ESTETICA
ESTETICA
deriva dal latino aestetica, e dal greco percezione, è una branca della loso a. il termine nasce
nel 1750 dal losofo tedesco baungharten, il primo a darne una de nizione. si occupa del bello,
dell’esperienza del bello, e della concezione dei prodotti dell’arte. si occupa dello studio delle
opere d’arte e della loro classi cazione.
come fenomeno moderno, si sviluppa nell’area tedesca principalmente, in particolare tra 700 e
800 (neoclassicismo e romanticismo), le grandi produzioni letterarie poetiche e artistiche
generarono anche una grande ri essione teorica. momento di assunzione di centralità del
soggetto, sia del creatore (artista) che del fruitore (spettatore). l’esperienza estetica diventa
fondamentale. esempio del genio creatore che si eleva al di sopra dell’umano, e riusciva a
riportare l’idea di natura nell’arte (visione romantica).
# LEZIONE 2, 17 SETTEMBRE
è con platone che nasce l’estetica. è il primo autore che problematizza i concetti di arte e bello.
volume la storia dell’estetica di un autore polacco, tatarchievick??
ogni disciplina del sapere si sviluppa in maniera complessa nella storia, e va quindi
contestualizzata nelle varie epoche. è importante il carattere storico quindi. ciò riguarda anche
l’estetica, che si occupa di fenomeni e di discipline artistiche. esempio dell’estetica della
fotogra a e del cinema, che si è sviluppata in anni recenti, ma comunque l’estetica di platone
applica dei concetti presenti anche nel cinema. tatarchievick analizza come i diversi critici
intendono l’arte.
un secondo aspetto importante è il pluralismo. riconosce l’insu cienza delle teorie estetiche
generali, che mirano ad un’interpretazione universale, e sviluppa la sua ricerca con l’umiltà che la
loso a potrà solo avvicinarsi ad una visione totale dei concetti estetici.
un terzo elemento è l’attenzione dell’autore per la semantica. i concetti chiave dell’estetica hanno
una profonda complessità. dire “arte” e “bello” non è lo stesso in tutte le epoche storiche.
questo metodo si lega ad un approccio loso co, l’ermeneutica, dal greco “interpretare”. è una
branca della loso a che si occupa appunto di interpretazione. nasce e si sviluppa in europa in
relazione alla religione e ai testi sacri. l’ermeneutica presuppone la necessità di problematizzare
l’atto conoscitivo. noi non possiamo studiare un oggetto di conoscenza in modo immediato, non
razionale. il nostro metodo di analisi si basa su forme di pregiudizi e prerconoscenza che ci
vincola, ma allo stesso tempo ci permette di e ettuare l’analisi in primo luogo. l’ermenutica
evidenzia questo dualismo, ci insegna che non esiste un sapere oggettivo, neutrale, ma solo
interpretato e interpretante. il più grande modello è quello di gadamer, verità e metodo.
abbiamo detto che l’estetica si occupa della percezione del sensibile, e dell’arte.
cos’è, quindi, l’arte? è un problema de nirla (beh ovviamente). designa sin da subito due classi di
fenomeni:
nel mondo mediavale si distingue tra arti liberali (degli uomini liberi) e arti volgari (legati allo sforzo
sico). si distinguevano 7 liberali e 7 volgari. pittura e scultura non erano considerate ne liberali ne
volgari, non erano arti.
nel rinascimento, la poesia viene re-inclusa nelle arti. si rivaluta il soggetto, rispetto quindi anche
all’artista creatore. l’arte si lega meno a norme universali, e sempre più al singolo genio creativo.
si inizia a parlare di belle arti. secondo alcuni sono le arti dell’ingegno, in cui bisogna metterci
intelligenza ; altri parlano di arti musicali, nel senso della capacità di riconoscere gli equilibri del
cosmo —> uno dei maggiori esponenti è marsilio cino. altri fanno incidere le belle arti con le arti
poetiche (intesa come forma poetica), oppure ancora arte dell’immagine ( ut pictura, poesis,
cosi come la pittura, poesia. anche la poesia è imitazione, descrizione della realtà).
dal 18 secolo non ci sono dubbi sulla distinzione tra artigianato e arte. artigianato considerato
inferiore all’arte sul piano culturale. il losof batteaux fonda una teoria delle belle arti, possono
de nirsi belle arti tutte quelle forme artistiche espressive, che si basano sull’imitazione della realtà
—> concetto di mimesis. egli quindi ribalta la visione di platone. l’artista, imitando, capisce
meglio la realtà. batteaux identi ca 5 belle arti: musica, poesia, pittura, scultura, danza.
hanno il compito di produrre piacere attraverso l’imitazione della realtà —> in contrasto con le arti
meccaniche, il cui principio è l’utilità. batteaux introduce una terza categoria, le arti mediane,
che hanno sia piacere che utilità, ovvero architettura ed eloquenza (arte della parola).
de nizione del concetto di arte. cinque possibili approcci per de nire l’arte:
1) produzione, secondo norme, regole (caratterizzate da una serie di valori estetici quali armonia,
bellezza, simmetria) di un oggetto d’arte. l’artista non è il grande nome che sconvolge la
tradizione, ma l’artigiano che apprende la materia e opera in modo impersonale. de nizione
del mondo antico. immagine associata —> doriforo di policleto (volontà di riprodurre l’arte
fedelmente)
2) de nizione legata all’ambito performativo. il cuore della de nizione dell’arte non è l’oggetto,
ma ciò che produce l’esperienza estetica, l’esperienza dell’arte. l’esperienza che l’oggetto
d’arte fa vivere al fruitore, un’esperienza di ascesa. immagine associata —> la creazione di
adamo, michelangelo.
3) arte come una forma di espressione. è una tesi tipicamente moderna. espressione dei
sentimenti e dell’interiorità dell’uomo. ci si focalizza sulla capacità espressiva dell’arte. opera
di riferimento —> giallo, rosso, blu, kandinskij. l’arte deve seguire la legge della necessità
interiore, fa parte dell’interiorità di un individuo.
4) arte come dimensione radicalmente autonoma, ovvero che da norma a se stessa. maggior
esponente di questa corrente è schiller. l’arte non è ciò che risponde a norme speci che, ma
è un dominio misterioso, che si impone da sè. l’arte per l’arte. l’arte è tutto ciò che gli uomini
chiamano arte, de nizione di dino formaggio. arte è ciò che una cultura, una società de nisce
arte. si oppone quindi alla volontà della loso a di trovare de nizioni universali. ciò pone
ovviamente una serie in nita di problemi. opera di riferimento—> fontaine, duchamp
5) arte come rinuncia loso ca alla de nizione. questo perche si puo sempre aggiungere
qualcosa. moris weitz, è impossibile mettere dei criteri speci ci ed esaustivi all’arte. si
utilizzano quindi altri concetti, come quello di somiglianza di famiglia (le forme artistiche hanno
delle analogie che ci permettono di compattare una serie di opere sotto la parola ‘arte’).
