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Mcyri

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MCYRI•

Pochi anni addietro, laggiù dove


Rumoreggiano al loro confluire,
Abbracciandosi come due sorelle,
Le correnti d'Aragva e di Kurà,
Era un convento. D'oltre la montagna
Vede il viandante oggidì ancora
Pilastri del portone rovinato
E torri e volta della chiesa;
Ma sotto questa ormai più non si svolge
u
Deglj incensieri l'odoroso fmo,
Né s'ode canto all'ora tarda
Di monaci per noi preganti.
Oggi un canuto vecchio solo,
Di rovine custode semivivo,
Dagli uomini scordato e dalla morte,
Via la polvere spazza dalle pietre
To mbali, le cui scritte
Dicono la passata gloria - e come,
Oppresso dalla sua corona,

ordinalO•,
·J"· neIla lm
l',f,..
[Link]
.
. ua g eorgiana s1.g111"fi ca • monaco non
cosa come ung«novizio• (N.d.n . .
. •
• ]
577
el fi o r degli anni,
e.
0 n.
va già, n .
nciar e.
ro n u
.
Si c1,sp i v oti a p '
anno tale Jlasttc a r v e d' unp roVVI. so '
Un tale re nell' 1,110 do disp o sco cupo
il suo po pol o alla Russia. nual'l rte d'autun [Link] b• •
Fidò J pe1 monti.
J 0
Ji1a dev a dint o rn .. o s u
Dio scese 1�
E la benedizione di quel tempo n
Si ste ere g1•orni ogni-n
cerca .
' pnvo
Sulla Georgia! - da r p iu tar dt,
i suo i gia rdini, E p11.e11. fu vana, m a
Ess a all'om bra fio rì de pi nella ste ppa
Senza temer nemici , dietro o s • fu trovato
1 to
1· ven ;
La barriera di amiche baio
nette. D �e tatO fu al c o n
E np; e te � o pal lido e sparuto
e lun. go
ornbo1e era, c ome avess.
2 e de . , m e O malattia p atito.
i:,
JO fa
rravag1 ndev a alle dom ande,
t-Jon rispo o a vista d' o
cchio;
Un giorno un generale russo 0 rrni giorn
EJangu1•va b--enne la sua fine.
Passò, verso Tiflis dai monti in viaggio. E prossuna di rtaz.
v .
Portava egli un fanciullo prigioniero . Allo r a, co n es o ioni .
fra te venne a lui;
Questi ammalò. Non resse E con pre ghi e re, u 1;1
Alle fatiche del lungo cammin o. l ammalato
Ed uditolo altero ,
Poteva aver sei anni; o m braso c o me gliendo le restanu
Si sollevò, acco poi l ungamente:
Il camoscio dei monti era e selvaggio, For ze, e co sì parlò
E debole e cedente come giunco .
Ma la penosa infermità in quel tempo
Sviluppò in lui lo spirit o possente 3
Dei padri suoi. Senza querele
Soffriva - non il menomo lamento «Tu ad asco ltare la mia c o nfe
ssione
Usciva dalle sue labbra infantili, Sei qui ven uto , e ti ring razio.
Il cibo rifiutava con un cenno, uno m oda,
Sempre è meglio per me, se alc
E moriva in silenzio, alteramente.
Parlando alleggerire il petto .
Un monaco per compassio ne male,
Pure, agli uomini non h o fatto
Dette ricetto all'ammalato , ed egli E pertanto i miei fatti
Rimase tra le mura protettrici,
Ben p oc o gio v a a voi sapere,
Salvato da arte amica.
E l'anima si può mai r�c� on�r�?5nto.
Ma, alieno dagli svaghi dell'infanzi a , V1s
Poco ho vissuto e in png1on1a
Dapprima tutti egli sfuggiva, ,
Va a� tacito, solingo, Di tali vite due per una sola
Ma fosse piena di uunulto,
Ali9onente guardava sospirando,
Darei, se lo potessi. . giogo
Tormentato da oscu ro struggimento osciuto ·11
Per il paese suo natale. D'un sol pensiero ho [Link],
D'una sola passio ne, ma vissuta,
10.
Poi, s'a�ezzò alla prigionia,
ehe come venne . ruci. ato,
e .
i n m e
�rese a mtendere la slraniera lingua, .
li�: h a roso l , annna e
b ! Ie
a un sant o padre venne battezzato, »u . mava, dalle ce
_ Che i miei sogn i c hia
E, ignaro del chiassoso m o ndo, J79
578
'
5
Soffocanti, dalle preghiere, a1 mondo
Mirabile di lotte e di tumulti non rni fa paura:
Dove nuvole celano le rupi, oJl'.I ba z là donne , si dice,
V t ren a
E l'uomo è libero come aquila. " so ffe , e te rna qute�e -
1.,a .
da
Io tal passione nell'ombra notturna [tl fre?dUOle staccarmi dalla vita.
1
Ho nutrito di pianto e struggimento, Nfa Jll g1. ovane , o- aiovane... sci
. cono•;,
Io qui davanti a cieJo e terra 5011° • er giovinezza 1 sogm.
Ora aJtamente la confesso, 'fu d i hb_ b :i con osciuti od hai scordato
t1
E non prego perdono. O 11 on d1·a sti ed amasti,
e0Jlle o • - vi palpi. tava il cuore
vo
come p ole e campi di sull'alto.
iu

