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Giuseppe Ungaretti

La vita
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto, l'8 febbraio del 1888, da
genitori italiani originari della provincia di Lucca. Il padre, operaio allo scavo
del Canale di Suez, morì due anni dopo la nascita del poeta in un incidente
sul lavoro, nel 1890. La madre, Maria Lunardini, mandò avanti la gestione di
un forno di proprietà, con il quale garantì gli studi al figlio, che si poté iscrivere
in una delle più prestigiose scuole di Alessandria, la Svizzera École Suisse
Jacot. L'amore per la poesia nacque durante questo periodo scolastico e si
intensificò grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca
di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone
provenienti da tanti paesi del mondo. In questi anni, attraverso
la rivista Mercure de France, il giovane si avvicinò alla letteratura francese e
alla letteratura italiana: iniziò così a leggere le opere, tra gli altri, di Rimbaud,
Mallarmè, Leopardi, Nietzsche e Baudelaire. Nel 1912 Ungaretti, dopo un
breve periodo trascorso al Cairo, lasciò l'Egitto e si recò a Parigi. Nel tragitto
vide per la prima volta l'Italia ed il suo paesaggio montano. A Parigi frequentò
per due anni le lezioni alla Sorbonne e al Collège de France. Venuto a
contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Apollinaire, con il
quale strinse una solida amicizia. In Francia Ungaretti filtrò le precedenti
esperienze, perfezionando le conoscenze letterarie e lo stile poetico. Dopo
qualche pubblicazione su Lacerba, decise di partire volontario per la Grande
Guerra. Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Ungaretti
partecipò alla campagna interventista, per poi arruolarsi volontario come
fante, quando il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra. In seguito alle
battaglie sul Carso scrisse un taccuino di poesie che furono raccolte
dall'amico Ettore Serra e stampate in 80 copie presso una tipografia di
Udine nel 1916, con il titolo “Il porto sepolto”. Collaborava a quel tempo
anche al giornale di trincea “Sempre Avanti”. Nella primavera del 1918 il
reggimento al quale apparteneva Ungaretti andò a combattere
in Francia nella zona di Champagne. Al suo rientro a Parigi il 9 novembre
1918, nel suo attico parigino, trovò il suo amico Apollinaire stroncato
dalla febbre spagnola. Al termine della guerra il poeta rimase a Parigi
dapprima come corrispondente del giornale “Il Popolo d'Italia”, ed in seguito
come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata italiana. Nel 1920 il poeta
sposò Jeanne Dupoix, dalla quale avrà due figli, Anna Maria (1925) e
Antonietto (1930). Nel 1921 si trasferì a Marino (Roma) e collaborò all'Ufficio
stampa del Ministero degli Esteri. Gli anni venti segnarono un cambiamento
nella vita privata e culturale del poeta. Aderì al fascismo firmando il Manifesto
degli intellettuali fascisti nel 1925. In questi anni egli svolse una intensa
attività su quotidiani e riviste francesi e italiane, e realizzò diversi viaggi in
Italia e all'estero per varie conferenze, ottenendo nel frattempo vari
riconoscimenti di carattere ufficiale. Furono questi anche gli anni della
maturazione dell'opera “Sentimento del Tempo”. Nel 1923 venne ristampato
“Il porto sepolto” presso La Spezia, con una prefazione di Benito Mussolini,
che aveva conosciuto nel 1915, durante la campagna dei socialisti
interventisti. Nel 1928 maturò invece la sua conversione religiosa al
cattolicesimo, evidente nell'opera “Sentimento del Tempo”. Nel 1936, durante
un viaggio in Argentina su invito del Pen Club, gli venne offerta la cattedra di
letteratura italiana presso l'Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti
accettò; trasferitosi con tutta la famiglia, vi rimarrà fino al 1942 per sfuggire al
fascismo, di cui intanto era divenuto oppositore. A San Paolo nel 1939 morirà
il figlio Antonietto, all'età di nove anni, lasciando il poeta in uno stato di acuto
dolore e d'intensa prostrazione interiore, evidente in molte delle poesie
raccolte ne “Il Dolore” del 1947. Nel 1942 Ungaretti ritornò in Italia e venne
nominato Accademico d'Italia e «per chiara fama» professore di letteratura
moderna e contemporanea presso l'Università di Roma, ruolo che mantenne
fino al 1958 e poi, come "fuori ruolo", fino al 1965. A partire dal 1942 la casa
editrice Mondadori iniziò la pubblicazione dell'opera omnia di Ungaretti,
intitolata “Vita di un uomo”. In Italia raggiunse una certa notorietà presso il
grande pubblico nel 1968, grazie alle sue intense letture televisive di versi
dell'Odissea . Morì a Milano nella notte tra l'1 e il 2 giugno 1970
per broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma,
nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecipò alcuna
rappresentanza ufficiale del Governo italiano. È sepolto nel Cimitero del
Verano accanto alla moglie Jeanne.
