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Diffusione Canto Gregoriano

appunti descrittivi del canto gregoriano per il corso di storia della musica 1

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TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO troppo non decifrata ¢ non decifrabile. Finalmente nei secoli XIII- XVII troviamo in uso la scrittura neobizantina o kuku- zelica. " Egon Wellesz, uno dei pitt profondi e stimati musicologi orientali, nella sua relazione tenuta al Congresso Internazio- nale di Musica Sacra di Parigi, scrive: « La storia del canto occidentale trova le sue radici nel canto cristiano primitivo, il quale era in greco e che, nei periodi ulteriori (dal VI al IX secolo) fu costantemente influenzato dal canto bizantino, par- ticolarmente in Sicilia, nel Sud dell'Italia, e in tutte le parti che formavano I’Esarcato di Ravenna » ”. Non @ possibile decifrare con precisione quale e quanto grande sia stato I'influsso bizantino sul gregoriano. E certo perd che é esistito, e molti canti dei repertori occidentali tra- discono questo influsso bizantino ed orientale. Basterebbe pensare a certe melodie ambrosiane, gallicane, aquileiesi ed anche gregoriane per convincersene. Comunque I'influsso del bizantino sul gregoriano deve aver avuto luogo quando il re- pertorio romano era gia formato e si era pressoché esaurita Vispirazione, cioé sotto il pontificato di Papa Sergio I (687- 701) 28. _Non @ facile rintracciare le cause della veloce diffusione del gregoriano in occidente, Milano eccettuata. Ma é certo che soprattuto due furono i fatti determinanti: 1) la bont& ¢ i pregi intrinseci delle composizioni grego- riane e quindi il loro originale valore artistico che si impose a tutti gli altri repertori, gia pit o meno for mati, delle varie chiese d'occidente; 2) il fatto che questo repertorio era praticato dalla chie- sa romana, «caput et mater omnium ecclesiarum », come dice la scritta sulla facciata della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Infatti non consta che S. Grego- rio pensasse a realizzare un repertorio che servisse per tutto l’occidente. Da se stessi i fedeli, i principi, i ve- scovi, poco per volta adottarono il gregoriano, anche per I'istinto schiettamente cristiano dell’unita con Ro- jna non solo nella fede, ma anche nella liturgia e quin- di nel canto. 12° Cir, Actes du troisiéme Congres... p. 304 1G, Monin, Les veritables origines du chant grégorien, gid Ze 48. itato, PP. 4 Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO Ma la vera diffusione ufficiale del repertorio gregoriano si verificd soprattuto quando Carlomagno lo rese obbligatorio, col Concilio di Aquisgrana del 789 (canone 80) “. Noi sap- piamo che egli non solo amava questo canto, ma si compia- ceva di far parte dei cantori della sua Cappella palatina. Chie- se quindi a Roma una copia del Sacramentario e degli Ordines per unificare tutte le chiese del suo regno nella liturgia e nel canto: questi libri furono dunque richiesti per compilare un rituale unico per le chiese di Francia, attenendosi il pit pos- sibile alle disposizioni romane ". Ma gli specialisti, incaricatt di tale composizione, s’accorsero che i riti di Roma erano per loro troppo semplici, lineari e brevi; cercarono percid di rimaneggiarli servendosi di un’analoga raccolta, il Sacramen- tario Gelasiano del secolo VIII, risultante dalla fusione di altri due sacramentari romani, cio’ il Gelasiano del tipo del manoscritto Vat. Reginensis 316 ™, col Gregoriano del tipo del manoscritto di Padova D 47 ®, e conservando inoltre quegli usi nazionali che sembravano loro degni d’essere. con- servati. Durante il periodo feudale vi si aggiunsero altri ele- menti gallicani, mozarabici e franchi, e cosi ne risultd quella liturgia composita che poi, al tempo degli Ottoni, si diffuse in tutta I’'Europa cristiana, e perfino a Roma, prendendo il sopravvento sulla primitiva ed originale, semplice e sche- matica ma sobria e chiara. Furono cos) modificati non, solo i riti e le preghiere della Messa, ma anche il rituale e l’Ufficio divino (0 Cursus) secondo I'uso romano *. Fontes Historiae Ecclesiasticae Medii Aevi, coll. C. Sttva Taroves, Roma, 1930, p. 258. Tem, vi pp 263 ¢ 216, Edito dai Witson, Oxford 1894, Edito dal Mouaexc, Miinster in W., 1927. Lo stesso Molberg sta rieditando futtii Sacramentari, con apparato critico e citazioni abbondanti di fonti. Tra le altre disposizioni di Carlo Magno, nei questionari relativi al clero 2obiamo: « Qualiter presbyteri psalmos habeant, qualiterque cursum Suum sive diurnum sive nocturnum adimplere secundum Romanum usum praevaleant », (Capitula de examinandis ecclesiasticis, a. 802, cap. 2, in ® Fontes », 282); e ancora: « Officium divinum secundum ritum romanum jn statutig sollemnitatibus ad decantandum quomodo scitis », (Interroga- Hones examinationis, 7; in « Fontes», 287). Liattivita e Tinteresse di Carlo ‘Magno circa Te questioni liturgiche appaiono anche sulla amministrazione nel Battesimo, allorché indirizeb ai vescovi una lettera generale in cul Chiedeva loro di esporgli che cosa insegnassero ai loro preti ¢ ai laict Sullargomento (Fontes, 285)_e ci sono rimaste una dozzina di risposte, cfr. De Ordine baptismi di Teonotro pt ORLEANS, in PL 105, 223-240; De ‘Sacramento Baptismi di Letorano ot Lone, in PL 119, 853.872, e di AMA- LaRi0 Dr TREVIRI, PL 119, 893-901. Scanned with CamScanner TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO 29. La diffusione della liturgia e del canto romano avennero 1 86 Per la bigliografial generale: cfr. Paléog dunque in varie maniere. Ma prima di tutto dobbiamo accen- nare ad una questione assai importante per la loro diffusione, quella cio® della scrittura musicale. Noi tratteremo la que- stione lungamente nel volume sulla paleografia, perd & neces- sario almeno accennarne, poiché le melodie dovevano essere comunicate in una qualche maniera perché potessero venir apprese e quindi diffuse. ‘Abbiamo detto che il repertorio gregoriano giunse a ma- turita e perfezione nel secolo VII. Ora si impongono due do- mande: quale fu l’origine della notazione? E quando fu in- trodotta? Sono domande, queste, assai imbarazzanti e difficili per i musicologi e per i paleografi, ¢ una risposta decisiva nessuno Tha ancora data. Si tratta di sapere, in sostanza, se il reper- torio gregoriano (e tutti gli altri repertori antichi della stessa epoca) sia stato tramandato sino al secolo XI solo oralmente, ovvero per mezzo di una scrittura musicale. storicamente accertato che il re Pipino ricevette dal Papa Paolo I (758-763) un Antiphonale e un Responsale. Ed & an- che certo che il Papa Adriano I invid a Carlomagno dei libri di canto. Questi libri contenevano soltanto i testi liturgici, ovvero anche una notazione musicale delle melodie relative agli stessi testi? S. Gregorio Magno, come abbiam detto, in- vid in Inghilterra dei libri corali: erano questi libri con o senza notazione musicale? Siccome a noi purtroppo sono ri- masti soltanto codici neumatizzati che non risalgono oltre il secolo IX, si comprendono assai bene Je preoccupazioni, le ricerche ¢ le ipotesi dei vari musicologi e paleografi. D'altra parte abbiamo gia riportato il testo, molto discusso ed incerto, di S. Isidoro di Siviglia: « Nisi enim ab homine memoria teneantur soni pereunt, quia scribi non possunt ». Vediamo quindi di dare una qualche risposta soddisfacente alle suddette domande. 