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PASCAL

Il documento parla del filosofo francese Blaise Pascal, vissuto nel 1600. Descrive la sua vita, le sue idee filosofiche come l'Esprit de Geometrie e l'Esprit de Finesse e la sua visione dell'uomo come essere imperfetto ma dotato di ragione.

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PASCAL

Il documento parla del filosofo francese Blaise Pascal, vissuto nel 1600. Descrive la sua vita, le sue idee filosofiche come l'Esprit de Geometrie e l'Esprit de Finesse e la sua visione dell'uomo come essere imperfetto ma dotato di ragione.

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Chi è Pascal?

Pascal è un filosofo Francese, nato nel 1623 e morto nel 1662.


Fin da piccolo mostra la sua genialità in ambito matematico e il padre rendendosene conto lo iscrive ad una scuola
gesuita e gli fa seguire persino lezioni private.
Segue fin da giovane il concetto di vuoto per convalidare l’idea di pressione atmosferica, studia il calcolo infinitesimale e la
probabilità e inventa una delle prime calcolatrici detta “Pascalina”.
Pascal afferma che le scienze astratte sono inutili per ciò che riguarda l’uomo concretamente e infatti considera valido il
metodo geometrico matematico di Cartesio.
Ad un certo punto della giovinezza sua sorella Jacqueline si fa monaca presso il monastero di Port-Royal, presso il quale
lavoravano i Giansenisti.
All’inizio Pascal prende le distanze dalla sorella ma piano piano inizia a frequentare il monastero per ampliare la sua
cultura tanto che a 32 anni si trasferisce in campagna vicino al monastero e alla sorella.
Ma cosa è il Giansenismo?
E’ una corrente religiosa sviluppatasi in Francia nel 1600, costola del cattolicesimo perché si rifà alle tesi di Sant'Agostino.

Cosa sostiene?
➔ La tesi della grazia divina che illumina l’animo umano tralasciando meriti e non meriti dell’individuo.
➔ Pura spiritualità con la fede.
E’ una fede rigida che si contrasta con la curia romana.

Quali sono i poli della filosofia di Pascal?


Il primo è l’Esprit de Geometrie che consiste nell’analisi deduttiva tipica della matematica il cui soggetto è il mondo della
scienza.
Afferma che la matematica è utilissima nelle scienze ma ad un certo punto diventa inutile perchè non ci permette di intuire
la complessità della realtà dell’uomo.
Infatti afferma che la natura dell’uomo è troppo complicata poiché esso è pieno di errori e l’unico strumento per cogliere la
natura umana è l’esprit de finesse.

L’esprit de finesse è l’intelligenza del concreto, il concreto è la concretezza dell’uomo, è anche intreccio di ragione e
sentimento.
La realtà dell’uomo non è intuibile con il metodo matematico e forse l’esprit de finesse è l’unica cosa che può intuire la
complessità dell’uomo.

Che cosa è l’uomo per Pascal?


Dopo la morte della sorella nel 1662 pubblica una raccolta di pensieri “I pensieri”. Nei pensieri afferma che l’uomo è colmo
di errori, facile all’inganno e vive in un costante senso di inquietudine e noia.
L’uomo è a se stesso la cosa più strana della natura, sente il proprio essere come un peso che gli dà un senso di perenne
insoddisfazione=nullità del nostro essere=la vita sembra essere inutile.
L’uomo è al mondo senza sapere perché lo sia e perché si trovi in una determinata circostanza, è ingannato dalla sua
stessa immaginazione e dall’abitudine che dà per verità quelle che sono solo credenze.
Cosa si intende per miseria e grandezza?
Quando parla di miseria dell’uomo fa un esplicito riferimento alla condizione umana ovvero che l’uomo è un essere finito.
Pone il confronto tra uomo e universo, piccolo e minuscolo davanti ad un universo immenso (miseria)
Per schiacciare l’uomo non serve tutto l’universo ma anche un semplice vapore, una buccia. Ma la grandezza dell’uomo è
la sua consapevolezza della sua limitatezza, l’universo non sa nulla perchè non è dotato di pensiero mentre l’uomo si.
L’uomo è una canna, la più debole della natura, pronta a spezzarsi ma pensa e quindi è grande.

Quando è nata la miseria dell’uomo?


Dopo il peccato originale, l’uomo prima era grande poi a causa della FINITUDINIS CULPA, colpa della finitezza umana, è
diventato misero.

Dio come si colloca nel pensiero di Pascal?


