Introduzione
I collages, che si pensi alle sperimentazioni rivoluzionarie dei cubisti, o agli
esempi letterari più recenti e visibili1, sembrano dotati del potere straordinario di
destabilizzare chi li osserva e cerca di fruirne, magari suscitando interesse ma al
contempo innescando una serie di dubbi interpretativi. Forse perché essi stessi
si trovano come sospesi tra frammentarietà e costituzione di una nuova unità, in
bilico tra decontestualizzazione (degli elementi che lo compongono rispetto al
luogo di provenienza) e apertura a nuovi significati (di quegli stessi elementi, ma
in relazione alla loro “destinazione”). Apertura che, proprio in virtù della disso-
luzione dei legami di senso e della struttura originaria, può risultare potenzial-
1
Particolare risonanza stanno avendo soprattutto negli ultimi anni i volumi di collages di
Herta Müller: Der Wächter nimmt seinen Kamm (2010 [1993]), Im Haarknoten wohnt eine
Dame (2000), Die blassen Herren mit den Mokkatassen (2005a), Vater telefoniert mit den Fliegen
(2012), Im Heimweh ist ein blauer Saal (2019), a cui si aggiungono la raccolta Este sau nu este
Ion (2005b) in rumeno e altri “cicli” più brevi pubblicati come edizioni limitate o all’interno
di opere di più ampio respiro. Del grande interesse verso i collages della vincitrice del premio
Nobel per la letteratura si trovano riscontri tanto in ambito accademico (si veda ad esempio la
prima monografia dedicata: Rossi, Sinn und Struktur. Zugänge zu den Collagen Herta Müllers,
2019) quanto da un punto di vista più latamente culturale, come testimoniato dalle mostre
allestite a Solingen dal 2016 al 2019 e a Cracovia nel 2019, ma anche commerciale, con il ca-
lendario di grande formato Herta Müller: Collagen 2022 (2022) in uscita presso DUMONT e
pubblicizzato dalla casa editrice come “calendario sia letterario che artistico” e la possibilità
di acquistare i collages come stampe pensate per essere esposte a fini decorativi. In ambito
tedescofono sono però molte le opere letterarie ascrivibili all’ambito del collage; si pensi, tra
gli altri, ai lavori di Rolf Dieter Brinkmann, Peter Weiss, o Gerhard Rühm.
Emma Margaret Linford, University of Florence, Italy, [email protected], 0000-0002-4173-1964
FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice)
Emma Margaret Linford, “Texte des Versuchens”: un’analisi della raccolta di collages Und. Überhaupt.
Stop. di Marlene Streeruwitz, © 2021 Author(s), content CC BY 4.0 International, metadata CC0 1.0
Universal, published by Firenze University Press (www.fupress.com), ISSN 2420-8361 (online), ISBN 978-
88-5518-386-4 (PDF), DOI 10.36253/978-88-5518-386-4
“TEXTE DES VERSUCHENS”
mente anche molto vasta. Per di più, il collage è il risultato di una modalità che
potrebbe sembrare, e di fatto a seconda dei diversi contesti è, artigianale oppure
d’avanguardia artistica – in ogni caso, ancora oggi considerata alternativa. Per
sua natura attraversato da tensioni, esso risulta intrinsecamente dinamico e si
apre a un ventaglio di potenzialità espressive estremamente ampio, sia che lo si
intenda come prodotto artistico che come tecnica di produzione.
A queste coppie di caratteri apparentemente contrastanti, che possono esse-
re viste come il motore creativo di questa modalità, se ne aggiunge, nel caso di
collages di parole e immagini, una ulteriore, data dalla compresenza di codici
diversi e spesso recepiti come giustapposti. Tali componimenti, infatti, risultano
sospesi tra il verbale e il figurativo, senza essere prettamente né l’uno né l’altro.
Di fronte a un collage verbovisivo, ci si potrebbe chiedere se sia più opportuno
“guardarlo” oppure “leggerlo”, magari interrogandosi se esso sia da ricondur-
re all’arte figurativa o da valutare come esempio di letteratura sperimentale, se
considerarlo come appartenente al contempo all’una e all’altra, per poi valutare
se non coincida in realtà con il risultato di un processo di interazione, o addi-
rittura di ibridazione che lo porta ad assumere tratti del tutto nuovi e peculiari.
