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Franco Fortini
Lezioni sulla traduzione
‘Acura econ un saggio introdutivo
Ai Maria Vitoria Tirinato
Premessa di Luca Lenzini
Quodlbet
4
GEN
#166I “compensi” nelle traduzioni di poesia
Lanozione di cui intendo parlare 2 quella dei “com-
pensi” nelle versioni compiute nelle forme letterarie che
Ja culeura presente denota come “poesia”. Tale nozione
procede dalla ipotesi del tasso di densita (assoluta o rela
tiva) delle figure di discorso o retoriche. L’orizzonte al
NELLE TRADUZIONI DI POBSIA 113
La trasposizione o traduzione di un testo come quel-
lo che si apre col verso A quatre heurs die matin, Vété
di Rimbaud, ad esempio, pone i tradizionali interroga-
tivi dela cosidderea fedelta quando, per motivi didasca~
lici si vaglia dar conto anzitutto o prevalentemente dei
valorilesicalie sintattici: alle quattro della mattina o del
mattino? Lestate o d’estate? L'odeur du soir fété® Vodo-
+e? La distanza di un secolo hao non ha alterato, in que-
sta parte d’Europa, il valore di odore rispetto a profumo,
sentore'? Le soir &la sera o la serata? Féte'& festeggiata o
2 festosa? O non piuttosto, quella durante la quale si @
fatto festa, eccetera? E ancora: soir féré come suonava ad
un orecchio francese del 1870? Era una sorta di neolo-
gismo o aveva una connotazione sociale particolare? A
porsi queste domande, tra filologia © ermeneutica, ci si
sente confortati come a calzare vecchie comode scarpe.
Supponiamo invece che, non gia necessariamente in un
«dopo» temporale ma in un’saltra» aticudine, siintenda
costituire un oggetto verbale che nel proprio sistema di
significant o idioletto del traduttore (e, suecessivamen-
te, del recettore) introduca il “decentramento” di cui
parla MeschonnicS ossia uno spostamento o spaesamen-
2 Lavessione era git appari con titolo Buoneiivaion dl mating,
lUPolitenicon, 2, 16 febbrao 1946p. s:potiaF Porn lado di cie-
5d aire vein’ di poesia cits pp 138-139 Si veda inf. 14-15,
*Sivedano,aproposito della resa diner leburaeconchsive dl sg
tio sulle version dh Seren F Fortin, I muscante di Saint Mery et,
368-655 un iferimenco alla questonc& ance in PV. Mengallo, Conf
Fratvadetor poet comemporane (Seren, Capron, Laz!) ot p79.
“epi Hs Meschonnic,Propaszion per una poetic delle wadizione,
in Pour la podtgue Paris, Galimard, 1973 pp. 25-32 Gl volume
‘inal present nel biitec fortiniana)j tra iti tore provi
‘ae, 441981, pp. 23-31 po it S. Negaard eal, Teri contemporanceBonne pensée ds matin Buona ipirazione del mattino
Aquat heures du matin, restate, il matin ale quatro
Letom amour dus encore dort ancoraisonno d more
Sourlesboqet'aube erapore Sorc Te pergole alba sapors
Cedeurdu scr fe tl edo della seat.
Mi ibs dans Vimmense chaser Ma gg nelFimmensocansere
Verse sole des Hesperides, verso sol dele Espn
Ents de chemise, les charpener mene eepesel
Dat sagen. Ggadiegaes
Dan lee dient de mouse raul, In quel deserto di musch apprestano
Isprépaent ls lambs pécicun atten gli ccc precios
Oita richese dela ville dove opulent la cet
Ria sous de fu ew. soon ce ida
‘Akt pour ces Oui charmanes ‘Ak per quel opera spend
Secuniibiie seotdianzedi Babli
Voual eee pence iG, ‘Venere! si in peo, li aman
‘Dont lame st en couronne. che hanno 'snima in ghirlanda.
