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Pirandello

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LUIGI PIRANDELLO

Vita e opere
1891-93: romanzo L’esclusa che aveva precedente titolo Marta Aiala (nome classico della
narrativa naturalistica), poi definita Esclusa. Già iscritto nella poetica pirallendiana , che
tuttavia non era ancora consapevole di se.
1904-1908: periodo di svolta nella sua poetica come presa di consapevolezza della sua
poetica dell’umorismo. Nel 1908 saggio L’umorismo con cui definisce la sua poetica.
Anche l’anno di pubblicazione del Fu Mattia Pascal → età delle avanguardie.
La presa di consapevolezza poetica è legata in qualche modo all’uscita, nel 1903,
dell’Estetica di Croce, con la quale il saggio sull’Umorismo polemizza.
Date importanti anche per la vita di Pirandello → aveva sempre goduto di una condizione
economica sufficientemente agiata (studi tecnici e liceali lettere, laureato su una tesi di
dialettologia di Agrigento, sposato con figlia di un socio del padre, scriveva per riviste e
conduceva vita del letterato), legato alla proprietà del padre di miniere di zolfo, che
conoscono tuttavia un tracollo nel 1903 per via di un allagamento, per cui a un certo punto
Pirandello si ritrova a dover vivere del suo guadagno. Sostiene quindi un concorso per
entrare a insegnare al Ministero portando il Saggio sull’umorismo.
Anni importanti non solo sul piano economico, ma anche su quello privato, in quanto la
moglie di Pirandello sviluppa via via una psicosi che la porta a nutrite gelosia delirante fino
a punti assurdi, consentendo a Pirandello di conoscere la follia anche da vicino, fino al
momento in cui la moglie viene internata in una clinica.

1914-18: Pirandello rimane molto coinvolto dalla guerra per motivi ideologici ma anche
affettivi privati → era nato nel 1867, in periodo post risorgimentale, dunque la sua
generazione aveva subito un periodo di pace, a differenza di quella precedente.
Conduce dunque una vita in cui non viene mai richiamato per la leva, mentre i figli vengono
richiamati per la Prima guerra mondiale e Pirandello sente una sorta di colpa e vergogna.
Per giunta, Pirandello aveva apprezzato la filosofia e l’arte tedesca, dunque anche in questo
senso è sconvolto.
Berecche e la guerra: novella molto biografica in cui il protagonista Berecchè riflette
sulla considerazione della storia (Considerazioni inattuali di Nietzsche), che si sente
andare in crisi al fronte di questa guerra e capisce che, anche come docente, quel modo
freddo ed epistemologico di affrontare storia non aveva senso.
La guerra significa anche un mutamento sociale per quanto riguarda l’avvento della
tecnica → Si gira poi chiamato nel ‘25 Quaderni di Serafino Gubbio operatore: storie
di un operatore cinematografico che si ritrova a girare una scena agghiacciante di un attore
che dovrebbe sparare alla tigre salvando in questo modo l’attrice e invece l’attore spara
all’attrice e si lascia divorare dalla tigre; Serafino rimane annichilito fino a vincere la voce
rimanendo una pura manovella che gira macchina da presa senza più la paura ->
ambientazione dea ditta cinematografica Kosmograph in cui la vita viene chiusa nelle
scatolette e catturata nelle macchine da presa e trasformata in finzione, Tutto cio connesso
con 1gm da pov sviluppo tecnica a servizio della guerra

