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Leopardi

Leopardi era solito trovare serenità recandosi su un colle, su cui era collocata una siete che ostacolava la sua contemplazione del
paesaggio (consuetudine del poeta). Ogni essere vivente e tutto ciò che esiste è limitato e circoscritto (principium individuationis=
limite). Leopardi percepisce il senso del limite che è costituito dalla siepe, ma l’uomo romantico ha bisogno di superare il limite. La
siepe spinge l’io percipiente a sviluppare l’immaginazione (una delle facoltà della mente umana secondo Kant). Nei primi tre versi
Leopardi non può guardare l’orizzonte, quindi sfrutta la facoltà intellettiva della mente; il “ma” segna il passaggio al bisogno di
superare il limite e l’io percipiente si trasforma nell’io pensante che attiva/ stimola l’immaginazione. Il poeta si siede e la sua facoltà
pensante attiva l’immaginazione “io mi fingo interminabili spazi, sovraumani silenzi…”. Nel momento in cui va oltre la sipe immagina
l’infinito spaziale nello stesso tempo prova un senso di smarrimento, percepisce la sua piccolezza. All’inizio utilizza come senso la
vista; successivamente utilizza l’udito (sensismo, tutto parte dall’esperienza). Leopardi si trova in uno spazio eseguo e lo paragona
all’infinito spaziale, inoltre il suono del vento è breve e lo paragona all’infinito temporale. La lirica si conclude con la fusione tra
l’infinito spaziale e quello temporale che genera una sensazione di piacere enorme ed appagante. Questa lirica è breve e imita il
sonetto, trattiene una struttura a gradini, elimina le rime e aggiunge un verso.

STRUTTURA

La poesia si divide in un due parti: base sensoriale sulla vista che dura 7 versi e mezzo, base sensoriale sull’udito che dura 6 versi e
mezzo; inoltre, un’altra suddivisione si trova nei primi tre versi. Leopardi utilizza la facoltà intellettiva (al di qua della siepe); nei 4
versi e mezzo successivi Leopardi utilizza la facoltà pensante (oltre la siepe); successivamente si trova di nuovo al di qua della siepe e
infine si trova altre la siepe. Il poeta usa i pronomi dimostrati (parte A), “quella”, “questo”, “queste”, “questa”, che sottolinea la
presenza di Dio al surreale, nell’ultima parte (IV parte) Leopardi si perde nell’infinito, simulando il sonetto attraverso le strofe ma
descrive per mezzo di elementi semplici.

I suoni

“Sedendo e mirando” (“nd”) rallenta il rimo, il suono vocalico prevalente in questa II parte è la “a” perché dilata il suono come si
espande lo spazio, successivamente prevalgono la “o” e la “u” che sono vocali chiuse. “Come il vento…” (“nt”) rallenta il ritmo,
aumenta la presenza degli enjambement (la frase non si chiude nel verso ma continua nel verso successivo) perché segna il
superamento del limite (sintattico). Ritornano le “a” che sono vocali toniche (sulla finale cade l’accento), anche nell’ultimo verso
“naufragar… mare” indica l’oltre passamento del limite.

Metrica

Leopardi usa l’anapesto (crescita del tono, dal basso verso l’alto) per riprodurre lo spostamento dalla siepe all’infinito prima spaziale
poi temporale. La prima fase è discendente, dalla seconda in poi è ascendente.

Parte D

Il gruppo “En” e la coppia “on” dimostrano un’estrema cura dei suoni pur non essendoci rime. In Leopardi non c’è corrispondenza
stato d’animo- paesaggio, bensì c’è tensione tra il paesaggio e il vissuto; quindi, il poeta si distacca dall’immaginario romantico.
Secondo Leopardi gli uomini dell’età classico erano più felici perché erano in simbiosi con la natura; invece, l’uomo moderno deve
arrivarci con il sentimento.

Differenza tra poesia antica e moderna

Antica= ingenua perché esprimeva il contatto diretto con la natura;

Moderno= raggiunge la simbiosi con la natura attraverso un ragionamento.

Rousseau affermava che la natura è dinamica, l’uomo dell’età classica è più vitale, quindi più generoso e capace di combattere per
grandi ideali. Leopardi dice che l’uomo moderno ha sviluppato la capacità di ragionare ma ha ridotto la spensieratezza.

Pessimismo storico di Leopardi: perché si interroga sui bisogni dell’uomo, come la felicità, risulta che l’uomo antico è più felice di
quello moderno. Leopardi riesce a trovare una corrispondenza con la natura con il ragionamento e l’immaginazione.