Pascal è religioso e si chiede se si possa dimostrare l’esistenza di dio e se le dimostrazioni precedenti abbiano valore. La
risposta è NO.
Le principali verità di fede non sono dimostrabili razionalmente perché Dio è sentito dal cuore=GIANSENISMO.

Se l’uomo non percepisse la grandezza come farebbe a sentirsi misero?


Afferma che l’uomo avverte in sé il desiderio di una infinita felicità ma se non avessimo questa aspirazione non ci
sentiremmo miseri perché il sentirsi miseri significa essere consapevoli e quindi pensare.
Senza pensiero l’uomo non sarebbe consapevole della propria miseria ma non proverebbe neanche ad uscire da questa
condizione con l’infinita felicità.
Ma l’infinita felicità è impossibile sulla terra e quindi la sua risposta è nella fede.
Secondo Pascal i cristiani più semplici che sentono dio con il cuore hanno una fede più forte di coloro che hanno cercato
razionalmente la dimostrazione di dio.
“Il cuore da solo è sufficiente, la ragione senza il cuore non serve a nulla”.
Non troverà mai risposte chiare a differenza di Cartesio, infatti troverà risposte solo nella fede.

Ma si può convincere gli uomini a credere in dio?


No, qui Pascal propone la sua scommessa:
Abbiamo pari possibilità di vincere, quindi è meglio puntare su quello che ci conviene di più, la dimostrazione
dell’esistenza di dio finita, e la dimostrazione dell’esistenza di dio infinita per un tempo infinito.
Pascal si chiede dove gli uomini scommettono, dice loro che devono scommettere perché stanno esistendo, sono
imbarcati, e se puntano tutto il loro essere sull’esistenza infinita, se vincessero avrebbero vinto tutto. Afferma anche che
conviene vivere come se il dio esistesse così si vincerebbe tutto, una vita beata, infinita, se si perdesse la vita rimarrebbe
uguale. Mai si dimostrerà cosa scommettere.
Premessa per Hobbes
Definiamo il Giusnaturalismo: dottrina economica con risvolti filosofici, ed è anche un movimento laico privo di qualsiasi
risvolto teologico o religioso che si sviluppa nei primi anni del 600 e nasce dopo la guerra dei trent’anni.
Questa corrente afferma la necessità di individuare poche ma fondamentali norme di coesistenza fra gli individui a cui si
possano ispirare le differenti leggi statali e i ordini religiosi.
Dalla natura umana, che è razionale, è possibile ricavare norme di comportamento valide per tutti.
Il Giusnaturalismo afferma che il diritto naturale è anteriore al diritto positivo:
1. Diritto naturale: leggi derivanti dalla natura umana
2. Diritto positivo: tutte le leggi elaborate dalle singole autorità statali o religiose che si differenziano a seconda della diversità
del paese o chiesa.

Perché c’è l’esigenza di mettere in evidenza i diritti naturali?


Perchè si deve stabilire una base sulla quale fondare le leggi positive.
Dalla natura dell’uomo si possono ricavare leggi che fanno da fondamenta ad altre leggi.
Il Giusnaturalismo è un movimento esclusivamente razionale che non analizza le diverse forme di governo e di potere ma
analizza il fondamento del potere.
Il padre del Giusnaturalismo è Ugo Grozio, giurista, che pubblicò nel 1625 un testo “del diritto di guerra e pace”, testo che
pone le basi al diritto internazionale.
Nel libro afferma che nella natura umana c’è un istinto che porta al contratto= inteso come solidarietà sociale.
Significa che gli uomini sono predisposti a stabilire delle naturali norme di coesistenza, al fine di rispettare queste norme
gli uomini conferiscono alle autorità il compito di emanare delle norme che si ispirano al diritto naturale.

Chi è Thomas Hobbes?


Rientra nel Giusnaturalismo ma per lui non è reale quell’istinto del contratto affermato da Grozio.
Ritiene che esista una natura umana naturale e in lui ritorna il concetto di patto ma non è equivalente a solidarietà sociale.
E’ un filosofo che vive negli anni della guerra tra Cromwell e Carlo I Stuart, è un sostenitore dell’assolutismo monarchico.
Afferma che l’unico garante in una società per la pace è l’assolutismo monarchico e i nemici interni sono l’educazione
privata che non educa alla totale cessione dei diritti di un individuo nelle mani di uno solo e la religione perché può essere
fonte di divisione tra i sudditi che hanno ceduto volontariamente i diritti al sovrano assoluto.

