Arte
Arte
Architettura
In Italia arriva il gotico moderato, che non avrà caratteristiche tipiche del gotico francese come
l’eccesso slancio, le vetrate in esalto e le pareti alleggerite.
Questo stile penetra grazie ai cistercensi, l’ideologia dei quali è contro l’eccesso, quindi a favore
alla moderazione. Molto più forte è la ripresa tradizione dell’ arte antica e
paleocristiana,dunque proporzioni e equilibrio sono alla base. La committenza, se in Francia è
reale, dunque in Italia a causa della mancanza di un potere centrale, spesso la committenza era
dei comuni, dunque della civiltà che cercava di creare una propria identità.I comuni hanno la
possibilità economica più moderata e contenuta.
Infine nell’arte italiana la presenza degli affreschi rimaneva molto importante, infatti non si
smaterializza il muro per poi sostituirlo con le vetrate istoriate come nel gotico radiante.
Settus riflette riguardo il gotico italiano e lo definisce come lessico gotico in sintassi romanica,
cioè che presenta elementi del gotico, ma struttura era legata al quella romanica.
Un esempio per eccellenza è la basilica di San Francesco d’Assisi a Assisi.
In facciata vediamo il rosone, contrafforti, il portale ad arco acuto e strombato, ma domina
ancora la compattezza e risalta il profilo a capanna, il timpano, campanile romanico a pianta
quadrata e tutta l’architettura con poche aperture.
L’ interno è molto decorato con archi ogivali, volte costolonate,poche vetrate istoriate,infatti c’è
una dominanza del muro. C’è anche uno slancio ascensionale,smorzato, da cornicioni e
continuità del muro. Eproprio per questo la cattedrale appare molto alta dall’esterno.
Nel sud-Italia, questo stile viene diffuso attraverso l’impero, infatti Federico II aveva ereditato
da parte paterna l’ impero e il sud-Italia da parte materna. Spesso commissiona opere di
fortificazione, ma quasi mai edilizia sacra tranne una ad Altamura per motivi fiscali.
Possiedeva una fitta e grande rete dei castelli, i quali erano in posizioni strategiche vicino al
mare. La sua corte era itinerante, si muovevano e doveva essere presente ovunque,. Cerca di
costruire un immagine culturale del imperatore, come per esempio mettendo il proprio profilo
sulla moneta. I suoi castelli erano principalmento situati nella Capitanata che presenta una
posizione strategica soprattutto per la vicinanza rispetto sede papale.
Il più importantedi questi castelli è Castel del Monte.
Riguardo la funzione che Federico attribuisce a questo castello ci sono state diverse teorie: tra
carcere, funzione per templari, punto di avvistamento astronomico, spa medioevale, ma
sicuramente non aveva funzione difensiva. I documenti lo citano come castrum, infatti di fatto
appare un recinto atttorno, la posizione sopraelevata lo rende evidente e ideale per gli
avvistamenti, e poteva anche essere impiegato anche come luogo di caccia, con allevamenti di
falcone. Sicuramente la conformazione è eccentrica, infatti i castelli di solito hanno la forma
rettangolare, ma questo ha due piani ottogonali, presenta otto torri ottogonali e per ogni piano
otto stanze. La ripetizione del numero 8 è voluto da Federico che interviene contribuendo a
definire il progetto. La forma era studiata per dimostrare il potere. L’ ottagono era spesso
impiegata in fortificazioni islamiche, da cui vengono le sue maggiori ammaestrante e
ispirazioni. In ambito miedioevale era comunque frequente la presenza dell’ottagono, come
per esempio a Lucera. Il modello di ispirazione era la cappella di Aquisgrana che era ottagonale
e presentava la forma di una corona aperta ottogonale appoggiata, alludendo al potere
imperiale.
