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“La lupa” TRAMA

Novella: racconto breve, simile al romanzo

La lupa si mangiava gli uomini con lo sguardo, era così seducente che le mogli si facevano il segno della croce, persino un giovane
servo di Dio, Padre Angioino di Santa Maria di Gesù aveva perso il senno per lei, donna magra e formosa. La lupa si innamora di
Nanni, un contadino del villaggio della Sicilia. Nanni desidera sposare la figlia della lupa, Maricchia, che portava la vergogna di avere
una madre così e temeva di non sposarsi. La lupa se ne va, un mese dopo torna alla carica e dice che gli dà la dote e la figlia. A
Natale stipula il matrimonio. Passano anni, Maricchia ha dei figli e la lupa vive in un cantuccio della cucina, si sottopone ad una
fatica, lavorando in modo più faticoso degli uomini. Nel tardo pomeriggio, nel cortile, per il caldo Nanno si addormenta e la lupa
torna alla carica, Nanni cede, e i due giacciono insieme. Nanni avvisa la lupa di non tornare più invece lei torna spesso. La figlia è
disperata, attacca la madre e viene respinta. Per questo motivo la figlia insieme a Nanni si recano dal brigadiere e denunciano la
lupa, ma il brigadiere dice che non può farci niente. Nanni riceve da un mulo un calcio nella pancia, sta per morire e allora viene
chiesto al sacerdote di dare l’estrema unzione, sacramento degli infermi. Il sacerdote rifiuta di dargli estrema unzione perché ha
paura di mettere piede nella casa della lupa, ritenuta un vero e proprio diavolo. Una volta guarito Nanni, come punizione pubblica,
deve leccare il selciato della strada che porta alla chiesa. La lupa torna di nuovo alla carica e seduce ancora Nanni, che le dice di non
tornare più, però quest’ultima torna e per questo Nanni la uccide.

OSSERVAZIONI (ANALISI DEL TESTO)

È ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. Il tema non è nuovissimo, perché riprende il concetto di eros e thanatos, che
era già stato usato precedentemente da Tasso nell’Aminta e in Tancredi e Clorinda ed è un tema molto romantico, ripreso anche da
leopardi. L’amore, spinto alle estreme conseguenze, può provocare la morte.

Dal punto di vista dei contenuti è presente una sola novità: descrizione concreta della corporeità. Comincia con riferimenti concreti
della donna (magra, alta, seno). La lupa è pallida come se avesse la malaria: al corpo è associata la malattia, perché la lupa ha la
febbre, che rimanda alla irrazionalità. Al corpo è associato anche alla rappresentazione della natura reale, il paesaggio riarso che si
prolunga nell’insaziabilità della lupa, che arde di passione.

vv.16 descrizione amore (sentirsene ardere le carni, rivoluzione stilistica);

la sete della lupa corrisponde alla sete della pianura

La lupa viene rappresentata come una strega, un essere demoniaco, con le labbra rosse, e con il colore del viso pallido e per questo
motivo le donne si facevano il segno della croce e il curato non osava mettere piede nella sua casa.

vv. 47: è il tardo pomeriggio e mentre le donne preparano la cena, la lupa va in giro.

In questa novella manca una CONDANNA MORALE dell’autore. Parliamo, dunque, di rivoluzione tematica e stilistica di Verga. A
differenza di Manzoni che esprime la propria idea sui propri personaggi e quindi ha un approccio del tutto critico e moralistico;
Verga, invece, esprime un distacco, non giudica moralmente, anche se il comportamento della donna è esecrabile. L’unico
personaggio che giganteggia è la lupa perché è coerente con i suoi desideri mentre tutti gli altri personaggi sono mediocri, come
Nani che non è fedele, Maricchia piange ma non si rivolge al marito, il curato non dà il sacramento di estrema unzione e le donne
che si fanno il segno della croce al posto di tenersi stretti i mariti.

Troviamo un contrasto tra occhi neri della strega e i papaveri rossi che rimandano al sentimento della passione.

NOVITA’ STILISTICA

Manzoni era il narratore “onnisciente” e “onnipresente”, invece Verga sparisce dalla narrazione e si ha l’eclissi del narratore, vale a
dire che il narratore si cela (si nasconde), in modo che la storia e la realtà si rappresentassero da sole, il punto di vista di Verga non
emerge nella storia, bensì emerge il punto di vista della gente del villaggio e così si ha la regressione del narratore.

