CICERONE
Anche Cicerone curò personalmente la pubblicazione di molte sue orazioni, rielaborandole e
ampliandole. E gli scopi erano molteplici: propaganda politica, difesa della propria opera di fronte
alle critiche, desiderio di ottenere gloria sia con i contemporanei sia con i posteri. Le orazioni
conservate per intero sono 58, le distinguiamo tra quelle giudiziarie (tribunale) e tra quelle
deliberativa (in Senato o davanti all’assemblea popolare).
Le orazioni giudiziarie
Le verrinae: sono dei discorsi contro verre, sono sette orazioni per il processo de repetundis
causato dai siciliani contro gaio Verri, governatore in Sicilia.
-Divinatio in Caecillium(1 orazione): cicerone chiede il diritto di sostenere l’accusa per conto dei
siciliani, contro Cecilio.
-Actio prima in Verrem(1 orazione): requisitoria tenuta nel primo dibattito giudiziario
- Actio secunda(5 orazioni): denuncia dei numerosi reati compiuti davvero durante il governo della
Sicilia e nel periodo precedente. (Non furono mai pronunciate perché è vero e aveva preferito
ritirarsi in esilio volontario dopo l’Actio prima.)
Si tratta di un tipico esempio di narratio ,ossia un racconto nel quale Cicerone si rivela un brillante
narratore oltre che un abile avvocato: lo scopo è screditare l’imputato dimostrando che aveva già
dato prova di prepotenza e dissolutezza nel periodo precedente l’incarico in Sicilia.
Queste orazioni furono considerate già nell’antichità un capolavoro di eloquenza, la divinatio e
l’Actio prima appaiono tuttora magistrali, mentre Actio secunda appare monotono e ripetitivo.
Pro Archia poeta: si tratta di un’orazione indifesa del poeta greco Archia, accusato di essersi
impossessato del diritto di cittadinanza romana. Archia fu assolto.
Pro Sestio: in questa orazione Cicerone difende Sestio accusato di violenza per aver organizzato
bande armate contro quelle di Clodio. Cicerone sostiene la tesi che l’utilizzo dei mezzi illegali si
reso necessario per difendere le istituzioni, minacciata dai programmi del popolo. Inoltre lancia un
appello per il consensus Bonorum omnium, cioè un’alleanza di tutti cittadini moderati per
salvaguardare gli interessi comuni. Sestio fu assolto.
Pro Caelio: cicerone difende il giovane Marco Celio Rufo, accusato di aver rubato dei gioielli a una
sua ex amante, Clodia, sorella di Clodio, e di aver tentato di farla avvelenare. Cicerone sfoga il suo
odio contro Clodio attaccandone la sorella, presentata come una donna corrotta. L’imputato fu
assolto.
Pro Milone: cicerone difende Milone per la morte di Clodio. Cicerone sostiene la tesi della
legittima difesa, afferma che Clodio ha trovato la giusta punizione dei suoi delitti e che la sua
morte è stata per proteggere Roma. Milone però fu condannato.
Le orazioni deliberative
Pro lege Manilia: È un’orazione tenuta da Cicerone di fronte al popolo a favore della proposta di
legge che assegnava a Pompeo poteri straordinari per la guerra in orien
Catilinariae:sono quattro discorsi pronunciati nei giorni della scoperta e della repressione della
congiura di Catilina.
1 Catilinaria: 8 novembre (Senato) denunciare il piano prima che esso si realizzi.
2 Catilinaria: 9 novembre (Popolo) “ “ “ “ “
3 Catilinaria: 3 dicembre (Popolo) informare il popolo dell’arresto dei seguaci di Catilina
4 Catilinaria: 5 dicembre (Senato) ottenere la condanna morte dei Catilinari arrestati.
Questo orazioni sono indubbiamente tra le prove migliori dell’oratoria ciceroniana, costituiti da
procedimenti stilistici finalizzati al coinvolgimento emotivo dell’uditorio.
Le orazioni dopo il ritorno dall’esilio: tra le orazioni Possiamo trovare i discorsi di ringraziamento
al Senato e al popolo (Cum Senatui gratias egit e cum populo gratias egit) ,dove Cicerone tocca il
suo culmine nella tendenza sull’auto elogio e l’autocelebrazione.