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de nizione che tenga conto della sovrabbondanza e varietà dei fenomeni artistici. opera di
riferimento —> the oating piers, christo (fa parte della land art). pone degli nintyerrogativi se
paragoniamo al doriforo o alla cappella sistemi a rispetto alla de nizione dell’arte.
l’estetica è quindi quella branca della loso a che si occupa dell’arte, quel dominio autonomo
nelle discipline loso che che si occupa della ri essione sull’arte e sul bello, e della de nizione
delle stesse. si costruisce nella dialettica delle teoriche loso che generali, nelle ri essioni che
vengono dall’arte e dei critici, e anche nel pubblico e la società.
# LEZIONE 3, 20 SETTEMBRE
oggi parleremo del concetto di bello. una delle nozioni fondamentali dell’estetica, e uno dei suoi
temi portanti, da cui nasce. con nascita dell’estetica non si intende il termine tecnico (1700), ma si
parla di ri essione teorica sui temi di cui l’estetica si occupa (arte, bello, esp estetica)
dal punto di vista teorico, il bello non corrisponde al piacevole (almeno in loso a). anche se si
tende ad associare i due termini, in maniera anche intercambiabile —> bello = soddisfacente al
nostro gusto. il bello ha una delimitazione di carattere soggettivo. il bello è una categoria dagli
orizzonti oggettivi, parlare di bellezza signi ca a individuare delle caratteristiche universali o inter-
soggettive che de niscano qualcosa ‘piacevole’. piacevole è qualcosa che soddisfa i nostri sensi.
la bellezza viene de nito come qualcosa, pur partendo dai sensi, coinvolge aspetti razionali,
intellettuali, concettuali. permette a chi conosce il bello di superare la dimensione sensibile.
pulchrum, parola latina per bello. deriva a sua volta dal greco. bisogna sottilonierare come il
concetto di bellezza avesse una sfera concettuale piu ampia di quella puramente artistica.
quest’oro astratti o identi cava qualcosa di ben fatto, piacevole, si basava su parametri oggettivi.
il bello era strettamente associato al bene, inteso come comportamento buono. il bello greco è
autentico, la bellezza di una cosa ne rispecchia l’aspetto morale, ontologico. il bello è buono e il
brutto è malvagio. tuttavia il pensiero din un losofo non decreta certamente il pensiero di
un’intera società (quindi per esempio la loso a di platone non era necessariamente accettata dai
suoi contemporanei). il carattere oggettivo del bello nasce con la speculazione loso ca.
armonia e simmetria sono due termini che erano caratteristici del bello oggettivo greco. armonia
nasce in ambirtot musicale, simmetria nelle arti gurative, entrambe fano parte di una bella
composizione. l’armonia può essere intesa come armonia fra le parti. tatarchievick si ferma sulla
grande teoria del bello: il bello, inteso come norma oggettiva e universale, nasce dalla
simmetria, ovvero dalla relazione armonica tra le parti di un oggetto. è una questione di
proporzione, si coinvolgono aspetti di natura matematica e musicale.
sono 3 le concezioni fondamentali di bello che p[ossiamo individuare come divergenti nel mondo
antico (che fondano l’intero dibattito), che tatarchievick individua:
1) il bello inteso in senso ampio: concezione greca originaria. indica sia il bello estetico che il
bello morale. coinvolge anche l’etica e la politica come discipline. dal medioevo, “pulchrum et
perfect un idem est” il bello e il perfetto sono la stessa cosa.
2) il bello in senso puramente estetico
3) il bello in senso estetico ma limitato alla sfera del visivo: concezione ulteriormente ridotta
a solo uno dei cinque sensi.
si può osservare una tensione processuale del concetto di bello, che parte da una concezione
molto ampia, riducendosi al bello come principio essenziale dell’esperienza estetica. nel mondo
greco, pitagora e platone sono i maggiori loso che si occupano di questo ambito.
la concezione pitagorica si basa sulla convinzione che le proprietà oggettive delle cose possano
identi care la presenza o assenza di bellezza in un oggetto. la proprietà essenziale è la
proporzione. proporzione e ordine identi cano il bello. bello, armonia, ordine, simmetria come
valori fondanti. arche per i pitagorici è il numero. questa visione è indeti cata da tatarchievick
come la grande teoria del bello, visione dominante della tradizione estetica occidentale.
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altra concezione, il bello sia una proprietà stabile, oggettiva, della realtà. il bello è nella sostanza
intima delle cose. questa teoria verrà poi sviluppata anche nel medioevo, similmente con il
concetto morale di ‘bene’ nella tradizione cristiana. ciò genera un positivismo cosmico, in cui il
cosmo ci comunica le caratteristiche del bello fornendosi copnoscenza. l’uomo non deve in
entrare il bello, ma scoprirlo. legame tra natura e arte, altra branca dell’estetica. il bello è
dimensione oggettiva del cosmo, il modo migliore dell;uomo per inseguire il bello è imitare la
natura.
a pitagora si oppongono i so sti, che avevano una concezione antropocentrico, il bello e il brutto
sono creati dall’uomo, non dal cosmo. l’uomo è misura di tutte le cose. a qui opponiamo
epicarmo, “ per un cane la cosa piu bella è un cane, per un bue un bue” —> ogni contesto
culturale, sociale determina diverse prospettive sul bello. oggettivismo vs soggettivismo. questi
termini hanno entrambi 2 piani:
- relatività dell’idea di bello: oggettivismo dice che è caratteristica oggettiva, soggettivismo dice
che è dettata dal gusto e dall’opinione
- polo dell’oggetto vs polo del soggetto.
le estetiche soggettive si legano al soggetto. gli oggettivisti s’interessano più alle caratteristiche
dell’opera.
nel rinascimento c’è soggettivismo in senso debole, ma permane l’idea di oggettività intesa nel
senso antico.
normatività—> è possibile identi care delle regole che identi chino il bello, e che diano un valore
prescrittivo “se vuoi essere artista che fa bello devi seguire queste regole”.
nella cultura greca, il bello si può applicare sia a techne che a poiesis. un tavolo o una sedia
poteva essere bello tanto quanto una tragedia. in platone, invece, che poneva un’inferiorità della
techne, il valore del bello viene ricondotto essenzialmente alla poiesis.
distinzione tra pilchrum o aptum (decorum). pulchrum è bello in se, bello assoluto, aptum è,
letteralmente “ciò che è adatto”, che risponde ad un ne, esercita in maniera perfetta la propria
essenza. aptum è bello per qualcuno (esempio dello scudo), poiché ha funzione pratica. ci si basa
sul principio cosmocentrico, anche teleologica, che pone l’esistenza di un cosmo ordinato, con un
ne —> tipico del mondo greco.
se qualcosa è relativamente bello signi ca che esiste una concezione generale di bellezza.
