Guida Rocce - Calcaterra 2012
Guida Rocce - Calcaterra 2012
Guida pratica
per il riconoscimento macroscopico
delle rocce
Fig. 1 - Il ciclo delle rocce, elaborato da Sir James Hutton nel 1795 (da SIEVER, 1983).
Fig. 2 - Schema classificativo mineralogico-quantitativo per rocce intrusive (sinistra) ed effusive (destra),
con IC < 90 (http://it.wikipedia.org/wiki/Diagramma_QAPF).
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D. Calcaterra - Guida pratica per il riconoscimento macroscopico delle rocce
criterio genetico, basato sull’origine dei costituenti principali. Tale criterio prevede la sud-
divisione delle rocce sedimentarie nei seguenti sottogruppi (Fig. 3):
- rocce di origine chimica
- rocce organogene
- rocce detritiche
- rocce piroclastiche
- rocce miste.
Deve comunque rilevarsi che le rocce piroclastiche, in virtù del loro particolare meccani-
smo genetico, possono anche considerarsi come gruppo litologico a sé stante.
Fig. 3 - Schema classificativo delle rocce sedimentarie (da IPPOLITO et alii, 1975).
eclogiti, ecc.). Le vecchie zone metamorfiche trovano ancora oggi un certo uso come indi-
catori generici di grado metamorfico (basso, medio ed alto rispettivamente), senza più im-
plicare però coincidenza con zone di profondità: è in tal senso che i tre termini prima citati
verranno utilizzati nei paragrafi seguenti.
Ogni roccia possiede una sua struttura, definita dall’insieme dei suoi caratteri in rappor-
to alla forma, alle dimensioni ed alla disposizione delle diverse parti costitutive.
Il riconoscimento della struttura di una roccia dipende dalla scala di osservazione e dai
metodi di studio. Ragionando, infatti, in termini di “corpo” geologico, e quindi alla scala
dell’affioramento, una roccia sarà univocamente attribuibile al gruppo delle sedimentarie,
allorché si sia riconosciuta la stratificazione. Per capire poi se quella roccia sia un calcare o
una dolomia, sarà necessario ricorrere ad ulteriori e più dettagliate indagini analitiche
(chimiche, mineralogiche, petrografiche, ecc.). Una descrizione esaustiva di una roccia ri-
chiede infatti osservazioni necessariamente più approfondite, ricorrendo ad esempio al mi-
croscopio da mineralogia o da paleontologia (in genere, alcune decine di ingrandimenti)
per lo studio in sezione sottile di minerali e fossili, ai metodi ai raggi X, al microscopio a
scansione elettronica (alcune migliaia di ingrandimenti).
Il riconoscimento speditivo di una roccia alla scala del campione implica l’identificazione
di tutto quanto è visibile ad occhio nudo, e quindi, in prima approssimazione, senza ausilio
alcuno di specifici metodi d’indagine. In tal caso, il termine struttura, inteso come parziale
sinonimo dell’anglosassone texture, indica in via generica tutti i rapporti spaziali tra i costi-
tuenti le rocce. Lo stesso termine assume poi connotati specifici nell’ambito dei singoli
gruppi litologici; nel caso delle rocce magmatiche, ad esempio, per struttura si intende an-
che grado di cristallinità ed orientazione tra i singoli minerali.
Nei paragrafi seguenti sono illustrati gli elementi essenziali, utili per un corretto ricono-
scimento di alcune rocce1 alla scala del campione. Per una trattazione di maggior dettaglio
dei vari argomenti connessi con la litologia (modalità di genesi e messa in posto delle roc-
ce, aspetti strutturali, mineralogico-petrografici, ecc.) si rimanda alla letteratura specifica.
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L’elenco di tipi litologici di seguito riportato è frutto di una selezione, operata per scopi essenzialmente didattici,
nell’ambito di quei litotipi che avessero i requisiti (rilevanti soprattutto per un allievo ingegnere) di facile reperibilità e/o
particolare significato tecnico.
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Fig. 4 - Alcune strutture tipiche delle rocce magmatiche (da fotografie al microscopio ottico - ingrandimento varia-
bile). Struttura olocristallina equigranulare (a); struttura porfiroide (b); struttura porfirica (c).
grana spesso finissima di tali rocce e della presenza in esse di vetro, il che ostacola la de-
terminazione mineralogica esatta.
