Parte prima
L’identità post-moderna della pedagogia generale
Di Franco Cambi
CAP.1= Un sapere sotto inchiesta: ma da tutelare e da rilanciare
In un’epoca lunghissima (dalla Grecia classica al secondo Ottocento) la pedagogia generale è stata tutta la
pedagogia. Con la nascita delle varie scienze dell’educazione il quadro della disciplina è mutato. Il
Novecento ha cambiato alla base le caratteristiche della pedagogia, collegandola ad altri saperi. La
pedagogia diventa lo spazio cognitivo in cui si affermano i problemi educativi che dovranno poi essere
analizzati. Per altri è la sintesi delle scienze dell’educazione, contenitore di molte pedagogie a seconda dei
problemi. Per altri ancora, è invece il dispositivo che deve attraversare tutti i settori del pedagogico,
mettendo al centro l’oggetto comune: l’educazione e la formazione. Questi sono i concetti chiave di questo
sapere, che hanno statuto riflessivo (critico).
La pedagogia generale è tutto questo, si pone ancora oggi come l’ambito primario e chiave della pedagogia.
Lo stile è riflessivo e critico e permette alla pedagogia generale di svolgere il ruolo di orientatore di massima
(di avvio e di sintesi a tutte le scienze dell’educazione “regolativa”). La funzione è quella di raccordare la
pedagogia (sapere di saperi) al suo focus oggettuale e al suo stato fenomenologico e culturale.
La pedagogia generale ha quindi un ruolo sia generativo, sia regolativo dentro i saperi della pedagogia e
così li accompagna e sostiene. Il discorso critico si lega alla filosofia come sapere che discute i fondamenti
di saperi.
Possiamo sintetizzare:
1. La pedagogia generale ha una precisa funzione: generativa e regolativa;
2. ha una precisa identità critica (=filosofica);
3. esercita la critica sull’oggetto (=educazione/formazione);
4. essa deve permanere al centro della pedagogia e dei suoi saperi in quanto esercizio di sintesi (critica),
di legittimazione (critica), di focalizzazione (critica).
5.è il settore chiave della pedagogia che ne custodisce la ricchezza, la complessità, il senso, ne ridefinisce
la svolta subita rispetto al passato, che l’ha resa “preambolo” , “sintesi”, “esercizio trasversale” dentro i
saperi delle scienze dell’educazione.
Ma nella congiuntura storica attuale come viene considerata la Pedagogia Generale?
(Con congiuntura si intende la tecnica, il dominio, la funzionalità del sistema socio-economico).
In tale contesto di efficienza e di funzionalità(oggi con la globalizzazione) la pedagogia generale viene
emarginata. Si è aperto un dibattito (quaestio). Si riporta la pedagogia generale, solo a “preambolo”(sorta di
introduzione prima dell’inizio), da superare in breve tempo passando ai dati delle scienze. La si dichiara
superflua. La pedagogia generale scompare e tende a scomparire,
la sua identità riflessiva pertanto va legittimata, potenziata e definita. Nonostante ciò, la pedagogia
generale continua ad essere un po' il centro dei saperi dell’educazione. Un centro critico perché coordina
tutti i saperi educativi al loro focus l’educare e/o il formare. Discute di tutti i problemi educativi formativi in
modo costantemente critico. Ha un ruolo generativo e un ruolo regolativo.
Quattro significati della parola ‘’educazione’’
a. educazione come istituzione;
b. educazione come azione;
c. educazione come contenuto;
d. educazione come risultato.
EDUCAZIONE COME ISTITUZIONE= in un insieme di Paesi o in un periodo storico particolare è l’insieme delle
strutture che hanno lo scopo di educare gli alunni;
EDUCAZIONE COME AZIONE= (significato più utilizzato nel 1950). La sua definizione è utilizzata da Durkheim
che afferma che l’educazione è l’azione esercitata dalle generazioni adulte su coloro che non sono ancora
pronti per la vita sociale. L’obiettivo è spingere il bambino verso la società. Quindi l’educazione e i metodi
utilizzati devono essere cambiati continuamente in relazione al cambiamento costante dell’uomo e della
società;
EDUCAZIONE COME CONTENUTO= corrisponde al ‘’curricolo’’, e fa riferimento all’insieme delle conoscenze
da acquisire;
EDUCAZIONE COME RISULTATO= implica l’uso di tutte e 3 le educazioni
Scuola di Francoforte
Negli anni Sessanta e Settanta vi sono ulteriori sollecitazioni per quanto riguarda la pedagogia generale da
parte della Scuola di Francoforte. Negli scritti ‘’francofortesi’’ vi è il nesso(collegamento) tra istanza critica e
slancio utopico.
Teoria critica= si contrappone alle forme tradizionali, opera all’interno di coordinate storiche. Coglie le idee
nell’ambito della ‘’totalità’’, si configura in termini pedagogici. La dimensione critica rimanda all’esigenza di
una formazione cognitiva ed etica (valori) fondata sulla cultura artistica e filosofica.
