Blaise Pascal
= Anche Pascal ritiene che il compito più alto è nobile dell’essere umano sia
racchiuso nel pensare, tuttavia, prima di dedicarsi all’indagine della
natura, occorre CONOSCERE SE STESSI, per dare una regola alla propria
vita, scendo negli abissi del proprio cuore (Socrate)
Il sapere scientifico non ci dice nulla sui problemi dell’esistenza,
contemplare il mondo e l’immensità dell’universo è utile soltanto perché
egli possa sperimentare la propria PICCOLEZZA rispetto alla natura.
All’inizio segue il matematico Nicola Melambrancie, ma è tormentato da
un senso si religiosità.
L’analisi della condizione umana
L’individuo è posto nel cosmo in una situazione intermedia tra l’infinitamente
grande e l’infinitamente piccolo, fra il tutto e il nulla: è nulla se rapportato
all’infinito, ma un tutto se paragonato al nulla.
In questa condizione, l’essere umano, dato i suoi strumenti conoscitivi limitati,
non riesce a comprende nessuno dei due estremi, nè il principio delle cose nè la
loro fine, e si dibatte nell’incertezza e nell’ignoranza. Nulla è stabile, la
ragione delude le apparenze. Realismo tragico.
L’uomo di Pascal vive dunque una condizione tragica: è consapevole dei propri
limiti e della propria miseria, ma coltiva l’aspirazione all’infinito,
all’assoluto e alla felicità; è continuamente in bilico tra il volere è il non
potere, caratterizzato da un enigma insito in sè.
È l’essere più lontano da Dio, in quanto peccatore, ma anche il più vicino a lui
per la libertà originaria da cui deriva la stessa possibilità di peccare e per la
consapevolezza della propria natura imperfetta.
È un essere VULNERABILE, distruttibile dalle forze della natura, ma è anche la
più NOBILE delle creature, perché possiede il pensiero e la coscienza, dove
risiede la dignità dell’uomo. Metaforicamente l’uomo è un giunco, ciò che di più
fragile si possa immaginare, ma un GIUNCO CHE PENSA.
19 i
Due diverse forme di conoscenza
L’esprit de géométrie L’esprit de finee
“Lo spirito matematico” “Lo spirito di finezza”
È la ragione deduttiva, che Ha come oggetto la persona stessa, che si basa
si avvale del metodo sulle “ragioni del cuore”, ossia intuito e
dimostrativo e ha come sentimento, in grado di afferrare le
oggetto i fenomeni della sfumature dell’animo umano inaccessibili a
natura e gli enti astratti un’analisi razionale. È indispensabile anche
della matematica. Valida, per cogliere i principi primi, che le scienze non
ma inadatta a penetrare il possono dimostrare. Lo spirito di finezza
mistero dell’esistenza coincide con l’intuizione profonda e complessa
umana della realtà che permette di cogliere le cose
1 con un atto di intuizione immediata.
Le strategie inconsapevoli per fronteggiare il vuo de’esistenza
L’uomo è un mostro incomprensibile perché da solo non comprende il senso
della vita, per lui nulla è più insopportabile quanto lo stato di quiete., l’uomo è
una maschera
L’amor proprio, che induce il soggetto ad amare e a considerare
prioritariamente soltanto sè stesso. Tale istinto si scontra con la limitatezza
dell’essere umano, per questo egli è portato a camuffare la sua vera
natura. L’amor proprio rende manifesta l’avversione degli esseri umani per
la verità ed è all’origine dell’ ipocrisia al fine di non urtare la sensibilità
propria e dell’interlocutore.
Il divertissement: traducibile In distrazione o divertimento, dal latino de-
vertere “volgere lontano da qualcosa”, Indica l’oblio della propria condizione,
la fuga da sè stessi nella molteplicità delle occupazioni. Il piacere della
solitudine riesce incomprensibile, nell’inattività emergono le angosce. Gli
esseri umani cercano dunque la distrazione per non pensare a sè stessi.