Tema del vago e dell’indefinito:

Tutto ciò che non ha un limite definito ci provoca piacere (esempio: la siepe e il paesaggio); il poeta è alla ricerca della felicità. Tutto
ciò che è vago e indeterminato genera una sensazione di piacere. Nella realtà esiste l’indefinito, invece nella nostra immaginazione
c’è l’infinito. La realtà è costituita da realtà fenomeniche circoscritte e disperse. Secondo l’uomo romantico questi singoli eventi si
legano in una dimensione unica immaginaria. Questa unità esiste solo nella nostra immaginazione.

Metafisica= tensione:

1. Tra finito e infinito


2. Ascesa e discesa
3. Silenzio e voce
4. Morte-stagioni
5. Eterno e finito
6. Vista e udito
7. Concreto e astratto
8. Siepe e mare (immaginazione)
9. Statico e dinamico (sedendo e mirando)

Il bisogno dell’infinito non ha nessuna valenza religiosa e teologica (componente illuminista).

Biografia:

Recanati è un paese collocato nella periferia dello stato pontificio, che era culturalmente chiuso all’Europa; quindi, Leopardi nasce
nella periferia della periferia. Nasce da una famiglia nobile di conti che aveva affidato l’istruzione di Leopardi a un chierico (figura del
genio romantico incompreso). Leopardi definisce i suoi anni di studio “7 anni di studio matto e disperatissimo” (1809-1816), presso
la biblioteca di casa Leopardi. Il poeta parla della Luna (tema romantico) su base scientifica, ma si interessa anche ai saggi classici.
Dal 1816 al 1819 (anni del pessimismo storico) scrive Leopardi “passai dall’erudizione al bello (poesia)”.

La sera del dì di festa

In questa poesia Leopardi parla della domenica. Incomincia con la descrizione di un paesaggio notturno (al primo verso troviamo
anche un incipit musicale dato dalla collocazione delle parole nel verso non ordinaria: “dolce e chiara è la notte”, anziché “la notte è
dolce e chiara”).

Al verso 2 viene ripetuta la consonante “n” (senza vento); successivamente i suoni diventano dolci (rivela-serena); troviamo
l’anapesto che scandisce ritmi ascendenti.

Il termine “serena” (verso 4) può essere concordato sia con “luna” che “montagna”. In questo modo crea un effetto di piacere
perché la concordanza non è definita e tutto ciò che non è definito ci provoca piacere (tema del vago e dell’indefinito). Leopardi
prima descrive il paesaggio, poi lo associa alla donna.

“notturna lampa” (verso 6) è una metafora di luna; Leopardi era molto affascinato dalla luna perché emana una luce tenue, mentre
il sole oscura gli altri astri. Il poeta scrive la poesia da giovane e si deduce che fosse innamorato ma non ricambiato. C’è una
contrapposizione tra il sonno sereno della donna amata (“tu dormi, che t’accolse agevol sonno”) e quello turbato di Leopardi.

Al verso 10 c’è una cesura, pausa forte al centro del verso (m’apristi), la ripetizione della “a” scandisce il dolore (tu dormi è ripetuto
2 volte, uno al verso 7, l’altro al verso 11 ed è un’anafora).

VV. 11-12: poeta contempla la bellezza del cielo notturno. Torna il pessimismo storico, Leopardi riteneva che la natura fosse benigna
e la civiltà maligna. In questa poesia invece afferma che la natura è apparentemente benevola, ma nasconde dentro di sé un’essenza
negativa. Questa poesia fu scritta un anno dopo l’infinito, quindi contraddice ciò che aveva detto precedentemente. La natura nega
la speranza al poeta, gli brillano per il pianto.

Struttura

Leopardi ha avuto un’educazione illuminista, infatti parte dalla vista (sensismo).

1 Vista\spazio. Paesaggio sereno\donna serena. Dolore causato dall’esclusione della natura

Riflessione sull’ambiguità della natura

Secondo Leopardi la natura è indifferente perché nel 1819 fu colpito da una malattia agli occhi, oltre ad essere già affetto da altre
malattie. Il poeta tentò una fuga, verso Roma, ma necessitava di un passaporto, che falsificò. Suo padre intuì la genialità del figlio ma
era chiuso; dunque, proibì al figlio di andare a Roma. Leopardi viene scoperto e rimproverato dal padre (sofferenza fisica e mentale).

Il pessimismo storico e il sistema natura-civiltà vanno in crisi

Contempla la bellezza della natura ma riflesse sulle conseguenze di essa sulla propria esistenza. Il desiderio di evadere viene deluso,
con la prigionia nella sua casa.

