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LUIGI CHIAPPETTA

IL CODICE
DI
DIRITTO CANONICO

Commento giuridico-pastorale

II
Libri III-IV-V-VI
Seconda edizione
accresciuta e aggiornata

i5D Edizioni Dehoniane - ROMA


IMPRIMATUR
Cosenza, 16 luglio 1996
ffi Dino Trabalzini , Arcivescovo

ISBN 88-396-0226-7

Tutti i diritti sono riservati - Edizioni Dehoniane - Roma


11111 lihm dc! Cook"

LIBRO III
LA FUNZIONE D'INSEGNARE
DELLA CHIESA

Secondo l'insegnamento della Cast. Lumen Gentium del Concilio Vaticano 11 , la 3089
Chiesa ha ricevuto da Cristo un triplice ufficio o funzione : d'insegnare, di santificare e
di governare (nn . 25-27). È la stessa triplice funzione che Cristo ricevette dal Padre :
profetica , sacerdotale e regale (can. 204, § l ).
La funzione d'insegnare (munus docend ù è la funzione primaria. Ad essa il nuovo 3090
Codice dedica il libro III. Alla funzione di santificare imunus sanctificandi) è riservato
il libro IV. Manca un libro a sé per la funzione di governo (munus regendi), e non pochi
ne fanno un oggetto di critica. Altri, invece, giustificano l'assenza di un libro a parte,
perché della funzione di governo il Codice tratta, si può dire, in ogni titolo e capitolo,
in particolare nel 11 libro dedicato al Popolo di Dio.
Il m libro è di grande ricchezza dottrinale. Esso abbraccia 87 canoni, distr ibuiti in 3091
cinque titoli, preceduti da una introduzione teologico-giuridica. l titoli trattano distinta-
mente delle varie attività comprese nel "munus docendi ".
I o Il ministero della Parola di Dio
- La predieaz ione
- L'i struzione eateehetica
2° L'azione missionaria della Chiesa
)0 L'educazione cattolica
- La scuola
- Le università cattoliche e gli altri istituti di studi superiori
- Le università e le facoltà ecclesiastiche
4 o Gli strumenti di comunicazione sociale e i libri in specie
50 La professione di fede

Alla base dell'insegnamento della Chiesa e della sua azione missionaria è il man-
dato del Signore: «Andate per il mondo intero , predicate il Vangelo ad ogni creatura»
(Mc. 16, 15). Il can. 747, all' inizio del m libro, ne è il commento, che non manca di
una certa solennità.
Atte sa l' importanza della materia , il nuovo Codice ha ded icato alla funzione 3092
magisteriaie della Chiesa un libro a sé, mentre nel Codice anteriore questa si presentava
come quarta parte del libro Il, De rebus, col titolo "De Magisterio ecclesiastico". Nell' at-
tuale Codice, l'esposizione è più ordinata e più logica, e la terminologia più moderna,
conforme al linguaggio del Concilio Vaticano Il. Vi sono trattati nuovi argomenti: l' azione
missionaria della Chiesa (tit. 11) c gli strumenti di comunicazione sociale (tit. IV). Le
norme e le direttive sui Seminari sono state inserite nel Il libro, parte l, titolo III, cap. I,
con la denominazione più appropriata "La formazione dei chierici" (cann. 232-264).
È stato giustamente osser vato che la nuova normativa sul "munus docend i" della 3093
Chiesa si contraddistingue soprattutto per lo spirito che la anima: uno spirito di conti-
nuità e di rinno vamento , di fedeltà alla tradizione e di apertura alla nuova situazione
storico-culturale, in cui il messaggio evangelico dev'essere trasmesso e attuato.
2 LIBRO III - Il "m unus doccndi" della Chiesa

CAN. 747 - § 1. Ecclesiae, cui § I. La C h ie sa, a c ui C ris to S ig nore


Christus Dominus fidei depositum affidò il deposi to della fede , eo n la mis-
concredidit ut ipsa, Spiritu Sancto s io ne d i c ustod ire re ligiosamente la verità
assistente, veritatem revelatam r ive la ta, d i sc ruta r la pi ù a fon d o , d i
sancte custodiret, intimius per- annunziarla e di espo rla con fedeltà m e-
scrutaretur, fideliter annuntiaret d ia nte l ' assisten za dell o S p ir ito Santo , ha
atque exponeret, officium est et il dovere e il d iritto nati vo, indipen dente
ius nativum, etiam mediis commu- d a q ua lsiasi potestà um a na , di pred ica re il
nicationis socialis sibi propriis ad- Vangelo a tutte le genti, usando an che
hibitis, a qualibet humana potesta - pro pri m ezzi di comun icazione sociale .
te ind ependens, omnibus genti bus
Evangelium praedicandi.
§ 2. Ecclesiae competit semper § 2. C ompete a lla Chies a pro clam are
et ubique principia moralia etiam se m pre e d o vunqu e i prin c ip i morali, a n-
de ordine sociali annuntiare, nec- che quelli concernent i l' o rd ine soc ia le,
non iudicium ferre de quibuslibet co me pure di p ronun ziare il s uo gi ud izio
rebu s humanis, quatenus perso- su tutte le cose um ane, in quanto lo esi ga-
nae humanae iura fundamentalia no i d iritti fo ndamentali de lla p e rso na
aut animarum salus id exìgat. um ana o la salvezza delle an ime .

Il libro III dell'attuale Codice, sia solto l'aspetto sistematico che souo q uello
con tenut istico, co me per il suo deciso orientamento pastorale, merita un particolare
appre zzame nto. l canoni più impor tanti da un punto di vista dottrinale sono stati tratti
dal progetto della Lex Fundam entalis, che si aveva in animo di promulg are a part e.

3094 PRI NCIPI E NORME INTR OD UTn VE (cann. 747-755)


Schema
I. Il dovere e il diritto de lla C hiesa 3. Il Magistero della Chie sa
2. Un obbligo morale e una libertà giuridica

3095 1. Il dovere e il diritto della Chiesa

3096 I) Il "deposito " de lla f ede


747, § J (/ 322 *) Il can. 747 dell' attuale Codi ce è un am pio sviluppo del ca n, 1322
del Codice anteriore , alla luce dell' insegn amento del Co ncilio Vaticano Il tLume n
Gentium, n. 24 ; Dei verbum. n. 7 ss.) .
Il primo paragrafo è dedicato al "deposito" de lla fede , affida to da Cris to alla Chie-
sa. L'espression e è di Paol o: ricorre nella I e nella Il Letter a a Tim oteo (6, 20 e I, 14).
Indica l'i ntero comp lesso delle verità e delle norme cristiane, fondate sulla Parola di Dio
e, in particolare, sul Vangelo.
3097 La missione della Chiesa circa la verità religiosa comprende compili molteplic i:
IO Custodirla religiosamente, per conservarne l'integrità e la pure zza, in modo da
evita rne ogni riduzione, alterazio ne o deformazione.
20 Approfondirne il senso, che non è sempre faci le ed esige un approp riato sv ilup-
po, per il suo adattamento ai tempi e alle persone, in piena autenticità e fedeltà . In
quest' opera di approfo ndimento, il contribu to dei "teologi" è particolarm ente prezioso,
anzi "indispensabile" (Paolo VI).
Principi c nonn e iutrod uui vc 3

CAN. 748 • § 1. Omnes homines § I. Tutti gli uomini sono tenuti a ricer-
veritatem in iis, quae Deum eiu- care la verità in quei che riguarda Dio e la
sque Eeclesiam respiciunt, quae- sua Chiesa, e, conosciutala, hanno il do-
rere tenentur eamque eognitam vere e il diritt o, in forza della legge divi-
ampleetendi ae servandi obliga- na, di dare ad essa la propri a adesione e di
tione vi legis divinae ad stringun- custodirla.
tur et iure gaudent.
§ 2. Homines ad amplectendam § 2. Non è mai lecito ad alcuno indurre
fidem eatholicam contra ipsorum gli altri ad abbracciare la fede ca ttolica
conscientiam per eoaetionem ad- co ntro la propria coscienza, con la cos tri-
duce re nemini umquam fas est. zione.

30 Annunziarla ed esporla. in attuazione del mandato di Cristo: «Andate e amma-


estrate tutte le ge nti... inseg nando loro ad osservare tutto quello che io vi ho co mandato»
(MI. 28. 19-20).
In questa missione sacra, la Chiesa ha la spec iale assiste nza dello Spiri to Santo e
dello stesso Cristo: «Io sarò con voi tutti i giorni, sino alla fin e del mondo» (MI. 28, 20).
In virtù del mandato divino, la Chiesa ha il do vere e il diritto di predicare il 3098
Vangelo a tutti i popoli (M!. 28, 19) e ad ogni creatura (Mc. 16, 15), dis ponendo anche
di propri mezzi di comunicazione soc iale: stampa, radio, televisione, ci nema, teatro .
pubblicità, propaganda, ecc.
Un dove re e un diritto:
- Nativo, ossia origin ario, in quanto non deriva da una concessio ne dello Stato o
di altra autorità umana o da un rico noscimento storico (ius acquisitum), ma è legato
intimamente alla natura e alla missione propr ia della Ch iesa.
- Indip endente da qualsiasi potestà terrena, sì che nessun o possa impedirne ,
Iimitarne o co ndizionarne l' esercizio.

2) I principi morali e sociali 3099

747, § 2 Il magistero de lla Chiesa non può limitarsi alle verità strettamente religio-
se. La Ch iesa ha il diritto e il dovere di proclamare con asso luta libertà i princip i della
morale, inseparabili dalle verità dogmatiche , compresi anche quelli concernenti l'ordine
sociale e politi co. Tutt i gli eventi e le cose umane, riguardanti i diritti fondamentali della
persona o la salvezza delle anime, rientra no nella sua competenza.
È questo un princip io affermato con insistenza dal Co ncilio Vaticano Il :
- Per volontà di Cristo. la Chiesa Cattolica è Maestra di verità e la sua missione è di
annunziare e d' insegnare in modo autentico la Verità che è Cristo. e nello stesso tempo di dichia-
rare e di confermare con la sua autorità i principi dell'ordine morale, che scaturiscono dalla stessa
natura umana (Dignitatis humanae, n. 14. 2) .
- Sempre e dovunque è diritto della Chiesa predicare con vera libertà la fede. insegnare la
sua dottrina socia le. esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio
morale anche su cose che riguardano l' ordine politico. quando ciò sia richiesto dai diriui fondamen-
tali della persona o dalla salvezza delle anime... Nella fedeltà al Vangelo e nello svolgimento della
sua missione nel mondo. la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto ciò che
di vero, di buono e di bello si trova nella comunità umana. rafforza la pace tra gli uomini. a gloria
di Dio (Gaud ium et Speso n. 76. 5).
4 LIBRO /Il . Il " munus doccnd i" de lla Chiesa

3100 2. Un obbligo morale e una libertà giuridica

l) Un dovere e un diritto primario


748, § l (/322, § 2) Tutti gli uomini hanno l'obbligo e il diritto di ricercare la
verità religiosa, riguardante Dio e la Chiesa. Ma tale verità è ordinata essenzialmente
alla vita , per cui, quando sia stata conosciuta, si ha il dovere e il diritto indeclinabile,
in forza della legge divina, di dare ad essa la propria adesione, di custodirla e di farne
la norma della propria condotta.
3101 Tale diritto è oggi purtroppo conculcato apertamente o subdolamente in non pochi
Stat i, nonostante che esso sia stato affermato solennemente nella Dichiarazione Univer-
sale dei Diritti dell' Uomo, approvata e proclamata il lO dicembre 1948 dali' As semblea
Generale dell e Nazion i Unite:
- Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto
include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in
comune, e sia in pubblico che in privato. la propria religione o il proprio credo nell'in segnamento,
nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti (art. 18).
U principio della libertà di pensiero, di co scienza e di religione è stato confermato
apertamente nell'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Eu -
ropa, firmato ad Helsinki il l " agosto 1975.
La libertà religiosa è anche sancita espressamente nella Costituzione Italian a:
- Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma.
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto. purché
non si traiti di riti contrari al buon costume (art. 19).

3102 2) La libertà di coscienza


748, § 2 (/351 *) Moralmente l'uomo è obbl igato a cu stodire e a seg uire la
verità, ma ne ssuno può e deve costri ng erlo con le lusinghe, il timore, le minac ce o,
peg gi o, co n la vio lenza. La Chiesa ha sempre proclamato tale libertà. anche se di
fatto i cristian i l'hanno spesso violata nel corso dei secol i. Non è pe rò da dimenti care
che, sto ricam ente, è stato il C ristianesimo, con i suoi martiri dei primi tre secoli di
persecuzione, a lottare eroicamente per sottrarre la coscienza alle indebite ingerenze
dello St ato .
La libertà religiosa è il presupposto, la condizione, il principio e il fondamento di
ogn i altra libertà, umana e civile , personale e comunitaria.
3103 L 'insegnamento del Concilio
- Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religio-
sa. Tale libertà consiste in questo che tutti gli uomini devono essere immuni da qualsiasi
coercizione sia da parte di singoli individui sia di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà
umana, in modo che. in materia religiosa, nessuno sia forzato ad agire contro la propria co-
scienza, né sia impedito, entro giusti limiti, di agire in conformità ad essa, privatamente o
pubblicamente. in forma individuale o associata ... Questo diritto della persona umana alla
libertà religiosa dev'essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico
della società (Dignitatis humanae, n. 2. 1).
- Uno dei punti principali della dottrina cattolica. contenuto nella Parola di Dio e costan-
temente predicato dai Padri, è che l'uomo è tenuto a rispondere volontariamente a Dio credendo,
e che nessuno, quindi, può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà... È piena-
mente rispondente alla natura della fede che, in materia religiosa, si escluda ogni genere di
coercizione da parte degli uomini (n. IO).
Princip i lo:norme introduttivc 5

CAN. 749 • § 1. Infallibilitate in § I . In virtù del suo ufficio, il Sommo


magisterio, vi muneris sui gaudet Pontefice gode dell'infallibilità del ma-
Summus Pontifex quando ut su- gistero quando, come Pastore e Dottore
premus omnium christifidelium supremo di tutti i fed eli, al quale spett a
Pastor et Doctor, cuius est fratres confermare i suo i fratelli nella fede, con .
suosin fide confirmare, doctrinam atto definitivo proclama che è da tenersi
de fide vel de moribus, tenendam una dottrina in materia di fede o di co-
definitivo actu proclamat. stum i.
§ 2. InfalIibilitate in magiste- § 2. Anche il Collegio dei Ves co vi god e
rio pollet quoque Collegium Epi- dell ' infallibilità del magistero qu ando i
scoporum quando magisterium Vescovi lo esercitano adunati insieme nel
exercent Episcopi in Concilio Concilio Ecumenico, c, come dottori e
Oecumenico coadunati, qui , ut giudici dell a fedc e dei co stumi , di chiara-
fidei et morum doctores et iudi- no per tutta la Chiesa che una dottrina è
ces, pro universa Ecclesia doctri- da tenersi defin itivamente in materia di
nam de fide vel de mori bus defìni- fede o di costumi ; oppure quando, anche
tive tenendam declarant; aut sparsi nel mondo, con servando il vincolo
quando per orbem dispersi, com- dell a comunione fra di loro e col Succes-
munionis nexum inter se et cum sore di Pietro, nell'insegnare autenticamen-
Petri successore servantes, una te insieme col medesimo Romano Ponte-
cum eodem Romano Pontifice fice verità riguardanti la fede o i co stumi,
authentice res fidei vel morum convengono in una medesima dottrina, da
docentes, in unam sententiam tenersi come detinitiva.
tamquam definitive tenendam
conveniunt.
§ 3. Infallibiliter definita nulla § 3. Nessuna dottrin a s'intende infalli -
intellegitur doctrina, nisi id ma- bilmente definita, se questo non risulta in
nifeste constiterit. modo manifesto .

3 ) Le san zioni can onich e 3104


Il can. 748. ispirato all' insegnamento del Concilio. afferma la libertà religiosa, ma
successivamente si comminano delle gravi pene contro gli apostati, gli eretici e gli
scismatici (can. 1364). Si può avere l' impressione che le due disposizioni siano in
contrasto fra di loro. Ma. per chi considera le dette norme con serenità. l'opp osizione
non esiste.
IO Anzitutto, perché la pena comminata è la scomunica. ossia l' esclusione dalla
comunione ecclesiale (can. 2257, § l, Codice 1917), e gli apostati, gli eretici e gli
scisrnatici, propriamente, si sono esclusi da sé dalla comunione.
2 0 È anche da tener presente che la pena riguarda il cattolico membro della Chiesa,
non chi è fuori di essa. Ora la Chiesa ha il diritto di tutelare la sua unità, anche con la
comminazione di pene ecclesiastiche, e con le medesime pene ha il diritto di condannare
chi venga meno a un impegno di fedeltà (v. anche n. 4979 , nota I).

4 ) I contenuti della libertà religiosa 3105


Sono delineati in modo sintetico nel Messaggio inviato il IO settembre J 980 da
Giovanni Paolo n alle Alte Autorità dei Paesi firmatari dell' Atto finale di Helsinki (I O
agosto 1975).
6 LIBRO III - Il "rnunus doccndi" della Chiesa

Tali contenuti, concernenti sia il piano personale che quello comunitario, possono
leggersi utilmente nell' Enchiridion Vaticanum, voI. 7, pp. 540-545, nn. 564-567.

3106 3. Il magistero della Chiesa

3107 1) Il magistero infallibile del Romano Pontefice


749, § 1 (/322, § 2 *) La Chiesa è stata costituita da Cristo custode, maestra e
interprete dcI deposito della fede (can. 747, § l). Il suo magistero è autentico e infallibile.
L'infallibilità non è solo fondata sulla parola di Cristo, ma è anche una esigenza essenziale
d'ordine intrinseco, imposta dalla integrità e dalla unità della stessa fede. Senza un ma-
gistero infallibile, sottratto ad ogni possibilità di errore, la Parola di Dio - com'è dimo-
strato dalla esperienza e dalla storia - resterebbe fatalmente abbandonata alla insuftìcien-
za e alla incertezza del pensiero umano, all'arbitrio del sentimento e della passione, al
rischio di una libera e privata interpretazione, capace d'ogni errore c stranezza.
3108 Il soggetto del Magistero infallibile nella Chiesa è duplice: il Romano Pontefice e
il Collegio dei Vescovi.
L'infallibilità personale del Papa, definita solennemente nel 1870 dal Concilio
Vaticano I (Cost. Pastor Aeternus, cap. IV: Denzinger-Schonmetzer, n. 3074), è stata
confermata "apertis verbis" dal Concilio Vaticano II, nella Cast. Lumen Gentium; n. 25,
3, del 21 novembre 1964. Essa ha però il suo ambito e le sue condizioni:
l" È necessario che il Papa parli ex cathedra, ossia non come persona privata e
neppure come teologo, ma come Pastore e Maestro supremo e universale dei fedeli, a
cui, in virtù del suo ufficio, spetta, quale Successore di Pietro, confermare i suoi fratelli
nella fede (Le. 22, 32).
2 0 L'oggetto dell'insegnamento deve riguardare lafede e i costumi (oggetto prima-
rio), o una dottrina intimamente connessa.
3 0 L'atto che sancisce la dottrina dev'essere definitorio, in modo che su di essa
non ci sia più alcun dubbio, né alcuna tergiversazione, né alcuna possibilità di modifica:
l'allo è irreformabile, e la dottrina dev'essere creduta da tutta la Chiesa c per sempre.

3109 2) Il magistero infallibile del Collegio dei Vescovi


749, § 2 Il secondo soggetto della infallibilità magisteri ale nella Chiesa è collettivo.
Spetta ai Vescovi, Successori degli Apostoli, sia nel magistero solenne che in quello
ordinario.
Il magistero solenne viene esercitato nel Concilio Ecumenico (can. 337, § I),
quando i Vescovi, legittimamente riuniti, quali dottori e giudici della fede e dei costumi
dichiarano, in unione col Papa, una dottrina da tenersi definitivamente da tutta la Chiesa,
in materia di fede o di morale o di dottrina strettamente connessa.
Il magistero ordinario ha luogo quando i Vescovi, sebbene sparsi nel mondo, con-
servando il vincolo della comunione fra di loro e col Successore di Pietro, nell'insegnare
autenticamente insieme col Romano Pontefice verità riguardanti la fede e i costumi con-
vengono in una medesima dottrina, da tenersi come definitiva da tutta la Chiesa.

3110 3) Precisazione
749, § 3 (1323, § 3*) Perché una dottrina possa e debba essere considerata infal-
libilmente definita, la definizione deve risultare in modo manifesto. Se tale definizione
non risultasse o fosse dubbia, la presunzione sta per la non infallibilità, finché non si
dimostri il contrario.
Principi c nonne iruroduttivc 7

CAN. 750 - Fide divina et catho- Sono da credere per fede di vin a e ca tto -
Iica ea omnia credenda sunt qua c lica tutte le verità che sono co nten ute nel-
verbo Dei scripto vel tradito, uno la parol a di D io sc ritta o trasm essa per
scilicet fidei deposito Ecclesiae tradi zione, ossia nell'unico deposito della
commisso, continentur, et insi- fed e affi dato alla Chiesa, e che nell o stes-
mul ut divinitus revelata propo- so tempo so no proposte co me di vinam en -
nuntur sive ab Ecclesiae magiste- te rivelate sia dal magistero solenne dell a
rio sollemni, sive ab eius magi- C hiesa sia dal suo m agistero ord inario e
steri o ordinario et uni versali, un iversale, m a nifestato d i fatto dall a co -
quod quidem communi adhaesio- mu ne adesione de i fed e li so tto la guida
ne christifidelium sub ductu sacri de l sac ro magistero; tutti, pertan to , so no
magisterii manifestatur; tenen- obbligati ad ev itare qu alsiasi dott rin a ad
tur igitur omnes quascumque dc- es se co ntraria .
vitaredoctrinas iisdem contrarias,
CAN. 751 • Dicitur haeresis, per- Si d ice e res ia la pe rtinace negazion e,
tinax, post receptum baptismum, dop o av er rice vuto il batt esimo, d i un a
alicuius ver itatis fide divina et veri tà che si deve cre dere per fede d ivin a
catholica cre denda e denegatio, e cattol ica , o il dubbio pertinace su d i
aut de eadem pertinax dubitatio; essa; - apos tasia, il ripud io tot ale de lla
apostasia, fidei christianae ex to- fed e c ristiana; - scisma, il rifiu to della
to repudiatio; schisma, subiectio- sott omissione al Roman o Pontefice o del -
nis Summo Pontifici aut commu- la co m unione con i memb ri dell a Chiesa a
nionis cum Ecclesiae membris lu i soggetti.
eidem subditis detrectatio.

4) L 'assenso di fede divina e cattolica 3111

750 (1323, § I *) L'obbligo di tale assenso suppone una duplice concorrente con-
dizione:
l " Che la verità sia contenuta nella Parola di Dio scritta o trasmessa per tradizione,
vale a dire nell'un ico deposito della fede affidato alla Chiesa.
2 0 Che, nello stesso tempo, la verità sia proposta come divinamente rivelata dal
magistero solenne della Chiesa (Papa o Concilio Ecumenico), o anche dal suo magistero
ordinario e universale, manifestato di fatto dalla comune adesione dei fedeli solto la
guida dei sacri Pastori.
Quando una verità è sem plicemente conte nuta nella Parola di Dio (rivelazione),
e non c'è alcun intervento definitorio da parte del magistero della Chiesa, essa è
soltanto di fede divina. Le verità di fede divino-cattolica forma no i vari dogmi o
articoli di fede.
La conseguenza teologica e giuridica del principio enunzia to è che tutti i fedeli, 3 11 2
nessuno eccettua to, devono tenersi lontani da qualsiasi dottrina contraria alla verità
definita, che è insieme divina (contenuta nella Parola di Dio) e cattolica (proposta come
divinamente rivelata dal solenne magistero della Chiesa). Aderendo al magistero infal-
libile dei sacri Pastori. il popolo cristiano partecipa alla medesima infallibilità: alla
infallihilitas in docendo corrisponde la infallibilitas in credendo (cfr. Lumen Gentil/III.
n. 12: Dei Yerbum. n. l O),
Ma in tal modo - si oppone spesso - il magistero ecclesiastico si pone al di sopra della 3113
Parola di Dio, si sostituisce al Vangelo. crea nuove verità. Sono accuse infondate. che derivano in
8 LIBRO III -11 "munus doccndi" della Chiesa

parte da un concetto errato del sacro magistero. Soltanto la Parola di Dio costituisce il "deposito
sacro" della fede, e i Pastori del gregge sanno «di essere discepoli prima che maestri; ministri prima
che difensori; canale insomma, non sorgente» (Card. Montini).
Il compito della Chiesa è di trasmettere la Parola di Dio, così come Cristo gliel'ha affidata.
Ma per trasmetterla con fedeltà, deve anche poterla interpretare autenticamente dichiarandone il
senso genuino e difendendola da ogni errore e deviazione. Il magistero è a servizio della verità.
Non è la regola costitutiva della fede, ma la regola direttiva, poiché della Parola di Dio la Chiesa
è, in forza del mandato di Cristo, depositaria, custode e interprete infallibile.

3114 5) Tre gravi violazioni


751 (1325, § 2*) Si tratta dell'eresia, dell'apostasia e dello scisma da parte di chi ha
ricevuto il battesimo. L'eresia e l'apostasia si oppongono direttamente alla fede; lo scisma
all'unità della Chiesa. Si suppone la recezione del battesimo, poiché, se il battesimo
manca, i tre delitti non sussistono (cfr. Communicationes, a. 1983, p. 92, can. 710).
L'eresia è la pertinace negazione di qualche verità che si deve credere per fede
divino-cattolica, o il dubbio pertinace su di essa. Negazione o dubbio pertinaci, ossia
pienamente coscienti, volontari, irriducibili, da cui ostinatamente non s'intende recedere.
Il dubbio eretico è di colui che, coscientemente, sospende la sua adesione o il suo
assenso. Tale dubbio non è da confondere con le difficoltà che si presentano alla mente
nell'approfondimento della fede.
L'apostasia è il ripudio totale della fede cristiana, ricevuta nel battesimo. Ripudio
totale, poiché se il ripudio è parziale, si ha l'eresia non l'apostasia. Sono da considerare
apostati i cristiani che fanno aperta professione di materialismo o di ateismo. Non basta,
evidentemente, al concetto di apostasia il semplice abbandono delle pratiche religiose.
Lo scisma è il rifiuto formale della sottomissione al Romano Pontefice o della
comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. Rifiuto, non semplice
disobbedienza I.
3115 Come s'è già rilevato (n. 3104), contro i delitti di eresia. apostasia e scisma, è comminata la
scomunica "latae sententiae" (can. 1364, § l). Tale pena, tuttavia, non s'incorre dal minore che non
ha compiuto 18 anni (circostanza attenuante: can. 1324, § I, n. 4, e § 3): per il minore che non
ha compiuto 16 anni, la circostanza è del tutto esimente: can. 1323, n. I). Non s'incorre neppure
dai battezzati che si trovano per nascita nell'eresia e nello scisma, siano essi in buona fede o cattiva
fede, come si ricava dal can. II'.
Per altre sanzioni previste, cfr.:
Can. 194, .~ I. n. 2: rimozione "ipso iure" da ogni ufficio ecclesiastico
Can. 1041, n. 2: irregolarità relativamente alla recezione degli ordini sacri
Can. 1044. ii I, n. 2: irregolarità relativamente all'esercizio degli ordini ricevuti
Can. 1184, ,~ I, n. I: privazione delle esequie ecclesiastiche (provvedimento di carattere
amministrativo)

I Nel Codice precedente, al concello di eresia, apostasia e scisma (can. 1325, § 2), era

premesso nel § I il richiamo formale dell'obbligo di professare apertamente la propria fede ogni
volta che il silenzio o la tergiversazione o il modo di agire comportino l'implicita negazione della
fede, il disprezzo della religione, l'offesa verso Dio o lo scandalo del prossimo. Il paragrafo non
è stato riportato nel nuovo Codice, ma non c'è dubbio che esso sia tuttora valido, poiché si tratta
di un obbligo di legge naturale e positiva.
, Cfr. Decr. conco Unitatis redintegratio, n. 3, J. Il Direttorio ecumenico Ad totam
Ecclesiam, 14 maggio 1967, n. 19, parla di fratelli separati «che si trovano per nascita nell'ere-
sia o nello scisma e vi permangono in buona fede» (Enchir. Vat., voI. 2, p. IO19, n. 1212). Ma
è evidente che, con la promulgazione del nuovo Codice, la seconda condizione della "buona
fede" è stata soppressa.
Principi è norme huroda uive 9

CAN. 752 - Non quidem fidei as- Non certo un assenso di fede, ma pur
sensus, religiosum tamen intellec- tuttavia un religioso ossequio dell 'intellet-
tus et voluntatis obsequium prae- to e della volontà dev 'essere prestato ad
standum est doctrinae, quam sive una dottrina enunziata in materia di fede o
Summus Pontifex sive Collegium di costumi sia dal Sommo Pontefice sia
Episcoporum de fide vel de mori- dal Colle gio dei Vescov i nell'esercizio
bus enuntiant, cum magisterium del loro magistero autentico, anche se non
authenticum exercent, etsi defini- intendano proclamarla con un atto defini-
tivo actu eandem proclamare non tivo; i fedeli, pertanto, abbiano cura di
intendant; christifideles ergo devi- evitare ciò che con essa non concordi.
tare curent quae cum eadem non
congruant.
CAN. 753 - Episcopi, qui sunt in l Vescovi che sono in comunione con il
communione cum Collegii capite capo e con gli altri membri del Collegio,
et membris, sive singuli sive in sia individualmente sia riuniti nelle confe-
conferentiis Episcoporum aut in renze episcopali o nei concili particolari,
conciliisparticularibuscongregati, pur non godendo dell a infall ibil ità nel
Iicet infaIlibilitate in docendo non loro insegnamento, sono autentici dottori
polleant, christifidelium suae eu- e maestri della fede per i fedeli affidati
rae commissorum authentici sunt alle loro cure ; a questo magistero autenti-
fidei doctores et magistri; cui aut- co dci propr i Vescovi , i fedeli son tenuti
hentico magisteriosuorum Episeo- ad aderire con religioso ossequio dell'an i-
porum christifideles religioso ani- mo.
mi obsequio adhaerere tenentur.

6) Il magistero autentico non infallibile 3116


752-754 (/326*) Il magiste ro della Chiesa in materia di fede o di cos tumi non
ass ume ordinariamente il carattere definiti vo, di cui al can. 749. Di regola, esso è più
semplice, meno vincolante, poich é non esige l'assenso di fede, determinato nel can. 750.
È pur tuttavia un magistero autentico , impartito dall 'autorità costituita da Cristo nella
Chiesa e che dal Maestro divino ha ricevuto il mand ato d' insegnare (Le . l O, 16; Mc. 16,
15-16). Esso merita tutto il nostro rispetto e il nostro osseq uio. I ca nn. 752-753 so no
dedicali a tale magiste ro, privo del carisma della infallibili tà, e, chiarendo ne il valore,
considera no non solo il magistero del vertice, ossia del Rom ano Pontefice e del Collegio
dei Vescov i, ma anche quell o dei Vescovi sia indiv idualmente sia riuniti nelle Con fe-
renze Epi scop ali o nei Co ncili particolari.

752 IL Romano Pontefi ce e il Collegio dei Vescovi. Il magistero dc i Romano Pon- 3117
tefice e del Colle gio dei Vescovi in materia di fede o d i cos tumi o di veri tà intimamente
connesse, anche se non intende enunziare una dott rina con atto definitivo, obbl iga i
fedeli a prestare a tale dottrina un religioso ossequio, evitando con cura quello che con
essa non sia concord e. Non basta una semplice adesione esterna: è necessaria anche e
sopratt utto quella interna, dell'intelletto e della volont à.
Qu esto non impedisce che la verità enunziata venga opportunamente approfondita,
ai sensi de i ca nn. 2 18 e 386, § 2. L' app rofondim ento comprende anche lo "s viluppo",
ma eodem sensu eademque sententia.
Per la sanzione annessa al can. 752. cfr. can. J 371, n. I.
IO L1IlRO J1I - Il "m unus doccndi' de lla Chiesa

CAN. 754 • Omnes christifideles Tutti i fedeli hanno l' obbli go di osser-
obligatione tenentur servandì con- vare le cos tituzio ni e i dec reti ema nati
stitutiones et decreta, quae ad doc- dalla legittima autorità de lla Chiesa, per
trinam proponendam et erroneas prop orre una do ttrina e per con dan nare
opiniones proscribendas fert legi- opini oni erron ee; in mod o speciale quelli
tima Ecclesiae auctoritas, speciali promul gati dal Romano Pontefice o da l
vero ration e, quae edit Romanus Collegio dei Vescovi.
Pontifex vel Collegium Epì sco-
porum,
CAN. 755 - § l. Totiu s Collegii § 1. Spetta princip alm ent e a tutto il
Episcoporum et Sedis Apostolicae Collegio dei Vescov i e alla Sede Apos to-
irnprimis estfovere et dirigere mo- lica favorire e dirigere fra i cattolici il mo-
tum oecumenicum apud catholi- vimento ecumenico, il cui scopo è di ri-
cos, cuius finis est unitatis redinte- stabilire l'unità di tutti j cristiani, che la
gratio inter uni versos chrlstianos, Chiesa è tenu ta a promu overe per volontà
ad quam promovendam Ecclesia di Cristo.
ex volunta te Christi tenetur,
§ 2. Epi scoporum item est, et, § 2. Spe tta parime nti ai Vescovi c, a
ad normam iuris, Episcoporum nonn a de l diritto, alle Co nfere nze Epi-
conferentiarum, eandem unitatem scop ali, promuovere la medesima unità,
promovere atque pro variis adiun- e, seco ndo le varie necessità dell e situa-
ctorum necessitatibus velopportu- zioni o la loro utilità, impa rtire norm e
nitatibus, normas practìcasirnper- pratiche, atte ne ndosi alle d isp osiz ioni
tire, attentis praescriptis a supre- em anate al riguard o dall a supre ma au to-
ma Ecclesiae auctorita te latis. rità della Chi esa.

3118 753 Vescovi sing oli e Vesco vi riuniti in Conferenze Episcopali o in Concili pa rti-
colari. In comu nione con il Rom ano Pont efice e con gli altri mem bri del Co llegi o
Ep iscopale, sono anch'essi au tent ici dollori e maestri della fede nell ' esercizio del loro
" munus doccndi". E un magistero che ha tutte le garanzie , e al quale i fede li son ten uti
ad aderi re con religioso ossequio dell' animo, anche se sia privo del cara ttere assolu to e
incond izionato dell ' assenso di fede.
3119 754 Costituzioni e decreti. Spesso il magistero ecclesiastico , nell' enun ziare una
dott rina o nel condannare opi nioni erro nee, viene es presso mediante costi tuzioni o de-
creti, che assu mono , com'è ovvio , un carattere norm ativo più mani fe sto. I fede li -
afferma il canone, ad integrazion e del can. 212, § I - hanno l'obbligo di osservare tali
costi tuzio ni e dec reti. in modo speciale quell i prom ulgati dal Rom ano Pontefice o da l
Co llegio dei Vesco vi.
Decreti e dic hiarazion i possono essere emanati anche dai Vescovi c dalle Conferen-
ze Episcopali, nell'ambito della propria compe tenza . Una particolare autorità hanno gli
atti delle Congregazioni, spec ialmente. in materia di fede , quelli eme ssi dalla Co ngre -
gazio ne per la Dottrina de lla Fede. che ha il preciso «compito di tutelare la dottrina
riguardante la fede e i cost umi in tutto il mon do cattolico» (Cas t. Ap . Regimini
Ecclesiae, 15 ago sto 1967, n. 29; cfr. anche i numeri successivi 30-40: Enchir. Vat., val.
2. pp. 1294-1 297 , nn. J 569 - 1580).

3120 7) Il movimento ecumenico


755 Il suo scopo è di rista hilire l'u nità dei cristiani, div isi purtroppo da secoli, co n
grave sca ndalo dci non crede nti in Cri sto e degli stess i atei. L'azione, tuttavia, è diffi-
Il ministero della Pnrola di Dio 11

cile. delicata. co mplessa, né può essere lasciat a alla libe ra iniziati va dei fedeli e neppure
dei singo li Pastori, Essa va dirett a oppo rtunamente:
- In primo luogo da l Romano Pontefice e dal Collegio dei Vescovi, che rappre-
senta no la suprema autor ità nella Chiesa (ca nn. 33 I e 336).
- Nell' ambito della propria com petenza e a norma del diritto, oss ia secondo le
norm e e le diretti ve ema nate dalla suprema aut orità, anche dai singoli Vescov i e da lle
Co nferenze Ep iscop ali.
Tutti i fedeli devono co nformarsi alle norm e e alle direttive dell ' autorità ecclesia-
stica. «astenendosi da qualsiasi leggerezza e da qual siasi zelo im prude nte, che possano
nuocere al vero progresso nell'un ità» (Dccr. co nco Unitatis redintegratio, n. 24. I).
L'interesse e la cura per il rist abilimento dell 'unità dei cristiani gravano su tutta la
Chiesa, sui fede li e sui pastori (Decr. cit., n. 5). La promoz ione di tale unità è legata alla
volontà di Cr isto.
Principali documenti sull'ecumenismo: 3121
- Il Decr. con cil iare Unitatis redintegratio, 21 nov. 1964'
- Il Diret torio del Segret ari at o per l' unità dei er isti ani: I parte A d totam
Ecclesiam, 14 maggio 1967: - II parte Spiritus Domin i, 16 aprile 1970 (Enchir. Val..
vol. 2, pp. 1004- 1083) . Relati vament e alla I parte. cfr. il Discor so di Paolo VI. 13 nov.
1968 (Insegnamenti, vo I. VI, pp. 59 8-602).
- La Dichiarazi one Dans ces derniers temps dcI medesimo Segretariato, 7 ge nna-
io 1970 iEnchir. Vat., voI. 3, pp. 12 18-1229 ).
- L 'I stru zione De peculi aribus casib us admittendi alios christianos ad
communionem eucharisticam in Ecclesia catholica, l " giugno 197 2, e la successiva
Nola dcI 17 ottobre 197 3 (Enchir. Vat. , vo I. 4, pp. 1024 -1041 ).
- Il Documento cir ca la Collaborazione Ecumen ica sul piano region ale. nazion ale
e locale. del Segretariato per l' unità de i cristiani, 22 febbraio 1975 t Enchi r. Vat.. vol.
5, pp. 66 8-7 35) .
Norme vari e contenute nel Codice: 3122
- Can. 256. § 2: Gli alunni del seminario e i problemi ecumenici
- Can. 383. § 3: Il particolare dovere del Vescovo diocesano verso i fratelli che non sono
in piena comunione con la Chiesa cattolica
Can. 463. § 3: Invito al Sinodo diocesano
- Ctln . 825. § 2: La versione delle Sacre Scritt ure in collaborazione con i fratelli separati
- Can. 844 : Recezione e amm inistrazione dei sacramenti della penitenza. dell'Eucaristia e
dell' unzionc degl'infermi
Can. 874..Ii 2: Divieto di far da padrini nel battesimo: solo testimoni
- Cun. 908 : Divieto di concelebrazione eucaristica
- Cl/n. 933 : Celebrazione eucaristica in una chiesa di fratelli separa ti, da parte di un sacer-
dote cattolico
- Catl . 1183: Esequi e cattoliche
- Can. 1365: 11 reato di "cornrnunicatio in sacris"

IL MINISTERO DELLA PAROLA DI DIO (cann. 756-76 1) 3123


Schema
I. I vari soggetti 3. Norme ulteriori
2. Oggetto e mezzi

.' È bene tener presente anche la Dichiar. Nostra aetate, 28 ott. 1965, circa le relazioni della
Chiesa con Ic religioni non cristiane.
12 LIBRO III - Il "rmmus doccndi" della Chiesa

Titolo I
Il ministero della Parola divina

CAN. 756 • § 1. Quoad univer- § l . In rapporto all a C h ies a universale,


sam Ecclesiam munus Evangelii la m iss ione di annun zi are il V an gelo è
annuntiandi praecipue Romano affi da ta principalmente al Roma no P onte-
Pontifici et Collegio Episcopo- fice e al Collegi o dei Vesco vi.
rum commissum est.
§ 2. Quoad Ecclesiam particula- § 2. I n rapporto alla Chiesa p a rti col are
rem sibi concreditam iIIud munu s lo ro a ffi data, es e rc ita no tal e f unzio ne i
exercent singuli Episcopi, qui qui- si ngoli Vesco vi , c he sono appu nto in essa
dem totius ministerii ver bi in ea- i moderatori di tu tto il m in is te ro della
demsunt moderatores ;quandoque p arol a ; a volte, tu tta via, alc uni V esco vi la
vero aliqui Episcopi coniunctim adempio no congiuntamen te nei riguard i di
iIIud explent quoad diversa s si- più Chiese in s ieme, a norma del di ri tto.
mul Ecclesias, ad normam iuris.

3124 Norme introduttive


Il ministero della Parola di Dio coi ncide sost anzialmente con l' annun zio del Van-
gelo, che de lla Parola di Dio è l'essenza, la for ma più alta e perfetta, la manifestazione
definitiva. Ciò spiega l'u so indiffere nziato delle due espre ssioni negli attuali ca noni. Nel
can. 76 1 si parla anche di "annu nzio de lla dott rina cristiana" . Le tre espressioni sono
intimamente connesse fra loro, e, pur disting uendosi nei loro aspetti specifici, fonda-
mentalmente hanno il medesim o sig nifica to.
I cann . 756 -76 1 hanno valore introdu ttivo. Richiamano in prospettiva gera rchica i
comp iti e le responsabilità dei vari soggetti, che hanno l' obb ligo e il diritto di annunziare
il Vangelo (ca nn. 756-759); determ inano il contenuto essenziale del ministero della
Parola (can. 760); eso rtano ad usare per l' annunzio della dottr ina cristiana tutt i i mezzi,
tradizio nali e modern i, che sono a disposizion e.
Relativamente all'annunzio de l Vangelo nel mond o contempo raneo, è da tener
presente l' Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi di Paol o VI, 8 dicembre 1978
(Enchir. Vat., voI. 5, pp. 1008-11 25).

3125 1. I vari soggetti


«T utti i fede li - afferma il can. 2 1) - han no il dove re e il di ritto d' impegnarsi
perché il messaggio divino di sa lvezza si dif fonda sempre più fra tutti gli uom ini di tutti
i tem pi e del mond o intero» . I compiti concreti sono per altro differenziati: rispondono
all' ufficio e alla potestà esercitati da ciascuno nella Chi esa. In conformi tà con
l' Evangelii nuntiandi di Paolo VI, i cann. 756-759 richiamano distintamente i compiti
del Romano Pontefice, del Colle gio dei Vescovi, dei Vescovi diocesani e del Clero, dei
membri deg l' Istituti di vita cons acrata, dei laici.

3126 I) f compiti della Gerarchia


756 (1327, § l *) AI vertice della Gerarchia eccles iastica sono il Papa e il Collegio
dei Vescovi, l'u no e l' altro soggetto della suprema potestà su tutta la Chiesa (cann . 33 1
Il ministero de lla Parola di Dio 13

CAN. 757 - Presbyterorum, qui È compito propri o dei presbiteri, che


quidem Episcoporum cooperato- sono i cooperatori dei Vesco vi, annun-
res sun t, proprium est Evange- ziare il Vangelo di Dio; sono tenut i a
Iium Dei annuntiare; praesertim questo dovere verso il popolo loro affida-
hoc officio tenentur, quoad popu- to sopratt utto i parroc i e gli altri a cui è
lum sibi commissum, parochi demandata la cura delle anime; spetta
aliique qui bus cura animarum anche ai diaconi esser e al servizio del
concreditur; diacono rum etiam popolo di Dio nel ministero della parol a,
est in ministerio verbi populo in comuni one col Vescovo e col suo pre-
Dei, in communione cum Episco- sbiterio.
po eiusque presbyterio , inservire.
CAN. 758 - Sodales institutorum I membri degl' istituti di vita consacrata,
vitae consecratae, vi propriae in virtù della loro consacrazione a Dio,
Deo consecrationis, peculiari mo- rendon o part icolare testim oni an za del
do Evangelii testimonium red- Vangelo; per il suo annunzio, essi sono
dunt, iidemqu e in Evangelio an- anche assunti opportunamen te in aiuto dal
nuntiando ab Episcopo in au xi- Vescovo.
lium convenienter assumuntur.

e 336). Come tali, essi hanno l'ufficio e la responsabilità primaria di provvedere all'an-
nunzio del Vangelo in rapporto alla Chiesa universale (§ I).
Le Chiese particolari sono affidate ai Vescovi. Ciascuno di essi è nella propria
Chiesa il responsabile dell'a nnunzio evangelico, il moderatore di tutte le attività concer-
nenti il ministero della Parola. I Vescovi possono esplicare tale loro funzione anche
congiuntamente, per es.• nell' ambito della provincia. della regione, della nazione. ma ad
normam iuris - precisa il canone - ossia nell' osservanza delle disposizio ni e delle
direttive emanate dalla superio re autorità.
Circa il ministero pastorale della Parola di Dio, proprio del Vescovo diocesano, v.
il can . 386: nn. 1970-1972.

2) Il compito dei presbiteri e dei diaconi 3127


757 (/329*) L' annunzio del Vangelo è anche un com pito proprio dei presbiteri, in
virtù del loro s acerdozio e della collaborazio ne che essi son tenuti a dare ai propri
Vescovi. Un compito del tutto particola re è demandato ai parroci (cfr. can. 528, § I) e
a quanti esercitano la cura delle anime. in forza del loro ufficio. Spetta similmente ai
diaco ni prestare la loro opera, in comunione col Vescovo e col presbiterio diocesano. È
da rico rdare che. fra i com piti specifici affidati dagli Apostoli ai primi diacon i istituit i
nella Chiesa, fu anche l'annunzio della Parola di Dio.

3) I membri degl 'Istituti di vita consacrata 3128


758 (/ 334*) I membri degl'I stituti di vita consacrata. religiosi e secolari, e pari-
menti delle Società di vita apostolica , rendono già una particolare testimonianza al
Vangelo attraverso la loro consacrazio ne a Dio (cann. 573, § I, e 731, § I). Nello stesso
tempo, essi sono anche consacrati alla Chiesa e all'apostolato, per cui è opportuno che
i Vescovi diocesani si servano del loro valido aiuto per l' annun zio del Vangelo.
14 LIBRO III • Il "rnunus doccndi" ddla Ch iesa

CAN. 759 - Christifideles laici, In virtù del battesimo e dell a con fer-
vi baptismatis et confirmationis, ma zion e, i fedeli laici son o testimoni del
verbo et vitae christianae exem- messaggio evangelico con la parola e co n
pio evangelici nuntii sunt testes; l'esempio di una vita cri sti ana; essi po sso -
vocari etiam possunt ut in exer- no venire anche chiamati a cooperare co n
citio ministerii verbi cum Episco- il Vescovo e con i pre sbiteri nell' esercizio
po et presbyteris coopcrentur. del min istero della parol a.
CAN. 760 - In ministerio verbi, Nel ministero della parola, che de ve
quod sacra Scriptura, Traditio- fond arsi sulla sacra Scrittura, sull a T rad i-
ne, liturgia, magisterio vitaque zione, sulla liturgia, sul magistero e sulla
Ecclesiae innitatur oportet, Chri- vita dell a Chiesa, si propong a integral-
sti mysterium integre ac fideliter mente e fedelmente il mistero d i Cr isto.
proponatur.
CAN. 761 - Varia media ad doc- Per annunziare la dottrina cristiana, si
trinam christianam annuntian- usino i vari mezzi disponibili, soprattutto
dam adhibeantur quae praesto la pred icazione e l' istruzione catechetica,
sunt, imprimis praedicatio atque che sono sempre al primo posto , ma an-
catechetica institutio, quae qui- c he l' e sposizione della dottrin a nelle
dem semper principem locum te- scuole, nelle accademie, nelle conferenze
nent, sed et propositio doctrinae e riunion i d'ogni ge nere, come anche la
in scholis, in academiis, confe- sua diffu sion e med iante pubbliche dichia-
rentiis et coadunationibus omnis razioni della legittima autorità , fatte in oc-
generis, necnon eiusdem diffusio ca sione d i spe ciali eventi, attraverso la
per declarationes publicas a legi- stampa e con altri strumenti di comuni ca-
tima auctoritate occasione quo- zione soc iale.
rundam eventuum factas prelo
aliisque instrumentis communi-
cationis socialis.

3129 4 ) I fe deli laici


759 L'annunzio del Vangelo spetta a tutto il Popol o di Dio, di cui i laici sono la
parte più numerosa. Anch 'e ssi hanno un duplice dovere: della testimonian za, in forza
del battesimo e della confcnnazione (fondamento teologico), mediante l' esem pio di una
vita cristi ana c la professione aperta della fede ; - dell ' annunzi o esplicito con la par-
tecip azione al ministero della Parola. È il Vescovo che gerarch icamente affida loro
que sto compito, associandoli all' opera dei presbiteri e dei diaconi.