(O Regina dei Pastor
O reine des Berges! 1 Rese Pa
Pore aux travailleurs Pem-de-ve, ort lvoratoriPaeque-vita
Pour queers forces sient en paix perché leloro frze sano in pace
En attendant le bain dane lames amid. ‘masta del bags mezzopino in mare
‘A. Rimbaud, Bonne pens du matin (1873) ‘Traduzione di Fortin (1945-1980).
— -:C—C—C~S—‘—<;73; DRC116 SECONDA LEZIONE
to, come quello che sarebbe indotto da un serie sistema-
tica di varianti. A questo punto, le componenti,ilivelli,
la loro gerarchia nel testo di partenza subiscono una alte-
razione, il loro “legame musaico™ si dissolve. Ricompo-
nendosi poi nel testo d’arrivo ma con altra gerarchia,
Insisto fino alla esagerazione nella resistenza al confron-
10g0 beato, delizioso confessionale dei traduttori e
i discorsi sulla traduzione. Mi preme ricondurre la tra-
duzione da un’altra lingua-cultura sotto quella partico-
larissima forma di traduzione che si di alPinterno di una
‘medesima lingua, su e git per la scala di Giacobbe della
propria medesima tradizione letteraria e culturale e ben
al di Ii della citazione, come insegnano non solo il
petrarchismo cinquecentesco ma in genere gli epigoni e
coloro che accettano una o piti manifeste influenze per
“farsi la mano”, operazione in fondo non troppo diver-
sada quella di straniamento che Madame de Staal consi-
sliava, esortando gli italiani alle traduzioni.
Tl traduttore di quei versi rimbatdiani di cui prima
dicevo pud eleggere una gerarchia di element o fattori
diversa da quella implicita nel testo di partenza. Pud
volerne dissolvere ritmicita e metricita per giungere ad
uuna diversa; mediante quella che musicalmente si direb-
be una trascrizione. Croce aveva parlato di voce che
risuona dentro un’altra voce; ¢ senza dubbio aveva pre-
eli radiezione cit, pp. 265-281. La teria del decentramento ills.
sche nel saggio di E- Maniol, La raduaioneletteraria Testo front,
1198p, p17, 201 dar fornia trovano appunt su questo testo ante-
ctdent alla sua pubblicazione in svt,
* Coneivi, I, 7 E per sappiaciascano che nulla cosa pes legame
smutsco azmonizzita spud da la sua loquel in ara tansmutare,san28
ompere tutta rua doloezea armonien
1 *) e nel medesimo
‘moto ha avvertito di non poter rinunciare a elementi di
7, Seren, Un posto di cxcanza, IV, 35, in Stelle variabile, Garant,
Milano, 1981; poi in Tue le poese, acura di M.T, Seren, prefazione di
1D Isella, Mondadori, Milano, 1987, p29.
'"Fortini compi operazione analoga con Orazio al bordello basco, i=
Composite soloantar, Einaudi, Torino, 1994, P-77.
°F. Montale, Not nom cappiamo quale sortiremo, in Ossi di seppie
(1929) olin Lopera in veri i. 56
1 '®, E che a questa ineccepibile constatazione
andrebbe aggiunto subito che la rima & solo uno degli cle-
menti del metro, che a sua volta, @ solo un elemento del
sistema testuale e che gli spostamenti di densit’ degli ele-
menti interni sono, non lo si ricorderi mai abbastanza,
funzione degli spostamentiesterni, delle poetiche quindi
delle artese. Di fronte ad un elemento come la rima, ad
esempio, ¢ soprattutto quando essa sia, come in certefor-
me metriche e prosodiche, di singolare rilievo espressi-
‘vo, a scelta sara dettata soprattutto dalla elezione di que-
sta piuttosto che di quell'area di consenso dei recettori.