1925-26
Ulteriore svolta nel percorso di Pirandello verso il teatro nel teatro (metateatro): Uno
nessuno e centomila. Viene a coincidere con produzione Svevo ‘23 Coscienza di Zeno
La poetica
1. Scomposizione dell’io
Pirandello comprende che quello che si pensa essere l’unità dell’io è, in realtà,
l’aggregamento temporaneo scindibile e modificabile di vari stati di coscienza più o
meno chiari. In particolare, esistono due realtà dell’io, una grande e una piccola, che sono
in continua lotta tra loro e che comandano sull’uomo alternandosi.
In Arte e scienza mette in evidenza questa questione della scomposizione dell’io.
Riprendendo Binet, afferma infatti che l’io è un aggregamento temporaneo scindibile e
modificabile di vari stati di coscienza più o meno chiari. Per comprendere questo è
importante la scienza, che deve essere di contributo sia alla letteratura sia all’estetica.
Infatti, la scienza permette che l’estetica non venga ridotta a un solo ambito e a una sola
veduta, come invece aveva sostenuto Croce affermando che l’estetica non è uno e non è
altro e sostenendo di dover scindere le varie attività dello spirito e i vari ambiti di
conoscenza, ma che possa essere un campo aperto in cui l’arte e l’estetica si costruiscano
da sé.
↪ la funzione dell’arte → la funzione dell’arte è proprio quella di svelare le
contraddizioni, le molteplici possibilità, il caos e l’assurdo dell’esistenza. La realtà è
infatti deformata dall'artificio e dalle convenzioni che l’hanno allontanata dalla
moltiplicazione dei punti di vista. L’artista deve, quindi, analizzare e scomporre la
realtà per mostrarne le deformazioni. Da questo si dedurrà che l’arte apparirà
grottesca e umoristica. Tuttavia, la rappresentazione della realtà non giungerà mai a
rappresentazioni certe in quanto non possono essere date. Infatti, la vita non
presenta la verosimiglianza che è, invece, richiesta all’arte. Tuttavia un’arte che
vuole rappresentare la vita non può essere verosimile, non essendo la vita
verosimile. Da questo si deduce che ciò che viene costruito con il fine di essere
verosimile finirà per essere finzione.

2. L’Umorismo e relativismo conoscitivo


Nel saggio, uscito nel 1908, Pirandello definisce i punti chiave e gli strumenti della propria
visione del mondo: infatti, l’arte, per rappresentare la realtà e la scomposizione dell’io, deve
affidarsi all’umorismo. Il saggio si presenta anche come polemica a Croce, secondo il
quale l’arte non deve essere collegata a una riflessione ma deve essere un passaggio dello
spirito che porta la rappresentazione di un sentimento che è generato dalla realtà stessa
senza concettualizzazioni.
Pirandello, invece, ritiene che l’arte deriva sempre da una riflessione che diventa lo
specchio del sentimento che l’arte vuole rappresentare e che analizza questo scomponendo
l’immagine della realtà facendo così sorgere il sentimento del contrario, cioè l’umorismo.
Il principio di verosimiglianza è superato dunque dalla poetica dell’umorismo e dal
relativismo conoscitivo → al determinismo dei rapporti causa-effetto, tipico del Verismo,
Pirandello oppone il principio di casualità, per il quale l’interpetazione dei fatti, sciolti dalle
consequenzialità logiche e temporale, non può essere unica e assoluta. Questo relativismo
conoscitivo porta alla moltiplicazione dei punti di vista e all’impossibilità di una
spiegazione definitiva (studi della fisica di Einstein, prospettive aperte della psicoanalisi di
Freud e Binet sui molti livelli, anche inconsci, della personalità umana).
La vita come flusso continuo
Secondo Pirandello, la vita è un flusso continuo che l’uomo cerca di arrestare fissandola
in forme stabili e determinate che corrispondono ai concetti, agli ideali a cui l’uomo vuole
sembrare coerente e alle finzioni che si crea. L’anima tuttavia mantiene questo flusso anche
oltre i limiti che vengono imposti dall’uomo nel momento in cui impone una coscienza e
in cui si costruisce una personalità. Tuttavia, in certi momenti, le forme fittizie create
crollano e tutto quello che è stato incasellato dentro degli schemi e delle costruzioni
straripa. Questo flusso è proprio sia di coloro che hanno scelto di non incasellarsi in forme
sia in quelli che hanno scelto di farlo. L’arrivo di questo flusso fa apparire una realtà diversa
da quella che l’uomo è abituato a vedere. Questa:
● fa apparire priva di senso la realtà che eravamo abituati a vedere, perchè celante di
un’ulteriore realtà
● appare orrida nella sua crudezza perché tutte le fittizie relazioni consuete di
sentimenti e d’immagini si sono scisse e disgregate in essa.
Si crea così un senso di angoscia nell’uomo che cerca di cancellarlo riacquisendo la
coscienza normale delle cose, ma non può più ritenere vera questa coscienza perché si
è scoperta essere un inganno sotto cui sono celate altre realtà a cui l’uomo non può
affacciarsi se non a costo di morire o d'impazzire.
Umorismo e scomposizione
Per rendere questa realtà nuova scoperta è necessario venir meno alle classiche
strutture del romanzo e del teatro in quanto questa realtà è contraria alla semplificazione
ideale e all’armonia con cui sono narrati i fatti nei romanzi tradizionali. È, invece, necessaria
quella ricerca dei particolari più intimi e minuti e dei contrasti che è in totale
contrapposizione con la sintesi idealizzatrice dell’arte e con la coerenza cercata dagli
scrittori tradizionali (questo è il motivo per cui nell’epoca moderna non possono essere
messe in scena le tragedie: infatti esse sono la rappresentazione di valori di un’epoca e
l’epoca moderna non ha dei valori propri ma ha dei valori costruiti → visione della tragedia di
Oreste in cui il cielo presenta uno strappo).
C’è, quindi, una chiara polemica a Hegel, Aristotele e Croce che da un insieme caotico di
eventi traggono un’idea facendo in modo che anche le passioni contrastanti e laceranti
vengano rappresentate con un carattere unitario e coerente.

