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LETTERATURA (Manzoni e Leopardi)

Il documento tratta del romanticismo come movimento culturale nato in Germania alla fine del Settecento. Vengono descritti alcuni aspetti chiave come il rifiuto dell'Illuminismo, l'esaltazione delle identità nazionali e della religione. Vengono inoltre menzionati alcuni intellettuali chiave come Novalis e Schlegel.

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LETTERATURA (Manzoni e Leopardi)

Il documento tratta del romanticismo come movimento culturale nato in Germania alla fine del Settecento. Vengono descritti alcuni aspetti chiave come il rifiuto dell'Illuminismo, l'esaltazione delle identità nazionali e della religione. Vengono inoltre menzionati alcuni intellettuali chiave come Novalis e Schlegel.

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Il romanticismo

La parola romanticismo viene associata al movimento culturale più importante della prima metà

dell’ottocento. Nasce in Germania verso la fine del settecento, probabilmente dalla delusione

riguarda il nazionalismo illuministico e alle speranze della rivoluzione francese.

Nel seicento si era usato il termine Romantik in Inghilterra per indicare il senso spregiativo

l’elemento fantastico, falso e artificiale dei romanzi cavallereschi medievali.

Nel settecento inizia ad essere usati in modo positivo per indicare il rapporto tra paesaggio e stati

d’animo malinconici e viene usato dai filosofi tedeschi per definire la letteratura moderna che è in

contrasto con quella classica.

Di questa cerchia di filosofi fa anche parte Shleghel che usa il termine romantico per disegnare uno

stato d’animo di nostalgia ciò che è lontano, indefinito e irraggiungibile.

ASPETTI GENERALI
• Si basa sul rifiuto dei principi generali dell’Illuminismo! Fondati sulla ragione, sulla scienza e sul

cosmopolitismo

• La cultura romantica è caratterizzata dall’esaltazione delle identità nazionali, la rivalutazione della

religione cristiana e delle tradizioni, contro l’ateismo, il deismo e esazione della scienza tipici del

settecento

• Primi primato dell’intuizione della passione, cioè degli aspetti irrazionali invece della ragioni

illuministica.

DATA E LUOGO DI NASCITA


Volendo fissare una data per la nascita del romanticismo, un anno chiave è il 1798 quando in

Germania inizia la pubblicazione della rivista Atheneum e in Inghilterra vengono pubblicate le lyrical

ballads di Wordsworth e Coleridge.

Dalla Germania e dall’Inghilterra il movimento si diffonde negli altri paesi europei per esaurirsi alla

metà dell’ottocento.

In Francia in Italia il dibattito sulle nuove tendenze romantiche comincia con la pubblicazione del

trattato l’Allemand del 1810 di madame de Stäel, in cui si esalta la cultura tedesca si espongono le

teorie del romanticismo.


Gli intellettuali
Il passato di intellettuale era un cortigiano o un ecclesiastico che pertanto discendeva dall’

aristocrazia o dalla chiesa e si faceva portavoce dell’ideologia dei ceti dominanti.

dopo la rivoluzione francese si afferma la figura dell’intellettuale borghese(già comparsa nel

settecento)

Che è costretto a svolgere una doppia professione trovando occupazione come insegnante,

banchiere giornalista eccetera.

Ma soprattutto l’intellettuale perde la propria posizione privilegia, si sente quindi declassato e posto

ai margini della società.

Questo genere lui un senso di frustrazione e di risentimento verso la società.

Conflitto artista società


La sensibilità dell’artista gli permette di cogliere le contraddizioni in insite nella società del suo

tempo, di cui si fa portavoce.

La nuova società industriale borghese e dominata dalle logiche del mercato e dei valori dell’utile e

della produttività, che nega ad ogni spazio la ricerca disinteressata della bellezza.

Artista intellettuale pur provenendo anch’essi dalla borghesia, sono percepiti come figure

improduttive e inutili all’interno della società società industriale e ciò genera un conflitto, che si

esprime come rifiuto dei valori di quel mondo, anticonformismo, atteggiamenti di rivolta, e evasione

nell’immaginazione o ripiegamento interiore.

Il conflitto è aggravato dal fatto che opera d’arte opera letteraria vengono anche sottoposte alle

leggi del mercato e considerate come merci, questo significa che l’artista per vendere la sua opera

dovrebbe assecondare i gusti del pubblico.

Il soggettivismo
Esplorazione dell’irrazionale, per tutto ciò che sfugge al controllo della ragione, i sentimenti e tutti gli

Stati della psiche che si allontanano dalla normalità, come ad esempio il sogno, l’allucinazione, la

follia, il delirio e l’ebrezza.

L’interiorità, ovvero la soggettività sono il campo di indagine privilegiato e sono proiezione dell’io.
C’è inoltre la tensione verso l’infinito ovvero il rifiuto della realtà esterno, della ragione di ogni forma

di costrizione si traduce in un’ansia di assoluto, desiderio di una realtà sentito come più vera.

Anche se il romanticismo è caratterizzato da un ritorno alla spiritualità e la religiosità, il misticismo e

all’infinito che non è necessariamente da intendere in senso religioso, porta con sé anche altre

forme di ricerca del soprannaturale.

La fuga spesso trova come rifugio il mondo dell’infanzia, visto come un paradiso perduto di

innocenza e gioia.

Al mito dell’infanzia si affianca anche quello della primitività. Le civiltà primitive sono viste come

depositari di spontaneità e autenticità e sono state perse dalla cultura moderna.

A questa si collega la rivalutazione del popolo nel quale che sia dell’anima originaria e spontanea

per la raccolta di tradizioni, leggende, fiabe e canti popolari.

NOVALIS=> rivista Atenheum, uno dei quarti tedeschi più importanti con una visione mistica della

realtà, nelle sue opere si nota molto il misticismo tipico del romanticismo.

Poesia e irrazionale- pag 628

Il poeta accomunabile con il sacerdote perché tutti e due vanno oltre le cose sensibili che

percepiscono tutti gli uomini.

La poesia è quindi un qualcosa di indefinito che non si può definire e quindi non si può dire che

cosa è poesia e che cosa no.

La poesia è simile al senso della profezia, la religione, le capacità veggenti(sempre simile al

sacerdote)

Simile anche agli aedi, come Omero che addirittura era cieco e anche se non poteva vedere i tuoi gli

occhi deva tramite la poesia ispirata dalle muse, qui abbiamo l’esempio perfetto del poeta

veggente.