L’orazione De domo sua fu pronunciata davanti ai pontefici per ottenere la restituzione del terreno
su cui sorgeva la sua casa sul Palatino. Cicerone raggiunse il suo scopo facendo dichiarare illegale
la consacrazione (Clodio non contento di aver fatto abbattere la casa aveva fatto consacrare il
terreno alla dea Libertas).
Le Philippicae: sono 14 discorsi che Cicerone pronunciò con l’intento di far dichiarare Antonio
nemico pubblico, la seconda è la più violenta di tutte, che la fece circolare come pamphlet:
l’oratore finge di pronunciarlo alla presenza di Antonio durante una seduta dal Senato a cui in
realtà non partecipo. Queste orazioni venivano chiamate anche Antoniae.
I caratteri delle orazioni ciceroniane
Docere, delectare, movere: nelle orazioni Cicerone si dimostra padrone dei mezzi espressivi e
capace di sfruttare ogni elemento e ogni circostanza in base alla causa. Grazie alle sue competenze
egli assolve le tre funzioni che nelle opere retoriche assegna all’oratore:
Docere: informare e dimostrare la sua tesi nel modo più convincente con argomenti razionali
Delectare: divertire il pubblico ricorrendo alle doti vivaci ,all’ironia e alla spiritosaggine.
Movere: trascinare gli altri suscitando commozione, ira, compassione, ricorrendo agli effetti
patetici.
Duttilità stilistica e concinnitas: lo stile di Cicerone è vario, multiforme, tende alla solennità e alla
magniloquenza sconfinando a volte nella eccessività ,ma è capace anche in base alla situazione di
ricorrere alla brevità e all’essenzialità. I procedimenti più tipici stilistici ciceroniano, quelli che
conferiscono al suo modo di esprimersi un carattere particolare e inconfondibile, si attuano
nell’ambito dell’organizzazione della frase nel periodo. È articolato in modo complesso, con
proposizioni subordinate ed è costruito secondo la Concinnitas(Armonia, eleganza).
Le opere retoriche
Cicerone tratto di retorica (la scienza e la tecnica della persuasione) in numerose opere,
scritte in periodi diversi della sua vita. Le principali sono: de oratore, Brutus e Orator
Il De Oratore: È diviso in tre libri ed è un dialogo di tipo platonico aristotelico: un’opera in cui
l’autore affida il compito di trattare l’argomento a vari interlocutori presentati con uno scenario
fittizio ma storicamente definito.
Il perfetto oratore: Nel primo libro Cicerone espone e sviluppa la tesi dell’opera: “nessuno potrà
essere riconosciuto un oratore perfetto se non avrà acquisito una conoscenza approfondita di tutti
gli argomenti più importanti e di tutte le discipline”.
Cicerone pensa che il vero oratore non è chi si forma solo per mezzo di regole e di esercizi o
attraverso le doti naturali e l’esperienza. Egli pensa che il perfetto oratore deve essere impegnato
a fondo nella vita pubblica, deve possedere una ricchissima cultura che gli consente di parlare con
competenza su qualsiasi argomento.
Per quanto riguarda il problema dei rapporti tra la retorica e la filosofia egli assume una posizione
equilibrata e afferma ribadisce più volte la necessità e l’importanza per l’oratore di una buona
cultura filosofica, lui equipara la filosofia all’eloquenza, come una facoltà e capacità che abbraccia
ogni competenza e ogni dottrina.
Le parti della retorica: nel secondo e terzo libro si passa alla trattazione delle parti della retorica.
II—>Inventio: ricerca degli argomenti da svolgere
—>Dispositio: Ordine secondo cui gli argomenti devono essere disposti nel discorso
—>Memoria: Tecniche per memorizzare ciò che si deve dire
III—>Elocutio: Elaborazione stilistica, con un’ampia esposizione delle figure retoriche (ornatus)
—>Actio: Modo in cui l’oratore deve porgere il discorso (tono della voce, gesti)
Un modello di stile: Il de oratore e forse tra tutti i dialoghi di Cicerone quello scritto con maggior
cura formale: l’autore ha voluto dare una grande eloquenza che è l’oggetto della sua trattazione.