4 •, vede r s
e di guardia, d ove l' ana
gella torr
"'
in un profondo
dov e a volte,
« Vecchio I ho sentito molte volte
E fresca, e uragha .
,
ro.
Che m'hai saJvato dalla morte - foro della ontrad a -ignota,
f i. gr10olo
Perché?... Cupo e solingo, di c
to un giovane colombo,
)11.

Foglia strappata via dalla tempesta, posa sé accol


spaventato?
Crebbi io fra tetre mura, Dalla temp esta _ _
Fanciullo in cuore, monaco per sorte. be n e sia ch e il c � 1 aro mondo ormai
E
A nessuno potei dire le sante T'abbia tediato; se1 _ can �to � stanco,
Parole: padre e madre. E ti sei dis avvezz o ai des1den.
Invero tu volesti, vecchio, Che unporta? tu vivesti, vecchio!
Ch'io nel convento m.i disavvezzassi In terra hai che dimenticarei
Da questi dolci nomi. Vivesti - avrei potuto anch'io\
Ma vanamente: il lor suono era nato
Con me. Vedevo gli altri avere
Patria, casa, compagni, familiari, 6
Laddove non avevo io stesso
Nonché persone, care tomb� almeno! «Tu vuoi sapere cosa ho visto
Senza spendere, allora, vano pianto,
ln libertà? - Lussureggianti campi;
Io nell'anima feci un giuramento:
Fosse per un istante e quando mai Colli coperti da corona
Fosse, il mio petto ardente D'alberi in circolo cresciuti,
Serrare a�siosamente a un altro pett o, Stormenti in fresca turba
Sebbene ignoto, familiare. Come fratelli in girotondo.
Ahimè, che tali sogni sono Di cupe rocce cumuli ho veduto,
Or�ai periti in pieno fiore, Che il torrente spartiva,
Ed m terra straniera io com Ed i loro pensieri indovinai -
e vissi
Morirò schiavo ed orfa� A me fu ciò dall'alto dato!
o.
Da gran tempo nell'aria son protese
Le lor braccia di sasso
E a ritrovarsi anelano ogni istante;
581
580
1
e rico rd ai il fragore
p a r v e , . l fuc1'le '
i gior�i. _fugg;on g li anni, � 'ap bagl iore de
Fuggono pure jla colla, .•I cchi.o aI tero.,
Né pou-anno e�se D�,·in fle sibile o
}?, . s <[Link] i sorelle , .
u1:11-i;1 mai.
i m onU ho v1sto ,
Cre ste d
sogn i, e te crue 0 or dolci. sguar d J
Bizzarre come aurora i d i
I ragg o dei lor �antt
l
tem po dell'
e
Qua ndo sul
.

u n
i:.

