….57
[Link] Analisi ruote a denti diritti con spostamento NON simmetrico
IV marcia (caso1) - rendimento……………………………………………………………………………………………59
2.3.5 Analisi ruote a denti diritti con spostamento NON simmetrico
IV marcia (caso2) - rapporto di condotta & rendimento………………………………………61
Bibliografia…………………………………………….…………………………………………………………………………………………………….93
Sitografia…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..93
3
INDICE FIGURE
4
Figura 41 - Schema ingranamento 43
Figura 42 - Caratteristiche geometriche di serie 46
Figura 43 - Caratteristiche tecniche di serie 46
Figura 44 - Caratteristica di Coppia/Potenza del motore (4 cilindri) 46
Figura 45 - Schema semplificato del cambio 47
Figura 46 - Calcoli preliminari IV marcia con ruote elicoidali 48
Figura 47 - Caratteristiche geometriche ruote elicoidali IV marcia 48
Figura 48 - Rapporto di condotta per ruote elicoidali IV marcia 48
Figura 49 -Ruote elicoidali, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm 49
Figura 50 - Ruote elicoidali, parametri per il calcolo del grado di perdita dell’ingranamento Hv 50
Figura 51- Risultati per ruote elicoidali IV marcia 50
Figura 52 - Ruote ‘’normali’’, caratteristiche geometriche e forze in gioco 51
Figura 53 - zoom contatto pignone (rosso) e ruota (blu), ruote normali 52
Figura 54 - Ruote ‘’normali’’, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm 52
Figura 55 - Ruote ‘’normali’’, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio Hv 53
Figura 56 - Risultati per ruote ''normali'' IV marcia 53
Figura 57 - Correzione simmetrica, caratteristiche geometriche e forze in gioco 54
Figura 58 - Correzione simmetrica, rapporto di condotta 55
Figura 59 - Confronto contatto ruote ‘’normali’’ (Sx) e ruote corrette (Dx) 55
Figura 60 - Segmento dei contatti, correzione simmetrica 55
Figura 61 - Correzione simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm 56
Figura 62 - Correzione simmetrica, parametri per il grado di perdita Hv 56
Figura 63 - Risultati per ruote corrette simmetriche 56
Figura 64 - Correzione non simmetrica, caratteristiche geometriche e forze in gioco (caso1) 58
Figura 65 - Correzione non simmetrica, rapporto di condotta (caso1) 58
Figura 66 - Taglio normale; Taglio con spostamento (X1=-0,8; X2=0,2); Taglio con spostamento e
riduzione angolo di pressione (da 20°a 17°) 59
Figura 67 - Correzione non simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio
(caso1) 59
Figura 68 - Correzione non simmetrica, parametri per il grado di perdita Hv (caso1) 60
Figura 69 - Risultati per ruote corrette non simmetriche (caso1) 60
Figura 70 - Correzione non simmetrica, caratteristiche geometriche e forze in gioco (caso2) 61
Figura 71 - Correzione non simmetrica, rapporto di condotta (caso2) 62
Figura 72 - Taglio con spostamento e riduzione angolo di pressione caso1 con gioco 0,15*m (Sx),
caso2 (Dx) con gioco 0,25*m 62
Figura 73 - Correzione non simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio
(caso2) 62
Figura 74 - Correzione non simmetrica, parametri per il grado di perdita Hv (caso2) 63
Figura 75 - Risultati per ruote corrette non simmetriche (caso1) 63
Figura 76 - Quadro verifiche 64
Figura 77 - Parabola di uniforme resistenza 65
Figura 78 - Tabella fattore di forma YF in funzione di X 66
Figura 79 - Tabella reciproco del fattore di forma in funzione di α 66
Figura 80 - Risultati verifica secondo Lewis 66
Figura 81 - Risultati verifica secondo la teoria di Hertz 68
Figura 82 - Schema dente per il calcolo di YF 70
Figura 83 - Diagramma per il calcolo del fattore 𝒀𝜷 71
5
Figura 84 - Diagrammi per YB sia per ruote a dentatura esterna che interna 71
Figura 85 - Diagramma per il calcolo del fattore YDT 72
Figura 86 - Tabella fattore KA 72
Figura 87 - Tabella valori di K1 e K2 per il calcolo di KV 73
Figura 88 - Grafico fattore di durata 𝒀𝑵𝑻 74
Figura 89 - Tabella grafico fattore di durata 𝒀𝑵𝑻 74
Figura 90 - Grafico fattore di sensibilità all'intaglio 𝒀𝜹𝒓𝒆𝒍𝑻 75
Figura 91 - Grafico fattore di finitura superficiale 𝒀𝑹𝒓𝒆𝒍𝑻 76
Figura 92 - Grafico fattore di dimensione Yx 77
Figura 93 - Tabella fattore di dimensione Yx 77
Figura 94 - Risultati verifica a fatica per flessione 78
Figura 95 - Tabella per modulo elastico e coefficiente di Poisson per i vari acciai 80
Figura 96 - Grafico per fattore del rapporto di condotta 𝒁𝜺 81
Figura 97 - Andamenti per il calcolo di ZN 82
Figura 98 - Andamenti per fattore del lubrificante ZL 83
Figura 99 - Andamenti per fattore di rugosità 𝒁𝑹 83
Figura 100 - Andamenti fattore di velocità 𝒁𝑽 84
Figura 101 - Diagramma per il calcolo Fattore del rapporto tra durezze Zw 85
Figura 102 - Risultati verifica a pitting 86
Figura 103 - Interfaccia SolidWorks: complessivo nell'ambiente assembly 87
Figura 104 - Generazione di una dentatura elicoidale (pignone V marcia) 88
Figura 105 - Schizzo coroncina(a), estrusione (b) e taglio (c)-(d)
per creazione dentatura (su pignone V marcia) 88
Figura 106 - Rivoluzione dello schizzo (sinistra), manicotto con anelli sincronizzatori (destra) 88
Figura 107 - Albero di IN ed OUT 89
Figura 108 - Rivoluzione albero primario 89
Figura 109 - Contralbero 89
Figura 110 - Vista assonometrica del complessivo in eDrawing Pro 90
Figura 111 - Vista frontale del complessivo in eDrawing Pro 91
Figura 112 - Messa in tavola con bollatura su vista frontale per il nuovo cambio 92
6
INTRODUZIONE
7
Capitolo 1 – Stato dell’arte
Assi paralleli:
8
Assi concorrenti:
Figura 2 - Ingranaggio: conico diritto (d); conico elicoidale (e); spirale (f)
Assi sghembi:
Figura 3 - Ingranaggio: a vite (g); a vite globoidale (h); ipoide (i); sghembo elicoidale (l)
Quelli appena illustrati hanno assi di rotazione fissi nello spazio e vengono
chiamati rotismi ordinari. Se invece almeno uno degli assi è in movimento il
rotismo viene detto epicicloidale.
