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Il Processo

Il documento descrive l'evoluzione del processo nel diritto romano, dalle legis actiones dell'epoca arcaica al processo giustinianeo. Vengono illustrate le caratteristiche delle legis actiones, tra cui la legis actio sacramenti, e del processo formulare, evidenziando le differenze rispetto all'attuale concezione del rapporto tra diritto sostanziale e processo.

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Il Processo

Il documento descrive l'evoluzione del processo nel diritto romano, dalle legis actiones dell'epoca arcaica al processo giustinianeo. Vengono illustrate le caratteristiche delle legis actiones, tra cui la legis actio sacramenti, e del processo formulare, evidenziando le differenze rispetto all'attuale concezione del rapporto tra diritto sostanziale e processo.

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il Processo

Processo privato: insieme delle attività volte all’accertamento e alla realizzazione di


diritti soggettivi → posizioni giuridiche soggettive attive
- il singolo privato dà l’impulso ma interviene un organo pubblico → giudiziario.
- norme processuali → secondarie

Diritto sostanziale: consta di norme primarie che regolano direttamente i rapporti tra gli
uomini nella vita associata, in esso hanno fondamento i diritti soggettivi.

Se un soggetto viene riconosciuto titolare di un diritto soggettivo, gli viene garantita tutela
giudiziaria ( → potere di promuovere un giudizio = detto “azione”

Per il diritto romano il rapporto tra diritto sostanziale e processo era diverso da quello
attuale, la prospettiva risulta essere rovesciata:
- per il diritto attuale ad ogni diritto soggettivo corrisponde un'azione, il cui
riconoscimento è implicito in quello del diritto soggettivo: esso è logicamente un
prius, e l’azione che ne discende è automaticamente un posterius;
- per il diritto romano il diritto soggettivo presupponeva l’azione, le azioni erano tipiche,
una ragione era tutelabile soltanto se vi era un’apposita actio; la prospettiva era
quindi rovesciata -> oggi l’azione presuppone il diritto soggettivo, per il diritto
romano il diritto soggettivo presuppone l’azione.

Tipicità:
A ogni diritto soggettivo corrisponde un’azione. L’azione deriva dall’actio romana, strumento
per l’esercizio del potere di promuovere un giudizio.

Le actiones erano tipiche, Erano tali solo quelle riconosciute espressamente e


singolarmente, era previsto un elenco di azioni ognuna a difesa di un diritto soggettivo.
- Una ragione Era tutelabile soltanto se vi era un'apposita actio

La situazione era differente rispetto a quella di oggi:


- oggi l’azione presuppone un diritto soggettivo.
- a Roma il diritto soggettivo presupponeva l’azione.

Nel corso dell’evoluzione giuridica romana, è dato riscontrare più tipi di processo:
- legis actiones
- processo formulare
- cognitiones extra ordinem
- processo post classico
- processo giustinianeo
Legis Actiones
Unico processo privato fruibile dai cives in età arcaica, si trattava di 5 riti processuali tra
loro diversi per origini, natura e struttura. Avevano tra loro in comune certe caratteristiche:
- denominazione → legis actio
- accessibili solo ai cives romani
- oralità
- rigido formalismo → si esigeva la pronuncia di certa verba.

3 di queste erano dichiarative o di cognizione:


- legis actiones sacramenti
- legis actiones per iudicis arbitrive postulationem
- legis actiones per condictionem
→ Volte all'accertamento di situazioni giuridiche incerte o controverse

2 di queste erano esecutive:


- legis actiones per manus iniectionem
- legis actiones per pignoris capionem
→ Volte alla realizzazione di posizioni giuridiche certe

Per la legis actiones per pignoris capionem era richiesta la partecipazione attiva di
- ambedue litiganti ( → attore, convenuto) + magistrato che avesse giurisdizione

Era cura dell’attore assicurare la presenza dell’avversario → in ius vocatio = chiamata in giudizio
- un atto privato per cui una parte ingiunge all’altra mediante pronuncia di determinate
parole solenni di seguirla dinanzi al magistrato.
- ad essa non sottrarsi, l’altra parte autorizzata ad usare la forza per portarlo in giudizio

Dal 367 aC con la leges Liciniae Sextiae il magistrato fu il pretore che poteva
- emanare alcuni provvedimenti con cui autorizza la prosecuzione del procedimento.

Il procedimento delle legis actiones dichiarative constava di 2 parti:


- fase in iure
- fase apud iudicem

Fase in iure → dinanzi al magistrato si fissavano i termini giuridici della lite, il pretore
nominava un giudice per procedere alla fase successiva. Necessaria presenza delIe 2 parti.
I contendenti compivano un giuramento solenne di invocazione di testimoni che arrestassero
il rito compiuto, si parlò al riguardo di litis contestatio, ad essa si connetteva il principio
di preclusione, era divieto ripetere la lite circa lo stesso rapporto.

