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Federico Barbarossa

Il documento parla di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1155 al 1190. Salì al trono nel 1152 e fu incoronato imperatore nel 1155. Combatté per estendere l'autorità imperiale in Italia e in Germania e partecipò alla terza crociata, morendo annegato durante il viaggio.

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Federico Barbarossa

Il documento parla di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1155 al 1190. Salì al trono nel 1152 e fu incoronato imperatore nel 1155. Combatté per estendere l'autorità imperiale in Italia e in Germania e partecipò alla terza crociata, morendo annegato durante il viaggio.

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Federico Barbarossa

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Disambiguazione – "Barbarossa" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Barbarossa
(disambigua).

Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Federico I di Hohenstaufen


Barbarossa (Waiblingen, 1122 circa – Saleph, 10 giugno detto "Barbarossa"
1190), è stato imperatore dei Romani, re dei Romani e re
d'Italia.

Salì al trono dei Romani il 4 marzo 1152, succedendo allo


zio Corrado III; nella primavera del 1155 fu incoronato re
d'Italia a Pavia, e il 18 giugno dello stesso anno papa
Adriano IV lo incoronò Imperatore a Roma. Due anni
dopo, il termine sacrum ("santo") apparve per la prima
volta in un documento in relazione al suo impero.

Successivamente fu formalmente incoronato re di


Borgogna, ad Arles, il 30 giugno 1178. Fu chiamato
Barbarossa dalle città dell'Italia settentrionale che tentò di
governare; era conosciuto come Kaiser Rotbart, che ha lo
stesso significato. La prevalenza del soprannome italiano,
anche nell'uso tedesco successivo, riflette la centralità delle
campagne italiane nella sua carriera.
Miniatura da un manoscritto del 1188,
Prima della sua elezione imperiale, Federico era per eredità Biblioteca Vaticana
duca di Svevia (1147-1152, come Federico III). Era il figlio Imperatore dei Romani
del duca Federico II della dinastia degli Hohenstaufen e di
Giuditta, figlia del duca di Baviera Enrico IX, del casato
rivale dei Welfen. Federico, quindi, discendeva dalle due
famiglie leader in Germania, rendendolo una scelta
accettabile per i principi elettori dell'Impero.

Gli storici lo considerano tra i più grandi imperatori


In carica 18 giugno 1155 –
medievali del Sacro Romano Impero. Combinava qualità
che lo facevano apparire quasi sovrumano ai suoi 10 giugno 1190
contemporanei: la sua longevità, la sua ambizione, le sue Incoronazione 18 giugno 1155,
straordinarie capacità organizzative, il suo acume sul Basilica di San Pietro
campo di battaglia e la sua perspicacia politica. I suoi
contributi alla società e alla cultura dell'Europa centrale Predecessore Lotario II
includono il ristabilimento del Corpus iuris civilis, o lo
Successore Enrico VI
Re dei Romani
In carica 4 marzo 1152 –
18 giugno 1155
stato di diritto romano, che controbilanciava il potere Incoronazione 9 marzo 1152,
papale che dominava gli stati tedeschi dalla conclusione Aquisgrana
della lotta per le investiture.
Predecessore Corrado III
Successore Enrico VI
Indice Re d'Italia
Biografia
Ascesa al trono Incoronazione Pavia, primavera 1155
Regno dei Romani
Duca di Svevia
Rapporti con la Boemia
come Federico III
Guerre in Italia
In carica 6 aprile 1147 –
Pretese sull'Italia
4 marzo 1152
Prima discesa in Italia
Seconda discesa in Italia Predecessore Federico II
Terza discesa in Italia Successore Federico IV
Quarta discesa in Italia e Lega Lombarda
Conte palatino di Borgogna
1168-1174: sei anni in Germania
(jure uxoris)
Quinta discesa in Italia
Pace di Costanza In carica 17 giugno 1156 –
10 giugno 1190
Terza crociata
(con Beatrice di
I preparativi
Borgogna fino al 1184)
Viaggio e morte
Morte nel fiume Predecessore Beatrice I
Leggende Successore Ottone I
Matrimoni e discendenti
Altri titoli Re di Borgogna
Nella cultura di massa
Nascita Waiblingen, 1122 circa
Ascendenza
Morte Saleph, 10 giugno 1190
Filmografia
Note Dinastia Hohenstaufen

Bibliografia Padre Federico II, duca di


Voci correlate Svevia

Altri progetti Madre Giuditta di Baviera


Collegamenti esterni Coniugi Adelaide di Vohburg
Beatrice di Borgogna
Figli Di secondo letto:
Biografia
Beatrice
Federico
Ascesa al trono Enrico
Corrado (poi
Non è nota con certezza la data di nascita di Federico rinominato Federico)
Barbarossa. È tuttavia certo che sia nato nel castello di Sofia
Waiblingen, attorno agli anni venti del XII secolo, le ipotesi Ottone
spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo
stesso nome, era il duca di Corrado
Svevia Federico II. La Rinaldo
madre di Federico era Guglielmo
Giuditta di Baviera, sorella Filippo
del duca di Baviera, di
Agnese
Sassonia e marchese di
Toscana, Enrico il Superbo,
appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del
partito dei guelfi in Italia. Federico rappresentava agli occhi dei principali
elettori dell'Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per
linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen.
Ritratto ottocentesco di
Federico I Barbarossa. Nel 1147 Federico succedette al padre come Federico III nell'ufficio di duca
di Svevia, e nello stesso anno si aggregò allo zio Corrado III, che guidò la
seconda crociata assieme al re di Francia Luigi VII. La crociata si concluse
con l'abbandono da parte dei crociati dell'assedio di Damasco, il 28 luglio 1148.

Dalla crisi di potere seguita alla morte di Enrico V, incapace di assicurare in modo definitivo alla propria
dinastia la successione al trono dei Romani, si passò invece a una elezione, alla morte di Corrado III[1],
condivisa, con un consenso quasi totale. Non si ebbe contesa, come altre volte in precedenza, per l'elezione
del re dei Romani fra le due principali casate del regno; si risolse il 4 marzo 1152 a Francoforte pare grazie
a un compromesso: il cugino di Federico, il duca di Sassonia Enrico il Leone, della stirpe dei Welfen, uno
dei principali pretendenti al trono, rinunciò a esso in cambio della promessa della sovranità sulla Baviera[2].
Fu eletto re dei Romani Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I. Fu incoronato ad
Aquisgrana il 9 marzo 1152 all'età di circa trent'anni.

Federico I mostrò subito di volere rafforzare l'autorità imperiale, per cui, nel marzo del 1153, indisse una
dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori del papa Eugenio III (1145-53)[3]; a essi
Federico espresse la convinzione che potere politico e spirituale potessero collaborare su un piano di parità,
per cui ribadì i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi ma allo stesso tempo assicurò di volere
rispettare prestigio e potenza della Chiesa in cambio della promessa di essere incoronato imperatore; inoltre
fu anche stabilito che nessun territorio della penisola italiana doveva essere ceduto a Manuele I Comneno[4],
imperatore bizantino, anzi si presero misure per scacciarlo dalla penisola.

Regno dei Romani


Lo stesso argomento in dettaglio: Lega anseatica.

Il primo problema che Federico dovette risolvere fu l'assegnazione della Baviera al cugino Enrico il Leone.
Il duca di Baviera, Enrico Jasomirgott, che aveva ricevuto il ducato da Corrado III, non voleva consegnarlo
a Enrico il Leone. Federico convocò diverse diete per discutere del problema, ma Jasomirgott non si
presentò, né a Würzburg, nel 1152, né a Worms, né a Spira, nel 1153. Infine a Goslar, il 3 giugno del 1154,
con Jasomirgott sempre assente, il ducato fu assegnato a Enrico il Leone e l'investitura ufficiale avvenne a
Ratisbona, nell'ottobre del 1155, dopo il rientro di Enrico il Leone dalla campagna d'Italia. Ma il problema
fu risolto solo l'anno dopo (1156), sempre a Ratisbona, dopo che a Enrico Jasomirgott fu assegnato il
ducato d'Austria[5], completamente indipendente dalla Baviera.

