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Commediagreco

Il documento riassume le origini e lo sviluppo della commedia greca antica. Descrive le sue caratteristiche principali e i suoi tre periodi storici, con un focus sulle opere di Aristofane come esempi chiave. Vengono inoltre riassunte brevemente le trame di alcune delle sue commedie più famose.

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Commediagreco

Il documento riassume le origini e lo sviluppo della commedia greca antica. Descrive le sue caratteristiche principali e i suoi tre periodi storici, con un focus sulle opere di Aristofane come esempi chiave. Vengono inoltre riassunte brevemente le trame di alcune delle sue commedie più famose.

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La commedia

Aristotele, nella «Poetica», afferma che l’inizio di questo genere va ricercato «in coloro che
intonavano i canti fallici» con riferimento alle Falloforie, i cortei in onore di Dioniso che si
svolgevano nei villaggi attici, durante i quali persone vestite da animali portavano in
processione il fallo, simbolo di fecondità, rivolgendo battute salaci al pubblico. Queste
processioni erano dette kòmoi (cortei) e da qui deriverebbe il nome komodìa. Sempre
secondo Aristotele la paternità della commedia era rivendicata dai Dori di Megara e,
soprattutto, dai Dori di Sicilia dove erano nati Epicarmo e Formide, i primi a praticare
questo genere letterario. In ambiente dorico, inoltre, è attestata l’esistenza di forme di teatro
popolare in cui personaggi grotteschi, con grosse pance, grandi falli e grandi sederi
recitavano scenette di furti, inganni e intrighi.
Nell’Ottocento è nata la teoria sincretica: la commedia, come la tragedia, deriverebbe
dall’unione di elementi dorici e attici: dai lazzi osceni delle processioni sarebbero derivati il
tono mordace (la iambikè idea) e i travestimenti animaleschi dei cori (v. Uccelli, Vespe e
Rane di Aristofane); l’eredità delle figure panciute del folklore dorico sarebbe visibile nei
corpetti, vale a dire nelle imbottiture che gli attori indossavano per aumentare il volume del
ventre. Differenza: nella tragedia di derivazione dorica sarebbe il coro e attiva i personaggi,
nella commedia il contrario.
Nella commedia si distinguono tre fasi:
• la Commedia Antica o archàia, che va dagli inizi fino al 385 a.C.;
• la Commedia di Mezzo o mése, dal 385 al 320 a.C. circa;
• la Commedia Nuova o néa, dal 320 a.C. in poi.
Per la Commedia Antica, le cui rappresentazioni vengono ufficializzate negli agoni
dionisiaci a partire dal 486 a.C., conosciamo solo le opere di Aristofane. Essa trattava temi
di attualità ed aveva la seguente struttura: prologo, parodo, agone epirrematico, parabasi,
scene episodiche, esodo.
Prologo e parodo hanno le stesse funzioni della tragedia; nell’agone epirrematico due
personaggi, spesso quelli principali, dibattono sulla questione ideologica centrale da
posizioni contrapposte; la parabasi è una parte corale in cui il poeta, uscendo allo scoperto e
rivolgendosi al pubblico per mezzo del coro, prende posizione sulle questioni (politiche,
etiche, estetiche, biografiche, ecc.) che gli stanno a cuore; alle scene episodiche, anche
lunghe, con funzione di didascalie o commento o precisazione, segue l’esodo, cioè la
conclusione.
Il coro è di 24 elementi e prende parte attivamente all’azione (nella parabasi, gli attori si
spogliano delle imbottiture e sfilano in mezzo al pubblico); quando comincia a perdere
importanza con la scomparsa della parabasi e si riduce a intermezzo tra una scena e l’altra,
compare la scritta choroù.
Il metro principale è il giambo: in trimetri i prologhi, gli agoni e la maggior parte delle
scene episodiche; in anapesti la parabasi; in metri vari le altre parti corali.
ARISTOFANE

Nato attorno al 450 a.C. nel borgo attico di Citadene, muore nel 385 a.C. circa. Delle 44
commedie che gli antichi eruditi gli attribuivano, ne restano 11 intere.

