Pianificazione, Programmazione, Controllo
Pianificazione, Programmazione, Controllo
In questo ambito, viene fatto spesso ricorso alla SWOT analysis, la quale persegue un’analisi
dell’ambiente interno ed esterno mediante l’individuazione delle 4 aree successivamente
delineate:
Analisi dell’ambiente interno – Punti di forza (Strengths): Tra di essi, è possibile citare le
competenze, la qualità dei processi aziendali e i vantaggi di costo.
Analisi dell’ambiente interno – Punti di debolezza (Weaknesses): Ut supra, nella connotazione
negativa.
Analisi dell’ambiente esterno – Opportunità (Opportunities): A titolo puramente esemplificativo, è
possibile citare la presenza di nuovi mercati da sviluppare, la stabilità politica e la debolezza dei
concorrenti.
Analisi dell’ambiente esterno – Minacce (Threats): Come sopra, all’opposto.
Controllo: È un processo che, coinvolgendo l’intera attività gestionale, consente una costante
verifica dei traguardi raggiungibili e della coerenza tra obiettivi e risultati conseguiti.
I tipi di controlli sono sinteticamente suddivisibili in interni e esterni; i controlli esterni possono
essere per esempio dati dall’attività di revisione esterna, oppure dai controlli delle autorità di
vigilanza alla quali sono sottoposte determinate tipologie di imprese (ad es. quelle assicurative e
bancarie).
Il controllo interno può avvenire sia a livello di vertice (di consiglio di amministrazione nel sistema
tradizionale e monistico o di gestione nel sistema dualistico), fissando le linee di indirizzo del
sistema e valutandone l’adeguatezza, e può avvenire anche a livello di organizzazione.
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I controlli di impresa. Quali obiettivi hanno?
Verificare la correttezza di procedure e comportamenti.
Verificare la correttezza, completezza e trasparenza delle comunicazioni.
Ottenere informazioni rilevanti.
Salvaguardare il patrimonio aziendale e contenere i rischi.
Agevolare il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Il governo economico della gestione trova le sue condizioni di sviluppo nei seguenti punti:
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Collegamento con l’economicità: La responsabilità d’impresa si collega all’economicità, in quanto
con quest’ultima vengono definite le indicazioni vincolanti per lo svolgimento unitario e
coordinato delle operazioni di produzione, consumo, risparmio e investimento.
CONTROLLO INTERNO
Fattori critici di successo: I FCS (obiettivi strategici) configurano una sintetica rappresentazione
delle principali variabili rispetto alle quali occorre catalizzare l’attenzione e gli sforzi aziendali per
la migliore realizzazione delle finalità. Sono variabili su cui l’azienda focalizza il suo vantaggio
competitivo e il raggiungimento dei risultati positivi.
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Successo competitivo (responsabilità di mercato prodotto servizio), a livello di ciascuna area
strategica di attività; esso è dato da fattori che determinano vantaggi competitivi e la dominanza
del mercato nelle diverse aree strategiche di attività.
Successo economico (responsabilità di creazione di valore e di salvaguardia del patrimonio),
esprimibile in termini prevalentemente reddituali a livello di area strategica, nonché reddituali e
finanziario-monetari per l’azienda nel suo complesso; esso è dato da fattori che influenzano le
condizioni di equilibrio reddituale e monetario-finanziario d’impresa.
Successo sociale (interno ed esterno), responsabilità sociale e ambientale, riferito all’azienda nel
suo complesso e alle interrelazioni con i diversi interlocutori sociali; esso è dato da fattori che
determinano la coesione dei diversi interlocutori sociali e il consenso sulla proposta progettuale
d’impresa.
Parametri obiettivo: I fattori critici di successo, una volta individuati, devono essere integrati al
fine di consentire l’articolazione in parametri obiettivo qualitativi e quantitativi. I KPI sono misure
(quantitative, quantitative monetarie, qualitative).
I parametri obiettivo facilitano l’orientamento dei comportamenti al perseguimento degli obiettivi
aziendali anche in presenza di una elevata complessità organizzativa; essi inoltre consentono una
più efficace integrazione tra i sistemi di controllo interno, migliorano l’integrazione tra organi di
vertice e funzioni organizzative. Svolgono una funzione di collegamento fra gli orientamenti
strategici e la gestione.
Caratteri dei KPI:
• Rilevanza: rappresentazione di grandezze significative
• Selettività: capacità di selezionare i fenomeni significativi
• Continuità: utilizzo nel tempo
• Flessibilità: capacità di adattamento
• Misurabilità: quantificazione
• Chiarezza: comprensibilità
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BALANCED SCORECARD
La Balanced Scorecard (BSC) rappresenta «uno strumento che favorisce la traduzione della
strategia in una serie completa ed equilibrata di misure della performance» (Kaplan e Norton,
1992). BSC viene usata per risolvere questi problemi:
- Eccessiva enfasi posta sul raggiungimento e mantenimento di risultati economici a breve termine
che limita la creazione di valore a lungo termine
-La scarsa (a volte inesistente) integrazione di misure inerenti variabili strategiche di tipo
finanziario e non, secondo una relazione di tipo causa-effetto
- Insufficienza informativa degli indicatori economico-finanziari (in quanto questi ultimi non
forniscono le indicazioni strategiche e operative richieste dallo sviluppo dell’ambiente economico
e dalla complessità interna/esterna all’azienda).
Si è qui in presenza di uno strumento di supporto della gestione strategica dell’impresa, ideato
dagli studiosi Norton e Kaplan negli anni 90 del ventesimo secolo. In Italia questo strumento non
ha avuto grande successo, in quanto arriva in tempi di crisi, verrà ripreso solo nel 2018 dalle
aziende quotate
Esso permette di legare la pianificazione strategica alla programmazione operativa, valutando i
risultati in modo integrato attraverso le seguenti misure di performance:
1) Prospettiva economico-finanziaria: Come l’azienda è vista dai suoi azionisti e dagli altri
conferenti di capitale?
Le principali determinanti riguardano la capacità di reddito dell’impresa. Qui l’attenzione si
concentra su obiettivi di riduzione dei costi, incremento del fatturato, rendimento degli
investimenti, solidità patrimoniale e liquidità.
2) Prospettiva del mercato e del cliente: Come l’azienda è percepita dai suoi clienti?
Per quanto attiene alla dimensione competitiva, nella balanced scorecard assumono importanza
gli obiettivi connessi alla quota di mercato, alla fedeltà e alla soddisfazione del cliente e
all’adeguatezza del prodotto e dei servizi accessori. La balanced scorecared ha il compito di fornire
risultati tangibili per fidelizzare i clienti, come per esempio prodotti di qualità, rispondere alle
attese dei clienti….
3) Prospettiva dei processi interni: Quali sono i processi in cui l’azienda deve eccellere per creare
differenziali competitivi; qui l’attenzione viene posta sullo sviluppo, sull’innovazione e
sull’efficienza dei processi operativi, con l’impegno a soddisfare le attese del cliente a costi
sostenibili.
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Considerando le quattro prospettive (finanziaria, clienti, processi aziendali, apprendimento e
crescita) si procede a definire:
• obiettivi strategici: ciò che deve raggiungersi ed è critico per il successo
• Parametri/KPI: gli strumenti per misurare l’obiettivo
• target: i valori dei parametri (anche con evidenza di dati storici)
• azioni: necessarie che verranno attuate per raggiungere l’obiettivo
• responsabilità: gli attori coinvolti nel raggiungimento obiettivi/KPI/target
Le aziende che vorranno affrontare le sfide competitive dei prossimi anni conseguendo gli obiettivi
attesi dovranno adottare un approccio più efficace alla misurazione e alla gestione delle
performance aziendali.
La capacità di sopravvivere di tutte le organizzazioni dipenderà, infatti, dalla capacità del
management di focalizzarsi su ciò che è veramente importante per il mantenimento del vantaggio
competitivo aziendale, gestendo le risorse in modo più efficace e misurando sistematicamente il
progresso verso gli obiettivi realizzati.
La Balanced Scorecard può operare in modo efficace solo se viene adattato alla necessità
dell’impresa che intende introdurla. I fattori critici di successo sono diversi da impresa a impresa e
le modalità di misurazione dipendono dalle esigenze specifiche dell’azienda.
Strumento che si integra al Business Plan. Per conseguire gli obiettivi del Business Plan, non è
sufficiente prevedere indicatori economico finanziari, ma occorre considerare l’andamento di una
pluralità di variabili (rapporto con i clienti, capacità di innovare, ecc.) che influenzano in modo
determinante l’attuazione del Business Plan.
BSC: performance
BP: contenuti economico-finanziari
BUSINESS PLAN
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- Definire un nuovo business.
- Valutare un business per la vendita/espansione.
-Valutare una nuova linea di prodotto.
- Supportare un prestito.
- Avere una maggiore trasparenza nei rapporti con le banche.
Perché redigere un business plan: È uno strumento importante in fase di startup, per farsi
conoscere prima ed eventualmente finanziare poi. In termini di comunicazione, il progetto di
impresa è la sua carta d’identità.
Il business plan non è utile soltanto in fase di avviamento, ma ha un grande rilievo come
strumento di gestione, perché consente di non perdere mai di vista quali sono gli obiettivi
dell’azienda e di controllarne l’andamento.
Ha valenza informativa esterna ed interna. I destinatari del business plan sono gli stakeholder. Gli
stakeholder interni sono i portatori di interesse che partecipano alla formazione del piano
strategico attraverso proiezioni, analisi e numerose valutazioni, al fine di creare valore. Possono
essere i componenti del consiglio di amministrazione, i manager e in generale persone con
competenze tecniche e manageriali. Gli stakeholder esterni sono principalmente i finanziatori, gli
investitori, ecc. I finanziatori sono rappresentati generalmente dalle banche che si concentrano
principalmente sul tasso di ritorno dell’investimento della nuova strategia previsto per i primi anni.
Gli investitori sono rappresentati dalle organizzazioni che forniscono i mezzi finanziari per
realizzare la nuova strategia, acquisendo una quota del capitale dell’impresa.
Per quanto concerne le modalità di redazione, il business plan dovrà essere ragionevolmente
breve (ma non troppo stringato), con un linguaggio tecnico (ma non eccessivamente specialistico),
dettagliato (ma con i soli dati significativi).
Sebbene una volta completato debba presentare un ordine logico, non viene necessariamente
fatto sulla base di uno schema predeterminato.
Contenuti del BP di una start-up. Requisito di una start-up: prospettiva di crescita. Criterio di
valutazione prioritario per i potenziali finanziatori.
Il BP verrà delineato in base alle fasi di sviluppo di una start-up.
2) Analisi del settore: analisi del mercato, della domanda, della concorrenza del settore.
à Si ottiene un BP iniziale, che può essere sostenibile, o non sostenibile. Nel caso di modello di
business sostenibile occorre:
1. Definire i FCS
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2. Sviluppare i budget (piani d’azione)
3. Elaborare i risultati attesi
à Otteniamo un BP definitivo.
Nel caso di modello di business NON sostenibile occorre avviare un processo di ridefinizione del
modello di business, ottenendo così o un modello di business sostenibile o ancora non sostenibile
(l’idea viene abbandonata).
SCHEMA DI LAVORO
Non esiste un indice del business plan che possa considerarsi universalmente valido, adatto a tutte
le circostanze. Tuttavia, una buona struttura del documento di pianificazione dovrebbe essere la
seguente:
1. Presentazione dell’impresa: gli estremi della nascita dell’impresa, la forma giuridica e la
composizione societaria, una breve storia e la missione, i fattori critici di successo, l’attività svolta,
la localizzazione dell’iniziativa esaminata, eventuali collegamenti con altre imprese.
2.Sintesi del progetto (executive summary): in modo da evidenziare i dati salienti e da consentire
al lettore di avere un adeguato quadro di insieme; le informazioni sintetiche possono ricondursi
agli obiettivi del progetto, ai suoi punti di forza e debolezza, e ai risultati attesi. Tale parte può
essere redatta con certezza una volta completato il business plan. Riveste un ruolo fondamentale
poiché gli interlocutori esterni, che non abbiano partecipato allo sviluppo della business idea,
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devono essere in grado, attraverso la lettura del prospetto di sintesi, di formarsi un’idea completa
sul piano di sviluppo e di comunicare la validità dell’iniziativa.
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PDF 3 PIANIFICAZIONE FINANZIARIA
PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DELL’ATTIVITÀ FINANZIARIA
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Qui, a differenza delle 2 tipologie precedenti, non è possibile sviluppare la pianificazione
considerando i dati a consuntivo e gli impegni già assunti al momento dell’elaborazione (per via
dell’entità dell’arco temporale). Mentre i primi due tipi di pianificazione possono essere sviluppati
considerando dati a consuntivo e impegni già assunti al momento dell’elaborazione, e riferibili ai
mesi oggetto della simulazione stessa.
Il principio contabile OIC 6 definisce una situazione di difficoltà finanziaria «quando il debitore
presenta un rapporto squilibrato tra il fabbisogno finanziario e le fonti di finanziamento, tale da
essere inadempiente alle scadenze degli impegni assunti».
Tra le cause all’origine di una crisi aziendale si annoverano:
§ Carenza di pianificazione, sovente si concretizza quando si sostengono investimenti in eccesso
rispetto alle risorse finanziarie disponibili o quando si pongono in essere azioni che contrastano
con le logiche di creazione del valore caratterizzanti l’impresa.
§ Crisi finanziarie originate da: 1) ricorso eccessivo all’indebitamento finanziario rispetto ai mezzi
propri; 2) copertura dei fabbisogni finanziari per investimenti in beni a lento ciclo di utilizzo con
risorse finanziarie a breve termine; 3) decadimento della qualità dei crediti commerciali; 4)
accentuato disallineamento tra i tempi di incasso dei crediti e di pagamento dei debiti.
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Il Conto economico previsionale
Le voci che lo compongono sono distribuite a scalare, secondo il criterio di riclassificazione che
consente di capire le modalità di formazione del risultato economico finale, con la determinazione
progressiva:
1) dei ricavi, suddivisi per i diversi prodotti o servizi erogati;
2) dei costi diretti totali;
3) del margine diretto;
4) dei costi operativi totali;
5) del margine operativo lordo;
6) del reddito operativo;
7) del reddito ante imposte;
8) del reddito finale.