Fase apud iudicem → svolta davanti al giudice nominato dal pretore, Era un privato
cittadino che avrebbe rivestito il ruolo
- o di giudice → iudex
- o di arbitro nelle controversie per la cui decisione erano richieste particolari
competenze tecniche o capacità di valutazione economica.
compito → raccogliere le prove fornite dai contendenti ed emanare la sentenza

Mancava il formalismo della fase in iure, qui non era neanche necessario la presenza di
ambedue le parti valeva pertanto il precetto espresso nelle XII tavole secondo cui In
assenza di una parte, trascorso mezzogiorno, Il giudice dovrà dare ragione alla parte
presente.
Le legis actiones più antiche furono
- legis actio sacramenti → dichiarativa
- legis actio per manus iniectionem → esecutiva

Legis actio Sacramenti


Fu quella più impiegata è che sopravvisse più a lungo, era qualificata generalis perché è
utilizzabile per ogni pretesa per la quale non fosse prescritto l'esercizio di altra legis actio.
- legis actio sacramenti in rem
- legis actio sacramenti in personam

legis actio sacramenti in rem: impiegata per il riconoscimento e la tutela di posizioni


giuridiche soggettive assolute Per le quali era uso parlare di vindicationes.
- Con questa il proprietario perseguiva la cosa che affermava appartenergli,
l'erede perseguiva l'eredità che diceva sua
- Applicazione al caso di chi persegue una cosa propria

procedimento:

fase in iure: una volta presenti ambedue le parti dinanzi al magistrato + cosa controversa
- vindicatio: la parte che aveva preso iniziativa della lite tenendo in mano una
bacchetta “festuca” afferma solennemente che la cosa gli apparteneva
- contravindicatio: l’altra parte con le stesse certa verba afferma l’opposto

A questo punto interveniva il pretore ingiungendo di deporre la cosa , questi obbedivano e si


sfidavano reciprocamente al sacramentum che era
- dapprima un atto pregno di sacralità che comportava un solenne giuramento,
- poi divenne una scommessa di pagare all’erario, in caso di soccombenza 50 o 500
assi, 50 se il valore della lite era inferiore a 1000 assi, 500 se superiore.

Dopo il pretore vindicias dicebat = emanava un provvedimento in forza del quale assegna il
possesso provvisorio della cosa controversa a quella parte ritenuta più idonea.
- Questi avrebbero assunto il ruolo di praedes → garantiva che, una volta soccombente,
la parte alla quale il magistrato aveva assegnato il possesso provvisorio della cosa
l'avrebbe restituita all'avversario insieme con i frutti maturati durante il processo

Chiusa la fase in iure, avendo avuto luogo la nomina del giudice la litis contestatio →

apud iudicem: ciascuna parte si sarebbe adoperata per dimostrare al giudice che la cosa
gli apparteneva; avendo entrambe affermato, in iure, che la cosa gli apparteneva.

Il giudice, raccolte le prove, si sarebbe pronunciato su quale dei 2 sacramenta fosse iustum
(conforme al ius) e quale iniustum.
- Il soccombente doveva pagare l’importo dovuto all’erario.

cosa oggetto della controversia


- se a vincere la lite fosse stato il contendente al quale era stato assegnato il posesso
provvisorio avrebbe continuato a ottenere la cosa presto di sé.
- Se alla parte vittoriosa non fosse stato restituito il bene oggetto della lite, quest’ultimo
avrebbe potuto procedere contro i praedes (testimoni). È possibile ritenere che fosse
contemplata anche la via dell’autodifesa, potendo con l'uso della forza
legittimamente prender possesso del bene che era stato riconosciuto appartenergli.
legis actio sacramenti in personam: meno noto
tutela di posizioni giuridiche soggettive relative, si perseguono i crediti,
Il creditore insoddisfatto avrebbe agito contro il proprio debitore accusandolo in iure

Il debitore poteva ammettere o negare il debito,


- se ammette, si aveva la confessio in iure + interruzione del rito
- se negava le parti si sfidano reciprocamente al sacramentum.
Il creditore persistendo l’inadempimento avrebbe esercitato la legis actio per manus iniectionem.

legis actio per manus iniectionem: si agiva per la realizzazione di posizioni giuridiche
soggettive, con essa si procedeva ogni volta che il debitore dopo 30 giorni dalla sentenza
non avesse ancora estinto il suo debito; al iudicatus era parificato il confessus (colui che in
iure avesse confermato il suo debito.). si poteva avere anche in
situazioni riconosciute come certe a priori. Per alcune con “manus iniectio pro
iudicato” per altre con “manus iniectio pura”.
1) pro iudicato -> si dava allo sponsor che, avesse prestato garanzia, sodisfando il debito,
e il debitore garantito non gli avesse restituito entro 6 mesi il relativo importo. Il debitore
poteva indicare un vindex che negando il debito, lo avrebbe sottratto alla manus iniectio,
ma il vindex soccombente avrebbe dovuto pagare il doppio dell’importo dovuto (regola
della litiscrescenza).
Se il debitore non avesse indicato un vindex, il pretore pronunziava l’addictio del debitore,
il creditore avrebbe potuto trascinarlo presso di se e tenerlo incatena per 60 giorni, con
l’obbligo però di portarlo in 3 mercati (le nundinae) dove proclamato l’importo del debito,
chiunque avrebbe potuto riscattarlo. Se ciò non avveniva poteva essere venduto come
schiavo fuori Roma (trans Tiberim) oppure avrebbe potuto ucciderlo.
2) pura -> la differenza dalla pro iudicato era che in essa, non era necessaria la presenza
di un vindex, ma in questo caso il debitore soccombente così come il vindex nelle pro
iudicato, avrebbe dovuto pagare il doppio (regola della litiscrescenza).

