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GIACOMO LEOPARDI

Viene considerato come un poeta negativo, infelice e malato, Ma non è così, Leopardi non è il poeta
dell'infelicità e della morte, ma della vita. Infatti con sta poesia celebra la bellezza della vita umana,
attraversa gli ostacoli e le sofferenze che tutti vivono nel percorso della propria vita, spiegando un
modo per aggirarli. Non si rifugia nello sconforto, ma rivendica l'importanza della felicità.
Il pessimismo leopardiano è la consapevolezza dello Stato in sofferenza di tutti gli esseri umani.
Nasce nel 1798 a Recanati, un piccolo paese delle Marche che fa parte dello Stato pontificio. La sua
è una famiglia nobile del posto. Il mondo di Recanati, della famiglia di Leopardi, è un mondo chiuso in
se stesso, piccolo e di provincia. Il padre è il Conte Monaldo, Un reazionario stile a tutte quelle nuove
idee, quei cambiamenti che stavano circolando nell'Europa del tempo. È impegnato a proteggere i figli
da qualsiasi contatto con l'esterno. Allo stesso modo, la madre Adelaide Antici è una donna molto
rigida, incapace di coltivare gli affetti, Molto religiosa, vede però nel cattolicesimo insieme di regole, di
obblighi rigidissimi che sviliscono la personalità dei figli. In questa situazione così chiusa e priva di
affetti, Leopardi cresce invece con una grande voglia di amore e di attenzione. E nello studio che trovo
al modo di aprire. I suoi orizzonti per guardare al di là del suo piccolo natio borgo selvaggio come
definisce Recanati. Dal 1809 al 1816 Si dedica allo studio matto e disperatissimo studiando le lingue
antiche e moderne, la filologia, la filosofia e la poesia, anche grazie alla ricca biblioteca di cui il padre
disponeva. Ma la salute è cagionevole. Aveva problemi alla vista e La tubercolosi ossea probabilmente
peggiorate dallo studio. Ad un certo punto sente il bisogno di allontanarsi da Recanati e nel 1819 tenta
la fuga da casa sua, ma fallisce miseramente perché è scoperto dal padre. Continua però a dedicarsi
alla poesia, infatti dal 1819 al 1822 scrive I più grandi componimenti come l'infinito e alla luna. In
questi anni cominciò anche l'amicizia Con Pietro Giordani, uno dei più grandi intellettuali del tempo,
che sarà una figura molto importante per lui come una guida intellettuale, ma anche un confidente, è
un amico vero. Nel 1822 fa un viaggio a Roma, città da cui rimarrà profondamente deluso perché è
decadente lasciato a se stessa, così come rimarrà deluso anche dai personaggi che la popolano,
principalmente da tutti quegli intellettuali che nei salotti non facevano altro che disquisire di questioni
antiquate Leopard sapeva di essere più avanti rispetto agli intellettuali della sua generazione. Vv. Dal
1825 al poeta riesce finalmente a viaggiare spostandosi a Bologna, Firenze, Pisa. Nel 1830, ad
esempio, è a Firenze, dove riesce ad entrare nel vivo del dibattito culturale del tempo frequentando i
salotti molto importanti come quello di Fanny Targioni Tozzetti, Della quale si innamora non
ricambiato. Gli ultimi anni della vita li passa A Napoli dal 1833 al 1837, ospite dell'amico Ranieri e di
sua sorella che lo accolgono nell'aiuto negli ultimi anni che lo vedono a gravare le proprie condizioni di
salute. Leopardi muore solo 39 anni, eppure l'ultima parte della sua vita è caratterizzata da un
atteggiamento molto combattivo.
Le sue opere principali sono:
- I canti, opera che raccoglie tutte le sue grandi poesie. (L'infinito, il sabato del villaggio, a Silvia,
la Ginestra.
- Lo zibaldone, un vero e proprio diario che il poeta scrive dal 1817 al 1832, in cui si trovano
ricordi, appunti e riflessioni filosofiche, Tutti mescolati senza un preciso ordine.
- Le operette morali, la principale opera in prosa di Leopardi, comprende 24 testi sotto di forma
di dialoghi Tra personaggi storici fantastici, leggendari, su questioni relative alla condizione
umana, Questioni filosofiche.
Il suo pensiero
La riflessione di Leopardi parte dall'infelicità dell'uomo. Leopardi identifica l'infelicità con il piacere
(infelicità=piacere) Il quale, per dare felicità, deve durare per sempre. Poiché il piacere non è infinito,
ne consegue che l'uomo è infelice. Il suo pessimismo ha tre fasi.
1. Pessimismo individuale: È una fase in cui il poeta prende coscienza della propria personale
infelicità, dalle malattie, dal contesto rigido in cui cresce e dalle delusioni d'amore.
2. La natura benigna Offre le illusioni e l'immaginazione. Attraverso queste gli uomini erano felici
perché ignoravano di essere nati In realtà infelici. Il poeta sostiene che tra gli uomini antichi e
quelli moderni i più felici erano quelli antichi, in quanto erano più vicini alla natura ed erano
capaci di immaginare come fanciulli, mentre quelli moderni si sono allontanati dalla natura a
causa del progresso generando il pessimismo storico. La causa dell'infelicità è l'uomo stesso
che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura.
3. Inizia a comprendere che l'infelicità dell'uomo non dipende da lui, ma dalla natura stessa che
diviene matrigna. Mettendo nell'uomo il desiderio della felicità, ma non gli dai i mezzi per
raggiungerla. La natura matrigna è capace solo di garantire all'uomo l'esistenza biologica al
fine esclusivo di garantire il ciclo della vita, ma sempre pronto a distruggerlo in ogni momento
pur di conservare se stessa. Se nel pessimismo storico la causa dell'infelicità era l'uomo