In questo testo si guarda al passato.

SCHLEGHEL=> scrive “corso di letteratura drammatica” anche lui faceva parte degli intellettuali
della rivista Atheneum.
La melanconia romantica e l’ansia dell’assoluto

Questo è il tema centrale del testo ed è il confronto tra antico e moderno, ovvero ovvero lo scontro

tra classicisti e romantici.

È un testo argomentativo. All’inizio sembra andare contro i filosofi, ma invece alla fine ci farà capire

che anche lui la pensa così, e la sua tesi la sua argomentazione.

Presso i greci contro quello che succede oggi.

Presso i greci la natura umana bastava a se stessa, bastava vivere non sentire il vuoto, non c’è una

tensione verso l’infinito e quindi non c’è una tensione verso la perfezione.

C’è la valorizzazione del mondo terreno poiché una felicità terrena è possibile.

Era possibile raggiungere un appagamento.

Nei tempi moderni, con l’arrivo del cristianesimo, la religione ci insegna che gli esseri dopo il loro

grande peccato hanno perso la vera felicità che avevano nel giardino terrestre.

Noi quindi ci troviamo sulla terra aspiriamo a quella felicità, cosa però è impossibile perché nella vita

terrena non c’è quella felicità della vita ultraterrena, l’unica speranza e quindi nella vita vita eterna

dopo la morte.

L’oltretomba dei greci esiste come quello dei cristiani, che condizionò la vita con il paradiso inferno.

Il cristianesimo ha quindi imposto dei limiti sulla vita che viviamo sulla terra visto che non

raggiungeremo mai la felicità su questa terra, ed il piacere materiale e tutto illusione.

C’è una similitudine tra noi gli ebrei a Babilonia, la nostra patria esiliata sulla terra sospira per la

nostra patria reale(ovvero il paradiso)

Da qui viene il termine malinconia che è un’ansia nel raggiungere qualcosa che non si può

raggiungere

Se i greci sono arrivati alla perfezione nelle loro opere, i moderni non arriveranno mai.

Romanticismo italiano
Il romanticismo italiano ha più aspetti positivi, la autore principale del romanticismo italiano e

Manzoni.

Il romanticismo italiano coincide con il Risorgimento e quindi con l’idea di nazione.

È un romanticismo sovrapposto all’Illuminismo, le due cose infatti si fondano.


In Italia prevale il senso del bello contro il tenebroso dei romantici europei (il sublime)

Gli intellettuali ereditano dall’Illuminismo il ruolo civile dell’unità sociale, la letteratura deve avere

quindi un’utilità.

Il dibattito tra classicismo e romanticismo avviene poiché l’Italia è la culla del classicismo.

Nel 1816 madame de stäel pubblica “ sulla maniera e l’utilità delle traduzioni”, trattati importanti

perché è una donna.

Invitati gli italiani a” svecchiare” la loro cultura, abbandonare la retorica classica.

Da qui nasce un dibattito tra classicisti e romantici in Italia.

I protagonisti del dibattito sono:

1. Pietro Giordani: amico di Leopardi, difensore della letteratura neoclassica è contro le ideologie

della de Stäel

2. Ludovico di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet: favorevoli al romanticismo, ognuno di loro

scrive un articolo che diventerà un manifesto del romanticismo italiano. Berchet in particolare

scrive “ lettera semiseria di Girostormo a suo figlio”, in cui sottolinea la natura popolare della

poesia, che deve riflettere i problemi dell’uomo moderno.

3. Manzoni: partecipa al dibattito con delle lettere a favore del romanticismo.

4. Leopardi: nel 1818 partecipa con un sottoscritto chiamato “ discorso di un italiano” in cui

difende le idee neoclassiche.

Borse e Berchet danno vita a Milano alla rivista “ il conciliatore” che divulga desidero romanticismo

che si cala su elementi illuministi come l’unità letteraria.

MADAME DE STAËL ( VITA)


Madame de staël è una grande nobildonna con un carattere forte e bizzarro, però era

antifemminista.

Conobbe bene Napoleone e ne rimase ammaliata, ammira infatti la sua grandezza, ma aveva paura

di lui, che addirittura arrivò ad esiliarla.

La donna finisce a vivere in Germania, più in particolare a Berlino dove incontrò Schelgel .

Nel 1818 scrive “ l’Alemand” dove descrive il romanticismo tedesco.

Questo trattato non fu pubblicato in Francia ma ebbe un impatto enorme in Inghilterra e in Italia.
La donna ebbe una vita romantica frastagliata, si sposa in un matrimonio combinato e si divorzia.

Ebbe inoltre cinque figli con uomini diversi.

“ un italiano” risponde al discorso della de Staël

-Pietro Giordani

Risposta al testo della de Staël che si trova a pag 746

È un testo argomentativo che inizia con una domanda retorica.

TESI=> la nostra letteratura non sarà arricchita dall’influenza delle letterature straniere. Pietro

Giordani però che ci vuole una novità, scrivendo quindi un argomento a favore dell’ antitesi.

Ma visto che lui è classicista va contro l’ideologia romantica della donna.

esempio degli artisti che nel XVII secolo cercarono di aggiungere novità alle loro opere che però

perdevano la loro bellezza, una critica contro il barocco.

Anche nella letteratura nuovo non significa bello perché se allontana dall’armonia classica.

Almeno durante il seicento la bruttezza del nuovo ere italiana ed era originalità dell’Italia.

Se copiassimo i tedeschi sarebbe un brutto lavoro e neanche italiano, sarebbe una mera

emulazione e non originalità.

Le idee tedesche non si adattano infine a quelle italiane, bisogna difendere la letteratura italiana.

L’Italia però è infértile, ma questa povertà nasce dalla pigrizia.

Se ci saranno testi stranieri in Italia gli italiani non apprezzeranno più la letteratura nostrana.

Peculiarità del romanticismo italiano:


Mentre il romanticismo europeo l’intellettuale borghese è contro la borghesia non si sente a sua

agio nella società, nel romanticismo italiano l’intellettuale non entra in conflitto con la società, anzi si

fa portavoce degli ideali borghesi.