Che cosa è per lui la filosofia?


E’ la conoscenza dei corpi materiali e si suddivide in tanti rami quanto sono i diversi corpi materiali che si dividono in corpi
naturali e corpi artificiali intendendo per questi ultimi i corpi costruiti dalle azioni degli uomini.
● Lo stato = corpo artificiale
I corpi naturali si dividono in:
1. Fisici si occupa la fisica
2. Umani si occupa l’antropologia
E’ un sostenitore della teoria meccanicistica e materialistica della realtà infatti secondo lui tutto si spiega in maniera
determinata e meccanica.
Qualunque cosa si spiega attraverso il movimento, l’estensione e la materia e nella realtà non c’è alcuno scopo superiore
che dia senso alle cose.
Se dio esiste è per forza sostanza materiale.
Hobbes non si occupa della storia ne ha mai compreso la concezione cartesiana della res cogitans.
Qual è il fondamento del nostro conoscere?
Afferma che il nostro meccanismo conoscitivo si basa sulla sensazione, nei corpi esterni avvengono dei moti che
producono su di noi degli effetti percepiti dagli organi di senso ovvero le sensazioni, qualità sensibili.
Ma se tutto è meccanico non esiste libera scelta

Cosa guida il meccanismo umano?


Il principio di conservazione di noi stessi ma se tutto si fonda sull’autoconservazione, nel momento in cui conosciamo la
realtà esterna percepiamo sensazioni più o meno gradevoli.

Se percepiamo con moti esterni stimoli più o meno dolorosi, perché non esiste la libera volontà?
Perché ciò che scegliamo è una risposta meccanica a questi stimoli esterni che più o meno garantiscono la nostra
conservazione.
La volontà umana è il risultato vettoriale di una serie di spinte interne (vogliamo o non vogliamo una cosa in relazione
all’utilità di quella cosa).

Scrive due testi di scienza politica:


Il “de Cive” 1642 e “Leviathan” 1651
Perché chiama il leviatano così? Perché in un libro della bibbia è un mostro mitico con un potere smisurato, sceglie questa
immagine perché rappresenta lo stato.
Ci si collega al Giusnaturslismo, HOBBES crede che esista uno stato di natura dell’uomo da cui, come dicevano i
Giusnaturalisti, deriverebbero delle leggi di comportamento dettate da qualsiasi autorità
.
I giusnaturalisti parlavano di un senso di solidarietà sociale, per natura l’uomo sarebbe portato al patto, all’accordo con gli
altri uomini, Hobbes non sostiene ciò.

La natura umana è cattiva


L’uomo è cattivo = PESSIMISMO ANTROPOLOGICO, tende alla propria autoaffermazione nuocendo agli altri.
“Homo homini lupus” L’uomo è lupo per l’altro uomo.
Allo stato naturale c’è solo una lotta per la sopravvivenza, gli uomini minacciano e sono minacciati perché vogliono
affermare il loro illimitato diritto su tutto.
Per Hobbes l’uomo è anche un essere ragionevole e potrebbe essere capace di calcolare le conseguenze delle sue
azioni. Per cercare di uscire da questo clima di minaccia reciproca tenta di stabilire accordi con gli altri.

Ad un certo punto però le paci si spezzano quando viene meno quella base che ha permesso la tregua e la natura
dell’uomo è così forte che alla fine vince su tutto.

Tutta questa premessa serva a giustificare lo stato monarchico assoluto.

Diventa essenziale uscire dallo stato di minaccia e occorre che gli uomini si sottomettono volontariamente ad un potere
coercitivo capace di obbligarli al rispetto delle norme e assumere comportamenti virtuosi perché da soli non sono capaci.

Cos'è il potere coercitivo?


Il potere coercitivo è l’unico freno che possa obbligare tutti a seguire norme di comportamento.
Ma chi crea lo stato monarchico assoluto?
Lo creano gli uomini e grazie al patto derivante dalla loro volontà.
Decidono volontariamente di cedere tutti i loro diritti illimitati a uno solo, il sovrano assoluto.

Chi è il monarca assoluto?


E’ colui che ha la forza di imporre l’obbligo di rispettare norme e può chiedere qualsiasi cosa ai sudditi ma l’unica cosa che
non può chiedere è il sacrificio della loro vita poiché lo stato nasce per la sopravvivenza degli uomini e il bene della
collettività.
È possibile che qualcuno si possa sottrarsi a questo atto di volontà? Si ma anche nel caso in cui ci fosse qualcuno che
non accettasse di aderire al patto, questo qualcuno dovrebbe essere escluso dalla collettività e gli altri non dovranno
rinunciare alla collettività.