Risulterà evidente quanto il confronto con un’opera contenente collages ver-
bovisivi rappresenti un’operazione articolata e complessa, situata in una peculia-
re intersezione tra arte figurativa e letteratura e capace di mettere in questione
anche aspetti talmente radicati nelle aspettative e nelle abitudini di lettura da
risultare invisibili. Questa consapevolezza costituisce il punto di partenza per
l’intero lavoro, come si evincerà già dai paragrafi seguenti. In essi vengono de-
lineati sinteticamente l’oggetto e gli obiettivi, e poi la struttura di questo lavo-
ro, per passare infine a una nota terminologica e un elenco delle abbreviazioni
utilizzate per rendere più agevole la lettura.
Questo volume si propone di riuscire in un’impresa in un certo senso ambi-
ziosa, ovvero esporre il primo confronto con un’opera che è stata finora trascurata
dalla critica forse proprio in virtù della sua scarsa accessibilità e che è stata scritta
da un’autrice la cui ricezione in Italia è pressoché nulla. Nel tentativo di compiere
quest’impresa rinuncia, in alcuni ambiti, all’esaustività, parametro che ne avrebbe
compromesso la riuscita. Chi legge riscontrerà un certo eclettismo nelle fonti citate
e nelle riflessioni esposte; esso è il risultato del tentativo di mantenere il precario
equilibrio tra la necessità di spogliare l’occhio e la mente dalle convenzioni nell’e-
splorazione di un territorio ancora poco sondato e quella di individuare degli ap-
pigli metodologici che possano guidare la lettura in modo sistematico e ragionato.
1. Oggetto e obiettivi
Oggetto di questo lavoro è Und. Überhaupt. Stop. Collagen. 1996-2000 (2000)
di Marlene Streeruwitz, una raccolta di collages riconducibile all’ambito lettera-
rio2 , con l’obiettivo di presentarne una prima analisi e interpretazione. Esse ver-
2
Questa precisazione è dovuta e informa l’intera esposizione. Nonostante il capitolo dedi-
cato al collage muova dalle origini della tecnica in ambito artistico, il focus di questo la-
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INTRODUZIONE
ranno svolte muovendo dalla considerazione delle peculiarità legate alla tecnica
di realizzazione, sia dal punto di vista della produzione (quali sono le implica-
zioni estetiche dei processi di selezione, taglio e assemblaggio caratteristici del
collage; quali possibilità espressive offrono tali processi in relazione alla resti-
tuzione dell’esperienza umana?) che della ricezione (quali sono le possibili mo-
dalità di lettura e analisi di un collage; come si crea, o ricrea, il significato nella
nuova unità composta di frammenti?).
La finalità immediata risulta funzionale a due obiettivi ulteriori, uno dei
quali legato specificamente allo studio del macrotesto di Marlene Streeruwitz,
l’altro sovraordinato. Innanzitutto, questo lavoro si propone di colmare una la-
cuna nella ricezione di quest’opera, pressoché inesistente3. Seppure complessi-
vamente il corpus di letteratura secondaria dedicata a Streeruwitz non risulti
particolarmente vasto4, il fatto che il volume oggetto di questo lavoro, nel miglio-
re dei casi, venga brevemente menzionato all’interno di trattazioni più ampie,
suggerisce una difficoltà specifica, per la quale sembra possibile, se non proba-
bile, una relazione diretta con la modalità di produzione scelta5. Questa ipotesi
rimanda al secondo scopo: le riflessioni esposte per introdurre l’analisi e la loro
voro rimane sugli esempi scelti, ovvero applicazioni letterarie della tecnica: il fatto che
Streeruwitz, al momento della pubblicazione, fosse già una scrittrice (e non un’artista) re-
lativamente affermata e che abbia scelto di rendere i suoi collages fruibili sotto forma di
libro costituiscono dati di partenza imprescindibili. Per queste due ragioni, la raccolta viene
esplorata come esempio di opera letteraria. In relazione a questi due aspetti, Und. può esse-
re nettamente differenziato dall’altro volume di collages di Streeruwitz, Bildgirl, a cura di
Babias (2009), che nasce come contributo artistico di collages da esibire a parete contestual-
mente alla mostra “German Angst” del 2008 nel Neuer Berliner Kunstverein e solo succes-
sivamente raccolti in volume (da intendersi quindi vicino a un catalogo della mostra), teso
a problematizzare in chiave femminista la rappresentazione della nudità femminile e il suo
ruolo nella costruzione della donna come oggetto sessualizzato nel giornale scandalistico
BILD (<https://www.nbk.org/publikationen/berlin_01.html> 05/2021).
