Il candidato illustri un criterio metodologico d’insegnamento del pianoforte per uno studente di
scuola secondaria di I grado privo di competenze precedentemente acquisite.
L’ambito dell’insegnamento pratico-musicale tende per sua stessa natura a essere di tipo attivo-
operativo (secondo le modalità di cui fu pioniere il noto pedagogista statunitense John Dewey). Con
questo non si intende tanto l’attivismo spontaneo, quando più un metodo euristico, guidato
dall’insegnante, dove il discente, al centro del processo di apprendimento, viene posto nelle condizioni
di scoprire lui stesso le soluzioni migliori per sviluppare le proprie abilità e competenze.
E’ anche vero che tale inquadramento metodologico, se adesso appare quasi ovvio, ha avuto vistose
eccezioni in passato anche recente e persino in ambiti dilettantistici (in molte bande musicali non si
toccava strumento prima di aver fatto solfeggio!). Attualmente, approcci trasmissivi vengono usati
sporadicamente, per esempio per trasferire alcune conoscenze morfologiche e sintattiche che verranno
poi approndite attraverso (e per) la pratica.
La SMIM prevede che gli allievi usufruiscano, nella medesima settimana, di una lezione individuale,
più due ore collettive (con I propri compagni di strumento o con l’orchestra scolastica). Durante la
lezione individuale ci si deve rifare a orientamenti di stampo cognitivista, poiché ogni studente porta
con sé schemi mentali pregressi, del tutto personali, e l’apprendimento si basa sul continuo, delicato
spostamento dell’equilibrio tra assimilazione e accomodamento.
Nè si deve dimenticare (cfr. Bruner e il costruttivismo) che l’ambiente di apprendimento è
fondamentale, per cui, al di là della lezione individuale (che sarà bene usare in maniera complementare
a lezioni con due allievi) è importante creare un clima di gruppo collaborativo e sereno.
All’atto pratico, si inizierà con piccole cadute su tutte le dita, in modo da attivare da subito I muscoli
flessori, indispensabili per reggere il peso della mano contestualmente al rilassamento del sistema
spalla-braccio-polso. Si passerà poi a piccole cadute su singolo dito: con un piccolo accompagnamento
musicale si introdurrà da subito un approccio più naturale al metro e al ritmo.
Con le prime lezioni collettive con I compagni si apprendono in pratica I primi elementi metrico-ritmici
e di lettura del pentagramma. Body percussion, lettura ritmica con piccoli strumenti, detttati melodici
su grado congiunto, lettura intornata su grado congiunto, sono tutte attività per prendere confidenza con
tempi semplici, figure di valore, concetto di intervallo, scrittura su pentagramma, varie figurazioni
ritmiche.
Sono poi da introdurre l prima possibile pezzi preferibilmente basati su melodie note in cui la melodia è
accompagnata da note lunghe alla sinistra. Il cervello apprendere per schemi complessi, ed è nella
natura della scrittura pianistica la “multipart music”, per cui è controproducente obbligare l’allievo per
settimane e settimane a suonare pezzi per moto retto a due mani. In questo, cioè nell’apprendimento
della stratificazione di linee melodiche e ritmiche, le lezioni collettive sono fondamentali, così come
sono fondamentali I metodi di body percussion a più parti.