1) Origine della notazione musicale ®. Varie e contrastanti sono le opinioni dei paleografi e mu- sicologi sulla origine dei neumi latini, Riportiamo le princi- ' i Hl le sraphie Musicale di Solesmes_se- rie I, con i rispettivi studi introduttivi, 16 voll, (1,— 1889; 16 — 1955); serie II, solo monumentale, senza studi introduttivi, 2 voll.: Antiphonale di Hartker, 390-391, Cantatorio di S. Galla, 359. Bannister, Monumenti vaticani di’ Paleografia musicale latina, 2 voll., Lipsia, 1913; P. WAGNER, Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO pali, sebbene oggi, praticamente, si segua la teoria del Cous- semaker, a) I neumi latini deriverebbero dai segni runici (dalle «rune »); era la teoria proposta dal famoso musicologo Fétis (f 1871) nella sua Histoire générale de la musique (Paris, 1869, vol. IV, 467). Secondo il Fétis l’alfabeto dei Longodardi, degli Ostrogoti e dei popoli germanici in generale, sarebbe stato il generatore delle differenti forme neumatiche latine. Quest'al- fabeto ra composto di 24 lettere, ordinate diversamente tanto dall’ ‘alfabeto greco che da quello latino, e fiori dall’anno 300 al 1100 circa, soggetto, si capisce, a tutte le trasformazioni dei tempi ™. I popoli germanici si sarebbero fermati nella Lombardia ed avrebbero portato con sé una scrittura musi- cale particolare che si chiamerebbe lombarda. Ma a parte il fatto che questi barbari non conoscevano nessun genere di scrittura neppur letteraria, resta certo che nessun segno runico somiglia ai neumi latini dei codici a noi rimasti *, b) I neumi latini deriverebbero dalle note tironiane: & Vipotesi nel Nisard. Venivano chiamate tironiane le abbre- viazioni stenografiche, inventate dal segretario Tirone che tra- scriveva i discorsi di Cicerone, e che sarebbe stato quindi I’i ventore della tachigrafia latina #. Ma questi segni si rife scono solo alla scrittura letteraria e non a quella musicale, e percid Vipotesi non regge. c) I neumi latini deriverebbero dalle scritture sintetiche degli orientali: & Vipotesi del Gastoué . Secondo questa ipo- tesi le notazioni si rifarebbero a quei segni stenografici dei Neumenkunde, II voll., Lipsia, 1912; G, Susou. Introduction @ ta paléo- graphie musicale grégorienne, Tourna, 1935; Etudes Grégoriennes, { vol, Solesmes, 1954; P. Fenrertt, manoscritti musicali gregoriani dell’ chivio di’ Montecassino. in « Casinensia », I, (1929), p. 193 ¢ seg. SrerFENs, Lateinische Paléographie, Trier, 1909, p. 53 ¢ sgg.; G. GASPERINT, Storia deila semiografia musicale,’ Milano, 1965. Ecco quando dice il Moxaco pr WEISENBOURG dei secolo IX, e quindi con- temporaneo di questi barbari: « Res mira! tam magnos viros prudentia deditos, cautela praecipuos agilitate suffultos, sapientia latos, sanctitate praeclaros, cuncta haec in alienze linguae gloriam trasferre et usum Seripturae in propria lingua non habere », (Lettere a Liuthbert, in Schil- ler: Thesaurus antiquitatum teutoniarum, t. 1, p. 10). Cfr. Varticolo scritto dal Nisaro in « Revue archéologique », 1865, p. 261; e,pel libro Larchéologie musical et le vrais chant grégorie, Paris, 1830; cfr. anche Prov, Manuel de paléographie, Paris, 1892, p. 48. A. GASTOUE, Cours théorique et pratique ‘du plain-chant romain, Paris, 1904, p. 15; Idem, Les origines du chant romain, Paris, 1907; A. SPARNIER, Die '‘masorelichenakzente, Berlino, 1927. 87 Scanned with CamScanner TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO rabbini ebrei che vanno sotto il nome di « neguinoth taamin » con i quali si indicavano la punteggiatura letteraria, quel salmodica e anche delle formule musicali gia fisse. Ma anche questa terza ipotesi é da scartarsi, perché mentre i segni ¢. braici sono sintetici e hanno dunque un valore globale, i ney. mi latini indicano ciascuno una elevazione e un grado melo, dico distinti. d) I neumi latini deriverebbero dai segni ekfonetici ¢ dalla notazione musicale bizantina: sono due ipotesi del P, Thibaut *. Quanto ai segni ekfonetici (cio? segni di declama. zione per le letture e le pericopi evangeliche, notati a volte sopra, a volte sotto il testo) dobbiamo riconoscere che esiste bensi una certa somiglianza esteriore con i nostri neumi la- tini; perd il loro significato @ completamente diverso da que- sti, Circa la notazione bizantina, bisogna riconoscere che i nomi dei nostri neumi hanno talora qualche punto di con- tatto con i nomi della medesima notazione bizantina, ma il loro significato melodico é completamente diferente. e) I nuemi latini deriverebbero dagli accenti grammati- cali della scrittura oratoria: 2 la teoria del Coussemaker e dei seguaci della riforma solesmense in generale 5, con a capo gli stessi fondatori della riforma D. Pothier e D. Mocquereau. La lingua gia di per se stessa conterrebbe una melodia prove- niente dall’accentuazione, e gli accenti (acuto, grave, circon- flesso e anticirconflesso) non avrebbero indicato, nell’orato- ria antica, altro che la diferente inflessione melodica fatta dalla voce e significata dal gesto della mano, donde in nome primitivo di notazione chironomica. Ma di questa questione abbiamo gid parlato lungamente nel II volume del nostro Trattato. Ora, secondo questa teoria, i neumi latini derive- rebbero dai differenti accenti oratorii e dalla loro differente combinazione. Questa ultima opinione é la pit soddisfacente, in quanto spiega davvero la neumatica latina in campo a- perto. 4 P, Turmaut, Etude sur les anciennes notations musicales de Europe, in «Revue Archéologique », Paris, 1849-1950; Idem, Origine bizantina della notazione neumatica della Chiesa latina, Torino ‘1907; Idem, Monuments de la notation ekphonétique et hagiopolite de Véglise grecque, Pétrograd, 1913; Hoxs, La notation ekphonétique, 1935. 2 P. M,, I, introduzione, II, p. 26 e sgg; J. Pornter, Les mélodies grégo- riennés,citato, pp. 35.39; B. be Coussesiaxen, Histoire de Pharmonte au moyen dge, 1852; A. Mocoveneau, Le Nombre Musical, vol. I, p. I, cap. FA Scntaicen, Die Sdngerschule San Galles, Einsiedcin, 1836. 