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L’età di Augusto

(44 a.C. – 17 d.C.)


IL CONTESTO
• La storia • Tibullo
• La cultura • Properzio
GLI AUTORI • Ovidio
• Virgilio • Livio
• Orazio • Vitruvio
MARE
NORD
DEL MAR
BALTICO

BRITANNIA

BELGICA GERMANIA
SARMAZIA
OCEANO
ATLANTICO
NORICO MAR
GALLIA REZIA
CASPIO
AQUITANIA PANNONIA
DACIA
NARBONENSE
LUSITANIA MAR NERO
ITALIA DALMATIA
SPAGNA MESIA ARMENIA
Roma PONTO
TRACIA
MACEDONIA GALAZIA
BETICA
EPIRO ASIA CAPPADOCIA REGNO
DEI
PARTI
ACAIA CILICIA
MAURETANIA LICIA SIRIA

AFRICA
MAR MEDITERRANEO
PROCONSOLARE
GIUDEA
Territori di Roma
alla morte di Augusto
(14 d.C.) CIRENAICA EGITTO
ARABIA
Regni satelliti

La storia
Il principato: preludio all’impero
DAL SECONDO TRIUMVIRATO AD AZIO (43-31 A.C.)
L’assassinio di Cesare (44 a.C.) apre una nuova stagione di guerre civili che si
chiude nel 31 a.C. con il definitivo tramonto della res publica e l’instaurazione del
principato. Protagonisti di questi anni sono il generale cesariano Marco Antonio
e Ottaviano, figlio adottivo e principale erede di Cesare.
Malgrado la giovanissima età, Ottaviano si inserisce fin da subito nell’agone
politico con grande abilità. Quando nel 43 a.C. il senato invia gli eserciti consola-
ri guidati da Irzio e Pansa contro Antonio, che assediava a Modena Decimo Bruto
rivendicando il governatorato della Gallia Cisalpina (la cosiddetta “guerra di Mo-
dena”), Ottaviano mette a disposizione dei consoli l’esercito privato che ha reclu-
tato in Campania. Antonio esce sconfitto dallo scontro ed è costretto a ritirarsi in
Gallia, ma i consoli muoiono per le ferite ricevute. Ottaviano chiede per sé il con-
solato senza averne i requisiti. Di fronte al rifiuto del senato, dirige le sue truppe
su Roma (è la prima “marcia su Roma”) e nell’agosto del 43 viene nominato con-
sole contro ogni regola costituzionale.
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il principato: preludio all’impero | La storia

Nel frattempo, in Gallia, Antonio si ricongiunge con Marco Emilio Lepido,


anche lui stretto collaboratore di Cesare. Soppresso il decreto senatorio con cui
Antonio era stato dichiarato “nemico pubblico” per i fatti di Modena, nell’otto-
bre del 43 a.C. Ottaviano, Antonio e Lepido si incontrano a Bologna e stipula-
no un patto che viene poi sancito da una legge (lex Titia) votata dai comizi tribu-
ti. È così istituito un triumvirato (il cosiddetto “secondo triumvirato”), che ri-
sulta equiparato a una magistratura ordinaria: la sua durata è programmata per
cinque anni (dal 43 al 38 a.C.) e il suo obiettivo è quello di riorganizzare lo Stato
(triumviri rei publicae constituendae).
Una volta eliminati gli oppositori politici con il sistema delle proscrizioni (la
vittima più illustre è Cicerone, che era stato fieramente avverso ad Antonio), i
triumviri sconfiggono i cesaricidi Bruto e Cassio nel 42 a.C. a Filippi. Nel 41
a.C. Ottaviano assume l’incarico di sistemare in Italia i veterani di questa batta-
glia. L’espropriazione di terre trova, però, numerose opposizioni, fra cui quella
di Lucio Antonio, console e fratello del triumviro: egli scatena una rivolta che vie-
ne repressa nel sangue (la guerra di Perugia, del 41). Dopo alcuni momenti di ten-
sione, a Brindisi, nell’ottobre del 40 a.C., Antonio e Ottaviano trovano un ac-
cordo in base al quale ad Antonio viene assegnato l’Oriente, ad Ottaviano l’Oc-
cidente con l’esclusione dell’Africa, riservata a Lepido. L’intesa è suggellata dalle
nozze di Antonio con Ottavia, sorella di Ottaviano.
Antonio progetta una spedizione militare contro i Parti e cerca l’alleanza
dell’Egitto e della regina Cleopatra, che ben presto diventa la sua amante. Ot-
taviano, d’altra parte, ha di fronte un pericoloso avversario interno: Sesto Pom-
peo, figlio di Gneo Pompeo, che gli contende il potere nel Mediterraneo centrale.
Nel 37 a.C., con gli accordi di Taranto, il triumvirato è prorogato di altri cinque
anni, proprio per garantire agli alleati sostegno reciproco nelle rispettive campa-
gne militari. Mentre, però, la spedizione partica di Antonio si risolve in un falli-
mento (viene conquistata solo l’Armenia), il generale Marco Vipsanio Agrippa,
amico d’infanzia e quindi braccio destro militare di Ottaviano, sconfigge la flotta
di Sesto Pompeo in una battaglia navale nei pressi della costa settentrionale del-
la Sicilia, a Nauloco (36 a.C.). Lepido vorrebbe avere per sé il controllo dell’isola,
ma Ottaviano lo estromette dal triumvirato e s’impossessa così anche dell’Africa.
A questo punto sulla scena politica romana rimangono soltanto Antonio e Ot-
taviano: la resa dei conti tra di loro è ormai imminente. La rottura definitiva si
consuma nel 32 a.C., quando, alla scadenza degli accordi di Taranto, Antonio ri-
conosce Tolomeo Cesare (il figlio che Cleopatra aveva avuto dalla sua preceden-
te relazione con Giulio Cesare) come legittimo erede di Cesare e gli conferisce
onori e domini. A questo gesto ostile nei suoi confronti, Ottaviano risponde fa-
cendo in modo che il senato non ratifichi l’assetto delle province orientali stabi-
lito da Antonio. Egli priva, in questo modo, il suo rivale di tutti i suoi poteri, im-
pedendogli di accedere al consolato nel 31 a.C. Antonio, allora, ripudia la moglie
Ottavia e si prepara allo scontro; Ottaviano, per parte sua, riceve un giuramen-
to di fedeltà (coniuratio) dalle città italiche e dalle province occidentali. Lo scon-
tro tra Ottaviano e Antonio è rappresentato come una guerra tra i valori della ro-
manità incarnati da Ottaviano e la mollezza orientale di cui sono portavoce An-
tonio e Cleopatra.
La battaglia decisiva tra i due eserciti si combatte nel Mar Ionio ad Azio il 3 set-
tembre del 31 a.C.: Ottaviano vince e Antonio e Cleopatra cercano scampo in
Egitto. L’anno seguente Ottaviano entra in Egitto e occupa Alessandria: prima
Antonio e poi Cleopatra si suicidano.
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l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

DALLA REPUBBLICA AL PRINCIPATO


Dopo la celebrazione del trionfo di Ottaviano al suo rientro in Italia (29 a.C.), il
27 a.C. è un anno chiave per comprendere l’architettura istituzionale del princi-
pato augusteo. Di fronte al senato, il princeps formalmente rinuncia ai propri po-
teri straordinari (tranne il proconsolato sulle province non ancora pacificate); di
fatto, però, con il conferimento della corona civica e dello scudo d’oro (clupeus
aureus) su cui vengono incisi i nomi dei valori morali che ne ispirano l’azione di
governo (virtus, clementia, iustitia, pietas), egli è riconosciuto come il cittadino
più autorevole di Roma. Nella stessa occasione gli viene conferito il titolo cari-
smatico di Augustus (> P. 11).
Nel 23 a.C. sono introdotte delle novità istituzionali che danno un assetto
definitivo al potere imperiale. Ottaviano Augusto depone la carica di console (ri-
vestita ininterrottamente dal 31 a.C.), e assume i seguenti poteri:
• l’imperium proconsulare (caratterizzato dall’aggettivo qualificativo maius,
«maggiore»), cioè il comando proconsolare su tutte le province;
• la tribunicia potestas a vita, ossia la detenzione delle prerogative dei tribuni
della plebe, tra cui il diritto di veto e l’inviolabilità.
In questo modo, senza determinare in apparenza alcuna rottura con il dettato isti-
tuzionale dell’antica res publica (nessuna di queste cariche, infatti, è estranea alla
tradizione repubblicana), Augusto rivoluziona di fatto l’ordinamento politico ro-
mano e diviene il fulcro in grado di accentrare su di sé la gestione della politica in-
terna ed estera di Roma.
Negli anni successivi egli accumulerà altri onori e cariche: a partire dal 19 a.C.
assume (sempre a vita) la carica di censore e può, dunque, controllare personal-
mente la scelta dei membri del senato; dal 12 a.C. (anno della morte di Lepido, il
triumviro che era stato esautorato e ridotto a un incarico formale) Augusto divie-
ne anche pontefice massimo. Il 2 a.C., infine, è l’anno in cui il senato lo procla-
ma pater patriae («padre della patria»), ripristinando una carica onorifica an-
tichissima, che fino a quel momento era toccata soltanto al fondatore della città
Romolo e a Marco Furio Camillo, che l’aveva “rifondata” dopo l’incendio galli-
co del 390 a.C.
Malgrado tutto questo, Ottaviano Augusto continuerà a farsi chiamare prin-
ceps (cioè, «il primo, il membro più autorevole» del senato) evitando accurata-
mente titoli quali dominus, rex o dictator, che avrebbero dato al suo regime una
connotazione troppo esplicitamente monarchica. L’età dell’impero romano ini-
zia, dunque, con l’avvento al potere di un uomo che formalmente restaura la res
publica, che rifiuta di essere riconosciuto come sovrano e che dichiara (Augusto,
Res gestae Divi Augusti 34 > TESTO ESEMPLARE) di avere solo autorità e prestigio
(auctoritas) – e non di essersi arrogato un potere, una carica (potestas) – di porta-
ta superiore a quelle degli altri magistrati.