• Letteratura deve ancorarsi la realtà e avere i fini di utilità sociale

• La continuità con l’Illuminismo poiché non c’è una rottura fra i due movimenti letterari

• Cioè volontà di necessità di rivolgersi a tutti, sovranità nazionale

• Inaccettabile la monarchia assoluta

• Solo dopo l’unità d’Italia il paese si aprirà ai ideologie irrazionalistiche.


L’800 epoca del romanzo
Hegel è convinto che il romanzo sia la moderna epopea borghese (epopea vuol dire avventura o

storia grandiosa) l’ottocento è quindi il secolo della borghesia. Il romanzo del genere che rispecchia

meglio questa classe sociale.

Il romanzo infatti non ha regole, è un genere spontaneo e aperto a qualsiasi tema, inoltre un genere

facile (anche nella lingua).

È un genere che i classicisti avevano messo il secondo piano.

1. Romanzo storico => nasce in Inghilterra, e ambientato in un’epoca passata, si basa su fonti

storiche, in questi romanzi le trame personaggi di invenzione sono inseriti in un contesto sociale

ed economico e nel modo di vivere e pensare di un’epoca passata.

2. Romanzo realistico-sociale=> sono romanzi ambientati nell’attualità, rappresentano in modo

critico la contemporaneità nei suoi vari aspetti aspetti. Si sviluppa particolarmente in Francia

con Stendhal e Balzac.

3. Romanzo “nero”=> (Allan poe )

4. Romanzo di formazione ( Dickens e Goethe )

Romanzo storico in Italia


In Italia con Manzoni abbiamo il primo romanzo italiano.

Lo fa diventare un genere degno dell’alta letteratura.

Un posto importante da anche Niccolò Tommaseo e Ippolito dove nel suo romanzo “ confessioni di

un italiano”, il suo personaggio parla in prima persona dei suoi ottant’anni di vita e di quello che ha

visto in Italia.

Era più tradizionale avere un narratore onnisciente in prima persona.

Nella seconda metà dell’ottocento il narratore onnisciente entra in crisi e quindi il punto di vista

narrativo entra in crisi a sua volta, diventando più ristretto.

QUESTIONE DELLA LINGUA


prima di un’unificazione nazionale c’è bisogno di un’unificazione linguistica, visto che manco una

lingua comune.

Le questioni della lingua era nata con Dante che con il “ de vulgari eloquenzia” propose il fiorentino
come lingua della nazione.

Nell’ottocento Manzoni non vuole più seguire il modello dei grandi autori del trecento, visto che lo

considera obsoleto.

Propone fiorentino d’uso, parlato dagli Stati alti della società.

Manzoni lavorerà anche in una commissione che dovrà diffondere questa lingua in Italia.

L’Italia però non si diffonderà così nel paese, ma attraverso la guerra, la televisione, eccetera

eccetera.

MANZONI
Nasce a Milano nel 1785, figlio di Giulia Beccaria (a sua volta figlia di Cesare Beccaria).

Tra il 1790 e il 1791 viene accudito in collegio, e qui nasce la sua avversione nei confronti della

religione.

Per quanto riguarda la formazione, studia a Milano con influssi neoclassici.

E nel 1805 si trasferisce a Parigi , visto che sua madre si è trasferita per andare a vivere con il conte

Imbonati, la sua nuova fiamma.

A Parigi si avvicina al gruppo degli ideologi, ovvero i nuovi illuministi francesi.

Si avvicina poi al giansenismo, una dottrina cattolica, con una tendenza verso il protestantesimo,

caratterizzata da un forte valore morale e da una visione pessimista della vita.

Inoltre questa religione nega il libero arbitrio.

Manzoni condivide la visione pessimista e il rigore morale, ma non l’assenza del libero arbitrio.

Nel 1808 si sposa con Enrichetta Blondel.

L’influenza le opere di Manzoni sono ora la religione e il romanticismo, scriverà infatti gli inni sacri.

Nel 1840 c’è l’ultima relazione dei promessi promessi sposi sposi.

Nel 1860 viene nominato senatore dopo l’unificazione d’Italia e muore nel 1873 a Milano.

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idecilluministempideologi
lasuafamiglia
utilitàdellaletteratura
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regione fede idealidigiustiziauguaglianza elibertà
Cattolicesimity pover le

interesseperla stona
ideeromaticheutt
sceltadelromanzo
ideadinazione unificalinguistica
Ihi
Guardare sul libro “ storia e invenzione poetica” a pagina 788

Tragedia Manzoniana
Le tragedie manzoniane, sono tragedie di storia.

Manzoni non riprende le sue personaggi dal mito o dalla Bibbia, sono personaggi realmente esistiti.

Manzoni contro le tre unità, non costrinse le azioni non luogo ristretto o in un tempo ristretto.

Si ispira a Shakespeare e Goethe.

La tragedia di Manzoni introduce una funzione diversa del coro, che ha una funzione funzione di

esprimere la sua opinione che viene chiamata “ il cantuccio del poeta”

Nella tragedia classica il coro era uno spettatore ideale che provava i sentimenti che la tragedia

doveva trasmettere.

L’ADELCHI
Questa tragedia di Manzoni è ambientata nel regno dei longobardi, durante la guerra tra franchi e

longobardi, il ritorno di Carlo Magno

CARLO MAGNO ERMENGARDA


il re ADELCHI animeinnocenti
DESIDERIO e soccombe

Emengarda viene ripiudata da Carlo e rispedita dal re dei longobardi, Desiderio, che era suo padre.

Viene portata in convento e l’impazzisce per l’amore di Carlo Magno.

Adelchi, fratello di Ermengarda, deve combattere in guerra, anche se non vuole e non la sente sua.

Desiderio vuole costringere il Papa Adriano primo a incoronare il re dei franchi i figlio del fratello di

Carlo Magno.

Invani sono i tentativi di Adelchi di opporsi ai franchi: i duchi traditori passano dalla parte di Carlo, e
l’esercito longobardo è in rotta.

Desiderio preso prigioniero mentre giunge la notizia che Verona è caduta.

Adelchi viene portato in scena ferito e morente. Con le sue ultime parole, chiede al vincitore di

essere pietoso verso il vecchio padre, e muore cristianamente.

LA CONCEZIONE PESSIMISTA DELLA STORIA IN ADELCHI


Adelchi muore enunciando una visione della realtà radicalmente pessimista.