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Dunque posta su una collina l’immagine del potere, contribuisce a diffondere l’immagine
dell’imperatore e il suo potere. Torri erano più alte, ma nel’900 venne venduto dai Carafa con
25000 lire, a causa della difficoltà di manuntezione.
Presenta principalmente due caratteristiche architettoniche:
1 linguaggio gotico dalla Germania
2 richiamo all’antico, con valenza ideologica, per mostrarsi come l’erede dell’impero romano.
Facciata : portale da arco a sesto acuto, bifore a sesto acuto, verso Andria triforo, che poiché
non parteciparono alla lotta. Le camere hanno la volta a crociera ogivale
Timpano e parate con capitello corinzio richiamando all’arte greca, quindi c’è la doppia
componente: quella gotica e quella antica, com riferimenti alla tradizione romanica. La
leggerezza era impensabile e la compattezza rimanda al romanico. Nelle sculture notiamo
doppia anima. In scultura il naturalismo e la componente classica antica nelle iconografie, ma
il castello ne riveste pochissime. Al esterno roccia calcarea e portale breccia, pavimenti sono
fatti da mosaici, ma ne rimane sono una camera con pavimento musato.
Frammento moraioli: viene ritratto l’imperatore. Espressività, naturalismo, gotico d’oltralpe,
bruttezza della realtà, con rughe e segni di vecchiaia, incarna l’ immagine del potere e cinto da
aurea, richiamo ai ritratti augustali. Iconografia analoga a quella antica.
Sculture si trovano nei chiavi di volta, mensoloni, nelle costolone e i castelli ne erano molto
ricchi.
Giovanni Pisano
La sua scultura diventa più espressiva con rimandi alla scultura classica, stile e tecnica tipica
della sua famiglia di provenienza, cioé i Pisano che praticavano soprattutto il gotico d’oltralpe.
Suo padre, Nicola Pisano, univa il gotico alla scultura classica con un equilibrio espositivo, che
sarà poi espressa al massimo dal figlio [Link] era spesso detto de Apulia, dunque aveva o
origini pugliesi o lavorò in puglia presso cantieri federiciani. Il figlio collaborava spesso con il
padre, ma lo supera dopo un viaggio in Francia. Persisteva in Giovanni il richiamo all’arte
antica, all’arte ellenistica e al gotico francese.
Il pulpito di Sant’Andrea di Pistoia.
Il pulpito era il luogo con poggialibri e un aquila a tutto tondo.
I pulpiti erano quadrangolari e addossati alla parete legandosi all’architettura. Con Pisano
diventano autosufficienti, indipendeti e staccati dalla parete.
Questo è esagonale, richiamando al linguagio gotico con archi acuti e colonne sottili, che
poggiano su basi che alternativamente possono essere semplici o delle sculture, come leoni,
telamone/atlantidi che sorreggono la colonna corrispondente maschile delle
Cariatidi( simbologia che richiama alla cattedra di abate elia). Al centro un gruppo scultoreo
formato da un leone, aquila e grifone alato( figure doppie che alludono alla doppia natura di
cristo, cioé uomo e dio). Sopra le colonne ci sono gli archi e al di sopra di queste ci sono le
balaustre, che raccontano vicende evengeliche, con protagonista Gesù che salva gli uomini
dalla sofferenza. Agli angoli ci sono figure scultoree e angolari che continuano la verticalità
delle colonne. Viene data maggior importanza alle sculture, andando a sostituire
l’artichitettura con le sculture.
Strage degli innocenti
Differenza con Willigelmo: entambe sono didascaliche, ma Pisano rappresenta con maggior
naturalismo, più rilievo, pieghe delle vesti che accompagnano i gesti, diversi piani di rilievo e
molta espressività facciale.
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Erode da il via e il permesso alla strage con un gesto imperioso, creando vortice: protagoniste
sono le madri, che cercano di fuggire dai soldati che le strappano via i loro bambini.
