La Porta Nord, realizzata dal Ghiberti, come abbiamo visto, racconta storie della Vita e della
Passione di Cristo riprese dal Nuovo Testamento.
Agli inizi del Quattrocento l’Arte di Calimala bandì il concorso di cui abbiamo fatto cenno nella
parte storica. Ogni concorrente doveva presentare una formella raffigurante Il sacrificio d’Isacco,
inquadrato in una cornice polilobata, usando la minor quantità possibile di bronzo. Ghiberti
presentò un’opera molto composta ed equilibrata, frutto di un’unica fusione e con uno studio
attento dei particolari derivante dalla sua formazione orafa.
Del tutto diversa, sia sul piano compositivo che tecnico, risultava l’opera del Brunelleschi: il
giovane Isacco si contorce drammaticamente, e i personaggi sembrano uscire dai contorni della
cornice in un nuovo rapporto con lo spazio che anticipa le future conquiste prospettiche,
appannaggio proprio di Filippo Brunelleschi. La sua formella però, per quanto innovativa,
risultò più pesante di quella del Ghiberti e frutto di più fusioni bronzee.
La giuria rimase pertanto legata alle forme rassicuranti e raffinate del Ghiberti, a cui affidò la
creazione dell’opera. La Repubblica fiorentina, che da lì a poco sarebbe divenuta la culla del
Rinascimento, preferì la tradizione figurativa tardo-gotica, ancora forte e vibrante.
La Porta Est, infine, fu denominata “Porta del Paradiso” da Michelangelo che, si narra, osservando
le formelle esclamasse: “elle sono tanto belle che elle starebbono bene alle porte del Paradiso”. È
divisa in 10 ampi riquadri rettangolari, disposti su due file – e su entrambi i battenti da sinistra a
destra e dall’alto in basso -, che rappresentano scene dell’Antico Testamento.
In ogni formella il Ghiberti riunì più scene, tanto che arrivano a essere rappresentati più di 50
episodi. Inoltre sono presenti anche 24 piccoli busti d’illustri fiorentini, tra cui un autoritratto
dello stesso Ghiberti.
Le formelle originali della Porta del Paradiso sono oggi conservate al Museo dell’Opera del
Duomo.
La “battaglia navale”
Alla base dell’edificio, sul lato rivolto verso via Roma potrai scorgere un bassorilievo molto
interessante e curioso. Rappresenta una battaglia navale… e sai perché?
Perché in realtà, o almeno così si ipotizza, quella rappresentazione appartiene ad un antico
sarcofago romano, che è stato inglobato nella parete proprio per ricordare le origini romane
della città di Firenze.
Le colonne “pisane”
Di fianco alla porta principale potrai notare due colonne in porfido un po’ particolari. Si tratta di
un omaggio offerto dalla città di Pisa a Firenze, in segno di riconoscenza per l'aiuto ricevuto nella
battaglia contro Lucca, nel 1117.
Il mito vuole che, in origine, le due colonne fossero splendenti, ma i pisani, come sgarbo ai loro
acerrimi nemici fiorentini, prima di consegnarle, prepararono un fuoco attorno ad esse, in modo
da scaldarle e annerirle per sempre.
Il piede di Liutprando
Sul lato rivolto verso via dei Calzaiuoli, a circa mezzo metro da terra, sulla colonna di destra
dell’ingresso, vedrai un’impronta: secondo la leggenda è quella del piede di Liutprando.
Re dei Longobardi vissuto nel VII secolo, Liutprando volle garantire una volta per tutte la regolarità
delle transazioni commerciali e si inventò così un’unità di misura.
E quale riferimento migliore poteva prendere se non… il suo piede?