3. La coscienza
La coscienza non basta come guida: infatti essa sarebbe guida se noi potessimo
concepirci isolatamente ed essa non fosse per sua natura aperta agli altri. La coscienza è
invece un continuo ricevere e dare: infatti instaura una relazione tra il soggetto che
pensa e l’oggetto pensato. L’uomo è poi incline a lottare per fare in modo che i suoi
sentimenti, i suoi gusti e le sue inclinazioni si riflettano nelle coscienze altrui.
Diversamente dalla retorica che presentava una propria assunzione di coscienza. Vi è quindi
un gesto avanguardista di rifiuto alla retorica. (Fu Mattia Pascal)
Le influenze riguardo la riflessione sulla coscienza risalgono a:
● Nietzsche - Gaia scienza: La coscienza è vista come l’ultimo e il più tardo
sviluppo dell’organico e, di conseguenza, anche il più incompiuto e depotenziato.
C’è, poi, la pretesa che ci sia un insieme conservatore degli istinti potente che sia in
grado di regolare tutti gli errori fatti dalla coscienza. La coscienza, tuttavia, viene
intesa dall’individuo come una grandezza data stabile a cui si negano le intermittenze
e i cambiamenti, cosa che non è reale in quanto la coscienza è in continuo
mutamento e fa emergere determinati tratti in base alla circostanza. (=critica
fatta da Pirandello all’individuo che crede nell’unità della coscienza)
● Freud - Introduzione allo studio della psicoanalisi: Viene presentata una nuova
scienza che si occupa di quello che avviene nella coscienza e che si pone delle
domande che vanno oltre la scienza. Il metodo richiesto da questa scienza non è
necessariamente sperimentale.
↪ per Freud: la coscienza individuale è abitata da altre coscienze
inconsce.

I generi
1. Le novelle → serie Novelle per un anno, distribuite in una serie di raccolte che
hanno ciascuna un proprio titolo. Sono più di 200, ma vengono scritte con l’idea di
istituire di nuovo un ciclo (novella non è solo un genere della tradizione a partire da
Boccaccio, ma anche un genere proprio del naturalismo).
Puntano a rappresentare la cangiante mobilità dell’esistenza, al di là delle
ambientazioni storico-geografiche e le convenzioni sociali che pesano sui
personaggi e a cui essi tentano di sottrarsi.
Scrittura fluida e misura breve che permette di sperimentare personaggi, trame e
sequenze dialogiche → scrittura novellistica sorta di laboratorio per romanzi e opere
teatrali.
2. I romanzi → ambientazione inizialmente siciliana, sempre entro cornici borghesi,
affrontano temi quali la convenzionalità dei rapporti sociali, il conformismo,
l’assenza dei rapporti causa-effetto, secondo un punto di vista che privilegia
l’interiorità dei personaggi.
● “romanzi della svolta” → Il fu Mattia Pascal, Quaderni di Serafino Gubbio
operatore e Uno, nessuno e centomila: accomunati dalla dissoluzione della
trama, che si apre al saggio, alla divagazione, al soliloquio del protagonista,
alternando così i tempo del racconto, secondo la poetica dell’umorismo.
Avviene anche una dissoluzione del personaggio: le epifanie portano i
protagonista a perdere certezze, identità e unità, scoprendo un “vuoto
strano”, un “oltre” di cui non riescono più a dimenticarsi. Essi diventano degli
estranei alla vita e alla società, mentre trovano del racconto di sé l’unico
modo per cercare un senso. La prospettiva interna fa sì che venga minata
l’affidabilità del narratore, spesso in conflitto con se stesso.
+ L’Esclusa