La storia è per lui dominata dalla violenza e dall’ingiustizia, che si perpetuano nelle generazioni in

una catena interrotta.

Non esiste il mondo il diritto, ma solo una forza feroce che si fa passare per diritto.

Non vi è spazio per azioni magnanime: agirono un simile contrasto significa compiere del male.

Inoltre non vi è modo di porvi rimedio: chi agisce per contrastare il male è costretto a compiere

altro male perciò non resta che far torto o subirlo.

La condizione del potente, colui che ha la responsabilità di fare la storia, è totalmente negativa: il

meccanismo brutale della realtà lo costringe a seminare ingiustizie e sofferenze, rendendo e infelice

la sua vita, circondandolo di odio di disprezzo.

Per questo quando desiderio è fatto schiavo, Adelchi e felice per lui, perché non è più legato

all’ambizione del potere

Nelle parole menti di Adelchi si delinea quindi il male del mondo che è irrimediabile.

C’è una differenza però fra il pessimismo di Adelchi e il pessimismo nei professi sposi.

Nei promessi sposi il pessimismo sulla storia appare temperato dalla fiducia della possibilità, da

parte dell’uomo, di intervenire a sanare almeno parzialmente mali e ingiustizie.

Ma in realtà la distanza fra le tragedie e il romanzo non è così grande.

È importante in questo senso la figura di Carlo Magno, il re dei franchi è certo rappresentante tipico

dei personaggi “ politici” che mirano solo ai fini di potenza, incuranti delle sofferenze e delle

ingiustizie che provocano agli altri.

Però il suo intervento in Italia ha risultato di salvare il Papa dalle scorrerie del longobardi e di

garantire ai latini schiavizzati da essi almeno un lieve miglioramento delle condizioni generali di vita.

Quindi anche nell’Delhi si prospettano la possibilità di agire positivamente nella storia, attenuando il
male connesso con la condizione terrena, contrariamente a quello che dice ADELCHI morente.

STORIA DELLA COLONNA INFAME:

Gruppi sociali che vengono usati come Capri espiatori, si cerca chi punire per la peste(detti untori)

E più facile tollerare un male se c’è qualcuno a cui dare la colpa.

Manzoni in questo trattatelo ricostruisce il processo agli untori, criticando i giudici che dovevano

fare qualcosa per difendere i poveri uomini processati anche se innocenti.

GIACOMO LEOPARDI
Giacomo Leopardi nasce a Recanati, nello Stato Pontificio (oggi nelle Marche), nel 1798 da una

famiglia nobile, ma in decadenza. Appena l’età lo consente, il padre Monaldo lo affida a precettori

ecclesiastici, ben presto diventa più intelligente di loro.

Il padre non si accorge del disagio di Giacomo, spesso rinchiuso nella grande biblioteca paterna,

solo, a studiare. È l’unica possibilità di evasione, di sfogo, di consolazione: un dialogo muto con gli

antichi autori che sembrano comprenderlo più dei suoi cari. Passano così «sette anni di studio

matto e disperatissimo».

Giacomo Leopardi impara alla perfezione il greco, il latino, l’ebraico, il francese (allora lingua

nobiliare), si dedica alla filologia, traduce Omero, Esiodo, Virgilio, Orazio.

-LA CONVERSAZIONE LETTERARIA

Il 1816 è un anno di svolta. Leopardi ha una «conversione letteraria» e passa dall’«erudizione»

giovanile, al «bello», alla poesia e a una maggiore sensibilità per i valori artistici e per la speculazione

filosofica. Invia le sue prime poesie all’illustre letterato Pietro Giordani, che lo incoraggia.

Inaugura lo Zibaldone (1817-1832), l’enorme diario cui affida appunti, progetti, riflessioni. Scrive le

prime canzoni civili e le pubblica a Roma. Dopo una visita di Giordani, Giacomo prova a scappare di

casa, avventurosamente, nel 1819, ma viene scoperto e fermato dal padre. Sentendosi prigioniero,

cade in uno stato depressivo.

Nel 1822 Leopardi va a Roma, dagli zii materni. Questo viaggio tanto agognato, si rivela deludente. I

grandi monumenti antichi non destano interesse; le donne romane, dice Leopardi, sono stupide e

vanitose, e si concedono malvolentieri.


Nel 1823 torna a Recanati: scrive le Operette morali, opera in prosa, originalissima, composta di

dialoghi filosofici sui temi più spinosi della condizione umana. Con le Operette, inoltre, inaugura un

silenzio poetico di diversi anni. Leopardi entra nel “pessimismo cosmico”.

Nel 1825 Giacomo Leopardi è a Milano e collabora con l’editore Stella. Si aiuta anche con le lezioni

private, ma la sua economia è tutt’altro che florida. Va a Bologna e poi a Firenze. Nel 1828 è a Pisa

dove ritrova l’ispirazione poetica: scrive Il Risorgimento e A Silvia, avviando il ciclo dei Canti pisano-

recanatesi, noti anche come Grandi idilli.

Finita la collaborazione con Stella, è costretto a tornare a Recanati per quelli che lui chiama «sedici

mesi di notte orribile» (novembre 1828 – aprile 1830). Eppure è un periodo fecondo, perché scrive

altri Canti.

Di nuovo a Firenze, Giacomo Leopardi stringe amicizia con Antonio Ranieri, giovane e affascinante

scrittore napoletano, e s’innamora di Fanny Targioni Tozzetti. La donna lo rifiuta, forse dopo averlo

illuso con la tenerezza e la sincera ammirazione che sentiva nei suoi riguardi. Con questo rifiuto,

dolorosissimo, Leopardi abbandona l’estremo degli inganni umani: l’amore. Nell’occasione scrive

per lei Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso, Aspasia. Proprio quest’ultimo nome, dato

a Fanny come omaggio all’amante di Pericle (grande politico ateniese del V sec a. C.) diede il titolo

all’intero ciclo di poesie denominato appunto Il ciclo di Aspasia. Nel 1832, Leopardi scrive il suo

ultimo appunto sullo Zibaldone, che conta ormai ben 5000 pagine.

Nell’ottobre del 1833 Leopardi si trasferisce a Napoli insieme a Ranieri. Pur provato nel fisico,

interviene nel dibattito culturale: si scaglia contro l’illusione del progresso e contro la cieca fiducia

nella scienza. Contro i moti liberali del 1820-21 e 1831, scrive il poemetto satirico i Paralipomeni

della Batracomiomachia.