In quell'anno era morto il conte palatino del Reno e Federico elevò a quella carica il proprio fratellastro,
Corrado Hohenstaufen, che aveva ereditato i possedimenti paterni in Franconia. E, sempre in quell'anno,
Federico nominò l'ecclesiastico Rainaldo di Dassel, futuro arcivescovo di Colonia, cancelliere imperiale.
Dopo che Enrico il Leone duca di Baviera e Sassonia, nel 1159, aveva
rifondato la città di Lubecca[6], concedendole un'ampia autonomia locale e
esonerando i mercanti dal pagamento di tasse e pedaggi, l'imperatore
Federico, intervenendo prima a confermare, poi ad ampliare e quindi a
prorogare le concessioni di Enrico il Leone, mise le basi affinché Lubecca
divenisse una città imperiale, libera dalle influenze paralizzanti dei feudatari,
e che, in seguito, avesse un ruolo determinante nella Lega anseatica, e
diventasse una delle città principali della Lega. Nel 1162 assediò e rase al
suolo la città di Milano, per intimare i comuni italiani ad accettare la
Constitutio de regalibus.

Enrico il Leone, mentre Federico combatteva in Italia, si prodigò a costruire


uno stato efficiente e forte nella Germania nord-orientale. Dopo avere preso
sotto la sua protezione il re di Danimarca Valdemaro Enrico intraprese con
sistematicità la conquista delle terre slave dei Vendi, sulla sponda orientale
Busto in bronzo di Federico dell'Elba. Oltre a conquistare il territorio dei Vendi Enrico ridusse le libertà
Barbarossa datato 1173 dei nobili sia in Sassonia sia in Baviera.

Verso il 1170, cominciarono gli screzi tra Federico e il cugino Enrico il


Leone, sia per le proprietà dello zio di entrambi, Guelfo VI, in Italia, comprate da Federico che pur sapeva
che le stava trattando Enrico, che al momento era in Terra santa, sia per le buone relazioni tra Enrico e
Manuele I Comneno, che però aiutava i lombardi, ed Enrico II d'Inghilterra, che però parteggiava per il
papa Alessandro III. Comunque l'ultimo incontro amichevole tra i due avvenne a Ratisbona, nel 1174.
L'incontro successivo, a Chiavenna, nella primavera del 1176, a detta dei cronisti fu tumultuoso (Enrico
aveva rifiutato di mandare truppe in aiuto a Federico che si trovava in difficoltà in Lombardia) e i due si
lasciarono da nemici.

Dopo la pace tra Federico e Alessandro III, del 1177, il vescovo di Halberstadt, Ulrico, spodestato, nel
1160, perché fedele ad Alessandro, riebbe la sua sede e pretese di annullare tutte le decisioni a favore di
Enrico, prese negli anni precedenti. Ciò portò a uno scontro che, per ordine dell'imperatore, fu interrotto
sino al suo rientro in Germania, che avvenne nell'ottobre del 1178. In novembre, alla dieta di Spira, le due
parti sottoposero a Federico le loro lamentele.

Enrico venne convocato a Worms, il 13 gennaio 1179, ma non si presentò, come a Magdeburgo[7], a
giugno, a Käina, in agosto e a Würzburg, il 13 gennaio 1180, dove Enrico fu condannato alla perdita dei
suoi feudi. In Sassonia furono restituiti ai vescovi tutti i territori loro sottratti da Enrico, la Vestfalia, con
poteri ducali fu data all'arcivescovo di Colonia, Filippo di Heinsberg, mentre il ducato di Sassonia fu dato al
figlio di Alberto l'Orso, il principe degli Ascani Bernardo di Anhalt (1140-1212).

In Baviera, la Stiria divenne un ducato autonomo e fu concessa al duca di Boemia, Ottocaro I, mentre il
ducato di Baviera fu dato a Ottone I di Wittelsbach (1117–1183)[8]. Enrico continuò a combattere, anche
dopo la sentenza definitiva e sino al luglio 1180, ebbe la meglio sugli avversari, ma in quel mese
l'imperatore, Federico, scese in campo di persona. Il re di Danimarca Valdemaro lo abbandonò e passò con
l'imperatore e in pochi mesi la situazione si ribaltò. Dopo la perdita di Lubecca, Enrico si arrese, fece atto di
sottomissione a Erfurt nel 1181, riottenendo solo i suoi possedimenti personali (l'allodio) intorno a
Braunschweig e Luneburg, ma condannato all'esilio. Enrico partì nell'estate del 1182 recandosi alla corte
del suocero, Enrico II, in Inghilterra e Normandia, rientrò in Germania nel 1185, ma, anche se fortemente
appoggiato, non riottenne i ducati persi e visse in pace. La caduta di Enrico portò la pace nel nord del paese
ma significò anche l'indipendenza del regno di Danimarca il cui re non riconobbe più l'autorità imperiale: il
nuovo re Canuto VI, nel 1182, rifiutò di fare atto di omaggio a Federico.
Filippo di Heinsberg, arcivescovo di Colonia e duca di Vestfalia, con l'appoggio del papa Urbano III
divenne il capo dell'opposizione all'imperatore, e in un primo tempo era riuscito a raccogliere intorno a sé
parecchi nobili e la maggioranza del clero, ma, nel dicembre del 1186, in una dieta a Gelnhausen,
l'imperatore Federico, con un lungo discorso riuscì a riportare i vescovi dalla sua parte e le minacce del
papa furono inutili. Urbano III però morì all'improvviso, nell'ottobre del 1187[9], e Filippo, che già aveva
perso l'appoggio dei vescovi fu lasciato praticamente solo e si presentò all'imperatore, a Magonza, nel
marzo del 1188, e fu perdonato.

Quando Federico stava preparandosi a partire per la crociata lasciando il governo dell'impero nelle mani del
figlio Enrico VI, che era già stato incoronato re dei Romani, Enrico il Leone cominciò a dare segni di
irrequietezza; allora Federico, nell'agosto del 1188, lo convocò alla dieta di Goslar[10], dove condannò
Enrico e il figlio maggiore, anche lui di nome Enrico (1173- 1227), futuro duca di Brunswick e conte
palatino del Reno, all'esilio per tre anni. Nella Pasqua del 1189 Enrico e il figlio lasciarono la Germania per
recarsi nuovamente in Inghilterra e Normandia.

Rapporti con la Boemia

Al momento dell'elezione di Federico il duca di Boemia Vladislao II si dimostrò subito fedele alleato di
Federico, sostenendolo nelle sue campagne militari, dove l'esercito boemo e il suo condottiero dimostrarono
notevoli doti di capacità e di coraggio.

Nel gennaio del 1158, in una dieta a Ratisbona, Federico Barbarossa incoronò Vladislao II re di Boemia,
concedendogli l'importante privilegio di portare la corona reale e poterla trasmettere[11] ai propri
discendenti. E Vladislao, con le insegne regali continuò a servire fedelmente Federico anche nelle
campagne d'Italia. Forse anche per questo Federico concesse la Lusazia, che per alcuni secoli fu legata al
regno di Boemia, in feudo a Vladislao II.

Comunque alla morte di Vladislao, nel 1172, il titolo reale non fu assegnato perché divampò la lotta per la
successione principalmente fra tre membri della famiglia dei Přemyslidi, Federico, Sobeslao II e Corrado II
che si protrasse per vari anni sinché Federico intervenne, e, nel 1182, convocò a Ratisbona i due ancora in
vita e separando la Moravia dalla Boemia, assegnò il titolo di duca di Boemia a Federico e quello di
Margravio di Moravia a Corrado. Infine intervenne ancora, nel 1187, dichiarando il vescovo di Praga
principe diretto dell'impero, sottraendo Praga all'autorità del duca di Boemia[12].