di erenza tra simmetria ed euritmia nel mondo antico: simmetria coincide con il bello oggettivo,
euritmia è un concetto che signi ca “bel ritmo”, corrisponde ad una visione alternativa del bello,
detto bello soggettivamente condizionato. con questo si intende che l’euritmia identi ca
l’impressione di bello che il soggetto attraversa nell’esperienza estetica. la simmetria è una
proprietà degli oggetti, l’euritmia è l’esperienza del bello (oggettivo) che vive il soggetto
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attraverso l’impressione di armonicita’ osservando un oggetto. l’euritmia sottolinea l’importanza
dei sensi nell’esperienza estetica.
l’800 pone le basi per la disgregazione del bello, il 900 le disgrega completamente. si
attribuiscono altre funzioni all’arte, come stupire, scioccare, informare, il valore sociale.
nella società liquida (bauman), anche il bello viene messo in discussione. la grande teoria
# LEZIONE 4, 23 SETTEMBRE
in platone ritroviamo due principali problematiche in relazione all’arte e al bello: partiamo dal bello.
platone riprende la divisione tra techne e poiesis (arte del divino, non si limita ad imitare, ma crea
in maniera feconda). secondo un autore tedesco (bohimer), l’estetica nasce come disciplina,
ambito problematico, proprio con platone e la questione della bellezza. nasce in una maniera
paradossale., difendendo il amore della bellezza ama negando l’arte come imitazione.
platone è durissimo critico dell’arte come techne, e l’estetica nasce quindi come negazione
dell’arte stessa. il valore della bellezza che riconosce platone era un valore di uso nel mondo
greco, in relazione all’eros —> tutta la sfera semantica legata all’amore è molto forte in platone.
l’estetica platonica nasce in una prospettiva radicalmente distanza da quella solo come studio
della percezione. nasce con un caratterista meta sicavo ed extra estetico. in platone, si include la
dimensione umana, ma che rientra in maggiori categorie meta siche e politico-morali.
la posizione platonica sul bene viene associata alla dimensione del bene (teoria di gadamer). la
meta sica trova una giusti cazione nella sua teoria —> facciamo riferimento alla teoria delle
idee. secondo platone esistonmo due strutture della realta, il piano del divenire (passaggio
dall’essere al non essere) e il piano dell’essere (iperuranio, mondo delle idee, un mondo assoluto
che ci permette di comprendere il mondo in cui viviamo).
ci sono alcune idee, dette idee somme, che coincidono con i grandi valori e concetti della loso a
occidentale, tra cui il bene e il bello. perm platone questi due termini sono strettamente connessi.
nel mondo delle idee esiste un principio di partecipazione, detto metessi, in cui gli oggetti si
collegano alle idee. quinid, il cosmo è dotato di senso perche ci sono dei principi che ne danno
ordine. noi possiamo stabilire delle regole proprio perche la nostra relata è garantita
dall’iperuranio. tuttavia la nostra realtà per platone è un’ imitazione, espressione inferiore del
mondo delle idee. quindi le opere d’arte sono copie delle copie, sono “due volte distanti dalla
realtà”.
da questa narrazione nasce l’idea di amore platonico, solo spirituale e psicologico, anche se
platone contemplava l’amore sico, carnale.
la gura di eros viene collegata al piano divino. nella poiesis si realizza la tensione erotica verso la
bellezza. per scorgere l’idea di bello serve un salto rispetto al piano solo puramente contingente.
platone parla dell’entusiasmo all’interno dell’esperienza poetica —> gli dei sono al nostro interno
quando ci sentiamo entusiasti. qui emerge anche il valore pedagogico della loso a di platone,
che vuole educare gli uomini alla loso a e ai valori dell’eros e della bellezza —> il cittadino deve
intraprendere un percorso di crescita sia a livello umano che sociale.
la scala amoris ha dei tratti iniziatici cui platone sembra essere connesso dal punto di vista
mitico e simbolico. grande losofo, eppure molti suoi elementi narrativi sono legarti ancora
all’ambito religioso. la scala amoris conduce l’uomo all’idea di bellezza, che coincide all’idea di
bene. essa si sviluppa come visione —> secondo platone, le idee si possono vedere.
altra opera in cui si esalta questo legame è il fedro, in cui celebra la 4a forma di mania,
l’inavsamento patrocinato da eros, distinguendolo da altre forma di mania, negative. la mania
erotica agisce sull’amante come una forma di possessione, e giunge al desiderio di procreare il
bello e per il bello. nel fedro si cita l’idea di reminiscenza (reincarnazione, uomo dopo la morte
ascende al mondo delle idee).
alla loso a di sul bello si a anca la ri essione sull’arte, in particolare nell’opera repubblica. qui
platone elabora una dura critica nei confronti della techne, che egli de nisce come mimeisis
mimeseos, “imitazione di imitazione”. le opere d’arte sono forme limitate dell’idea. nel timeo
spiega platone un mito fondativo: il mondo è increato, esiste da sempre. mondo caotico che
viene messo in ordine dal demiurgo, che ha disposto le forme, formando la realtà. il demiurgo ha
operato, avendo in testa il mondo delle idee —> il demiurgo è un artista (proto-artigiano), e ha
creato le cose come copie delle idee, e le cose sono versione depotenziata delle idee.
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nel tempo storico arriva quindi l’artista - artigiano, che imita la realtà. ma l’opera d’arte è
doppiamente lontana dal mondo delle idee.
estetica nasce quindi nasce mettendo in dura critica il suo stesso oggetto di ricerca.
platone pensa quindi all’arte proprio come imitazione, non c’è spazio per l’idea che l’artista crei
da se. questo concetto entra solo nel momento in cui parliamo di poiesis.
nella repubblica, platone rivendica il suo ruolo come anti-omero, riconoscendo che
l’insegnamento greco basato sui valori omerici sia diseducativa, in cui mette in scena un
pantheon divino in cui gli dei hanno i vizi umani, limitandosi poi alla visione della realtà puramente
naturalistica. la loso a è un nuovo metodo, messa in discussione dei dogmi di una civiltà.
dialogo le leggi, platone completa il proprio modello utopico —> un;’arte che merita di essere
insegnata e trasmessa, in quanto ha valore conoscitivo e formativo, è la musica. la musica è
caratterizzata dal prudere la bellezza, mettendo in atto la simmetria, valore fondativo del bello. la
musica è strettamente legata al numero, segue una ritmica, espression di misura e rapporto
armonico fra le parti, permette di esprimere una forma artistica, non tradisce una forma di
ignoranza ma invita ad incamminarsi su un percorso conoscitivo. a questo proposito platpone cita
anche l’architettura.
secondo platone, musica, architettura e danza, capaci di esprimere il ritmo, produrre il bello,
avvicinarsi al divino, dovrebbero essere introdotte all’interno della vita cittadina. la dimensione
dell’arte come parte della vita della comunità in cui platone cerca la nalità.
