WAAAGH!
DI BORK IL TIPACCIO
La leggenda ha inizio, Bork sottomette gli Zpaccakrani
Quando all'alba gli Zpaccakrani avvistarono due orchi avvicinarsi verso l'accampamento
pensarono che dovessero essere stupidi o pazzi a sfidare in due il loro potente clan .
Il capo degli Zpaccakrani era il possente Martog, un capo crudele e irascibile, che non esitò
un attimo a dare l'ordine di prendere quei due orchi impazziti e dargli una bella lezione.
Quello che non potevano sapere era che i due orchi neri in armatura pesante, evidentemente
denutriti e reduci da chissà quale battaglia, non avevano nessuna intenzione di lasciarsi
uccidere, e quando Martog e i suoi gli furono addosso i due si mossero più rapidi e più
violenti, e con un inaudita ferocia non comune neanche fra gli orchi. Prima respinsero
l'attacco, decimando
gli assalitori, poi il più grosso di loro tagliò in due il possente Martog e la sua armatura con
un solo terribile fendente. Cadde un silenzio quasi innaturale. Dove fino ad un attimo prima
c'era un inestricabile groviglio di lame, goblin, e orchi urlanti, ora c'era una platea di di orchi
muti che guardavano sbigottiti le parti del loro vecchio capo sparse per terra ed il loro nuovo
indiscusso capo, in piedi davanti a loro.
E il nuovo capo disse:" io zono Bork, il tipaccio del tempo ke fu e ke zarà, mi zono
rizvegliato dopo un zonno lunghizzimo, zono colui che porterà quezto mondo nella guerra
perenne degli orchi e voi ztupide pappe molli mi aiuterete".E gli orchi risposero con un solo
urlo feroce :" WAAAGH!"
Gatlagh
Nessuno sa da dove provenissero quei due orchi neri, ne come si fossero incontrati o cosa gli
fosse capitato realmente prima, ma quello che si sa di Bork e del suo alfiere Ulagh é che
dopo aver sottomesso gli Zpaccakrani non si fermarono più.
Con una nutrita tribù di orchi alle spalle Bork si diresse al sud, verso le giungle arse dal sole
dove vivono gli orchi selvaggi. Nessuno capiva il motivo di questa scelta e nessuno osava
contraddirlo
Nessuno sapeva che ogni volta che Bork dormiva, gli appariva in sogno uno sciamano orco
selvaggio con una maschera di legno ed una magica aura verde, che lo guidava in una reggia
antica, le pareti erano ornate con le effigi di Mork e Gork. Lo sciamano gli parlava di
vecchie glorie e di quelle nuove che avrebbero portato insieme. Era questo sogno che lo
aveva ridestato. Bork sapeva di dovere incontrare lo sciamano e sapeva che solo con lui
avrebbe potuto guidare la waagh definitiva che avrebbe ridotto il mondo in una perenne
battaglia.
La marcia dalle colline ai piedi dei confini del mondo fino alle giungle della follia,
nell'estremo sud delle Malelande, era difficile e piena di pericoli. C'erano pattuglie dei nani,
numerose altre tribù di orchi e goblin, i gruppi erranti dei cavalieri di Bretonnia, ed ogni
genere di creatura mostruosa e affamata che vivesse in quelle lande desolate. Ma l'ostacolo
più grande era sicuramente l'orda nomade di Gatlagh muso duro, famosa fra uomini, nani e
orchi per la crudeltà e la rapidità dei suoi attacchi improvvisi.
Si diceva che Gatlagh ed i suoi cavalcacinghiali avessero combattuto a fianco di Azagh il
massacratore e che dopo la sua caduta avessero portato il terrore per anni per tutto il vecchio
mondo fino a quando non erano tornati a sud richiamati, si dice, da qualche mistica
premonizione.
Tutto questo importava poco a Bork, diceva:"non ezitono omi, o gambcort' ,o zkifosi elfi e
neppure orchi ke pozzano fermarci".
Il viaggio procedeva a tappe forzate quando la tribù incontrava qualche ostacolo lo faceva a
pezzi e avanzava, lasciando dietro di sé solo rovine e cadaveri. Ne fecero le spese: un
contingente di Bretonnia di ritorno da chissà quale impresa, e tutti gli scout dei Nani che
stupidamente gli si pararono davanti.
Alcune tribù di orchi e goblin vollero arrendersi a Bork ed unirsi alla sua marcia. Così ora un
piccolo esercito di Pelleverde avanzava implacabile verso le giungle della follia.
I sogni di Bork si facevano sempre più nitidi ed ora il Capoguerra aveva le visioni anche
durante la veglia: lo sciamano gli mostrava armi ed armature magiche, affermava che fossero
sue e che dovesse andarle a recuperare.
Ossessionato dai sogni e dalle visioni il Capoguerra faceva marciare i suoi anche la notte.
Fu alla fine di questa corsa sfrenata verso il sud che il famigerato Gatlagh fece la sua
comparsa.
La piccola armata di orchi esausti per i mesi di marce forzate e gli scontri continui fu colta in
una trappola senza quasi rendersene conto.