Guerre in Italia

Pretese sull'Italia

Alla dieta di Costanza, del marzo del 1153, avevano partecipato


anche gli ambasciatori dei Comuni di Pavia e Como, e due mercanti
di Laus (dal 1158 Lodi, fondata proprio dall'imperatore Federico I),
venuti a implorare aiuto contro la prepotenza di Milano che, dopo
avere distrutto Laus Pompeia nel 1111 e dopo avere vinto una
guerra decennale contro Como (1127), ne limitava l'indipendenza e
impediva lo sviluppo delle altre città.
Federico I in una rappresentazione
del XIV secolo
Federico I approfittò di queste richieste di aiuto per intervenire nella
politica italiana: egli seguiva un ideale di impero universale; il
controllo sia sui Comuni a nord sia sul regno di Sicilia a sud era
essenziale a questo scopo.
L'Italia era per l'imperatore tedesco il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali per
realizzare la costruzione dell'impero universale: la supremazia nella contesa con il papato per la potestà
civile universale, il legame con la tradizione dell'impero romano, cui Federico I si ispirava, e la sovranità su
Comuni e feudatari. A tale scopo dispose un saldo controllo su tutti i territori della Corona, utilizzando
funzionari di umili origini e provata fedeltà, i ministeriales, e si pose l'obiettivo di recuperare gli iura
regalia, le regalie, ossia gli inalienabili diritti del potere regio (amministrazione della giustizia, difesa del
territorio, riscossione delle imposte, battere moneta), poiché il potere comunale in Italia si stava arrogando
poteri propri del sovrano sia all'interno sia all'esterno del territorio urbano, come dimostrava l'esempio di
Milano, che aveva apertamente aggredito altri sudditi dell'imperatore.

Dopo la dieta di Costanza le condizioni per scendere in Italia c'erano tutte: lo chiedevano le famiglie feudali
per limitare il potere comunale, lo chiedevano i piccoli Comuni alleatisi contro Milano, lo chiedeva il papa
stesso, Anastasio IV, che auspicava l'intervento di Federico I contro il Comune di Roma, in cui a partire dal
1143 si era formato un regime capeggiato da Arnaldo da Brescia, un riformatore patarino contestatore del
potere temporale dei papi, che aveva costretto papa Eugenio a ritirarsi a Orvieto.

Prima discesa in Italia


Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia della Vernavola, Dieta di Roncaglia e Assedio di Tortona
(1155).

Nell'ottobre 1154 Federico partì dal Tirolo e scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e, a novembre,
convocò una dieta a Roncaglia in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico
IV. Il 3 dicembre morì il papa Anastasio IV e il 4 dicembre fu eletto il nuovo papa, Adriano IV.

Federico nel frattempo era passato all'azione di forza: distrusse alcune località minori come Galliate e alcuni
Comuni maggiori come Asti e Chieri (consegnate poi al marchese di Monferrato, suo fedele vassallo, a cui
si erano ribellate), poi fu messo l'assedio a Tortona, alleata di Milano (quest'ultima aveva rifiutato le
decisioni dell'imperatore e non aveva agevolato il passaggio delle truppe imperiali sul suo territorio).
Tortona, che si era arresa per sete dopo due mesi, nell'aprile del 1155, era stata rasa al suolo e i suoi abitanti
dispersi.

Dato che le mire di Federico erano riposte anche sul regno di Sicilia, in quello stesso anno intavolò
trattative[13] anche con l'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), che però non approdarono
a nulla, in quanto Federico non poteva riconoscere i diritti che Manuele accampava sull'Italia meridionale,
mentre portò avanti anche trattative con le repubbliche marinare di Venezia, Genova e Pisa, in vista di una
spedizione contro il re di Sicilia.

Passata la Pasqua del 1155 a Pavia, ricevette l'incoronazione a re d'Italia nella basilica di San
Michele[14][15][16]. Federico si mise in marcia verso Roma per cingere la corona di imperatore. Presso Siena
Federico incontrò i cardinali inviati da Adriano IV[17], che gli chiesero di catturare Arnaldo da Brescia; cosa
che l'imperatore fece e Arnaldo fu condannato a morte, dal prefetto di Roma, e mandato al rogo, molto
probabilmente a Civita Castellana. Federico incontrò il papa nelle vicinanze di Sutri, dove il papa ebbe da
ridire sull'accoglienza ricevuta[18], allora l'incontro fu ripetuto, due giorni dopo sulle sponde di un lago
vicino a Nepi. Poi proseguirono per Roma, alle cui porte erano attesi dagli ambasciatori del senato e del
popolo romano, che chiesero a Federico un giuramento e un tributo che Federico rifiutò di dare.

Il 18 giugno 1155 il papa Adriano IV incoronò Federico in San Pietro, nella città leonina, contro la volontà
del senato romano, che, per quest'ultimo sgarbo, scatenò una serie di violenti tumulti contro le truppe
tedesche e la curia. Federico e il cugino Enrico il Leone, accampato fuori le mura, rientrarono in città e,
dopo un'intera giornata di lotta, ricacciarono i romani al di là del Tevere. Dopo il bagno di sangue il papa e
l'imperatore lasciarono la città e ai primi di luglio erano a Tuscolo, dove Adriano chiese a Federico di
marciare contro il re di Sicilia. Federico avrebbe voluto
acconsentire, ma i suoi baroni laici furono contrari e lo convinsero a
tornare verso l'Italia settentrionale. Federico lasciò il papa con la
promessa di tornare per sottomettere Roma e la Sicilia. Sulla strada
del ritorno saccheggiò Spoleto che gli si era opposta. Ad Ancona
incontrò gli ambasciatori di Manuele Comneno, non aderendo alle
loro richieste di attaccare subito il regno di Sicilia. Dovette ancora
combattere a Verona e alle Gole dell'Adige e finalmente rientrò in
Germania.

Il papa, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione,


venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in
realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia
Guglielmo I il Malo[19] l'investitura di tutto il regno, comprese
Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa
e imperatore e d'altra parte non mancavano altri motivi di contrasto
tra i due, a causa dell'eccessiva ingerenza di Federico nell'elezione Pavia, Basilica di San Michele
dei vescovi in Germania. Maggiore, le cinque pietre, già
menzionate nelle Honorantiae
Un conflitto vero e proprio scoppiò nella dieta di Besançon (1157), civitatis Papiae (1020 circa), sopra
dove si scontrarono[20] le due opposte concezioni del cesaropapismo le quali veniva posto il trono durante
imperiale[21] e della ierocrazia papale:[22] la prima concezione vede le incoronazioni e sulle quali fu
il potere temporale dell'imperatore dotato di un'autorità e una libertà incoronato Federico Barbarossa nel
decisionale assolutamente superiori in ogni campo a qualsiasi altra 1155. La scritta e la
autorità, anche quella sacra, mentre la seconda è la concezione del rappresentazione della Corona
potere riassunta nel Dictatus Papae di Gregorio VII che vede Ferrea nella pietra centrale furono
l'indiscussa supremazia del potere spirituale del papa su quello aggiunte nell'Ottocento.
dell'imperatore, anche in materia di concessione di autorità
politiche, per cui il papa può perfino svincolare i sudditi dalla
sovranità imperiale.
Comunque per il momento la questione fu ricomposta[23], anche perché il clero tedesco si espresse a favore
dell'imperatore.

Seconda discesa in Italia


Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Milano (1158), Battaglia di Carcano, Battaglia di
Siziano, Assedio di Crema e Assedio di Milano (1162).

L'anno dopo (giugno 1158), alla luce di questi contrasti di natura ideologica con il pontefice e dato che
Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia, provvedendo per esempio alla ricostruzione di
Tortona, Federico decise per una seconda discesa in Italia, e, inviati Rainaldo di Dassel e Ottone I di
Wittelsbach in avanscoperta[24], a luglio, accompagnato dal re di Boemia Vladislao II, alla testa di truppe
più numerose, entrò in Italia (è documentato il suo pernottamento alla torre di Maggiana, nel comune alleato
di Mandello del Lario sul lago di Como). Sottomessa Brescia, dato inizio alla ricostruzione di Lodi, assediò
Milano, obbligandola dopo un mese a sottoporre all'approvazione imperiale la nomina dei suoi consoli. A
novembre dello stesso anno venne convocata la seconda, e più importante, dieta di Roncaglia, cui
parteciparono importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna che fornirono a Federico, su sua
esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi, poi inserito nella Constitutio de regalibus: elezione di duchi, conti
e marchesi, nomina dei consoli comunali e dei magistrati cittadini, riscossione delle tasse, conio delle
monete, imposizione di lavori di carattere pubblico come, per esempio, la costruzione delle mura difensive.
Tutti questi diritti Federico era anche disposto a lasciarli ai Comuni, in cambio però di un tributo annuo e
del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere. In base a quest'ultimo principio Federico
emanò anche la Constitutio pacis con cui proibì le leghe fra città e le guerre private. Per quanto riguarda
infine i beni fondiari, rivendicò per quelli pubblici (contee, ducati, ecc.) la dipendenza regia e per quelli
allodiali il diritto dell'imperatore di dare o meno il proprio consenso a che un proprietario potesse esercitare
diritti signorili: gli allodi diventarono quasi dei feudi a tutti gli effetti. Inviò ovunque propri funzionari che
ricevessero l'omaggio vassallatico dai signori e controllassero in modo diretto, in qualità di podestà, i
Comuni più riottosi.

