Lezione del 18/3/19 Vita Lucido
La diffusione del cosiddetto Rinascimento o Classicismo in Italia inizia con la nascita delle corporazioni,
gruppi di imprenditori che finanziano le opere artistiche poichè aspirano a rappresentarsi, con tutto il
fascino che può avere il gotico ma con le buone abitudini degli antichi. In questo periodo tendono a
verificarsi diversi passaggi di stato, in particolare di possedimenti dei principi del centro Italia. Si tratta
di un periodo di disordine dove ognuno lotta con l’altro. Persino il Papa Niccolò V, si appropria del
classicismo con la speranza di farlo diventare instrumentum regni, cioè un linguaggio adatto a
rappresentare il potere papale sulla terra. Sceglieranno questo linguaggio ‘abbandonando’ il gotico però
è evidente che ci siano delle differenze tra le aspettative degli stati imprenditoriali e le aspettative di un
sovrano o di un principe guerriero. Il prestigio dell’antica Roma evoca un peso che riesce a colonizzare
molti luoghi; anche se due tra le più grandi città del 400 in Italia, ovvero Palermo e Genova; se ne
fregano del classicismo come anche Marsiglia e Barcellona. Alcuni temi del classicismo arrivano
ovviamente grazie a maestri e artisti. Partiamo da dove si pensa che tutto abbia avuto inizio, con ‘
l’Annunciazione’ siamo negli anni 1430-1435, vediamo
che anche i pittori intuiscono il richiamo dell’antico
linguaggio classicista. Notiamo una colonna all’angolo
che difficilmente potrebbe tenere il tutto, il pittore si rende
conto del paradosso infatti inserisce le catene, questo tipo
di struttura ha dei sostegni all’antica, con arco a tutto sesto
e colonne antiche. Un’esatta riproposizione
dell’architettura romana. A Firenze invece in Toscana
possiamo trovare proprio tale esempio come un
paradosso la colonna messa all’angolo nel portico della
chiesa di santa Maria delle grazie ad Arezzo un’opera
di Giuliano da Maiano, architetto preferito di Lorenzo de’
Medici. Lorenzo è uno dei personaggi con la caricatura
politica più forte, tenta di realizzare tra gli stati italiani una
sorta di pace collettiva. Una politica basata
sull’investimento dell’arte, (come anche i Montefeltro)
costruisce un ventennio di tranquillità. I Da Maiano sono personaggi che vengono dal mondo della
scultura, mondo più umile rispetto a quello di Brunelleschi, il quale era argentiere; loro invece sono
legnaioli. Nel mondo toscano i legnaioli diventano anche architetti poiché sanno disegnare.
Inoltre Giuliano da Maiano ha alle spalle un’ampia tradizione da parte di Brunelleschi quindi se lo può
permettere di realizzare questo ampio portico soprattutto con questa profondità senza ricorrere ad un
sostegno robusto perché il portico non regge nessun secondo piano (ricorda l’ospedale degli innocenti)
e soprattutto non ci sono volte ed il soffitto è ligneo quindi molto leggero. Il personaggio di spicco
nell’ambiente toscano è Giuliano da Sangallo, lui ha avuto il compito di completare buona parte di
cantieri di Brunelleschi, un esempio è la chiesa di Santo
Spirito. Si impratichisce in cantiere, inoltre a questo si
aggiunge la passione per l’archeologia che deriva
certamente dall’influenza di Alberti il quale giganteggia
nell’ambiente del 400. Da Sangallo approfitta delle
continue commissioni che gli offre Lorenzo il magnifico,
per esempio lo manda a Napoli o in Francia va a
ricercare esempi dell’architettura antica. Giuliano avrà
1 1 una vita lunga, lo incontreremo ancora nel 500. Egli
realizza la sagrestia della chiesa di Santo spirito (1)
con uno spettacolare vestibolo all’antica dove ci sono
delle colonne libere che reggono una volta a botte tutta
decorata con alcune sale dei palazzi romani. All’interno,
la struttura è ottagonale con una cupola a creste e vele
come quella che abbiamo visto nella sagrestia vecchia
nella cappella dei Pazzi, solo che gli spicchi non sono