Non c’è compattezza, ma c’è un certo senso di horror vacui, alcuni punti sono a tutto tondo,
che crea forti contrasti schiaroscurali che sottolineano il pathos e il dramma.
Figure mostrano fortissimo dinamismo, rispetto alle figure statiche di willigelmo della
statuaria romanica, dove c’era la paratassi, invece Pisano rende le azioni tutte collegate quindi
l’andamento è ipotattico.
Espressività evidente nei volti e nei gesti. Pieghe che già riprendevano i gesti, qui sottolienano
le azioni, più attive. Non è descritto l’ambiente: willigelmo utilizza l’isocefalia, invece qui ci
sono diversi piani di profondità e ognuno presenta un volto diverso, figure in uno spazio con
profondità. Di fatto c’è molto più naturalismo.
Riferimento all’antico, soprattutto all’epoca ellenistica e alla colonna traiana.
Giotto
Con Giotto assistiamo alle prime rivoluzioni pittoriche, che sono come meraviglie legate
all’arte bizantina, che era simbolica, antinaturalistica, con sfondo dorato, e inespressivo,
paratattico, privo di profondità ambientale e realizzate attraverso tempera su legna.
Invece l’affresco era tipico del romanico. In questo contesto cercano di innovano richiamnado
più realismo e mimando la natura artisti come Cimabue in Toscana, Cavallini nel Lazio.
Giotto determina le basi della pittura italiana.
Dell’artista abbiamo poche notizie biografiche: famiglia umile di una piccola provincia vicino
firenze; la sua prima formazione è fiorentina, maestro del quale si supponeva di poter essere o
Vasari o Cimabue, anche se non si può dire che Giotto fosse stato allievo di questi due, ma più
correttamente e più semplicemente che sia stato influenzato.
Sappiamo che grazie alle committenze viaggiò molto, come per esempio a Roma dove incpntrò
Cavallini, ad Assisi, a Napoli, a Padova, a Milano e ad Avignone. Vasari contribuisce alla
leggenda di Giotto, testimoniando la stima per lui soprattutto da parte dei suoi contemporanei.
Petrarca lo chiama come ‘pictor egregius’, Boccaccio ‘il miglior pentor del mondo’ e Dante
cita Giotto nel purgatorio, poiché aveva superato la fama dal maestro.
Citazione più interessante di Cennino Cennini, nel libro dell’arte sostiene che Giotto cambiò
l’arte dal greco al latino: cambiò l’arte dal classico recuperando la classicità antica.
In realtà guardò anche alla scultura, come quelle di Pisano.
Giotto è il segno e l’emblema del naturalismo: spesso utilizzava il chiaroscuro, per dare
tridimensionalità, la profondità spaziale data dalla prospettiva intuitiva e basata
sull’esperienza, il posizionare personaggi su diversi piani spaziali rendendo l’opera vicina
all’uomo contemporaneo, che riuscirà a comprendere meglio il messaggio.
Giotto è umanista, dunque mettendo l’uomo al centro del mondo, da attenzione al uomo e al
suo quotidiano. I personaggi vivono e possiedono una vera espressività dei gesti e dei visi.
Andremo ad analizzare principalmente due affreschi appartenenti al ciclo delle opere di San
Francesco d’Assisi.
Un altro ciclo la cui paternità è attribuita a Giotto è quello deigli Scrovegni, una famiglia di
banchieri, appartente a un Giotto più maturo.
Ciclo di San Francesco d’Assisi.
Sulle vetrate istoriate agiscono artisti tedeschi, nel transetto artisti inglesi, nella navata ci sono
maestranze italiane, sotto istruzioni di Giotto. La decorazione è attribuito a giotto.
Interviene anche Niccolò IV, il papa di quel tempo, che era francescano. Gli affreschi vengono
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realizzati intorno al 1590-96. Ma è ancora aperta la questione giottesca: non ci sono prove che
dimostrino la paternità di questi affreschi di Giotto. Ghiberti e Vasari scrivono riguardo nei
loro scritti: il primo disse che Giotto dipinse la parte di sotto, invece Vasari parla di un
intervento nella banda inferiore della basilica. Giotto collabora nel cantiere con Cimabue.