Inoltre, il foglio di lavoro prevede:
- il consuntivo dell’esercizio precedente;
- il previsionale per trimestre, la previsione dei dati economici è particolarmente delicata ed è uno
dei fondamenti della pianificazione;
- il consuntivo anno, si tratta dei dati riferiti all’anno in corso di svolgimento;
- gli scostamenti tra i valori dell’esercizio precedente, quelli in corso di formazione trimestrale ed il
consuntivo dell’esercizio in esame.
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rapporti con i fornitori. Pertanto, gli operatori aritmetici funzionano in maniera inversa, es.: per i
clienti gli incassi vanno sottratti (-), per i fornitori i pagamenti vanno, al contrario, sommati (+).
Nel presente contesto, è importante calcolare l’indice DPO (Days of payment outstanding),
indicante il tempo medio di pagamento ai fornitori espresso in giorni; Il DPO deve essere
confrontato con il DSO, quanto più ampio è il DSO (giorni medi d’incasso) rispetto al DPO (giorni
medi di pagamento) maggiori saranno le risorse finanziarie di cui necessità l’azienda.
𝑑𝑒𝑏𝑖𝑡𝑖 × 365
𝐷𝑃𝑂 = 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑚𝑒𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑔𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 =
𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑢𝑖
Budget di tesoreria
In generale, il controllo finanziario è finalizzato ad analizzare i seguenti aspetti:
- analisi quantitativa dei flussi monetari;
- analisi qualitativa degli stessi flussi, valutandone la provenienza, es.: da gestione caratteristica, da
gestione straordinaria, ecc.
- l’eventuale capienza degli affidamenti per tipologia e durata;
- ottimizzazione della tesoreria, gestendo le risorse monetarie sul breve, medio e lungo termine;
- allocazione delle eccedenze e approvvigionamento di risorse monetarie, operando, da un lato,
per massimizzare i rendimenti degli impieghi, dall’altro per minimizzare i costi di raccolta secondo i
rispettivi profili di rischio adottati;
- analisi degli indicatori finanziari e reporting.
Sia il Budget di Tesoreria sia quello Finanziario congiuntamente contribuiscono a raggiungere i
predetti obiettivi, però in modi diversi. Tra gli obiettivi comuni di questi due strumenti si
segnalano:
- la comprensione di quanta liquidità è creata o assorbita;
- l’eventuale responsabilizzazione dei soggetti, interni all’azienda, preposti a gestire gli obiettivi
delle diverse aree operative, es.: attraverso il budget di tesoreria l’obiettivo “incassi da clienti”,
attraverso il budget finanziario l’obiettivo “variazione dei crediti commerciali”.
È uno strumento di breve periodo (non supera l’anno), è specificamente diretto a manovrare la
tesoreria, quindi serve per determinare:
- gli oneri e i proventi finanziari;
- l’articolazione della posizione finanziaria.
È utilizzato per allocare le eccedenze e/o per determinare il fabbisogno finanziario, in tal caso
scegliendo le fonti più idonee e rispondenti alle necessità rilevate.
Il Budget di tesoreria è articolato in tre sezioni:
1) la prima si chiude con l’evidenza dell’eccedenza/fabbisogno finanziario, prodotti dalla gestione
del capitale investito netto operativo e dalla gestione del capitale di rischio;
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2) la seconda parte manovra la copertura di detta eccedenza/fabbisogno finanziario, con evidenza
dei flussi che insieme producono la variazione della posizione finanziaria netta;
3) infine la terza parte mostra il riflesso patrimoniale sui saldi finanziari suscettibili di oneri e
proventi finanziari, questi saldi, insieme, compongono la posizione finanziaria netta.
- Free cash flow operativo, è l’indicatore chiave della capacità dell’azienda di produrre liquidità, se
negativo non è tanto preoccupante in quanto in esso confluiscono per intero gli investimenti. È in
genere preso come valore di riferimento nella valutazione di un business plan e/o di un
investimento, normalmente al netto dell’impatto fiscale.
- Variazione della posizione finanziaria, indicante la variazione complessiva derivante dalle singole
variazioni dei debiti a breve, medio e lungo termine, degli impieghi a breve e del conto corrente.
Relazioni con altre parti dello schema base: Il budget di tesoreria indica i diversi saldi sui quali
calcolare gli oneri e proventi finanziari che saranno poi inseriti nel conto economico previsionale.
Flussazione previsionale delle immobilizzazioni: questo schema dialoga direttamente con lo stato
patrimoniale, analizzando tutte le variazioni concernenti le immobilizzazioni immateriali, materiali
e finanziarie.
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Budget finanziario
Gli obiettivi specifici di questo schema sono principalmente tre.
- l’analisi non solo a breve termine, è particolarmente indicato per valutare la sostenibilità
finanziaria delle diverse iniziative d’investimento;
- la valutazione della copertura del capitale investito mediante il capitale di rischio (equity) e il
capitale di debito (debt), a differenza del budget di tesoreria che si focalizza solo su quest’ultimo
allo scopo di determinare correttamente gli oneri e i proventi finanziari;
- la comunicazione esterna, perché mostra con immediatezza “cosa” ha generato o assorbito
liquidità, cioè l’andamento della gestione caratteristica corrente, caratteristica non corrente (gli
investimenti), fiscale, finanziaria e straordinaria.
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PDF 4 CAPITAL BUDGETING
Capital budgeting: È uno strumento che permette la valutazione dei progetti di investimento di
un’impresa mediante la determinazione dei flussi di cassa attesi. Rappresenta il processo
decisionale di valutazione e selezione degli investimenti «migliori» per l’azienda. Pertanto il C.B è
parte del processo di pianificazione e controllo aziendale, e ne costituisce il sottoinsieme relativo
alla spesa in conto capitale; il piano di spesa degli investimenti è chiamato budget degli
investimenti (Capital Budgeting). Il punto centrale del C.B. è il costo del capitale che è in funzione
di:
-Disponibilità delle risorse dell’organizzazione:
Capitali (mezzi proprie/o ricorso a finanziamenti esterni)
Risorse umane
Risorse tecniche e/o produttive
L’investimento può essere definito come un esborso anticipato di risorse monetarie al quale
normalmente conseguono nel tempo flussi monetari positivi. ® Un’operazione di trasferimento di
risorse nel tempo, caratterizzata dal prevalere di uscite monetarie nette in una prima fase (fase di
impianto) e di entrate monetarie nette nella fase successiva (fase di esercizio).
Finalità
Investimenti di sostituzione
Investimenti per l’espansione di prodotti (business) esistenti
Investimenti per l’espansione di nuovi prodotti (business)
Investimenti per ottemperare a disposizioni di legge (investimenti vincolati)
Grado di interazione:
Investimenti indipendenti
Investimenti mutuamente escludenti
Investimenti contingenti
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4 profili di analisi per pianificazione dell’investimento
Per quanto riguarda la dimensione reddituale, lo sviluppo del processo valutativo richiede la
quantificazione dei costi generati dall’acquisizione dell’immobilizzazione e dei relativi costi per la
gestione: i costi di ammortamento, i costi per la manutenzione del bene, i costi per il personale
addetto al funzionamento del macchinario tenuto conto dell’eventuale addestramento per il
corretto utilizzo dell’asset, gli oneri finanziari in caso di finanziamento, i costi ambientali. Tutti
questi sono da porre a confronto con i risultati positivi ritraibili dall’investimento. Nel presente
contesto economico, un modello decisionale di lungo periodo è dato dal tasso di rendimento
contabile.
In ambito finanziario è importante considerare la dimensione dei flussi monetari (un investimento
è economicamente vantaggioso se le risorse liberate eccedono le risorse assorbite), la loro
distribuzione temporale e la lunghezza dell’orizzonte, e il loro valore finanziario nel tempo; in
merito a questo ultimo punto, qualsiasi spostamento di flussi di cassa nel tempo comporta il
sostenimento di costi o la percezione di proventi dei quali tenere conto, analizzando
rispettivamente il costo/rendimento del capitale e la capitalizzazione/attualizzazione.
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5) selezione: viene effettuata la scelta dei progetti da realizzare, che presentano i migliori risultati
previsionali attesi rispetto ai costi stimati nel medio lungo periodo;
6) esecuzione e controllo: il progetto viene avviato e controllato durante la sua esecuzione,
analizzando gli scostamenti in termini reddituali e finanziari.
La logica sottesa è quella di valutare positivamente gli investimenti che abbiano un rendimento
almeno pari all’obiettivo aziendale. Il tasso di rendimento contabile:
- non tiene conto del valore del tempo delle risorse finanziarie, eguagliando gli importi futuri
previsti a quelli attuali;
- considera valori economici per competenza e non flussi di cassa secondo la loro temporale
manifestazione numeraria;
- non considera la rischiosità del progetto né il costo del capitale investito (optare per
investimenti con risultato medio contabile superiore al valore atteso – d’azienda o di settore – non
genera necessariamente valore per l’impresa se il rendimento è inferiore al costo del capitale).
DIMENSIONE FINANZIARIA
PAY-BACK PERIOD
Fra quanti anni «recupererò la spesa iniziale»? ® Il tempo di recupero è il tempo occorrente per
compensare l’investimento iniziale attraverso flussi positivi.
,#-'+&' ,%1+$#$%&!*$ ,%.$/&,&' ,%,0,!*$
In ipotesi di flussi costanti: 𝑃𝑎𝑦𝑏𝑎𝑐𝑘 = $%&+!&! #'%$&!+,! ,%1+$#$%&!*$ !%%"!*$
1'/&!%&$ )$+,.!%&$ )!**$ '-$+!0,'%,
In presenza di diversi flussi occorrerà procedere alla somma dei flussi netti annuali che eguagliano
l’investimento iniziale. ESEMPIO:
N N+1 N+2 N+3
Investimento 31.000
Entrate 10.000 20.000 10.000
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LIMITI:
- Non considera i valori generati dopo il PBP, orientando la scelta sugli investimenti che hanno
minore PBP ma non necessariamente maggiore valore attuale;
- Non considera il valore finanziario del tempo, prescindendo dalla collocazione temporale dei
flussi di cassa;
- Non differenza i progetti in base al capitale investito, ne in termini di ammontare, ne in termini
di efficienza (valore generato per unità investita);
- Non considera il costo dei finanziamenti;
- È un indicatore di rischio più che di rendimento.
Potrebbe essere un’alternativa per la valutazione degli investimenti che non devono creare valore.
Permangono tuttavia i problemi connessi alla fissazione del cutoff period arbitrario e della non
considerazione dei flussi di cassa successivi al PBP. Quale indicatore di rischio, la formulazione con
attualizzazione appare più prudenziale, atteso che proprio l’attualizzazione determina il
posticiparsi del punto di pareggio finanziario.
Nel contesto finanziario, ai fini dell’individuazione della soluzione più conveniente, tra i modelli
decisionali di lungo periodo più impiegati:
A) VALORE ATTUALE NETTO (VAN), definibile come la somma algebrica di tutti i flussi di cassa
attualizzati generati dal progetto di investimento. Esprime la ricchezza incrementale generata da
un progetto, espressa come se fosse immediatamente disponibile. Se VAN>0 c’è creazione di
valore. Maggiore è il tasso, minore è il VAN.
%
2!
𝑉𝐴𝑁 = B !
F= flusso di cassa K= Tasso di sconto (K, WACC)
&89 (456)
B) TASSO INTERNO DI RENDIMENTO (TIR), il tasso di attualizzazione dei flussi di cassa tale da
rendere il valore attuale dei flussi in ingresso uguale al valore attuale dei flussi in uscita (VAN=0).
𝐹4 𝐹: 𝐹; 𝐹<
0= + + + − 𝐹9
(1 + 𝑇𝐼𝑅) (1 + 𝑇𝐼𝑅): (1 + 𝑇𝐼𝑅); (1 + 𝑇𝐼𝑅)<
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Criterio di scelta: accettare se TIR > del rendimento richiesto (costo opportunità del capitale).
Se TIR>WACC accettazione progetto.
Ai fini dell’analisi finanziaria rilevano i flussi di cassa incrementali, al netto della componente
fiscale e al lordo della gestione finanziaria.
- Flussi di cassa incrementali derivano dell’effettuazione dell’investimento rispetto all’ipotesi di
mancato investimento, ma devono considerare anche i flussi che possono venire a mancare per
effetto delle scelte operate.
- Flussi connessi ai sunk cost (flussi di cassa già sostenuti) non devono essere considerati (es. costi
per consulenze preventive di fattibilità, già sostenute). Sono costi irrilevanti per le decisioni future,
sebbene saranno considerati in sede di consuntivazione dei risultati di progetto;
- Flussi indotti positivi (cross fertilization) o negativi (erosione). Es. il lancio di un nuovo prodotto
e/o l’allargamento del bacino di utenza con nuovi investimenti; contrazione delle vendite di una
linea di prodotti per investimenti eseguiti su altra linea di prodotti alternativi;
- Flussi connessi a costi opportunità (es. utilizzo di un magazzino sovradimensionato per
l’ampliamento delle linee produttive che potrebbe diversamente essere oggetto di locazione a
terzi).
-Metodo costo-opportunità
-Metodo costo dei capitali: Asset side à Costo medio ponderato del capitale (WACC): riflette il
rendimento-opportunità delle diverse forme di finanziamento in proporzione al peso sul totale
delle fonti.
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CAPM (Capital Asset Pricing Model)
Ke = Rf + s
s = β * (Rm – Rf)
VAN VS TIR
In generale il TIR fornisce un’indicazione corretta per progetti indipendenti, nella misura in cui tutti
i flussi di cassa negativi precedano quelli positivi.
Negli altri casi, le valutazioni compiute con il TIR possono condurre ad indicazioni diverse da quelle
ottenibili mediante il VAN. Mentre il Van può essere sempre appropriato, il TIR può essere
applicato solo in certi casi. È preferibile guadagnare il 15% di 1 milione o il 5% di 100 milioni?
TIR VAN
Il TIR, nel caso, suggerirebbe l’investimento A. Il VAN suggerirebbe
A 30,5% 213
l’investimento C.
B -13,7% -139
Ciò perché il TIR, ragionando in percentuali, non considera la
C 28,8% 518
dimensione dell’investimento, ovvero del suo capitale investito.
D 20,2% 121
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- Una riduzione di un’uscita finanziaria è parificabile ad un’entrata, rappresentando, ai fini
dell’analisi, un aumento di valore.
Nella valutazione tra due alternative opposte quali la realizzazione dell’investimento ed il
mantenimento dello status quo, è necessario procedere alla determinazione di tutti i flussi di cassa
futuri, non necessariamente coincidenti con quelli correnti.