88 Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO 2) Quando furono introdotti questi neumi? E la seconda doma tenze dei musicologi s notazione neumatica che gid con S, Greg chironomica #*, Noi questo volume, pe tiamo a formulare nda cui dobbiamo rispondere. Le sen- ‘ono disparate: alcuni non ammettono prima del secolo IX, altri invece pensano jorio Magno esistesse una tale notazione non intendiamo discutere tali opinioni in rché non sarebbe Iuogo adatto e ci limi a una nostra ipotesi. E certo che non abbia- mo dei manoscritti con neumi latini anteriori al secolo IX, Perd questa prova « ab absentia » non basta per concludere che non esistette alcuna notazione musicale prima del detto secolo, e che tutto enorme e difficile repertorio gregoriano fu tramandato a memoria senza ausilio di notazione alcuna, fosse essa alfabetica o neumatica o di qualsiasi altro genere. Non ci sentiamo pertanto di sottoscrivere a quanto asserisce il Froger: « Il metodo storico sano ci porta ad ammettere che i neumi, attestati soltanto verso la fine del secolo IX, sono incominciati ad esistere solamente in questa data o un po’ prima » ”. Infatti, quando compaiono, questi neumi sono gia perfetti ¢ uguali in differenti notazioni, e non é assolutamen- te ammissibile che siano nati contemporaneamente in tutte le diverse scuole, di diverse religioni e nazioni e con diverse qualit& grafiche, senza presupporre una lunghissima tradi zione anteriore. E neppure possiamo pensare che S. Gregorio Magno abbia inviato i benedettini da Roma in Inghilterra af- fidando loro tutto il repertorio musicale restaurato senza averlo prima fissato sulla carta. A nostro parere, la cosa sa- rebbe stata semplicemente inverosimile: ma di questa que- stione riparleremo in Paleografia. 30. Altra cosa da chiarire, ed essa pure in relazione alla dif fusione del gregoriano, é Vesistenza e la funzionalita di una Schola Cantorum a Roma. Infatti ¢ storicamente provato che Ia diffusione del gregoriano fu resa possibile non soltanto dai codici e dai manoscritti, ma anche dall’invio di cantori spe- cializzati, partiti da Roma verso varie regioni dell'Europa cri- stiana per formarvi le celebri Scholae ed i rinomati Scripto- G, SuRoL, Introduction @ ta Paléographie musical grégorienne, cit, pp. 30.36; Fennetrr-Barattt, Appunti di Paleografia musicale gregoriana, cit, p. 11 e sgg.; M. Hustb, a proposito di una recensione fata in « Revue Grégorienne », 1949, p. 77'e seg. : J, FrooeR, Origines, histoire et restitution du chant grégorien, in « Mu: sique et Liturgie »,'1952, p. 2 89 Scanned with CamScanner TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO ria. Ed @ anche storicamente accertato che dalle pitt lontane Hiecesi si inviavano a Roma dei cantori perché si specializ- Sassero in canto romano. Tale fu il caso, ad esempio, della Aiocest di Rouen, il cui vescovo Remedius, fratello del re Pi. fino, dapprima ottenne dal papa Stefano II che fosse inviato PéRouen il cantore Simeone per istruire un gruppo della Schola della cattedrale di Rouen; e in un secondo tempo, al- forehé il papa Paolo I richiamd Simeone a Roma, fece partire da Rouen dei cantori perché si specializzassero a Roma, dove oltre al canto impararono anche la trascrizione dei testi e le cerimonie 7. . ‘Anzitutto una domanda: chi cantava in chiesa? J. Quasten nel capitolo IV della sua bellissima opera scrive che « se l’as- semblea cristiana vuole prefigurare quella celeste deve costi- tuire una sola persona che canta con una sola voce » ®, idea che si ricollega all’invito che il celebrante rivolge a tutta I'as- semblea alla fine del Prefazio « una voce dicentes », Tutti de- vono cantare, tutti devono almeno rispondere, comprese le donne, a proposito delle quali fu male interpretato il passo paolino ® secondo cui esse avrebbero dovuto tacere in Chiesa anche durante il canto liturgico. L’antichita ci attesta invece che le donne hanno sempre cantato in Chiesa insieme agli uo- mini, formando con essi la plebs sancta, e che il detto brano si riferiva non gia al «canto», bensi al «commento», al «commentare la dottrina ». Del resto abbiamo gia visto come S. Ambrogio facesse cantare in Chiesa i salmi responsori non soltanto agli uomini e ai fanciulli, ma anche alle donne, para- gonando tutte le voci unite insieme ai flutti del mare. Ma il popolo non cantava tutto il repertorio: si limitava ai canti pitt facili che non esigessero troppi virtuosismi. Era necessario percid un gruppo scelto di cantori che potesse ese- guire i canti raccolti in questo Antiphonale, e continuare, e J, Frocer, foc. cit., p. 4. Per la questione della Schola cantorwm in, gene- rale citiamo: R. Casmarer, La Schola Cantorum del Patriarchio tatera- ense nelt'alto e basso Medio Evo, in «Cantantibus organis », Roma, 1924, pp. 460-479; Idem L’antica Schola cantorum romana, in « Note di archivio», luglio 1924, p. 191 e sgg.; « Ephemerides Liturgicae », 1919, pp. 90-111, riportano un articolo dal titolo: « Opus Scholae romanae» in Antiphonarii gregoriani redactione; ¢ nel 1930 riportano I'altro: « Lec- tores-Schola cantorum-clerici », pp. 282-290, di un certo José. F. Hanen., Die Rémanische Schola ‘cantorum, Leipzig, 1893; W. Doucias, A note the Roman Schola cantorum, in « Anglican ‘Theologie Rev. », 1922, p. 13-91. r ‘Quastey, Musik und Gesange, in den jheidnischen Kulten der Antike und im Christentum der ersten Jahrhunderte, 7% . ae, ie Cte , Melle, 1927, c. TV, pag. 90 Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO propagare la riforma gregoriana. Ni Gregorio doveva pensare anche schola cantorum viva e funzionale, quasi un centro di forma- zione liturgico- musicale per cantori specialisti, un conserva. torio gregoriano. A nostro modesto parere & proprio questa organizzazione che diede vita alla riforma della cantilena ro- mana. « Egli (S. Gregorio) istitul pure una Schola cantorum Ja quale ancora oggi esegue il canto sacro nella Santa Chiesa Romana, secondo gli insegnamenti ricevuti da lui » *, Questa scuola di cantori con ogni verosimiglianza fu fondata nell’an- tico monastero costruito da Papa Tlario (461-468) in onore di Santo Stefano. Questo monastero decadde assai presto, S. Gregorio lo restaurd e lo trasformd in conservatorio di mu- sica sacra per i bambini destinati a cantare nella cattedrale di Roma ®, Alla testimonianza di Giovanni Diacono bisogna aggiun- gere quella del Papa Adriano I (772-795) nel prologo pre- messo all’Antiphonale, al quale abbiamo gid accennato: fecessariamente, percid, S. all'organizzazione di una Composuit hunc libellum musicae artis, Scholae cantorum anni circuli: Ad te levavi. ® E Laltro, pitt 0 meno identico: Composuit scholae cantorum hune rite libellum Quo reciprocando moduletur carmina Christo *. Con tali parole non intendiamo affatto asserire che prima di S. Gregorio non esistesse alcuna Schola cantorum, e nep- pure che egli ne sia stato il primo fondatore, come a prima vista potrebbe sembrare. Non si conosce I'atto di nascita della Schola cantorum con tanta precisione come invece ne cono- sciamo quello di morte, il 1370 *. Comunque é certo che le 31 G, Dracoxo, op. cit, lib. IL, c. VI; PL LXXV, 90; il testo latino dice: «Scholam ‘quoque ‘cantorumn, ‘quae hactenus’eisdem institutionibus in Sancta Romana Ecclesia modulatur constituit >. 