Un esempio di rotismo epicicloidale è riportato in figura 4:
9
La ruota 1 (solare) e la ruota 4 (corona) hanno assi fissi. Tali ruote ingranano con
più ruote 2 (satelliti) ad assi mobili. Gli assi dei satelliti sono portati in rotazione
dal portatreno (3), il cui asse di rotazione coincide con quello del solare. I rotismi
ordinari hanno un solo grado di libertà mentre i rotismi epicicloidali ne hanno un
numero maggiore e presenta due importanti proprietà:
1) Consente di combinare due velocità in ingresso (es. quella di 1 e 4) per
ottenere una in uscita (in tal caso 3)
2) Annullando un grado di libertà (es. fissando la corona 4 alla carcassa), al
rotismo resta un solo grado di libertà, ottenendo un riduttore di velocità più
compatto e leggero rispetto ad uno ordinario.
Questi rotismi epicicloidali hanno diverse applicazioni in campo automotive, dai
differenziali ai cambi automatici.
10
Su di essa si può dunque misurare:
• s: spessore del dente
• e: vano
• p=s+e
Sia z il numero dei denti della ruota, deve risultare che: 2𝜋 ∙ 𝑅𝑟 = 𝑧 ⋅ 𝑝
Per ciò che riguarda le dimensioni radiali del dente rispetto alla circonferenza di
riferimento è possibile definire due parametri fondamentali:
• ha: addendum
• hf: dedendum
𝑝 2𝑅𝑟
Per l’unificazione delle ruote si definisce il modulo m della ruota: 𝑚 = =
𝜋 𝑧
Nelle trasmissioni con ruote dentate si vuole che, impostata una velocità
angolare uniforme su di una, anche l’altra ruoti a velocità angolare anch’essa
uniforme, cioè si richiede un rapporto di trasmissione i = 𝜔𝜔𝑖𝑛 costante. Il profilo
𝑜𝑢𝑡
che consente di ottenere la costanza del rapporto tra le velocità e anche delle
coppie è il profilo ad evolvente di cerchio. Questa proprietà è molto importante
perché per garantire una certa uniformità alla trasmissione del moto è
necessario che in certi istanti ci siano almeno due coppie di denti in presa e se il
rapporto di trasmissione non è costante per tutti i punti del profilo si verificano
condizioni di interferenza (contatto fra i fianchi al di fuori del tratto BC, figura 5).
L’evolvente di cerchio può essere immaginata come generata da un punto di una
retta che rotola senza strisciare su una circonferenza, che prende il nome di
cerchio di base o cerchio fondamentale, con raggio che indichiamo con Rb
(figura 8 –(2)):
11
Figura 8 - Derivazione del profilo ad evolvente
Dalla proprietà della retta che rotola senza strisciare (lungh. segmento TP =
lungh. arco TO) e da semplici relazioni trigonometriche, si ricava la relazione
𝜑 = 𝑓(𝛼), ovvero:
12
𝜑 = 𝑡𝑔𝛼 − 𝛼
Funzione che in letteratura viene indicava con 𝑒𝑣𝛼 𝑜 𝑖𝑛𝑣𝛼 (in inglese).
𝑅
Sia inoltre (da triangolo rettangolo) Rb = r⋅cos𝛼 da cui 𝛼 = 𝑎𝑟𝑐𝑜𝑠 ( 𝑏⁄𝑟), per
rendere esplicito il calcolo di 𝜑 ed r.
Sia nuovamente P il punto di contatto fra le due evolventi in vari istanti successivi
(fig.8-(3)). Questo punto, durante il funzionamento, si mantiene sempre su una
retta immaginaria tangente ai due cerchi di base, detta retta dei contatti.
Siano O1 ed O2 i centri delle circonferenze di base e C l’intersezione fra la
congiungente O1 -O2 e la retta dei contatti (fig.10). Quando il punto di contatto P
coincide con C la velocità periferica del punto P (C), considerata appartenente
alla ruota 1 prima, ed alla ruota 2 dopo, coincidono: VC1=ω1Rb1=ω2Rb2=VC2
(condizione di puro rotolamento)
13
- non variano le condizioni di ingranamento, perché queste dipendono solo
dai profili, i quali sono funzione soltanto dei cerchi di base che non variano;
14
Il rapporto di condotta o grado di ricoprimento 𝜀 è definito come rapporto fra il
segmento dei contatti AB ed il passo sulla circonferenza di base:
𝐴𝐵
𝜀=
𝑝𝑏
- due parti di lunghezza pari ad (AB-pb) collocate agli estremi del segmento
dei contatti, in cui si ha contemporaneamente contatto fra 2 coppie di
denti;
- una parte centrale dell’arco dei contatti di lunghezza pari a (2pb-AB), in cui
si ha il contatto di una sola coppia di denti.
15
In figura 14 un esempio di forze scambiate per un 𝜀 abbastanza basso (1,2), in cui
si può notare che la zona centrale del segmento AB, in cui è in presa una sola
coppia di denti, è molto estesa.
2 2 2 2
√𝑅𝑒1 − 𝑅𝑏1 + √𝑅𝑒2 − 𝑅𝑏2 − (𝑟1 + 𝑟2 ) ∙ 𝑠𝑖𝑛𝛼
𝜀=
𝜋𝑚𝑐𝑜𝑠𝛼
16
1.2 Ruote dente corrette
L’impiego di ‘’ruote normali’’ può portare ad avere diverse criticità, fra le quali:
• Interferenza di funzionamento per assicurare un determinato rapporto di
trasmissione (per ovviare a questo problema si potrebbe aumentare
l’angolo di pressione , ma così facendo si aumenterebbe la forza sulla
dentatura a parità di coppia trasmessa);
• Lo spessore alla radice del dente è insufficiente per resistere alle
sollecitazioni;
• Lo strisciamento specifico è troppo elevato;
• È necessario adottare un interasse non nominale per esigenze costruttive
(ad es. in trasmissioni automobilistiche).
Si ricorre perciò alle ruote dentate normalizzate corrette (o a ‘‘profili spostati’’). La
realizzazione di dentature corrette è una prassi molto in uso nella costruzione
delle ruote dentate perché consente di migliorarne notevolmente le condizioni di
funzionamento senza una significativa complicazione del processo di
fabbricazione. Inizialmente la correzione fu adottata solo nei casi in cui era
indispensabile, cioè per la realizzazione di ruote a basso numero di denti e quindi
con frequenti problemi di ‘’sottotaglio’’ durante il processo di fabbricazione.
Successivamente ci si rese conto che con la correzione si può migliorare il
funzionamento degli ingranaggi, sostanzialmente perché essa consente di
spostare in modo opportuno la zona di ingranamento delle dentature. Oggi infatti
la quasi totalità di ingranaggi ‘’di potenza’’ vengono realizzati con spostamento
dei profili, mentre gli ingranaggi ‘’normali’’ vengono impiegati nelle applicazioni
in cui devono assolvere solamente una funzione cinematica. Dunque la
conoscenza della tecnica della correzione non ha più il carattere specialistico di
una volta, ma è diventata parte integrante delle competenze necessarie per
procedere alla normale progettazione degli ingranaggi.