Per la classificazione delle rocce magmatiche si utilizza il diagramma bi-triangolare di Fi-
gura 2. In esso sono rappresentati ai quattro vertici, rispettivamente:
- quarzo (Q)
- feldspati alcalini (ortoclasio, microclino, sanidino, albite - A)
- plagioclasi (da oligoclasio ad anortite - P)
- feldspatoidi (leucite, nefelina, ecc. - F).
È il caso di ricordare che quarzo e feldspatoidi sono tra loro antitetici, in quanto il quar-
zo è presente in una roccia magmatica quando si verifica un eccesso di silice, mentre i fel-
dspatoidi lo sono quando c’è difetto di silice.
Il riconoscimento macroscopico di una roccia magmatica prevede in primo luogo la defi-
nizione della sua struttura (olocristallina, afanitica, ecc.), in modo da individuare il sotto-
gruppo litologico di pertinenza (r. intrusive, effusive, ecc.). Ciò fatto, si procede al ricono-
scimento dei minerali distinguibili ad occhio nudo. L’identificazione dei minerali in una roc-
cia magmatica risulta tanto più accurata quanto più evidenti sono le dimensioni medie dei
minerali, ossia la grana, della roccia. Sulla base delle dimensioni medie dei cristalli, le roc-
ce ignee possono avere:
- grana grossa, con diametri medi dei minerali > 5 mm;
- grana media, con diametri compresi tra 1 e 5 mm;
- grana fine, con diametri < 1 mm.
In base ai minerali sialici presenti (per rocce intrusive ed effusive), si definisce quindi il tipo
litologico di probabile appartenenza (granito, basalto, ecc.), utilizzando i diagrammi di Figura 2.
La quantità di femici presenti, infine, consente di stimare qualitativamente l’indice di colore
(IC). Aggiungendo tale informazione a quelle già acquisite, è possibile utilizzare il criterio ripor-
tato in Tabella 1.
Tab. 1 - Schema di classificazione speditiva per alcune rocce magmatiche prive di feldspatoidi (da
D’ARGENIO et alii, 1994 - sempl.).
Graniti
ASPETTO. Struttura olocristallina, granulare (con grana media o fine) o porfiroide con fenocristalli di
feldspato potassico. Associazione mineralogica essenziale: quarzo, feldspato potassico, mica bioti-
te, talora mica muscovite (graniti a due miche). Nei termini di passaggio verso le dioriti (granodio-
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riti, tonaliti), diminuiscono quarzo e/o feldspato a vantaggio del plagioclasio. Colore prevalente:
bianco, grigio chiaro, roseo, rosso-bruno; giallognolo o verdastro se alterato.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Arco alpino occidentale (granito di San Fedelino, di Baveno, di
Montorfano),Toscana (Isola d’Elba), Sardegna, Calabria.
Fig. 5 - Graniti.
Sieniti
ASPETTO. Struttura olocristallina granulare con grana media, talora porfiroide con fenocristalli di feld-
spato potassico. Associazione mineralogica essenziale: feldspato potassico, plagioclasio (subordina-
to), anfiboli; talora feldspatoidi o quarzo, pirosseni, biotite. Colore prevalente: grigio, rosa, violaceo.
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Fig. 6 - Sieniti.
Dioriti/Gabbri
ASPETTO. Struttura olocristallina granulare con grana media o fine, talora porfiroide (fenocristalli di
plagioclasio nelle dioriti, aggregati di femici nei gabbri). Associazione mineralogica essenziale: pla-
gioclasi, anfiboli, biotite (dioriti); plagioclasi, olivina, pirosseni (gabbri). Colore prevalente: grigio
scuro, grigio-nerastro (dioriti); verde chiaro, grigio-verdastro, talora grigio-violaceo (gabbri).
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Dioriti: Arco alpino occidentale (Val Camonica). Gabbri: Arco al-
pino occidentale (prov. di Sondrio), Appennino settentrionale (Liguria, Toscana, Emilia).
Fig. 7 - Gabbro.
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Pegmatiti
ASPETTO. Struttura olocristallina costituita dalla compenetrazione di grandi cristalli di quarzo, feld-
spato potassico e/o mica muscovite (struttura pegmatitica). Colore chiaro prevalente.
PRINCIPALI IMPIEGHI. Rocce d’interesse industriale per l’estrazione di minerali (ortoclasio e muscovite).
Fig. 8 - Pegmatiti.