Pagina 152, rigo 8: per fortuna la lupa non veniva mai in chiesa: si tratta di una locuzione avverbiale appartenente a quella del
popolo. L’autore sparisce e fa un passo indietro, regredisce per il punto di vista del popolo e lo riproduce, quindi si colloca nei
margini.

Attualità: femminicidio, donne violentate che denunciamo, avvocati che mettono in difficoltà le donne. La lupa è vittima, merita di
essere uccisa perché passionale e seducente.
“Rosso malpelo” TRAMA

Il protagonista è un ragazzino, di nome Malpelo, così chiamato perchè aveva i capelli rossi e per tal motivo era considerato un
diavolaccio e veniva offeso continuamente. Costui fa il minatore in una cava insieme al padre, Mastro Misciu “Bestia”, anche nei
momenti di pausa viene isolato. Un giorno il padre decide di prendere l’impegno di svolgere un lavoro a cottimo, che non prevede
un tempo, ma il pagamento alla fine dell’opera. Gli viene proposto un contratto che consiste nello sgombero del tunnel sotterraneo,
per svolgerlo era necessario abbattere il pilone che reggeva la volta di una galleria, per arrotondare accetta di fare questo lavoro in
più; in teoria ci volevano tre giorni per completare il lavoro, ma arriva alla fine della settimana e il pilone è ancora lì. Malpelo aiuta il
padre a sgomberare i calcinacci.

(Vv.48-49) Il padre lo avvisa di stare attento e inoltre gli dice di allontanarsi appena avesse visto qualche sasso cadere.

Il pilone crolla in testa al padre (v 51), il lume si spegne e il padre di rosso mal pelo rimane schiacciato dal crollo del pilone.

(v.52) Viene portata la notizia all’ingegnere che sovrintendeva ai controlli della miniera che era a teatro, gli viene riferito dell’evento
e non si interessa dell’accaduto, poi ci ripensa per avere la coscienza pulita, e si reca sul luogo e si accerta del crollo.

(v.98) Sciancato ride della vicenda di Mastro Misciu, Malpelo scavava con le unghie, non rispondeva a nulla, nessuno si era accorto
di lui.

(v.71) Mordeva come un cane arrabbiato e dovettero afferrarlo dai capelli per tirarlo via a viva forza.

(v.72) La madre accompagna alla cava il figlio, lo picchiava perchè era rosso e non portava tutti i soldi a casa, se li teneva per sé e nel
dubbio lo picchiava. Il ragazzino non era capace di dare una carezza perché non le aveva avute, la sorella temeva che nessuno la
prendesse in moglie per colpa di Malpelo, e per questo lo picchiava.

Si aggirava per i viottoli a caccia di lucertole, i minatori della cava affidavano alla sua tutela un bambino che aveva subito un
infortunio a lavoro, si era fratturato la gamba.

Rosso malpelo maltratta il ragazzino, però condivide pane e cipolle con lui: lo maltrattava per insegnargli a difendersi, vengono
entrambi trattati come delle bestie. Mal pelo condivideva anche i soldi, la paga misera che aveva. Guardavano le stelle d’estate
insieme e il ragazzino racconta a Ranocchio la storia del padre e gli dice che altre persone erano morte. Ranocchio, vedendo le
stelle, indica che le stelle sono il paradiso, luogo in cui vanno le persone buone una volta morte. Rosso non ci crede e dice che le
persone buone si trovano sottoterra. La civetta stride perché sa che sono sottoterra e non riesce a raggiungerli e per questo soffre. I
due ragazzi seppelliscono l’asino grigio, morto per la fatica. Ranocchio si ammala e muore. Il padrone della miniera è contento
perchè era un invalido.

Rosso va a trovare la carcassa dell’asino e la civetta stride perché è dispiaciuta della morte di Ranocchio. Un giorno spunta dalla
terra una scarpa del padre. Scavano e riportano alla luce il cadavere del padre sepolto e quando lo trovano si accorgono che era
stato schiacciato mentre stava scavando con le unghie. Recupera tutto del padre: vestito, lanterna e utilizza per il lavoro gli attrezzi
del padre.

Qualcuno dice al Rosso che lo avrebbe pagato se avesse ceduto il piccone di suo padre ma decide di tenerselo. Affiancano un evaso
dal carcere a rosso, che non sapeva esistessero le carceri. Lui dice che preferiva stare lì piuttosto che lavorare in miniera. A Malpelo
viene affidato il lavoro di scavare un tunnel sotterraneo, che accetto ma poi muore e non si ha nemmeno traccia del suo cadavere.
La storia la conoscevano tutti e quando veniva nominato il suo nome tutti lo conoscevano, e i ragazzi della cava avevano paura di
trovarlo davanti e per questo abbassavano la voce.