stesso, nella fase del pessimismo cosmico e la natura. Adesso le infelicità riguarda anche le
cose e gli animali diventano una condizione assoluta. L'unico modo per affrontarla non sono
più le illusioni, ma l'atteggiamento di distacco e la rassegnazione stoica da tutti gli
accadimenti della vita. Ma la rassegnazione non fa parte dell'indole del poeta. Che perciò
torna presto agli atteggiamenti di sfida e di protesta contro il fatto della natura (Fase del
titanismo) Come nella Ginestra.
L'ultima fase della sua poesia coincide con il lungo componimento della Ginestra. In questa fase
Leopardi ci dice che poiché gli uomini hanno un nemico comune, cioè la natura, è necessario siano tra
loro solidali, gli uomini devono essere in grado di allearsi per aiutarsi a sopportare questo dolore che li
accomuna.
La sua poetica: L'uomo ha a disposizione uno strumento importantissimo per ovviare all'infelicità,
cioè l'immaginazione. Nell'immaginazione, l'uomo può provare piaceri infiniti. Perché può essere una
vera e propria alternativa ad una realtà piena di noia e di dolore. L'immaginazione può scaturire anche
da elementi che hanno una forza suggestiva. E il caso della siepe nella poesia dell'infinito. La poesia di
Leopardi, piena di parole che devono stimolare questa immaginazione con immagini vaghe e parole
generiche, ad esempio la parola infinita non rimanda a qualcosa di concreto, ma un concetto vago e
astratto. Molto importante recuperare quelle immagini che ci riporta la nostra fanciullezza, tema della
rimembranza, immagini che ci hanno provocato stupore e ci hanno resi felici.
Lo stile di Leopardi non usa rime, ma avvale al verso sciolto di strofe dalla lunghezza variabile, tuttavia
senza perdere la musicalità dei suoi componimenti, ma anzi rafforzandola.
I CANTI
Le poesie di Leopardi escono per la prima volta a Firenze del 1831. I canti vengono pubblicati in tre
edizioni differenti:
1. A Firenze nel 1831, con testi prima pubblicati separatamente.
2. A Napoli nel 1835, in un'edizione corretta e ampliata.
3. A Firenze nel 1845, in un'edizione pubblicata postuma a cura di Ranieri, in base alla volontà
dello stesso Leopardi.
Il titolo della raccolta, Canti, È volutamente generico: Il poeta lo sceglie per indicare la propria
autonomia rispetto alle forme metriche tradizionali (Odi, sonetti, inni…) E la propria idea di poesia
come espressione primaria e autentica dell'uomo, fonte di consolazione dell'infelicità. Nella
collocazione dei test all'interno della raccolta è ipotizzabile che l'autore abbia seguito un preciso
disegno compositivo che però appare sfuggente. I testi vengono in genere distinti in blocchi sulla base
della forma metrica e dei temi, oppure della loro apparenza, a fasi diverse della vita dell'autore.
Nel libro ci sono 5 gruppi:
1. Le canzoni.
2. Gli idilli.
3. I canti pisano, recanatesi.
4. Ciclo di aspasia, i canti amorosi fiorentini. (scritto dopo la delusione all’amore non ricambiato)
5. Gli ultimi canti.
I canti costituiscono una testimonianza in movimento dell'anima e del pensiero di Leopardi.
Leopardi scrive il primo nucleo di canzoni tra il 1818 e il 1823. Compone le prime due Quasi di getto,
dopo l'incontro a Recanati Con Pietro Giordani, che suscita nel suo animo un fortissimo desiderio di
azione civile, di essere presente nel mondo e di impiegare le proprie forze per affermare i grandi valori
del passato che i suoi occhi si sono perduti nel presente.
I temi sono patriottici. Giordani le fa pubblicare e si incarica di farle circolare presso letterati italiani di
idee liberali. L'intervento del Padre interrompe questo rischioso legame con i patrioti settentrionali.
L'opposizione tra il passato e presente si traduce in una forma di rimpianto della grandezza antica:
Con la canzone ad Angelo mai, scritta nel 1820, che contiene la rievocazione dei grandi italiani del
passato e il confronto tra la loro virtù e l'attuale decadimento dei valori. In questi anni la natura è vista
come una entità benevola In grado di rendere la vita intensa e piena. Tuttavia, in seguito al fallimento
della fuga del 1819, affiorano le prime crepe alla concezione provvidenziale della natura attraverso le
canzoni del suicidio:
1. Bruto minore, 1821.
2. Quell'ultimo canto di Saffo, 1822.
Le canzoni sono scritte:
- In una lingua difficile e alta.
- Hanno molte figure retoriche.
- Presentano la disposizione delle rime anomala rispetto alla tradizione.
- Hanno un ritmo rapido ed energico.
GLI IDILLI
Scritti tra il 1819 e il 1821. Il termine “idillio” in letteratura si riferisce ad un componimento di
ambientazione agreste, per Leopardi è una rappresentazione poetica di un paesaggio esterno ma allo
stesso tempo interno.
Sono delle poesia più private e soggettive. Il poeta sviluppa alcuni temi:
- Il senso di esclusione individuale.
- L’infelicità dell’esistenza.
- La consapevolezza del crollo delle illusioni giovanili.
- L’angoscia per la fine irrimediabile di tutto.
- La ribellione alle speranze inconsistenti per il futuro.
Gli unici conforti del poeta derivano dal ricordo come in Alla luna del 1819, o dall’immaginazione
come nell’infinito del 1819.
Le sue caratteristiche:
- Più brevi delle canzoni.
- Sono in endecasillabi sciolti (versi in 11 sillabe e non rimano tra di loro).
- Hanno una lingua più semplice e una sintassi meno elaborata.
- Usano molti più vocaboli appartenenti al campo del vago e dell’indefinito.