12, ma sono 8. Inoltre c’è la stessa identica soluzione
1 di partitura, cioè pietra serena scura con paraste
scanalate e intonaco bianco, che serve solo a dare una
razionalità degli insiemi, tutto ciò è molto
brunelleschiano. Simile alla chiesa di Santa Maria delle
carceri a Prato (2), iniziata nel 1486 e realizzata da
Giuliano da Sangallo, dove c’è l’uso della policromia dei
marmi. Qui aspira a mettere insieme le grandi scelte di
Brunelleschi
con quelle di Alberti. Sembra che cercasse di mettere
d’accordo i due padri del Rinascimento fiorentino
tentando una sintesi. La pianta centrica di
San Sebastiano a Mantova con la croce
greca e le tre absidi. C’è qualcosa di simile
ricordiamo che San Sebastiano
inizialmente doveva essere coperta con
una cupola. Questa è la prima chiesa
centrica realizzata poiché quella di San
2 2
Sebastiano poi si interrompe per essere completata
inaugurando una serie di singolari elementi e monumenti
dedicate tutte alla Matrona. Presenta una forma che non
appartiene alla tradizione contemporanea, ma ritorniamo ai
martiria, fabbriche della chiesa paleocristina. Ancora
all’interno troviamo l’uso delle colonne quadrangole aperte a
libro negli angoli, grande cornicione con la maiolica bianca e
azzurra e la cupola molto brunelleschiana. L’unica differenza
rispetto alla costruzione di Brunelleschi è l’uso di capitelli fantastici con ricerca archeologica, cioè sono
capitelli che contengono sirene, arpie.
Chiesa Madonna dell’umiltà a Pistoia (3) realizzata da
Giorgio Vasari, nel 1495, l’atrio richiama la cappella pazzi,
ha due volte a botte, la cupola al centro e la soluzione a
pianta centrica con un grande ottagono, è una sorta di
sagrestia di Santo Spirito però con una moltiplicazione dei
piani perché ci sono 4 piani fino ad arrivare alla
realizzazione di una cupola con conglomerato cioè con le
casseformi come ha fatto Alberti a Sant’Andrea. Mentre
l’atrio è ancora più sorprendente perché è tutto fatto in
pietra, un cassettonato in pietra, non legata alla
stereotomia perché si tratta di un rivestimento però sono
seguiti quei principi. C’è la graduazio, man mano i
3
cassettoni devono diminuire di dimensioni, c’è inoltre una complessità geometrica non indifferente nel
suddividere una semisfera con questo sistema cassettonato senza sbagliare. Si fissano degli ancoraggi
metallici su una struttura probabilmente in mattoni e poi si fissa questo sistema di conci che disegna il
cassettonato una soluzione alternativa rispetto
al conglomerato.
3 3
Altra fabbrica importante di cui
committente è Lorenzo il magnifico,
ovvero Villa medicea Poggio a Caino(4)
fuori Firenze, nel 1480, dove realizza un
podio con sistema di scale che consente
poi di arrivare al piano di ingresso della
villa stessa (ricorda s Sebastiano) Guarda
il mondo antico e lo ripropone, come
4 Alberti. Per la prima volta viene usato un
sistema templare con colonne libere che reggono un
timpano come ingresso. Quindi un edificio che ha una
funzione laica prendo invece riferimento da una soluzione
antica templare.
Palazzo Gondi a Firenze (5) Dove il sistema usato è quello
delle arcate su colonne è chiamato anche ad inglobare il
corpo scala, non nel migliore dei modi, la scala inserita
accanto uno dei lati. Nel secondo 400 il palazzo più grande
5
e spettacolare è il Palazzo Strozzi (6), il Vasari afferma che
il progetto originale è di Giuliano da Maiano, ma sappiamo
che c’è un modello ligneo fatto dire da Sangallo non ci so se
collaborano con il Vasari o no. Occupa un intero isolato,
graduatio nel bugnato, più accentuato nei piani terra e che
poi diventa liscio nei piani superiori, gli inserti delle bifore,
niente di più rispetto a quello fatto da Michelozzo soltanto
che le dimensioni sono gigantesche. Anche il cortile rientra
5 a pieno nelle direttive di Michelozzo.