Si pensi alle valutazioni inerenti gli investimenti in sistemi di automazione, ove il mancato
investimento potrebbe determinare un calo di fatturato e una struttura di costo non più
competitiva, con effetti negativi sui flussi di cassa futuri in ipotesi di mantenimento dello status
quo.
Nella valutazione dei flussi occorre tener conto anche di eventuali effetti fiscali. Si pensi, ad
esempio, alla deducibilità degli ammortamenti o ai sistemi di incentivazione degli investimenti.
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PDF 5 STRUTTURA ORGANIZZATIVA
Il successo aziendale si misura con la capacità di ottenere risultati in linea con le aspettative degli
stakeholders (soggetti portatori di interesse); se si riesce a soddisfare le loro attese, l’azienda
ottiene maggiori e migliori risorse necessarie alla propria attività.
Nel governo economico della gestione operano i processi di pianificazione, programmazione e
controllo per tradurre le attese degli stakeholders in obiettivi, orientare le decisioni e le azioni e
verificare la coerenza tra risultati conseguiti e obiettivi.
Controllo della gestione: presupposto è che il comportamento individuale non è sempre allineato
con gli obiettivi aziendali; l’azienda è composta da persone che devono mettere a punto
comportamenti in linea con gli obiettivi. Il controllo ha finalità di orientamento dei
comportamenti, delle decisioni, delle azioni per l’ottenimento dei risultati, supportando i processi
decisionali e verificando la coerenza tra obiettivi e risultati per soddisfare le attese. Il controllo
cerca di garantire efficienza ed efficacia. Ai fini della sua efficacia, è fondamentale che esso venga
recepito in un progetto globale di governo economico della gestione, pervadendo l’intera
organizzazione d’impresa. Finalità del controllo della gestione:
Ø favorisce l’attuazione delle finalità aziendali
Ø ha come obiettivo principale l’ordinato ed efficace sviluppo dell’attività di impresa (è un
supporto all’organizzazione delle limitate risorse disponibili verso il raggiungimento di
risultati ottimali)
Ø risponde ad esigenze di orientamento di tutti i comportamenti
Oggetto del controllo sono i risultati. Strumenti del controllo: attribuzione di responsabilità sui
risultati e sulle corrispondenti leve.
Il controllo è efficace se:
✓ è recepito in un progetto globale di governo economico della gestione
✓ pervade tutta l’organizzazione d’impresa
✓ enfatizza i fattori critici dominanti il successo d’impresa (KPI coerenti con i FCS)
✓ considera tutte le dimensioni atte a definire le modalità di formazione dei risultati economici e
non economici
✓ coerenza tra controllo e strategia
✓ considerando tutte le informazioni quantitative e qualitative
2 nozioni di controllo
-Francese: verifica ispettiva, vigilanza. Non è efficace ed efficiente per il coordinamento di
comportamento. E quindi assume un’ottica negativa, di punizione, invece è fondamentale per
raggiungere gli obiettivi il coordinamento e la guida dei comportamenti.
-Inglese: coordinamento, guida, indirizzo à orientamento dei comportamenti al raggiungimento
degli obiettivi.
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L’azienda è un insieme complesso che viene ripartito in unità operative elementari
dell’organizzazione, in modo conforme allo stile direzionale e ai processi di delega. Le unità sono
dotate di responsabilità gestionale (centri di responsabilità) e autonomia.
Vi deve essere coerenza tra potere assegnato e responsabilità attribuita. Inoltre è fondamentale
definire i collegamenti fra le diverse unità, attribuire a ciascuna unità ruoli di governo, determinare
i contributi richiesti a ciascuna unità per il raggiungimento degli obiettivi di impresa. Necessario
determinare gli obiettivi specifici del centro garantendo la coerenza degli obiettivi specifici con
quelli aziendali, senza tralasciare la coerenza degli obiettivi dei diversi centri.
à Centralità della risorsa umana per l’efficace raggiungimento degli obiettivi di impresa.
Mappa dei centri: come è strutturato il sistema di controllo in termini di struttura organizzativa di
controllo, in termini delle unità operative.
Vantaggi:
- risposte tempestive;
- riduzione dei problemi di asimmetria informativa all’interno dell’azienda;
- riduzione dei costi e tempi necessari per la trasmissione delle informazioni;
- motivazione dei responsabili.
Obiettivi: quantificabili, coerenti con il potere di chi persegue questi obiettivi e con le scelte
strategiche, raggiungibili, rilevanti, formalizzati, chiari, flessibili, misurabili, compatibili
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orizzontalmente e verticalmente tra i diversi centri, orientati dal punto di vista temporale, (B/L
termine), selettività, gerarchia degli obiettivi.
COSA: quale obiettivo
QUANDO: arco temporale entro il quale deve essere raggiunto
CHI: responsabilità deputata al raggiungimento
- Centri di ordine superiore, di norma con responsabilità ampia, associabile a una corrispondente
delega e funzione di coordinamento di eventuali altri centri gerarchicamente e/o operativamente
inferiori (p. es. un centro coincidente con un’intera funzione e responsabilizzato per i risultati
quali-quantitativi della stessa).
- Centri di ordine inferiore, in genere con compiti ben definiti, e collegati a una delega
relativamente ristretta ma tale da garantire un prestabilito ambito di autonomia volitiva (p. es. un
reparto di trasformazione fisico-tecnica).
CENTRI DI COSTO
I centri di costo sono unità operativa che prevedono l’utilizzo di risorse per l’ottenimento dei bene
finali. Si parla di centri di costo standard e centri di costo discrezionale. NB: il costo standard è un
parametro obiettivo rappresentativo delle condizioni di efficienza operativa. In presenza di un
centro di costo standard l’attenzione del controllo è focalizzata sul grado di raggiungimento di
determinati livelli di efficienza ovvero il parametro standard. Input e output sono noti. ES. centro
produttivo.
Centri di costo discrezionale: non ho parametri standard, la relazione tra input e output non è
facilmente identificabile, quindi è difficile valutarne l’efficienza (ovvero il minor utilizzo di risorse).
Quindi spesso si sposta l’attenzione sull’efficacia (grado di raggiungimento dell’obiettivo). ES.
centro legato alle risorse umane.
Costo variabile: posso fare l’analisi di efficienza.
Costo fisso: il responsabile di centro può intervenire sul grado di sfruttamento.
Questi centri tendono ad individuare unità elementari volte a combinare le risorse per
l’ottenimento di risultati specifici. Per tali centri assumono rilevanza le relazioni di causa-effetto
tra processi di impiego delle risorse e risultati conseguiti. Si tende a distinguere:
- Centri di costo principali (trasformazione fisico-tecnica, controllabili dal responsabile di centro);
- Centri di costo ausiliari (di supporto alle unità operative aziendali, ad esempio centro di
manutenzione, si ragiona più sull’efficacia);
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- Centri di spese generali (dipende dal settore, valutazione in termine di efficacia).
CENTRI DI RICAVO
I centri di ricavo sono unità ad orientamento commerciale, sviluppando un’attività in cui assume
preponderanza la realizzazione di scambi in posizione di vendita.
L’obiettivo assegnabile si fonda sulla realizzazione di condizioni qualitative di:
> volumi di vendita per ciascun bene/servizio;
> rispetto delle linee d’azioni connotanti la strategia competitiva (tempi di consegna, servizio, …);
> rispetto di condizioni economiche (mix di vendita, prezzo negoziato, ...)
Obiettivo di fatturato, quantità di prodotti da vendere con attenzione alla capacità di
assorbimento del mercato. Bisogna porre attenzione alle criticità dell’obiettivo in termini di
capacità produttiva aziendale, di obbiettivi degli altri centri e soprattutto in relazione alla
domanda del mercato. Centro legato ad altri centri, ad esempio centro produttivo.
CENTRI DI REDDITO
Si riferiscono di norma a unità di ordine superiore, in quanto aggreganti più centri di costo e di
ricavo, direttamente coordinati. Differenti dal centro di profitto (al netto dei costi). In alcuni casi si
correlano a fenomeni di specializzazione interna incentrati su combinazioni prodotto/mercato. Un
centro di reddito può:
- coordinare, direttamente o indirettamente, tutte le attività necessarie per ottenere il
prodotto/servizio e per la sua commercializzazione;
- assumere una duplice responsabilizzazione (di costo e di ricavo) per effetto dei prezzi di
trasferimento (prezzi ai quali vengono valorizzati i beni o servizi trasferiti da un’organizzativa ad
un’altra, da un’unità servente al cliente).
CENTRI DI INVESTIMENTO
Sono unità di ordine superiore aggreganti più unità elementari (divisione, aziende di un gruppo,..).
Di norma, è un’unità complessa che dispone di delega decisionale per gli investimenti di
pertinenza nonché in relazione all’organizzazione e alla vendita dei beni ottenuti. L’articolazione
degli obiettivi e la relativa parametrizzazione sintetica tende sovente ad esprimersi in relazione a
configurazioni di reddito e di investimento.
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à SPECIALIZZAZIONE
L’organizzazione si basa sulla suddivisione del
lavoro in base alle funzioni; le funzioni sono
un modo di suddividere i processi in modo che
siano della medesima specie.
Produzione da monte a valle focalizzandosi
sulle capacità e specializzazione delle diverse
funzioni (centri). Concentrare in un’area tutte
le competenze che possono essere impiegate
in una data attività. Esempi funzioni: acquisti,
produzione, vendite, personale.
à DIVISIONI
Si può fare una divisione della struttura
aziendale in base alle linee dei vari prodotti, o
in base alle zone geografiche in cui sono poste
le varie divisioni aziendali, oppure in base ai
clienti a cui sono destinati i prodotti o i servizi.
Le divisioni rappresentano aziende nelle stesse
aziende, caratterizzate da autonomia.
à MATRICE
La struttura a matrice è l'insieme della struttura
funzionale e struttura divisionale. Sono presenti
due livelli di direzione, e cioè la direzione in
base alle funzioni, quindi Direzione acquisti,
Direzione produzione, Direzione vendite,
Direzione personale, ecc, e le varie Direzioni in
base ai prodotti o ai progetti o alle aree
geografiche o in base ai clienti. Ciascuna
persona, quindi, è soggetta alle due direzioni,
sia di funzione che di divisione; si intrecciano, allora, autorità, competenze e responsabilità sia in
senso verticale, in base alle funzioni, sia in senso orizzontale, in base alle divisioni. In pratica, per la
realizzazione di un progetto si mette su una unità organizzativa con persone che fanno parte delle
diverse aree funzionali e con persone che fanno parte dei singoli progetti; a progetto ultimato,
questa unità si scioglie e i suoi componenti possono essere designati per altri progetti. Tutte le
Direzioni, sia di funzione che di prodotto, dipendono dall'unica Direzione generale.
BUDGET PARTECIPATIVO: i ruoli del vertice devono coinvolgere i responsabili dei diversi centri
BUDGET NEGOZIATO: negoziazione con responsabile di centro degli obiettivi da assegnare ai centri
Struttura informativa di controllo: aspetto strutturale, varia poco. Costituita da strumenti
informativi basati su strumenti di misurazione e rilevazione di risultati e obiettivi.
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Processo: aspetto procedurale, dinamico. Serve ad orientare i comportamenti, attivare interventi
correttivi, verificare il grado di raggiungimento dei risultati. Le correzioni possono modificare la
struttura organizzativa, gli strumenti informativi, le scelte strategiche.
Queste 3 component sono poi integrate con gli altri sistemi di controllo interno e di governo
economico (internal auditing, collegio sindacale, revisori esterni, risk management).
Una volta divisa l’azienda in unità operative elementari, bisogna anche definire la relazione tra di
esse. Infatti un centro può servire un altro centro con beni e servizi che vengono valorizzati sulla
base dei prezzi di trasferimento interno.
Definizione: i prezzi di trasferimento sono i prezzi con cui sono valorizzati i beni e i servizi scambiati
tra le diverse unità organizzative appartenenti alla stessa azienda.
I prezzi di trasferimento dipendono dalla strategia adottata, che può essere una strategia di
diversificazione o di integrazione. La loro corretta valorizzazione è fondamentale in quanto incide
in misura considerevole sulle grandezze utilizzate per la valutazione delle performance dei singoli
centri, soprattutto quando questi sono caratterizzati da un numero consistente di trasferimenti
interni.
Tipicamente i prezzi di trasferimento possono essere determinati sulla base di:
- Prezzi di mercato, l’azienda deve essere in grado di identificare in maniera precisa i
prezzi di mercato;
- Costi sostenuti dalle unità organizzative fornitrici;
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- Costi negoziati attraverso la negoziazione tra unità organizzative acquirenti e
fornitrici, libera trattativa tra i responsabili dei diversi centri che devono trovarsi in
una situazione di parità: si crea così un sistema di competizione all’interno
dell’azienda stessa.
PRO CONTRO
Responsabilizzazione delle unità Grado di controllabilità
operative su tutti i costi da esse generati
Demotivazione/orientamento dei
Definizione di un sistema competitivo comportamenti qualora gli attori interni
tra centri percepiscano il criterio di addebito
utilizzato come non equo. È quindi
Motivazione nel dare la possibilità ai importante adottare un modello di
responsabili dei diversi centri di addebito che permetta un’adeguata
negoziare i costi controllabilità e motivazione.
In caso di centri in paesi diversi, i prezzi di trasferimento interno possono comportare dei rischi
relativi a problemi fiscali e di cambio valuta, per cui bisogna rispettare le normative che
impongono paletti sui prezzi di trasferimento fra centri dislocati geograficamente.
Il metodo ABC è definibile come uno strumento di imputazione dei costi indiretti al prodotto,
utilizzabile in alternativa ai tradizionali centri di costo.
Le fasi applicative della filosofia in esame sono riassunte nei seguenti punti:
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- Analisi e definizione delle categorie di risorse.
- Definizione dei processi aziendali.
- Scomposizione dei processi aziendali in attività.
- Localizzazione dei costi delle risorse alle attività, in via specifica o attraverso driver di ripartizione
(resource driver).
- Imputazione dei costi delle attività ai prodotti, in via specifica o attraverso driver di ripartizione
(activity driver).
Come si può vedere, l’adozione di una struttura per processi costituisce una conditio sine qua non
per l’implementazione dell’ABC.
