Come abbiamo visto, a partire dall’anno Mille, fino alla fine del 13 secolo, c’è stata una
ripresa economica, un ritorno alle città, una ripresa dei commerci… Ma verso la fine del 13
secolo, l’espansione iniziò a frenare, arrivando alla crisi.
CAUSE
Una delle prime cause è sicuramente quella climatica. Molti paleoclimatologi sostengono
che la mitigazione delle temperatura si sia fermata, arrivando anzi ad una piccola
glaciazione, portando fenomeni atmosferici gravi, come le alluvioni.
Di conseguenza si riscontrò una crisi agricola, rendendo ardua la coltivazione dei cereali
(principale nutrimento della popolazione dell’epoca), che quindi divennero molto più cari.
I fertilizzanti naturali e la rotazione triennale non bastavano più, e quindi da qui la crisi.
La crisi fu ovviamente anche commerciale e finanziaria. Come abbiamo visto, i
commercianti, con i loro registri a partita doppia e le cambiali divennero una figura
importantissima della società. Questo però era un pericolo, poiché le finanze giravano più
velocemente delle merci.
Successivamente, nacquero compagnie di mercanti-banchieri fiorentine, che approfittarono
del rialzo dei prezzi del grano per fare fortuna: Bardi, Peruzzi e Acciaioli.
Con il tempo, le famiglie di banchieri fiorentine (ma anche di Siena come quelle dei
Bonsignori e dei Buonaccorsi). La causa principale del fallimento di queste famiglie furono i
sovrani, che chiesero soldi in prestito per le guerre, che non poterono restituire una volta
perse queste ultime.
EFFETTI
Carestie (Grande Carestia Europa Settentrionale 1315-1318)
Allora i poteri pubblici organizzarono delle politiche di rifornimento della città, per
regolamentare la gestione del grano.
EVENTO FAMOSO
Nel libro del Biadaiolo fiorentino, si parla di come Siena abbia detto di non distribuire più il
pane ai poveri, mentre Firenze li abbia accolti a braccia aperte, nonostante la crisi tra il 1329
e il 1330.
La popolazione più a rischio era ovviamente quella povera. In città il problema più evidente
era la crisi di sussistenza, mentre in campagna si parlava di crisi agraria.
Nonostante queste problematiche, i comuni più grandi continuavano a spendere molto per la
guerra, e questo li portò ad essere molto indebitati, portando quindi al problema
dell’indebitamento statale.
LA GUERRA NEL TRECENTO
Fino al secolo precedente, i protagonisti della guerra erano i milites, ma successivamente la
guerra divenne più complessa. Nacquero eserciti più complessi, con fanti, ausiliari e tecnici.
Nacque inoltre lo strumento strategico della devastazione delle campagne, per indebolire
indirettamente il nemico.
Nacquero successivamente le compagnie di ventura, cioè gruppi di mercenari. Nel 1342 in
Italia sorse la Grande Compagnia, composta da circa 30mila uomini.
LA PESTE
La peste si diffuse in Europa tra il 1347 e il 1351, raggiungendo l’apice nel 1348.
L’epidemia giunse sulle coste del Mar Nero, portata dai Mongoli (guerrieri infetti dell’Orda
d’Oro Gani Bek).
Colpì tutta l’Europa e uccise ⅓ della popolazione.
L’infezione era causata dal batterio Yersinia pestis , che colpiva sia i roditori che le pulci.
Il medico Guy de Chauliac fu fondamentale, perché curo se stesso e Papa Clemente 6 e
riuscì a descriverla: influenza febbre e poi 3 forme:
- bubbonica;
- polmonare;
- setticemica.
Probabilmente finì perché il tipo di ratto malato fu sostituito da quello norvegese, più
resistente.
La crisi sanitaria fu causata dall’ignoranza dei tempi. C’erano scarse condizioni igienico-
sanitarie ed era solita la pratica del salasso, cioè della rimozione del sangue (inutile e
pericolosa perché indeboliva il malato e spargeva sangue infetto). La malnutrizione contribuì
ad abbassare i livelli dei sistemi immunitari delle persone, ancora più deboli e facilmente
colpibili dalla malattia.
I terrori e le superstizioni dell’epoca erano parecchie. Difatti erano praticate uccisioni di
massa ed era diffuso lo sciacallaggio, che contribuiva a diffondere la malattia. Ebrei e
musulmani vennero visti come colpevoli, ed i sacerdoti sostenevano flagellazioni pubbliche,
e vedevano la peste come castigo di Dio.
Numerosi furono anche gli interventi per fermare la pestilenza:
- quarantena;
- lazzaretti;
- accensione di fuochi (salvarono Papa Clemente 6);
- cure religiose.
Nacque così una prima forma di sistema sanitario pubblico.