A Milano invece tutto il 400 è occupato dal cantiere di una
grande e importante fabbrica, quella del Duomo. Nel 1480 ci
lavorano molti artisti come Francesco di Giorgio o Leonardo
da Vinci. La realizzazione del Duomo ha avuto un peso
fortissimo per l’economia della città, al momento in cui si
costruisce una fabbrica di questo tipo il prezzo del mattone
6 viene sale ed è difficile mantenere prezzi bassi per evitare
problemi.
Antonio Averlino Filarete chiamato a Milano da Francesco Sforza, chiamare un fiorentino era un
garanzia, Sforza lo fa assumere come uno degli architetti per il Duomo ma dopo un anno lo licenziano.
Lui elabora per gli Sforza un trattato molto interessante dove immagina di costruire una città nuova, con
una conformazione perfetta, una struttura a stella e una sorta di agorà
senza tenere conto dei rapporti con il perimetro. In questo trattato dice
cosa molto interessante mette insieme disegni e testo senza speranza
di essere pubblicato non aveva nessuna intenzione, forse era un libro
da ricopiare in più copie sempre in manoscritti ed essere pubblicato
presso le corti. Filarete trovandosi a Milano è costretto a parlare del
gotico, ed è la prima volta che un architetto lo fa. Negli altri trattati non
si era mai parlato del gotico. In un passo del trattato egli afferma che è
come se si fosse innamorato sentendo parlare delle opere di Alberti o Brunelleschi poi dice :’’prego
ciascuno di lasciar perdere questa usanza moderna, non vi lasciate consigliare da questi maestri che
usano questa tale praticaccia, e maledetto sia chi la trovò, credo fosse gente barbara che la condusse
in Italia, benedico Brunelleschi che risuscitò questo modo antico..’’
Per la prima volta si comincia a creare una bipolarità tra gotico definito il moderno e l’architettura classica
detta l’antico. I goti portano questa nuova architettura per questo chiamata architettura gotica, o
chiamata alla francese o alla tedesca.
Quando comincia a progettare l’Ospedale Maggioe (7) , commissionato dai Solari, una famiglia locale,
nel 1456, realizza quattro corsie con al centro una
piazza grande; molto moderno per lo sviluppo
concettuale cioè divisioni interne per sesso, ogni
stanza ha il suo servizio, l’acqua corrente. Il
progetto gli viene sottratto perché gli imprenditori
chiamati sono i Solari a cui
non interessa nulla del classico. Ma le bifore ad
esempio sono quelle appartenenti ancora alla
7 tradizione lombarda come nel duomo di Milano.
L’ingresso aggiunto nel 600. Le uniche
concessioni del classicismo che si permette di
realizzare sono le decorazioni in cotto che
vengono fatti con degli stampi ad Hoc, ripetuti ad
nauseam. Semibusti es sono all’antica. Filarete
cerca di gestire il cantiere ma la questione gli
sfugge di mano le imprese sono più forti degli
7 architetti.
Cappella Portinari a Sant’Eustorgio (8) , iniziata nel 1462, presenta una Struttura a pianta centrica,
cappelle e stranissimi pinnacoli sui quattro lati e
finestra goticheggiante al centro della parete. Non
è sicuro che sia di Filarete. La famiglia Portinari
sceglie Filarete come garanzia per avere una
cappella mortuaria simile a quella dei medici come
la sagrestia vecchia. L’ombrello superiore è
moltiplicato mentre a Firenze ci sono soltanto 12
costoloni con lanternina al centro, qui invece molto
8 di più. Il coordinamento interno di Brunelleschi era
più coordinato e raffinato, le colonne quadrangole magari non siamo
ai livelli della cappella pazzi ma nella sagrestia vecchia si era posto
il problema del modo da riuscire a mettere insieme il sistema della
pietra serena con gli alzati, qui c’è invece una parastina esile messa
nell’angolo la cui dimensione non è comparabile completamente con
l’ampiezza dell’appoggio del pennacchio. Il pennacchio risulta
essere molto più ampio rispetto al capitello. Bifora gotica e angoli non
consoni.