legis actio per pignoris capionem:


non richiedeva la presenza né del magistrato né dell'avversario. Poteva svolgersi anche
nei giorni nefasti. prevedeva che il creditore pronunciasse certa verba e prendesse
possesso di cose appartenenti al debitore e le tenesse in pegno fino a quando
quest’ultimo non avesse saldato il debito.

legis actio per iudicis arbitrive postulationem: era esperibile a norma XII tavole
- per crediti nascenti da stipulatio: rito era analogo a quello delle legis actio sacramenti
in personam.
- per la divisione di eredità
- per la divisione di beni comuni;
→ Le parti dovevano fare riferimento alla fonte dei diritti mancati e rivolgersi poi al pretore
chiedendo con certa verba la nomina di un giudice o di un arbitro.

legis actio per condictionem per crediti aventi a oggetto


- certa pecunia: una certa somma di denaro
- certa res: cose determinate diverse dal denaro.

procedimento: l’attore affermava il proprio credito senza precisare la fonte, e la


necessità di adempiere da parte del debitore era anche qui affermata in termini di
oportere, se il convenuto negava, l’attore lo invitava a presentarsi dinanzi al pretore
dopo 30 gg per la nomina del giudice che avrebbe deciso in merito alla controversia.
Processo Formulare
A partire dal III secolo a.C. con l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra romani e
stranieri, + sviluppo della società nacque l'esigenza di strutture processuali diverse.

Il creatore urbano consentì agli interessati di litigare per formulas → si diede luogo a un
tipo di processo che si realizzava in forza dei poteri del pretore (iuris dictio, imperium).

Dinanzi al pretore Urbano si poté litigare


- per legis actiones
- per formulas

Presto un solo pretore non bastò più e nel 242 a.C. fu istituito un secondo pretore=
praetor peregrinus → con il compito di vincere ius tra cittadini e stranieri o stranieri.

ABOLIZIONE delle legis actiones:


sempre più inadeguate rispetto alla nuova realtà e al mutato contesto culturale
insofferente al rigorismo formale. Furono gratuitamente soppresse intorno al 130 a.C:
- lex Aebutia abolì legis actio per condictionem
- lex Iulia iudiciaria abolì le restanti

Si fece eccezione per le liti per le quali avrebbero deciso i centumviri e per l'azione di danno
temuto in questa il ricorso alle legis actio cadde presto in desuetudine perché fu riscontrato assai
più comode il rimedio pretorio della cautio danni inferti.

La conseguenza fu che il processo formulare andò sostituendo le legis actiones,


divenne il processo privato ordinario, e rimase per tutte le età classica
- fu applicato a Roma, nel resto del territorio italico, in buona parte delle Province.

CARATTERI del processo formulare:


Aveva carattere unitario → un solo procedimento per l'esercizio delle varie actiones.
Per ciascuna di esse era previsto nell'editto una diversa formula, le azioni erano tipiche, loro
numero era alto consentendo tutela di pretese diverse per origine, natura e fondamento.

Il procedimento è aperto anche ai peregrini, era diviso in 2 fasi


- in iure //// apud iudicem

Caratteristiche:
- Stavolta in both fasi le parti poteva esprimere liberamente le loro ragioni
- Scrittura: le formulae erano redatte per iscritto
- ruolo del magistrato era più attivo e dinamico

Chiamata in giudizio, ius vocatio: per assicurare la presenza in iure dell'avversario.


→ atto privato compiuto dall'attore con cui invitava l'altra parte a seguirlo in giudizio

A differenza del periodo arcaico


- non si richiede più alcuna solennità orale
- l'attore avrebbe dovuto precisare al convenuto l'azione che intendeva promuovere.
- contro chi si rifiutava di seguirlo l'attore non avrebbe potuto fare ricorso alla forza.