# LEZIONE 5, 24 SETTEMBRE
aristotele si è dedicato allo sviluppo di una dottrina dell’arte co aspetti più strettamente tecnici.
questo tipo di tesi ci conferma come, nel mondo antico, la speculazione sull’arte e sulla bellezza
non siano sempre state coincidenti —> aristotele rivaluta l’arte e si concentra meno sulla bellezza.
aristotele tenta di dare una de nizione di meta sica, il termine viene utilizzato nella loso a
moderna. il termine su coniato da un suo studente, andronico da rodi. egli ordinò i suoi lavori
scritti, ad esempio ontologia comprende tutte le ri essioni sull’essere, mentre la meta sica
vennero collocati dopo i testi di sica. meta ta physica —> dopo la sica.
la meta sica si occupa di ciò che è al di là del mondo sico (ciò si applica bene alla loso a
platonica). la meta sica di aristotele aveva lo scopo di superare la particolarità delle cose, e di
giungere a dei principi comuni universali. voleva riunire la varietà dei fenomeni e trovarne il
fondamento primo. la meta sica di artistotele si inserisce in quella platonica, la volontà di stabilire
gli aspetti comune delle cose.
esiste una gerarchia nella realtà, gli oggetti del mondo sonno caratterizzati da materia e forma che
caratterizzano la sostanza di quella cosa.
questo modello ha un impatto sul mondo dell’arte. la critica platonica mimesis mimeseos
platonica non ha senso nella visione artistotelica. artistotele guarda positivamente alla techne.
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la sua idea di bello era coerente alla grande teoria, ovvero di bello oggettivo legato a simmetria e
armonia fra le parti. egli ricorre al bello come ciò che è naturale, conforme a principio.
si ha un mutamento di giudizio rispetto all’arte, vista come disciplina feconda, e conoscitiva. dato
che la natura ha in se il proprio ne, non dipende dal mondo delle idee per avere un proprio
fondamento —> l’artista che imita la natura imita qualcosa di vero, fondato. in aristotele, l’oidea di
mimesis è connessa all’idea di riproduzione attiva e creativa di un processo, in questo caso un
processo naturale.
l’artista produce cose interessanti perché cerca di copiare un’attività costruttiva e produttiva tipica
del mondo naturale. uno spazio in cui le forme, le sense delle cose vengono alla luce. imitando la
funzione generativa della natura, l’artista è in grado di portare qualcosa di nuovo nel mondo.
la natura, secondo aristotele, ha una nalità interna, teleologia (telos), dal greco ne, insita alla
natura stessa. in questo senso, l’arte, riproducendo la natura, realizza la conforminita allo scopo
immanente della natura. l’arte si mostra conforme con quelle che sono le nalità creative della
natura. si crea una connessione tra il piano naturale (physis) e il piano della cultura, dell’arte.
imitando il procedere della natura, l’artista riaproduce anche la natura umana (emozioni).
aristotele, attraverso il suo sistema loso co, attribuisce grande importanza al concetto di forma.
la forma è ciò che da la speci cità ad un ente, elemento formale che da ad una cosa la sua
teleologia. esempio della mano, per lui, il punto di partenza è la nalità della mano che ne
consegue poi l’utilizzo da parte di chi la possiede. ciò che de nisce la sostanza “mano” ne genera
la funzione. lo stesso ragionamento si applica all’arte e all’opera d’arte.
il concetto di forma è importante anche in ambito estetico, perche l’arte si manifesta in forme.
forma, dal greco eidos, è simile al concetto di idea. l’idea ha in platone un carattere sensibile,
concreto (l’idea si vede). così la forma è qualcosa che noi immediatamente vediamo, è
con gurazione visibile della realtà. senza la forma di una cosa, non vi è la sostanza (la materia da
sola non basta).
l’artista che da la sostanza all’opera d;arte, esempio dello scultore che scolpisce il blocco di
marmo, che da solo è semplice materiale. l’artista da forma agli enti, attribuisce loro la loro
sostanza —> e ciò lo fa partendo dall’immagine. l’immagine concepita dall’ artista diventa eidos,
assume forma sica nell’opera d’arte. il contrasto tra techne e poiesis viene ricomposto.
opera piu importante di aristotele in estetica è la poetica. si approfondisce il discorso sulla poesia
e sulla tragedia. questo testo ebbe più successo tra i letterati. le caratteristiche teatrali di
aristotele sono state utilizzate per secoli nella tradizione teatrale. anche nella poetica vi è il
riconoscimento dell’imitazione come nucleo centrale della natura dell;arte. tragedian e posia sono
forme artistiche in quanto imitano qualcos’altro.
svolge una ri essione sul carattere innato dell’imitazione. è una pulsione innata dell’uomo, è un
impulso insito in noi. questo per aristotele incorpora immediatamente una funzione conoscitiva
—> l’uomo imita la natura perche vuole conoscerla. l’arte, in quanto funzione conoscitiva, viene
apparentata alla loso a, anche se con un metodo diverso (l’arte lo fa attraverso il mondo dei
sensi).
la tragedia non è imitazione di oggetti, bensì mimesi di un’azione seria (di valore
esistenziale) e compiuta in se stessa (ha inizio svolgimento, ne) con una certa estensione
inn un linguaggio abbellito.
la tragedia è tale quando risponde a degli scopi —> ha come ne agire sulla moralità dell’uomo,
creare degli stati d’animo che possano puri care le passioni dello spettatore. la funzione
catartica, katharsis, puri cazione. è una nalità profonda. ha un valore psicologico, morale e
politica, libera l’uomo dalle passioni negative.
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lo spettatore non vede a teatro degli attori con propria individualità, ma vede grandi eventi epocali
che mettono in gioco l’esistenza umana. si attiva un processo di liberazioni dalle passionai
negative, in modo che il cittadino ritorni nella città puri cato. è presente un piacere di carattere
conoscitivo.
lo spettatore nella tragedia vive due sentimenti prevalenti; heleos (pietà) vero il dolore e i drammi
dei personaggi, e phobos (timore) per le situazioni negative, e impara a impegnarsi per non farle
accadere. c’è un intento pedagogico della tragedia.
l’altro grande tema nella poetica è la poesia. la poesia viene elogiata sempre per la sua nzione
imitativa e conoscitiva, e viene considerata migliore della storia. dato che la storia è il regno dei
fatti, la poesia è il luogo del verosimile, delle possibilità: in questa facoltà dell’artista di ergersi al si
dorma dei fatti puri e semplici. mette in campo la facoltà immaginativa dell’uomo, che non
descrive solo i fatti come appaiono, ma l;uomo aggiunge anche la propria sete di conoscenza.
passaggio in cui c’è l’origine della poesia in un aspetto fondamentale: tendenza innata
dell’uomo all’;imitazione, a non accontentarsi a vedere la realta, ma a rappresentarla e quindi
possederla + tendenza dell’uomo a imitare, in alcuni soggetti porta all a scapito del poeta, colui
che mediante linguaggio, armonia e ritmo (forma fondamentale della realtà) riesce a creare la
poesia. la tendenza aristotelica è quella di approfondire la dottrina dell’arte, e di farlo valorizzando
l’arte nei suoi aspetti conoscitivi, morali e politici. si estende la visione positiva platonica della
poiesis, estendendola all’arte.