3130 2, Oggetto e mezzi

3131 I) Il mistero di Cristo


760 Il ministero della Parola è essenzialmente cristologi co e cristoccntri co. Ciò
sig nifica che il suo contenuto essenziale, il suo vertice e le sue finalità so no il mistero
di Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell' Uomo, Inviato del Padre, Salvatore e Redentore
dell'umanità, morto per nostro amore e per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e
asceso al Cielo, Fondatore e Capo della Chiesa, l'Eterno Vivente, costituito Giud ice
dell 'umanità per la fine dei tempi : «Dio rivelato da Gesù Cristo, nello Spirit o Santo»,
La prcdi cuzionc 15

dice co n for mula incisiva Paolo VI (Evangelii nuntiandi, n. 26)1. È un mistero che
dev' es sere prop osto in tu tta la sua interczza e co n assoluta fedeltà.
Il min istero della Parola ha il suo fondament o nella Sacra Scrittura, nella Tra dizio-
ne, nel Magistero ecclesiastico, nell a liturgia, nella vita dell a Ch iesa (cfr. Decr. eonc.
Christus Dominus, n. 14, l ).

2) I vari mezzi 3132


761 11 can one riproduce qu asi letteralmente un testo de l Con cilio Vati cano 11 con-
tenuto nel Dccr. Christus Dominus sull'ufficio pastorale dc i Vescovi, n. 13, 2.
I mezzi da usare - si noti l'esortativo precetti va "ad hibeantur" - so no;
l ° So pratt utto la pred icaz ione e la catechesi , le qu ali conservano tuttora un posto
di prim ato, c a cui son dedicati due distinti capito li (ca nn . 762-772 e 77 3-7 80).
2 o L'i nsegn amento scolastico .
3 0 L ' esp osizione nelle acc ademie, nelle con ferenze e nelle riuni oni d' ogni genere.
4° Pubbl ich e dich iarazion i fatte dalla legitt ima autorità, in occasione di parti colar i
eve nti.
5° L' uso della sta mp a e di altri strume nti di co municaz ione soc iale.
Relativament e a i me zzi di comun icazione sociale, cfr . il Decr. co nco Inter mirifica, 4 dicembre
1963. e l'I str. pastorale Communio et progr essio del Co nsiglio Pontificio pre posto a tali mezzi, 23
maggi o 1971 (Enchir. Var., voI. 4, pp. 498 -617 ).
Richiami signifi cativi:
- Bisogn a assoluta me nte (omni no 0pOJ1et) servirsi dei mezzi di comunicaz ione sociale per
annunziare il Vang e lo di Cristo (Decr, co nco Christus Dominus , n. 13. 3).
- La Chiesa si se ntirebbe colpevo le. se non adoperasse questi mezzi pote nti, che l'inte lligen-
za umana rende og ni giorn o più per fetti (Evangelii nuntiandi, n. 45, 2).

3. Norme ulteriori 3133


In ordi ne all'evangelizz azio ne e al ministe ro dell a Parola, so no da tener presen ti
anc he i seguenti ca noni :
- Can. 3R6. .~ l: La c ura dei Vescovi diocesani. perché siano osservate scrup olosam ente le
prescrizioni dei canoni sul minist ero della Parola
- Ca" . 392 : La vigilanza dei medesimi Vescovi . perché non abbiano ad introdursi abusi nel
dello minister o
- Cali . 528. .~ J: Il messaggio evangelico deve pervenire anc he a coloro che si siano allon-
tana ti da lla pratica reli giosa c non professino la ve ra fede
C lI1 l . 747. § l : Il dovere e il diritto nativo della Chiesa di predicare il Vangelo a tutte le ge nti
- Can. 771. H 1·2: Il messa ggio evangelico ai lontan i e ai non crede nti
- Can. 7Rl : L'opera di evan geli zzazi one, dove re fondamentale dell'intero popolo di Dio
- Can. 843. .~ 2: Eva ngelizza zione e sacramenti

LA PREDICAZIONE DELLA PAROLA DI DIO (c a nn. 762-772) 3134


Schema
I. Gli operatori de lla predi cazionc 3. Co ntenuto e metodo della predicazione
2. Norme s ull'omeli a 4. Norme ulteriori

I Sul "cristocc nrris rno" d 'ogni istru zione religiosa. e in particolare de lla catechesi. v. l'Esort .

Ap. Catechesi tradendae di Giovanni Paolo Il, 16 ottobre 1979. nn. 5-9 i Enchlr. Var.• pp. 1181-
1187).
16 LIBRO 111 • Il " munus doccndl" della Chiesa

CAPITOLO I
LA PREDICAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

CAN. 762 - Cum Dei populus Poiché il popolo di Dio viene radunato
primum coadunetur verbo Dei in primo luogo dalla parola del Dio viven-
vivi, quod ex ore sacerdotum te, ed è del tutto legittim o ricercare questa
omnino fas est requirere, munus parola dalla bocca dei sacerdoti, i sacri
praedicationis magni habeant sa- ministri abbiano in grande considerazione
cri ministri, inter quorum praeci- il ministero della predicazione, e tra i loro
pua officia sit Evangelium Dei precipui doveri sia quello di annun ziare a
omnibus annuntiare. tutti il Vange lo di Dio.
CAN. 763 - Episcopi s ius est ubi- È diritto dei Vescovi predicare la parola
que, non excIusis eccIesiis et ora- di Dio dovunque, non escluse le chiese e
toriis institutorum reIigiosorum gli oratori degl ' istituti religiosi di dir itto
iuri s pontificii, Deiverbum praedi- pontificio, tranne che, in cas i particolari,
care, nisi Episcopus loci in casibus il Vescovo del luogo ne faccia espresso
particularibus expresse renuerit. divieto.

Le forme precipu e de l ministero della Parola di Dio sono la predicazione e la


catechesi (can. 76 1). Le relative norme sono contenute in d ue capitoli distinti, com pren-
denti i cann. 762-772 e 773-7 80.

3135 1. Gli operatori della predicazione

3136 J) Il do vere dei ministri sacri


762 Il canone, is pirato all'i nsegna mento de l Conci lio Va ticano Il (Decr.
Presbyterorum Ordinis, n. 4, I), affe rma due principi di grande impo rtanza giuridico -
pastorale:
IO Il diritto de i fedeli di ricevere dalle labbra dei sacerdoti la Parola de l Dio
vivente, mediante la quale, soprattutto, è riunito ecclesialment e il popolo di Dio (cfr.
anche can. 2 13).
2° Il corrisponden te obbligo dei ministri sacri (Vesco vi, presbiteri e diaconi) di
annunziare e diffondere questa Parola attraverso il ministero della sacra pred icazione.
Tale ministero dev' essere tenuto da essi in grande stima, poiché costitu isce uno dei
precipui com piti del loro ufficio e della loro funzione (cfr. anche can. 836) .

3137 2 ) Il diritto dei Vescovi


763 (239, § l, n. 3; 349, § l, n. l *) La facoltà di predicare dovunque (ubique),
riconosciut a ai Vescovi nel Codice pio-benedettino, era considerata nel can. 349, § l ,
n. l , come un privilegio condiviso con i Cardi nali (can . 239, § I, n. 3). Nel nuovo
Codice, la facoltà di predica re la Parola di Dio do vunque, non escl use le chiese e gli
oratori degl' Istituti esenti. viene presentata, co n maggiore precis ione teologic a e giur i-
dica, come un diritto dei Vescov i, in virtù della dignità e della potestà che compete loro
quali Successori degli Apos toli tCommunicationes, a. 1983, p. 94, can. 7 18, n. I).
Lo1 prcdicu zi onc 17

CAN. 764 - Salvo praescripto Salvo il disposto del can. 765. i presbi-
can, 765, facultate ubique praedi- teri e i diaconi hanno la facoltà di predi-
candi, de consensu saltem prae- care dovunque - da esercitarsi per altro
sumpto rectoris ccclesiae exer- con il consenso almeno presunto del retto-
cenda, gaudent presbyteri et dia- re della chiesa - tranne il caso che essa sia
coni, nisi ab Ordinario competen- stata limitata o tolta dall'Ordinario com-
ti eadem facultas restricta fuerit petente, o che per legge particolare si ri-
aut sublata, aut lege particulari chieda la licenza espressa .
Iicentia expressa requiratur,
CAN. 765- Ad praedicandum relì- Per predicare ai religiosi nelle loro chie-
giosis in eorum ecclesiis vel ora- se e nei loro oratori , si richiede la licenza
toriis Iicentia requiritur Superio- del Superiore competente a norma delle
ris ad normam constitutionum costituzioni.
competentis.

Tale diritto spetta ai Vescovi, non ai Vicari, ai Prefetti e agli Amministratori apo-
stolici, tranne che siano insigniti della dignità episcopale. Può essere esercitata con piena
libertà in ogni Chiesa particolare, nessuna esclusa, tranne che per gravi ragioni, in casi
particolari, il Vescovo del luogo ne faccia espresso divieto .
Per l'obbligo personale dei Vescovi diocesani di predi care con frequ en za (per se ipsi
frequenteri nella propria diocesi, cfr. can. 386, § l.

3) La facoltà dei presbiteri e dei diaconi 3138


764 (1337-1338*) Per i Vescovi si parla di diritto, per i presb iteri e i diaconi di
faco ltà. Tale facoltà, nel Codice anteriore, era concessa ai singoli chierici del clero
secolare e religio so dall'Ordinario del luogo. Nel nuovo Codice essa è riconosciuta ex
iure a tutti i presb iteri e i diaconi, che pertanto, salvo il disposto del can. 765, sono
autorizzati a predicare dovunque a una triplice condi zione :
[ O Che la facoltà non sia stata limitata o tolta dall' Ordinario competente
2° Che per legge particolare (diocesana, provinciale, regionale, ccc.) non si richie-
da la licenza espressa
3° Che, predicando in una chiesa, ci sia il consenso almeno presunto del rettore
Per la revoca della facoltà di predicare, si richiede una "g iusta causa", e contro un
provvedimento illegittimo si può ricorrere a norma del can. 1732 ss. Il ricorso non è "in
suspens ivo" (can. 1340, § 3, Codice 1917).
L'inn ovazione apportata nell'attuale Codice è più conforme, teologicamente . all' ordinazione 3139
presbiterale e diaconal e. che deputa ex se i ministri sacri al "munus docendi" (can. lOO8). L'inse-
gnamento del Concilio a tal riguardo è esplicito:
- Il ministero ecclesiastico d'i stituzione divina viene esercitato in diversi ordini da quelli
che già anticamente son chiamati Vescovi, Presbiteri , Diaconi. l Presbiteri, pur non possedendo il
vert ice del sacerdozio e dipendendo dai Vescovi nell'esercizio della loro potestà, son tuttavia ad
essi congiunti per la dignità sacerdotale e in virtù del sacramento dell'ordine ; ad immagine di
Cristo, so mmo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli c
eelebrare il culto divino. quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento. Partecipi, secondo il grado del
loro ministero, della funzione dell' unico Mediatore Cristo, essi annunziano a tutti la Parola divina...
Nel grado inferiore della gerarchia sono i Diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il
sacerdozio. ma per il ministero . Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della
liturgia, della parola e della carità essi servono il Popolo di Dio, in comunione col Vescovo e con
il suo presbiterio tLu men Gentium, nn. 28, l, e 29, I ).
18 LIBRO [IJ - H "munus doccadi" della Chiesa

CAN. 766 • Ad praedicandum in Se la necessità lo richieda in determina-


ecclesia vel oratorio admitti pos- te circostanze, o se, in particolari casi,
sunt laici, si certis in adiunctis ne- l'utilità lo consigli, i laici possono venire
cessitas id requirat aut in casi bus ammessi a predicare in una chiesa o in un
particularibus utilitas id suadeat, oratorio, secondo le disposizioni della
iuxta Episcoporum conferentiae Conferenza Episcopale e salvo il can.
praescripta, et salvo can, 767, § 1. 767, § 1.

3140 4) Prediche ai religiosi


765 (/338*) Per poter predicare ai religiosi nelle loro chiese e nei loro oratori, si
richiede (ed è sufficiente) la licenza del Superiore competente a norma delle Costituzio-
ni'. È ovvio che questa disposizione non riguarda i Vescovi, i quali, in forza del can.
763, hanno il diritto di predicare dovunque la Parola di Dio, non escluse le chiese e gli
oratori degl' Istituti religiosi di diritto pontificio.
Il cappellano ha ex iure questa facoltà, poichè fa parte del suo ufficio (can. 566, § I).
Per il concetto di "chiesa" e di "oratorio", cfr. cann. 1214 e 1223.

3141 5) La partecipazione dei laici


766 (/342 *) Ncl Codice anteriore, la facoltà di predicare nelle chiese era concessa
soltanto ai sacerdoti e ai diaconi, con esclusione formale dei laici, anche se religiosi
(can. 1342, Codice 1917). Nel nuovo Codice, il principio che la facoltà di predicare
spetti per sé ai sacerdoti e ai diaconi, è rimasto intatto (cfr. Communicationes, a. 1983,
p. 95, can. 721, n. I). Il motivo è strettamente teologico: l'intima relazione tra l'Euca-
ristia - di cui sono ministri propri i sacerdoti e i diaconi a termini dei cann. 900, § I,
e 910, § I - e la predicazione. «L'Eucaristia - afferma il Concilio Vaticano 1\ - è
la fonte e il culmine di tutta la predicazione evangelica» (Decr. Presbyterorum Ordinis,
n. 5, 2).
Ma i laici, nel nuovo spirito del Concilio, sono ormai chiamati a dare la loro
cooperazione ai ministri sacri nell'esercizio del loro ministero e della loro attività. Tale
cooperazione, che si estende alla stessa potestà di governo (can. 129, § 2), abbraccia
anche il ministero della Parola (can. 230, § 3, e 759), non esclusa la predicazione nelle
chiese e negli oratori. La predicazione del laico, uomo o donna, non ha tuttavia carattere
ordinario:
- Richiede un invito o un permesso da parte dell'autorità ecclesiastica (il Vesco-
vo, il parroco, il rettore della chiesa, ecc.).
- Dev'essere giustificata da motivi di necessità o di utilità (l'assenza dci ministro
sacro, prescritta dal can. 230, § 3, come condizione - "detìcientibus ministris" - è qui
per altro scomparsa).
- Occorre attenersi alle disposizioni emanate dalla Conferenza Episcopale, in
modo che ci sia nell'ambito del territorio uniformità di criteri e di direttive tCommuni-
cationes, a. 1983, p. 96, can. 721, n. 2f.

I «Quid dc rncmbris aliorum Institutorum vitae consecratae et Societatum vitae apostolicae?


R.: Reguntur iure presbyterorum saecularium» (Conununicutinnes. a. 1983, p. 95, can. 720, n. I).
, La Conferenza Episcopale Italiana ha disposto che i laici possano essere ammessi a predi-
care - non a tenere l'omelia - nelle chiese e negli oratori a condizione che abbiano i requisiti
19

CAN. 767 - § l. Inter praedicatio- § I. Tra le forme di predicazione ha un


nis form as eminet homilia, quae posto di grande rilievo l' omelia, che è
est pars ipsius Iiturgi ae et sacer- parte della stessa liturgia ed è riservata al
doti aut diacono reservatur; in ea- sacerdote o al diacono ; in essa, nel corso
dem per anni liturgici cursum ex dell' anno liturgico, si espongano, com-
textu sacro fidei mysteria et nor- mentando il sacro testo. i misteri della
mae vitae christianae exponantur. fede e le norme della vita cristiana.
§ 2. In omnibu s Missis diebus § 2. Nei giorni di domenica e nelle feste
dominicis et festis de praecepto, di precetto, l'omelia deve tenersi in tutte
quae concursu populi celebran- le Messe che si celebrano con concorso di
tur, homilia habenda est nec popolo, né può essere tralasciata se non
omittit potest nisi gra vi de causa. per grave causa.
§ 3. Valde commendatur ut, si § 3. Si raccomanda vivamente che, se
sufficiens detur populi concur- c'è un sufficiente concorso di popolo, si
sus, homilia habeatur etiam in faccia l' omelia anche nelle Messe cele-
Missis quae infra hebdomadam, brate durante la settimana, soprattutto nel
praesertim tempore adventus et tempo di avve nto e di quaresima, o in oc-
quadragesimae aut occasione casione di qualche festa o di un evento
alicuius festi velluctuosi eventus , luttuoso.
celebrentur.
§ 4. Parochi aut ecclesiae rec- § 4. Spetta al parroco o al rettore della
tori s est curare ut haec prae- chiesa curare che queste disposizioni sia-
scripta religiose ser ventur. no osservate scrupolosamente.

- Resta esclus a l'omelia, come si dirà nel cano ne seguente.


Il Codic e parla espressamente di "prcdicazio ne nelle chiese e negli oratori". Di conseguenza.
non rientra nella norma limitativa del presente canone:
- La predicazione dei laici fuori dei detti luoghi sacri
- L' istruzione catechistica impartita anche nei luoghi sacri
- Vi rientra invece l' omelia dovunque si svolga la celebrazione della Messa

2. Norme sull 'omelia 3142


767 (/ 345 *) L'o melia è <d a spiegazione di qua lche as petto dell e letture
scrittu ristichc o di altri testi dell'ord inario o del proprio della Messa del giorno, tenendo
conto sia del mistero che viene celebrato sia delle particolari esigenze degli uditori»
(S.c. dei Riti, Istr, lnter oecumenici, 26 settembre 1964, n, 54: Enchir. Va!., vol. 2, p.
331, n. 264).
767 , § 1 Tra le forme di predicazione l'omelia ha un posto del tutto partico lare, 3143
eminente (èrninet), poiché fa parte della liturgia eucaristica: «La liturgia della parola e
la liturgia euca ristica sono congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto
di culto» (Cos t. Sacrosanctum Concilium, n. 56). Di conseguenza, essa è riservata ai
ministri sac ri: il sacerdote o il diacono, ed ha come oggetto , seguendo il corso dell' anno

necessari, e cioè ortodossia di fede. preparazione teologico-spirituale , esemplarit à di vita a livello


personale e com unitario, capacità di comu nicazione, e che abbiano ricevuto il mandato dell' Ordi-
nario del luogo (Enchir. CEI, voI. 3. p. 1316. n. 2277).
20 LIBRO III -II "munus doccndi" della Chiesa

CAN. 768 • § l. Divini verbi § l. Gli annunziatori della parola di Dio


praecones christifidelibus impri- propongano, anzitutto, ai fedeli quel che è
mis proponant, quae ad Dei glo- necessario credere e operare per la gloria
riam hominumque salutem cre- di Dio e la salvezza degli uomini.
dere et facere oportet.
§ 2. Impertiant quoque fideli- § 2. Impartiscano inoltre ai fedeli la
bus doctrinam, quam Ecclesiae dottrina proposta dal magistero della Chie-
magisterium proponit de perso- sa sulla dignità e libertà della persona
nae humanae dignitate et Iiberta- umana, sulla unità e stabilità della fami-
te, de familiae unitate et stabilita- glia e i suoi compiti, sugli obblighi della
te eiusque muniis, de obligationi- vita sociale, come pure sulla organizza-
bus quae ad homines in societate zione delle cose temporali secondo l'ordi-
coniunctos pertinent, necnon de ne stabilito da Dio.
rebus temporalibus iuxtaordinem
a Deo statutum componendis.

liturgico, il commento del testo sacro (ex textu sacro), con la rispondente esposizione,
dottrinale e pratica, dei misteri della fede e delle norme della vita cristiana.
L'omelia festiva è un particolare dovere ex officio del parroco (can. 528, § l). Per
gli alunni del seminario, i quali devono essere preparati con cura all'esercizio del sacro
ministero, l'omiletica, come la catechistica, devono far parte di una preparazione spc-
cifica (can. 256, § I).
3144 Un chiarimento. Il divieto per un fedele laico di tenere l'omelia al posto del sacerdote o del
diacono durante la celebrazione della Messa, è formale e per sé non ammette eccezioni, né il
Vescovo diocesano può dispensare dalla norma prescritta (Pont. Comm. interpr. Codice, 26 maggio
1987). Nulla, tuttavia, proibisce ex iure communi, che, dopo una breve omelia fatta dal ministro
sacro, intervenga un laico ad ag$iungere, ad integrazione, qualche parola di commento, portando
la sua testimonianza personale. E però preferibile che lo faccia al termine della Messa, prima del
congedo dei fedeli. Nel Direttorio per le Messe dei fanciulli la possibilità è prevista in modo
esplicito: «Nulla vieta che uno di questi adulti che partecipano alla Messa, con l'assenso del
parroco o del rettore della chiesa, dopo il vangelo rivolga ai fanciulli la parola, specialmente se al
sacerdote riesca difficile adattarsi alla mentalità dei piccoli ascoltatori» (n. 24).
Il divieto, ovviamente, non sussiste per la Liturgia della Parola, celebrata senza Messa a
norma del can. 1248, § 2, né occorre più attenersi strettamente alla prescrizione della citata Istru-
zione Inter oecumenici della S. Congregazione dei Riti: «Colui che presiede, se è diacono, tcnga
l'omelia, oppure, se non lo è, legga un'omelia scelta dal Vescovo o dal parroco» tEnchir. Val., voI.
2, p. 317, n.247, 2). Una tale disposizione restrittiva non è conforme allo spirito del nuovo Codice.
D'altra parte, essa è stata omessa nella Risposta data al Presidente della Conferenza Episcopale
Tedesca (20 nov. 1973), in cui è detto in modo assoluto: «Nei luoghi in cui mancano i sacerdoti
o i diaconi, i Vescovi scelgano dei laici che siano in grado di tenere l'omelia nella celebrazione
della Parola di Dio in modo che nelle domeniche e nelle feste di precetto, si dia ai fedeli l'oppor-
tunità di santificare il giorno dedicato al Signore» (n. I: X. Ocnox, Leges Ecclesiue, V, col. 6686).
Nella medesima Risposta, sono date ai Vescovi della Germania ulteriori facoltà, "pro
experirnento" (nn. 2-8).
3145 767, § 2 L'omelia - prescrive il canone, riportando la deliberazione conciliare
della Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 52 - deve tenersi nei giorni di domenica e nelle
feste di precetto, in tutte le Messe che si celebrano con concorso di popolo, né può
essere tralasciata se non per grave causa (gravi de causa).
Sono comprese - precisa l'Istr. Inter oecumenici, n. 53 - anche le Messe conventuali e
pontificali e quelle in canto iEnchir. Val., voI. 2, p. 331, n. 263).
La prudicaz ione 21

767 , § 3 Il terz o paragrafo del ca none 767 racc omand a, con viva so lleci tudi ne 3146
pastorale, che l'omelia sia tenuta anche nelle Messe celebrate nei gio rni feriali , se è
presente un numero sufficiente di fedeli, soprattutto nel tempo di Avvento e di Quare-
sima . o in occasio ne di fes te o di eve nti luttuosi,
767, § 4 Il parroco ha la cura e la respons abilità de lla propria chiesa e . similmente, 3147
il rettore dell a chiesa non parrocch iale (ca nn. 556 e 562). Es si hanno il parti col are
dovere di prov vedere che le disp osizion i circa l'omelia siano oss er vate relig iosament e
(religiose) da tutti nella propria chiesa. Un uguale dovere è richiamato per i Vescovi,
nell ' ambito della intera diocesi (ca n. 386, § l).
L'o bbligo dell 'omelia è anche un dovere personale del Vescovo. Dice a tal riguardo il 3148
"Direttorio pastorale":
- Una particolare forma di predicazione per una comunità già evangelizzata è l' omelia. Il
Vescovo l'adopera durante la celebrazione dei sacri riti, con un lunguaggio piano, famil iare e adatto
alla capacità di tutti gli astanti, basandosi sul testo sacro per illustrare le meravigliose opere di Dio
e i misteri di Cristo e per formare i fedeli secondo le leggi della vita cristiana.
Poiché l' omelia si tiene dopo la lettura della Sacra Scrittura durante lo svolgimento della
liturgia, culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa. essa eccelle sulle altre forme di predicazione
e in qualche modo le riassume. specialmente la catechesi. Il Vescovo raramente o ben difficilmente
potrà fare egli stesso la catechesi; ebbene l'omelia gli offre l' occasione di fare un'effi cace cateche-
si, sia pur breve e sintetica, attingendo le fondamentali verità cristiane dalla stessa liturgia del
giorno, a meno che motivi pastorali non consiglino diversamente.
Per toccare più facilmente gli animi ed invitarli alla verità, il Vescovo deve conoscere bene
la mentalità, le consuetudini, le situazioni, i pericoli, i pregiudizi delle persone e delle categorie alle
quali predica, e adattare continuamente la forma del suo insegnamento alla loro capac ità, alla loro
indole, alle loro necessità, sì che ciascuno possa attingere con gioia dalle fonti della salvezza (cfr.
ls. 12, 3) e dal tesoro della dottrina sacra (Enchir. Val., voI. 4, nn. 2032-2033) .

3 . Contenuto e metodo della predicazione 3149

1) Il contenuto
768 (1347, § / *) Il contenuto prim ario ed essen ziale della sac ra pred icazione sono
le verit à e le norm e cristiane, nec essarie per poter credere e operare rettamente, per la
glo ria di Dio e la salvezza delle anim e (§ l).
Ma la morale crist ia na suppo ne e co m prende anc he la morale natur ale, per cui il
§ 2 richi am a il dovere de gli annunziatori de lla Parol a di Dio d 'im partire inoltre la
dottrina proposta dal Mag istero dell a Chies a:
S ulla di gnità e sulla libert à della person a uman a
Sulla uni tà e stabilità dell a fam igli a, sulla sua funzione e i suoi com piti
Sugli obbligh i dell a vita soc iale
Sulla organ izzazione dell e cose temporal i, secondo l'ordine stabilito da Dio.
Più diffusamente il Decr. conco Christus Dominus, n. 12, 2-3:
- I Vescovi mostrin o inoltre che le stesse realtà terrene e le umane istituzioni, nei disegni
di Dio Creatore, sono ordinate alla salvezza degli uomini. e possono, per ciò, contribuire non poco
all'edificazione del Corpo di Cristo. Insegnino pertanto quale sia, secondo la dottrina della Chiesa,
il valore della persona umana, della sua libertà e della stessa vita fisica, - il valore della famiglia,
della sua unità e stabilità, della procreazione ed educazione della prole; - il valore della convi-
venza civile, con le sue leggi e con le varie professioni in essa esistenti, - il valore del lavoro e
del riposo delle arti e della tecnica, della povertà e della ricchezza. E da ultimo espongano come
debbano essere risolti i gravissimi problemi sollevati dal possesso dei beni materiali, dal loro
sviluppo e dalla loro giusta distribuzione, dalla pace e dalla guerra, e dalla fraterna convivenza di
tutti i popoli.
22 LIBRO III • Il "munus doce ndi" odi o [Link]

CAN. 769 - Doctrina christiana La dottrina cristiana sia proposta in


proponatur modo auditorum con- modo rispondente alla condizione degli
dicioniaccommodato atque ratìone ascoltatori e tenendo conto delle necessità
temporum necessitatibus aptata. dei tempi.
CAN. 770 - Parochi certis tempo- In determinati periodi , secondo le di-
ribus, iuxta Episcopi dioecesani sposizioni del Vescovo diocesano, i par-
praescripta, illas ordinent praedi- roci organizzino quelle predicazion i dette
cationes, quas exercitia spiritualia esercizi spirituali e sacre missioni, o altre
et sacras missiones vocant, vel a- forme adattate alle necessità.
lias formas necessitatibus aptatas.
CAN. 771 - § 1. SoIIiciti sint ani- § l. I pastori di anime, soprattutto i
marum pastores, praesertim Epi- Vescovi e i parroci, abbiano cura che la
scopi et parochi, ut Dei verbum parola di Dio sia annunziata anche a quei
iis quoque fidelibus nuntietur, fedeli che, per le loro condizioni di vita,
qui ob vitae suae condicionem non usufruiscano sufficientement e della
communi et ordinaria cura pa- comune e ordinaria cura pastoral e, o ne
storali non satis fruantur aut ea- siano del lutto privi.
dem penitus careant.
§ 2. Provideant quoque, ut E· § 2. Provvedano pure che il messaggio
vangelii nuntium perveniatad non evangelico giunga ai non credenti che sono
credentes in territorio degentes, nel territorio, poiché la cura delle anime
quippe quos, non secus ac fideles, deve comprendere anche loro, non diver-
animarum cura complecti debeat. samente che i fedeli.

3150 2) Il metodo
769 (/347, § 2*) Il canone , seguend o l'insegnamento del Concilio Vaticano Il
(Christus Dominus, n. 13, I), si limita a dettare una fondamental e norma pedagogica:
la dottrina cristiana dev'essere proposta in modo rispondente alla condizione e alla
capacità degli ascoltatori e, nello stesso tempo, dev'essere adattata alle necessità dei
tempi, «sì che risponda - aggiunge il Coneilio - alle difficolt à e ai problemi da cui
so no maggiormente assillati e angustiati gli uomini» (ibid.).
Il can. 1347, § 2, del Codice del 1917 aggiungeva un ammonimento quanto mai
opportuno. tratto da S. Paolo (I Cor. 2, 1-5):
- Gli annunziatori della Parola di Dio si astengano dal trattare argomenti difficili
(abstrusis), che superano la comune capacità degli ascoltatori ; esercitino il ministero
evangel ico non con gli allettanti discorsi della sapienza umana né con le lusinghe pro-
fane di una vuota e ambiziosa eloquenza, ma con un linguagg io fondato sullo Spirito e
sulla virtù divina; predichino non se stessi, ma Cristo crocifisso.

4. Norme ulteriori

3151 l) Esercizi spirituali e sacre missioni


770 (/349*) Rappresentano la predicazione straordinaria, ehe i parroci devono
organizzare per i propri fedeli in determ inati periodi (il Codice precedente precisava
"sa ltem deeimo quoque anno" ), secondo le disposizioni del Vescovo dioces ano. Si tratta
di esercizi spirituali, sacre missioni o altre forme di predicazione , adattale alle necessità
dei tempi , che sono precettive al pari della predicazione ordinaria, perché necessarie
La prcd ieazionc 23

CAN. 772 - § 1. Ad exercitium § l . Per quanto riguard a l'esercizio


praedicationis quod attinet, ab della prcdicazione, si osservino inoltre da
omnibus praeterea serventur nor- tutti le norme stabilite dal Vescovo dioce-
mae ab Episcopo dioecesano latae. sano.
§ 2. Ad sermonem de doctrina § 2. Per parlare sulla dottrina cristiana
christiana faciendum via radio- nelle trasmissioni radiofonichc o televisi-
phonica aut televisifica, serven- ve, si osservino le dispo sizioni date dalla
tur praescripta ab Episcoporum Conferenza Episcopale.
conferentia sta tuta.

anc h'esse all' istruzione e alla formazione cristiana dei fedeli, co m'è d imostrato dal-
l' esperienza,
Circa "la somma importanza. utilità c opportunità" degli esercizi spirituali, predicati pubbli-
camente al popolo e soprattutto gli esercizi "chiusi", conserva tutto il suo valore l' Enc. Mens IIOSfra
di Pio XI. del 20 dicembre 1929'.

2) Sollecitudine pastorale per tutti, anche per i non credenti 3152


771 (1350*) La preoccupazione co stante dell a C hiesa è che il messaggio cristiano
perven ga a tutti gli uomini:
- A i fedeli , c he freq uen tano le c hiese e i cen tri di attività reli g iosa
- A co loro c he, per la loro cond izione di vita, non so no in gra do d i usufru ire
sufficiente me nte dell a co mune cura pastorale o ne so no pri vi del tutt o (cfr. can. 568)
- A qu anti si fossero allontanati dall a pr atica reli giosa (can . 528, § l ), c anche ai
no n cre de nti, poi ch é la e ura pastorale co mprende anc he loro, non d iversame nte ch e i
fed el i.
Il callo 771 ricorda che di questa cura pastorale, co mprensiva di tutt e le catego rie
accennate , devono essere solleciti tutti i pastori d i anime , in particolare i Ve sco vi e i
parroci.
Un problema connesso è quello del turismo e degli emigranti: cfr. a tal riguardo il Direttorio
Peregr inus in ferra della Congregazione per il Clero, 30 aprile 1969 (Enchir . Vaf ., voI. 3. pp. 576-
()19) e quanto s'è già detto nel n. 2565 55. , a commento dci can, 56R.

3 ) La competenza normati va dei Vescovi diocesani e delle Conferenze 3153


Episcopali
772 Il Vescovo dioc esano è il modera/ore d i tutt o il mini stero dell a Parola, c he si
svolge nella Chiesa affidata alle sue c ure (can. 756, § 2). Spetta a lui e manare norm e
co nc re te sull'eserciz io della predi cazione , e tutti , compresi i reli gio si, so n tenuti ad
oss erva rle (§ l ).
Una particolare competenza è attribuita alle Con ferenze Ep iscop ali in ordine al-
l' esp osizione dell a dottrina cristiana nelle trasmissioni radiofoniche o televisive. Le loro
prescrizioni in tale m ateri a sono vinc olanti nei rispettivi territori per tutti , c hierici c laic i
(§ 2).

.' Tutte le Encicliche dei Sommi Pontefici, Dall'O glio Editore, Milano 1979, V ed.. voI. I, pp.
832·843.
24 LIBRO III -II "munus doccndi" della Ch i~Sà

CAPITOLO II
L'ISTRUZIONE CATECHETICA

CAN. 773 - Proprium et grave È dovere proprio e grave soprattutto dei


officium pastorum praesertim pastori di anime curare la catechesi del
animarum est catecbesim populi popolo cristiano , affinché la fede dei fede-
cbristiani curare, ut fidelium fio li, attraverso l'insegnamento della dottrina
des, per doctrinae institutionem e l'e sercizio della vita cristiana, diventi
et vitae cbristianae experientiam, una fede viva, esplicita e operosa.
viva fiat explicita atque operosa.

Connesso col can. 772. § 2. è il can. 831. § 2. che demand a alle medesime Con-
ferenze l' emanazione delle norme sui requisiti necessari, perché sia consentito ai chierici
e ai membri degl'Istituti religiosi partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive su
questioni riguardanti la dottrina cattolica o la morale.

3154 L'ISTRUZIONE CATECHETICA (cann. 773-780)


Schema
I. Introduzione 3. Norme ulteriori
2. Gli operatori della catechesi

3155 1. Introduzione
La seconda forma essenziale del ministero della Parola di Dio è l'istruzione cate-
chistica o catechesi.
In genere. la catechesi può definirsi: L'insegnamento della dottrina cristiana. fatto
per sé in modo organico e sistematico, allo scopo di educare i fedeli alla pienezza della
vita cristia na. È, in sostanza, la definizione data da Giovanni Paolo Il nella Esort. Ap.
Ca tec hesi tradendae, n. 18, 4. Risulta così la differenza della catechesi propriamente
detta dalla predicazione, che ha il compi to dì esporre alcuni aspetti del messagg io di
Cristo, con uno scopo prevalentemente parenetico, diretto a muovere la volontà e i
sentimenti degli ascoltatori, esortandoli a vivere cristianamente in conformità co n la
legge evangelica.
La catechesi «è la base della vita religiosa e la profonda esigenza del nostro tem-
po»'. È «un compito di vitale importanza per tutta la Chiesa- ". «Un compi to prioritario
delle attività e dei programmi pastorali»". Un'attività «indispensabile per la maturazione
della fede dei cristiani e per la loro testimonianza nel mondo - ".
3156 Il magistero ecclesiastico ha emanato vari documen ti circa la catechesi. Citiamo i
principali. che occorrerà tener presenti per l' approfondimento e l'interpretazione delle
norme contenute nel Codice.

I Paolo VI, in "Temi pastorali", a cura di L. Chiappetta, ed. Dehoniane, Napoli 1980. voI. I,

p. 49.
, IV Sinodo dei Vescovi, La catechesi nel nostro tempo, n. 12 tEnchir. Var.• vol. 6. p. 3 13.
n. 401.
-' Giovanni Paolo Il, Catechesi tradendae, n. 15 (Enchir. Vaf.• voI. 6. p. t 197. n. 1793.
4 Giovanni Paolo Il, ibid. n. 25. 3 (Enchir. Vaf. , vol. 6, p. 12 t 3. n. 1823).
L'Istru zione cncchctica 25

CAN. 774· § 1. Sollicitudo cate- § I. L' impegno per la catec hesi, sotto la
chesis, sub moderamine legiti- guida della legittima autorità ecclesiasti-
mae ecclesiasticae auctoritatis, ca, riguarda tutti i membri della Chie sa,
ad omnia Ecclesiae membra pro ciascuno per la sua parte.
sua cuiusque parte pertinet.
§ 2. Prae ceteris parentes obli- § 2. I genitori, prima di lutti gli altri,
gatione tenentur verbo et exem- hanno l' obbligo di educare i loro figli con
pio filios in fide et vitae christia- la parola e con l'esempio nella fede e nella
nae praxi efformandi; pari obli- pratica della vita cristiana; lo stesso obbli-
gatione adstringuntur, qui paren- go grava su coloro che ne fanno le veci e
tum locum tenent atque patrini. sui padrini.

Documenti della Sa nta Sede


- Il Direttorio Catechistico Generale della Co ngregazione per il Clero , II aprile 1971, «un
docume nto fondame ntale per stimolare e orientare il rinn ova mento cateche tico in tutta la C hiesa »
(Giovanni Paolo Il): Enchir. Val., vol. 4, pp. 224-399.
- L ' Esort . Ap . Evange li! nuntiandi di Paolo VI, 8 dicembre 1975, nn. 44-48 e 54: Enchi r.
Vat.. voI. 5, pp. 1056-1063, 1070-1071.
- La citata Eso rt. Ap. Catechesi tradendae di Giov ann i Paolo Il, 16 ottobre 1979 , la qu ale
raccoglie ed inte gra i risultati del IV Sin odo dei Ve scov i, celebrato in Roma nell'otto bre 1977 :
Enchir. Vm., vol. 6, pp. 1174-1291.

Documento del IV Sinodo dei Vescovi


- Messaggio al popo lo di Dio De catechesi hoc nostro tempo re tradenda, 28 otto bre 1977 :
Enchir. Vat., vol. 6, pp. 294 -32 1

Documenti d ella Conferenza Episcopale Italiana


- Documento pastorale 1/ rinno vamento della ca techesi, 2 fe bbraio 1970 : Enchir. CEI,
voI. I , pp. 737-834
- No ta pa storale Catechesi e cat echis mi in Italia, a pri le 1973 : Enchir CEI, voI. 2, pp .
92- 10 1

2. Gli operatori della catechesi 3157

I ) li grave dovere dei pastori d'an ime 3158


773 (1329 *) Come si dirà nel can. 774, § I , l'i mpegno per la catechesi riguarda
tutti i membri della Chiesa . Ma la responsabilità maggiore - ammonisce il can. 773,
riproducendo il can. 1329 del Codice anteriore - è dei pastori d' anime, che hanno in
forza del loro ufficio l'obbligo grave (gravissimo. diceva con maggior vigore il canone
del 19( 7) d'istruire ed educare il popolo cris tiano mediante un'adeguata catechesi.
Il fine della catechesi - aggiunge il canone con parole tratte dall'i nsegnamento
conciliare - è di rendere viva, esplicita e operosa la fede dei credenti in Cristo, attra-
verso l'insegnamento della dottrina e la pratica della vita cristiana (cfr. Decr. Christus
Dominus, n. 14, I ).

2) L 'impegno di tutti i membri della Chiesa e dei genitori in partico lare 3159
774 (1335*) Nella Chiesa di Cristo, tutti i fedeli che ne fanno parte in virtù de l
battesimo, devono sentire l' obbligo e la responsabilità di partecipare attiva mente alla sua
26 LIBRO III- Il "rnunus doccndi" della Chiesa

CAN. 775 - § [Link]- § J. Spetta al Vescovo diocesano, se-


tis ab Apostolica Sede latis, Epi- guendo le disposizioni emanate dalla Sede
scopi dioecesani est normas de re Apo stolica, dettare norme in materia cate-
catechetica edicere itemque pro- cheti ca, come pu re provvedere che siano
spicere ut apta catechesis instru- disponibili sussidi adatti per la catechesi,
menta praesto sint, catechismum preparando anche un catechismo , se ciò
etiam parando, si opportunum id sembri opportuno, c insieme favorendo e
videatur, necnon incepta cateche- coordinando le iniziati ve catechistiche.
tica fovere atque coordinare.
§ 2. Episcoporum conferentiae § 2. Spetta alla Conferenza Epi scopale,
est, si utile videatur, curare ut se lo ritenga utile , curare che siano pub-
catechismi pro suo territorio, blicati catechismi per il proprio territorio,
praevia Sedis Apostolicae appro- con la previa appro vazione della Sede Apo-
batione, edantur, stoli ca.
§ 3. Apud Episcoporum confe- § 3. Può essere istituito in seno alla
rentiam institui potest officium ca- Conferenz a Epis cop ale un ufficio catechi-
techeticum,cuius praecipuummu- stico , col precipuo compito di offrire la
nus sit singulis dioecesibus in re propr ia assistenza in materia ca tec hetica
catechetica auxilium praebere. alle singole dioce si.

missione. Di co nseguenza, l' impegno per la catechesi, come in genere per il ministero
della Parol a , de v'essere di tutti i cristiani, ciascuno per la su a parte , secondo le proprie
attitudini e capacità, le co ndizioni di età e di vita, i doni o carismi, le disponibilit à, e
sem pre sotto la legittim a gu ida dell'autorità eccles iastica.
Un obblig o primario grava per altro sui genitori, i quali , prima e più di tutti gli altri
(prae cetcris), hanno il dovere di educare i loro figli, con la parol a e con l'esempio , nell a
fede e nell a pratica dell a vita cristian a. Tale dovere vien e richiamato con insis tenza
anche in altri canoni : 226, § 2, 793; 1136 ; 1154, ecc. AI medesimo obbligo so n tenuti
coloro che fanno le veci dei genitori e i padrini di battes imo c di confermazio ne (cann.
872 e 892).
Sulla catechesi familiare, «che precede accompagna ed arricchisce ogni forma di catechesi»,
sul suo carattere "insostituibile" e sull'vinestimabile servizio" ch'essa rende alla Chiesa, ha insistito
con particolare forza Giovanni Paolo Il nella sua Esort. Ap. Catechesi tradendae, n. 68 tEnchir.
VlIl., vol. 6, pp. 1278-1281 , nn. 1920-1921 ).

3160 3) Il compito dei Vescovi diocesani e delle Conferenze Episcopali


775 (1336 *) Nella propri a Chiesa, i Vesco vi sono «i primi responsab ili della ca-
teche si, i ca techisti per ecc ellenza» (Catechesi tradendae, n. 63 , 2). Il loro co mpito è
duplice: norm ati va e promozionale.
Spetta in particolare ai Vescovi nell' ambito della propria competenza :
- Reg olamentare l'attività catechetica, attenendosi alle prescrizioni em an ate dalla
Sede Apo stolic a
- Favorire e coordinare le attività e le iniziative catechi stiche
- Provv ed ere che sian o disponibili strumenti adatti per la catechesi
- Prep arare anche un catechismo propri o, se ciò sembri opportuno ; per tale cate-
ch ismo di carattere diocesano , non occorre l' approvazione dell a Santa Sede: Communi-
cation es, a. 1983 , p. 97, can. 730, n. 1
L "istruzione cutcchcticu 27

CAN. 776 - Parochus, vi sui mu- In for za del suo ufficio , il parroco è
neris, catecheticam efformatio- tenuto a curare la formaz ione catechet ica
nem adultorum, iuvenum et pue- degli adulti, dei giovan i e dei fanciulli; a
rorum curare tenetur, quem in fi- tal fine, si valga della collaborazione dei
nem sociam sibi operam adhi- chierici addetti alla parro cchia, dei mem-
beat c1ericorum paroeciae addic- bri degl 'i stituti di vita consacrata e delle
torum, sodalium institutorum vi· società di vita apostolica, tenendo conto
tae consecratae necnon socìeta- del carattere di ciascun istituto , come pure
tum vitae apostolicae, habita ra- dei fedeli laici, soprattutto dei catechisti;
tione indolis uniuscuiusque insti- tutti questi, se non sono legittim amente
tuti, necnon christifidelium laico- impediti , non si rifiutino di prestare vo-
rum, praesertim catechistarum; lentieri la loro opera. Nell a catechesi fa-
hi omnes, nisi legitime impediti, miliare, promuova e sostenga il comp ito
operam suam libenter praestare dei genitori, di cui al can. 774, § 2.
ne renuant. Munus parentum, in
catechesi familiari, de quo in can,
774, § 2, promoveat et foveat,

- Dare la loro approvazione ai catechismi e ad ogni altro scritto destinato al-


l'istruzione catechetica e alle loro vers ioni (ca n. 827, § I)
- Ave r cu ra che siano osservate fedelmente le prescrizioni vigenti in materia di
cateche si (can. 386, § I)
A termini dcI Decreto Provido sane consilio della Congregazione del Concilio in data 12 3161
gennaio 1935, in tutte le parrocchie dev'e ssere costituito il Sodalizio della Dottrina Cristiana. e in
ogni singola diocesi - "si tieri potest" , era detto allora - l'Ufficio Catechistico Diocesano, col
co mpito di promuovere e guidare tutta l'organizzazione catechistica della diocesi, sotto la personale
direzione del Vescovo (nn. r e 111, I: X. OcHOA, Leges Ecclesiae. I, coli. 1600 e 1601). Con il
Direttorio Catechistico Generale della S. Congregazione per il Clero (a. 1971). l'Istituzione del-
l'Ufficio Catechistico Diocesano è divenuta obbligatoria:
- L'U fficio Catechistico, che fa parte della Curia Diocesana, è l'organo con cui il Vescovo.
capo della comunità e maestro della dottrina, dirige e presiede tutte le attività catechistiche della
diocesi. Nessuna diocesi può essere priva di un proprio Ufficio Catechistico (n. 126, 4-5: Enchir.
Val., voI. 4, p. 38 1).

Ci rca le Conferenze Episcopali, il canone si limita a una dupl ice norma direttiva, 3162
concernente:
- La pubbl icazione , "si utile videatur", di catec hismi per il proprio territorio, co n
previa approvazione da parte della Santa Sede;
- L' opportunità della istituzione di un Ufficio Catechistico Cent rale, col compito
precipuo di offri re la propria assisten za in materia catechetica alle singole diocesi
I catechismi pubblicati dalle Conferenze Episcop ali non sono obbligatori , poiché
ogni Vescovo ha la facoltà di redigere catechismi propri (§ I) .
I catechismi compilati dalle Conferenze Episcopali devono essere approvati dalla Sede Apo-
stolica : cfr. a tal riguardo la Risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede in data 7 luglio
1983 (X. OCHOA, Leges Ecclesiae, VI, n. 4991, coli. 8656-8660).

, Attesa l' approvazione della Santa Sede, tali catechismi non hanno bisogno di alc una appro-
vazione da parte degli Ordinari del luogo (can. 827, § I).
28 LIBRO 111 - Il "m unus doccndi" della Ch iesa

CAN. 777 • Peculiari modo pa- In modo particolare, il parroco, attenen-


rochus, attentis normis ab Epi- dosi alle nonn e stabilite dal Vesco vo dio-
scopo dioecesano statutis, curet: cesano, abbia cura:
l ° ut apta catechesis impertia- l ° che s' impartisca una idonea cateche-
tur pro sacramentorum celebra- si per la celebrazione dei sacramenti;
tione;
2° ut pueri, ope catecheticae 2° che i fanciulli siano debitamente pre-
institutionis per congruum temo parati, mediante l' istru zione catechetica
pus impertitae, rite praeparentur impartita per un congruo periodo di tem-
ad primam receptionem sacra- po, a ricevere per la prima volta i sacra-
mentorum paenitentiae et san- menti della penitenza e della santissima
ctissimae Eucharistiae necnon Eucar istia, e inolt re il sacra mento della
ad sacramentum confirmationis; conferma zione;
3° ut iidem, prima communione 3° che ai medesimi, dopo l' ammissione
recepta, uberius ac profundius ca- alla prima comunione, non si manchi di
techetica etTormationeexcolantur; dare una più abbondante e approfondita
4° ut catechetica institutio iis formazi one catechetica;
etiam tradatur, quantum eorum 4° che l'istruzione catec hetica sia forni-
condicio sinat, qui corpore vel ta anche ai minorati fisici o psichici , per
mente sint praepediti; quanto lo pennella la loro co ndizione;
5° ut iuvenum et adultorum fio 5° che la fede dei gio vani e degli adulti,
des, variis formis et inceptis, mu- con varie forme e iniziati ve, sia difesa,
niatur,iIIumineturatque evolvatur. illum inata e portata al suo sviluppo.