3. Il teatro: spesso si sviluppa a partire da una novella


- Così è (se vi pare)
- Enrico IV
- Sei personaggi in cerca d’autore (già metateatro)

4. I saggi
- Saggio sull’Umorismo

5. Le poesie
Le novelle
1. IL TRENO HA FISCHIATO
Il suo nucleo è riconoscibile nella radice verista/naturalista per la consapevolezza
di sè.
Alcune differenze con Verga:
● tema dello sconfitto (Belluca paragonato al somaro, come in Rosso Malpelo) viene
scavalcato e si apre ad altre possibilità (stessi ingredienti di Verga, ma montati
diversamente). Il punto di partenza è uguale, ma appare in Pirandello una
possibilità di riscatto anche con il ritorno al passato (si riattiva l’immaginazione,
c’è un recupero) → contrario dell’ “ideale dell’ostrica”
● condizione sociale dei soggetti diversa da Verga perché solo agli inizi della sua
produzione i soggetti sono ancora gli umili di memoria verghiana, poi l’attenzione di
Pirandello si sposta sempre di più sulla piccola e media borghesia
● linguaggio → il linguaggio delle novelle risente delle forme del parlato, svecchiando
l’italiano in termini conformi ad un italiano parlato dal ceto medio, in cui il lettore si
riconosceva più facilmente rispetto al lettore di Verga.
● modi della narrazione → la storia non si presenta da sé né dal punto di vista del
narratore, il narratore è interno, ma in modo diverso da quello naturalista, in cui la
narrazione avveniva attraverso il punto di vista della comunità in cui si trova il
protagonista. Qui troviamo un ribaltamento: la novella inizia con il commento di una
sorta di narratore corale interno di radice naturalistica (i compagni di ufficio di
Belluca), ma poi interviene la voce del narratore che si scoprirà solo nel corso della
narrazione il vicino di casa, che si caratterizza come una sorta di testimone → la
costruzione dei racconti diventa dunque tutt’altro che naturalistica, perche vengono
inseriti gli interventi di un narratore interno che mostra il rovescio di quello che
sembra.
In questo modo, il senso comune viene totalmente rovesciato ed è rappresentato con
il linguaggio della scienza → posizione di razionalismo pirandelliano, ossia di
opposizione alla pretesa della scienza di spiegare e incasellare i fatti della vita
Costruzione di racconti tutt’altro che naturalistici perche c’e interventi da parte di un
narratore interno che mostra il rovescio di quello che sembra.