# LEZIONE 6, 27 SETTEMBRE
siamo nell’ellenismo, 203-206 d.c 269 d.c. ellenisimo è un’epoca caratterizzata da un forte
sincretismo culturale e religioso, in cui le radici greche classiche del pensiero loso co si
mescolano a elementi medio orientali / nord africani.
primo autore in epoca antica a mettere in discussione la grande teoria di platone / aristotele. egli
colloca il bello in un altro piano del inter a loso co.
plotino riprende molti temi di platone e li rielabora in una visione non dualista. esiste una gerarchia
meta sica che parte da un principio unico, detto appunto l’uno. viene de nito come la prima
ipostasi (= realta in se sussistente, fondamento). impostasti è dotato di un’essenza fondamentale,
sta sotto alle strutture della realtà. l’uno è la prima ipostasi, ed è superiore anche all’essere. l’uno
include essere e non essere. dall’uno derivano due altre ipostasi:
questa vision è gerachica, parte dall’uno e si propaga alle cose viventi. esiste anche una parte
legata alla condotta morale dell’uomo, —> riferimento alla tragica scissione dell’anima e volontà
dell’uomo di ricongiungersi all’uno.
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epistrofe (ricongiungimento) come cammino dell’uomo a volersi ricongiungere all’uno (un po’
come il discorso dell’eros e ricongiungimento al mondo delle idee). l’uno è il bene come
perfezione. così come in platone, anche in plotino c’è fusione tra vero, bene, e bello.
le loso e ellenistiche introducono il tema della salvezza dell’individuo. c’è molta attenzione
sull’individuo.
plotino, nella sua opera enneadi, parla di soli e Soli, visit come singolarità dell’individuo, e
Singolarità dell’uno. mentre il mondo della natura è un mondo continuo (con gradi), l’uno è
discontinuità pura, privo di di erenziazione.
mentre l’artigiasno costruisce l’uno a partire da molti (visione platonica), la natura della realta di
plotino sembra procedere in modo opposto (parte dall’uno e si propaga). già questa
consapevolezza lascia mettere in questione la validità della rande teoria platonica. in plotino la
molteciplicita delle cose sia una derivazione successiva, anche sul piano estetico.
dubbio plotiniano che l’opera d’arte sia anche esse una singolarità, un’unità. concetto di
euritmia, che indica la bellezza nella esperienza soggettiva dell’uomo. la simmetria riconosce il
bello oggettivo (armonia fra le parti), l’euritmia riconosce una bellezza nella soggettività. plotino
fonda un’estetica fondata sull’euritmia. fonda il sistema con un parallelismo:
secondo plotino, se le parti sono brutte, il bello non può derivare dall’associazione di parti brutte.
il bello ha primato ontologico, estetico, quindi deve fondare come singolarità fenomenica, e
per questo non può essere costituito da parti brutte. per contemplare la bellezza, serve anche
un’anima capace di coglierla. al sostanza dell’anima deve essere a sua volta la bellezza —>
un’anima brutta non può riconoscere il bello. questo ci porta ad un’estetica dell’interiorità. il
bello è una qualità delle cose, tuttavia è centrale che sia un soggetto educato (in piano estetico) al
riconoscimento del bello in quanto scintilla divina. questa visione ha i suoi germi concettuali al
soggettivismo moderno.
questo tipo di ri essione difende l’idea di un bello oggettivo, la bellzza è innalzata ad uno degli
aspetti stessi dell’uno. tuttavia attraverso l’euritmia valorizza l’anima individuale. bohimer
evidenzia come la forza formartrice, è presente nell’anima: l’anima formatrice tocca qualcosa, e
quest’ultima diventa bella.
osservare l’anima di coloro che compiono opere belle (tipicamente platonico). l’uno non è
qualcosa che possiamo razionalmente concepire, am solo scorgere.
la contemplazione della bellezza è un primo passaggio per liberare l’occhio interiore e farlo risalire
no all’uno. l a bellzza, congiunto al vero e al bene, esprime il fatto che l’uno sia degno d’amore
da parte dell’uomo, perché è il suo stesso se. l’uno si da come bene, bello di usivo (si manifesta
ritmicamente all’uomo nelle cose), e lo fa attraverso il concetto di charis, grazia —> l’uno si da nel
bello attraverso la grazia, l’armonia.
esempio delle icone bizantine, tutte con lo sfondo dorato, che va a rappresentare il piano divino.
lo sfondo non ha la distinzione, ma è una singolarità di oro, di luce. luce = luogo di disvelamento
del divino.
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l’estetica è quinid una disciplina, che attraverso la visione dei fenomeni sensibili, permette
all’uomo di contemplare la bellezza, ovvero l’uno. si supera quindi la necessità di fare mimesis in
ambito artistico. attraverso la ricerca di tecniche artistiche, l’artista crea delle opere che sono
funzionali all’uomo per la crescita interiore e la tensione verso l’uno. trasportare il fedele nella
visione che l’artista ha avuto del mondo ultraterreno.
si può cogliere un contrasto tra l’estetica aristotelica (che individua norme speci che dell’ios ora
d’arte) vs quella plotiniana, che vede un pensiero meta sicò, non interessato a stabilire norme
dell’arte, ma a disporre una cornice di senso ad essa.
ri essione sull’immagine:
centralità del cristianesimo in europa. agostino stravolge la visione loso ca. padre della chiesa.
o re tuttavia visione interessanti sull’estetica.
come in platone e plotino, in agostino l’estetica è inscindibile dalla teologia. nel caso di agostino il
riferimento loso co essenziale è platone. egli riprende la sua grande costruzione, inserendola nel
sistema cristiano.
nelle confessioni di agostino si riprende la meta sica del bello. nel quarto libro, partendo dalla
propria autobiogra a, traccia un percorso di conversione. si parla, della possibilità di intendere
l’estetica con i concetti di pulchrum e aptum. il bello, privo nei dimensione utilitaristica, può
essere separato in:
- bello ideale: principio che non si da mai alla realtà ma da cui il bello sensibile dipende.
- bello fenomenico (sensibile): se guardò un paesaggio bello, trovo il bello sensibile.
bello ideale + bello fenomenico = pulchrum
sula scia di platone, agostino riconosce nelle rappresentazioni artistiche la possibilità della
presenza divina., il mondo è creazione di dio, rivolta ad uno scopo, la salvezza. la bellezza
sensibile è l’impornta divina del bello nel mondo dei fenomeni. l’uomo dispone di due libri sacri:
attenzione signi cativa al mondo della natura. l’arte, che può imitare la natura, ha senso come
veicolo di lode a dio. arte, in quanto creazione dell’uomo, permette all’uomo di partecipare a
quella che è creazione divina. la provenzienza divina della bellezza si fa garante della percezione
della bellezza fenomenica. la visione di agostino da vita a verum bonum, pulchrum.