La gioia degli svaghi risulta effimera è passeggera, destinata a volgere di
nuovo in infelicità. Per questo desideriamo sempre cose nuove e ci consumiamo
nella loro attesa. Sono nella dimensione dell’ avvenire si colloca l’illusione
della felicità, ne consegue che l’uomo non vive mai veramente, ma spera e
ASPETTA DI VIVERE, spostando sempre in avanti la realizzazione di sè stesso.
La distrazione non placa l’inquietudine, ma getta le persone nel circolo vizioso
della noia e della continua frustrazione. Soltanto nel pensiero, che
costituisce l’aspettò più nobile dell’uomo, sebbene limitato, si può trovare una
via d’uscita dall’infelicità.
-
-
I limiti dee facoltà conoscitive
I pregiudizi L’iaginazione Il sapere conoscitivo
Ovvero le opinioni Ci consente di elaborare Le facoltà razionali sono
accettate acriticamente liberamente i dati condizionate
perché consolidate dalla forniti dai sensi, è causa dall’esperienza e dagli
tradizione o dal senso di illusioni e falsità: istinti, si trova in
comune, inducono riesce a mistificare la conflitto con i sensi, i quali
all’errore: si preferisce realtà fino al punto di spesso la ingannano. Il
conservare e proteggere rendere sublimi le cose punto debole della
il proprio orizzonte più insignificanti e conoscenza razionale è
abituale, pur di non sminuire quelle più l’indimostrabilità dei suoi
andare incontro a elevate, come quando principi primi, cioè di
cambiamenti, anche se porta ad attribuire a Dio quelle nozioni alla base di
potrebbero produrre un caratteristiche ragionamenti deduttivi
miglioramento. antropomorfe. che non sono a loro volta
deducibili da altro.
2
La religione Cristiana
La ragione da sola non è in grado di spiegare il mistero dell’esistenza. La
scienza non può rispondere agli interrogativi dell’essere umano, ma anche la
filosofia, che si fonda sullo spirito di finezza, appare inadeguata
. Il Dio dei “filosofi e scienziati” è diverso dal Dio della rivelazione. L’unica
filosofia possibile coincide con un atteggiamento razionale consapevole dei
limiti invalicabili dell’essere umano.
Da tale consapevolezza emerge l’esigenza di rivolgersi alla religione
cristiana, che risulta essere la più ragionevole perché riesce a rendere conto
dell’ambiguità e contraddittorietà dell’essere umano.
La Bibbia, infatti, da un lato parla della creazione della donna a “immagine e
somiglianza di Dio”, spiegandone gli aspetti più nobili; dall’altro introduce il
peccato originale, che porterà la stirpe umana a conoscere il male e la rovina.
L’essere umano è un “re decaduto”, che di tanto in tanto, sente la nostalgia del
sacro. L’uomo non è nè Angelo nè bestia.
Il peccato originale appare come una follia ai sapienti e agli scettici, ma per
Pascal l’essere umano è avido e concupiscente proprio a causa del peccato
originale, pertanto il cristianesimo spiega l’origine del male e individua la via
per combatterlo: disprezzare sè stesso e volgersi alla ricerca di Dio
attraverso la preghiera.
Il cristianesimo è l’unica religione a fare tutto ciò, tuttavia Dio adesso parla
solo per mezzo dei profeti e attraverso la mediazione di Gesù, che
rappresenta il giusto mezzo perché in lui si trova sia la conoscenza della
grandezza di Dio, che da sola procurerebbe orgoglio, che della miseria
dell’uomo, che da solo porterebbe alla disperazione. Dio non si dimostra, ma si
mostra “chi vede me vede il padre”. Critica a Cartesio che vedeva Dio come un
ingegnere e il Deismo, perché Dio invece é interessato.