Fig. 9 - Apliti.
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Apliti
ASPETTO. Struttura olocristallina a grana fine o finissima (struttura aplitica). Minerali essenziali:
quarzo, feldspato potassico, mica muscovite e/o biotite. Colore bianco o grigio chiaro.
Rioliti
ASPETTO. Struttura in genere porfirica, con fenocristalli di sanidino e pasta di fondo da totalmente
vetrosa (oloialina) a microcristallina. Minerali essenziali: feldspato potassico (sanidino), quarzo. Co-
lore da chiaro a scuro.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Colli Euganei, Maremma Toscana, Isola di Ponza, Isole Eolie.
PRINCIPALI IMPIEGHI. Con opportuni trattamenti, alcune rioliti (perliti) sono un eccellente materiale
per coibenti acustici e termici.
Basalti
ASPETTO. Struttura da microcristallina a vetrosa, talora porfirica. Grana in genere fine con rari feno-
cristalli di plagioclasio, pirosseni e/o olivina. Minerali essenziali: plagioclasio, pirosseni, talora olivi-
na. Colore: molto scuro, fino a nero.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Rocce molto tenaci, resistenti (250-400 MPa), dotate di e-
levato peso di volume (> 2.6 t/m3). Forniscono materiale per lastricati e pavimentazioni stradali,
pietrisco per massicciate stradali e ferroviarie, blocchi per scogliere. Materia prima per la produzio-
ne di lana di roccia e lana di vetro.
Trachiti
ASPETTO. Struttura porfirica con fenocristalli di feldspato potassico (sanidino) e biotite in massa di
fondo di colore grigio, bruno, verdognolo, talora biancastro. Minerali essenziali: feldspato potassico
(sanidino), plagioclasio subordinato; talora feldspatoidi, biotite, pirosseni.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Veneto (Colli Euganei), Sardegna, Toscana, Lazio, Campania
(Campi Flegrei).
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Dotate di discreta resistenza a compressione (anche > 100
MPa), se non alterate resistono bene al gelo. Ottimo materiale per lastricati e pavimentazioni in
genere, talora usato anche per rivestimenti esterni.
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Fig. 10 – Basalti.
Tefriti
ASPETTO. Struttura porfirica con fenocristalli di feldspatoidi, leucite nel caso delle tefriti leucitiche.
Minerali essenziali: feldspatoidi (leucite, nefelina), plagioclasio, pirosseni. Colore grigio scuro, talo-
ra bruno-rossiccio.
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Porfidi quarziferi
ASPETTO. Struttura porfirica con fenocristalli di quarzo e feldspato (talora arrotondati) in una massa
di fondo da rosa (porfidi del Varesotto) a rosso scuro/bruno (porfidi dell’Alto Adige). Grana medio-
fine. Minerali essenziali: feldspato potassico, quarzo. Spesso si rileva la presenza di cavità di de-
gassazione (cavità miarolitiche), tappezzate di minerali ben cristallizzati.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Dotati di porosità finissima e diffusa, alta resistenza a com-
pressione (180-300 MPa), ottima resistenza all’usura per attrito radente. Utilizzati per pavimenta-
zioni stradali e lastricati, sia in grossi elementi che in cubetti.
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Nella quasi totalità delle rocce sedimentarie è possibile riconoscere tre unità elementari
(Fig. 15):
- impalcatura (granuli e/o fossili)
- matrice
- cemento.
Fig. 15 - Componenti fondamentali delle rocce sedimentarie: granuli e matrice (a); granuli e ce-
mento (b); fossili e cemento/matrice (c) (da RICCI LUCCHI, 1978; BOSELLINI et alii, 1989).
In una roccia sedimentaria è poi possibile definire tre proprietà fondamentali che sono:
- composizione
- tessitura
- struttura.