2. UN GOJ
Alta borghesia, da parte della Rallegrata = termine del parlato siciliano che indica
una impennata del cavallo.
Qui viene di nuovo posta al centro la figura dell’escluso → ebreo imparentato,
cambiando anche nome, con una famiglia cattolica conservatrice + figura del
testimone che racconta: amico di Daniele, che ha rinunciato totalmente alla sua
identità riducendosi ad essere una sorta di goj = un gentile visto dalla parte degli
ebrei.
L’unico spazio di libertà che gli rimane è la risata, che però non comporta alcuna
emancipazione → corrisponde a esemplificazione della distinzione
comico-umorismo che fa nel Saggio sull’Umorismo:
- comico = avvertimento del contrario, avvertire una sproporzione
- umorismo = sentimento del contrario → polemica con Croce che
rivendicava l’estetica come atto puro; come attitudine dello spirito diversa
dall’attitudine concettuale e teorica secondo una visione improntata a un
sentimento → l’atto estetico è la messa in scena della realtà senza invenzioni
concettuali; la riflessione poteva seguire il momento della percezione estetica,
ma non esserne parte. Pirandello è contrario alla pretesa di cogliere questo
momento puro della disposizione estetica, la riflessione è momento attivo
della percezione estetica → analizza il sentimento astraendo dal
sentimento stesso.
La risata nasce dall’assurdità della situazione, avverte qualcosa di dissonante e
contrario. Ci aiuta a liberarci delle maschere che mettiamo in faccia agli altri, tecnica
per mascherare ma che presuppone una concezione dell’uomo per cui l’uomo è
continuo divenire e ciò che sembra spesso non è che una maschera che vorrebbe
irrigidirlo in una condizione (Bergson + conoscenze di tipo psichiatrico “alterazioni
della coscienza”) → la tendenza del comico e del narratore interno sono già indizi per
la futura teatro.
Quando sorge la riflessione? Quando confronta la presunta colpa degli ebrei
nell'uccisione di Cristo sottesa a tutto il comportamento del suocero (al buon gesù
specialmente: colpa che cattolici attribuiscono agli ebrei per la morte di Gesù).
Ma tale riflessione lo porta a capire che sono i cattolici a deviare il messaggio
cristiano e portare a guerra tra fratelli (soldatini) → è la riflessione ad aver colto il
sentimento del contrario cambiando di significato e registro la risata.

3. LA MOSCA
Novella del 1904 ancora di stampo naturalistico, che mostra il tema dell’umorismo
prima ancora della sua teorizzazione.
Ambientata nella Sicilia verghiana. Un medico viene chiamato per un contadino
malato, partendo insieme al cugino del malato → viene mostrato il rapporto tra i
due cugini, misto di condivisione e di confronti: quando il malato vede il cugino si
sente risentito, perché si rende conto della sua malattia debilitante. Viene
riconosciuta la malattia, che deriva da animale, e mentre il medico sta facendo
diagnosi chiedendogli se fosse stato punto da una mosca, il malato osserva una
mosca che si poggia sul volto del cugino, infettandolo, senza dire niente.
Trama che sembra naturalistica ma non lo è, perché attenzione non su fatti ma sul
rapporto tra cugini e ribaltamento finale (cugino che pensava di essere sano si
ammala).

4. L’ESCLUSA
Marta Ajala, maestra sposata con un uomo più ignorante di lei e geloso di lei, fino a
che lei viene cacciata da casa in quanto accusata di un adulterio, in realtà mai
compiuto. Abbandona il paese e va in città, dove deve trovare un modo per
mantenersi e qui incontra un uomo colto e impegnato politicamente di estrazione
borghese e ha una relazione con lui.
Il marito, nel frattempo, si rende conto che lei non aveva commesso nessun adulterio
e va in città per riprenderla.
Anche qui, troviamo una trama che sembra naturalistica ma non lo è, perché viene
ripresa quando compie l’adulterio mentre cacciata quando è innocente →
inganno nella pretesa di comprendere le persone.

5. LA MESSA DI QUEST’ANNO
Tema del Natale da non festeggiare perché Gesù era nato povero → sofferenza
della vecchia zia per vecchie abitudini e per eccesso di logica → l’interpretazione
eccessivamente rigorosa della religione non nasce da un sentimento di fede ma
dalla ricerca di una coerenza logica.
Mentre in treno per recarsi dalla zia, il protagonista incontra uno strano signore che
somiglia al parroco (fa un uso estremo della logica, quasi disumanizzante).
- “Dicono…bellezza” parte dalle macchine moderne; fascino che sente il
futurismo e che sente D’Annunzio
- “L’anima…diffidare” la macchina è immagine, proiezione della mente
dell’uomo e quindi riflesso di questa logica già di per sé parte disumana
dell’umano
- “…ribrezzo” la logica è un marchingegno che abbiamo nella testa che
costituisce qualcosa di estraneo, visto in termini straniante da Pirandello:
vedere noi stessi rifletterci in modo diverso
- “Me ne…orgogliosi” critica alla boria del sapere, della logica, di sentirsi
intelligenti
- “Domani…secoli” sono simmetrici lui e il curato: questo nega la religione
come insieme di affetti in nome della scienza che dimostrerebbe che
Cristo non è nato quel giorno; l’altro applica lo stesso rigore logico per dire
che festa deve essere povera
Quella di Pirandello è una critica prima di tutto culturale che ha dei punti di contatto
con una critica filosofica ma propria di un letterato (ontologia del soggetto), che
diventa anche una metaletteratura: partendo da questa critica si arriva a una
conclusione che non bisogna fare un romanzo con soggetti costruiti sulle categorie
date → cambiamento delle forme narrative.