Ci sono dei rinforzi angolari, perché se la struttura deve reggere una
cupola? In teoria non ha problemi sui rinforzi angolari perché la
cupola scarica tutto il perimetro non sugli angoli. Magari inizialmente
era stata prevista una grande copertura a crociera? Magari Filarete
non conosceva veramente la cultura antica e non aveva sufficienti
8
strumenti. Dice di essere un uomo che ama l’architettura all’antica
ma anche una piccola cosa come questa gli sfugge di mano era stato sia Roma aveva visto le cose di
Brunelleschi ma non sembra. Magari Filarete ha un bagaglio di conoscenze che appartengono a un’altra
tradizione e si sforza di essere all’antica.
Nel nord Italia Filarete fa parte del cantiere del
Duomo di Bergamo,già cominciato nel 300 ma
Filarete aveva il compito di realizzare la parte
conclusiva della struttura. In questo cantiere si
formò un altro giovane scultore Giovanni
Antonio Amadeo nei primi anni 70 del
quattrocento quando ormai Filarete non c’è più,
ha il compito di realizzare la Cappella Colleoni
9 (9), Colleoni è stato grande condottiero un
cavaliere di ventura che ha combattuto per Venezia. Deve
realizzare una cappella del tipo che conosciamo con un
quadrato coperto a cupola e un
sacello, solo che non si entra in asse ma su un fianco. (Il sacello
è un piccolo edificio di culto riferito sia all’antichità romana,
come un altare che nell’antica Roma si dedicava a divinità
protettrici). Nell’architettura cristiana è una cappella costruita
con particolari caratteristiche e destinazioni devote. È un
9
rinascimento che non ho più nessun interesse per
l’archeologia, conta soltanto l’effetto coloristico
dell’insieme, dove la policromia del mondo toscano
rigorosamente geometrica serve a saltare le parti
potenzialmente con importanza statica invece qui è solo un
gioco decorativi. Inventa un nuovo sistema di sostegno che
non è più la colonna liscia ma la candelabra ovvero una
specie di struttura a totem, come una fascia a blocchi
9
ognuna con una decorazione
diversa. Questa struttura viene recuperata da Amedeo e
riutilizzata per scandire le finestre. Quando Amedeo
approdo a Milano si imparenta con i Solari, i nemici del
suo maestro, ma grazie al rapporto di parentela che si
viene a creare approda nel cantiere del Duomo di Milano
fino a vincere il concorso per la costruzione del tiburio.
Riceve tutta una serie di altri incarichi diventa l’architetto
del Duomo di Milano quello che non riuscì a fare Filarete.
9 Nella Certosa di Pavia (10) invece possiamo notare La
stessa libertà scultorea di mettere in un
disegno complessivo tutta una serie di dettagli
che alla fine frammentano l’insieme. A
distanza sembrerebbe che ci sia qualche
ordine ma in realtà da vicino c’è il caos: i
rilievi, le sculture, le fasce le decorazioni
addirittura anche le necessarie ovvero nelle
parti alte dove nessuno riesce a vedere ci
sono sculture in rilievo.
10
Donato Bramante nasce ad Urbino, si forma nell’ambiente della corte dei
Montefeltro. Durante la giovinezza di Bramante viene costruito il Palazzo
Ducale e conosce grandi artisti come Piero della Francesca, Luca Pacioli.
Fino a tarda età i suoi interessi sono prevalentemente di natura pittorica.