22 Card. Scnuster, Storia di S, Benedetto ¢ dei suoi tempi, Milano, 1946, p. 43. : 3 fe di Monza, riprodotto dal Toast, op. cit, t. V, p, 257. HM Manoceritie del Ik see, Cotton Ms. Cleopatra A, fol’ Vi. 47, del British Museum di Londra; cfr. anche Paléographie Musicale, 1891, tavola 3. Ab- diamo gia ricordato che D. Pothier ha trovate varie versioni di questo prologo (« Musica Sacra » di Milano, 1890, pp. 38-42), € nel Codice 490 Gella Biblioteca Capitolare di Lucca si dice anche '« Coclesti_munere fretus sapiens ornabat, tum composuit scholae cantorum huncque li- as Re Gkernines, Lantica « Schola cantorum» romana. Note darchivio, op. ae OL Scanned with CamScanner 1 TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO varie forme di canti usati dalle comunita cristiane sin dal- Tinizio, esigevano non soltanto un cantore scelto e capace per gli assoli, ma anche la presenza di un gruppo scelto di can- tori. Ma pitt che una vera e propria Schola cantorum era una Schola lectorum *, e bisognera attendere dei secoli prima che il « lector » sia sostituito col « cantor ». Gia nella Tradictio apostolica (c. 12) S. Ippolito (verso il 210) attesta che si nominava lettore il ragazzo (0 il chierico) 2 cui il Vescovo porgeva il libro, poiché non vi era ancora una vera e propria ordinazione. Ma il cantor — a quanto sem- bra — non é citato in nessuno dei documenti del sec. III sinora noti. Dal Liber Pontificalis veniamo a sapere come era costituita Ia gerarchia del clero romano, ad esempio, ai tem- pi di Papa Cornelio (251 - 253): 46 sacerdoti, 7 diaconi, 7 sud- diaconi, 42 accoliti, 52 esorcisti, lettori e portieri. Cosi pure sotto il Papa Gaio (283-296) la numerazione é la stessa. Si conosce anche Ja gerarchia del clero ai tempi di Silvestro I (314-335), ma in nessuno di questi elenchi si fa menzione del cantor *7, Bisogna attendere sino al concilio di Laodicea (341 - 363) perché compaia questo nome: « E a tutti proibito di can- tare nella Chiesa eccetto ai cantori canonicamente autorizzati, i quali salgono sull’ambone e leggono sulla pergamena... E proibito ai lettori e ai cantori di portare la stola e di leggere cosi vestiti... E proibito (a chiunque appartenga alla chiesa) sino ai lettori e ai cantori di entrare nell’albergo » *. Gerbert scrive: « Sebbene ai tempi di Papa Silvestro (314- 336), e pid tardi ancora, vi fossero in Roma pitt basiliche grandi, ciascuna di queste chiese non aveva a sua disposi- zione il proprio clero 0 i propri monaci per il servizio divino, poiché esse non avevano ricchezze sufficienti a mantenere una scuola di cantori. Si stabili percid una Schola cantorum co- mune a tutta la citta; e quando in una basilica si celebrava una festa o vi era una processione o una stazione, vi parte- cipavano tutti i cantori per I'ufficio e per la messa » ®, Checché si possa pensare di questo brano del Gerbert, non @ facile provare l’esistenza della Schola cantorum prima del IV secolo, sebbene si possa pensare ad un coro ben formato gia al tempo del Papa Celestino I (422-432), dal momento che egli introdusse il canto antifonico nell’Introito della mes- J.B, ve Rosst, Bollettino di Archeologia Cristiana, Roma, 1883, p. 19 € see. L. Bucuesue,' Liber Pontifical, Paris, 1985, vol. pp, 150 e Tél, ID. Mansi. Amplissima Collectio Conciliorum, ‘Paris, 1901 - 1921, t. 1, canoni 15, 23, 24. Genser, Scriptores... op. cit, I, p. 36. Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO sa ®. Ma col pontificato di Leone T (440-461) abbi la basilica di S. Pietro, 'erezione di abbiamo, presso incaricati del servizio divi Ore comunita di monaci ino e delle ore canoniche. Vici ¢ i . Vicino a questo monastero, detto dei Ss. Giovanni e Paolo, ne sorsero altri due, quello di S. Martino e quello di S. Stefano, Ie fae Zioni dei quali erano di assicurare il servizio divine & ‘A noi perd non sembra inverosimile che la creazione della Schola cantorum sia stata anteriore allo stesso Leone Magna: almeno secondo quanto ci riferisce il Liber Pontifcalis Im, fatti gia di Papa Damaso (366-384) & attestato che in un im. Portante concilio romano (382), al quale parteciparono anche dei vescovi greci e siriaci, dette uno sviluppo particolare alla forma antifonica: « Damaso prescrisse il canto dei salmi ai monaci, ai preti, ai vescovi, di giorno e di notte, in tutte le chiese » ®. Questa prescrizione ci fa necessariamente conelu- dere che gia a quel tempo i monasteri dovevano essere dei focolari di formazione e di diffusione musicale e liturgica. Ma anche di Papa Sisto (432-440) @ detto che fondd un mona- stero «ad Catacumbas » presso §, Sebastiano per celebrarvi Yufficio divino con la massima regolarita #. E non bisogna di- menticare che gli immediati successori di Leone Magno (Ge- lasio, Simmaco, Ormisda, Bonifacio) diedero alla Chiesa un Ordo di canto annuale “ il che fa supporre 'organizzazione gid preesistente di una Schola cantorum capace di eseguire e insegnare i canti contenuti in queste raccolte. Aggiungiamo una parola desunta dall’archeologia. Nella basilica cimiteriale di Monasterino @ stato scoperto il basa- minto di una antica scuola di canto situata nel centro della navata, a forma di rettangolo, costruita con grandi blocchi di marmo *, In Francia poi sono stati ritrovati alcuni epitafi del secolo VI, i quali fanno chiara menzione dell'ufficio di diret- tore della Schola cantorum; vi si legge perfino il nome di un certo « Stephanus primicerius scholae lectorum » “, L, Ducuesxe, op cit, t. I, p. 230. Idem ivi, pp, 238-339, . Idem, ivi, p. 228; MaNst, op. cit, t. I, 596. L. Ducnesne, op, cit., t.'I, p. 236 nota I. a Del Papa Gelasio & scritio: © Qmnem’ annalem cantum conscripsit », (Ducuesne, op. cit. p. 255); di Simnaco poi si dice « Annalem cantum suum addidit », (Be prandio Monachorum in PL XXVIII, 1347); di Ormisda: «Hic composuit clerum et psalmum erudivit », ‘(DucHESNE, op. cit., p. 269); di Papa Bonifacio: « Regulam conscripsit et cantilenam, circuli ‘ordinavit », (Idem, ivi, p. 281). Gloss, cit, TI, p. 54, n, 404. . E ta Bur, Ieriiiony virilicenes de Gide, Pein, 1856-1865, t. I, n. 65. Nel t. II, p. 54, n, 404 dello stesso autore, nel vescovo Claudio di S. 93 Scanned with CamScanner TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO ‘amo detto, possiamo concludere asseren- ‘torum fu in funzione