Tra il 1836 e il 1837 Leopardi e Ranieri (e la sorella di Ranieri, Paolina) abbandonano Napoli per

l’epidemia di colera e vanno a Torre del Greco alle falde del Vesuvio. Durante la permanenza,

Leopardi compone due poesie straordinarie: La ginestra o il fiore del deserto (1836) e Il tramonto

della luna (1837). Sono opere di grande sapienza e bellezza, e sono anche il suo testamento poetico

e spirituale. A Napoli, nel 14 giugno del 1837, Giacomo Leopardi si spegne tra le braccia del suo

“caro amico” Ranieri.


LO ZIBALDONE E IL PENSIERO LEOPARDIANO
Sono 5000 pagine pubblicato da Carducci a cavallo tra 800 e '900.

Il titolo significa mescolanza (di pensieri di Leo).

Si chiamava zibaldone un piatto tipicamente emiliano in cui venivano mescolate diverse cose.

Molti punti di tangenza tra Leopardi e Schopenhauer, maturano la stessa riflessione ma senza mai

conoscersi effettivamente.

I critici hanno utilizzato i termini pessimismo storico/cosmico.

Pessimismo storico ~1819-1824

Bisogna riflettere sulla sua teoria del piacere che coincide con la felicità, che cos'è? Piacere

sensibile e materiale.

L'uomo desidera non UN piacere, ma IL piacere.

Non è un piacere infinito quello materiale. Per natura l'uomo desidera qualcosa=> il piacere infinito è

impossibile da raggiungere. Nessun piacere particolare può soddisfare quella parte dell'uomo che

desidera.

Cerca le ragioni dell' infelicità umana=> inappagazione perché quando ottengo una cosa che

volevo, ne voglio subito un altra dopo.

Frustrazione e senso di vuoto nell'uomo.

La natura un tutto questo è ancora un entità benigna=> entità positiva.

La natura ha adottato l'uomo dell'immaginazione=> illudersi

Secondo Leopardi gli antichi, più vicini alla natura e innocenti, ma erano più felici.

Simile a quello che dice Shlegel

La ragione=progresso ha allontanato l'uomo dalla felicità perché gli ha messo davanti agli occhi il

vero=> la sua infelicità. PROFONDA CRITICA ALL'ETÀ MODERNA.

La colpa non è della natura ma dell'uomo e della società=> Rousseau mito del buon selvaggio.

Pietro verri aveva scritto un trattato "discorso sull'indole del piacere" che nasce dalla cessassione

del dolore=> anche Leo riprende questa idea.

Collegata alla del piacere c'è la poetica "del vago e dell' indefinito"=> se il piacere è indefinito allora

bisogna che la realtà immaginata sia richiamata dalla poesia con immagini vaghe ed indefinite che
slanciano le illusioni.

Esempio=> l'infinito di Leopardi, la siepe che gli occupa la visione gli permette di immaginare cosa

ci può essere dietro, questo gli permette di immaginare.

Permettono l'immaginazione perché risvegliano qualcosa di noi che avevamo nella nostra infanzia

Parallelismo tra antichi e moderni e fanciullezza e età adulta

antichità Ide
sinterain largione progresso
unanaturabuona infanzia etàadulta cihamostratolatristezza
4 dellarealtà
nonsipensaralla I t p
tristezza felicità tristezzacomune lasoddisfazionenonviene
algenereumano del
dall'ottenerel'oggetto
immaginazione desideriomapropriodall'idea
alimentatadairago
di desiderio_termina conla morte
e dall'indefinito
Pessimismo cosmico~ Leopardi perviene al cosiddetto pessimismo cosmico, ovvero a quella

concezione per cui, contrariamente alla sua posizione precedente, afferma che l'infelicità è

connaturata alla stessa vita dell'uomo, destinato quindi a soffrire per tutta la durata della sua

esistenza. La natura è infatti la sola colpevole dei mali dell'uomo; essa è ora vista come un

organismo che non si preoccupa della sofferenza dei singoli, ma svolge incessante e noncurante il

suo compito di prosecuzione della specie e di conservazione del mondo: è un meccanismo

indifferente e crudele che fa nascere l'uomo per destinarlo alla sofferenza. Infatti la natura,

mettendoci al mondo, ha fatto sì che in noi nascesse il desiderio del piacere infinito, senza però

darci i mezzi per raggiungerlo. Questa concezione, che è alla base della maggior parte della

produzione poetica di Leopardi, emerge per la prima volta con assoluta chiarezza nel "Dialogo della

Natura e di un Islandese", un'Operetta morale scritta nel 1824. Significativa è, a questo proposito, la

conclusione del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia (w. 100-104), dalla quale emerge

tutta la sfiducia del poeta verso la condizione umana nel mondo, una condizione fatta di sofferenza

e di diuturna infelicità.

I CANTI
Canti di Leopardi sono uno dei libri di poesia più importanti dell’intera letteratura italiana,

accostabile per rilevanza al Canzoniere di Francesco Petrarca.

A differenza del Canzoniere petrarchesco, che delinea quasi un romanzo d’amore e che perciò si

presenta molto compatto e omogeneo, i Canti sono un libro dalle molte facce e dai molti registri

stilistici. Essa è data dalla costante inclinazione “teorica” del pensiero che si esprime nei singoli

componimenti: da un testo all’altro, si disegna, infatti, l’evoluzione di una concezione della storia,

della vita, dell’animo umano.

Il libro, che contiene quasi tutta la produzione poetica leopardiana, fu stampato due volte durante la

vita dell’autore: la prima volta a Firenze nel 1831, la seconda a Napoli nel 1835. La prima edizione

conteneva le canzoni, gli idilli, e i canti pisano-recanatesi (senza Il passero solitario); la seconda

aggiungeva a questi i canti fiorentini e napoletani

Una terza edizione, arricchita di due poesie scritte nel 1836 (Il tramonto della luna e La ginestra), fu

pubblicata a cura di Antonio Ranieri, intimo amico di Leopardi e interprete delle sue ultime volontà,
nel 1845 dopo la morte dell’autore.