3163 4 ) La catechesi parrocchiale: compiti del parroco


776-777 (1330,1333-1334 *) In confor mità col can. 528, § I, il ca n. 776 ric hiama
anzitutto il dovere del parroco - vi sui m ùneris - di curare la formaz ione catechetica
deg li adulti, dei giovani e dei fanciull i, ossia di tutti i fedeli della sua parrocchi a, perché
tutt i hanno bisogno di approfo ndire la conoscenza della fede cristiana ai fini de lla
propria crescita e maturità spirituale.
In questo suo ministero oltrem odo impegnativo, egli ha bisogno di aiuto e di
collaborazione, in particolare:
- Dei chierici addetti alla parrocc hia
- Dei membri degl'Istituti di vita consacrata e delle Socie tà di vita aposto lica, nei
riguardi dei quali bisognerà tuttavia tener conto della natura di ciasc un Istituto
- Di laici prep arati, in grado di assolvere l'ufficio di catechisti
A tutt i costoro viene rivolta una viva eso rtazione, perché non neghin o (ne rènu ant)
la loro opera, ma la prestino anzi volentieri (libenter).
La catechesi parrocchi ale ha particolar e bisogno di essere sostenuta e affianca ta
dalla catechesi familiare, di cui sono responsabili i genitori (can. 774 , § 2). È dovere
e interesse del parroco inco raggiar la e promuoverla adeguatament e.
3164 La catec hesi parrocchiale deve raggiungere tutti e soddisfare tutte le es igenze. Con
grande senso di realism o pastorale, il can. 777 considera alcuni speciali tipi di cateche-
si, che il parroco deve organiz zare e curare con particolare impegno, attenendosi alle
norme stabilite da l Vescovo diocesano:
- La catech esi sacramenta/e, impartita in occasione della recezione dei sacra-
menti (cfr. anche can. 843, § 2). V. inoltre l'importante documento pastoral e Evange -
lizzazione e Sacramenti dell 'Episcopato italiano, 12 luglio 1973 tEnchir. CE1, voI. 2, pp.
168- (98). Relativamente alla catec hesi matrimoniale, cfr. can. 1063.
L' istruzione catec hetica 29

CAN. 778 - Curent Superiores I Superiori degl'istituti religiosi e delle


religiosi et societatum vitae apo- società di vita apostolica curino che nelle
stolicae ut in suis ecclesiis, scho- proprie chiese, scuole e altre opere in
lìs aliisve operibus sibi quoquo qualsiasi modo loro affidate , sia impartita
modo concreditis, catechetica in- diligentemente l'istruzione catechetica.
stitutio sedulo impertiatur.
CAN. 779 - Institutio catechetica L'istruzione catechetica sia data con
tradatur omnibus adhibitis auxì- l'uso di tutti i mezzi, sussidi didattici e
liis,subsidiis didacticis etcommu- strumenti di comunicazione sociale , che
nicationis socialis instrumentis, sembrino più efficaci , affinché i fedeli, in
quae efficaciora videantur ut fide- maniera adatta alla loro indole, alla loro
Ies,ratione eorum indoli, facultati- capacità ed età, come pure alle condizioni
bus et aetati necnon vitae condi- di vita, siano in grado di apprendere più
cionibus aptata, plenius catholi- compiutamente la dottrina cattolica c di
cam doctrinam ediscere eamque tradurla più efficacemente in pratica.
aptiusin praxim deducere valeant.

- La catechesi dei fanciulli in ordine alla prima recezione dei sacramenti della
penitenza e della SS. Eucaristia e del sacr amento della confermazione. Cfr. a tal riguar-
do l'All egato "De primo accessu ad sacr ament a paenitentiae et Eu charisti ae" , posto in
appendice al "Direttorio Catechistico Generale" della Congregazione per il Cle ro, Il
aprile 1971 (Enchir. Vat., voI. 4 , pp. 390 -397 ); - la Dichiarazione congiunta dell a S.c.
per la disciplin a dei Sacramenti e della S.c. per il Clero, in data 24 maggio 1973, e la
Risposta congi unta della S.c. per i Sacrament i e il Culto Divino e della S.c. per il C lero ,
in data 20 maggio 1977 tEnchir. Var., val. 4, pp. 398-39 9).
- La catechesi dei minorati fisici o psichci, per quanto lo permettano le loro
co nd izio ni. Cfr. Direttorio Catechistico Generale, n. 91 ; Eso rt. Ap . Catechesi
t radenda e, n. 4 I .
- La catechesi dei giovani e degli adulti, con forme e iniziative varie, in modo
che la loro fede sia rafforzata , illuminata e portata a maturità.
Per la catechesi differenziata in ordine all'età , cfr. il Direttorio Catechistico Ge-
nerale della S.c. per il Clero , parte V, nn. 77-97 , e l'Esorto Ap. Catechesi tradendae,
nn. 35-45 .

5) Il dovere dei Superiori d'Istituti religiosi e di Società di vita apostolica 3165


778 (/334 *) Anche i detti Superiori sono impegnati nella promozione dell'attività
catechistica. Il canone fa loro obbli go di aver cura perché nelle loro chiese, scuole c altre
opere, da es si rette, sia impartita dilig entemente l'istruzione religiosa.
Nella catechesi, com e in tutte le opere di apostolato, essi dipend ono dal Vesco vo
dioc esano (cann. 678, § I : 738. § 2), il quale può anche prescrivere che nelle loro chie se ed
ora tori ape rti abitualmente ai fedeli , s' impartisca una regolare istruzione catec histica (M.P.
Ecclesiae Sanctae di Paolo VI, 6 agosto [966. [, 37: Enclrir. Vat. , vol. 2, p. 735, n. H28).

3. Norme ulteriori
1) L'uso di suss idi didattici e degli strumenti di comunicazione soc iale 3166
779 La cate chesi è una vera scuola d' istruzione religiosa, che va impartit a secondo
i principi e i criteri di una sana didattica e pedago gia, rispondenti alle esig enze moderne.
30 LIBRO III ~ Il "muuus docendi" della Chiesa

CAN. 780 - Curent locorum Or- Gli Ordinari dei luoghi curino che i
dinarii ut catechistae ad munus catechisti siano debitamente preparati a
suum rite explendum debite svolgere in modo conveniente il loro
praeparentur, ut nempe continua compito, che cioè dispongano di una for-
formatio ipsis praebeatur, iidem- mazione permanente, abbiano una cono-
que Ecclesiae doctrinam apte co- scenza adeguata della dottrina della Chie-
gnoscant atque normas discipli- sa e apprendano teoricamente e pratica-
nis paedagogicis proprias theore- mente i principi propri delle discipline
tice ac practice addiscant. pedagogiche.

Pedagogicamente, la catechesi deve tener conto dell'età dell'indole e delle capacità


dei singoli soggetti che ne sono i destinatari, come anche della loro condizione di vita.
Didatticamente, occorre far uso di sussidi adeguati, ricorrendo ai più efficaci stru-
menti di comunicazione sociale. Cfr. il Direttorio Catechistico Generale, nn. 120- 124,
e l'Esort, Ap. Catechesi tradendae, n. 46.
Lo scopo è dottrinale e pratico: apprendere compiutamente la dottrina cattolica e,
soprattutto, farne una valida norma di condotta e di vita.

3167 2) La preparazione dei catechisti


780 I catechisti sono i maestri dell'istruzione religiosa e, come tali, devono essere
debitamente preparati per poter adempiere in modo idoneo un compito così delicato ed
impegnativo. Occorre loro, anzitutto, possedere un'adeguata conoscenza della dottrina
della Chiesa ed essere forniti, nello stesso tempo, delle capacità necessarie. Teoricamen-
te e praticamente devono apprendere i principi propri delle discipline pedagogiche.
Non s'improvvisa un catechista, come non s'improvvisa un maestro. L'efficacia
della catechesi dipende in gran parte dalle persone a cui viene affidata e dalla forma-
zione ch'essi hanno ricevuto: una formazione che dev'essere permanente, con un op-
portuno continuo aggiornamento dottrinale e pedagogico.
La necessità di una debita preparazione dei catechisti laici risulta anche dai cann. 229,
§ l, e 23I, § l. Di tale preparazione devono aver cura sia i parroci sia soprattutto gli
Ordinari dei luoghi. Il can. 256, § l, prescrive che sia impartita un'appropriata formazione
catechetica cd omiletica agli allievi del seminario, durante il corso dei loro studi.
Alla formazione dei catechisti è dedicato un intero capitolo della IV parte del Direttorio
Catechistico Generale della S. Congregazione per il Clero (nn. 108-115). Per l'importanza del loro
ruolo, v. n. 71. Un ottimo sussidio pastorale è costituito dal Documento La formazione dei cate-
chisti nella comunità cristiana, compilato dalla CE!, Commissione Episcopale per la dottrina della
fede, la catechesi e la cultura, 25 marzo 1982: Enchir. CEI, val. 3, pp. 480-523.
Per i catechisti in terra di missione, cfr. can. 785.

3168 L'AZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA (cann.781-792)


Schema
I. Principi e normc di competenza 3. Norme ulteriori
2. L'azione missionaria

3169 L'azione missionaria della Chiesa è stata oggetto di un particolare Decreto del
Concilio Vaticano Il: l'Ad Gentes del 7 dicembre 1965. Seguirono il 6 agosto 1966 le
norme applicative di Paolo VI, contenute nella III parte del M.P. Ecclesiae Sanctae
(Enchir. Val., voI. 2, pp. 758-769).
L' azione miss ionaria 31

Titolo II
L 'azione missionaria della Chiesa
CAN. 781 - Cum tota Ecclesia na- Considera ndo che tutta la Chiesa è per
tura sua sit missionaria et opus sua natura missionar ia, e che l' opera di
evangelizationis habcndum sit evangelizzazione è da ritenersi un dovere
fundamental e ofticium populi Dei, fondamentale del popolo di Dio , tutti i fe-
christifidelcs omnes, propriae re- deli, consa pevoli della loro responsabilità,
sponsabilitati s con scii, partcm assum ano la prop ria parte nell'attivi tà
suam in opere missionali assumant. missionaria.

La normati va dcI Codice , ispirata ai detti doc umenti , fa parte del 1JI libro De
Ecc/esiae munere docendi, perché, nell' azione missionaria, l' annunzio del Vangelo è
l' aspetto fond ament ale, anche se, nello stesso tempo, siano co mpre se in essa la funzione
di governo e, più ancor a, quella sa ntificatrice.
Circa l'azione missionaria della Chiesa, la CE I, Com missi one Episcopal e per la cooperazione
fra le Chi ese, ha emanato in data 21 aprile 1982. il Documento pastorale : L 'impegno missionario
della Chiesa italiana: Enchlr. CE/. val. 3, pp. 538-605. Cfr. in particolare l' Enciclica Redemptoris
missio di Giovanni Paolo Il s ulla peren ne validità del mandato missionario. 7 dicem bre 1990
iEnchir. l'a t.. vol. 12, pp . 448-623).

l. Principi e norme di competenza

I) Un dovere f ondamentale del Popolo di Dio e di ciascun cristiano 3170


781 Il ca none afferma tre princi pi stre ttamente legati fra di loro:
I ° Il carattere missionario dcIIa Chiesa " natura sua"
2° Il dovere fondamen tale del Popolo di Dio circa l' eva ngelizzazione
3° La responsabilità e l' impegno personale dei singoli fede li per tale opera (diritto
e dovere: cfr, can. 21I)
La Chiesa inte ra è per sua natura missionaria, perché il suo "m unus" costitutivo .
«traente origine dalla missione dci Figlio e dello Spirito Santo , seco ndo il disegno di Dio
Padre» (Ad Gentes. n, 2. I), è di diffonde re il messaggio di Cri sto.
L'opera di evange lizzazione è pertanto il dove re fo nda mentale del Popol o di Dio,
e su tutti e singol i i fedeli - ciascu no per la sua parte - grava la respon sabilità e
l'impegno di «lavorare attivame nte, perché il messaggio div ino di salvezza si diffo nda
sempre più fra tutti gli uom ini di tutti i tempi c de l mondo intero » (can. 211; c fr. anche
can, 225 , § I ).

2) Il compito del Romano Pontefice e del Collegio dei Vescovi 3171


782, § l (1350, § 2 *) Il Rom ano Ponte fice e il Coll egio dei Vescovi rapp resentano
la suprema autorità nella Ch iesa . Ad essi spella perta nto la suprema direzione dell'at-
tività missionaria e il coordinamento di tutte le opere cd iniziative in favore delle
Missio ni.
L ' orga no cent rale di cui si serve il Romano Pontefice. è la Co ngregazione per l'E vangeliz-
zazione de i Popoli o per la Propa gazione della Fede (cfr. Cost. Ap. Regintini Ecclesiae di Paolo
VI, 15 ago sto 1967. nn. 8 1·9 1l. «È suo compito suscitare e distribuire, secondo i bisogn i più urge nti
32 LIBRO 111-Il "m unus docendi" delta Chic..l;a

CAN. 782 - § l. Suprema directio § I. La suprema di rez ione e il coordi na-


et coordinatio inceptorum et adio- me nto delle inizia tive e delle attività co n-
num quae ad opus missionale at- cerne nti l'oper a miss ionaria e la coopera-
que ad cooperationem missiona- zione per le mi ssion i, co mpete al Rom ano
riam pertinent, competit Romano Pontefice e al Collegio dei Vescovi.
Pontifici et Collegio Episcoporum.
§ 2. Singuli Episcopi, utpote Ec- § 2. I singoli Vesco vi, in qu ant o res po n-
clesiae universae atque omnium sab ili della Chi esa universale e d i tutte le
Ecclesiarum sponsores, operi s mis- Chie se, abbiano un a speciale soll ecitudine
sionalis peculiarem sollecitudinem per l' opera mi ssio naria, soprattutto promo-
habeant, praesertimincepta missio- ve ndo. fav orendo e sos te nendo le iniziati-
nalia in propria Ecclesia particulari ve missionarie nell a propria Chiesa parti-
suscitando, fovendo ac sustinendo. colare.

delle regioni i missionari, elaborare inoltre un piano organico di azione, emanare nonn e direttive
e principi adeguati in ordine alla evangelizzazion e ; stimolare, infine, promuovere e coordi nare
efficacemente la raccolta di sussidi, che vanno poi distribuiti oppo rtunamente , tenendo conto delle
esigenze e delle necessità» (Ad Gentes, n. 29, 2) .

3172 3) Il compito dei singoli Vescovi nelle proprie diocesi


782, § 2 «Tutti i Vescovi - afferma il Decr. eone. Ad Gentes - in quanto membri
del Corpo Episcopale che succede al Collegio Apostolico, sono stati consacrati non solo
per le proprie diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo» (n. 38, I). Sono pertanto
responsabili della propria Chiesa e insieme di tutte le Chiese e della Chiesa universale.
Il loro impegno apostolico dev' essere contraddistinto da una speciale sollecitudine per
l'opera missionaria. È soprattutto loro compito promuovere, favorire e sostenere le
iniziative missionarie nella propria Chiesa.
È anche compito di ciascun Vescovo, è detto nel citato Decreto :
- Suscitare nel suo popolo, specialmente in mezzo ai malati e ai soffere nti, delle anime che ,
con cuore generoso, sappiano offrire a Dio le loro preghiere e penitenze per l'evangelizzazione del
mondo.
- Incoraggiare volentieri le vocazioni dei giovani e dei chierici per gl'Istituti missionar i.
- Spronare e soste nere le Congreg azioni diocesane, perché si assumano la loro parte nelle
missioni.
- Promuovere le opere degl'Istituti missionari in seno ai propri fedeli, specialmente le
Pontificie Opere Missionarie .
- Inviare, in cons iderazione della gravissima scarsezza dei ministri sacri. che impedisce
l'evangelizzazione di molte regioni, alcuni dei propri sacerdoti, disposti ad assumere questo inca-
rico e debita mente preparati, in diocesi mancanti di clero, per esercitare in esse, almeno per un certo
periodo di tempo, il ministero missionario, con spirito di servizio (n. 38, 2).
3173 A parte il can. 792, il Codice non fa cenno dei compiti delle Conferenze Episcopali
in questa materia'. Ne tratta invece espressamente il medesimo Decreto conciliare:

I Il motivo? «Attenta pluries reiterata animadversione circa nimiam potestatem Episcoporum

Conferentiarum cum detrimento iuris nativi Episcoporum diocesanoru m. non iudicatur opportunum
competentiam generalem Episcopo rum Confercntiis hac in re Codice tribuere. Hoc tamen non
impedit quod Conferentia actionem coordi net, quin tamen decreta generalia virn legis habentia
ferat» (Communicationes, a. 1983, p. 99, can. 737, n. l ).
L' azione missionaria 33

CAN. 783 • Sodales institutorum I membri degl' istituti di vita consacrata,


vitae consecratae, cum vi ipsius poiché si dedicano al servizio della Chie-
consecrationis sese servitio Ec- sa in forza della loro stessa consacrazione.
clesiae dedicent, obligatione te- hanno l'obbligo di dare il loro speciale
nentur ad operam, ratione suo contributo ali' azione missionaria, nella
instituto propria, speciali modo maniera rispondente al loro istituto.
in actione missionali navandam.
CAN. 784 - Missionarii, qui selli- Come missionari, vale a dire come in-
ceta competenti auctoritate eccle- viati dalla competente autorità ecclesiasti-
siasticaad opus missionale explen- ca a svolgere l' opera missionaria diretta,
dum mittuntur, eligi possunt au- possono essere designate persone autocto-
tochthoni vel non, sive c1ericisae- ne o no, chierici secolari e membri d'isti-
culares , sive institutorum vitae tuti di vita consacrata o di società di vita
consecratae vel societatis vitae apostolica, o anche altri fedeli laici.
apostolicae sodales, sive alii chri-
stifideles laici.

- Perché l'attività missionaria dei Vescovi si eserci ti più efficaceme nte a vantaggio di tutta
la Chiesa, è bene che le Conferen ze Episcopali regoli no tutte le questi oni che si riferiscono alla
ordinata cooperazione nella propria regione . In sede di Conferenza, i Vescovi devono trattare:
Dei sac erdoti del clero dioce sano da destinare alla evangelizzazione delle genti:
Dci determinato co ntributo finanziario che ciascuna dioces i, in proporzione al proprio reddito ,
deve versare annualmente per l'opera missionaria;
Della direzione e de ll'organizzazione dei modi e dei mezzi, ord inati al soccorso diretto delle
Missioni:
Dell'aiuto da offrire agl ' Istit uti missionari ed ai Seminari di clero diocesano per le Missioni
e, se è necessa rio, della loro fondazione ;
Della maniera di favorire rapporti sempre più stret ti tra questi Istituti e le diocesi (n. 38, 4-5).

Il M.P. Ecclesiae Sanctae fa obbligo d 'i stit uire in seno alle Conferenze Episco-
pali una part icolare Commissione, «co l co mpi to d i in creme ntare l' attività e la co-
scienza missio naria e una coe rente dis po nibilit à alla cooper azione tra le diocesi: di
mantenere rapporti con le altre Conferenze Ep isco pali e di escogitare il modo di
procurare di ligentemente l'eq uità nell'aiuto alle missioni» (III, 9; Enchir. Val . , val.
2, n. 894).
I compiti de lla delta Commissione per le Missioni so no maggio rmente precisati nella Istr. Quo
aptius della S. Co ngregaz ione per l'Evangelizzazio ne dei Popoli, 24 febbraio 1969, n. 6 (Enchir.
Var., vo I. 3, p. 467 , n. 807).

4) La spec iale pa rtecipaz ione degl 'Istituti di vita consacrata 3174


783 In conformità co l can. 573, in cui si affer ma che tali Istituti «sono consacrati
con un nuovo speciale titolo alla edificazione della Chiesa e alla salvezza del mondo»,
il can. 783 afferm a che , in forza della loro stes sa consacra zione , i membri dei detti
Istituti e, similmente, delle Società di vita apostolica, special mente que lle fondate con
specifiche finalità missionarie, hanno l'obbligo di dare il loro effic ace contri huto al-
l'a zione missio naria, nella maniera rispondente al loro Istituto.
La norm a con sacr a una situazi one di fatto. In realtà, da secoli l' opera mi s-
sionaria della Chiesa vie ne svo lta prevalentemente da Istituti re ligiosi o da Co mu -
nità affini .
34 LIBRO III . Il "munus docendi" della Chiesa

CAN. 785 - § l. In opere mìssìo- § I. Nell'attuazione dell'opera missio-


nali peragendo assumantur cate- naria, si assumano dei catechisti, ossia
chistae, christifideles nempe laici laici debitamente preparati e di esemplare
debite instructi et vita christiana vita cristiana, i quali, sotto la guida del
praestantes, qui, sub moderami- missionario, si dedichino alla spiegazione
ne missionarii, doctrinae evange- della dottrina evangelica e all' organizza-
Iicae proponendae et Iiturgicis zione della vita liturgica e delle opere di
exercitiis caritatisque operibus carità.
ordinandis sese impendant.
§ 2. Catechistae efformentur § 2. I catechisti siano formati in scuole
in scholis ad hoc destinatis vel, a ciò destinate, oppure, dove queste man-
ubi desint, sub moderamine mis- chino, sotto la direzione dei missionari.
sionariorum.
CAN. 786 - Actio proprie mis- L'azione missionaria propriamente det-
sionalis, qua Ecclesia impianta- ta, mediante la quale la Chiesa viene "im-
tur in populis vel coetibus ubi piantata" tra popoli o gruppi, nei quali
nondum radicata est, ab Ecclesia non ha messo ancora radici, è svolta dalla
absolvitur praesertim mittendo Chiesa soprattutto con l'invio di araldi del
Evangelii praecones donec novel- Vangelo, finché le nuove Chiese non sia-
lae Ecclesiae piene constituan- no pienamente costituite, ossia dotate di
tur, cum scilicet instructae sint forze proprie e di mezzi sufficienti, per
propriis viribus et sufficientibus cui siano rese capaci di compiere da sé
mediis, qui bus opus evangelìzan- l'opera di evangelizzazione.
di per se ipsae peragere valeant.

3175 Si ha, in tal modo, la partecipazione effettiva di tutte le componenti essen-


ziali del Popolo di Dio nell' azione missionaria diretta. «Tutti i missionari per
altro - sacerdoti, religiosi, suore c laici - devono essere debitamente preparati
e formati, ciascuno secondo la propria condizione, perché siano all'altezza del
compito che dovranno assolvere: una preparazione dottrinale e insieme apostolica»
(Ad Gentes, n. 26, 2).
Per i missionari laici, l' Ecclesiae Sanctae di Paolo VI dispone in particolare:
- Si esiga la sincera intenzione di servire le Missioni, la debita maturità, una preparazione
adeguata, la specializzazione professionale e un conveniente periodo di permanenza in missione.
- Siano coordinate efficacemente fra loro le organizzazioni dei laici nelle Missioni.
- Il Vescovo del luogo di Missione s'interessi con sollecitudine di questi laici.
- Si garantisca la sicurezza sociale di questi laici (III, 24).
Poiché i detti laici in genere lavorano nelle terre di Missione a tempo pieno, occorre tener
presente, per il loro giusto compenso e per l'assistenza sociale, il can. 231, § 2.

3176 5) Missionari e catechisti


784-785 L'opera evangelizzatrice diretta è svolta dai missionari, che ne hanno
ricevuto il mandato dalla competente autorità ecclesiastica.
Nella loro opera, i missionari sono coadiuvati dai catechisti, i quali hanno la par-
ticolare funzione, sotto la guida dei missionari:
Di proporre la dottrina evangelica
- Di organizzare la vita liturgica e le opere di carità
L ' azio ne missionaria 35

CAN. 787 • § 1. Missionarii, vi· § l. I missionari, con la testimonianza


tae ac verbi testimonio, dialogum della vita e della parola, istituiscano un
sincerum cum non credentibus in dialogo sincero con i non credenti in Cri-
Christum instituant, ut ipsis, ra- sto, affinché, operand o in modo rispon-
tione eorundem ingenio et cuItu- dente alla loro mentalità e alla loro cultu-
rae aptata, aperiantur viae qui- ra, si aprano per essi le strade attraverso le
bus ad evangelicum nuntium co- quali siano messi in grado di conoscere il
gnoscendum adduci valeant, messaggio evangelico.
§ 2. Curent ut quos ad evange- § 2. Abbiano cura d' istruire nelle verità
licum nuntium recipiendum ae- della fede coloro che giudicano preparati
stiment paratos, veritates fidei ad accogliere l' annunzio evangelico, in
edoceant, ita quidem ut ipsi ad modo tale per altro che, se lo richiedano
baptismum recipiendum, libere liberam ente, possano essere ammess i a
id petentes, admitti possint. ricevere il battesimo.

I ca tec histi devono essere laici di ese mplare vita cristia na. Devono inoltre essere
convenie ntemente prep arati al loro comp ito, possibilm ente in scuole a ciò destinate.
Dove que ste manchin o , vi provvederanno gli stessi missionari. «II loro co ntrib uto è
insostituibile per la prop agazi one dell a fede e della Chiesa» (Ad Gentes, n. 17, I).

2. L'azione missionaria 3177

I) Concetto e final ità


786 L' opera missionaria propriamente detta è la missio ad extra, attuata in paesi
non cr istiani , d istinta dalla missio ad intra, che si svolge tra i popoli cristiani (cfr. Ad
Gentes, n. 6, 5). Il suo scopo è «di annunziare il Vangelo e di dar vita (imp lanta ndi) alla
Chiesa in mezzo a popoli e a gruppi che ancora non credo no in Cr isto... e nei quali la
Chiesa non ha messo ancora radici» (Ad Gentes, n. 6, 3). Tale opera è svo lta soprattutto
dai mission ari, "araldi del Vangelo", finch é le nuove C hiese non siano pien ament e
costituite, oss ia dota te di forze propri e e di mezzi suffici enti. in modo che siano in grado
di proseguire e co mpletare da sé l'opera di eva ngeliz zazione.
L' az ion e mission aria co nserva tuttora - oggi co me sempre - la sua validi tà, la
sua nece ssità, la sua urgenz a (cfr. Ad Gentes, n. 7, l ). Essa «non è altr o che la
manifestazione - l'epifania - e la reali zzazion e del dis egno divino nel mond o e
nella sua sto ria : co n essa Dio, attraverso la mission e, attu a chiara me nte la storia dell a
salvezza». Nello stesso tempo , «tende alla pienezza e scatologica... Grazie all 'attivi tà
missionaria, il Co rpo mistico cresce fino alla misu ra dell ' età dell a pienezz a d i Cristo»
(Ad Gentes, n. 9. 2).

2) L 'opera dei missionari 3178


787 Il canone tracci a le norm e esse nziali di una retta metodologia missionaria.
Perché i non cre de nti in Cris to sia no oppor tuname nte evangeli zzati, è necessario che i
missionari :
- Diffond ano il messaggio cristiano non solo co n la parola, ma sop rattutto con la
testimonian za della vita
- Istituiscano co n i non credenti un aperto e sincero dialogo
- Op erino in mod o rispon dente alla loro indol e, men talità e cultura, e, nello ste sso
tempo. in pieno rispetto della dignit à delle pers one
36 LIBRO III -II "munus doccndl" della Chiesa

CAN. 788 - § 1. Qui voluntatem § l. Coloro che abbiano espresso la


amplectendi fidem in Christum volontà di abbracciare la fede in Cristo,
manifestaverint, expleto tempore compiuto il tempo del precatecumenato,
praecatechumenatus, Iiturgicis siano ammessi con delle cerimonie litur-
caerimoniis admittantur ad cate- giche al catecumenato, e i loro nomi siano
chumenatum, atque eorum nomi- scritti nell'apposito registro.
na scribantur in libro ad hoc de-
stinato.
§ [Link], per vitae ehri- § 2. I catecumeni, mediante la dovuta
stianae institutionem et tiroci- istruzione e il tirocinio della vita cristiana,
nium,apte initientur mysterio siano opportunamente iniziati al mistero
salutis atque introducantur in della salvezza e vengano introdotti nella
vitam fidei, liturgiae et caritatis vita di fede, di liturgia e di carità del po-
populi Dei atque apostolatus. polo di Dio e di apostolato.
§ 3. Conferentiae Episcopo- § 3. Spetta alla Conferenza Episcopale
rum est statuta edere quibus ca- emanare statuti per l'ordinamento del ca-
techumenatus ordinetur, deter- tecumenato, determinando gli obblighi dei
minando quaenam a catechume- catecumeni e le prerogative che sono loro
nis sint praestanda, atque defi- riconosciute.
niendo quaenam eis agnoscantur
praerogatìvae,

Quelli che risultano disposti e preparati ad accogliere l'annunzio evangelico, devo-


no essere istruiti con cura nelle verità della fede, sì da poter essere ammessi a ricevere
il battesimo, se lo richiedano liberamente.

3179 3) Precatecumenato e catecumenato


788 È prescritto dal canone un congruo periodo di precatecumenato e di catecume-
nato. AI catecumenato sono ammessi, con le relative cerimonie liturgiche, coloro che,
compiuto debitamente il precatecumenato, abbiano espresso liberamente la volontà di
abbracciare la fede cristiana. I loro nomi vanno segnati nell'apposito registro (§ I).
Il catecumenato è un periodo d'istruzione e di tirocinio della vita cristiana. I cate-
cumeni sono iniziati gradualmente al mistero della salvezza e vengono introdotti nella
vita di fede, di liturgia e di carità del Popolo di Dio e di apostolato (§ 2). È l'insegna-
mento espresso del Concilio, a cui s'è fatto già cenno (n. 1334):
- Il catecumenato non è una semplice esposizione di verità dogmatiche e di nor-
me morali, ma una formazione alla vita cristiana integrale, un tirocinio debitamente
protratto nel tempo, mediante il quale i discepoli si uniscono a Cristo, loro Maestro.
Perciò i catecumeni devono essere convenientemente iniziati al mistero della salvezza
e alla pratica dei costumi evangelici , e mediante i riti sacri, da celebrare in tempi
successivi, devono essere introdotti nella vita di fede, di liturgia e di carità del Popolo
di Dio» (Ad Gentes, n. 14, I) .
L'ordinamento del catecumenato, con la determinazione degli obblighi dei catecu-
meni e delle prerogative che ad essi spettano, è di competenza delle Conferenze Episco-
pali (§ 3).
Relativamente al catecumenato, occorre tener presenti i cann. 851, n. l. e 865. e il "Rito
d'iniziazione cristiana degli adulti". che tratta anche del precatecumenato
Per lo stato giuridico dei catecumeni, cfr. il commento al can. 206.
L ·a1. KU~ missionaria 37

CAN. 789 - Neophyti, apta in- I neofiti siano guidati, mediante


stitutione ad veritatem evangeli- un'appropriata formazione, a una cono-
cam penitius cognoscendam et scenza più approfondita della verità
officia per baptismum suscepta evangelica e all'adempimento degli ob-
implenda efformentur; sincero blighi assunti attraverso il battesimo;
amore erga Christum eiusque s'inculchi loro un amore sincero verso
Ecclesiam imbuantur. Cristo e la sua Chiesa.
CAN. 790 - § 1. Episcopi dioece- § l. Nei territori di missione , spetta al
sani in territoriis missionis est: Vescovo diocesano:
I" promovere, moderari et coor- l ° promuovere, dirigere e coordinare le
dinare incepta et opera, quae ad iniziative e le opere concernenti l'azione
actionem missionalem spectant; missionaria;
2° curare ut debitae ineantur 2° curare che siano stipulate deb ite con-
conventiones cum Moderatoribus venzioni con i Moderatori degli istituti, i
institutorum quaeoperi missionali quali si dedicano all'attività missionaria, e
se dedicant, utque relationes cum che le relazioni con i medesimi tornino a
iisdem in bonum cedant missionis. vantaggio della missione .
§ 2. Praescriptis ab Episcopo § 2. Alle disposizioni emanate dal Ve-
dioecesano de qui bus in § l, n. l scovo diocesano di cui al § t, sono sotto-
editis, subsunt omnes missiona- posti tutti i missionari, anche quelli reli-
rii, etiam religiosi eorumque au- giosi e i loro collaboratori che risiedono
xiliares in eius dicione degentes. nella sua circoscrizione.

4) / neofiti 3180
789 /I termine è di S. Paolo (l Tim . 3, 6): indica i catecumen i battezzati di recente .
Essi non hanno la maturità sufficiente, per cui devono essere guidati, mediante un'op-
portuna formazione, ad una conoscenza approfondita della verità evangelica e all'adem-
pimento degli obblighi assunti attraverso il battesimo. È da inculcare loro, in particolare,
un amore sincero verso Cristo e la Chiesa .
Circa i neofiti, cfr.:
Can. /0/ , § I: il luogo d'origine
- Cali. /042, n. 3: impedimento per la recezione degli ordini sacri

3. Norme ulteriori

I) La competenza del Vescovo diocesano nel territorio di missione 3181


790 (295·298 *) /I canone. ispirato al n. 30 del Decr. eone. Ad Gentes, intende
tutelare l'autorità del Vescovo diocesano, che , anche in terra di missione, è il Pastore
a:sponsabile. p/e/N/ t/,(re. della diocesi chegli è stata afjjdat~~ <d} capo e i} centro unitario
dell'apostolato diocesano ». Spella pertanto al Vescovo ;
- Promuovere, dirigere e coordinare tutte le opere , iniziative, concernenti l'azione
missionaria
- Emanare a tal riguardo norme concrete, alle quali sono soggetti i missionari, anche
quelli religio si, e i loro collaboratori, che operano nell' ambito della sua circoscrizione
Per ordinare meglio l'azione dei missionari, è opportuno che tra i loro Superiori e il
Vescovo diocesano siano stipulate debite convenzioni scritte, che determ inino accumrarncnre gli
38 LIBRO III - Il "munus doccndi'' della Chiesa

CAN. 79] - In singulis dioecesi- Nelle singole diocesi, per favorire la


bus ad cooperationem missiona- cooperazione missionaria:
lem fovendam:
1° promoveantur vocationes 1° si promuovano le vocazioni missio-
missionales; narie;
2° sacerdos deputetur ad in- 2° sia nominato un sacerdote per pro-
cepta pro missionibus efficaciter muovere efficacemente le iniziative a fa-
promovenda, praesertim Pontifi- vore delle missioni, soprattutto ]e Pontifi-
cia Opera Missionalia; cie Opere Missionarie;
3° celebretur dies annualis pro 3° si celebri la giornata annuale per le
missionibus; missioni;
4° solvatur quotannis congrua 4° si versi ogni anno per le missioni un
pro missionibus stips, Sanctae contributo adeguato, rimettendolo alla
Sedi transmittenda. Santa Sede.
CAN. 792 - Episcoporum confe- Le Conferenze Episcopali istituiscano e
rentiae opera instituant ac pro- promuovano opere, mediante le quali co-
moveant, quibus ii qui e terris loro che dalle terre di missione si recano
missionum laboris aut studii cau- nel territorio delle medesime Conferenze
sa ad earundem territorium acce- per ragioni di lavoro o di studio, siano
dant, fraterne recipiantur et con- accolti fraternamente e siano aiutati con
gruenti pastorali cura adiuventur. un'adeguata cura pastorale.

obblighi c i diritti reciproci, tenendo presente l'Istruzione Relationes in territoriis missionum,


emanata dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli in data 24 febbraio 1969
tEnchir. Val., vo1.3, pp. 474-487). Alla Istruzione sono annessi due schemi (specimen) di
convenzione: "sub novo systemate iuridico mandati" e "absque mandato" (X. OCHOA, Leges
Ecclesiae, IV, colI. 5486-5490).

3182 2) La cooperazione missionaria nelle singole diocesi


791 Per favorire tale cooperazione, occorre che in ogni diocesi il lavoro sia debi-
tamente organizzato e diretto. In particolare è necessario curare:
• - La promozione delle vocazioni missionarie (cfr. anche can. 385, che richiama,
a tal riguardo, il particolare dovere del Vescovo).
- Il debito coordinamentodi tutte le iniziative a favore delle Missioni, soprattutto
delle Pontificie Opere Missionarie', dandone l'incarico a un determinato sacerdote, che
farà parte di diritto del Consiglio Pastorale della diocesi (Ecclesiae Sanctae, m, 4). Le
Pontificie Opere Missionarie sono quattro: l'Opera della Propagazione della Fede,
l'Opera di San Pietro Apostolo per il clero indigeno, l'Unione del Clero per le Missioni,
l'Opera della S. Infanzia (Ecclesiae Sanctae, III, 13, § 2).
- La celebrazione della Giornata annuale "pro Missionibus", che ha lo scopo non
solo di raccogliere offerte, ma soprattutto di sensibilizzare i fedeli ai problemi della
evangelizzazione e d'intensificare in essi lo spirito missionario.
- Il versamento annuale di un adeguato contributo, da rimettere direttamente alla
Santa Sede.

, Cfr. gli Statuti di dette Opere, pubblicati il lO maggio 1976: Enchir. Val., voI. 5, pp.
1252-1271.
L'cd ucuxiouc canol lca 39

Titolo III
L'educazione cattolica
CAN. 793 - § 1. Parentes, necnon § L. I genitori , e similmente quelli che
qui eorum locum tenent, oblìga- ne fanno le veci , hanno l'obbligo e il di-
tione adstringuntur et iure gau- ritto di educare la prole; i genitori cattolici
dent prolem educandi; parentes hanno anche il compito e il diritto di sce-
catholici officium quoque et ius gliere quei mezzi e quelle istituzioni, me-
habent ea eligendi media et insti- diante i quali, secondo le circostanze dei
tuta qui bus, iuxta locorum adiun- luoghi, possano provvedere nel modo più
eta, catholicae filiorum educatio- adatto alla educ azione cattolica dei loro
ni aptius prospicere queant. figli.
§ 2. Parentibus ius est etiam iis § 2. È anche diritto dei genitori di poter
fruendi auxiliis a societate civili usufruire degli aiuti che la società civile è
praestandis, qui bus in catholica tenuta a fornire e di cui essi hanno biso-
educatione filiorum procuranda gno , per procurare l' educ azione cattolica
indigcant. ai loro figli.

3) La cura pastorale di studenti ed operai immigrati nelle nostre regioni 3183


792 Con l'attuale mobilità migratoria, molte persone, originarie dai paesi di mis-
sione, vengono nelle nostre regioni per motivi di studio o di lavoro. E necessar io acco-
glierle fraternamente e prestar loro un'adeguata assistenza, spirituale e materiale. È
compito delle Conferenze Episcopali organizzare tale assistenza in campo nazionale,
promovendo opportune opere e iniziative: centri universitari, case per operai, particolari
cappellanie , parrocchie personali, ecc.

4) Norme di altri canoni 3HI4


- Ca n. 245 , § I : La formazion e degli alunni del Seminari o allo spirito missionario (a tale
spirito sono da edu care anch e i gio vani delle associazion i cattol iche : Ecctesiae Sanctae, III, 5).
- Can. 256. § 2: La conoscenza, l'in teresse e l'impegno dei mede simi alunni per i problem i
missionari .

L'EDUCAZIONE CA7TOL/CA (cann. 793-821 ) 3185


I documenti della Chiesa sull'importanza dell'educazione cristiana e cattolica e sui
principi che devono inforrnarla, sono numerosi. Fra essi, sono da ricordare soprattutto:
- L'Enciclica Divini ilIius Magistri di Pio XI del 31 dicembre 1929, che con serva tuttora un
grande valore dottrinale
- La Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis del 28 ottobre 1965. a cui sono
ispirati i cann . 793- 821 del nuovo Codice sull'educazione cattoli ca
«II probl ema dell 'educazione - disse Paolo VI - è stato uno dei temi centrali del Concili o
Ecumenico Vatican o Il. e se è vero che esso ha dato origine ad una brev e, ma basilare Dichiara-
zione. tuttav ia la form azione integrale e totale dell'uomo è stato il pensiero costante dei Padri anzi
il loro as sillo. la loro ansia pastorale, il loro programma. la loro speranza» '.

I Cfr. L. CHIAI'PlilTA, Temi pastorali nel Magistero di Paolo VI, Ed. Dehoniane, Napoli 1980,
val. Il , p. 240.
40 LIBRO lIf - Il "munus doccndi" della Chiesa

3186 PRINCIPI E NORME INTRODUTTIVE (cann. 793-795)


Schema
l. Il dovere e il diritto primatio dei genitori 3. Fine e contenuto della vera educazione
2. Il diritto e il dovere della Chiesa

3187 1. Il dovere e il diritto primario dei genitori


793 (I I 13 e 1372, § 2*) Il problema educativo è forse il più importante della
società civile e religiosa. Il Codice ne parla a più riprese, sotto aspetti diversi, che si
fondono insieme integrandosi a vicenda:
- Educazione cristiana: cann. 217 c 226, § I
- Educazione cattolica: can. 793 ss,
- Educazione morale: cann. 799 e 804, § 1
- Educazione religiosa: cann. 799 e 804, § l
- Educazione culturale: can. 1136
- Educazione sociale: can. 1136
- Educazione fisica: can. 1136
3188 Il diritto d'ogni uomo ad un'adeguata educazione è affermato con particolare forza
nel seguente testo conciliare:
- Tutti gli uomini di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità
di persona, hanno il diritto inalienabile ad una educazione che risponda al proprio fine,
convenga alla propria indole, alla differenza di sesso, alla cultura e alla tradizione del loro
paese, e sia insieme aperta ad una fraterna convivenza con gli altri popoli, al fine di
garantire la vera unità e la vera pace sulla terra iGravissimum educationis, n. l, I).
L'educazione civile e morale dev'essere integrata dall'educazione religiosa, che, per
i battezzati in Cristo, si concreta e si esprime nell'educazione cristiana (can. 793 ss.).
3189 La responsabilità prima dell'educazione grava sulla famiglia e sulla Chiesa. Anche
lo Stato ha i suoi doveri a tal riguardo, ma la sua opera educativa ha propriamente una
funzione sussidiaria. «Sono i genitori - afferma il Concilio - che, avendo trasmesso
la vita ai loro figli, hanno l'obbligo gravissimo (e il diritto indeclinabile) di educare la
prole. Essi vanno riconosciuti come i primi e i principali educatori. La loro azione
educativa è tanto importante che, se manca, difficilmente può essere supplita... La fa-
miglia è la prima scuola... Ad essa spetta primariamente il compito educativo»
tGravissimum educationis, n. 3, 1-2).
3190 I genitori cattolici hanno anche il diritto e il dovere di scegliere liberamente i mezzi
e le istituzioni che ritengono più idonee, per l'educazione dei loro figli. Ma perché tale
facoltà di scelta sia effettiva devono poter usufruire degli aiuti necessari da parte della
società civile, la quale ha il dovere di fornirli, anche per ragioni di equità e di giustizia.
Si ritornerà su questo principio nel can. 797.
Il diritto prioritario dei genitori è sancito formalmente nella Dichiarazione Universale dei
Diritti del/oUomo, approvata e proclamata il IO dicembre 1948 dali' Assemblea Generale delle
Nazioni Unite:
- 1 genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere d'istruzione da impatti l'e ai loro
figli (art. 26, 30 comma).
Il medesimo principio è affermato nel "Protocollo Addizionale" del 20 marzo 1952, che fa
parte della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo, firmata a Roma dai
Paesi membri del Consiglio d'Europa il 4 novembre 1950:
- Lo Stato, nell'esercizio delle funzioni che assume nel campo dell'educazione e dell'inse-
gnamento, deve rispettare il diritto dei genitori perché tale educazione e tale insegnamento siano
impartiti in modo conforme alle loro convinzioni religiose e filosofiche (art. 2).
41

CAN. 794 • § 1. Singulari ratio- § I. II dove re e il diritto di ed ucare


ne oflicium et ius educandi spec- spetta a un titolo del tutto speciale all a
tat ad Ecclesiam, cui divinitus Chiesa, alla quale è stata affidata da Dio
missio concredita est homines la missione di aiutare gli uomini, perc hé
adiuvandi, ut ad christianae vitae possano pervenire alla pienezza della vita
plenitudincm pervenire valeant. cristiana.
§ 2. Animarum pastoribus orti- § 2. È do vere dei pastori d ' ani me prov-
cium est omnia disponendi, ut vedere efficacemente perché tutti i fedeli
educatione catholica omnes fide- possano beneficiare del!'ed ucazio ne cat-
les fruantur. tolica.
CAN. 795 - Cum vera educatio Cons iderato c he la vera ed ucazione
integram persequi debeat perso- de ve tendere alla for mazione int egrale
nae humanae formationem, spec- della persona uma na, ave ndo di mira il
tantem ad finem cius ultimum et suo fine ultimo e insieme il bene comune
simul ad bonum commune socìe- dell a società, i fanciulli e i gio vani siano
tatum , pueri et iuvenes ita exco- educat i in modo che possano svi luppare
lantur ut suas dotes physica s, armonicame nte le loro doti fisiche, moral i
morales et intellectual es harmo- e intellettu ali, acquistino un più perfetto
nice evolvere valeant, perfectìo- sen so di responsabilità e il retto uso della
rem responsabilitatis sensum li- libert à, e siano preparati a partecipare at-
bertatisque rectum usum acqui- tivamente alla vita sociale.
rant et ad vitam socialem active
participandam conformentur.

li diritto e il dovere dei genitori è ricono sciuto in modo form ale anche nella Costituzion e
ltaliana :
- È dovere e diri tto dei genitori mante nere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del
matri monio (art. 30, I a co mma).

2. Il diritto e il do vere della Chiesa 3191


794 Il dovere e il diritto di educare spetta a un titolo del tutto singolare alla Chiesa.
Il Concilio accenna a una duplice motivazione:
- Perché la Chiesa va riconosciuta come società umana, capace d' impartire l'edu-
cazione (motivazione storico -sociale).
- Perché, soprattutto, essa ha la missione divina di annunziare a tutti gli uomini
la via della salvezza e di comunicare ai credenti la vita di Cristo, aiutandoli con inces-
sante sollecitudine a ragg iunge re la pie nez za (mo tivaz ione di diritto divi no ),
tGravissimum educationis , n. 3, 3).
La prima motivazio ne è stata tralasciata nel Codice.

Il diri tto e il dovere dell a Chie sa è esercitato soprattutto dai pa stori d 'anime,
che ne hanno la maggio re responsabil ità. Su d i ess i grava l' obbligo di provvedere
efficacemente perché tutt i i fedeli abbiano a beneficiare dell' educazione catto lica.
All'obbligo dei pastori fa riscontro il diritto dei fedeli, sa ncito nel can. 2 17, di rice-
vere, in forza del battesimo, un'a deguata educazione cristiana per conoscere e vivere
il mistero della sal vezza, conseguendo nello stesso tempo la piena maturità dell a
persona umana (nn. 1369- 1370 ).
42 LIBRO 111- Il "munus doccndi" della Chiesa

3192 3. Fine e contenuto della vera educazione


795 È un canone programmatico di grande respiro, nel quale è riportato "expressis
verbis" l'insegnamento del Concilio Vaticano II, Gravissimum educationis, n. I, 1-2.
Sono affermati i seguenti principi fondamentali:
I° La vera educazione deve tendere alla formazione integrale della persona umana,
avendo di mira il suo fine ultimo e, insieme il bene comune della società, di cui l'uomo
fa parte essenziale nella sua specifica individualità.
2° L'educazione dei fanciulli e dei giovani deve sviluppare armonicamente le loro
doti e capacità fisiche, morali e intellettuali, «tenendo conto dei progressi della psico-
logia, della pedagogia e della didattica» (Gravissimum educationis, n. I, 2).
3° Fanciulli e giovani devono essere educati a un compiuto senso di responsabilità,
al retto uso della libertà e alla partecipazione attiva alla vita sociale, nella quale, rag-
giunta l'età matura, dovranno inserirsi, contribuendo efficacemente al bene comune,
3193 \I Concilio aggiunge che essi, man mano che cresce la loro età, devono ricevere
anche una positiva e prudente educazione sessuale (Gravissimum educationis, n. l, 2).
Vedi a tal riguardo il duplice documento pubblicato dal magistero ecclesiastico:
Congregazione per l'educazione cattolica: Orientamenti educativi sull'amore
umano, l° nov. 1984 (Enchir. Vat., voI. 9, pp. 420-456)
- Conferenza Episcopale Italiana: Educazione sessuale nella scuola, 6 aprile
1980 (Enchir. CEI, voI. 3, pp. 85-110).
Il presente titolo sull'educazione cattolica è diviso in tre capitoli:
a) Le scuole: cann. 796-806
b) Le Università cattoliche e gli altri Istituti di studi superiori: cann. 807-814
c) Lc Università e le Facoltà ecclesiastiche: cann. 815-821.
Seguein untitolo a sè la normativa circagli strumenti di comunicazione socialee i libriin specie.