L’ORDINAMENTO DELLO STATO ROMANO SOTTO AUGUSTO


La politica augustea è improntata all’equilibrio tra l’autorità del princeps e le
prerogative degli ordini tradizionali della res publica – i senatori (patres) e i cava-
lieri (equites). L’ambito che meglio dimostra il funzionamento di questo equili-
brio è l’organizzazione delle province e delle finanze: le province vengono di-
stinte fra province senatorie, quelle ormai pacificate e il cui governo è affidato a
un propretore o proconsole di nomina senatoria, e province imperiali, situate ai
confini dell’impero e presidiate dalle legioni, governate direttamente dal principe
6
il principato: preludio all’impero | La storia

per mezzo di legati da lui stesso scelti fra i senatori. Un caso particolare è l’Egit-
to: regno vassallo di Roma fino a Cesare, dopo Azio diviene una provincia il cui
governo è affidato a un prefetto equestre di nomina imperiale. Per quanto riguar-
da le finanze, tutti i proventi ricavati dall’amministrazione delle province senato-
rie confluiscono nell’erario (aerarium, da aes, nel senso collettivo di «denaro»),
il tesoro della res publica; le entrate delle province imperiali costituiscono invece
il fisco (fiscus), il tesoro personale del principe.
La diversa tipologia delle province sotto Augusto si può ricapitolare così:

Province Governatore Nomina del governatore Entrate

Proconsul/propraetor
Province senatorie Nomina senatoria Nell’erario
di rango senatorio
Legatus Augusti pro
Province imperiali Nomina imperiale Nel fisco imperiale
praetore di rango senatorio
Praefectus di rango
Egitto Nomina imperiale Nel fisco imperiale
equestre

A partire dall’età augustea, al vertice del sistema amministrativo vi sono le prefettu-


re: i prefetti sono chiamati a compiti delicati in ambito civile e militare e la loro no-
mina è controllata dal princeps. Tra i prefetti con gli incarichi più importanti – ol-
tre al praefectus Aegypti, di cui abbiamo già detto – possiamo ricordare: il praefectus
Urbi, di rango senatorio, capo dell’amministrazione della città di Roma; il prae-
fectus praetorii, di rango equestre, comandante delle nove coorti a guardia dell’im-
peratore, l’unica presenza armata all’interno della città (per questo la prefettura del
pretorio diventerà la carica di maggior peso politico in età imperiale); il praefectus
annonae, di rango equestre, responsabile del vettovagliamento di Roma.
Il senato continua a tenere regolarmente le sue assemblee: anzi, sotto Augusto
il suo prestigio sembra accresciuto dopo gli anni delle guerre civili. Il suo potere,
però, è ridimensionato: è Augusto a convocare il senato ed è sempre lui, in quali-
tà di censore, a sceglierne i membri, cooptando uomini a lui fedeli dell’aristocra-
zia italica e provinciale.
I cavalieri sono impiegati nella riscossione delle imposte e nell’amministrazione
delle finanze a Roma e nelle province; cresce il loro ruolo in ambito politico-milita-
re e, come ricompensa della loro fedeltà al princeps, essi sono chiamati a ricoprire in-
carichi delicati, quali la prefettura dell’Egitto, dell’annona e del pretorio.
L’esercito è composto soprattutto da soldati di professione, sempre più spesso
arruolati tra i provinciali. La concessione del congedo a migliaia di soldati reduci
delle guerre civili permette ad Ottaviano Augusto di operare in modo da procu-
rarsi tra loro un vasto bacino di consenso attraverso l’elargizione di denaro e la di-
stribuzione di terre confiscate anche nel territorio italico: quella delle espropria-
zioni di terre è una piaga socio-economica che provoca malessere e ribellioni, e di
cui rimane l’eco anche nella produzione letteraria della prima età augustea (per
esempio, in alcune delle Bucoliche di Virgilio).

LA POLITICA ESTERA
La politica estera di Augusto è improntata al mantenimento della pace, simbo-
leggiato dalla solenne cerimonia di chiusura del tempio di Giano nel 29 a.C.: la
pax Augusta diventa così uno dei capisaldi propagandistici dell’immagine che
il princeps vuole offrire del suo potere personale.
7
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

Un grande successo diplomatico di Augusto in Oriente è l’aver ottenuto la resti-


tuzione da parte del re dei Parti Fraate IV delle insegne delle legioni guidate da
Crasso e sconfitte nel 53 a.C. a Carre: queste insegne, collocate a Roma nel Foro
Giulio, erano considerate alla stregua di trofei di vittoria. Durante il principato au-
gusteo la diplomazia si sostituisce non di rado all’azione militare: si stabiliscono,
così, accordi con gli i regni satelliti di Giudea, Cappadocia, Ponto e Armenia. An-
che la situazione dell’Africa fa registrare un periodo piuttosto lungo di pace.
Sul fronte occidentale la situazione è più complessa. La Spagna è definitiva-
mente assoggettata dopo lunghe campagne militari protrattesi fino al 19 a.C. e
sono conquistate le regioni alpine della Rezia e del Norico. Tuttavia, le spedizioni
in territorio germanico, che nei primi anni del principato di Augusto hanno por-
tato a numerose vittorie sotto la guida di Druso e Tiberio (cfr. sotto), conoscono,
a un certo punto, una brusca battuta d’arresto: nel 9 d.C. i Germani comandati
da Arminio infliggono una grave sconfitta alle legioni romane guidate da Quin-
tilio Varo nella foresta di Teutoburgo. La Variana clades («la disfatta di Varo»),
da cui Augusto stesso rimane fortemente turbato (come narrato dal biografo Sve-
tonio, I-II sec. d.C., Vita di Augusto 23), sarà un fosco ricordo nell’immaginario
romano e il pericolo germanico aleggerà ai confini dell’impero di Roma nei seco-
li a venire.

IL PROBLEMA DELLA SUCCESSIONE


I vari poteri che Augusto aveva assunto e l’auctoritas di cui godeva non poteva-
no semplicemente essere trasmessi a un componente della famiglia, come acca-
deva con il meccanismo dinastico in vigore nelle monarchie orientali: ciò avreb-
be, infatti, significato contravvenire alle regole dell’ordinamento istituzionale
repubblicano, che – come abbiamo detto – era rimasto, seppur solo formalmen-
te, in vigore.
Augusto si trovava di fronte il non facile compito di consegnare a un suc-

39 a.C. 35-34 a.C. 29 a.C.


Virgilio pubblica Orazio pubblica Virgilio pubblica le Georgiche
le Bucoliche le Satire
28 a.C.
Properzio pubblica il libro 1 delle Elegie

27-25 a.C.
probabile inizio di composizione
degli Ab Urbe condita libri di Livio

26 (o 25) a.C.
GLI AUTORI
E LA CULTURA Tibullo pubblica il libro 1 delle Elegie

LA STORIA

31 a.C.
battaglia di Azio
42 a.C.
battaglia di Filippi
44 a.C. 43 a.C. 27 a.C.
uccisione di Cesare secondo triumvirato Ottaviano è proclamato Augusto

8
il principato: preludio all’impero | La storia

cessore da lui designato le proprie prerogative politiche senza imprimere una


svolta monarchica allo Stato: l’erede prescelto avrebbe percorso la carriera del-
le magistrature in tempi brevissimi fino ad assumere su di sé la potestà tribuni-
zia (tribunicia potestas) e il comando (imperium) proconsolare. In questo modo
egli sarebbe stato di fatto investito a tutti gli effetti del ruolo di successore del
princeps.
Augusto ripone inizialmente grandi speranze nel nipote Marcello, figlio del-
la sorella Ottavia e marito di Giulia, la sua figlia primogenita: la morte di Mar-
cello nel 23 a.C. priva Augusto di un potenziale erede e lascia aperta la questio-
ne della successione. Coloro che di volta in volta sono scelti come possibili suc-
cessori vanno incontro a morte prematura: il generale Agrippa, amico fraterno
e secondo marito di Giulia, cui Augusto affida numerosi incarichi in vista della
successione, muore nel 12 a.C.; i nipoti Gaio e Lucio Cesare, figli di Agrippa e
Giulia, muoiono rispettivamente nel 2 e nel 4 d.C.
A questo punto, Augusto è costretto a ricorrere ai figli di primo letto che la
sua seconda moglie, Livia Drusilla, aveva avuto dal primo marito, Tiberio Clau-
dio Nerone. Dato che Druso, il figlio maggiore, muore in Germania nel 9 a.C.,
la scelta di Augusto ricade sul figlio minore, Tiberio: questi, abile comandan-
te che si è distinto nelle spedizioni in Germania, fino ad allora è rimasto in om-
bra a corte, tanto da andare in esilio volontario a Rodi dal 6 a.C. al 2 d.C. So-
pravvissuto agli intrighi della familia Caesaris, Tiberio nel 4 d.C. è adottato
dal princeps e, di fatto, destinato a succedergli.
Alla morte di Augusto nel 14 d.C. Tiberio rinuncia ai poteri del padre adot-
tivo, manifestando un formale rispetto delle sitituzioni della res publica, ma per
supplica del senato rimane imperatore. Con la trasmissione di un potere asso-
luto da Augusto a Tiberio, la repubblica tramonta definitivamente e, già nella
percezione degli storici antichi, inizia l’impero romano con la dinastia degli im-
peratori Giulio-Claudii.

14-13 a.C.
2-8 d.C.
Orazio pubblica
Ovidio lavora a Metamorfosi e Fasti
il libro 4 delle Odi
23 a.C.
Orazio pubblica
i primi tre libri di Odi
8 d.C. 17 d.C.
Ovidio è condannato morte di Ovidio e di Livio
19 a.C. all’esilio a Tomi
morte di Virgilio
e pubblicazione
dell’Eneide

23 a.C.
riforma istituzionale: 14 d.C.
il principato costituisce morte di Augusto
il preludio all’impero
4 d.C.
Augusto designa Tiberio
2 a.C. come successore
il senato proclama Augusto
pater patriae

9
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

La cultura
L’età dei grandi classici

UN TESTO
Un nuovo inizio:
ESEMPLARE…
da Ottaviano ad Augusto
(Res Gestae Divi Augusti 34)
[34] In consulatu sexto et septimo, postquam bella civilia exstinxeram, per
consensum universorum potitus rerum omnium, rem publicam ex mea potestate
in senatus populique Romani arbitrium transtuli. Quo pro merito meo senatus
consulto Augustus appellatus sum et laureis postes aedium mearum vestiti publice
coronaque civica super ianuam meam fixa est et clupeus aureus in curia Iulia
positus, quem mihi senatum populumque Romanum dare virtutis clementiaeque
et iustitiae et pietatis causa testatum est per eius clupei inscriptionem. Post id
tempus auctoritate omnibus praestiti, potestatis autem nihilo amplius habui quam
ceteri qui mihi quoque in magistratu conlegae fuerunt.

[34] Nel mio sesto e settimo consolato1, quando ebbi messo fine alle guerre civili,
dopo aver assunto per consenso unanime il potere assoluto, trasferii il governo
della repubblica dalla mia potestà alla libera volontà del senato e del popolo
romano. Per questi miei meriti, con delibera del senato ho ricevuto il titolo di
Augusto e il portone del mio palazzo è stato ornato a spese pubbliche con rami
d’alloro e una corona civica2 è stata affissa sopra la porta d’ingresso e nella Curia
Giulia3 è stato esposto uno scudo d’oro, su cui un’iscrizione attestava che il senato
e il popolo romano me lo davano in riconoscimento della mia virtù, della mia
clemenza, della mia giustizia e della mia devozione. Da quel momento sono stato
superiore a tutti per autorevolezza, ma non ebbi alcun potere maggiore di altri che
mi furono colleghi in ognuna delle magistrature che assunsi.

1. I due consolati rispettivamente del 28 e del 3. La Curia Iulia era la nuova sede del sena-
27 a.C. to che – dopo l’incendio della precedente se-
2. La corona civica, di leccio o di quercia, era de nel 52 a.C. – Cesare aveva iniziato a costrui-
un’onorificenza che originariamente premiava re nella parte occidentale del Foro e che Augu-
il soldato che aveva salvato la vita di un compa- sto portò a termine.
gno in battaglia.

