Luigi Pirandello
Vita:
Nasce nel 1867 ad Agrigento, inizia i suoi studi alla facoltà di Palermo per lettere e si trasferì
all’università di Roma e qui si laurea a pieni voti ed entra nel mondo culturale romano,
conoscendo Luigi capuano.
In seguito all'allagamento della miniera di zolfo, dove il padre di Pirandello aveva investito
tutti i suoi soldi + dote moglie Pirandello → declassamento: alta borghesia a piccolo
borghese (inizia a scrivere per avere qualcosa di più in tasca).
Questo episodio sarà un durissimo colpo per l’equilibrio già fragile della moglie che sfocerà
in follia, inizialmente la moglie verrà curata in casa, successivamente alla morte del figlio che
si arruola per la guerra, ella precipiterà ed infine rinchiusa in una casa di cure, dove rimarrà
fino alla morte.
Episodi incisivi sul pensiero di Pirandello:
- Declassamento: mentre il declassamento è legato all'idea di un piccolo borghese, un
mondo grigio, oppressivo, privo di spinta vitale;
- Follia della moglie: è probabile che la follia della moglie abbia fondato i germi
dell'idea che Pirandello ha della famiglia, concepita come trappola. Il vissuto di
Pirandello ha influenzato la sua scrittura.
Teatro:
Oltre a scrivere romanzi e novelle, nel 1910 si avvicina al teatro con “sei personaggi in cerca
d’autore” il suo successo teatrale si amplia → successo mondiale → non fa più il professore
universitario e scrivere solo commedie → salto di classe.
Nel 1934, riceve il premio Nobel e continuerà a lavorare alle sue commedie fino alla morte “i
giganti della montagna”.
Inizialmente non ebbe successo, perché era un teatro diverso, sbalorditivo, rispetto al
tradizionale, poi successivamente ebbe successo.
Il teatro è finzione: rappresenta meglio l'arte pirandelliana che ha diverse sfaccettature,
perché la realtà non è una → colui che coglie l’identità, che è molteplice identità, perché sia
la realtà che il soggetto sono in divenire.
Fino a Pirandello il teatro rappresentava il mondo borghese → il teatro era incentrato sui
valori e problemi borghesi.
Pirandello riprende il mondo borghese, quindi i temi i problemi e i valori, ma li enfatizza con
ironia, portandoli ai massimi termini, deformando e rendendola grottesca e paradossale: la
realtà è estremizzata.
→ Così è (se vi pare)
Si parla del signor Ponza, un classico borghese, che ha la moglie relegata in casa, lui però
dice che la tiene relegata, per nasconderla da sua suocera, che in realtà è pazza, perché lei
non è la madre della signora Ponza (seconda moglie), ma della prima moglie (che è morta)
La suocera di rimando dice che il genero è pazzo, dice che sua figlia è quella che lui ha in
casa. La città si incuriosisce per sapere la verità, compare la signora Ponza, velata (è la
verità), tutti la interrogano, ma lei dice che è così come vi pare, lei è nessuna → la realtà è
soggettiva, in base al punto di vista.
La situazione è grottesca e paradossale, perché la motivazione è paradossale.
!Questa novella è scritta 20 anni dopo fu Mattia Pascal, la trappola era individuata dal
sociale, ora invece la trappola è tutto.
Nasce il metateatro: la realtà è fittizia, vi è il teatro nel teatro, c’è un'interazione tra pubblico
e autori
//nasce prima in realtà
→“Sei personaggi in cerca d’autore”
Sei personaggi sono stati appesi dallo scrittore che non li ha scritti più e quindi sono in cerca
d’autore, e che prendono vita.
Pensiero:
Il pensiero Pirandelliano fonda su:
- vitalismo: la realtà è vista come una realtà in continuo divenire, non si ferma mai,
come un magma vulcanico, nel momento in cui la realtà si ferma e si irrigidisce,
comincia a morire. La stessa cosa vale per la personalità umana, quello che siamo
oggi è diverso da quello che saremo e che siamo stati. Il voler cristallizzare la propria
identità, significa dare una maschera all’uomo e l’uomo ha molteplici maschere. La
prima maschera è il modo in cui ci vediamo, se leviamo la maschera troviamo “uno
nessuno e centomila”. L’originalità che caratterizza l'uomo senza maschera lo
troviamo solo nell’uomo pazzo, che non segue le regole e le convenzioni sociali. La
normalità significa maschera, perché noi rispondiamo in base al contesto e quindi
cambiamo. L'uomo pur rendendosi conto di indossare delle maschere, non riesce a
farne a meno, perché senza la maschera siamo nessuno “fu Mattia Pascal”.
Indossiamo le maschere:
- famiglia: meccanismi di odio e rancore;
- società: il fatto di voler essere accettato dagli altri, rispecchia quello che gli
altri vorrebbero da noi
Dualismo di fondo: l'uomo prova dolore nella consapevolezza di indossare le maschere, ma
anche nel toglierla.