INTERPRETAZIONI (ANALISI DEL TESTO)

Rosso malpelo è il diverso per eccellenza, viene offeso e bullizzato da tutti soltanto perché ha i capelli rossi e viene considerato un
diavolaccio. In questa novella troviamo il tema del capro espiatorio. Secondo il filosofo Renè Jyral, ci sono alcune persone che
hanno segni vittimali, cioè, hanno caratteristiche rendono queste persone delle vittime sacrificali. I segni vittimali rendono Malpelo
selvatico.

Nell’incipit troviamo un nesso di casualità e conseguenzialità. I capelli rossi, che rimandano al diavolo, è il punto di vista dei
minatori non dell’autore (eclissi, non parla in prima persona; regressione del narratore, l’autore non riproduce i suoi pensieri
culturali ma il punto di vista dei minatori). Quando viene ritrovato il cadavere del padre, Malpelo conserva i suoi indumenti e i suoi
attrezzi.

Rigo 13: scena del ragazzino che osserva le scarpe del padre. Malpelo è un ragazzo dalla spiritualità ricchissima e bellissima, ricorda
molto il tema della tomba di Foscolo.
Il sistema dei personaggi ricorda Manzoni. In questa novella ci sono 10 personaggi (5 negativi e 5 positivi)

Personaggi negativi:

 Madre
 Sorella
 Padrone
 Ingegnere
 Sciancato

Vittime:

 Padre, Mastro Misciu definito “bestia”


 Asino grigio (corrispettivo di Malpelo, perché vengono entrambi trattati come delle bestie)
 Ranocchio, ragazzino disabile
 Madre di Ranocchio
 Evaso

A differenza di Manzoni, però, non è presente un sistema paritario, bensì un sistema oppressivo e gerarchico. Verga rappresenta
una società in cui gli oppressi non hanno via d’uscita e per tal motivo sono destinati a subire. In Manzoni, invece, ci sono gli
oppressori e gli oppressi ma c’è la speranza per gli umili. I personaggi, questa novella, sono comuni a differenza dell’epica, che ha
come personaggi divinità o eroi (l’epica è il genere romanzo, “epopea del quotidiano”, secondo Hegel).

Verga guarda più in basso, non guarda gli umili, ma i vinti che non hanno nessuna possibilità di riscatto (da una rappresentazione
più pessimistica di Leopardi).

La regressione del narratore produce l’effetto di straniamento, che consiste nel ritenere normale ciò che è strano e ritenere strano
ciò che è normale (per l’autore non è normale trattare male un ragazzino soltanto perché ha i capelli rossi, mentre per i minatori
questo è normale). Inoltre, per Verga è strano che la madre dimentichi il nome del proprio figlio, mentre per la madre è normale.

L’obiettivo di Verga è dare parola ai personaggi per far comprendere meglio al lettore la realtà; infatti, Verga è il maggior esponente
del VERISMO, la verità del lettore deve apparire nel modo più evidente possibile, non la vuole adulare come era solito fare Manzoni.

Verga nasce nel 1840, nel secondo ottocento che vede il crollo dei valori romantici.

Nel romanticismo c’è il conflitto individuo società, anticipato da Foscolo, incarnato nei promessi sposi da Fra Cristoforo che non ha
paura (l’eroe romantico combatte contro la società, ma anche se perde trova un senso nella sua vita). Nella Ginestra c’è l’eroe
romantico che perde, con l’incarnazione della ginestra.

Nel secondo ottocento la società stravince sull’eroe romantico e Verga vede il fallimento dei valori risorgimentali e il trionfo del
capitalismo sui valori della società; il profitto è uno dei valori distorti di quest’ultimo fenomeno; infatti, a causa di ciò muore il
padre di Rosso Malpelo e il padrone è contento della morte di Ranocchio.

Troviamo una duplice sconfitta:

 Politica: condizione del sud Italia, fallimento del risorgimento


 Etica-sociale: si impongono i valori del capitalismo

Troviamo un aspetto di Leopardi, nella scena in cui Rosso e Ranocchio guardano le stelle, perché Rosso dimostra una capacità
conoscitiva che non possiedono gli altri. Ranocchio, dunque, è filosofo, si comporta come il filosofo di Leopardi, perché capisce la
vita. Malpelo maltratta Ranocchio per insegnargli le dure regole della vita.