Augusto, primus inter pares


Nel resoconto che ci ha lasciato delle proprie imprese politico-militari (resoconto
…E PERCHÉ che portò a termine poco prima della morte e che fu “pubblicato” in tutto l’impe-
ro in forma di epigrafe commemorativa > P. 22), Ottaviano Augusto mette a fuo-
co, a un certo punto, il momento cruciale in cui Roma si trasforma da repubblica
in principato (27 a.C.). Dopo aver posto fine alla guerra civile (postquam bella civi-
10
l’età dei grandi classici | La cultura

Ara Pacis, fregio


meridionale, 13-9 a.C.
(Roma, Museo dell'Ara
Pacis).

lia exstinxeram) con la vittoria di Azio su Antonio (31 a.C.), egli si è trovato in una
posizione assolutamente dominante (con il consenso di tutti). Tuttavia non ne ha
approfittato per instaurare un potere personale; al contrario ha rimesso in mano alle
istituzioni (senato e popolo romano) il governo dello Stato (rem publicam… tran-
stuli). Ciò gli è valso il riconoscimento che ha fatto di lui un cittadino superiore
agli altri, ma non in virtù di una carica politica (potestas) sovraistituzionale, bensì
in forza del suo prestigio e dell’«autorevolezza» (auctoritas) che ha conquista-
to grazie ai propri meriti (Augusto è un primus inter pares, un «primo fra pari»).
Questa auctoritas ha lasciato traccia anche nel nome onorifico di “Augusto”; esso
è riconducibile a augeo («accrescere»), lo stesso verbo dalla cui radice derivano –
insieme a auctor e auctoritas – anche parole come augurium, «prodigio celeste» e
augur, «augure», ossia il sacerdote capace di interpretare l’augurium: a dimostra-
zione della valenza sacrale di questo epiteto carismatico. Augusto possiede, dunque,
meriti e qualità straordinari. Prova di ciò è il fatto che a lui sono riconosciute le doti
morali più importanti che costituiscono il sistema di valori romano: virtus («la
virtù», inteso come eccellenza in ogni campo: politico, militare, morale), clemen-
tia («la clemenza», intesa come mitezza e capacità di perdonare), iustitia (senso di
«giustizia» e rispetto della legalità), pietas («la dedizione assoluta» per la famiglia,
la «devozione religiosa» verso la patria e gli dèi).
11
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

Un potere costruito (anche) con la propaganda


Le qualità che vengono riconosciute ad Augusto sono riportate in un’iscrizione che
si trova su uno scudo d’oro posto nella Curia dove si riuniva il senato: que-
sto, oltre a diventare un vero simbolo del principato augusteo, rappresenta an-
che uno slogan che riassume i principi morali che ne guidano le scelte politi-
che. Un altro simbolo di significato analogo è la corona civica, che faceva mo-
stra di sé sopra la porta d’ingresso del palazzo di Augusto. Attraverso questi
simboli e altri mezzi di comunicazione verbali (iscrizioni ed epigrafi monu-
mentali), ma soprattutto visuali – monumenti e immagini (statue, templi, mo-
nete e altri “media” del tempo), celebrazioni rituali e cerimonie (per esempio,
la chiusura delle “porte della Guerra” nel tempio di Giano nel 29 a.C. o i Ludi
Saeculares nel 17 a.C.) – il principe costruisce e legittima l’immagine propria
e quella del suo potere, rivolgendo questo messaggio all’intera collettività ro-
mana e non solo a un’élite, sia nella capitale dell’impero che nelle sue “periferie”
(> “CULTURA”, P. 13). Augusto promosse anche un grande restyling dell’assetto
urbanistico-architettonico di Roma, sia favorendo la ricostruzione di templi
e il ripristino di antichi culti, sia costruendo molti nuovi edifici sacri di gran-
de impatto visivo e valore simbolico: tra i principali ricordiamo l’Ara Pacis
(l’«Altare della Pace») nel Campo Marzio lungo il Tevere (9 a.C.) e il tempio
di Mars Ultor («Marte Vendicatore», il dio a cui aveva fatto voto di vendica-
re il padre Giulio Cesare), collocato sullo sfondo del nuovo Foro di Augusto (2
a.C., l’anno in cui il principe fu insignito del prestigioso titolo di pater patriae).
L’età augustea: un progetto culturale, prima ancora che politico
Di molti simboli e immagini del potere augusteo, così come degli slogan e dei
valori morali che ne costituiscono il fondamento, troviamo testimonianza nelle
opere dei poeti. Abbiamo appena visto che nel 29 a.C., a sancire la pace raggiun-
ta, Ottaviano presiedette alla cerimonia di chiusura delle porte del tempio di Gia-
no. Questa stessa scena si trasforma in letteratura quando, nel libro 1 dell’Enei-
de, Virgilio ne fa addirittura l’oggetto di una profezia di Giove (Eneide 1, vv. 293-
294 «funeste di ferro e di stretti serrami si chiuderanno le porte di Guerra»).
L’arco temporale che dalla fine della guerra civile, e dalla proclamazione di Otta-
viano come Augusto, nel 27 a.C., copre tutto il periodo del principato fino al 14
d.C. (anno della morte del princeps) costituisce, dunque, l’età augustea soltanto
dal punto di vista politico-istituzionale. Come abbiamo visto, infatti (> P. 5), Ot-
taviano aveva utilizzato lo strumento della propaganda culturale già fin dal tem-
po della guerra contro Antonio (dipinto come un nemico straniero, un despota
corrotto e dissoluto). Dal punto di vista culturale, cioè, l’età augustea inizia alme-
no a partire dall’apparizione delle prime opere letterarie dei poeti appartenenti
alla cerchia di Mecenate, l’anello di congiunzione fra Ottaviano e gli intellettua-
li e artisti di maggior talento. Quando Ottaviano diventa Augusto, Orazio ha già
pubblicato Epodi e Satire (il libro 1 delle Satire è pubblicato nel 35-34 a.C.; il li-
bro 2 delle Satire e gli Epodi sono pubblicati nel 30 a.C.), e sta lavorando alle Odi,
mentre Virgilio ha già pubblicato (dopo le Bucoliche, nel 39 a.C.) anche le Georgi-
che (29 a.C.) e sta scrivendo l’Eneide. Così, Ottaviano ha iniziato per tempo, me-
diante la preziosa collaborazione di Mecenate, a costruire il contesto culturale de-
stinato a favorire e ospitare la sua “rivoluzione silenziosa”: un cambiamento che –
pur mantenendo inalterato o quasi l’assetto istituzionale dello Stato – concentra
di fatto tutti i poteri nelle sue mani e fa sì che la res publica romana si avvii a di-
ventare una monarchia e un impero.

12
l’età dei grandi classici | La cultura

CULTURA

Immagini di Ottaviano e di Augusto

Ritratto di Augusto, poco prima del 31 a.C. (Collezione Cesare Augusto di Prima Porta, 20-17 a.C. (Città del
privata, La Alcudia, Maiorca). Vaticano, Museo Chiaramonti). Particolare.

Ottaviano Augusto, abbiamo detto, è molto atten- occhi piccoli e l’espressione inquieta. A differenza
to a costruire la propria immagine, a partire dal dei futuri ritratti di Augusto, esso sembra ripro-
suo stesso ritratto. Nel libro del 1987 tradotto in durre fedelmente le fattezze del personaggio, del
italiano con il titolo Augusto e il potere delle im- giovane ambizioso e avido di potere».
magini (Torino, Einaudi, 1989; trad. di F. Cuniberto) Zanker individua poi il nuovo tipo di ritratto,
lo storico dell’arte antica Paul Zanker distingue esemplificato dal volto della statua di Cesare Au-
due stili di ritratto: lo stile realistico e “mosso” dei gusto di Prima Porta, databile fra 20 e 17 a.C.
ritratti risalenti al tempo della lotta di potere con- Diamo ancora la parola a Zanker: «Il nuovo ri-
tro Marco Antonio, quindi al periodo compreso fra tratto si distingue dalle forme ossute e irregolari
43 e 31 a.C. (l’anno di Azio), e lo stile più rigido di quello giovanile per le sue proporzioni armo-
e austero – ma anche più composto e “rassicu- niose, ispirate a un canone classico. I tratti mossi
rante” – dei ritratti successivi al 27 a.C., quando e tesi, la boriosa aggressività del ritratto giovani-
Ottaviano fu proclamato Augusto. Forniamo di se- le sono scomparsi, lasciando il posto a un’espres-
guito due ritratti, appartenenti ai due diversi stili. sione di calma sublimità. Da quel patetico movi-
Il primo ritratto risale a poco prima del 31 (ma mento della testa si è passati a un atteggiamento
è copia di un modello di alcuni anni precedente): di solennità distaccata. […] Il nuovo ritratto è stu-
esso offre un esempio della prima tipologia di ri- diato da cima a fondo, è un “volto d’arte”, in cui
tratto, quella “di Ottaviano”, risalente agli esordi i tratti fisiognomici si mescolano sapientemente
del figlio adottivo di Giulio Cesare sulla scena po- alle forme dell’arte classica. Il volto di Augusto
litica. Così lo descrive Zanker: «Il ritratto di Otta- appare tradotto in una forma di bellezza “classi-
viano ci presenta un giovane dal volto ossuto, gli ca”, senza età».

13
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

L’ETÀ DI AUGUSTO COME MODELLO DI PATRONATO CULTURALE


La prima fase dell’età augustea vede dispiegarsi un’intensa attività di patrona-
to della cultura da parte di Ottaviano: già negli anni che seguono immediata-
mente la vittoria di Filippi, egli inizia a coagulare attorno a sé e al suo program-
ma di restaurazione morale e identitaria della società romana l’adesione degli
intellettuali, bisognosi di pace e sicurezza, ma soprattutto desiderosi di tornare
a rappresentare la voce della comunità. Nel clima di grande vivacità culturale di
quegli anni – segnato da iniziative importanti, come l’istituzione della prima bi-
blioteca pubblica (da parte di Asinio Pollione nel 39-38 a.C.), e dove altri per-
sonaggi di rilievo (come Valerio Messalla) si mettono in evidenza come protet-
tori di letterati – il futuro principe può giovarsi della collaborazione di un consi-
gliere personale del calibro di Gaio Cilnio Mecenate, a lui legato fin dalla prima
ora > “PERSONAGGI”, qui sotto. Mecenate riesce in breve a creare una cerchia (il
cosiddetto “circolo” di Mecenate) radunando attorno a sé i poeti più promet-
tenti, come Virgilio, Orazio, Properzio, insieme a numerosi altri, che definia-
mo “minori” solo perché possiamo leggerne pochissimi frammenti > “ALTRI AU-
TORI DI… POESIA AUGUSTEA”, P. 16. Il progetto è ambizioso: ben lungi dall’imporre a
questi poeti un programma ideologico o propagandistico, Mecenate seppe creare
per loro – con notevole sensibilità e savoir-faire – le condizioni ideali (anche eco-
nomiche, come mostra il dono della villa sabina a Orazio > P. 187) perché potes-
sero dispiegare il loro talento e scrivere le opere che avrebbero costituito la “nuo-
va” letteratura latina. La cerchia di Mecenate è il simbolo indiscusso del rappor-
to fra letterati e principe nel primo ventennio circa dell’età augustea. Dopo il 23
a.C., l’anno in cui Mecenate si fa da parte, anche la situazione di questo rapporto
cambia in modo drastico. Il principe diventa un interlocutore diretto dei poeti:
nel 17 a.C.: Augusto incarica direttamente Orazio di comporre il carme celebrati-
vo dei Ludi Saeculares (il Carmen saeculare > P. 189). A maggior ragione, un intel-
lettuale di seconda generazione augustea come Ovidio, quando cercherà di af-
fermare il proprio ruolo sociale senza potersi più avvalere della mediazione di un
Mecenate, sarà costretto (con i disagi che ne conseguono) a “negoziare” diretta-
mente con il principe. L’assenza di un “filtro” come Mecenate riduce di fatto l’au-
tonomia e gli spazi di manovra del poeta, che è chiamato a celebrare il potere e la
dimensione universale della città-mondo in modo più esplicito, facendosi porta-
voce del suo messaggio ecumenico.
Il fallimento di questo nuovo modello di patronato culturale, direttamente ge-
stito dal princeps, si riflette emblematicamente nella vicenda biografica di Ovidio,
che al culmine del proprio successo di poeta, nell’8 d.C., viene condannato da
Augusto all’esilio a Tomi (sperduta cittadina sulle coste del Mar Nero).