3194 LE SCUOLE (cann. 796-806)


Schema
I. La scuola in genere 3. L'insegnamento religioso
2. Le scuole cattoliche 4. Norme ulteriori
La Chiesa assolve il suo compito educativo con mezzi vari. Alcuni le sono propri
ed esclusivi: tale, ad esempio, l'istruzione catechistica, diretta all'approfondimento dcIIe
verità di fede e alla crescita e maturità della vita cristiana. Altri, invece, appartengono
al patrimonio comune umano: le scuole e gl'istituti, le associazioni giovanili, le nume-
rose società a carattere culturale e sportivo, gli strumenti della comunicazione sociale,
ecc. Sono mezzi particolarmente adatti alla promozione dei giovani e al loro perfezio-
namento. La Chiesa ne apprezza il valore e li eleva, penetrandoli del suo spirito (cfr.
Gravissimum educationis, n. 4).
La normativa sulle scuole riguarda propriamente le scuole elementari e medie (Communica-
tiones, a. 1983, pp. 100-101, Caput De scholisi. Delle Universitàe degl'Istituti di Studi Superiori
si tratta nei capitoli seguenti, ma anche per questi valgono "servatis servandis" alcune prescrizioni
del presente capitolo: per es., i cann. 797, 799, 800, 804, ecc.

3195 1. La scuola in genere

3196 I) L'importanza educativa della scuola


796, § 1 «Tra tutti gli strumenti educativi un'importanza particolare presenta la
scuola, che, in forza della sua missione, mentre con cura costante matura le facoltà
Le SCUtl lC 43

CAPITOLO I
LE SCUOLE

CAN. 796 - § 1. Inter media ad § 1. Tra i mezzi diretti a reali zzare


excolendam educationem christi- l'educazione, i fedeli diano grande impor-
fideles magni faciant scholas, tanza alle scuole, le quali appunto forni-
quae quidem parentibus, in mu- scono ai genitori il principale aiuto nel-
nere educationis implendo, prae- l'esercizio del loro compito educativo.
cipuo auxilio sunto § 2. È necessario che i genitori collabo-
§ 2. Cum magistris scholarum, rino strettamente con i maestri delle scuo-
quibus filios educandos concre- le, ai quali essi affidano l'educazione dei
dant, parentes arcte cooperentur loro figli; i maestri, da parte loro, nel-
oportet; magistri vero in officio l'adempimento del loro ufficio prestino fat-
suopersolvendo intime collaborent tivamente la loro opera d'intesa con i ge-
cum parentibus, qui quidem lihen- nitori, i quali vanno ascoltati volentieri ,
teraudiendisunteorumqueconso- mentre le loro associa zioni e le loro adu-
ciationes vel conventus instauren- nanze devono essere promosse e debita-
tur atque magni existimentur. mente apprezzate .

intellettuali, sviluppa nello ste sso tempo la cap acit à di giudizio, mette a contatto del
patrimonio culturale acqui sito dalle pas sate generazioni, promuove il sen so dei valori .
prepara la vita professionale. genera infine un rapporto di amicizia tra alunni d 'indole
e condizione diversa, disponendo e favorendo la comprensione reciproca» tGravissimum
educationis, n. 5, I).
Bisogna apprezzare la scuola - afferma il can . 796, § I - riconoseerne il valore
e l'importanza, e l'aiuto inestima bile che essa presta alla famiglia nell' adempimento
della sua missione educativa.

2) La collaborazione reciproca tra genitori e maestri 3197


796, § 2 La scuola non sostituisce la famigli a. La sua funzione è soltanto sussidi a-
ria. integrati va, poich é i genitori non sono in grado, da soli , di dare ai figli una compiuta
educazione. E quindi necessario che tra la famiglia e la scuola s'istituisca la più stretta
collaborazione. La presenza dell a famiglia nell a sc uola - diceva Paolo VI - è un
dovere che non può essere tras curato, un diritto a cui non si può rinunciare '.
I genitori devono seguire da vicino l'insegnamento impartito ai loro figli, avere
frequenti co ntatti con i maestri, e que sti, da parte loro, devono ascoltare volentieri i
genitori , avere comprensione e disponibilità. La scuola - afferma il Concilio - «co-
stituisce come un centro, alla cui attività e progresso devono partecipare insieme le
famig lie, gl'insegnanti, i vari tipi di associazioni a finalità culturali, civiche e religi ose.
la soci età civile e tutt a la comunità um ana» (Gravissimum education is, n. 5. I).
Le famiglie, da parte loro, non devono agire isolatamente, ma riunirsi in associ a-
zioni , tenere proprie adunanze, presentare richieste e proposte collettive, impedire abu si,
tutelare meglio i propri diritti. Soltanto co sì il loro intervento nella scuola sarà effi cace
e la loro collaborazione veramente fattiva.

I Cfr. L. CfIIAPPETTA, Temi pastorali nel Magistero di Paolo VI. voI. Il. pp. 381-382.
44 LlBRO IIJ - Hvmunus doccndi" della Chiesa

CAN. 797 - Parentes in scholìs È necessario che i genitori godano di


eligendis vera Iibertate gaudeant una vera libertà nella scelta delle scuole ;
oportet; quare christifideles solli- di conseguenza, i fedeli hanno l'obbligo
citi esse debent ut societas civilis d'impegnarsi perché la società civile rico-
hanc libertatem parentibus agno- nosca questa libertà ai genitori, e, nel ri-
scat atque, servata iustitia distri- spetto della giustizia distributiva, la tuteli
butiva, etiam subsidiis tueatur. anche con sussidi.
CAN. 798 - Parentes filios con- I genitori affidino i loro figli a quelle
credant iIIis scholis in quibus scuole nelle quali venga impartita una
educationi catholicae provideatur; educazione cattolica; se questo non sia
quod si facere non valeant, oblì- possibile, hanno l'obbligo di provvedere
gatione tenentur curandi, ut extra che essi ricevano la debita educazione
scholas debitae eorundem educa- cattolica al di fuori della scuola .
tioni catholicae prospiciatur.
CAN. 799 - Christifideles enitan- I fedeli facciano di tutto perché, nella
tur ut in societate civili leges quae società civile, le leggi che disciplinano la
iuvenum formationem ordinant, formazione dei giovani, provvedano nelle
educationi eorum religiosae et scuole stesse anche alla loro educazione
morali quoque, iuxta parentum religiosa e morale, secondo la coscien za
conscientiam, in ipsis scholis dei genitori.
prospiciant.

3198 3) La scelta della scuola


797 Il canone conferma e sviluppa il pnncrpio enunziato nel ca n. 793, § 2,
san zion ando in modo es plicito il diritto de i genit ori a una libera scelta dell a sc uola
per i loro fig li, e il do vere dello Stat o di tutelare questa libert à mediante adeg uati
suss idi economici , nel rispetto dell a giu st izi a distributiva (cfr. Gra vissimum
educationis, n. 6, I).
La scuola , infatti , è a carico dei cittadini , che ve rsano le loro tass e allo Stato , per
i bisogni della comunità. E poiché la scuo la è libera e il monopolio sco lastico è da
escludersi, lo Stato deve destinare i tributi che ricev e, non solo allc sole scuol e
pubbliche c he gestisce direttamente, ma, per dovere di giustizia, anche alle scuole
libere c he i cittadi ni intendano scegliere per i propri figli . In caso diverso, i cittadini
che affidano i loro figli alle dette scuole, saranno costretti illegittimamente, co n
patente discriminazione , a pagare due volte l'educazion e scolas tica, che lo Stato è
tenuto ad ass icurare a tutte le famiglie, secondo la loro scelta e preferenza.
Purtroppo molte leg islazioni statuali sono resti e a riconoscere il diritto dei gen i-
tori a una libera effettiva scelta dell a scuola, e con aperta ingiustizi a negano alle
scuole libere i sussidi dovuti.

3199 4) Necessità di un 'educazione cattolica


798 (13 74*) L'educazione da impartire ai giovani non è solt anto umana e civil e,
ma anche religiosa. I genitori cristiani , respons abili dell'educazione dei propri fi gli,
hanno il do vere di scegliere per essi quelle scuole in cui viene impartita una retta
educ azione cattoli ca (no n occorre che siano scuole cattoliche in senso proprio , a termine
dci can. 803). Se questo, per motivi adeguati , non fosse possibile, bisogna provvedere
alla debita educazione cattolica al di fuori della scuola .
Le scuole 45

CAN. 800 - § l. Ecclesiae ius est § I. La Chiesa ha il diritto di fondare e


scbolascuiusvisdisciplinae,generis dirigere scuole di qualsiasi disciplina , ge-
et gradus condendi ac moderandi. nere e grado.
§ 2. Christifidelesscholascatho- § 2. I fedeli favoriscano le scuole catto-
Iicasfoveant, pro viribus adlutri- liche, cooperando, nella misura delle pro-
cem operam confercntcs ad ea- prie forze, a fondarle e a sostenerle .
sdem condendas et sustentandas.

Un Monitum della Congregazione dci S. Ufficio del 28 luglio 1950 proibisce formalmente
la freque nza d'i stituzioni educ ative comuni ste. I gen itori che vi mandass ero i loro figli e gli stessi
giovani che ne sono alunni, non possono essere ammessi ai sacrame nti (X. OCHOA, Leges Ecclesiae ,
Il, n. 2144. col. 2765).

5) L'impegno politico dei cristiani 3200


799 L'educazione religiosa e mor ale secondo la coscienza dei genitori dev 'es-
sere assicurata a tutti i giovani. È questo un prin cipio sancito in molteplici trattati e
dichiarazioni internazionali (n. 3190 ). Ma tali dichi arazioni rest ano semplici afferma-
zioni di diritto, se ad esse non risponde nei singoli Stati una formale normat iva
giuridic a. È pertanto un grave obbligo dei cattolici impegnarsi politicamente perché
la legislazione scolastica del propri o paese prov veda adeguatamente in merito , in
modo che nelle stesse scuole pubbliche s'impartis ca agli allievi l'educazi one reli giosa
e morale necess aria.

2. Le scuole cattoliche 3201

l) Il diritto della Chiesa e il dovere dei fedeli 3202


800 (13 75 e 1379, ,9 3*) Il canone afferma formalmente:
l O Il diritto della Chiesa di fondare e dirigere scuole di qualsiasi disciplina, genere
e grado.
2° 11 dovere dei fedeli di favorire le scuole cattoliche, cooperando, nella misura
delle proprie disponibilità, alla loro fondazione e al loro sostenimento.
Il diritto della Chiesa è nativo e originario, perché fondato sulla sua missione
divina. Ma ha a suo favore anche l' appoggio della storia. in quanto tale diritto essa lo
ha sempre esercitato , e "attività scolastic a è stata per lunghi secoli una sua funzione
esclusiva.
La riorganizzazi one delle scuole, dopo la dissoluzione dell'Impero Romano in Occidente fu
opera della Chiesa. Presero così a funzionare. sin dalla fine del V secolo. le scuole prcsbiteriali o
parrocchiali, le scuole ep iscopali e cattedrali, quelle monastiche. Sorsero successivame nte Istituti
religiosi, che si ded icarono con particolare cura all'educazione dei fanciull i e dei giovani: Barnabiti ,
Scolopi, Somaschi, Gesuiti. Oratoriani, Fratelli delle Scuole Cristiane, ecc. Uno dei più grand i
educatori della giove ntù è stato, ne) secolo scorso , S. Giovanni Bosco ( 1815- 1888), fondatore dei
Salesiani.
Il diritto della Chiesa è anche un diritto civile , perché la scuol a non può essere 3203
monopolio dello Stato: "Ogni forma di monopoli o scolastico contraddi ce ai diritti na-
turali della perso na umana , allo sviluppo e alla divulga zione della cultura, alla pacifica
convivenza dei cittadini ed anche a quel legittimo pluralismo che esiste oggi in moltis-
sime società» tGravissimum educationi s, n. 6, 2). In una sana democra zia la scuola è di
libera istituzione. salve le debite garanz ie di serietà e di retto funzionamento.
46 LIBRO III- Il " rn unus doce ndi' della Chiesa

CAN. 80 I - Instituta religiosa Gl'istituti religiosi, che hanno come


quibus missioeducationis propria missione propria l'educazione, rimanendo
est, fldeliter hanc suam missionem fedeli a tale loro missione, si impegnino
retinentes, satagant educationi attivamente nell'educazione cattolica an-
catholicae etiam per suas scholas, che attraverso proprie scuole, fondate col
consentiente Episcopo dioecesano consenso del Vescovo diocesano .
conditas, sese impendere.
CAN. 802 - § 1. Si praesto non § I. Dove non esistono scuole, nelle
sint scholac in quibus educati o quali venga impartita una educazione in-
tradatur christiano spiritu imbu- formata allo spirito cristiano, spetta al Ve-
ta, Episcopi dioecesani est curare scovo diocesano aver cura che esse ven-
ut condantur. gano istituite.
§ 2. Ubi id expediat, Episco- § 2. Dove risulti opportuno, il Vescovo
pus diocccsanus provideat ut diocesano provveda che vengano fondate
scholae quoque condantur pro- anche scuole professionali e tecniche, e
fessionales et technicae necnon altre che siano richieste da speciali neces-
aliae quae specialibus necessita- sità.
tibus requirantur.

3204 Il pluralismo scolastico è sancito formalmente nella Costituzione Italiana:


ArI. 33, comma JO: «L ' arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento».
Comma 3°: «E nti e privati hanno il diritto di istituire scuo le ed istituti di edu-
cazione».
Il nuovo Accordo stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana in data 18 febbraio J 984
dedica alle scuole cattoliche il seguente articolo:
- La Repubblica Italiana. in conformità al principio della libertà della scuola e dell'insegna-
mento e, nei termini previsti dalla propria Costituzione. garantisce alla Chiesa Cattolica il diritto
di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione.
A tali scuole che ottengano la parità è assicurata piena libert à, ed ai loro alunni un trattamento
scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato c degli altri enti territoriali,
anche per quanto concerne l'esame di Stato (art. 9, n. I).

3205 2) Gl'Istituti con finalità educative


801 Gl 'Istituti religiosi e le Società di vita apostolica. sorti con finalità educative.
sono numerosi nella Chiesa. Il Codice li esorta a rimanere fedeli a tale loro missione.
anche se es sa è diventata nei tempi attuali particolarmente difficile e impegnativa. Cfr.
a tal riguardo il Documento L' école catholique della Congregazione per l'Educazione
Cattolica. 19 marzo 1977, nn. 74-76 (Enchir. Val., voI. 6. pp. 107-109) .
Il canone ricorda per altro che l'erezione di una scuola da parte dei detti Istituti
richiede il previo consenso del Vescovo diocesano.

3206 3) L'impegno del Vescovo diocesano


802 (1379, § J*) L'attività scolastico-educativa ha una grande importanz a nella
Chiesa. Ne è particolarmente responsabile il Vescovo diocesano. che deve aver cura che.
nella sua diocesi, vengano istituite scuole informate allo sp irito cristiano.
Occorre soprattutto provvedere, dove risulti opportuno, alla fondazione di scuole
Le scu ole 47

CAN . 803 • § 1. Schola catholica § l . Per scuola cattolica s'intende una


ea intellegitur quam auctoritas scuola diretta dali' autorità ecclesiastica
ecclesiastica competens aut per- competente o da una persona giuridica ec-
sona iuridica ecclesiastica publi- clesiastica pubblica, oppure ricono sciuta
ca moderatur, aut auctoritas ec- come tale, con un documento scritto, dal-
clesiastica documento scripto uti l'autorità ecclesiastica.
talem agnoscit.
§ 2. Institutio et educatio in § 2. L'istruzione e l'educazione impar-
schola catholica principiis doc- tite in una scuola cattolica devono fondar-
trinae catholicae nitatur oportet; si sui princip i della dottrina cattolica; i suoi
magistri recta doctrina et vitae insegnanti si distinguano per retta dottrina
probitate praestent. e onestà di vita.
§ 3. Nulla schola, etsi reapse § 3. Nessuna scuola, anche se cattolica
catholica, nomen scholae catholi- di fatto , porti il nome di scuola cattolica,
caegerat, nisi de consensu compe- se non con l'assenso della competente
tentis auctoritatis ecclesiasticae. autorità ecclesiastica.

professionali e tecniche, più adatte ai giovani delle famiglie meno abbienti, ed anche
di altre richieste da speciali necessità: scuole per adulti, per ciechi, sordomuti,
subno rmali, ecc.
Il canone non accenna alle scuole miste di secondo grado, che una Istruzione della Congre- 3207
gazione dei Religiosi, in data 8 dicembre 1957, approvata dal Romano Pontefice, vietò in linea di
principio. senza un particolare indulto della Santa Sede (X. OCHOA, Leges Ecclesiae , Il, n. 27 14,
coli. 3797-38(0). Una Dichiarazione della S. Congregazione per l'Educazione Cattolica in dala ) 0
febbraio 1971, approvata anch'essa dal Papa, confermò la norma suddetta. ma demandò l'e ventuale
concessione dell'autorizzazione all'Ordinario del luogo iEnchir. Val., vol. 4, p. 91, n. 3). In base
a tale Dichiarazione e anche a termine dell'attu ale can. 806, § l, che rimette al Vescovo diocesano
la normativa circa l'ordinamento generale delle scuole cattoliche, la decisione circa le scuole miste
rimane di competenza del Vescovo.

4) Concetto di scuola cattolica 3208


803 Scuola cattolica non è soltanto quella eretta dall'autorità ecclesiastica o da un
ente pubblico ecclesiastico (per cs., una parrocchia) o da un Istituto religioso o da una
Società di vita apostolica. Può essere tale anche una scuola istituita da una persona o da
un' associazione privata. Il canone dà pertanto la definizione di scuola cattolica, deter-
minandone le condizioni giuridiche e i principi informatori.
Per scuola cattolica - afferma il § l - s' Intende una scuola:
- Diretta dall' autorità ecclesiastica competente o da una persona giuridica eccle-
siastica pubblica
- Diretta da altre persone o enti e riconosciuta come cattolica, con un documento
scritto della competente autorità ecclesiastica
Non sono però sufficienti le formalità giuridiche. Occorrono anche degli elementi
di fatto, ossia che la scuola sia realmente informata, nei contenuti e nei metodi educativi,
ai principi della dottrina cattolica, e che gl'insegnanti diano piena garanzia per integrità
di dottrina e onestà di vita (§ 2).
Infine il § 3 prescrive che nessuna scuola porti il nome di scuola cattolica - anche 3209
se lo sia di fatto - se non con l'assenso della competente autorità ecclesiastica. È con
la scuola cattolica che «la Chiesa concreta ed esprime in maniera particolare la sua
presenza in campo scolastico» (Graviss ùnum educationis, n. 8, l ).
48 LIBRO m - Il "munus doccndi" della Chiesa

CAN. 804 - § 1. Ecclesiae auctori- § l. È sottoposta ali' autorità della Chie-


tati subicitur institutio et educatio sa l'istruzione e l'educazione religiosa
religiosa catholica quae in quibu- cattolica, che vengono impartite in qual-
slibet scholis impertitur aut variis siasi scuola o trasmesse con i vari mezzi
communicationis socialis instru- di comunicazione sociale; spetta alla Con-
mentis procuratur; Episcoporum ferenza Episcopale emanare norme gene-
conferentiae est de hoc actionis rali circa questo campo d'azione, e al Ve-
campo normas generales edicere, scovo diocesano regolarlo e vigilare su di
atque Episcopi dioecesani esteun- esso.
dem ordinare et in eum invigilare.
§ 2. Loci Ordinarius sollicitus § 2. L'Ordinario del luogo abbia cura
sit, ut qui ad religionis institutio- che i maestri ai quali viene affidato l'inse-
nem in scholis, etiam non catho- gnamento della religione nelle scuole an-
Iicis, deputentur magistri recta che non cattoliche, eccellano per retta dot-
doctrina, vitae christianae testi- trina, testimonianza di vita cristiana e arte
monio atque arte paedagogica pedagogica.
sint praestantes.

3210 Le scuole cattoliche dipendono dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica, detta oggi
"Congregazione dei Seminari e degl'Istituti di Studi" (Cost. Ap. Pastor Bonus, 28 giugno 1988,
artt. 112-116).
Sulla scuola cattolica, la detta Congregazione ha emanato in data 19 marzo 1977 un impor-
tante documento (Enchir. Vat., voI. 6, pp. 60-119). Un particolare documento pastorale su La
scuola cattolica, oggi, in Italia, è stato pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana, Commis-
sione Episcopale per l'educazione cattolica, 25 agosto 1983 tEnchir. CE/, voI. 3, pp. 817-871). Cfr.
anche il successivo documento della Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione reli-
giosa dell 'educazione cattolica, 7 aprile 1988 (Enchir. Vat., voI. II, pp. 262-313).

3211 3. L'insegnamento religioso

l) La dipendenza dall'autorità ecclesiastica


804 (1373 e 1381, § 1*) L'istruzione e l'educazione religiosa fanno parte del "de-
posito della fede" e della missione affidata "divinitus" alla Chiesa. Sono pertanto sotto-
poste ex se all'autorità ecclesiastica, in qualsiasi scuola e con qualsiasi mezzo di comu-
nicazione sociale esse vengano impartite. Una particolare competenza è riconosciuta
espressamente alle Conferenze Episcopali e ai Vescovi diocesani in questo campo:
- Alle Conferenze Episcopali spetta un potere normativo, ossia l'emanazione di
norme generali
- Ai Vescovi diocesani spetta sia un potere normativo, con disposizioni più det-
tagliate, sia un potere di vigilanza, perché siano fedelmente osservati i principi della
dottrina cattolica e le norme e le direttive emanate dall'autorità ecclesiastica
- Gli Ordinari dei luoghi devono inoltre preoccuparsi perché l'insegnamento
religioso impartito sia nelle scuole cattoliche sia anche in quelle non cattoliche, venga
affidato a persone che eccellano per retta dottrina, testimonianza di vita cristiana e arte
pedagogica.
3212 In Italia, l'alt. 36 del Concordato del 1929 stabiliva:
- L'Italia considera fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento
della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente
Le scuole 49

CAN. 805 - Loci Ordinario pro L'Ordinario del luogo ha il diritto, per
sua dioecesi ius est nominandi la propria diocesi, di nominare o appro va-
aut approbandi magistros reti- re gl'insegnanti di religione, come pure di
gionis, itemque, si religionis mo- rimuoverli o di esigere che siano rimossi,
rumve ratio id requìrat, amoven- se lo richiedano motivi religiosi o morali.
di aut exigendi ut amoveantur.

che l' insegnament o religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore
sviluppo nelle scuole medie, secondo program mi da stabilirsi d' accordo tra la Santa Sede e lo
Stato (comma l"),
Art. 2 della Legge 5 giugno 1930:
- Sono dispensati dall' obbligo di frequentare l'insegnament o religioso gli alunni i cui geni-
tori. o chi ne fa le veci. ne facciano richiesta per iscritto al capo dell'istituto all'inizio dell' anno
scolastico.
L'an. 9. n. 2. del nuovo Accordo, stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana,
prescri ve invece :
- La Repubblica Italiana, riconos cendo il valore della cultura religiosa e tenend o conto che
i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimoni o storico del popolo italiano, continuerà ad
assicurare, nel quadro dellc finalità della scuola. l'insegnamento della religione cattolica nelle
scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Ncl rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito
a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di dello insegnamento.
All ' atto dell'iscri zione gli studenti o i loro gen itori esercitera nno tale diritto . su rich iesta
dell'autorità scol astica. senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discrimi-
nazione.
Protocollo addizionale, 18 febbraio 1984, n. 5, lett. a: 3213
- L' insegnamento della religione cattolica nelle scuole indicate al n. 2 è impartito - in
conformit à alla dottrina cattolica e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni - da inse-
gnanti che siano riconosciuti idonei dall'autorità ec clesiastica, nominati, d'intesa con ess a,
dall' autorità scolastica.
Nelle scuole materne ed elementari detto insegnamento può essere impartito dall' insegnante
di classe, ricono sciuto idoneo dall'autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo.
Le dette norme , profondamente inno vati ve , hanno dato luogo a vivaci discussioni circa la
loro stessa interp retazi one . Da molti si teme che esse abbian o compro messo seriame nte l' inse-
gnamento religioso nella sc uola italiana. Circa l'insegnamento della religi one cattolica nelle
pnbbliche scuole, è da tener presen te l'Intesa concordata tra il Ministro dell a Pubbl ica Istruzio -
ne e il Presidente della CEI , 14 dicembre 1985 i Enchir. CEI , vol . 3, pp. 1610-1617). Cfr. anche
la relativa Dichiarazione de l Presidente della CE!. in data J6 dicembre dello stesso anno
iEnchir., vol . 3, pp. 1617-1 62 1). e la prec eden te Nota della Presidenza dell a CE I, 23 settembre
1984 (Enchi r.• pp. 1122- 1 J 30).

2) La nomina O l'approvazione degl 'insegnanti di religione 3214


805 (/38/, § 3 *) Nell'ambito della diocesi, spettano di diritto - l'una o l'altra,
secondo il carattere della scuola - all'Ordinario del luogo, che può anche rimuovere o
esigere che siano rimossi gl'insegnanti che, dottrinalmente o moralmente, venissero
meno al loro compito.
La norma è legittima, ma di fatto non è sempre applicabile, quando incontra l' op-
posizione delle autorità civili. Alcuni ritengono ch'essa riguardi solo le scuole cattoli-
che, e che le scuole non cattoliche rientrino nel prescritto del can. 804.
Per i libri di testo, V. can. 827.
50 LIBRO III· Il "m unus doccndi' della Chiesa

CAN. 806 - § 1. Episcopo dioece- § I . Spetta al Vescovo diocesano il di-


sano competitius invigilandi et in- ritto di vigilare e visitare le scuole catto-
visendi scholas catholicas in suo liche situate nel suo territorio, anche quel-
territorio sitas , eas etiam quae ab le fondate o direlte da membri d'istituti
institutorum religiosorum sodali- religiosi; gli compete parim enti emanare
bus conditae sint aut dirigantur; disposizioni riguardanti l'ordinamento ge-
eidem item competit praescripta nerale delle scuole cattoliche: tali disposi -
edere quae ad generalem attinent zioni valgono anche per le scuole istituite
ordinationem scholarum catholi- dai medesimi religio si, salva per altro la
carum: quae praescripta valent loro autonomia circa la propria direzione
de scholis quoque quae ab iisdem interna.
sodalibus diriguntur, salva qui-
dem eorundem quoad internum
earum scholarum moderamen au-
tonomia.
§ 2. Curent scholarum catholi- § 2. I Moderatori delle scuol e cattoliche
carum Moderatores, ad vigilante abbiano cura, sotto la vigilanza dell'Ordi-
loci Ordinario, ut institutio quae nario del luogo, che l'istruzione impartita
in iisdem traditur pari saltem in esse si distingua sotto l'aspetto scienti-
gradu ac in aliis scholis regionis, fico, tenendosi almeno allo stesso livello
ratione scientifica sit praestans. delle altre scuole della regione.

3215 Norme della CEI


Delibe ra n. 41 del 21 settembre 1990. relativamente all' insegn ament o della religio-
ne cattolica nelle scuole: Enchir. CElo voI. 4. pp. 1251-1252. n. 2479.
§ I . L'Ordinario del luogo che riceva da parte dei fedeli la domanda per il ricono-
scimento dell'idoneit à ad insegnare religione cattolica nelle scuole pubbliche o nelle
scuole cattol iche. è tenuto a verific are il possesso dei requi siti richiesti dal diritto . In
partic olare l' Ordinario del luogo deve accert arsi. mediante documen ti. tes timoni anze.
colloqui o prove scritte . che i cand idati si distinguano per retta dottrin a. tes timonianza
di vita cristiana e abilità pedago gica.
L'Ordinario del luogo ricono sce l' idoneit à medi ante proprio decreto.
§ 2. L'Ordinario del luogo deve revo care con proprio de creto . ai sens i dci cann.
805 e 804. § 2. l'idoneit à a ll'i nseg namento della rel igione catto lica al docente del
quale sia stata accertata una gra ve ca renza concernente la rett a dottrina o l'abilità
pedagogica oppure risulti un comportament o pubblico o notorio co ntras tante co n la
moral e cattolica.
§ 3. L'Ordinario del luogo, prima di emettere il decreto di revoca dell 'idoneità,
con voca l'insegnante contestandogli i fatti e ascoltandone le ragioni.
Lo stesso Ordinario esamina e valuta i documenti e le memorie eventualmente
presentate dall'insegnante entro i dieci giorni successivi alla data fissata per l'incontro
e, se richiesto, si rende disponibile per un ulteriore incontro, da tenersi in ogni caso non
oltre venti giorni dal primo.
Il dec reto di revoca dell'idoneità dev'essere fornito di motivazione ai sens i del can.
51. e regolarmente intimato ai sensi dei cann. 54, 55 e 56.
L'Ordinario del luogo dà comunicazione all' autorità scola stica che l'i doneità è stata
revocata, quando il decreto di revoca è divenuto definitivamente esecut ivo.
Le Università Cattolic he 00 Ecclesiastic he 51

4. Norme ulteriori

1) La competenza del Vescovo dioc esano circa le scuole cattoliche esistenti 32] 6
in dio cesi
806, § l (1381, § l, e 1382 *) Il can. 804 stabilisc e la dipenden za dell 'insegnamen-
to religioso dall'autorità eccle siastica e le competenze dell'Ordinario del luogo circa il
medesimo. Nel can. 806, si determinano le attribuzioni del Vescovo circa le scuole
cattoliche esistenti nella sua diocesi.
È anzitutto un potere normati vo, in quanto egli può emanare disposizioni riguarda n-
ti l'ordinament o generale delle dette scuole .
È anche un potere di vigilanza e di visita canon ica - sive per se sive per alios -
che comprende tutte le scuole cattoliche situate nel territorio, anche quelle fondate o
dirette da membri d'Istituti religiosi, tranne che si tratti di scuole interne, frequent ate
esclusivamente dagli alunni dell'Istituto (can. 683 , § l).
Le norme em anate dal Vescovo diocesano valgono anche per le scuole dci mede-
simi religio si, salva per altro la loro autonomia circa la direzione interna. Quanto alle
scuole private , il Vescovo , in forza del suo ufficio di pastore, ha il diritto di vigilanza
generale "circa doctrinam et mores", ma non quello di "visitarle" canonicamente (Com-
municationes, a. 1986, p. 153, ultimo cpv.).

2 ) L'impegno dei Moderatori per il prestigio della scuola 3217


806, § 2 La scuola cattolica, a cui. oggi soprattutto, si guarda con una certa diffi -
denza e ostilità , si regge unicamente sul suo prestigio. È dovere dei Moderatori adope-
rarsi con impegno perché questo prestigio non venga meno , e perché l'istruzione impar-
tita in essa si distingua anche sotto l'aspetto scientifico, tenendosi almeno allo stesso
livello delle altre scuole della regione.
Circa le difficoltà e le contestazio ni mosse contro la scuola cattoli ca, v. il citato docum ento
della S. Congregazione per l'Educazione Cattolica del 19 marzo 1977 , nn. 17-24 tEn chir. Val.. voI.
6, pp. 73 -77) .

UNIVERSITÀ CATTOL/CHE ED ECCLESIASTICHE (cann . 807-8 21 ) 3218


Schema
I. Le Universi tà Cattolich e e gli altri Istitut i 3. Le Università e le Facoltà Ecclesiastiche
di Studi superi ori 4. Gl'Istituti di scien ze Religiose
2. La Cost, Ap. "Ex corde Ecclesiae"

1. Le Università Cattoliche e gli altri Istituti di Studi Superiori 3219

l ) Il diritto della Chiesa 3220


807 (1375-1 376*) Nel can. 800, § I , è stato afferm ato il diritto della Chiesa di
fondare e dirigere scuole di ogni disciplin a. genere e grado. Nel canone attuale si
afferma, in particolare , il diritto della Chiesa d 'i stituire e dirigere Univers ità di Studi e
altri Istituti di Studi Superiori, eol triplice fondamentale scopo di contribuire:
Ad una più elevata cultura degli uomini
Ad una più compiuta promozione della persona umana
All'attuazione della missione d'insegnare della Chiesa stessa
52 LIBRO !II . Il " munus docc ndi" tlcll. Chic, o

CAPITOLO II
LE UNIVERSITÀ CATTOLICHE
E GLI ALTRI ISTITUTI DI STUDI SUPERIORI

CAN. 807 - Ius est Ecclesiae eri- La Chiesa ha il diritto d'istituire e diri-
gendi et moderandi studiorum gere università di studi , che contribui sca-
universitates, quae quidem ad al. no ad una più elevata cultura umana e a
tiorem bominum culturam et ple- una più compiuta promozione della perso-
niorem personae humanae pro- na, come pure all'attuazione della sua
motionem neenon ad ipsius Ec- propri a missione d'insegnare.
clesiae munus docendi ìmplen-
dum conferant,
CAN. 808 - Nulla studio rum Nessuna università di studi, anche se
universitas, etsi reapse catholica, cattolica di fatto , porti il titolo di univer-
titulum seu nomen universitatis sità cattolica, se non con l'assenso della
catholicae gerat, nisi de consen- competente autorità eccle siastica.
su competentis auctoritatis ee-
clesìasticae,

Scopo delle Un iversit à Cattoliche è, insieme, «d i dare ai gi o va ni un 'adeguata pre-


pa razione professionale me diante una cultura e un 'educaz ione morale ispirata ai principi
del catto lices imo» tEnchir. CEI, vol . I , p. 103 8, n. 3625).
La motivazione è identica: la m issione di vina d 'insegnare e di educare rice vuta da
C risto, e la tradizione stori ca di un 'atti vità secol are, diretta alla promozi one e al progres-
so della cultura.
3221 Non è infatti da dimenticare l'opera della Chiesa nella istitu zione delle Università durante il
Medio Evo. La parte che essa vi ebbe fu determinant e.
In ordine di tempo, la prima Università. nel senso moderno della parola , fu quella di Salerno,
resa famosa per la scuola di medicina sin dalla metà del sec. XI e rimasta, per circa due secoli, il
più insigne centro europeo di scienza medica. AI suo formarsi contribuirono largamente i Benedet-
tini di Mont eca ssino, che furono i primi esponenti ed anim atori della Scuola. Seguiron o
l'U niversità di Bologna, sorta verso la fine del sec. XI (circa il 1084l, e quella di Parigi, che deve
la sua istituzione a due Bolle di Papa Innocenza III e a un Diploma del re Filippo Augusto, verso
la fine del sec. XII. Furono le due più celebri Università dci Medio Evo: l'una per l'insegnamento
delle scienze giuridi che; l'altra per l' insegnamento delle scienze teologiche . Erano frequentate da
un numero enorme di studenti, che vi accorrevano da ogni parte del mondo. L' Università di Parigi
accolse fino a 30 mila studenti : in essa la Scolatica raggiunse il massimo splendore.
Sul modello delle Università di Bologna e di Parigi, si fondaron o in seguito le altre Università
di Europa . Alla fine del Trecento se ne contavan o ben cinquantadue: di esse «non meno di
ventinove furono create esclusivament e dai Romani Pontefici , e dieci altre vennero erette con
decreti dell'imperatore e di principi e con bolle dei Papi» (Pio XI, Costo Ap. Deus scientiurum
Dominus, Proemio (X. O CHOA, Leges Ecclesiae, I, 1273, l° cpv .), È vanto della Chiesa la fonda-
zione o lo sviluppo, in ltalia, delle Università di Roma, Padova. Bologna, Ferrara, Pavia, Pisa,
Firenze. Siena, Perugia , Torino , Catania.

3222 2) Un assenso necessario


808 Si tratta di una norma giuridic a generale, formulata già nel can, 216: « Nessu na
iniziativa assuma il nome di cattolica, senza il co nsenso della competente autorità ec-
53

CAN. 809 - Episeoporum confe- Le Conferenze Episcopali abbiano cura


rentiae eurent ut habeantur, si che ci siano, se è possibile e conveniente,
fieri possit et expediat, studio- università di studi o almeno delle facoltà ,
rum universitates aut saltem fa- distribuite opportunamente nel loro terri-
eultates, in ipsarum territorio torio, in cui le varie discipline, pur con-
apte distributae, in quibus variae servando la loro autonomia scientifica,
disciplinae, servata quidem ea- siano approfondite e insegnate in confor-
rum scientifica autonomia, inve- mità con la dottrina cattolica.
stigentur et tradantur, doctrinae
eatholicae ratione habita.

clesiastica» (n. 1368). La norma viene rinnovata nel can. 300, relativamente alle "asso-
ciazioni", nel can. 803, § 3 relativamente alle scuole in genere, ed ora nel can. 808,
rispetto alle Università degli Studi.

3) La doverosa sollecitudine delle Conf erenze Episcopali 3223


809 La presenza dell a Chie sa nel campo della cultura e degli studi superiori è
un'attività indi spen sabile al suo stesso sviluppo e progresso. Alcuni , oggi, ne conte-
stano la valid ità e ritengon o le Universi tà Cattolìche "un istituto sorpassato e inutile"
(Enchir. CEI , vol. 2, p. 613. n. )852), «incapace di dare ai giovani una formazione
culturale veramente cristiana» tEnchir. CEI, vol. 2. p. 38 ), n. J 114). Sono accuse
infondate. Le Università Cattoli che sono «un fattore educativo indispensabile per la
Chiesa. testimonianza pubb lica dell'armonia fra cultura e cristi anesim o, stimolo e
richiam o alla ricerca di una interpretazione cristiana dei problemi della società, aiuto
efficacissi mo a lla presenza dei valori cristiani nel mondo della scuola» (Enchi r. CEI,
vol. I , p. 521, n. 1636, 3).
La Chiesa desidera che le Università Cattol iche abbiano un largo sviluppo nel 3224
mondo cattoli co. e il Codice ne affida la promozione alla particolare sollecitudine
delle Conferen ze Episcop ali, che dovranno provvedere perché siano opportun amente
d istr ibuite nel territorio di loro competenza, assicurandone nello stesso tempo il retto
funzi onamento, in modo che le varie disciplin e, pur conservando la loro legittima
autonomi a scie ntifica , siano approfond ite e insegnate in conformità con la dottrin a
cattolica.
In Italia. l'i stituzione dell 'Università Cattolica del Sacro Cuore si deve all'impegno 3225
generoso di P. Agostino Gemelli , coadiu vato in quest 'op era dalla Sig .na Armida Barelli . Fu
inaugurata il 7 dicemb re 1921, alla presenza del Card . Achille Ratti (il futuro Pio XI), Legato
Ponti ficio. Dopo tre anni di funzioname nto. conseguiva il ricono sciment o giuridico da parte
dello Stato (Decreto reale del 2 ottobre 1924), per il quale venne equiparata alle altre Univer-
sità italiane.
La Facoltà di Medicina dell' Università Cattolica del Sacro C uore ha sede in Roma.

4) La nomina dei docenti e la vigilanza dell 'Autorità ecclesiastica 3226


810 Le Università Calloliche devono avere i propri statuti, approvati dalla Santa
Sede (ean. 1376. § 2, Codice 1917). In essi va regolamentata anche la nomina dei
docenti, i quali devono segnalarsi per competenza scientifica e pedagogica, per fedeltà
alla dottrina cattolica e per onestà di vita. Sono questi requisiti essenziali: venendo a
mancare, gl'insegnanti devono essere rimossi dall'ufficio, secondo la procedura stabilita
nei detti statuti.
54 LIBRO II! - Il " munus doecndi" del la Chiesa

CAN. 810 - § 1. Auctoritati iux- § l . È dovere dell'autorità competente a


ta statuta competenti officium norma degli statuti, provvedere che ne11e
est providendi ut in universitati- università cattoliche vengano nominati
bus catholicis nominentur docen- docenti i quali, oltre che per la loro capa-
tes qui, praeterquam idoneitate cità scientifica e pedagogica, si distingua-
scientifica et paedagogica, doc- no per integrità di dottrina e onestà di
trinae integritate et vitae probi- vita, e che, venendo a mancare tali requi-
tate praestent utque, deficienti- siti, osservata la procedura stabilita negli
bus his requisitis, servato modo statuti , siano rimossi dall'incarico.
procedendi in statutis definito, a
munere removeantur.
§ 2. Episcoporum conferentiae § 2. Le Conferenze Episcopali e i Ve-
et Episcopi dioecesani, quorum scovi diocesani interessati hanno il dovere
interest, officium habent et ius e il diritto di vigilare che, nelle medesime
invigilandi, ut in iisdem universi- università, si osservino fedelmente i prin-
tatibus principia doctrinae cat- cipi della dottrina cattolica.
holicae fideliter serventur,
CAN. 811 - § 1. Curet auctoritas § 1. Sia cura della competente auto rità
ecclesiastica competens ut in uni- ecclesiastica che nelle università cattoli -
versitatibus catholicis erigatur che venga eretta una facoltà o un istituto
facultas aut institutum aut sal- o almeno una cattedra di teologia, in cui
tem cathedra theologiae, in qua s' impartiscano lezion i anche agli studenti
lectioncs laicis quoque studenti- laici.
bus tradantur.
§ 2. In singulis universitatibus § 2. Nelle singole università cattoliche
catholicis lectiones habeantur, in si tengano corsi, nei quali si trattino prin-
qui bus eae praecipue tractentur cipalmente quei problemi teologici con-
quaestiones theologicae, quae nessi co n le discipl ine de11c med esime
cum disciplinis earundem facul- facoltà.
tatum sunt conexae.

È dovere e diritto delle Conferen ze Episcopali e dei Vescovi dioce sani interessati
aver cura e vigilare opportunamente perché nelle Università Cattoliche siano osser vati
fedelme nte i principi della dottrina cattolica.
3227 La nomina dei docenti dell'Uni versita Cattolica del Sacro Cuore è stata oggetto dell' Accordo
stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana il 18 febbraio 1984. L'art. IO, n. 3, stabilisce:
- Le nomine dei docenti dell'Università del Sacro Cuore e dei dipendenti Istituti sono
subordinate al gradimento, solto il profilo religioso, della competente autorità ecclesiastica.

3228 5) L'insegnamento delle discipline teologiche


8] ]·812 In confo rmità con l'auspicio formulato dai Padr i conciliari tGra vissimum
educationis, n. lO, 2), il can. 8 11, § l, esorta le comp etenti autorità eccle siast iche ad
aver cura che nelle Università Cattoliche sia eretta la Facoltà o almeno una Cattedra di
Teol ogia , con lezioni adatte anche per gli studenti laici (cfr. can. 229, § 2). È inoltre
opportuno che si tengano cor si speciali, nei quali si trattino principalmente quei proble-
mi connessi con le discipline impartite nelle medesime Facoltà (8 11. § 2).
Conferm ando la disposizione del can. 229, § 3, il can. 8 12 prescrive che, per
l'in segnament o delle disciplin e teologiche, è necessari o il formale mandato (la Cost.
Le Università Cattoliche cd Ecclesiastiche 55

CAN. 81 2 - Qui in studiorum su- Coloro che in qualsiasi istituto di studi


periorum institutisquibuslibet di- superiori insegnano discipline teologiche,
sciplinas tradunt theologicas,auc- devono averne il mandato della compe-
toritati s ecclesiasticae competentis tente autorità ecclesiastica.
mandatum habeant oportet.
CAN. 813 - Episcopus dioecesa- Il Vescovo diocesano abbia una partico-
nus impensam habeat curam pa- lare cura pastorale degli studenti, anche
storalem studentium, etiam per mediante l' erezione di una parrocchia, o
paroeciae erectionem, vel saltem almeno per mezzo di sacerdoti assegnati
per sacerdotes ad hoc stabiliter stabilmente a questo compito, e provveda
deputatos, et provideat ut apud che presso le università, anche non catto-
universitates, etiam non catholi- liche, ci siano centri universitari cattolici,
cas, centra habeantur universita- che prestino alla gioventù la loro assisten-
ria catholica, quae iuventuti adiu- za soprattutto spirituale.
torio sint, pracsertim spirituali.
CAN. 8 14 • Quae de universita- Le norme stabilite per le università, si
tibus statuuntur praescripta, pari applicano a pari titolo agli altri istituti di
rationc applic antur aliis studio- studi superiori.
rum superiorum institutis.

Ap. Sapientia christiana, a. 1979 , parla di "missio": art. 27) della comp etente autori tà
ecclesiastica tComrnunicationes, a. 1983, pp. 104-10 5, ca n. 767). T ale insegnamento
può essere affida to anche a dei laici (can. 229, § 3).
A norma del can. 833 n. 7. «i docenti che insegnano in qualsiasi Università discipline attinenti
alla fede o ai costumi, son tenuti ad emettere all' inizio dell'i ncarico la professione di fede, dinanzi
al I{ctlore, se sacerdote. o all'Ordi nario del luogo oppure a un loro delegato».

6) La cura pastorale deg li studenti universitari 3229


!l13 Tale cur a è necessaria non solo per gli studenti delle Università Cattoliche , ma
anche per quelli di altre Università. Il Vescovo diocesano dov rà provvedervi nei modi
più adatt i. Fra l'altro :
- Con l' erezione di parrocchie perso nali, a termi ne del can. 5 18
- Co n " assegnazione di particolari capp ellani, depu tati stabilmente (cfr . can . 564)
- Co n l'i stituz ione di ce ntri universi tari cattolici, nei quali i giovani possano
ricevere un ' adeguata ass iste nza , so prattu tto spirituale.
Cfr. la Dichiarazione co nciliare Gravissimum educationis, n. IO, 4. Cfr. anche il
Documento circ a la pastorale universitaria, della Congregazione per l'Educazione Cat-
tolica, giugno 1976 tEnc hir. Vat., voI. S, pp. 1340-1371).

7) Gl 'Istituti di Studi Superiori 3230


!l14 La de no minaz ione dei centri univ ersitari è complessa e varia da paese a paese .
Il can. 814 chiarisce che le norme stabilite per le Università valgon o anche per tutti
gl' Istitut i di Studi Supe riori, qualunq ue sia il nome che li designi.

8) Norme ulteriori
- La partecipazio ne ai Conci li particolari : ca n. 443 , § 3, n. 3.
56 LIBRO 111- Il t'munus doccndi" dclla Chiesa

3231 2. L a Costo Ap. ''Ex corde Ecclesiae"


Costituisce il primo Documento pontificio sulle Università Cattoliche : è stato pub-
blicato da Giovanni Paolo Il il 15 agosto 1990, dopo una lunga preparazione durata,
sostanzi almente , circa venti anni, col particolare contributo dell a Congregazione dci
Semin ari e degl ' Istituti di Studi.
Il bisogno di tale Documento era sentito do vunque , specialmente dopo la pubbli -
cazione della Cost. "Sapientia christiana" avvenuta nell' aprile del 1979 sulle Università
Eccle siastiche. Un testo analogo era pertan to necessario anche per le Univers ità Catto-
liche, che attraversavano un periodo di crisi e avevano bisogno di un opportuno rinno-
vamento .
Riporti amo le principali disposiz ioni dell 'importante documento ponti ficio.

3232 a) Natur a e obiettivi dell e Università Cattoliche


I. Og ni Universit à, in quanto tale, è una comuni tà accademica che, in modo rigo-
roso e critico, contribuisce alla tutela e allo sviluppo della dignit à uman a e dell'eredità
cu lturale mediante la ricerca , l'insegn amento e i diversi ser vizi offe rti alle comunità
locali, nazion ali e internazionali. Essa gode , a tal fine , della necessaria autonomia isti-
tuzionale (n. 12: Enchir. Val., vol. 12, n. 425 ).
2. L'Università Cattolica , in quanto "cattolica" deve possedere le seguenti essen-
ziali caratteri stiche:
- Una ispirazione cristiana da parte non solo dei singo li, ma anche della comunità
universitaria come tale;
- Una incessante riflessione, alla luce della fede cattolica , sul crescente tesoro
della conoscenza uman a, al quale cerca di offrire un co ntributo con le propri e ricerche;
- La fedeltà al messaggi o cristi ano così co me è prese ntato dalla Chiesa;
- L' impeg no istituzionale al servizio del popo lo di Dio e della famiglia umana ,
nel loro itinerario verso quell' obiettivo trascendente che dà signifi cato alla vita (n. 13:
Enchir. Val., voI. 12, n. 426).
3. L' Università Cattolica, in quanto tale, apporta ai suoi compiti, per imp egno
istituzionale, l' ispirazione e la luce del messaggio cristiano (n. 14: Enchi r. Val., voI. 12,
n. 427 ).
4. In una Università Cattolica, la ricerca del sapere e delle conoscenze comprende
necessariamente :
Il persegu imento di una integrazione della conoscen za
Il dialogo tra fede e ragione
Una preoccup azione etica
Una prospettiv a teologica (nn. 15-19: Enchir. Vat., nn. 429-4 32).