‘La svalutazione della rima nelle sue forme tradizionali
ad esempio, un fenomeno epocale ma le fluttuazioni di
quel valore possono essere, al ritmo delle generazioni let-
terarie e poetiche, abbastanza frequenti. Fra P'altro, il suo
rifiuto pud convivere persino nel medesimo autore, con
il suo mantenimento (Carducci). Si pud dire che in un
Brecht (autore di uno scritto teorico sull’argomento)"* il
contrasto fra metricita regolare e irregolare (la prima
comportando, nella maggioranza dei casi, la rima ¢ la
seconda escludendola) ® contrasto fra due effetti pratici
del testo poetico, supposti operare nel ricettore: quello
della memorabilita del testo rimato ¢ quella della dizione
erecitazione del non rimato. Ma invero si potrebbe trac-
ciare una storia della nostra poesia dalla fine dello scorso
a quella del presente secolo a partire dalla presenza 0
'V, Cole I! inguagaio lettervi, Zanicheli, Bologna, 197% P. 73
1B. Brecht, ll ives non rata e com rion iregolar, ia Sct sat
le letertarae suerte, tad. dB, Zagat, Einaudi, Torino, 1970: PP 23%
1166. Ampe part del saggoerano sate radote perl prim volta in ela
de Fortin nella sua Jntrodusione a B. Brecht, Poesieecamzant cit (rs ia
Desist werent al. diss. po. cenl-nthk:
1 .
‘Tuttavia anche nel decennio immediatamente prece-
dente la guerra, che mi pare essere stato quello della
minore fortuna di Goethe nel nostro paese, si ebbero
importanti versioni delle liriche: massime quelle, git
ricordate, di Diego Valeri. Ma @ almeno necessario
aggiungere i nomi di Vincenzo Errante, Elio Giantur-
co, Giansiro Ferrata, Leone Traverso, ¢ Bonaventura-
Tecchi, Gilberto Forti, Emilio Mariano. Perché si aves-
se perd una ripresa di seria attenzione al rassimo lirico
tedesco era necessario che alla cultura italiana del dopo-
guerra si fosse venuta proponendo una nuova visitazio-
ne della grande letteratura delleta rivoluzionaria della
borghesia. Le letture fondamentali del decennio 1945-
1955 & Goethe avrebbero invece condotto: fosser0,
naturalmente, Hegel ¢ Marx ¢ Lukécs, De Sancti
Gramsci, ¢ Mann e poi Adorno e persino quell’odiato-
re di Goethe (ma piu in apparenza che in realta) che fu
Brecht. Tuttavia quella attenzione sirivolse piuttosto al
narratore del Meister e delle Affinita che all’autore del-
le liriche,
Nel 1959 un solitario studioso di intelligente sensibi-
lita, Filiberto Borio (che pitt tardi, presso Boringhier
avrebbe tradotto lo Iperione di Hélderlin) pubblicava
una pregevole traduzione integrale del Divano Occiden-
tale-Orientale, ossia della straordinaria stagione poetics
SU ALCUNE VERSION! DI GOETHE LIRICO 195
del vecchio Goethe ultrasettantenne, mosso dalla lettura
del Divano di Hafiz ma anche dagli eventi contempora~
nei ¢ dall'amore (¢ dalla collsborazione) di Marianne
Jung in Willemer. E la poesia dello “stile senile” che
‘Mirtner ha chiamato sastratto e compassato ma ravviva-
toa tratt da immagiai e parole inattese che spiccano per
la densi} elo splendor imprimono a tutta la strofa un
improvviso slancio irzefzenabile». Liestrema complessi-
1 di questo capolavoro ne ha diminuita la presenza nel-
le nostre letere; si pud anzi dire che, nel corso della sua
lenta risalita verso la poesia preromantica e presimboli-
sta, la poesia italiana ha maneato quasi del sutto ardua
lezione costruttiva di quel libro (anche se la poesia del
tardo Montale allude talvolta alle tonalita gnomiche del
tardo Goethe). La versione di Borio, sebbene assai dise-
gual, @tuttavia capace di attingere, di tanto in tanto, una
eccezionale lucida lirica. Sembra aprirsi un varco al dil
del simbolismo, in direzione opposta, ma simmetrica a
quella della maschera dialettale di Noventa. Le atcuali
ricerche della poesia avrebbero, exedo, di che giovarsi
della lettura di quelle versioni del Divan.