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# LEZIONE 7, 30 SETTEMBRE
bello ideale ha un forte connotato spirituale, comprensibile soltanto facendo riferimento a dei
criteri di interpretazione extra estetici. bello ideale = bello spirituale che ha pienezza del dio
cristiano cui agostino è fedele.
tutte le proprietà che esistono si basano su un concetto che esistano dei gradi di proprietà, il cui
maggiore è il grado di pienezza di dio.
anche in lui il tema della bellezza si lega a quello della sapienza. dio non è soltanto verità,
eternità, grazia, ma anche bellezza. l’opera d’arte deve confrmarsi al marchio originario della
bellezza divina, permettendo all’uomo di avvicinarsi, sul piani sensibile e razionale, a dio.
agostino parla di realismo estetico. per lui la bellezza non dipende dalla soggettività umana.
cosmismo = le strutture del cosmo sono ordinate dalla provvidenza divina. la conformazione delle
ose non è quindi casuale, ma mette in comunicazione con dio.
rapporto tra bellezza e numero: dall’armonia formale del numero, deriva tutto ciò che può essere
de nito bello. il numero è il cuore della bellezza.
de musica, dialogo dedicato alla musica, in cui emerge l’importanza che agostino attribuisce alla
musica e ai rapporti matematici in essa. non è solo mimesis, ma rappresenta la facoltà razionale
umana.
rapporto tra estetica e teologia: hans urs von balthasar, forse autore più fondativo di un tipo di
teologia voltata in senso estetico. costruzione loso ca dedicata alla ricerca delle caratteristiche
dell’esperienza del bello dal valore del bello. estetica che porta alla teologia. egli è autore
dell’opera gloria, 7 volumi —> indagine che vuole mostrare come l’estetica, nella loso a
cristiana, sia fondamentale per la conoscenza di dio.
dibattito del ruolo dell’arte sacra è ancora vivo oggi. posizione conservatrice (necessaria
innovazione, ma che rimanga nella tradizione, mutare forme = mutare messaggio religioso) VS
rivoluzionari (arte sacra che utilizzi gli stilemi contemporanei).
passiamo al rinascimento.
dal 1400, riscoperta dei classici (pre-cristiani). nel rinascimento, attraverso il confronto con i
classici, viene a consapevolezza che l’artista riesce a mettere in opera all’interno delle botteghe
d’arte. artista forte di passione e curiosità di conoscere, cre ea una comunità di ricerca sulle
tecniche artistiche e le tramette ai propri allievi.
emerge l’importanza della soggettività, tendenzialmente trascurata nel mondo antico. soggettività
pero non entra in collisione con la grande teoria. il valore dell;oggettività dell’arte e della bellezza
deve essere colto dallo spettatore attraverso un artista che produce l’arte.
l’arte risente di entrambe queste tendenze, ci parla dell’uomo creatore. leonardo, “artista nipote di
dio”.
teorico dell’architettura. nel dialogo con la tradizione classica, in particolare virtuvio, elabora teorie
estetiche in senso soggettivistico.
egli elabora l’intuizione della cosiddetta piramide visiva. ha per vertice l’occhio (punto di vista) e
si estende , andando a contrassegnare lo spettro visivo dell’uomo. comporta una serie di
ri essioni teoriche, le quali facilitano l’artista nel lavoro sulle proporzioni. dal punto di vista
loso co, questa intuizione è fondamentale, perché pone la centralità del soggetto come base
della conformazione sica dell’uomo.
leonardo da vinci
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rivendica alla vista una superiorità rispetto agli altri sensi dal punto di vista estetico. la vista è una
facoltà dell’uomo, rivendicarla signi ca porre l’attenzione sulla necessita per l’artista di
rappresentare l’opera secondo criteri che ingeneriino l’esperienza estetica nell’occhi di guarda.
tratti naturalistici, mimetici, volti a studiare la natura cosi come appare alla vista, perche per lui
diventa uno strumento di conoscenza. l’idea di mimesis si valorizza in leonardo. per leonardo la
pittura è la forma d’arte superiore. agisce in maniera più signi cativa sui sensi rispetto alla poesia.
cioè che viene visto stimola l’esperienza estetica, ma ha anche funzione conoscitiva.
leonardo utilizza un confronto celebre fra le arti della poesia e pittura, dicendo che pittura si può
intendere come poesia muta (si fa vedere ma non parla), mentre la poesia è pittura cieca (mette in
scena narrazioni, ma non viene vista).
importanza dell’analisi: arte, più che funzione di congiunzione, ha una funzione analitica (di
frammentazione, chirurgia visiva). artista penetra la realta, scindere luglio le menti (es bozzetti di
leonardo), e solo allora, può ricomporre nell’opera d’arte queste diverse parti.
# LEZIONE 8, 1 OTTOBRE
attorno al il 1600 nasce una categoria concettuale, quella della modernità: CARATTERIZZATA DA
UN APPROFIONDIMENTO DI QUELE TENDENZNE DI SOGGETTIVISMO che hanno la propria
origine nel rinascimento. la riv. scienti ca del 1600, da geocentrismo a eliocentrismo si trasforma
la percezione della realta con sonceguenze in ambito speculativo.
vi sono due altri sue concetti in questo periodo, le due principali tendenze che dominano la
loso a del secolo;
razionalismo fondato sulla centralità della ragione. ducia umana nella potenza conoscitiva della
ragione umana, del logos. si declina in un senso più immanente —> non c’è più il logos platonico,
ma vi è una ragione molto umana, che utilizza delle categorie emrneneutcihe per giungere a d a
una verità conoscibile. procede secondo ragionamento logico di tipo deduttivo (deduzione = parte
da categorie universali per giungere al particolare. es della matematica.) assiomi della geometria
sono esempio classico del pensiero deduttivo.
empirismo: indirizzo loso co che parte dall’esperienza. non postula la presenza di una
necessaria ragione che ha in se le idee costituite con cui diamo forma la realtà, mais cerca di
invece di guardare alla relata per come si presenta alla nostra esperienza. segue ragionamento
induttivo, parte dal particolare e giunge all;’universale. parte dai singoli fenomene e cerca di
ricavare le associazioni tra questi per giungere a criteri più generali. è il modod if procedere di
medicina e biologia.
questi modelli sono due presupposti per la loso a di kant, il cui obiettivo è sinteyizzare i due
modelli per arrivare ad un terzo, loso a criticista e trascendentale.
von gaurthen autore dell’opera estetica. questo studio fa nascere l’estetica come materia
loso ca moderna. l’autore tedesco attribuiva a questa disciplina un’ importante funzione
conoscitiva, che abbiamo già visto in aristotele, ma che nei secoli della modernità era stata
tendzislmente esclusa.