Comincia un viaggio nel nord della penisola, nell’ area milanese, dove ha
incarichi solo di decorazioni pittoriche. A Milano, entra nella fabbrica del
Duomo un enorme fabbrica in piena attività lì, ormai vecchio, capisce che il
suo destino è l’architettura. Il passaggio da decoratore ad architetto non è
così facile, ma sa disegnare ed ha buone armi. Gli inizi della sua carriera
non sono semplici, nella corte non più di Sforza ma di Ludovico il Moro, il
quale pensa di investire in un altro campo, adatto a chi sa disegnare e che
sta diventando un fenomeno alla moda, le incisioni. Per cui la ‘Portinaia’
uno dei primi disegni realizzati di Bramante, dove vi è un tempio antico in
rovina con una prospettiva interna, sono presenti tutta una serie di dettagli
che utilizzerà nella sua carriera ad esempio il rosone con una sorta di
timone, al centro c’è una grande candelabra dove nella base è riportato il
nome di Bramante. Questa incisione viene stampata in decine di copie e
venduta ai nobili o possibili acquirenti. Ci sono quadri come quelli
provenienti da Siviglia dove è chiaro che l’incisione di
Bramante è stata utilizzata come fondale. Gli anni di Ludovico
il Moro, uomo non molto raffinato ma era un personaggio con
grandi ambizioni politiche, sono anni che porteranno allo
sfacelo l’Italia. Ma sono gli anni dove è presente un’altra figura
parliamo di Leonardo da Vinci, con B sono amici si
suggeriscono idee e si scambiano soluzioni. In questi anni
Leonardo sta esplorando il sistema dell’architettura locale
antica non romanica ma tardo antica. Uno dei primi progetti in
cui si trova coinvolto Bramante è la Chiesa di S. Maria presso
San Satiro (11) , 1478, edificio di epoca medievale che
l’architettura è chiamato a restaurare aggrappandolo ad una
chiesa basilicale dove il retaggio e la memoria che ha visto
sono state fondamentali. Chiesa dove è presente il circuito di
11
camminamento che gira sul transetto come in santo spirito di
Brunelleschi anche se qui ci sono i pilastri, non colonne. Altra caratteristica è che la chiesa non ha un
coro perché in quel tratto c’è la strada e quindi non si poté costruire il coro e quindi presenta una
terminazione piatta. Bramante allora costruisce una
sagrestia dall’altro lato e un’altra struttura centrica.
All’interno bicromia con cotto, elementi scultorei.
Bramante di fronte al problema di un fondale che
non esiste, finge una prospettiva guardando
dall’ingresso si pensa che la chiesa sia molto più
lunga rispetto alla realtà. In un incasso di circa 80
crea una profondità di circa 9 metri (questo nasce
dalla grande conoscenza della prospettiva).
11 Poi viene chiamato sempre per conto del Moro a
progettare il complesso funerario di Santa Maria delle
Grazie (12) , 1492, all’interno del quale lavorava Leonardo
poiché stava dipingendo ‘l’ultima cena’. Si tratta di lavorare
in una chieda preesistente, vi è una grande struttura centrica
collocata alla fine della chiesa per contenere sepolcri. La
chiesa iniziale era stata realizzata da pochissimo tempo dai
Solari, secondo le loro consuetudine minimaliste. Le chiese
di Milano, ad esempio, non hanno la gradonatura la navata
centrale più alta delle navate laterali per consentire
l’illuminazione. Inoltre non sono coperte con il tavolato ligneo
alla Brunelleschi ma con crociere che funzionano perché
12
scaricano solo sui sostegni colonnali in marmo che resiste,
invece la volta a botte spancia. Non
avendo illuminazione dalla navata
centrale ricevono luce solo dalle finestre
sul fianco, cioè da quelle delle cappelle
molto profonde. Bramante aggiunge una
grande tribuna. Abbiamo un tipo di
decorazione dove la policromia fa ancora
da padrone, non siamo con il marmo della
certosa di Pavia o nella cappella Colleoni
12 ma anche qui l’intonaco viene trattato con
colori nero, bianco, rosso proprio per
riuscire a coprire tutti gli spazi nell’insieme, come ad esempio l’intradosso dell’arco. Le colonne invece