“I MALAVOGLIA” TRAMA
Era il nome che veniva dato ad una famiglia toscana, noti per la loro laboriosità, (soprannome, nomignolo che indica il contrario
delle loro caratteristiche). Da sempre lavoratori instancabili: pescatori. La storia si volge nel paesino di Acitrezza.

Composizione della famiglia:

- Padron ‘Ntoni: nonno

- Bastiano, detto anche “Bastianazzo”, non è altissimo ma molto vigoroso, sposa Maruzza, che è bassina e per questo
chiamata “la longa”.

Bastiano e Maruzza hanno cinque figli:

‘Ntoni, Luca, Mena, Lia, Alessi.

Vicenda ambientata negli anni 1863- 1868, anni in cui nasce la leva obbligatoria, primo anni del regno d’Italia (1861-1946)

‘Ntoni, che era il più forte della famiglia, lascia la famiglia e fa il servizio militare.

Mena è innamorata di Alfio, un carrettiere, un ragazzo molto sensibile. I due giovani si amano però i genitori decidono che Mena
deve sposare il figlio del più ricco del paese, per fare questo matrimonio bisognava preparare una dote per la ragazza. I Malavoglia
avevano sempre vissuto in dignità e così i pescatori decidono di diventare commercianti. ‘Ntoni fa un accordo con il padre: deve
trasportare un carico di lupini e così chiede dei soldi in prestito all’usuraio del paese, Zio Crocifisso.

Durante il tragitto si scatena una tempesta terribile e Bastianazzo muore, la barca dei Malavoglia, chiamata Provvidenza, si sfascia e
il carico di lupini si perde. Così si crea una tragedia, perché l’usuraio vuole i soldi, allora i Malavoglia gli danno in pegno, non avendo
soldi, la casa del Nespolo (casa loro, nei cui pressi si trovava un albero di Nespoli).

Finalmente ‘Ntoni torna dal servizio militare ma è cambiato, ha idee confusamente progressiste, disprezza la mentalità della gente
del villaggio, che è una mentalità chiusa. Ha conosciuto la vita nelle grandi città, non vuole fare più il pescatore perché lo riteneva un
mestiere umiliante. Passa tutto il tempo in osteria a bere, ha anche una relazione sentimentale con l’ostessa, e finisce in un circuito
di illegalità insieme agli altri avventori (contrabbandieri) per diventare ricco.

Luca parte per il servizio militare e muore nella battaglia di Lissa contro l’Austria, terza guerra d’indipendenza, in cui l’Italia voleva
riscattare altri territori.

Lia ha una relazione sentimentale con Don Michele, uomo sposato, ha una famiglia e fa il brigadiere (poliziotto del paese) e così
‘Ntoni viene scoperto dal poliziotto perché era un contrabbandiere.

Durante una perlustrazione notturna, fra i due viene fuori una colluttazione: Ntoni accoltella don Michele che si salva ma finisce
sotto processo.

In questo modo l’avvocato dei Malavoglia per difendere ‘Ntoni dice che la colluttazione è stata così violenta, perché ‘Ntoni era
arrabbiato con il poliziotto perché aveva una relazione con la sorella Lisa. Attua una strategia difensiva che consiste nel mettere in
scena una relazione della figlia dei Malavoglia con un padre di famiglia e ciò fa star male il padre ‘Ntoni, che ha un ictus e muore.

Nel frattempo, si diffonde l’epidemia di colera (ci troviamo nel secondo 700). La madre Maruzza viene colpita da questa malattia e
muore.

‘Toni viene condannato ed è in carcere. Luca muore in battaglia. Lia, dopo essere stata svergognata, va a Catania, e di lei giungono
brutte notizie: è finita in un giro di prostituzione.

Mena è colpita dalla vergogna della sorella e per questo non può prendere marito, è costretta a chiudersi in casa. Alessi è un bravo
ragazzo, è un vero Malavoglia, forte, laborioso e onesto. Ripara la barca, lavora e risana il debito con l’usuraio e riscatta la casa del
Nespolo. Sposa una brava ragazza, Nunziata, mettono su famiglia e Mena aiuta il fratello a crescere i figli e così Alessi ha più tempo
per lavorare e così rianno la casa e tornano ad abitarci. Nonno ‘Ntoni esce dall’ospedale, una volta guarito, ma muore prima di
entrare nella casa.