Come anticipato, la ‘‘correzione’’ consente di modificare il valore dell’interasse
fra le ruote, rispetto a quello che risulterebbe con un proporzionamento
normalizzato e ciò permette di risolvere semplici problemi costruttivi, quali quelli
che si hanno nei cambi di velocità, dove l’interasse è il medesimo per tutti gli
ingranaggi, senza dover ricorrere ad ingranaggi elicoidali con valori di angoli
d’elica inusuali.
17
1.2.2 Processo di taglio di ruote a profili spostati
18
Viceversa lo spostamento v è negativo se la dentiera è stata maggiormente
affondata nel tondino e dunque la linea di riferimento della dentiera risulterà
interna alla circonferenza primitiva di taglio della ruota. In tal caso il tondo di
partenza dovrà avere un diametro esterno più piccolo di quello corrispondente
ad un taglio normale: occorre infatti sottrarre a questo la quantità 2v.
Di seguito un confronto fra i due spostamenti:
19
Nel caso di ruote corrette ingrananti fra loro si avrà in generale:
𝜋𝑚 𝜋𝑚
S1≠ S2≠
2 2
𝜋𝑚 𝜋𝑚
S1= + 2xmtan𝛼 S2= - 2xmtan𝛼 S1+S2= 𝜋m;
2 2
Varia anche il dedendum della ruota che a seconda del valore e del segno di X
può essere più o meno profondo di quello unificato e vale:
L’addendum è invece definito dal raggio esterno del tondino e quindi ha un valore
che può essere assegnato in modo diverso a seconda delle esigenze, ma in
generale vale che:
ℎ𝑎1 = 𝑚0 + 𝑋1 𝑚0 ℎ𝑎2 = 𝑚0 − 𝑋2 𝑚0
20
o Il raggio della primitiva di taglio resta lo stesso: dipende solo dal
𝑚𝑧
rapporto cinematico di taglio, pari a 2 ;
o L’interasse resta invariato, come conseguenza del punto
precedente, pari alla somma dei raggi primitivi;
o Il passo sulla primitiva di taglio resta lo stesso: la dentiera ha lo
stesso passo p0 in corrispondenza di ogni sezione del dente per cui
sulla circonferenza primitiva di taglio del tondino con cui si accoppia
senza strisciamento incide sempre il passo p0;
o l’angolo di incidenza sulla primitiva di taglio resta lo stesso (per lo
stesso motivo del passo). La dentiera oltre ad avere lo stesso passo
su ogni sezione del dente ha anche lo stesso angolo di incidenza 0
che incide identicamente sulla primitiva;
o I raggi di base delle ruote non cambiano perché esse continuano ad
ingranare in uguali condizioni cinematiche con lo stesso utensile, non
mutando il rapporto di trasmissione ruota tagliata – utensile, dovrà
restare costante il raggio di base della ruota essendo fissato il raggio
di base dell’utensile.
21
Di seguito riportato come appaiono le due ruote ingranate dopo una correzione
simmetrica, in cui è evidente che il pignone si è rinforzato (spessore maggiorato
sulla circonferenza di contatto) a scapito della ruota.
𝜋𝑚0 𝜋𝑚0
S10+ S20= + 2X1m0tan𝛼0 + + 2X2m0tan𝛼0= 𝜋 ∙ m0 + 2(X1+X2)m0 tan𝛼0
2 2
22
Che risulta diversa dal valore del passo 𝜋𝑚0 per correzione non-simmetrica.
Dunque per evitare un ingranamento con gioco (nel caso di X1+X2<0) o una
compenetrazione fra i denti (situazione impossibile data da X1+X2>0) è necessario
spostare i centri delle ruote avvicinandoli o allontanandoli (‘’condizioni di
lavoro’’). Per effetto della correzione X1 +X2 , l’interasse non aumenta (o
diminuisce) della quantità X1+X2, ma di una quantità inferiore, che comporta una
riduzione del gioco di fondo/testa. Per mantenere un gioco di fondo pari a 0,25*m
bisognerebbe aumentare l’interasse della stessa quantità di cui aumentano i
raggi di troncatura esterna ed interna, ovvero di X1+X2 e ridurre opportunamente
questi ultimi.
Sulla circonferenza di lavoro avremo che: S1+ S2= passo, in cui i valori di S1 ed S2 (di
lavoro) possono essere ricavati mediante la relazione per il calcolo dello spessore
a raggio diverso da quello della primitiva di taglio:
𝑆
S1= r1(𝑟 01 + 2(𝑒𝑣𝛼0 − 𝑒𝑣𝛼𝑙 )
𝑝01
𝑆02
S2= r1(𝑟 + 2(𝑒𝑣𝛼0 − 𝑒𝑣𝛼𝑙 )
𝑝02
Pedice ‘’0’’ per grandezze riferite alla circonferenza primitiva di taglio o al taglio
‘’normale’’.
23
1.2.4 Influenza della correzione profili sul rapporto di condotta
Figura 22 - Posizione del segmento dei contatti al variare dello spostamento simmetrico: X1=0,6 e X2=-0,6 (Sx); X1=0,2 e X2=-0,2 (Dx)
24
1.3 Trasmissioni automobilistiche - focus sui cambi manuali
1.3.1 Generalità
Il termine trasmissione viene utilizzato per indicare una delle unità all’interno della
driveline di un veicolo, nella maggior parte dei casi, per fare riferimento al cambio
di velocità (gearbox).
Per driveline (o drivetrain) si intende tutto l’insieme degli organi meccanici che vi
sono fra l’uscita del motore ed i mozzi delle ruote.
Ancor più in generale, l’insieme di motore (engine), della driveline e degli organi
finali (ruote motrici) dà luogo al powertrain (gruppo motopropulsore) per
indicare l’insieme dei componenti utilizzati per trasformare l’energia chimica
immagazzinata in energia cinetica per la propulsione del veicolo, anche se
spesso per powertrain si intende solamente l’insieme di motore e trasmissione.
25
• Trasmettere la coppia motrice richiesta alle ruote.
26
a) Trazione anteriore con motore trasversale all’anteriore, che rappresenta la
‘’configurazione standard’’, ed è attualmente la più diffusa. La trasmissione
è anch’essa trasversale agli assi ed in linea con il motore.
b) Trazione anteriore con motore longitudinale all’anteriore, architettura
utilizzata, in genere, per veicoli a trazione anteriore con dimensioni
maggiori rispetto il caso a). L’insieme motore/gearbox, in proporzione più
grande ad esempio in lunghezza, rende impossibile il montaggio in
posizione trasversale. Inoltre mantenendo la stessa istallazione del motore,
questa soluzione consente facilmente le configurazioni in trazione
anteriore, posteriore o integrale, con la stessa piattaforma del veicolo.
c) Trazione posteriore con motore longitudinale all’anteriore, architettura con
motore e trasmissione ancora in linea, ma montati longitudinalmente con
un albero che trasmette il moto all’asse posteriore.
d) Trazione posteriore con motore trasversale al posteriore, applicazione
tipica per auto sportive a due posti.
e) Trazione integrale con motore all’anteriore, frequentemente impiegata nei
‘’fuoristrada’’, che con la loro maggior altezza, consentono di collocare il
motore sopra l’asse anteriore.