Secondo altri storici l’intervento è di Giotto,che è ancora acerbo e per perizia è capocantiere,
ma è diversa la commitenza, che attua un intervento maggiormente religioso e simbolico da
parte dei francescani, invece a padova unna committenza privata difunzione celebrativa.
Quando Giotto si trova a raccontare le storie di San Francesco ha uno spazio libero a
disposizione di tutta la navata, non c’era iconografia stabile del santo, infatti crea e inventa
l’immagine poi verrà trasmesso ai posteri. Giotto si ispira e conosce la letteratura francescana,
come quello di San Bonaventura da Bagno Regio, che ne scrisse una biografia. Ma comunque si
vede che prende libertà e autonomia. Secondo la medievalista Chiara Frugoni, la visione di
Giotto in relazione alla figura di San Francecso non è neutra, non è obiettiva, ma caricata
dell’influenza dei committenti, ovvero i francescani conventuali.
Alla fine del 200, l’arte in Italia era ancora legata a quella bizantina. I colori non sono ben
conservati, a causa del tempo e dell’umidità, che determinano i colori virati, per esempio i
bianchi diventano grigio o nero, azzuri diventano verdoni, blu rimane blu ma si rovinano,
spesso cadeva la tempera usata per correggere gli affreschi, infatti spesso l’artista interveniva
con la tempera sull’intonaco secco, che può sgretolarisi e eliminare i colori. nel 97 un
terremoto fa crolla la volta della basilica e per restaurare la preziosa basilica viene messo in atto
dunque il cantiere della speranza per la volta. Dunque la balisica è uguale a quella prima del
terremoto. Giotto rivaluta la realtà ispirandosi alle idee francescane.
Rinuncia ai beni
Racconta episodio in cui Francesco rinuncia le cose mondane e sceglie la chiesa.
A destra i religiosi contro i borghesi, posti a sinistra. Il protagonista si spoglia dai vestiti, e
viene coperto dai vescovo che si rivolge dall’altra parte, dietro di lui ci sono due chierici.
A sinistra in prima fila il padre di Francesco che sta per scaglaire il figlio, contrario alla scelta
del figlio.
Colori simbolici: giallo e rosso,che simboleggiano la ricchezza, abiti e capelli tipici dellla
nobiltà e della ricchezza, segnado la distanza, accentuato dalle architetture sullo sfondo,
appare tempietto. A sinistra palazzo borghese, per la moda dell’epoca. A sinistra è presente la
mano di dio, simbolico.
Stile: corpi con chiaroscuro, primo nudo dell’arte italiano, riprendendo i classici, non
complentamente nudo, ma particolare anatomia.
Architettura con prospettiva intuituva, anche se c’è volontà di scorciare lo spazio, profondita
dove venivano disposti i personaggi. C’è profondità, la scena è attualizzzata, sacra e facilmente
comprensibile dai fedeli; ricca del quotidiano, ben costruita, infatti appaiono persino due
bambini, che raccolgono pietre per scaglairle con dispezzo. Grande espressività nel gesti e nei
volti. Blu del cielo che sembra essersi riversato come il drappo su Francesco nella vita del santo,
simbolismo tipico del medioevo.
Presepe di Greccio
Giotto rappresenta Francesco che per la prima volta realizza la natività e il bambino si anima
nelle mani di Francesco. Avviene nel presbiterio, al dilà del iconostasi, Giotto ci da possibilità
di guardare le liturgie, inserisce pulpito legato all’iconostasi, crocifisso realizzati da Giotto, in
mezzo c’è leggio con canti con 9 candele riprende tradizione medievale per la novena di natale.