- Relativismo: il mondo in cui noi ci vediamo, non è quello con il quale ci vedono gli
altri, tutto è relativo.
L'arte e la poetica Pirandello vengono definite da Pirandello in diversi suoi scritti, l'elemento
che caratterizza l’arte pirandelliana, che la rende particolare nella sua essenza è l'umorismo.
Dell'umorismo si parla nel saggio chiamato “umorismo”, esso è diviso in due parti:
- storica: riporta diversi esempi di umorismo del tempo + come l’umorismo ha
caratterizzato la storia letteraria;
- teorica: valore e significato dell’umorismo, facendo la differenza tra:
- umorismo: fa riflettere, va più in profondità e quindi scopre una parte della
realtà diversa che il lettore non ha colto, suscitando il sentimento del
contrario.
- comicità: quest’ultima è immediata, fa ridere ed è fine a se stessa,
Per spiegare cos'è questo sentimento e la differenza tra comicità ecc, Pirandello ci porta
l'esempio di una donna anziana vestita da giovincella, tutta preparata, la prima cosa che
nasce in noi è la risata, perchè è comico, perché è insolito, mentre se approfittiamo la
questione capiamo che la donna è sposata con un uomo più giovane di lei: con dolore deve
apparire più giovane per tenersi il marito → nasce il sentimento del contrario → si crea una
situazione tragicomica, perché ci fa ridere, ma dall’altro ci fa riflettere, come fa l’umorismo
ecco perché l’umorismo è uno dei tratti principali ed ecco perché le situazioni sono
paradossali, per esaltare la tragicità della realtà, essa è grottesca, perché è comica e tragica
(fa ridere e piangere allo stesso tempo).
Secondo Pirandello siccome la realtà moderna è diversa da quella passata, perché nell’età
moderna ci si è resi conto di trovarsi di fronte una realtà frantumata, il punto di vista non è
più oggettivo → l’umorismo può ancora di più rendere questa varietà della realtà, questa
diversa prospettiva della realtà, può meglio mettere in scena il grottesco, perché offre diversi
spunti
Es. Nella patente: l’uomo viene additato come una iella e viene licenziato, trattato come tutta
la sua figlia —> chiede giustizia, vuole ottenere la patente come iettatore. È grottesco:
- comicità: fa ridere
- tragico: non può liberarsi da questa condizione, cerca di ricavare il meglio da questa
situazione grottesca, ormai è stato etichettato.
Scritti:
→ Il treno ha fischiato - novella:
Questa novella è stata pubblicata prima sul “corriere della sera” e successivamente è stata
inserita nella raccolta “l’uomo solo”. Si apre con il delirio di un uomo ricoverato in una clinica
psichiatrica, nato dal fischio lontano di un treno notturno che ha suscitato in lui il pensiero di
distanze, paesi e luoghi lontani, un’altra vita vissuta o mai conosciuta.
Il protagonista è belluca, ma il racconto è affidato ad un suo amico. La storia non procede in
ordine cronologico, ma con diverse analessi si spiegano azioni del passato, come:
- la sera avanti;
- la vita impossibile che Belluca ha condotto per anni in famiglia.
Il finale però, lascia intravedere la nuova condizione di belluca.
Lo stile narrativo, non è armonico e lineare, ma al contrario è spezzato e frammentato, ricco
di sospensioni, di ripetizioni e di discorsi riportati.
Il nuovo comportamento di Belluca, in contrasto con il suo abituale comportamento, gli fece
diagnosticare dai medici quella che noi chiamiamo pazzia. La diagnosi, però, è del tutto
superficiale, dato che il narratore umorista, può facilmente rovesciarla, affermando che il
comportamento assunto è una cosa “naturalissima”. La pazzia è un tema ricorrente, ma a
Pirandello però non interessa l’aspetto patologico e clinico: per lui la follia è una condizione
comune, incapace di distinguere il vero dal falso.
→ Fu Mattia Pascal - romanzo
E’ il terzo romanzo, che segna una svolta decisiva nel suo percorso letterario ed intellettuale.
Al protagonista, esasperato dalla propria esistenza, il caso offre la possibilità di
abbandonare la propria identità, ma nemmeno con questa nuova maschera egli potrà
liberarsi dalle contraddizioni che imprigionano l’uomo e lo isolano in uno stato di assoluta
solitudine. Il protagonista incarna il modello dell’uomo novecentesco, ormai consapevole
della propria marginalità nel creato.