Teoria utopica= rimanda all’esigenza di una formazione proiettata ‘’oltre’’ i valori della società attuale.
Nelle opere di Herbert Marcuse, in particolare Eros e civiltà (1955) e La fine dell’utopia (1967) viene discussa
l’istanza della psicoanalisi di Freud e il superamento del ‘’principio di realtà’’. Mentre per Freud la
repressione è essenziale per la sopravvivenza della civiltà, per Marcuse la repressione (in psicoanalisi il
termine fa riferimento all’impedimento volontario della soddisfazione di un impulso) è funzionale solo a un
tipo di società, cioè quella capitalistica (società basata sullo sfruttamento della forza lavoro e sull’accumulo di
denaro) e il ‘’principio di realtà’’ si trasforma in ‘’principio di prestazione”, in base al quale l’individuo è
costretto a rinunciare alla libera istintualità. La prospettiva utopica deve procedere alla liberazione delle
energie al servizio del ‘’principio di prestazione’’. Ciò comporta il capovolgimento dell’assetto educativo e si
punta su un’educazione estetica.
CAP.2= Problemi, teorie, modelli e.. dibattiti: le frontiere della pedagogia generale
La pedagogia si articola intorno a tre nuclei: problemi, teorie e modelli. Emergono diversi problemi, che si
nutrono delle scoperte della psicologia. L’obiettivo più alto è l’Intercultura. I problemi devono essere
analizzati in prospettiva pedagogica.
Caratteristiche chiave della pedagogia attuale si divide in due aspetti:
1) Rosa degli attuali saperi dell’educazione in costante sviluppo
-Si sono moltiplicati con l’avvento dell’istruzione di massa. Al centro dello schema non è più posizionato
l’educatore. Perché il sistema formativo funzioni gli operatori educativi pratici di ogni tipo e di ogni livello
devono saper parlare un linguaggio comune e devono essere sufficientemente competenti nei vari settori. Lo
schema vuol mostrare che la proliferazione delle scienze dell’educazione non deve emarginare l’insegnante;
2) Aspetto intenzionale della pedagogia sia come sapere che come pratica
- È l’Intenzionalità come scoperta più importante della fenomenologia. L’intenzionalità ha tre caratteristiche
fondamentali: CENTRALITÀ, ANTINOMICITÀ E PROBLEMATICITÀ. Intenzionale è la coscienza, la percezione, il
pensare, l’agire, ogni atto umano è intenzionale. L’Intenzionalità è la categoria chiave della fenomenologia. (È
un contrassegno specifico della pedagogia sia a livello teorico che pratico. L’intento fa parte del pensare la
formazione).
CAP.3= Ottica della formazione e ‘’soggetto postmoderno’’
La pedagogia generale da un lato è legata alle scienze dell’educazione dall’altra ad una riflessione educativa.
Nelle scienze dell’educazione essa ha un ruolo di interpretazione intenzionale. Che cos’è la formazione? È il
processo di crescita, sviluppo, orientamento personale che fa del soggetto quello che è, col suo carattere, le
sue vocazioni, i suoi obiettivi. È un processo che si basa sulle scelte interiori del soggetto (scelte personali),
che riguarda la sua vita interiore che lo apre al superamento della propria materialità (legata alle agli oggetti)
in direzione della sua spiritualità. La formazione è lo sviluppo del soggetto nella sua umanità che cresce nella
costante mediazione tra coscienza individuale e oggettività culturale (La formazione è un processo che
deriva dalla collaborazione tra la coscienza del soggetto e l’oggettività culturale). Mediazione
(collaborazione) che si qualifica come conoscenza appassionata, capace di arricchire e sviluppare il soggetto.
La nozione di formazione è stata un elemento fondamentale della pedagogia, adottata da Socrate.
Ogni uomo è chiamato a conoscersi, a prendersi cura di se stesso. Pertanto Socrate ci espone il concetto
della PAIDEIA (termine usato da Socrate per definire la parola “formazione” usato nell’antica Grecia, in
particolare da Socrate “TERMINE INVENTATO DAI PRIMI PADRI DELLA CHIESA, TERMINE CRISTIANO”) che
viene poi rilanciata durante il rinascimento tra l’Italia e l’Europa. Infine, viene trascritta in tedesco con la
nozione di BILDUNG, termine che fa riferimento alla formazione dell’uomo. In che rapporto sta la
formazione con l’educazione? La formazione implica il possesso di una cultura che porta alla inculturazione
(possesso di una cultura, a partire dal linguaggio, dalle regole, dalle credenze comuni) e all’apprendimento
(tecniche, saperi in nuovi contesti). La formazione prevede inoltre la socializzazione (Per crescere devi
socializzare). L’educazione sta alla base della stessa formazione, se non c’è l’educazione non ci può essere la
formazione. Tra educare e formare c’è differenza: l’educazione è sociale (integrazione dei soggetti) la
formazione è personale (formazione dell’io come soggetto-persona) però per formare una persona è
essenziale l’educazione e quindi la socializzazione.