3233 b) La natura delle norme generali


Art. l, § l: Le seguenti norme generali sono basate sul Codice di Diritto Ca nonico
(in particolare cann. 807-814), del quale sono un ulteriore sviluppo, e sulla legislazione
complementare dell a Chiesa, fermo restando il diritto della Santa Sede di intervenire,
ove ciò si rende necessario. Esse valgono per tutte le Università Cattoliche e per le
Istituzioni Cattoliche di Studi Superiori in tutto il mondo.
ArI. l, § 2: Le norme generali devono essere concretamente appl icate a livello
locale e a livello regionale dalle Conferenze Episcopali e dalle altre Assembl ee della
gerarchia cattolica, in conform ità col Codice di Diritto Ca nonico e con la legislazione
ecclesiastica compl ementare, tenendo conto degli Statuti di ciascuna Università o Isti-
tuzione e - in quanto possibile e opport uno - anche del Diritto Civile. Dopo la
U Università Cat toliche 00 Eccteslusucfc 57

revisione da parte dell a Sant a Sed e (can.455, § 2), dett i "Ordi na menti" loc ali o reg ionali
saranno va lidi per tutte le Univers ità Ca tto lic he d i Studi S uperi or i dell a regi on e, ad
ec cezione dell e Unive rsità e Facol tà Eccl esiastich e. Qu este ultime Istituzion i, com pre se
le Facol tà Ecclesiastich e ap pa rte ne nti a una Unive rsità Cattolica , so no rette dall e no rme
della Costitu zio ne Aposto lica "Sapie ntia c hris tia na (Enchir. Vat., vol. J2, nn. 464 -465).

c) Erezione di una Università Cattolica 3234


Art. 3 § I . Una Unive rsità C attolica può essere ere tta o approvata dall a Sant a Se de,
da una Co nferenza Ep iscop ale o da un'altra Asse mbl ea dell a gerarchia catt oli ca oppure
da un Vescovo dio cesan o.
Art. 3, § 2. Con con senso del Ve sco vo diocesano un a Uni versità Ca ttolic a può
essere e retta anc he da un Istitut o Rel igioso o da altra per son a giuri dica pu bb lica.
Art. 3, § 3: Un a Università Catt oli ca pu ò es ser e eretta da altre persone ecclesiasti-
che o laic he . T ale U nive rsità pot rà conside rarsi Uni ve rsità Ca ttolica so lo co l consenso
della compete nte aut orità ec clesias tica, secondo le condizio ni che sa ranno concordate
dalle parti I .
Art. 3, § 4. Nei ca si menzion a ti ai §§ I e 2, g li Statuti dov ranno esse re approvati
dalla co mpete nte autorità ecc lesias tica (Enchir. Vat., vo l. 12, nn. 472 -475).

d) L'Università Cattolica nella Chiesa 3235


Art. 5. § l . Og ni Unive rsità Cat tolica deve mant en ere la com unione co n la Chiesa
Unive rsale e co n la Santa Sede. Deve essere in stretta co muni one con la Chiesa part i-
co lare e, in specie, co n i Vesco vi dioc esani dell a reg ione o de lla nazio ne in cui è situa ta.
Co nformeme nte alla sua natu ra d i Universi tà, l'Un iversità Cattol ica co ntri buirà all' op e ra
di ev an gelizzazione della Chiesa.
Art. 5. § 2. Ogni Vesco vo ha la respon sabilità di pro muo vere il buo n andament o
de lle Università Cattolic he nell a su a dioc esi, e ha il d iritto e il dover e di vigi lare sulla
preservaz ione e il raffo rza me nto de l lo ro ca rattere cattolico. Se do vesse ro so rgere pro -
blemi ci rca tale req uisito esse nzia le, il Vesco vo loc ale prender à le iniziative necessarie
a risolver li, d ' intesa con le co mpe tenti a utorità accademiche e in ac cordo co n le proce-
du re stabilite, e - se necessa rio - con " aiu to dell a Santa Sede.
Art. 5. § 3 . O gni Universi tà C attoli ca, d i cui all' art . 3, §§ I e 2, deve inviare
periodicame nte alla co mpe tente auto rità ecclesiastica una speci fica re lazion e co nce rne n-
te l' Unive rsità c le sue att ività. Le altre Unive rsità C attol iche de vono comunicare tali
info rmaz ioni al Ve sco vo dcIIa diocesi, in cui è situata la sede centrale de ll' istituzio ne
(Enchir. Vat., vo I. 12, nn. 48 1-483).

e) Norme transitorie 3236


Art. 8. La presente Costituzione andrà in vigore ili o giorno dell'anno accademi co 199 1.
Art. 9. L ' appl icazione del la Co stituzione è dem an data all a Co ngregazione per l' Ed u-
ca zio ne C attolica, a c ui spetta di provved ere a em a nare le direttive nec essa rie a tale sco po.
Art. 10. Sarà com pito della Co ngre gazione per " Edu cazio ne Cattolica, quando co l
pass are del tempo le ci rcostanze li rich iederanno, di proporre i cambiamenti da introd ur-
re nell a presente Costituzio ne, affinché ques ta sia di continuo adattala alle nuove esige n-
ze de lle Università Catto liche.

r Sia la costituzione di una tale Università. sia le condizioni alle quali può considerarsi
Università Cattolica. dovranno essere conformi alle precise indicazioni fomite dalla Santa Sede.
dalla Conferenza Episcopale o da altra Assemblea della Gerarchia Cattolica.
58 LIBRO III - Il "munus doccndi" de lla C hiesa

CAPITOLO III
LE UNIVERSITÀ E LE FACOLTÀ ECCLESIASTICHE

CAN. 815 - Ecclesiae, vi muneris In forza de lla sua m issione di an nu nz ia-


sui veritatem revelatam nuntiandi, re la ve ri tà rivelata, la C h iesa ha propr ie
propriae sunt universitates vel un iv er sità o facoltà ec c lesiast ic he per
facuItates ecclesiasticae ad l' approfondimen to de lle discipline sac re o
disciplinas sacras vel cum sacris co nnesse con le sacre, e per la form azione
conexas pervestigandas, atque scientifica degli alunni, ch e si app licano
studentes in iisdem disciplinis allo st ud io dell e dette d isci pli ne .
scientifice instituendos.

ArI. Il. Sono abrogate le leggi particolari o cons uetudini, al presente in vigore, che
siano contra rie a questa Costituzione. Parimenti sono abrogati i privilegi concessi sino
ad oggi dalla Santa Sede a persone sia fisiche che morali, e che siano in contrasto con
questa stessa Costituzione tEnchir. Val., voI. 12, nn. 488-49 1).

3237 3. Le Università e le Facoltà ecclesiastiche

I ) Introduzione
La normativa circa le Università Ecclesiastiche, contenuta nel Codice, ha carattere
generale e dev'essere opportunamente integrata con i Documenti specifici, emanati dalla
Santa Sede:
- La Cost. Ap. Sapientia christiana, promulgata da Giovanni Paolo II in data 15
aprile 1979 tEnchir. Val., voI. 6, pp. 946-997). Era stata preparata da Paolo VI.
- Le Norme applicative emesse dalla Congregazione per l'Ed ucazione Cattolica
in data 29 aprile dello stesso anno (Enchir . Val., voI. 6, pp. 998-1033).
È da ricordare, per il suo valore dottrinale e storico, la Cost. Ap. Deus scientiarum
Dominus di Pio XI, 24 maggio 1931 (X. O CIIOA Leges Ecclesiae , I, n. 1030, colI. 1272-
1281 ), uno dei più importanti documenti della Chiesa, che segnò il rinnovamento degli
studi ecclesiastici. dando per la prima volta. nella storia dell' ordinamento canonico . una
normativa completa circa l'i nsegnamento universitario.
In co nsegue nza della prom ulgazionc della Sopientia cttristiana di Giovanni Paolo Il , la
Deus scientiarum Dominus e le Norme e manate il 20 maggio 1968 dalla Congregazione per
l' Edu cazione Catto lica (Enchi r. Vat.• voI. 3, pp. 106- 151), so no state abrogate. Gli ele menti
tuttora validi dei detti documenti sono stati ripres i nella nuova Costitu zione (Enchi r. Val.. voI.
6. p. 959, n. 1J54) .
3238 Circa le Unive rsità Catto liche. esiste solo la normativa ge nerale dci cann. 807-8 14. Manca una
propria regola mentazione . perché lali Unive rsità. per la loro erezione c il loro funzionam en to. sono
subordi nate alla legislazione civile dei singoli Stati in cui esse svolgono la loro att ività. Spesso ,
tuttavia, interve ngono accordi con la Santa Sede, com'è avvenuto in Italia, relativa mente alla
Università Catto lica del Sacro Cuore.

3239 2) Il diritto della Chiesa e lo scopo delle Universi tà Ecclesiastiche


815 L' istituziune di proprie Università e Facoltà è un diritto, un dove re, una ne-
cessità inderogabi le per la Chiesa. Secondo il formale insegnamento del Concilio Va-
licano Il, il loro compito è molteplice:
Le Università Ca uolic he cd Ecclesiastich e 59

CAN. 816 . § 1. Universitates et § l. Le università e le facoltà ecclesia-


facultates ecclesiasticae constitui stiche possono essere istituite soltanto
tantum possunt erectìone ab A· mediante l'erezione o l'approvazione da
postolica Sede facta aut appro- parte della Sede Apostolica : compete an-
batione ab eadem concessa; ei- che alla medesima la loro superiore dire-
dem competit etiam earundem zione.
superius moderamen,
§ 2. Singulae universitates et fa- § 2. Le singole università e facoltà ec-
cultates ecclesiasticae sua habere clesiastiche devono avere i propri statuti e
debent statuta et studiorum ratìo- l'ordinamento degli studi, approvati dalla
nemab ApostolicaSedeapprobata. Sede Apostolica.
CAN. 817· Gradus academicos, Nessuna università o facoltà, che non
qui etIectus canonicos in Eccle- sia stata eretta o approvata dalla Sede
sia habeant, nulla universitas vel Apostolica, può conferire validamente
facultas conferre valet, quae non gradi accademici, con effetti canonici nel-
sit ab Apostolica Sede erecta vel la Chiesa.
approbata.

- Preparare adeguatamente al sacro ministero gli aspiranti al sacerdozio


- Preparare inoltre i giovani all' insegnamento nelle scuole di studi ecclesiastici
superiori
- AI lavoro scie ntifico pers onal e
- Allo svolgi me nto delle forme più alte di apostolato intellettua le
- Approfondi re i vari settori delle scie nze sacre, in modo che si abbia un a cono-
sce nza sempre più pien a della sacra Riv elazione, sia megli o esplorato il patrimonio dell a
sapienza cris tia na, tras mess o dalle generazioni passate. sia favorit o il dialogo con i
fratelli separati e co i non cristiani, e si risponda ai probl emi eme rgenti dal progre sso
cultura le dell 'umani tà tGravissimum educationis, n. Il , l ).
In ordine alle finalit à delle Università e Facoltà Eccle siast iche, v. anc he la Cost. Ap .
Sapientia christiana di Giovanni Paolo Il, art. 3.
Il campo proprio delle Università e Facoltà Ecclesiastiche è qu ello delle scienze
sacre e delle discipline co nnesse con le medesime.

3) Competenze della Santa Sede 3240


816-817 Sono riservate esclu sivamente alla Sede Apo stolic a:
l ° L 'erezion e o l'approvazione delle singole Unive rsità e Facoltà Ecclesiastiche (le
Universi tà Cattoliche possono in vece essere erette anch e da enti e da privati, sempre
però "de con sensu competentis auctoritatis ecclesiast icae" , per poter ass umere la deno-
minaz ione d i Uni versità Cattoliche: can. 808). L'erezione o l'approvazione è di compe-
tenza dell a Con gre gazion e per l'Educaz ione Cattolica.
2° La loro sup eriore direzione.
3° L'approvazione degli statuti e dell'ordinamento degli studi : anche questa di
comp etenz a della S.c. per l'Educazione Cattolica.
Solt anto le Uni versità o Facoltà erette o app rov ate cano nicamente dalla Sede
Aposto lica. posson o co nferire validame nte gradi acc ademi ci , con effetti ca nonici
nell a Chiesa .
Dal nuovo Accordo stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana. art . IO, nn. 1-2: 3241
60 LIBRO Hl - n "rnuuu s doccndi' della Chie sa

CAN. 818 - Quae de università- Le norme stabilite per le università cat-


tibus catholicis in cann. 810, 812 toliche nei cann. 810, 8 12 e 813, valgono
et 813 statuuntur praescripta, de anche per le università e facol tà eccles ia-
uni versitatibus facultatibusque stiche.
ecclesiasticis quoque valent.
CAN. 819 - Quatenus dioecesis Nella misura in cui lo richiede il bene
aut instituti religio si immo vel della diocesi o di un istituto relig ioso o
ipsius Ecclesiae universae bonum anche della stessa Chiesa uni versale, i
id requirat, debent Episcopi dioe- Vescovi diocesani e j Superio ri competen-
cesani aut institutorum Superiores ti degl'istituti devono inviare alle univer-
competentes ad universitates vel sità o facoltà ecclesiastiche giova ni, chie-
facultates ecclesiasticas mittere rici e religiosi, che si distinguano per in-
iuvenes et clericos et sodales indo- dole, virtù e ingegno.
le, virtute et ingenio praestantes,

- Gli istit uti universitari. i seminari, le acca demie, i co llegi c gli altri istituti per ecclesiastici
e religiosi o per la loro formazione nelle discipline ecclesiastiche, istituiti secondo il diri tto cano-
nico . conti nueran no a dipendere unicamente dalla com petente autorità ecclesiastica (n. I).
- I titoli accademici in teologia e nelle disci pline ec clesiastiche, determinate d 'accordo tra
le Parti, co nferiti dalle Facoltà approvate dalla Santa Sede, sono riconosciuti da llo Stato. Sono
parimenti rico nosciuti i diplomi co nseg uiti nelle Sc uole vati cano di paleografia, dipln ma tica e
archivistica e di bibl ioteconomia (n. 2) .

3242 4) Norme comuni con le Università Cattolich e


818 Sono le norme stab ilite nei cann. 810 , 8 12, e 813, che si applica no tanto alle
Università Catto liche quanto a quelle Ecclesiastiche;
- Cali. 8 /0. § I : la nomina dei doce nti
- Cali. 8 /0. § 2: la vigilanza delle Co nferenze Ep iscopa li e dei Vescovi dioce sani
- Cali. 8/2 : il " mandato" della competente autorità ecclesiastica per l'i nsegnament o delle
discipline teo logiche
- Can. 813: la particolare cura pastorale deg li student i
Altre norme comuni:
- Call. 833. Il. 7: l' obb ligo della profes sio ne di fede
- Call. 443. § 3. Il. 2: [a partecipazione ai Co nci li part icolari

3243 5) L 'invio di alunni scelti


819 ( J380 *) Il ca none conferma una direttiva del Codice precede nte, richiamando
il dovere idebent: è più di una semplice eso rtazione) dei Vescovi diocesani c dei Supe-
riori co mpetenti degl'Istituti relig iosi, d'i nvia re alle Università o Facoltà Eccle siastiche,
gio vani che si dis tinguano per indole, virtù e ingeg no, ma queslo nella mis ura in cui lo
richieda il bene de lla dioces i o dell'Istituto o anche della stessa Chiesa uni versale.
L'obbligo giurid ico rigua rda so lo i Superiori dcgl' Istituti religio si e non di altri
Istituti o Società, co sa tuttavia che può sembrare alquanto strana (Comm unicationes, a.
1983, p. 106, can. 775).

3244 6) La mutua collaborazione


820 Il canone, ispirato al n. 12 della Dic hiar azione concil iare Gra vissimum
educationis, auspica per il maggiore incre mento delle scie nze una valida co llaborazione:
Le Università Ca ttoliche cd Ecclesiastiche 61

CAN. 820 - Curent universita- I Moderatori e i professori delle univer-


tum et facultatum ecclesiastica- sità e facoltà ecclesiastiche abbiano cura
rum Moderatores ac professores che le varie facoltà dell'università si pre-
ut variae universitatis facultates stino vicendevolmente aiuto, per quanto
mutuam sibi, prout obiectum si- lo consentono le materie, c che tra la pro-
veri t, praestent operam, utque pria università o facoltà e le altre univer-
inter propriam universitatem vel sità o facoltà, anche non ecclesiastiche, ci
facultatem et alias universitates sia mutua collaborazione, in modo che,
et facultates, etiam non ecclesia- unendo le loro forze, esse abbiano ad ope-
sticas, mutua habeatur coopera- rare insieme concordemente, per il mag-
tio, qua nempe eaedem coniuncta giore incremento delle scienze, mediante
opera, conventi bus, investigatio- convegni , ricerche scientifiche coordinate
nibus scientificis coordinatis alii- e altre iniziative.
sque mediis, ad maius scientia-
rum incrementum conspirent.
CAN. 821 - Provideant Episco- La Conferenza Episcopale e il Vesco vo
porum conferentia atque Episco- diocesano provvedano che, dove sia pos-
pus dioecesanus ut, ubi fieri pos- sibile, siano fondati istituti superiori di
sit, condantur instituta superiora scienze religiose, nei quali cioè vengano
scientiarum religiosarum, in qui- insegnate le discipline teologiche e le al-
bus nempe edoceantur discipli- tre che riguardano la cultura cristiana .
nae theologicae aliaeque quae ad
culturam christianam pertineant.

- Tr a le varie facoltà della medesima Università Ecclesi astic a, per quanto lo


co nsentono le materie
- Tr a le diverse Università o Facoltà Ecclesiastich e esistenti nei vari Continenti ,
e specialmente nel medesimo Paes e
- Tra le Università e Facolt à Ecclesiastiche e quelle non eccle siastiche, in parti-
colar e le Università Cattoliche
Il canone suggerisce la celebrazione di convegni comun i. ricerche scientifiche co-
ordinate e altr e simili iniziative .
T ale collaboraz ione è prescritt a anehe nella Co st. Ap. Sapientia christiana:
- La collaborazione tra le Facoltà sia di una stes sa Università, sia di una stessa
regione. sia anch e di un più ampi o territori o, dev'essere diligentemente curata. Essa.
infatti, è di grande giovamento per promuovere la ricerca scientific a dei docenti e la
migliore formazione degli studenti. come pure per sviluppare quell a che viene dett a
solitamente interdisciplinarità, e che appare sempre più necessaria ; e, parimenti, per
sviluppare la cosiddetta compl ementarità tra le varie Facoltà; c, in general e. per realiz-
zare la penetrazione della sapienza cristiana in tutta la cultura (art. 64) .
Per favorire tale collaborazione. Pio XII, con Lettera Apostolica del 27 luglio 1949. istituì la 3245
Federazion e dell e Univer sit à Cattoliche. sotto la dipendenza della Congregazione per l'Edu cazione
Cattolica (X. O CHOA . Leges Ecclesiae, Il. n. 2068. coli. 2618-2619).

4. Gl'Istituti superiori di scienze religiose 3246


821 Si tratta d'Istituti che non hanno un carattere rigorosamente universitario; si
dedicano tuttavia . similmente, all'insegnamento delle discipline teologiche e dell e altre
che riguardano la cultura crist iana , a livello superiore.
62 LIBRO 111 - Il "rn unus doccndi " della C hiesa

Titolo IV
Gli strumenti di comunicazione sociale e i libri in specie
CAN. 822 - § l. Ecclcsiae pasto- § l . l p astori della Chiesa, valendosi
res, in suo munere explendo iurc nell'adempimento della loro missione del
Ecclesiae proprio utentes, instru- diritto proprio della Chiesa stessa, si stu-
menta communicationis socialis dino di utilizzare gli strum enti di comuni-
adhibere satagant. cazione soc iale.
§ 2. Iisdem pastoribus curae sit § 2. Sia cura dei medesimi pastori istru-
fidelesedocere se officioteneri coo- ire i fedeli sul do vere che essi hanno di
perandi ut instrumentorum com- cooperare perché l'uso degli strumenti di
municationis socialis usus humano comunicazione sociale sia animato da uno
christianoque spiritu vivificetur. spirito umano e cristiano.
§ 3. Omnes christifideles, ii § 3. Tutti i fedeli, specialmente quelli
praesertim qui quoquo modo in che hanno parte nell 'organizzazion e o
eorundem instrumentorum ordi- ne\1'uso dei detti strum enti, siano solleciti
natione aut usu partcm habent, nel prestare la loro collaborazione all'azio-
solliciti sint operam adiutricem ne pastorale, in modo che la Chie sa possa
actioni pastorali praestare, ita ut svolgere effic acemente la sua missione
Ecclcsia etiam his instrumentis anch e con questi strumenti.
munus suum cfficaciter cxerceat.

Dev'essere cura delle Conferenze Epi scopali e de i Vescovi d iocesan i che tali Istituti
siano fond ati nel terri torio di loro competenza e funzi onin o debit am ent e secondo i
principi dell a dottrina cristiana.
Sull' argomento, v. la No /a pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Commissioni
Episcopali per la dottrina della fede, la catechesi e la cultura e per l' educazione cattolica). 19
maggio 1985: Ellchir. CEI, vol. 3, pp. 1366-1396.

3247 GLI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE SOCIALE E I LIBRI


(cann. 822-832)
Schema
I. Gli strumenti di comunicazione sociale 3. 1 censori per l'e same dei libri
2. Scritti la cui pubblicazione richiede la licenza 4. Norme ulteriori
o l'appro vazione dell' Autorità ecclesiastica

3248 Il Co ncilio Vaticano Il parlò a più ripres e de i mezzi di comunicazione sociale


(stam pa, cinema, tele vision e, radio c altri mezzi del genere) :
- Nella Cost. pasl. Gaudium et Spes, nn. 6, 54, 61
- Nei Decreti Christus Dominu s, n. 13; Optat am totiu s, n. 2; Apostolicam
actuositatem , n. 8; Ad Gentes , nn. 19, 26, 3 1, 36
- Nella Dichi ar. Gravissimum educationis, n. 4
Tr attò in modo specifico que sto argomento nel De cr. Imer mirifica del 4 dicembre
1963. a cui seguì il 23 magg io 1971 l'ampia Istr. past oral e Communi o et progressi o
dell a Pont. Commissione per le Comunicazioni soci ali iEnchir. Va/., vol. 4, pp. 498-
6 17), istituita da Paolo VI il 2 aprile 1964 col. M.P. ln fructlbus multis (Enchir Vat. , voI.
2. pp. 174-179).
Strumenti di comun. sociale c lihri 63

Nella Cost. Ap. Pastor Bonus di G iovanni Paolo II sulla Curia Romana (28 giugno
1988) so no dedicati al Pontificio Consi glio delle Comunicazioni Sociali gli artt. 169-
1701•
Per l'Itali a. è da tener presente il Documento emanato dalla CEI, Ufficio per le Comunicazioni
Sociali , in data 25 luglio 1975 , a conclusione di un cor so di aggiornamento svoltosi a
Monteeampione , per Vescovi e responsabili della pastorale delle comunicazioni sociali (Enchir.
CEI, voI. 2, pp. 775-7 86).

l. Gli strumenti di comunicazione sociale 3249

l ) Il dovere e il diritto della Chiesa e dei Pastori


822, § 1 Il do vere e il diritto della Chiesa so no affermati nel can. 747, § l : «La
Chiesa... ha il dover e e il diritto nativo , indipendente da qualsiasi potest à umana, di
predicare il V angelo, u sando anche propr i mezzi d i comunicazione social e» (nn. 3095-
3098).
T ale diritto è riaffennato nell'attuale canone, che esorta i Pastori della Chiesa a
utilizzare g li strumenti di comuni cazione soci ale, a vvalendosi nell'adempimento dell a
loro mi ssione, di un diritto proprio dell a Chiesa .
L 'uso degli stru me nti di co m u nicazio ne soci a le vie ne richiamato e so lleci tato
espressamente:
Nell 'annunzio della dottrina cri stiana: can. 761
Nell a is truz io ne ca tec het ica: can. 779
Nell a pa storale matrimoniale: can. 1063, n . l

2) L 'impegno dei fedeli 3250


822, §§ 2-3 L ' impegno è duplice:
l " Adoperarsi , un end o le proprie forze, perché l'uso degli strumenti di comunica-
zio ne sociale si a an imato da uno spi ri to um ano e cris tia no . I Pastori dell a Chie sa , da
parte loro, avranno c ura di richiamare i fedeli all'impegno per un a tale azione.
Circa il retto uso dei mezzi di comunicazione sociale, v. la Cost. eone. Inter mirifica. nn. 5-8.

I Art. 16 9. § I: «Il Consiglio si occupa delle question i che riguardano gli strumenti di comu-

nicazione sociale, affinché, anche per mezzo di essi, il messaggio della salvezza e l'umano
progresso possano servire all 'in cremento della civiltà e del costume».
Art. 169. § 2: «Nell' adempimento delle sue funzioni, esso deve procedere in stretto collega-
mento con la Segreteria di Stato».
Art. 170. § I : «II Consiglio attende alla precipua funzione di suscitare e sostenere tempesti-
vamente e adeguatamente l' azione della Chie sa e dei fedeli nelle molteplici forme dell a
comunicazione sociale; di adoperarsi perché. sia i giornali e gli altri scritti periodici, sia gli spet-
tacoli cinematografici, sia le trasmissioni radiofoniche e televisive siano sempre più permeati di
spirito umano e cristiano».
Art. 170. § 2: «Con speciale sollecitudine esso segue i quotidiani cattolici. le pubblicazioni
periodiche, le emittenti radiofoniche e televisive, perché realmente corrispondano alla propria in-
dole e funzione, divulgando soprattutto la dottrina della Chiesa, qual è proposta dal Magistero, e
diffondendo corrett amente e fedelm ente le notizie di carattere religioso ».
Art. /70. § 3: «Favorisce le relazioni con le associazioni cattoliche, che operano nel campo
delle comunica zioni».
Art. 170. § 4: «Si adopera perché il popolo cristiano. specialmente in occasione della celebra-
zione della Giornata delle Comun icazion i Sociali. prenda coscienza del dovere, che spetta a
ciascuno di impegnarsi affinché tali strumenti siano a disposizione della missione pastorale della
Chiesa».
64 LIBRO ili ' Il " muuus docend!" della Chies.

CAN. 823 - § 1. Vt veritatum fi- § I. Perché sia tutelata l'integrità delle


dei morumque integritas serve- verità della fede e dei cos tumi, i pastori
tur, officium et ius est Ecclesiae della Ch iesa hanno il dove re e il diritto di
pastoribus invigilandi, ne scriptis vig ilare che non si arrech i danno alla fede
aut usu instrumentorum commu- o ai costumi dei fedeli cristiani né co n gli
nicationis socialis christifidelium scritti né con l'uso degli strumenti di co-
fidei aut mori bus detrimentum municazione sociale; parim ent i, hann o il
afferatur; item exigendi , ut quae dovere e il diritto di esigere che gli scritti
scri pta fidem moresve tangant a dei fedeli destinati alla pubbl icazione, se
christifidelibus edenda suo iudi- toccano la fede o i costumi, vengano sot-
cio subiciantur, necnon repro- toposti al loro giudizio, come pu re di con-
bandi scripta quae rectae fidei dannare gli scritti che pregiudich ino la
aut bonis mori bus noceant. retta fede o i buoni costumi.
§ 2. Officium et ius, de qui bus § 2. Il dovere e il dir itto, di cui al § l ,
in § 1, competunt Episcopis , tum competono ai Vescovi sia indi vidualmen-
singulis tum in conciliis particu- te sia riuniti nei concili particolari o nelle
laribus vel Episcoporum confe- Conferenze Episcopa li, relativam ente ai
rentiisadunatis quoad christifid e- fedeli affid ati alle loro cure; alla suprema
les suae curae commissos, supre- autorità della Chiesa, rispetto a lutto il
mae autem Ecclesiae auctoritati popolo di Dio.
quoad universum Dei populum,

2° Prestare la propria collaborazion e all'azione pastorale de lla Chiesa , in modo


che essa possa svolgere efficacemente la sua mission e anche con i mezzi di com unica-
zione soci ale. È questo un obbligo che riguarda speci almen te quelli che hanno parte
nell'organizzazione o nell' uso de i detti mezzi.

3251 3) La necessaria vigilanza


823 (1384, § l ; 1385 *) l] cano ne riporta sostanzialmente il seco ndo paragrafo de l
proemio dcI dec reto Ecclesiae Pastorum della Co ngreg azione per la Dottrina de lla Fede ,
in data 19 mano 1975. È co mpito esse nziale dei sacr i Pastori non solo diffondere la
verità della fede e promu overe l' integrità dei costumi, ma anc he tutelam e de hitame nte
i co ntenuti e i valori. A tal riguardo , essi hanno un trip lice dovere e diritto :
l ° Vigilare che non si arrec hi alcun danno alla fede e ai costum i dei fedeli, né con
gli scritti né con l'uso degli strum enti di comunicazione sociale.
2° Esigere che gli scritti dei fedeli, destinati alla pubblicazione, venga no sotto posti
al loro giudizio, se toccan o la fede e i cost umi.
Tenendo conto dell' ulteriore can. 827. § 3, che usa "commendatur", sembra di dove r dire
che tale giudizio o censura l're via non è prescritta ex il/re commun i per tutti gli scri tti rig uar-
danti la fede e i costumi, ma è lasciata alla discreziona lità de i Pastori , che possono imporla con
una partico lare legge o decreto (diritto particolare: diocesa no, provinciale o nazio nale) . L'i n-
giu nzione può esser data dal Vescovo diocesano anche a una persona deter minata, se speciali
motivi lo consiglino. Nel caso che la censura previa non sia obbligatoria, i fedeli possono
sollecitarla spontaneamente, in conformità al can, 827, § 3, per dare ai pro pri scritti una
gara nzia di ortodossia.
3° Condannare gli scrit ti che pregiudichino la retta fede o i buoni costu mi (§ I).
3252 Il seco ndo paragrafo del canone determina i soggetti ai quali compete il diritto e il
do vere di vig ilanza, di ce nsura previa e d i even tuale condanna, di cui al § I:
Strumenti dì comun . sociale C libri 65

CAN. 824 • § l. Nisi aliud sta- § I. Tranne che sia stabilito diversamen-
tuatur, loci Ordinarius, cuius Ii- te, l'Ordinario del luogo, a cui, a nonna dei
centia aut approbatio ad libros canoni di questo titolo, va richiesta la li-
edendos iuxta canones buius titu- cenza o l'approvazione per la pubblicazio-
li est petenda, est loci Ordinarius ne dei libri, è l'Ordinario del luogo proprio
proprius auctoris aut Ordinarius dell'autore oppure l'Ordinario del luogo in
loei in quo libri publiei iuris fient. cui i libri di fatto saranno pubblicati.
§ 2. Quae in canonibus buius § 2. Se non consta diversamente, le
tituli statuuntur de libris, quibus- nonne stabilite circa i libri nei canoni del
libet scriptis divulgationi publi- presente titolo, sono da applicare a qua-
cae destinatis applicanda sunt, lunque scritto destinato alla pubblica di-
nisi aliud constet. vulgazione.

- I Vescovi, sia individualmente sia riuniti nei Concili particolari o nelle Confe-
renze Episcopali, relativamente ai fedeli affidati alle loro cure
- La Suprema Autorità della Chiesa, rispetto a tutto il Popolo di Dio

4) L 'Indice dei libri proibiti 3253


È il catalogo ufficiale dei libri condannati dalla Sede Apostolica come dannosi
alla fede o alla morale, e di cui, nella precedente legislazione, erano vietati, salvo
speciale dispensa, sia la lettura che lo stesso possesso . Tale Indice, pubblicato per la
prima volta nel 1559 sotto Paolo IV, e aggiornato man mano in numer ose edizioni
successive , è rimasto in vigore fino al 14 giugno 1966, quando una Notificazione
della Congregazione per la Dottrina della Fede ne ha abolito il valore giuridico
tEnchlr. Var., voI. 2, pp. 674-677).
Ovviamente rimane integro il diritto-dovere della Santa Sede di condannare gli
scritti che pregiudicassero la fede o i costumi. Similmente rimane integro il valore
morale dell'Indi ce stesso. Avverte infatti espressamente la detta Notificazione: «Questa
Congregazione per la Dottrina della Fede. dopo aver consultato il Santo Padre, comu-
nica che l'Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza
dei cristiani a guardarsi, per una esigenza che scaturisce dalla stessa legge naturale, da
quegli scritti che possano mettere in pericolo la fede o i costumi; dichiara però nello
stesso tempo che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure».

5) Norme ulteriori 3254


- Una esortazione ai religiosi circa l'u so degli strumenti di comunicazione socia-
le: can. 666
- Un reato da punire: can. 1369

2. Scritti la cui pubblicazione richiede la licenza o l'approvazione del- 3255


l'autorità ecclesiastica
I canoni che disciplinano tale materia (cann. 824-832) riproducono sostanzialmente
le disposizioni emanate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede col Decreto
Ecclesiae Pastorum del 19 marzo 1975 (Enchir. Var., voI. 5. pp. 742-749).

I) L'Ordinario competente 3256


824, § 1 (1385, § 2 *) Di regola (nisi aliud statuatur), è l'Ordinario del luogo che
66 LIBRO 111 - Il "munus dcccndi' della Chi esa

CAN. 825 - § 1. Libri sacrarum § I. I libri delle sacre Scritture non


Scripturarum edi non possuntnisi possono essere pubblicati senza l' appro-
ab Apostolica Sede aut ab Epìsco- vazio ne dell a Sede Apos tolica o della
porum conferentiaapprobati sint ; Conferenza Episcopale; similmente, an-
itemque ut eorundem versiones in che per la pubblicazione delle loro versio-
Iinguam vernaculam edi possint, ni in lingua moderna, occorre che inter-
requiriturutabeademauctoritate venga l'appro vazione da parte della me-
sint approbatae atque insimul ne- desima autorità c, nello stesso tempo, che
cessariis et sufficientibus explica- le versioni siano corredate da necessarie e
tionibus sint instructae. sufficienti spiegazioni.
§ 2, Versiones sacrarum Scrip- § 2. Le versioni delle sacre Scritture,
turarum convenienti bus explica- corredate da opportune spiegazioni, pos-
tionibus instructas, communi sono essere preparate e pubblicate dai cat-
etiam cum fratribus seiunctis ope- tolici anche in collaborazione con i fratelli
ra , parare atque edere possunt separati , con licen za dell a Conferen za
christifideles catholici de Iicentia Episcopale.
Episcoporum conferentiae.

dà la licenza o l'approvazione per la pubblicazione dei libri. Tale Ordinario è nel nuovo
Codice:
- L' Ordinario del luogo proprio dell ' autore, a term ini del can. 107
- Oppure l'Ordinario del luogo in cui i libri di fatto vengono pubblicati, ossia in
ge nere l'O rdinario del luogo in cui ha sede la Casa Editrice
*
È stato tralasciato il terzo Ordinario previsto nel can, 1385, 2. del Cod ice precedente: q uello
del luogo in cui il libro viene stampato, per le incertezze che potevano derivarne, in q uanto il lavoro
per l'edi zione di un libro (composizione, stampa propriamente detta e legatura) oggi è spesso diviso
fra più aziende, che risiedono in luoghi diversi.
Nel caso che uno degli Ordin ari indicati neghi la licenza o l' approvazione. non è
vietato rivolgersi all'altro, purché venga debitamente informato del precedent e diniego.
Il secondo Ord inario dovrà attenersi alla disposizione del can. 65, § l (nn. 52 1-522) . Cfr.
Decr. Ecclesiae Pastorum, art. l , n. I; cfr. anche Communicationes, a. 1983, pp. 106-
107. can. 779 .
3257 Il canone distingue tra licenza e approvazione. Specificamente, si parla di licenza nei cann,
825, * 2; 826, § 3; 827, § 4; 828; 830, § 3; e di approvazione nei cann. 825, * I; 827. §§ 1-2. La
Iicenza autorizza la pubblicazione di UIlOscritto (imprimatur), con "implicita dichiarazione che in
esso non c' è alcun errore contro la fede e i costu mi (nihil obstat), L'app rovazione, invece, è più
che IlIl semplice "imprimatur": comp orta anche, sia pure genericamente, un apprezzamento dd-
l'opera c del suo positivo valore.

3258 2) Una precisazione


824, § 2 (1384, § 2 *) l canoni dell'attuale titolo usano di regola il termi ne libro.
Le relative norme, tuttavia, sono da applicare a qualsiasi scri tto destinato alla pubb lica
divulgazione, in qualun q ue modo essa avvenga: mediante la stampa, ciclostile e anche,
riteniamo. median te dischi fonografici. video-cassette e altre forme moderne di diffusio-
ne del pensiero, purch é la divulgazione abbia carattere pubblico. Non sono invece da
applicare a scritti, bollettini, fogli di carattere privato o confidenziale e con tiratura
molto limitata.

3259 3) l Libri Sacri


825 (1385, § 2, e 1391 *) Per la pubb licazione dei Libri della Sacra Scrittura e,
Strume nti di comun. soc iale c lihri 67

CAN. 826 - § 1. Ad Iibros liturgi- § l. Per quanto riguarda i libri liturgici,


cos quod attinent, serventur si osservino le disposizioni del can. 838.
praescripta can, 838.
§ 2. Vt iterum edantur libri li- § 2. Per una nuova edizione di libri li-
turgici necnon eorum versiones turgici o di loro versioni in lingua moder-
in Iinguam vernaculam eorumve na o di parti di essi, deve risultare la con-
partes, constare debet de concor- cordanza con l'edizione approvata, da un
dantia cum editione approbata attestato dell'Ordinario del luogo in cui
ex attestatione Ordinarii loci in avviene la pubblicazione.
quo publici iuris fiunt.
§ 3. Libri precum pro publico § 3. I libri di preghiere ad uso pubbli co
vel privato fidelium usu ne edan- o privato dei fedeli, non si pubblichino
tur nisi de Iicentia loci Ordinarii. senza la licenza dell'Ordinario del luogo.
CAN. 827 - § 1. Catechismi nec- § I. I catechismi, come pure ogni altro
non alia scripta ad institutionem scritto destinato all'istruzione catechetica
catecheticam pertincntia eorum- o le loro versioni, hanno bisogno dell'ap-
ve versiones, ut edantur, appro- pro vazione dell'Ordinario del luogo per la
bationc egent loci Ordinarii, fir- loro pubblicazione , fermo restando quanto
mo praescripto can. 775, § 2. dispone il can. 775, § 2.

similmente delle loro versioni in altra lingua, occo rre l'appro vazione della Sede Apo-
stolica o delle Conferenze Episcopali (Communicationes, a. 1983, p. 107, can. 780).
Le versioni, inoltre, devono essere corredate da opportune spiegazioni.
Le versio ni dei Libri de lla Sacra Scrittura, corredate di spiegazioni, possono essere
preparate e pubblicate anche in coll aborazione con i fratelli separat i, su licenza della
Conferenza Episcopale . Relativamente a tali versi oni ecumeniche, bisogna tener presen-
te le direttive pubbli cate il l° giug no 1968 dal Segretariato per l'Unione dei cristiani.

4) [lib ri liturgici e i libri di preghiere 3260


826 (/385. § J. n . 2. e 1390*) Relat ivamente alla pubbli cazione dei libri liturgici, il
can. 826, § l, rimanda al prossimo can. 838, compreso nel IV libro del Cod ice, De Ecclesiae
1II1IIlere sanctificandi. Il § 2 prescrive che, per una riedizi one dei libri liturgici o delle loro
versioni in una lingua nazionale o di parti di esse, si richieda un attesta to di concorda nza con
l'edizi one approvata -s-Yed izione tipica - rilasciata dali' Ordinario del luogo in cui avviene
la pubblicazione. E da tener presente , a tal riguardo, il Decreto C Ulli nostra aetate della Sacra
Congre gazione dei Riti, circa le edizioni dei libri liturgici (Enchir. Vat., voI. 2, pp. 596-60 3).
Per la pubb licazione dei libri di preghiera destinati ad uso sia pubbl ico che privato
dei fedeli, è necessaria la Iicc nza dell 'Ordinario del luogo, di cui al can. 824, § l .

5) Catechismi ed aLtri scritti destinati all'istruzione catechetica 3261


827, § 1 I testi originari, come le loro versioni, non possono essere pubblic ati senza
l' appro vazione dell'Ordinario del luogo (can. 824, § I), fermo restand o il disposto del
ean. 775 , § 2. per il quale i catechismi compilati dalle Conferenze Episcopali per il
proprio terri torio, hanno bisogno della previa approvazi one della Sede Apostolica.

6) l testi di scuola 3262


827, § 2 (1385. § J, n. 2*) Nelle scuole di qualsiasi ordine e grado - element ari,
medie, superiori, universitarie - i libri il cui contenuto riguardi:
68 LIBRO III - n " munus doccndi'' della Chiesa

§ 2. Nisi cum approbatione § 2. Qualora siano stati pubblicati sen-


competentis auctoritatis ecclesia- za l'approvazione della competente auto-
sticae editi sint aut ab ea postea rità ecclesiastica oppure sia mancata l'ap-
approbati, in scholis, sive elemen- provazione successiva. nelle scuole, sia ele-
tariis sive mediis sive superiori- mentari sia medie sia superiori , non pos-
bus, uti textus, qui bus institutio sono essere adottati come testi-base per
nititur, adhiberi non possunt libri l'in segnamento i libri che trattano questioni
qui quaestiones respiciunt ad sa- concernenti la sacra Scrittur a, la teologia,
cram Scripturam, ad theologiam, il diritto canonico, la storia ecclesiastica e
ius canonicum, historiam eccle- le discipline religiose o morali.
siasticam, et ad religiosas aut
morales disciplinas pertinentes.
§ 3. Commendatur ut libri ma- § 3. Si raccomanda che i libri, i quali
terias de quibus in § 2 tractantes, trattano le materie di cui al § 2, anche se
licet non adhibeantur uti textus non siano usati come testi d'in segnamen -
in institutione tradenda, itemque to. e, similmente, gli scritti in cui ci sia
scripta in quibus aliquid habetur qualcosa che interessi in modo particolare
quod religionis aut morum hone- la religione o l'integrità dei costumi, ven-
statis peculiariter intersit, iudi- gano sottoposti al giudizio dell'Ordinario
cio subiciantur loci Ordinariì, del luogo.
§ 4. In ecclesiis oratoriisve ex- § 4. Nelle chiese e negli oratori. non si
poni, vendi aut dari non possunt possono esporre, vendere o dare libri o
libri vel alia scripta de quaestio- altri scritti che trattano argomenti religiosi
nibus religionis aut morum trae- o morali, se non siano stati pubblic ati con
tantia, nisi cum licentia competen- la licenza della competente autorità eccle-
tis auctoritatis ecclesiasticae edita siastica o non siano stati appro vati da
sint aut ab ea postea approbata. questa successivamente.

- La Sacra Scrittu ra
- La Teologia
- )) Diritto Canonico
- La Storia ecclesiastica
- Le discipline religiose o morali
non possono essere usati come testi-base per l'insegnamento se non siano stati appro vati
dalla co mpetente autorit à eccle siastica. con approva zione previa alla pubbli caz ione o
almeno successi va.

3263 7) Una direttiva e un divieto


827, §§ 3·4 (/385 § J, Il. 2*) II § 3 contiene una raccom andazione, che pertanto
non ha carattere obbligatorio: i libri che trattano le materie indicate nel § 2 e, similmen-
te, gli scritti in cui ci sia qualc osa che riguardi in modo particol are (pec uliariter) la
religione o l'integrità dei costumi , anche se non siano usati come testi di scuola, è
opportuno ai fini di una indubbia garanzia morale e giuridica, che vengano sottoposti al
giudizio dell'Ordinario del luogo.
Per la disposizione contenuta nel § 4, nelle chiese e negl i oratori non si possono
esporre , vendere o dare libri o altri scritti che trattano argomenti religiosi o di costumi,
se non sono stati pubblicati con la licenza della competente autorità ecclesiastica, o non
sono stati approva ti da ques ta successivamente.
Strume nti di comun. soc iale c lihri 69

CAN. 828 • Collectiones decre- Non è lecito pubblicare le collezioni dei


torum aut actorum ab aliqua decreti o degli atti editi da un'autorità ec-
auctoritate ecclesiastica editas, clesiastica, senza aver prima ottenuto la
iterum edere non licet, nisi impe- licenza della medesima autorità; occorre
trata prius eìusdem auctoritatis inoltre osservare le condizioni da essa sta-
Iicentia et scrvatis condicionibus bilite .
ab eadem praescriptis.
CAN. 829 - Approbatio vel li- L'approvazione e la licenza di pubblica-
centia alicuius operis edendi pro re un'opera ha valore per il testo origina-
textu originali valet, non vero rio, non per edizioni successive o per le
pro eiusdem novis editionibus traduzioni.
vel translationibus.
CAN. 830 - § l. Integro manente § l. Fermo restando il diritto di ciascun
iure uniuscuiusque loci Ordinarii Ordinario del luogo di affidare a persone
committendi personìs sibi proba- di propria scelta l'esame dei libri, la Con-
tis iudicium de libris, ab Episco- ferenza Episcopale, da parte sua, può
porum conferentia confici potest compilare un elenco di censori, eminenti
elenchus censorum,scienti a, recta per scienza, retta dottrina e prudenza, che
doctrina et prudentia praestan- siano a disposizione delle curie diocesane,
tium, qui curiis dioecesanis prae- oppure istituire anche una commissione di
sto sint, aut constitui etiam potest censori, che gli Ordinari del luogo pos sa-
commissio censo rum, quam loci no consultare.
Ordinarii consulere possìnt,

La ragione è evidente. La chiesa o l'oratorio sono luoghi sacri, dipendenti dall'au-


torità ecclesiastica, e l'esposizione o la vendita di libri di carattere religioso o morale che
avviene in essi, esige un'assoluta sicurezza della loro ortodossia , tanto per il rispetto
dovuto al luogo sacro quanto per il fatto che la detta esposizione o vendita coinvolge
direttamente la responsabilità dell'autorità ecclesiastica, che le autorizza o le permette.

8) Decreti e Atti dell'autorità ecclesiastica 3264


828 (/389*) A termine del canone, è fatto divieto di pubblicare collez ioni dei
Decreti o Atti dell'autorità ecclesiastica (qualunque autorità: Vescovi diocesani , Confe-
renze Episcopali , Concili , Dicasteri della Curia Romana, ecc.), senza la sua previa
licenza; occorre inoltre osservare le condizioni prescritte.
La licenza ha soprattutto lo scopo di assicurare l'autenticità dei documenti riprodot-
ti, ma anche quello di tutelare i legittimi diritti di autore.

9) Il valore dell'approvazione o della licenza 3265


829 (1392, § I *) La disposizione contenuta nel canone esisteva anche nel Codice
precedente. Con essa si chiarisce che l'approvazione o la licenza concessa per la pub-
blicazione di un'opera, ha valore solo per il testo originario, non per le eventuali tradu-
zioni, che hanno bisogno di una nuova canonica approvazion e o licenza. Tale appro va-
zione o licenza è richiesta anche per ogni singola edizione successiva.

IO) I "censori" per l'esame dei libri 3266


830, § l (/393-1394 *) L'approvazione o la licenza dell'Ordinario del luogo per la
70 LIBRO III -II "ITIUIlUS doccndi' della Chiesa

§ 2. Censor, in suo obeundo of- § 2. Il censore, nell'assolvere il suo


ficio, omni personarum acceptìo- compito, messo da parte ogni riguardo
ne seposita, prae oculis tantum- personale, si attenga solo alla dottrina della
modo habeat Ecclesiae de fide et Chiesa sulla fede e sui costumi, qual è
moribus doctrinam, uti a magi- proposta dal magistero ecclesiastico.
sterio ecclesiastico proponitur.
§ 3. Censor sententiam suam § 3. Il censore deve dare il suo parere in
scripto dare debet; quae sifaverit, iscritto; se esso è favorevole, l'Ordinario
Ordinarius pro suo prudenti iudi- del luogo conceda, a suo prudente giudi-
cio licentiam concedat ut editio zio, la licenza per la pubblicazione, indi-
fiat, expresso suo nomine necnon cando il suo nome e, insieme, la data e il
tempore ac loco concessae licen- luogo della concessione; se invece la li-
tiae; quod si eam non concedat, cenza non è accordata, l'Ordinario comu-
rationes denegationis cum operis nichi ali' autore dell'opera le ragioni del
scriptore Ordinarius communicet. diniego.

pubblicazione di uno scritto di carattere religioso o morale, suppone l'esame del mede-
simo da parte di uno o più censori. Trattandosi di più censori, l'esame può essere anche
collegiale, secondo le disposizioni dell'Ordinario.
La scelta del censore è di competenza dell'Ordinario, il quale ha diritto di designare
a tale compito persone di sua fiducia. Per venire in aiuto delle diocesi, che potrebbero
non disporre di esaminatori qualificati, le Conferenze Episcopali possono procedere:
- Alla compilazione di un elenco di censori, eminenti per scienza, retta dottrina
e prudenza, che siano a disposizione delle curie diocesane
- Alla istituzione di una commissione di censori, che gli Ordinari del luogo pos-
sano consultare, se lo ritengano opportuno.
Un elenco o una commissione di censori possono essere disposti anche a livello di
Conferenza Episcopale.
3267 830, § 2 Il compito del censore riveste una particolare responsabilità. Egli deve
esaminare lo scritto da pubblicare con piena obiettività, mettendo da parte ogni ri-
guardo personale (omni personarum acceptione seposita), e attenendosi solo alla
dottrina della Chiesa sulla fede e sui costumi, qual è proposta dal magistero eccle-
siastico. In caso di esame collegiale, sarà opportuno tener presenti le norme in vigore
presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicate il 15 gennaio 1971
(Enchir. Vat., vol. 4, pp. 82-87).
3268 830, § 3 Il giudizio dev'essere formulato in iscritto, ma l'Ordinario, al quale com-
pete concedere l'approvazione o la licenza, non è vincolato ad esso. Decide con respon-
sabilità propria, pro .1'110 prudenti iudicio.
Se la licenza è concessa, questa deve indicare il nome dell'Ordinario del
luogo, segnando anche nei libri dati alla stampa la data e il luogo della conces-
sione (Pont. Comm. per l'interpretazione del Codice di Diritto Canonico, 26
maggio 1987, Il: Enchir. Vat., vol. IO, p. 1281). Non è più necessario riportare
il nome del censore che ha dato il suo "nihil obstat". Se la licenza non è accor-
data, l'Ordinario è tenuto a comunicare le ragioni del diniego all'autore dell'ope-
ra, il quale ha diritto di presentare le sue osservazioni. Nel caso di un diniego
definitivo, egli ha due possibilità:
- Rivolgersi all'altro Ordinario competente, che tuttavia deve essere debitamente
informato della decisione del primo Ordinario (n. 3256).
Strumenti di comun. soc iale c libri 71

CAN. 831 - § 1. In diariis, Iibellis § l . Nei giornali, opuscoli o fogli pe-


aut foliis periodicis quae religio- riod ici, che sog liono attaccare ape rta-
nem catholicam aut bonos mores mente la religione cattolica o i buon i co-
manifesto impetere solent, ne stumi, i fedeli si astengano dallo scrivere
quidpiam conscribant christìfide- qualcosa in essi, tranne che ricorra una
les,nisi iusta et rationabili de cau- cau sa giusta e ragionevole ; i chie rici e i
sa; c1eriei autem et institutorum mem br i degl ' istitu ti reli giosi possono
religiosorum sodales, tantummo- farlo solo con l' auto rizzazione dell'Ordi-
do de Iicentia loei Ordinarii. nario del luogo.
§ 2. Episcoporum conferentiae § 2. Spetta alla Con ferenza Episcopale
est normas statuere de requisitis stabilire norme sui requisiti necessari, per-
ut c1erieis atque sodalibus insti- ché ai chierici c ai membri degl'istituti
tutorum religiosorum partem ha- religiosi sia consentito partecipare a tra-
bere Iiceat in tractandis via ra - smissioni radiofoniche o televisive su que-
diophonica aut televisifica quae- stioni riguardanti la dottrina cattolica o i
stionibus, quae a d doctrinam costumi.
catholicam aut mores attineant.