sono monolitiche pseudo-corinzie e sopra il capitello non c’è alcuna trabeazione, ma appoggia
direttamente l’arco; pero c’è una parasta che arriva fino all’imposta delle crociere (qualcosa di simile
l’abbiamo vista con Francesco di Giorgio con il sistema a telescopio dove però il sistema era più raffinato
dove da una parasta più grande usciva fuori una parasta sottostante più piccola, qui invece dalla colonna
fuori esce la parasta. C’è una mescolanza di soluzioni che appartiene a tradizioni diverse, a questo
corpo che doveva finire con absidi quadrate Bramante aggiunge la gigantesca struttura composta da un
vano cubico coperto a cupola e di un sacello. La dimensione della parte cubica è completata a sua volta
da delle absidi semicircolari sui fianchi; il tutto ancora decorato in cotto e intonaco. L’opera viene
completata dopo la partenza di Bramante a Milano nei primi anni del 500 quindi la certezza che rispecchi
completamente l’idea di Bramante non c’è. Inoltre a Milano vi è l’assenza di cupole estradossate, (a
Firenze ma anche ad Urbino o Cordona, i usano grandi cupole con un’alta monta) invece qui c’è una
struttura a tetti, un tiburio. La cupola viene nascosta da falde di tetto e intorno ci sono dei corridoi
percorribili per la manutenzione e viste privilegiate dall’alto. La grande alternativa alla cupola è il tiburio
che però non ha alcuna origine solenne, appartiene alla tradizione del romanico lombardo. Per l’ingresso
viene aggiunto un nuovo portale, le cappelle dove ogni contrafforte separa una cappella dall’altra
malgrado la finestra circolare e due finestre. Presenta una gigantesca tribuna alla fine decorata più
raffinata, dove l’organizzazione di geometrie astratte cerchi, quadrati, timoni compone un disegno meno
confusionario rispetto a quello visto nella chiesa precedente. Decorazioni a rilievo, Bramante usa lo
stesso sistema utilizzato a Mantova da Alberti, cioè cassaforme cui si compongono sopra strati di
mattoni e rifiniture a intonaco. I rilievi sono fatti attraverso cassaforme a perdere e la colorazione avviene
in un secondo momento.
Bramante riesce a mantenere il dominio della struttura, forse non solo la collaborazione con Da Vinci
ma anche un rapporto con il cantiere diverso, man mano grazie ad Amadeo anche i Solari si sono
lentamente adeguati al linguaggio all’antica e probabilmente un’alleanza con queste famiglie di
costruttori che stanno realizzando il grande tiburio del Duomo a grande altezza consente a Bramante
tranquillità. Se non c’è un cantiere alle spalle competente sei finito, in questo momento Bramante
acquisisce tutta una serie di competenze che lo
rendono sicuro di sé, forse troppo perché fallirà.
Ricordiamo poi la chiesa di Vigevano (13), è
interessante il sistema porticato che doveva essere
chiuso in modo da creare l’ingresso alla cattedrale.
Bramante viene inviato a Vigevano presso Pavia, per
realizzare una piazza che viene chiamata ‘forum’,
come i grandi fori degli antichi romani, interamente
porticata. Una schiera di case totalmente decorate.
13
Insieme a Da Vinci si misurerà per il Duomo di Pavia (14) un sistema con inserimento di sagrestie e
spazi centrici ai lati del transetto un po’ come san satiro ed una cupola come
Santa Maria del fiore dove la cupola non ha le dimensioni della navata
centrale ma ha le dimensioni dell’intero corpo della chiesa dell’intera navata.
Alla fine del 400 l’esercito francese che già più volte si era affacciato in Italia,
nel 1494 era passato come un treno non trovando ostacoli; piccoli signori
dell’area genovese si erano ribellati ma erano stati sconfitti, era entrato a
Firenze a Roma. Alla fine del 400 i francesi ritornano e conquistano il
Ducato di Milano. Molti artisti sono costretti ad andarsene a scappare ad
esempio Leonardo e Bramante, Leonardo non trovò signore che gli consentì
14
di continuare i suoi studi bizzarri oggetti sospesi nel vuoto o elicotteri, andrà
poi in Francia.