CAP.4= La costruzione di teorie di riferimento
Uno degli ambiti più densi di elaborazione sta nella costruzione di teorie: quadri generali e/o modelli capaci
di orientare l’oggetto (oggetto di studio, materia, fenomeno, evento ecc…), tale è il ruolo delle teorie. Esse
leggono e interpretano settori o momenti del fare educazione/ formazione. Le teorie si offrono come
strumenti dell’agire e la loro potenza viene sottolineata da Karl Popper e Bachelard. Popper poneva la sua
attenzione su come l’osservazione dipende sempre da teorie fatte dalla mente dello scienziato. Si tratta di
teorie scientifiche ma anche di prospettive e di nuove visioni del mondo.
Bachelard, invece, poneva la sua attenzione sullo ‘’spirito scientifico’’ che si sofferma nel suo sviluppo, su
passaggi non lineari, ma delle vere e proprie rotture. La pedagogia è terreno di incontro e scontro tra le
diverse teorie pedagogiche: vi era già un confronto attivo ai tempi di Socrate e Platone. Socrate critico
dell’ethos ( stile di vita, rivolto ai cittadini per stimolarli a vivere una vita connessa alla vita interiore, ovvero
la propria connessione con l’io interiore).Platone esige a capo della città cittadini saggi e sapienti (i filosofi),
al fine di creare una “Città sana” .Le teorie emergono dal politico, dal sociale, dalle scienze. Una prima fase è
caratterizzata da una critica della pedagogia e da una critica dell’istituzione scolastica.
CAP.5= Paradigmi-guida per le teorie attuali: complessità, differenza, ecologia ecc..
Le teorie guida di oggi sono quelle connesse alla complessità, alla differenza, all’ecologia. Sono teorie che
assumono una funzione relativa della stessa identità attuale del pedagogico.
TEORIE DELLA COMPLESSITÀ
Sono teorie generali e/o interdisciplinari che emergono dalla riflessione scientifica, da quella epistemologica
(studio filosofico della conoscenza della scienza che studia i principi della scienza stessi)) e da quella filosofica.
La complessità si è imposta nell’epistemologia pedagogica ponendo in luce la varietà del linguaggio della
pedagogia (quanto la il linguaggio pedagogico sia complesso).
La formazione è un processo discontinuo e sempre problematico e va pensato come complesso. Un
imperativo (obbligo) educativo del nostro tempo è quello di “formare alla complessità”: nell’uso della
mente, nella gestione dell’Io, negli stessi processi di apprendimento nella cultura attuale.
TEORIE DELLA DIFFERENZA
Esplose nella cultura del 900, attraverso le scienze umane o tramite la psicoanalisi (che ha spiazzato l’io-
coscienza attraverso il riconoscimento l’inconscio). Attraverso la filosofia (con Nietzsche, Heidegger,
Lefebvre). Attraverso il femminismo (che ha posto il bisogno di pensare all’uomo in modo duale, facendo
valere oggi i modelli comunicativi al femminile).
TEORIE DELL’ECOLOGIA
L’ecologia è lo studio bio-ambientale che, nel corso degli ultimi cinquant’anni, si è fatta paradigma culturale
generalizzato e applicato a vari ambiti dell’esperienza e della conoscenza. L’ecologia è un modello di cui la
cultura attuale ha sempre più bisogno. La pedagogia ha il compito di promuovere l’educazione ambientale
(La pedagogia deve cercare di spingere la società verso un’educazione ambientale, l’ecologia è un vero e
proprio modello che la società deve seguire).
Esistono tre paradigmi principali riferiti all’ecologia: -Relazione tra soggetti, l’uso dei media e la stessa
socializzazione. Accanto a questi tre paradigmi se ne collocano anche altri: come quello legato alle teorie
della tecnica (Che fa riferimento alla formazione\formazione basata sull’utilizzo di tecniche sempre più
complesse e sofisticate) o quello connesso alle teorie del soggetto (che sta (soggetto, “NOI”) cambiando
negli anni a venire).
CAP.6= Lo stile ‘’saggistico’’ della pedagogia generale
Fare pedagogia generale significa dar vita ad un discorso critico che fa riferimento ai problemi affrontati e
alle soluzioni proposte dalle scienze dell’educazione. La pedagogia si focalizza sull’educare/formare, essa
rilegge i problemi in modo riflessivo e teorico, li discute e li ridiscute senza sosta.
Il discorso della pedagogia generale è un discorso filosofico.
Anche il discorso metafisico è importante in pedagogia perché essa è attraversata dai risultati delle scienze e
perché l’educare/formare ha una sua base empirico-pragmatica (Base fondata su dei dati raccolti tramite
l’esperienza e applicati alla vita reale)che non reclama letture dogmatiche (qualcosa che si deve prendere per
vero senza prove tipo la fede, Dio) ma problematiche con delle certezze. Importante è stato anche il modello
matematico che crea un tipo di discorso basato sull’evidenza dei principi e sulla deduzione delle
conseguenze (si basa sull’evidenza, su dei fatti accaduti, provati )
Ma importante è il modello saggistico.