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von guarnendo parta dell’arte come un’analogo della ragione. attribuisce all’esperienza sensibile
una funzione conoscitiva analoga a quella della ragione. simile, ma in ogni caso inferiore. il
termine è gnoseologia inferior ( loso a della conoscenza inferiore a quella concettuale). essa
porta l’uno a a realizzare la perfezione della conoscenza sensibile (= che avviene mediante i
sensi). la bellezza, in questa prospettiva, si manifesta nel ra namento della conoscenza sensibile.
von gaurthen non mette in discussione la grande teoria, tuttavia nella sua opera si nota
l’attenzione all’aspetto soggettivo —> problematizzaste la modalità di conoscenza sensibile.
si sposta l’interesse sul modod in cui avvenga la conoscenza -> siamo sicuri che si possa parlare
in maniera fondata delle modalità con cui conosciamo la bellezza? si apre una nuova traiettoria
loso ca.
l’opera di kant si inserisce all’interno di questo dibattito, con una delle opere piu importanti della
storia dell’estetica, critica del giudizio. è autore fondamentale nell’approfondimento dello studio
della soggettività. kant ha edi cato un modello estetico che è imprescindibile. secondo aspetto è
legato al passaggio epocale in senso soggettivo. in kant l’estetica supera le istanze della grande
teoria del bello, e si concentra sulla dimensione del soggetto, segnando un passaggio storico
importante per l’estetica e la loso a occidentale in generale.
non si ds per scontato che la ragione sia veraa. propri, si mette un discussione il rapporto tra
uomo e la realta che lo circonda.
la critica del giudizio (1790) chiude il cerchio dell’opera kantiana accanto critica della ragion pura
(dedicata a problemi di carattere teoria dico e scienti co), ragion pratica (temi morali).
secondo la critica della ragion pura, la nostra intuizione di spazio e tempo si radicava già in
campo estetico, aka in percezione sensibile. l’uomo ha in maniera connaturata questo tipo di
percezione della realtà.
in critica del giudizio si parla di estetica, che assume una centralità di erente. l’opera fu
concepita per trovare un collegamento tra le due opere precedenti. secondo lui, l’ambito della
conoscenza teorica ha come organo conoscitivo l’intelletto, mentre la ragione opera nell’’ambito
morale. con questo kant fonda un dualismo, uomo è sdoppiato. e kant cerca di collegare questi
due mondi. il mondo della natura (pura) e i’ll mondo della libertà (pratica) si incontrano
nell’estetica. nel mondo naturale (fenomenico), kant adotta un modello di tipo deterministico,
mostrando che nella relata vis iano delle leggi correnti che operano secondo necessità. questo
modello viene a scomparire nella seconda critica, ma so istituito da un modello fondato sulla
libertà di agire, presupposto della morale.
empirismo —> attenzione al dato fenomenico. possiamo studiare solo i fenomeni che ci
appaiono. possiamo parlare di arte e bellzza se facciamo riferimento ad un;esperienza estetica
areale.
razionalismo —> metodologia sistematica e ri uto del relativismo e del sensualissimo (= riduzione
della conoscenza estetica paura conoscenza sensibile).
kant parte dalla formulazione metodologia di una loso a detta trascendentale. concilia tensione
conoscitiva dell’intelletto e della destinazione morale della ragione.
con trascendentale si intende una forma di indagine relativa alla struttura formale della
conoscenza. una loso a trascendentale intende indagare il nucleo che è presupposto dalla
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conoscenza stessa. “non si occupa di oggetti, ma del modo di conoscenza degli oggetti, e che
questa conoscenza debba esssre a priori”. se non vi fosse una struttura formale della conoscenza,
non ci potrebbe esssre l’atto pratico della conoscenza (critica agli empiristi).
noi uomini ci troviamo in una realta che esiste, ma le nostre strutture conoscitive danno una forma
alla realtà che dipende da noi stessi.
la modalità attraverso cui l’uomo esprime i propri giudizi viene detto giudizio determinante,
basato sull’esercizio dell’intelletto e dei concetti.
nell’altra critica esiste il giudizio ri ettente, attiene alla terza facoltà, quella dell’estetica. non è
nalizzato a conoscere l’oggetto, quanto a ri ettere sulla corrispondenza dell’oggetto con i ni
della ragione. non ci permette di conoscere l’oggetto in se (come quello determinante), ma ri ette
il soggetto sull’oggetto. è come uno specchio con cui il soggetto (noi uomini) rie ettiamo
sull’oggetto le nostre strutture conoscitive, cercando di adeguare le caratteristiche dell’oggetto
alla ragione.
in ambito estetico, si ha un giudizio ri ettente come indagine problematica relativa dell’uomo nei
confronti del mondo esterno.
poter ssare delle norme generali di questo ambito, di cercare delle corrispondenze degli oggetti
dell’estetica con i ni della propria ragione, ma al contempo sa che dato che non può operare in
ambito estetico, tramite giudizio determinante, non potrà mai determinare in maniera oggettiva la
propria conoscenza, ma di dovrà limitare a questa attività di specchio.
analitica del bello sezione della critica del giudizio. il giudizio estetica permette a kant di parlare
di bello. da subito distingue il concetto di bellezza dalla mera sensibilità (dimensione piacere), o
alla dimensione della moralità (dimensione buono). de nisce autonomia del concetto di bello e
dell’estetica. il bello non ha ne valore morale ne valore soltanto sensibile. l’analitica del bello
prevede un’articolazione del bello in 4 momenti, che danno vita a 4 de nizioni di bello, sono
correlate a 4 categorie. ogni cosa ha queste 4 categorie:
1) qualità
2) quantità
3) relazione
4) modo
bello è ciò che è oggetto di un piacere disinteressato. il bello è ciòche piace senza interesse,
senza che vi sia utilità pratica nella cosa, perche il bello prescinde dall;interesse, che invece è
legato ad uno scopo.
bello è ciò che piace universalmente senza concetto. il bello, essendo oggetto di giudizio
ri ettente, non ha concetto (struttura precipita dell’intelletto, tipico di un’indgine scinti ca).
esperienza del bello presuppone che non vi sia l’incontro con un oggetto speci co.
bello è ciò che esprime una nalità percepita senza la rappresentazione di uno scopo. si fonda
sulla distinzione tra nalità e scopo. nalità estetica dle gusto soggettivo. il bello intende una
conformazione del senso (un senso intrinseco). eppure questa nalità soggettiva (soggetto
risocnosce nell’oggetto in maniera ri ettente) viene riconsciuta come priva di scopo.
bello è ciò che suscita un piacere necessario. piacere distinto da piacevole (solo dell’ambito
sensibile). piacere mette in moto un’attività di giudizio, ed è necssario. testimonia l’eredità
oggettivista del pensiero kantiano. il piacere del bello è necessario, che non ha esclusioni.
universalità soggettiva termine da citare—> esprime la ricchezza del giudizio ri ettente, che pur
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essendo soggettivo, pretende una forma di universalità, trovandola all;interno del senso comune.
nell’esperienza concreta, c’è una concordia nel senso estetico. (es opera di ra aello è giudicata
tendenzialmente bella). il senso estetico tende all’universalità.
questa concordia ha una giusti cazione nella conoscenza dell’uomo, che opera attraverso
categorie. queste categorie sono universali, presenti in tutti gli uomini.
kant parla anche di sublime, approfondito d a kant in un’altra sezione della sua opera. kant gli da
un valore loso co profondo. il sublime rimanda all’ illimitatezza, all’informe. il sublime invece
genera un’emozione in cui l’animo in cui cito Kant è alternativamente attratto respinto in cui
l’anima è preda di un piacere negativo, caratterizzato da due concetti, meraviglia e attenzione
(rispetto). il sublime ha un che di perturbante.
goethezet —> clima culturale, riconosce la centralità di goethe come animatore di un nuovo clima
culturale.
queste due correnti si legano, goethe è stato uno dei protagonisti dello sturm un drang prima di
passare ad una fase piu matura del romanticismo.