Vadimonium: sin da età pre - classica alla ius vocatio si fece ricorso più raramente
Struttura oscura → in età classica essa comportava che lo stesso convenuto, mediante
stipulatio, prometteva all'avversario di comparire dinanzi al magistrato nel giorno concordato.
Il convenuto si sottrae così all'obbligo di seguire immediatamente l’attore in iure.
Fase in iure:
- Venivano fissati i termini giuridici della lite.
- era necessaria la presenza sia dell'attore che del convenuto.
- Il magistrato che la presiedeva era un magistrato con iuris dictio.

il magistrato approvato il testo della formula (iudicium) Concordata tra le parti concedeva
l'azione richiesta e dava via libera per l'ulteriore procedimento sì che la lite potesse infine
essere decisa con sentenza.

Dinanzi al pretore le parti manifestano le proprie ragioni:


- l'attore indicava all'avversario la formula dell'azione che intendeva promuovere
facendo riferimento all'albo pretorio → riproduceva l’editto.
- alla editio seguiva la postulatio actionis che era Rivolta al pretore, mediante la quale
l'attore chiedeva che si procedesse con l'azione indicata.

Se il convenuto non le ammette aveva luogo un dibattito informale nel corso del quale le parti
sostenevano ciascuna i propri punti di vista.

Denegatio actionis:
- il pretore avrebbe potuto convincersi che la pretesa di parte attrice fosse infondata
perché procedere sarebbe stato inutile
- oppure che pur fondata in relazione alla circostanza emersa nel dibattito sarebbe
stato iniquo per seguirla.

In entrambi i casi il pretore avrebbe denegato l'azione cosicché


- il giudizio non avrebbe avuto seguito.
- la pretesa attrice sarebbe rimasta di per sé impregiudicata perché la denegatio non
era una sentenza, e la pretesa non poteva essere perseguita.

Datio actionis: accadeva più spesso


il pretore dava via libera all’ ulteriore procedimento → “dare l'azione”
Essa presupponeva di norma che le parti con la partecipazione e approvazione del pretore
avessero concordato il testo della formula da adottare nella specie concreta.

La formula consisteva in un breve documento scritto dove era indicato


- nome del giudice che avrebbe emanato la sentenza,
- cui era rivolto l'invito di condannare o assolvere il convenuto.

Litis Contestatio: atto istitutivo del giudizio


Una volta che il pretore fosse stato d'accordo sul testo della formula che riteneva giusto egli
compiva la Datio actionis → Quindi l'azione richiesta, autorizzando in tal modo il relativo
procedimento sulla base di quella formula.
Era il presupposto indispensabile perché si potesse avere una decisione giudiziale di merito
sulla questione controversa, era l'atto istitutivo del giudizio punto di riferimento di ogni effetto
che si attribuiva all'esercizio di ogni azione. con Esse e i termini giuridici della Lite restavano
fissati così come espressi nella formula che non poteva più essere mutata.
essa aveva effetti esclusori o preclusivi, per effetto della quale l'azione non avrebbe potuto
essere ripetuta.
Prima della sentenza di ripetibilità dell'azione Dipendeva dalla litis contestatio.
altro effetto era quello conservativo che è con la litis contestatio la pretesa dell'attore era
messa al sicuro qualunque evento successivo non l'avrebbe pregiudicata.
Esigeva la partecipazione di entrambe le parti
senza la collaborazione del convenuto alla fissazione dei termini della Lite → defensio , Il
giudizio non avrebbe avuto luogo e l'attore non avrebbe potuto ottenere alcuna sentenza che
dichiarasse fondata la sua pretesa.
Indefensio: Ciò non vuol dire che il convenuto avrebbe potuto impunemente rifiutare di
defendere contro Il convenuto che è presente in jure assumesse un atteggiamento passivo di
non collaborazione all'istituzione della Lite indefensio, il pretore minacciava sanzioni diverse
che erano più gravi nel caso di azioni in personam.

Fase apud iudicem:


Aveva luogo dinanzi al giudice che avrebbe deciso la controversia, egli non era un organo
pubblico ma un privato cittadino che riscuoteva la fiducia delle parti.
- lo sceglievano le parti d'accordo col pretore, nome figurava in apertura della formula.

Giudice: poteva essere una persona singola


- organi giudicanti collegiali → recuperatores, normalmente 3 che giudicavano in
processi di maggiore rilievo sociale.
- per la scelta del giudice erano predisposte liste speciali compilate sulla base di criteri
politici e periodicamente aggiornate.

Se assente una parte oltre le 12 del giorno fissato per l'udienza il giudice avrebbe dovuto
decidere necessariamente in favore della parte presente.

Se presenti ambedue le parti il procedimento si svolgeva senza alcuna formalità


- ciascuna parte esponeva le proprie ragioni e adduce le prove che riteneva utili
- il giudice era vincolato ai termini della formula.

Si concludeva con la sentenza di condanna o assoluzione del convenuto, mai dell'attore. era
definitiva non essendo soggetta ad appello nell’ambito del processo formulare.
- l'appello presuppone un organo superiore rispetto a quello che ha messo la sentenza,
Ma il giudice privato non aveva superiori gerarchici.

La sentenza di condanna era sempre espressa in denaro e dava luogo alla obligatio iudicati
- attore vittorioso avrebbe potuto procedere contro l'avversario soccombente che non
vi si adeguasse con l'actio iudicati.