Il saggio è un tipo di discorso critico/metacritico, aperto, che chiude il discorso sempre in modo probabile e
provvisorio (non posso assegnare una fine certa, si può pensare a tante conclusione probabili ma non si
hanno certezze). È un discorso interpretato da vari filosofi come Montaigne, Schopenhauer. Il saggismo è
cresciuto soprattutto nel Novecento. A tale discorsività filosofica si lega la pedagogia generale (Pedagogia
generale e saggismo sono legati in quanto la pedagogia generale incorpora in sé la filosofia dell’educazione).
La pedagogia generale discute secondo uno stile critico, quindi filosofico, poiché è la filosofia la forma più
radicale di pensiero critico. Secondo il modello saggistico, si tratta di una filosofia che discute, ricerca,
affronta liberamente la discussione senza vincolarsi al dimostrare o al fondare.
Aspetti formali del saggio:
IL LAVORO NEL CONCETTO= Il saggio ruota intorno ad un’idea ma la svolge attraverso una serie di
mediazioni (di punti in comune)in modo da porre in evidenza la costruzione circolare e circocentrica (moto
circolare dove si ritorna sempre allo stesso punto).
L’”AGENTE” IN SITUAZIONE= Nel saggio chi pensa è un ‘’Io’’, attorno cui ruota interamente l’opera. L’iter
(percorso) del saggio muove da un centro-vissuto ma si trama di altri vissuti (Il saggio parte da un tema
iniziale per poi inserire altri argomenti). Il saggio è informale (non usa termini elevati, aulici)
IL PENSIERO INTERPRETANTE= Il pensiero informale (non è un pensiero aulico, complesso) risulta definibile
come pensiero interpretante (circolarità dell’interpretazione, incompletezza, tensionalità “erratica”,
l’interpreta l’altro)
I PERCORSI STELLARI= Il saggio, al suo interno, mette in moto percorsi di riflessività e di argomentazione che
vanno in ogni direzione liberamente dando al saggio un’identità logica.(Riflessioni su argomenti importanti
che seguono una logica dando vita ad una concretizzazione al saggio)
LA VERITÀ IN MINORE= La verità a cui guarda il saggio è una verità erratica (che si muove, sposta, cambia),
progressiva, senza traguardo e mai garantita. Nel saggio l’indebolimento della verità è, ancora, un connotato
basico (Non si ha la certezza che quello che viene esposto nel saggio è vero).
Cap. 7 Il modello educativo/formativo del e per il nostro tempo
Un altro compito della pedagogia generale è quello di mettere a fuoco qual è il modello educativo e
formativo più adeguato. Quale educazione e formazione può essere riconosciuta come la più efficace nel
tempo secondo il NIHILISMO?
Il NIHILISMO è inteso come liberazione, possibilità, rinnovamento e scoperta. Il Nihilismo è anche la
condizione di apertura e valorizzazione del soggetto, nella sua capacità creativa e nella sua libertà. Il
Nihilismo esige l’impegno dell’io rispetto a se stesso e da lì il rispetto per gli altri. La società aperta ha
quindi il bisogno di soggetti liberi e coltivati nella propria umanità. Il modello educativo più idoneo è quello
del soggetto-persona come singolo e come coscienza personale.
Ciò vale in particola per i giovani, ma anche per tutte le età fino alla vecchiaia.
Cap. 8 Costruire la “forza del carattere”
Il soggetto che si forma deve essere un soggetto responsabile, capace di comunicazione e deve essere
dotato di carattere, della “forza del carattere”, ma di un carattere inteso come identità personale
disponibile a stare con gli altri e a orientare se stesso, a qualificarsi in senso sociale, dialogico, ecologico. Il
carattere è vocazione, coscienza di sé, volontà di essere se stessi, agire nel mondo secondo un progetto.
Come sviluppare questo carattere? Risvegliando sempre più soggetti alla cura di sé, risvegliandoli ad
esercitare anche la capacità dialogica, risvegliandoli a coltivare il carattere. Questo risveglio è etico
(riguarda i valori) ma secondo un iter (percorso) che ha caratteri estetici (darsi forma, una crescita continua
che porta alla creazione di una personalità, la propria). Il pedagogista post-moderno dà rilevanza al proprio
carattere coltivandolo, costruendo sé stesso. Ma come allenarsi a tale esercizio?
Centrale è il contributo della famiglia come luogo primario in cui il carattere si forma. La scuola è
importante perché apporta la cultura, inoltre scuola deve essere capace di trasformarla in competenza ma
anche di essere cura sui (cura di sé, termine greco) come offerta di vocazioni con cui darsi forma (esempio:
Se tu vuoi diventare un medico di dai forma per arrivare al tuo obiettivo, quindi ascolti la tua vocazione).
Anche i media che sono dei fattori di omologazione(Cerchiamo tutti di essere come gli altri attraverso dei
modelli di riferimento) e irretimento (imprigionamento psicologico e affettivo) sociale, ma sono anche
possibilità di creatività, di miscelazione di linguaggi, di spostamento di punti di vista e quindi capaci di
sollecitare la formazione. Un altro fattore importante è la socializzazione e le sue diverse agenzie, in
quanto tale esperienza forma il carattere non solo inteso come controllo di se stessi e capacità di resistere
alle difficoltà ma come un test delle proprie capacità di costruire rapporti e relazioni. La pedagogia guarda
oggi al carattere come dispositivo-chiave della formazione.