PERSONAGGI

Identikit di tre protagonisti: Mecenate, Pollione e Messalla


Durante gli anni del secondo triumvirato, e poi della Mecenate
loro competizione diretta per la conquista del po- Discendente di una nobile famiglia etrusca di
Arezzo, Gaio Cilnio Mecenate (69-68 a.C. – 8 a.C.)
tere, Ottaviano e Antonio sono affiancati da alcuni
fu vicino a Cesare Ottaviano fin dall’inizio del-
influenti personaggi che operano da protagonisti
la sua avventura politico-militare. Se il generale
sia sulla scena politica che sul piano dell’attività Marco Vipsanio Agrippa era il braccio destro di
culturale: si tratta di Gaio Cilnio Mecenate, Gaio Ottaviano in battaglia, Mecenate (che non sappia-
Asinio Pollione e Marco Valerio Messalla Corvino. mo se abbia partecipato o meno alla battaglia di

14
Azio: vedi l’epodo 9 di Orazio” > T23, P. 270) svol- lui si deve la fondazione della prima biblioteca
se un ruolo fondamentale in quanto consigliere pubblica a Roma, nell’Atrium Libertatis, vicino al
politico del futuro principe, pur senza mai assu- Foro di Cesare (39-38) e probabilmente anche la
mere cariche ufficiali: egli rimase, infatti, attacca- diffusione della pratica delle pubbliche recitazioni
to alla sua condizione “privata” di membro del di testi letterari (recitationes). Ma Pollione fu an-
ceto equestre. Fu lui a condurre con il fiduciario di che autore di letteratura: oratore di talento, egli
Antonio, Asinio Pollione (vedi sotto), le trattative fu antagonista di Cicerone, sia sul piano politico
che portarono alla pace di Brindisi (40 a.C.) e poi che su quello stilistico (Pollione apparteneva alla
a favorire tra i due gli accordi di Taranto (37 a.C.). corrente atticista e allo stile “abbondante” di Cice-
Nel periodo in cui Ottaviano fu impegnato in cam- rone ne preferiva uno assai più sobrio e asciutto).
pagne militari fuori dall’Italia, Mecenate lo sostituì Negli anni intorno al 35 compose una storia del
nelle funzioni di governo, dimostrando doti di am- periodo delle guerre civili (> “ALTRI AUTORI DI…
STORIOGRAFIA”, P. 21). Di quest’opera, a cui allude
ministratore solerte ed efficace: ciò in netto con-
con ammirazione Orazio nell’ode 2,1, abbiamo po-
trasto con la sua fama di seguace dell’epicurei-
chissimi frammenti, ma essa doveva essere ricca di
smo e con l’amore per il lusso che – insieme a una
elementi autobiografici e testimonianze dirette. A
notevole ipocondria (era ossessionato dalla ma-
Pollione sono attribuite anche delle tragedie, sem-
lattia e dalla morte) – ne facevano un antesignano
pre molto apprezzate da Orazio e Virgilio, di cui
del modello del “dandy”. Ma l’attività di organiz-
però non conserviamo frammenti.
zatore culturale è senza dubbio ciò che più ha
reso Mecenate il paradigma per antonomasia del
protettore di intellettuali e artisti. Come un vero Messalla
talent scout, egli fu capace di radunare attorno a Più giovane di Mecenate e Pollione è Marco Va-
sé i poeti più promettenti dell’epoca: Virgilio, Ora- lerio Messalla Corvino, nato nel 64 a.C. Di antica
zio (che gli fu presentato proprio da Virgilio nel famiglia repubblicana (la gens Valeria), a Filippi fu
38 a.C. e con cui strinse un’amicizia saldissima), schierato con Bruto e Cassio. Quindi si avvicinò ad
Properzio, e altri di cui sappiamo ben poco, come Antonio e poi a Ottaviano: fu suo tribuno militare
Vario, Plozio Tucca, Domizio Marso, Quintilio Varo nell’Illirico (35 a.C.) e insieme a lui divenne consul
e Fundanio. A un tratto, però, Mecenate abban- suffectus nel 31 a.C., lo stesso anno in cui poi com-
dona di colpo la scena politica e, pur rimanendo batté al suo fianco nella battaglia di Azio. Guidò,
amico del principe e dei letterati della cerchia, si quindi, una fortunata campagna militare in Aqui-
ritira in posizione defilata, a causa – sembra – di tania (30-29 a.C., di cui sappiamo da Tibullo > P.
uno scandalo di corte (23 a.C.). Sta di fatto che 319). In seguito partecipò a una spedizione in Asia
a Mecenate (di cui restò peraltro amico fino alla Minore (28-27 a.C.), al termine della quale celebrò il
morte) Orazio dedicò le sue opere fino al libro 1 trionfo per la campagna di Aquitania. Fu nominato
delle Epistole (20 a.C.), ma egli risulta assente del praefectus Urbi nel 26 a.C., ma dopo pochi giorni
tutto dal libro 4 delle Odi (pubblicato nel 15) e dal rinunciò all’incarico. Quando era princeps senatus
libro 4 delle Elegie di Properzio. Mecenate morì nel 2 a.C. propose l’attribuzione ad Augusto del ti-
nell’8 a.C., due mesi prima di Orazio (> P. 188). tolo di pater patriae. Anche Messalla fu appassio-
nato di poesia e protettore di letterati: intorno a
sé raccolse una cerchia di poeti che, sebbene meno
Asinio Pollione illustre del circolo di Mecenate, annoverava fra le
Di pochi anni più anziano di Mecenate (era nato sue file Tibullo, Valgio Rufo e Emilio Macro (> “AL-
a Chieti nel 76 a.C.) è Gaio Asinio Pollione. Dopo TRI AUTORI DI… POESIA AUGUSTEA”, P. 16), il giovane
aver appoggiato Cesare, Pollione era stato consi- Ovidio, il misterioso Ligdamo e la poetessa Sul-
gliere di Antonio e – dopo Filippi (42 a.C.) – aveva picia, nipote dello stesso Messalla ( > “LETTERA-
coordinato la distribuzione di terre ai veterani di TURA”, P. 322). Così come seppe mantenersi fedele
guerra. Fu lui a permettere a Virgilio di rientrare in alle sue idee filo-repubblicane e conservatrici in po-
possesso delle sue terre, e il poeta gli espresse la litica, anche in letteratura Messalla e la sua cerchia
sua gratitudine celebrandone il consolato (40 a.C.) appaiono indipendenti e comunque meno interes-
nell’ecloga 4 (> T2, P. 51). Da proconsole, nel 39, sati a farsi portavoce di messaggi più o meno diret-
intraprese una vittoriosa campagna militare con- tamente legati alla propaganda di regime. Questo
tro i Partini (Illiria), dopo la quale si ritirò dalla po- non significa affatto, d’altra parte, che Messalla e
litica attiva, mantenendo la sua indipendenza ma i suoi amici-poeti abbiano assunto posizioni anta-
senza mai assumere posizioni sgradite al principe. gonistiche nei confronti del principe: lo dimostra il
Morì nel 4 d.C. Questo protettore di poeti (prima fatto che un poeta augusteo come Orazio era mol-
di conoscere Virgilio e Orazio era stato amico di to amico di Tibullo, Valgio Rufo e del più giovane
Catullo) fu un grande organizzatore di cultura: a Ovidio.

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l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

ALTRI AUTORI DI… POESIA AUGUSTEA

Vario Rufo, Domizio Marso, Valgio Rufo, Emilio Macro


Spesso legati tra loro da rapporti di amicizia che terarie che animano l’età augustea. A lui sono
vanno oltre l’appartenenza a una determinata attribuiti anche un perduto trattato «Sull’argu-
cerchia, altri poeti di prima generazione augu- zia» (De urbanitate), utilizzato da Quintiliano (I
stea sono Vario Rufo, Domizio Marso, Valgio sec. d.C.), e poi delle poesie d’amore e un epos
Rufo e Emilio Macro. (l’Amazonis), di cui dà notizia Marziale.

Vario Rufo Valgio Rufo


Esponente della cerchia di Mecenate, Lucio Nella satira 1,10 (vv. 81-82: siamo intorno al 35
Vario Rufo nacque nell’80 a.C. circa. Fu lui che, a.C.) Orazio menziona il nome di Valgio tra quel-
insieme a Virgilio, presentò Orazio a Mecenate li di amici e poeti a cui desidera che i suoi versi
nel 38. Vario era un celebre poeta epico: a lui piacciano (nella lista figurano Mecenate, Vario,
è attribuito un poema didascalico-filosofico Tucca e Virgilio). Sembra che le specialità di
dal titolo De morte, tema caro alla riflessione di Gaio Valgio Rufo – che pare abbia fatto parte del
epicurei come Filodemo di Gàdara (amico di Va- circolo di Messalla – siano state, rispettivamente,
rio attivo a Napoli in quegli anni) e di cui Vario l’elegia (tre dei frammenti che ci restano sono in
doveva dare una trattazione basata su esempi distici e Orazio, nell’ode 2,9, gli attribuisce versi
storici (come la morte di Cesare o di Cicerone). lamentosi per la morte di un giovane) e la buco-
Oltre che come poeta epico versatile (sembra lica (un frammento è in esametri). Al contempo,
che abbia scritto anche un panegirico di Augu- altre testimonianze ne parlano come di un poeta
sto e Orazio – in Odi 1,6 > T10, P. 229 – lo indica pari a Omero e adatto a celebrare le imprese dei
come il più adatto a cantare le gesta di Agrippa), potenti (Augusto o lo stesso Messalla). Valgio
Vario fu anche apprezzato scrittore di teatro: la Rufo si occupò anche di grammatica, retorica e
sua tragedia Thyestes, che riproponeva la mitica medicina (di cui sembra abbia scritto un tratta-
e sanguinosa faida familiare dei Pelopidi (Atreo to dedicato ad Augusto). Egli ebbe anche qual-
e Tieste), fu messa in scena nel 29 a.C., ai gio- che rilievo politico, visto che fu consul suffectus
chi celebrativi della vittoria di Azio, e riscosse nel 12 a.C.
grande successo. Di Vario non abbiamo più no-
tizie dopo il 19 a.C., l’anno della morte di Virgilio, Emilio Macro
quando Augusto affidò a lui e a Plozio Tucca l’e- Al circolo di Messalla appartiene anche Emilio
dizione dell’incompiuta Eneide. Macro, amico e coetaneo di Ovidio, morto nel
16 a.C. in Asia, dove si trovava impegnato in una
Domizio Marso campagna militare. Egli era uno specialista della
Secondo una testimonianza di Marziale (I sec. poesia didascalica, ma non possedeva l’ispira-
d.C.), appartiene al circolo di Mecenate anche zione potente che aveva guidato Lucrezio, Vir-
Domizio Marso, uno specialista dell’epigramma. gilio e Vario nel misurarsi con grandi temi come
Di lui conserviamo due epigrammi funerari scrit- la conoscenza della natura, la paura della morte,
ti in occasione della morte di Azia, la madre di ecc. Emilio Macro era piuttosto un erede della
Ottaviano, nel 43 a.C. Allo stesso genere di com- tradizione didascalica alessandrina che faceva
ponimenti appartiene un epigramma in morte capo a poeti come Nicandro di Colofone (III-II
di Tibullo. Altri frammenti mostrano, viceversa, sec. a.C.) e che prediligeva temi di erudizio-
di Domizio Marso la particolare vena di poeta ne specialistica e trattati in una lingua arida
arguto e mordace, sulla linea del modello di Ca- e oscura. I temi prescelti richiamano, appunto,
tullo: della sua raccolta intitolata Cicuta («La ci- opere di Nicandro, come i Theriakà («I veleni
cuta», l’erba velenosa con cui Socrate si diede degli animali») e gli Alexiphàrmaka («Antidoti
la morte), conserviamo un epigramma che col- ai veleni»). Un suo poema sull’«Origine degli uc-
pisce un poetastro, Bavio (lo stesso che Virgilio celli» dalla trasformazione di esseri umani (Orni-
attacca, insieme a Mevio, nell’ecloga 3). Questo thogonìa) si rifaceva a un’opera ellenistica e fu
e altri frammenti dimostrano il coinvolgimento poi utilizzato da Ovidio nelle sue Metamorfosi
attivo di Domizio Marso nel clima di dispute let- (> P. 427).