E il s la.. .
I loro c ulmi ni fuma van ra la mia cul
detti sop
o

torre nt�,
o

Nel cielo azzurro com e altari. .a n eIla gola corre va u n


tro l'altra. EL .. ro·c,._,ondo be nché strep ;
Ed una nuvoletta die
itoso

nan do iJ lor o ascoso albergo, Non g1a p abb ia d' oro , . .


Abbando s
Ad esso, sulla gioc�r � ul me�lggto
no il cor so a ori ent e, quasi �
Dirizz ava ne and avo a
D'uccelli migratori di lont
an i Me
le din � ins�guwo ,
va na! E coll' occhio 10g g ia,
n
caro
ro
Paesi bianca Allorché, prima
della �
ia,
Ho visto lungi per la nebb L'onde sfioravan quieta casa
o co ll al a.
ard nti al par i di dia mante,
Tra nevi E rico rda i la nos tra
o canuto; e focol ar e
e
olla bil Cau cas
L'in c Ed inn anzi al seral con:1e
E m'era lieve il cuore,
r e

Il lungo racc o nta: di . .


Il perché non so bene. mo n i pass ati g1orn1,
Viveva ruo
Una voce segreta mi diceva ra ancor più bello.
e

Quando il mon do e
Che anch'io là un tempo ero vissuto ,
E nella mia memoria si faceva
ato.
Se mpre più chiaro, sempre più, il pass
8

to
«Tu vuoi sapere cosa h o fat
viss uto , mi a vita
7 I n libertà? H e la
ed etti
o