Pur essendoci sul mercato ancora tante altre architetture per trazione anteriore,
posteriore ed integrale, quelle elencate rappresentano la maggior parte delle
architetture dei veicoli su strada.
Particolarmente rilevante è il fatto che i layout meccanici trasversali hanno il
vantaggio di avere un maggior rendimento per il fatto che non hanno
l’inconveniente di dover ruotare la trasmissione del moto di un angolo retto. Ciò
consente di eliminare il set di ingranaggi conici, necessari in una configurazione
longitudinale, e meno efficienti rispetto ad un trasferimento di potenza fra
ingranaggi su alberi paralleli.
27
1.3.3 Le trasmissioni manuali
a) In cascata
b) A contralbero
c) A stadio multiplo
28
Figura 26 – Schema di un cambio a 4 rapporti in tre differenti configurazioni: a) In cascata b) A contralbero c) A triplo stadio
29
[Link] Cenni cambi manuali per veicoli industriali
30
[Link] Funzionamento di un cambio manuale
Figura 27 - Sezione di cambio ‘’a contralbero’’ con ruote folli sull’albero di uscita calettate mediante cuscinetti a rullini – (Fonte:[6])
31
Un mozzo è fissato all’albero mentre un manicotto è libero di scorrere
assialmente su di esso. Quando il manicotto si collega con il sincronizzatore a
cono dentato, l’ingranaggio (che era folle) e l’albero diverranno solidali e
ruoteranno alla stessa velocità angolare, quindi l’azione desiderata di bloccaggio
della ruota sarà raggiunta:
Figura 29 - Immagini semplificative: - Mozzo solidale all’albero e ruota da bloccare (Sx) - Bloccaggio ruota, resa solidale all’albero di
uscita (Dx); (Fonte:[s.2])
32
Figura 31 - Immagine semplificativa - Manicotto che spingerà l’anello sincronizzatore (in giallo) sulla ruota a cono dentato (in rosso)
permettendo il bloccaggio (Fonte:[s.2])
Vantaggi
• Il cambio manuale è potenzialmente la tipologia di trasmissione che
consente il minor consumo di carburante, anche se questo dipende molto
dal guidatore nel selezionare il rapporto più opportuno durante la guida
• Ha solitamente un elevato rendimento meccanico elevato
• È relativamente economica da produrre, in generale, ha un costo di circa
la metà rispetto ad un equivalente cambio automatico
• Leggerezza, tipicamente il 50-70% del peso di un equivalente cambio
automatico
• Più piccolo, e quindi più facile da collocare nel veicolo
Svantaggi
• Le emissioni ed il consumo di combustibile possono essere pesantemente
influenzate dalla guida, in base alla selezione delle marce
• Necessaria un minimo di abilità nella guida
• Innestare e disinnestare la frizione ed ingranare le marce può essere
stancante, specialmente nel traffico
34
1.3.4 Cenni sull’evoluzione delle trasmissioni manuali
35
Le frizioni C1 (in rosso) e C2 (verde) pongono in rotazione, alternativamente ed in
modo indipendente, due alberi primari coassiali e concentrici, il primo dei quali
(verde) è dedicato alle marce pari e l’altro alle dispari (rosso)- (fig.35)
In prima marcia sarà chiusa la frizione C1 ed aperta C2 e di conseguenza, l’albero
della prima marcia trasmetterà potenza, mentre quello della seconda marcia
risulterà folle.
Durante il funzionamento, mentre sarà ancora in presa la prima marcia, sarà
intanto possibile innestare la seconda che si trova ancora sull’albero folle dove è
calettata la frizione C2, rendendo al guidatore il tutto impercettibile;
in qualsiasi istante si potrà attuare l’innesto della C 2 ed il disinnesto della C1,
realizzando così un passaggio power-shift, ovvero un cambio di marcia dalla
prima alla seconda, senza interruzione di potenza. Processo analogo per le marce
successive: si può disinserire la prima, per inserire la terza (che si trovano sullo
stesso albero con frizione C1 adesso disinnestata) mentre è in presa la seconda
marcia, in attesa dell’eventuale passaggio in terza.
Per questa tipologia di cambio esistono due soluzioni costruttive: ‘’Wet’’ o ‘’Dry’’, in
base al fatto che le frizioni siano, rispettivamente, in bagno d’olio o a secco.
36
CAPITOLO 2 – ANALISI DELLA TRASMISSIONE
37
La retromarcia non è invece sincronizzata. Soluzione tipica per i mezzi di trasporti
pesanti è la presa diretta, che in questo caso ritroviamo per la V marcia (la più
utilizzata), per la quale avremo quindi un rapporto 1:1 alla trasmissione finale ed il
trasferimento di potenza avverrà direttamente dal motore ed attraverso il
primario, bypassando il secondario, come in figura:
Come anticipato, l’obiettivo dello studio svolto su questo cambio è stato quello
di trasformare la coppia di ruote elicoidali, relative alla IV marcia, con delle ruote
equivalenti a denti diritti, variandone i parametri di taglio e sfruttando la tecnica
dello spostamento profili per raggiungere un rapporto di condotta ≥2.
Individuate un paio di soluzioni ottimali, si è confrontata e quantificata l’efficienza
mediante un modello disponibile in letteratura, riportato in seguito. In ultimo per
la fase analitica, se n’è verificatala la resistenza alla flessione ed al contatto
hertziano sia per sollecitazione statica che a fatica.
38
2.2 Modelli applicati
Per ciò che riguarda la definizione della geometria delle ruote, il calcolo del
rapporto di condotta e la verifica della condizione di non-interferenza (per profili
spostati e non), si faccia riferimento allo schema di figura 40:
o Raggi primitivi:
𝑧1 𝑚
R10= 2
𝑧1 𝑚
R20= 2
𝑧1 𝑚0 𝑚
Rti1=√[ 0
− 𝑚0 (1 − 𝑋1 )]2 − [𝑡𝑎𝑛𝛼 (1 − 𝑋1 )]2
2
𝑧1 𝑚0 𝑚
Rti2=√[ 0
− 𝑚0 (1 − 𝑋2 )]2 − [𝑡𝑎𝑛𝛼 (1 − 𝑋2 )]2
2
39
𝑟1𝑏 = 𝑅10 𝑐𝑜𝑠𝛼0
𝑟2𝑏 = 𝑅20 𝑐𝑜𝑠𝛼0
𝑟1𝑏
𝑐𝑜𝑠𝛿1 =
𝑅𝑡𝑖1
𝑟2𝑏
𝑐𝑜𝑠𝛿2 =
𝑅𝑡𝑖2
I= R1+ R2
𝛾1 = 𝛼 − 𝛿1
𝛾2 = 𝛼 − 𝛿2
2 2 2 2
√𝑅𝑎1 − 𝑟𝑏1 + √𝑅𝑎2 − 𝑟𝑏2 − (𝑅1 + 𝑅2 )𝑠𝑖𝑛𝛼
𝜀𝛼 =
𝜋𝑚𝑐𝑜𝑠𝛼
𝜋𝑚0 𝜋𝑚0
S10= + 2x1m0tan𝛼0 S20= + 2x2m0tan𝛼0
2 2
𝜋𝑚0 𝜋𝑚0
e10= - 2x1m0tan𝛼0 e20= - 2x2m0tan𝛼0
2 2
40
𝑥1 + 𝑥2
𝑒𝑣𝛼𝑙 = 𝑒𝑣𝛼0 + 2𝑡𝑎𝑛𝛼0
𝑧1 + 𝑧2
E sapendo che, per definizione:
𝑒𝑣𝛼𝑙 = 𝑡𝑔𝛼𝑙 − 𝛼𝑙
o Modulo di funzionamento:
2𝑟1𝑙 2𝑟2𝑙 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑙
𝑚𝑙 = = = 𝑚0
𝑧1 𝑧1 𝑐𝑜𝑠𝛼0
Esistono diversi fenomeni che generano le perdite di potenza nelle ruote dentate:
perdite per ingranamento (sulle quali ci si è concentrati), ma anche perdite per
sbattimento, ventilazione ecc.