Toni, una volta finita la pena in carcere, torna a trovare il fratello e la sorella ad Acitrezza e viene accolto da questi e cenano insieme.
Gli dicono di restare, però lui all’alba decide di andarsene. Era l’alba, non c’era nessuno, soltanto un cane, lascia la casa e incomincia
ad incamminarsi, ad un certo punto si ferma e cerca di ascoltare e capire se dietro di sé il fratello gli ha chiuso la porta e poi
prosegue e si pone questa domanda: se cambio idea mi accoglie?

Analisi di un testo narrativo (vedi scheda di narratologia classroom)


Narratore e patto narrativo

 Autore ≠Narratore: l’autore non si identifica sempre con il narratore (nei Promessi sposi coincidono).
 Livelli (primo, secondo, terzo grado): nel Decameron troviamo Boccaccio (primo grado) che racconta la storia di dieci
giovani (secondo grado)
 Collocazione:
interna (auto-diegetico): l’autore racconta la propria storia (Dante, nella Divina Commedia, parla in prima persona).
Esterna (etero-diegetico): il narratore racconta la storia di un altro, Verga è collocato all’esterno della narrazione, quindi
è etero-diegetico, e cerca di riprodurre il punto di vista dei personaggi, provocando l’effetto di straniamento, la cui causa
è l’antitesi. Per Parini è normale, per il giovin signore è strano, che il sarto venga pagato.

V.6 esprime il pensiero della madre, per cui è normale che rubasse i soldi, per Verga è strano. Per il prete è normale non entrare
nella casa perché c’è la lupa, per Verga no; perciò, il lettore deve decifrare il punto di vista. La costruzione del romanzo è bipolare
con eclissi e regressione del narratore, riproduce il punto di vista della gente del villaggio che è doppio:

- Parte positiva dei Malavoglia

-Parte negativa del villaggio/ Malavoglia

Non c’è un unico protagonista, c’è una coralità, rinunciando al suo punto di vista, scinde il sistema dei personaggi in due parti:

PARTE POSITIVA E NEGATIVA DE “I MALAVOGLIA”

Parte positiva:

 Mena, Alessi, (Luca che muore)


 Padron ‘Ntoni (l’eroe epico). L’epica racconta di eroi che compiono gesta. Padron ‘Nton è più convinto, anche se ha
momenti di crisi riesce a superarli, è il depositario della laboriosità e dell’onesta.

Parte negativa:

 ‘Ntoni, Lia

‘Ntoni (eroe romanzesco) è più indeciso. A differenza di Renzo, che commette errori ma capisce, ‘Ntoni non riesce a superarli e
per questo non matura.

PARTE POSITIVA E NEGATIVA DEL VILLAGGIO

Parte positiva:

Alfio, carrettiere di cui Mena è innamorata

Parte negativa:

Usuraio, Zio crocifisso, non si fa scrupoli

Alfio abita di fronte ai Malavoglia, egli rivolge delle parole, quando Mena si affaccia alla finestra. Dice che ha sentito il rumore
delle stoviglie e gli piacerebbe avere una famiglia accogliente (ALLUSSIONE ALLA FAMIGLIA CHE VUOLE CON MENA). È un
linguaggio allusivo, pur essendo ignoranti, non riescono ad esprimere per bene le parole. Perciò Verga racconta una poesia
elementare, primitiva ma genuina, perché vera e i sentimenti sono veri. Alfio dice a Mena di guardare le stelle che brillano più
forti, perché condividono le loro emozioni (RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA). Il verismo vuole raccontare la realtà così come
è, c’è un bisogno di autenticità (Manzoni, avendo la consolazione della fede, addolcisce la realtà).

Verga nasce nel 1840, periodo che vede il fallimento del risorgimento, per l’amarezza egli è stanco della realtà addolcita. I
grandi ideali sono falliti, troviamo anche un fallimento socioeconomico, segnato dal trionfo del capitalismo senza regole;
perciò, cerca l’IMPERSONALITA’ (il narratore sparisce e quindi non consola il lettore) che rimanda alla scienza; tuttavia, lo
scienziato non esprime il suo vissuto mentre lo scrittore esprime la propria visione del mondo, in questo caso lo scrittore
rinuncia ad esprimersi per l’avvento del capitalismo.