Nella sua forma definitiva la raccolta è costituita di 41 testi composti nell’arco di un periodo che va

dal 1818 al 1836. Al suo interno sono individuabili alcuni gruppi o sezioni di testi omogenei,

ciascuno dei quali rappresenta una fase dello sviluppo formale della poesia leopardiana o

dell’evoluzione del suo pensiero.

Il titolo "Canti", insolito per la tradizione lirica italiana, non significa “canzoni”, ma indica

semplicemente che i testi raccolti sono componimenti lirici, a prescindere dalle loro specifiche

caratteristiche metriche e stilistiche.

Esso suggerisce, insomma, che il principio intorno al quale si organizza la raccolta non è,

diversamente da quanto avveniva nella maggior parte di quelle anteriori, di carattere metrico e

stilistico. In effetti, dalla lettura emerge che il tratto unificante più marcato è costituito dalla tensione

conoscitiva propria di una poesia che si interroga sul senso dell’esistenza.

Il colle dell'Infinito a Recanati

I Canti di Leopardi si aprono con un blocco di 9 canzoni, composte in un periodo che va dal 1818 al

1823, e già pubblicate autonomamente. Le unificano la forma metrica – la canzone –, fin dal

Duecento considerata quella più alta della poesia lirica, che Leopardi, però, elabora in modo

originale. Nelle canzoni Leopardi sviluppa infatti un discorso continuato sull’infelicità umana, vista

come conseguenza del progressivo e inarrestabile distacco dell’uomo dalla felice fusione con la

Natura che era propria degli antichi e dei popoli primitivi. Il distacco è stato causato dal prevalere

della ragione e della conoscenza, che non sono da considerarsi una conquista, in quanto uccidono

la fantasia e la capacità di illudersi. La scrittura delle canzoni, densamente retorica, impiega parole

rare, metafore ardite e una sintassi complessa che ne rende difficile l’immediata comprensione.

Seguono 5 idilli (L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria), composti fra

1819 e il 1821, in endecasillabi sciolti, cioè non rimati. Nella tradizione greco-ellenistica, ripresa dalla

poesia settecentesca, l’idillio era soprattutto un breve componimento che descriveva uno scenario

naturale, campestre. Leopardi lo trasforma spostando l’attenzione dal paesaggio naturale, che pure

è presente, all’interiorità. Dichiara lui stesso che gli idilli descrivono «situazioni, affezioni, avventure
storiche» del suo animo. L’indagine interiore è condotta attraverso uno stile «vago» e «indefinito»,

caratterizzato da un lessico meno ricercato e più familiare (ma sempre ‘letterario’) rispetto a quello

delle canzoni, da una sintassi più elementare e da una minore densità retorica.

Nei cosiddetti canti pisano-recanatesi (Il risorgimento, A Silvia, Le ricordanze, Canto notturno di un

pastore errante dell’Asia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio e, di datazione incerta, Il

passero solitario), scritti fra il 1828 e il 1830, Leopardi sperimenta una poesia che è insieme lirica e

filosofica. Il poeta si fa portavoce della tragica consapevolezza dell’infelicità umana e

dell’ineliminabile conflitto fra naturale desiderio del piacere e sua irrealizzabilità, fra illusione e realtà.

In essi il “noi” storico delle canzoni, che rappresentava l’umanità moderna, e l’“io” esistenziale degli

idilli si unificano in un “io” che parla di “noi tutti”. Anche la forma metrica innovativa, la canzone

libera, nella quale cioè le strofe non hanno un numero di versi predefinito e non esistono vincoli di

rima, sembra fondere la tradizionale forma chiusa delle canzoni con la libertà degli idilli. Non a caso

fino a non molti anni fa questi canti venivano chiamati “grandi idilli” in opposizione-continuità con i

“piccoli idilli”, come erano definiti i testi del 1819-21.

L’ultima sezione dei Canti di Leopardi è costituita dai canti napoletani, quelli, cioè, scritti nell’ultimo

periodo della vita di Leopardi, da Aspasia (ancora legato alla tematica amorosa dei canti precedenti)

alla Ginestra.

L’INFINITO
L'infinito e la teoria del «vago e indefinito

Linfinito, composto nel 1819, anticipa in forma poetica un nucleo tematico che diverrà il centro delle

riflessioni Leopardiane negli anni successivi, a partire dal luglio del 1820: la «teoria del piacere», da

cui si sviluppa la poetica del «vago e indefinito» ().

Le pagine dello Zibaldone sopra riportate sono perciò indispensabili a chiarire il senso di questa

poesia. Come si ricorderà, Leopardi vi sostiene che particolari sensazioni visive o uditive, per il loro

carattere vago e indefinito, inducono l'uomo a crearsi con l'immaginazione quell'infinito a cui aspira,

e che è irraggiungibile, perché la realtà non offre che piaceri finiti e perciò deludenti. L'infinito è

appunto la rappresentazione di uno di questi momenti privilegiati, in cui l'immaginazione strappa la

mente al reale, che è «brutto», e la immerge nell'infinito; c, significativamente, le teorizzazioni dello


Zibaldone richiamano proprio L'infinito come un esempio .

> I due momenti della poesia

La poesia si articola in due momenti, corrispondenti a due distinte sensazioni di partenza.

Nel primo momento (vv. 1-8) l’avvio è dato da una sensazione visiva, o per meglio dire!

Dall’impossibilità della visione: la siepe che chiude lo sguardo che impedendo adesso lo spinge di

immaginare quello che avviene all’estremo orizzonte.

L'impedimento della vista, che esclude il «reale», fa subentrare il «fantastico»; il pensiero si

costruisce l'idea di un infinito spaziale, cioè di spazi senza limiti, immersi in «sovrumani silenzi» e in

una «profondissima quiete».

Nel secondo momento (v. 8-15) l'immaginazione prende l'avvio da una sensazione uditiva, lo

stormire del vento tra le piante. La voce del vento viene paragonata all’infinito silenzio creato

dall’immaginazione e suscita l’idea del perdersi dalle cose umane del silenzio dell’oblio.

Viene così in mente al poeta l’idea di un infinito temporale, ovvero l’eterno, in contrasto con le

epoche passate ormai svanite, e con l’età presente.

Tra i due movimenti bianchi un passaggio psicologico: l’io lirico davanti all’immagine dell’infinito,

provoca un senso di sgomento, ma nel secondo momento l’si annega nell’immensità dell’infinito

immaginato, sino a perdere la sua identità, e questo sensazione di un fragile gli è piacevole e quindi

dolce.