gia prima di Gre- ‘ande efficacia nella vita nella Chiesa babilmente gia prima della riforma completamente orien- Dopo quanto abi do che la Schola can gorio Magno ed ebbe gr Romana; essa esisteva prol fregoriana, sebbene non fosse sempre ¢ tata verso il solo canto ecclesiastico a. . ‘da vicino I'opera di S. Gregorio Magno Vediamo ora pitt op per la Schola cantorum. Nel concilio romano del 595, S. Gre- gorio Magno emand un decreto con il quale proibiva al dia- dando invece questo inca- fono di eseguire i canti della messa, Cito ai suddiaconi e ai chierici minori “. Con tale decreto ven- nero tolti degli abusi ‘che non erano certo edificanti per il wolo. Infatti si era giunti al punto che i diaconi invece di Lee all'ufficio {oro allidato (la distribuzione delle elemo- Pee. la predicazione ecc.), passavano il loro tempo nell’accon- ciarsi bene i capelli, nel ricercare tutte le variet’ pitt stravagan- ti nell'abbigliamento, e, soprattutto, nell’usare i pitt svariati li- enti perché la voce fosse simile a quella dell'usignolo, per- dendo il loro tempo in esercizi e vocalizzi inutili. Il canto non doveva essere il pretesto per camuffare un ordine tanto im- Cortante nella chiesa romana come il diaconato ® € percid S. Gregorio affidd al clero minore il canto della Chiesa, ed in pari tempo fondd uniistituzione detta dei « cubicolarii » ™, fanciulli che sarebbero vissuti nella stessa casa del Pontefice, Romain @ detto: « Psalmorum hic modulator et phonascus, ante altaria faire gratulanti instructas docuit sonare classes » ‘in ‘Les origines du culte chrétien, Paris, 1903, p. eta ‘Romana ecclesia, cui divina dispensatio ‘suetudo valde reprehensibilis exorta est praetsqam ad sacri altaris ministerium cantores eligantur et in disco” ut quidatine constituti modulationi vocis inserviant, quos ad praedica- us ofgyum et elemosynam studium vocare congruebat. Unde fit ple: sen cut ad sacrum ministerium dum blanda vox, quaeritur, quaeri Tongiua vita negligatur. Et cantor minister Deum moribus stimulet, cum opullum voeibus deecta ‘Qua de re, praesenti decreto constituto ut in one hac, sacri altaris ministri cantare non debeant, solumque evange- Tieae lectionis officium inter missarum solemnia exsolvant: psalmos ver ac reliquas lectiones censeo per subdiaconos, vel si necessitas exigit, per ordines minores exhiberi », (MANSt, op. cit, t. I. col. 434. S, Baumer, op. cit, t. I, p. 313, Verecundus mos tempore indiscretionis inolevit, ut huius Sedis ponti- ficibus ad Secreta cubiculi servitia laici pueri ac saecularibus obsequan- tur: et cum pastoris vitae esse discipulis semper debeat in exemplo, plerumque clerici qualis in secreto sit vita sui pontificis nesciunt, quam Ut dictum est, saeculares pueri sciunt, De qua re praesenti constituto, ut quidam ex clericis, vel etiam monachis, electi ministerio cubiculi pon- tificalis obsequantur, ut is qui in loco regiminis est, habeat testes tales, qui veram eitis in sécreto conversationem videant, qui ex visione sedula éxemplum profectus sumant », (MANSt, op. cif., t.’X, col. 434). 41 L, DUCHESNE, 4 Ti decreto dice: «In san praeesse me voluit, dudum con: se — Scanned with CamScanner PIFFUSIONE DBL CANTO GREGORIANO Il Pontefice stesso a- ona la loro educazione. fanciulli o pueri canto- vrebbe sorvegliato e controllato di pers Quanto al reclutamento di ques res, ne parlano assai spesso gli Ordines Romani 9. $j ou devano fanciulli dotati di attitudint tusical, ai quali pet Yano insegnate anche le arti liberali ®, ¢ potevane volonds ascendere anche agli ordini sacri ®, Se poi vi fossero stati dt figli di nobili gia dotati di una certa istruzione, questi pote- vano passare direttamente nella « famiglia» pontificia & La Schola cantorum aveva due sedi: una presso la basi- lica di S. Pietro, e Valtra presso la basilica di S. Giovanni in Laterano *, dotate entrambe sufficientemente per potersi man. tenere e sviluppare. S. Gregorio non solo pensd a questa dota, zione, ma commind delle pene a chiun que osasse toccare i beni della Schola cantorum ®, clausola questa di grande im- Portanza perché assicurava cosi la perennita della Schola, La direzione della Schola era affidata a quattro parapho- nistae, © direttori di coro, tutti suddiaconi. Il primo si chia- a «Primum in qualicumque Schola reperti fuerint pueri bene tolluntur inde et nutriuntur in Schola cantorum, et postea flunt cubr. gularii », (Ordo Romanus 1X, n. 1; PL LXXVIIL, col. 1003); eff. anche i Ducuesne, Liber Pontificalis, t. 11, p. 186; lo stesso nellaltra sua opera origines du culte chrétien, p. 130, ci dice che questo Ordo IX fa seritto nel sec. VII, ¢ che contiene molte prescriziont di S. Gregorio, Cfr. il Decreto del Sinodo Romano riportato in MANSt, op. cit. & X col. a4. «Deinde, sicut Sacramentorum Codex continet, quando et usi libitum fuerit domino episcopo, usque in subdiaconatis olficium ordinantut >, (Ordo Romanus 1X, n. 1; PL LXXVILL, col. 1003). «Si autem nobilium fili' fuerint, statim in cubiculo nutriuntur », (Ordo Romanus 1X, n 1; PL LXXVIIL; col. 1003; Ducuesne, Liber Pontijicalis, IT, p. 186). a Techie elma nonaulis procs due habltacul, sclleet alterum sub gradibus basilicae beati Petri apostoli, alterum vero. sub Lateranensis itriarchii Domibus fabricavit », (Vita S. Gregori, lib. Il, c. VI; PL XXV, col. 90). | « Quae videlicet loca per praecepti seriem sub interpositione anathema- tis ob ministerii quotidiani utrobique gratiam subdivisit », (loc, cit). Tale clausola sara rispettata anche dalle leggi civili, per cui, nel VII se. colo, il Liber Diurnus ci riporta un brano dal quale si comprende come i successori di Gregorio abbiano potuto difendere la dotazione fatta alla Schola: «Dumque necessitate victus artatur locus, frequentia cessavit infantium, quibus deerat expensae providentia. Ne’ ergo cantorum defi ceret ordo, atque hinc Dei Ecclesiae contumelia irrogetur, eadem curiose inquirentes loca, et quibus ultra rationem detinebantut, praecipientes venerabili restituimus loco; justum fore cernentes, ut pro laude Dei pupillos nutrientibus ministrarent, quae usibus excolebantur exteriorum (c. VII; PL CV, col, 116). Psallentes, 95 Scanned with CamScanner aa a a 96 TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO mava primicerius, 0 semplicemente magister chori; il secondo era il secundicerius, quindi venivano il tertius e il quartus ™. Tutti perd dovevano sottostare all’Arcicantor, il quale abi- tualmente era I'abate del monastero di S. Pietro o di un altro monastero papale, da quando S. Gregorio aveva eliminato il Diacono dalla carica di cantor col Sinodo romano del 595 ", Cosa si insegnava in questa Schola cantorum? Abbiamo gia detto che, oltre al canto, vi erano insegnate anche le arti liberali. Ma se I'insegnamento di Alcuino si