Come è la giustizia per Hobbes?


E’ l’ obbedienza alle leggi dello stato= solo lo stato è la fonte del diritto perché ne ha la forza.
GIUSNATURALISTA PERCHÈ: Ritiene che esista una natura umana naturale, in lui ritorna il concetto di patto ma non è
equivalente a solidarietà sociale.
Chi è Spinoza?
Nasce e vive ad Amsterdam, è ebreo, la sua famiglia è fuggita dal Portogallo a causa delle persecuzioni.
- Passa la giovinezza alla sinagoga ma disobbedendo alla sua famiglia si iscrive alla scuole di Von den Herder, molto
libera e aperta, dove studia Cartesio, rafforzando in lui l’idea di ricercare razionalmente la verità e non essere succube alla
Chiesa ⇒ studiando in questa scuola viene allontanato da tutti (famiglia e sinagoga).
- A 24 anni era già considerato un genio ⇒ quando viene cacciato, molte istituzioni gli offrono un posto lavorativo, ma non
accetta, trasferendosi poi a Leida, dove, oltre a studiare, scrive.
- Tra il 1660 e il 1670 pubblica le sue opere, scritte in latino e pubblicate in anonimo

Cosa dice nell’opera “Tractatus Theologicus politicus”?


Nel "tractatus theologicus politicus”, uno dei suoi ultimi testi, affronta il tema del rapporto tra religione e filosofia.
Per Spinoza, l’unico modo per garantire la pace fra gli individui è quello di garantire la libertà (di pensiero e in ambito
religioso).
-Gli uomini hanno creato la religione perché ne avevano bisogno in quanto guidati dalle loro passioni ⇒ ciò non porta
paura e angoscia, dunque immaginano che ci possa essere una divinità che limiti le passioni umane, imponendo miti, riti e
regole.
Ricercare il proprio utile, non bene (come Hobbes) è parte della natura umana, anche a scapito degli altri ⇒ anche
Spinoza ha una visione pessimistica.
Dal momento che nella ricerca dell’utile spesso gli uomini si fanno trascinare dalle passioni, per gli uomini c’è la necessità
di immaginarsi una divinità che punisca l’uomo se non segue determinate norme.

Cosa critica Spinoza?


Critica il fatto che l’uomo non sia dominato dalla razionalità, distinguendo l’intelletto da immaginazione come distingue
filosofia (superiore) da religione. Quindi gli uomini dovrebbero perseguire solo l’intelletto e ricercare da soli grazie
all’intelletto la verità.

Ma a cosa serve la religione?


A livello politico la religione serve ai regimi tirannici ⇒ strumento di controllo e quindi non aiuta la libertà.
In quest’opera riprende un po’ anche il pensiero di Hobbes affermando che è parte della natura umana cercare il proprio
utile ma è ovvio che sia più facile cercare l’utile in una condizione di pace piuttosto che in una situazione di lotta: deve
esserci un momento di patto tra gli uomini, uno stato che garantisca l’esecuzione di determinate regole ⇒ c’è bisogno che
siano obbligati, perché per natura sono portati alle passioni, se seguissero la razionalità non si porrebbe il problema.

Come differiscono Hobbes e Spinoza?


L’idea di un monarca assoluto che abbia tutti i diritti (che gli sono stati ceduti) ⇒ ci sono dei diritti imprescindibili:
1. diritto della libera ricerca;
2. diritto al libero pensiero.
Questo discorso c’entra con la religione perché lo stato e religione hanno la stessa funzione
NB non offre un'alternativa al monarca assoluto.
Ma qual è il suo metodo?
Intorno ai 20 anni egli si era iscritto alla scuola di Francesco van der Herren, dove studiava di tutto.
Qui si studia Cartesio e la sua filosofia matematica e il suo “Discorso sul metodo” e il suo metodo matematico.
Spinoza riprende da Cartesio l’idea di usare un metodo rigoroso ⇒ metodo matematico.
Nel 1660 scrive il “Tractatus de intellecto emendatione”, che parla della modalità per correggere gli errori dell'intelletto ⇒
forte certezze, pregiudizi (analoga a Cartesio e Bacone). Nella prima giovinezza si può definire Cartesiano.

Nella concretezza il suo pensiero è molto più vicino a Pascal.