Tutti questi diritti rivendicati dall'imperatore però cominciarono a scontentare anche le città filo-imperiali,
con la vistosa eccezione di Cremona sicura alleata in tutta questa fase. Milano si ribellò apertamente e
conquistò il comune di Trezzo, seguita dalle ribellioni di Brescia e di Crema. Vista la mala parata, Federico,
che dopo Roncaglia aveva liberato parte delle sue truppe, chiese urgenti rinforzi, che arrivarono guidati da
Enrico il Leone e dallo zio di entrambi Guelfo VI, che veniva a prendere possesso dei suoi domini in Italia.
Erano accompagnati dall'imperatrice Beatrice di Borgogna. Nel marzo del 1159 Barbarossa entrò a Como
accolto ancora trionfalmente dalla popolazione e dal vescovo Ardizzone che gli consegnò simbolicamente
le chiavi della città, mentre a luglio con il determinante appoggio di Cremona mise si occupò dell'assedio di
Crema, che si arrese dopo sette mesi e fu rasa al suolo.

Intanto era ripresa la controversia con il pontefice sulla questione del primato del papa, che aveva portato
all'esasperazione Adriano IV, che pensava di scomunicare l'imperatore, quando il papa improvvisamente, il
1º settembre morì. Il 7 settembre, la maggioranza dei cardinali elesse come papa Rolando Bandinelli che
prese il nome di Alessandro III, e che rappresentava la continuità della politica di Adriano in appoggio ai
Comuni, mentre un'esigua minoranza votò per il cardinale Ottaviano dei Crescenzi Ottaviani, buon amico
di Federico[25], che prese il nome di Vittore IV e che cercava una politica di intesa coll'imperatore. Federico
convocò un concilio a Pavia, nel febbraio 1160, a cui Alessandro rifiutò di comparirvi e, dato che risposero
solo i vescovi tedeschi e del nord Italia, il sinodo riconobbe papa Vittore IV, che scomunicò Alessandro III
che, a sua volta, scomunicò sia Vittore IV sia l'imperatore.

Milano intanto continuava a rifiutare le


direttive imperiali, la lotta infuriò, con alterne
fortune, su tutta la pianura lombarda, che fu
devastata. Nella primavera del 1161, ricevuti
rinforzi da Germania e Ungheria, Federico
poté porre l'assedio alla città. Gli assediati
resistettero con ostinazione per circa un anno: il
10 marzo 1162 Milano fu costretta alla resa e
subito dopo cominciò la sua distruzione e i
milanesi furono dispersi in quattro diverse
località. Distrutte le mura di Brescia e
Piacenza, che dovettero accettare i funzionari
imperiali. Federico Barbarossa, all'apogeo della 1º marzo 1162 i consoli di Milano davanti a Federico
sua potenza, fece ritorno in Germania. Barbarossa chiedono clemenza

Alessandro III, ritirato nella campagna romana,


sentiva però che la simpatia per lui era in crescita ovunque (anche presso l'impero d'Oriente), eccetto che in
Germania. Data la scarsità di mezzi di cui disponeva decise di rifugiarsi in Francia e, nel corso del 1162, fu
preso un accordo affinché il re di Francia Luigi VII e l'imperatore Federico, accompagnati dai rispettivi
papi, si incontrassero a Saint-Jean-de-Losne su un ponte del fiume Saona, al confine tra Francia e
Borgogna, dove avrebbero nominato una commissione che avrebbe dovuto fare chiarezza sulla validità
della nomina. Alessandro III rifiutò di partecipare ma l'intervento del re d'Inghilterra Enrico II a favore di
Alessandro risolse la situazione.

Terza discesa in Italia

Nell'ottobre del 1163 Federico scese nuovamente in Italia con un piccolo esercito, perché già incalzava la
riscossa dei comuni italiani; Verona, Padova e Vicenza si sollevarono, in ribellione congiunta, e rifiutarono
le offerte di pace dell'imperatore, che non disponeva di forze sufficienti per domarle, nemmeno con l'aiuto
di Pavia, Mantova e Ferrara; il 6 novembre 1163 è segnalata la sua presenza a Città di Castello con due atti
in cui pone il Vescovo e i canonici sotto la sua protezione.[26] Intanto Rainaldo di Dassel stava
organizzando una campagna militare contro i Normanni di Sicilia, per la quale doveva avere l'appoggio di
Pisa e Genova,che però erano impegnate in un'aspra contesa per il controllo della Sardegna, per cui alla
fine avevano rinunciato alla spedizione.

L'imperatore, anche a causa di una malattia, dovette tornare in patria: la terza discesa in Italia di Federico
era stata breve e si era conclusa quindi con un nulla di fatto. Nell'aprile del 1164 era morto l'antipapa Vittore
IV e Federico aveva intenzione di rappacificarsi con Alessandro III, ma prima che potesse contattarlo,
Rainaldo di Dassel si era premurato di fare eleggere un altro papa, Pasquale III (a cui poi, nel 1168, ne
sarebbe seguito un altro, Callisto III), mentre il papa Alessandro III, ricevuto ormai il riconoscimento della
sua autorità dagli altri sovrani d'Europa[27], poteva tornare a Roma nel 1165.

Quarta discesa in Italia e Lega Lombarda


Lo stesso argomento in dettaglio: Lega Lombarda.

L'assenza dell'imperatore rese più facile ai lombardi di pervenire a un accordo per organizzare una
resistenza comune. Nelle città scoppiavano tumulti e a Bologna venne ucciso il podestà imperiale. In Sicilia
a Guglielmo I il Malo era successo il figlioletto Guglielmo II e la madre, Margherita, che era reggente,
continuava la politica del marito di alleanza con il papa Alessandro, che aveva l'appoggio anche di Manuele
Comneno e Venezia.

Federico doveva riconquistare l'Italia, formò un possente esercito e a ottobre 1166 partì e scese, per la
quarta volta, in Italia; a novembre era in Lombardia, dove, alla dieta di Lodi, si rese conto che l'ostilità era
maggiore che nel passato, le città filo-imperiali erano molto fredde, Pisa e Genova erano in disaccordo, per
cui l'impresa siciliana era da rinviare. Federico avrebbe voluto dirigersi subito su Roma, ma dovette restare
in Lombardia, combattendo nelle zone di Bergamo e Brescia, poi si diresse su Bologna da cui si fece
consegnare degli ostaggi, quindi, inviata a Roma una parte delle truppe sotto il comando di Rainaldo di
Dassel, marciò su Ancona, che oppose una resistenza ostinata. Rainaldo stava occupando la campagna
romana ed era arrivato a Tuscolo, con forze esigue, quando i romani gli marciarono contro ma, il 29 maggio
1167, nella battaglia di Prata Porci subirono una disfatta perché nel frattempo erano arrivate le truppe
dell'arcivescovo Cristiano di Magonza che presero i romani tra due fuochi. Il 24 luglio giunse anche
l'imperatore e su Roma fu sferrato un attacco massiccio e il papa Alessandro, il 29, fuggì a Benevento con i
pochi cardinali a lui fedeli. Federico era padrone di Roma dove si fece incoronare imperatore per la seconda
volta dall'antipapa Pasquale (1º agosto 1167). Intanto era anche arrivata la flotta pisana per preparare
l'attacco al regno di Sicilia.

Ma pochi giorni dopo i suoi soldati cominciarono a morire colpiti da febbri, probabilmente malariche, e
morirono anche i suoi comandanti Rainaldo di Dassel, suo nipote il duca di Svevia Federico IV, il duca di
Toscana Guelfo VII e altri. Allora decise di riparare a Pavia, insieme a Como l'unica città rimastagli fedele,
lasciando lungo la via una scia di morti. Dopodiché, con l'appoggio del marchese di Monferrato Guglielmo
V il Vecchio, e del conte di Moriana Umberto III di Savoia gli fu possibile tornare in Germania [28].