Di solenne= giorno di festa; si rivolge alla donna e presume che dormendo faccia sogni tranquilli. “Non io” sentimento di esclusione,
i suoni diventano duri. VV.22-24 le parole sono esigui, suoni duri sottolineati dalla consonante “r”, successivamente vengono
contrapposte le vocali “a” ed “e” che rimandano alla giovinezza (verde etate). Leopardi vuole essere felice ma la vita non glielo ha
permesso.
II parte

La poesia conta in totale 46 versi, a metà del verso 24 Leopardi descrive l’artigiano che torna la domenica sera.

“Sollazzo” vuol dire divertimento

“ostello” = dimora

Passa dalla vista all’udito. Il poeta sta male perché è terminato il giorno festivo, e conduce la riflessione sul tempo (udito= riflessione
sull’amarezza del tempo che scorre). “volgare” sta per comune; non è passato sol un giorno ordinario, ma è persino crollato l’Impero
Romano (il tempo divora tutto). Leopardi esprime tale concetto attraverso il polisindeto della “e” che conferisce un ritmo incalzante.
La riflessione storica poggia alla sensazione fisica dell’udito.

La risposta alle domande la troviamo al verso 38 (“tutto è pace e silenzio”), verbo posa ritorna alla fine perché Leopardi confronta il
suo tempo individuale con quello collettiva e l’estensione di questo concetto all’intera umanità gli provoca serenità. “Ambivalente”
rimanda al riposo e alla serenità amara della morte (accettare che è finito il giorno di festa e il tempo collettivo).

2 Udito\tempo

Il dolore viene dalla coscienza della caducità della vita umana. Riflessione sulla memoria individuale e quella collettiva.

Leopardi fa riferimento alla sua fanciullezza e ricorda che provava tristezza e dolore (condizione permanente).

“Egli” indica il di festivo, “piume” sta per cuscino, “premea le piume” sono suoni duri che scandiscono un sonno doloroso.

vv.4-5 “suono dello spegnersi” del di festivo, sente e sentiva da bambino il canto e sta\stava male.

Motivo dell’ubi sum: con questa locuzione iniziavano diverse poesie medievali per indicare l’inutilità dei progetti umani (anche
Leopardi si inserisce in questo filone). Fa una riflessione amara sulla storia, attraverso una filosofia concreta. Nel 1819 sceglie di
diventare ateo poiché ha coscienza dell’infelicità amara. Nel 1820-1821 segue i motivi rivoluzionari che intendevano esportare la
Rivoluzione francese. In Italia questo tentativo fallisce nel sud Italia (regno delle due Sicilie dei Borbone). I napoletani insorgono
contro il re e combattono gli insorti in Sicilia, che avevano il loro stesso obiettivo. Il poeta fa una riflessione pessimistica dell’uomo e
dice che questo è mosso da uno spirito di prevaricazione sugli altri a partire da eventi storici e l’origine di tale prevaricazione è la
natura-madre.

1. La legge della natura è crudele, coglie questa legge e dice che l’uomo la prolunga nella civiltà\società.
2. La natura insinua un bisogno insopprimibile di provare piacere (teoria del piacere, il poeta ritiene che questo bisogno
accompagni l’uomo quasi in modo fisico. L’errore degli esseri umani è l’illusione che la felicità si appaghi una volta
raggiunto l’oggetto del desiderio; invece, Leopardi sostiene che continua a muoverci e illuderci fino a raggiungere un altro
oggetto del desiderio. L’uomo è infelice perché brama l’oggetto del desiderio ma una volta raggiunto non appaga più e la
conseguenza è la noia, che per Leopardi è la condizione peggiore che possa esistere. Alternanza tra felicità e tedio (noia).
Si chiede dunque se ha senso avere progetti.

Gli dèi dell’Olimpo sono annoiati e le Muse indicano un concorso.

OSSERVAZIONI

Operetta morale (scritta in prosa all’inizio degli anni ’20). Il termine operetta è afferente al linguaggio musicale, in cui veniva lasciata
libertà nella partizione per il musicista rispetto al compositore. Ci sono favole e personaggi di vario tipo. Leopardi abbandona la
poesia e scrive in prosa perché è il saggio epicureo (collegamento tra Lucrezio e Leopardi). Lucrezio era un filosofo materialista,
Leopardi ha perso la fede; 2) Lucrezio prevedeva una vita distaccata dal mondo e dalla società come Leopardi, 3) rappresentazione
ambigua della natura (anche Lucrezio aveva celebrato la bellezza della natura attraverso Venere, ma aveva descritto anche la peste),
come Leopardi riconosce la bellezza della natura, ma anche la sua parte distruttiva;

3 tappe:

1) Colombia: i tre personaggi che incontra sono delle allegorie.

Prima allegoria: il selvaggio (allegoria della legge crudele intrinseca nella natura), estende alle prerogative umane la legge della
natura (pessimismo cosmico). In questa seconda fase del pessimismo Leopardi vede nella natura una forza distruttiva che
l’uomo prolunga nella società.