Dio è l’unica soluzione all’enigma dell’esistenza, ma non si offre all’essere
umano come evidenza: si nasconde per far emergere la miseria delle
creature e la loro fragilità conoscitiva. Dio NASCOSTO (deus absconditus),
ispirato dalla teologia agostiniana è giansenista.
MISERIA ONTOLOGICA
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La scoea su Dio
L’uomo ha un bisogno assoluto di Dio, ma non può dimostrare nè la sua
esistenza, nè la sua non esistenza.
La scommessa su Dio non poggia su alcuna evidenza assoluta, ma risulta
razionale soppesando l’entità della vincita connessa alla scommessa.
La scelta della fede, rispetto all’ateismo, risulta vantaggiosa per ogni
persona ragionevole, perché in caso di vincita si ottiene un guadagno infinito,
mentre in caso di perdita si rinuncia soltanto ai beni finiti. Conviene dunque
rischiare un bene inferiore per un bene assai superiore.
Questa argomentazione ha semplicemente il compito di aprire la strada alla
fede cristiana: intende dimostrare a chi fa professione di scetticismo che il
cristianesimo non è soltanto ragionevole, ma vantaggioso.
Tuttavia per Pascal la fede vera va molto al di là della ragione dimostrativa:
non è possibile scegliere di credere, poiché la ragione può condurre soltanto
alle “soglie” della fede. Per varcare quella soglia occorre un “salto” con le
ragioni del cuore.
La fede rimane comunque un “dono di Dio”, ma l’automatismo degli atti religiosi
può irrobustire il credente, bisogna quindi rispettare la pratica rituale per
preparare il cuore ad accogliere la fede.
L’ambiguità di Pascal
Pascal è ambiguo nella concezione di fede perchè sostiene anche che i segni
sensibili di Dio Cristiano si rendono manifesti soltanto agli animi già
predisposti ad intenderli, allora che senso ha convincere gli scettici a favore
dell’esistenza di Dio? Così Pascal perde tutto il suo progetto apologetico verso
la cristianità.
Egli orienta la sua teoria sull’ esaltazione della religione Cristiana contro il
lassismo etico conseguente al nuovo razionalismo filosofico. La ragione è
fondamentale quindi per la conoscenza dei propri limiti e per l’introduzione
alla fede. Tuttavia, soltanto in auest’ultima, intesa come slancio del cuore o
salto sovra-razionale, l’essere umano può trovare un senso autentico alla
propria esistenza e una risposta al mistero che lo avvolge.
“Il cuore alle sue ragioni
che la ragione non conosce”
4
Buch Spinoza
Il concetto cardine della metafisica spinoziana: la sostanza
La sostanza è intesa come autonoma, necessaria e unitaria.
Nella definizione della “Etica dimostrata secondo l’ordine
geometrico”, la sostanza è “ciò che è in se ed è concepito per sè, ossia ciò il cui
concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa dal quale debba essere formato”.
La sostanza deve soltanto a sè stessa la propria esistenza, è causa sui. Si tratta
di una realtà autosufficiente sia sul piano ontologico che su quello
gnoseologico.
Spinoza procede con ordine “geometrico”, ossia un ragionamento
rigorosamente deduttivo, per individuare i caratteri fondamentali della
sostanza.
Increata, Eterna Infinita Unica e indivisibile
perché se Altrimenti si dovrebbe Non limitata Non si possono
fosse stata ammettere il paradosso dall’esterno ipotizzare due
creata non che l’ente necessario è sostanze della
sarebbe vincolato dal tempo stessa natura
causa sui. infinta
Non può che essere Dio
(realtà unità)
La sostanza si identifica con il tutto Qualsiasi cosa esista è in Dio.
“Deus sive Natura”
“Dio ossia la natura”
Il panteismo spinoziano si colloca al di fuori della tradizione ebraico-crisitana.