Senza qu sti tre gi rni ben


cup a
o
te e più
e
"E ricordai la mia casa p aterna, Sare bbe stat a più tris
La n ostra gola e in giro Della tua debole vecchiezza .
L' aul sparso nell'ombra ; Da molto tempo av ev o disegnato
Cr edevo udire il rom bo a sera Spingere l'occhio sui lontani campi,
Delle mandre accorrenti verso casa Saper e se la terra è beUa,
E il lontano abbaio dei noti cani. Sapere se per libertà o prigione
Ed i vecchi abbronzati ricordai A que sto mondo noi veniamo.
D elle lunari notti al lume E in un'ora notturna, ora tremenda,
Incon_cro alla patern a loggia Mentre vi spaventava la tempesta,
Seduti con i volti gravi Mentre innanzi all'altare tutti accolti
Ed il brillare delle ces�llate Voi giacevate prosternati,
Guaine dei lunghi pugnali... e tutto Fuggii. Oh, che come fratello
Q�eSro i � confusa vece, come sogno, La bufera abbracciare avrei voluto.
�1 co se mnanzi d'improvviso. ,
� Collo sguardo le nuvole inseguivo
a �uo_ padre ! Egli come vivo, ivo .
Nell abno guerresco ' Colla mano la folgore gherm
583
582
il pNcnne <lisp111are
i tra queste mma rrntr<U ,,,1 r.11mulo d1 [Link],
Dimmi. che co�a ma i in cambio [Link]'o�1inn tn
A,-re�te ,oi ponilo darm kizia o,a a un 1n1110 t;ir:cv.i, ora più forte
o, tal brt' \e ma fervid a am n110;
re e !"uragano? f<so t•chegghn·a nel silc
Tra un 1empe<to�o cuo f. qui nel la neb bio sa alr� 11a
Gli uccel li pres ero a cani .ire.
9 J 'ori ente s'in dor ò, la brcu ,1
\Jo�t· !'umide foglie,
• Corsi a lw1go: per dove. Ycr.o dove? Sospirarono i fiori addormcnr.,ti.
.:'\on <o! 1\'on una sola [Link] E.. come loro, incontro al giorno
lfochiara,-a il d1ffic:ile cammino. Anch'io levai la testa ...
God(!\'() ad aspirare Guardai dattorno: non lo nego.
.:'\d rra,c1gliato petto Ebbi paura: giacevo mll'orlo
La notturna frescura di quei boschi, D'un minacciante abisso. dove
E non più! Per molte ore �luggiva serpeggiando il flutto irato:
Corsi ed infine, �canco. Là scalini menavano di rocce,
Mi coricai u-a !'erbe alte; ascoltai: �fa calcati soltanto dal �h1ligno,
:-.'essuno m'inseguiva. La tempesta Quando, d,11 cielo giù prccipit,llo.
S'era calmata. Un pallid o chiarore Entro l'infcro barntro dii-pat'\'C.
In lunga fascia si stendeva
Tra cielo �curo e terra, 11
Ed io distinsi, qual rabesco.
Su quella creste cli lontani monLi. ..1\ giardino di Oio fioriva intorno.
Giacevo immoto, silenzioso. Delle piante la veste iridc$CCntc
A tratti nella gola lo sciacallo Serbava u-accia del cele!>tC pianto,
[Link] e singhiozzava come bimbo, S'auorcevano i ricci delle viti,
E per la liscia scaglia risplendendo, Tra gli alberi facendo bella mostn1.
Scivolava una serpe tra le pietre; Col \'Crde trasparente delle foglie.
�fa spavento non mi stringeva il cuore: E i gravi loro grappoli
Qual fiera, io stesso ero straniero agli uomini In figura di buccole preziose
E qual serpe scruciavo e m 'ascondevo. Pendevano pomposi, e a \'Olte ad essi
Volava sciame timido d'uccelli.
E ancora io caddi a terra,
hio
10 E ancora presi a tendere l'orecc
Alle incantate, stra ne voc i;
•Giù nel profondo sotto me un torrente, E bisbigliavano esse per gli
arbusu,
Dalla tempesta rafforzato, tra lor o
Quasi parlassero
Rombava, ed il suo sordo rombo dd\a terra.
A cento voci irate
Degli arcani del ciel o e tte
no tu
Somigliava. Benché senza parole, Le voci di natura era
ris on ava,
Quel coIJoquio intendevo, l'incessante Accolte qui; non
585
584
,
di georgiana
. [Link] voce viva , tanto
Nella solenne ora di lode, una g10V fizio
senza arti a ' come essa
Solo dell'uomo la superba voce. ,..,a11to en te 1·b1 er
n,
Di tutto ciò che allor provai, s�·oave i id not i i suO Tll
Di quei pensieri, ormai �on v'è più traccia, o d an n avvezza.
Sol inci·are fosse
Ma poterli narrare vorrei pure, � pronu canzone,
Per rivivere almeno colla mente. . a una sempli ce
ell
E ra qu ,� annidata nell a mente,
e
Quel matlino era la celeste volta pure rn1 s ne l'ombra ,
Pura a tal punto che uno sguardo attento a rn e, appen a sopravvie
ito la canta.
E d
D'un angelo inseguito avrebbe il volo, Invisibile spir
Essa era tanto fonda e trasparente,
Tanto d'eguale azzurro piena!
Ed in essa coJl'anima e cogli occhi 13
Annegai, finché il caldo meridiano
testa,
Non djsperse i miei sogni, « Reggendo la sua brocca sulla
E non presi a patire della sete. la geo rg · a
Per angusto sentiero
ian