16
l’età dei grandi classici | La cultura

LA CREAZIONE DEI NUOVI CLASSICI


In età augustea la letteratura latina costruisce un nuovo canone di testi, i suoi
nuovi “classici”, nei generi di tradizione nobile e consolidata (primo fra tutti l’e-
pica); ma elabora anche forme nuove, mediante le quali la cultura romana inten-
de dare una (prima) risposta a sollecitazioni provenienti dalla letteratura greca.
Questo risulta evidente fin dalle opere di esordio di grandi poeti come Virgi-
lio e Orazio. Nelle Bucoliche, esperimento di poesia pastorale in esametri, Virgi-
lio si rifà a Teocrito, un autore alessandrino mai preso a modello in precedenza
dagli autori latini (> P. 38 E “LETTERATURA”, P. 40). Negli Epodi, che rappresentano
la prima prova lirica di Orazio, il poeta si presenta come il vero Archiloco roma-
no, “saltando” il precedente di Catullo (> P. 215 E “LETTERATURA”, P. 190). In un ce-
lebre passo di un’altra opera d’esordio (le Satire), Orazio afferma che la sua opera
di riformatore di questo genere romano per eccellenza– la satira, appunto – avvie-
ne mentre i suoi colleghi stanno già lavorando a riempire altre “caselle vuote” del
canone: Pollione la tragedia, Fundanio la commedia, Vario l’epica, Virgilio (per
il momento) la poesia pastorale e l’epica didascalica dei lavori agricoli. Tutti que-
sti poeti si confrontano con i modelli greci, e naturalmente anche con i loro pre-
decessori romani, animati dalla consapevolezza “emulativa” (aemulatio) di po-
ter produrre qualcosa di originale e di migliore, destinato a durare nel tempo. Lo
stesso Orazio, con le Odi, che rappresentano il vertice della sua poesia, si propor-
rà come il nuovo campione della lirica romana, erede in particolare dei lirici eoli-
ci, ossia di Saffo e soprattutto di Alceo (> “LETTERATURA”, P. 190) , e a quest’ultimo
superiore, in quanto capace di esprimere sentimenti personali e, al tempo stesso,
di dare voce a sentimenti collettivi. Solo l’intento di rivitalizzare il teatro naziona-
le, perseguito con tenacia da Augusto (ma ritenuto anacronistico da poeti come
Orazio), non sembra aver riscosso grande successo.

Apollo e Dafne, mosaico


pavimentale, fine del III
secolo d.C. (Princeton,
Princeton University Art
Museum).

17
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

Con questi nuovi classici della prima fase dell’età augustea, caratterizzata dalla
presenza di Mecenate, si confronterà Ovidio, il più grande poeta della “seconda
generazione”. Egli sperimenta forme nuove, frutto anche dell’ibridazione fra ge-
neri: lo dimostrano innanzi tutto le Metamorfosi, un poema epico in forma di
catalogo di miti – sul modello di opere di Esiodo – in cui la tradizione dell’epica
eroica si fonde con altre forme di epos (cosmologico, storico-celebrativo); o anco-
ra i Fasti, un poema eziologico in distici elegiaci sul calendario romano.

LA NUOVA EPICA ROMANA


Il nuovo classico del genere destinato a celebrare le glorie nazionali (pur parten-
do dalla preistoria di Roma) è l’Eneide di Virgilio, che nel filone dell’epica eroi-
ca di tipo omerico sostituisce gli Annales di Ennio: l’Eneide si distingue dagli An-
nales per la cura formale e la capacità – mutuata dai tragici greci, dalla poesia el-
lenistica e da Catullo – di penetrare la psicologia dei personaggi e condurre il
racconto dal loro punto di vista. In precedenza, sempre Virgilio si era cimentato
nell’epica didascalica con le Georgiche, dove la matrice esiodea (il tema della
vita e del lavoro nei campi) e il pathos lucreziano nella rappresentazione della na-
tura concorrono alla trattazione di argomenti cari all’ideologia del principato au-
gusteo, come la semplicità della vita rustica e il suo significato morale.
La seconda generazione augustea vede anche la nascita di un nuovo astro
dell’epica, Ovidio, le cui Metamorfosi costituiscono una novità assoluta nell’am-
bito della tradizione di genere, sia per il compasso narrativo (che abbraccia l’in-
tera storia dell’universo, dal caos primordiale al presente), sia per il contenuto
(un catalogo di miti di trasformazione che sostituisce le gesta di eroi). Quest’o-
pera di gusto così moderno riflette un’immagine universale e già “imperiale” di
Roma e del suo dominio sul mondo, senza limitarsi più (come faceva l’Eneide) a
rintracciare nel passato le origini della sua grandezza.

L’ELEGIA AUGUSTEA: TRA AMORE ED EZIOLOGIA


L’elegia d’amore è un genere letterario che i Romani sentivano – se non proprio
di aver “creato” (come la satira) – almeno di aver profondamente modificato rispet-
to ai Greci: ed è proprio la difficoltà di rintracciare dei modelli diretti nella letteratu-
ra greca che ha dato vita a una vera questione sulle origini dell’elegia latina. Poeti
come Properzio e Tibullo parlano, infatti, soprattutto d’amore in prima persona, ri-
ferendosi a sofferte esperienze individuali e costruendo un vero codice espressivo
che rappresenta la peculiarità dell’amore elegiaco, impiegando, per esempio, metafo-
re come militia, servitium amoris, ecc. (> “LESSICO”, P. 364).
L’amore costituisce per questi poeti, seppure a vario titolo, una ragione e una
scelta di vita: come era accaduto per Catullo (che nel carme 68 offriva una specie
di prototipo dell’elegia augustea), l’amore si pone in contrasto con la morale uf-
ficiale del cittadino romano, e talora anche in aperto conflitto con le direttive del
regime e della propaganda culturale augustea. Il canone degli elegiaci latini, già
elaborato dal più giovane di loro, Ovidio (Tristia 4,10 > TESTO ESEMPLARE, P. 394),
consta di quattro poeti (> “GENERI LETTERARI”, P. 19): Cornelio Gallo – pionie-
re del genere elegiaco a Roma, nelle sue due modalità principali (l’elegia d’amo-
re e l’elegia narrativa-eziologica) –, Tibullo, Properzio e, infine, Ovidio. Dopo
la stagione dell’elegia erotica, da lui peraltro trasformata in un “gioco” frivolo ed
elegante, privo di pathos e sofferenza, Ovidio ritorna, nel periodo dell’esilio, alla
vocazione originaria del genere, quella del lamento (con i Tristia).

18
l’età dei grandi classici | La cultura

GENERI LETTERARI

Le origini dell’elegia latina e Cornelio Gallo


Prima di affrontare la questione della nascita dell’e- è un genere che – rispetto all’elegia d’amore – si
legia a Roma è necessario introdurre brevemente specializza in età alessandrina come forma dedi-
il tema della presenza e dello sviluppo del gene- cata all’espressione, in forma assai più concentra-
re elegiaco e rintracciare, sempre nella letteratura ta, ma sempre elegante e raffinata, di sentimenti
greca, altre possibili influenze. anche individuali. Gli epigrammi di autori alessan-
drini come Callimaco, Asclepiade e altri (raccolti
L’elegia nella letteratura greca
nell’Antologia Palatina) sono importanti per capi-
Nella tradizione letteraria greca l’elegia occupa un
re l’evoluzione del gusto dei Romani verso forme
posto fin da tempi molto antichi. Si tratta di un ge-
di poesia leggera di argomento amoroso; tutta-
nere la cui origine è connessa al lamento funebre
via, non spiegano necessariamente la nascita di
(in gr. èlegos è il «canto lamentoso» accompagnato
un genere così originale e pur già così fortemente
dal flauto), ma che fin dal VII-VI sec. a.C. si presenta
codificato come l’elegia d’amore di età augustea.
anche in forme diverse: come canto di esortazione
al valore (Callino e Tirteo), come riflessione morale e La questione dell’origine dell’elegia latina
sapienziale (Mimnermo, Solone, Teognide) e, infine Sull’origine di un prodotto letterario che sembra,
(sempre in Mimnermo), come confessione di senti- dunque, nascere già maturo e autonomo come
menti personali, più o meno collegati a quelli (più l’elegia latina si sono susseguite varie ipotesi. Si
“gravi” e collettivi) dell’etica e dell’esistenza umana è pensato di doverne rintracciare l’antecedente
(il rapido sfiorire della giovinezza, la morte, ecc.). Il più diretto in un’evoluzione ellenistica dell’elegia
confronto fra questi temi di interesse più generale erotica precedente, dove il poeta – senza limitarsi
e l’esperienza personale legata all’amore caratteriz- più a narrare miti d’amore – parlava di sé e della
zano anche lo sviluppo dell’elegia, che – con Anti- propria passione d’amore, magari paragonandola
maco di Colofone (V-IV sec. a.C.) – diventa poesia a vicende del mito: ma di questa elegia d’amore
narrativa e mitologica: il poeta mette a confronto il “soggettiva” di età alessandrina non è rimasta alcu-
proprio dolore per la perdita dell’amata (Lyde, nome na traccia. Partendo, viceversa, proprio dal carat-
che dà il titolo alla raccolta poetica) con quello di dèi tere soggettivo dell’elegia d’amore romana, altri
ed eroi del mito. Ne scaturisce una serie di carmi che, studiosi hanno pensato che essa sia nata dall’e-
pur seguendo un filo tematico primario, si presenta pigramma erotico alessandrino, l’unico genere in
come un vero “catalogo” di miti d’amore. cui i poeti esprimono la loro individualità.
In età alessandrina il genere dell’elegia d’amo- Oggi si tende a ritenere che sia impossibile rin-
re trova alcuni esponenti di spicco, che verranno tracciare un’unica matrice (per di più greca) di un
più volte evocati come modelli dai loro successori prodotto così originale. È possibile che all’appor-
romani. Poeti come Filita di Cos (IV-III sec. a.C.) e to dell’elegia narrativa greca di argomento erotico
il suo allievo Ermesianatte di Colofone, autori di
si debba la predisposizione che certi poeti latini
raccolte di elegie intitolate rispettivamente Bitti-
(come Properzio e poi Ovidio, e prima di entrambi
de e Leonzio (dal nome delle loro donne) danno,
forse Gallo) manifestano per l’impiego della mito-
però, assai poco spazio alla passione individuale e
logia come paradigma delle vicende d’amore; che
sono per lo più narratori di miti d’amore: una linea,
all’epigramma erotico ellenistico vada ricondotto,
quest’ultima, che prosegue in autori successivi
almeno entro certi limiti, lo “sfogo passionale” e,
come Euforione di Calcide (III sec. a.C.) e, soprat-
talora, anche l’ironia con cui si guarda alla malat-
tutto, Partenio di Nicea (I sec. a.C.), poeta elegia-
tia d’amore (non a caso, per esempio, l’epigram-
co le cui «Passioni d’amore» (Erotikà pathèmata)
ma patetico di Meleagro di Gadara sta dietro alla
– riassunti in prosa di miti di passione tratti da ope-
prima elegia del libro 1 di Properzio > T1, P. 360).
re di poeti alessandrini – avranno un’influenza de-
Senza contare, poi, l’eredità di un poeta neoterico
cisiva su Cornelio Gallo, pioniere dell’elegia roma-
così particolare come Catullo, che aveva conferito
na. Anche il più importante poeta elegiaco di età
sostanza individuale alla poesia d’amore del mito
ellenistica, Callimaco di Cirene (III sec. a.C.), dà
e che soprattutto – mescolando sapientemente
spazio ai racconti d’amore di personaggi del mito,
eredità alessandrina e gusto per la rivisitazione di
anche se il suo poema in distici elegiaci (Àitia,
grandi modelli della lirica d’amore arcaica (innanzi
«Origini») diventa modello di elegia eziologica a
tutto Saffo) – aveva elaborato un repertorio di im-
carattere erudito, poiché collega la narrazione di
magini e parole-chiave per descrivere la potenza
miti alle cause di riti, cerimonie, culti e usanze.
travolgente della passione d’amore. Possiamo dun-
Un altro genere importante: l’epigramma erotico que dire, con buona probabilità di offrire una for-
Sempre in distici elegiaci, l’epigramma erotico mula semplificativa ma efficace, che Catullo – auto-

