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Un secolo con aumento di popolazione, miglioramento agricolo, economico e politico.


Ci sono le prime vere fiere, insieme di mercati maggiori, che garantiscono un commercio
ampio (Europa- Parigi): fiera di champagne.
Un aspetto importante è la nascita delle banche, un luogo per far transitare (depositare,
prestare e ritirare) il denaro, ideato dalle famiglie nobili, che accumulano potere a livello
economico e diventano protagonisti della scena. I sovrani, chiederanno prestiti alla banca,
per garantire ì proprio interessi politici, di conseguenza un buon rapporto non doveva
essere compromesso: dipendenza.
Nella seconda metà del 300 c’è un peggioramento del clima si parla di una piccola
glaciazione che compromette l’agricoltura.
Nello stesso periodo 1347 si diffonde la peste nera chiamata così, perché si manifestava con
la comparsa di grosse macchie nerastre su alcune parti del corpo, attraverso le pulci dei topi
orientali, che sterminò 1/3 della popolazione. La diffusione della peste fu un effetto della
riapertura della via della seta che univa il Mediterraneo alla lontanissima Cina. Nasce la
figura dei ciompi, i lavoratori della lana, i lavoratori più poveri e senza diritti lavorativi. I
contadini furono i primi a contagiarsi e scappando in città aumentavano la diffusione e le
morti. La chiesa la definisce come castigo divino e nascono i flagellanti: fanatici religiosi, che
credendo alla chiesa, per espiare il peccato si flagellavano durante le processioni. Altre
persone arriveranno a pensare che fosse tutta colpa degli ebrei.
Le epidemie di peste, con le loro grandi masse di infetti e di moribondi, indussero le
autorità a intervenire con metodi nuovi. Furono costruiti i lazzaretti, luoghi di degenza per i
malati gravi, che in tal modo venivano isolati dal resto della popolazione per evitare il
dilagare del contagio. Nei porti di mare fu introdotta la quarantena delle merci, ideata dalla
Repubblica di Venezia. Consisteva nel tenere chiuse nei magazzini per quaranta giorni le
merci appena giunte dai porti dell’Oriente, nei quali si sospettava ci fosse la peste.

BONIFACIO VIII
Nel 1294 il papa è Bonifacio VIII membro di una famiglia ricca di Roma dei Caetani.
Bonifacio VIII (ottavo) ebbe una concezione teocratica del potere papale. Riteneva infatti
che i sovrani dovessero sottomettersi alla sua autorità, riconoscendogli un’assoluta
supremazia.
A questo proposito il 24 febbraio 1296 emanò la bolla Clericis laicos (i decreti papali erano
chiamati “bolla” da bulla, il termine latino con cui si indicava il sigillo pontificale, ed erano
designati con le prime parole del testo).
La bolla Clericis laicos sanciva che i laici non potevano riscuotere le tasse dagli ecclesiastici
senza autorizzazione papale; essa fu all’origine del conflitto tra Bonifacio VIII e Filippo il
Bello.
Il re di Francia Filippo il Bello, avendo bisogno di denaro, aveva decretato una tassazione
straordinaria dei beni del clero sul suolo francese, cioè degli enormi feudi posseduti dai
monasteri e vescovati che, da sempre, erano esentati dalle imposte.
Filippo il Bello, quindi, si oppose al provvedimento di Bonifacio VIII (ottavo) convocando per
la prima volta nella storia di Francia, gli Stati generali (1302), un’assemblea di cui facevano
parte i rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia cittadina.
Gli Stati generali proclamarono che i poteri del sovrano discendevano direttamente da Dio,
senza la mediazione papale. Decisero quindi di sottoporre Bonifacio VIII a giudizio di fronte
a un concilio generale. Gli vennero rivolte accuse di empietà, eresia, simonia, omicidio ecc. (
( Filippo sta sottolineando come il papa su di lui non abbia comando, lo sta sfidando. La
prima sfida è stato il fatto di non pagare le decime, la seconda è che Filippo prende un
vescovo e lo processa con il tribunale dello stato. )
In effetti Bonifacio VIII godeva di una fama pessima. Era sospettato di stregoneria e si
mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore, Celestino V, facendolo
poi arrestare e uccidere. Con la bolla Antiquorum Habet Fida Relatio emanata il 22 febbraio
1300 aveva istituito il primo Giubileo della storia, concedendo l’indulgenza plenaria ai
pellegrini, cioè il perdono dei peccati, ma in tanti sussurravano che lo avesse fatto
unicamente per incassare il denaro che l’enorme afflusso di gente portò alle casse della
Chiesa.
Bonifacio VIII reagì alla delibera degli Stati generali emanando il 18 novembre 1302 la bolla
Unam Sanctam. Questa ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il
potere spirituale che quello temporale alla Chiesa, precisando che solo per una concessione
il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di
inosservanza di quanto decretato dal papa la pena era la scomunica.
Il re di Francia Filippo il Bello inviò in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret.
Questi, con l’appoggio della potente famiglia romana dei Colonna (nemica acerrima della
famiglia Caetani, cui apparteneva Bonifacio VIII) sorprese il pontefice nella sua residenza di
Anagni il 7 settembre 1303 e lo catturò.
Durante l’episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato dal capo della famiglia rivale. Il
vecchio Bonifacio, fiaccato nel corpo e nello spirito, rientrò a Roma ma non sopravvisse alla
terribile umiliazione dello Schiaffo di Anagni e morì appena un mese dopo (11 ottobre
1303).