In letteratura esistono diversi modelli coi quali prevedere le perdite per
ingranamento tra due ruote, gran parte di essi calcolano la potenza dissipata
come prodotto tra la potenza totale, un coefficiente d’attrito medio e un
coefficiente geometrico. In generale, l’elemento critico nel calcolo delle perdite
per ingranamento è proprio la stima coefficiente d’attrito, che varierebbe lungo
il segmento dei contatti, perciò nei vari modelli si fa riferimento ad un valore
medio del coefficiente d’attrito. Il calcolo del coefficiente geometrico invece
risulta abbastanza affidabile e nonostante venga calcolato in modo diverso in
vari modelli, porta a risultati quasi analoghi.
Il modello scelto per il calcolo delle perdite per ingranamento deriva dalla
normativa ISO/TR 14179-2 ed è così strutturato:
41
La potenza persa nell’ingranamento tra due ruote dentate PLOSS, come anticipato,
è data dal prodotto fra la potenza in ingresso all’ingranamento stesso PTOT , un
coefficiente di attrito medio μm e un coefficiente che dipende dalla geometria
delle ruote:
𝑃𝐿𝑂𝑆𝑆 = 𝑃𝑇𝑂𝑇 ∙ 𝜇𝑚 ∙ 𝛨𝑉
𝐹𝑏𝑡⁄ 0,2
𝜇𝑚 = 0,048 ∙ ( 𝑏 ) ∙ 𝜂−0,05 ∙ 𝑅0,25 ∙ 𝑋
𝑂𝑖𝑙 𝑎𝑚 𝐿
𝑉𝛴𝐶 ∙ 𝜌
In cui:
Il valore della forza di contatto Fbt, per ruote elicoidali o a denti diritti, può essere
stimato come:
𝐹𝑡
𝐹𝑏𝑡 =
𝑐𝑜𝑠𝛼𝑤𝑡
La normativa consiglia di assumere per Fbt/b un valore massimo pari a 150 N/mm
anche se il valore calcolato dovesse risultare maggiore;
La rugosità media va calcolata come 0,5(Ra1+ Ra2);
42
La somma delle velocità va calcolata, per ruote elicoidali o a denti diritti,
mediante la relazione seguente:
Dove:
• vt : velocità periferica sulla circonferenza primitiva;
• αwt: angolo di pressione trasversale di funzionamento;
𝐷𝑏1
𝜌1 = 𝑡𝑎𝑛𝜃𝑟𝑖𝑓
2
𝜌2 = 𝑠𝑏𝑎𝑠𝑒 − 𝜌1
𝜌1 𝜌2
𝜌𝑒𝑞 =
𝜌1 + 𝜌2
In cui:
• 𝜌1: raggio di curvatura del dente della ruota 1 nel punto di contatto;
• 𝜌2: raggio di curvatura del dente della ruota 2 nel punto di contatto;
• 𝑠𝑏𝑎𝑠𝑒 : lunghezza del segmento di base;
• 𝐷𝑏1 : diametro di base della ruota 1;
• 𝜃𝑟𝑖𝑓 : angolo che individua la posizione del generico punto H.
43
Il fattore legato al lubrificante va imposto pari ai seguenti valori in base al tipo di
lubrificante:
o XL=1 per olii minerali (come nel caso in esame);
o XL=0,8 per polialfaolefine ed esteri;
o XL=0,6 per poliglicoli;
o XL=1,3 per esteri fosforici, ecc.
Per semplicità è stato assunto, per tutti i casi in esame, un valore di riferimento
pari a 50cP.
Per ciò che riguarda la stima del grado di perdita dell’ingranamento 𝛨𝑉 , esso può
essere calcolato con la seguente relazione:
1 1
𝐻𝑉 = 𝜋 ∙ ( + ) ∙ (𝐸1 + 𝐸2 ) ∙ 𝐻𝑉𝛽
𝑧1 𝑧2
𝑧1 𝑑 𝑧2 𝑑
𝜀1 = 2𝜋
√(𝑑𝑒1 )2 − 1 − 𝑡𝑎𝑛𝛼𝑤𝑡 𝜀2 = 2𝜋
√(𝑑𝑒2 )2 − 1 − 𝑡𝑎𝑛𝛼𝑤𝑡
𝑏1 𝑏2
In cui:
2
𝐸1;2 = 0,5 − ε1;2 + 𝜀1;2 per 0 ≤ ε1;2 ≤ 1
𝐸1;2 = ε1;2 − 0,5 per ε1;2 > 1
𝐸1;2 = 0,5 − ε1;2 per ε1;2 < 0
44
1
Il coefficiente 𝐻𝑉𝛽 si pone pari a 𝐻𝑉𝛽 = 𝑐𝑜𝑠𝛽 con β: angolo d’elica, ed assumerà
quindi valore pari ad 1 per ruote a denti diritti.
45
2.3 Fase analitica
iponte 3,73
Materiale: 16CrNi5 Rp02=2000 MPa
Potenza massima @ rpm: 110 kW (150 CV) @2700 rpm
Velocità massima @ rpm: 120 km/h @ 2700 rpm
Circonferenza di rotolamento: 2575 mm
Figura 43 - Caratteristiche tecniche di serie
46
Figura 45 - Schema semplificato del cambio
La prima fase dello studio per la IV marcia è stata quella di analizzare le ruote
elicoidali di serie, da rimpiazzare con delle ruote a denti diritti corrette.
Inizialmente si è proceduto col calcolo delle forze scambiate, ma soprattutto si è
quantificato il rapporto di condotta, il cui significato fisico, ricordiamo, è il numero
di coppie di denti contemporaneamente in presa nel periodo compreso fra l’inizio
e la fine del contatto di un dente col suo coniugato. Per ruote elicoidali questo
parametro è, in genere, decisamente più elevato di una equivalente ruota a denti
diritti, in quanto per le prime vi è un contributo ‘’extra’’ nel piano normale al dente,
oltre al contributo trasversale , unico per le ruote a denti diritti.