Nel frattempo le città della Marca di Verona, ribellatesi nel 1164, a cui si era aggiunta Treviso, con
l'appoggio di Venezia (che mirava però, più che al riconoscimento del regime comunale, all'ampliamento
ulteriore della propria autonomia) avevano fondato la Lega Veronese, venendo meno alla Constitutio pacis,
mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore ma delusa
dall'appropriazione cesarea del terzo dei diritti spettantele sul porto fluviale di Guastalla, gli si rivoltava
contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i milanesi, dato che non
avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al (non documentalmente attestato ma comunemente
asserito) giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il 27 aprile 1167 le forze alleate si presentarono di fronte
alle rovine di Milano e cominciarono la ricostruzione, comprese opere di difesa per un eventuale attacco da
parte di Pavia. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas
Lombardiae, la Lega Lombarda. A essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro
diede il proprio appoggio, mentre non lo fece il regno di Sicilia, a causa del riassestamento dinastico come
già detto; comunque la reggente Margherita, per contrastare il Barbarossa, versò dei denari a papa
Alessandro III.

La Lega nel frattempo diventava sempre più potente, le città e perfino i signori feudali che vi aderivano
erano sempre più numerosi e ora il regno di Sicilia e perfino l'impero bizantino l'appoggiavano apertamente.
Mentre Milano era stata ricostruita molto rapidamente, per neutralizzare la possibilità di intervento da parte
di Pavia e del marchese del Monferrato la Lega fondò, alla confluenza della Bormida nel Tanaro una
nuova[29] città, chiamata Alessandria in onore del papa (1168). Alla fine anche Pavia e il marchesato del
Monferrato aderirono alla Lega.

1168-1174: sei anni in Germania

Rientrato in Germania, nel 1168, si dovette dedicare ai problemi


tedeschi, specialmente le controversie tra Enrico il Leone e Alberto
l'Orso. Nell'aprile del 1169 fece eleggere re dei Romani, alla dieta
di Bamberga, e quindi incoronare ad Aquisgrana il figlio Enrico.
Inoltre comprò dal vecchio zio Guelfo VI, che non aveva eredi, i
possedimenti svevi e Toscani.
Comunque Federico, nei sei anni che rimase in patria, pensava
anche all'Italia, e inviò a Roma il vescovo di Bamberga, Eberardo,
in un tentativo di riconciliazione[30] con Alessandro III, che prese in
Il Giuramento degli Anconetani di
considerazione le proposte, ma, alla fine, sia perché pressato dai
Francesco Podesti, raffigurante
lombardi, sia perché di abdicare non ne voleva sapere, respinse le l'assedio di Ancona
offerte di Federico.

Il Barbarossa si dedicò quindi a risolvere la questione di Ancona


che, oltre a essere libero comune, era alleata con l'impero bizantino[31]. L'imperatore si accordò allora con
Venezia, che voleva liberarsi di una rivale, e ordinò al suo luogotenente Cristiano di Magonza di attaccare
Ancona da terra, mentre le navi veneziane ne occupavano il porto. L'assedio di Ancona si presentò subito
difficile: la città dopo sei mesi non aveva ancora ceduto e infine le truppe assedianti furono costrette a
ritirarsi all'arrivo dei rinforzi da Ferrara e Bertinoro. Nell'assedio si segnala l'episodio di Stamira[31].

Quinta discesa in Italia


Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Alessandria e Battaglia di Legnano.
Nel 1174, risolti i problemi in Germania, Federico radunò
nuovamente un grosso esercito[32] e scese per la quinta volta in
Italia. Cominciò la sua campagna nel settembre 1174 scendendo in
Italia distruggendo Susa, ribelle a Umberto III di Savoia[28], poi
prese Asti, Alba, Acqui, Pavia e Como. Non riuscì, tuttavia,
nell'assedio di Alessandria, che resistette agli attacchi per sei mesi,
usando stratagemmi quali il fuoco greco e un sistema di mura
galleggianti[33]. L'imperatore, a corto di uomini e risorse per via di
questa sconfitta, si decise a negoziare la pace con la Lega. Battaglia di Legnano, Amos Cassioli
(1860-1870, Firenze, Galleria d'Arte
Nel frattempo la Lega aveva approntato un imponente esercito che Moderna di Palazzo Pitti)
Federico riuscì a rallentare inviando una parte delle sue truppe a
Bologna. I due eserciti stipularono un armistizio nella zona di Pavia,
a Montebello. Dopo mesi di trattative la possibilità di risolvere la
guerra diplomaticamente saltò e, perciò, ripresero le ostilità. Nella
primavera del 1176, a Chiavenna, Federico ebbe un incontro con
Enrico il Leone e altri feudatari per ricevere truppe per proseguire la
campagna d'Italia, ma quando i rinforzi militari arrivarono, sempre
in primavera, Federico si accorse che non erano così numerosi
come aveva sperato e soprattutto mancava il cugino Enrico[34].
E proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, lasciate le
vallate alpine, aveva ripreso la marcia verso sud, l'imperatore venne Federico incontra Enrico il Leone a
travolto a Legnano il 29 maggio 1176 dall'esercito della Lega, Chiavenna nel 1176
nell'occasione capitanata da Guido da Landriano[35], incappando in
una disastrosa sconfitta, della quale massimi artefici furono non a
caso i milanesi.

L'esercito tedesco con difficoltà, trovò rifugio, ancora una volta, a Pavia, dopodiché Federico si affrettò a
cercare di risolvere la questione con la diplomazia, avviando le trattative di pace direttamente con il
pontefice, con il quale si giunse a un accordo: Federico disconobbe l'antipapa e restituì al Comune di Roma
le sue regalie e i suoi territori, mentre Alessandro III garantì la propria mediazione con i Comuni (accordi
preliminari di Anagni, novembre 1176), che però la rifiutarono, non gradendo il cambiamento di
atteggiamento del pontefice.

Pace di Costanza
Lo stesso argomento in dettaglio: Pace di Costanza.

Si giunse così alla Pace di Venezia nel luglio del 1177, cui parteciparono papa, imperatore, Romualdo
Guarna in rappresentanza del re di Sicilia Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni. Il 23 luglio fu
confermata la pace con il papa secondo gli accordi di Anagni, fu concordata una tregua con il re di Sicilia di
quindici anni e una, con i Comuni, di sei anni. Federico e Alessandro alloggiarono presso il centro
monastico di San Niccolò al Lido, dove l'imperatore ripudiò l'antipapa Callisto III, ammise i suoi errori e
riconobbe come capo della cristianità Alessandro III. Successivamente, in Piazza San Marco, durante una
cerimonia solenne, Federico si inginocchiò e baciò la pantofola del pontefice, il quale, aiutatolo ad alzarsi,
lo abbracciò paternamente. Inoltre, il papa fu sollevato sulla sella del cavallo mentre l'imperatore compì la
cerimonia di reggergli la staffa.[36] Federico rimase in Italia sino alla fine dell'anno; poi nel 1178 tornò in
Germania dove risolvette definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con il cugino,
Enrico il Leone, reo di non avere sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare,
scatenando contro di lui una campagna e sottraendogli i suoi ducati ed esiliandolo dall'impero.
In Italia la situazione per Federico andava migliorando, dal momento che la pace con il regno di Sicilia
reggeva e i principali alleati dei Comuni erano morti: Manuele Comneno il 24 settembre 1180, Alessandro
III il 30 agosto 1181, e inoltre la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni.
La "pace definitiva" fu negoziata a Piacenza e ratificata a Costanza il 25 giugno 1183: l'imperatore
riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti,
amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà,
riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo
una tantum di 15 000 libbre e un tributo annuo di 2 000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il
foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando egli fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore
la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. I Comuni, inoltre,
dovevano promettere il ricorso al tribunale imperiale avverso le sentenze dei giudici cittadini.[37] Si trattava
di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e,
dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga
autonomia.