I CANTI PISANO-RECANATESI

Dopo un periodo nel quale era occupato nella stesura delle Operette Morali, Leopardi tra il 1828 e il
1830 ritorna a scrivere poesie che nascono durante il soggiorno a Pisa e dopo il ritorno forzato a
Recanati per problemi economici. Tratta alcuni temi:
- La nullità di tutte le cose.
- L’indifferenza della natura.
- L’universalità del dolore.
Ritorna con la memoria a persone e affetti scomparsi (A Silvia nel 1828), trae spunto da avvenimenti
quotidiani, come l’attesa del piacere suscitata dalla vigilia dal giorno festivo (il sabato del villaggio,
1829) o la fine di un temporale (la quiete dopo la tempesta, 1829) per riflettere sulla vanità di ogni
speranza o gioia umana.
E’ presente un’alternanza continua tra le parti descrittive-sentimentali e le parti riflessive. La lingua è
molto vicina a quella degli idilli per l’indeterminatezza lessicale e la musicalità, propone la
compresenza di parole semplici e letterarie. Dal punto di vista metrico elabora la canzone libera, dove
endecasillabi e settenari si succedono liberamente senza nessun vincolo di rima.

IL CICLO DI ASPASIA
Nel 1830 Leopardi è a Firenze e vive un profondo amore per Fanny Targioni Tozzetti e le poesie fanno
riferimento a questa vicenda amorosa. Leopardi attribuisce alla donna amata e il soprannome di
Aspasia, la cortigiana compagna dello statista greco Pericle. Il tema principale è l’amore, una forza
potentissima capace di persuadere alla vita e di nobilitare l’animo di chi la sperimenta. Ritiene che
l’amore sia solo un’illusione come dice nel pensiero dominante 1830-1832. Quando poi l’amore rileva
la sua natura ingannevole il poeta esprime la sua profonda amarezza in versi che manifestano
disprezzo per il mondo.