Dal valore di coppia (massima) in ingresso sul pignone della V marcia, mediante
la semplice espressione del rapporto di trasmissione, si sono ottenuti i valori di
coppia per la IV marcia:
47
Ottenute le coppie di interesse, si è ricavato il valore della forza tangenziale
scambiate dalla coppia di ruote della IV marcia:
48
[Link] Analisi ruote elicoidali IV marcia – rendimento
Figura 49 -Ruote elicoidali, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm
49
Figura 50 – Ruote elicoidali, parametri per il calcolo del grado di perdita dell’ingranamento Hv
Come visto, la 𝑃𝐿𝑂𝑆𝑆 sarà data dal prodotto della 𝑃𝑇𝑂𝑇 , del coefficiente d’attrito
medio μm e del grado di perdita dell’ingranamento 𝛨𝑉 ; nota la quale si è potuto
quantificare il rendimento η in termini assoluti e percentuali:
50
2.3.2 Analisi ruote a denti diritti equivalenti IV marcia
Il primo passo è stato quello di sostituire le ruote elicoidali con semplici ruote a
denti diritti, il cui modulo è stato ricavato a partire dall’interasse che è, in generale,
fisso:
𝑚 ∙ 𝑧1 + 𝑚 ∙ 𝑧2
𝐼=
2
Da cui:
2𝐼
𝑚= = 3,06 mm
𝑧1 +𝑧2
Tuttavia verrà posto pari a 3mm, in quanto si sceglierà quello che più si avvicina
ad un valore unificato.
51
Figura 53 - Zoom contatto pignone (rosso) e ruota (blu), ruote normali
Figura 54 - Ruote ‘’normali’’, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm
52
o Calcolo grado di perdita dell’ingranamento HV
Figura 55 - Ruote ‘’normali’’, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio Hv
Da cui, infine, si avrà un valore di potenza persa leggermente inferiore che farà
aumentare il rendimento di qualche decimo:
53
2.3.3 Analisi ruote a denti diritti con spostamento simmetrico
IV marcia
Si noti che si è applicata una correzione positiva per la ruota e negativa per il
pignone, in quanto in tal caso il pignone è più grande della ruota. Come risultato
si è perciò irrobustita la ruota ed indebolito il pignone. Per correzione simmetrica
i raggi primitivi non variano e dunque le forze in gioco saranno analoghe al caso
di ruote non corrette.
54
Inoltre nel calcolo si è tenuto conto di aver rispettato la condizione limite di
interferenza: 𝑅𝑎2𝑚𝑎𝑥 ≤ 𝑅𝑡𝑖1
55
Figura 61 – Correzione simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio μm
56
2.3.4 Analisi ruote a denti diritti con spostamento NON simmetrico
IV marcia – (caso1)
57
Le nuove caratteristiche geometriche per il caso1 sono, di seguito, riportate in
tabella:
Da cui:
58
Figura 66 - Taglio normale Taglio con spostamento (X1=-0,8; X2=0,2) Taglio con spostamento e riduzione
angolo di pressione (da 20°a 17°)
Figura 67 - Correzione non simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio (caso1)
59
o Calcolo grado di perdita dell’ingranamento 𝛨𝑉
Rapporto di condotta
Si noti, rispetto al caso1, dei valori dei raggi di testa inferiori, essendo questi
determinabili a ‘’piacere’’, con imposto un gioco tra testa dei denti dell’una e
fondo denti dell’altra ruota pari a 0,25*m.
61
Da cui:
Figura 72 - Taglio con spostamento e riduzione angolo di pressione caso1 con gioco 0,15*m (Sx), caso2 (Dx) con gioco 0,25*m
Rendimento
Figura 73 - Correzione non simmetrica, parametri per il calcolo del coefficiente d'attrito medio (caso2)
62
Figura 74 - Correzione non simmetrica, parametri per il grado di perdita Hv (caso2)
63
2.4 Calcoli di verifica
Verifica Sollecitazione
Flessione Contatto hertziano
Statica Formula di Lewis Formula cilindro su cilindro
𝝈𝑭 ≤ 𝝈𝑭𝑷 𝝈𝑯 ≤ 𝝈𝑯𝑷
Nel caso della verifica statica vengono confrontate delle tensioni calcolate,
rispettivamente un tensione di flessione σLw (ricavata mediante la formula di
Lewis) e una dovuta al contatto hertziano σHz (ottenuta mediante le formule della
teoria di Hertz), con una tensione ammissibile del materiale ricavata dividendo il
carico di rottura (o alternativamente il carico di snervamento) per un opportuno
coefficiente di sicurezza.
Analogamente nella verifica a fatica vengono comparate una tensione calcolata
a bending (fatica per flessione) σF ed una calcolata a pitting (fatica per contatto
hertziano ripetuto) σH con delle tensioni ammissibili, rispettivamente σFP e σHP ,
ottenute moltiplicando il limite di fatica del materiale (a bending ed a pitting) per
una opportuna serie di coefficienti.
Si precisa che, nel caso di verifica statica le tensioni massime calcolate σLw e σHz
sono ottenute considerando le forze massime scambiate dall’ingranaggio, cioè
quelle che possono produrre rottura nel dente. Per ciò che riguarda il caso di
verifica a fatica, invece, le forze considerate nel calcolo delle σF e σ𝐻 sono, in
genere, forze medie di funzionamento oppure, nal caso in cui sia disponibile una
cumulata, o un istogramma, del carico, possono essere considerate delle forze
equivalenti calcolate secondo una qualsiasi ipotesi di danno cumulativo.
64
2.4.1 Verifica statica a flessione secondo il metodo di Lewis
Si calcolerà dunque una massima tensione normale σmax dovuta al contributo del
solo momento flettente, avendo trascurato, nel calcolo di Lewis, la componente
𝑀
che determina compressione sul dente: σf = 𝑓⁄𝑊 . Se il dente fosse a sezione
𝑓
costante, il massimo della tensione σmax si avrebbe nella sezione di incastro
(come avviene nella travi a mensola), ma per la teoria di Lewis il massimo si ha
nella sezione in cui una parabola di uniforme resistenza, avente per asse quello
del dente e origine nel punto H (intersezione fra la retta dei contatti e l’asse di
simmetria del dente), risulta tangente al profilo del dente stesso (sezione GD -
figura 77).
65
Sia σLw la tensione σmax di flessione, calcolata secondo la teoria di Lewis, che si ha
nella sezione GD del dente, la tensione di flessione massima calcolata secondo il
metodo semplificato di Lewis risulterà essere:
𝐹𝑡
σLw = ∙𝑦
𝑏 ∙ 𝑚𝑛 𝐿𝑤
Dove 𝑦𝐿𝑤 è il fattore di forma e definisce la sezione del dente più sollecitata,
funzione dell’angolo di pressione e del proporzionamento del dente.
Valori del fattore 𝑦𝐿𝑤 in funzione del coefficiente di spostamento X e di α sono
riportati nelle tabelle:
o b : larghezza di fascia.
67
Anche in questo caso la tensione calcolata 𝜎𝐻 dovrà essere inferiore ad una
tensione ammissibile 𝜎𝑎𝑚𝑚 del materiale relativa alla pressione di contatto, che
può essere determinata o mediante la durezza del materiale (HBW) oppure
In cui, per la nuova coppia di ruote, è stato scelto un acciaio cementato (codice
ISO: Eh) ad elevata durezza, per mantenere un larghezza di fascia circa la stessa
rispetto quella di serie.
