LEOPARDI
L’INFINITO
La poesia “infinito” è il primo di 5 idilli (breve componimento o piccolo quadretto), realizzato a Recanati
(nelle marche) nel 1819 quando il poeta (leopardi) ha 21 anni. A 21 anni Leopardi cerca di fuggire di casa,
questa fuga non va a buon fine e quindi in questa poesia lui cerca di fuggire attraverso l’immaginazione. Il
poeta immagina di trovarsi sul colle Tabor, dove cerca di guardare oltre una siepe con l’immaginazione,
immagina spazi sovrumani e l’infinito, in realtà nel suo cuore si spaventa di fronte all’infinito; ma quando
sente il rumore delle foglie, del vento tra gli alberi, va paragonando questo suono al silenzio e pensa
all’eternità, alle epoche passate e quella attuale. Il rumore del presente è dovuto alle lotte tra gli uomini.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è questa siepe, che inizialmente può sembrarci un ostacolo, ma
in realtà non lo è, è un’occasione, e attraverso la fantasia, l’immaginazione possiamo fuggire dalla gabbia
del mondo. Sono molte le persone ancora tutt’oggi che cercano di evadere dalla realtà che ci circonda, alla
ricerca della sicurezza e della tranquillità desiderate in un mondo fantastico. Esistono diversi modi per
fuggire da una realtà che non ci piace. Ci sono quelli che trascorrono tutto il loro tempo sui social network,
quelli che fuggono tra le pagine di un libro o si impegnano in attività che non hanno alcun significato
quando invece avrebbero cose molto più importanti da fare.
LA SERA DEL Dì DI FESTA
La poesia “la sera del dì di festa” è tratta dai canti, realizzata tra il 1819-1820. Il poeta immagina che un
giorno di festa sia finito e contrappone la tranquillità della natura, il sonno tranquillo della donna amata con
la propria ansia per la fine irreparabile di ogni cosa bella. Il poeta quindi immagina che in una notte limpida
e tranquilla la donna amata sta dormendo senza preoccupazioni, inconsapevole della ferita amorosa che ha
provocato nel cuore del poeta. Il poeta si affaccia alla finestra contemplando il cielo e riflette sul suo
destino di infelicità, si sente privo di ogni speranza, in seguito ripensa alla donna amata, la quale
probabilmente mentre dorme sta pensando a tutti gli uomini che le sono piaciuti e a cui è piaciuta, tra
questi però Leopardi (il poeta) non è presente e per questo si dispera. Il poeta sente poi da lontano il canto
dell’artigiano che sta tornando felice alla fine di un giorno di festa, riflette sullo scorrere del tempo per cui il
tempo passa velocemente tanto che subito segue il giorno feriale cioè quello di lavoro.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è la riflessione fatta dal poeta sul concetto di tempo. Il poeta
infatti ci parla di un tempo che scorre velocemente, tutt’oggi sono molte le persone che non si rendono
conto di quanto il tempo donatoci sia prezioso, costoro infatti tendono a sprecare il loro tempo in attività
inutili. Gli uomini spesso concedono difficilmente il proprio denaro, ma donano con facilità il proprio
tempo; questi si rendono conto di aver perso tempo soltanto quando sopraggiunge la morte, infatti
muoiono spaventati e si rendono conto di quanto tutto ciò che hanno fatto sia stato inutile.
PASCOLI
TUONO
In questa poesia “Tuono” di Pascoli viene rappresentata una notte buia, che viene paragonata al nulla. In
questo nulla si sente un rumore che è quello del tuono che scoppia all’improvviso, dopo di che tutto tace; si
sente poi un altro eco come quello del mare che si infrange contro gli scogli, e poi quando il rimbombo
tace, subentra il lieve canto di una madre che culla il suo bambino.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è questo tuono, il quale rimanda alle avversità che minacciano
la vita, ai fatti dolorosi che si abbattono su di noi all’improvviso, invadono l’esistenza e la sconvolgono,
sembrano tacere per un momento e poi fanno sentire ancora i loro effetti, prima di sparire finalmente.