2) India: donna invasata (allegoria della religione); Leopardi richiama l’immagine di Ifigenia (critica l’irrazionalità della
religione di Lucrezio). L’empirismo è alla base del ragionamento di Leopardi (Machiavelli in politica, Galileo nella scienza,
gli illuministi nel campo giuridico) e deriva da Petrarca e Boccaccio, che attribuirono importanza all’esperienza; è inutile e
insensato immolarsi per la religione.
3) Londra: il londinese si è ucciso per tedio, nonostante fosse ricco e stimato; quindi, è allegoria della civiltà che non è
generosa ma fredda e alienante. Saldatura natura e civiltà (entrambe sono negative e in questa fase l’uomo non ha
scampo). Questo periodo che è il più doloroso della riflessione di Leopardi è chiamato PESSIMISMO COSMICO (nel
pessimismo storico solo la civiltà era negativa).

L’atteggiamento di Leopardi nei confronti del concorso indetto dalle Muse è ironico (vulcano= pentola, Atena= olio, Bacco=
vino), tutte e tre vincono, ma rifiutano il premio ed ironico.

Operetta= storia di un islandese che decide di allontanarsi dalla società competitiva, per vivere nella natura islandese che è
ostile; quindi, viaggia in cerca di paesi più caldi. Nota che dove c’è un clima mite, c’è invece il rischio di terremoti; nei paesi
tropicali ci sono molti insetti pericolosi. Infine, incontra la natura gigante e statuaria e si lamenta chiedendo perché vuole farli
soffrire. La natura risponde che le sue leggi sono indifferenti agli umani. Si dice che l’uomo fu aggredito da bestie feroci oppure
trasformato in statua dal vento.

L’islandese fa un viaggio che è allegoria del viaggio conoscitivo che deve fare l’uomo che cerca la felicità (ricerca costante e
disperata). L’uomo è portato a credere che il suo dolore è causato da una vendetta divina, mentre l’ateo crede che sia la natura
la causa del suo dolore. Invece la natura nel suo insieme è equilibrata e armoniosa, ma si evolve secondo leggi indifferente
all’essere umano, che ne viene coinvolto (pessimismo cosmico perché è commisurato alla natura che coinvolge tutti). Leopardi
critica l’antropocentrismo rinascimentale e percepisce il dolore di tutti gli esseri viventi (come Virgilio che percepì il dolore degli
animali). L’islandese si è illuso dell’esistenza di un posto privo di dolore.

La riflessione di Leopardi a questo punto sembra bloccarsi ma l’autore non si rassegna e in 2 operette offre un percorso (non
risolutivo) ma per fronteggiarla.

Operetta: Discorso tra Plotino e Porfirio

Plotino (allievo) chiede a Porfirio (maestro) se ha senso il suicidio, dato che la vita è sofferenza. Porfirio risponde che ciò
procura dolore alle proprie persone care. Quindi Leopardi cerca la consolazione nelle relazioni umane (percepirsi come “noi”
anziché come “io”).

Operetta: Dialogo tra Colombo e Gutierrez

Di notte, sotto un cielo stellato, nel pieno della navigazione per la scoperta dell’America. Da giorni non si vedevano più uccelli in
volo, non ci sono terre vicini e tutto l’equipaggio è triste. Gutierrez chiede se ne valeva la pena intraprendere quel viaggio
pericoloso. Colombo risponde che ha deciso di intraprendere quel viaggio poiché vuole:

 vincere la noia che paralizza (contemplare il cielo stellato sulla terra ferma era più comodo ma non bello);
 battersi per dei progetti importanti per sentirsi vivo anche se sa che una volta scoperto quel continente non gli
avrebbe detto più niente.

La conclusione di queste 2 operette apre uno spiraglio. Leopardi ammira molto Colombo perché:

 lo considerava un uomo completo. La notte e il cielo stellato è un elemento romantico;


 è poeta in quanto contempla la bellezza del cielo stellato
 si interroga sul proprio destino, è filosofo
 è partito dopo aver svolto calcoli matematici (esperienza), è scienziato
 è un uomo d’azione poiché agisce e si mette lui in viaggio

Leopardi dice che vale la pena battersi per progetti belli e che incrementano la felicità per noi e per gli altri. La noia ci sarà
sempre ma rimane la consapevolezza che il tedio non ha paralizzato l’uomo.