___ Di gran lunge le pit intense e puntuali versioni in
italiane di liriche gocthiane sono senza dubbio quelle di
Giorgio Orelli, poeta critico ticinese di un’area di sen=
sibilita prossima a quella di Montale, Bertolucei e Sere~
aie che quindi, come egli stesso scrive, «non ama mal-
to» Goethe. II solo rammarico @ quello che nella prefa-
ione della edizione tascabile Mondadori Orelli abbia
indulto a quel genere letterario pressoché irrefrenabille
(ae so qualcosa) detto della "confessione del tradutto-
re". Parlo per ragioni personali, Difatti Orelli ~ e non
ne discorrerei ora se non fosse di qualche interesse pro-196 APPENDICE
prio per una cronaca delle versioni della lirica goethia-
nna ~ vi accenna ad un mio carteggio con Leo Spitzer, il
grande stileritico (che ebbi a pubblicare pid di vent anni
{2) a proposico di quella che Spitzer mi diceva’ essere nel
la opinione tedesea (¢ intendeva dire: nella opinione
tedesca filistea) la pid celebre lirica goethiana, quel
Wandvers Nachtlied del poeta treatunenne, che si com-
one di sole venti famosissime parole. Orelli sostiene
che quello ® «un “dispositivo” di suoni-traselimenti che
sembrano costituire da sé soli il significaro della poe-
sia». E lo dice in polemica con i] (non solo mio) proce-
dimemto critico che non crede possibile a tal segno
subordinare il signficato al significante.
T significamti sono, oltretutto, elfi crudeli. Beco, ad
esempio, che mentre nella sua versione 1957 Orelli ave-
vva scritto senti un alito / appena; / sono muti gh wceell
nel bosco, nell’edizione comparsa diciassette anni pitt
tardi (1974) corregge senti un alito /fioco: / gh wecell
son mutinel bosco. “Fioco” gli viene suggetito dai suo-
ni“0”, “c”, “o”, come prossimi al “balm einen HaU*"
del testo goethiano e perché assonante con “bes”; ma
questo significa aver scelto che lo Hauch sis il fruscio
sonoro delle fronde piutrosto che il loro minimo moto.
Tale scelta conflites perd colverbo spiirem (spiirest di)
che @ un “avvertire” tattle o olfattivo o, nel sostantivo
(Spur) visivo; e non auditivo. Mi pare che “alito” ("ali
10 di vento” manzoniano), non implichi la presenza del
suono. Per di pii, mentre sono muti gli ucceli nel bosco
era un decasillabo, gli uccelli son muti nel bosco ha uns
+ Si veda il saggio fortniano Legend Spitzer, in Vefies dei port
(196), pot Sage ed epgransm cit, pp 19°316 fade.
SU ALCUNE VERSIONE DI GOETHE LIRICO 197
sillaba in meno pet adeguarsi alla misura dell’ originale;
slots 1 presse diuna cacofonia oN Maat) mente a
apocope son riporta ad una tonalita gia polverosa nei
primi decenni del secolo, quella delle versioni di Valeri
edi Errante. Valeri era stato, qui, singolarmente infeli-
ce, suggestionato dalle rime pace-tace, frondaionda
indotto, dalla assonanza, al grinzoso t0st0 e, dal gusto
per gli arcaismi leopardiani, al poseraie al pur ts
teaveva almeno tentato di drammatizzare con I
0 della lineetta dell’esclamativo. E par di sentire qui
un'eco non git dannunziana (come & frequentissima
nelle versioni di Errante) bensi “vociana” nel secco €
non piis in fine di verso (rammento anche ill e non son
pite del Montale degli Ossi); nell’avverti meno dolce ¢
generico di senti, nell’accettato contrasto di livelli
(Pascoliano) fra foresta ¢ uecellino. Oltre la rima
vettasaspetts, anche qui si da la rima pacectace; ma si
veda come a scandire sulla voeale piti chiusa, la 1,
Esrante introduca, al nizio alture.