Le arenarie, ad esempio, possono essere costituite da granuli diversi (quarzo, feldspati, mi-
che, frammenti di roccia, ecc.); qualunque sia la natura dei granuli la roccia in esame sarà co-
munque un’arenaria: ciò che varierà sarà la composizione. Adottando ancora l’esempio delle
arenarie, a parità di composizione mineralogica (es. quarzo), i granuli possono essere tutti delle
stesse dimensioni oppure no, possono avere spigoli vivi o arrotondati, forma ellittica o sferica e
così via: in tal caso le arenarie avranno tutte la medesima composizione, ma differente tessitu-
ra. L’insieme dei granuli di un’arenaria può essersi deposto nelle condizioni idrodinamiche più
varie (torrenti, lagune, spiagge, ecc.). Il diverso modo di sedimentarsi si traduce in differenti
tipi di stratificazione: strati sottili, omogenei e lateralmente molto estesi, in ambienti tranquilli
come un lago o un fondo oceanico; strati irregolari, lentiformi, intersecantisi e lateralmente po-
co estesi, in ambienti caratterizzati da forti correnti come il letto di un fiume. La stratificazione
è la più ovvia e tipica struttura delle rocce sedimentarie.
Le rocce sedimentarie sono qui classificate, come detto, in base alla loro origine (Fig.
3). In pratica ciò si traduce nel riconoscimento degli elementi costitutivi (impalcatura, ce-
mento, matrice) della roccia; ciò fatto, ed attribuito quindi il campione ad uno dei sotto-
gruppi noti, si passa all’identificazione delle proprietà della roccia in esame (composizione,
tessitura/struttura).
Alabastri calcarei
ASPETTO. Rocce derivanti da concrezione in cavità sotterranee (es. stalattiti, stalagmiti), a tessitura
fibrosa o compatta, traslucide. Presentano caratteristiche zonature di colore vario, dal giallo al
bianco al bruno; se di colori molto contrastanti, assumono il nome di alabastri onice.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Bergamasco, Cuneese, Carso triestino, basso Lazio, Campania,
Basilicata.
Travertini
ASPETTO. Tessitura concrezionare fibrosa, diffusamente vacuolare, con frequenti fossili ed impronte
di vegetali. Colore chiaro, da biancastro a rosato.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Toscana, Umbria, Marche, Lazio (Tivoli - lapis tiburtinus), Campania.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Presentano scarsa compattezza, durezza simile a quella dei
calcari, resistenza a compressione medio-bassa (20-60 MPa). Classica pietra da taglio, per rivesti-
menti e pavimentazioni.
Fig. 17 - Travertini.
Calcari biochimici/bioclastici
ASPETTO. Tessitura molto variabile, condizionata dall’abbondanza e dalla distribuzione dei fossili,
spesso concentrati sulle superfici degli strati. Nei calcari biochimici sono spesso riconoscibili le
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strutture originarie delle scogliere carbonatiche (es.: fossili in posizione di vita e di crescita), nei
calcari bioclastici si riconoscono accumuli spesso caotici di fossili (macro- e micro-), interi o in
frammenti. Colore molto variabile, dal biancastro al nero (per presenza di sostanze bituminose).
Presentano effervescenza a contatto con acido cloridrico diluito ed a freddo.
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Dolomie
ASPETTO. Grana da minuta a saccaroide, talora vacuolare. Colore variabile (da grigio chiaro a nerastro).
Odore talora fetido alla percussione. A contatto con acido cloridrico diluito ed a freddo non presentano
effervescenza.
PRINCIPALI IMPIEGHI. Talora utilizzata come pietra da costruzione e nella produzione di calce magra
e pietrisco.
Diaspri/selci
ASPETTO. Tessitura compatta o microfibrosa, con frattura scheggiosa o concoide. Colore molto va-
riabile (bianco, grigio, rosso, bruno, nero). La selce si rinviene talora in lenti, arnioni e noduli in-
globati in rocce calcaree. Rocce di elevata durezza (> 6.5), particolarmente fredde al tatto.
Fig. 20 - Diaspri.
Conglomerati/Puddinghe
ASPETTO. Rocce ruditiche con tessitura contraddistinta da ciottoli arrotondati (diametro > 2 mm), poco
selezionati per dimensioni, immersi in matrice/cemento a grana più fine; matrice/cemento sono in ge-
nere di natura silicea o calcarea. I ciottoli possono provenire da un solo tipo (conglomerati monogenici)
o più tipi di rocce (c. poligenici).
PRINCIPALI IMPIEGHI. Utilizzati come inerti, mediante frantumazione e vagliatura; talora anche come
rivestimenti.
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Brecce
ASPETTO. Rocce ruditiche ad elementi clastici angolosi ben riconoscibili ad occhio nudo (> 2 mm), im-
mersi in matrice/cemento a grana fine o finissima; matrice/cemento sono in genere di natura silicea o
calcarea. Colore variabile.
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Fig. 23 - Brecce.