Quella di Federico I non fu di certo una capitolazione, perlomeno dal punto di vista economico. Dal 1183 al
1190 gli introiti annuali fissi del Barbarossa in Italia ammontarono a 100 000 libbre. In seguito a Costanza,
Federico divenne il sovrano più ricco dell'Occidente dopo il re inglese. È corretto pertanto ritenere che la
prosperità della casata sveva derivò molto di più dall'accordo con i Comuni che non dalla guerra.[37]

Federico, durante i festeggiamenti per la pace, tenutisi in un Hoftag a Magonza, nella primavera del 1184,
propose un accordo matrimoniale tra suo figlio Enrico VI e Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia
normanna riuscendo finalmente a legare, con il matrimonio, nell'aprile del 1186, l'Italia meridionale
all'impero.

Nel settembre del 1184 Federico tornò per la sesta volta in Italia
grazie all'aiuto del vescovo d'Aosta, ma questa volta senza esercito,
ed ebbe un'ottima accoglienza da parte dei comuni lombardi. Essi lo
aiutarono nel distruggere nuovamente Susa, contro il conte di
Savoia Umberto III, messo al bando.[38] Federico ebbe poi un
incontro a Verona con il papa Lucio III per chiedergli
l'incoronazione a imperatore del figlio Enrico VI, che gli fu negata
anche in considerazione del futuro matrimonio di Enrico e
Costanza[39], che di fatto avrebbe reso la carica ereditaria, ma
soprattutto per l'opposizione della nobiltà tedesca. In occasione di
quell'incontro, oltre che di alcune investiture vescovili (in special
modo quella del vescovo di Treviri, che si trascinava da oltre un
anno) e della situazione in Terra santa, dove il Saladino passava di
successo in successo, fu trattata inutilmente la questione dei feudi
toscani di Federico[40], che la chiesa in parte reclamava, e infine fu
affrontato il problema degli eretici e venne stabilito che i vescovi
dovevano avere grande cura di interrogare gli eretici e scomunicare
gli ostinati e che le autorità civili dovevano fare in modo che
Privilegio concesso da Federico nel
venissero applicate le pene del bando imperiale, cioè l'esilio, la
1188
privazione dei diritti civili, la demolizione delle case contaminate e
la confisca dei beni[41].
Il 25 novembre 1185 il papa Lucio III morì e gli succedette Urbano III, che non aveva molta simpatia per
l'imperatore Federico e che appoggiò la rivolta di Filippo di Heinsberg, arcivescovo di Colonia e duca di
Vestfalia. Inoltre, per vendicarsi di Umberto III di Savoia nel 1186 l'imperatore sciolse l'arcivescovo di
Tarantasia dai legami vassallatici con il conte [38].

Terza crociata

I preparativi

La terza crociata venne organizzata dopo la caduta di Gerusalemme, nel 1187, che sembra portò alla morte
per il dolore provato Urbano III. Il nuovo papa Gregorio VIII decise di preparare una nuova crociata, la
terza. Federico si fece crociato il 27 marzo 1188 a Magonza, seguito dal figlio, il duca di Svevia Federico
VI, dal duca d'Austria Leopoldo V e da altri nobili e vescovi. Federico, conscio che la seconda crociata, a
cui aveva partecipato era stata condotta male, prese alcune precauzioni, accettando nel suo esercito solo chi
si poteva mantenere per due anni e scrivendo al re d'Ungheria, all'imperatore di Bisanzio e al sultano di
Iconio chiedendo e ottenendo l'autorizzazione ad attraversare i loro possedimenti; infine scrisse al Saladino
per avere restituite le terre di cui si era impadronito, altrimenti avrebbe usato la forza, a cui il Saladino
rispose che accettava la sfida. Federico, lasciato il figlio Enrico VI a governare l'impero, con circa 20.000
cavalieri, partì per primo da Ratisbona nel maggio del 1189, seguito poi dal re di Francia Filippo Augusto e
dal nuovo re d'Inghilterra Riccardo I (noto anche come Riccardo Cuor di Leone).

Viaggio e morte

Federico attraversò l'Ungheria sostando a Esztergom o Strigonio, alla corte ungherese del re Bela III. Dopo
avere attraversato i Balcani Federico, avvicinandosi ai domini dell'imperatore bizantino Isacco II Angelo[42],
inviò ambasciatori per concordare il passaggio in Anatolia; ma Isacco, che temeva i Latini e si era accordato
con il Saladino, imprigionò gli ambasciatori. Allora Federico inviò un messaggio al figlio Enrico VI che,
con la flotta fornita dalle repubbliche marinare con il permesso del papa di attaccare Costantinopoli,
occupata Filippopoli e poi la Tracia, si avviò verso Costantinopoli.

Isacco venne a patti, così nel febbraio del 1190 fu firmato il trattato di Adrianopoli, che permise alle truppe
dell'imperatore Federico di attraversare l'Ellesponto. L'Ellesponto fu attraversato nel mese di marzo e, giunti
in Asia Minore, dopo avere ricevuto i dovuti approvvigionamenti, cominciarono la marcia verso sud
attraversando il sultanato d'Iconio, dove furono sottoposti a continui attacchi di bande di Selgiuchidi e
furono tagliati i rifornimenti. Ridotto alla fame, l'esercito tedesco attaccò il sultano, Qilij Arslan II,
occupando temporaneamente la sua capitale, Konya, e obbligandolo a mantenere gli impegni presi:
concedere loro libertà di transito, rifornirli dei necessari approvvigionamenti e poi, con l'aiuto di guide
armene, guidarli attraverso il Tauro sino sulle sponde del fiume Saleph[43] in Cilicia, nel Sud-Est
dell'Anatolia, in prossimità della Terra santa. Tuttavia Federico affogò durante il guado del fiume, il 10
giugno 1190, causando la dispersione dell'esercito imperiale, che non poté così unirsi alle truppe francesi e
inglesi per l'attacco alle truppe del Saladino.

A Federico succedette sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI.

Morte nel fiume

Le esatte circostanze della morte di Federico nel fiume Göksu (anche conosciuto come Saleph) sono
sconosciute. È ipotizzabile che l'anziano imperatore sia stato disarcionato da cavallo, oppure che, stanco
della marcia attraverso i monti e oppresso dalla calura, abbia voluto rinfrescarsi e lo shock dovuto all'acqua
fredda gli abbia causato un arresto cardiaco, oppure che,
appesantito dalla sua stessa armatura e fiaccato dall'intensa calura
del giugno in Anatolia, Federico I, data anche l'età, non abbia
resistito all'impeto della corrente. Federico annegò nelle acque che a
malapena arrivavano ai fianchi, secondo quanto riferisce il cronista
arabo Ibn al-Athīr nel suo al-Kāmil fī taʾrīkh (La perfezione nella
storia). Il peso dell'armatura di quel giorno, progettata per essere la
più leggera possibile, fu tale comunque da trascinare con sé un
uomo in salute in acque poco profonde.
La morte di Federico Barbarossa,
La morte di Federico gettò il suo esercito nel caos. Senza Sächsische Weltchronik.
comandante, in preda al panico e attaccati da tutti i lati dai turchi,
molti tedeschi furono uccisi o disertarono. Il figlio di Barbarossa,
Federico VI di Svevia, proseguì con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dare sepoltura all'imperatore a
Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere utilizzando l'aceto fallirono. Quindi le spoglie di
Federico Barbarossa furono seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella
cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso. Solo 5 000 soldati, una piccola frazione delle forze
iniziali, arrivarono ad Acri, verso la fine del 1190. Nell'assedio di San Giovanni d'Acri, nel 1191, perse la
vita Federico VI.

L'improvvisa morte di Federico lasciò l'esercito crociato sotto il comando dei rivali Filippo II di Francia e
Riccardo I d'Inghilterra che, giunti in Palestina separatamente via mare, lo portarono infine a dissoluzione.
Riccardo Cuor di Leone continuò verso Est dove affrontò il Saladino con alterni esiti, ma senza
raggiungere il suo obiettivo finale: la conquista di Gerusalemme.

Leggende
Federico I di Svevia è il protagonista di molte leggende ed era tenuto in grande onore dalle popolazioni
germaniche sue contemporanee, che diffusero la leggenda per cui Federico non fosse realmente morto ma
che si fosse nascosto ai suoi nemici per tornare più forte di prima.