A Silvia

Nel 1818 la figlia del cocchiere di Leopardi muore giovane e il poeta ne rimase profondamente colpito; 10 anni dopo riprese a
scrivere su questa ragazza (collocazione cronologica)

1816-1819= erudizione

1819-1820= poesia (bello)

1821-1828: vero (filosofia)

Nel 1828 torna a scrivere una poesia “Risorgimento); con il suo cuore antico. Questo titolo si riferisce al risorgimento delle illusioni,
che creano le condizioni più adatte per scrivere poesie. C’è l’adesione all’epicureismo di Lucrezio ma non si accontenta, infatti
afferma che non si può vivere senza speranza (impossibilità di vivere dall’apatia, che invece era predicato dal saggio epicureo. Fino al
1828 Leopardi, per un silenzio di 6 anni segue questa ideologia (il vero è la filosofia dopo il bello). Le illusioni nutrono la poesia, il
vero nutre la filosofia. Il vero uccide il bello, la filosofia uccide la poesia.

Dinamica poesia- filosofia

La figlia del cocchiere si chiamava Teresa, ma Leopardi lo trasforma in Silvia per recuperare l’Aminta.

La poesia inizia, con l’invocazione di Leopardi alla ragazza; categoria del tempo: il dialogo si svolge nel presente, ma recupera il
passato. “A Silvia” è un’apostrofe. Il poeta le chiede se ricorda la sua adolescenza, revocata con un’immagine gioiosa di Silva che ha
gli occhi sorridenti e “fuggitivi” ed era timida, insieme alla consapevolezza che l’adolescenza è fugace.

Al v. 4 prevalgono le “i”.

v. 6 “salivi” somiglia a “Silvia” (paronomasia, colloca la ragazza nel limitare di gioventù. Successivamente rievoca l’adolescenza di
entrambi. Leopardi considera l’espandersi dei suoni una fonte di piacere (il canto di Silvia che tesseva).

“Vago” significa “indeterminato” e “desiderabile”. Era il maggio doloroso poiché è un mese che segna il passaggio come
l’adolescenza.

Prima strofa: protagonisti (noi)

Seconda strofa: (tu)

Terza strofa: (io)

Contrapposizione tra l’attività di Leopardi (studio) e quella di Silvia (tessere).

Studi leggiadri= piacevoli e faticosi

Doppia figura retorica: chiasmo al verso 16, lo impiega perché il poeta amava la cultura, ma ha peggiorato e sacrificato il benessere
del corpo “miglior parte”

“sudate carte” figura retorica, sta per affaticate ed è una metonimia (causa per la conseguenza).

“Tempo mio primo” è sempre l’adolescenza e dimostra che Leopardi cercava il piacere fisico, esprimendo anche una critica nei
confronti della Chiesa che aderiva alla convinzione platonica che condannava il corpo. Secondo Leopardi il corpo va valorizzato e
rispettato perché è la vera fonte di piacere e la liberazione del corpo è anche la liberazione dell’anima e della mente. Mentre
Leopardi studia ascolta il canto di Silvia e interrompe poiché trae piacere

Neroni= balconi

Ostello= casa

Leopardi si affatica sui libri, Silvia si affatica nella tessitura. Il paesaggio viene rievocato con l’allitterazione di “or” all’adolescenza dei
due giovani corrisponde la descrizione di un paesaggio primaverile ed esprime la difficoltà a comunicare con le parole il piacere che
provava.

Seconda parte (tutto questo viene distrutto dalla natura)

Quarta strofa, verso 28 apostrofe, ritorna noi. La malattia che condiziona fortemente gli uomini uccide la ragazza.

Passato: Leopardi\Silvia

Futuro: felicità

Quando scrive la poesia dice che il futuro con la felicità ha deluso le aspettative.

Presente: v.5 futuro immaginato nel passato, quando erano adolescenti

“Sovvien mi” è il centro della poesia (in totale conta 69 versi), nel 1828 Leopardi fa un bilancio negativo della sua vita, il “poi” è la
categoria temporale del futuro, che è diventato presente contrapposto al passato (all’or) e quindi c’è uno scontro tra illusioni e
realtà.

V.28, quarta strofa “noi”;

quinta strofa, tu;

sesta strofa, io (architettura della struttura che lega io e tu)


v.42 suono sgradevole della “r” e dopo il maggio odoroso c’è l’inverno secco; “chiuso morbo” vocale “o” chiusa; la ragazza non ha
avuto la possibilità di vivere l’estate (giovinezza); e nemmeno quella di ricevere complimenti e avere relazioni sentimentali (suoni
dolci della “c” contrapposti a suoni sgradevoli). Silvia è morta con i suoi sogni, Leopardi è vivo ma la sua speranza è morta.
Nell’ultima strofa Silvia si dissolve nella speranza, Leopardi si rivolge alla speranza nel confronta tra il passato e il presente.

V.61 “mano della speranza” che richiama la tomba e simboleggia la mano di Silvia che tesseva.

Domanda che si pone: Si può vivere solo di filosofia e rinunciare alla felicità? Vale la pena seguire un obiettivo? Bisogna operare
(piacere) o ragionare (filosofia)?