Cap. 9 L’”assoluto” della pedagogia e la vigilanza sul proprio “senso”
La pedagogia è una scienza sociale che prende in cura, nella società, proprio i soggetti e si propone di
svilupparli il più possibile come individui-persone, autonomi, consapevoli, più liberi.
Educare, invece è liberare e promuovere, è far uscire da condizionamenti, è rendere ogni soggetto
protagonista della propria formazione facendola divenire autoformazione (non ti omologhi ma hai una tua
formazione personale).
L’ottica di libertà ci è stato ricordata, nel 1996, da Raffaele Laporta, che nel testo ‘’L’assoluto pedagogico’’
ha posto l’accento sulla ‘’libertà dell’educazione’’. La libertà è garantita dalla connotazione
dell’anthropos (caratteri fondamentali dell’uomo, tipo parlare, parlare ecc..). A livello di crescita fisica la
pedagogia e l’educazione devono farsi interpreti netti e consapevoli. Il principio di libertà si è poi
manifestato come il motore stesso della vocazione (obiettivo) emancipativa (lottare per un tuo diritto o
crescita) della pedagogia. La pedagogia generale ha quindi posto in chiaro il senso dell’educazione. Da
Dewey a Gramsci, da Don Milani a Maria Montessori. Voci diverse ma accomunate dall’educare e dalla
libertà dell’emancipazione. La pedagogia generale si manifesta come l’area di ricerca in cui vi sono il senso
e la norma dell’educare. La libertà è mossa dall’emancipazione di sé e degli altri.
Cap. 10 Un sapere/agire sempre più socialmente imprescindibile
La ricchezza della pedagogia generale mette in luce anche un altro aspetto chiave dell’educazione,
l’aspetto legato al ruolo determinante che l’educazione ha in ogni società: quello della trasmissione dei
saperi, tecniche, valori, costumi, regole. L’educazione permette la sopravvivenza e la crescita della società
e lo fa formando le giovani generazioni e custodendo la tradizione. La pedagogia tutela la trasmissione
della cultura, lo sviluppo, la libertà. Dewey, è stato interprete/guida della pedagogia del ‘900 cogliendone
il ruolo e la funzione attuale, sociale, politica, individuale. Da qui la pedagogia si afferma oggi come attore
sociale capace di gestire le continue trasformazioni del tempo presente e di dar vita ad un’autentica
democrazia progressiva, di far vivere i soggetti nella dimensione della “cura di sé”. L’educazione si è fatta
sempre più centrale tramite Internet, ma anche la pedagogia come sapere critico si fa centralissima
tramite i media e tutto il resto.
Pedagogia critica=Si tratta di una pedagogia incentrata sulla filosofia e sulle scienze che rende il pensare
più riflessivo e più costruttivo a livello sociale. L’educazione è l’attività fondamentale in ogni società.
Parte seconda
Struttura e funzione della pedagogia
Cap. 11 A partire dall’educazione
L’educazione costituisce l’insieme degli strumenti necessari per garantire tale trasmissione, ovvero i saperi.
Nell’Età del Neolitico (8.000\3.500 a.C.)si assiste ad una vera e propria azione culturale che coinvolge
l’educazione. Vengono sviluppati i luoghi di apprendimento/addestramento. Con le grandi ‘’società
idrauliche’’ (civiltà dove ogni membro svolgeva diversi compiti, chiamate idrauliche perché le prime civiltà
venivano chiamate fluviali ovvero costruivano opere di canalizzazione e irrigazioni essendo vicino una fonte
d’acqua, la prima civiltà ad assumere questo nome fu proprio la Mesopotamia)si sviluppa l’apprendimento
per imitazione e l’educazione si afferma processo di trasformazione.
Nell’Estremo Oriente e nel Medio Oriente l’educazione antica è tradizionale ed è divisa in classi sociali,
organizzata in scuole separate ed esclusive (chi era più ricco apprendeva chi non aveva i soldi non andava a
scuola o se andava l’educazione era più povera).
Invece nella Mesopotamia l’educazione si incentra principalmente sulla scrittura. Nasce la figura dello
SCRIBA (l’insegnante) e, inoltre, l’educazione viene divisa tra famiglia e scuola ed era più diffusa nelle classi
sociali.
Inoltre secondo la cultura fenicia è una cultura legata allo sviluppo delle conoscenze tecniche con processi
educativi in cui predominano la sacralizzazione dei saperi e l’organizzazione pragmatica (mettere in
pratica, quindi in questo caso “organizzazione pratica”) delle tecniche.
Invece con gli Ebrei, la scuola è organizzata intorno all’interpretazione della Legge all’interno della
sinagoga (tempio in cui si prega) basata principalmente sulla religione.