1796 data di inizio romanticismo, gruppo di intellettuali si riunisce in una città tedesca,
direginendo una rivista, atheneum, considerati i padri del romanticismo tedesco (fratelli schlegel).
distinzione con il gruppo di jena, di cui fece parte hölderlin, fondamentale pert la loso a tedesca.
lui identi ca organico e aorgico, due poli fondamentali della vita. uno rappresenta l’impulso vitale,
l’altro la morte. anche i fratelli grimm fanno parte del romanticismo,.
dal punto din vista loso co si fonda in un approfondimento dei temi intuiti da kant nella critica
del giudizio. istanza razionalista nel romanticismo viene radicalmente estromesso dalla p[osizone
losifcoa, si cerca una nuova forma di composzione, della realta, per sostuire l’organo della
ragione con quello dell’immaginazione. arte per i romantici assume funzione fondamentale.
romanticismo animato da una tensione verso l’unità, comprendendo la realta non solo attraverso
frammenti. non processo analitico (scomposizione) ma piuttosto quello sintetico —> unire i
frammenti in un’unità organica, vitale.
in romanticismo si parla spesso di antico e moderno. i romantici vogliono creare una nuova
cultura, che sia moderna. ma vi è comunque un fascino per l’antichita’ artistica e religiosa, da
reinterpretare in forme nuove e moderne.
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è possibile identi care alcuni tratti comuni:
1) tema dell’assoluto: absolutus, “sciolto da legami”. inteso come principio originario, da tratti
meta sici, legato alla dimensione fenomenica. i romantici sono convinti che loso a e arte
possano avvicinare l’uomo all’assoluto, e per no conquistarlo. i romantici tendono in maniera
radicale all’assoluto, spesso concepito come un’in nito immanente al mondo della natura.
dimensione originaria separata dalle singolarità ma presente al mondo immanente. vista
dimensione organica, viva, natura abitata da una forza vitale che esprime in termini materiali
l’assoluto che i romantici vogliono raggiungere. tensione struggente, malinconica verso questa
origine. si traduce nel titanismo, sforzo verso l’assoluto paragonato allo sforzo dei titani, che
vogliono liberarsi dalle prigioni di zeus, sapendo che il loro sforzo è tendenzialmente vano.
voglia di liberarsi dalle catene del destino
2) sublime: ripreso da kant. rielaborato che accentua la dimensione dell’in nito, e il senso di
terrore ed impotenza che si genera nell’uomo. il sublime crea un piacere indistinto. ciò che
genera orrido è capace di assumere bellezza estetica. si presuppone che la nalità dell’arte sia
di andare oltre all’ordine, ad una dimensione di assoluto (qualcosa privo di forma, illimitato e
indistinto).
3) sehnsucht - streben: streben si riferisce alla tensione verso l’in nito. sehnsucht esprime
tensione desiderante dei romantici che non da mai posa. esprimono due atteggiamenti
fondamentali dell’opera romantica, rimandano alla tensione del superamento dei limiti imposti
all’uomo. i romantici non si accontentano di rimanere nei limiti che lo stato medio dell’uomo
sopporta. ritengono possibile. riferimento al concetto di noumeno, principio extra fenomenico
che sta al di la dei fenomeni, incoonoscibile. il noumeno è conoscibile per l’uomo.
4) soggettivismo: concetto di genio, di kant, dispozione dell’animo innata mediamente la quale
la natura da la regola all’arte. artista non è piu artigiano, non si inserisce in una tradizione già
d’asta, ma piuttosto singolo individuo animato da una sete di assoluto, esprime nell’arte l;a
dimensione di in nito che in quanto genio sa riconsocere. genie-stimmung, lo stato emotivo
del genio, e la sua centralità.
5) ironia: ironia intesa come un rimedio e risposta alla consapevolezza tragica, della nzione
delle cose che circondando l’uomo. ciò porta i romantici ad individuare l’ironia come
strumento di presa di coscniexnza della limitatezza dell’uomo. ironia è quella dote che
permette all’iondivudo di prendere distacco da se, e convertirle su un piano di accettabilità
esistenziale. ironia segna la presenza di un atteggiamento moderno, in cui l’attribuzione di un
valore fondamentale all’arte è contemperato alla capicita di vivere con super cialità (in
maniera positivo, leggerezza) la tragedia.
6) interesse per la religiosità, folklore: eredita di miti, leggende,. poesie, ecc, che la cultura
illuminista aveva messo in discussione. per i romantici bene inteso come un bagaglio che
funga da spunto, fonte, per integrare la ricerca loso ca con form di sapere extra- loso che.
ci si incentra sul concetto di simbolo. arte romantica è simbolica ; il simbolo viene connesso
alla possibilità di riappropriarsi del mondo della natura. simbolo è qualcosa che unisce, che
sana le relazioni. deriva dal greco. de nizione di goethe, il sim,bolo inteso come particolare
universal —> NEL SIMBOLO IL PARTICOLARE di dice simultaneamente dell’universale.
esempio della statua greca, è simbolo, contemporaneamente una statuta (qualcosa di
particolare, limitato), ma è anche la divinità ; artista nel momento creativo compone
simbolicamente la materia grezza con il divino, che si incrava nell’opera. in questa prospettiva
il mondo dei sensi è fondamentale. l’opera d’arte si esprime attraverso il riconoscimento
sensibile, non razionale. arte è luogo simbolico, superiore alla conoscenza razionale, logica,
intellettuale.
questione del nichilismo, primo teorico è nietsche. per nichilismo si intende la negazione totale di
tutti i valori. dal latino, “nulla”. viene messo in discussione “il valore di tutti i valori” (nietzsche). il
nichilismo signi ca “manco lo scopo, manca la risposta al perché” questo ragionamento trova
radici nella loso a romantica. il losofo jacobi è il primo ad utilizzare il termine, anticipando la
loso a di nietzsche. egli critica l’idealismo, come una forma di nichilismo. la realta in se non è
nulla, perché solo rappresentazione di un io.
altro strumento è il ricorso alla dimensione della mitologia. trova nel romanticismo una trattazione
detta nuova mitologia, ricerca da parte di molti autori romantici (schelling) —> [possibilta di una
nuova fondazione di una nuova mitologia per la modernita, che apre la possibilta di ripristinare
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una bison e mitico-simbolica della realta, che leghino la razionalità alla tendenza all’assoluto
dell’uomo. l’uom romantico ha bisogno di una dimensione mitico-simbolica da integrare alla
realtà.