SCISMA
Dopo la morte del pontefice, il re di Francia Filippo il Bello impose l’elezione di un papa
francese, Clemente V, che operò il trasferimento della sede pontificia ad Avignone, nella
Francia meridionale, dove essa rimase dal 1309 al 1377 e dove si trasformò in un centro
d’affari dedicato in gran parte a procurare denaro alla monarchia e diede inizio alla cattività
Avignonese.
Per questo inizia un scontro tra clero romano e francese.
In questo periodo si sono susseguiti altri Papa e alla fine della cattività ci fu Gregorio XI che
riportò la sede a Roma e un anno dopo morì.
Il suo successore fu Urbano VI.
L’elezione fu però contestata dai cardinali francesi che gli contrapposero un altro papa,
Clemente VII. I vari Stati europei scelsero tra l’uno e l’altro a seconda della convenienza.
Iniziò così lo Scisma d’Occidente o Grande Scisma, che lacerò la Chiesa.
Per uscire dallo scisma, la Chiesa fece ricorso al concilio. Dapprima il Concilio di Pisa del
1409, che non solo non risolse la questione, ma fece salire il numero dei papi a tre con Papa
Alessandro V. Poi il Concilio di Costanza (1414-1418) che, dopo aver ottenuto le dimissioni
del papa romano Gregorio XII (1326-1417), depose Giovanni XXIII e il papa avignonese
Benedetto XIII, ed elesse nel 1414 il re di Germania, Sigismondo di Lussemburgo, Papa
Martino V.