Il Dio di Spinoza non è il Dio creatore della Bibbia, perché ammette l’idea della
creazione significherebbe concepire Dio secondo un modello antropomorfico.
Il Dio-sostanza non ha fini esterni a sè, in quanto agisce secondo le proprie leggi
del suo essere in quanto causa sui. È autoproduzione, necessaria ed eterna.
Le cose derivano dalla sua essenza come i teoremi procedono alle figure
geometriche, quindi Dio coincide con l’ordine geometrico della natura.
Si differenzia dall’Uno Plotiniano perché immanente nel mondo e coincidente
con esso e da quello di Bruno per l’antropomorfismo.
La struttura geometrica non è solo un espediente formale, per conferire una
veste scientifica alla sua trattazione, ma soprattutto perché intende
esprimere la necessità razionale intrinseca in tutta la realtà. 1
Critica al finalismo religioso e filosofico
Gli uomini, notando che in natura ogni cosa sembra orientata ad un fine, sono
portati a credere che Dio abbia creato l’universo per il loro bene. È difficile
sradicare la convinzione che le calamità siano frutto dell’ira di Dio e che gli
eventi positivi siano doni derivanti dalla sua benevolenza.
Se si ammette che Dio agisce secondo un fine, si cade nel paradosso per cui la
sostanza autosufficiente, eterna e perfetta, desidera qualcosa, di cui quindi è
priva. Secondo Spinoza le idee postulate sul finalismo rispecchiano soltanto il
bisogno tutto umano di conferire un senso alla realtà.
I tre gradi della conoscenza
1 livello: Percezione sensibile o immaginazione, che rappresenta le cose in modo
parziale, mostrandole nella loro individualità. Regno del pregiudizio e della
superstizione;
2 Livello:ragione
, che si basa su idee chiare e distinte. Esso consente di
individuare il collegamento tra le cause e gli effetti e di formulare leggi
scientifiche.
Amor Dei intellectualis
3 livello: “ ”, “amore intellettuale di Dio” costituisce la più
grande soddisfazione intellettuale raggiungibile. Si fonda sull’intuizione,
attraverso il quale l’intelletto umano coglie in modo diretto e immediato la
suprema verità del mondo, cioè che l’universo è uno e infinito, e che Dio e la
natura sono la stessa cosa.
L’essere umano si pone dal punto di vista di Dio stesso “sub specie aeternitatis”.
Spinoza stabilisce una strettissima connessione tra la conoscenza teorica e
la vita morale: “l’amore intellettuale di Dio” permette di conseguire la forma
più elevata di felicità, poiché chi conosce le cose con questo genere di
conoscenza, perviene alla massima perfezione umana.
Gli attributi e i modi della sostanza
Con il terzo grado di conoscenza si coglie la struttura ontologica della
sostanza divina. Il Dio-sostanza si manifesta come essere infinito, dotato di
infiniti attributi (qualità essenziali). L’intelletto umano, essendo finito,
conosce soltanto l’estensione e il pensiero. Al contrario di come sosteneva Cartesio,
questi attributi costituiscono due aspetti dell’unica sostanza divina, che non
è solo spirituale, ma anche materiale: materia infinita, eterna e indivisibile,
dotata di movimento che le è connaturato. 2
I modi costituiscono le concretizzazioni particolari degli attributi: i modi
dell’attributo del pensiero sono le singole idee; modi dell’ attributo
dell’estensione sono i singoli corpi.
Esistono due tipi di modi:
Finiti: effimeri e transitori;
Infiniti: coincidono con le proprietà permanenti e strutturali degli attributi,
ad esempio il movimento e la quiete; l’intelletto e la volontà e la totalità
dell’universo.
L’ordine delle cose coincide con quello delle idee, essendo entrambi espressione
dell’unico ordine geometrico necessario con cui si identifica la sostanza divina.
La conoscenza non è quindi una costruzione arbitraria del soggetto, slegata
dalla realtà oggettiva: la conoscenza è speculare alla realtà.