Essendo la 𝝈𝑯𝒛 ≤ 𝝈𝑯𝒛,𝒂𝒎𝒎 risulta soddisfatta la verifica a contatto hertziano.
68
2.4.3 Verifica di resistenza del dente a fatica per flessione
(STANDARD ISO 6336-3)
La condizione di resistenza a rottura per fatica a flessione è:
𝜎𝐹 ≤ 𝜎𝐹𝑃
Con 𝜎𝐹 tensione equivalente al piede del dente nel punto più sollecitato, cioè è la
tensione effettiva [N/mm2], espressa in due ‘’porzioni’’ diverse:
𝜎𝐹 = 𝜎𝐹0 𝐾𝐴 𝐾𝑉 𝐾𝐹𝛼 𝐾𝐹𝛽
in cui:
o 𝜎𝐹0 : tensione nominale, al piede del dente [N/mm2], considerato come
‘’mensola’’:
𝐹𝑡
𝜎𝐹0 = 𝑌𝑌𝑌𝑌 𝑌
𝑏𝑚𝑛 𝐹 𝑆 𝛽 𝐵 𝐷𝑇
Dove:
• 𝐹𝑡 : forza tangenziale sulle primitive;
• 𝑏: larghezza di fascia;
• 𝑚𝑛 : modulo normale.
Parametri relativi all’ingranaggio:
• 𝑌𝐹 : fattore di forma (molto simile ad 𝑌𝐿𝑤 visto in statica);
• 𝑌𝑆 : fattore di correzione della tensione;
• 𝑌𝛽 : fattore d’angolo d’elica;
• 𝑌𝐵 : fattore di spessore della corona;
• 𝑌𝐷𝑇 : fattore di spessore del dente.
69
o 𝑌𝑆𝑇 : fattore di correzione della tensione;
o 𝑌𝑁𝑇 :fattore di durata per fatica a flessione;
o 𝑌𝛿𝑟𝑒𝑙𝑇 : fattore di sensibilità all’intaglio;
o 𝑌𝑅𝑟𝑒𝑙𝑇 : fattore di finitura superficiale;
o 𝑌𝑋 : fattore di dimensione.
Parametri necessari per il calcolo della tensione nominale agente sulla radice
del dente 𝜎𝐹0 :
Tiene conto dell’influenza della geometria del dente sulla tensione nominale di
flessione. Esso è calcolabile analiticamente mediante la relazione seguente:
ℎ𝐹𝑎⁄
6( 𝑚𝑛 ) 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑎𝑛
𝑌𝐹 = 2
𝑆𝐹𝑛⁄
( 𝑚𝑛 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑛
)
Parametro che tiene conto del fatto che la tensione effettiva non è dovuta
soltanto alla flessione, ma alla concentrazioni di tensione al piede del dente. Il
calcolo di tale fattore è complesso e presenta molti casi particolari, descritti dalla
70
normativa, anche se può essere agevolmente ricavato con dei grafici forniti dalla
normativa stessa.
Non di interesse nelle verifiche in esame su ruote a denti diritti (𝑌𝛽 = 1). In generale
però, tiene conto dell’effetto dell’elicoidalità del dente sulla tensione effettiva ed
in base alla normativa, può essere ricavato o analiticamente oppure
graficamente, come in figura 83:
Figura 84 - Diagrammi per YB sia per ruote a dentatura esterna che interna
71
𝑠𝑅 𝑠
Per i grafici vale che: asse X1= ⁄ℎ , asse X2= 𝑅⁄𝑚𝑛 , asse Y=YB.
𝑡
Fattore che riduce la tensione nominale nel caso in cui l’ingranaggio avesse un
rapporto di condotta 𝜀𝛼 > 2,05 ed una classe di tolleranza ISO inferiore a 4.
Da normativa può essere ricavato dal diagramma seguente:
Fattori utili per ottenere il valore di tensione equivalente al piede del dente 𝜎𝐹 :
Tiene conto dell’intensità dei sovraccarichi a cui è sottoposto il sistema per cause
esterne all’ingranaggio; può essere determinato, da normativa, tramite una
tabella in funzione del tipo di sovraccarico.
72
𝑲𝑽 - fattore dinamico
Parametro che tiene conto degli effetti dovuti alle masse rotanti, ma anche del
progetto e dal processo di realizzazione della ruota. Da normativa, viene espresso
come segue:
𝐾1 𝑣 ∙ 𝑧1 𝑢2
𝐾𝑉 = 1 + ( + 𝐾2 ) ∙ ∙ 𝐾3 ∙ √
𝐹 100 1 + 𝑢2
𝐾𝐴 ∙ 𝑡
𝑏
𝜐𝑧 𝑢2
Se ( 1001 ) ∙ √(1+𝑢2) ≤ 0,2 allora K3=2,0;
𝜐𝑧 𝑢2 𝜐𝑧 𝑢2
Se ( 1001 ) ∙ √(1+𝑢2) > 0,2 allora K3=0,357 ∙ ( 1001 ) ∙ √(1+𝑢2) + 2,071.
Fattore che tiene conto delle disuniformità del carico a causa di errori di passo
e di profilo (nel caso di mancanza di informazioni precise si può ipotizzare
unitario)
Parametro che tiene conto di applicazione del carico lungo il dente (nel caso di
mancanza di informazioni precise si può ipotizzare unitario).
73
[Link] Parametri relativi alla fatica per flessione
74
o Curva 4: materiali con codice ISO NV nitrocarb.
O alternativamente mediante tabella:
75
𝒀𝑹𝒓𝒆𝒍𝑻 - fattore di finitura superficiale;
Fattore relativo dello stato superficiale al piede del dente. Esso dipende dal grado
di finitura della superficie nei punti di maggiore sollecitazione alla base del dente.
La normativa fornisce delle espressioni analitiche distinte in base al materiale,
con RZ rugosità media al piede del dente:
La normativa fornisce anche dei grafici per un calcolo più veloce, se non si
necessita di particolare precisione:
76
Legenda figura 91:
o Asse X: Rugosità media RZ [𝜇𝑚].
o Asse Y: YRrelT
o Curva a: fattore YRrelT statico (tutti i materiali)
𝒀𝑿 - fattore di dimensione.
Legenda grafico:
o Asse X: modulo mn [mm]
o Asse Y: fattore di dimensione YX
o Curva a: fattore di dimensione YX statico (per tutti i materiali)
o Curve b: distinzione in base al codice materiale (vedi tabella sigle materiali
- ISO 6336)
Infine, per ciò che riguarda la 𝜎𝐹𝑙𝑖𝑚 : tensione limite di fatica a flessione, in base
alla normativa ISO 6336-5, è stata ricavata, mediante l’espressione:
77
𝜎𝐹𝑙𝑖𝑚 = 𝐴 ∙ 𝑥 + 𝐵
78
2.4.4 Verifica di resistenza del dente al pitting per fatica
(STANDARD ISO 6336-3)
Parametri relativi all’ingranaggio, che tengono conto degli effetti della geometria
del dente sulla massima pressione di contatto che si raggiunge nel materiale:
• 𝑍𝐻 : fattore di zona;
• 𝑍𝐸 : fattore di elasticità del materiale;
• 𝑍𝜀 : fattore del rapporto di condotta;
• 𝑍𝛽 : fattore dell’angolo d’elica.