Queste due condizioni antitetiche che devono convivere, con la consapevolezza che non tutte le speranze possono essere
soddisfatte (scontra tra poesia e filosofia, consapevolezza della realtà). È impossibile smettere di avere speranza e illusioni.

Seconda fase della poesia di Leopardi (1828-1838), poesia e filosofia si nutrono reciprocamente.

La canzone nella metrica è complessa, poiché è filosofica (dantesca e petrarchesca) e Leopardi recupera questa categorica con una
differenza perché le strofe non hanno lo stesso numero di versi (la canzone di Leopardi è più libera delle canzoni tradizionali; in
quella di Leopardi gli endecasillabi sono liberi, mentre in quella tradizionale sono alternati, le rime della canzone di Leopardi sono
libere.

Elementi innovativi:

 numero delle strofe


 collocazione dei versi
 collocazione delle rime

Leopardi recupera e si inserisce nella canzone tradizionale, ma ritiene che questa sia troppo rigida e poiché parla di sogni la innova e
la rende più libera

Differenza tra la prima stagione e la seconda stagione poetica di Leopardi

Prima stagione: idillio, quadretto, ne fanno parte “l’infinito” e “la sera del dì di festa” ed è bucolico poiché descrive il paesaggio
(piccoli idilli e idilli pisani e recanesi).

piccoli idilli: derivano da una dimensione personale

idilli pisani e recanesi: nel 1828 soggiornò a Pisa e offre una descrizione di questo ambiente all’antica.

Seconda stagione: l’io di Leopardi viene assimilato nel noi, poiché prevale Silvia (tu), terza caratteristica ricca di filosofia (pensiero si
fonda con l’emozione).

Troviamo la semantica dei cinque sensi:

 vista
 gusto
 olfatto
 udito
 tatto

Leopardi ha una formazione sensista, quindi tutto è materia, anche la ricerca della felicità vissuta dalla ragazza (negazione della
felicità). Troviamo alcuni filtri importanti i:

 finestra, dalla quale Leopardi guarda Silvia


 memoria letteraria
 filosofia: realtà di Leopardi è poetica

In questa poesia ci sono dei fini percettivi.

La realtà è sgradevole e secondo Leopardi è più gradevole la memoria e l’attesa rispetto al presente

Memoria e attesa

Il dialogo immaginario è ambientato nel presente ma è proiettato nel passato, perché la memoria è come una patina che si deposita
sun un evento\fatto; il fatto ricordato nel presente, ma vissuto nel passato diventa meno spiacevole (non fa riferimento a ferite
profonde). Il filtro della memoria sfuma i contorni. L’altra dimensione del tempo è il futuro, poiché sostiene che l’attesa è più
piacevole, dell’evento una volta finito, motivo analogo alla memoria perché attiva l’immaginazione; dunque, l’età più bella e
spensierata è l’adolescenza; la realtà non soddisfa tutte le esigenze (esprime questo concetto nel sabato del villaggio).

La ginestra

Leopardi riuscì a viaggiare e il soggiorno che gli fu più a cuore, fu quello a Pisa in cui conobbe un giovane patriota napoletano,
Antonio Ramieri. Si recò a Napoli successivamente dove fu deluso dalle élite locali; inoltre, la pubblicazione delle operette morali
non ebbero un grande successo, perché troppo pessimistiche, rispetto al progressismo che predicava fiducia nel futuro, durante i
moti risorgimentali.

Premessa:

Citazione di un versetto del vangelo di Giovanni, secondo i critici Leopardi recuperò la sua fede cristiana negli ultimi anni della sua
vita, ma non fu così, perché Leopardi cita questi versi per due motivi:

 la luce (dell’illuminismo)
 le tenebre non sono l’ateismo, bensì le idee del suo tempo ingenuamente ottimiste (l’uomo non sceglie la luce della
ragione, ma le tenebre dell’oscurantismo religioso “e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce”)

Secondo motivo: il contenuto di questa poesia (testamento spirituale di Leopardi, che esprime un progetto di società) ha la forza di
un messaggio profetico

L’ultima stagione di Leopardi contiene un progetto di società come un profeta, che denuncia le ingiustizie del presente e propone un
progetto futuro, come Leopardi esprime delle critiche alla società del suo tempo e propone un progetto futuro

Versi:

“Qui” ricco di tensione, nei prossimi versi prevale il suono sgradevole della “r” come il contenuto che è sgradevole. La raccolta
poetica si chiama “Canti” perché è riconducibile alla lirica accompagnata dalla musica (lira), i contenuti sono:

 amore
 ricordi
 emozioni
 riflessione sul tempo e la morte (dimensione interna del poeta, soggetto e oggetto individuale coincidono; nella poesia
epica soggetto e oggetto collettivo non coincidono).