Parti ordinarie della formula: anzitutto la nomina del giudice iuris nominatio.
Seguivano poi altre 4 parti dette ordinarie
- intentio, demonstratio, condemnatio, adiudicatio

INTENTIO: sempre presente


Esprimeva la pretesa avanzata dall'attore, caratterizzava la formula denunciando nella
natura e consentendo di stabilire il tipo dell'azione quando mancava la demonstratio.

Poteva essere
- certa: quando la pretese attrice era determinata
- incerta: negli altri casi.

Se la formula era con demonstratio l' intentio era sempre incerta


- indicava tutto quel che è per i fatti indicati nella demonsatio,
- il convenuto era tenuto a dare e a fare nei confronti dell'attore.

Nelle azioni che avevano formulae con intentio certa


- l'attore avrebbe potuto incorrere in pluris petitio (domanda di qualcosa in più)
- con la conseguenza di perdere la lite

questo pericolo non era prospettabile nelle formule con intento incerta
- l'attore de bruciava in giudizio qualche rispettava senza specificarlo.
DEMONSTRATIO: non tutte le formule l’avevano
Indicava la causa, la fonte vantata dall'attore, i fatti che avevano dato vita al processo.
- c'erano formule astratte dove la causa non era espressa.
- figura nelle formule dei giudizi di buona fede.
- era collocata prima dell’ intentio e iniziava con la parola quod in senso causale.

CONDEMNATIO: si invitava il giudice


- a condannare il convenuto se sussistevano le condizioni nella stessa formula indicate
- oppure ad assolverlo .

La condemnatio della formula era diversa dalla sentenza di condanna, same name.
- erano collegate per il fatto che la sentenza di condanna intanto sarebbe stata
possibile se fossero stati conferiti al giudice i poteri dalla condemnatio della formula.

ADIUDICATIO: solo nelle formule delle


- azioni divisorie
- azione per il regolamento dei Confini
→ autorizzava il giudice ad aggiudicare
- ai partecipanti della comunione parti definite di quanto era oggetto della divisione
- ai confinanti parti definite di terreno.

Praescriptio: poteva anche figurare anche se non era propriamente una parte della formula
Perché era scritta prima della iudicis nominatio.

Nella formula con intentio incerta, Con le quali il creditore deduceva in giudizio “tutto ciò che
gli era dovuto”. La conseguenza era che per l'effetto preclusivo della litis contestatio il
creditore attore non avrebbe potuto più ripetere l'azione per lo stesso credito.
Ma la prestazione dovuta poteva essere frazionabile e perseguibile Con un'unica azione
agendo il creditore per una parte soltanto avrebbe rischiato di non poter più esigere il resto.

A ciò rimediava là prescriptio in forze della quale l'oggetto dell'azione + l’effetto della litis
contestatio venivano limitati a quanto l'attore volesse o potesse intanto perseguire.
- Era un rimedio che giovava l'attore.

Exceptio: Un rimedio a favore del convenuto


- veniva inserita nella formula a richiesta del convenuto o nel suo interesse .
- veniva inserita dopo l'intentio e prima della condemnatio
Il giudice avrebbe dovuto condannare il convenuto solo se le circostanze dedotte
nell’ exceptio non risultassero vere, di conseguenza avrebbe dovuto assolverlo.

Il pretore concedeva l'exceptio quando quella circostanza non erano manifestate e venivano
contestate dall'attore.
- veniva incorporata nella formula previa litis contestatio
- il giudizio continuava apud iudicem
Classificazione delle azioni
le azioni per alcune peculiarità sono classificabili in categorie
- Azioni civili → fondate sullo ius civile
- Azioni onorarie → fondata sul diritto onorario

L'appartenenza all'una o l'altra categoria si stabiliva dalle intentio della formula


- a seconda che in essa la pretesa attrice apparisse o non fondata sul ius civile

Erano fondate sul ius civile le pretese che si risolvevano in affermazioni


- di appartenenza ex iure Quiritium
- di spettanza di ius
- di obbligazione a carico del convenuto, oportere

Ogni altra pretesa era di diritto onorario.

il Pretore riproduceva nell’ editto i modelli delle formule


- azioni civili: Bastava che l'editto le contemplasse
- azioni pretorie: avevano fondamento in apposite clausole contenute nello stesso
editto dove il pretore indicava le circostanze in presenza delle quali avrebbe
concesso l'azione, ogni azione pretoria presupponeva una promessa edittale.