Nel parlare di ricerca della verità e della ricerca del vero bene ⇒ l’ambito di interesse di Spinoza è l’interiorità dell’essere
umano, parla di salvezza spirituale dell’essere umano .
NB non è legato alla religione.
La filosofia serve a salvare l’uomo, fornendogli in modo razionale delle risposte. In generale:
Spinoza = Pascal ⇒ l’uomo è infelice, ricerca le passioni ma vive

Quindi, la filosofia serve alla salvezza spirituale dell’uomo attraverso la ricerca del vero bene. L’uomo come si
salva? Come si perfeziona spirituale?
L’uomo è così infelice perché si illude di poter modificare il corso degli eventi, il destino della natura.
L'uomo deve accettare, in maniera pacifica, che tutto è necessario, se si riesce a farlo ⇒ assenza libero arbitrio.
L’uomo si salva attraverso:
- Tranquillità; - No legati ad affanni; - No inquietudine per obiettivi.
Spinoza, dunque, dice che se si fa ciò, l’uomo non si illude di poter modificare ⇒ perché sa che tutto è necessario.
Il vero bene, quindi, è l’accettazione del destino della natura.
Il metodo matematico serve ad uscire dall’ignoranza scientifica e a riconoscere( ⇒ accettare ⇒ adattarsi) la necessità
del tutto attraverso il suo rigore.

Come critica Cartesio?


Spinoza si allontana molto da Cartesio, non dal metodo ma dal contenuto poichè ritiene che abbia sbagliato tutta la sua
costruzione filosofica.
In particolare, Cartesio ha sbagliato nella sua prima deduzione (“cogito ergo sum”). Spinoza afferma che non si può dire
che se penso in questo momento non è dimostrata la mia esistenza prima e dopo questo momento, ma è dimostrata
solamente la mia esistenza in questo momento ⇒ ragionando come Cartesio, qualunque atto dell’uomo può diventare la
sua sostanza. Ci dice, inoltre, che il ragionamento cartesiano è paralogistico, cambia il significato dei termini che utilizza
nel corso del suo sviluppo.

Perché?
Perché nel corso del suo ragionamento, Cartesio ha cambiato il significato di:
1. Esistenza:
-Prima ⇒ qualcosa che permane per sempre dalla nascita alla morte;
-Poi ⇒ qualcosa di puntuale nel qui e ora.
2. Pensiero:
-Prima ⇒ sostanza costitutiva della natura umana
-Poi ⇒ azione
NB a Spinoza non interessa dimostrare la sostanza dell’uomo, ma interessa dimostrare che bisogna ricominciare da capo
tutta la filosofia per ricostruirla come sistema scientifico ⇒ dimostrare verità filosofiche come teoremi di geometria
(scienza metafisica).
Spinoza, però, si contraddirà spesso nelle sue fondamenta, dal momento che vuole che la filosofia abbia la “veste
esteriore” di un trattato di geometria ⇒ sarà l’ispirazione anche del circolo di Vienna e dei neopositivisti).

Spinoza ha l’idea di costruire un macro trattato di filosofia, costruito come un trattato di geometria ⇒ parte da assiomi,
semplici definizioni e tratta le tesi filosofiche come se fossero proposizioni di carattere matematico, ciascuna
accompagnate dalla relativa dimostrazione.

- Scrive, dunque, il suo capolavoro, “ethica ordine geometrico demonstrata”, pubblicato dopo la sua morte nel 1677.
L’opera è suddivisa in 5 parti. Nella prima dà 8 definizioni.

1^ definizione: Sostanza
La sostanza è ciò la cui essenza implica l'esistenza o anche ciò il cui concetto non ha bisogno di altro concetto per essere
definito; è ciò che è per sé e in sé si concepisce.

La sostanza è unica. Perchè?


Se, per assurdo, esistessero più sostanze, la definizione di ciascuna di esse implicherebbe la differenza con altre
sostanze: inoltre, la sostanza è ciò il cui concetto non ha bisogno di altro concetto per essere definito, quindi non può
esserci differenza tra sostanze.
Se la sostanza è unica, esiste un’unica sostanza divina, la natura (deus sive natura) ⇒ esiste un’assoluta identificazione
tra Dio e la natura stessa: Dio è in ogni elemento della realtà e ogni elemento della realtà è in Dio.
-l’unica sostanza divina è una sostanza necessaria, ovvero ciò che esiste da sé;
-l’unica sostanza divina è infinita, ovvero ha un’infinità di attributi
-l’unica sostanza divina è determinata ⇒ per Spinoza, determinare qualcosa significa attribuirgli certi caratteri
negandogliene altri, ma la sostanza divina ha infiniti caratteri (=attributi).
Se Dio raccoglie in sé qualsiasi realtà, Spinoza postula la totale coincidenza tra Dio e natura ⇒ concezione panteistica.
Se ci fosse qualcosa che si differenziasse da Dio, Dio non sarebbe infinito. Dio è causa immanente ⇒ Dio è in tutte le
cose e tutte le cose sono in Dio