Il modello della poesia lirica è Petrarca.

Differenza con Petrarca: l’avverbio “qui” non viene mai usato da Petrarca, che non dice di preciso il luogo in cui si trova mentre
Petrarca lo usa per dire che si trova davanti al Vesuvio.

I due poeti hanno dunque un rapporto diverso con il lettore. Petrarca voleva che il lettore si potesse identificare nel poeta,
mentre Leopardi si colloca in una posizione dialettica (di contrapposizione rispetto al lettore). Il lettore è fedele all’empirismo,
che è una delle categorie dell’illuminismo. La riflessione di Leopardi passa dal vaglio dell’esperienza. Quindi fa riferimento
all’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei ed Ercolano. La natura ha distrutto opere dell’uomo. Petrarca è il modello
letterario di Leopardi ma quest’ultimo sfida i lettori.

Seconda differenza:

 l’io lirico di Petrarca è senziente mentre quello di Leopardi è senziente e pensante (filosofia).

Il linguaggio di questa poesia è meno evocativo, ma più concreto dunque è più testo. Il linguaggio di Petrarca era invece, stilizzato ed
evocativo.

La Ginestra è un fiore giallino, Leopardi si accorse della presenza di questo fiore nella periferia di Roma, di fronte al Vesuvio rivede lo
stesso fiore e ne trae ispirazione, dato che il fiore nasce nei luoghi più estremi; quindi, l’uomo deve essere presente nei luoghi della
distruzione.

V.49-51 è la citazione di un verso di un poeta minore che sosteneva che la condizione umana è destinata alla felicità e al
miglioramento, il poeta sfida i lettori a dimostrare che questo, che lui disconosce e critica, è vero.

N.B. Silvia non è la donna amata nella poesia di Leopardi “a Silvia”.

Ci sono sei critiche che Leopardi volge alla società del suo tempo:

 Progressismo moderato (laico e religioso) (vv.37-51)


Il verso citato attribuiva all’uomo un destino di illimitata felicità.

Sorti= destino

Progressive= condizione di miglioramento che comporta nel tempo un aumento della condizione di felicità

Leopardi non è d’accordo con il fatto che il destino dell’uomo è disposto a crescere; infatti, vuole dimostrare ciò invitando
l’uomo a recarsi davanti al Vesuvio (intento dimostrativo).

Il progressismo manipola dati reali (la natura è in grado di distruggere, il Vesuvio ha eruttato e può farlo una seconda
volta).

 Antirazionalismo dell’800 (vv.52-58), è collocato all’umanismo e parte da Boccaccio e Petrarca.

Leopardi si richiama alla tradizione umanistica rinascimentale che confuta l’antidogmatismo medievale. Secondo Leopardi
in quest’epoca c’è un ritorno al medioevo. Secondo gli umanisti il medioevo è stato il periodo del sonno della ragione e
dopo tale periodo la ragione sorge. L’atteggiamento dell’800 è infantile, infatti il bambino fugge dalla realtà illusoria
mentre l’adulto rimane nella realtà. Leopardi sa che morirà senza ricordo, vuole dare le proprie idee, richiamando il
titanismo, per rassicurarsi Leopardi scrive questa poesia per rabbia, non ce la fa più.

v. 65 usa la parola “disprezzo” per sottolineare che lui disprezza la società

 Dogmatismo, oscurantismo (vv.59-77)

Al verso 72 Leopardi critica l’ideologia politica del suo tempo. Già nel 1820-1821 guarda i primi moti rivoluzionari dei
napoletani contro i palermitani e capisce che dominazione dell’Italia dallo straniero non sarebbe molto efficace perché
non c’era un libero pensiero ma uno asservito. Oltra al problema politico c’è quello culturale. Così Leopardi dice che il
principio d’autorità è un dogma con la conseguenza che non c’è libertà di pensiero e così non c’è libertà politica. Gli
italiano erano abituati a sottomettersi, a essere servili e così non c’è il vero progresso. Non basta la libertà politica, bisogna
anche cambiare dal punto di vista culturale.

 Egoismo individuale (vv.111-157)

Per Leopardi la modernità è l’epoca dell’egoismo. L’uomo moderno è più freddo, distaccato. Leopardi descrive
un’immagine: esercito accampato che è esposto alla minaccia dell’esercito nemico, seppur ciò coloro che si trovano dalla
stessa parte si combattono tra di loro e così fanno gli esseri umani, cioè non combatte contro la natura (nemico) da cui
arrivano le malattie e le catastrofi naturali.