Ma sarebbe assurdo non riconoscere ancora una vol-
tala qualita davvero eccellente delle versioni di Orelli.
lettore dovrebbe non dimenticare di leggere gli “appun-
ti informativi” e la “premessa” della sua raccolea del
1974 che contengono quanto di meglio sia dato, per sot
tile intelligenca, circa la vicenda delle versioni di lirica
oethiana.
Ora sarebbe necessario,
chiedersi se esista una *funzi
italiana del nostro secolo.
Positivamente ma solo se si
frazione della sua opera di
re degli inai e delle balla
sebbene molto difficile,
ione Goethe” nella poesia
Credo si possa rispondere
i accerta di limitarsi ad una
lirico, eccettuandone 'auto-
te ¢ inserendovi invece quello198 aprenDice
dei frammenti e degli epigrammi. Di questo Goethe &
possibile percepire la presenza in Bertolucci, Penna,
Bassani, Ma alle spalle di questi poetic’, soprattutto,
Saba. Git in anni ormai molto lontani Sergio Solmi ave-
va fatto, con la sua infallibile acutezza, il nome del
“Goethe lirico della maturita” (accanto allaltro, certo
per Saba pit rilevante ¢ raramente rilevato dalla critica €
prima di tutto dallo stesso Saba, di Heine). Certemente
Saba &, nella poesia italiana del nostro secolo il solo
specchio, spesso turbato fino alla ossessione, che riflet-
ta alcuni raggi della luce goethiana; nei suoi momenti
pitt oggettivi, voglio dire, quando figura die Sache selbst.
‘Quel che si pone come parece ferrea fra la modecni-
tela lirica gocthiana della giovinezza e della rarda
‘maturiti non @ affatto, come si vuol far credere, V'im-
possibilita dei nostri contemporanci di accettare a pre
valenza (di cui Montale parld proprio per Goethe) del-
Fadulto sul fanciullo, quell’eceesso, come bizzarramen-
te siritiene, di razionalita e trasparenza. Quella & sem-
‘mai la vignetta di Goethe, la sua immagine vulgata €
sommaria. No, quel che ce lo rende impraticabile &
quanto ha seguito immediatamente ein parte accompa
gnato Pultimo trentennio della sua attiviti: voglic die
Pesplosione delle forme, dei generi, dei linguagg, il for-
midabile eclettismo formale che, non solo nella sua ope-
fa ma in quella di tutto il secolo xix, ha cercato l'unita
della non-unita. Le avventure formali di Goethe - da
Guido Reni a Canova o a Fuseli, da Friedrich al gusto
Biedermeier — ma potrei anche dire dal pietismo ai
saintsimoniani e dalla cabala alla geofisica — quelle
avventure possono oggi affascinare solo un decadente,
tun surrealista 0 un postmodeno. La nostra poesia
SU ALCUNE VERSION! DIGORTHELIRICO 199
{intendo quella dello scorso mezzo secolo) se guardo
albeta goethiana, si propose dei modelli “fraterni”, Leo-
pardi, Novalis, Holderlin, Baudelaire; non quelli
* paterni”, proveiformi e onnicomprensivi come Virgi-
lio, Shakespeare o Goethe. Nella nostra poesia, almeno
nel cinquantennio fra il 1920 e il 1970, c"é stato un sem-
pre risorgente bisogno di ascetismo sacrificale, anche
‘quando (vedi Pasolini) pareva mascherarsi col suo con-
trario, il vitalismo. Poco a che fare con la “rinunzia”
goethiana. Non si voleva nessun padre terrestre ma solo
‘uno metafisico o una madre celeste. Per questo la visita
Goethe era diventata un temibile e penoso dovere, una
discesa ad pazres, da cui risalire prima che si potesse.