2^ definizione: Attributo
E’ ciò che l’intelletto concepisce come costitutivo della sostanza, ovvero ciò che costituisce la sostanza, è la modalità
attraverso cui l’unica sostanza divina si manifesta.

NB l’uomo non percepisce tutti gli attributi della sostanza, ma solo l’attributo pensiero e l’attributo estensione ⇒ tra
attributo pensiero e attributo estensione c’è totale coincidenza La sostanza divina è unica, a seconda dell’attributo la
vedrò nella sua manifestazione di pensiero o di estensione ⇒ totale coincidenza, dipende dalla prospettiva.
NB differenza con Cartesio ⇒ non stiamo più parlando di due sostanze diverse che interagiscono tra loro, ma siamo in
presenza di 2 attributi diversi della medesima sostanza divina.
In Spinoza, dunque, la risposta alla domanda “qual è il rapporto tra pensiero ed estensione?” è più facile rispetto a
quella di Cartesio, dal momento che c’è una totale coincidenza, in quanto entrambi attributi dell’unica sostanza divina.
I nostri pensieri sono la trascrizione a livello del pensiero di ciò che accade nel corpo e viceversa.
3^ definizione: Modo
Il modo è ciò che inerisce ad altro e mediante questo si concepisce o si predica. Inoltre, oltre ad aver bisogno di altro per
essere concepito, è ciò che è in altro per mezzo del quale è concepibile. Dunque, sono i singoli enti della realtà.
L’uomo è un insieme di modi dell’attributo pensiero e dell’attributo estensione: questi attributi sono manifesti nell’uomo ⇒
partecipano sia nell’attributo pensiero che nell’attributo estensione.
NB questi attributi sono evidenti nell’uomo ma non per forza sono manifesti in tutti gli altri modi.
Quindi, l’uomo è l’insieme di modi dell’attributo pensiero e dell’attributo estensione. In più, l’uomo percepisce solo
l’attributo pensiero e l’attributo estensione.

La libertà per Spinoza?


Dio è infinito (infiniti attributi) e perfetto (tutto è necessario perché tutto deriva dalla natura divina).
Quindi non esiste il libero arbitrio ⇒ nega l’esistenza della volizione (libertà di volere): ciò che all’apparenza si desidera è
determinato in realtà da un insieme di cause necessarie.
Spinoza parla di libertà ⇒ quando l’uomo riconosce la necessità del tutto lo accetta.

Cosa dice riguardo ai sentimenti?


Nella 5^ parte del libro, intitolato “forza della ragione”, parla dei sentimenti ⇒ l’uomo è soggetto alle passioni come è
soggetto al variare delle stagioni; non può sottrarsi, in quanto parte dell’essere umano.
Però le può controllare attraverso la ragione, dal momento che le passioni sono determinate da infinite cause.
Spinoza nel “tractatus de intelecto emendatione” si chiede quale sia la situazione per avere la pace ⇒ le stesse divisioni
tra gli uomini sono determinate dalle passioni che provano: quando capiscono che sono determinate da cause necessarie,
diminuiscono.

Che cosa è la teoria della conoscenza ?


A conclusione dell’etica, Spinoza trae a conseguenza la teoria della conoscenza, in ambito gnoseologico.
Quali sono i tipi di conoscenza validi?
Esistono 2 conoscenze adeguate e 1 non adeguata.
La conoscenza inadeguata è quella basata sulla percezione sensibile (dei singoli eventi) ⇒ è limitata nel cogliere il dato
della realtà solo nella sua singolarità, in quanto ha un’incapacità di connettere il dato singolo nella sua collettività, poiché
tutto è necessario.
Le 2 conoscenze adeguate sono:
1. La matematica e la fisica ⇒ coerente, il suo è un metodo matematico; per portarli a capire che tutto è necessario;
2. L’intuizione ⇒ la conoscenza migliore, ci fa cogliere in maniera intuitiva che tutto è necessario.

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