Percorsi di lettura
L’educazione costituisce l’insieme di quegli strumenti necessari per garantire la trasmissione delle
conoscenze e dei valori che le varie società hanno storicamente prodotto, dall’età del neolitico alle società
idrauliche, dalla cultura fenicia a quella ebraica. Il concetto di educazione assume molti significati che
favorisce lo sviluppo fisico, intellettuale e morale della persona umana.
Educazione: dal latino educare ha due origini:
Edere che si riferisce all’alimentari, nutrire la propria conoscenza facendo prevalere il senso del “nutrire”,
e perciò di allevare.
Ex-ducere, trarre fuori (togliere ,estrarre un qualcosa dalla conoscenza) quindi favorire lo sviluppo della
conoscenza.
Cap. 12 La nascita della pedagogia in Grecia: Socrate e Platone
A partire dal cosiddetto “miracolo greco” (periodo di grande crescita economica in Grecia tra 1950-1973) si
assiste a un mutamento che riguarda l’organizzazione sociale e la visione del mondo e che dirige sempre di
più nella direzione di una cultura laica (cultura credente ma che comunque non appartiene allo stato
ecclesiastico, credi ma non fai parti della società religiosa). Accanto all’educazione come pratica, viene a
disporsi la pedagogia come sapere che concepisce la paideia (termine greco per intendere la formazione\
educazione dell’essere umano) ovvero la “formazione dell’uomo greco” che giunge fino a noi, eredi diretti
di quella cultura. L’idea di educazione appare tutt’ora rappresentativa della comunità e dell’individualità
umane. La nozione tedesca Bildung rende con evidenza il senso dello spirito pedagogico greco.
La pedagogia si riferisce ad un processo rivolto a educare, istruire e formare i soggetti. In particolare, tutti i
saperi tradizionali vengono reinterpretati dalla ‘’scuola di Atene’’ (Si tratta di un’accademia fondata da
Platone ad Atene nel 387 a.C.). Questa svolta è già presente nei sofisti, a partire da Socrate e Platone.
SOCRATE (470-399 a.C)
Socrate pone sotto analisi il soggetto come attore e destinatario della crescita, interiore e dinamica
regolata dalla conoscenza/maturazione di sé. L’educazione socratica vuole rendere l’uomo libero di
decidere da solo per diventare responsabile della propria vita. Si serve di alcuni metodi pedagogicamente
connotati: ironia, aporia, dialettica, maieutica.
IRONIA= conduce l’uomo alla conoscenza mancata o smarcata;
APORIA= Quando si riflette su due ragionamenti contrari ne deriva l’incertezza e l’aporia mette in evidenza
proprio queste (concetti diversi, opposti);
DIALETTICA= discussione che spinge gli interlocutori a trovare un punto comune su un determinato tema;
MAIEUTICA= attraverso diverse domande, il maestro ‘’fa partorire’’ nell’allievo il pensiero costruttivo e la
scoperta creativa.
PLATONE (427-347 a.C.)(Allievo prediletto di Socrate)
Seguo le orme del suon maestro accedendo all’eredità socratica, egli passa attraverso la lectio(Lezione) di
Socrate e restituisce un’eccezionale modello di paideia nel tentativo di risolvere il problema
dell’educazione umana. Egli guarda all’unione tra educazione e Stato e al duplice compito pedagogico-
politico di una “umanizzazione” dello Stato e di una “statalizzazione” dell’educazione poiché pedagogia e
politica dipendono l’una dall’altra. Individuo e Stato rappresentano unità differenziate e la loro struttura
continua richiede un adeguato collegamento. La pedagogia platonica non si concentra solo sull’istruzione e
l’insegnamento, essa mira, piuttosto, ad allontanare l’uomo dal mondo apparente(Platone distingue due
mondi diversi:-il mondo sensibile ovvero quello reale ed esistente e quello apparente che presenta
caratteristiche opposte , basato sulle apparenze) e dalle opinioni mutevoli per condurlo all’autenticità della
conoscenza, che secondo Platone si trova nell’attività della ragione e nel primato del THEOREIN (termine
Greco che significa osservare, contemplare ecc…).(Secondo Platone la conoscenza si può trovare tramite la
ragione e l<’osservazione).
Percorsi di lettura
Con la cultura greca la pedagogia si sviluppa come la teorizzazione di quel processo rivolto ad educare,
istruire, formare i soggetti. Socrate e Platone inaugurano una stagione rinnovata e fertile che concepisce la
paideia: formazione dell’uomo che giunge fino a noi.
Cap. 13 L’identità filosofica della pedagogia
La pedagogia è diventata parte integrante dell’universo culturale dei saperi, razionali e scientifici. Dopo il
modello socratico-platonico, con l’enciclopedia dei saperi progettata da Aristotele, si assegna alla
pedagogia un preciso significato. Essa, infatti, viene definita da Aristotele come il punto d’incontro tra etica
(valori dell’individuo) e polita, in quanto si tratta della formazione di un individuo che è attivo nella società
e allo stesso tempo responsabile e libero.