L’attenzione dell’ABC è posta in particolare sulle attività e sui processi che creano valore. Ne
consegue:
- il superamento di una visione strutturale rigida, incentrata esclusivamente sui centri
funzionali di responsabilità;
- il necessario coordinamento delle attività e dei processi;
- l’esigenza, per ciascun manager, di disporre di informazioni non solo relative al
proprio ambito funzionalistico, dovendo coordinare processi, sub processi, attività;
- effetti sul sistema di responsabilizzazione economica.
La gestione per processi prevede una struttura organizzativa orizzontale, caratterizzata da:
Scomposizione della complessiva attività aziendale in processi ed attività, essendo il consumo di
risorse non dipendente direttamente dai prodotti, bensì dalle attività svolte per la loro
realizzazione. Tra le risorse e le attività esiste infatti un nesso di causa-effetto, poiché le attività
(causa) richiedono l’impiego di risorse generatrici di costi (effetto), mentre tra le attività ed i
prodotti si definisce una relazione che individua il consumo dell’attività da parte dei prodotti.
NB: la struttura per centri comportava una serie di limiti: una soggettività nell’individuare i
parametri di divisione tra i centri, un’assenza di trasversalità tra le funzioni che portava ad una
struttura aziendale verticale, e parametri che dipendono esclusivamente dalla quantità di
produzione.
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Processi: sistema di attività logicamente correlate per produrre uno specifico output volto a
soddisfare uno specifico cliente (interno od esterno)
- Assumono sovente natura trasversale ai confini organizzativi (trans-funzionalità del processo). Se,
tuttavia, è vero che i processi sono trasversali rispetto alle funzioni organizzative, non è escluso
che taluni processi possano coincidere con l’insieme delle attività compiute in un’area funzionale
della struttura organizzativa;
- Ogni processo ha un output complessivo, al cui ottenimento propendono tutte le attività e le
risorse coinvolte.
Attività: è una combinazione di persone, materie prime, metodologie e ambiente che produce un
determinato prodotto/servizio. Il concetto di attività non coincide con quello di centro di costo,
rappresentando tipicamente un aggregato più piccolo rispetto a quest’ultimo.
Il processo si divide in
subprocessi
Attività
Acquisti
• Trattamento ordini di acquisto
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• Determinazione quantità da ordinare; Tempi dei flussi
• Completamento ordini;
• Stipula contratti
• Trattativa, redazione e firma contratti con i fornitori
• Inventariazione materiale in arrivo
• Registrazione materiale in ingresso, verifica quantità in entrata
• Ispezione materiale in arrivo
• Verifica qualità del materiale in entrata
• Trattamento contabili per pagamenti
• Riordino documenti e predisposizione autorizzazioni di pagamento
Produzione
• Manutenzione e riparazione impianti
• Manutenzione e riparazione impianti esistenti
• Controllo area di produzione
• Supervisione della produzione e del personale addetto
• Manutenzione strutture
• Manutenzione fabbrica e strutture ove si svolge la produzione
Controllo qualità
• Lamentele clientela
• Contatti clientela per lamentele qualità, tempi di consegna ..
• Valutazione del servizio
• Valutazione risultati ottenuti dalle lamentele
• Analisi dei difetti
• Determinazione delle cause originarie dei problemi lamentati
• Test valutazione qualità Realizzazione di test per analizzare i problemi di qualità
• Ispezione finale Ispezione del prodotto finito
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La catena del valore di Porter definisce le
attività, processi e subprocessi; in
particolare Porter parla di processi
primari e di attività a supporto dei
processi primari.
- Attività di sostegno ai processi (process sustaining activities): attività svolte a vantaggio di una
linea produttiva o di un impianto a prescindere dal numero di unità prodotte o dei lotti produttivi
(es. attività di supervisione, controllo di processo, vigilanza, manutenzione, regolazione impianti..);
- Attività di sostegno ai clienti (customer sustaining activities): attività causate dalle transazioni con
i clienti (gestione anagrafiche, comunicazioni, ricevimento ordini, fatturazione, ….). La loro
quantità dipende dalla numerosità dei clienti, dal numero di operazioni, dalla diversificazione del
catalogo prodotti, …
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- Attività correlate ai siti produttivi (facility level activities): attività di supporto del processo
produttivo complessivo (es. attività della funzione personale, funzione amministrativa, controllo di
gestione, direzione di stabilimento, …);
N.B. Sovente, in sede di implementazione, si tracciano le attività svolte all’interno dei centri di
costo (la cui struttura è mantenuta per il loro significato organizzativo). Così facendo, tuttavia, si
rischia di non cogliere la trans-funzionalità propria dell’approccio ABC. Una singola attività, infatti,
può essere svolta consumando risorse produttive appartenenti anche a più centri di costo.
La preventiva analisi dei processi e delle attività per la corretta implementazione dell’activity
based costing e del razionale calcolo del costo di prodotto deve opportunamente essere finalizzata
alla revisione di tutti i processi, verificandone la capacità di generare valore aggiunto. La
definizione di parametri anche non volumetrici può agevolare la definizione di utili indici di
performance. L’ABC è intrecciato all’ABM, il quale comprende le attività e revisiona i processi per
fare misure di performance, in modo tale da creare un valore aggiunto per i clienti eliminando le
attività che non creano valore e migliorando l’efficienza di quelle a valore aggiunto.
L’ABM deve effettuare analisi di valore (VALUE ANALYSIS), individuando le attività significative a
valore aggiunto (ossia quelle critiche per soddisfare i bisogni degli stakeholders) e quelle a basso
valore aggiunto (eliminabili solo se non sono indispensabili).
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Esempio. Attività di spedizione prodotti
Attività:
- Ricevimento dell’ordine di consegna;
- Posizionamento del prodotto;
- Raccolta del prodotto;
- Imballaggio;
- Etichettatura;
- Preparazione del vettore;
- Caricamento del vettore;
- Verifica finale consegna.
In ottica ABC è plausibile la definizione di un unico activity driver rappresentato dal numero di
consegne per prodotto. Tuttavia, l’informazione sul numero di consegne assume scarso significato
per la definizione delle azioni, ad esempio, di riduzione dei costi, se non addirittura fuorviante alla
gestione dell’attività. Per il responsabile delle consegne l’informazione ha scarso significato. Sono
le attività ad essere gestite, non gli activity driver. Gestire le attività e non le risorse in quanto sono
le attività ed il modo in cui sono eseguite che determina i costi e non i costi a fissare il livello di
attività.
Ne consegue il possibile diverso uso dei driver per la gestione delle attività rispetto al calcolo dei
costi.
Fasi per l’implementazione di un sistema ABM:
- Individuazione delle attività aziendali e loro collocazione nel sistema di processi;
- Determinazione dei costi e delle misure di performance delle attività;
- Definizione dell’output delle attività;
- Imputazione dei costi agli oggetti di costo in base al volume di attività;
- Determinazione dei fattori critici di successo, quali obiettivi da raggiungere;
- Valutazione dell’efficacia e dell’efficienza delle attività e dei processi in base ai fattori
critici di successo individuati.
Il process value analysis è uno strumento per l’analisi del valore delle attività e dei processi,
finalizzata ad identificare processi ed attività che non generano valore per il cliente.
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Una compiuta analisi delle attività e dei cost driver promuove la valutazione di aspetti gestionali
rilevanti in termini di performance ma non sempre finanziariamente misurabili. Tra di essi:
• Qualità: percentuale dei difetti, frequenza delle interruzioni di processo, percentuale
rilavorazioni, incidenza e frequenza difetti riscontrati dalla clientela, …;
• Scorte: dimensione media del lotto, entità dei wip, livello scorte componenti acquisite, …
• Produttività: rapporto tra input ed output in rapporto alle unità prodotte, ore impiegate,
materiali utilizzati, energia consumata, capitale investito, …;
• Flessibilità: tempi di attraversamento, setup, tempi consegna, …;
• Capitale umano: livello culturale, abilità, addestramento, attitudini …da cui l’utilità di talune
indagini interne, verifica tassi di assenteismo, turnover, …;
• Innovazione, …
Un'altra analisi delle attività è rappresentata dall’analisi del costo lungo tutta la vita del prodotto.
Le aziende sostengono costi rilevanti nelle fasi iniziali, precedenti alla produzione del prodotto.
L’analisi dei costi assume particolare significato se effettuata nel momento in cui si decide in
merito al consumo delle risorse, non all’atto del consumo effettivo. Questo tipo di analisi non
semplice a causa dei cambiamenti del mercato che hanno portato ad progressivo accorciamento
del ciclo di vita dei prodotti, tale da determinare una una progressiva obsolescenza delle risultanze
informative derivanti dall’analisi dei costi già sostenuti e, talora, l’impossibilità di effettuare
correzioni sui costi e sui prezzi a fronte di errori nella determinazione dei costi.
Breakdown structure
Un metodo che supporta il life cycle costing nell’identificazione e classificazione dei costi sul ciclo
di vita del prodotto è la breakdown structure.
Consente di collegare le attività con le risorse suddividendo i costi per attività funzionali, per fasi
del ciclo di vita del prodotto, per classi di oggetto omogenee.
L’obiettivo è quello di avere, tra l’altro, una visione globale dei costi che devono essere gestiti, a
partire dalla programmazione al cliente, ricomprendendo anche i costi «sommersi». I costi
sommersi sono i costi delle attività e risorse impiegate che senza una corretta analisi non possono
essere individuati, ne sono un esempio: il sistema operativo, la distribuzione, l’IT, la
manutenzione, l’addestramento, la garanzia, le verifiche della qualità, la documentazione, e
l’impatto ambientale.
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PDF 7: LA STRUTTURA INFORMATIVA DI CONTROLLO
Considera l’insieme di elementi (dati, procedure, persone, strumenti) che elaborano, scambiano,
archiviano dati con lo scopo di produrre e distribuire informazioni.
Emerge la complessità nei sistemi di controllo della gestione.
ERP: si concentra sulle varie aree aziendali. È un software di gestione che integra tutti i processi di
business rilevanti di un'azienda e tutte le funzioni aziendali, ad esempio vendite, acquisti, gestione
magazzino, finanza, contabilità, ecc.. Integra quindi tutte le attività aziendali in un unico sistema, il
quale risulta essere indispensabile per supportare il Management. I dati vengono raccolti in
maniera centralizzata nonostante provengano da molteplici parti dell'azienda.
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Qui vi è un più forte orientamento al cliente, alla sua soddisfazione, all’ambiente, alla funzione
commerciale e in particolare al marketing. Quindi si incrementano i costi di struttura.
Variabile critica: efficacia competitiva.
Il controllo della gestione si traduce nel controllo dei costi e dei ricavi di vendita di medio-breve
periodo.
I sistemi di misurazione trovano attuazione, accanto alla informativa del costo unitario di
produzione, nella definizione dei flussi informativi attinenti: i ricavi, il posizionamento di mercato e
l’assorbimento dei costi di struttura.
NB: lo storico approccio aziendale è di tipo shareholder ovvero la gestione aziendale è rivolta al
prevalente soddisfacimento dell’interesse dell’azionista, gli utili sono per remunerare il capitale
conferito dagli azionisti per il progetto imprenditoriale. Risale a prima della responsabilità sociale.
Oggi stakeholder view: l’azienda opera per il soddisfacimento degli interessi degli stakeholder,
pluralità di soggetti (azionisti, dipendenti, clienti, fornitori, territorio, amministrazioni locali)
Grazie al soddisfacimento degli interessi degli stakeholder si arriva alla capacità di attrarre
maggiori e migliori risorse per l’azienda, generando un circolo virtuoso.
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La struttura informativa di controllo predispone informazioni relative a parametri (KPI) collegati
alle variabili critiche di successo di impresa e suscettibili di monitoraggio. Nel controllo della
gestione è fondamentale che vi sia un’articolazione delle informazioni coerente con le diverse
dimensioni rilevanti di osservazione dei fenomeni aziendali. Le informazioni costituiscono un
elemento peculiare ai fini delle misure aziendali. Le misure sono:
➢ ECONOMICHE: quale espressione quantitativo-monetaria dei fenomeni aziendali. Si tratta di
elaborazioni studiate per riassumere in modo omogeneo le risultanze di processi gestionali
variamente complessi, necessariamente fondati su condizioni qualitative e quantitative non
monetarie. È possibile adottare un approccio che prevede la distinzione tra misure economiche
globali di sintesi, misure economiche globali di analisi, e misure economiche parziali.
➢ SOCIO-AMBIENTALI E COMPETITIVE: quale espressione quali-quantitativa dei fenomeni
aziendali (clienti soddisfatti, scarti presso i clienti, posti di lavoro creati, ecc.) ma che prevedono
anche elaborazioni a carattere quantitativo monetario (costi ambientali, costi assistenza clienti,
ecc.) Misure, informazioni, volti sia alla comunicazione interna che esterna, esempio è il bilancio
sociale, ambientale.
Le misure economiche rappresentano ancora oggi importanti informazioni quantitative monetarie
(poi integrate con altre). Le misure economiche dovrebbero permettere di:
➢ valutare le alternative decisionali
➢ orientare i comportamenti e giudicare i risultati
➢ ricongiungere i momenti strategici a quelli operativi
➢ sostenere l’apprezzamento del mantenimento degli equilibri: reddituali, finanziari, patrimoniali
d’impresa.
Misure economiche globali: riguardano l’azienda nella sua globalità, e sono riconducibili alla
combinazione produttiva generale d’impresa. Sono distinte in misure di sintesi (danno una sintesi
delle misure dell’intera azienda), di analisi (pur riferendosi alla globalità effettuano analisi su degli
aspetti).
Misure economiche parziali: tendono a focalizzare prevalentemente l’attenzione sugli aspetti
reddituali afferenti ai processi produttivi.
Globali: facciamo riferimento al bilancio di esercizio, prospetto variazioni e flussi di CCN, prospetto
variazioni e flussi di cassa, determinazione del capitale economico, misure globali di analisi.
Parziali: misure articolate per aspetti distinti della gestione (contabilità generale, bilancio), misure
articolate per centri, misure articolate per prodotto e successive aggregazioni. Le ultime due
necessitano a monte di uno strumento che è la contabilità analitica.
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nell’esercizio, nonché la struttura e l’ammontare del patrimonio alla fine del periodo. Viene
redatto periodicamente (al termine di ciascun esercizio), con criteri di iscrizione e valutazione
previsti dalla normativa.
I bilanci straordinari vengono redatti in particolari momenti (liquidazione, trasformazione,
fusione…) con criteri congrui rispetto agli scopi che si vogliono perseguire.