riportava ad una lontana tradizione, allora dobbiamo concludere che vi si in- segnava soprattutto a leggere e ad eseguire perfettamente l’ac- centuazione ®, il solfeggio e la ritmica ®: studi completi e severi, dal momento che il « curriculum » degli studi durava ben nove anni *, L’alunno usciva preparato con una vastis- sima istruzione liturgico- musicale al punto da saper a me- moria tutto il repertorio e da poterlo insieme eseguire con gusto ed arte squisiti. Questi allievi della Schola cantorum saranno i futuri apo- stoli della propagazione del canto gregoriano: quasi tutti sa- ranno avviati alla carriera ecclesiastica; da essi usciranno mol- ti futuri vescovi e Papi, amanti della liturgia e profondi cono- scitori del canto ®. Ordo Romanus IX, loc. cit. Tra questi arcicantori conosciamo i] famoso Giovanni: « Vir venerabi- is Johannes, archicantor sancti apostoli Petri nuper venerat a Roma per jussionem Papae Agatonis... quatenus in monasterio suo cursum canendi annum sicut ad sanctum’ Petrum Romae agebat, edoceret... ritumque canendi ac legendi viva voce praefati monasterii cantores edocendo », (PL CV, col. 109): quindi questo Giovanni avrebbe dato dei corsi di canto in Inghilterra verso il 680, usando lo stesso metodo che usava a Roma. Si conosce anche il nome’ di un arcicantore Giorgio (PL LXXXIX, col. 1187) ai tempi di Stefano II e di Paolo I; dell’arcicantore Simeone (PL LXXXLX, col. 1187), inviato a Rouen per istruire e formare anche ivi una schola cantorum ecc. « Candida Sulpicius post te trahit agmina lector. Hos regat et doceat certis,ne accentibus erret..», (ALCUN Carmina CCXXVIM, in PL CI, col. 781). «Instituit pueros Idithum modulamine sacro, Utque sonos dulces de- cantent, toes sonora: Quod pedibus numeris, rythmo stat musica, di- scat », (ivi). Cfr. Dictionnaire d’Archéologie et Liturgie, alla voce Chantres, Diamo noti soltanto di alcuni Papi. Deusdedit (615-618), nel quale & detto che « excuvians Christi cantibus hymnisonis », (Dz Rosst, op. cit., P. 19), che cioé fu nutrito nella Schola cantorum sin dalla sua’ infanzia, © quindi fu discepolo dello stesso S. Gregorio Magno; Onorio (625-638), del quale @ detto: « Divino in carmine pollens, ad vitam pastor ducere novit ovis, namque Gregori tanti vestigia justi, dum sequeris cupiens Prenitumaue geris », (DE Rosst, Inscript. erist, Roma, 1888, t. Tl, parte P. 127), quindi anche egli discepolo di S. Gregorio Magno; Leone II Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO 31. _Altro elemento importantissimo per Ia diffusione del canto Sregoriano, e da non sottovalutare, bensi da mettere nel mas- (682-683), siciliano, il quale « cantilena ac psalmodia praecipuus et in carum sensibus subtilissima excercitatione limatus », (Liber Pontifica- lis, t. I, p. 359), (da notare le espressioni quanto mai significative di Questo testo); Benedetto II (684-085) romano, del quale & riportato il ‘seguente bellissimo elogio: « Hic ab ineunte aetate sua ecclesiae mil tavit, atque sic se in divinis Scripturis et cantilena a puerili clate et in Presbyterii dignitate exhibuit et decet virum suo nomine dignum... », (Liver Pontificalis, t. I, p. 363), quindi anche egli educato nella Schola cantorum come i precedenti pontelici; Sergio I ul siro (687-701), il quale venne a Roma al tempo del Papa Adeodato (672-676) e che viene cos) descritto: «...quia studiosus erat et capax in officio cantilenae, priori cantorum pro doctrina est traditus », (ivt, p. 371); Gregorio II (715-731), «qui a parva aetate in Patriarchio nutritus », (cioe visse nella Schola cantorum sin dall'infanzia), (ivi, p. 396 e sgg.), stabili le messe dei giovedi di Quaresima, e fu sotto il suo pontificato che Crodegango, Vescovo di Metz, « seipsumque clerum abundanter legis divinae romanaeque imbu- tum cantilenae morem atque ordinem Romanae ecclesiae servare prac- cepit»; questo stesso Gregorio II introdusse la salmodia in molte chiese di Roma ricostruite o restaurate da lui stesso (ivi, t. I, pp. 397-398 - 401 - 402), € riorganizz® il monastero di S. Paolo fuori le mura ove i monaci_ «singulis diebus et noctibus Deo laudes canerent », (ivi, p. 393); ma si sforzo di propagare e diffondere il gregoriano anche fuori Roma, infatti invid il _vescovo Martiniano in Baviera Per erigervi i vescovadi di Rati- sbona, Salzburg, Freising e Passau, incaricandoli in Pari tempo di sor- vegliare a far si che la salmodia e i canti dell'ufficio e della messa fos sero eseguiti «secundum traditum Apostolicae Sedis antiquitatis ordi. nem», MANSI, op. cit., t. XII, col. 257; PL LXXXIX, col. 531 e ‘sgg.); Gre- gorio III (731-741), del quale @ detto: « Vir mitissimus et valde sapiens, tn divinis Scripturis suificienter instructus, greca Jatinaque lingua cru: ditus, psalmos omnes per ordinem memoriter retinens et in eorum sen- sibus subtilissima exercitatione limatus...», (Liber Pontificalis, p. 415), organizz degli uflici in onore di tutti j Santi, e impose ai monaci della basilica di S. Pietro che, dopo i vespri, cantassero tre salmi e il Vangelo (ivi, p. 422) quasi elevando ad ora canonica la compieta; Stefano IL (753-757) il quale «in venerabili cubiculo Lateranenst pro. dostrina. postolicae tradictionis, sub praedecessoribus beatae meinoriae ponlific bus permansit », (ivi, p. 440), ¢ mandd al re Pipino dei chierici per inse- gnare il canto, tra’i ‘qual! Simeone « scholae cantorum prior», (W. Stearone, De rebus eccl., 25, in PL CX1V, col. 957; PL LXXXIX, col. 187); Paolo I (757-767) che successe a Stefano II, suo fratello, fu formato nel triarchio lateranense fin da bambino, ai tempi di Gregorio II, in tutte discipline ecclesiastiche (Liber Pontif,, p. 463), ¢ continud opera del suo fratello inviando a Pipino un Antiphonale e un Responsoriale, (PH. Jarre, Monumenta Carolina, Berlino, 1867, p. 101); grazie all'opera di questi due Papi, Carlo Magno poté riconoscere piu tardi che tra Roma ¢ la Gallia non vi era alcuna differenza nel canto (ivi, p. 223); Adriano 1 (772-795), che invid a Carlo Magno copia dell’Antiphonale e Responsale, ricevuti dalla Chiesa « ab ipso Sancto Gregorio papa », (PL XCVIII, col, 1252; Pu. JAFFE, op. cit, n. 2483), insieme a dei cantori romani perché insegnassero canto a Metz: « Theodorum et Benedictum, Romanae Ec- clesiae doctissimos cantores, qui a schola S. Gregorii eruditi fuerant, tribuitque antiphonarios beati Gregori quos ipse notaverat nota ro. mana», (Historia Francorum... cit, t. Il; PL CV, vol. 1246). E subito segue «quantum magisterium romanum superat Metense in arte canti- Jenae, tanto superat metensis cantilena ceteras scholas gallorum ». 