ARISTOTELE
Connotare filosoficamente il discorso della pedagogia significa assegnarla a un lessico che risale a una fase
storico-culturale ha ispirato quell’”ismo” filosofico (Il suffisso ISMO serve per ricollegare alcuni termini in
chiave filosofica. Esempio: Idealismo, positivismo, esistenzialismo, Marxismo). Ciò sottolinea lo stretto
collegamento tra pedagogia e filosofia e la dipendenza tra pedagogico al filosofico (Tra i due c’è un
collegamento).
Percorsi di lettura
La filosofia può occuparsi del problema dell’educazione e applicarsi alla pedagogia a tal punto che essa
(secondo Giovanni Gentile) può essere considerata come “scienza filosofica” che rientra nel dominio della
speculazione (indagine) filosofica.
Cap. 14 La svolta scientifica
Dalla seconda metà del ‘900 (1950\2000) il collegamento pedagogia-filosofia è stato sottoposto ad
un’analisi critica. Nascono, pertanto, tante posizioni antifilosofiche, critiche e decostruttive rispetto alla
posizione precedente.
Quindi, nella seconda metà del XX secolo, vi è un passaggio alle scienze dell’educazione (psicologia,
antropologia, biologia ecc…). Si tratta di un passaggio epocale. Si passa dalla pedagogia alle scienze
dell’educazione, e la pedagogia viene “messa da parte”.
Le scienze dell’educazione hanno, pertanto, un ruolo importante nella creazione del concetto di
formazione, educazione e istruzione.
Definizioni:
Formazione: processo personale, storico e sociale.
Educazione: formale, informale, non formale.
Istruzione: è il compito primario delle istituzioni pubbliche.
Nasce la necessità di miscelare “ecologicamente” la complessa storia dei saperi pedagogici tramite la lectio
deweyana (lezione deweyana), focalizzata nel contesto storico-culturale della complessità.
Secondo Dewey, l’educazione è una spirale senza fine ed è un circolo che include in sé la scienza per
elevarsi al grado di ricerca sistematica. L’educazione non deve tenere in conto solo della filosofia, ma deve
unire tutti gli altri saperi, in particolare, psicologia e sociologia.
Cap. 15 Le scienze dell’educazione
Oggi, per fare pedagogia si utilizzano diversi saperi specifici. Tuttavia, tra questi saperi c’è una profonda
asimmetria (saperi che presentano differenze) che provoca tensione.
La pedagogia generale viene intesa come dispositivo essenziale per SPIEGARE/COMPRENDERE I
MATERIALI PROVENIENTI DALLE VARIE SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, al fine di rendere questi materiali
formativi.
Per il discorso pedagogico “rottura epistemologica” (Si tratta della filosofia della scienza cioè conoscere i
principi secondo i quali la scienza costruisce se stessa) indica un cambiamento di rotta, allo scopo di
individuare nuovi punti di contatto partendo dal contributo specifico delle singole scienze dell’educazione.
Da questa rottura epistemologica deriva una doppia consapevolezza:
-il décalage(spostamento, la pedagogia è stata “messa da parte”)della pedagogia deriva dalla costituzione
di un nuovo baricentro epistemologico(da un nuovo centro filosofico-scientifico) in cui le scienze
dell’educazione governano la ricerca e l’azione.
-le motivazioni del décalage della pedagogia cadono, adottando un punto di visto riflessivo\critico riguardo
ai processi di “umanizzazione dell’uomo” (il termine umanizzazione fa riferimento ad un processo di
crescita dell’essere umano verso la disponibilità e il rispetto dell’altro, in poche parole l’uomo impara a
seguire certi valori, rispettoso, impara a seguire un’etica (valori)ecc…).
Da qui la necessità di riflettere sulle scienze dell’educazione a partire dal principio deweyano che le
restituisce come “fonti”(un punto d’origine tipo un libro, un pc ecc...) ovvero come “scienze mobili”(perché
cambiano nel tempo e devono essere costantemente ristudiate secondo un chiarimento scientifico)
Percorsi di lettura
Oggi anche il sapere pedagogico non è più un sapere unitari(sapere unico basato solo sulla pedagogia ma
adesso vengono utilizzate anche altre materie) perché si fa pedagogia attraverso il riferimento a varie
scienze dell’educazione e ad una serie di settori disciplinari extra pedagogici.
Cap. 16: La centralità della formazione oggi
Per educazione dobbiamo intendere l’insieme di quelle azioni che favoriscono lo sviluppo fisico,
intellettuale e morale della persona umana. L’educazione assume un carattere sociale, costruisce modelli
formali e funzionali. L’educazione riguarda la formazione umana, l’educazione familiare, l’insegnamento,
l’apprendimento. L’educazione però non risolve (da sola) la problematicità/ complessità del percorso
esistenziale. Il concetto di ‘’formare’’ oggi non può guardare esclusivamente a un modello di riferimento.
La formazione è la categoria più organica ed adeguata per pensare alla pedagogia.