La poetica
“L'Allegria” segna un momento chiave della storia della letteratura italiana:
Ungaretti rielabora in modo molto originale il messaggio formale dei
simbolisti, coniugandolo con l'esperienza atroce del male e della morte nella
guerra. Al desiderio di fraternità nel dolore si associa la volontà di ricercare
una nuova “armonia” con il cosmo che culmina nella poesia Mattina o
in Soldati. Questo spirito mistico-religioso si evolverà nella conversione
in “Sentimento del Tempo” e nelle opere successive, dove l'attenzione
stilistica al valore della parola, si parlerà, infatti, di culto della parola (per
Ungaretti, la parola deve essere icastica), indica nei versi poetici l'unica
possibilità dell'uomo per salvarsi dall’“universale naufragio”. Il momento più
drammatico del cammino di questa vita d'un uomo è sicuramente raccontato
ne “Il Dolore”: la morte in Brasile del figlioletto Antonio, che segna
definitivamente il pianto dentro del poeta anche nelle raccolte successive, e
che non cesserà più d'accompagnarlo.
Opere principali
L’Allegria
L'edizione definitiva dell'Allegria esce nel 1931; è la prima importante raccolta
in cui Giuseppe Ungaretti riunisce, sistema e riordina le precedenti
pubblicazioni che, con altri titoli, avevano contenuto le poesie che via via
l'autore aveva prodotto. La prima di queste precedenti pubblicazioni risale al
dicembre del 1916 e porta il titolo Il porto sepolto, un piccolo volume
pubblicato a Udine da un suo amico e commilitone, il tenente Ettore Serra.
Conteneva il primo nucleo dell'edizione definitiva del 1931, comprese le
poesie scritte al fronte, dal 22 dicembre 1915 al 2 ottobre del 1916. La prima
poesia è Veglia, del 1915 e l'ultima è Commiato, del 1916. Una parte
dell'opera è costituita anche da ricordi della vita civile, che però in qualche
modo la guerra ha contribuito a far rievocare. La poesia che dà il titolo alla
raccolta del 1916, Il porto sepolto, parla di un porto, sommerso,
ad Alessandria, città natale dell'autore, che doveva precedere
l'epoca tolemaica, provando che la città era un porto già prima d'Alessandro.
I fiumi è una celebre composizione, nella quale Ungaretti rievoca, con i propri
ricordi personali, i fiumi che li hanno attraversati, ossia, l'Isonzo, il Serchio,
il Nilo, la Senna. Attraverso i fiumi il poeta ripercorre le tappe più importanti
della sua vita. La poesia più famosa dell'opera è Mattina, scritta nel gennaio
del 1917. Il titolo è molto importante poiché rievoca il momento della giornata
nel quale il poeta, durante la guerra, viene come abbracciato da una luce
molto intensa proveniente dall’alto, accompagnata da una sensazione di
calore. Tale luce illumina lo spazio circostante, facendo risplendere
interiormente il poeta e permettendogli così quasi di percepire la vastità
immensa dell’infinito. È un momento in cui il finito e l'infinito si uniscono quasi
in un unico elemento: non esiste più niente intorno, solo una grande luce che
origina un momento di intuizione nel quale egli si mette in contatto con
l’assoluto.
Sentimento del Tempo
Il Sentimento del Tempo è la seconda, in ordine cronologico, raccolta di
poesie di Giuseppe Ungaretti. Il tema centrale è la percezione fra il presente,
il passato e l'eterno. Si è parlato, sia d'una forma di sensibilità barocca
ispirata, per ammissione del poeta stesso, dal paesaggio romano, sia
d'un neoclassicismo che succederebbe all'espressionismo dell’“Allegria”. In
entrambi i casi, si tratta di una distensione della poesia ungarettiana entro
forme garantite dalla tradizione, in coerenza con la “restaurazione” che si
venne operando in Italia, a partire all'incirca dagli anni venti, dopo l'acceso
sperimentalismo delle avanguardie. Il rinnovamento è riscontrabile sul piano
contenutistico e su quello formale. In questa raccolta di poesie inoltre, si
avverte un'ansia religiosa. L'opera appare ricca di figure mitologiche, fanno
infatti comparsa alcune divinità. Non a caso la sezione principale dell'opera
prende il nome di “La fine di Crono”, Crono, padre di Zeus, simboleggia il
tempo. Roma è vista come la città barocca per eccellenza, e come la città
eterna ove non esistono leggi temporali, città incapace di tramontare nel
tempo. In questa opera, il discorso di Ungaretti si fa più complesso, ricco di
preziosità, con un recupero della punteggiatura, avvicinandosi molto al
barocco romano. Il Barocco, infatti, “esaltazione della propria fallibilità” e
contemporaneamente “sentimento di precarietà”, è metafora della condizione
della vita, che è creazione e distruzione.

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