97 1. Trattato generate dl canto gregortano, TV. Scanned with CamScanner o 4 6 98 TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO simo rilievo, il monachesimo benedettino sul quale — sebbe- ne se ne sia dato gid un cenno — ci dobbiamo necessariamente soffermare. Non ci sembra azzardata l'asserzione secondo la quale dire « benedettino » era lo stesso che parlare della perso- nificazione, quasi, del culto per la liturgia e per il gregoriano, Troppe considerazioni e troppi dati storici dovremmo portare su questo argomento, ma rinviamo il lettore ad altre opere ®, limitandoci qui al puro necessario. S. Benedetto, scrivendo la sua Regola, altro non volle istituire che una « Do- minici schola servitii »: una scuola del servizio divino, come egli dice nel suo Prologo. Quindi non « primieramente scuola di ascesi, né scuola di perfezione personale, ma scuola per il servizio di Dio... Prima e pitt visibile espressione ne é la pre- ghiera sociale, deta appunto Opera di Dio (= « Opus Dei»), Fedele a tutta la tradizione antica e patristica, S. Benedetto possiede in pieno il significato e il valore della lode che la Sposa di Cristo perennemente offre al Padre in spirito e ve- rita. « Nihil oper Dei praeponatur » “ (nulla sia preposto al- Yopera di Dio), egli avverte. Non é il fine del monaco, né l’e- sclusiva sua opera il divino ufficio, ma @ certo il principale, il pit nobile, il pid santo compito: e quindi anche il pit effi- cace ad attirare I’effusione dei doni celesti sulla Chiesa e sui popoli. Quel che I'attivismo moderno sente di fastidio, se pure non di disprezzo, per le tante ore trascorse dai monaci e dalle pie vergini nel coro, odora troppo di naturalismo, d’in- comprensione delle ragioni soprannaturali ¢ delle esigenze di Dio... La preghiera sociale dei monaci, in unione a quella della Chiesa, celebra le perfezioni di Dio e cosi insieme espia ed intercede per tutti i fratelli del mondo ®. Ecco come S. Benedetto dispone la trattazione di quello che fu chiamato il Cursus monasticus 0 benedictinus dell’0- pus Dei: c. VIII: Lora in cui si celebra I’ufficio notturno secondo le stagioni. c. IX: La composizione dell’ufficio notturno d’inverno. Cfr, I. Card. Scuuster, Storia di S. Benedetto e dei suoi tempi, Milano, 1954; Idem, Note storiche su la Regula Monachorum di S. Benedetto, Torino, 1940; Idem, S. Benedicti Regula monasteriorum, Roma, 1945; ‘MonTALAMBERT, I monaci d’Occidente, trad. ital. di Lugano, Roma, 1929; Berwiere, L’ordine monastico dalle origini al sec. XII, trad. ital. di ce pale Bask 1928; Fe Seumarz, Histoire de VOrdre de’st. Benoit, 6 voll laredsous, dal 1942 in poi. S. Beneverto, Regula, c. 43. A. Lentini, La Regola di S, Benedetto, Montecassino, 1947, p. XXVIII ¢ s88- — Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO ¢. X: La composizione dell'ufficio notturno d’estate, i ¢. XI: La composizione dell'ufficio notturno per la dome- ica. ¢. XII: La composizione delle Lodi alla domenica. c. XIII: La composizione delle Lodi nei giorni feriali. c. XIV: La composizione dell’Ufficio divino nelle feste dei Santi. . XV: L'uso dell’Alleluja. c. XVI: Il numero delle Ore nell’Ufficio diurno. c. XVII: La composizione delle sei ultime Ore del giorno. ¢, XVIII: La distribuzione materiale del Salterio secondo Je differenti Ore. cc. XIX-XX: Il contegno interno ed esterno durante la pre- ghiera. Questo « Cursus & formato con idee attinte alla liturgia romana e milanese, alle liturgie monastiche d'oriente e d’oc- cidente, con alcune innovazioni ¢ alcune parti personali. L'in- sieme costituisce un piano solido e fisso, in cui sono previsti tutti i particolari importanti: e su questo punto S. Benedetto voleva anche rimediare a cid che nella disciplina monastica comune era fluttuante » ®, Ma la stima che S. Benedetto ha per 'Opus Dei « pitt che dal numero dei capitoli ad esso consacrati, si rileva dallo spi- rito che anima tutte le prescrizioni: riverenza a Dio, compo- stezza ed ordine (cc. 11; 19; 45), sollecitudine ad accorrervi (ce. 22 e 43), esattezza nei segnali (cc. 11 e 47), recita frequente ed alle ore opportune (c. 16), anche lontano dall’Oratorio nei viagei (c. 50), dignita nell’esecuzione della salmodia e del canto (c. 47). E per i monaci il pitt caro ed eccellente devo- tionis suae servitium (c. 18), come la pit significativa mani- festazione dell’ineffabile commercio tra cielo e terra, tra la societa dell’esilio e del pellegrinaggio e quella della patria » ®. Rimandiamo al nostro TIT volume per quanto riguarda la salmodia e Vinnodia ®, né intendiamo ripetere quanto gid si & 6 P. Detatt, Commentario alla Regola di S. Benedetto, Bergamo, 1949, 153. ae one a . city p. XXIX. . @ Gin aache # BavuPor, Histoire du Bréviaire romain, Paris, 1893; S. BiuMeR, Geschichte des Breviers, Friburgo in Br., 1895, traduzione in fran- cese, Paris, 1905; P. Auronzo, I riti della Chiesa, Roma, 1945; P. PaRScH, I Breviario romano, Torino, 1958. Scanned with CamScanner narraTo GENERALE DI CANTO GREGORIANO 1 § nella Regola di S. Benedetto sj ee diffsament. flare »,« docatitare », « modulationg sa? di« Sot raini che indicano tutta una struttura corale ben tare » ecc. ra parla anche di inni, salmi, cantici, responsor;, organizzata ria, Alleluia, Te Deum, di tempi di Quaresima, gj antifone, Pas ‘ua, di Pentecoste, di tutta una organizzazione tempi di Pasai™ nale precisa. Noi oggi, Purtroppo, non sap. annuale e sel ‘ale musica si cantassero tutti gli elementi de}. piamo con qualk con le stesse melodie che si usano ancora TUfficio divine. Perd certo @ che venivano cantate. Basti per ogg, o co” stimonianza del contemporaneo di S. Benedetto Ce ae dato ®, Teodmaro, abate di Mon- A ie acon Cassiodoro, gia da noi rico1 tecassino circa due secoli dopo S. Benedetto, scrisse una let. tera a Carlomagno nella quale certificava che le prescrizioni romane circa il canto erano le stesse raccomandate da §, Benedetto nella sua Regola, e che i monaci le praticavano scrupolosamente dai tempi dello stesso Santo fondatore ”, Nella Regola benedettina si parla, tra l'altro, di Salmodia «sine antiphona, in directum » ®, e di Salmodia « cum anti- phona » ®, ed anche di un « psalmus responsorius ». Queste distinzioni ci riportano chiaramente alle differenti qualita di © « Psalmi sunt denique, qui nobis gratas faciunt esse vigilias, quando si enti nocte psallentibus choris humana vox erumpit in musicam, verbi sque arte modulatis ad illum redire facit, a quo pro salute humani generis divinum fit vox una psallentium; et cum Angelis Dei, quos audire on possumus, laudem verba miscemus, per illum scilicet ‘qui venit ex semine David... », (Praefat. in Psait, PL LXX, col. 10). Da tener presente che questo commento al Salterio Cassiodoro lo scrisse nel 545, 7 «Qua de re quia beati patris Benedicti doctrinam et luculenta exempla aliquos monachorum regionis illius vestrae clementiae informari placuit, juxta praeceptionem vestram in vobis