Cap. 17 Complessità della pedagogia generale: la vocazione critica e l’ottica regolativa
Il lavoro della pedagogia è sia critico che progettuale. Accompagna le forme e i momenti del sapere e
dell’agire educativi come un’ombra di riflessività. Il ruolo che la riflessività pedagogica svolge dentro i
problemi dell’educazione, è di linea di interpretazione (ognuno da un’interpretazione propria della
problematica); i problemi vengono affrontati scientificamente attraverso un intervento cognitivo. La
vocazione (aspirazione) della pedagogia generale è quella critica, e la sua ottica è quella regolativa.
Regolativo perché coordina e orienta l’iter (percorso) di ricerca della pedagogia. La pedagogia, nel corso
della sua storia, si è sviluppata come scienza, arte e filosofia e ha sempre tenuto uniti questi aspetti. Vale
come scienza perché è un insieme sistematico di conoscenze relative all’uomo e alla costituzione personale
e sociale. È anche arte, perché corrisponde all’applicazione delle conoscenze necessarie per la
realizzazione di un progetto.
È filosofia perché anche i problemi educativi hanno delle basi speculative (previsioni senza certezze) che
collocano la pedagogia tra i saperi filosofici.
La Pedagogia è oggi un insieme di saperi che dialogano tra di loro concentrandosi attorno ad un focus
centrale (punto centrale) ovvero, la formazione del soggetto.
Proprio a causa di questa ibridazione epistemologica (unione dei saperi) derivano rischi e possibilità: Tra i
rischi abbiamo l’indebolimento del proprio statuto epistemologico (pedagogia non ha più un sapere
proprio perché si sono uniti ad essa tutti gli altri saperi) che non è unitario, fisso o immobile. Le possibilità
sono quelle di stare nel vivo del dibattito culturale, attraversando i vari saperi.
La pedagogia si occupa di quelle attività (formali, non formali e informali) che vengono esercitate allo
scopo di preparare il soggetto ad una vita completa in varie situazioni. Emerge così il problema
pedagogico; ovvero, il soggetto viene considerato in base al metodo educativo oppure alla sua stessa
istruzione, conoscenza, formazione ecc... Si tratta di una pedagogia transdisciplinare che si articola in varie
materie, poiché non si occupa più solo dell’infanzia, ma si rivolge a una serie di fasi della vita e di aree di
intervento.
La pedagogia generale si occupa in modo critico e riflessivo dei problemi dell’educazione, dell’istruzione e
della formazione raccordando vari saperi (soprattutto le scienze dell’educazione) e guardando agli
interventi educativi, scolastici e formativi da realizzare del proprio percorso formativo.
Parte terza
La pedagogia generale e le sue frontiere
Cap.18= La pedagogia come sapere teorico-pratico, plurale e complesso
La pedagogia generale costituisce un insieme disciplinare che si occupa delle teorie e delle pratiche
dell’educazione per la formazione umana. La parola pedagogia deriva da pais ( bambino), e da agon
(guidare), e indicava la guida o la conduzione del fanciullo. Nel corso dei secoli l’interesse della pedagogia
si è allargato fino ad andare a guidare tutte le età della vita. La pedagogia si caratterizza come un sapere
orientato alla progettazione per uno sviluppo connesso ai principali criteri pedagogici, che sono la libertà,
l’emancipazione, l’autonomia.
La pedagogia si è strutturata, a partire dagli anni ottanta del secolo passato (1980), come un sapere
complesso, plurale e unitario.
COMPLESSO perché rifiuta di eliminare tutte le altre discipline, scienze che la compongono, quindi rifiuta
di ridurre la molteplicità.
PLURALE perché è aperto a più metodi di investigazione, esame e di interpretazione sia in ordine alle
azioni (pratico) sia alle teorizzazioni (teorico);
UNITARIO perché ricolloca entro un quadro generale ogni frontiera dell’educazione. (tratta il contesto
dell’educazione in ogni disciplina legata ad essa sempre in maniera unitaria).
Il concetto di formazione, supera quello di educazione, perché tratta gli stessi processi educativi,
fissandone i caratteri peculiari e universali.
PECULIARI (caratteristica)perché il processo formativo è connesso ad un determinato problema o
soggetto, del quale si valorizza le caratteristiche culturali, linguistiche, cognitive e affettive;
UNIVERSALI perché la formazione viene vista come un processo formativo, che spinge verso la conquista di
una umanità più piena, libera e emancipata (diritti).
La formazione è posta al centro di ogni azioni educativa sia rispetto al soggetto sia rispetto al rapporto
dinamico (rapporto che cambia) che l’individuo stabilisce con la società. Solo la pedagogia può operare la
salvaguardia della formazione. La pedagogia rappresenta il baricentro, il punto di svolta critico con cui
interpretare il pluralismo dei settori specialistici (varie discipline). È per questa ragione che la pedagogia
generale appare come un sapere in crisi che comprende la teoria e la prassi (quotidianità) per il fatto che è
sempre tesa tra l’amministrazione del quotidiano e la tensione utopica. (un mondo, idea immaginaria
della perfezione che non può avere realizzazione nel mondo reale).