3
Motivo per cui non viene presentato un vero e proprio stato dell’arte. Anche ampliando la
prospettiva al collage verbovisivo in ambito letterario, i contributi risultano talmente spora-
dici e difficilmente raggruppabili al punto da ostacolare l’operazione, se non privarla di sen-
so. Le riflessioni teoriche e metodologiche introdotte nel corso del lavoro sono corredate da
indicazioni bibliografiche; per quanto riguarda la ricezione delle altre opere di Streeruwitz
si rimanda al primo capitolo di questo lavoro e alla bibliografia finale.
4
Si vedano (in ordine cronologico): Makoschey, Schmidt (1998); Hempel (2001); Jocks
(2001); Arnold (2004); Bong, Spahr, Vogel (2007); Höfler, Melzer (2008), ai quali si ag-
giunge il recente volume di Balmes, Roesler, Vogel (2020), che presenta testi di Streeruwitz
stessa e di chi è oppure è stato o stata al suo fianco nel percorso artistico. All’autrice e/o
alle sue opere singole vengono inoltre dedicati capitoli o sezioni in opere che trattano con
taglio tematico più autori (o, spesso, autrici contemporanee): si vedano ad esempio Leiser
Gjestvang (1999); Novello (2003); Endres (2008); Dröscher-Teille (2018).
5
Tanto più che Köhler (2017, 10) lamenta una situazione simile per i collages di Peter Weiss.
Il fatto che Weiss sia un autore di gran lunga più studiato di Streeruwitz e che sia riconosciu-
to come artista anche in campo visivo (pittura e grafica), condizioni che sembrerebbero en-
trambe favorevoli per un’attenzione maggiore ai suoi collages, prestano ulteriore credibilità
all’ipotesi.
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“TEXTE DES VERSUCHENS”
applicazione nell’indagine concreta intendono fornire spunti metodologico-
estetici proficui per l’analisi di altre opere letterarie che si avvalgono del colla-
ge come tecnica di produzione, mentre al contempo pongono le basi per la sua
concezione anche come principio estetico e modalità di pensiero che trascende
l’uso di forbici e colla.
2. Struttura
Questo lavoro è articolato in tre capitoli principali. Il primo è volto a presen-
tare Streeruwitz, scrittrice poco conosciuta in Italia6, tramite un approccio du-
plice: il primo dei due paragrafi delinea sinteticamente la biografia7 e presenta
l’opera letteraria (limitata alla narrativa in prosa) di Streeruwitz, mentre il secon-
do analizza in modo approfondito la sua poetica intenzionale ed esplicita8 sulla
base di un close reading dei volumi che raccolgono i cicli di lezioni nell’ambito
delle due Poetikdozenturen di Tubinga e di Francoforte, tenuti rispettivamente
nel 1995-1996 e nel 1997-19989.
All’esplorazione del collage come tecnica di produzione per delineare una
modalità di fruizione ragionata del prodotto letterario è dedicato il secondo ca-
pitolo10. Esso muove dalle origini in ambito artistico, prestando particolare at-
tenzione agli sviluppi a partire dalle prime avanguardie, per poi occuparsi della
complessità delle possibili interazioni tra elementi più prettamente visivi e più
tipicamente testuali, mettendo in luce quanto parole e testi possano essere con-
siderati (anche) immagini e come le immagini possano farsi parte integrante di
un testo. Per completare lo strumentario che servirà da base per la lettura della
raccolta che è oggetto del lavoro, vengono introdotte ed esaminate le categorie
dell’intertestualità, dell’intermedialità, della multimodalità e della sequential art.