LA SERA DEL DI DI FESTA


Endecasillabi sciolti
Scritta nel ‘20

Grandi idilli

Tema dell’estraneita e dell’illusione

A me quei momenti di gioia sono stati negati=> Leo si sente escluso

Tema dell’esclusione

Il messaggio è chiaro e limpido.

Parte dalla descrizione di un notturno lunare ( sembra evocare il libro ottavo dell’ Iliade di Omero)

Ieee Eileen
La donna

Èfase Tasche
della
h
sequi c'è
che
natura
una
personificazione
adduttoreprosopopea
Étienne tentagiunni

popoio

dimax im

it
tristeperchélecose
nonamoineterno Domande pag. 36
• Leopardi nella poesia ci illustra i suoi stati d'animo: in questo caso si tratta di uno stato di serenità

a seguito dalla contemplazione del paesaggio che lo circonda. Attorno a lui vede l'infinito che è

indefinito, un elemento molto evidente in questo idillio leopardiano. Inoltre l'idillio rende anche

l'idea del visivo attraverso la descrizione del paesaggio recanatese circostante.

• «interminati», «sovrumani», «profondissima», sono parole che spiccano sia per la loro lunghezza

per la loro estraneità alla tradizione lirica. Queste parole danno il senso dell’infinito

L’ULTIMO CANTO DI SAFFO


Saffo poetessa, canta del suo amore, ma era brutta e non la voleva nessuno.

Saffo si è uccisa gettandosi dalla rupe di Leucade per via di un amore non corrisposto di un giovane

Leopardi dai rivede nelle sofferenze di Saffo, non amata perché brutta.

Nella poesia è Saffo che parla e si fa portavoce della sofferenza di Leopardi.

Il pessimismo di Leopardi si sta evolvendo verso il cosmico

I temi sono l’ infelicità e l’esclusione dalla gioia degli altri.

SAFFO=> simbolo del genio incompreso perché escluso ed emarginato da una natura che ha come

valore la bellezza

TEMI

1. Esclusione e disarmonia con la natura

2. Virtù incompresa

3. Indifferenza degli dei


sheet

Ifencemo

o_proseranainsinrerno EEi

A SILVIA
Non è importante ci sia Silvia, molti mettono in discussione la sua esistenza.

Molti pensano sia la figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta in giovane età, simbolo delle
È
clima KwaieyeAzi
forti
sentimenti

pamoesempionazoneliberierardinainose
senza
Gaustrofe madammembraza fegato
munizzagliocchix _pessimistico
ossinistaireegefàanni [Link]
a
sana
ga [Link]
qj narcoewagna
regola

Inasmo
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taf
metonimia

µ
metri e
de'È
Ietf seria
g

speranze giovanili spezzate dalla morte.

Non è una lirica d’amore. Una figura diversa da quelle delle altre figure femminili, una donna terrena.

Si ritrova in questa ragazza, le strofe alternano l’attenzione, le prime due e la quinta parlano di Silvia,

la terza e la sesta di Leopardi mentre la quarta parla di entrambi.

Questa canzone rientra nei grandi idilli, ormai è avvenuto il passaggio al pessimismo cosmico.

È la natura che causa la tristezza nell’uomo=> Silvia muore per una malattia, per colpa della natura.

CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA


Si nota il pessimismo cosmico, non parte da uno stimolo che ha davanti, ma individua come

protagonista un pastore errante dell’Asia, un alter ego di Leo.

Un pastore perché in quel periodo circolavano molti articoli di argomenti esotici, che parlavano delle

culture degli altri paesi.

Legge un articolo sulle usanze dei pastori mongoli che passavano la notte a guardare la luna e

cantare dei canti malinconici.

Il pastore per quanto possa essere vicino all’innocenza dei primitivi, è completamente consapevole
della sua situazione

Pessimism

o cosmico

perché

accomuna
fai
apost
tutti gli

non
a uomini.

C’è il tema

della noia
dell
meteora

TIME

verbale
Ihor
The

at

[Link]
di
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dell'amorsimmortalità nulla
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Antitesereimale
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ciecogdieri

q no

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Antitesi ilpastore si fafilosofo
µ

LE OPERETTE MORALI
Insieme di prose in quel momento di delusione nei confronti della società in cui non riesce a scrivere

poesie.

Indaga la condizione umana, inizia a scriverle nel’24 ( dove ne scriverà 20)

La prima edizione è del 27 con 20 testi.

Nella versione del 34 ne aggiunge 2.

La versione del 35, pubblicata a Napoli viene censurata dalla chiesa.


Postuma nel 45 viene pubblicata l’ultima edizione con 24 testi, e viene curata dal suo

“””””””” amico “”””””” Ranieri.

Si chiamano operette morali perché affrontano argomenti filosofici che hanno la funzione civile di

scuotere le coscienze=> effettuare una critica lucida e spietata contro i valori del suo tempo ( la

figura cieca nel progresso, lo spiritualismo, le mode del suo tempo ,ecc)

Operette perché non è un opera aulica, ne nel lessico ne nella sintassi.

Dialogo tra la natura e un islandese=> manifesto del pessimismo cosmico

Hanno per la maggior parte forma di apologo (racconto allegorico) o dialogo

Luciano di Samosata=> autore greco del secondo secolo, autore a cui si ispira Leo.

È un opera molto diversificata al suo interno, addirittura con stili diversi.

I personaggi sono vari: vanno da personaggi reali ( Parini,Cristoforo Colombo,…) a personaggi

inventati ( come gnomi o folletti )

Ci sono diversi temi:

Pessimismo cosmico

Suicidio

Passioni e la loro importanza

Polemica vs antropocentrismo

DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE


Il protagonista non si trova bene con gli altri uomini, preferisce stare nella natura (alter ego di

Leopardi durante il pessimismo storico) richiamo ad Hobbes con la frase “l’uomo lupo per altri

uomini).

La natura in Islanda è ostile e anche per questo fugge.

Si chiede il perché, dopo essere fuggito dall’Islanda la natura va contro a tutti gli uomini e non solo

in Islanda, visto che all’inizio pensava che in Islanda stava male solo perche non era il clima giusto

per gli uomini.