FU MATTIA PASCAL
Si ritrova il tema della scomposizione della personalità. Mattia Pascal è un giovane,
accudito da un amministratore (tema della generazione di figli che si sente inetta e
amministratore che prende figura del padre), si sposa per una serie di circostanze
mezzo-comiche con una donna in una situazione soffocante → la sua vita viene descritta
come una vita soffocante, chiusa in false relazioni familiari (solo zia positiva).
Decide dunque di andarsene a Monte Carlo per tentare la fortuna e si rende conto che la
gente del suo paese pensa che lui sia morto → decide di cambiare identità (Adriano
Meis), soggiorna a Milano ma poi si trasferisce a Roma, dove prende una stanza da Paleari,
un’affittacamere che ha una figlia, Adriana, di cui Adriano si innamora.
Dentro l’appartamento del Paleari ci sono altre vicende della corruzione romana → si trova
di nuovo irretito in una situazione negativa che non può rompere senza necessariamente
rivelare la propria identità. Per questo torna al suo paese, dove vive come il “fu Mattia
Pascal” perché il suo posto è già stato preso da qualcun altro.
Periodo delle avanguardie: crisi romanzesco, necessità di una nuova forma narrativa.
● i primi due capitoli presentano due premesse dell’io-narrante come dichiarazione
della poetica (prima del Saggio sull’Umorismo), che impostano la struttura e il tono
del romanzo:
- I: Premessa → dopo affronta la questione della crisi d’identità del
personaggio. Il “fu Mattia Pascal” svolge in mod poco convinto le mansioni di
bibliotecario, custode di un sapere caotico e non più in grado di fornire
certezze. Estraniatosi dalla vita, egli può abitare solo in un luogo di confine,
dove sia possibile acquistare una seconda vista con cui osservare le cose dal
di fuori. La biblioteca diventa così allegoria della crisi 900esca del
romanzo: nella società contemporanea, la figura dell’intellettuale è
condannata all’esclusione.
- II: Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa → dichiara fin dal titolo la
sua natura filosofica, ovvero la cornice teorica entro cui interpretare la
vicenda di Mattia Pascal. Duplice è dunque la sua finalità: da un lato, il tono
umoristico del sottotitolo rivela come nel romanzo le deviazioni dalla trama
principale siano più importanti della successione lineare degli eventi;
dall’altro, il richiamo a Copernico e alle sue teoria astronomiche mostra che la
perdita di un centro di riferimento non è solo una scelta narrativa, ma ha
implicazioni filosofiche (individua nella rivoluzione copernicana una frattura
storica: l’uomo moderno non può più credere alle ideologie tradizionali, ne
può continuare a sentirsi al centro dell’universo → va letto nell’ottica del
relativismo).
● La casa la talpa → condizione di Mattia Pascal come orfano in una famiglia agiata
● Maturazione → titoli ironici, indica il marcire della situazione, invece di un processo
di crescita e formazione c'è un processo di corruzione
● Tac tac tac → momento in cui Mattia Pascal, saturo di queste vicende familiari della
malignità della suocera, decide di andarsene e si allontana dal suo paese
prendendo il treno e si ferma a Montecarlo: gioca al casinò e vince, decidendo di
tornare a casa. Cambia treno quando legge su un giornale il rinvenimento cadavere
scambiato per lui, quindi decide di non tornare e cambiare nome in Adriano Meis.
● Un po’ di nebbia → periodo che Mattia Pascal passa a Milano: descrizione di
Milano come città di modernità, velocità e alienazione + incontro di Adriano Meis
con strano vecchino che gli fa strano discorso sulla coscienza, che crediamo sia
voce individuale fondamento dell’individuo e invece è continuamente attraversata
dalle voci di altri (costruiamo la nostra coscienza attraverso l’introiezione di voci altre
come il Super Io freudiano) siamo continuamente attraversati da istanze morali
della società.
Da questo capitolo nasce la domanda sull’irrazionalismo di Pirandello → da una
parte, infatti, reclama rispetto a croce la necessità che le conoscenze scientifiche
intervengano nella concezione dell’ideazione poetica (dialoga con le scienze) e cerca
sempre una ragione delle cose, dall’altra, tuttavia, non accetta che la scienza dia
definizioni univoche e abbia pretese di conoscenza certa.
● Acquasantiera e portacenere → descrizione di Roma da Anselmo Paleari