- Far ricorso alla Sa nta Sede, oss ia alla Congreg azione per la Dottrina dell a
Fede.
La licenza otte nuta dev'essere riprodotta nel libro pubblicato: "indicatis nomi ne
conccdent is, die et loco concession is" (Pont. Comm. interpr. Codice . 20 giug no 1987).

Il ) Un ammonimento per i laici e un divieto pe r i chierici e per i religiosi 3269


831, § l (/386 *) Non mancano purtroppo gio rna li, riviste , fog li periodici nei
quali sis tem aticame nte o con una certa freq uenza viene attaccata la religio ne
cattolica o il buon cost ume. Ad essi un cristi ano non può dare per sé la propri a
collaboraz io ne: un laic o può scrivere in essi solo se sussiste un motivo giusto e
ragio nevo le (iusta et ratio nabili de causa) ; un chierico, un religioso e simil mente,
a nor ma del ca n. 739, un membro di Società di vita aposto lica, possono Far lo solo
con l'auto rizzaz io ne dell ' Ordina rio de l luogo. a causa dell o sca ndalo che potre bbe
deriva rne.
La medesima disposizione vale, ovvia mente, rispetto a giornali e periodici inficiati
di materialismo o di ateis mo.
Il divieto giuridico non riguarda i membri deg l' Istituti secolari, tranne che siano
chierici (Communicationes. a. 1983, p. 108, can. 786, § 2).

12) Trasmissio ni radiofoniche e televisive 3270


831, § 2 La parteci pazio ne a trasmissioni radiofo niche o televisive su question i
riguardanti la dottri na cattolica o la morale, richiede una particolare competenza e cau-
tela. Spetta alla Conferenza Episcopale stabilire norme sui requisiti necessari relativa-
mente ai chierici e ai membri degl'Istituti religiosi e, similmente, dcIIc Società di vita
apostolica (can. 739).
Il can. 772 ha caratte re più ampio e comp rende chierici. religiosi e laici. In esso .
come s' è già visto (n. 3 153), si prescrive che, per parlare della dottrina cristiana nelle
trasmissioni radio foniche o televi sive , tutti devono attene rsi alle disposizioni emanate
dalla Conferenza Episcopa le.
72 LIBRO ili . Il "rnunusdoccndi" della Chiesa

CAN, 832 - Institutorum religio- I membri d'istituti religiosi, per poter


sorum sodales ut scripta quaestio- pubblicare scritti che trattano questioni
nes religionis morumve tractantia religiose o morali, hanno anche bisogno
edere possint, Iicentia quoque della licenza del proprio Superiore mag-
egent sui Superioris maioris ad giore, a norma delle costituzioni.
normam constitutionum.

3271 13) I membri d'Istituti religiosi


832 (/385, § 3*) L'art. 5 del Decreto Ecc/esiae Pastorwn della Congregazione per
la Dottrina della Fede (19 marzo 1975) contiene la seguente direttiva:
- Atteso il loro ufficio e la loro particolare responsabilità, si raccomanda viva-
mente ai chierici secolari di non pubblicare senza il permesso del proprio Ord inario , libri
che riguardano questioni religiose o morali (Enchir. Vat., voI. 5, p. 747 , n. 1216).
Tale norma è stata omessa nel Codice, forse perché, trattandosi di semplice racco -
mandazione, è stata ritenuta compresa nel can. 827 , § 3, che riguarda in genere laici e
chierici. E stata invece riportata la seconda parte del citato art. 5, relativa ai membri
d'Istituti religiosi e riguardante per analogia anche i membri di Società di vita aposto-
lica, disponendo che, per pubblicare scritti che trattano questioni religiose o morali essi
hanno anche (quoque) bisogno dell'autorizzazione del proprio Superiore maggiore, a
norma delle costituzioni.

3272 LA PROFESSIONE DI FEDE (can. 833)


833 (/406-/408*) Il terzo libro del Codice, dedicato al "munus doccndi" della
Chiesa, si chiude con la "Professione di Fede" prescritta per tutta una serie di persone,
in particolari circostanze.
Non si tratta del dovere a cui è tenuto ogni cristiano "di professare apertamente la
propria fede ogni volta che il silenzio, l'esitazione o un qualsiasi atteggiamento comporti
la negazion e implicita della fede, il disprezzo della religione, un'offesa a Dio o lo
scandalo del prossimo» , come dichiarava il can. 1325, § l, del Codice precedente. Si
tratta invece di quella "Professione di Fede" che il diritto della Chiesa impone a coloro
che sono chiamati a certi uffici o dignità, prima di assumerne !'incarico o di riceverne
la promozione.
Com'è stato rilevato, la "Professione di Fede" non è una formalità, richiesta per vin-
colare, chi la emette, ad un fedele adempimento del suo ufficio . Costituisce invece quell ' im-
pegno profondo e pubblico di ubbidienza a Cristo e di adesione alle verità fondamentali della
fede , richiesto in talune circostanze della vita a determinate categorie di persone .
La " Professione di Fede" importa un obbligo personale , al quale non si può sod-
disfare " per mezzo di un procuratore o davanti a un laico», prescriveva anche nel diritto
precedente il can. 1407*. Il duplice divieto è rimasto ne) nuovo Codice, come risulta
dall'attuale canone, inizio e n. 7.
La "Professione di Fede" si fa mediante la lettura di una formula approvata dalla Santa
Sede. Questa formula è stata abbreviata considerevolmente. Il nuovo testo , emanato dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede nel dicembre del 1967 (Enclzir. Var., vol. 2, pp.
) 146-1448), sostituisce la formula tridentina e il giuramento antimodernistico.

3273 I) Le persone obbligate


Hanno l'obbligo di emettere la Professione di fede, che tuttavia non costituisce una
"condicio ad validitatem" per ottenere la dignità. l'ufficio o l'incarico:
La profe ssione di fede 73

Titolo V
La professione di fede
CAN. 833 - Obligatione ernit- Hanno l'obbligo di emettere personal-
tendi personaliter proCessionem mente la professione di fede, secondo la
fidei, secundum Cormulama Sede formula approvata dalla Sede Apostolica:
Apostolica probatam, tenentur:
1° coram praeside eiusve dele- I ° dinanzi al presidente o a un suo de-
gato, omnes qui ConcilioOecume- legato, tutti quelli che prendono parte al
nico vel particulari, synodo Epi- Concilio Ecumenico o particolare, al sino-
scoporum atque synodo dioecesa- do dei Vescovi e al sinodo diocesano, con
nae intersunt cum voto sive deli- voto deliberativo o consultivo; il presiden-
berativo sive consultivo; praeses te, a sua volta, dinanzi al Concilio o al
autemcoram Concilioaut synodo; sinodo;
2° promoti ad cardinalitiam 2° coloro che sono stati elevati alla di-
dignitatem iuxta sacri Collegii gnità cardinalizia, secondo gli statuti del
statuta; sacro Collegio;
3° coram delegato ab Aposto- 3° dinanzi al delegato della Sede Apo-
lica Sede, omnes promoti ad epi- stolica, tutti coloro che sono stati promos-
scopatum, itemque qui Episcopo si all'episcopato e, similmente, quelli che
dioecesano aequiparantur; sono equiparati al Vescovo diocesano;
4° coram collegio consulto- 4 ° dinanzi al collegio dei consultori ,
rum, Administrator dioecesanus; l'Amministratore diocesano;

I° Tutti coloro che prendono parte al Concilio Ecumenico o particolare, al Si-


nodo dei Vescovi, al Sinodo diocesano. con voto sia deliberativo che consultivo:
dinanzi al Presiden te o a un suo delegato; il Presidente. a sua volta, dinanzi al
Concilio o al Sinodo.
2° Coloro che sono elevati alla dignità cardinalizia: secondo gli statuti del sacro
Collegio.
3° Tutti coloro che sono promossi all'ep iscopato e. similmente, quelli che sono
equiparati al Vescovo diocesano, a termini dei cann. 368 e 381, § 2: Prelato e Abate
territoriale, Vicario e Prefetto Apostolico, Amministratore Apostolico di amministrazio-
ne apostolica stabilmente eretta: dinanzi al delegato della Sede Apostolica.
4° L'Ammini stratore diocesano: dinanzi al collegio dei consultori.
5° I Vicari generali ed episcopali e i Vicari giudiziali: dinanzi al Vescovo dioce-
sano o a un suo delegato.
6° I parroci, il rettore del seminario e gl'ins egnanti di teologia e di filosofia nel
medesimo istituto: dinanzi all'Ordinario del luogo o a un suo delegato'.
7° I candidati all'ordine del diaconato, prima della loro promozione: dinanzi al-
°
l'Ordinario del luogo ad un suo delegato.

I Secondo la dichiarazione riportata in Communicationes, a. [983. p. 109. can. 788 l'e spres-

sione "insegnanti di teologia" comprende tutti i docenti di "materie teologi che" : S. Scrittura,
Liturgia, Diritto Canon ico. Storia ecclesiastica, ecc.
74 LIBRO III ~ n "munus doccndi" della Chiesa

50 coram Episcopo dioecesano 50 dinanzi al Vescovo diocesano o a un


eiusve delegato, Vicarii genera- suo delegato, i Vicari generali ed episco-
les et Vicarii episcopales necnon pali, come pure i Vicari giudiziali;
Vicarii iudiciales; 6 0 dinanzi all'Ordinario del luogo o a
60 coram loci Ordinario eiusve un suo delegato, i parroci, il rettore del
delegato, parochi, rector, magistri seminario e i relativi insegnanti di teolo-
theologiae et philosophiaein semi- gia e di filosofia, all'inizio dell'assunzio-
nariis, initiosusceptimuneris; pro- ne del loro ufficio; quelli che devono es-
movendi ad ordinem diaconatus; sere promossi all'ordine del diaconato;
70 coram Magno Cancellario 7 0 dinanzi al Gran Cancelliere e, in sua
eoque deficiente coram Ordinario mancanza, dinanzi all'Ordinario del luogo
loci eorumve delegatis, rector uni- o ai loro delegati, il rettore di una univer-
versitatis ecclesiasticae vel catho- sità ecclesiastica o cattolica, all'inizio del-
licae, initio suscepti muneris; co- l'assunzione dell'ufficio; dinanzi al retto-
ram rectore, si sit sacerdos, vel re, se sacerdote, o all'Ordinario del luogo
coram loci Ordinario eorumve o ai loro delegati, i docenti che insegnano
delegatis, docentes qui disciplinas in qualsiasi università discipline attinenti
ad fidem vel mores pertinentes in alla fede o ai costumi, pur essi all'inizio
quibusvis universitatibus tradunt, del loro incarico;
initio suscepti muneris;
So Superiores in istitutis reli- 80 i Superiori d'istituti religiosi e di
giosis et societatibus vitae apo- società di vita apostolica clericali, a nor-
stolicae clericalibus, ad normam ma delle costituzioni.
constitutionum.

8° Il rettore di una università ecclesiastica o cattolica, all'inizio dell'assunzione


dell'ufficio: dinanzi al Gran Cancelliere e, in sua mancanza, dinanzi all'Ordinario del
luogo o ai loro delegati.
9° I docenti che insegnano in qualsiasi università discipline attinenti alla fede o ai
costumi: all'inizio del loro incarico, dinanzi al rettore, se è sacerdote, o all'Ordinario del
luogo, o ai loro delegati.
10° I Superiori d'Istituti religiosi o di Società di vita apostolica clericali: a norma
delle Costituzioni.

3274 2) La formula
lo N. credo fermanente e professo tutte e singole le verità contenute nel Simbolo della
fede, cioè:
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose
visibili ed invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di
tutti i secoli. Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa
sostanza del Padre, per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la
nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della
Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà. nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signoree dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con
il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
La professione di fede 75

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono
dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà, Amen.
Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o trasmessa
e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a
credere come rivelato.
Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la
fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo.
Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell'intelletto all'in segnamento che il
Romano Pontefice o il Collegio Episcopale propongono quando esercitano il loro Magistero auten-
tico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo (Enchir. Val.. voI. Il , p. 687).

3) Formula del giuramento di fedeltà 3275


Tale giuramento dev 'e ssere prestato, nell'as sumere un ufficio da esercitare a nome
della Chiesa, da tutti i fedeli indica ti nel can. 833, nn. 5-8.
lo N.N., nell'assumere l'uffici o di ..., prometto di conservare sempre la comunione con la
Chiesa Cattolica, sia nelle mie parole che nel mio modo di agire.
Adempirò con grande diligenza e fedeltà i doveri ai quali sono tenuto verso la Chiesa, sia
universale che particolare , nella quale. secondo le norme del diritto, sono stato chiamato a eserci-
tare il mio servizio.
Nell' esercitare l'uffi cio, che mi è stato affidato a nome della Chiesa, conserverò integro e
trasmetter ò e illustrerò fedelmente il deposito della fede, respingendo quindi qualsiasi dottrina ad
esso contraria.
Seguirò e sosterrò la disciplina comune a tutta la Chiesa e curerò l'osservan za di tutte le leggi
ecclesiastiche, in particolare soprattutto di quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico .
Osserverò con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come autentici dottori
e maestri della fede o stabiliscono come capi della Chiesa, e presterò fedelmente aiuto ai Vescovi
diocesani, perché l'azione apostolica, da esercitare a nome e per mandato della Chiesa, sia com-
piuta in comunione con la Chiesa.
Così Dio mi aiuti e questi santi Vangeli che tocco con le mie mani.
Variazion i dci paragrafo quarto e quinto della formula di giuramento da usarsi dai
fedeli indicati nel can . 833, n. 8.
Sosterrò la disciplina comune a tutta la Chiesa e promuoverò l'osservanza di tutte le leggi
ecclesiastiche. in particolare di quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico.
Osserverò con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come autentici dottori
e maestri della fede o stabiliscono come capi della Chiesa, e in unione con i Vescovi diocesani,
fatti salvi l'indole e il fine del mio Istituto. Presterò volentieri la mia opera perché l' azione apo-
stolica, da esercitare in nome e per mandato della Chiesa, sia compiuta in comunione con la Chiesa
stessa (Enchi r. Val. , voI. Il. pp. 689-691).
Il IV libro dci Codice 77

LIBRO IV
LA FUNZIONE SANTIFICATRICE
DELLA CHIESA

Il IV libro del Codice è dedicato alla funzione più importante e più sacra della 3276
Chiesa, la santificazione delle anime, che costituisce la ragione e il fine di ogni sua
attività, come fu la ragione e lo scopo della missione di Cristo: munus sanctificandi'.
Esso è diviso in tre parti:
l° I sacramenti: cann, 840-1165
- Battesimo: cann . 849-878
- Confermazione: cann. 879-896
SS. Eucaristia: cann . 897-958
- Sacramento della penitenza: cann , 959-997
- Unzione degl'infermi : cann . 998-1007
- Ordine sacro: cann. 1008-1054
- Matrimonio: cann . 1055-1165
2° Gli altri alli di culto : cann, 1166-1204
- Sacramentali: cann. 1166-1172
- Liturgia delle Ore: cann. 1173-1175
- Esequie ecclesiastiche : cann . 1176·1185
- Culto dei Santi , delle sacre immagini e delle reliquie : cann. 1186-1190
- Voto e giuramento: cann . 1191-1204
3° I luoghi e i tempi sacri: cann . 1205-1253

I Circa il titolo dd IV libro De Ecclesiae munere sanctificundi, fu rilevato da più pani che
esso era incompleto, in quanto considerava solo un aspetto della sacra Liturgia, la santificazione
dell'uomo, e trascurava un suo aspetto essenziale primario: quello latr èutico o cultuale, in rapporto
a Dio (Communicationes. a. 1980, pp. 324 e 383). Furono proposti altri titoli : "De munere sacer-
dotali Ecclesiae", "De cu!tu divino", ecc . (ibidem).
Il rilievo era fondalo , ma la Commissione, a grande maggioranza, fu del parere di conservare
ugualmente il titolo scelto:
- Per un motivo di carattere formale : «Consultores fere omnes adrnittunt inscriptionern "De
munere sacerdotali Ecclesiae" exact iorern esse si ad doctrinam attendatur. Attamen si attendatur ad
systematicam totius novi Codici s, rationes suadent ut retineatur inscriptio "De Eccle siae rnunere
sanctificandi". Ratio enim praecipua novae distributionis materiae pendet ab iIIa tripartitione
muneris Ecclesiac, munus scilicet docendi , sanctificandi et regend i, qua ratione ordinantur varia
capita » (Communicationes, a. 1980, p. 324) .
- Per un motivo di contenuto: «Quia materia totius Libri IV attinet modo praevalenti ad
aspectus sanctificationis hominum » (Communicationes, a. 1980, p. 383).
Parve infine che « trias - munus docendi, sanctificandi, regendi - magis Codici congruit et
a Concilio Vaticano Il pluries usitatur : LG 21, UR 2, CD 11, 15, 30, AA 2; PO 2, 7" tCommu -
nicationes. a. 1983, p. 171, n. 5).
78 LIBRO IV - Il "munus sanctificandi" della Chiesa

CAN. 834 • § 1. Munus sanctifi- § 1. La Chiesa adempie in modo par-


candi Ecclesia peculiari modo ticolare la sua funzione santificatrice me-
adimplet per sacram Iiturgiam, diante la sacra liturgia, che è considerata
quae quidem habetur ut leso come l'esercizio dell'ufficio sacerdotale
Christi muneris sacerdotalis exer- di Gesù Cristo, nel quale, attraverso i se-
citati o, in qua hominum sanctifi- gni sensibili, viene significata e attuata in
catio per signa sensibilia signifi- modo proprio a ciascuno di essi la santi-
catur ac modo singulis proprio ef- ficazione degli uomini, ed è insieme cele-
ficitur, atque a mystico lesu brato il culto pubblico integrale di Dio da
Christi Corpore, Capite nempe parte del Corpo mistico di Gesù Cristo,
et membris, integer cultus Dei cioè dal Capo e dalle membra.
publicus exercetur.
§ 2. Huiusmodi cultus tunc ha- § 2. Tale culto si realizza allorquando
betur, cum defertur nomine Ec- esso viene reso in nome della Chiesa da
clesiae a personis legitime depu- parte di persone legittimamente a ciò de-
tatis et per actus ab Ecclesiae putate e mediante atti approvati dall' auto-
auctoritate probatos. rità della Chiesa stessa.

I cann. 834-839 hanno carattere introduttivo: enunziano i principi fondamentali


del diritto liturgico. Sono principi giuridici, ma, nello stesso tempo, eminentemente
teologici.

3277 LA SACRA LITURGIA (cann. 834-839)


Schema
l. Il mezzo precipuo dell'opera santificatrice della Chiesa 4. La disciplina della sacra Liturgia
2. I ministri della santificazione 5. Altri mezzi di santificazione
3. Approfondimento circa il culto liturgico 6. Norme ulteriori

1. Il mezzo precipuo dell'opera santificatrice della Chiesa

3278 I) Valore ed essenza della sacra Liturgia


834, § 1 Il canone, ispirato all'insegnamento della Cast. conco Sacrosanctum
Concilium, determina in una efficace sintesi il valore e l'essenza della sacra Liturgia.
La Chiesa - afferma il canone - adempie in modo particolare la sua funzione
santificatrice mediante la sacra Liturgia. Senza dubbio, «la sacra Liturgia non esaurisce
tutta l'azione della Chiesa... Costituisce, tuttavia, il culmine verso cui tende tale azione,
la fonte da cui promana tutta la sua virtù» iSacrosanctum Concilium, nn. 9, l, e lO, l).
Essa «è la prima e indispensabile fonte, dalla quale i fedeli possono attingere il genuino
spirito cristiano» (n. 14, 2).
3279 Secondo la classica definizione di Pio XII, la Liturgia cristiana è il culto pubblico
e integrale che la Chiesa rende a Dio, in unione a Cristo, suo Capo:
- La sacra Liturgia è il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre
come Capo della Chiesa, ed il culto che la comunità dei fedeli rende al suo Capo e, per
mezzo di Lui, all'Eterno Padre; più brevemente, è il culto integrale del Corpo mistico
di Gesù Cristo, ossia del Capo e delle sue membra (Enc . Mediator Dei, 20 novembre
1947, parte I, n.8).
Can oni preliminari 79

CAN. 835 - § 1. Munus sanctifi- § l. Esercitano la funzione di santificare


candi exercent imprimis Episcopi, anzitutto i Vescovi, che sono i grandi sa-
qui sunt magni sacerdotes, myste- cerdoti, i principali dispensatori dei miste-
riorum Dci praecipui dispensato- ri di Dio e i moderatori, i promotori e i
res atque totius vitae Iiturgicae in custodi di tutta la vita liturgica nella Chie-
Ecclesia sibi commissa moderato- sa loro affidata.
res, promotores atque custodes.

Il Concilio Vaticano II ha approfondito e completato que sto concetto e ha


definito la Liturgia: «L' esercizio dell'ufficio sacerdotale d i Cristo » tSacrosanctum
Concilium n. 7, 3), mettendo maggiormente in luce il suo duplice inseparabile
aspetto di san tifica zione e di culto , rilevato già da Pio XII nell'Enciclica accen-
nata. Nella Liturgi a. «mediante segni sensibili, viene significata e, in modo pro-
prio a cia scuno, realizzata la santificazione dell 'uomo, e viene esercitato dal
Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pub-
blico e integrale» (ibid.).
Questi principi sono stati riportati testualmente nel can. 834, § l , del nuovo Codice
di Diritto Canonico.

2 ) Il culto liturgi co 3280


834, § 2 (/256 *) Non è facile dare una definizione del "culto liturgico", che, com 'è
noto, è stata ed è anche oggi argomento di vivaci discu ssioni tra gli studiosi di Liturg ia.
Il Codice non ha inteso dirimere la questione dottrinale e, attenendosi al can. 1256 del
Codice precedente, ha delineato il concetto di culto liturgico, mettendo ne in rilievo le
tre condizioni richieste tradizion almente.
Il culto liturgico, detto anche pubblico. è quello che viene reso a Dio:
In nome della Chiesa
- Dalle persone legittimamente deputate a questa funzione
- Mediante atti approvat i dall' autorità della Chiesa stessa
Ogni altro culto si consid era non liturgico, anche se approvato e regolato dalla
Chiesa e reso in pubblico , comunit ariamente.
Nel culto liturgico concorrono pertanto in modo unitario tre elementi o caratteri fondamentali. 3281
Esso è infatti comunita rio, ministeriale e cristologico.
Comunitario, perché è l'espre ssione del sentimento religioso non dei singoli fedeli (culto
individuale ), ma della comuni tà cristiana. del Popolo di Dio (culto sociale).
Ministeriale, perché sacer doti e fedeli co mpiono i riti sacri in nome di Cristo e della
Chiesa. In effetti, la sac ra Liturgia e la continu azione e l' estensione dell'ufficio sacerdotale di
Gesù Crist o.
Cristologico, perché Cristo è il fondamento , l'anima e il termine della Liturgia.
La sacra Liturgia si presenta così come un meraviglioso dramma divino, al quale prendono
parte Cristo, il vero protagonista. i sacerdoti e i fe deli. In questa visione grandiosa. tutto avviene
in Cristo, con Cristo e per Cristo, e Cristo è il centro della Liturgia com'è il centro della fede e
della grazia.
Possiamo ora comprendere l'errore di quanti scambiano la Liturgia col complesso delle ce- 3282
rimonie che si compiono in essa o delle norme che regolano i sacri riti. Possiamo inoltre renderei
conto della inconsistenza delle accuse di coloro i quali credono di vedere nella Liturgia un puro
ritualismo, un cerimoniale decorativo o. peggio, un semplice spettacolo coreografico . La Liturgia
è una delle più alte espressioni della fede e della pietà cattolica e della vitalità della Chiesa: una
sua funzione essenziale di santificazione e di culto.
80 LJBI~O IV • Il "mu nus sancuficardi " della Chiesa

§ 2. lIIud quoque exercent pre- § 2. Esercitano la medesima funzione


sbyteri, qui nempe, et ipsi Christi anche i presbiteri, i quali, partecipi pur
sacerdotii participes, ut eius mi- es si del sacerdozio di Cristo, come suoi
nistri sub Episcopi auctoritate, ministri sotto l'autorità del Vescovo,
ad cultum divinum celebrandum sono consacrati per la celebrazione del
et populum sanctificandum con- culto divino e per la santificazi o ne del
secrantur. popolo .
§ 3. Diaconi in divino cuItu ce- § 3. l diaconi hanno parte nella celebra-
lebrando partem habent, ad nor- zione del culto divino, a norma delle di -
mam iuris praescriptorum. sposizioni del diritto.
§ 4. In munere sanctificandi § 4. Nella funzione santificatrice hanno
propriamsibi partemhabentcete- una parte loro propria anche gli altri fede-
ri quoque christifideles actuose Ii- li, intervenendo attivamente con un loro
turgicas celebrationes, eucharisti- ruolo alle celebrazioni liturgiche, soprat-
cam praesertim, suo modo parti- tutto a quella eucaristica; partecipano in
cipando; peculiari modoidem mu- modo proprio a tale compito i genitori ,
nus participant parentes vitam att raverso la vita con iugale vis suta con
coniugalem spiritu christiano du- spirito cristiano e l'opera diretta all 'edu-
cendo et educationem christia- cazione cristiana dei figli.
nam filiorum procurando.

3283 2. I ministri della santificazione


La santificazione è opera di tutto il Popolo di Dio, poiché tutti, in forza del batte-
simo, partecipano alla missione sacerdotale di Cristo. La partecipazione è per altro
differenziata, essendo in rapporto alla funzione che ciascuno ha nella Chiesa.
3284 835, § 1 La santificazione è opera anzitutto dei Vescovi, che, in virtù della pienez-
za del sacerdozio di cui son rivestiti, sono i grandi sacerdoti, i principali dispensatori dei
misteri di Dio, i moderatori, i promotori e i custodi responsabili di tutta la vita liturgica,
nella Chiesa.
La funzione santificatrice dci Vescovi è messa in particolare riliev o dalla Cost. conc o Lumen
Gentium, n. 26 :
- Il Vescovo, insignito della pienezza del sac ramento dell 'Ordine, è " l'amministratore dell a
grazia del s upremo sace rdozio" , spec ialmente nell 'Eucari stia, che egli stess o celebra o cura che sia
celebrata , e media nte la quale la Chiesa continu amente vive e cresce ... O gni legitt ima ce lehrazi one
dell 'Eucari stia è diretta dal Vescovo, al quale è affid ato di offrire alla Divina Maes tà il cult o dell a
reli gione cri stiana e di regol arlo in conformità con i precetti del Signore e con le leggi dell a Chiesa,
determinand olo ulteriormente per la sua diocesi co n le norm e che rite rrà oppo rtune... I Vescovi,
inoltre, regolano l'amministrazione del battesim o, col quale è dato di parte cipa re al rega le sace r-
dozio di Cristo . So no i ministri originari della confermazione, i dispen satori degli o rdini sac ri, i
moderatori dell a disc iplina pen iten ziale ...

3285 835, § 2 Associati ai Vescovi sono i Presbiteri, partecipi del medesimo sacerdozio
di Cristo, i quali, in virtù del sacramento dell'Ordine, sono i ministri sacri che "in
persona Christi" adempiono nella Chiesa le funzioni d'insegnare, di santificare e gover-
nare» (can. 1008). Consacrati per la celebrazione del culto divino c per la santificazione
del popolo, essi esercitano il loro ministero in collaborazione col Vescovo c sotto la sua
autorità.
Cfr. Cost. Lumen Gentium, n. 28, c Decr. Presbyterorum Ordinis. n. 5.
Ca noni prel imina ri 81

CAN. 836 - Cum cultus christia- Poiché il culto cnstiano, nel quale si
nus, in quosacerdotium commune esercita il sacerdozio comune dei fedeli, è
christifidelium exercetur, opus sit opera che procede dalla fede e in essa si
quod a fide procedit et eadem in- fonda, i sacri ministri abbiano grande cura
nititur, ministri sacri eandem ex- di ravvivarla e illuminarla, soprattutto col
citare et illustrare sedulo curent, ministero della parola, mediante il quale
ministerio praesertim verbi, quo la fede nasce e si alimenta .
fides nascitur et nutrìtur,

835, § 3 Anche i Diaconi sono ministri sacri (cann. 1008-1009). Come tali, hanno
parte anch'essi nella celebrazione del culto divino e nell'opera di santifi cazione a van-
taggio dei fedeli, in comunione col Vescovo e con i Psesbiteri.
Cfr. Lumen Gentium n. 29.
835, § 4 Il sacerdozio cristiano non è solt anto quello ministeriale. Com'è affermato 3286
nel ca none seguente, esiste nell'economia della salvezza anche il sacerdozio comune dei
semplici fedeli, in virtù del batte simo (can. 204 , § l ). Di consegu enza, anch' ess i eser-
citano una propria funzion e nell ' opera santifica trice della Chiesa, partecipando, fra l'al-
tro, alle cele brazioni liturgiche, so prattutto a quella eucaristica, e operando nel propri o
campo specifico, mediante l'animazione cristi ana delle realtà temporali (can . 225, § 2).
Una parte del tutto spec iale è riser vata ai genitori, attraverso la vita coniugale 3287
vissuta con spirito cristian o, e l'opera diretta ali' educazione dei figli (ann. 226, § 2: 793,
§ I: 1136). La famigl ia - ha ricordato il Concilio - è "il santuario domestico dell a
Chiesa" (Apo stolicam actuositatem, n. Il ,4); è anzi la "Chiesa domestica", secondo un a
profonda definizione di S. Giovanni Cri sostomo e di S. Agost ino. Di essa i genitori sono
i "maestri della fede" e, in un certo senso, i "sacerdoti" propri . Il padre, secondo una
espressione cara a S. Ago stino, sarebbe come il " vescovo" della sua casa, col compito
di vigilare e pro vvedere al bene d i tutti i suoi membri, e di presiedere alla preghiera di
famigl ia, che è come la "liturgia" della chiesa domestica.
Sono illuminanti, a tal riguardo , i nn. 55-56 dell a Esort. Ap. Familiaris conso rtio
di Gio vanni Paolo Il, in data 22 novembre 198 1.

3. Approfondimenti circa il culto liturgico

I ) Culto e f ede 3288


836 Il canone riflett e la preoccupazione per un grave problema pastorale dei
nostri gio rni : i rapporti tra fede e cul to e, in particolare, tra fede e sacramen ti (can.
843, § 2). Il culto cristiano, nel quale si esercita il sacerdozio comune dei fedeli, è
opera - affe rma il canone - che procede dalla fede e in ess a si fond a. È pertanto
dovere de i ministri sacri (Vesco vi, Pre sb iteri e Diaconi ) ravvivare tale fede, soprattu t-
to col min istero dell a Parola , mediante il qu ale la fede nas ce e si alimenta: fi des ex
audito (Rom. IO, J7).
Circa il sacerdozio comune dei fedeli, che differisce essenzialmente. e non solo di grado dal
sacerdozio rninisteriale dei presbiteri. v. la Cost. Lumen Gentium, nn. IO. Il e 34.

2) Le azioni liturg iche 3289


837 Il § l del canone riproduce testualmente il n. 27 della Cost. Sacrosanctum
Cancilium ; il § 2 è ispirato al successivo n. 28. [ principi affermat i deri vano dall a natura
82 LIBR O IV - Il "mun us sanctlflcan di" dc llu Ch iesa

CAN. 837 - § 1. Actiones liturgi- § I. Le azioni liturgiche non sono azio-


cae non sunt actiones privatae, ni private, ma celebrazi oni de lla stessa
sed celebrationes Ecclesiae ipsius, Chiesa, che è "sacramento di unità" , cioè
quae est "unita tis sacramentum" , popolo santo radunato e ordinato sotto la
scilicet plebs sancta sub Episcopis guida dei Vescovi; appartengono pertanto
adunata et ordinata; quare ad all'intero corpo della Chiesa, lo manife-
universum corpus Ecclesiae perti- stano e lo coin volgono, mentr e i singoli
nent iIIudque manifestant et affi- memb ri vi sono impegnati in vario modo,
ciunt; singula vero membra ipsius secondo la diversità degli ordini , degli
attingunt diverso modo, pro di- uffici e della effetti va partecipazione.
versitate ordinum, munerum et
actualis participationis.
§ 2. Actiones liturgicae, quate- § 2. Le azioni liturgiche in quanto com-
nus suapte natura celebrationem portano per la loro stessa natura una cele-
communem secumferant, ubi id brazione comunitaria, vengano celebrate,
tieri potest , cum frequentia et ac- dov' è possibile , co n la presen za e la par-
tuosa participatione christifide- tecipazione attiva dei fedeli.
lium celebrentur,
CAN. 838 . § 1. Sacrae liturgiae § l . La disciplina della sacra liturgia
moderatio ab Ecclesiae auctorì- dipende unicament e dali' autorità della
tate unìce pendet: quae quidem Chiesa, che risied e nella Sede Apostolica
est penes Apostolicam Sedem et, e, a norma del diritt o, nel Vescovo dioce-
ad norrnam iuri s, penes Episco- sano.
pum dioecesanum.

stessa della Litu rgia, che, quale "esercizio del sacerdozio di Cris to", presenta, com e s'è
già rilevato, un carattere essenzialmente comu nitario, ministeriaie e cristologico.
Le azioni liturgiche, affer ma il Concilio e con esso il Codice:
- Non sono azioni private, ma celebrazioni della stessa Chiesa , "sacra mento di
unità", cioè popolo santo radunato e ordin ato sotto la guida dci Vescovi (celebrazioni
ecclesiali).
- Appartengono pertanto all'i ntero corpo della Chiesa, lo manifestano c lo coi n-
volgono.
- I singoli membri vi so no impegnati in diverso modo, seco ndo la diversità degli
ordini, delle funzio ni e della effettiva partecipazione.
- T rattandosi di azioni che "suapte natura" sono di carattere comunitario, è op-
portuno che, per quanto è possibile, siano celebrate con la parteci pazio ne attiva dei
fedeli .
Cfr. in part icolare il can. 899, § 2, circa la celebrazione della Sinassi eucaristi ca. Cfr. inoltre
il can .906, che, per la celebraz ione della Messa, richiede la partecipazione di almeno qualche
fede le, tranne che intervenga una "ca usa iusta et rationabilis" ,

3290 4. La disciplina della sacra Liturgia

3291 l ) li principio
838 , § l La discipli na della sacra Liturgia è sottoposta in modo escl usivo al-
l' autorità della Chi esa. Il principio, affe rmato già nell a Cast. Sacrosanctum
Canoni preliminari 83

§ 2. Apostolicae Sedis est sa- § 2. Spetta alla Sede Ap ostoli ca ordina-


cram Iiturgiam Ecclesiae unì ver- re la sacra litu rgia dell a Ch iesa uni versale,
sae ordinare, Iibros liturgicos ede- pubbl icare i libri litur gici e approvarne le
re eorumque versiones in Iinguas version i nelle lingue nazionali, com e pure
vernaculas recognoscere, neenon vigil are perché le nonne liturgiche sian o
advigilare ut ordinationes liturgi- osservate fedelm ent e dovunqu e.
cae ubique fideliter observentur.
§ 3. Ad Episcoporum confer en- § 3. Spetta alle Confere nze Episcopali
tias spectat versiones Iibrorum li- preparare le versio ni dei libri litur gici nel-
turgicorum in linguas vern aculas, le lingue nazionali, adattandole co nvenie n-
eonvenienter intra Iimites in ipsis temente entro i limiti definiti negli stess i
Iibris Iiturgicis definitos aptatas, libri liturgici, e pubblicarle, previa appro-
parare, easque edere, praevia re- vazione da parte de lla Sant a Sede.
eognitione Sanetae Sedi s.
§ 4. Ad Episeopum dioece sa- § 4. Spetta al Vescovo dio cesano, nella
num in Eccl esia sibi eommissa Chiesa a lui affida ta ed entro i lim iti della
pertinet, intra limites suae com- sua com petenza, de ttare nonne in materia
petentiae, normas de re liturgica liturgica, che sono obbligatorie per lutt i.
dare, quibus omnes tenentur.

Concilium (n. 22, § I), è motivato dalla natura stessa della Liturgia. che è essen-
zialmente azione di Cris to c della Chiesa, diretta alla santificazionc del Popolo di
Dio. Ne consegue - aggiunge il Concilio - che nessuno, al di fuori dell' autorità
costituita, la Sede Apostolica e i Vescovi, neppure i sacerdoti, possono aggiungere.
togliere o modificare qualcosa di propria iniziativa nella Liturgia approvata' dalla
Chiesa (cfr. can. 846, § I).
«Le nuove norme liturgiche, tuttavia, sono state concepite con una certa fles sibilità, che
conse nte l'adattamento ai fini di una maggiore effi cacia pastorale . Ma ciò non significa che
ogni sacerdote possa agire in piena libertà e ristrutturare a piace re i sacri riti della Chiesa.
Bisogna anz itutto cons iderare a chi la Chiesa ha attrib uito la facoltà di fare simili adattame nti;
in secondo luogo, si deve tener con to delle effettive disposiz ioni e vedere fino a che punto
l'adattamento sia permes so» (Cons iglio per l'esecuzione della Costituzione circa la sac ra Li-
turgia. Circolare 30 giugno 1965. n. I: Enchir. Val., voI. 2, p. 411, n. 49 1). Cfr. anche S .C. dei
Riti, Dichiarazio ne circa alcune iniziative liturgiche arbitrarie, 29 dicembre 1966: Enchir. Val.,
voI. 2, pp. 778 -779.

2) Le varie competenze 3292


838, § 2 (1257*) Sono determ inate dal canone in ordine gerarchico: la Santa Sede,
le Conferenze Episco pali, i Vescovi diocesani.
IO La discip lina della sacra Liturgia relativamen te alla Chiesa universa le è di com -
petenza della Sede Apostolica. Ad essa spetta in particolare:
- Pubbli care i libri liturgici (messali, rituali, breviari, ecc.) e approvarne le ver-
sioni nelle lingue nazionali
- Vigilare perché le norme liturgiche siano osserva te fedelmente
Principali Documenti della Santa Sede in materia liturgica 3293
I. Paolo VI, M.P. Sacram Liturgiam, 25 gennaio 1964: Enchir. Val., voI. 2. pp. 164-173
2. S.C. dei Riti, lstr. Imer oecumenici, 26 settembre 1964: voI. 2, pp. 300-355
84 LIBRO IV - Il "munus sanctificaadi" della Chiesa

3. Consiglio per l'esecuzione della Costituzione circa la sacra Liturgia, Circolare sul rinno-
vamento liturgico, 30 giugno 1965: voI. 2, pp. 408-425
4. Paolo VI, Enc. Mysterium fidei sulla dottrina e sul culto della SS. Eucaristia, 3 settembre
1965: voI. 2, pp. 430-469
5. S.c. dei Seminari e delle Università degli Studi Istr. Doctrina et exemplo, circa la forma-
zione liturgica nei seminari, 25 dicembre 1965: voI. 2, pp. 514-579
6. Consiglio per l'esce. della Costituzione circa la sacra Liturgia, Circo L'heureux
développement, sulla riforma liturgica, 25 gennaio 1966: vol. 2, pp. 586-595
7. S.C. dei Riti, lstr. Tres abhinc annos, sulla riforma liturgica, 4 maggio 1967: voI. 2, pp.
%6-974
8. S.c. dei Riti, Istr. Eucharisticum mysterium, sul culto del mistero eucaristico, 25 maggio
1967: vol. 2, pp. 1084-1153
9. Consiglio per l'esec. della Cost. circa la sacra Liturgia, Istr, Comme le prévoit, sulla
traduzione dei testi liturgici, 25 gennaio 1%9: vol. 3, pp. 422·445
IO. S.c. dei Riti, Norme universali sull'anno liturgico e sul calendario, 21 marzo 1%9: voI.
3, pp. 512-543
II. S.C. per il Culto Divino, Istr. Liturgicae instaurationis, 5 settembre 1970: voI. 3, pp.
1644-1669
12. S.c. per il Culto Divino, lnstitutio generalis Missalis Romani, 26 marzo 1970: voI. 3, pp.
1270-1438
13. S.c. per l'Educazione Cattolica, Istr. In ecctesiasticam tuturorum. sulla formazione litur-
gica nei seminari, 3 giugno 1979: voI. 6, pp. 1044-1125
14. S.c. per i Sacramenti e per il Culto Divino, Istr. lnaestimabile donum, sul culto eucari-
stico, 3 aprile 1980: voI. 7, 282-303
15. C. per il Culto Divino, Circolare Paschalis sollemnitas sulla preparazione e celebrazione
delle Feste Pasquali, 16 gennaio 1988: Enchir. Vat., voI. Il, pp. 12-67
È anche opportuno tener presente il Direttorio liturgico-pastorale, emanato dalla Conferenza
Episcopale Italiana in data 27 giugno 1%7: Enchir. CEI, vol. I, pp. 351-362.

3294 838, § 3 2° L'autorità delle Conferenze Episcopali è limitata al proprio territorio.


Entro tale ambito, spetta ad esse:
- Preparare le versioni dei libri liturgici, redatti dalla Santa Sede, nelle lingue
nazionali, adattandole convenientemente nei limiti definiti negli stessi libri
- Curarne la pubblicazione, previa approvazione (recognitio) della medesima
Santa Sedei
3295 838, § 4 (1261*) 3° Nella Chiesa particolare, il moderatore iure nativo della Liturgia
è il Vescovo diocesano. Nei limiti della propria competenza e in conformità con le pre-
scrizioni emanate dalla Santa Sede, spetta al Vescovo dettare norme in materia liturgica,
tenendo conto delle particolari circostanze ed esigenze locali. A tali norme son tenuti
chierici e fedeli, compresi i membri d'Istituti esenti (cfr. can. 1261, § 2, Codice 1917).

I Abbiamo tradotto il termine recognitio del testo latino con approvazione, perché in italiano

"approvazione" è più esatto, giuridicamente, di "revisione, esame, controllo". Nel pensiero dei
Padri Consultori i due termini sostanzialmente si equivalgono. Nella "Relatio synthetica" c'è infatti
la seguente nota: «Loco approbare dicatur recognoscere . Notetur tamen accurate quod hac
modificatione, ratione tantum uniformitatis terminologicae cum Clm. 330 introducta, nullo modo
mutatur sensus legis. Recognitio (veluti approbatio, confirmatio) denotat in casu actum superioris
auctoritatis competentis quo permittitur auctoritative (autorizzazione, billigen) prornulgatio legis ab
inferiore factae. Quae recognitio non est tantum formalitas quaedam sed actus porestatis regiminis,
absolute necessarius (eo deficiente actus inferioris nullius valoris est) et quo imponi possunt
modificationes, etiam substantiales in lege vel decreto ad recognitionem praesentato. Actus tamen
(lex vel decretum) non fit auctoritatis superioris sed manet semper actus auctoritatis quae illum
statuit et promulgat. Quod erat et manet sensus canonis» (Communicationes. a. 1983, p. 173, can.
792, n. 2).
Canon i preliminari 85

CAN. 839· § 1. Aliis quoque me- § l. La Chiesa adempie la sua funzione


diis munus sanctificationis pera- santificatrice anche con altri mezzi, vale a
git Ecclesia, sive orationibus, qui- dire con la preghiera, mediante la quale
bus Deum deprecatur ut christifi- supplica Dio affinché i fedeli siano santi-
deles sanctificati sint in veritate, ficati nella verità, e con le opere di peni-
sive paenitentiae et caritatis ope- tenza e di carità, che senza dubbio sono di
ribus, quae quidem magnopere grande aiuto per radicare e rafforzare nel-
ad Regnum Christi in animis radi- le anime il Regno di Cristo e contribui-
candum et roborandum adiuvant scono alla salvezza del mondo .
et ad mundi salutem conferunt,
§ 2. Curent locorum Ordinarii § 2. Gli Ordinari dei luoghi abbiano cura
ut orationes neenon pia et sacra che le preghiere, come anche i pii e sacri
exercitia populi christiani normis esercizi del popolo cristiano, siano piena-
Ecclesiae piene eongruant. mente conformi alle norme della Chiesa.

È anche dovere dei sacri Pastori «vigilare attentamente che nell'azione liturgica non
solo siano osserv ate le leggi per la valida e lecita celebrazione, ma che i fedeli vi
prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente» (Cost. Sacrosanctum
Concilium , n. I I ).

5. Altri mezzi di santifieazione 3296


839 (/259 *) La Chiesa adempie la sua funzione santificatrice non solo con le
azioni liturgiche. ma anche con altri mezzi:
- La preghiera. mediante la quale supplica Dio perché i fedeli siano santificati
nella verità
- Le opere di penitenza e di carità. che sono di grande aiuto per radicare e
rafforzare nelle anime il Regno di Cristo e contribuiscono alla salvezza del mondo
(§ I)
Gli Ordinari del luogo devono aver cura che le preghiere, come anche i pii e sacri
esercizi del popolo cristiano. siano pienamente conformi alle norme della Chiesa (§ 2).
"Occorre per altro che tali esercizi , tenendo conto dei tempi liturgici. siano ordinat i in
modo da essere in piena armonia con la sacra Liturgia. e che da essa , considerata la sua
natura di gran lunga superiore, traggano ispirazione e ad essa conducano il popolo »
(Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 13, 3).