Verga diventa impersonale, si eclissa, perché la società l’ha messo da parte, lo scrittore non è più riconosciuto come educatore,
non è più un punto di riferimento; perciò, la società vuole sapere come comportarsi nella vita, per questo motivo Manzoni
scrive un messaggio pedagogico, ma i valori nobili del Romanticismo sono falliti e sono i valori del cinismo e del capitalismo.
Così Verga si mette ai margini della sua narrazione, perché lo scrittore non conta più nulla, da questa distanza egli può
osservare meglio e riesce a consegnare un documento scientifico e veritiero della realtà. Lo scrittore diventa anche un po’
scienziato: cioè, sociologo, antropologo, etnologo, economista ma mai pedagogista (non ha niente da insegnare).
Verga consultò i trattati etnolinguistici sui dialetti siciliani, inchieste di natura socioeconomica, nello scrivere i Malavoglia, in
questo modo ricostruisce bene cosa sta accadendo e quindi c’è il trionfo della scienza.

POSITIVISMO

V.29 PAG 261 rappresentazione simbolica della natura (perché ignoranti utilizzano un linguaggio allusivo, Alfio è vittima
del sistema economica, Mena è vittima del patriarcalismo. Stanco delle illusioni romantiche, vuole dare una
rappresentazione veritiera della realtà, come lo scienziato, diventa insociale, perché la società lo ha eclissato, ma frutta
questa posizione per osservare meglio e capire meglio, per questo lo scrittore-artista diventa scrittore-scienziato.

Il POSITIVISMO è la filosofia più importante del secondo ‘800. Positivo, in termini filosofici, deriva dal latino “Positum” e
significa posto, collocato, fondato sulla realtà, perciò la filosofia ragione sulla realtà, ma c’è il rifiuto di ogni ottica
trascendentale, andando contro la filosofia Hegeliana, che punta al superamento del limite.

Il positivismo ragiona su ciò che è misurabile, perché c’è il trionfo del capitalismo, della scienza dal punto di vista sociale,
e la delusione dei valori risorgimentali. La scienza influenza la filosofia e la letteratura (NATURALISMO in Francia,
VERISMO in Italia), perciò nasce la modernità, perché c’è il trionfo della tecnica.

Il VERISMO è la riproposizione del NATURALISMO francese, perciò viene dopo il verismo, gli scrittori risentono di questo
clima e per questo lo scrittore è uno scienziato, che non giudica ma consegna un romanzo che è scienza
(ANTROPOLOGIA).

La mentalità simbolica è una contraddizione contro i principi del verismo (scientifici) perché l’astrologo spiegherebbe
perché le stelle brillano più forti. Questo perché in maniera simbolica ragionano i contadini e i pescatori; infatti, secondo
Leopardi vivevano in simbiosi con la natura.

Il NATURALISMO riproduce il punto di vista degli operai che vivono nelle fabbriche, nelle grandi città, perciò non hanno
una rappresentazione simbolica, perché non vivono a contatto diretto con la natura. Per questo motivo il nespolo
rappresenta la PROTEZIONE, il nido della famiglia, che vive vicino alla NATURA. Il nespolo è sia un fatto realistico che
simbolico poiché rappresenta dal punto sentimentale la casa. La fontana non è solo il luogo in cui si va ad attingere
l’acqua, ma è anche il luogo in cui si parla (DIMENSIONE SIMBOLICA). Nell’osteria, rappresentazione realistica di un
luogo concreto e simbolico, perché ci vanno quelli che lavorano ma anche gli ubriachi come ‘Ntoni, ma è anche il luogo
della perdizione (SIMBOLISMO).

V.5 l’abbaiare del cane, è un SIMBOLISMO perché con lui non parla nessuno.

v.7 espressione di ‘Ntoni, ‘Ntoni è come il mare, sempre in movimento, e per questo non ha radici, cioè non appartiene a
nessun luogo.

V.15 Il mare brontola così come fa ‘Ntoni. C’è una identificazione tra il mare e Verga. Verga, infatti, lascia Catania e vive
la giovinezza a Firenze e Milano, grandi città, ma viene disgustato dal comportamento delle persone, per questo torna a
Catania. Così come ‘Ntoni, Verga è l’alter-ego dell’artista che non sente di appartenere alla società, vi è una crisi
dell’intellettuale del secondo ‘800. L’artista che parla di sentimenti è ritenuto uno strano, diverso e Verga si riconosce in
questo. C’è il riferimento al mare e al cielo perché la modernità si fonda sull’ADDIO ALLA NATURA. L’addio di ‘Ntoni è
l’ADDIO DELL’UOMO MODERNO alla natura (come dice Leopardi) e rappresenta la scissione con la natura.

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