• Acarnesi (425 a.C.): il piccolo proprietario terriero Diceopoli, stufo della guerra, decide di
stipulare una pace personale di 30 anni con gli Spartani. I cittadini del demo di Acarne,
carbonai e zoccolo duro del partito guerrafondaio ateniese, lo accusano di tradimento e
cercano di linciarlo, ma Diceopoli col tempo li convince dei vantaggi della pace: mentre lui
col commercio sta bene e organizza feste, il generale Lamaco, costretto a partire per il
fronte, ritorna malconcio. Testo a pag. 374
• Cavalieri (424 a.C.): il popolo ateniese, rappresentato dal vecchio Demos, svanito e mezzo
sordo, è alla mercé dello schiavo Paflagone (controfigura del demagogo Cleone, esponente
della democrazia radicale) che lo tiene in pugno adulandolo. Gli altri schiavi di casa, per
neutralizzarlo, seguendo le indicazioni dell’oracolo si affidano a un salsicciaio che, con
adulazioni ancora più laide riesce, dopo un terribile scontro, a prendere il posto di
Paflagone. Quindi, sottopone Demos a una bollitura che lo ringiovaniscee questi, una volta
rinsavito, non si fa più abbindolare da avidi e corrotti demagoghi. Testi a pag. 379 e 381
• Nuvole (423 a.C.): il proprietario terriero Strepsiade, che ha sposato una donna
socialmente superiore, si è indebitato a causa delle folli spese del figlio Fidippide, abituato
dalla madre a un tenore di vita aristocratico. Strepsiade allora si reca al pensatoio di Socrate
(una specie di scuola filosofica in cui maestri e allievi vivono assieme) per apprendere l’arte
di rendere più forte il discorso debole, cioè l’arte di imbrogliare, per sbarazzarsi dei
creditori. Poiché pero è ottuso e incapace di imparare ad usare le sottigliezze dialettiche,
manda al posto suo il figlio che ha così modo di assistere a uno scontro tra il Discorso
Giusto, che difende i valori tradizionali, e il Discorso Ingiusto, che celebra la furbizia e il
cinismo e viene incoronato vincitore. Divenuto abile sofista, Fidippide riesce ad allontanare
i creditori, ma la gioia del padre dura poco perché il figlio rivolge la sua arte contro di lui,
arrivando a picchiarlo. Strepsiade, compreso l’errore, dà fuoco al pensatoio. Testo a pag 396
• Vespe (422 a.C.): il vecchio Filocleone (colui che ama Cleone) ossessionato dai processi,
che ad Atene impazzano a causa della presenza dei sicofanti e che consentono ai giudici di
guadagnare due o tre oboli di compenso, viene rinchiuso in casa dal figlio Bdelicleone
(colui che disprezza Cleone) con la speranza che guarisca ma invano. Il figlio, allora,
organizza un processo domestico- burla in cui due cani si contendono una forma di
formaggio siciliano e scambia le urne, per cui l’accusato Labete viene salvato e non
condannato a portare un collare di fichi e può tornare a rubare gli avanzi di casa.
L’assoluzione sconvolge Filocleone che, persa la mania dei tribunali, comincia a frequentare
i banchetti, dove si ubriaca e combina guai. Testi a pag 407 e 410
• Pace: rappresentata nel 421 a.C., anno della pace di Nicia che chiudeva la prima fase della
guerra del Peloponneso, ha come protagonista il contadino Trigeo che, a cavallo di uno
scarabeo volante, sale in cielo per riportare sulla terra la dea Eirene, che Polemos ha
rinchiuso in una grotta inaccessibile. Dopo varie peripezie l’impresa riesce, la dea riprende a
dispensare doni agli uominie Trigeo si sposa con Opora (il Raccolto).
• Uccelli (414 a.C.): Pistètero ed Evèlpide, insoddisfatti di come vanno le cose ad Atene,
decidono di fondare una nuova città sospesa nell’aria, Nefelococcigia (città delle nuvole e
dei cuculi) insieme agli uccelli e guidati dal re Upupa. Imbroglioni e profittatori di ogni
risma si presentano alle porte e chiedono di essere accolti, ma vengono respinti. Vivendo tra
terra e cielo, però, gli abitanti intercettano il fumo dei sacrifici dei di cui gli dei si nutrono:
ridotti alla fame, questi mandano una delegazione formata da Posidone, Eracle e il rozzo
Triballo, che rappresenta le divinità barbare. Le trattative vanno a buon fine: Pistetero e gli
uccelli lasceranno passare i fumi sacrificali e gli dei cederanno agli uccelli Basileia, che
andrà in sposa a Pistetero. Va detto che, anche nella nuova città, è impossibile realizzare un
mondo giusto: gli uccelletti dissenzienti, infatti, vengono condannati a morte e arrostiti.
• Lisistrata: rappresentata nel 411 a.C., ha come protagonista l’ateniese Lisistrata che, non
potendone più della guerra, convoca le donne di Sparta e Atene e propone uno sciopero dei
rapporti sessuali coi mariti per convincerli alla pace. Quindi, occupano l’acropoli fino a
quando gli uomini non cedono.
• Tesmoforiazuse (411 a.C.): riunite in assemblea durante la festa delle Tesmoforiazuse, le
donne decidono di dare una lezione al misogino Euripide, il quale denuncia sulla scena le
loro malefatte. Euripide, spaventato, decide di fare infiltrare una spia: l’effeminato poeta
tragico Agatone rifiuta, per cui la scelta ricade su un suo parente che, in abiti femminili, si
reca alla festa e prende le difese del poeta. Scoperto, viene imprigionato finché Euripide non
riesce a raggiungere un accordo con le donne e a liberarlo con l’aiuto di una prostituta che
distrae il carceriere.
• Rane: rappresentate nel 405 a.C., l’azione si svolge nell’oltretomba dove il dio della
tragedia Dioniso si reca, insieme allo schiavo Xantia, per riportare sulla terra Euripide.
Dopo varie peripezie, fra cui il laborioso guado della palude stigia accompagnato
dall’incessante gracidare delle rane, giunti nella casa di Plutone vi trovano anche Eschilo,
desideroso di tornare sulla terra. Ne deriva una sfida tra i due poeti: Euripide attacca lo stile
indigesto e ridondante di Eschilo, il quale invece censura l’immoralità, le situazioni
scabrose, il relativismo etico che diseduca i cittadini, lo stile frivolo e pieno di trovate
retoriche del rivale. Alla fine Dioniso sceglie Eschilo poiché la poesia di Euripide è
divertente ma quella di Eschilo utile a formare buoni cittadini e a motivarli in un momento
difficile. Testo a pag 439
• Ecclesiazuse (391 a.C.): le donne di Atene, scontente di come vanno le cose, si riuniscono
in assemblea e, guidate da Prossagora, decidono di prendere il potere. Occupata l’acropoli,
varano un programma rivoluzionario, che prevede anche l’abolizione della proprietà privata
e il comunismo sessuale. Le conseguenze, però, sono imprevedibili: un giovane, ad
esempio, prima di potersi appartare con la fidanzata è costretto a soddisfare le voglie di due
vecchie megere.
• Pluto (388 a.C.): l’ateniese Cremilo ha saputo dall’oracolo che, se vorrà migliorare la sua
condizione economica, dovrà seguire la prima persona che incontrerà all’uscita dal tempio.
Si tratta di un cieco, il dio della ricchezza Pluto, che conduce al santuario di Asclepio perché
riacquisti la vista e distribuisca i suoi favori non a caso ma secondo i meriti di ciascuno.
Nonostante i moniti di Penia (Povertà), che spiega quanto sia preferibile una vita povera e
modesta alla facile ricchezza, il piano è attuato e le conseguenze non sempre sono piacevoli
(il sicofante che perde il gruzzolo disonestamente accumulato, la vecchia facoltosa che
perde il giovane amante che non ha più bisogno di essere mantenuto): Hermes scende infatti
dal cielo adirato perché gli uomini, ormai benestanti, non fanno più sacrifici e gli dei
muoiono di fame.
Evoluzione ideologica