I bilanci infrannuali sono redatti con riferimento ad un periodo inferiore all’esercizio (es. trimestre,
semestre).
Conto economico: Valore della produzione - Costo della produzione + Proventi ed oneri finanziari
+ Rettifiche di valore di attività finanziarie - Imposte sul reddito di esercizio = utile/perdita
La dimensione finanziaria è parzialmente espressa dallo SP, ma non spiega l’origine della
variazione del capitale circolante netto e dei flussi di cassa.
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Nel rendiconto finanziario si individuano le cause che ne generano una variazione finanziaria o
monetaria:
- in aumento (fonti cioè le risorse finanziarie)
- in diminuzione (fabbisogni o impieghi, le operazioni che assorbono le risorse).
La sommatoria algebrica delle fonti e dei fabbisogni determina la variazione delle risorse
finanziarie nel periodo preso a riferimento.
Abbiamo il rendiconto dei flussi di ccn e il rendiconto dei flussi di liquidità.
Impieghi:
-Attivo a breve: a breve possono trasformarsi in liquidità, ad esempio i crediti commerciali e il
magazzino.
-Attivo fisso netto: investimenti durevoli, al netto del fondo di ammortamento.
Fonti: mezzi propri e passività a breve e a m/l termine.
Attivo a breve – passivo a breve = CCN
(NB: breve periodo tipicamente sono 12 mesi).
Attivo a breve + attivo fisso netto = passivo a breve + passivo a m/l termine + mezzi propri
CCN= passivo a m/l termine + mezzi propri – attivo fisso netto
Le operazioni che fanno variare uno o più di questi elementi influenzano il CCN
RN=reddito netto
RENDICONTO FINANZIARIO
Prospetto scalare. I singoli flussi finanziari sono presentati distintamente in:
A. Flussi finanziari derivanti dalla gestione reddituale
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B. Flussi finanziari derivanti dall’attività d’investimento
C. Flussi finanziari derivanti dall’attività di finanziamento
Incremento (decremento) delle disponibilità liquide (a ± b ± c)
Il flusso finanziario dell’attività operativa può essere determinato o con il metodo indiretto
(rettificando l’utile o la perdita d’esercizio riportato nel conto economico) o con il metodo diretto
(evidenziando i flussi finanziari). La somma algebrica dei flussi finanziari dell’attività operativa, di
investimento e di finanziamento rappresenta la variazione netta (incremento o decremento) delle
disponibilità liquide avvenuta nel corso dell’esercizio. La forma di presentazione del rendiconto
finanziario è di tipo scalare.
Metodo diretto: considera le operazioni che hanno generato o assorbito risorse di cassa, il
risultato finanziario della gestione reddituale è la differenza tra l’ammontare dei ricavi monetari e
dei costi monetari di competenza dell’esercizio.
Metodo indiretto: il flusso finanziario generato dall’attività operativa si calcola partendo dal
risultato economico dell’esercizio ed effettuando rettifiche per tenere conto di:
-elementi di natura non monetaria (es. ammortamenti di immobilizzazioni, accantonamenti ai
fondi rischi e oneri, accantonamenti per trattamento di fine rapporto, svalutazioni per perdite
durevoli di valore);
-variazioni del capitale circolante netto connesse ai costi o ricavi dell’attività operativa (es.
variazioni di rimanenze, variazioni di crediti verso clienti e di debiti verso fornitori, variazioni di
ratei e risconti);
-operazioni i cui effetti sono ricompresi tra i flussi derivanti dall’attività di investimento e
finanziamento (es. plusvalenze o minusvalenze).
Tali rettifiche hanno lo scopo di trasformare i componenti positivi e negativi di reddito in incassi e
pagamenti (cioè in variazioni di disponibilità liquide).
[si ottiene sommando al reddito dell’esercizio i costi non monetari e sottraendo i ricavi non
monetari].
Entrambi i metodi portano allo stesso risultato finale. Il metodo diretto mostra ogni componente
del cash flow di esercizio e fornisce un maggior numero di informazioni rispetto al metodo
indiretto. Il cash flow determinato con metodo diretto è più facilmente verificabile, poiché sono
direttamente mostrati i singoli elementi che lo compongono. Il metodo indiretto può essere più
facile e più veloce da utilizzare, e divulga meno informazioni alla concorrenza.
Capitale economico
Valore di un’impresa in funzionamento associabile a:
- la situazione esistente
- la capacità di generare risorse
Metodi di determinazione
- diretta
- indiretta: a) Patrimoniale b) Reddituale c) Finanziario d) Misti
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- Misure parziali articolate per aspetti significativi della gestione complessiva: CE riclassificato,
quindi reddito operativo della gestione caratteristica, il reddito operativo, il reddito lordo di
competenza, reddito ante imposte, reddito netto.
- Misure parziali articolate in base alla complessità aziendale, focalizzate sui processi produttivi, sui
prodotti, e sui centri di responsabilità; qui le direttrici fondamentali di osservazione sono date dai
componenti positivi di reddito (con specifico riferimento alla gestione caratteristica) e dai
componenti negativi di reddito (osservati rispetto ai contributi specifici dei diversi fattori e alle
relative combinazioni).
Esempio: due aziende (A e B) conseguono lo stesso ricavo (1000 euro), ma con utili diversi (A:300 e
B: 100). Bisogna analizzare la formazione dell’utile: infatti si scopre che l’azienda A ha conseguito
un utile con una plusvalenza (vendita di immobile pari a 400), tale per cui se non avesse venduto
l’immobile sarebbe stata in perdita. Per cui un’attenta analisi aiuta l’azienda a focalizzarsi sulla
reddittività del core business (attività tipica dell’azienda).
Gestione caratteristica
Annovera i componenti positivi e negativi di reddito scaturenti dall’attività tipica, ossia dalla
funzione economica in senso stretto che si sostanzia prevalentemente nei rapporti con clienti e
fornitori.
Esempio: azienda ha un surplus di liquidità che viene investito in forme alternative, ossia nell’
acquisto di immobile civile che decide di locare e per la quale l’azienda riscuote affitti attivi e
sostiene costi di manutenzione.
Gestione finanziaria
Attiene alle operazioni di copertura finalizzate, attraverso la richiesta di finanziamenti, a coprire
deficit di liquidità. Un’analisi attenta permette di capire gli effetti e l’onerosità delle scelte di
investimento.
Gestione straordinaria
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Riguarda costi e ricavi provenienti da attività straordinarie che possono presentare caratteristiche
di non ripetitività (svalutazioni), di eccezionalità (plusvalenze, minusvalenze, insussistenze e
sopravvenienze) e di non controllabilità (incendi, furti). Tali caratteristiche rendono la gestione
“straordinaria”, separandola da quelle di cui sopra che attengono alla gestione ordinaria. La
separazione con i risultati intermedi delle gestioni precedenti trova giustificazione nell’esigenza di
non influenzare con valori “occasionali” quelli ricorrenti.
Gestione tributaria
Considera, in modo particolare, le imposte d’esercizio. Pur essendo una gestione di natura
ordinaria, non si può non evidenziare l’influenza dei costi e dei ricavi straordinari inclusi nella
gestione precedente. È una gestione che viene distinta da quella ordinaria, in quanto può essere
influenzata da costi e ricavi della gestione straordinaria.
Ricavi netti
Rappresentano il valore dei beni/servizi
ceduti/erogati durante l’esercizio. Sono
espressione del volume di attività svolto che
ha generato operazioni di scambio con i terzi.
Tale valore deve essere considerato al netto di
sconti, abbuoni, resi e premi a clienti.
Risultato operativo della gestione caratteristica (ROCG) : identifica la capacità di produrre reddito
mediante l’attività tipica. Se negativo in più esercizi costituisce sintomo preoccupante
sull’economicità dell’impresa, evidenziando mancanza di equilibrio reddituale.
Oneri finanziari (OF): rappresentano l’apporto (negativo) della gestione finanziaria alla produzione
del reddito complessivo.
Reddito lordo di competenza (RC): costituisce il reddito prodotto dall’ordinaria gestione, al lordo
dei componenti straordinari e della “gestione” tributaria.
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Componenti straordinari (CS): riguardano componenti che, per loro natura, richiedono un’analisi
autonoma. Se, per ipotesi, fossero inseriti nelle gestioni precedenti, risulterebbe difficile
comprendere la capacità dell’impresa di produrre reddito con continuità o redditi scaturenti da
fenomeni occasionali. A titolo esemplificativo si annoverano: sopravvenienze, insussistenze,
perdite su crediti e su cambi di esercizi precedenti, plusvalenze, minusvalenze, contributi dello
Stato, se occasionali, svalutazioni delle immobilizzazioni materiali ed immateriali e, talora, anche le
rivalutazioni. Si considerano straordinari anche i valori derivanti da modifiche dei criteri di
valutazione o emergenti da deroghe eccezionali.
Reddito ante imposte (RAI): da non confondere con il reddito imponibile, tale risultato intermedio
assume valore limitato e necessario per introdurre le imposte.
Reddito netto (RN): è dato dalla differenza tra reddito ante imposte e le imposte d’esercizio.
ROCG > 0: condizione necessaria ma non sufficiente per una soddisfacente redditività. Infatti
l’azienda non è detto che necessariamente consegua un utile.
ROGC < 0: situazione assai grave, se duratura.
ROGC < 0 e ROA > 0: rilevante la gestione complementare accessoria. Se persistente è sintomo di
cambiamenti in atto nell’attività o utilizzo di schema di riclassificazione non coerente con l’attività
svolta.
ROGC > 0, ROA >0 e RC < 0: il problema reddituale risiede nella gestione finanziaria in quanto gli
oneri assorbono completamente il reddito derivante dagli investimenti caratteristici e
patrimoniali. Si tratta di aziende fortemente indebitate, per cui le marginalità vengono erose dal
peso degli oneri finanziari.
RC < 0, RAI >0 e RN >0: il reddito di competenza negativo individua una situazione critica nell’area
caratteristica, finanziaria o in entrambe.
RC > 0, RAI < 0 e RN < 0: situazione meno critica purché limitata nel tempo. La perdita d’esercizio
deriva da fenomeni straordinari che, come tali, non dovrebbero influire nel futuro.
45
Valore aggiunto della produzione (VP): rappresenta la
valorizzazione del volume di attività svolto
dall’impresa, indipendentemente dalla sua
destinazione. Tre sono gli elementi che lo rendono
eterogeneo: ◦ il mercato: ricavi valorizzati a prezzi-
ricavo; ◦ il magazzino: rimanenze quantificate al costo
di produzione; ◦ la predisposizione di risorse interne
di utilizzo futuro: incrementi di lavori interni, valutati
a costo di produzione.
Margine operativo lordo (MOL): risultato intermedio con valenza finanziaria: tutti i valori di cui è
composto (eccetto l’accantonamento TFR) generano delle variazioni a livello finanziario ed in
particolare nel capitale circolante netto in senso stretto. Il margine operativo lordo viene calcolato
sottraendo dal valore aggiunto il costo del lavoro, e non considerando l’ammortamento e
l’accantonamento (costi non associabili all’ambito finanziario in quanto non prevedono un esborso
monetario). Esso è un margine di natura economica con una valenza finanziaria:
- Mi fa capire la capacità dell’azienda di conseguire un utile.
- Margine oggettivo perché esclude ammortamenti e accantonamenti che discendono da
scelte valutative soggettive.
Reddito op. della gestione caratteristica (ROGC): uguale a quello determinato secondo lo schema
di conto economico a ricavi e costo del venduto.
46
-le passività a breve vengono divise in liquidità negative (scoperti di conto corrente) ed esigibilità
(debiti a breve periodo).
Esempio 1: AFN e PASSIVITA’ A BREVE prevalgono, quindi ci si trova davanti a duna situazione di
grande squilibrio, infatti il capitale durevolmente investito è finanziato da passività a breve, vi è
uno squilibrio finanziario (rischio di non riuscire a fare fronte alle obbligazioni), la solidità e la
liquidità sono carenti. Per cui si tratta di un’azienda con struttura rigida e sottocapitalizzata.
Esempio 3: ATTIVO A BREVE e PASSIVO A BREVE prevalgono, quindi si presume ci si trovi davanti
ad un’azienda commerciale per la rilevanza del circolante
Analisi verticali: analisi valori percentuali; individuano il contributo delle singole gestioni alla
determinazione del reddito. Vedi formule dopo.
Analisi orizzontali: analisi dell’andamento dei singoli valori su un arco temporale esteso.
@FBAD 2DF>FKD>AD
Tasso di incidenza degli oneri finanziari: ADH>=D
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ABJJDG@ FBGG@
Redditività netta delle vendite: ADH>=D
>GGD=@ > MAB=B >GGD=@ 2DNN@ FBGG@
Grado di elasticità degli investimenti: H>IDG>?B DF=BNGDG@ H>IDG>?B DF=BNGDG@
La redditività del capitale proprio fornisce informazioni utili sia per valutare l’efficacia con cui la
direzione ha coordinato l’attività di periodo verso il raggiungimento degli obiettivi, sia per
verificare il grado di soddisfacimento potenziale delle attese dei conferenti il capitale.
È fondamentale anche l’indicatore della redditività del capitale netto, per il quale è utile esplicitare
innanzitutto le componenti primarie del ROS e del ROT, e, eventualmente, può essere utile usare
altri anche altri indicatori volti a evidenziare le condizioni di equilibrio tra investimenti e fonti di
finanziamento (p. es. il tasso di liquidità del capitale investito e il tasso d’indebitamento).
Solidità patrimoniale
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Composizione dell’indebitamento = pass. esplic. onerose/mezzi terzi. Distinguo passività
esplicitamente onerose e passività; comprendo quali passività hanno un evidente impatto sulla
situazione economica. Altra composizione indeb = passivo a m-l termine/mezzi di terzi.
-Grado di copertura dell’attivo fisso netto: indica le modalità con le quali si finanziano gli
investimenti durevoli, evidenzia il grado di copertura interna.
Mezzi propri/attivo fisso netto = grado di copertura 1 livello. Indica in che misura solo i mezzi
propri coprono gli investimenti durevoli. Valore ottimale: quando il capitale di rischio finanzia
completamente gli investimenti fissi, quando il rapporto è maggiore dell’unità ovvero mezzi propri
> attivo fisso netto. Se faccio la sottrazione al posto della divisione calcolo il margine di copertura
dell’attivo fisso netto di 1 livello.