Quarant’anni fa Benjamin disse che si fosse voluto
capire da che cosa avremmo dovuto fuggire sarebbe sta-
to sufficiente guardare all'orrido eclettismo ideologico
(6c, aggiungiamo: poetico) dello scorso e del nostro
secolo e cosi dare un nuovo senso positive alla nostra
barbarie. Ebbene, Goethe ¢ un antibarbarus che siede
arbitro fra due secoli. Dalle pagine delle Affinita, del
Meister, del Secondo Faust e delle liciche egli ci infonde
uun doppio raccapriccio: vediamo le acque di Lete e di
Eunoé che doveemmo bere, la strada purgatoriale che
dovremmo percorrere e che porta con tin unico moto a
Prima di Goethe ¢ oltre il nostro tempo; ma vediamo
anche gli eventi che hanno trasformato l'opera goethia-
‘a € gran parte del xx¢ secolo, prima in uno stermina~
sPoliario di forme poi ia un parco megalitico, una
tonehenge che visitiamo ammutoliti. Quasi il nostro
destino sifosseraccolto in un punto insostenibile, Nul-
soeper dite meglio di questo distico del vegliardo,
la vigilia della morte, quart’ultima poe.200. APPENDICE
sia nella Insel Ausgabe. Evidentemente rivolto a una
donna, per ringraziarla di un ritratto di coleis
Der Bekannten, Ancrkannten
Dich sth ich lisber selbst doch kénnt ich nur vedieren:
Wer dirfte denn dein Auge co fiieren?
Alla conoscente, riconoscendola
Pin grato vedert in rele ma saprei solo perdere,
Chi pud cos, quei tuoi occhi,fssali?
Non ¢' forse, qualcosa di insostenibile nello sguardo
di Goethe? Ma non é la “grandezza” la dismisura che ci
permette di delegare ai geni il nostro proprio destino. E
invece la distanza fra quel che siamo e quel che potremmo
essere.
(Wore)
ad ere wile confromtae sleune delle numero version del nde
rer Nachiled (s7to)oxsia Canto Noteurno del Veandante: Ube alles
Gipfeln / it Rub, In allenWipeln/ Spires: du / Kaur einen Have
Die Vogelen schoeigen ie Walde./ Wars nur bale / Ruhes du auch>
exact: Sopra tute le vette /@ pace / sopra li alber un soli / 98
sentitu/ nella selva a taccion gi wos, / Aspen un poco, presto / Po"
suri purce
‘ naccrmmis: Sopra ogni sito mooue / aqui, su ogi pinta /se08
an mice /spicod'ara, non pts gi veel stan ziti nel foo. Parent 9°
0! fra mon moto / posi anche
warns: Sopra ogi vet pace / Dentro oa o/s 0
‘aonie/ dum pins Tic / cellos been To / oer po
SU ALCUNE VERSIONT DI GOETHE LIRICO 207
/avvert un sof
cannaoera Sopra tte le avo, pace / Pet ogni vera °
fio cinae is / Nala forest ogni vecllno tac. / Fra poco— aspeta! —
sipovers anche
6 onera)1957/Su ute le ware / que, / in ote He cime degS albert
J rentumalno /appenss/s0a0 m0 gi uscell del sco. / Aspe, fea poco
‘tipo ache
ce onrtar 1974 Su mute le vate /& quiets in soe le cime dep aller /
sent ana / oto: / gh veel som mus nel bose /Aspert, fra poco /
pos anche tu
ron: Su cele vette / bce, su me le frode ns cogl/ un all
vo appena./ Taccion gi uosall el Bote. / Agpettae resto ripocert
arene ts,
snl a a rei te
Slee ont eee ee nae de
Se npeel eee te
sara esr eee neta cen
ae ae eee peels
Tne alee ala, as So pr
Teieeensayseas (ae cians eae ma
setae ge artes acer
eee ca ar eg eae Qa
‘quell maligna aria del tempo. Anzi la accresce raddoppis =
Ieper rds ei
‘calme,// Su tutte lerame alve / appena un‘aria, ricco elk /inalen
“Sloe arenes area ea ine
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