Se ci spostiamo invece verso Venezia, vi è una forte e radicata trazione
locale orientaleggiante. Il Duomo di San Severino tipo di soluzioni comuni,
terminazioni a semicerchio e timpano semicircolare in alto (come fa Alberti).
Poi parliamo anche della Chiesa di Santa Maria dei miracoli elaborata da
uno sculture di nome Lombardo che proviene dalla Lombardia, decorazioni
con marmi e geometrie astratte, nel timpano semicircolare c’è il sistema (
che ricorda gli antichi telefoni a muro) ripreso da Bramante in quello stesso
periodo anni 80 in Santa Maria delle grazie. I maestri stanno importando
da Milano delle formule decorative ed estetiche che piacciono molto anche
14
a Venezia. L’ospedale di [Link] accanto
alla chiesa San Zanipolo (15) ci sono tutta
una serie di finte prospettive sulla facciata
ottenute con gli intarsi in marmo
riproponendo quello che Bramante fa a San
Satiro. Un rinascimento senza l‘antico con
sovrapposizioni e connotazioni di natura
politica.
Nel momento in cui nel 1453 Costantinopoli
cade Venezia pensa di essere la depositaria,
15
perché molto profughi si rifugiano lì, per un
lungo periodo Venezia è la nuova Bisanzio e quindi compaiono tutta una serie di chiese neo-bizantine
o che mescolano, sperimentazioni un po' gotiche e un po' bizantine. Ad esempio la chiesa di San
Zaccaria (16) ha colonne all’antica su degli altissimi fusti di base poligonale, coperture anticheggianti (
le coperture a Venezia non possono essere né come quelle di Firenze né di Milano perché il sottosuolo
essendo ignifugo quindi si fa in legno o mattoni) oltre al
catino c’è anche il deambulatorio gotico tutto coperto
con volte a vela. Le finestre aprono dalla sona del coro
verso il deambulatorio. Primo caso in cui avendo il
deambulatorio composto da campate trapezoidali la
copertura avviene con volte a vela deformate ma ben
calibrate. Per il completamento della facciata interviene
Codussi o Coducci, viene da Bergamo e porta novità
nell’ambiente veneziano. Non c’è niente di nuovo dal
16 punto di vista complessivo della chiesa ricorda ancora
la cattedrale di san Severino con agganci
semicircolari ad arco di cielo, non c’è subito
una composizione geometrica percepibile
ma una sovrapposizione di scatole che alla
fine affastella l’insieme come avviene un
po’ nella Certosa di Pavia. Quindi si
montano pezzi senza vedere se ci sia un
disegno complessivo che li rendi equilibrati,
siamo molto lontano dalle chiese di Alberti
a Mantova sia [Link] che [Link].
16
San Michele in Isola (17) Coducci pensa di rivestire
la parte basamentale con un finto bugnato cioè la
pietra vistrea viene trattata come se si trattasse di un
rivestimento come ha fatto Francesco di Giorgio su un
fianco del Palazzo Ducato. Questo bugnato con linee
orizzontali spezza l’importanza delle paraste. Anche
nei palazzi civili ha risultati importanti ad esempio
nel Palazzo Corner Spinelli (18) usa sempre il
bugnato a piano terra e usa le grandi bifore articolate
secondo il principio veneziano perché questi palazzi
17
non hanno cortili si affacciano sull’acqua direttamente
e hanno bisogno di illuminazione per il grande salone nella parte centrale; nella parte centrale c’è il
raddoppio delle cupole e c’è un ordine che serve a scandire le estremità (qualcosa del Palazzo Rucellai).