 Critica all’antropocentrismo, spiritualismo religioso (vv.307-310)

Quando la natura si manifesta con il suo carattere distruttivo l’uomo non sa come agire. Perciò Leopardi crede a qualcosa
che non può essere totalmente dimostrato.

 Idealismo laico (vv.311-313) Leopardi critica Foscolo per aver dato fiducia nel fatto che le persone potevano essere
ricordate nel corso del tempo perché hanno fatto grande imprese. Non è detto che le persone grandi possano essere
ricordate nel tempo. Questo sembrerebbe un approccio di Leopardi al nichilismo. La poesia paragona la civiltà umana ad
un vegetale (ginestra, pianta fragile). La poesia è drammaticamente pessimista, sembrerebbe dunque non rimanere nulla.

LETTERATURA
Leopardi critica l’intellettuale, con Petrarca la poesia era un dolore e serviva per sublimare il dolore, essendo sempre
insoddisfatto. Era l’espressione più alta perché consente la armonizzazione delle inquietudini quotidiane. Leopardi però le
contesta, se la poesia è solo un esercizio di decoro questo non basta perciò critica l’intellettuale umanista che critica
anche la società ed è separato dalla società. Leopardi critica anche l’intellettuale umanista e romantico, impegnato nella
società, perché la poesia era indirizzata al diritto e alla libertà politica, che secondo Leopardi non può soddisfare una
persona infelice. Per questo motivo la poesia doveva essere uno strumento di propaganda; infatti, per Manzoni l’opera
d’arte non può avere un’autonomia estetica, cioè, deve provocare piacere. Per Leopardi il senso va cercato in due piani:
 Soggettivo e individuale
 Collettivo o antropologico

Il significato va cercato nel piano individuale e collettivo.

Il significato della vita di Leopardi è racchiuso nella ginestra che è:

 Fragile, perciò bisogna capire che si è fragili sia a livello culturale che a livello collettivo. Descrive l’immagine di
una persona malata che si vergogna della propria malattia e questo atteggiamento è sbagliato perché la fragilità
è l’elemento costruttivo della vita. La fragilità è la base di un nuovo contratto sociale e quindi un nuovo progetto
di un intellettuale. Leopardi non si limita a commiserare la realtà, ma bisogna tutelare la propria fragilità.
 Abbellisce, conforta perché porta tristezza nei luoghi più desolati
 Resiste: non è come l’uomo che di fronte al dolore chiede un soccorso a Dio, bensì rinuncia ad andare ad
abbellire il luogo di distruzione. Perciò gli esseri umani devono essere consapevoli della loro fragilità e per
questo si devono aiutare vicendevolmente; perciò, è un messaggio simile a quello dei vangeli.

La fragilità è la base di partenza di altruismo e solidarietà.

V.132 parla di vero amore.

Perciò le virtù sociali che secondo Leopardi la società deve avere sono:

 Onestà
 Lealtà
 Senso della giustizia
 Solidarietà

La ginestra è allegoria di questi comportamenti.

Stile

In questa poesia il linguaggio poetica rievoca quello delle poesie precedenti ed è evocativo perché deve
stimolare l’immaginazione ma il linguaggio è anche teso, c’è conflittualità, una ambivalenza. Anche la sintassi è
tentacolare. I periodi sono lunghi, mentre in “a Silvia” sono brevi e la sintassi è paratattica mentre qui è
ipotattica perché è una poesia che vuole argomentare e quindi è filosofica. Perciò la sintassi si protende a
conquistare nuovi spazi di pensiero.

V.158 Leopardi dice che di notte contempla il paesaggio e fa 4 movimenti:

 Guarda le stelle: una stella sembra un punto per i suoi occhi, ma in realtà è immensa.
 Cambia punto di osservazione, si sposta sulle stelle e immagina qualcuno che dalle stelle vede la terra,
che sembra piccola dalla stella ma in realtà è grande
 Va oltre e guarda le galassie lontane: sono come una nebulosa.
 Guarda dal punto di vista delle galassie e ritiene che l’uomo, le stelle e la terra sono una nebulosa, cioè
un insieme di punti. Leopardi sposta continuamente il suo punto di vista. C’è il punto di vista
relativistico e il rovesciamento prospettico. Leopardi è relativo perché guarda da più punti di vista. Si
parla di relativismo prospettico. Leopardi perciò è perso nell’infinito. C’è un periodo molto lungo che
va dal v.161 al v.171. C’è un punto e virgola con una proposizione subordinata v.171, un altro punto e
virgola, e troviamo la principale al v. 185. C’è una vergine sintattica v.174
V.175 c’è un iperbato molto lungo in cui ci sono 6 parole, ciò perché vuole conquistare nuovi spazi. Lo
sguardo vuole cogliere la sostanza, ma la sostanza non è a portata di sguardo.

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