Un’altra cosa che mi ha colpito è il canto di questa madre presso la culla (nido familiare del poeta) del figlio,
questo infatti fa riferimento agli affetti, alla protezione e al calore che si riceve ogni giorno dalla propria
famiglia. Il ruolo della famiglia è importantissimo nella vita di ciascuno di noi perché è essa che ci aiuta nei
momenti di difficoltà, a prendere delle decisioni, e gioisce con noi quando abbiamo successo, sperando
sempre nel meglio per noi.
LA MIA SERA
In questa poesia “La mia sera”, il poeta ripercorre gli eventi di una normale serata descrivendo la
sensazione di quiete provata in seguito a una giornata segnata da lampi e violenti tuoni. In seguito ai
temporali giunge la sera, il cielo è sereno e le stelle stanno per apparire. Intorno si diffondono suoni pacati,
come il gracidare delle rane e il fruscio di foglie mosse dalla brezza. I fulmini sono svaniti e al loro posto si
vedono nubi sottili e dorate per la luce del tramonto. Nel cielo volano le rondini, i piccoli lanciano i loro
gridi, perché non hanno ricevuto una porzione adeguata di cibo a causa del temporale. Intanto giunge il
suono delle campane, e al poeta sembra di ascoltare un invito al riposo, simile alle ninne nanne che lo
cullavano da piccolo.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è questo paragone che il poeta fa tra il temporale e la pace
della sera, cioè paragona il temporale alla vita travagliata (perdita dei genitori) e la sera ad un momento di
tranquillità della sua vita. Il giorno infatti indica la vita di Pascoli caratterizzata da momenti di tristezza e
angoscia, mentre la sera rappresenta i momenti di quiete. La giornata segnata da lampi e tuoni fa
riferimento a tutte le sensazioni provate dal poeta dopo la morte del padre e le campane sono la culla della
madre che trasmette sicurezza e tranquillità, infatti lui ricorda la madre mentre lo cullava per farlo
addormentare.
UNGARETTI
STASERA
In questa poesia “Stasera”, il poeta cerca un sostegno per la sua malinconia, che è diventata così pesante al
punto da non riuscire più a sorreggerla da solo, e si affida a una “balaustrata” fatta di brezza leggera. La
sensazione è quella che la sua malinconia sia lì ferma ad ammirare un paesaggio immobile, nonché la
propria condizione di vita.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è il titolo “Stasera” poiché non si fa riferimento al futuro e
nemmeno al passato, ma a quello che sta accadendo in quella determinata sera, come se il tempo si fosse
bloccato. La brezza di cui si parla è utile per “appoggiare la malinconia”, la malinconia però non nasce dalla
brezza è dentro il poeta, ma la brezza stessa e la sera contribuiscono ad evidenziare queste sensazioni.
MATTINA
In questa poesia “Mattina”, poesia molto breve, infatti composta di soli due versi, le parole chiavi sono luce
e mi illumino. Il poeta infatti, durante la guerra, una mattina, assiste al sorgere del sole e si illumina grazie a
questa luce. Grazie a questa luce entra in contatto con l’immensità dell’universo, ma questa è
un’esperienza breve destinata a terminare.
In questa poesia ciò che mi ha colpito di più è il messaggio che il poeta ci vuole tramandare, infatti lui vuole
quasi comunicare che l’uomo, pur trovandosi di fronte a delle situazioni difficili e agli enormi dolori
provocati dalla guerra e pur avendo scoperto la sua fragilità e la sua precarietà nella vita che gli è stata
data, è in grado di cogliere tutta la grandezza del suo mondo al quale si sente di appartenere.