6
Non esistono, infatti, traduzioni in italiano dei suoi testi, nonostante negli anni Ottanta e
Novanta Streeruwitz sia stata regolarmente tra gli autori e le autrici più rappresentate/i sui
palcoscenici teatrali dei paesi di lingua tedesca, i suoi libri abbiano ottenuto numerosi e pre-
stigiosi riconoscimenti e la sua voce critica costituisca una presenza regolare sulle pagine
culturali della stampa generalista germanofona.
7
La trattazione di questo aspetto sarà volutamente breve, in quanto volta unicamente a for-
nire un quadro di contestualizzazione. Senza volerne negare totalmente l’opportunità, un
approccio di esegesi biografica non risulterebbe in linea con gli scopi di questo lavoro.
8
Pur ricordando che chi scrive non necessariamente costituisca il o la migliore interprete del
proprio lavoro, proprio nel caso di un’autrice cerebrale, impegnata e interessata alla speri-
mentazione artistica com’è Streeruwitz, un’indagine attenta degli scritti e/o delle dichiara-
zioni di poetica può costituire uno strumento ermeneutico prezioso, se accompagnato dalla
consapevolezza che la volontà e gli obiettivi intenzionali dell’artista rappresentano solo una
delle molte dimensioni di indagine possibili; la tematica viene ulteriormente discussa in
apertura del paragrafo dedicato.
9
Sein. Und Schein. Und Erscheinen. Tübinger Poetikvorlesungen (1997); Können. Mögen. Dürfen.
Sollen. Wollen. Müssen. Lassen. Frankfurter Poetikvorlesungen (1998).
10
Si tratta di un’operazione da intendersi necessariamente come non esaustiva, ma piuttosto
tesa a indagare e tratteggiare lo sfondo culturale su cui si innesta la creazione di collages let-
terari e a evidenziarne i tratti caratterizzanti in relazione all’ambito letterario.
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INTRODUZIONE
L’apparente distanza tra queste prime due grandi sezioni risulta annullata
dalla comunanza d’intenti: tratteggiare un quadro entro il quale poter esami-
nare l’opera in modo fondato e consapevole in termini sia degli eventuali lega-
mi stilistici e contenutistici con il macrotesto di Streeruwitz che degli effetti
della scelta del collage come mezzo espressivo. Su tale base procedo, nel terzo
capitolo, a una descrizione del volume, al riepilogo delle considerazioni teori-
che precedenti per fissare i criteri di indagine, a un’analisi stilistica dell’unica
pagina in prosa, posta all’inizio del volume, e, infine, all’esposizione dell’anali-
si vera e propria, affiancata da uno sforzo interpretativo sullo sfondo di quanto
elaborato nei primi due capitoli. I risultati principali vengono ripresi sintetica-
mente nelle conclusioni.
3. Breve nota terminologica e traduttiva
Risultano opportune, per la centralità e per la frequenza con cui ricorrerà nel-
la trattazione, alcune considerazioni sull’utilizzo del termine “collage”, che dal
francese si è diffuso in una moltitudine di altre lingue, spesso con cambiamenti
ortografici e/o fonetici minimi o addirittura nulli, proprio come avviene in ita-
liano. Per quel che riguarda la declinazione della parola in questa lingua, nelle
norme prescrittive dell’ortografia si riscontra generalmente la raccomandazione
di considerare invariabili i forestierismi non adattati, in particolare quando essi
siano stati acquisiti stabilmente: secondo questa logica, si dovrebbe utilizzare
la forma plurale italianizzata, “collage”, e la perdita della marca del plurale della
lingua di provenienza sarebbe da considerarsi sintomatica dell’acclimatamen-
to11. Tuttavia, in questo lavoro si è scelto di far ricorso, laddove serva il plurale,
a “collages”, ovvero l’espressione declinata come regolarmente atteso nella lin-
gua di provenienza. Sono soprattutto due le ragioni12 per questa scelta, una di
ordine generale e l’altra specificamente legata a questo lavoro. In primo luogo,
le stesse norme prescrittive auspicano l’uso del plurale della lingua d’origine per
i termini specialistici – e, in virtù dell’attenzione dedicata alla disamina del col-
lage, è in questa modalità che scelgo, consapevolmente, di impiegare la parola.