IUDICIA BONAE FIDEI, classifica nelle azioni civili


Il dovere giuridico del debitore di adempiere fu in essi espresso in termini di oportere ex fide
bona, Con essi si diede tutela giudiziaria anche ai peregrini.
si trattava di azioni in personam che avevano la formula con
- demonstratio
- intentio incerta: oportere + ex fide bona
- condemnatio

Il giudice era invitato a stabilire secondo criteri di buona fede quali fossero gli obblighi a
carico del convenuto.
- buona fede = correttezza nella vita di relazione

IUDICIA STRICTA giudizi di stretto diritto


Azioni civili in personam in cui il dovere giuridico di adempiere del debitore era espresso
nell’intentio con un oportere puro e semplice

AZIONI PRETORIE rimedi volti a colmare lacune dello ius civile perché tutelano rapporti
iure civili non specificatamente tutelati o reprimevano comportamenti iure civile non
specificamente repressi, potevano essere:
- utiles
- con trasposizione di soggetti
- in factum

AZIONI ‘UTILI’
nell’ intentio non mancava il riferimento allo ius civile, si operava un’estensione di azioni civili
a situazioni iure civili non contemplate .

AZIONI ‘IN FACTUM’


Si prescinde del tutto dal ius civile è nelle formule relative si invitava il giudice a condannare
o assolvere a seconda che si verificasse o non per certi eventi avevano avuto luogo.
ACTIONES FICTICIAE
Cerca le azioni utili si deve precisare che l'estensione della tutela civilistica poteva aver ruolo
luogo Con modalità diverse: la più nota era la fictio

Le azioni utili nelle quali si operava mediante fictio erano cd actiones ficticiae.
- Nella intentio di queste formule il giudice era invitato a giudicare sulla base di una
funzione giuridica → giudicare come se esistesse un elemento o una circostanza in
effetti mancati Ma che secondo il ius civile sarebbero stati necessari per dare luogo
ad una situazione riconosciuta e tutelata.

AZIONI con TRASPOSIZIONE di soggetti


per dare modo al giudice di condannare il convenuto nonostante il difetto nell’attore di
legittimazione attiva o Nonostante il difetto del convenuto di legittimazione passiva ,
- si indicava nell’ intentio il nome del sogg effettivamente legittimato
- nella condemnatio il nome della parte che stava effettivamente in giudizio al posto del
legittimato.

Azioni arbitrarie
Azioni la cui formula contiene una particolare clausola restitutoria per cui il giudice prima di
procedere alla condanna pecuniaria avrebbe dovuto invitare il convenuto a restituire, e
condannarlo solo in caso di mancata restituzione.

Il ricorso alla clausola arbitraria è da porsi in connessione con il principio per cui la condanna
doveva essere sempre espressa in denaro, giovava
- sia al convenuto → evitando la condanna al pagamento di una somma di denaro
- sia all'attore → conservando l'oggetto della sua pretesa.

Se il convenuto su invito del giudice non avesse restituito A stabilire l'importo della condanna
pecuniaria sarebbe stato l'attore.

Prevalso l'attore nell'azione arbitraria la lite si conclude con la restituzione + assoluzione del
convenuto.

Ad avere tale clausola erano le azioni penali per le quali più sentita era l’esigenza che l’attore
ottenesse la cosa anziché la stima di essa.

Quando la clausola mancava il giudice avrebbe dovuto condannare il convenuto pure se


questi dopo la litis contestatio avesse soddisfatto le giuste pretese dell’avversario.

ulteriore Classificazione delle azioni


Azioni penali: azioni in personam → il privato vittima di un illecito perseguiva dall’autore di
essa una pena che aveva funzione punitiva. La pena poteva essere
- corporale: veniva inflitta dalla vittima
- pecuniaria: percepita dalla vittima

Azioni reipersecutorie: si perseguiva la res ( = ogni interesse patrimoniale leso),


- funzione risarcitoria

Nel processo formulare la pena era sempre pecuniaria e anche la condanna


- da qui il problema di distinguere le 2 azioni.

Le azioni reali Erano tutte reipersecutorie, le azioni in personam no


azioni penali: la condotta fosse in un multiplo del valore di una cosa o del pregiudizio subito
dall'attore
+ azioni penali al simplum.

le azioni penali nascevano tutte da atto illecito (extracontrattuale: delictum) ma da un delitto


poteva nascere pure un'azione Reipersecutoria.

per stabilire la natura dell'azione Bisogna fare riferimento al relativo regime giuridico.

le azioni penali erano passivamente intrasmibili


- potevano essere esercitate solo contro l'autore dell'illecito non contro i suoi eredi

Esse si cumulavano:
- contro più responsabili: Se più Erano gli autori dell'illecito per cui sorgeva azione
penale questa avrebbe potuto essere esercitata per l'intero ‘in solidum’, contro
ognuno di essi, L'azione contro uno non preclude l’azione contro gli altri perché tutti
avrebbero dovuto pagare l’intera pena.

Azioni reipersecutorie: il cumulo era escluso, l’interessato che esigeva una volta il
risarcimento per intero doveva ritenersi soddisfatto. Se otteneva qualcosa che riguardava
altri avrebbe dovuto dividerla con essi.