79
[Link] Parametri relativi all’ingranaggio
𝒁𝑯 - fattore di zona
Parametro funzione degli angoli caratteristici delle ruote che tiene conto degli
effetti della curvatura relativa dei fianchi dei denti nel punto primitivo di
funzionamento.
Esso può essere calcolato mediante la seguente relazione generale:
2 𝑐𝑜𝑠𝛽𝑏 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑤𝑡
𝑍𝐻 = √
𝑐𝑜𝑠 2 𝛼𝑡 𝑠𝑖𝑛𝛼𝑤𝑡
gli angoli 𝛼𝑡 ed 𝛼𝑤𝑡 possono essere determinati noti 𝛼𝑛 e 𝛽, tramite le relazioni:
𝑡𝑎𝑛𝛼𝑛 𝑑
𝑡𝑎𝑛𝛼𝑡 = 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑤𝑡 = 𝑑 𝑐𝑜𝑠𝛼𝑡
𝑐𝑜𝑠𝛽 𝑤
in cui i pedici ‘’w’’ sono relativi ad ingranaggi tagliati con spostamento profili.
Inoltre: d: diametro primitivo di riferimento e dw: diametro primitivo di lavoro o di
funzionamento. Ovviamente sia le quantità d e dw che 𝛼 e 𝛼𝑤 coincidono per ruote
‘’normali’’, cioè senza spostamento profili.
Figura 95 - Tabella per modulo elastico e coefficiente di Poisson per i vari acciai
80
𝒁𝜺 - fattore del rapporto di condotta
4−𝜀𝛼
per denti diritti (𝛽 = 0): 𝑍𝜀 = √ 3
1
con 𝜀𝛾 ≥ 1 𝑍𝜀 = √𝜀
𝛼
Coefficiente che tiene conto degli effetti dell’angolo d’elica sulla distribuzione
del carico. Si calcola tramite la relazione sperimentale seguente:
𝑍𝛽 =√𝑐𝑜𝑠𝛽
81
Parametri relativi al funzionamento identici a quelli calcolati per la verifica a
fatica per flessione, si rimanda perciò alla verifica precedente per l’ottenimento,
da normativa, di questi.
ZB e ZD: fattori che correggono la tensione calcolata nel punto di contatto (C) per
tener conto delle curvature che si hanno all’inizio ed alla fine del contatto singolo.
Posti entrambi pari ad 1 dato che il contatto viene calcolato in C.
𝜎𝐻𝑙𝑖𝑚 𝑍𝑁
𝜎𝐻𝑃 = 𝑍𝐿 𝑍𝑅 𝑍𝑉 𝑍𝑊 𝑍𝑋
𝑆𝐻𝑚𝑖𝑛
In cui:
• 𝑍𝑁 : fattore di durata;
• 𝑍𝐿 : fattore del lubrificante;
• 𝑍𝑅 : fattore di rugosità;
• 𝑍𝑉 : fattore di velocità;
• 𝑍𝑊 : fattore del rapporto fra durezze;
• 𝑍𝑋 : fattore di dimensione;
𝒁𝑵 - fattore di durata
Fattore che dipende dal materiale utilizzato, di seguito riportati gli andamenti dei
fattori di durata per alcune classi di materiali:
82
𝒁𝑳 - fattore del lubrificante
Legenda grafico
o Asse X1: viscosità cinematica a 50°C, 𝜈50 𝑚𝑚2 /𝑠
o Asse X2: viscosità cinematica a 40°C, 𝜈40 𝑚𝑚2 /𝑠
o Asse Y: fattore del lubrificante ZL
Come alternativa al grafico per ZL, sono disponibili il letteratura delle formule per
determinare il parametro analiticamente.
𝒁𝑹 - fattore di rugosità
Coefficiente funzione della rugosità media sui fianchi dei denti e della tensione
𝜎𝐻𝑙𝑖𝑚 . La normativa riporta il seguente diagramma che esprime l’andamento di
𝑍𝑅 in funzione della rugosità superficiale:
83
Legenda grafico
o Asse X: Rugosità superficiale media Rz [μm]
o Asse Y: Fattore di rugosità 𝑍𝑅
Anche per questo parametro sono presenti, alternativamente, in letteratura
formule per l’ottenimento per via analitica.
𝒁𝑽 - fattore di velocità
Parametro che tiene conto degli effetti della rotazione mediante la massima
velocità periferica vP. La normativa riporta delle espressioni analitiche per il
calcolo e un diagramma che esprime l’andamento di ZV in funzione della velocità
periferica e della tensione 𝜎𝐻𝑙𝑖𝑚 :
Legenda grafico
o Asse X: velocità periferica al diametro primitivo [m/s]
o Asse Y: fattore di velocità ZV
Fattore che tiene conto del fatto che la resistenza di una ruota in acciaio aumenta
se questa ingrana con un pignone che ha subito un indurimento superficiale e
presenta una bassa rugosità sulla superficie dei denti.
84
Figura 101 - Diagramma per il calcolo Fattore del rapporto tra durezze Zw
Legenda grafico
o Asse X: durezza della ruota più morbida [HB]
o Asse Y: fattore del rapporto fra durezze 𝑍𝑊
o Zona grigia a: effetto dell’usura (𝑍𝑊 = 1)
𝒁𝑿 - fattore di dimensione
85
I risultati per la verifica a pitting sono di seguito riportati:
86
CAPITOLO 3 – Modellazione cambio in SolidWorks
87
1) Per costruire le ruote dentate con profili cinematici precisi si è fatto uso del
tool GearTrax (Camnetics, Inc.), che consente di generare una perfetta
dentatura ad evolvente, una volta impostati i parametri quali: modulo,
raggio di base, ecc; utile soprattutto nella creazione delle ruote a
spostamento profilo.
Figura 105 - Schizzo coroncina(a), estrusione (b) e taglio (c)-(d) per creazione dentatura (su pignone V marcia)
Figura 106 - Rivoluzione dello schizzo (sinistra), manicotto con anelli sincronizzatori (destra)
88
4) Gli alberi di IN ed OUT nel cambio originale sono distinti, ma diventano un
unico elemento in presa diretta. Per semplicità è stato disegnato un albero
unico scanalato.
89
Figura 110 - Vista assonometrica del complessivo in eDrawing Pro
90
Figura 111 - Vista frontale del complessivo in eDrawing Pro
91
Tesi di laurea magistrale
Giuseppe Ielo 254215
Figura 112 - Messa in tavola con bollatura su vista frontale per il nuovo cambio
92
Bibliografia
Sitografia
[s.1] [Link]
[s.2] [Link];
[s.3] [Link]
[Link];
[s.4][Link]
[Link];
[s.5][Link]
doppia-frizione-dct-347074/foto#immagine_di_copertina_0.
93