CONFRONTO POESIE
Le poesie “Infinito” e “la sera del dì di festa” sono entrambe del poeta Giacomo Leopardi. Mentre l’Infinito
è il primo di 5 idilli, la sera del dì di festa è tratta dai canti, tutte e due sono state realizzate nello stesso
periodo: l’infinito è stato realizzato a Recanati nel 1819; anche la sera del dì di festa è stata realizzata a
Recanati tra il 1819-1820. Entrambe le poesie affrontano il tema dello scorrere del tempo: nell’infinito il
poeta inizialmente si spaventa di fronte all’infinito ma quando sente il rumore delle foglie, del vento tra gli
alberi, va paragonando questo suono al silenzio e fa riferimento a tre momenti all’eternità, alle epoche
passate e quella attuale; nella sera del dì di festa il poeta sente da lontano il canto dell’artigiano che sta
tornando felice alla fine di un giorno di festa, riflette sullo scorrere del tempo per cui il tempo passa
velocemente tanto che subito segue il giorno feriale cioè quello di lavoro. Questo concetto del tempo breve
è presente anche nella poesia “Mattina” del poeta Ungaretti; in questa poesia infatti il poeta entra in
contatto con l’immensità dell’universo, ma questa però è un’esperienza destinata a terminare, dunque
breve. Le poesie “Mattina” e “Stasera” sono entrambe del poeta Giuseppe Ungaretti. Entrambe fanno parte
della raccolta Allegria di Naufragi pubblicata nel 1919: mentre “Mattina” viene composta nel 1917;
“Stasera” viene composta nel 1916, composte tutte e due durante il primo conflitto mondiale. In “Stasera”
si fa riferimento a una determinata sera come se il tempo si fosse bloccato, mentre in “Mattina” si fa
riferimento a una mattina, durante la guerra, in cui il poeta assiste al sorgere del sole e si illumina grazie a
questa luce. Le poesie “il Tuono” e “La mia sera” sono entrambe del poeta Giovanni Pascoli. Mentre “il
Tuono” fa parte della quinta edizione di Myricae (1900), inserita nella sezione Tristezze; “La mia sera” fu
composta nel 1903 ed è inserita nei Canti di Castelvecchio. In entrambe le poesie molto importante è il
paesaggio: nella poesia “Il tuono” viene rappresentata una notte buia, dove si sente un rumore che è quello
del tuono che scoppia all’improvviso; invece nella poesia “La mia sera” si fa riferimento alla quiete provata
in seguito a una giornata segnata da lampi e violenti tuoni. In entrambe le poesie c’è l’immagine di una
culla, che allude al nido familiare del poeta: nella poesia “Il tuono” è presente alla fine il lieve canto di una
madre che culla il suo bambino; mentre nella poesia “La mia sera” sono presenti le campane che indicano la
culla della madre che trasmette sicurezza e tranquillità, infatti lui ricorda la madre mentre lo cullava per
farlo addormentare. Dunque si fa riferimento in entrambe al nido familiare, il poeta infatti aveva subito la
morte del padre a 12 anni, successivamente la morte della madre che morì di infarto e dei due fratelli che
morirono di malattia. Lui dopo queste perdite ha cercato di ricostruire il nido familiare insieme alle sue due
sorelle, ma alla fine una di queste decise di sposarsi e lui fu turbato da questa scelta e vide il matrimonio
come un turbamento.
La poesia che mi è piaciuta di più è “l’infinito” di Giacomo Leopardi, che il poeta realizza all’età di 21 anni,
momento in cui cerca di fuggire di casa, ma alla fine questa fuga non va a buon fine. Ciò che mi ha colpito in
questa poesia è il fatto che il poeta cerca di fuggire attraverso la fantasia e l’immaginazione. Lui infatti cerca
di guardare al di là di una siepe presente sul colle Tabor, inizialmente questa siepe appare come un
ostacolo, come un qualcosa di spiacevole, ma alla fine da cose spiacevoli possono nascere cose piacevoli.
Infatti lui capisce che la siepe è un’occasione per poter fuggire attraverso la fantasia e l’immaginazione dalla
gabbia del mondo.