L’opera è stata studiata e utilizzata come modello dello stile ciceroniano, alla prosa di Cicerone si
attribuiva un esempio del perfetto stile latino.
Brutus: L’opera è in forma di dialogo, come interlocutori Cicerone stesso che svolge il discorso
principale e gli amici attico e Marco giugno bruto, cui l’opera è intitolata è dedicata. Cicerone
sviluppa una grandiosa storia illustrando le caratteristiche di circa 200 oratori. Nell’ultima parte del
dialogo l’autore rievoca l’inizio della propria carriera oratoria e presenta se stesso come il punto
d’arrivo di un lungo processo di perfezionamento dell’eloquenza romana, come la meta e il
culmine di un’evoluzione secolare. Cicerone si elogia in un momento in cui non è più il principe del
foro e inoltre lo fa in un momento dove si stava affermando tra i giovani il neoatticismo, cioè la
preferenza per un modo di esprimersi più semplice ed essenziale. Gli oratori atticisti sono sia nel
brutus sia nell’orator i bersagli di Cicerone, dove rimprovera loro la povertà dello stile.
L’orator: L’opera è dedicata a bruto, non è un dialogo ma un’esposizione continuata fatta in prima
persona dall’autore. È di nuovo presente la teoria dello stile oratorio; le parti più nuove e
interessanti sono l’illustrazione delle differenze tra lo stile oratorio e quello dei filosofi, degli storici
e dei poeti; la distinzione dei tre stili: umile, medio e sublime; la trattazione della prosa ritmica
con sequenze prosodiche (successione e alternanza di sillabe lunghe e brevi) che è meglio usare
nella chiusura dei periodi e delle frasi.
Dalle Catilinariae: la prima Orazione
Le Catilinariae appartengono al filone deliberativo e furono pronunciate durante gli eventi a cui si
riferiscono. La prima orazione fu tenuta in Senato l’8 novembre del 63 a.C., dopo che Cicerone
aveva scoperto di alcuni dettagli importanti sulla congiura, però non essendo in grado di procurare
prove a sostegno della colpevolezza di Caterina, l’oratore decise di puntare sulla forza della sua
eloquenza dando importanza agli indizi a sua disposizione e utilizzando strumenti retorici in grado
di suscitare allarme e preoccupazione per le sorti della patria.Il principale scopo utilizzato da
Cicerone è indurre Caterina a fuggire da Roma e unirsi alle forze armate che Manlio sta
raccogliendo in Etruria, dimostrando a tutti di aver concepito e messo in atto un progetto
rivoluzionario.
L’esordio
Cicerone nell’esordio della prima Catilinaria, si rivolge direttamente a Catilina, senza preoccuparsi
dell’attenzione e della benevolenza dei destinatari del discorso, i senatori. Visto che il tono
concitato e lo stile patetico e altamente elaborato non sono generalmente quelli considerati per
un esordio si può dire che la prima a Catilinaria è priva di esordio. Cicerone si è discostato dalle
norme a cui solitamente si attiene per dare risalto a una circostanza particolare, cioè l’urgenza di
prendere provvedimenti immediati
La denuncia della congiura
Cicerone successivamente rivela le informazioni ,i particolari sulla congiura di cui è venuto a
conoscenza, grazie a Fulvia, amante del congiurato quinto Curio. Purtroppo queste non erano
delle prove certe, infatti questo spiega perché alla denuncia non sia seguito subito l’arresto di
Catilina. Lo scopo di Cicerone era spingere Catilina a fuggire da Roma e raggiungere Manlio in
Etruria dimostrando a tutti che aveva pianificato un vero e proprio colpo di Stato.
Vizi privati di Catilina
Cicerone mette momentaneamente da parte gli aspetti legati alla congiura per dedicarsi alla vita
privata del personaggio. Da queste indagini ne emerge una persona profondamente corrotta,
capace di svolgere azioni crudeli e delitti. Catilina era propenso a corrompere i giovani, la sua vita
familiare e i debiti.Cicerone ricorda alcune colpe particolarmente gravi: ha ucciso la prima moglie
per sposarsi di nuovo e inoltre avrebbe ucciso anche il primo figlio. Non c’era alcuna prova che
dimostrasse queste accuse così infamanti, così Cicerone si basa sugli strumenti retorici che gli
consentono di accertare fatti non dimostrabili: le interrogative retoriche, la reticenza, la
preterizione.