Trat to tra tto


Alla ripa sce�deva._
Sciv olava tra 1 sassi,
avverte n za .
12 Ridendo della propri� in
P overamente era vest ita,
«Dall'alto, allora, giù al torrente, E camminava lievemente, . .
Agli arbusti flessibili aggrappato, Le lunghe pieghe del suo velo mdietro
Di masso in masso a scendere mi diedi, Rigettando. Gli ardori dell' estate
Come potevo. A volte un sasso, Coprivano di un'ombra d'oro
Staccandosi di sotto il piede, a valle Il volto e il petto, e la calura
Rotolava, e fumava la sua traccia Spirava dalle labbra e dalle gote.
E la polvere in turbine s'alzava; E tanto fonda l'ombra era degli o cebi,
Sanando quindi esso e balzando, Di segreti d'amore tanto piena,
Dal flutto era inghiottito; Che i miei pensieri ardenti
E restavo sospeso io sull'abjsso, Si turbarono. Il suono della brocca
Ma la libera giovinezza è forte, Solo ricordo, mentre lentamente
Né spaventosa mi pareva morte! S'insinuava in essa l'onda,
E non appena da quell'erte alture Ed un fruscio... null'altro.
Fui sceso, delle acque montane
Quando ripresi sentimento
Mi ventò contro la frescura
E avidamente mi gettai suil:onda. E rifluì dal cuore il sangue,
, Ella era già lontana;
D un �atto, voce - lieve suo
n di p assi...
Tra gli arbusu_ m _
un attimo celato
E, se più piano, ancora lieve andava,
Pres� da involontaria tre Agile sotto il suo fardello
pidanza,'
Levai lo sguardo timor Come il pioppo, re delle sue campagne!
oso
E porsi attento orec Non lungi, tra la fresca bruma,
chio.
Ed ech eggio ., sempre più presso Contro la roccia come se cresciute,
Er ano due capanne in coppia amica:
586
587
uto e timoroso,
f.d ccco,.�tto, ma ben p resto
tto d'un a . presi a d1n
Sul piatto te do del bosco
Un fum ice llo azz u rro s1 spandeva. r,Jel profon 1e montagne
Mi pa.r vede_re _ co
an �a , . persi di vista smarrii.
pn pian pi ano I uscio ... E il camm ino
Come s' a
ente!...
vam
E si richiuse nuopuoi capire
So bene, tu non 15
tristezza mia,
Lo struggimento, la lo potessi!
E neppure vo rr ei ch e
In me, con me il ricor
do « tnvano nella
mia rabbia ogni tanto
morire. rata
Di quegl i istanti ha d a
Lac e ravo con man o dispe ricato:
ol dall'ede int
Un prugn o ra

Tutt'intorno era bosco, eterno bosco,


14 pre più folto;
O rrido sempre più, sem ri
E con milioni d'o cchi neotte,
la tte, Guardava, il buio del la n usto .
« Dalle fatiche esausto del nort a nte sonno arb
Giacqui nell'omb r a. Un con fo Di tr a le rame d' ogni
occ hi mio ma lg r ado ... testa;
Mi chiuse gli Mi girava la re,
E anc o ra del la mia geo rgi ana Presi sugli alberi a sali l cielo
a, de
Vidi in sogno la gio vane figur Ma fino al lim ite
que l dentato bosco .
ce stru ggi me nto 'era ltro che
E di strano, di dol Non v a
ra
Ancora m i si stri nse il pet to. All ora caddi a teu r
amente,
A lungo mi sforzai di prender fiat
o, E singhiozzai frios
a l'u mi do pe tto della terra,
E mi destai. Digià la lun Morsi rime,
Brillava in cielo - ed una E lacrime vi corsero, sì lac
ard en te . ..
Nuvoletta, una so la, Come rugiada
l'aiuto
La gattonava come la sua preda, Ma, credimi., degli uomini
ero straniero
Aprendo avide bra cci a . N on b ramavo... per sempre
pa ;
Oscuro il mondo era e silente· A loro, come fiera della step do
un bre ve gri
Solo, in frangia d' argento , E se m'avesse sol o
o,
I culminj della nevos a chi ostra Tradito - te lo giuro, vecchi
gu a mi sar ei strappata \
Splendevano lontano a me davanti L'imbelle lin
E il corrente scia cqua va tra le sponde.
Nella noi.a cap anna un lumicino 16
Or palpitava ed ora si spengeva ...
In cielo nell'ora notturna
nell'infan zia
Così si spenge chiara stella! « Tu lo ricordi, bi mai;
Avrei vo luto... ma salire Io pianto non cono bvergogna.
Là non osavo. Un solo scopo, Ma piansi qui senza Il cupo �osco
-
Passare nella mia terra na tale' Chi poteva vedermi? mezzo al c1elo \
Avevo in cuore _ e vinsi nte in
E la luna voga
Come potevo, il morso della fame; 589
588
te al pari d'uomo,
t
Ora, schiarata dal suo raggio, issa geroet
'ò Ma [Link] e, .
Si rove~~1 . ue scorresse dalla piaga
Sparsa di musco e arena, che ti sang
Da un muro impenetrabile ieo d larga e spessa, . .
Circondata, era a me davanti Jn on a . h' la mortale m1sch1al
sc 1a,
Una radura. E per essa d'un tratto A,Ise la 011