Una versione più mitologica della sua morte è basata sull'ipotesi che fosse in possesso della leggendaria
Lancia del Destino. Secondo il mito chiunque possedesse la lancia era imbattibile, ma se il portatore ne
fosse stato privato, avrebbe perduto la vita di lì a poco. Federico morì guadando un fiume e, in quel
momento, alcuni fantasiosi resoconti dicono che la lancia cadde dalle sue mani.

Un'altra leggenda è quella dell'eroe dormiente, come le più antiche leggende britannico-celtiche di re Artù e
Bran il Benedetto. Tale leggenda vuole che egli non fosse morto, ma addormentato con i suoi cavalieri in
una caverna nelle montagne di Kyffhäuser in Turingia e che quando i corvi avrebbero cessato di volare
intorno alla cima, si sarebbe destato e portato la Germania alla sua antica grandezza. Secondo la leggenda,
la sua barba rossa sarebbe cresciuta attraverso il desco al quale sedeva. I suoi occhi sarebbero mezzi chiusi
nel dormiveglia, ma di quando in quando avrebbe alzato la sua mano e avrebbe inviato un fanciullo
all'esterno per vedere se i corvi avessero smesso di volare.
La saga di Kyffhäuser era nata per suo nipote Federico II, ma nel corso del XIX secolo alcuni scrittori, tra
cui i fratelli Grimm, nell'opera le Saghe germaniche, ripresero la saga di Kyffhäuser, attribuendola al
Barbarossa. In essa egli è addormentato, seduto a un tavolo e la sua barba rossa cresce smisuratamente e ha
già fatto due giri intorno al tavolo. Quando si completerà il terzo giro Federico si sveglierà e combatterà una
straordinaria battaglia: sorgerà il Giorno del giudizio.

Matrimoni e discendenti
Lo stesso argomento in dettaglio: Beatrice di Borgogna.

Il 2 marzo 1147, Federico sposò a Eger Adelaide di Vohburg (1122


- 1190), figlia del margravio di Vohburg, Diepoldo III (? - † 1146) e
della sua seconda moglie, Cunegonda di Beichlingen. Da questo
matrimonio non nacquero figli, e fu annullato, nel marzo del 1153,
da un concilio tenutosi a Costanza.

Il giorno di Pentecoste, il 17 giugno 1156, Federico sposò a


Würzburg Beatrice di Borgogna (1145 – Besançon, 15 novembre
1184), figlia unica ed erede del conte di Borgogna Rinaldo III e di
Agata di Lorena, figlia di Simone I di Lorena. Federico governò in
prima persona la contea e, nel 1177, si fece incoronare[44] re di
Arles[45].

Federico da Beatrice ebbe undici figli:

Beatrice di Hohenstaufen (1162 circa-† prima del 1174).


Federico V di Hohenstaufen (16 luglio 1164-† 28
novembre 1168/1169), duca di Svevia dal 1167.
Enrico VI (novembre 1165-† 28 settembre 1197), Federico I Barbarossa tra i suoi figli,
imperatore dei Romani, re dei Romani e d'Italia (1190- Enrico e Federico. Miniatura tratta
1197) e dopo il matrimonio con Costanza d'Altavilla dalla Historia Welforum (1179-91),
(1154 † 27 novembre 1198), figlia del re Ruggero II, re di Fulda, Landesbibliothek.
Sicilia (1194-1197).
Federico VI di Hohenstaufen (Corrado) (16 aprile 1167-†
20 gennaio 1191), duca di Svevia (1170-1191).
Sofia di Hohenstaufen (ottobre 1168-† 1187).
Ottone II di Hohenstaufen (giugno-luglio 1170-† 13 gennaio 1200), conte Ottone I di
Borgogna (1190-1200).
Corrado II di Hohenstaufen (febbraio-marzo 1172 † 15 agosto 1196), duca di Rothenburg
(1189-1191) e poi duca di Svevia (1191-1196); nel 1196 fu combinato il matrimonio tra
Corrado e l'erede al trono di Castiglia, Berengaria di Castiglia (1º giugno 1180 - 8 novembre
1246), figlia del re Alfonso VIII di Castiglia. Il matrimonio non fu celebrato per la morte di
Corrado.
Rinaldo (ottobre-novembre 1173 † bambino)
Guglielmo (giugno-luglio 1176 † bambino)
Filippo di Svevia (22 luglio 1177-† 21 giugno 1208) duca di Svevia e d'Alsazia (1196-1208)
e re dei Romani e d'Italia (1198-1208), sposò Irene Angela (1181 - 27 agosto 1208), figlia
dell'imperatore di Bisanzio Isacco II Angelo.
Agnese di Hohenstaufen (1179-† 8 ottobre 1184).

Nella cultura di massa


L'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel 1941 fu chiamata Operazione Barbarossa in
ricordo di Federico I.
Di Federico I si parla diffusamente nel romanzo Baudolino di Umberto Eco.

Ascendenza
Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Federico
Federico di
Büren Adelaide di Filsgau
Federico I di
(forse)
Svevia
Gerhardo III, conte di
Hildegarda di Egisheim-Dagsburg
Egisheim Hildegarda di
Federico II Schlettstadt
duca di
Svevia Enrico IV di Enrico III il Nero
Franconia
Agnese di Poitou
Agnese di
Waiblingen Berta di Oddone di Savoia
Savoia
Adelaide di Susa
Federico
Barbarossa Guelfo IV Alberto Azzo II d'Este
d'Este
Cunegonda di Altdorf
Enrico IX di
Baviera Baldovino IV di
Giuditta di Fiandra
Fiandra Eleonora di
Giuditta di
Normandia
Baviera
Magnus di Ordulfo di Sassonia
Sassonia Wulfhilde di Norvegia
Wulfhilde di
Sassonia Zsòfia Béla I d'Ungheria
d'Ungheria
Richeza di Polonia

Filmografia
Barbarossa è un film del 2009 diretto da Renzo Martinelli, in uscita nelle sale italiane il 9
ottobre 2009 sulla vita dell'Imperatore e la sua lotta contro i comuni dell'Italia settentrionale,
con Rutger Hauer nella parte del protagonista, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel,
Ángela Molina, F. Murray Abraham e Antonio Cupo.