La prosopopea della patria
Cicerone presenta i due passi dove dà voce alla res pubblica attraverso la figura della prosopopea.
Il primo, nel quale la patria rivolge a Caterina un appello affinché abbandoni la città, liberandolo
dalla paura che la sua presenza le arreca.
Patria: quando Cicerone parla di patria da difendere e amare fa riferimento alla comunità romana,
messa in crisi dall’individualismo di chi provoca disordini per soddisfare gli interessi personali. La
prosopopea della patria come madre sofferente che compare in uno dei passi più intensi della
prima Catilinaria rispecchia la percezione ciceroniana della crisi politica dei suoi tempi. La difesa
della patria costituisce il motivo conduttore di tutta l’opera ciceroniana e non solo dell’oratoria
deliberativa. Per quanto riguarda la centralità della patria nella vita e nei pensieri di Cicerone è
importante il suo epistolario, che documenta la sua sofferta ricerca di uno spazio sulla scena
pubblica. Il patriottismo di Cicerone infatti si manifesta nei suoi stessi gusti culturali.
La perorazione finale
Nella perorazione finale Cicerone riprende i principali motivi che ha affrontato nel corso
dell’orazione. Si rivolge ai senatori e ribadisce l’importanza che i complici della congiura vengano
allo scoperto in modo tale da essere distinguibili dai cittadini onesti. Esprime la propria fiducia
nell’esito positivo della crisi, che sarà possibile grazie all’impegno di tutte le parti sane dello Stato.
Inoltre invita nuovamente Catilina ad andarsene da Roma. La perorazione si conclude con una
preghiera a Giove statore, dove l’oratore sta tenendo il suo discorso affinché protegga lo Stato e
garantisca la punizione dei congiurati. Lo stile è alto e solenne, con periodi via via più ampi e
articolati, caratterizzati da frequenti anafore ed asimmetrie strutturali.
Le opere politiche
Il de Repubblica: cicerone compose un’opera vasta di filosofia politica in cui discusse i
problemi che più gli stavano a cuore: l’organizzazione dello Stato, la miglior forma di
governo, le istituzioni politiche romane. Si tratta del the Repubblica, un dialogo in sei libri
che si spira all’opera di Platone chiamata Repubblica. Cicerone affronta i problemi politico
istituzionali concretamente storicamente, ponendosi da un punto di vista romano. Il
protagonista del dialogo e Publio Cornelio Scipione emiliano, che proiettò su di lui,i propri
valori e le proprie aspirazioni.
Il contenuto dell’opera: nel primo libro Scipione dalla sua definizione dello Stato: esso è
“cosa del popolo“ e il popolo viene definito “ L’aggregazione di un gruppo di persone unite
da un accordo sui reciproci diritti e da interessi comuni“. Presenta poi e discute le tre
forme di governo, monarchia, aristocrazia, democrazia e le loro degenerazioni cioè
tirannide, oligarchia, demagogie a. Scipione sostiene che la costituzione migliore di tutte è
quella mista, in cui il potere monarchico è rappresentato dai consoli, quello aristocratico
dal Senato, quello democratico del popolo.
Nel secondo libro si parla dell’origine e degli sviluppi dello Stato romano.
Nel terzo libro si tratta della virtù politica per eccellenza, la giustizia. Venivano riportate e
confrontate le argomentazioni del filosofo Carneade, ed era sostenuta la legittimità morale
del dominio di Roma in quanto esercitato a vantaggio dei popoli sottoposti.
Sono quasi interamente perduti il libro quarto dedicato alla formazione del buon cittadino e il
quinto in cui era delineata la figura del governante perfetto.
Il somnium Scipionis: Del sesto libro si conserva solo il finale, ossia il suo Somnium Scipionis.
Scipione emiliano racconta un sogno in cui gli era apparso Scipione l’africano, egli dopo avergli
predetto le future imprese gloriose e la morte prematura gli aveva mostrato lo spettacolo delle
sfere celesti rivelandogli che l’immortalità e una dimora in cielo sono il premio riservato dagli dei
alle anime dei grandi uomini politici ,benefattori della patria.