La questione del cumulo si pone anche con riguardo alle azioni.

pena e risarcimento non sono incompatibili


- si può pretendere il risarcimento anche dopo aver punito e viceversa
- la reintegrazione dell’interesse patrimoniale leso si ottiene una volta sola

Da qui la possibilità di cumulare, se nascenti dallo stesso illecito azione penale e reipersecutoria
+ impossibilità di cumulare per lo stesso fatto più azioni reipersecutorie.

Le azioni penali potevano essere


- civili
- pretorie: annali = non potevano essere esercitare non oltre l’anno dalla commissione dell'illecito

Esse potevano essere esperite in via nossale → azioni noxales → si esercitavano per gli
illeciti commessi da soggetti a potestà.

Depenalizzazione del diritto privato Romano


Più indietro nel tempo più rigido era il sistema delle azioni penali
molte azioni dei persecutorie in età classica erano penali in età arcaica.

Dagli inizi del principato ha inizio un graduale processo di depenalizzazione per il rigoroso
sistema delle azioni penali circa
- intrasmissibilità passiva: contro gli eredi del colpevole può essere proposta azione
non penale nei limiti dell'arricchimento sì che si rispondono alla misura in cui abbiano
tratto vantaggio dal illecito commesso dal loro Dante causa
ammesse deroghe più ampie al principio del cumulo tra azione penale e azione
reipersecutoria. Tante azioni diventano mixtae.
- il criterio della nostra vita cadde in desuetudine in età post classica.
Nella maggior parte delle azioni penali la pena espressa nella condemnatio della formula era
di importo Maggiore rispetto al pregiudizio subito.

in età classica la giurisprudenza cominciò a distinguere nella condemnatio


- di alcune azioni penali con poena in multiplo
- Una parte simplum corrispondente al pregiudizio patito dall'attore che venne
considerato a titolo di risarcimento.

Configurazione di taluni comportamenti sanzionati da azioni finali private anche quali crimine
come tali repressi con pena pubblica nell'ambito di iudicia pubblica al di fuori del processo
privato.

Nel diritto Giustino nero vi sono premesse che porteranno a rimuovere dal diritto privato ogni
idea di penalità
- gli ultimi residui di penalità scompariranno in età medievale e moderna
- Si affermerà il principio per cui gli illeciti extracontrattuali possono dal luogo solo al
risarcimento dei danni nell'ambito del diritto privato.

ACTIO IUDICATI
essa nel processo per formulas per l'esecuzione della sentenza soccorreva un actio in
personam che aveva i seguenti presupposti
- Sentenza di condanna espressa in denaro
- conseguente obligatio iudicati
- debitore entro 30 giorni non avesse adempiuto

Avviata la fase in iure


Se Il convenuto riconosceva di essere tenuto il pretore dava corso all'esecuzione, ma Il
convenuto poteva negare che esistessero i presupposti dell'actio iudicati poteva opporre.
- Che non mi fosse stata alcuna valida sentenza di condanna ai suoi danni
- di avere adempiuto
- che i termini per l'adempimento non fossero ancora trascorsi.

Procedure esecutive contro il iudicatus


Se Il convenuto riconosceva di essere tenuto o se era stato condannato al doppio il pretore
dava corso all'esecuzione che poteva essere patrimoniale o personale

esecuzione personale: era ricalcata sulla legis actio per manus iniectionem
- il pretore pronunziava addictio del debitore in favore del creditore autorizzandolo a
condurre il debitore nelle proprie carceri private e tenerlo in uno stato di assoggettamento.

INTERDICTA:
→ proibire; Furono gli ordini processuali che vietano determinati comportamenti
- erano emessi su domanda di un privato è contro un privato.
agli inizi erano divieti perentori del magistrato in seguito col processo formulare divennero
ordini condizionati, potevano essere
- prohibitoria → vietavano
- restitutoria → ordinavano di restituire
- exhibitoria → ordinavano di esibire

Il pretore presenti due contendenti Procedeva d'esame sommario delle regioni degli
interessati Ma l'ordine → interdictum che egli emanava era articolato perché faceva
riferimento ai presupposti che ne è giustificavano le emanazione.

INTEGRUM RESTITUTIO:
È tra rimedi pretori volti a correggere il ius civile. comportava il ripristino della situazione giuridica
a come era prima dell'evento o dell'atto i cui effetti giuridici il pretore voleva rimuovere.
il procedimento si svolgeva in contraddittorio tra le parti ed era il pretore che accerta se
sussistessero no le ragioni per la concessione della restitutio.

il pretore non poteva rendere Nulli gli effetti giuridici già in iure civili prodotti
ma concedeva alla persona che all’uopo si era a lui rivolta mezzi giuridici tali da
neutralizzare gli effetti senza annullarli.