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re tra l’altro del carme 68, considerato da molti un età augustea, ma anche autore di epilli ed elegie
primo esempio di saldatura fra vicenda personale e narrative a carattere eziologico ed erudito. Nella
paradigma mitologico – è stato un vero “precurso- sua raccolta di elegie intitolata Amores (come la
re” della grande stagione dell’elegia augustea. prima raccolta di Ovidio > P. 398), Gallo canta-
va la sua passione per Licoride, pseudonimo (da
Cornelio Gallo
Cornelio Gallo nacque nel 69 a.C. a Forum Iulii Apollo Licoreo) di una certa Volumnia, attrice di
(odierna Fréjus) nella Gallia Narbonense. Fu ami- mimo che si faceva chiamare Citeride.
co e protettore di Virgilio, insieme al quale aveva Di Cornelio Gallo non si possedeva alcun verso
compiuto gli studi prima di arrivare a Roma. Con per via di tradizione diretta, prima del ritrovamento
lui Virgilio condivise anche altre amicizie impor- (nel 1979) del frammento papiraceo di cui trascri-
tanti, come quelle di Asinio Pollione e, quindi, di viamo di seguito testo latino e traduzione italiana:
Ottaviano. L’escalation politica di Gallo, che pure
apparteneva al ceto equestre, fu rapida: dapprima
esercitò un ruolo nella distribuzione di terre della tristia nequitiā1… a Lycori tuā.
Gallia Cisalpina dopo Filippi, quindi ricevette inca-
richi di comando militare nella guerra contro Anto- Fata mihi, Caesar2, tum erunt mea dulcia, cum tu
nio e Cleopatra e infine, dopo la battaglia di Azio, maxima Romanae pars eri<s> 3 historiae
fu nominato prefetto d’Egitto (30 a.C.). Poi, però, postque tuum reditum multorum templa deorum
cadde in disgrazia, forse per aver incoraggiato for- fixa legam4 spoliis divitiora tuis.
me di culto della sua stessa persona: il senato lo
condannò ad essere processato per lesa maestà e … … tandem fecerunt carmina Musae
Gallo allora preferì suicidarsi (nel 27 o 26 a.C.). quae possem dominā5 dicere digna meā.
A Gallo, amico influente, protettore e collega nel- … …. ..atur idem tibi non ego, Visce6,
la pratica della poesia, Virgilio ha tributato alcuni … (ni)l Kato7 iudice te vereor.
importanti omaggi poetici. Prima ancora di dedi- … (cose) tristi, o Licoride, per la tua infedeltà.
cargli – secondo una notizia antica (peraltro discus-
sa) – il finale delle Georgiche (> “LETTERATURA”,
Il mio destino, o Cesare, sarà per me dolce, quan-
P. 90), nella fase iniziale della sua carriera Virgilio
do tu
aveva già fatto di Cornelio Gallo il protagonista di
sarai la parte più grande della storia di Roma
due carmi delle Bucoliche: l’ecloga 6, dove Gallo
e leggerò che dopo il tuo ritorno i templi di molti
appare come cantore di amori mitici e di rarità eru-
dèi
dite ed è destinatario di una scena di investitura
poetica, modellata su quelle di Esiodo e Callimaco sono diventati più ricchi perché vi sono stati af-
(> T3, P. 56); e l’ecloga 10, dove Gallo è presentato fissi i tuoi trofei.
come vittima d’amore in cerca di conforto nel mon-
do quieto dei pastori (> T5, P. 68). … finalmente le Muse hanno composto poesie
Queste due menzioni riassumono i caratteri tali che io possa cantarle, in quanto degne della
fondamentali della poesia di Cornelio Gallo, che è mia donna.
stato pioniere dell’elegia latina e trait d’union fra … lo stesso a te non io, o Visco,
la tradizione neoterica (Catullo) e gli elegiaci di … niente, o Catone, essendo tu giudice, io temo.

1. Una parola-tema della tradizione elegiaca romana, che può 5. Un altro termine chiave nel lessico elegiaco, a indicare la
significare l’infedeltà della donna o la vita dissipata dell’aman- «donna» (parola che deriva appunto da domina, lett. «signora,
te elegiaco (> “LESSICO”, P. 365). padrona»), a cui il poeta dedica la sua vita (> “LESSICO”, P. 364).
2. Qui è difficile capire se si tratta di Giulio Cesare o, forse più 6. Uno dei due fratelli che Orazio ricorda come critici compe-
probabilmente, di Cesare Ottaviano. Il riferimento a campa- tenti della sua stessa poesia (satira 1,9, v. 22 > T4, P. 203).
gne militari in Oriente si può adattare a entrambi. 7. Valerio Catone, grammatico e poeta proveniente (come Ca-
3. Il papiro ha erit, che non dà senso ed è comunemente cor- tullo, Virgilio e lo stesso Gallo) dalla Gallia Cisalpina e capo-
retto in eris. scuola dei poeti neoterici.
4. In iscrizioni trionfali o nei resoconti delle imprese a cura de-
gli stessi condottieri.

20
l’età dei grandi classici | La cultura

LA PRODUZIONE IN PROSA: STORIOGRAFIA


E LETTERATURA TECNICO-ERUDITA
Abbiamo visto che il nuovo sistema letterario romano che nasce in quest’epoca è carat-
terizzato dal predominio assoluto della poesia e del verso, mentre la prosa subisce una
marginalizzazione notevole: non è un caso, per esempio, che, durante il principato,
un genere basato sulla dialettica politica come l’oratoria, che aveva dominato fino ai
decenni precedenti, non trovi più spazio. L’evoluzione del genere oratorio è rappre-
sentata dalle declamazioni, esercitazioni su temi fittizi la cui sede sono le scuole di
retorica: le suasoriae («discorsi di persuasione», da suadeo «persuadere, convince-
re») di genere epidittico; le controversiae, dispute intorno a un argomento su cui si
confrontavano visioni opposte, appartenenti al genere giudiziario. In seguito esse di-
venteranno delle performances, pubbliche e private, di carattere celebrativo.
Il genere prosastico di cui abbiamo un’evidenza importante, anche se pur sempre
parziale, è la storiografia. L’opera monumentale di Livio sulla storia di Roma dalle
origini, di cui pure conserviamo una parte limitata, è il frutto di un intellettuale che
ha mantenuto una relativa indipendenza dal regime e che si è prevalentemente con-
centrato su aspetti morali edificanti e di valore esemplare. Attraverso una narrazione
drammatica e patetica, Livio punta infatti a far emergere la valenza che i fatti narrati
hanno in rapporto ai valori del mos maiorum (mostrandosi così tutto sommato alline-
ato con la politica di restaurazione morale promossa da Augusto).
È invece quasi del tutto scomparsa la storiografia sulle guerre civili, un tema ricco di
implicazioni politico-militari e quindi più scottante e difficile da trattare (> “ALTRI AU-
TORI DI… STORIOGRAFIA”, qui sotto). La politica culturale di Augusto favorì, piuttosto, gli
studi di antiquaria e di erudizione, di cui sono testimoni alcuni trattati che conservia-
mo solo in modo molto frammentario. Opera di Igino, bibliotecario di Augusto, sono
il De familiis Troianis («Le famiglie troiane»), il De vita rebusque illustrium virorum
(«La vita e le opere di uomini illustri»), il De origine et situ urbium Italicarum («L’ori-
gine e la sede delle città italiche») e una raccolta mitografica di Fabulae. Di Verrio Flac-
co, precettore di Gaio e Lucio Cesare, nipoti di Augusto, ricordiamo il De verborum si-
gnificatu («Il significato delle parole»), un lessico di parole difficili e rare.
Nell’ambito della letteratura tecnica l’opera più importante è senza dubbio il
De architectura che Vitruvio dedica ad Augusto (in ringraziamento del vitalizio ri-
cevuto dal princeps per la sua attività di architetto). In quest’opera l’autore si confron-
ta con la tradizione del pensiero greco e con la precedente trattatistica dedicata all’ar-
chitettura, mostrandosi orgoglioso di aver per primo offerto un’esposizione esaustiva
della materia in lingua latina. Il De architectura ha avuto una fortuna straordinaria,
fino a costruire un punto di riferimento per gli artisti e gli architetti del Rinascimento.
ALTRI AUTORI DI… STORIOGRAFIA

Asinio Pollione, Pompeo Trogo e altri storici minori


In età augustea, come dimostra il caso di Livio, la Corvino, Agrippa) dà nuovo impulso al sottogene-
storiografia si mantenne più autonoma della poe- re dell’autobiografia: lo stesso principe Ottaviano
sia dal controllo del regime, ma non arrivò a criti- Augusto è autore delle proprie Res gestae.
carlo, né a opporvisi (se non, a quanto ci è dato sa- La storiografia senatoria: Asinio Pollione
pere, nel caso di Tito Labieno: vedi sotto). Accanto Negli anni delle guerre civili Gaio Asinio Pollione,
a un erede della tradizione degli “storici senatori” sulla scia di Sallustio, compose Historiae relative
come Asinio Pollione, abbiamo anche figure nuo- agli anni fra il 60 a.C., inizio del primo triumvirato, e
ve di scrittori come Pompeo Trogo, che sceglie il 42 a.C., l’anno della battaglia di Filippi, narrando
una strada opposta a quella romanocentrica di Li- i fatti delle ultime guerre civili: quella fra Cesare
vio. L’affermazione di grandi personaggi (Messalla e Pompeo e quella di Ottaviano e Antonio contro
21
i cesaricidi. I pochi frammenti che ne conservia- gustea, quanto piuttosto ai suoi interessi strava-
mo evidenziano una tecnica narrativa drammati- ganti, che ne indirizzavano l’opera al pubblico col-
ca e la ricerca di uno stile espressivo essenziale to, incuriosito dai racconti esotici.
e asciutto (ispirato al greco Tucidide), ma anche
Storici minori
artificioso, caratterizzato com’è dall’uso insistito
Delle campagne militari condotte da Marco Anto-
dell’iperbato: Pollione sembra rifarsi a Sallustio, un
nio contro i Parti dal 36 a.C. si occupava il Bellum
autore di cui peraltro egli criticava l’inconcinnitas e
Parthicum di Quinto Dellio, un personaggio che
il gusto eccessivo per l’arcaismo.
durante le guerre civili pare abbia cambiato spes-
Pompeo Trogo: uno storico “alternativo” so posizione, sempre riuscendo alla fine a salire sul
Una figura peculiare nel panorama della storio- carro del vincitore (da Cesare a Ottaviano).
grafia romana è Pompeo Trogo, proveniente dalla Un tenace oppositore del regime augusteo fu,
Gallia Narbonense e vissuto più o meno negli anni viceversa, Tito Labieno, che esprimeva il proprio
di Livio. Dei 44 libri delle sue Historiae Philippicae ardore polemico in pubbliche recitazioni (recitatio-
possiamo farci un’idea solo attraverso il riassunto nes) delle proprie opere (tanto da meritarsi il no-
di Marco Giuniano Giustino, un autore vissuto fra mignolo di “Rabieno”). I suoi scritti furono distrutti
II e III sec. d.C. Si tratta di un compendio di storia per decreto del senato nel 12 d.C. e lui decise, per
universale, incentrato – come dice il titolo, ripreso questo, di chiudersi nella tomba di famiglia e la-
dall’opera del greco Teopompo (IV sec. a.C.) – sul- sciarsi morire di fame.
le vicende della monarchia macedone, affermatasi Autobiografia
sul palcoscenico internazionale con Filippo II e poi Abbiamo perduto anche i Commentarii autobio-
soprattutto con suo figlio, Alessandro Magno. Alla grafici che la tradizione attribuisce a Marco Vipsa-
storia macedone erano dedicati i libri 7-40. Ai se- nio Agrippa, amico e “braccio militare” di Augusto
coli precedenti – con inizio dai tempi dei regni assi- (cui Orazio si rivolge in Odi 1,6 > T12, P. 232), e a
ro-babilonesi di Nino e Semiramide – erano dedica- Marco Valerio Messalla Corvino (> “PERSONAG-
ti i primi sei libri, mentre gli ultimi quattro (41-44) si GI”, P. 15). Lo stesso principe Ottaviano Augusto
occupavano della storia dei popoli dell’Occidente scrisse sia 13 libri di Commentarii de vita sua (ne
(Romani, Galli, Ispanici), denotando notevole in- rimangono solo alcuni frammenti), alimentando il
teresse per l’etnografia. Si è pensato che questo proprio fascino carismatico mediante il racconto di
modo “provocatorio” – e antitetico rispetto a Livio – sogni e prodigi, sia le Res gestae: questo testo fu
di concepire la storia del mondo relativizzando il inciso su un’iscrizione redatta in latino e in greco
ruolo di Roma sia stato suggerito a Pompeo Tro- per il monumento funebre del principe e destinata
go dallo storico greco Timagene di Alessandria, un alla diffusione in tutto il territorio dell’impero; fino
prigioniero di guerra venuto a Roma nel 55 e op- a noi è arrivata parte di una copia esposta in un
positore tenace dell’imperialismo romano (scrisse tempio dedicato alla dea Roma e ad Augusto ad
una storia universale e una storia dei popoli galli- Ankara, in Turchia, il Monumentum Ancyranum (>
ci). Dal compendio di Giustino, tuttavia, sembra di TESTO ESEMPLARE). Lo stile di questa iscrizione
capire che il carattere “antagonistico” dell’opera di autobiografica è sempre autocelebrativo, ma as-
Pompeo Trogo non andasse oltre la concessione sai più sobrio, come esigeva la sua natura di docu-
di ampio spazio alle gesta di avversari di Roma – mento ufficiale destinato a pubblicizzare l’opera di
come Pirro, re dell’Epiro – e alle vicende del regno colui che mirava a presentarsi non come un sovra-
orientale dei Parti. La sua immagine di storico “al- no, ma come un magistrato supremo dello Stato
ternativo”, perciò, non sembra da ricondurre tanto romano, che dopo le guerre civili aveva ridato a
a uno spirito di opposizione antiromana e antiau- Roma la pace e “restaurato la res publica”.