Balenò un'ombra, e di due fuochi


Corsero le faville ... e poi 18
D'un sol balzo una fiera
Saltò del folto e giacque
Giocando rovescioni sull'arena. « Essa mi si gettò sul petto, .
Era l'ospite eterna del deserto,
Ma nella gola a figgerle e?~1 tempo,
La possente pantera. Un osso intriso Ed in quella due v?lte a ngirarla,
Rodeva e allegramente gagnolava; La mia arma... urlo essa
Talora col sanguigno occhio fissava, E si slanciò coll'ultiwe ~ue ~orze, .
Battendo della coda dolcemente, E, intrecciati qual COI?P1a di serpe1;1~,
La luna piena, ed il suo pelo Abbracciati più stretu che due am1c1,
Cademmo insieme - e nella tenebra
Si faceva d'argento.
Afferrato un forcuto ramo, attesi A terra seguitò la mischia.. ,.
Ed ero anch'io tremendo m quell 1stante.
L'istante della lotta - il cuore a un tratto
Mi riarse una sete di battaglia Selvaggio come la pantera
Del deserto e feroce, al pari d'essa
E sangue... sì! la mano del destino Stridevo, ardevo, quasi io stesso nato
P~r altra strada m'ha menato... D'una stirpe di lupi e di pantere
Ma son certo oggimai che avrei potuto Dei boschi sotto il fresco baldacchino.
Essere, nella terra dei miei padri,
Pareva avessi le parole umane
Non degli ultimi prodi. Dimenticato - e dal mio petto
Sorgeva, quell'orrendo grido,
Come se dall'infanzia la mia lingua
17 Non fosse avvezza ad altro suono ...
Ma il mio nemico ormai veniva meno,
«Attesi. Ed ecco nell'ombra notturna Smaniava, respirava più a fatica,
Essa fiutò il nemico, e un urlo
E per l'ultima volta mi serrava...
Lamentoso qual gemito, protratto,
Le pupille degli occhi senza moto
Risonò d'improvviso ... e prese irosa
Lampeggiarono minacciose - e piano
~-grattare l'arena colla zampa,
Si chiusero nel sonno sempiterno;
S impennò, s'accucciò
E il primo suo furioso balzo Ma col nemico trionfante aveva
Mi minacciò tremenda morte... Trovato esso \a morte a viso a viso,
Ma pure la prevenni. Come deve in battaglia il buon guerriero! ...
Il m~o colpo fu rapido e sicuro.
Il mio solido ramo come scure
La vasta fronte le divise...
590 591
• I
19 , ola della vostra compassione ....
1
!i,:ora in dubbio profondato,
« Tu vedi degli artigli p osavo fosse quello orrendo sogno,
Sopra il mio J:>etto 1~ prof?nde tracce: /d'itnpr~vviso un s:i:ono di_ ca~pane
Ancora non s1 son nmargmate, :Nel silenz10 echeggio, lungi, d1 nuovo...
Né pure chiuse - ma l'umida coltre E allora tutto mi fu chiaro.
Della terra darà loro ristoro, Oh! subito lo riconobbi!
E la morte le guarirà per sempre. Dagli occ~! esso ~i m~ f~ciull~ aveva
Allora, io le dimenticai, Sovente gia scacciato 1 vivi sogm
E, accolte le restanti forze, ancora Di cari familiari e di parenti,
Mi misi pel profondo della selva... Di libertà selvaggia delle steppe,
Ma vanamente lottai col destino: Di leggeri cavalli impetuosi, .
Esso di me si fece beffai Di magiche battaglie tra I~ rupi
In cui di tutti io solo ero vmcente!...
Ed ascoltavo senza pianto, senza
20 Forze. Pareva sorgermi, quel suono,
Dal cuore - quasi alcuno
« Uscii del bosco. Ed ecco Mi battesse nel petto con un ferro.
Si destò il giorno, e il coro Ed in confuso intesi allora
Degli astri del congedo nei suoi raggi Che non mai più il cammino
Sparve. U brumoso bosco Della mia patria avrei trovato.
Prese a parJare; a [Link] un aul
Lungi. Un confuso rombo
Corse col vento per la valle... 21
Sedetti e porsi orecchio;
Ma si tacque esso in una colla brezza. « Sì, ho meritato il mio destino.