Il de Legibus: Cicerone compose un’altra opera politica intitolata the leggibus, si conservano tre
libri, ma l’ho però probabilmente rimase incompiuta. Gli interlocutori del dialogo sono Cicerone,
suo fratello quinto e l’amico attico. Si parla dell’origine naturale del diritto e le sue forme, poi si
commentano le numerose leggi romane. Si tratta di un vero e proprio trattato di storia delle
istituzioni e del diritto pubblico, civile e religioso di Roma.
La difesa della res pubblica oligarchica: Al De Repubblica e al De leggibus si affiancherà più tardi il
De ufficis, un trattato filosofico con implicazioni politiche. Queste tre opere, essendo molto diverse
nella struttura, negli argomenti, sono accomunate dall’intento dell’autore di utilizzare gli strumenti
offerti dalla filosofia greca per sostenere e difendere le istituzioni della Repubblica oligarchica
contro l’evoluzione romana che avrebbe portato all’instaurazione del regime imperiale
Le opere filosofiche
I dialoghi e i trattati
-il periodo di composizione: Cicerone si dedicò alla stesura di opere filosofiche negli ultimi
anni della sua vita. L’autore stesso dice in alcuni poemi che l’attività letteraria in campo
filosofico gli da la possibilità di giovare ancora ai concittadini, mettendo a disposizione in
lingua latina il patrimonio del pensiero filosofico greco( i romani potranno accostare in
forme degne di contenuti ed elevati).
La consolatio e l’Hortensius: scrisse due opere, la consolatio a se stesso in occasione della
morta della figlia Tullia, e un dialogo Hortensius ,che era un esortazione alla
filosofia(protrettico). Di entrambe le opere conserviamo solo frammenti.
Il problema della conoscenza:accademici: Cicerone affrontò il problema di una quest’epoca
filosofica,quella della conoscenza, in un dialogo chiamato Academici o Academica di cui
restano due libri. Il titolo deriva dal fatto che l’autore aderisce alla posizione della scuola
accademica o neo accademica risalente a Platone. La sua è una posizione “probabilistica”
secondo cui non esiste un criterio oggettivo per distinguere con certezza assoluto tra ciò
che è vero e ciò che è falso, ma è possibile avvicinarsi alla verità attenendosi a ciò che
appare “probabile”cioè il razionalmente” approvabile”, verosimile. Dopo ciò Cicerone
affronta i problemi che lo interessano di più, quelli morali in due grandi opere di cinque
libri ciascuno dedicati la prima all’etica teorica, la seconda all’etica pratica.
L etica teorica: De finibus bonorum et malorum( i termini estremi del bene e del male)
Nel dialogo De finibus bonorum et malorum Cicerone tratta la questione centrale su cui le
scuole di pensiero ellenistica avevano impostato le loro dottrine morali: quale sia lo scopo
supremo della vita che per l’uomo costituisce il sommo bene capace di assicurargli la vera
felicità. In contrasto con l’epicureismo sostiene che la felicità consiste non nel piacere ma
nella virtù.Però a differenza degli storici essa si completa solo quando i beni spirituali si
aggiungono quelli del corpo come la salute e il benessere.
L etica pratica: Tuscolana disputationes( discussioni Tuscolane)
Si presentano come una discussione in cinque libri tra Cicerone è un anonimo interlocutore
e che propone argomenti, osservazioni e obiezioni.Si parla della felicità e degli ostacoli per
il suo raggiungimento, come la paura della morte, il dolore fisico, il dolore spirituale, la
paura, l’ira l’invidia, l’amore. Nell’ultimo libro dimostra la tesi stoica che la virtù basta da
sola ad assicurare la felicità.In questo libro Cicerone dimostra di propendere verso la
dottrina stoica temperata.
La filosofia della religione
Seguono tre opere di filosofia della religione
De natura deorum: la natura degli dei, in tre libri dove sono esposte e discusse sia la tesi
epicurea dell’assoluta indifferenza di estraneità dell’idee rispetto al mondo degli uomini sia
quella storica dell’esistenza di una divinità razionale provvidenziale che governa il mondo.
De divinatione: la divinazione in due libri in cui l’autore respinge la fede nella divinazione
nelle sue varie forme come l’interpretazione dei sogni prodigi oracoli astrologia.
