KARL MARX
Nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia di origine ebraica. Si dedica inizialmente, seguendo il volere paterno,
agli studi giuridici, studia prima un anno a Bonn e poi si trasferisce all’università di Berlino. Qui si fidanza
segretamente con Jenny von Westphalen, con la quale avrà 6 figli.
A Berlino Marx entra in contatto con il gruppo “giovani hegeliani”, conoscendo e stringendo amicizia con Bruno
Bauer. In questo contesto studia a fondo la filosofia hegeliana e si laurea in filosofia a Jena nel 1841, con la
tesi. “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro"
Nel 1842 inizia a scrivere articoli contro l’autoritarismo statale, difendendo le libertà civili. Verrà espulso dal
paese nel 1843, trasferendosi a Parigi.
Qui entra in contatto con i socialisti francesi, in particolare Friedrich Engels, con il quale stringe un rapporto di
forte amicizia e collaborazione. Sulla stessa sollecitazione dell’amico, inizia a studiare l’economia politica
classica.
Espulso anche dalla Francia nel 1845, si rifugia a Bruxelles, dove matura un distacco dalla sinistra hegeliana
tramite diverse opere, realizzate in collaborazione con Engels.
Nel 1847 aderisce al primo Congresso di Londra della Lega dei Comunisti, dove viene incaricato insieme ad
Engels di scrivere il famoso Manifesto, che uscirà nel 1848. Nel 1864 invece partecipa alla costituzione
dell’Associazione internazionale dei Lavoratori, nota come Prima Internazionale.
Nonostante ciò, Marx è sempre più interessato alle dinamiche economiche del capitalismo: dopo diverse
pubblicazioni, decide di confluire tutti i suoi scritti in merito nella sua opera principale, il Capitale, che pubblica
nel 1867.
Il suo capolavoro però resta incompiuto: muore a Londra nel 1883 e l’onere di curare le edizioni del secondo e
terzo libro del capitale sono del sempre presente amico e collega Engels.
PRINCIPALI OPERE:
1844: Manoscritti economico-filosofici
1845: La sacra famiglia o critica della critica- tesi su Feuerbach
1846: l’ideologia tedesca
1848: il manifesto del partito Comunista
1857: Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica
1867: il Capitale
CONFRONTO CON L’HEGELISMO E DEFINIZIONE DELL’ORIZZONTE METODOLOGICO
I punti di riferimento dell’evoluzione del pensiero marxista sono principalmente 3:
Hegel: Marx riprende da Hegel la concezione della dialettica come caratteristica della realtà
Feuerbach: Marx ripudia, come Feuerbach, il presupposto idealistico della dialettica hegeliana,
secondo cui la realtà è spirito che si realizza nella storia
Sinistra Hegeliana: denuncia l’astrattezza del materialismo di Feuerbach e l'incapacità dei
“giovani hegeliani” di comprendere il contesto storico e il compito che ha la filosofia di intervenire.
Tramite questi 3 punti di riferimento, Marx elabora una concezione materialista e dialettica della storia, che farà
da sfondo non solo alla sua carriera politica ma anche alle sue riflessioni sulla società capitalista.
Nella Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843), Marx analizza il metodo hegeliano, spiegando
come le lacune della filosofia politica di Hegel derivino dal meccanismo logico che fa da base all’impianto
politico. infatti, secondo Marx Hegel trascende il concreto, il materiale, e sostanzia l’astratto, l’ideale, che
diventa così il vero soggetto, relegando il finito ad un predicato.
Un esempio, sempre secondo Marx, è il rapporto tra famiglia e Stato. Hegel, anziché riconoscere lo Stato
come istituzione originata dai rapporti tra gli individui, intende lo Stato come la realtà originaria, da cui derivano
gli individui che lo compongono.
Questo rovesciamento comporta che i rapporti tra gli individui non vengono analizzati e criticati per ciò che
realmente sono, ma vengono “dedotti” da un’idea, che li giustifica perché razionale e necessaria (riferito
all’idea).
Secondo Marx, questo tipo di ragionamento impedisce ad Hegel di comprendere a fondo una sua stessa
intuizione, ossia che la società civile moderna vive di bisogni. Nella filosofia hegeliana, questi bisogni vengono
soddisfatti interamente dallo e nello Stato. Questa concezione verrà definita da Marx misticismo logico di
Hegel, ovvero la scelta di porre all’origine della realtà l’idea, che si traduce in politica in una posizione
conservativa: i rapporti tra gli individui vengono descritti e accettati come immodificabili, perché idealizzati.
Marx allora si domanda come si possa criticare lo stato hegeliano, se questo viene inteso non come il prodotto
di scelte umane ma come lo sviluppo necessario di un’idea.
Marx condivide questo tipo di obiezioni anche con Feuerbach, anche se quest’ultimo aveva limitato le sue
critiche ad Hegel sulla filosofia della natura e sulla logica.
Al contrario di Feuerbach, Marx vuole conservare il principio di contraddizione hegeliano, anzi intende
applicarlo anche al rapporto economia-politica.
Il suo strumento perciò di indagine politica è il metodo hegeliano, che però risulterà capovolto nelle premesse:
Marx riporterà il finito ad un livello superiore rispetto all’infinito.
Il metodo dialettico perciò si rivela essere un metodo perfetto per comprendere il mondo economico, inteso
come un mondo animato da forze conflittuali e contraddittorie.
Marx in seguito analizza le teorie di Feuerbach, soprattutto l’alienazione religiosa e il materialismo.
Marx riconosce a Feuerbach la capacità di aver individuato nella religione un’alienazione da sé dell’essenza
umana; ma allo stesso modo lo critica per non aver indagato a fondo.
Secondo Marx, l’alienazione religiosa è l’espressione di un’alienazione più profonda, di tipo economico-sociale.
Infatti, solo un uomo economicamente alienato e reso schiavo può trovare consolazione nella religione: questa
è la condizione dell’uomo della società borghese secondo Marx.
L’alienazione, o l’estraniazione economica, si articola in 4 aspetti:
1. Il lavoratore è estraniato dal prodotto della sua attività: egli produce oggetti che non sente
suoi, come un prodotto estraneo
2. il lavoratore è estraniato dalla propria attività: il lavoro non è più manifestazione essenziale
dell’uomo, ma è un lavoro “forzato” da necessità esterne. La forza-lavoro dell'operaio è proprietà
del capitalista, che ne dispone a suo piacimento.
3. il lavoratore è estraniato dalla propria essenza: vendendo le sue capacità lavorative, il
lavoratore perde di umanità, trasformandosi in “cosa” e subendo un processo di impoverimento
umano.
4. il lavoratore è estraniato dai propri simili: la sua nuova condizione gli impedisce i rapporti
sociali, tanto che la vita sociale si riduce alla relazione conflittuale con il capitalista.
Così come fece Hegel con la figura del servo-padrone, allo stesso modo Marx individua nel lavoro la
caratteristica essenziale dell’uomo. La grande differenza è che in un sistema economico votato al profitto e allo
sfruttamento, il lavoro diventa alienazione ed impoverimento sociale, anziché essere liberazione ed
emancipazione come in Hegel. Il lavoro, nonostante ciò, per Marx ed Engels rimane la principale distinzione tra
l’uomo e l’animale.
Feuerbach, il quale non aveva pensato ad una alienazione più profonda, crede di poter combattere l’idea
religiosa sostituendola con altre idee. Secondo Marx invece, la questione è risolvibile solo con la soppressione
della proprietà privata dei mezzi di produzione. In questo modo, l’uomo recupererà la sua essenza, risolvendo
le altre alienazioni minori (come la religione).