Le commedie prendono spunto da un atto di ribellione del protagonista nei confronti di uno
stato di cose che non lo soddisfa. Questo atto, che in genere si concretizza in un’idea geniale
e fuori dagli schemi, non nasce da altruismo ma finisce col toccare un interesse collettivo,
che può riguardare la polis come l’intera Grecia: negli Acarnesi, ad esempio, l’aspirazione
di Diceopoli a una vita tranquilla si intreccia con la questione se sia giusto o no continuare
la guerra contro gli Spartani; nelle Nuvole, l’obiettivo di Strepsiade di trovare un modo per
non pagare i debiti è assorbito dal più generale problema dell’educazione dei giovani; nel
Pluto, la vicenda familiare di Cremilo mette in moto eventi che cambieranno la vita della
comunità.
I protagonisti sono uomini comuni con caratteri eccezionali: di estrazione sociale medio-
bassa, hanno grandi ambizioni, notevoli risorse spirituali e, soprattutto, non si sentono
inferiori a nessuno, neppure agli dei. Nella Pace un contadino, Trigeo, si propone di salire in
cielo al cavallo di uno scarabeo, parodiando un eroe del mito come Bellerofonte; negli
Uccelli Pistetero ed Evelpide dettano condizioni gravose a Zeus. Gli stessi nomi sono
parlanti: Diceopoli unisce dikaia e polis (città giusta), Lisistrata deriva da lysai tas stratiàs
(sciogliere gli eserciti).
Alcuni temi consentono di misurare l’evoluzione del pensiero di Aristofane, in primis la
pace, particolarmente sentita visto che la produzione del commediografo si colloca lungo gli
anni del conflitto peloponnesiaco: se negli Acarnesi il tema è trattato in termini
individualistici (Diceopoli stipula una pace trentennale con gli Spartani e non ne fa un fatto
politico da condividere con la comunità, in quanto tiene per sé il flacone della tregua
distribuendo solo qualche goccia qua e là tanto che nel finale, mentre lui si prepara alla festa
e Lamaco alla battaglia, permane una spaccatura nella comunità tra chi desidera la quiete e
chi la guerra, nonostante si renda conto delle pene che comporta), nella Pace la guerra non è
vista come volontà del popolo ma di pochi profittatori interessati a pescare nel torbido e
nella Lisistrata, rappresentata nel 411 a.C. quando Atene deve fronteggiare, oltre che Sparta,
anche la Persia, la pace non dipende dall’iniziativa di singoli come Diceopoli e Trigeo ma
da un’entità collettiva, il popolo delle donne dell’intera Grecia, con la consapevolezza che
essa si ottiene a prezzo di grandi sacrifici (qui rappresentati giocosamente dall’astinenza
sessuale).
Altro tema è la paideia: nelle Nuvole è condannata l’educazione sofistica sia per la sua
immoralità che per i nefasti effetti dal punto di vista del costume pubblico e della coesione
sociale, sebbene l’educazione tradizionale aristocratica, improduttiva e dispendiosa, avesse
messo nei guai Strepsiade; anche il discorso di Penia nel Pluto è rilevante: la dea sostiene
che uno Stato, se vuole essere prospero, deve accogliere anche la povertà, intesa non come
strema miseria che preclude ogni miglioramento ma come pochezza di mezzi che aguzza
l’ingegno e stimola l’iniziativa.