Mezzi propri + passivo a m-l termine/attivo fisso netto = gradi di copertura 2 livello. Lo uso quando
il precedente rapporto è inferiore all’unità: mi chiedo se siamo coperti almeno dal passivo a m-l
termine. Se > 1 i mezzi propri e il passivo a m-l termine coprono l’attivo fisso netto. Se < 1 siamo
finanziati da uno scoperto di conto corrente. Se faccio la sottrazione al posto della divisione
calcolo il margine di copertura dell’attivo fisso netto di 2 livello.
-Tasso di variazione del capitale investito = capitale investito finale-capitale investito iniziale /
capitale investito iniziale. Tale indice rappresenta un punto di partenza che collega l’analisi di solidità
allo sviluppo, e mi fa comprendere di quanto è variato il capitale investito (ovvero attivo a breve +
attivo fisso netto).
-Tasso di autofinanziamento = reddito netto – dividendi / mezzi propri. Indica quanta parte del
reddito non è stata distribuita ai soci, è rimasta in azienda per autofinanziarla, incrementa i mezzi
propri. Indica il tasso di sviluppo dei mezzi propri per effetto della gestione e della scelta di
distribuzione degli utili.
Redditività
Rapporto tra una configurazione di reddito ed il correlato volume di capitale necessario per
produrlo oppure tra tale reddito e grandezze espressive dell’attività svolta (es. fatturato).
L’analisi della redditività verifica la congruenza tra i risultati intermedi determinati in sede di
riclassificazione rispetto alle risorse impiegate per ottenerli.
-Redditività operativa = ROI = reddito operativo / capitale investito. Esprime il rendimento del
capitale investito prescindendo dalle scelte di finanziamento. La positività dell’indice è una
condizione necessaria ma non sufficiente per supporre la remunerazione degli investimenti. Non
c’è un valore ottimale di riferimento. Va confrontato con le fonti di finanziamento: emerge il
concetto di leva finanziaria.
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ROI = ROS X ROT à La redditività operativa può essere influenzata dalla redditività delle vendite e
dalla rotazione del capitale investito. Tasso di rotazione ROT = vendite / capitale investito. La
scomposizione del ROI permette di capirne le determinanti (determinato da marginalità delle
vendite o rotazione del capitale investito?)
-Redditività delle vendite = ROS = reddito operativo / vendite. Esprime la redditività aziendale in
relazione alla capacità remunerativa del flusso dei ricavi.
-Redditività netta dei mezzi propri = ROE = reddito netto / mezzi propri. Rappresenta la redditività
dei mezzi propri. Influenzato dal ROI, dal grado e costo di indebitamento, dall’incidenza dei
componenti straordinari e imposte.
Liquidità
La liquidità si collega all’equilibrio finanziario e monetario nel breve periodo.
Un’adeguata liquidità mantiene costante il bilanciamento tra attivo e passivo a breve, ossia la
capacità di far fronte tempestivamente ai propri impegni verso i finanziatori (senza ritardi e a costi
accettabili).
-Indice di liquidità primaria di 1 livello = liquidità immediate / passivo a breve. Se > 1, i pagamenti
da assolvere entro 12 mesi potranno essere soddisfatti con le liquidità già disponibili. Se è troppo >
1 ho un eccesso di liquidità, mi domando perché questo grande surplus di liquidità non possa
essere differentemente investito. Sovente l’indice è < 1, il che mi porta a calcolare l’indice di
liquidità primaria di 2 livello.
-Indice di liquidità primaria di 2 livello = liquidità immediate+differite / passivo a breve. Se < 1, con
cassa, banca e crediti non sono in grado di pagare il passivo a breve, salvo il fatto di poter tener
conto di anche delle disponibilità di magazzino, che abbiano mercato. Quindi passo all’:
- Liquidità netta = liquidità immediate – liquidità negative. Liquidità negative sono esposizioni
bancarie a debito tipicamente non concordate, posizioni di debito nei confronti della banca che
non hanno scadenza. Bisogna avere liquidità immediate per farvi fronte.
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ancora da incassare. NB: le vendite non tengono in considerazione dell’iva, mentre i crediti si, per
cui bisognerebbe considerare i crediti al netto dell’iva.
- Durata media magazzino = (magazzino/vendite) x 360. Sono i giorni medi di permanenza dei beni
in magazzino prima di essere trasformati in vendite. Il valore elevato: eccessive scorte, forse
causate da una previsione errata delle vendite.
Sviluppo
Tasso di variazione del capitale investito: Δ capitale investito / capitale investito iniziale
NB: capitale investito iniziale = attivo a breve + attivo fisso netto
Tale tasso esprime la variazione percentuale del capitale investito, grazie alla quale l’azienda si
domanda a cosa è dovuta tale variazione à la crescita è connessa a maggiori investimenti a breve
o ad immobilizzazioni?
Δ attivo fisso netto / attivo fisso netto iniz
Δ attivo a breve / attivo a breve iniz
I SISTEMI ERP
Sistemi informativi integrati con un’unica base di dati.
L’obiettivo e coordinare e gestire tutte le attività aziendali, rendendo l’informazione disponibile a
tutti i livelli dell’organizzazione. È possibile accedere a dati nel datawarehouse, fare analisi, report,
grafici.
Caratteristiche:
- Integrazione dei processi
- Unicità della base dati
- Omogeneità dell’informazione
- Articolazione del software
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MISURE NON ECONOMICHE (MISURE SOCIO-AMBIENTALI E COMPETITIVE)
Per alcune società la loro rilevazione è vincolante (società quotate sono obbligate a diffondere
queste informazioni), per alcune è importante. Nell’ambito dei fattori critici di successo e dei
correlati parametri obiettivo, un’individuazione completa degli stessi non può limitarsi alla sola
misurazione economica, richiedendo un’integrazione con la tipologia non economica. Un
approccio di questo tipo incide positivamente su pianificazione, programmazione e controllo
(soprattutto strategico), rendendosi fondamentale ai fini di uno sviluppo sostenibile d’impresa.
Un’impresa orientata allo sviluppo sostenibile è chiaramente consapevole delle sue responsabilità
nei confronti dei diversi stakeholder e adotta strumenti atti a valorizzare:
✓ i collegamenti esistenti tra il successo durevole d’impresa (economico-sociale-ambientale) e
l’equa composizione degli interessi di tutti gli stakeholder;
✓ l’interdipendenza tra la dimensione economica e non economica.
L’azienda orientata allo sviluppo sostenibile ha una Corporate Social Responsability: essere
socialmente responsabili non significa fare beneficenza, ma significa minimizzare i rischi in
un’ottica di sopravvivenza e di sviluppo nel lungo periodo. La sostenibilità è la capacità di
soddisfare le attese delle attuali generazioni senza compromettere quelle delle generazioni future
52
(Brundtland Report, 1987), perseguendo risultati economici, sociali, ambientali. Sostenibilità:
fattore chiave per essere competitivi oggi.
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la
prosperità sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’Agenda del
settembre 2015 ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in un grande programma d’azione
per un totale di 169 Traguardi. Ogni obiettivo va poi declinato a seconda della situazione presente
nel paese dato. L’anno “2030” corrisponde alla scadenza entro la quale le nazioni sottoscrittrici si
sono impegnate al raggiungimento degli obiettivi di programma. Uno dei temi rilevanti dell’agenda
è rappresentato dalla sostenibilità, dove la tecnologia e l’innovazione sono fondamentali. Si
diventa competitivi nel momento in cui mi mostro sostenibile agli occhi dei consumatori e dando
attenzione ai miei dipendenti. Bisogna lavorare per raggiungere gli obbiettivi dell’agenda 2030, la
quale si focalizza essenzialmente su due aspetti: ambientale e tecnologico, e dispone di direttive
che permettono la sopravvivenza dell’uomo nel mondo e la sopravvivenza delle aziende nei
mercati.
Obiettivo: riutilizzare, riparare, riciclare i materiali di scarto del ciclo produttivo e i prodotti e
continuare a creare valore.
Le aziende sono sempre più rivolte all’impatto zero quindi monitorano i consumi di energia e
materie prime e si dotano di impianti sostenibili. I clienti vogliono sempre più prodotti sostenibili.
L’attenzione sociale e ambientale può portare a delle ripercussioni economiche iniziali dovute a:
acquisto impianti sostenibili più costosi, oneri finanziari per l’acquisto, ammortamenti che
impattano sui costi. Quindi nel breve periodo si hanno delle difficoltà finanziarie, ma si crea
maggiore valore nel lungo.
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3. Il tracciamento della cronologia operativa di un prodotto (dotato di dispositivi IoT) e rilevazione
delle modalità di utilizzo permettono interventi manutentivi risolutivi di primo livello che evitano le
inefficienze.
-Informazioni da comunicare:
1. Informazioni di carattere ambientale: indicazioni circa l’utilizzo di risorse energetiche, l’impiego
di risorse idriche, le emissioni di gas a effetto serra e l’impatto presente e presumibile dei fattori di
rischio ambientali e sanitari che contraddistinguono l’attività dell’impresa.
2. Informazioni di carattere sociale.
3. Informazioni inerenti alla gestione del personale: in particolare, devono essere incluse
informazioni relative alle azioni avviate per assicurare la parità di genere, alle misure previste in
attuazione delle convenzioni di organizzazioni internazionali e sovranazionali in materia e alle
modalità con cui si instaura il dialogo con le parti sociali.
4. Informazioni inerenti alla tutela dei diritti umani, indicando almeno le misure impiegate per
evitare le relative violazioni e le azioni intraprese per ostacolare condotte discriminatorie.
5. Informazioni riguardanti la lotta contro la corruzione attiva e passiva segnalando gli strumenti
scelti e adottati a tal fine.
-Modalità di rappresentazione
Il legislatore ha dato 2 opzioni. La dichiarazione di carattere non finanziario può:
1. essere parte integrante della relazione sulla gestione. Specifica sezione e indicazione: delle
parti in cui le informazioni sono fornite e della sezione del sito internet dove le
informazioni sono pubblicate;
2. dar vita ad una relazione distinta come ulteriore allegato del bilancio di esercizio, con
indicazione di tale scelta nella relazione sulla gestione.
La maggior parte delle aziende si è orientata a fare una relazione distinta con il bilancio di
sostenibilità. Recentemente (da 2-3 anni) alcune aziende sono andate verso la redazione di un
bilancio integrato incorporando tutte le informazioni. È una scelta discrezionale dell’azienda
(anche per le aziende non sottoposte a vincoli normativi di rendicontazione socio-ambientale).
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NB: Per la misurazione e comunicazione delle performance di tipo non economico, le informazioni
di carattere non finanziario dovrebbero essere rilevate anche dalle piccole e medie imprese.
Bilancio di sostenibilità: contiene indicatori socio-ambientali, con pochi riferimenti agli indicatori
economico-finanziari. È un allegato del bilancio di esercizio per l’informativa socio-ambientale.
Bilancio integrato: incorpora il bilancio di esercizio evidenziando e integrando le altre tipologie di
performance richieste: livello di governance, performance competitiva, economica e socio-
ambientale. È un corpo unico per rappresentare tutte le informazioni all’esterno; rappresenta in
forma integrata tutti i risultati, inquadrandoli nel modello di creazione di valore nel lungo termine;
semplifica l’acquisizione delle informazioni da parte degli stakeholder e contribuisce alla
qualificazione consapevole e completa dell’immagine aziendale. Si vuole andare verso una scelta
universale con questa seconda opzione.
IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ
Il bilancio di sostenibilità consiste nella misurazione, comunicazione e assunzione di responsabilità
(accountability) nei confronti di stakeholder sia interni sia esterni, in relazione alla performance
dell’organizzazione rispetto all’obiettivo dello sviluppo sostenibile. Il bilancio di sostenibilità dovrà
fornire una rappresentazione equilibrata e ragionevole della performance di sostenibilità
(economiche, sociale e ambientali) di un’organizzazione, compresi gli impatti sia positivi sia
negativi generati dal suo operare.
Le linee guida identificano le informazioni significative per la maggior parte delle organizzazioni e
di interesse per la maggior parte degli stakeholder, al fine di comunicare i tre tipi di informativa
standard:
- Strategia e profilo: definisce il contesto generale per la comprensione della performance
dell’organizzazione, quali strategia, profilo e governance;
- Modalità di gestione: illustra il modo in cui un’organizzazione affronta determinati argomenti,
allo scopo di fornire il contesto per comprendere la performance in una specifica area;
- Indicatori di performance: fornisce informazioni comparative sulla performance economica,
ambientale e sociale dell’organizzazione.
“I professionisti, attraverso il loro rapporto con i clienti e con i colleghi, possono essere tra i primi
artefici della promozione e della diffusione della cultura della responsabilità sociale, che si basa
innanzitutto su un atteggiamento mentale, sull'adesione a un modello culturale orientato verso
criteri in cui la gestione dell’impresa si fonda con i concetti di tutela delle persone e dell’ambiente;
un approccio che assegni alla professione un ruolo sempre più innovativo, inclusivo e
qualificante.”
IL PROCESSO DI CONTROLLO
È la componente dinamica. È l’insieme delle operazioni necessarie per realizzare efficacemente
l’attività di governo economico. Il processo di controllo si fonda su (in modo ordinato):
➢ lo sviluppo coordinato degli obiettivi
➢ l’osservazione dei risultati
➢ il confronto tra obiettivi e risultati.
Occorre quindi che sussista perfetta coerenza tra le misure economiche antecedenti allo
svolgimento dell’attività e quelle susseguenti, ovvero quelle programmatiche e quelle consuntive.
Il processo di controllo è influenzato da aspetti strutturali (quindi struttura organizzativa e
informativa), dalla dimensione socio-culturale interna, e presuppone l’attivazione di flussi
comunicazionali per supportare le decisioni.
Le fasi del processo di controllo della gestione: schema circolare, si parte dai piani d’azione.
Struttura circolare perchè gli interventi correttivi possono modificare i piani d’azione, i programmi
d’azione, gli obiettivi assegnati.
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È un processo che coinvolge l’intera attività gestionale consentendo una costante verifica dei
traguardi raggiungibili e della relativa ottimalità. Tipologie di controllo:
- strategico: focalizzato sulla verifica della plausibilità delle scelte strategiche attraverso
visione dei risultati e dati
- budgetario: può comportare la modifica di budget, si fanno analisi di sensitività
- consuntivo: stato di avanzamento delle attività in ottica feed-back, a fine periodo
- stato di avanzamento delle attività: aggiungo il feed-forward control
Stato di avanzamento delle attività: verifica del grado di raggiungimento effettivo degli obiettivi
Il processo di controllo può essere orientato in via prevalente:
➢ al passato (feed-back control)
➢ al futuro (feed-forward control)
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determinano le condizioni concorrenziali. Individuo fattori esterni, determinati dal posizionamento
strategico ambientale, ed interni condizionati dalla strategia gestionale interna.