GUERRA 100 ANNI


La Guerra dei Cento Anni fu la guerra combattuta tra Francia e Inghilterra. Fu una guerra
lunga ed estenuante, interrotta da brevi pause e da fragili accordi. Durò per più di un
secolo, dal 1337 al 1453, anno in cui terminò con la vittoria della Francia.
Le cause che portarono al conflitto furono diverse:
1. Il re inglese Edoardo III (1327-77), pur essendo feudatario del re di Francia Filippo VI di
Valois (1328-50), si rifiutava di prestargli il dovuto omaggio feudale.
2. Il re di Francia Filippo VI di Valois, da parte sua, non perdeva occasione per interferire
nelle vicende che contrapponevano da sempre il Regno d’Inghilterra al Regno di Scozia,
sostenendo quest’ultimo.
3. Altro motivo di attrito tra i due sovrani era costituito dalla Fiandra, una regione legata
economicamente all’Inghilterra (nelle città fiamminghe si lavoravano le lane inglesi), ma
dipendente dal punto di vista politico dal re di Francia, che intendeva rafforzarvi la propria
presenza.
La tensione sfociò in aperto conflitto nel 1337, quando Edoardo III, dopo essersi proclamato
legittimo re di Francia – sua madre era infatti figlia del defunto sovrano francese Filippo IV il
Bello – attraversò la Manica e aprì le ostilità.
La prima fase della Guerra dei Cento Anni fu favorevole agli inglesi, che riportarono
numerosi successi: oltre numerose vittorie catturarono il nuovo re francese Giovanni II
(succeduto al padre Filippo VI) insieme al figlio Filippo che furono condotti a Londra e qui
rimasero per quattro anni, fino alla firma della pace di Brétigny (8 maggio 1360) che fece
perdere potere momentaneamente alla Francia.
1389 c’è il primo momento di pausa.
Enrico V d’Inghilterra, grazie all’appoggio dei borgognoni, nella battaglia di Azincourt (25
ottobre 1415) sconfisse l’esercito francese e occupò la Normandia e Parigi.
Il 21 maggio 1420 il re di Francia Carlo VI e il re d’Inghilterra Enrico V firmarono il trattato di
Troyes. Il trattato prevedeva l’esclusione dalla successione del delfino Carlo (il futuro Carlo
VII), figlio di Carlo VI, in favore di Enrico V d’Inghilterra e dei suoi successori.
Intanto il delfino Carlo organizzava la resistenza a sud della Loira e spinto da Giovanna
d’Arco si fece incoronare re a Reims (1429).
Solo il 29 agosto 1475 Luigi XI, nuovo re di Francia, ed Edoardo IV, nuovo re di Inghilterra, si
incontrarono a Picquigny per firmare il trattato, ponendo così fine alla Guerra dei Cento
Anni.

GIOVANNA D’ARCO
Giovanna d’Arco (1412-1431) è la giovane donna che si mise alla testa dell’esercito francese
e consentì alla Francia di uscire vittoriosa dalla lunga guerra dei Cent’anni. Fa la sua
comparsa sulla scena nel gennaio del 1429, in una fase avanzata della guerra dei Cent’anni
(1337-1453). In quel momento ha circa 17 anni, non sa leggere, né scrivere. In teoria non
dovrebbe essere capace di cavalcare, e tantomeno di combattere invece, indossati gli abiti
maschili, si reca alla presenza di Carlo di Valois, dopo un lungo viaggio a cavallo attraverso il
territorio nemico. Le «voci» che ode con insistenza, da lei attribuite all’arcangelo Michele, a
santa Margherita di Antiochia e a santa Caterina di Alessandria, la esortano infatti a recarsi
presso di lui perché gli riferisca che lei è inviata da Dio a liberare la Francia dagli inglesi.
Dopo molte vittorie ma anche sconfitte, il re tenta un accordo di pace ma Giovanna
premeva per continuare la guerra. Ed è sotto le mura della città che viene catturata il 23
maggio del 1430 da Giovanni di Lussemburgo, che la vende agli inglesi per la notevole
somma di 10.000 scudi d’oro. Da quel momento tutti le voltano le spalle, a cominciare da
quel re che le deve vittorie e corona: nessun tentativo di liberarla, nessuna trattativa,
nessun riscatto. Contro di lei vengono stilati 72 capi di accusa. Alla fine è riconosciuta
colpevole di idolatria, scisma e apostasia e per questo condannata a morte nel rogo.
Nel 1455 viene stabilita la riapertura del processo, che si conclude con una sentenza di
completa riabilitazione.
Il 18 aprile 1909 Giovannna d’Arco è beatificata da papa Pio X. L’evento suscita grande
scandalo e polemiche in quanti ricordano che era stata proprio la Chiesa a metterla sul
rogo.
Nel 1944 papa Pio XII la proclama a patrona di Francia.

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