La critica letteraria rientra a buon diritto tra i temi del teatro aristofanesco: lo scontro tra
Eschilo e Euripide nelle Rane non è solo un capolavoro di comicità ma consente di
tracciare, dietro buffonerie iperboli e caricature, il ritratto dei due poeti: Euripide, qui come
nelle Tesmoforiazuse, è simbolo di un’arte leziosa, vanesia, incapace di formare i gusti del
pubblico, capace invece di sostituire l’antica severità con trovate triviali e musiche frivole e
introdurre sulla scena eroi mendichi e donnette scostumate (i re ora indossano stracci);
Eschilo, che Dioniso sceglie nonostante lo stile primitivo e oscuro, infondendo nei cittadini
spirito patriottico, valore bellico e buoni costumi, giova alla polis.
Nel processo di decadenza etica della città, grandi colpe ha Socrate, presentato come il
capofila di una combriccola di oziosi dediti a ricerche assurde, come misurare i salti di una
pulce, e specializzati nell’arte di frodare il prossimo. Poiché Socrate, avverso ai sofisti, è
presentato come sofista, naturalista e teologo, si è ipotizzato che, più che una figura storica,
rappresenti il tipo dell’intellettuale leonardesco, versato in ogni campo dello scibile,
comprese le superficialità sofistiche.
Le commedie sono divise in due parti: la prima, lineare, racconta il raggiungimento
dell’obiettivo (la fondazione di Nefelococcigia o la presa del potere da parte delle donne, ad
esempio); la seconda è fatta di scene indipendenti, che apprezziamo di meno non essendo in
grado di ricostruire l’intreccio di musica, danza e mimica. Tuttavia, proprio nella seconda
parte emergono alcuni convincimenti di fondo: Aristofane non rimpiangeva l’epoca dei
tiranni né amava la democrazia radicale di Pericle, responsabile di una politica aggressiva e
imperialistica; le sue simpatie andavano per l’Atene delle guerre persiane quando, sotto la
guida di generali e statisti illuminati, la coesione cittadina era assicurata intorno a pochi
essenziali valori: austerità di costumi nella vita privata, onestà e patriottismo in quella
pubblica.