In secondo luogo, la compresenza di un singolare e di un plurale graficamente
differenziati permette una maggior chiarezza espositiva, dato che lo stesso so-
stantivo indica sia la tecnica di produzione che, per metonimia, i suoi prodotti.
11
Si vedano a questo proposito Setti (2002) e la voce “forestierismi” in Enciclopedia dell’Italia-
no sull’edizione online della Treccani, disponibile all’indirizzo <https://www.treccani.it/
enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia-dell%27Italiano)/> (05/2021).
12
Senza dimenticare che, nonostante opere riconducibili alla tecnica del collage siano esistite
già in culture ed epoche anche molto lontane, la ripresa del termine “francese” può esse-
re intesa come riconoscimento di una certa egemonia culturale esercitata da determinati
artisti e luoghi e da alcune cerchie per gli sviluppi nell’ambito delle avanguardie novecen-
tesche, e del loro ruolo cruciale in una continuità culturale rilevante in ambito europeo e
contemporaneo.
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“TEXTE DES VERSUCHENS”
Per quanto riguarda la citazione da opere in lingue diverse dall’italiano, a
meno che non ricorra diversa indicazione, le traduzioni dal tedesco e dall’in-
glese sono a mia cura. Gli estratti brevi che sono integrati nel flusso del testo
sono stati riportati direttamente in italiano per non ostacolare la scorrevolezza
della lettura, ma per completezza sono stati corredati dal testo originale in no-
ta. Viceversa, i brani più lunghi (per buona parte ripresi da testi e affermazioni
di Streeruwitz stessa) sono stati inseriti in lingua originale, vista la loro centra-
lità all’esposizione, e accompagnati da traduzione in nota. La resa della prosa
di Streeruwitz in italiano, fino ad ora mai tradotta, costituisce un’ardua sfida, in
particolare per quella che è la cifra stilistica di questa scrittrice, l’impiego mas-
siccio e anomalo del punto fermo e di vari tipi di ripetizioni e riprese. Queste
caratteristiche, che verranno ampiamente analizzate nel corso del lavoro, deter-
minano una sintassi rigorosamente studiata e fortemente stilizzata, frammen-
tata e carica di parallelismi (in particolare, ripetizioni di sintagmi o strutture
più ampie) di resa particolarmente difficoltosa in italiano. In tedesco, la fissità
dell’ordine di alcuni costituenti, i rapporti di valenza verbale e le marche della
declinazione contribuiscono infatti a facilitare l’individuazione di legami frasti-
ci anche oltre il confine usuale del punto. Nella traduzione italiana, si è scelto di
mantenere meticolosamente la punteggiatura e, per quanto possibile, la ripeti-
zione lessicale e strutturale, anche laddove questi due aspetti abbiano determi-
nato la necessità di apportare leggere modifiche in altri ambiti.
4. Elenco delle abbreviazioni
Per i tre testi la cui indagine costituisce il nucleo di questo lavoro (o come
obiettivo principale o in supporto a esso), si è scelto, a scopo di sintesi, di usa-
re le seguenti abbreviazioni. Ognuna, nel rispetto di una caratteristica stilistica
fondamentale nella scrittura di Streeruwitz e a essa peculiare, termina voluta-
mente con il punto fermo13.
Sein. Streeruwitz Marlene (1997), Sein. Und Schein. Und Erscheinen.
Tübinger Poetikvorlesungen, Frankfurt am Main, Suhrkamp
Verlag.
Können. Streeruwitz Marlene (1998), Können. Mögen. Dürfen. Sollen.
Wollen. Müssen. Lassen. Frankfurter Poetikvorlesungen,
Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag.
Und. Streeruwitz Marlene (2000), Und. Überhaupt. Stop. Collagen.
1996-2000, Wien, edition selene.
13
Pervasivo nei testi dell’autrice, e non solo: ognuna delle opere narrative e delle raccolte di
testi in prosa fino a ora pubblicate presenta un punto in chiusura del titolo, e spesso ve ne
sono altri a separare singole parole o sintagmi. Si rimanda al secondo paragrafo del capitolo
dedicato all’opera e alla poetica di Streeruwitz per il significato dell’uso anomalo (in rela-
zione alle regole d’interpunzione) del punto fermo nella sua opera.
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