Le facciate però difficilmente potremmo classificarle all’antica come rinascimentali perché queste bifore
sono della stessa forma e dimensione di palazzi precedenti presenti nel canal grande. Il Palazzo
Vendramin Calergi (19) qui l’ordine è addirittura più
grande; il sistema binato viene sostituito da un univo
ordine nella parte centrale per permettere
l’addensamento delle finestre nella parte centrale.
Discontinuità per l’inserimento degli ordini architettonici
ma un’assoluta continuità di tradizione rispetto
all’organizzazione di muri e finestre all’interno dei
paramenti delle facciate. Venezia non si presenterà più
18 come nuova Bisanzio ma come nuova Roma
repubblicana quindi sarà costretta a cambiare
repertorio. Ha grandi cantieri ma una vicenda
architettonica priva di protagonisti la maggior parte delle
opere sono anonime. Questo vale per esempio per
il Palazzo Venezia (20) costruito per il
Cardinale Barbo, una storia complessa, si tratta di due
campagne di costruzione che riservano tutta una serie
di elementi che appartengono ad una tradizione non
classicista ad esempio l’uso delle finestre crociate che
vengono dal sud della Francia da Avignone.
19
Quest’ultime vengono rese più all’antica con
scritte o frammenti di trabeazione. L’atrio è una
citazione anticheggiante che presenta una
volta ribassata cassettonata come avrebbe
fatto Alberti a Mantova. L’atrio non deve
configgete con il solaio sovrastante quindi si
attrezzano per tali realizzazioni. Anche per le
chiese si può notare un accostamento alle
20 fabbriche di Alberti come Santa Maria Novella
per l’uso delle volute completate nel 600 ( struttura morbida che
legava la struttura laterale alla facciata e con risalti di travertino
inseriti capitelli basi ecc) rinuncia alla colonna per avete un
maggiore accostamento alle strutture all’antica romane, cioè
pilastro dove sono appoggiate semi colonne, piccole al di fuori
della navata e grandi dentro la navata . Quindi un fascio di 4 Semi
colonne uguali coma a Pienza ma rispettando la formazione della
struttura a 3 navate degradanti, la parte centrale è più alta ed ha
delle finestre. Il tutto poi coperto con volte a crociera prive di costoloni. Ancora più vicino al modello
albertiano di Santa Maria Novella è la chiesa di Sant’Agostino dove c’è non solo l’uso delle volute con
il flesso ma anche la decorazione a risalti (ricordiamo il sistema con i quadrati e decorazioni policrome)
qui è ottenuto tutto su una stessa struttura materica ovviamente con meno armonia e attenzione
all’equilibrio complessivo si nota nell’attico a forma di trapezio che c’è tra il piano superiore ed il primo
registro. L’opera più importante di questa stagione è il Palazzo Riario committente cardinale, Palazzo
gigantesco su un isolato a trapezio che distrugge
una basilica romana antica sfrutta le colonne per
realizzare un cortile colonnato. Presenta una
facciata interamente rivestita a lastre, simile a
palazzo rucellai perché la griglia è rispettata non
come fa coducci. Per molto tempo si è attribuito ad
Alberti ma è impossibile perché è stato cominciato
almeno 20 anni dopo la sua morte.
Altra caratteristica che evidenzia la struttura è che a
differenza di palazzo rucellai il ritmo è molto
complesso, lì avevamo laradte che incorniciavano le finestre qui invece abbiamo una sorta di traviata
ritmica dov’è c’è finestra tratto di muro .. abab. Infine sul lavoro del rivestimento viene fatto con lastre
che hanno dimensioni grandi e che possono occupare anche tre piani, si tratta quindi di comporre un
puzzle dove le linee orizzontali comandano e alla fine si ottiene il disegno complessivo. Il rivestimento
è quindi ancorato ad una muratura fatta di intonaco. L’interno richiama molto Urbino, infatti si pensa che
l’artefice sia un architetto di Urbino o che abbia lavorato alla corte di Urbino. In fiorentino mandato da
Lorenzo dei medici era andato a rilevare il palazzo di [Link] rapporto è ancora più evidente con l’ultimo
piano le paraste e mattoni a vista.