I successi vengono integrati tra loro, individuando le variabili critiche di successo aziendali (a livello
di ASA e di centro di responsabilità) per la progettazione dei sistemi di controllo.
La gestione aziendale prevede l’identificazione di aree strategiche determinata da complessità
strategica e di unità organizzative, definita dalla complessità organizzativa, sempre tenendo conto
dei vincoli e dei fattori di dinamismo.
Percorso progettuale
1. Identifico fattori e vincoli interni ed esterni.
2. Faccio analisi della complessità di tipo strategica ed organizzativa.
3. Dopo posso comprendere i fattori critici di successo e di rischio,
4. Poi identifico i sistemi di controllo che vi siano coerenti, ed infine i parametri obiettivo che
rappresentino quei fattori critici.
La complessità strategica
Quanti beni/servizi vendo? A chi vendo i beni/servizi? Quali beni possono essere venduti
separatamente? Su quali mercati opero? Quali sono le mie combinazioni prodotto/servizio –
mercato? Con queste domande capisco la complessità strategica aziendale.
La complessità in termini di combinazioni beni/servizi-mercati tende ad individuare le diverse aree
strategiche di attività.
-Imprese che offrono un numero limitato di beni/servizi, in un’unica unità produttiva: impresa
semplice
- Imprese che offrono una vasta gamma di beni/servizi, in una o più unità produttive, che si
aggregano in differenti aree di risultato
- Imprese con gestione centralizzata di un complesso di unità produttive tra loro differenziate in
termini di localizzazione, di specializzazione economica, ecc.: impresa complessa
La complessità organizzativa
Gli organi decisori dell’azienda sono differenziati? Quanti sono i livelli gerarchici formalizzati della
struttura organizzativa? Esistono processi di delega non formalizzati? Quante e quali sono le unità
organizzative significative per l’orientamento dei comportamenti?
La complessità in termini organizzativi si correla ai processi di delega interna di responsabilità ed
individua i diversi centri operativi.
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- Imprese caratterizzate dalla relativa indifferenziazione degli organi decisori rispetto al
conseguimento degli obiettivi: impresa semplice.
-Imprese con differenziazione dei compiti e gerarchizzazione degli obiettivi nell’ambito della
medesima unità organizzativa.
- Imprese con differenziazione dei compiti e gerarchizzazione degli obiettivi nell’ambito di più
unità organizzative disgiunte: impresa complessa.
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I due stadi delle comunicazioni di controllo
1) Primo stadio, composto da vertici, responsabili di centro (tra i quali vi sono flussi comunicativi reciproci
verticali) e organi di controllo (posti lateralmente tra i primi due, ricevendo e inviando anche in questo caso
informazioni con essi).
2) Secondo stadio, corrispondente alla composizione interna di ogni centro di responsabilità.
L’efficacia del controllo dipende dal corretto sviluppo di entrambi gli stadi di comunicazione.
Infatti la comunicazione è fondamentale per far capire e condividere gli obiettivi, vi deve essere
una logica partecipativa per ovviare al gap informativo e per evitare l’imposizione degli obiettivi
dall’alto verso il basso.
RUOLO POSIZIONE
NASCITA Raccolta dati Subordinato al direttore
amministrativo
CRESCITA Preparazione ed elaborazione di Subordinato alla direzione
informazioni immediate e rilevanti generale
MATURITÀ Partecipazione al processo In staff alla direzione generale con
decisionale strategico uno specifico centro di
responsabilità
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SISTEMI DI INCENTIVAZIONE
Insieme degli interventi retributivi e delle ricompense organizzative e sociali, atti ad attirare,
trattenere e motivare personale chiave per il business aziendale valorizzandone i contributi
individuali. Sussiste una forte integrazione tra sistemi di programmazione e controllo, meccanismi
di valutazione e di incentivazione.
Progettazione:
- Individuare i destinatari del piano di incentivazione (alta direzione, responsabili di
funzione/business, livelli operativi);
- Stabilire le misure di performance a cui collegare il sistema premiante con distinguo tra le diverse
tipologie di destinatari;
- Definire le tipologie di incentivi a breve e medio/lungo termine;
- Scegliere il rapporto tra incentivi individuali e di gruppo;
- Determinare l’ammontare degli incentivi da distribuire e stabilire il collegamento tra questi ed i
risultati raggiunti;
- Valutare le modalità di gestione degli effetti relativi agli eventi non controllabili che possono
modificare le grandezze di risultato.
NB: non introdurre sistemi incentivanti che possano condurre ad effetti distorsivi o iniquità.
Deve essere condiviso in modo chiaro il sistema di indicatori di performance alla base del sistema
di incentivazione.
Indicatori di performance nel sistema di incentivazione:
- È opportuna la definizione di un sistema di indicatori;
- Il sistema deve presidiare in modo bilanciato esigenze aziendali differenti e talora conflittuali,
quali ad esempio:
Ø Equilibrio economico e finanziario;
Ø Efficienza ed efficacia della gestione;
Ø Equilibrio di breve e di lungo periodo;
Ø Risultati settoriali e globali aziendali;
- Il sistema di indicatori deve essere selettivo, identificando solo indicatori rilevanti per valutare le
performance;
- Gli indicatori devono essere:
Ø Precisi in termini di misurazione;
Ø Oggettivi, evitando distorsioni per effetto di soggettività individuali;
Ø Tempestivi, in relazione al tempo intercorrente tra le prestazioni e la misurazione dei
risultati;
Ø Comprensibili, nel significato gestionale e nelle modalità di calcolo.
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- Crescita dell’utile per azione (EPS - earnings per share);
- Redditività del capitale investito (ROI);
- Redditività del capitale proprio (ROE);
- Economic Value Added (EVA).
Talora sono fondati sull’andamento del valore delle azioni (stock option/phantom stock)
Gli obiettivi di squadra permettono di sviluppare la collaborazione all’interno del gruppo e sono
necessari per i ruoli e le attività in cui non è possibile isolare il contributo del singolo all’interno
della squadra.
Relazione incentivi-risultati NOTA BENE: Trade-off tra parte variabile e parte fissa riconosciuti.
Una parte variabile relativa al raggiungimento di risultati, basata quindi su un sistema premiante,
una parte fissa non legata al raggiungimento di risultati.
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Retribuzione fissa alla quale si aggiunge una parte variabile, la quale varia in ragione alla capacità
di determinare risultati. Vi è un sistema di incentivazione di tipo monetario che si collega a questa
parte variabile. Tipicamente la parte fissa è la base, la parte variabile è il quid in più. Se ho più la
parte variabile rispetto a quella fissa, sovente non c’è accettazione delle logiche alla base del
sistema di incentivazione.
Rapporto tra incentivi e risultati deve essere coerente. Può avere percorso lineare, a scalini o altro.
Caratteri Specifiche
1. Motivazioni introduzione del sistema Responsabilizzazione
incentivante Miglioramento del clima organizzativo
Meritocrazia
Percorsi di carriera
Retention del personale, ossia trattenere il
proprio personale nel tempo
Percorsi formativi personalizzati
2. Destinatari Top management, responsabili, livelli operativi
Singoli o gruppi
3. Apprezzamento performance Indicatori economico-finanziari-sostenibilità
Indicatori qualitativi
Aspetti comportamentali
4. Forme di incentivazione Monetarie (premi, bonus, fringe benefits...)
Non monetari (promozioni, stima, autonomia
e responsabilità...)
5. Tipologia di incentivi Breve termine
Medio-lungo termine
6. Collegamento con i risultati Curva forzata
Linea retta
Funzione a scalini
7. Tempi di erogazione dei premi Semestre, quadrimestre, trimestre, mese...
8. Eventi incontrollabili Considerati/non considerati
9. Soggetti valutatori Superiore gerarchico, comitati/team di
valutazione, funzione risorse umane ,…
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LEAN MANAGEMENT
Produzione artigianale à produzione di massa à produzione snella
Produzione artigianale, caratterizzata da una maggiore importanza data al lavoro dell’uomo e alle
sue competenze. Quindi era un tipo di lavoro basato su una produzione artigianale, messa a punto
da un artigiano che deve avere elevate competenze specifiche e che deve sapere svolgere tutte le
operazioni per una data produzione, utilizzando macchine utensili generiche e strumenti di lavoro
flessibili. Un lavoro che prevede un’elevata intensità di manodopera e un ridotto quantitativo di
produzione. I punti salienti sono:
• Produzione artigianale
• Elevate competenze specialistiche
• Strumenti di lavoro flessibili
• Laboratori e piccole officine
• Macchine utensili generiche
• Ridotti quantitativi di produzione
• Labour intensive
• Assente divisione del lavoro
Produzione di massa:
• Produzione di massa
• Organizzazione Tayloristica
• Scientific management
• Selezione e formazione del personale
• Metodi formali di analisi del lavoro
• Elevata standardizzazione
• Automatizzazione della produzione
• Parcellizzazione del lavoro
• Centralizzazione e verticalizzazione
Taylorismo e Fordismo
Taylor studia le attività nelle fabbriche e nota che ognuna aveva un suo processo, quindi cerca di
trovare una soluzione unica per cercare di ridurre le inefficienze. Egli riorganizza il lavoro con un
utilizzando un approccio scientifico, infatti parla del management come una scienza, usa metodi
definiti per controllare il lavoro, e anatomizza le attività umane (ossia suddivide il lavoro in piccole
mansioni e definisce le operazioni specifiche di ogni mansione à studio scientifico delle
mansioni). Sulla base delle teorie tayloriane, che prevedono un approccio scientifico alla base delle
attività, Ford definisce la catena di montaggio che porta ad una produzione di massa. In particolare
Ford:
EFFETTI POSITIVI
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• Riduzione del tempo di lavoro
• Riduzione dei costi
• Aumento dei salari per gli operai
Nella produzione di massa era determinante assorbire i costi fissi grazie al raggiungimento di
economie di scala, viste come forme di protezione. Le economie di scala si raggiungevano grazie a:
- Un elevato livello di scorte - Numerosità lavoratori - Ampi spazi per la produzione.
Alcuni effetti in Ford: - 15 milioni di esemplari (Ford Modello T) prodotti in 20 anni - Tra il 1910 e il
1920 il modello T rappresentava la metà dell’intero parco circolante di vetture al mondo - Tempi di
produzione per auto da 12,5 ore a 2,4 ore tra ottobre e dicembre 1913 - Riduzione dei costi e dei
prezzi: da 900 dollari nel 1909 a 290 dollari nel 1925 - Aumento dei salari da 2,10 a 5 dollari al
giorno.
EFFETTI NEGATIVI:
• Rigido automatismo
• Elevati costi di personalizzazione
• Lunghi tempi di attrezzaggio
• Operai svolgevano le stesse operazioni per tutta la vita, si specializzavano per svolgere una
piccola e facile mansione. La mansione da svolgere era spiegata in pochi minuti, in modo da
poter godere di una forte interscambialità delle risorse umane (mansioni per le quali non si
dovevano avare qualifiche). Il lavoro era alienante, forza lavoro demotivata, sistema di
lavoro rigido, metodi di lavoro monotoni, all’operaio veniva insegnata solo la sua
mansione, che poi replicava in modo meccanico.
MUTAMENTI DI MERCATO
General Motors:
- Creazione di divisioni centralizzate - Ampliamento della gamma di prodotti - Introduzione di
nuove figure professionali in aree diverse da quella produttiva (finanza, marketing, …)
Si passò da una logica di Mark-up (definisco il premium price rispetto al costo di produzione) ad
una logica di Target costing (ovvero definito il prezzo di vendita, si definisce la struttura di costo
necessaria per raggiungere questo obiettivo).
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TOYOTA PRODUCTION SYSTEM
La famiglia Toyoda capisce che bisognava migliorare le condizioni lavorative, in particolare essi
svilupparono un telaio che si fermava quando si rompeva il filo. Kikiro Toyoda capisce che bisogna
puntare sul settore dell’automotive, infatti riesce a fondare Toyota grazie a capitali acquisiti con la
vendita di brevetti relativi a telai. Si trova in una situazione difficile a causa dell’elevata
concorrenza, dei pochi capitali a disposizione e dei problemi di valuta, tale per cui non avrebbe
potuto attuare una produzione di massa orientata a pochi veicoli standard. Quindi decisero di
produrre una gamma completa di prodotti. Si puntò a:
- Varietà
- Eliminazione degli sprechi (Muda)
- Flessibilità degli impianti
- Costi minimi
- Attenzione alla qualità
- Rapidità del set-up
- Riduzione dello stock di parti e prodotti finiti
Inoltre gli operai erano più formati e in grado di cogliere eventuali difetti in corso d’opera, quindi
vi era una maggiore consapevolezza della qualità. La logica di base era quella di cercare di
prevenire il sussistere di difetti e introdurre il Kaizen, ossia un cambiamento per il meglio.
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• La progettazione del prodotto doveva considerare anche il processo di lavorazione e lo studio dei
tempi e metodi;
• Applicazione del principio di prevenzione non solo alla produzione, ma anche alla progettazione.
• Principio della first pass quality e della prevenzione: la qualità è nel progetto (di prodotto e di
processo) e non soltanto nella produzione;
• Principio della produzione di massa «variegata»: produzione ripetitiva anche nella diversità
dell’offerta; •
Principio della produzione di massa flessibile: produzione «tirata» dal mercato e non «spinta»
dall’impresa;
• Principio dell’autoattivazione e della ownership di processo: coinvolgimento delle risorse umane;
• Principio della company-wide e dell’extended entreprise: creazione di valore attraverso processi,
trasversalità delle funzioni e sviluppo di rapporti collaborativi con partner esterni;
• Principio del miglioramento continuo e superamento dei «tradeoff»: miglioramento
incrementale e perseguimento dell’eccellenza in tutte le prestazioni;
• Principio del «learning by doing»: logica del «fare» e sperimentazioni quali fonti di
apprendimento e sviluppo.
