DIVINA COMMEDIA:
Inferno
CANTO XIII
Informazioni
base:
• - il canto tredicesimo
dell’inferno si svolge nel
secondo girone del settimo
cerchio, nel quale sono punite le
anime dei violenti contro se
stessi, nella persona (suicidi) e
nelle cose (scialacquatori).
• - siamo nel 1300, prime ore del
9/04 (sabato santo).
• la scena ha luogo in un bosco fitto, buio
e terrificante, dove non ci sono piante
ma solo intricati cespugli neri e dove
abitano le arpie e le cagne infernali
Nel tredicesimo canto vige la
legge del contrappasso per
analogia, cioè si crea una
somiglianza tra il peccato
commesso in vita, alla pena per cui
sei condannato
• Dante,
•
Virgilio,
•
Pier della Vigna, poeta siciliano e fedele funzionario dell’imperatore Federico II di Svevia
•
Un anonimo fiorentino
•
Lano da Siena, probabilmente soprannome per indicare Arcolano da Squarcia, un uomo che dissipò
tutto il suo patrimonio
•
Giacomo da Santo Andrea, nobiluomo padovano che dilaniò in pochissimo tempo una fortuna
ereditata
• violenza contro la propria persona>
suicidi
COLPA •violenza contro le proprie cose>
scialacquatori
• I suicidi, avendo rinunciato
alla vita umana, sono
trasformati in cespugli e
PENA sono tormentati dalle arpie
•gli scialacquatori, poiché in
vita hanno dilatato i loro
beni, sono inseguiti e
smembrati dalle cagne
fameliche
Il canto si divide in tre macrosequenze
• Vv. 1-10& I suicidi e, nello specifico, l’anima di pier della vigna
• Vv. 109-129 l’irruzione degli scialacquatori, qui rappresentati dalle
anime di lano da Siena e jacopo di Sant’Andrea
• Vv. 130-151 spazio nuovamente ai suicidi, con l’anima di un
anonimo fiorentino
Pier Della Vigna
• Nel XIII canto dell’inferno viene dato abbondante spazio
all’anima di un suicida: si tratta di Pier della vigna, a cui
sono destinati 78 versi su 151
• nato a capua
• Nato intorno al 1190
• Nel 1220 egli entrò alla corte di
Federico II di svevia, assumendo
inizialmente il ruolo di notaio della
cancelleria
• Fece inoltre parte della commissione
che presiedette alla realizzazione delle
costituzioni di Melfi nel 1231
• nel 1249 egli fu accusato di tradimento per via dei suoi contatti con
Papa innocenzo IV
• Ciò che sappiamo per certo è che pier della vigna venne
incarcerato a Pisa e fatto accecare a Pontremoli, nella piazzetta di
San Gimignano. Poco dopo sarebbe morto, probabilmente suicida
Pier assume un ruolo quasi di alter ego di Dante, exul immeritus
Alter ego: persona che rappresenta pienamente un ‘altro
Exul immeritus: esule senza colpa
PERSONAGGI
• Dante
• Virgilio
• Pier della Vigna, poeta siciliano e fedele funzionario
dell’imperatore Federico II di Svevia
• Un anonimo fiorentino
• Lano da Siena, probabilmente soprannome per indicare
Arcolano da Squarcia, un uomo che dissipò tutto il suo
patrimonio
• Giacomo da Santo Andrea, nobiluomo padovano che dilaniò
in pochissimo tempo una fortuna ereditata
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Perciò il maestro disse:
«Se tu spezzi qualche ramoscello
da una di queste piante,
i tuoi pensieri non avranno più ragion d'essere
Allora stesi un poco la mano e strappai
un ramoscello da un gran pruno;
e il suo tronco gridò: «Perché mi spezzi?»
Dopo aver perso sangue nero,
ricominciò a dire: «Perché mi laceri?
non hai alcuno spirito di pietà?
V. 37, <<uomini fummo, e
or siam fatti sterpi >>.
Chiasmo
Fummo uomini, e adesso siamo diventati cespugli:
la tua mano sarebbe certamente più pietosa,
se anche fossimo state anime di serpenti».