TEMI E OCCASIONI: FRA DIMENSIONE PRIVATA E VITA PUBBLICA


La letteratura augustea riflette una convergenza fra i sentimenti e le motivazio-
ni private degli autori e la vita pubblica di Roma, caratterizzata dal “discorso” au-
gusteo e dai monumenti e dalle occasioni ufficiali che lo veicolano: opere come
le Satire di Orazio e l’Ars amatoria o i Fasti di Ovidio ospitano vere descrizioni
di luoghi diversi della città, filtrate attraverso l’esperienza quotidiana degli auto-
ri che esprimono anche i loro stati d’animo davanti alla nuova realtà della Roma
caput mundi. Alcuni temi importanti si prestano, poi, a testimoniare la contigui-
tà fra esperienza personale del poeta e alcuni tratti costitutivi dell’ideologia au-
gustea. Il tema della pace ritrovata, per esempio, è cantato da poeti di prima ge-
nerazione come Virgilio e Orazio in modo da esprimere i sentimenti di chi ha
22
l’età dei grandi classici | La cultura

vissuto in prima persona i disagi della guerra civile: la gratitudine di Titiro al gio-
vane “dio” (Ottaviano) per aver conservato il possesso della sua terra (Bucoliche)
si allinea alla gioia di Orazio che dopo Filippi ha ritrovato, grazie al principe (e
a Mecenate), un posto di rilievo nella società (Satire e Odi). Un poeta più “gio-
vane” come Ovidio, che non ha vissuto quei tempi difficili, è sensibile – più che
alla pace ritrovata – all’opulenza che quella pace ha portato con sé: la Roma aurea
di Augusto diventa il palcoscenico di una vita galante e mondana che il poeta de-
scrive con gioia spensierata (Ars amatoria). Un simile atteggiamento non poteva
coesistere facilmente con la condivisione del programma di restaurazione morale
voluto dal principe: a differenza di Virgilio e dell’Orazio delle odi civili, Ovidio
mostra un atteggiamento più disincantato (talora addirittura insofferente) ver-
so la propaganda tradizionalistica. Gli stessi Fasti, che pure sono la sua opera più
“augustea”, manifestano tratti di forte originalità e presentano personaggi (come il
Giano del libro 1), che alla coscienza della propria antichità uniscono uno spirito
moderno e anticonformista.
Un altro tema della letteratura augustea, allineato con le istanze culturali del re-
gime, è la campagna. Di essa troviamo una visione idealizzata, sotto diversi aspetti,
in opere come le Bucoliche di Virgilio o le Elegie di Tibullo. Nelle Bucoliche la cam-
pagna è la sede dell’otium pastorale dedicato al piacere del canto, che peraltro non
sempre è al riparo dalla violenza della guerra civile; nelle Elegie di Tibullo è un mon-
do edenico che accoglie tutti gli affetti più cari al poeta (la donna amata e gli amici),
ma è anche un luogo di incorrotta moralità, dove ancora sopravvivono i valori del
mos maiorum (a partire dalla pietas): sotto questo secondo aspetto, dunque, Tibullo,
che pure non fa parte della cerchia di poeti più vicini al potere (> “GENERI LETTERA-
RI”, P. 15), risulta allineato con il “discorso” augusteo. Tuttavia, l’opera nella quale la
funzione ideologica ed etica della campagna appare pienamente valorizzata sono
le Georgiche di Virgilio, in cui la fatica dei campi (labor) è esaltata in quanto sup-
porto ideologico del programma di restaurazione dei mores promosso dal principe.

IL CLASSICISMO (MODERNO) DI ETÀ AUGUSTEA


Nella cerchia di Mecenate la ristretta dimensione del cenacolo chiuso è superata,
perché al suo interno si elaborano testi destinati a divenire i classici per antono-
masia della letteratura latina: opere che – pur facendo propri i principi di cura for-
male ed eleganza raffinata tipici dell’estetica alessandrino-neoterica – mirano tut-
tavia a recuperare una funzione di guida collettiva della società e a trasmettere
messaggi di forte contenuto civile all’intera comunità. Il nuovo modello di poe-
ta – incarnato innanzi tutto da Virgilio e Orazio, ma anche, nell’ultima parte del-
la sua produzione, da Properzio – è quello del cosiddetto “poeta-vate”: il termi-
ne vates, che designa originariamente il «sacerdote-profeta», direttamente ispi-
rato dalla divinità, nel contesto della produzione letteraria di età augustea indica
il poeta impegnato, che si fa portavoce dei valori identitari della collettività. A dif-
ferenza dei poeti della generazione di Catullo, i nuovi classici della poesia romana,
Virgilio e Orazio, non interpretano dunque la letteratura come una semplice for-
ma di otium sganciato dalla funzione civile. Grazie a Mecenate, essi possono usu-
fruire di una condizione di vita tranquilla e agiata, tuttavia il loro impegno è ri-
volto alla creazione di opere capaci di parlare, al tempo stesso, agli individui e alla
società, trattando temi come la pace e la prosperità riconquistata, e la missione ci-
vilizzatrice di Roma. A questo atteggiamento finisce per adeguarsi anche un poe-
ta come Properzio, che dall’amore esclusivo per Cinzia approda alla celebrazione
di miti e riti di Roma antica.
23
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

I NUCLEI FONDANTI NELL’ETÀ DI AUGUSTO


IL SISTEMA DEI GENERI LETTERARI Dopo la grande per un’impronta soggettiva e personale (che richiama
fioritura tardo-repubblicana, l’età augustea segna un l’individualismo di Catullo). La novità di Ovidio, e
ulteriore incremento della produzione letteraria. La dunque anche la sua originalità rispetto ai modelli
poesia, in particolare, crea ora i suoi nuovi testi “clas- greci, è in gran parte connessa all’aspetto della spe-
sici” fondati su gusto ed estetica moderni: l’Eneide di rimentazione e in particolare dell’ibridazione fra
Virgilio diventa il nuovo epos nazionale al posto degli generi: le Metamorfosi costituiscono un nuovo epos
Annales di Ennio; la satira “urbana” e raffinata di Ora- sotto forma di catalogo di miti, sul modello di opere
zio sostituisce quella di Lucilio. I poeti riempiono di Esiodo. Nella prosa, Livio si confronta con la tra-
spazi rimasti vuoti (Orazio si proclama primo vero dizione della storiografia pragmatica greca (Tucidide
erede romano della grande tradizione lirica greca), o e Polibio), ma predilige una narrazione drammatica,
creano il corrispettivo romano di generi praticati dai per far emergere meglio l’esemplarità dei fatti e de-
Greci – come la bucolica (Virgilio) –, oppure elabo- gli eventi narrati. Nel suo trattato sull’architettura
rano forme originali come l’elegia d’amore (Tibullo, Vitruvio si confronta con la tradizione del pensiero
Properzio), di cui sperimentano le molteplici possibi- greco e con la precedente trattatistica sull’argomento.
lità (Ovidio). Anche a generi già affermati e praticati
a Roma – come l’epica didascalica – è conferito nuo- Virgilio “Omero romano”
vo e originale sviluppo (Virgilio, Georgiche). Ovidio,
lirica greca arcaica, per dare voce anche
poeta della seconda generazione augustea, crea un Orazio
a sentimenti e valori collettivi
nuovo epos non più eroico, ma che si presenta come
un catalogo di miti (le Metamorfosi). Per quanto ri- Tibullo poesia greca, con l’influenza di Catullo
guarda i generi in prosa, Livio (storico letterato e non Properzio (per il carattere soggettivo)
senatore) scrive la storia di Roma dalla fondazione epica mitologica, in forma di catalogo,
Ovidio
all’età presente, dove l’interesse per l’esemplarità dei sul modello di Esiodo
protagonisti prevale sui temi politici; Vitruvio com- Livio storiografia greca e narrazione drammatica
pone un fortunato trattato sull’architettura.
Vitruvio confronto con la tradizione del pensiero greco
epica eroica, epica didascalica e poesia
Virgilio
bucolica
LETTERATURA E OCCASIONE Nelle opere di poeti
Orazio satira e poesia lirica come Virgilio e Orazio, che hanno attraversato la
drammatica stagione delle guerre civili, la celebra-
Tibullo zione della nuova, splendida, realtà della Roma di
elegia
Properzio Augusto si unisce all’adesione sincera alle istanze
Ovidio elegia e epica mitologica culturali di un regime che ha restaurato pace e sicu-
rezza. Nasce così una poesia in cui anche i grandi
Livio storiografia eventi storici sono filtrati dalla lente dell’esperienza
Vitruvio trattatistica tecnica biografica dei poeti, di un vissuto fatto di grandi e
piccole occasioni private. Ovidio, poeta di seconda
MODELLI GRECI E “ORIGINALITÀ” ROMANA I poeti augu- generazione augustea, che non ha vissuto l’età delle
stei intendono competere con i grandi autori della guerre civili, celebra dapprima l’immagine della vita
letteratura greca per creare opere nuove e sostituirli mondana e brillante di Roma, che è ormai divenu-
come modelli. Virgilio diventa, con l’Eneide, il nuo- ta centro del mondo; il dramma dell’esilio a Tomi
vo “Omero romano”. La lirica di un poeta di gusto per disposizione di Augusto è poi l’occasione da cui
moderno come Orazio torna a dialogare con i testi scaturisce tutta la produzione successiva a tale even-
dei grandi lirici greci di età arcaica (Archiloco, Alceo, to. La poesia augustea si propone inoltre l’obiettivo
Saffo), esprimendo sentimenti individuali, ma anche di celebrare le occasioni ufficiali che segnano la vita
sentimenti e valori collettivi. L’originalità romana ri- pubblica di Roma: cerimonie, riti e festività lega-
spetto ai modelli greci è evidente nell’elegia d’amore, te alla tradizione nazionale (dal Carmen saeculare
che soprattutto in Tibullo e Properzio si caratterizza di Orazio ai Fasti di Ovidio). È proprio attraverso