Trama: La vicenda del romanzo è narrata in prima persona da Mattia Pascal, bibliotecario di
una cittadina siciliana, il quale si è deciso a scrivere la sua storia. Mattia da giovane si
comporta da inetto, riducendosi così a sposare per riparazione la figlia dell'amministratore
che gli ha depredato a poco a poco tutti i beni familiari. La vita domestica diventa subito
intollerabile, e un giorno Mattia fugge dal paese. Incerto ancora se emigrare in America o
tornare a casa, una sera a Montecarlo vince alla roulette e per combinazione legge su un
giornale la notizia che egli sarebbe morto! Al suo paese è stato infatti trovato un cadavere,
ormai irriconoscibile, che è stato identificato appunto come Mattia Pascal, scomparso da
casa senza dar notizie da molti giorni. Mattia decide di cogliere l'occasione per liberarsi
definitivamente dai legami familiari e per cominciare una nuova vita: con il nome di Adriano e
con i soldi vinti a Montecarlo, trascorre molti mesi viaggiando. Decide quindi di rinunciare
anche alla sua identità di Adriano Meis, inscenando un suicidio, e riprendendo la sua
vecchia identità di Mattia Pascal. Tornato però nel suo paese di Miragno trova una
situazione del tutto cambiata che lo esclude, a cominciare dalla moglie che ha sposato un
suo amico, Pomino. Ai margini della vita, l'unica sua distrazione è quella di andare a visitare
la propria tomba al cimitero.
Mattia Pascal è il capostipite dei personaggi pirandelliani, nella sua ricerca di una vita libera
dalle convenzioni sociali e dalle costrizioni familiari, egli fa l'esperienza radicale dello
sdoppiamento. Sperimenta la «vita nuda», una condizione di esistenza marginale che però
permette di osservare la realtà dall'esterno, di sviluppare uno sguardo distaccato e filosofico
sulle cose, di comprendere la fragilità delle maschere sociali. Egli sente di essere una vita
che non coincide più né con "Mattia" né con "Adriano" né con altre possibili identità: è
soltanto "il fu Mattia Pascal", cioè un'ex maschera sociale ormai estinta, mentre la vita
continua.
Il fu Mattia Pascal si fonda su eventi assurdi, casuali e spesso inverosimili, come:
- la vincita alla roulette;
- la notizia della propria morte;
- decisione di fingere di morire per la seconda volta.
→ Uno nessuno e centomila - romanzo
Viene iniziata intorno al 1908 e pubblicato in volume nel 1926. In questo romanzo lo scrittore
si propone di condurre alle estreme conseguenze alcune intuizioni formulate già nel Fu
Mattia Pascal: liberazione dalle maschere, in cui crediamo che consista l'identità
dell'individuo. Si tratta dunque di un progetto complesso e ambizioso, che deve riassumere
la riflessione pirandelliana sulla frammentazione dell'io e sull'illusorietà dell'immagine che
abbiamo di noi (e che gli altri hanno di noi).
Trama: Il protagonista, Vitangelo Moscarda, che credeva inizialmente di essere «uno»,
scopre di essere tanti individui diversi. È attraverso questo percorso che il protagonista
approda alla scelta di essere «nessuno». All'inizio della storia Vitangelo Moscarda lavora
come banchiere nel paesino siciliano, fino a quando un'osservazione casuale della moglie,
che gli fa notare di avere il naso pendente a destra, innesca in lui un'accanita (ma
umoristica) inchiesta sulla propria identità. Vitangelo intraprende così una riflessione
autodistruttiva, che procede per «esperimenti», prima con sé stesso e poi con gli altri:
- cerca dapprima di sorprendere «l'estraneo» che ha scoperto in sé;
- poi distrugge a una a una le immagini che gli altri si sono fatti di lui.
Naturalmente, la gente comincia a considerarlo pazzo e a isolarlo, l'unica persona che lo
difende è Annarosa, personaggio che acquista via via maggiore rilievo; la donna, tuttavia,
anch'ella esasperata, giunge addirittura a sparargli.
Dal punto di vista narrativo, Uno, nessuno e centomila si presenta come un lunghissimo
monologo, prevalgono le parti riflessive (commento), in cui il narratore spiega, discute,
provoca il lettore, sviluppa il suo pensiero fino al paradosso.
→ La patente - novella
Pubblicata nel 1911, la patente è testo emblematico, che ripercorre le tematiche principali
della scrittura pirandelliana, mettendo in scena il dramma di un ”io” scisso e privato della sua
stessa identità. I protagonisti de La patente sono:
- giudice D’Andrea;
- modesto impiegato del monte dei pegni, tale Rosario Chiarchiaro, licenziato perché
sospettato di essere uno iettatore.
L’uomo ha poi sporto denuncia presso la magistratura contro due giovani, che al suo
passaggio avrebbero fatto il classico gesto di superstizione popolare delle “corna” per
allontanare il malaugurio. Il giudice D’Andrea si trova allora di fronte ad un caso
paradossale, dato che, in quanto esponente della legge e della razionalità, non può certo
credere all’esistenza della sfortuna né può tutelare in alcun modo gli interessi di Chiàrchiaro
che, a causa delle malelingue del paese, oltre ad aver perso il posto di lavoro, non riesce a
far sposare le figlie ed è costretto a tenere segregata in casa l’intera famiglia necessità della
“patente” ufficiale di iettatore.