Note
1. ^ L'imperatore Corrado III, nel 1150, aveva perso il figlio maggiore, Enrico Berengario, che
era già stato associato al trono e incoronato, nel 1147, ed essendo il secondo figlio Federico
(il futuro duca di Svevia, Federico IV) in tenera età, aveva preferito indicare, come suo
successore, il nipote Federico Barbarossa.
2. ^ Enrico il Leone ottenne il ducato di Baviera, dal cugino Federico, nel 1156.
3. ^ Dato che il papa Eugenio III (1145-53) morì pochi mesi dopo la dieta di Costanza le
conclusioni furono confermate anche al suo successore, il papa Anastasio IV (1153-54)
4. ^ Tra il 1153 e il 1155 tra gli ambasciatori di Federico e di Manuele I Comneno vi furono
incontri diplomatici che prevedevano anche un possibile matrimonio tra Federico e la nipote
del Basileus, la principessa Maria, figlia di Isacco, fratello di Manuele; ma il matrimonio non
venne concluso.
5. ^ Enrico Jasomirgott era oltre che duca di Baviera, margravio d'Austria, vassallo del duca di
Baviera. Ora il nuovo ducato era donato a lui e ai suoi discendenti, con l'unico obbligo di
partecipare alle diete che si svolgevano in Baviera e alle operazioni militari in Austria e nelle
immediate vicinanze.
6. ^ Lubecca, dopo che Enrico il Leone ne aveva chiuso il porto, nel 1152, era stata distrutta da
un incendio.
7. ^ dopo la dieta di Magdeburgo pare che Federico e Enrico il Leone si incontrarono e il
prezzo della pace fu stabilito in 5 000 marchi, ritenuto troppo alto da Enrico. Così la giustizia
completò il suo corso.
8. ^ Il regno di Germania di 4 o 5 grandi ducati veniva sostituito da un regno con più feudi di
dimensioni inferiori.
9. ^ Secondo la leggenda Urbano III morì di dolore udendo le notizie della sconfitta crociata
nella battaglia di Hattin del luglio 1187.
10. ^ Federico a Enrico il Leone presentò tre opzioni:
Accontentarsi di una parziale restituzione delle sue terre
Riavere tutti i possedimenti al rientro dalla crociata, al seguito e a spese dell'imperatore
lasciare la Germania con il figlio maggiore per altri tre anni.
Al termine dell'incontro Enrico scelse per la terza opzione.
11. ^ In Boemia il potere era tenuto dalla famiglia dei Přemyslidi, ed era trasmesso solitamente
al più anziano della famiglia, ma non vi era una regola precisa.
12. ^ Questo crollo di potere dei duchi di Boemia durò pochi anni. Già prima della fine del XII
secolo, il duca di Boemia, Ottocaro I, avrebbe riportato il ducato alle dimensioni del 1158 e
avrebbe riottenuto il titolo di re.
13. ^ Le trattative con Manuele I Comneno furono poi riprese, nel 1160, ma anche questa volta
non andarono a buon fine.
14. ^ (EN) Gillian Elliott, Representing Royal Authority at San Michele Maggiore in Pavia, in
Zeitschrift fur Kunstgeschichte, n. 77, 2014, p. 145, ISSN 00442992.
15. ^ (EN) Piero Majocchi, The treasure of Theodelinda: ideological claims and political
contingencies in the construction of a myth, in Walter Pohl e Mathias Mehofer (a cura di),
Archaeology of Identity – Archäologie der Identität, Wien, Verlag der Österreichische
Akademie der Wissenschaften, 2010, p. 248, ISBN 978-3-7001-6502-6.
16. ^ Piero Majocchi, "Papia civitas imperialis”. Federico I di Svevia e le tradizioni regie pavesi,
in Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, n. 105, 2005, pp. 42-44, ISSN 2239-2254.
17. ^ Tra essi vi era anche il cardinale Guido da Crema, il futuro antipapa Pasquale III
18. ^ L'imperatore Federico, all'arrivo del papa, non gli aveva preso la briglia del cavallo e non
gli aveva tenuto la staffa al momento di scendere. Dopo un'intera giornata di discussioni fu
deciso di spostare il campo e ripetere l'incontro.
19. ^ Guglielmo I il Malo, con il trattato di Benevento, del 1156, ottenne dal papa Adriano IV tutto
il sud d'Italia e da quel momento fu fedele alleato del papato anche con il successore di
Adriano IV, Alessandro III.
20. ^ La rottura dei rapporti fino ad allora amichevoli fu dovuta alla lettera di Adriano IV, che
rammentava a Federico di «avergli conferito la corona imperiale», dove il termine conferire
aveva il significato di concedere un feudo al proprio vassallo (almeno secondo il legato
papale, il cancelliere Rolando che pare abbia detto: «E da chi mai l'imperatore avrebbe
ricevuto l'impero se non dal papa?»). I principi tedeschi si sentirono oltraggiati e l'imperatore
rispedì in Italia i legati.
21. ^ da Cesare, ovvero imperatore, che ha controllo sul papa.
22. ^ da ieròs- "sacerdote" e cratos-"potere"
23. ^ Il papa Adriano IV inviò nuovi delegati che spiegarono che il termine conferire voleva dire
solo imporre la corona sul capo dell'imperatore.
24. ^ Rainaldo di Dassel e Ottone I di Wittelsbach si erano assicurati il controllo delle gole
dell'Adige, si erano impossessati di Rivoli e si erano assicurati la fedeltà di molte città, tra
cui Piacenza, strappata alla lega antimperialista.
25. ^ Ottaviano dei Crescenzi Ottaviani, legato papale in Germania presso Corrado III, tra il
1150 e il 1151, fece la conoscenza di Federico, giovane duca di Svevia, stabilendo con lui
rapporti cordiali e amichevoli.
26. ^ Risulta da una pergamena conservata presso il museo del Duomo di Città di Castello.
27. ^ Nel 1165 Rainaldo di Dassel, sfruttando la lotta tra il re d'Inghilterra Enrico II e il primate
d'Inghilterra Tommaso Becket, riuscì a portare Enrico II nel campo di Pasquale III contro
Alessandro III.
28. Alessandro Barbero, Valle d'Aosta medievale, Napoli, Liguori Editore, 2000 (ISBN
8820731622) pagine 25, 26
29. ^ Per la verità, da alcuni anni, un borgo denominato Civitas Nova era stato costruito
ampliando l'antico borgo di Rovereto, con l'aiuto dei comuni e di alcuni feudi con l'intenzione
di ribellarsi agli Aleramici, allora marchesi del Monferrato.
30. ^ Il vescovo di Bamberga, Eberardo, aveva l'ordine di parlare al papa in udienza privata,
poteva fare parecchie concessioni, ma non cedere sull'elezione di Alessandro III, che era da
invalidare, come quella dell'antipapa e quindi indire un nuovo conclave.
31. Boncompagno da Signa, De obsidione Anconae
32. ^ L'esercito di Federico era più modesto di quello del 1166, in quanto Enrico il Leone e altri
baroni avevano disertato la chiamata.
33. ^ “Così gli alessandrini sconfissero Barbarossa” - La Stampa ([Link]
ndria/2013/07/19/news/cosi-gli-alessandrini-sconfissero-barbarossa-1.36074924)
34. ^ Enrico il Leone, nell'incontro di Chiavenna, nella primavera del 1176, aveva rifiutato di
mandare truppe in aiuto a Federico che si trovava in difficoltà in Lombardia. Federico però
sperava in un ripensamento di Enrico.
35. ^ Grillo, 2010, pp. 157-163.
36. ^ Ludovico Gatto, L'Italia dei Comuni e delle Signorie, Roma, Newton & Compton, 1996,
pp. 44-45, ISBN 88-8183-491-X.
37. Ludovico Gatto, op. cit., p. 42.
38. Alessandro Barbero, Valle d'Aosta medievale, Napoli, Liguori Editore, 2000 (ISBN
8820731622) pagina 26
39. ^ Il papa diffidava di un imperatore che fosse anche re di Sicilia.
40. ^ La chiesa reclamava alcuni feudi che erano appartenuti alla contessa Matilde
41. ^ Il primo editto che prevedeva il rogo per gli eretici che non lasciavano il regno di Aragona
fu emanato, nel 1197, dal re d'Aragona Pietro II. Pare però che Raimondo V di Tolosa, poco
prima di morire nel 1194, per combattere l'eresia, emanasse un editto dove decretava la
pena di morte per ogni eretico della città di Tolosa e dintorni (l'editto originale non si è
trovato, ma una lettera scritta nel 1211 dal municipio di Tolosa al re Pietro II di Aragona
conferma che il conte Raimondo V aveva emanato l'editto del 1194).
42. ^ Isacco II Angelo si considerava l'unico vero imperatore e definiva l'imperatore Federico «re
di Alemannia».
43. ^ Oggi Göksu.
44. ^ Dopo Federico Barbarossa nessun altro imperatore si fece incoronare re di Arles, eccetto
Carlo IV, che si fece incoronare nel 1365.
45. ^ Titolo che spettava agli imperatori dal 1034, dopo la morte dell'ultimo re di Arles, Rodolfo III
di Borgogna.

Bibliografia
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n.225, Milano, Bompiani, 2001, ISBN 978-88-452-9138-8; con il titolo Vita di Federico
Barbarossa, Collana Storia paperback, Milano-Firenze, Bompiani, 2022, ISBN 978-88-301-
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Voci correlate
Sacro Romano Impero
Imperio fidelissima
Battaglia di Legnano
Giuramento di Pontida
Elenco di conti di Franca Contea
Elenco di monarchi francesi
Elenco di re di Borgogna
Elenco di re di Arles
Imperatori del Sacro Romano Impero
Barbarossa (film 2009)
Monza
Nazionalismo tedesco

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Collegamenti esterni

Federico I imperatore, detto il Barbarossa, su [Link] – Enciclopedie on line, Istituto


dell'Enciclopedia Italiana.
Raffaello Morghen, FEDERICO I, detto in Italia il Barbarossa, imperatore, in Enciclopedia
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VIAF (EN ) 66596013 ([Link] · ISNI (EN ) 0000 0001 1885
1477 ([Link] · BAV 495/18427 ([Link]
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