6. Norme ulteriori 3297

- Cali. 2: Le leggi liturgiche e il Codice di Diritto Canonico


- Cali. 252. § 3. e 253. § 2: L'insegnamento della Liturgia nei seminari
- Can. 392. § 2: La vigilanza del Vescovo diocesano
- Cali. 528. § 2: La particolare cura e vigilanza dci parroco
- Cali. 619: La celebrazione della sacra Liturgia negl'Ist ituti religiosi
- Can. 652. § 2: La sacra Liturgia nella formazione dei novizi religiosi
- Ca li. 760: Liturgia e ministero della Parola
- Cali. 788. .~ 2: La sacra Liturgia nella formazione dei catecumeni
86 LIBRO IV - Il " munus sanctitlcandi" della Chicsa

PARTE I

I SACRAMENTI

CAN. 840 - Sacramenta Novi Te- I sacramenti del Nuovo Testamento,


stamenti, a Christo Domino insti- istituti e affidati alla Chiesa da Cristo Si-
tuta et Ecclesiae concredita, utpote gnore, come azioni di Cristo e della Chie-
actiones Christi et Ecclesiae, signa sa sono segni e mezzi con i quali si espri-
exstant ac media qui bus fides ex- me e si rafforza la fede, si rende culto a
primitur et roboratur, cultus Deo Dio e si compie la santificazione degli
redditur et hominum sanctifica- uomini , e pertanto contribuiscono somma-
tio efficìtur, atque ideo ad com- mente a promuovere, confermare e mani-
munionem ecclesiasticam indu- festare la comunione ecclesiastica; di con-
cendam, firmandam et manife- seguenza, nella loro celebrazione sia i sa-
standam summopere conferont; cri ministri che gli altri fedeli devono es-
quapropter in iis celebrandis sere compresi di profonda venerazione e
summa veneratione debitaque usare la debita diligenza.
diligentia uti debent tum sacri
ministri tum ceteri christìfìdeles,

3298 I SACRAMENTI IN GENERE (cann. 840-848)


Schema
I. Introduzione 4. I sacramenti non reiterabili
2. I sacramenti della Nuova Legge 5. La celebrazione dei sacramenti c le offe rte
3. Un problema ec umenico 6. Principi e norme ulterio ri

3299 1. Introduzione
Nel Codice pio-benedettino. la trattazione dei sacram enti, considerati come "cose
sacre", era compresa nel 1II libro De Rebus, di cui costituivano la prima parte. La
colloc azione era piuttosto artificio sa, poiché nel detto libro erano accomunati, con una
strana eterogeneità e confusione , i canoni circa i sacramenti (pars I), i luoghi e i tempi
sacri (pars Il), il culto divino (pars ITI), la parola di Dio e il magistero ecclesiastico (pars
IV), i benefici ecclesiasti ci (pars V), i beni temporali della Chiesa (pars VI).
Nel nuovo Codice, che ha adottato una divisione propria e originaria, più ade-
rent e alla natur a e ai fini della Chiesa, i sacramenti hanno un a collocazione di rilie vo,
che ne mette in luce l'essenza e l'importanza. I sac ramenti sono azion i di Cristo e
dell a Chiesa (can. 840 ), espressione dell'ufficio sacerdotale di Cri sto e del suo Corpo
Mistico , ese rcizio perenne del culto pubblico integrale dovut o a Dio , mezzo prim ario
dell a funzion e santificatrice della Chie sa (can. 834). In tale prospettiva. i sacramenti
costituiscono la prima parte del IV libro del nuovo Cod ice, dedicato al "munus
Ecclesiae sanctificandi".
Una second a differenz a fra i due Codici è nella trattazione nettamente diversa della
materia . La normativa del Codice pio-benedettino si limitav a quasi esclusivamente agli
aspetti giuridici; quella del nuovo Codice presenta insieme un ricco contenuto leologico-
pastorale , ispirato all'insegnamento del Concilio Vaticano II.
Nell'uno e nell'altro Codice , la trattazione dei singoli sacramenti è precedut a da
alcuni canon i sui sacramenti in genere.
l sacram e nti in genere 87

CAN. 841 - Cum sacramenta ea- Poi ch é i sacramenti so no gli stess i per
dem sint pro uni versa Ecclesia et tutta la C hiesa e fann o parte del di vino
ad divinum depositum pertineant, deposito, è d i esc lusiv a competen za dell a
unius supremae Ecclesiae auctori- suprem a aut ori tà della Chi esa approvare o
tatis est probare vel definire quae definire i req uisi ti per la loro validità;
ad corum validitatem sunt requi- spetta anche alla medesima o ad altra au-
sita,atquc eiusdem aliusve auctori- torità competente, ai sen si del can. 838,
tatis competentis, ad normam can, §§ 3 e 4 , de terminare qu anto riguarda la
838, §§ 3 et 4, est deccrnere quae loro lecita ce le brazio ne, am m inistrazione
ad cornm cclebrationem, adrnini- e rece zio ne, e anche il rit o da osservarsi
strationcm et receptionem Iicitam nell a loro ce lebra zio ne.
necnon ad ordinem in eorum ce-
lebratione servandum spcctant.

2. I sacramenti della Nuova Legge

I) Concetto e fi ne 3300
840 (731, § 1*) II canone, ispirato direttamente al n. 59 della Cost. con co
Sacrosanctum Concilium , determina con grande concisione e compiutezza la natura, il
.
fine e gli effetti dei sacramenti istituiti e affidati da Cristo alla Chiesa.
La natura
- Sono azioni di Cristo e della Chiesa, poiché, come tutte le azioni liturgiche,
rappresentano la continuazione e l' estensione nella storia dell'u fficio sacerdotale di
Cristo, attraverso l'opera della Chiesa. Sono cioè azioni del "Cristo totale".
- Sono segni e mezzi di grazia e di salvezza, perché rappresentano simbolicamen-
te la grazia e realmente la conferiscono a chi li riceve con le dovute disposizioni (mezzi
efficaci).
Il fine e gli effe tti dei sacramenti 3301
- Esprimere e rafforzare la fede. I sacramenti, insegna il Concilio, non solo pre-
suppongono la fede, ma. con le parole e gli elementi sensibili, la nutrono, la
irrobustiscono e la esprimono, per cui son detti a ragione "sacramenti della fede"
iSacrosanctum Concilium , n. 59, l ).
- Rendere il dovuto culto a Dio.
- Operare la salvezza dell'u omo.
- Promuovere, confermare e manifestare la comunione eccles iale: «edificare,
anzi, il Corpo di Cristo», come afferma la detta Costituzione conciliare (ibid.).
È dovere dei ministri, come dei fedeli - ammonisce il n. 59, 2 - celebrare i
sacramenti con grande diligenza e con profonda venerazione.

2) L'esclusiva competenza della Chiesa circa la disciplina dei sacramenti 3302

841 II canone distingue una duplice competenza:


- Circa l'a pprovazio ne e definizione dei requisiti essenziali per la validità dei
sacramenti
- Circa la determinazione di quanto concerne la loro lecita celebrazione, ammi-
nistrazione e recezione, e il particolare rito da osservarsi
88 LIBRO IV . Il t'munus sancti fica ndi' della Chies a

CAN. 842 • § 1. Ad cetera sacra- ~ I. Chi non ha ricevuto il battesimo,


menta valide adrnitti nequit, qui non può venire ammesso validame nte agli
baptismum non recepito altri sacramenti.
§ 2. Sacramenta baptismi, § 2. I sacramenti del battesimo, della
confirmationis et sanctissimae conferm azione e della santissima Eucari-
Eucharistiae ita inter se coale- stia sono talmente congiunti tra loro, da
scunt, ut ad plenam initiationem essere indispensabili per la piena inizia-
christianam requirantur. zione cristiana.

La prima , di caratte re teologico, è strettamente connessa col "de positu m fidei", di


cui i sacra menti fanno parte. Spetta, pertanto, escl usiva mente alla suprema Autorità
della Chiesa: il Roman o Pontefice e il Collegio dei Vescovi.
La seconda, di semplice ca rattere rituale spetta anche alle altre autorità indica te nel
can. 838, §§ 3-4. ossia alle Conferenze Ep iscopali e ai Vesco vi diocesani, entro i limiti
de lle proprie competenze.

3303 3) Il sac ramento base


842 , § 1 (737. § 1*) I sacramenti, espres sione e partecipazione al mistero pasquale
di Cristo - il mistero della sua morte e della sua risurrezione rede ntrice - sono sette
(Conci lio Trid entino, Sesso VII, 3 marzo 1547 , can. 1: Denzinger- Schonm etzer n. 1601),
rispo nde nti, nel sapiente disegno del Signore, all' intero dinamismo della es istenza
umana e alle sue essenziali esige nze. Alla sua base è il battesimo , asso lutamente neces-
sario per la valida rece zione degli altri sacramenti. Il battesi mo, diceva il can. 737, § l ,
del Codice anteriore, è la porta e il fonda mento (ianua acfundamentumy di tutti gli allri
sacra menti; il term ine "ia nua" è ripetuto anche nel nuovo Codi ce (ca n. 849) . Di co nse-
guenza, se su una perso na non battezzata si compisse il rito de ll'ordi nazione sacra,
questa sarebbe invalida, inesistente, e se alla medesima si desse un'Ostia co nsacrata ,
essa riceve rebbe l'Eucaristia solo materi almente.
Non basta per altro il battesimo di desiderio . Si richiede il battesimo "ex aqua et Spiritu
Sancto" (Gv. 3, 5l, perché soltanto questo conferisce il carattere.

3304 4) I sacramenti della iniziarione cristiana


842 , § 2 La parola "i niziazio ne" lette ralme nte significa "introd uzione" . È un termi-
ne tecnico che, nell 'e tnologia e nella storia delle religion i, serve a indicare il co mplesso
dei riti mediante i quali l'adolesce nte passa all'età adulta, entrando a far parte di pieno
diritto della società, oppure il " profa no" viene aggrega to ad una società religiosa. Lo
stesso termin e è oggi molto usato per indicare i tre sacramenti costituti vi del cristiano:
il battesi mo, la conferm azione e l'Eucaristia. È con essi, infatti, che in un cammino di
fede, di con versio ne e di grazia , si partecipa vitalmente al mistero di com unione e di
salvezza d i Cri sto e della sua Chiesa. I tre sacramenti sono le tre tap pe fondamentali
progressive e unitarie della vita cristiana.
Il carattere unitario dei sacramenti della iniziazione cristiana non possiede soltanto un valore
teologico, ossia dottrinale, ma dà luogo anche ad effetti normativi, come risulta dai cann. 777, n.
2; 85 1, n. I; 866; 883, n. 2; 893, § 2.

3305 5) Il diritto dei f edeli


843, § 1 (682*) Il canone è un' applicazione ai sacramenti della norma più gene rale
contenuta nel can. 213, in cui si afferma il diritto de i fedeli (diritto di carattere pubb lico
I secramcmi in gcn~re 89

CAN. 843 • § l. Ministri sacri § l . I ministri sacri non possono negare


denegare non possunt sacramen- i sacramenti a coloro che li chiedono in
ta iis qui opportune eadem pe- modo opportuno. risultino ben disposti e
tant, rite sint dispositi , nec iure il diritto non impedisca loro di riceverli.
ab iis recipiendis prohibeantur.
§ 2. Animarum pastores cete- § 2. I pastori di anime e gli altri fedeli,
rique christifideles, pro suo qui- ciascuno secondo il proprio compito ec-
sque ecclesiastico munere, offi- clesiastico, hanno il dovere di curare che
cium habent curandi ut qui sa- quanti chiedono i sacramenti siano prepa-
cramenta petunt debita evangeli. rati a ri cev er li me di ante la de bi ta
zatione necnon catechetica insti- evangelizzazione e formazione catecheti-
tutione ad ea dem recipienda ca, conformemente alle norme emanate
praeparentur, attentis normis a dalla competente autorità.
competenti auctoritate editis.

e non privato, e quindi irrinunziabile) di partecipare ai "beni spirituali" della Chiesa,


attraverso l'opera dei sacri Pastori. Non possono pertanto i ministri sacri negare i sacra-
menti a colo ro che li chiedo no legittimamente, ossia:
- Se la loro richiesta è fatta in modo opportuno (oppurtunei, per ragioni di tempo,
di luogo, di circostanze (cfr. Communicationes, a. 1983, p. 175, can. 796, § I).
- Se risultano forniti delle disposizioni necessarie.
- Se non sono esclusi da una proibizione, a norma del diritto: per es., in caso di
scomunica o d' interdetto, di pubblico abbandono della comunione ecclesia le, di pubbli-
ca professione di materialismo o di ateismo, di pubblico concubinato, ecc.
Il dovere di amministrare i sacramenti grava soprattutto sui pastori di anime: cfr.
in particolare i cann. 519; 528, § 2; 529, § I.

6) Sacramenti ed evangelizzazione 3306

843, § 2 Come s'è già accen nato nel commento. al can. 836, i rapporti tra sacra-
menti ed evangelizzazione costituiscono un grave problema pastorale, su cui s' è discus-
so ampiamente in questi anni post-conciliari. I sacramenti sono "sacramenti della fede":
come tali, secondo l'insegnamento del Concilio già riportato (n. 330 1), oltre a rafforzare
la fede, la presuppongono e la esprimono. Non basta però una fede qualsiasi: generica,
devozionale, formalistica, superficiale o, peggio, superstiziosa. La fede, componente
essenziale dell'azione sacramentale, dev'essere viva, profonda, pienamente coscien te e
responsabile, per cui occorre conoscere e apprezzare i sacramenti nel loro autentico
valore, ossia nella loro realtà essenziale di eventi salvifici, pasquali - di personali e
intimi incontri fra Dio e l'u omo - di vitale partecipazione alla morte e alla risurrezione
di Cristo. Ma questo richiede un' adeguata catechesi, che è opera di tutta la comunità
ecclesiale, pastori e fedeli.
Si è lamentato da più parti che per secoli, nella Chiesa cattolica, si sia data una importanza 3307
prevalente alla "sac rarnent alizzazion e", trascu rando spe sso la "evangelizzazione", con grave danno
della coscien za e della vita cristiana . In effetti, in non poche zone e ambienti soprattutto popolari,
i sacramenti sono st:lti co nsidera ti come semplici atti di culto, pratiche religiose , al pari di altre
pratiche devoz ionali, e non come sorgenti di vita e di salvezza, Le cause sono state molteplici: fra
l' altro, forse, anche il fatto di aver esage rato il concetto teologico dell'eflicacia sacra mentale ex
opere operaio , sottova lutando, alme no nella prassi, il valore dell ' 0pUJ operantis, indispensabile
anche questo perché i sacra menti non si trasformino, con evidente falsificazione, in riti mecca nici.
L'opuJ operantis è la coll aborazione attiva e generosa dell' uomo al dono di Dio.
90 LIBRO IV - Il "m unus sanctin candì" della Chiesa

CAN , 844 • § 1. Ministri catholi- § l. I ministri cattolici confe riscono


ci sacramenta Iicite administrant lecitamente i sacramenti ai soli fedeli cat-
solis christifidelibus catholicis, tolici, e questi, parimenti, li rice vono leci-
qui pariter eadem a solis mini- tamente dai soli ministri cattolici, salvo le
stris catholicis Iicite recipiunt, disposizioni contenute nei §§ 2, 3 e 4 di
salvis huius canonis §§ 2, 3 et 4, que sto canone e nel can, 86l , § 2.
atque can, 861, § 2 praescriptis.
§ 2. Quoties necessitas id po- § 2. Ogni volta che la necessità lo ri-
stulet aut vera spiritualis utilitas chieda o una vera utilità spirituale lo con -
id suadeat, et dummodo perìcu- sigli, e purché sia evitato il pericolo di
lum vitetur erroris vel ìndìfferen- errore o d'indifferentismo, è lecito ai fe-
tismi, licet christifidelibus quibus deli che sono nella impossibilità fisica o
physice aut moraliter impossibile morale di rivolgersi a un min istro cattoli-
sit accedere ad ministrum catholi- co , rice vere i sacramenti dell a penitenza,
cum, sacramenta paenitentiae, dell'Eucaristia e dell 'unzione degl'infer-
Eucharistiae et unctionis infìrmo- mi, da ministri non cattolici, nella cui Chie-
rum recipere a ministris non ca- sa i suddetti sacramenti sono con siderati
thoIicis, in quorum Ecclesia valida validi .
exsistunt praedicta sacramenta.

3308 Oggi, però, tutti riconoscono l'importanza e la necessità di un'adegu ata preparazione cateche-
tica alla recezione dei sacramenti. La Parola e il Sacramento sono in un rapporto vitale fra loro.
L'u na è ordinata all'altro, ed è nel Sacramento che la Parola raggiunge, per così dire, la sua
pienezza e il suo compimento. La Parola e il Sacramento formano un'unità inscindibile , poiché
sono due aspetti coessenziali di un medesimo processo salvifico. La Parola, in concreto
l' evangelizzazione, staccata dai Sacramenti si ridurrebbe a una semplice dottrina astratta, senza vita
e, d' altra parte, i Sacramenti , staccati dall'evangelizzazione, degenereh bero in semplici gesti
ritualistici, di carattere magico.
3309 Non bisogna però cadere neppure nell'eccesso opposto: quello di limitare troppo severamente
l'amm inistrazione dei sacramenti, pretendendo una preparazione catechetica perfetta, Sarebbe er-
rato pastoralmente e anche teologicamente, poiché si verrebbe a sottovalutare l'intima efficacia
dell'opI/I operatum , ossia la virtù dell'azion e sacramentale e, in definitiva, del dono di Dio. «I
sacramenti - ha ricordato l'Epi scopato Angolano in una Lettera Pastorale del febbraio 1972 -
sono stati istituiti per gli uomini, quali sono con le loro fragilità e debolezze, per cui, supposte le
debite disposizioni morali, si avrà cura della preparazione catechetica con serietà, ma senza ecces-
sivo rigore-'.

Sul problema teologico-pastorale "Evangelizzazione e Sacramenti", l'Epi scopato


Italiano ha pubblicato un importante Documento in data 12 luglio 1973: v. Enc hir. CEI,
val. l , pp. 168-198.

3310 3. Un problema ecumenico


844 (731, § 2, e 1258*) È il problema della communicatio in sacris, ossia deIla
partecipazione attiva di un cattolico ai riti sacri di fratelli separati, non aventi una piena
comunione con la Chiesa cattolica, c, similmente, la partecipazione di fratelli separati
ai riti sacri dei cattolici.

I Cfr. Lettere Pastorali, Ed. Magistero Episcopale, Verona 1975, vol. VIII. col. 95 1, n. 9.
I sucmmcnti in genere 91

§ 3. Ministri catholici licite sa- § 3. I ministri cattolici conferiscono leci-


cramenta paenitentiae, Eucharì- tamente i sacramenti della penitenza, del-
stiae et unctionis infirmorum ad- l'Eucaristia e dell'unzione degl'infermi ai
ministrant membris Ecclesiarum membri delle Chiese orientali, le quali non
orientalium quae plenam cum Ec- sono in piena comunione con la Chiesa
clesia catholica communionem cattolica, se li richiedano spontaneamente
non habent, si sponte id petant et e siano debitamente disposti; questa nor-
rite sint disposita; quod etiam va- ma vale anche per i membri di altre Chie-
let quoad membra aliarum Eccle- se, che a giudizio della Sede Apostolica,
siarum, quae iudicioSedis A posto- relativamente ai sacramenti indicati, si tro-
licae,ad sacramenta quod attinet, vino nella medesima condizione delle pre-
in pari condicione ac praedictae dette Chiese orientali.
Ecclesiae orientales versantur.
§ 4. Si adsit periculum mortis § 4. Qualora vi sia pericolo di morte
aut, iudicio Episcopi dioecesani oppure, a giudizio del Vescovo diocesano
aut Episcoporum conferentiae, o della Conferenza Episcopale, ricorra al-
alia urgeat gravis necessitas, mi- tra grave necessità, i ministri cattolici con-
nistri catholici licite eadem sa- feriscono lecitamente i medesimi sacra-
cramenta administrant ceteris menti anche agli altri cristiani che non sono
quoque christianis plenam com- in piena comunione con la Chiesa cattoli-
munionem cum Ecclesia catholì- ca, se questi non hanno la possibilità di
ca non ha bentibus, qui ad suae rivolgersi a un ministro della propria co-
communitatis ministrum accede- munità e li chiedono spontaneamente,
re nequeant atque sponte id pe- purché manifestino circa i detti sacramen-
tant, dummodo quoad eadem sa- ti la medesima fede cattolica e siano debi-
cramenta fidem catholicam ma- tamente disposti.
nifestent et rite sint dispositi.
§ 5. Pro casibus de quibus in §§ § 5. Per i casi di cui ai §§ 2, 3 e 4, il
2, 3 et 4, Episcopus dioecesanus Vescovo diocesano o la Conferenza Epi-
aut Episcoporum conferentia geo scopale evitino di dare norme di carattere
nerales normas ne ferant, nisi generale, senza aver prima consultato l'au-
post consultationem cum aucto- torità competente, almeno locale, della
ritate competenti saltem locali Chiesa o della comunità non cattolica in-
Ecclesiae vel communitatis non teressata.
catholicae, cuius interest.

Circa tale "cornmunicatio", esisteva nelI'ordinamento anteriore un divieto assoluto. «Non è


lecito ai fedeli - prescriveva nettamente il can. 1258 del Codice del 1917 - assistere o partecipare
in modo attivo ai riti sacri dci non cattolici», e i trasgressori della norma a termine del can. 2316,
venivano considerati "sospetti di eresia". Solo in pericolo di morte, era possibile ricevere i sacra-
menti da un ministro non cattolico.
Nello spirito del Concilio Vaticano Il, tale severità è stata notevolmente attenuata. Cfr. a tal 3311
riguardo:
- Il Decr. conco Unitatis redintegratio 21 novembre 1964, n. 8
- Il Decr. Orientalium Ecclesiarum, 21 novembre 1964, nn. 26-29
- Il Direttorio ecumenico Ad totam Ecclesiam del Segretariato per l'unione dei cristiani 14
maggio 1967, n. 55 (Enchir. Vat., voI. 2, pp. 1038-1041)
92 LIBROIV . Il "munus sanc tificandi" della Chiesa

- L' Istr. In quibus rerum circumstantiis del medesimo Segretariato, IOgi ugno 1972 : Casi
particolari di ammiss ione di altri cris tiani alla Comun ione e ucaristica tE nchi r. VOl., vol. 4, pp.
1024-1037)
- La Nora del 17011obre 197 3 (Enchir. Val., vol. 4, pp. 1038-1041 ).
I nuovi principi sono stati sancit i nel Codice. «Fondamento della mitigazion e - avverte la
nota 33 del Dec reto eo ne. Orientalium Ecclesia rum - si co nside ra:
I° L'l validità dei sacrame nti
2° La buon a fede e la retta disposizione dei sogge tti
3° La necessità dell 'eterna salvezza
4° L ' assenza del propri o sacerdo te
5° L 'esclusione dei pericoli da evitare e della formale adesione all'errore».

3312 l ) La norma generale


844, § l A parte i casi previsti nei §§ 2, 3 e 4 di questo medesimo ca none c nel
ca n. 86 1, § 2, co ncernenti i sacramenti della pen itenza , dell'Eucaristia e dell'unzione
degl' inferm i e l'ammini strazione del battesimo in caso di necessità:
I O l ministri cattolici conferiscono lecitamen te i sacramenti ai soli fedeli cattolici
2 ° Similmente, i fedeli cattolici ricevono lecitamente i sacramenti solo dai ministri
cattolic i
I motivi di tale norma sono moltepl ici . An zitutto un motivo di carattere teologico: la
"cornmuni catio in sacris" suppone una perfett a ident ità di fede. Inoltre, una tale "communicatio"
deve avere dei limiti, altrimenti si favorirebbe I'jndifferentismo e l'errore, e cost itu irebbe un grave
pericolo per la fede cattolica. «La communicatio in sacris, che pregiudichi l'unità dell a fede o
includa la formale adesione all'errore o il pericolo di errare nella fede, di suscitare sca nda lo o
indiffe rentismo - av verte il Concilio - è vietata dalla stess a legge divina» (Orientalium
Ecclesiarum, n. 26). Resta comunque esclusa in modo assol uto la "conce leb razio ne eucaristica" dci
sacerdoti catto lici co n i ministri delle Ch iese e co munità se parate (can . 908) . Le "co mmunicatio nes
in sacri s" vietate dalla legge costitui scon o un reato , passibile di pena (ca n. 1365).

3313 2) Norme particolari per i sacramenti della penitenza, dell 'Eucaristia e


dell'unzione degl'infermi
3314 844, § 2 l " caso: fed eli cattolici e ministri non cattolici
Ogni volta che la necessità lo richieda o una spirituale utilità (non un semplice
desiderio religioso) lo consigli, è lecito ai cattolici ricevere i detti sacramenti, e soltanto
questi, da ministri non cattolici, alle seguenti condizioni:
- Che sia evitato il pericolo di errore o d'in different ismo
- Che non sia possibile, fisicamente o moralmente, rivo lgersi a un min istro cat-
tolico
- Che il sacra mento da rice vere sia valido nella Chiesa o comunità del ministro
non caltolico
3315 844, § 3 2° caso : ministri cattolici e membri delle Chiese orientali e di altre Chiese
o comunità 11011 cattoliche
l ministri cattolici conferiscono lecitamente i medesimi sacram enti ai membri delle
Chiese orientali, le quali non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica , ma sono
più vicine ai cattolici in materia sacramentaria:
- Se li richiedono spontaneamen te
- Se siano debitamente dispos ti
La detta norma vale anche per i memb ri di altre Chiese, che, a giudizio de lla Sede
Apostolica. relativamente ai sacra menti indicati, si trovino nella medesima co ndizione
delle predette Chiese orientali.
I sacramenti in genere 93

CAN. 845 • § 1. Sacramenta § l. I sacramenti del battesimo, della


baptismi, confirmationis et ordì- confermazione e dell' ordine, poiché im-
nis, quippe quae characterem primono il carattere, non possono esse re
imprimant, iterari nequeunt. ripetuti.
§ 2. Si, diligenti inqui sitione § 2. Qualora, dopo una diligente ricerca,
peracta, prudens adhuc dubium permanga ancora un dubbio prudente se i
sup ersit num sacr amenta de sacramenti di cui al § l siano stati effet-
quibu s in § 1 revera aut valide tivamente o validame nte conferiti, si am-
collata fuerint, sub condicione ministrino sotto condizione.
conferantur.

844, § 4 3 caso: pericolo di morte o altra grave necessità


0
3316
In per icolo 'di morte o in caso di grave necessità, i ministri cat tolici co nferisco no
lecitame nte i sacramenti della penitenza, dell ' Euc aristia e dell'unzion e degl'i nfermi,
anche agli alt ri cristi ani che non sono in piena comu nione con la Chiesa cattolica,
qualunq ue sia la loro Ch iesa o co munità:
- Se essi non hanno la possibil ità di rivolgersi a un ministro della propria Ch iesa
o co munità, e lo rich iedano spontanea mente, senza alcuna sugges tione o pressione da
parte di alcun o
- Purché manifestino circa il sacra mento da ricevere la medesim a fede cattolica
e sia no de bitame nte dis posti
- Sul caso di necessità (fuori de l pericolo di morte), il giudizio spetta non al
ministro, ma al Vescovo dioc esa no o alla Con ferenza Epi scopale.

3) Una direttiva per i Vescovi diocesani e per le Conferenze Episcopali 3317


844, § 5 Relativamente ai suddetti tre casi, è opportuno che il Vescovo diocesano
e la Co nfe renza Episco pale , do vendo dare norm e di carattere genera le, si con su ltino
prima con la competente autorità, alm eno locale, della Chi esa o della co mu nità non
cattolica interessata' .

4. I sacramenti non reiterabili 3318


845 (732 *) Sono i sacramenti del batt esimo, della con fermazi one e dell ' ordine
sacro, che imp rimo no nel fedele un carattere perm anente: signum spirituale indelebile
(Concilio T rident ino, Sesso VII , c. 9: Den zinger-Schon metzer , n. 1609 ). Se sono stati
conferiti valida mente e, a tal rig uardo, non esiste alcu n dub bio, i detti sacrame nti non
possono esse re reiterati. Se invece. dopo una diligente ricerca. perm anessero de i du bbi
seri, prudenti (sono esclusi i dub bi met odici, sistematici) , sul loro effe ttivo conferi mento
o sulla loro validità, i dett i sacra menti devono amministrarsi sotto condizione,
Cir ca la validità del con feri me nto, i dubbi possono sorg ere :
In ordine alla materia o alla forma adope rata
In ordine a lla fede e all'i ntenzio ne del ministro
In ordine all' intenzione del soggetto, se si tratta di un adulto

, In ge nere, la deno minazio ne "Chiesa" suole essere riservata alle comunità ecclesiali orto-
dosse e a quelle protestant i che hanno co nserva to il sacerdozio ministeriale, sotto la guida del
Vescovo, che ne possiede la pienez za. Le altre comun ità, che esclu dono il sacerdozio rninisterial e,
son dette genericamente "co munità eccles iali".
94 LIBR O IV - Il "m uuus sanc tificundi" della Chiesa

CAN. 846 • § 1. In sacramentis § l. Nella celebrazione dei sacramenti,


celebrandis fideliter serventur li- si seguano fedelmente i libri liturgi ci ap-
bri liturgici a competenti aucto- provati dalla competente autorità; nessuno
ritate probati; quapropter Demo pertanto aggiunga, sopprima o modifichi
in iisdem quidpiam proprio mare in essi una qualsiasi cos a di propria inizi a-
te addat, demat aut mutet. tiva .
§ 2. Minister sacramenta cele- § 2. Il mini stro celebri i sacramenti se-
bret secundum proprium ritum. condo il proprio rito.
CAN. 847 • § 1. In administran- § 1. Nell'amministrare i sacrame nti, nei
dis sacramentis, in quibus sacra quali è pre scritto l'uso dei sacri oli, il
olea adhibenda sunt, minister uti ministro deve adoperare oli estratti da uli-
debet oleis ex olivis aut aliis ex vi o da altre piante, c, salvo il di spo sto del
plantis expressis atque, salvo can. 999 , n. 2, consacrati o benedetti dal
praescripto can. 999, n. 2, ab Epi- Vescovo di recente; non si serv a degli oli
scopo consecratis vel benedictis, vecchi, se non in caso di necessità.
et quidem recenter: veteribus ne
utatur, nisi adsit necessitas.
§ 2. Parochus olea sacra a pro- § 2. Il parroco richieda i sacri oli al
prio Episcopo impetret eaque de- proprio Vescovo e li con servi diligente-
centi custodia diligenter asservet. mente in un posto decoroso.

Cfr . a tal riguardo il Direttor io Ecumen ico, nn. 9- 15 (Enchir. Vat., voI. 2, pp. 1013 -1017) .
Per i particolari dubbi sul battesimo, v. can. 869 e relativo comment o .
Come è a tutti noto, è molto delicato e complesso il problem a della iterazione dell' ordinazio ne
sacra relativamente ai ministri anglicani. Occo rre tener presente la Lettera Apostolicae curae et
caritatis di Leone XIII. 13 sette mbre 1896, con la formale dichia razione d'i nvalid ità delle ordina-
zioni anglicane per difett o di forma e di intenzion e (Dcnzinger-Schonmctzer, nn. 33 15-33 19).

5. La celebrazione dei sacramenti e le offerte

3319 l ) L 'osservanza dei libri liturgici e del proprio rito


846 (733 *) In conformità col principio che la disciplina della sacra Litur gia
dipend e in modo esclu sivo dall' autorità dell a Chiesa (ca n. 838 ), il § l del ca none,
prescriv e che, nella celebrazione dei sacramenti, si seguano fedelmente i libri litur gici
approva ti dalla competente autorità (reda tti dalla Santa Sede e tradott i e a dattati
opp ortun amente dalle Conferen ze Episcopali: can. 83R, §§ 2-3). Non è consentito ad
alcuno apport are a tal riguardo alcuna aggiunta, soppressione o modifica di proprio
arbitrio e inizi ativa' .
Il ministro, inoltre, deve celebrare i sacramenti secondo il proprio rito (nn. 654-655 ).

.\ Nella redazione dei canoni sui sacramenti e, in genere, dell 'intera normativa del IV
libro, dedi cato alla funzione santificatrice della Chiesa, la Commissi one si è atte nuta a un
preciso criterio: di non riportare le no rm e liturgiche, «nisi ipsae pecul iarern rationem
disciplinarern induant, quarum observantiu exigitur non solum ad cultum rite ordinandum, sed
e tiarn et praecipue ad ordinern extcrnum Eccle siae fovendum». Ma questo - è stato messo in
rilievo - «minime significai alia s normas liturgicas indolem legis non habe re, sed tantum quod
ipsae non in Codice luris Cano nici, scd in libris Iiturgicis ab Ecc lesia probati s fuse praebentur.
(Com municationes, a. 1980, p. 320, lett. C) .
I sacramenti in ge nere 95

CAN. 848 • Minister, praeter Per l'amministrazione dei sacramenti,


oblationes a competenti auctori- oltre alle offerte stabilite dalla competente
tate definita s, pro sacramento- autorità, il ministro non richieda nulla,
rum administratione nihiI petat, evitando sempre che le persone bisognose
cauto semper ne egentes priven- restino prive del loro conforto a causa
tur auxilio sacramentorum ratio- della loro povertà.
ne paupertatis.

2) I sacri oli 3320


847 (734 *) Di regola sono consacrati dal Vescovo nella Messa crismale del Gio-
vedì santo. Sono questi oli, estratti da ulivi o da altre piante, che il ministro deve
adoperare, se prescritti , nella celebrazione dei sacramenti.
Sull'uso degli oli , il canone dà ulteriori norme:
- Gli oli devono essere recenti : quelli dell'anno prec edente pos sono essere usati
'solo in caso di neces sità
- Devono essere conservati con religioso riguardo in un luogo decoro so
- In segno di "comunione", devono essere richiesti al proprio Vescovo
Il can . 999, n. 2, richiamato nel § I, dà facoltà al pre sbitero che amministra l'un-
zione degl' infermi, di benedire dirett amente l'olio in caso di necessità "in ipsa tamen
celebratione sacramenti".

3) Le offerte 3321
848 (736* ) La legittimità delle offerte versate dai fedeli in occasione della celebra-
zione dei sacramenti, è fondata sul principio enunziato da S. Paolo: «qui in sacrario
operantur de sacrario edunt , et qui altari deserviunt cum altari participant» (I Cor. 9, 13),
e sulla secol are tradizione della Chie sa. A parte , tuttavia, le offerte spontanee che pos-
sono riceversi liberamente in ogni caso, sempre però con la dovuta discrezione e pru-
denza, tutte le altre offerte devono essere autori zzate dalla competente autorità eccle sia-
stica (cfr. cann . 952 e 1264, n. 2). Di conseguenza, a nessun ministro è lecito chiedere
- «quavis de causa vel occasione, sive dire cte sive indirectex (can. 736 , Codice 1917)
- un'offerta maggiore di quella prescritta, tenendo per altro presente che le persone
bisognose hanno diritto a un servizio completamente gratuito. Se per l'amministrazione
di un sacramento la competente autorità eccl esiastica non ha presc ritto alcuna offerta,
il ministro non può esigere nulla.
Secondo la direttiva emanata dal Sinodo dei Vescovi del 1971 nel documento De sacerdotio
ministeriali, «è auspicabile che i proventi dei sacerdoti siano disgiunti dagli atti di ministero,
specialmente da quelli di natura sacram entale, e che il popolo sia prudentementc educato a questo
principio (parte Il, n. 4: Enchir. Val., voI. 4. pp. 796-799).
La determinazione delle offerte da corrispondere in occasione dell'amministrazione dci sacra-
menti e dei sacramentali, spetta all'assemblea dei Vescovi della provincia (can. 1264. n. 2).

6. Principi e norme ulteriori 3322


- Cali. 205 : I sacramenti, uno dei vincoli della piena comunione della Chiesa cattolica
- Cann. 255 e 256. § I : La celebrazione dei sacramenti nella preparazione degli allievi del
seminario
- C l/Il . 392 § 2: La vigilanza del Vescovo diocesano
96 LIBRO IV -Il "rnunus sanctificandi' della Chie sa

Titolo I
II battesimo
CAN. 849 - Baptismus, ianua Il battesimo, porta dei sacr amenti , ne-
sacramentorum, in re vel saItem cessario di fatto o almeno nel desiderio
in voto ad salutem necessarius, (in re vel saltem iII voto) alla salvezza, per
quo homines a peccatis liberan- mezzo del quale gli uomini vengon o libe-
tur, in Dei filios regenerantur at- rati dai peccati, sono rigenerati com e figli
que indelebili charactere Christo di Dio e, configurati a Cristo con carattere
configurati Ecclesiae incorpo- indeleb ile. vengono incorpo rati alla Chie-
rantur, valide confertur tantum- sa, è conferito validame nte solo med iante
modo per lavacrum aquae verae il lavacro di vera acqua e con la debita
cum debita verborum forma. formula di parole.

- Cl/ n. 561 : La licenz a del rettore o di altro legittimo superi ore per l' amm inistrazione dei

*
sacra menti in una chiesa
- Can. 1331. l, n. 2: Un divieto per lo scomunicato
- Cl/n. 1332: Per l'interdetto
Delitti contro i sacramenti in genere
- Cl/ n. 1379: La simulazione dei sacra menti
- Can. 1380: Il conferimento o la recezione simoniaca

3323 IL BAITESIMO (cann . 849-878)


Schema
I. Princip i teologico-giuridici 5. I padr ini
2. La ce lebrazione del battesimo 6. Prova e registraz ione dci barresimo
3. li ministro 7. Norme ulteriori varie
4. Il soggetto

La norm ativa sul battesimo compr ende un canone introdutti vo di caratt ere prevalen-
temente teolo gico sulla natura c sugli effett i del battesimo, e cinque capitoli:
I° La celebrazione: cann. 850-860
2° Il ministro: cann, 861-863
3° Il sogge tto: ca nn. 864-87 1
4° I padri ni: cann . 872-874
5° La prova e la registrazione : cann. 875-878
Il medesimo schema si ritro va sostanzialmente, servatis servandis, nella normativa
circa gli altri sacramenti, ad eccez ione del matrimonio, che , a motiv o della sua partico-
lare natura, ha una struttura propri a.
Sarà uti le tener presente il Direttorio liturgico-sacramentale dell a Conferenza
Episcop ale Italiana, 27 giugno 1967, nn. 23-41 tEnchir. CEI, voI. l , pp. 362-373).

3324 1. Principi teologico-giuridici


Natura, effetti ed elementi essenziali del battesimo
849 (737 *) Il canone, ricco di contenuti , esprime in una densa sintes i la fede sul
battesim o. il primo dei sacr amenti della iniziazione cristiana. AI battesim o si riferi scono
anche i cann. 96 e 204, § l .
Il baues imo 97

CAPITOLO I
LA CELEBRAZIONE DEL BATTESIMO

CAN. 850 - Baptismus ministra- Il battesimo si amministra seco ndo il


tur secundum ordinem in pro ba- rito prescritto nei libri liturgici ap provati,
tis liturgicis libris praescriptum, eccetto il caso di necessità urgente, in cui
excepto casu necessitatis urgen- dev'essere osservato solt anto ciò che è ri-
tis, in quo ea tantum observari chiesto per la validità del sac ra me nto.
debent, quae ad validitatem sa-
cramenti requ ìruntur,

I ° Il batte simo "ex aqua et Spir itu Sancto" (G v, 3, 5) è la porta e il fond amento
di tutti i sacramenti (n. 3303).
2° Il batte simo di acqua o alm eno di desiderio (in re vel saltem in voto) è
necessar io per salv arsi (Gv . 3, 5; Mc. 16, 16). Nel battesimo di desiderio , che con-
siste con cretamente nell' amore perfetto verso Dio (Le. IO, 27- 28; Gv . 14, 21 e 23),
è compreso il battesimo di sangue (haptismus sanguinis), ossia il martirio (MI. IO,
32; 16, 25 ).
3° /I battesimo Iihera l'uomo dal peccato: dal pecc ato originale e anche dai
peccati person ali, qualo ra il soggetto venga battezzato dopo aver raggiunto l'u so di
ragione .
4° Rigener a spiritu almente l'uomo e lo costituisce figlio di Dio attraverso il miste-
ro della grazi a (Rom. 8, 15; Il Pt. I, 4).
5° /I battesimo "ex aqua et Spiritu Sancto" configura a Cristo con car attere inde-
lebil e, " in ani ma impres sum" (Co nc. Tr identino, sesso VII , can . 9: Denzinger-
Schonmet zer, n. 1609). Con tale carattere che ci riveste di Cristo (Gal. 3, 27) e ci fa sue
membra (I Cor. 12, 12-13 e 27), siamo cost ituiti in Popolo di Dio e siamo resi partecip i,
ciascuno " suo modo" , dell'ufficio sacerdot ale, profetico e regale di Cri sto stesso (can.
204, § I).
6° Nello stesso temp o, il battesimo "ex aqua et Spiritu Sancto" ci incorpor a alla
Chiesa e in essa siamo costituit i "persona", ossia soggetto de i doveri e dei diritti propri
dei cristiani (can. 96).
Il battesimo è così non solo il principio dell a nostra vita soprannaturale (atto per-
sonale), ma anche l'atto costitut ivo dei nostri dir itti ecclesi ali, della nostra appartenenz a
alla Chiesa (atto sociale, comunitario) . Nella società civile di regol a si è cittadini di uno
Stato per diritto originario di nascita. Ma nella Chiesa, che è una società soprannaturale,
la quale abbra ccia «i crede nti in Cristo, nati non per via di sangue né per volere di carne ,
né per volo ntà di uomo, ma solo da Dio» (Gv. I, 12-13), l' appartenenza alla medesima
non può essere orig inaria. Non si nasce, ma si diventa cristiani , e si entra a far parte
della Chie sa median te il battes imo.
7° Il batte simo viene conferito validamente solo mediante il lavacro (materia pros-
sima) di vera acqua (materia remot a) e con le debite parole della forma.
Il canone introduttivo del Codice anteriore comprendeva un secondo paragrafo, con la distin-
zione tra battesimo solenne e battesimo privato (can. 737, § 2). Nel nuovo Codice. la distinzione
è stata soppressa.
98 UBR O IV - Il " munus sanctificu ndi" della Chiesa

CAN. 851 . Baptismi celebratio La celebrazione del battesimo dev 'esse-


debite praepareturoportet; itaque: re debitamente preparata; pertanto:
I ? aduItus, qui baptismum re- IOl'adulto che desidera ricevere il bat-
cipere intendit, ad catechumena- tesimo, sia ammesso prima al catecume-
tum admittatur et, quatenus fie- nato c, per quanto è possibile, sia condot-
ri potest, per varios gradus ad to, attraverso vari gradi, alla iniziazione
initiationem sacramentalem per- sacramentale secondo il rito d'iniziazione
ducatur, secundum ordinem ini- adattato dalla Conferenza Episcopal e, e le
tiationis ab Episcoporum confe- norme particolari da essa stabilite;
rentia aptatum et peculiares
normas ab eadem editas;
20 infantis baptizandi paren- 2 0 i genitori di un bambino da battezza-
tes, itemque qui munus patrini re e, similmente, coloro che de vono assu-
sunt suscepturi, de significatio- mere l'ufficio di padrino, siano conv enien-
ne huius sacramenti deque obli- temente istruiti sul significato di questo
gationibus cum eo cohaerenti- sacram ento e sugli obblighi anne ssi ; per-
bus rite edoceantur; parochus sonalmente o per mezzo di altri, il parroco
per se vel per alios curet ut ita a bbia cura che i genitori, mediante
pastoralibus monitionibus, im- esorta zioni pastorali e più ancora con la
mo et communi precatione, de- preghiera comune, vengano debitamente
bite parentes instruantur, plures preparati, riunendo insieme più famiglie
adunando familias atque, ubi e, dove sia possibile, visitandole diretta-
fieri possit, eas visitando. mente ,

3325 2. La celebrazione del battesimo

l ) L 'osservanza del rito prescritto


850 (737. § 2*) Il cano ne distingue un duplice caso : il caso ord inario e quell o di
urgente necessità.
Quand o non c'è urgenza, il battesimo dev 'essere ammini strato osservando fedel-
mente il rito prescritto nei libri liturgici approvati. Nel caso di necessità urgente, si
osserva solo ciò che è richiesto per la validità del sacramento.
I libri liturgici relativi al battesimo , promul gati dalla Santa Sede in edizione tipica, sono:
- L'Ordo baptismi parvulorum, 19 maggio 1969
- L'Ordo initiationis christianoe adultorum, 6 gennaio 1972
Le relative versioni in ed izione tipica della Conferenza Epi scopale Italian a:
- Rito del battesimo dei bambini, 3 1 maggio 1970
- Rito dell' iniziutio ne cristiana degli adulti, 30 gennaio 1978
I detti Rituali contengono anche il rito sempl ificato da usare in caso di urgente necessità, ossia
in concreto " in pericolo di morte". Si avverte per altro che, nell'imminen za della morte , se il tempo
incalza, si tralascia ogni rito e si versa l'acqua sul capo del bambin o o dell 'adulto iufermo , dicendo
la formula consueta (n. 136 del Rito per i bambini ; n. 281 del Rito per gli adulti).

3326 2) La debita preparazione


851 (752 *) In conformità con i cann . 836 e 843 , § 2, si richiama la necessità e il
do vere di preparare debitamente la celebra zione del battesimo, sia nel caso dcI battesimo
di un adulto, sia nel caso del battesimo di un hambino.
Il bene,xlmo 99

CAN. 852 • § 1. Quae in canoni- § I. Le norme contenute nei canoni sul


bus de baptismo adulti habentur batte simo degli adulti , si applicano a tutti
praescripta, applicantur omnibus coloro che, usciti dall'infan zia, hanno rag-
qui, infantia egressi, rationis giunto l'uso di ragione.
usum assecuti sunto
§ 2. Infanti assimilatur, etiam § 2. All'infante è assimilato, anche per
ad baptismum quod attinet, qui quant o riguarda il battesimo , colui che non
non est sui compos. è respon sabile dei suoi atti.
CAN. 853 - Aqua in haptismo L'acqua da usare nel conferimento del
conferendo adhihenda, extra ca- battesimo, al di fuori del caso di necessità,
sum necessitatis, benedicta sit dev' essere benedetta secondo le prescri-
oportet, secundum Iibrorum li- zioni dei libri liturgi ci.
turgicorum praescripta.

IO Trattandosi di un adulto (ca n. 862), la preparazione rigua rda lo stesso battezz an-
do, che de v'e ssere ammesso previamen te al catecumenato, ristabilito dal Con cilio Va-
ticano Il iSacrosanctum COlici/iI/III, n. 64), e condotto, per quanto è possibile, attra verso
vari gradi, alla iniziazione sacramentale secondo il rito adottato dalla Conferenza Epi-
scopale c le norme partic olari stabilite da essa e dal Vescovo diocesano.
l gradi previsti nel Rito sono tre : cfr. Rito del/a iniziarione cristiana, nn. 6-7, 68- 132, 133-
207, 208-234 .
Relati vamente ai fanc iulli nell 'e tà del cate chismo: cfr. nn. 3 14-329. 330 -342, 343 -369 .

2 0 Tratt andosi di un bambino (infans : can. 97, § 2), la preparazione riguarda i


genitori c i pad rini, i quali devono essere istruiti convenie ntemente sul significato del
battesimo c sugli obblighi annessi. La responsabilità dell a preparazion e grava sul par-
roco, chc vi prov vederà person almente o per mezzo di collaboratori adatti.
Il canone insiste per una preparazione catecheti ca e spirituale, fatta di opportune
istruzioni e anche di momenti di preghiera comun e, raccogliendo insieme le famiglie
interessate e visitandole direttamente, dove sia possibile.
Relati vamente alle fam iglie poco crede nti o non cristiane, cf r. le diretti ve emanate dalla S.
Congregazione per la Dottrina della Fede nella lstr , Pastoralis (Ictio , 20 ottobre 1980, nn. 30 -31
tEnchir. Vat., voI. 7, pp. 596-60 I).

3) Precisazioni 3327
852 (745. § 2 *) In ordine al batte simo, si distinguono il bambino e l'adulto. Il
bambino (infans), a termine del can. 92 , § 2, è il minore che non ha compiuto ancora
i sette ann i. L'adulto in vece . relat ivamente a l battesimo, non è so lta nto la per sona che
ha raggiunto la magg iore età, ai sensi del can. 97, § 1, ma anch e il min ore che abbia
superato i se tte anni, e nello stes so tempo, sia in posse sso dell 'u so di ragione. Chi ,
pur avendo superato l'età infantile, a ca usa di disturbi psi chici è destituito stab ilmen -
te dell 'uso di ragione, anche per quan to rigu arda il battesimo è as similato all' infante
(can. 99) .
Di conseguenza, le norme contenu te nei canoni circa il battesimo degli adulti, si
estend ono a tutti colo ro che , usciti dall'infanzia, hanno raggiunto l'u so di ragion e,
mentre le norme prescritte per il battes imo degl'infanti, si applicano alle persone adult e
che non sian o responsabili dei propri atti (noli sui comp otesi .
100 LIBRO IV - Il "mUl1US sanctifi cundi" della Ch iesa

CAN. 854 - Baptismus confera- Il battesimo sia co nfe rito o per immer-
tur sive per immersionem sive sione o per infusione , in conformità alle
per infusionem, servatis Episco- dispo sizioni della Conferenza Epi scopale.
porum conferentiae praescriptis,
CAN. 855 - Curent parentes, pa- I genitori , i padrini e il parroco abbiano
trini et parochus ne imponatur cura che non venga imposto un nome alie-
nomen a sensu christiano alienum, no dal senso cristi ano.

3328 4) L'acqua da adoperare nel battesim o


853 (757*) La materi a remota del batte simo è l'acqua naturale: delle fonti (anche
se mineral i o solforose), dei fiumi , dci lagh i, del mare , degli stag ni, dei pozzi; l' acq ua
piovana o scio lta dalla neve o dal gh iaccio ; la rugiada; la stessa acqua prodotta chimi-
camente.
Tale acqu a dev'essere benedetta a tale sco po (no n però "a d validitatern"), seco ndo
le prescrizioni dei libri liturgici. La benedizion e ha per fine di circo ndare il sacra me nto
di maggiore venerazio ne e anche di rendere manifesto che l' acqu a non possiede da sé
la virtù santificatrice, ma la riceve da Dio .
«Fuori dci tempo pasquale, è preferibile ehe "acqua sia benedetta in ogni celebrazione, perché
le stesse parole della benedizione esprimano più chiaramente il mistero di salvezza che la Chiesa
ricorda e proclama» (Rito del battesimo dei bambini, Premesse al rito, n. 2 1, 3).