Gettai lo sguardo attorno: li possente cavallo in forestiera


Questo paese mi pareva noto. Steppa, sbalzato il malo cavaliere,
E fui sgomento - a lungo Per alla patria di lontano
Comprendere non seppi Trova diritta e corta via...
Ch'ero alla mia prigione ritornato, Ed io che sono a\ suo confronto? - ho invano
Che inutilmente tanti giorni avevo fieno il petto di brama e struggimento:
Un se_greto disegno accarezzato, E, questo, ardore imbelle e vuoto,
~ paz1en_taco, penato, sofferto,
Gioco del sogno, morbo della mente.
E ~e~che tutto?... a che nel fior degli anni, Su me il proprio suggello la prigione
Sb1wato appena il mondo del buon Dio, Ha impresso - tale appunto il fiore
Delle selve al sonante mormorio Di carcere: esso crebbe solitario,
La libertà felice conosciuta Pallido tra l'umide pietre, .
Recassi meco nella tomba ' E per mollo le giovani sue ~oghe .
Lo struggimento per la patria santa Non spiegò, sempr~ [Link]~ 1 raggi
Ditrad'ae speranze la rampogna, ' Vivificanti; e luoghi giorni
593
592
23

Passarono, e una mano buona t in cielo .


Dalla tristezza del fiore fu tocca, d eJ"il tut o· 1en te - tra i vapon
E in un giardino esso fu trasferito, ~E inoso e si . due montagne.
In vicinato colle J"Ose, ovunque
1,uJll . no lungi
..1ereg.g1ava astero dietro ad una
La dolcezza cli vivere spfrando. P
postro
rnonl merlato muro.
Jl
spJendeva co a e la Kura,
Ma che? faurora sorta appena,
L'ardente suo raggio ha bruciato r,aggiù_ l'A.r:fd'argento circondato
Il fiore nella carcere educato...
p'un Vlva~lle fresche isole, pe~ le
Il piede d. 1· rbusti sussurrant.J.
.. deg J a . h
22 Radi~l l ggere e aro1c e ...
.nvano . eper esse m ' eraI
Fugo-
«Ed arse me, com'esso, Li1nga la vi\ a me davanti
Dello [Link] giorno il fuoco. Volli le~arr: ~orticosaroentel
Inutilmente in mezzo all'erbe 1\.ttt? ~1t:re: l'arida mia lingua
La stanca testa nascondevo; Volli g era e senza moto.
Senza suono .
Le loro foglie disseccate Morivo. E qui soffe~sl
Quasi serto di spine la mia fronte Delii-io preroortale. .
Cingevano, e nel volto M1 pareva
La terra stessa mi spirava fuoco. Giacere sull'umido letto
Faville turbinavano nell'alto Di fondo fiume - ed e1;~
Ribalenando - dalle bianche rupi Vapore misterioso tutt mtoroo.
Un vapore sorgeva. Tutto il mondo Ed un'eterna sete abbeverando,. .
Di Dio dormiva in tacito stupore Quella corrente fredda co~e ghiaccio
D'un grave sonno di desolazione. Mi fluiva nel petto gorgogliando .. :
Si fosse almeno udito Ed io temevo solo addormentarm1,
Grido di rallo o il vivo ronzo Tanto ogni cosa m'era dolce e grata...
Della libellula! o di rivo E sopra me nell'alto
Balbettare infantile!... - Solo il serpe, L'onda l'onda incalzava,
Frusciando per le secche erbacce, Ed il sole, dell'onda pel cristallo,
Brillando con il giallo dorso, Risplendeva più dolce della luna,
Simile ad una lama E di pesci screziate torme a volte
Tutta coperta da una scritta d'oro, Brillavano nei raggi.
E l'arena friabile solcando, Ed uno ne rammento:
Strisciava cautamente - poi, Esso degli altri più benigno
Scherzando, in essa crogiolandosi, Mi si faceva attorno,
In triplo anello s'avvolgeva; E di dorata squama er~ ~operto