La produzione di Aristofane si raccoglie attorno a tre periodi:


• politico, dall’esordio fino al 421 a.C., con personaggi combattivi e costruttivi, convinti di
poter incidere sulla realtà, di
affermare i loro valori e creare consenso intorno alle loro iniziative;
• utopistico, dal 421 alla fine della guerra del Peloponneso, segnato da un crescente
pessimismo e dalla predilezione per soluzioni utopistiche e di rottura: Pistetero ed Evelpide,
negli Uccelli, preso atto della situazione in cui versa Atene, non fanno nulla per cambiarla,
la abbandonano al suo destino e cercano di realizzare una polis migliore; le donne della
Lisistrata, non ritenendo i machi in grado di agire per il bene comune, mettono in atto una
rivoluzione;
• del disimpegno, dalla fine della guerra del Peloponneso, caratterizzato dalla scomparsa
dell’onomastì komodein, l’attacco verbale e i riferimenti all’attualità, e dalla comparsa di
forme che saranno tipiche della Commedia di Mezzo e Nuova, dall’emergere di temi
‘borghesi’, spunti mitologici e tipi umani (Carione, nel Pluto, anticipa il servo astuto del
teatro successivo, greco e latino).
Questa evoluzione si spiega alla luce del quadro storico- politico che si viene a determinare
con la sconfitta di Atene nel 404 a.C.: dopo il breve periodo dei Trenta Tiranni, la
democrazia uscirà salva ma con forme più restrittive e rigide, per cui la libertà di insulto e
critica (parresia) non saranno più accettate. Anche il dibattito pubblico e il confronto di idee
si attenueranno, l’elemento politico e, con esso, la parabasi, tenderanno a scomparire dalla
commedia.
Lingua: dialetto attico; lessico versatile con termini della lingua parlata e termini della
produzione e epica e lirica, con adattamento alle situazione attraverso giochi di parole,
deformazioni, soprannomi, neologismi grotteschi,, espressioni triviali o elevate.

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