La croce è raffigurata non come simbolo cristiano, ma arredo della chiesa, infatti si vede la
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parchettatura che compone la croce ed è evidente l’attenzione ai dettagli.
C’è molta espressività, non è più presente la frontalità e l’abbigliamento era specifico, ogni
persona aveva le vesti del suo ruolo.I quattro cantori : quattro frati rappresentati con grande
attenzione: tenori con testa in alto e bassicon la testa in basso, dunque c’era una grande
attenzione ai dettagli. Frati posizionati più in alto per dare un senso della presenza di diversi
piani di profondità.
Con prospettiva intuitiva, si proiettano in un spazio non visibile, ma la cui presenza può essere
intuita.
Rinascimento
Importantissimo periodo storico, filosofico, politico, letterario e artistico, collocato tra 400 e
500. Viene chiamato così perché associata alla cultura e alle arti dell’antichità. Primo che parla
del rinascimento è rinascita, invece il primo che scrive del rinascimento è Burckhardt, periodo
nato in Italia e il più luminoso dell’arte italiana.
Nato nel 1401, precoce rispetto allo spartiacque tra le due epoche, con concorso a firenze,dove
emerge questo linguaggio rinascimentale,diffondendosi un nuovo linguaggio, che giunge
successivamente tutta l’Europa. Fenomeno principalmente fiorentino: legato alla situazione di
crisi politica e economica e alla peste, facendo trovare al città in seguito in una condizione di
benessere, salita al potere dei Medici, banchieri, dal 400-700 domineranno la città, con ruolo
centrale, primi mecenati del periodo, mecenatismo al centro della cultura, dunque anche una
stabilità politica. Dopo i comuni viene introdotta la signoria, che comprende il ruolo dell’arte
che era centrale per funzione propagandistica e celebrativa, finanziando gli artisti i quali si
radunavano nelle corti dei signori. Cambia concezione dell’artista, che precedentemente era un
artigiano di cui non si conosce nemmeno il nome, invece ora il ruolo dell’artista che vive a
corte, per realizzare le proprie opere, condivide l’arte, è quello sociale e superiore ripetto al
passato, infatti diventa intelletuale.
Temi principali:
-Ripresa dell’arte antica, come nell’ambito letterario ( si conferma la cattedra del greco). Viene
ripresa la mimesis della natura, linguaggio naturalistico, si mette appunto un particolare
strumento la prospettiva non più intuitiva, ma scientifica. Brunelleschi mise appunto la
prospettiva (da prospicere), per dimostrare su una dimensione bidimensionale una cosa in
modo tridimensionale. La prospettiva è basata su precise regole matematiche e goemetriche,
ma necesita un soggetto: 1 c’è un principio di soggettività, dunque non c’è oggettività, sogegtto
al soggetto. 2 quindi è necessaria la presenza del uomo per rappresentare, quindi l’uomo è al
centro del mondo, concetto emblematico è il centralismo, dunque l’uomo diventa misura di
tutto, nell’arte della proporzione, che nell’antica Grecia corrispondeva alla bellezza. In
architettura in proporzioni umane. Uomo rispecchia microcosmo e macrocosmo.
Ne è un esempio uomo vitruviano di da vinci, nel 1480 a milano, prendendo studio dell
anatomia di vitruvio, rappresenta ciò che viene scritto da Vitruvio, ovvero homo ad circulum et
ad quadratum, che deve rientrare nelle due figure perfette, nel cercio, simbolo della
dimensione celeste e nel quadrato, simbolo della dimensione terrena. L’uomo è congiunzione
dei due mondi. La prospettiva oggetto di analisi, dimostrato dai trattatti scritti dagli artisti, che
diventano anche trattatisti. Nel 1435, Leon Battista Alberti, scrisse De pictura, in cui semplifica
i procedimenti inventati da Brunelleschi.