O, come se scottato d'improvviso, Il suo dorso. Sovente s1 hbrava
Si dimenava, dava un salto Esso sopra U mio capo, t d
E si celava tra i lontani arbusti... E tristemente tenero e pro on °
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[Link] lo sguardo dei verdi occhi...
E-non finivo di stupire! - vato fui, così, e raccolto...
A me il vocino suo d'argento /frO tO lo sai. b enc.
Strane parole bisbigliava Jl re~nito, e che tu creda o non creda
E cantava, e di nuovo poi taceva. 1 ~e parole mie, !11' è tutto eguale.
Diceva: una cosa m1 addolora:
"Bimbo mio, si 1O la mia salma fredda e muta
~ e marcirà nella natale terra,
Qui con me fa' dimora:
Nell'acqua v'è libera vita p,on
E la storia de11~ mie. pene amare
E freddo e pace ancora. r,Jon potrà mai ~a sorde _mura
Adunerò le mie sorelle! A-ttrarre l'atten~1one afflitta
Con una danza a giro D'alcuno sul mio nome oscuro.
L'occhio tuo fosco aJlegreremo
E lo spirito stanco.
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Addormentati! soffice è il tuo letto
Trasparente la coltre. '
« o padre, addio ... dammi la mano:
Andran~o. gli anni, i secoli, di sogni
Mag1c1 sempre a1 mormorio. È di fuoco la mia, tu già lo senti ...
Fin dai giorni più giovani tal fiamma,
O caro mio, non lo nascondo Sappi, visse celata entro il mio petto;
Che t'amo ardentemente
Ma più non ha alimento ormai,
T'amo come la libera corrent~
Essa bruciò la sua prigione
E come la mia vita, t'amo.. '.".
E tornerà a Colui
E a lungo, a lungo porsi orecchio· Che a tutti in giusta vece
E pareva che il suo calmo sussurr~ Distribuisce sofferenza e pace ...
La sonora corrente mescolasse Ma a me di ciò che viene? In paradiso,
All_e parole di quel pesce d'oro. Nella santa regione oltre le nubi,
Pm persi i sensi. La luce di Dio Trovi pure il mio spirito ricetto ...
Negli occh_i miei si spense. Alla fiacchezza Ahimè! per pochi istanti
Del corpo d folle delirio cedette... Tra l' erte e tetre rupi
Dove giocai bambino, il paradiso,
L'eternità darei...

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« Or quando verrò a morted, etrare -


. h . olto a asp
1· p er 1··intelligenza d' ·· - E, credi, non ai ro • el 11ostro
femminile in russ .• ~ cio che segue occorre sapere che "pesce• è . tare qtll n
bra il poeta [N.d, ~•) e unque una presenza femminile ch e qui adoro·
Tu fammi traspor due arbttSÙ
Giardino al luogo ove
' 597
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o·ac:-ace bianche son fioriti ...
L'~rba tra loro come è folta!
Com 'è odorosa l'aria fres~a,
Come dorate e trasparen I 1
Sono le foglie scin Lillan ti al sole!
Lì dunque famm i porre.
Dello splendore dell'azzurro giorno
M'inebrierò 1\ùtima volta.
E di laggiù si scorge il Caucaso!
Forse, esso dalle altezze sue
Mi manderà un saluto di commiato,
Manderà colla fresca brezza...
E a me daccanto pòrna della fìne
Udrò di nuovo familiare suono!
E penserò che qualche amico
Od un fratello, su me chino,
Terga con mano premu rosa
Dal volto il sudor freddo della morte,
E che mi canti a mezza voce
Della mia cara terra...
E m'addormenterò con tal pensiero,
E non maledirò nessuno!. .. ».

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