De fato: il” fato” se la vita umana sia determinata dal destino o dalla libera volontà
dell’uomo.
La vecchiaia e l’amicizia
Vi sono due operette dialogiche che trattano argomenti specifici di filosofia morale.
Cato maior de senectute: Catone maggiore ovvero la vecchiaia, in quest’opera Cicerone
immagina che Catone il censore nell’anno 150 a.C. dialoghi con Scipione Emiliano e Gaio
Lelio facendo elogio alla vecchiaia mettendo in evidenza i vantaggi e piaceri che essa porta
all’uomo virtuoso.
Lelius de amicitia: Lelio ovvero l’amicizia, dedicato all’amico attico. Nel dialogo Lelio poco
dopo la morte di Scipione Emiliano ne esalta la figura e tratta dell’amicizia, il bene più
grande per l’uomo dopo la sapienza.La vera amicizia può sussistere solo tra buoni,
praticando la virtù.
Tre etica e politica : de officis
Ill de officis È l’ultima opera filosofica di Cicerone in tre libri.è un trattato dedicato al figlio
Marco in cui l’autore segue un’unica fonte del filosofo stoico Panezio di Rodi.
Nel primo libro viene chiarito il concetto di” honestum”, cioè di bene morale. L honestum
nasce da tendenze naturali insita nell’uomo e si esplica in quattro virtù fondamentale
sapienza, giustizia fortezza e temperanza.Il secondo libro è dedicato “all’utile”. Si
identificano anche questi con l’esercizio della virtù. Nel terzo libro parla del conflitto tra
l’onesto e l’utile.questo conflitto sostiene che sia solo apparente perché nessuno potrà mai
avere utilità azioni che mirano solo al tornaconto personale e non al vantaggio comune.
IL PENSIERO E LO STILE NELLE OPERE FILOSOFICHE
Il metodo dosso grafico e l’eclettismo.
Le opere filosofiche di Cicerone hanno un posto di grande rilievo nella storia della cultura
perché ci permettono di ricostruire il pensiero di tanti filosofi greci i cui testi sono stati
perduti. Cicerone utilizza il metodo dosso grafico cioè procedere alla discussione dei
problemi e mediante una rassegna di diverse opinioni espresse e dei filosofi precedenti.in
questo modo non solo fa conoscere i romani le dottrine e le posizioni te le varie scuole, ma
spiega anche con l’ambizione di fare una sintesi critica del pensiero greco. Da qui nasce
l’eclettismo di Cicerone: egli raccoglie fa propria le posizioni che gli appaiono più valide e
convincenti.le scuole da cui è più influenzato sono quella accademica in campo
gnoseologico ossia della concezione della conoscenza ed etico teorico, quella stoica nel
campo della morale pratica.
L’ideale dell’Humanitas
L’ideale dell’Humanitas cioè la concezione dell’uomo che emerge delle opere di Cicerone.
Si può riassumere così:
-l’uomo è superiore agli altri esseri grazie al dono della ragione che lo rende simile alla
divinità
-L’uomo degno di questo nome Sottomette al dominio della ragionegli istinti naturali i
sentimenti e le passioni.
-L’acquisizione di una vasta cultura enciclopedica indispensabile per conoscere se stessi e il
mondo
-Nei rapporti con gli uomini deve essere sempre rispettoso, tollerante
-E doveroso rendersi utile alla società e alla patria.
-I riconoscimenti come successo gloria e prestigio non sono da disprezzare ma nemmeno il
movente ne lo scopo dell’azione. La coscienza del dovere compiuto è il premio bastante
per l’uomo virtuoso.
Lo stile e il lessico filosofico.
L’intento di Cicerone è di dare alla letteratura latina opere filosofiche pregevoli anche sotto
l’aspetto dello stile. furono importantissime le sue scelte in campo lessicale. Dovete
esprimere in latino per la prima volta una grande quantità di concetti che prendeva dei
testi greci crea un lessico tecnico filosofico latino ricorrendo all’adozione di vocaboli già
presenti in latino il cui campo semantico si estesa per includere nuove accezioni filosofiche.
Lo stesso pfece Lucrezio, Seneca e altri scrittori cristiani.