Nel De prospectiva pingenti di Piero della Francesca, il pittore semplifica attraverso
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illustrazioni per formare manuale ad uso degli artisti. Successivamente Leonardo da Vinci,
affianca alla prospettiva generale anche quella aerea, che era basata sull’esperienza: gli oggetti
rimpiccioliscono o cambiano colore, poiché viene rappresentata la circolazione dell’aria.
Padri del rinascimento Masaccio, Brunelleschi e Donatello.
Filippo Brunelleschi
Nato a Firenze da una famiglia borgehse e cresciuto con una formazione abbondante,
prediligendo disegno e pittura. Inizialmente lavorò come orafo, ma a causa dell’insuccesso e
della delusione per il concorso si dedicherà all’architettura.
La cupola del Duomo di Firenze
Partecipa ad un altro concorso di committenza dell’arte della lana che gestisce il Duomo di
Firenze: chiede di portare un progetto della cupola del duomo, che era iniziato ma non
terminato da Arnoldo da Cambia: c’era solo il tamburo di base su cui si svilupperà
successivamente la cupola, ma non riuscì per la grandezza e per difficoltà economica.
Prima si sviluppavano le impalcature di legna e solo alla fine vengono tolte e viene costruita
una vela per volta, ma tenendo conto dello spazio e i centini dovrebbero essere altissime e
vetiginose, quindi era pericoloso e troppo costoso. Un ultriore problema erano materiali: la
chiesa era in mattone e il calcestruzzo non si sarebbe armonizzato con gli altri materiali.
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Anche qui c’è un bando e arrivano a pari merito Brunelleschi e Ghiberti, ma questa volta vince
Brunelleschiche ideò tecniche precise per la realizzazione di tutte le fasi operative, tecniche e
logistiche della realizzazione.
Lui ideò una cupola (padiglione a 8 vele) che si impostava su una doppia calotta (interna e
spessa [autoportante e costruita attraverso centine mobili perchè pensò di edificarla
contemporaneamente su tutti i lati]) usa il metodo di disposizione a spina di pesce, opus
spicatum, ripreso dall’arte romana. La calotta esterna è più sottile e lo spessore si riduce
andando verso l’alto e si conclude con un oculo per l’illuminazione della cupola. La lanterna
sulla sommità fu realizzata successivamente a un’altro concorso. La sfera dorata venne aggiunta
successivamente da Verrocchio. Brunnelleschi crea una cupola lievemente a sesto acuto
(lievemente rialzata) 1) si legava meglio al gotico; 2) aveva una funzione rilevante a livello di
organizzazione del peso. La cupola è dotata di costolonature in marmo bianco, che come
lalanterna non solo sono decorative, ma bilanciano le forze centrifughe della cupola. Oltre
quelle esterne lui inserisce anche delle nervature verticali e anelli orizzontali interni che
aiutano a sostenere la struttura, per creare un reticolo sostenitivo e strutturale. La cupola così
diventa simbolo del rinascimento, con riprese dall’antichità. Vasari diceva che la cupola, la
quale padroneggia come la corona della vergine si armonizzava perfettamente con le colline
fiorentine. Lo stile di Brunelleschi si riallaccia all’antico e lo si nota in tutte le sue opere, cerca
di personalizzare in modo creativo cambiando certi dettagli Brunelleschi mostra di saper
interpretare in chiave personale i modelli antichi e dimostra di basarsi molto su leggi e regole
matematiche. Nello spedale degli innocenti ibrida il sistema architravato greco e il sistema
archivoltaico latino, creando piedritti che sorreggono archi; predilige lo stile corinzio, ma usa
colonne dal fusto liscio con capitello corinzio.