In altre parole:
VALUE: definire il valore, ovvero la caratteristica di un bene, servizio o informazione che soddisfa
un bisogno ed è di utilità per chi ne fruisca, e per l’ottenimento della quale caratteristica il
destinatario del bene o servizio o informazione (cliente) è disposto a scambiare una certa quantità
di sue risorse.
VALUE STREAM: identificare il flusso del valore, ovvero l’insieme di attività/informazioni che
conducono alla realizzazione di output (prodotto/servizio) lungo una serie coordinata di
trasformazioni che progressivamente ne aumentano il valore.
FLOW: far scorrere il flusso senza interruzioni
PULL: il flusso deve dipendere dalla domanda
PERFECTION: ricerca della perfezione ed indirizzi al miglioramento continuo
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TIPOLOGIE DI SPRECO (ricorda acronimo “samedet”)
Scorte: eccesso di materiale, documenti, informazioni rispetto alla necessità del processo o del
cliente.
Esempi in aree produttive: eccesso di materie prime, WP, prodotti finiti, materiali di consumo,
forniture;
Indicatori: presenza di buffer, tra attività consecutive, di magazzini
Possibili cause: differenze di capacità produttive o di velocità tra segmenti del processo o per
volontaria costituzione di protezioni da fermi o interruzioni nell’alimentazione dall’operazione
precedente.
Possibili conseguenze: allungamento dei tempi di ciclo e dei rischi di obsolescenza/deperimento.
Attese: inattività per indisponibilità di risorse o persone ovvero tempo di attesa in coda di ingresso
prima del processamento o in coda d’uscita prima di essere inoltrato.
Esempi in aree produttive: mancanza di materiali, parti, documenti, informazioni, attrezzature o
macchinari in manutenzione o impegno in altri processi, mancanza di personale idoneo.
Indicatori: personale inattivo, personale impegnato in osservazione di cicli operativi attivi, arresti
di impianti per operazioni di carico e scarico.
Possibili cause: sbilanciamento tra operazioni consecutive o disfunzioni di alimentazione.
Possibili conseguenze: aumento dei tempi ciclo del processo e dei tempi di attraversamento;
aumento del materiale in lavorazione lungo il processo, nonché spazi e risorse per gestirlo.
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Indicatori: dal controllo di qualità e dagli indicatori di attività (first pass quality);
Possibili cause: invecchiamento, degrado, distrazione, scarsa manutenzione,
deresponsabilizzazione, insufficiente formazione.
La disposizione delle macchine e degli impianti secondo la logica delle isole tecnologiche obbliga
l'organizzazione a effettuare percorsi di trasporto tra le aree. L'effetto combinato della lavorazione
per lotti e della separazione (quindi di distanze da superare) delle aree di tecnologie omogenee
obbliga all'utilizzo di mezzi di movimentazione capaci e pesanti per minimizzare il costo del
trasporto. Il costo di trasporto a sua volta diminuisce aumentando la dimensione dei lotti di
trasporto e questa decisione costituisce un'altra causa per giustificare la dimensione crescente dei
lotti. Il trasporto provoca anch'esso l'allungamento dei tempi di attraversamento e richiede risorse
in quantità superiore, come carrelli e mezzi di backup, aree di sosta per i veicoli, attrezzature di
ricarica per le batterie dei forklift, certificazioni per gli autisti, ausili di sicurezza ecc., personale
dedicato. Soltanto la riorganizzazione del processo può contrastarlo. È comunque diffusa
l'opinione che un maggiore spazio a disposizione costituisca ricchezza e l'osservazione di mezzi e
informazioni che percorrono in lungo e in largo un'organizzazione crea la falsa immagine di
persone indaffarate che producono.
TIPOLGIE DI SPRECO: 3M
MUDA (perdite): Attività che consuma risorse senza generare valore per il cliente.
- Muda tipo 1: attività non eliminabili nel breve periodo per le opzioni operative impiegate
e/o per lo stato della tecnologia.
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- Muda tipo 2: attività eliminabili con una riorganizzazione dell’assetto operativo (lay-out,
sequenze, pianificazione, logica produttiva) o con analisi sulle cause generatrici dello
spreco.
MURA (incompatibilità): Caratteristica dell’irregolarità in un’operazione. Indica le fluttuazioni,
variazioni, irregolarità del carico del lavoro (domanda). Può essere causata dalla pianificazione o
dalle metodologie operative o dalla domanda di mercato.
MURI (eccessi): Caratteristica del sovraccarico di una risorsa. Può verificarsi per effetto di
un’attività prolungata oltre i normali orari, con sforzi più intensi, con impegno o velocità più intesi
di quelli programmati, con conseguente rischio di risultati peggiori e sprechi.
VARIABILIÀ/RIGIDITÀ OPERATIVA
Organizzazione pull: predilige impianti più piccoli, semplici e dedicati a famiglie di prodotti, con
set-up limitati, facilmente riconfigurabili e scalabili linearmente. La scalabilità permette di non
utilizzare tali risorse in presenza di calo della domanda o di loro attivazione in ipotesi di una
crescita.
TAKT TIME
Il Takt time (tempo di cadenza) è il ritmo dell’attività operativa, sincronizzato con la domanda
effettiva. L’attività produttiva deve essere svolta con una cadenza sincronizzata con la domanda,
infatti si produce solo quando c’è domanda (logica di produzione pull). La linea produttiva a monte
è sincronizzata con la linea produttiva a valle.
Si calcola come rapporto tra il tempo di produzione disponibile in un periodo e la domanda da
soddisfare nello stesso periodo.
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Takt time = R"!%&,&à +,1T,$/&!
In presenza di una catena di processi in cui il Takt time di un processo a monte non può essere
reso coerente con quello di un processo a valle, è necessario un disaccoppiamento che permetta
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di assorbire le diverse velocità. Tale disaccoppiamento può essere creato mediante la costruzione
di buffer, ovvero un accumulo di elementi dimensionato in misura da poter permettere al
processo più veloce di continuare a funzionare senza arrestarsi per attendere il processo più lento.
I buffer permettono di assorbire le differenti velocità ma rappresentano uno spreco (scorta).
L’obiettivo principale rimane sempre quello di creare fluidità.
NB: Quando si opera su processi nei quali il singolo pezzo non è enucleabile (trattamenti termici o
superficiali massivi, impianti di grandi dimensioni, …) occorre calcolare il takt time in relazione ad
una pluralità di parti (Pitch Time), pari al prodotto del takt time per la dimensione del lotto di
processo.
Il sincronismo vi deve essere nei processi interni e esterni (forniture), mediante la creazione di
partnership con i fornitori. Tante aziende terzisti si insediano in prossimità dell’azienda produttiva
per ottimizzare la logistica del loro processo produttivo al processo produttivo dell’azienda
produttiva. Spesso si fanno degli audit, superati i quali si può diventare azienda fornitrice per
l’azienda produttiva.
L’analisi della sequenza di operazioni e del tempo ciclo tecnico di riferimento terrà conto delle
sequenze più ricorrenti, della vicinanza delle operazioni, dell’entità degli scambi tra le postazioni,
dei vincoli di spazio.
- I prodotti con flussi non adattabili alla linea possono essere smistati in linee di livello differenti;
- I prodotti realizzati con minor frequenza possono essere realizzati in intervalli temporali
predefiniti (es. fine turno);
- I prodotti con flussi che alterano il flusso principali possono essere realizzati all’esterno.
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Logica fordista: ragiona ad isole tecnologiche, ossia l’azienda è divisa in aree in cui sono
concentrate le macchine che svolgono una solo attività (es. tutte le macchine tornitrici). Alla base
di questa logica vi era la ricerca di economie di scala, efficienza specialistica delle differenti aree
produttive, concentrazione per specializzazione. Questo sistema comportava grandi spostamenti
fra le diverse aree e difficoltà di coordinamento a monte e a valle.
Spaghetti chart: rappresenta i flussi gestiti all’interno dell’azienda. Più sono fitti, minore è
l’efficienza del sistema. Questo accade nelle aree ad isole tecnologiche. L’azienda quindi definisce i
movimenti all’interno dall’azienda, mediante un’analisi preventiva dei flussi, considerando anche
la loro ubicazione.
LAYOUT CELLULARE
Logica Lean: non ragiona a isole, ma a layout cellulari quindi piccole celle nelle quali si concentrano
diversi processi produttivi. I macchinari sono diversi per i processi, elevata comunicazione,
coordinamento, sincronismo. Logica del one-piece-flow, c’è fluidità e non ci sono tempi morti.
- One-piece-flow
- Eliminazione delle scorte intermedie
- Agevola rilevazione e gestione anomalie
- Riduzione spazio al suolo
- Riduzione impiego risorse umane
- Maggiore visibilità del processo
- Multidisciplinarietà (condivisione di competenze nella cella)
- Responsabilità condivisa
Problema del bilanciamento delle linee: riguarda il sincronizzare il takt time della linea principale
con il takt time delle linee che servono quella principale. à Sincronizzazione con il takt time
principale, tenuto conto delle ore disponibili, delle risorse, degli indici di produttività ed efficienza,
delle attività svolte in ciascuna operazione.
-Produzione a lotti e code: creazione scorte, accumuli, buffer che rappresentano uno spreco.
-Produzione a flusso a pezzo singolo (layout cellulare): flusso interrotto, ogni operazione processa
e trasferisce una sola unità di prodotto alla volta.
One-piece-flow: significa produrre un pezzo alla volta. Quindi ogni pezzo si muove all’interno del
processo solo quando il precedente è passato alla stazione successiva, la struttura è impostata per
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creare un flusso senza accumuli di materiali tra le macchine e portando ad una riduzione dei
tempi. Vantaggi:
Materiale in eccesso:
- Tutto ciò che, nell’intervallo di tempo a cadenza takt time, non è processabile è spreco, ovvero
consumo di risorse senza valore aggiunto;
- Se sussistono lavorazioni con lotti di dimensioni differenti, le aree di sosta dovranno accogliere il
materiale in eccesso nei limiti necessari a compensare le eventuali differenze di velocità del
processo.
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svolto nella scelta del contenitore che dovrebbe essere lo stesso usato nel punto di utilizzo a valle,
in modo da evitare manipolazioni inutili di materiale per spostare i componenti da un contenitore
all’altro.
JUST IN TIME è un sistema di gestione e organizzazione dei processi produttivi basato sulla
massima sincronizzazione tra produzione e domanda, basato sulla produzione solo di ciò che è
stato ordinato. I vantaggi sono rappresentati dal fatto che non vi siano scorte, vengano annullati i
tempi di attesa grazie alla produzione sincronizzata, e che vi sia una scorrevolezza del processo
produttivo eliminando le attività che non creano valore.
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Tempo a valore aggiunto: è la frazione di tempo ciclo in cui si verifica la trasformazione
dell’elemento che genera valore aggiunto per il cliente.
Tempo di fermo: tempo di indisponibilità (down time) di una risorsa.
SMED: tecnica finalizzata alla riduzione dei tempi richiesti per modificare i parametri di
impostazione delle lavorazioni, per garantire flessibilità e capacità di processare lotti minimi di
produzione. In pratica, è una tecnica finalizzata a ridurre i tempi di setup, ossia i tempi di
preparazione degli impianti. Tale tecnica prevede:
- La separazione delle attività interne (svolte ad impianti fermi) e esterne (svolte ad impianti
attivi)
- Convertire le attività interne in esterne
- Svolgere più operazioni in parallelo
- Standardizzare
- Meccanizzare.
Nella transizione al modello lean, l’ottimizzazione dei flussi produttivi e distributivi (riduzione del
lead time ed aumento delle consegne in time) può determinare, nel breve termine, una
significativa contrazione dei ricavi, attesa la capacità di rifornire tempestivamente le richieste della
clientela che, del pari, acquisterà solo al momento del bisogno. La contrazione del magazzino può
determinare un peggioramento dei risultati economici, in assenza di un aumento della domanda,
attesa la maggiore incidenza dei costi fissi sull’unità di prodotto (secondo l’impostazione
tradizionale); L’aumento di capacità e flessibilità produttiva richiede la ricerca di nuove
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opportunità di business o il ridimensionamento della struttura attuale, con effetti economico-
finanziari non immediati.
Di contro:
- dovrebbero riscontrarsi effetti positivi in termini di cash flow;
- dovrebbe aumentare la produttività per addetto;
- dovrebbe aumentare la capacità e la flessibilità produttiva.
-WIP-SWIP: mostra i livelli di giacenza nella cella ad es. mediante raccolta dei kanban a fine turno.
- Efficacia operativa impianti (OEE: indicatore di sintesi per rappresentare gli elementi salienti del
sistema lean). OEE = disponibilità x efficienza x qualità
Altre metriche
• Cross-training (matrice di formazione incrociata)
• Audit 5S
•Sicurezza
• Assenteismo
• Tempi di setup
• In logica lean rileva il profitto di value stream è pari alla differenza tra i ricavi ed il costo del
venduto (costi materiali e conversione) ed è astrattamente prossimo ai flussi di cassa al netto degli
ammortamenti.
• La contabilità per value stream riporta i dati economico-finanziari di sintesi per ogni value stream
e non per ogni ordine e/o prodotto, con elaborazioni frequenti ed aggiornate (es. settimanali)
senza calcoli, con retroazione, dei costi per manodopera o per costi fissi.
• La redditività massima, in ottica lean, si ottiene massimizzando il flusso di prodotto attraverso la
value stream, in risposta alla domanda dei clienti.
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• Il costo di un prodotto dipende essenzialmente dal tempo di attraversamento della value stream
e, in particolare, in corrispondenza del collo di bottiglia.
• Non vi è distinzione tra costi diretti ed indiretti: tutti i costi all’interno della value stream sono
come costi diretti.
• I costi dei materiali sono per lo più calcolati in base a quanto materiale è stato acquistato dalla
value stream. Tenuto conto della minimizzazione delle scorte, i materiali acquistati sono prossimi a
quelli consumati.
• Tipicamente le uniche allocazioni attengono al costo per mq del fabbricato, inclusivo di canoni di
affitto/ammortamenti, spese per utenze, manutenzione, servizi di portineria, vigilanza, …;
• La superficie occupata dalla value stream include l’area dedicata alla produzione, al magazzino,
agli uffici, …;
• In caso di utenze significativamente divergenti tra le value stream, è possibile procedere alla
misurazione e diversa imputazione alle value stream;
• I costi fuori dalla value stream sono preventivati, controllati, ma non allocati.
• Rileva l’elaborazione tempestiva e frequente di informazioni accurate ed utili alla gestione ed al
miglioramento dei processi.
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