Lucano
(Cordova 39 d. C. – 65 d. C. )
-Studia a Roma con Persio, segue le lezioni di Anneo Cornuto
-Si reca ad Atene per completare la sua formazione
--grazie anche allo zio Seneca, consigliere dell’imperatore è
accolto nella cerchia degli amici di Nerone
- dopo un’iniziale sintonia con Nerone se ne distacca
Pharsalia, opera epico –storico, interrotto al X libro per morte
dell’autore
-> narra della guerra civile tra Cesare e Pompeo, culminata nella
battaglia di Farsalo nel 48 a. C.
TITOLO: -> per codici e biografi= bellum civile
->Per Lucano IX, 985- 986
Venturi me teque legent: Pharsalia nostra/vivet, et a nullo tenebris
damnabimur aevo
“I posteri leggeranno i miei versi e le tue imprese; la nostra Farsalia
vivrà, e mai in alcuna epoca saremo condannati alle tenebre.”
In ordine cronologico si racconta la guerra civile fino allo scoppio della
rivolta anticesariana in Alessandria, forse l’autore voleva spingersi
fino alle idi di marzo del 44 per suggellare il suo poema con l’eroico
suicidio di Catone in Utica, dopo la sconfitta di Tapso (46 a.C.).
•Tito Livio
•storie delle guerre civili composte da Asinio Pollione e da Seneca il
Vecchio
•Commentarii di Cesare.
Ma il confronto con le fonti superstiti mostra ad evidenza come
Lucano abbia sottoposto i materiali storici a un’appassionata
deformazione, rielaborandoli in maniera selettiva e visionaria.
Fu accusato di aver scritto un’opera di storia, piuttosto che un poema
epico.
Infatti Lucano propone un modello di epos radicalmente nuovo:
1-perché sceglie un taglio storiografico: argomenti narrati
cronologicamente, ritratti, discorsi, confronti fra personaggi…
2. Elimina radicalmente dal suo poema l’intervento degli dèi, con tutto
il tradizionale apparato di concilia deorum, contese fra gli immortali
schierati pro o contro un determinato eroe, apparizioni divine nei
momenti cruciali, promesse, vendette, salvataggi miracolosi.
3. Epica antivirgiliana
Epica antivirgiliana
Virgilio rievoca il passato eroico (la saga di Enea) come premessa d’un
futuro glorioso (le gesta del popolo romano) destinato a culminare
nell’epoca aurea del principato di Augusto (cioè nel presente dello
scrittore e dei lettori).
-> Le guerre civili, si mostravano così soltanto una parentesi, dolorosa ma necessaria,
che trovava giustificazione entro un disegno provvidenziale, sancito dalla volontà dei
Fati;
Lucano procede alla distruzione dei miti virgiliani e augustei,
sostituendovi polemicamente un suo «anti-mito di Roma». La vicenda
narrata non ha un senso, una giustificazione razionale, una meta
positiva; i valori risiedono esclusivamente in un passato irrevocabile;
non una Provvidenza razionale e benigna dà il moto agli eventi, ma —
forse — un Fato malefico e perverso, che ha decretato
l’annientamento di Roma, invidioso della sua grandezza.
Con il poema virgiliano l’autore della Pharsalia intrattiene un rapporto
privilegiato e costante, che consiste:
-Nel capovolgimento della tematica e dell’impostazione generale
- capillare rovesciamento del modello, nei singoli particolari, mediante
una raffinata tecnica allusiva. Episodi, personaggi, elementi narrativi e
strutturali, persino singole espressioni ne richiamano altri dell’Eneide,
istituendo con essi una relazione oppositiva.
ESEMPI
• al pio Enea si contrappone l’empio Sesto Pompeo
• alla discesa agli Inferi di un eletto, voluta dal Fato provvidenziale e
dagli dèi, contrappone l’ascesa nel mondo dei vivi di uno spirito senza
nome, strappato alla morte mediante un rituale “nero” e terribile;
•alla venerabile sacerdotessa che assiste Enea (la Sibilla cumana),
l’abominevole maga Erictho;
•alla pacata luce dei Campi Elisi, l’orrore notturno di un antro di
streghe;
Cesare eroe negativo, arde di una smisurata brama di potere, una
perversa volontà di trasgredire la legge e di sconvolgere l’ordine lo
sospingono a gesti di hybris e di empietà.
tempo distruggerà
Pompeo è Magnus, il Grande, ma la sua grandezza appartiene al
passato: egli è l’eroe in declino, anti-Enea perseguitato dal Fato.
Catone mostra l’imperturbabile fermezza del sapiens stoico. Privo di
passioni e di odi, sebbene non desideri il dominio né tema la servitù
ricusa fieramente l’astensione dalla lotta, rifiuta l’astensione dalla
lotta. Ma nell’adempimento della volontà dei Fati il saggio stoico non
riconosce più la realizzazione di un piano provvidenziale di razionalità
e giustizia; la sua virtus paga di sé si contrappone titanicamente agli
dèi e al destino, paradossalmente autori di un crimen;