3329 5) Immersione o infusione


854 (758 *) La ma teria pross im a del batte simo è l' ablu zione , os sia lo sco rrere
dell 'a cqu a sulla persona del battezzando in forma di vero lavacro.
Per sé, l'abluzione può avve nire in tre modi :
- Per infusione, versa ndo l'acqu a sul capo, che è la sede dei sen si e la part e più
nobile e vitale del corpo: praticamente sull a fronte.
- Pe r immersione, imm ergendo il battezzando nell' acqua: un rito comune nel-
l'antichità e prevalente fino al sec. XII, conservato tuttora nelle Chiese orientali , nel
quale è rappresentata con grande vivezza ed efficacia la rin ascita cristiana attra verso
il batte sim o, che, secondo la dottrina di Paolo , è la rinnovazione del mistero pasqu a-
le di Cri sto . Sepoltura con Cristo del " vecchio uomo", schi avo del peccato, c risur-
rez ione alla vita della grazi a insieme e att raverso il Cri sto riso rto (Ro m. 6, 3- 11;
Coloss. 2, 12).
- Per aspersione , spruzzando l'acqua sul co rpo del bat tezzando.
Il terzo modo, pur co nsiderato val ido, era escl uso nel ca n. 758 del Codi ce pre ce-
dente, perch é di fatto può dar luogo a serie incertezze. Nel nuovo Codice manca qual -
sia si accen no, per cui de ve co nsiderarsi del tutto soppresso. Sono con servati i du e mod i
più sicuri dell a immersione e della infusione, che si useranno in conformità con le
disposizion i delle Conferenze Episcopali.
3330 Per l'It alia, con Decreto del Presidente della CE! in data 18 aprile 1985, in vigore dal J 8
maggio dello stesso anno, si è deliberato che «nel rito romano si mantenga di preferenza la tradi-
zione di conferire il battesimo per infusione». «È consentito il ricorso al rito per immersione solo
con l' autorizzazione del Vescovo. e nell'osservanza delle istruzioni che la Conferenza Episcopale
Italiana pubblicherà nelle prossime edizioni ufficiali del rito del battesimo» (Delibera n. 29 : Enchir.
CE I, voI. 3, p. 1318, n. 2284).
101

CAN. 856 - Licet baptismus Per quanto il battesimo possa essere


quolibet die celebrari possit, conferito in qualsia si giorno , si raccoman-
commendatur tamen ut ordinarie da tuttavi a che ordinariamente esso venga
die dominica aut , si fieri possit, celeb rato di domenica o, se possibile, du-
in vigilia Paschatis, celebretur. rante la veglia pasqual e.
CAN. 857 - § 1. Extra casum ne- § I. AI di fuori del caso di necessità , il
cessitatis, proprius baptismi lo- luogo proprio del battesimo è la chiesa o
cus est ecclesia aut oratorium. l'oratorio.
§ 2. Pro regula habeatur ut § 2. Di regola , l'adulto sia battezzato
adultus baptizetur in propria ec- nella propria chiesa parrocchiale; il bam-
c1esia paroeciali, infans vero in bino, invece, nella chiesa parrocchiale pro-
ecclesia paroeciali parentum pria dei genitori, tranne che una giusta
propria, nisi iusta causa aliud causa consigli diversamente .
suadeat.
CAN. 858 - § 1. Quaevis ecclesia § I. Ogni chiesa parrocchiale abbia il
paroecialis bapti smalem fontem fonte battesimale, salvo il diritto cumula-
habeat, salvo iure cumulativo tivo già acquisit o da altre chiese.
aliis ecclesiis iam quaesito.
§ 2. Loci Ordinarius, audito § 2. L'Ordinario del luogo, sentito il
loci parocho, potest ad fidelium parere del parro co locale, può permettere
commoditatem permittere aut o disporre che, per comodità dei fedeli, un
iubere, ut fons baptismalis ha- fonte batte simal e sia anche in un 'altra
beatur etiam in alia ecclesia aut chiesa o oratorio , entro il territori o della
oratorio intra paroeciae fines. parrocchia.

6) L 'impo sizione del nome 3331


855 (761 *) La dispo sizione del can. 761 del Codice precedente è stata molto atte-
nuata. Nel detto ca none si face va obbl igo al parroco di cu rare che al battezzato venisse
imposto un nome cristiano, e. quando ciò non fosse possibile, egli do veva aggiungere
di sua iniziativa il nome di un Santo, segnando tutt' e due i nomi nel registro parrocchia-
le. Per il nuovo Codice, è sufficiente che non venga imposto al battezzato un nome
"alieno dal senso cristiano".

7) 11 tempo della celebrazione 3332


856 (772*) Il battesimo può essere conferito in quals iasi giorno. È opportuno per
altro che venga celebrato. ordinariamente. di domenica e, se è possibile, durante la
veglia pasqu ale. in modo che si renda più manifesto il suo stretto rapporto col mistero
di Cristo risorto.
Dal "Rito del Battesimo dei bambini ";
- Il battesim o si celebri, per quant o è possibile. di domenica, giorno in cui la Chie sa
ricorda il mistero pasqual e. Conviene che la celebrazion e sia co munitaria per tutti i neona ti.
con la presen za e la part ecip azione attiva di un buon numero di fedeli. o almeno dci parenti.
amici c vicini (n. 32).
- Per quanto è possibile, tutti i bambini nati entro un dato periodo di tempo siano battezzati
nellu stesso giorno con una sola celebrazione comune . Non si celebri due volte il sacramento nella
medesima chiesa e nello stesso giorno. se non per una giusta causa (n. 27 delle " Premesse") .
102 LIB RO IV - Il "mu nus san ctiliunndi" de lla Ch iesa

CAN. 859 • Si ad eeclesiam pa- Qualora il battezzando, a causa della


roecialem aut ad aliam eeclesiam distanza dei luoghi o per altre circostanze,
vel oratorium, de quo in can. 858, non possa accedere o essere portat o senza
§ 2,baptizandus, propter locorum grave incomodo alla chiesa parrocchiale o
distantiam aliave adiuncta, sine a quell'altra chiesa o oratorio, di cui al
gravi incommodo accedere vel can. 858, § 2, il battesimo può e deve
transferri nequeat, baptismus essere conferito in un' altra chiesa o orato-
conferri potest et debet in alia rio più vicini, o anche in un altro luogo
propinquiore ecclesia vel orato- decente.
rio, aut etiam alio in loeo decenti.
CAN. 860 - § 1. Praeter casum § I. Al di fuori del caso di necessità,
necessitatis, baptismus ne confe- non si conferisca il battesimo nelle case
ratur in domibus privatis, nisi 10- private, tranne che l'Ordinario del luogo
ci Ordinarius gravi de causa id lo permetta per grave causa .
permiserit.
§ 2. In valetudinariis, nisi ali- § 2. Eccetto che il Vescovo diocesano
ter Episcopus dioecesanus sta- abbia stabilito diversamente, negli ospe-
tuerit, baptismus ne celebretur, dali non si celebri il battesimo , se non in
nisi in casu necessitatis vel alia caso di necessità o per altra ragione di
ratione pastorali cogente. carattere pastorale .

3333 8) Il luogo
857-859 (77 /, 773-775 *) Il battesimo è un sacramento, un rito di grazi a. Il luogo
proprio della sua celebrazione è la chie sa o l' oratorio, tranne che per motivi di necessità
si sia costretti a celehrarl o in un altro luogo.
Col battesimo si viene incorporati alla Chiesa, e ragion i di co nve nienza esigo no
che questa incorpo raz ione avve nga med iante una comun ità ecc les iale con creta, la
parrocchi a, la quale assum e la respon sabilità e l'impegno di aiutare il batt ezz ato a
crescere nell a fede e a matur are la sua coscienza cristi an a. Di regola, pert anto, il
conferimento del battesimo deve aver luog o nella chiesa parrocchiale: in quell a pro-
pria del battezzando, se si tratta di un adulto; in quella propri a dei genitori, se si tratta
di un bam bino ; tranne che una giusta causa, nell'un caso e nell 'altro. con sigli diver-
sa me nte.
Di conseguenza, ogni chiesa parrocch iale dev'essere provvista di un propr io fonte
battesimale , salvo il diritto cumulativo acqui sito da altre chiese.
Per comodità dei fedeli, l'Ordinario del luogo, sentito il parere del parroco del
luogo, può permettere o disporre che il fonte battesimale sia anche eretto in un' altra
chiesa o oratorio, entro il territorio della parrocchia.
In casi particolari , qualora il battez zando, a causa della distanza o per altre circo-
stanze, non possa accedere o non possa essere portato senza grave incomodo alla chie sa
parrocch iale o ad altra chiesa o oratorio provvisti di fonte battesimale. il battesimo puà
e deve essere conferito in un ' altra chiesa o oratorio più vicini. o anche in un altro luogo
decente.

3334 9) Le case private e le cliniche


860 (776 *) Con siderato il carattere sacro del battesimo, la sua celebrazione non
può aver luogo in una casa privata, tranne che l'Ordinario del luogo lo permetta: per
103

CAPITOLO II
IL MINISTRO DEL BATTESIMO

CAN. 861 • § l. Minister ordina- § I. Ministro ordi nario del battesimo


rius baptismi est Episcopus , pre- è il Vescovo, il presb itero e il diacono,
sbyter et diaconus, firmo prae- fermo restando il disposto de l can. 530,
scripto can. 530, n. 1. n. l.
§ 2. Absente aut impedito mi- § 2. Se il ministro ordinario fosse assen-
nistro ordinario, licite bapti- te o impedito, il battesimo è conferito le-
smum confert catechista aliusve citamente dal catechista o da altra persona
ad hoc munus ab Ordinario loci desig nata dall'Ordinario del luogo a que-
deputatus, immo, in casu necessì- sto compito; in caso di necessità, anzi, da
tatis, quilibet homo debita inten- chiunque sia mosso dalla debita intenzio-
tione motus; solliciti sint anima- ne; i pastori di anime. soprattu tto il parro-
rum pastores, praesertim paro- co, abbia no cura che i fedeli siano istruit i
chus, ut christifideles de recto sul retto modo di battezzare.
baptìzandi modo edoceantur.

grave causa (grav i de causa), presc rive il nuovo canone, con magg iore severità del
Codice precedente, che richiedeva solo una "c ausa giusta e ragionevole", aggiungendo
per altro "in cas u aliquo ext raordinario" (776, § l , n. 2*).
In caso di necessità (perico lo di morte . malallia, ecc.), non c 'è bisogno dell' auto-
rizzazio ne dell' Ordin ario del luogo: è il canone stesso che lo permette: "praeter casum
necessitatis" .
Quanto alle cliniche e ai centr i di mate rnità, per sé sono escl usi anch 'essi, tranne
che il Vescovo diocesano abb ia stabilito d iversamente. Mancando delle no rme diocesane
a tal riguardo, il battesi mo può esse re celebrato nei dett i luoghi solo in caso di necessità
o per altra valida ragione pastorale.
Dal Rito del battesimo dei bambini:
- Nelle cliniche - a meno che il Vescovo non abbia preso la disposizione di cui al n. Il
(l'erezio ne de l fonte battesima le nella clinica) -
non si celebri il battesimo se non in caso di
necessità o per altra ragio ne pastorale davvero impellente. Se mpre però si avvert a il parroeo c si
curi un'adeguata preparazione dei genitori (n. 13 delle "Pre messe").

3. Il ministro del battesimo 3335

l ) Il ministro ordinario e straordinario


861 (738, 741-743 *) II conferi mento del battesim o è, per sé, riserva to a un ministro
sacro: Vesco vo, presbitero, diaco no (ca n. 1009, § I). Per sé, è anche una celebrazio ne
demandata al parroco, il pastore responsabile della comu nità parrocch iale (ca n. 530, n.
I), o ad altro sacerdote o a un diac ono, che ne abbia facoltà dal parroco o da ll' Ordinario
del luogo. È al parroco comunque che spetta il co mpito della preparazion e del battesimo ,
a termini del can. 851.
III caso di assenza o d'impedimento del ministro ordinario, il battesimo viene
conferito lecitamente dal catechi sta (Communicationes, a. 1983, p. 180, can. 8 15, § 2)
o da altra persona designata dall' Ord inario del luogo a tale ufficio . Può esse re un uomo
o una donna: la preferenza che il can . 742 , § 2, del Cod ice precedente dispone va per il
104 LIBRO IV - Il "rn unus sancn fic andi" de lla Chiesa

CAN. 862 - Excepto casu neces- Eccetto il caso di necessità, a nessuno è


sitatis, nemini licet, sine debita lecito, senza la debita licenza, conferire il
licentia, in alieno territorio bap- battesimo nel territorio altrui, neppure ai
tismum conferre, ne suis quidem propri sudditi.
subditis.
CAN. 863 - Baptismus adulto- Il battesimo degli adulti , almeno di co-
rum, saltem eorum qui aetatem loro che hanno comp iuto i quattordici
quattuordecim annorum expleve- anni, sia deferito al Vescovo diocesano,
runt, ad Episcopum dioecesanum perché , se lo ritenga opportuno, lo ammi -
deferatur ut, si id expedire iudi- nistri personalmente.
caverit, ab ipso administretur.

"vir", è stata soppressa. È stato anche soppresso il § 3 del detto canone, nel qual e si
vietava al padre e alla madre di battez zare i propri bamb ini «praeterquam in morti s
periculo, quand o alius praesto non est, qui baptizet» (Communicationes, a. 1971 , p. 199,
Caput I, De baptismi ministro).
In caso di necessità , considerato il suo stretto nesso con l' etern a salvezza, il bat-
tesimo - «in re vel saltern in voto ad salutem necessarius»: can . 849 - può essere
conferito da chiunque: anche da un eretico, uno scomunicato, un infedele e perfino un
apostata o un ateo, purché sia mosso dalla debit a intenzione, ossia secondo l' espres sione
del Con cilio Tr identino, purché abbia realmente l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa
(Sess. VII, can. Il "De sacrament is in genere": Denzinger-Schonmetzer, n. 16I l; Istr.
S. Uftìcio, 30 genn aio 1830). Attesa questa possibilità. il canone fa obbligo ai pastori
di anime, soprattutto al parroco, di aver cura che i fedeli siano istru iti convenientemente
sul retto modo di battez zare.
Dal Rito del battesimo dei bambini:
- Tutti i laici, come memb ri del popolo sacerdotale - soprattutto i genitori e. in forza del
loro ufficio, i catechisti. le ostetriche. le assistenti familiari e socia li, le infermiere, i medici e i
chirurghi - procurino di conoscere il meglio possibile il modo esa tto di dare il battesimo in caso
di necessità. I parroci. i diaconi e i catechisti s'i mpegnino a istruirli; i Vescovi. nella loro diocesi.
predispongano le forme adatte per questa istruzione (n. 17 delle " Premesse") .

3336 2) La debita licenza


862 (739 *) A parte il caso di necessità, non è lecito ad alcun o (né Vescovo dio-
cesano in altra dioces i, né parroco in altra parrocch ia) co nferire il battesimo nel terr itor io
altrui. neppure ai propri sudditi, senza la debita licenza.
Ovviamente, la licenza può essere anche presunta.

3337 3) Il battesimo degli adulti


863 (744 *) Il battesimo degli adulti dev'essere deferito al Vescovo diocesano, il
quale deciderà se celebrarlo personalmente o laseiarne il conferimento al parroco oppure
nomin are un suo part icolare delegato . Il concetto di adult o è qui per altro diverso da
quello stabilito nel can . 852, § l ; si parla di minori che abbiano compiuto almen o i
quattordici anni di età .
Nel caso che il conferimento del battesimo sia compiuto dal parroco o da altro sacerdote. è
da tener presente il can. 866. che dà loro la facoltà di amministrare anche la confermazione.
Il baucsimn 105

CAPITOLO III
I BATTEZZANDI

CAN. 864 • Baptismi capax est È capace di ricevere il battesimo ogni


omnis et solus homo nondum essere umano che non sia stato ancora
baptizatus. battezzato.
CAN. 865 - § l. Ut adultus bap- § 1. Perch é un adulto possa essere bat-
tizari possit, oportet voluntatem tezzato, è necessario che manifesti la vo-
baptismum recipiendi manifesta- lont à di ricevere il batte simo, che sia suf-
verit, de fidei veritatibus obliga- ficientemente istruito nelle verit à della
tionibusque christianis sufficien- fede e sui doveri cristiani , e che venga
ter sit instructus atque in vita sottoposto a un per iodo di prova nella
christiana per catechumenatum vita cristiana attraverso il catccumenato ;
sit probatus; admoneatur etiam sia anche esortato a pentirsi dci propri
ut de peccatis suis doleat. pecc ati.
§ 2. Adultus, qui in peri culo § 2. L'adulto che versi in pericolo di
mortis versatur, baptizari potest morte, può essere battezzato se, avendo
si,aliquam de praecipuis fidei veri- qualche conoscenza delle principali verità
tatibus cognitionem habens, quo- della fede, abbia manifestato in qualsiasi
vismodo intentionemsuam bapti- modo la sua intenzione di rice vere il bat-
smum recipiendi manifestaverit tesimo, e prometta di osservare i coman-
et promittat se christianae religio- damenti della religione cristian a.
nis mandata esse servaturum.

4. II soggetto 3338

1) Il soggetto capace di ricevere il battesimo


864 (745, § J*) Tale soggetto è ogni essere umano non ancora battezzato.
- Ogni essere umano, perché , secondo il mandato di Cristo , il Vangelo dev ' es-
sere predic ato a tutte le genti, ad ogni creatura. e tutti devono ess ere battezzati ,
perché abbiano la salv ezza (Mc. 16. 15-16; MI. 18, 19). La capacità di ricever e il
battesim o è pert anto universale , c nessuno può essere esclu so, qualunque sia la sua
razza, la sua naziona lità, la sua condizione, la sua età, la sua cultu ra. Nessuno ,
similmente, può essere escluso, se, trattandosi di un adulto, sussi stono le disposizioni
necessarie .
- Non ancora battezzato: l' espressione indica implicitamente, in conformità col
can. 845, § l, che il battesimo non può essere reiterato, poiché imprime nel soggetto un
carattere indelebile, consacrandolo per sempre a Cristo.
- L'essere umano in l'ira (viator): lo stato di vita è una condizi one generale per
tutti i sacrament i. Se la morte è dubbia, il sacrament o si amministra sotto condizione.

2) Norme per gli adulti 3339


Nella presen te materia, il concetto di adulto è quello determin ato nel can. 852.
Comprende , pertanto, sia il maggiore di età sia il minore che, compiuti i sette anni, ha
conseguito l'uso di ragione e la capacità di chiedere il battesimo di propria volontà.
106 LIBRO IV ~ Il "rnunus sanctificandi" della Chiesa

CAN. 866 - Adultus qui baptiza- L'adulto che viene batte zzato, se non vi
tur, nisi gravis obstet ratio, sta- si opponga una grave rag ione , subito dopo
tim post baptismum confirmetur il battesimo riceva la confermazion e e
atque celebrationem eucharisti- partecipi alla celebrazione eucari stica, ri-
carn, communionem etiam reci- cevendo anche la comunione.
piendo, participet.

3340 865, § 1 (752, §§ l e 3 *) Nei casi ordinari. Perché un adulto pos sa essere battez-
zato, so n necessarie le seguenti condi zioni :
La volo ntà espressa d i riceve rlo
Una suffic iente istru zione nelle ver ità della fede e sui doveri cr istiani
Un periodo di pro va att raverso il catec umenalo
/I pentimento dei propri peccati
L'intenzione. almeno abituale (emessa e non ritrattata), è necessaria per la validità stessa del
battesimo.
La sufficiente istruzione fa parte della preparazione catcchctica che deve precedere la recezio-
ne di qualsiasi sacramento. a norma del can, 843, § 2.
Il previo catecumenato serve per accertare la serietà delle intenzioni e dei propositi del
battezzando: di esso si è già parlato nell'esposizione del precedente can. 85J. n. l.
Il pentimento dci propri peccati, poiché senza di esso nessun peccato può essere rimesso,
anche se il battesimo sia stato validamente conferito. Nel caso, il battesimo imprime il carattere.
ma non è produttivo della grazia: conferirà la grazia, quando vi sarà il pentimento.
3341 865, § 2 (752, § 2 *) II/ pericolo di morte . Atteso il caso di urgenza, è sufficiente:
- Ch e il battezzando abb ia una cono scen za sommaria dell e principali verità dell a
fed e: l' esistenza di Dio uno e trina, l'Incarnazion e salvatrice del Figlio di Dio , il premio
de i buoni c la co nda nna dei cattivi da parte di Dio giudice (Risposte della S. Congre -
gazione del S. Ufficio, 25 gennaio e IO maggio 1703 ).
Per il rito da osservarsi, nei limiti dci possibile, cfr. Rito della iniriazione degli adulti. cap. III.
- Ch e abbia manifestato in qu alsia si modo sia in forma esplicita che in forma
implicita, la sua intenzione di ricev ere il battesimo.
- Ch e prometta sinceram ent e di os servare, guarendo, i comandamenti della reli-
gio ne cristiana.

3342 866 Nisi gravis obstet ratio, È un' appli cazione con cret a del ca ra ttere unit ario dei
sacramenti dell a iniziazione cristiana - battesimo, co nfermazione ed Eucari stia -
affermato nel can . 842 , § 2. Se non vi si opp one una grave rag io ne , l'adulto che viene
battezz ato, subito dop o il batte simo riceve la confermazione e partecipa alla celebraz io-
ne eucar istica. ricevendo la Comunione. La confermazione viene conferita dal medesi-
mo sacerdote che ha celebrato il batte simo, a norma del can. 88 3, n. 2.

3343 3) Norme per i bambini


Negli anni post-conciliari, so no st ate rinnovate contro il battesim o dei bambini
numerose critiche da parte di non credenti e anche di cattolici , sac erdoti e laici. [n
modo pa rticol are, si è ripetuta la vecchi a obiezione di Gian Gi acomo Rousseau
(1712-1778 ), secondo il quale battezzare un bambino appena nato, quando non è in
gr ado di fare una scelta personale e di assumere liberamente i propri obblighi , è
violarne la libertà. Non sono man cate neppure critiche e difficolt à di carattere biblico,
Il battesimo 107

CAN. 867 - § 1. Parentes obliga- § l. I genito ri hann o l' obbligo di


tione tenen tur curandi ut infan- provvedere che i loro figli siano battezza ti
tes intra priores hebdomadas entro le prime settimane di vita; al più
baptizen tur; quam primum post presto dopo la nascita, anzi già prima di
nativitatem, immo iam ante eam, essa, si rechino dal parroco a chiedere il
parochum adeant ut sacramen- sacramento per il figlio e vi si preparin o
tum pro filio petant et debite ad debitamente.
ilIud praeparentur.
§ 2. Si infans in periculo mortis § 2. Se il bambino è in pericolo di vita,
versetur, sine ulla mora baptizetur. de v'essere battezzato senza alcun indugio.
CAN. 868 - § 1. Ut infans Iicite § I. Per battezzare lecitamente un bam-
baptizetur,oportet: bino, è necessario :
I ? parentes, sa ltem eorum IO che i genitori, o almeno uno di ess i
unus aut qui legitime eorundem o chi tiene legittimamente il loro posto , ne
locum tenet, consentiant; diano il conse nso;
2° spes hab eatur fundata eum 20 che vi sia la fondata speranza che
in religione catholica educatum egli sarà educato nella religione cattolica;
iri; quae si prorsus deficiat, bap- se tale speranza manchi del tutto, il batte-
tismum secundum praescripta iu- simo venga differito secondo le dispos i-
ris particularis differatur, moni- zioni del diritto particolare, spiega ndone
tis de ratione parentibus. ai genitori la ragione.
§ 2. Infans parentum cathol ìco- § 2. In pericolo di morte, il bambino di
rum immo et non catholicorum, genitori cattolici e perfino di non cattolici
inpericulo mortis licite baptizatur, è battezzato lecitamente anche contro la
etiam invitis parentibus. volontà dei genitori.

teologico , pastora le, sociologico. Attesa l' impo rtanza de l problema, è inter venuta
diretta mente la Congregazione per la Dottri na della Fede , che , in data 20 ottobre
1980, ha emanato a tal riguardo l'I struzione Pastoralis actio con l' espressa approva-
zione de l Romano Pontefice.
L'importante Istruzi one. che co nferma la seco lare prassi de lla Chiesa, è di visa in tre part i a
cui precede una introd uzione e segue una conclusione:
- La dottri na tradizionale circa il battesi mo dei bamb ini
- Risposta alle diffi coltà mosse nei nostri tem pi
- Direttorio pastora le
Il testo intero si può leggere in Enchi r. Var.. voI. 7, pp. 568- 603.

867 (770-771*) Il compito dei genitori. I genitori, respons abili della vita naturale 3344
e soprannaturale dei propri fig li e della loro salvezza eterna, legata nell'economia ordi-
naria del disegno di Dio alla recezione del battesimo', hanno l'obbligo di provvedere che

I «Mediante la s ua dottrina e la sua prassi. la Chiesa ha dimostrat o di non co noscere altro


mez zo. al di fuori del battesimo, per assi curare ai bambini l'i ngresso nella felicità eterna, per cui
si guarda da l trasc urare il mandato ricevuto da l Signore di far rinascere "dall' acqua e dallo Spirito
Santo" tutti co loro che posso no esse re battezzali. Qua nto ai bambi ni morti senza il battesimo , la
Chiesa non può far altro che affidarli alla misericordia di Dio. come effetti vamente fa nel rito de lle
esequie istituito per essi» (Istr . della S.C. per la Dottrin a della Fede. 20 otl. 1980, n. 13: Enchir.
Va/., voI. 7, p. 579, n. 599).
108 LIBRO IV - Il "munus sa nctificandi" della Chiesa

i loro bambini siano battezzati e ntro le prime settimane di vita (il Codice precedente
prescriveva: quamprimum : ca n. 770 *). Pertanto, al più presto dopo la nascita, anzi già
prim a, bisogna che essi si rechino dal parroco a chiedere il sacramento per il loro
figliuol o e che diano inizio, sotto la guida del parroco, alla propria prep arazione cate-
chetica e spirituale, prescritta dal can. 85 1, n. 2.
Nel caso c he il bambino versasse in pericolo di vita, il battesimo dev'essere con-
ferilo senza alcun indugio (sine lilla mora). Per il relativo rito, cfr. il ca p. III del Rito
del battesimo dei bambin i.
3345 868 (750, § 2* ) Le condizioni prescritte. La Chiesa richiama l'obbligo di battcz-
zarc i bamb ini, ma, d' altra parte, rispett a anche i diritti propri dei genitori, i primi
responsabili dell' educazione dei loro figli; nello stesso tempo si preoccup a de ll' avvenire
dei battezzat i, della cresc ita e dello sviluppo della loro fede, ricevuta attraverso il bat-
tesimo. Si prescrive, pertanto, che, per battezzare lecitam ente un bamb ino, è necessar io
una dupli ce condizione:
- C he i gen itori, o almeno uno di essi , o chi tiene legittimament e il loro posto,
diano il loro consenso
- Che vi sia la fondata spera nza che egli sarà educato nella religione cristiana; se
tale speranza manchi del tutto (pro rsus) il battesimo dovrà essere differito secon do le
disposizion i del diritto particol are (norme e dirett ive del Vescovo diocesano o della
Conferenza Episcopale ), spiegando ai genitori la ragione del rinvio.
In pericolo di morte. Sui diritti dci genitori, preva le la salvezza eterna del bambino,
per cui eg li viene battezzato lecitamente anche co ntro la loro volontà, perfino se si tratta
di genitori non cattolici"
3346 Dalla Istruzione Pastoralis actio della Congregazio ne per la Dottrina della Fede, 20 ott.
1980:
- La Chi es a, pur cos cie nte dell'e ffic acia della sua fede nel battesi mo dei bambini , c
della va lidità del sacramento confe rito, rico nosce dei limi ti a lla s ua prassi . pe r cui . al di
fuori del perico lo di morte. non a mmette al sacramento del battesim o se non col con se nso
dei genitori e con la seri a garanzia che a l bambino sa rà data un ' educazione catto lica , si
preoccup a infatti sia dei dir itti naturali dei genito ri, che delle esige nze di sviluppo dell a
fede del ba mbi no (n. 15).
- Se le garanzie offerte - ad ese mpio, la sce lta dei padrini e delle madrine. che si pren-
dera nno seria cura del bambin o, o l' aiuto della comunità dci fedeli - sono sufficient i. il sace rdote
non potrà rifiutarsi di ammin istrare senza indugio il battesimo, co me nel caso dei bamb ini di
famiglie cristiane. Ma se le gara nzie sono insufficienti, sarà prudente dif ferire il battesimo: tuttavia

, La redazione del § 2 del can. 868 subì varie modifiche. che dimostrano l' incertezza dei
Consultori. .
Nel testo originario. si affermava che «infantes qui in discrim ine vitac versant ur et rnorituri
praevidentur, Iicite non baptizantur, si ambo parente s aut qui eorum locum tenenl sint expresse
contra rii» tCommunicationes, a. 1971, p. 200, caput Il).
Il test o esami nato nel marz o 1978 disp oneva : «Infans, sive pare ntum catho licoru m sivc
et ia m non ca tholico rurn qu i in eo ve rse tur vitac discrim ine ut prud en ter praevidea tur
moriturus anteq uam usurn rationis att ingat , licit e baptizatur, dummodo non sint ex presse
co ntrarii a mbo paren tes au t qui legi time eo runde m locu m tencnt » tCommunicu tiones. a.
198 1. p. 223. ca n. 16, § 2) .
Il testo approvalo nella medesima sed uta, dopo lunga disc ussione, su proposta del Re latore:
«lnfans parentum catholicorum , imm o et non catholicorum, qui in co versatur vitae discrimine U!
prudenter praevidcatur moriturus antequam rationis usum attingat, licite ba ptizatur, e tiarn invitis
parenribus, nisi exinde periculu m exsurgat adii in religionern» (ibid.. p. 224).
Success ivame nte il testo fu di nuovo modificato. e ricevette la formulazione attua le.
Il hancsimo 109

CAN. 869 - § 1. Si dubitetur num § 1. Se esista il dubbio che una persona


quis baptizatus fuerit, aut bapti- non sia stata battezzata o che il batte simo
smus valide collatus fuerit, dubio non le sia stato conferito validamente,
quidem post seriam investigatio- persi stendo tale dubbio anche dopo una
nem permanente, baptismus ei- seria inchiesta, il battesimo le si ammini-
dem sub condicione conferatur. stri sotto condizione.
§ 2. Baptizati in communitate § 2. Coloro che sono stati battezzati in
ecclesiali non catholica non sunt una comunità ecclesiale non cattolica, non
sub condlcione baptizandi, nisi, devono essere battezzati sotto condizione,
inspecta materia et verborum tranne che, dopo aver indagato sulla mate-
forma in baptismo collato adhì- ria e sulla forma usata nel conferimento del
bitis necnon attenta intentione batte simo, e con siderata inolt re l'intenzio-
baptizati adulti et ministri bapti- ne del battezzato, se era adulto, e del mini-
zantis, seria ratio adsit de bapti- stro battezzante, sussista una seria ragione
smi validitate dubitandi. per dubitare della validità del battesimo.
§ 3. Quod si, in casi bus de qui- § 3. Se nei casi, di cui ai §§ l e 2,
bus in §§ 1 et 2, dubia remaneat rimangano dei dubbi sul conferimento del
baptismi collatio aut validitas, batte simo o sulla sua validit à, il battesimo
baptismus ne conferatur nisi post- non si amministri se non dopo che al bat-
quam baptizando, si sit adultus, tezzando, se adulto, sia stat a esposta la
doctrina de baptismi sacramento dottrina circa il sacrame nto del battesimo ,
exponatur, atque eidem aut, si de e dopo che al medesimo o ai suoi genitori,
infante agitur, eius parentibus ra- se si tratta di un bamb ino, siano state spie-
tiones dubiae validitatis baptismi gate le ragioni della dubbia validità del
celebrati declarentur, battesimo già ce lebrato.

i parroci dovranno mantenersi in contatto con i genitori, in modo da ottenere da essi, per quanto
è possibile, le condizioni richieste per la celebrazione del battesimo. Se poi non fosse possibile
neppure questa soluzione, si potrebbe proporre, come ultimo tentativo, l'i scrizione del bambino al
catecumenato, per il tempo della sua età scolare (n. 30, 4).

4) Battesimi dubbi 3347


869 (732, § 2 *) Si conferma, per il battesimo, il principio richi amato nel can. 845
in rapporto ai sacramenti, che non possono essere reiter ati, in quanto imprimono nel
battezz ato un ca rattere indelebile.
Di conseguenza:
I ° Se un battesimo è stato debitamente conferito e, sulla sua validità, non esi stono
dubhi di alcun ge nere, il batte simo non può esse re reite rato,
2° Qualora, sull ' effett ivo conferimento del batte simo o sull a sua validità, esistano
dubb i fondati e questi permangano pur dopo una se ria indagine, il battesimo dev 'essere
amministrato sotto condizione.
3° Il dubhi o tuttav ia, come s' è già rile vato (n. 3318 ), non può essere metod ico.
sistematico , per cui un battes imo conferito in una co munità ecclesiale non ca ttolica, non
per questo de v' essere co nsiderato dubbi o. Occorre effettuare sempre una seria ind agine
sulla materia e sulla forma usata nel conferimento del batte simo, sull'intenzione del
battezzato, se era adult o, e del ministro battezzante. E solo se il dubbio persista fonda-
tament e, il battesimo va reiterato.
110 LIBRO IV • Il "munus sanctifi cund i" della C hiesa

CAN. 870 • Infans expositus aut Il bambino esposto o trovatello, se,


inventus, nisi re diligenter inve- dopo una diligente ricerca, non consti del
stigata de eius baptismo constet, suo battesimo, dev' essere battezzato.
baptizetur.
CAN. 871 • Fetus abortivi, si vi- I feti abortivi, se sono vivi, si battezzi-
vant, quatenus fieri potest, bapti- no, nei limiti del possibile.
zentur.

4° La re iterazione del batte sim o è un fatt o deli cato, che può sus cita re mera vi-
gli a. perplessità e anche scandalo. Per evitare tutto questo, il § 3 prescrive pru-
dentemente che , qualora il battesimo debba es sere reiterato per il persist ere di seri
dubbi , si spieg hino debitamente le ragioni della incerta validit à del batte sim o celebra-
to ante cedentemente:
~ Allo stesso battezzato, se si tratta di un adulto
- Ai suoi geni tori. se si tratta di un bambino
Cfr. a tal riguardo il Direttorio ecumenico, 14 maggio 1967, nn. 9- 15 tEnchir. Vat., val. 2.
pp. 1013-1017).

3348 5) Bambini esposti e feti abortiv i


870 -871 (747 e 749 *) Son o casi particolari, a cui si applica una norm a propria.
Trattandosi di bambini esposti o trovatelli, è sempre neces saria una indagine dili-
gente. per accertare se siano stati battezzati e in forma valida . Se del conferimento del
batte simo non si ha una prova positi va certa , esso va reite rato . Vale anche in que sti casi
il disposto del can. 868. che è un principi o di carattere generale (Communicationes. a.
1983 , p. 182, can. 824).
Quanto ai feti abortivi - "quovis tempore edita", agg iungeva il can. 477 del
Codice preced ente - il can. 871 prescrive che, se siano vivi , si battez zino nei limiti del
possibile; se la loro vita è dubbia . si battezzeranno sotto co ndizione. In questi casi
delicati , sarà opportuno che il battesimo venga amministrato da un medico, dalla oste-
trica o da una infermiera.
Il canone non accenna ai "monstra et ostenta", di cui nel can. 748 del Codice pio. benedettino.
ma è chiaro da sé che vanno battezzati anch'essi, almeno sotto condizione, "quatenus fieli possit",
Trattandosi di "ostenta" (masse informi di carne vivente), è opportuno ascoltare il giudizio del
medico, tenendo presente che, nel dubbio, vanno battezzati sotto condizione anche questi "ostenta".
sempre nei limiti del possibile.

3349 5. I padrini
È un'u san za antich issima della Chie sa (vetustissimus Eccle siae mos: can. 762, § I,
Codi ce 1917) dare al battezzando un padrino o una madrina. Il compito è grave e
delicato, ma, purtroppo, una così importante istituzione ha perduto molto del suo carat-
tere religioso. Spes so si è ridotta a una formalità convenzionale, dettata da motivi pu-
ramente um ani.

3350 1) Il compito dei padrini


872 (762 e 769*) Il compito essenzi ale dei padrini è quello di aver cura dell'edu-
cazione cristiana dei loro figlioc ci: «di cooper are - afferma il canone - affinché il
Il battesimo 111

CAPITOLO IV
I PADRINI

CAN. 872 • Baptizando, quan- AI battezzando, per quanto è possibile,


tum fieri potest, detur patrinus, si dia un padrino , il cui compito è di as-
cuius est baptizando adulto in sistere il battezzando adulto nella inizia-
initiatione christiana adstare, et zione cristiana, e di presentare al battesi-
baptizandum infantem una cum mo, insieme con i genitori , il battezzando
parcntibus ad baptismum prae- infante, come pure di cooperare affinché
sentare itcmque operam dare ut il battezzato conduca poi una vita cristia-
baptizatus vitam christianam na conforme al battesimo e ne adempia
baptìsmo congruam ducat obli- fedelmente gli obblighi.
gationcsque eidem inhaerentes
fidclitcr adimpleat.
CAN. 873 - Patrinus unus 18n- Si ammettano un solo padrino o una
tum vel matrina una vel etiarn sola madrina. oppure un padrino e una
unus et una assumantur. madrina.

battezzato conduca una vita cristiana conforme al battesimo e adempia fedelmente gli
obblighi annessi». La loro responsabilità a tal riguardo è analoga a quella dei genitori.
come ammonisce il can . 774 , § 2. L' obbligo primario grava per altro sui genitori (can.
226, § 2).
Trattandosi di un battezzando adulto, il padrino ha ancbe il compito di assisterlo
durante la fase dci suo catecumenato, oltre che durante il rito della iniziazione cristiana.
Trattandos i di un battezzando infante , il padrino lo presenterà al battesimo insieme con
i suoi genitori.
La presenza del padrino non è semplic emente facoltativa, né assolutamente precet-
tiva: il canone richiede che ci sia per quanto è possibile: "quantum fieri potest",
Anche i padrini , come i genitori , devono ricevere da parte del parroco . in occa-
sione del battesimo, una opportuna prepa razione sul signific ato di questo sacramento
e sugli obblighi che esso comporta (can. 851. n. 2). Genitori, padrini e parro co
devono inoltre aver cura che al batt ezzando non venga impost o un nome alieno dal
senso cri stiano (ca n. 855).
Nell' ordinamento precedente. tra il padrino o la madrina di battesimo e la figlioccia o il 3351
figlioccio, la parentela spirituale che sorgeva fra loro costituiva un impedimento dirimente in ordine
al matrimonio (cann. 768 e 1079, Codice 1917). Nel nuovo ordinamento. l'impedimento è stato
abrogato, ma la parentela spirituale evidentemente non è cessata. Di essa non si fa menzione nel
Codice, "quia talis cognatio nullum deinceps habebit effectum iuridicum" (Communicationes, a.
1971, p. 20 1, Caput IV; a. 1975, p. 30).

2) Il numero dei padrini 3352


873 (764*) È consentito un solo padrino o una sola madrina, oppure un padrino e
una madrina insieme.
La norma ha solo una motivazione pratica: se fossero più padrini o più madrine,
nessuno di essi , probabilmente, assolverebbe con impegno la propria funzione, e fra loro
potrebbero sorgere anche dei contrasti di criteri e di metodo.
112 LIBRO IV - Il "m unus sunctiflcandi" della Chiesa

CAN. 874 - § 1. Ut quis ad mu- § 1. Perché qualcuno sia ammesso al-


nus patrini suscipiendum admit- l'ufficio di padrino, è necessario:
tatur, oportet:
1°ab ipso baptizando eiusve pa- I ° che sia designato dallo stesso battez-
rentibus aut ab eo qui eorum lo- zando o dai suoi genitori o da chi ne fa le
cum tenet aut, his deficientibus, a veci, oppure, in mancanza di essi , dal
parocho vel ministro sitdesignatus parroco o dal ministro, e abbia l'attitudine
atque aptitudinem et intentionem e l'intenzione di adempierne l'ufficio;
ha beat hoc munus gerendi;
2° decimum sextum aetatis 2° che abbia compiuto il sedicesimo
annum expleverit, nisi alia aetas anno di età, tranne che il Vescovo dioce-
ab Episcopo dioecesano statuta sano abbia stabilito un'età diversa, o che
fuerit vel exceptio iusta de causa il parroco o il ministro ritengano, per una
parocho aut ministro admittenda giusta causa, di dover fare una eccezione;
videatur;
3° sit catholicus, confirmatus 3° che sia cattolico, che abbia già rice-
et sanctissimum Eucharistiae sa- vuto la confermazione e il santissimo sa-
cramentum iam receperit, idem- cramento dell 'Eucaristia, e inoltre che
que vitam ducat fidei et muneri conduca una vita conforme alla fede e al
suscipiendo congruam; compito che sta per assumere;
4° nulla poena canonica legiti- 4° che non sia colpito da alcuna pena
me irrogata vel declarata sit in- canonica legittimamente inflitta o dichia-
nodatus; rata;
5° non sit pater aut mater bap- 5° che non sia il padre o la madre del
tizandi. battezzando.
§ 2. Baptizatus ad communita- § 2. Un battezzato che appartenga ad
tem ecclesialem non catholicam una comunità ecclesiale non cattolica, non
pcrtinens, nonnisi una cum patri- sia ammesso se non insieme con un padri-
no catholico, et quidem ut testis no cattolico, e soltanto in qualità di testi-
tantum baptismi, admittatur. mone del battesimo.

3353 3) Le condizioni prescritte


874 (765-766 *) Il Codice precedente distingueva tra condizioni "ad validitatern''
(can. 765 *) e "ad liceitatem" (ean . 766 *). Il nuovo Codice ha soppresso tale distinzione
(Communicationes , a. 1981. pp. 229-230, cann. 27-28), semplificando opportunamente
le norme , che sono ormai solo "ad liceitatcrn" . Il canone esclude alcune per sone dall'uf-
ficio di padrino: il motivo è che non sono con siderate adatte ad assolverlo. L 'età è molto
importante , perché, per assumere l'ufficio e l'impegno di padrino o di madrina, si
rich ieda una certa maturità.
A termine del can. 874, perché una persona sia ammessa all 'ufficio di padrino, è
necessario:
l " Che sia designata dallo stesso battezzando o dai suoi genitori o da chi ne fa le
veci. oppure, in mancanza di essi, dal parroco o dal ministro, e abbia l'idoneità e
l'inten zione di adempiere l'ufficio.
2° Che abbia sedici anni compiuti (il diritto precedente ne richiedeva tredici ),
tranne che il Vescovo diocesano abbia stabilito un'età diversa (maggiore o minore), o
che il parroco o il ministro ritengano, per una giusta causa, di dover fare un'eccezione.
H baucsirno 113

CAPITOLO V
LA PROVA E LA REGISTRAZIONE DEL BATTESIMO CONFERITO

CAN. 875 • Qui baptismum ad- Chi amministra il battesimo provved a


ministrat curet ut, nisi adsit patri- che, in mancanza del padrino, vi sia alme-
nus, habeatur saltem testis quo no un testimone , che possa attestarne l'av-
collatio baptismi pro bari possit. venuto conferimento.

3 0 Che sia cattolico, che abbia già ricevuto la co nferma zio ne e il sacrament o del-
l'Euc aristia, e inoltre conduca una vita conforme alla fede e a l compito ch e sta per
assumere. Sono pertanto esclu si i co sidde tti " pubblici pec catori", coloro che abbiano
contratto il semplice matrimonio ci vile e coloro che aderissero notori amente ad ideolo-
gie materialistiche o atee.
4 0 Che non sia colpito da alc una pena ca no nica legittimamente inflitta o d ichi arata.
50 Che non sia il padre o la mad re del battezzando lo
Un battezzando c he appa rte ng a a una comunità ecclesiale non ca ttolica, non pu ò 3354
essere ammesso se non ins ieme con un padrino cattolico, e soltanto in qualità di testi-
mone del batte simo",
Precisazioni. È da rilevare che un chierico non ha più bisogno, come per il passato (can. 766, 3355
n. S, Codice 1917) del permesso del proprio Ordinario. Quanto ai religiosi e alle religiose. la
licenza del Superiore è necessaria solo se essa è imposta dalle regole dell'I stituto (can. 766, n. 4,
Codice 1917; cfr. Communicationes, a. 1978. p. 84, can. 54).
È anche da rilevare ehe il nuovo diritto esclude, in linea di principio, i padrini e le madrine
troppo giovani. Trattandosi, tuttavia, di un padrino e di una madrina. sarà sufficiente che soltanto
uno di essi - poiché è necessario un solo padrino o una sola madrina - realizzi le condizioni
prescritte relativamente all'età.

6. Prova e registrazione del battesimo 3356

I ) La presenza di testimoni nel conf erimento del battesim o


875 Il battesimo non co stituisce soltanto un rito sacramentale d i grazia, ma
comporta anche effetti giuridici importanti nell'ordinamento canon ico. Per assicurare

.1 Una tale prassi, che si andava affermando in più luoghi, è ora esclusa formalmente nel

nuovo Codice, che conferma la proibizione contenuta nel can. 765, n. 3, del Codice anteriore. anche
a fine di evitare il possibile declino di una importante tradizione della Chiesa. Il padrino viene
associato alla funzione educativa dei genitori, e la sua opera è preziosa, specie se i genitori venis-
sero a mancare o trascurassero i loro doveri cristiani.
• Tale divieto non riguarda i non cattolici delle Chiese Orientali. Il Direttorio Ecumenico. n.
48. li ammette espressamente nel battesimo come veri padrini e non come semplici testimoni: «A
causa della stretta comunione (di fede) esistente fra la Chiesa cattolica e le Chiese orientali sepa-
rate. è lecito ammettere per un giusto motivo un fedele orientale come padrino insieme col padrino
cattolico (o con la madrina cattolica) nel battesimo di un bambino o di un adulto cattolico, purché
si provveda alla educazione cattolica del battezzato e consti l'idon eità del padrino» iEnchir. Var.,
voI. 2. p. 1035, n. 1241; cfr. anche p. 104 1, n. 1250). D'altra parte, avverte la "Relatio synthetica"
che «Ecclesias Orientales ortodoxas in schemate sub nomine cornmunitatis ecclesialis non venire:
canon ergo eis non applicatur» tCommuni cationes, a. 1983, p. 182, can. 823, § 2).
114 LIBRO IV - Il " munus sa ncu ficaudi't dclla Chiesa

CAN. 876 - Ad collatum bapti- Per provare il co nferime nto de l battesi-


smum comprobandum, si ncmini mo. se non ne deri vi pregi udizio ad alcu-
fiat praciudicium, sufficit decla- no, è sufficie nte la dic hiarazione di un
ratio unius tcstis omni exceptìo- solo testimone al di sop ra d' ogni sospetto,
ne maiori s, aut ipsius baptizati o il giura mento de llo stesso battezzato, se
iusiurandum, si ipse in aetate eg li abbia ricev uto il battesim o in età
adulta baptismum receperit. adulta.
CAN. 877 - § 1. Parochus loci, in § l. Il parroco del luogo in cui viene
quo baptismus celebratur, debet celebrato il battesimo, deve trascri vere
nomina baptizatorum, mentione accuratamente e senza alcun indugio nel
facta dc ministro, parcntibu s, pa- relativo registro i nomi dei battezzati, fa-
trinis necnon, si adsint, testibus , cendo menzione del ministro, dei genitori,
de loeo ae dic eollati baptismi, in dei padrini e se vi sono dei testimoni,
baptizatorum libro sedulo et sine come pure del luogo e della data de l bat-
ulla mora referre, simul indicatis tesimo conferito, e indicando insieme la
die et loeo nativitatis. data e il luogo de lla nascita.
§ 2. Si de filio agatur e matre § 2. Tra ttandosi di un figlio nato da
non nupta nato, matris nomen in- madre non sposata, si deve annotare il
serendum est, si publicc dc cius nome della madre, se co nsti pubbl icamen-
maternitatc constet aut ip sa te della sua matern ità o se lei stessa , per
sponte sua, scr ipto vel cora m iscritto o davan ti a due testimoni, lo ri-
duobus testibus, id petat; item chieda spontaneame nte; si deve similmen-
nomen patris inseribendum est, si te annotare il nome del padre, se la sua
eius pat ernitas probatur aliquo paternit à risulti da un pubblico documento
publico documento aut ipsius o da una sua personale dichiarazione, fatta
declaratione coram parocho et dinanzi al parroco e a due testimon i; negli
duobus testibus facta ; in eeteris altri casi, si registr i il battezzato, senza
casibus, inscribatur bapti zatu s, al