GLI ULTIMI CANTI


Sono il tramonto della luna e la ginestra. Si concentra sui motivi filosofici e sui temi fondamentali
dell’esperienza umana. Lo stile degli ultimi canti, ricorda quello del circolo di Aspasia, ma ha una
sintesi più ampia, articolata e complessa. Nella ginestra i toni sono sarcastici, amari o pietosi e
l’argomentazione si sviluppa con impeto.
LO ZIBALDONE
Nel 1817 Leopardi sente la necessità di mettere per scritto le proprie riflessioni, che inizia ad annotare
in bella grafia su fogli sparsi. Il poeta si dedica a vari temi:
- Note di lingua e filologia.
- Osservazioni sul comportamento umano.
- Riflessioni filosofiche e letterarie.
Leopardi ripetutamente cerca di mettere in ordine tra queste carte, senza tuttavia riuscirci. E’ una
raccolta di 111 pensieri e poi pubblicata postuma a cura di Ranieri nel 1845 con il titolo Pensieri.
Dopo la morte di Leopardi, il manoscritto, composto da 4526 pagine e contenente tutte le riflessioni
dell'autore, resta nelle mani di Ranieri, che a sua volta lo lasciò in eredità alla Biblioteca Nazionale di
Napoli. Soltanto nel 1898 lo Stato italiano entra in possesso dell'opera, che viene pubblicata tra il
1898 e il 1900 a Firenze in 7 volumi. Il titolo scelto è zibaldone di pensieri, un'espressione già usata da
Leopardi, Con il termine zibaldone indica un insieme confuso di cose e in particolare i quaderni di
appunti. L'opera è una raccolta di pensieri originali, riflessioni e intuizioni caratterizzate da una
scrittura rapida e immediata. Lo spunto nasce dalla constatazione della propria infelicità che spinge il
poeta a cercare risposte sull’ordinamento delle cose, ossia sulla natura.
La felicità è strettamente connessa al rapporto tra la natura e la ragione. Con la parola natura il poeta
indica due concetti:
1. Il modo di essere delle specie viventi.
2. L'ordine dell'universo.
Un altro tema sviluppato nelle pagine dello zibaldone è la teoria del piacere. Il ragionamento procede
per deduzioni successive e parte dalla constatazione che il desiderio del piacere si scontra con
l'insufficienza di ogni cosa a soddisfarlo. Le uniche vie d'uscita sono l'immaginazione, le illusioni che
la natura, ha fornito agli uomini.
Il 3 giugno del 1824 nello zibaldone, compare un ragionamento radicalmente negativo, Leopardi
smette di difendere la benignità della natura.
Negli ultimi anni di vita il radicale pessimismo di Leopardi si apre a una nuova prospettiva, La
consapevolezza della sofferenza e l'aver individuato la sua origine nella natura libera gli uomini da ogni
colpa e impone di considerarli tutti vittime. Nella Ginestra, infatti, il poeta sostiene la necessità di una
compassione solidale tra gli esseri umani, occorrendo di rifiutare il suicidio aiutandosi gli uni con gli
altri nella lotta quotidiana della vita.

LE OPERETTE MORALI
Nel 1819 leopardi scrive un testo in prosa che contiene la sua riflessione filosofica. Nel 1824 nascono
le operette morali, che rappresentano una pausa lirica. Il Diminutivo operette allude a due aspetti di
testi presenti nella raccolta:
1. La brevità.
2. Il carattere lieve e talvolta scherzoso della scrittura.
Con l'aggettivo morali fa riferimento alla nuova morale proposta all'interno dell'opera: Si tratta di
un'etica severa, priva di Consolazioni, Caratterizzato da una profonda pietà per gli esseri umani.
Le operette morali sono pubblicate per la prima volta nel 1827, ma ottengono un scarso successo. Si
presentano come un libro fuori moda, caratterizzato da una filosofia negativa e scritto in una lingua
troppo elevata. Gli intellettuali cattolici rimproverano Leopardi per aver dato la colpa dell'infelicità a
Dio. L'opera viene bloccata dalla censura. Le operette si presentano come un insieme di testi di
lunghezza e forma diverse. Tra le forme presenti ci sono le novelle, racconti mitologici, biografie
fantasiose, Il dialogo è quella più diffusa perché consente di mettere a confronto i punti di vista
opposti. Alcuni dialoghi:
- Il dialogo di un folletto e di uno gnomo: La presunzione dell'uomo che crede di essere il centro
dell'universo.
- Dialogo della natura e di un islandese: L'indifferenza della natura per il destino delle creature.
- Dialogo di plotino e di porfirio: La necessità di evitare il suicidio per non far soffrire coloro che
ci amano, quindi il dovere di affrontare con coraggio il destino di infelicità.
Leopardi predilige il riso che consente di ironizzare su tutto ciò a cui gli uomini danno inutilmente
importanza.

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