L’ordine necessario e razionale della sostanza
L’universo è un sistema rigidamente monista e panteista. Dio non crea la
sostanza come un suo effetto separato, in quanto Dio è la sostanza.
Spinoza esprime al causalità immanente di Dio definendolo come:
-
Natura naturans Natura naturata
O natura causante O natura causata
È Dio come causa prima, principio L’insieme dei modi della sostanza
generatore e infinito di tutta la divina. È la natura come effetto,
realtà. Dio nella sua perpetua tale effetto è in Dio è senza Dio
attività generatrice non può essere concepito
Il sistema spinoziano è deterministico: tutto avviene secondo un ordine
scandito dalle leggi della natura. Questo non esclude la libertà di Dio, che è
“causa libera”. Nel Dio-Natura di Spinoza necessità e libertà coincidono: Dio
seguendo le leggi naturali non fa che esprimere liberamente ciò che è per
essenza.
Riflessione sulle passioni “l’etica delle passioni”
Per Spinoza gli individui e le loro passioni, essendo parte integrante del mondo
naturale, devono essere compresi ed analizzati con lo stesso metodo rigoroso
ed oggettivo che si applica allo studio degli altri fenomeni.
L’agire umano viene configurato come l’espressione della stessa forza vitale
della persona: noi siamo “desiderio”, sforzo (conatus) di autoconservazione. Bene
e male, non sono valori assoluti che preesistono: in natura non c’è difetto o
negatività. Una cosa è buona soltanto perché diventa oggetto del nostro
desiderio. 3
Spinoza demolisce l’etica prescrittiva e fonda una morale di tipo naturalistico
e descrittivo, tendente semplicemente a comprendere le azioni e le passioni,
senza condannarle nè giudicarle.
Il fondamento è comunque la ragione, l’unico strumento di cui l’essere umano
risponde per illuminare e guidare la condotta pratica e teorica. È la ragione
che aiuta l’individuo a capire ciò che per lui è veramente bene, ci mostra il
nostro utile e come conseguire la felicità.
La schiavitù delle passioni e la libertà della ragione
L’uomo, avendo sempre in vista del proprio utile, non è totalmente libero,
bensì condizionato dalla sua stessa natura. Il desidero è l’essenza dell’uomo.
Si può agire all’utile in modo passivo, subendo la schiavitù delle passioni, oppure
in maniere attiva e intelligente.
Le passioni si presentano come idee confuse, e l’individuo che cerca si
comprenderle le eleva a idee chiare e distinte, trasformandole in stimoli
positivi per l’azione è riuscendo a indirizzarle verso il proprio bene,
Ricondurre le varie passioni alla loro origine naturale, consente si esercitare
un controllo su di esse e di assecondare soltanto quelle che potenziano la
vitalità di copro e spirito.
Classificazione delle passioni
Le passioni si dividono in quelle che aumentano la potenza dell’agire umano e
quelle che la diminuiscono. La gioia ê positività, la tristezza negativa.
Lo sforzo di auto conservazione, la letizia e la tristezza sono affetti
fondamentali da cui derivano, con geometrica necessità gli affetti secondari;
amore e odio sono affetti secondari come “Letizia o tristezza accompagnata
dall’idea di una causa esterna, quella della persona amata/odiata).
Bisogna vincere l’odio con l’amore e superare l’invidia, la derisione, il
disprezzo. Sono distruttive anche le passioni della paura e della speranza, in
quanto fluttuazioni dell’animo tra due pulsioni contrastanti, una che teme il
futuro e l’altra che lo agogna, rinviando al futuro l’espansione gioiosa di se.
Il saggio non tenta di reprimere I propri desideri, consapevole che si tratta di
inclinazioni inevitabili, ma sa coordinarli evitando gli eccessi in vista del
perfezionamento di sè: in ciò consiste propriamente la virtù.