IL SABATO DEL VILLAGGIO
Scritta nel 1829, il sabato del Villaggio è una canzone libera in endecasillabi e settenari, raggruppati
in quattro strofe di lunghezza differente.

L’ambientazione della poesia è recanatese, tutta rivolta alla semplicità di un piccolo borgo, vicino

alla campagna, verso il tardo pomeriggio di sabato, e quindi ormai già pronto a godersi la festa

domenicale. Il poeta si concentra sulle normali attività dei paesani.

Le prime inquadrature sono per una giovinetta che torna allegramente a casa, e una petulante

vecchietta che sulla scala comincia a parlare della sua gioventù. La prima è felice, e la seconda è

triste.

La ragazza è contenta perché è giovane, la festa è un’occasione per essere corteggiata. Eppure un

giorno sarà lei quella vecchietta sulla scala, e sarà triste per aver perduto la giovinezza.

Quando cioè possiamo proiettare il nostro piacere in una specie di ripetibilità infinita e

indeterminata, godiamo. Quando ci accorgiamo del venire meno di questo aspetto, si affacciano in

noi tristezza, angoscia e inquietudine: le sensazioni tipiche della domenica, la vigilia di un giorno

feriale. La poesia leopardiana è quindi sempre legata alla vita concreta dell’uomo e cerca di offrire

un insegnamento per affrontarla. Alla fine, il poeta fa una raccomandazione a tutti i giovani: godete

la vita, gioite, esultate, fate follie, voi che adesso potete. Domani penserete alla vostra realtà adulta,

ma solo domani.

Pieno di slancio e leggerezza, Il sabato del villaggio propone sul piano lessicale vocaboli mai troppo

difficili, a favore di un linguaggio semplice.

Se il sabato è la giovinezza, capiamo che la domenica altro non è che allegoria della fase adulta

della vita.

La donzelletta vien dalla campagna,

In sul calar del sole, Alliterazione


Col suo fascio dell'erba; e reca in mano della L
Un mazzolin di rose e di viole,

Onde, siccome suole, 5


Ornare ella si appresta iperbato
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

Siede con le vicine

Su la scala a filar la vecchierella,

Incontro là dove si perde il giorno; 10


ANASTROFE
E novellando vien del suo buon tempo,

Quando ai dì della festa ella si ornava,

Ed ancor sana e snella

Solea danzar la sera intra di quei


metafora
Ch'ebbe compagni dell'età più bella. 15

Già tutta l'aria imbruna,

Torna azzurro il sereno, e tornan il


metonimia cielo
l'ombre

Giù da' colli e da' tetti,

Al biancheggiar della recente luna.

Or la squilla dà segno 20

Della festa che viene;

Ed a quel suon diresti

Che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando

Su la piazzuola in frotta, 25

E qua e là saltando,

Fanno un lieto romore:

E intanto riede alla sua parca mensa,

Fischiando, il zappatore,

E seco pensa al dì del suo riposo. 30

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,

E tutto l'altro tace,

Odi il martel picchiare, odi la sega


Del legnaiuol, che veglia

Nella chiusa bottega alla lucerna, 35

E s'affretta, e s'adopra

Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,

Pien di speme e di gioia:

Diman tristezza e noia 40

Recheran l'ore, ed al travaglio usato

Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso, Apostrofe

Cotesta età fiorita


e metafora
STROFE
ANA
È come un giorno d'allegrezza pieno, 45

Giorno chiaro, sereno,

Che precorre alla festa di tua vita.


Apostrofe
Godi, fanciullo mio; stato soave,

Stagion metafora
lieta è cotesta.

Altro dirti non vo'; ma la tua festa 50


piperbato
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

P.127 traccia A
rinnonvisoondamaeomencondente

ameeitnorodiessofennemma

1) O luna graziosa, mi ricordo che, un anno fa, salivo pieno di ansia su questa collina per osservarti:
e anche in quel momento, così come stai facendo adesso, rimanevi sospesa su quel boschetto che

illumini interamente.

A causa, però, del pianto che mi usciva dagli occhi il tuo aspetto mi sembrava sfocato e

annebbiato, visto che la mia vita era dolorosa, e lo è ancora, né dà alcun segno di voler cambiare,

mia cara luna.

Tuttavia ricordare mi dà sollievo, così come contare gli anni che ho passato a soffrire.

Oh, com’è gradito quando giunge in età giovanile, quando la speranza ha di fronte un lungo

cammino e la memoria ha alle sue spalle invece un tratto breve, il ricordo del passato, nonostante

questo sia stato triste e la sofferenza prosegua ancora!

2)

1-5: Leopardi si dirige su un colle per osservare la luna, così come fece anche tempo prima

6-10:La vita di Leopardi che è stata sempre caratterizzata dalla tristezza, cosa che non cambierà

10-12: Il sollievo per la morte

12-16: Ricordare le brutte cose che sono passate ci fa sentire meglio.


LA GINESTRA
inaugura il pessimismo eroico=> la social catena può aiutare l’uomo ad arrivare al progresso.

Il vero progresso non è quello che porta alla ricchezza o allo sviluppo industriale, deve essere un

progresso civile e sociale che deve avere alla base l’unione degli uomini che devono allearsi per far

fronte unico contro l’infelicita connaturata all’uomo e la natura.

Desiderio di comunione tra gli uomini.

È organizzato in diverse strofe, hla prima è inaugurata da un passo del Vangelo di Giovanni.

Stravolge il senso del versetto di Giovanni ( gli uomini hanno una propensione verso il peccato

invece che rivolgersi alla luce di dio), nella versione Leopardiana gli uomini tendono ad illudersi

(tenebre) invece che rivolgersi alla realtà (la luce della ragione ).

Opera in cui Leo dimostra in modo più esplicito l’odio verso là mentalità del suo tempo, la critica la

fiducia del progresso, l’ozio , la moda (tutto quello che distoglie dai veri valori e corrompe l’animo

viziandolo) e lo spiritualismo. Contro l’ideologia nascente del Positivismo (fiducia nel progresso),

manifesto di questa ideologia “corso di ideologia positiva”, Auguste Comte.

La ginestra viene adorata da Leo perché è una piantina che sopravvive alle intemperie, vs le pendici

del Vesuvio, dove cresce la pianta.

Paesaggio ostile e natura distruttrice (79 dC Pompei) La ginestra è come l’umanità, come lei ha
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