Lo spedale degli innocenti
Lo spedale degli inncenti è un orfanotrofio di Firenze (primo in europa), che fa parte di un
progetto non artistico, ma di pura urbanizzazione. Costruita su commitenza dell’arte della
lana. La facciata è quasi esclusiva di Brunelleschi. Ci sono 9 scalini (crepidoma) sui quali
poggiano 9 archi a tutto sesto che poggiano su colonne liscie con capitello corinzio. Le paraste
completano la serie di archi, 6 scanalature e capitello corinzio. È onnipresente il numero 9
(elemento matematico e religioso) alludendo al qaìuadrato del numero della trinità. Sopra gli
archi si trova tutta la trabeazione (architrave, fregio e cornice) le 9 finestre hanno il
coronamento del timpano. Il fregio è continuo con motivo strigilato (sparito) ripreso dai
sarcofagi romani.
Tutte le grandezze della facciata sono proporzionali e studiate su un modulo di base che si rifà
al modello greco del diametro della colonna (diametro colonna x 9= altezza). Prevale
l’orizzontalità data dalla trabeazione. I bambini in fascevengono aggiunti da Della Robbia nel
1487, nel cerchi blu che intervallano gli archi. È presente una bicromia tra bianco e grigio.
Masaccio
Masaccio nasce ad Arezzo nel 1401. Soprannominato così probabilmete perchè era trascurato
nel vestire. Apprese la prospettiva dall’amico Brunelleschi. Fu socio anche di Masolino molto
legato al tardo-gotico e che poteve essere il maestro dell’artista. Ma Masaccio esonda dal gotico
e si spinge oltre le pitture di Giotto. Muore giovanissimo a 27 anni nel 1428.
Una delle principali opere è la cappella Brancacci della Chiesa di Santa Maria del Carmine a
Firenze, riceve insieme a Masolino su commissione da un commitente commerciante ricco
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della tradizione anti-medicea della famiglia dei Brancacci, che poi vennero esiliati, ma
inseguito viene continuato il decoro della capella. Da qui passano molti importanti artisti,
come Da Vinci, Botticelli, di fatto è il punto di svolta dell’arte italiana. Temi trattati sono
vicende della vita di san pietro, si vedono due scene della Genesi, ovvero il peccato originale e
la cacciata dal eden, mostrando che si può essere salvati grazie alla fede in Dio. Di fatto le
vicende di Pietro vengono rappresentate non solo per affinità tematica, ma anche per celebrare
la casata, effetivamente un Pietro è capostipite della famiglia Brancacci, quindi gli affreschi
sono realizzati per un fine della salvezza e celebrativo.
Ogni riquadro è incorniciato dalla cornice che poggia su paraste scanalate con capitello
corinzio, perché riprende tantissimo Giotto, Brunelleschi e Donatello, nella scultorea e
nell’espressività.
Tributo
Ripreso del 1427 che colpisce al clero. Infatti è tema tratto dai vangeli di matteo: gesù arriva a
Cafarnao, fermati da gabaliere che chiede il tributo per il tempio, Gesù chiede a Pietro di
pescare un pesce nel lago tiberiade in cui trova una moneta d’argento per pagare.
La compiosizione riprende la composizione medievale (più momenti in uno stesso spazio).
Nella composizione l’occhio arriva subito verso Gesù, punto di fuga delle linee di prospettiva. Il
braccio di Pietro porta l’occhio a scivolare verso sinistra e successivamente con la mano del
gabelliere a guardare verso destra. È una scena scandalosa nel periodo perchè quando pietro
si piega si toglie la toga e la arrotola per terra.
Per la prima volta troviamo la prospettiva matematica rinascimentale nelle strutture che sono
scorciate e per dare profondità prospettica non solo riduce le dimensioni degli oggetti
andando in lontananza, ma anche andando a sbiadire i colori più si va in lontananza. Anche i
personaggi sono posizionati in modo da scandire i piani di profondità. C’è dinamismo,
caratterizzazione dei personaggi (caratteristiche fiosioniomiche e anatomiche), panneggi che
creano chiaroscuri che plasmano le figure in modo scultoreo che occupano uno spazio
preciso. I corpi sono così reali che proiettano delle ombre. Nella cappella c’è una finestra e
Masaccio crea le ombre secondo la luce del sole, la direzione reale corrispondeva con quella
resa da Masaccio negli affreschi, dunque rendendo più partecipe e coinvolto lo spettatore
(effetto Cattelan).