proprietario appartamento in cui alloggia Adriano Meis, sorta di filosofo, la definisce
come città che era stata “acquasantiera” e diventa “portacenere”: città simbolo della
crisi d’italia è diventata citta morta di corruzione → corrispettivo oggettivo:
appartamento che mostra aspetto corrotto e di sotterfugi della città → pessimismo
sull’esito risorgimentale
● L’occhio e Papiano → occhio di Mattia, strabico; Papiano altro personaggio con cui
si scontra.
● La lanterninosofia → la convalescenza trascorsa al buio dal protagonista, dopo
l’operazione all’occhio, diventa l’occasione per Anselmo Paleari di esporre la
“lanterninosofia”: per l’anziano padrone di casa, appassionato di teosofia, la luce
delle illusioni rende cieco l’uomo sulla Terra, mentre il “bujo pesto” che avvolge
l’esistenza è in realtà l’unica fonte di verità.
Il “lanternino” indica la coscienza individuale, fonte di tutte le illusioni umane. Se
pensiamo che la realtà fuori di noi abbia una consistenza oggettiva, ci sbagliamo: la
vita, infatti, è un flusso inarrestabile a prescindere dai sentimenti che suscita. Per di
più, il nostro “lanternino” riesce a illuminare solo una parte infinitesimale del “bujo”
pesto, e in modo diverso per ogni individuo.
Lo stesso discorso vale per i cosiddetti "lanternoni", ovvero le ideologie e i valori
astratti, che, pur condivisi dalla collettività e dunque non individuali, variano di epoca
in epoca, di contesto in contesto → ciascuna epoca illumina la propria realtà secondo
la propria ideologia. In questo senso, la storia è concepita come una successione
di illusioni ideologiche destinate a cadere nella prossima per essere sostituita e
potrebbe verificarsi il caso in cui tutti i lanternini si spengono → critica contro il
positivismo e la presunta esistenza di verità oggettive
- il buio è anch’esso frutto di un'illusione perché il buio è la parte rimanente
che non si vede rispetto a ciò che si vede; ma se ciò che vediamo è
proiezione, anche il buio che contrasta con l’illusione di ciò che vediamo forse
non è vero buio
- “A me sembra…so io” Leopardi: i valori non sono che proiezioni della
ragione create dagli uomini per gli uomini
- rappresentazione del suo tempo che coglie come tempo di transizione: età
dell’avanguardia → periodo di crisi, in cui si avverte un forte passaggio
culturale e in cui rimane la parvenza dei valori ma si sente che essi vanno
languendo e con l’assenza di quadri ideologici di riferimento i singoli si
trovano sperduti (critica compassionevole della religione come unica fonte di
conforto utile contro il nichilismo)
- anche questa differenza tra vita e post-vita (conosciuto e non-conosciuto) è il
risultato della proiezione di qualcosa che noi consideriamo in positivo → il
buio non è il buio ma il sentimento che noi abbiamo del buio; il nulla è il
risultato della nostra costruzione di qualcosa che noi riteniamo positivo e che
per esser espositivo ha bisogno di contrastare con un altrettanto presunto
negativo
● Io e l’ombra mia → sedute spiritiche nell’appartamento per ingannare, sorta di
metafora della corruzione che abita Roma
● decisione da parte di Mattia Pascal di inscenare un finto suicidio per togliersi da
una situazione che era diventata insostenibile per cui non può vivere il suo amore
con Adriane perché non ha una vera identità; torna al peaese ma moglie spostata.
+ Avvertenza sugli scrupoli della filosofia → postfazione aggiunta nel 1921:
manifesto di poetica con cui risponde alle critiche di inverosimiglianza del romanzo.
Parte dalla descrizione di fatti realmente accaduti apparentemente inverosimili per
riflettere sul rapporto tra realtà, arte e verosimiglianza. Alla vita non è richiesta la
verosimiglianza che è invece richiesta all’arte: paradosso di chiedere all’arte, che
riproduce la vita, di essere verosimile quando la vita stessa presenta eventi
inverosimili → l’arte deve essere inverosimile, deve insegnare come tutto ciò che
viene costruito nella vita perché sia coerente e verosimile è in realtà spesso falsa,
deve insegnare a riconoscere le maschere della vita per andare oltre, ricorrendo
ad artifici di smascheramento
- critica alle categorie di Aristotele, che a partire dalla definizione di uomo
partendo dalla razionalità esclude persone con problemi dall’essere umani
- razionalizzazioni di Freud = razionalizzazione è sorta di risposta alla
sofferenza