CAUTIONES/ STIPULATIONES PRAETORIAE:


Tra gli espedienti pretori Per colmare le lacune del ius civile.
si ricorreva in casi determinati per i quali mancava un obbligo giuridicamente sanzionato al
compimento di una certa prestazione è il pretore riteneva equo che quell'obbligo vi fosse Ok
era opportuno tutelarlo.

su istanza → postulatio dell'interessato, compiuti gli accertamenti il pretore imponeva alla


parte contro cui era avanzata all'istanza di obbligarsi con stipulatio e con questa promettere
l'avversario la prestazione del caso.

MISSIONES IN POSSESSIONEM:
Erano disposte dal pretore con decretum, su postulatio dell'interessato e previa cognitio
Pretoria per l'accertamento dei suoi presupposti. In forza della missio l'istante era
autorizzato ad immettersi in possessionem o di un singolo bene o un complesso
patrimoniale. Esse si avevano nelle sue ipotesi per cui l'editto le avesse previste, la funzione
era diversa a seconda del tipo o di custodia o conservazione o pressione al compimento di
un atto o assunzione di un comportamento.

Scomparsa del processo formulare


Per tutte le età classica rimase il procedimento ordinario per le liti tra privati. fu abolito dai
figli di Costantino → gli imperatori Costanzo è costante nel 342 MA la ricca elaborazione
legata alla tecnica e la figura del pretore non poteva essere abbandonata e fu riferita al
nuovo processo.

Cognitiones extra ordinem


primo caso: risale ad Augusto il riconoscimento di valore giuridico ai fedecommessi. stabilì
per le relative controversie la competenza dei Consoli.
già in età classica: Pretese alimentari, pagamento di onorari agli avvocati.
- Materie per le quali non era possibile agire nel processo ordinario

Con l'effettiva istruzione delle cognitiones si procedette con altre materie, e si ebbe concorso
per la stessa materia tra il nuovo processo e il formulare.

organi competenti a giudicare:


Province → governatore, A Roma → magistrati dell'ordine + funzionali nominati dal Principe.
+ prassi per cui il Princeps su istanze degli interessati interveniva nei giudizi privati:
dava pareri vincolanti ed emanava prescritti. Decideva sia in prima istanza sia in appello

Si parla di cognitiones al plurale → i procedimenti adottati erano tanti quanto gli organi decidenti.

Se si parla di cognitio al singolare → in questi tipi di processo si manifestarono principi e


orientamenti comuni in ragione dei quali le diverse cognitiones si andarono caratterizzando
sempre come processi pubblici.

Appello: possibilità avverso le sentenze extra ordinem


- giudici in età classica: senato (nerone) + praefectus praetorio, praefectus urbi.

Procedimento: nella chiamata in giudizio interveniva un organo pubblico


- se il convenuto non si fosse presentato in udienza dopo essere stato chiamato
era considerato in contumace = non obbediente all’invito dell’organo pubblico
- Il giudizio si sarebbe svolto nonostante la sua assenza

Il giudizio si svolgeva tutto dinanzi a un organo pubblico, investito del potere di emanare la sentenza
- non vi erano le 2 fasi, decisione non spettava ad un giudice privato.
- non vi era litis contestatio

Alla sentenza extra ordinem si attribuirono effetti pregiudiziali


- se la questione già decisa fosse stata riproposta dinanzi ad un altro giudice, egli
avrebbe dovuto conformarsi al precedente giudicato.

Le cognitiones erano caratterizzate dalla massima libertà di apprezzamento del giudice sia per il
merito della lite (no direttive espresse in formula) sia per la conduzione del procedimento.
- erano assenti i formalismi
- l’attore illustrava le proprie ragioni e il convenuto le difese → praescriptio.

La condanna avrebbe potuto non essere espressa in denaro; in tal caso il giudice che aveva
emesso la sentenza poteva impedire l’esecuzione forzosa.

Ma se la sentenza era di condanna pecuniaria si dava luogo alla procedura esecutiva.


Il giudice poteva evitare l’esecuzione personale e bonorum venditio disponendo il
pignoramento e poi la vendita di singoli beni del soccombente.

Processi postclassico e giustinianeo


Da epoca post classica gli organi preposti alle nuove circoscrizioni territoriali divennero
organi giudiziari competenti territorialmente in primo grado e appello.
- al vertice sta l'imperatore che decide in ultima istanza.

Gli orientamenti e le regole manifestati nelle cognitiones extra ordinem si trasmettono nel
processo post classico.

Il procedimento si irrigidisce
- tendenza del legislatore non spazio ai poteri discrezionali da parte del giudice.
- si dà modo di prospettare alle parti le difese in fasi diverse del procedimento → il
punto da decidere non è cristallizzato in una formula definita con la litis contestatio.
- per molti atti giudiziari si prescrivono formule scritte

Dalla fine del IV secolo la legislazione imperiale proibì le carceri private.


Tuttavia strumenti e principi formulari vennero adattati al nuovo processo + sviluppi che
consentivano l’assenza del tecnicismo formale.
- exceptio potè essere impiegata non solo per escludere ma anche per ridurre la condanna.

Perse importanza, con la scomparsa del pretore, la distinzione tra azioni civili e pretorie.

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