24
l’età dei grandi classici | I nuclei fondanti

queste cerimonie che il potere mira a sottolineare


il legame di continuità fra il passato glorioso della Tibullo
Roma repubblicana e il presente, che di quel passato consonanza con la politica augustea
costituisce l’ideale ritorno, più splendido e fastoso. Livio
da cantore dello splendore della Roma
Virgilio • eventi storici rilevanti Ovidio contemporanea a vittima del regime
Orazio • eventi e occasioni della vita privata (esilio)
• occasioni e celebrazioni ufficiali della diretto beneficiario della generosità del
Ovidio vita pubblica Vitruvio
princeps (vitalizio)

LETTERATI E PRINCIPE In età augustea è centrale il rap-


porto tra letterati e principe. La poesia è frutto di una MODELLI ETICI E MOS MAIORUM La restaurazione del mos
convergenza fra l’interesse di Augusto a organizzare maiorum è alla base dell’ideologia augustea. I valo-
il consenso intorno al proprio progetto politico e ri-cardine del sistema morale romano (pietas, fides,
l’adesione dei poeti al regime; anche nel caso di po- virtus, ecc.) sono celebrati sia in poesia che in prosa:
eti che non celebrano mai direttamente il principe, nell’Eneide e nelle Georgiche di Virgilio ma anche nel-
come Tibullo, si registra una consonanza con la po- la lirica di Orazio e nell’ultima elegia di Properzio; nei
litica augustea. Il principe esercita il patronato sulla Fasti di Ovidio così come nella monumentale storia
cultura, dapprima servendosi del suo consigliere più di Livio. L’elegia d’amore elabora un codice di valori
stretto, Mecenate: è questa la fase in cui vedono la luce alternativo, al cui centro si trova l’eros, che sostituisce
l’Eneide di Virgilio, le Odi di Orazio (in particolare, i doveri del civis. In poeti come Tibullo e Properzio
libri 1-3) e le Elegie di Properzio (libro 2). Quando, questo non porta a una rottura netta con il potere,
dopo l’uscita di scena di Mecenate (23 a.C.), Augusto mentre in Ovidio la centralità dell’amore si coniuga
gestisce direttamente il rapporto con la cultura, agli a una certa insofferenza verso la rigidità della morale
intellettuali rimane minore libertà di espressione: il tradizionale, sentita come inadeguata ai nuovi tempi.
loro ruolo diviene celebrativo e sempre più integrato
• Virgilio, Eneide
nella propaganda ufficiale. Ciò risulta evidente già e Georgiche
nell’ultima fase della lirica di Orazio (il libro 4 delle Celebrazione • Orazio, Odi
Odi e il Carmen saeculare) e della produzione elegiaca del mos maiorum
• Properzio, Elegie
di Properzio (libro 4). Della rigidità del potere e del- (pietas, fides, virtus, (libri 3 e 4)
la sua ideologia fondata sul mos maiorum fa le spese ecc.)
• Ovidio, Fasti
un cantore dello stile di vita lussuoso e disinibito della • Livio
metropoli romana come Ovidio, condannato all’esi-
lio dal princeps. Per quanto riguarda la produzione in • Tibullo e Properzio (senza
rottura netta con la morale
prosa, Livio mantiene una relativa indipendenza dal Valori alternativi
tradizionale)
regime, ma nell’individuare la vera forza di Roma nei ai doveri del civis
• Ovidio (nella produzione
valori del mos maiorum risulta in linea con la politica (centralità dell’eros)
elegiaca, in polemica con
culturale augustea. Vitruvio beneficia direttamente la morale tradizionale)
della generosità di Augusto, sotto forma di un vitali-
zio: perciò dedica al princeps il suo trattato De archi-
tectura, consapevole di poter in tal modo contribuire LA DIALETTICA OTIUM/NEGOTIUM La condizione in cui
alla realizzazione del progetto culturale augusteo. vivono e operano i poeti della cerchia di Mecenate è
indicativa della nuova funzione sociale dell’intellet-
Virgilio • come poeti del circolo di Mecenate: tuale nella Roma della prima età augustea. La possi-
adesione sincera al regime bilità di godere di sicurezza economica e tranquillità
Orazio permette a poeti come Virgilio e Orazio di concen-
• dopo l’uscita di scena di Mecenate: mi-
nore libertà di espressione, ruolo più ce- trarsi sulla produzione letteraria. Quello che un tem-
Properzio lebrativo e integrato nella propaganda po era lo spazio dell’otium, sottratto cioè ai negotia del
ufficiale (Orazio e Properzio) cittadino occupato nella vita politica, possiede ormai

25
l’età di augusto (44 a.C. – 17 d.C.)

piena legittimazione e finisce per acquisire – come un dell’Italia il centro del mondo e dei Romani il popolo
negotium a tutti gli effetti – una specifica funzione e predestinato a dominarlo. Anche l’epos mitologico
un riconoscimento sociale: come un sacerdote-pro- di Ovidio, che ricapitola la storia universale dalle ori-
feta (vates), il “poeta-vate” rivolge all’intera comunità gini del mondo al presente, dimostra come la cultura
messaggi di contenuto morale e civile. Nella sofferta romana abbia ormai piena coscienza di essere l’espres-
elegia di Tibullo e Properzio l’amore sostituisce pro- sione di una potenza imperiale ed ecumenica.
vocatoriamente il negotium civile; questo vale anche
Virgilio
per Ovidio, dove l’amore assume però carattere frivo- Livio
celebrazione dell’imperialismo e della
lo e disimpegnato, entro lo spazio di un otium galante missione civilizzatrice di Roma
Vitruvio
e mondano.
poesia come espressione della potenza
Ovidio
imperiale di Roma
Virgilio otium letterario come negotium a tutti
gli effetti (funzione civile e sociale del
Orazio “poeta-vate”)
LA COSTRUZIONE DI LINGUAGGI La costruzione dei nuovi
Tibullo
Properzio
otium (= poesia d’amore) come sostitu- classici della letteratura latina presuppone anche una
to del negotium civile evoluzione dei mezzi linguistici e stilistico-espressivi.
Ovidio
Così, per esempio, l’epica di Virgilio dà spazio ai senti-
menti del narratore e dei personaggi. L’elegia d’amore
EXEMPLA E RITRATTI La vocazione della letteratura dà voce alla passione individuale e costruisce un codi-
latina di età repubblicana a costruire “esempi” (po- ce espressivo in grado di descrivere il carattere specifi-
sitivi, ma anche negativi) dotati di valore morale ed co della relazione d’amore (domina, militia, servitium
educativo prosegue in età augustea, dove risulta fun- amoris, ecc.). Anche la nascita della poesia pastorale,
zionale alla propaganda culturale promossa dal po- con le Bucoliche di Virgilio, e la definitiva affermazio-
tere: nell’epica il protagonista dell’Eneide anticipa i ne della lirica romana, con le Odi di Orazio, arricchi-
valori-cardine della futura Roma, e anche nella storia scono ulteriormente il panorama dei “linguaggi” della
di Livio i protagonisti sono portatori di virtù o di vizi poesia latina. Per quanto riguarda la prosa, nella sto-
che diventano modelli (exempla) da imitare o evitare. riografia Livio costruisce un lessico coerente con la
Orazio propone celebri ritratti, come quello del pa- funzione edificante attribuita alla storia e fa ricorso a
dre, fondamentale figura di riferimento, o della “ne- una tecnica narrativa drammatica, per coinvolgere il
mica” di Roma, Cleopatra. L’elegia erotica di Tibullo lettore negli eventi narrati. Nella trattatistica tecnica
e Properzio costruisce il ritratto del poeta-schiavo Vitruvio elabora un linguaggio specifico, funzionale a
d’amore, la cui esistenza è infelice e dissipata. trattare di architettura anche a livello teorico.
Virgilio esempi (positivi e negativi) dotati di va-
lore morale ed educativo (tratti dal mito, • lingua dell’epica che dà spazio ai senti-
Orazio Virgilio menti (del narratore e dei personaggi)
dalla storia, dall’esperienza biografica
Livio dell’autore) • “linguaggio” della poesia pastorale
Tibullo
il poeta-schiavo d’amore Orazio “linguaggio” della poesia lirica
Properzio
Tibullo

LETTERATURA E IMPERIALISMO Nella produzione let- Properzio “linguaggio” della relazione d’amore
teraria di età augustea la convinzione della missione Ovidio
civilizzatrice di Roma e della necessità dell’imperia- lessico coerente con la funzione edifi-
lismo è pressoché generale: per volontà del fato Enea Livio cante della storia; drammatizzazione del
e la sua stirpe daranno origine a Roma, destinata, sot- racconto
to la guida di Augusto, a conquistare il primato sul Vitruvio “linguaggio” disciplinare specifico
mondo (Virgilio); i protagonisti della storia romana
celebrati da Livio portano con le armi la pace, la civil-
tà e la legge di Roma nel Mediterraneo; Vitruvio fa

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l’età dei grandi classici | Facciamo il punto

FACCIAMO IL PUNTO • L’ETÀ DI AUGUSTO

f in poesia: creazione f restaurazione del mos f l’otium letterario,


di “classici” romani maiorum (valori-cardine garantito dal
in sostituzione del sistema morale principe, diventa
dei modelli greci romano) negotium con
(Virgilio, Orazio); funzioni civili e
f ricerca di modelli etici
innovazione rispetto pubbliche
ai modelli greci alternativi e meno rigidi
(vita mondana, amore f ricerca di un
(Tibullo, Properzio); otium appartato e
sperimentazione e come scelta di vita)
insofferenza per i
ibridazione tra generi ruoli pubblici
(Ovidio)
f in prosa: confronto
con i modelli greci LLI ETICI
(Livio); vanto di MODEMAIORUM
S
“originalità” (Vitruvio) E MO L
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f grandi

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eventi
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storici
IL CONTESTO
f eventi

LE CCA
f lingua LA STORIA E LA CULTURA

EO
della vita

TT
dell’epica
personale

ERA IONE
(che dà
LA

spazio ai f occasioni

S
TURA
DI LIN

sentimenti), ufficiali del


CO

della poesia principato


STRUZIONE

pastorale,
GUAGGI

f restaurazione
della lirica, morale e identitaria
dell’elegia f guerra civile
della società
(Antonio e
f lessico della romana
Ottaviano)
storiografia f sostegno
f nascita del O
RIA URA

f lessici tecnici e controllo sulla


L IS M

principato
specifici cultura da parte
PE AT

del principe
DEI

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N
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f celebrazione e
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legittimazione
M E
A R

della potenza
A romana e
f poesia:
RI
della sua
nuovi “classici”: epica, LA I
satira; nuovi generi: E MP TT missione
LE T EX ITRA civilizzatrice
bucolica, lirica, elegia E P TERATI ER
RIN
f prosa: CIPE
storiografia;
trattatistica
f esempi positivi
tecnico-scientifica
e negativi (con
f da parte di Augusto: valore morale ed
organizzazione del educativo)
consenso; durezza verso f il poeta-schiavo
chi non è “allineato” d’amore
f da parte dei letterati:
adesione/consonanza
con gli ideali della politica
augustea; insofferenza
verso la rigidità del mos
maiorum

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