Anche le figure di spalle danno senso di realtà e noi siamo nella stessa posizine del gabelliere.
Per la prima volta vengono inserite le aoreole scorciate e in prospettiva (elementi reali e fisici),
dunque questi elementi rendono la concretezza e un forte senso di realtà.
Le due scene tratte dalla Genesi: peccato originale e cacciata dall’Eden
Nella cappella Brancacci, lavorano insieme Masaccio e Masolino.
La differenza tra i due si vede nella raffigurazione delle scene riguardanti la Genesi.
Masolino rappresenta i due progenitori vicino all’albero del frutto del male, il serpente ha la
faccia da donna (misogeno) che tenta con il fico eva.
Le figure sono molto statiche e impassibili con volti inespressivi, ma con volti perfetti. Le
figure non danno senso di spazio, (infatti l’albero è solo un mezzo narrativo) profondità e le
figure non sembrano occupare uno spazio. Le figure sono bidimensionale e adamo riprende il
chiasmo classico.
L’albero non ha una vero importanza, ma serve solo per dare il senso del’Eden.
Masaccio: cacciata dei peccatori dall’Eden, uscita da una porta scorciata verso un paesaggio
deserto, alludendo alla fatica.
Le figure sono dinamiche, Adamo si copre il volto distrutto dal dolore e dall’angoscia. Eva
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piange con un volto segnato dalla tristezza. Eva si copre e viene ripresa l’Afrodite Cnidia di
Prassitele. Eva sembra invecchiata. Le figure poggiano i piedi a terra, sono scorciate, ci sono le
ombre e le figure sono tridimensionali e molto plastiche.
La Trinità.
Essa è un affresco che si trova nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, realizzata su
committenza o del Banderaio o dei Lenzi.
Il tema principale è la trinità ovvero, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo rappresentato da un
colombo che sta spiaccando volo, posto tra il Padre e il Figlio.
L’opera non rappresenta una scena reale, ma solo un dogma della fede (trinità) quindi le figure
non sono espressive.
La lettura inizia dal basso dove troviamo un morto posto tra due colonne che riprenodono
quelle di Brunelleschi e c’è inoltre un’iscrizione del tema “memento mori”.
Per elevarsi a Dio bisogna pregare e per invitare il pubblico a compiere ciò, ci sono due figure ai
lati, che sono i committenti. Salendo ci sono due Santi San Giovanni e la Madonna che non è
dirtutta dal dolore, ma invita alla preghiera. Andando verso l’apice troviamo la trinità.
Troviamo gli elementi di Masaccio: caratterizzazione dei volti, tridimensionalità, spazialità,
chiaroscuro e profondità.
Vasari diceva di trovarsi davanti a una capella che sfondi il muro, non davanti ad un affresco,
proprio per l’eccellente realismo e attenzione ai dettagli.
Si crede che la prospettiva della scena sia stata realizzata da Brunnelleschi. Si cerca di
coinvolgere anche lo pettatore, poiché il punto di fuga è proprio di fronte allo spettatore. Tutto
è scorciato tranne Dio e Gesù. È presente anche architettura, colonne di brunnelleschi, volta a
cassettoni che riprende il Pantheon e le colonne ai lati delle colonne a fusto liscio ripreso
dall’arco di Tito e un arco ibridato sempre di Brunelleschi. Di Brunelleschi c’è anche la
bicromia. Le figure sono in una costruzione piramidale che da stabilità. Un’altro elemento
ripreso dall’antichità è la simmetria che scandisce le metà quasi speculari, quindi gli elementi
non simmetrici sono facilmente identificabili.
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