Come quando si brucia un ramoscello verde
da una delle estremità, e dall'altra cola la linfa
e si sente un cigolio in quanto esce dell'aria,
così dal ramo rotto uscivano
insieme parole e sangue; allora io lasciai cadere
il ramo spezzato e restai lì pieno di timore.
v. 48, «rima»: sineddoche per
indicare l’Eneide
Il mio maestro rispose:
«Se egli avesse potuto credere ciò
che ha letto solo nei miei versi, anima offesa, (Dante)
non avrebbe certo levato la mano contro di te;
ma la cosa incredibile mi costrinse
a indurlo a un'azione che pesa anche a me.
Ma digli chi fosti in vita,
così che per rimediare lui possa restaurare
la tua fama nel mondo terreno, dove può tornare».
v. 63, «sonni»: metonimia per indicare la
tranquillità
V. 63, <<polsi>> metonimia per indicare la vita
V. 64, <<meretrice>> metafora per indicare l’invidia
E il tronco: «Con le tue dolci parole
mi alletti in tal modo che non posso stare zitto;
e a voi non sia fastidioso
se io mi attardo un po' a parlare di me.
Io sono colui che tenni entrambe
le chiavi del cuore di Federico II,
e che le usai così bene nel chiudere e nell'aprire
che esclusi dai suoi segreti quasi tutti
(divenni il suo più fidato consigliere):
fui fedele al mio alto incarico,
al punto che persi per questo la pace e la vita.
Vv. 67-68, <<infiammò contro me li animi tutti; / e li
‘nfiammati infiammar sì Augusto>> poliptoto
V.72, <<ingiusto fece>> anastrofe
La prostituta (invidia) che non distolse
mai gli occhi disonesti dalla reggia dell'imperatore,
e che è morte di tutti e vizio delle corti,
infiammò tutti gli animi (dei cortigiani) contro di me;
ed essi infiammarono a loro volta l'imperatore,
al punto che i miei onori si trasformarono
in lutti (caddi in disgrazia).
Il mio animo, spinto da un amaro piacere,
credendo di sfuggire il disonore con la morte,
mi rese ingiusto contro me stesso,
che pure non avevo colpe.
Per le nuove radici di questo albero,
vi giuro che non fui mai infedele al mio signore,
che fu tanto degno di onore.
E se qualcuno di voi tornerà nel mondo terreno,
riabiliti la mia memoria, che ancora soffre
del colpo subìto a causa dell'invidia».
Virgilio rimase un poco in silenzio,
poi mi disse: «Dal momento che tace, non perdere
tempo;
parla e chiedigli quello che vuoi».
E io a lui: «Domandagli tu
ancora di quegli argomenti che credi possano
interessarmi;
io non potrei, tanto è il turbamento che provo».
Allora Virgilio riprese:
«Possa realizzarsi ciò che le tue parole hanno richiesto
grazie all'azione spontanea (di Dante),
o spirito imprigionato: ti prego ancora
di dirci come l'anima si lega a questi
tronchi,
e dicci, se puoi, se mai accade
che qualcuna si liberi da queste piante».
Allora il tronco soffiò forte
e poi quell'aria si tramutò in queste parole:
«Vi risponderò in breve.
Quando l'anima feroce (del suicida)
si separa dal corpo dal quale ella stessa si è staccata,
Minosse la manda al settimo Cerchio
Cade nella selva e non finisce
in un punto prestabilito; ma dove il caso la
scaglia,
lì germoglia come un seme di farro.
Cresce come un arbusto e una pianta selvatica:
le Arpie, poi, nutrendosi delle sue foglie provocano
dolore,
e aprono una via attraverso la quale il dolore
fuoriesce.
Come le altre anime, anche noi andremo
a riprendere i nostri corpi (il giorno del Giudizio),
ma non per rivestircene:
infatti non è giusto riavere ciò che ci si è tolti.
Li trascineremo qui e i nostri corpi
saranno appesi per la triste selva, ciascuno
all'albero della propria ombra nemica».