regulam eiusdem beati patris, de ipso codice quem ille suis sanctis manibus exaravit transcriptam, dire ximus. In fine autem sacra ejusdem regula hymnos, qui secundum in- stituta beati patris nostri per singula officia vel festivitates cantari de bent adneximus... ne a sancta Romana ecclesia discrepare viderentur... Nam et psalmorum canendorum per singulos septimane dies divisione si cui melius visum fuerit, quam ipse beatus pater instituit, ab ipso habet licentiam, ut melius ‘aestimaverit, canere. Nec debent cogi mona- chi, si tamen vestro sapientissimo cordi ita placet qui nunc Romano more psallunt, juxta intitutionem sacrae hujus regulae psalmos dividere; sed possunt, si vobis ita videretur solito more canentes arctioris vitae et euscipere », (PH. JAFFE, op. city pp. 359-360). silt po ae oeainice in primis dicatur sexagesimus sextus psal- a itipbona ae ons rectum, (G12) « Diebus autem privatis... sine a pest caas? lectiones Sequantur ex ordine alii sex Psalmi cum antipho- Tans st Sorlt © 12 « Si maior congregatio fuerit, cum antiphonis dican- che sogat minor, in directum psallantur » (c. 17), questa era la norma directum » (cosa, uch esse cantare ono con le antifone ovvero «in a ima, pil sbrigativa). 100 Scanned with CamScanner DIFFUSIONE DEL CANTO GREGORIANO Salmodia gt elencate nel nostro III volume, le quali erano cate dai monaci a M ino gia ai tempi del Patriarca d’occidente. es Si pud anche pensare che, data l'importanza che S. Bene- detto concedeva all’Opus Dei, esistesse gid a Montecassino una Schola cantorum, o meglio, delle vere e proprie ripeti- zioni di canto corale di insegnamento per i monaci. Infatti nel capitolo 47 il Santo prescriveva: «I salmi e le antifone le intonino dopo I’Abate, per ordine, quelli che ne hanno avuto Vincarico. Cantare e leggere non ardisca se non chi @ atto a compiere tale ufficio in modo da edificare gli uditori, ma d’al- tra parte é un compito che deve essere eseguito con umilt& e gravita e grande riverenza, e solo da chi ne abbia ricevuto Yordine dall’abate » *, E il Lentini commenta: « ... qui si rin- nova la disposizione data per il lettore di refettorio (c. 38 € 12), Cantare, cosi generico, abbraccia anche le esecuzioni pitt difficili, come i responsori, gli introiti ecc.; percid richiede, come il leggere, doti e cultura speciali, e S. Benedetto pre- scrive saggiamente che nessuno si ostini a voler compiere tali uffici anche a costo di non edificare gli uditori. Lo stesso vale naturalmente per le intonazioni di salmi e di antifone: chi @ assolutamente inadatto, deve rassegnarsi: dovesse correr pericolo la riverenza a Dio, la preghiera e la carita per la coc- ciutaggine di uno stonato! La norma rivela il criterio generale del Legislatore anche per tutte le mansioni del monastero: gli uomini — come ben nota nota Schuster — son fatti per gli uffici e non gli uffici per gli uomini » *. Da tutte queste considerazioni si pud dedurre che, sotto un certo aspetto, nella Regola di S. Benedetto si trova, codi- ficato ed ordinatamente disposto, tutto quanto la Chiesa Ro- mana di quei tempi aveva stabilito in fatto di Cursus divini officii. Anzi lo Schuster aggiunge: « Questo Divino Ufficio, al quale ciascun monaco dedicava quotidianamente circa una decina d’ore, conteneva tutto lo scibile di quel tempo; perché, in forma eminentemente drammatica, era ad un tempo pre- ghiera, studio Scritturale, Patristico, poesia, musica e storia della Chiesa, a sollievo dello spirito anelante al cielo. Stando in coro e cantando assiduamente il Divino Ufficio, il monaco apprendeva tutte quelle svariate discipline. E fu in grazia di questa intensa istruzione superiore impartita alle Comunit& Benedettine con competenza, metodo e costanza, che il Pa- 73 Regola, c. 47. ™% A. LeNTINY, op. cit., p. 390 e sag. 101 Scanned with CamScanner TRATTATO GENERALE DI CANTO GREGORIANO triarca Cassinese divenne e si mantenne per oltre sette secoli il Maestro del Medioevo. Le celebri scholae musicali, i diversi Scriptoria, Varchitettura e I'arte sacra, persino le varie scuo- le dei drammi liturgici sorsero in antico in relazione all’Opus Dei ordinato da S. Benedetto, ed al quale egli aveva attribuito un primato assoluto scrivendo: Nihil operi Dei praepona- tur» ®, S. Gregorio Magno, monaco benedettino, fondatore di mo- nasteri benedettini, colui che invid i primi Missionari nel mon- do occidentale, ed erano monaci romani benedettini, non po- teva non servirsi di questo mondo benedettino per diffondere il canto romano. E, come abbiamo gia visto, accompagno I'in- vio dei suoi missionari in Inghilterra con libri di canto. L’Ordine monastico si diffuse rapidamente in tutta I'Eu- ropa, € gid nei secoli VII- VIII tutte le nazioni si vantavano di possedere monasteri benedettini, veri focolari di vita litur- gica e di canto sacro, di lode perenne al Creatore, ¢ di diffu- sione di civiltt: doni tutti che essi spargevano soprattutto attraverso I'Opus Dei ®. 32. La prima nazione ad apprendere Ia cantilena romana fu — come abbiam detto — I'Inghilterra. Nel Liber Pontificalis si legge che lo stesso San Gregorio Magnd invid una missione, diretta da S. Agostino — Priore del monastero benedettino di S. Andrea sul Celio — e composta da Mellito, da Giovanni fe molti altri monaci ®. Questa missione part) da Roma nel % I, Schuster, Storia di S. Benedetto... cit. p. 210 e seg. ‘8 Oltre agli autor gid citati per la storia monastica, si_veda G. Penco, La prima difusione della Regola di S. Benedetto, in « Studia Anselmia. na», n. 42, 1957, pp. 321-345. Ci si permetta di riportare un brano del Tosit: « Fra le ‘braccia di quel monaco (S. Benedetto) IItalia vagl. e dalle sue labbra salmeggianti accolse il mistero della vecchia civilt’ Iatina. Fanciulla lo accompagnava nella diurna fatica dei campi, attenta Jo ascoltava salmeggiare la notte nella casa di Dio; ed imparava la vita nel lavoro dei suoi monaci, consociati dal vincolo della preghiera. Ad- dossd alle mura delle sante badie la capanna dei suoi coloni; e con Tin- censo dei monastici altari conflul al Signore il fumo del domestico foco- Tare; io dico della famiglia che mangia il pane della fatica. Vide le basi- iche ed i claustri sorgere su Je pagane rovine, ¢ s'intese madre di Bra- mante e di Michelangelo; segui con gli occhi la mano del monaco cro- ista, che scriveva di lei, ¢ s'intese madre di Macchiavello e di Guicciar- dini;’ sorrise al primo incolorarsi delle membrane, alluminate dalla roza mano del monaco, e s‘intese madre di Raffaello. Tra le spine di monaci Penitent{colse lo Smarrito alforo di maestra del mondo...»; eft. LENT, it. p» LIX. 1m Dubarsw, op. cit, t. I, p. 321; Pao.o Discov, op. cit, in PL. EXKV, col 102 Scanned with CamScanner

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