BERECCHE E LA GUERRA
- tema della storia
- tema dell’autobiografia che sfocia nella scrittura: esperienza della prigionia del figlio
che va ad arruolarsi

QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE


- tema della meccanizzazione dell’arte: non c’è più il teatro ma c’è il cinema
- l’arte fa quello che non deve fare: l’arte non è liberatoria ma cattura l’immagine per
bloccarla spezzando lo scorrere della vita → cinema visto in negativo
- macchine prodotte dalla logica umana sono come dei carnivori che si appropriano
della vita dei personaggi inghiottendoli e divorandoli
- attenzione di pirandello alla lingua d’uso

Superamento del naturalismo


Pirandello va oltre il superamento nel naturalismo operato dal simbolismo, considerando i
fatti relativi alle relazioni umane non come dati e fatti, ma come oggetti di
un’interpretazione: gli eventi che il narratore presenta non sono mai presentati come dati
oggettivi.
La pretesa di definire i fatti porta a un etichettare un concetto in una falsità rispetto
all’essenza stessa della vita che viene considerata come continuo divenire → pretesa del
naturalismo conduce ad una vera e propria finzione.
L’umorismo è invece la tecnica per cogliere la complessità di ogni fatto, permette una
riflessione rispetto ad una prima stereotipa oggettivazione del fatto → l’umorismo è la
riflessione capace di far vedere ciò che non emerge solitamente e l’ambito di applicazione
di questi rovesciamenti e questa problematizzazione dei dati della realtà (anziché costringerli
in una certa legge) presenta diversi livelli:
● piano psicologico-antropologico → considerazione del concetto di coscienza e
ragione: viene smontato il concetto stesso di soggetto da un punto di vista
ontologico ma anche psicologico-antropologico
● piano morale → Un goj esemplifica come ci sia una critica sul piano della morale del
nonno che nasconde un attitudine omicida in questa affermazione dogmatica della
superiorità del cristianesimo + La patente
● piano storico → critica anche a un certo concetto di storia, all’idea della storia come
un progresso univoco, quando invece viene vista come un succedersi di ideologie
che sono tradimenti illusori di definire la realtà secondo i loro determinati concetti
● piano metafisico → critica a livello metafisico. Fu Mattia Pascal: buio come risultato
della proiezione dell’ideologia. Nel momento in cui tu proietti, anche ciò che non vedi
è frutto della tua proiezione → questa domanda sull’ordine, su cosa è il buio è una
domanda di ordine metafisico e in un certo senso si rivela qui anche in quella sorta di
irrazionalismo/spiritualismo: si scherza con le sedute spiritiche ma allo stesso tempo
si mette in dubbio che questo buio che viene pensato come nulla sia effettivamente
nulla, mentre in realtà è mistero, sempre proiezione del nostro schema di
ragionamento

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