Da est innumerevoli ragni giganti cavalcati da goblin urlanti armati di archi fuoriuscirono da
una fitta boscaglia, da ovest i cavalcacinghiali guidati da Gatlagh in persona effettuarono un
accerchiamento improvviso. La situazione sembrava disperata, e quando Gatlagh alzò la
lancia tutti pensarono che fosse per ordinare la carica, ma non fu così. L'enorme orco coperto
di cicatrici piantò la lancia per terra e gettò lo scudo, poi andò dritto verso Bork che lo
attendeva . I due non si scambiarono una parola, trovatisi uno di fronte all’altro i due
Capoguerra si guardarono fisso negli occhi con aria feroce. Gatlagh era un orco gigantesco
eppure di fronte a Bork non sembrava poi così grosso, ma anche se la differenza di stazza fra
i due era evidente l’esito di quello scontro non era affatto scontato. I due non distolsero lo
sguardo dagli occhi dell'altro per quasi un minuto, ed i pelleverde di entrambi gli
schieramenti trattenne il fiato, eccitati e terrorizzati da quella sfida titanica, poi come nella
migliore tradizione orchescha, Gatlagh colpi Bork con una terribile testata in piena faccia,
Bork la accusò ma rimase in piedi e restituì il colpo mandando Gatlagh a gambe all'aria,
questi si rialzò sputo del sangue, poi scopr le zanne in quello che sarebbe dovuto essere un
grande sorriso e rivolgendosi ai suoi gridò:" l'abbiamo trovato ragazzi! "
poi si rivolse a Bork : "ce ne hai metzo di tempo, vieni il grande sciamano ti aspetta". Fu
così che le orde di Gatlagh e di Bork divennero una sola. Come dissero poi loro agli
increduli capi banda: questo era il volere di Mork e Gork e loro lo avevano sempre saputo.
Wurrzag ud ura zaubu e gli Dei
Bork e Gatlagh si incamminarono da soli verso la il folto della giungla. La vegetazione era
fitta e il caldo insopportabile, i versi di animali di ogni genere faceva un rumore assordante,
ma i due orchi non se ne curavano. Dopo due ore di cammino giunsero ad un accampamento
disabitato, molti squig rimbalzavano qua e là ma nessuna traccia di orchi o goblin era visibile,
i due attraversarono l'accampamento e giunsero all' entrata di una caverna fuori della quale
era stato eretto un totem e Gatlagh disse:" io devo azpettarti qui li dentro non pozzo entrare".
Antiche effigi orchesche ornavano l'ingresso, Bork entrò nella caverna dall'interno della quale
proveniva una strana luce verde. Fece pochi passi prima di scorgere lo sciamano in trance
che levitava a mezz’aria circondato da energia Waaagh. Bork lo riconobbe subito: era lo
sciamano delle sue visioni. La maschera che portava l'aveva vista centinaia di volte in sogno,
Bork non sapeva se fosse un altra delle sue allucinazione o fosse reale.
Solo dopo qualche minuto lo sciamano uscì dalla trance e trovandosi davanti l'enorme orco
nero trasalì, ma dopo un momento di confusione disse:
"Bene! zei il Tipaccio, finalmente zi incontriamo di perzona! ti cerco da molti anni,
moltissimi anni. Ztavi mica dormendo di nuovo?! Ti zei dimenticato ki eri? e ki zarai ancora
forze?? Ora dobbiamo andare c'è un pozto dove Gork ti da una zua armatura e Mork il zuo
okkio e dove tu ztezzo hai lasciato la tua azza. Tu zei il terzo dio orco tra gli orchi! ma tu
quezto lo zai, già lo hai vizto…. Io l'ho vizto! io devo condurti in quel pozto! Vieni! vieni con
Wuurzag dove nessuno vuole venire, andiamo nella zala del tempo confuzo, dove il pazato ed
il prezente si incontrano con il futuro. Tu hai bizogno di ricordare chi zei ztato lultima volta
che ti eri rizvegliato... vieni vieni con Wuurzag!"
Anche se lo sciamano aveva passato troppo tempo nel grande verde o sotto il sole o aveva
mangiato troppi funghi magici o tutte queste cose insieme Bork si fidava di lui naturalmente,
aspettava quell'incontro da tempo e per quanto folle fosse l'orco davanti a lui egli sapeva che
Mork e Gork lo avevano scelto per interpretare il loro volere.
I due si inoltrarono nella grotta la luminescenza verde di Wuurzagh dissipava l'oscurità, nelle
profondità della terra si apriva una caverna enorme dove un'inaspettata lussureggiante
vegetazione cresceva grazie alla luce che adesso filtrava dalla volta della grotta. Nel folto
della vegetazione sorgevano le rovine di un antico palazzo, ma non edificato dagli uomini o
dai nani ne una rovina elfica. Quelle erano le rovine di un grande tempio degli orchi, un
segno di un'epoca remota in cui i pelleverde erano più evoluti di oggi e padroneggiavano le
arti dell'architettura e della costruzione con la pietra.
Bork era confuso quello era senza dubbio il posto delle sue visioni, ma era in rovina ed era
deserto. La vegetazione spaccava le rocce, chiome di alberi facevano ormai da tetto a buona
parte della struttura.
Nei suoi sogni, invece, lo sfarzo di quel posto offendeva gli occhi e le fiaccole accese
illuminavano le effigi degli dei.
Una furia ceca pervase l'orco, penso di essere stato un pazzo ad assecondare le sue
allucinazioni, pazzo come quello sciamano cotto dal sole e dalla troppa energia Waaag che lo
attraversava.
Mentre i suoi pensieri si incupivano e i suoi nervi si tendevano Wuurzag gli mise una mano
sulla spalla e prima che l'orco potesse reagire, il mondo mutò davanti ai suoi occhi e divenne
lo scenario che sogni e visioni gli avevano mostrato.
La rabbia lo abbandonò per lasciare il posto allo stupore : ai suoi occhi ora la struttura
appariva integra e illuminata da centinaia di fiaccole le effigi degli dei enormi facevano da
guardia all'ingresso.
Wuurzagh ora parlava con due voci distinte che ogni tanto si sovrapponevano per poi
separarsi di nuovo, e sembravano essere in accordo e in disaccordo ad un tempo, diceva cose
insensate in una lingua sconosciuta, talvolta si contorceva e la luce che emanava era sempre
più forte, tanto che Bork temete che stesse per esplodere.
Poi le voci dello sciamano tornarono a sovrapporsi e parlarono chiaramente:" Tu zei Bork il
Tipaccio, entra gli dei ti attendono. non farli arrabbiare, non fare lo zpaccone come zempre".
Alla fine del lungo corridoio c'era una sala circolare al centro della sala sorgeva un totem due
orchi uno più alto di qualsiasi altro orco esistente, l'altro di statura normale, era l'orco più
grasso che si potesse immaginare, lo attendevano al centro della stanza.
Bork si avvicinò e quando vide la luce verde brillare negli occhi fumanti dei due, capì di
trovarsi al cospetto degli dei.
L'orco grasso parlò per primo e disse:" Bork ti avevo detto di distruggere il mondo e tu ti zei
addormentato per diecimila anni ?! Mi hai deluzo, zei un pappamolle, ti fai kiamare il
tipaccio ma qui dentro non zei mica il più gro.... ".
L'orco grasso cadde per terra con un tonfo sordo, scaraventato via da un pugno di Bork dritto
sul muso. L'orco alto scoppiò in una risata sguaiata di puro divertimento. "ti ricordi Gork?
pure l'ultima volta zei finito a pancia all'aria! Ahhahahah, ziete un zpasso ragatzi, ahahahaa ".
L'orco grasso si rialzò e si spolverò ma prima che potesse fare o dire qualsiasi cosa Bork gli
assesto un altro pugno.
"Nezzuno mi kiama pappamolle neanke un ztupido dio, fatti zotto!". Questa volta Gork si
lanciò su di lui e i due cominciarono a darsele di santa ragione. A questo punto Mork ,l'orco
alto, lasciò uscire una scintilla di energia verde dai suoi occhi, la scintilla si divise in due e
questi piccoli frammenti d'energia si diressero lentamente, fluttuando, verso i due orchi che si
picchiavano selvaggiamente, quando li toccarono, esplosero contemporaneamente,
scaraventandoli alle due estremità della stanza. “Zmettetela zubbito! Gork! dobbiamo dargli
le zue coze per diztruggere il mondo te lo zei dimentkato?" grugnì Mork.
I due orchi si ricomposero. Bork sanguinava dalla fronte ma stava bene, mentre Gork non
sembrava neanche essere stato coinvolto nella rissa. Impose le mani e fra di esse apparve un’
armatura ammaccata ma stranamente lucente, la dette a Bork dicendo: "prendi! quezta volta
distruggi il mondo! porta con te il popolo dei noztri figli, gli orchi, loro ti zeguiranno, porta la
guerra ai re dei nani, ai conti degli omi ed ai loro cavalieri, fai sapere ai prezuntuozi elfi coza
è il terrore e non fermarti nemmeno contro i vampiri o i demoni, e l'era degli orchi ritornerà.
E noi due cammineremo ancora zulla terra al fianco della Waaaag della fine dei tempi" .
A questo punto Mork si tolse un medaglione che portava al collo si chinò su Bork
porgendoglielo e disse : "In te zcorre la noztra forza ma molte altre forze eziztono al mondo,
quezto ti proteggerà dai nostri nemici. Lo sciamano ti guiderà lui ci zente sempre, tu devi
fidarti di lui, e adezzo vai.". All'improvviso i due orchi si tramutarono in fumante energia
verde e sparirono disperdendosi nell'aria. Al loro posto conficcata nel totem c'era una
grandissima ascia da guerra, Bork non la vedeva da diecimila anni ma la riconobbe
immediatamente, era la sua.
Prese l'ascia l'armatura ed il medaglione e si voltò, trasalì nel sentire la voce di Wuurzag alle
sue spalle: "vieni grande capo! è ora di andare".