Arenarie
ASPETTO. Tessitura clastica a grana da molto fine a grossolana, comunque inferiore ai 2 mm. Granuli
spesso equidimensionali ed arrotondati, talora eterometrici ed eterogenei. I granuli possono essere
frammenti di rocce preesistenti (litici) oppure singoli minerali (quarzo, feldspato, miche, calcite, ecc.).
Cemento/matrice in genere silicei o calcarei.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Le migliori arenarie hanno una buona resistenza a compressione
(anche > 100 MPa) e bassa porosità (1-5%); sono in genere gelive. Frequente l’utilizzo in edilizia, an-
che per esterni, talora con pessimi risultati, in relazione alla degradabilità del cemento. Impiegate anche
come pietrisco.
Fig. 24 - Arenarie.
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Argille
ASPETTO. Tessitura clastica a grana finissima, non distinguibile ad occhio nudo (< 0.06 mm) e spesso
neanche al microscopio ottico. Presenti minerali argillosi (illite, caolinite, montmorillonite, ecc.), con
quarzo, feldspato, carbonati. Colore variabile (grigio chiaro/scuro, rosso, verde, talora nero).
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Arco alpino, Appennino (Argille grigio-azzurre, Argille Varicolori).
PRINCIPALI IMPIEGHI. Materia prima per l’industria dei cementi, della ceramica, dei laterizi, dei refrat-
tari e per altre lavorazioni industriali.
Fig. 25 - Argilla.
Marne
ASPETTO. Rocce detritiche dovute a mescolanza di calcite (talora dolomite) e minerali argillosi. Tes-
situra clastica a grana finissima o fine, in genere non distinguibile ad occhio nudo (< 0.06 mm).
Presentano tipica fratturazione concoide e debole effervescenza a contatto con acido cloridrico di-
luito ed a freddo. Colore: grigio (da chiaro a scuro), bruniccio, verdastro.
Calcari detritici
ASPETTO. Rocce detritiche costituite da clasti e cemento/matrice carbonatici. Colore variabile (dal
biancastro al nero). Producono effervescenza a contatto con acido cloridrico diluito ed a freddo. La
classificazione di tali rocce (calciruditi, calcareniti, calcilutiti), come per le altre rocce detritiche, si
basa sulle dimensioni prevalenti degli elementi clastici (Fig. 21).
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D. Calcaterra - Guida pratica per il riconoscimento macroscopico delle rocce
Fig. 26 - Marne.
Fig. 27 - Calciruditi.
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“Tufi” calcarei
ASPETTO. Rocce detritico-organogene a diagenesi incompleta, a grana da fine a media, friabili e po-
rose. Sono costituite da frammenti di gusci di macrofossili e da microfossili in una componente di
fondo detritica. Colore chiaro, bianco-giallastro. Producono effervescenza a contatto con acido clo-
ridrico diluito ed a freddo.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Dotati di basso peso di volume, elevata porosità (anche >
40%), bassa resistenza a compressione (per lo più 1-5 MPa, con punte sui 10-15 ed oltre); buoni
isolanti termici ed acustici. Tipica pietra da costruzione (murature, rivestimenti a facciavista, ecc.).
Le rocce piroclastiche comprendono tutti i prodotti di lancio, sia incoerenti che litificati,
emessi nel corso delle fasi esplosive dell’attività vulcanica. Pur avendo quindi una chiara ori-
gine endogena, le si annovera abitualmente tra le rocce sedimentarie, poiché con queste ul-
time condividono aspetti fondamentali quali i meccanismi di messa in posto e di diagenesi.
La classificazione delle piroclastiti è basata principalmente sul diametro della classe gra-
nulometrica prevalente e sul grado di litificazione (Tab. 2). Altri caratteri distintivi sono
l’omogeneità petrografica e l’eventuale presenza di clasti di rocce d’altro tipo.
Per quanto concerne in particolare le piroclastiti litificate, il tufo lapillico è costituito pre-
valentemente da lapilli in matrice cineritica. Il tufo p.d. è invece formato in prevalenza da
materiali con le dimensioni delle ceneri. Nelle zone lontane dal centro di emissione si de-
positano ceneri molto sottili, spesso di colore grigio-biancastro; queste possono anche
rappresentare gli ultimi prodotti di un’eruzione, in vicinanza del centro di emissione. Que-
ste piroclastiti, costituite in larghissima prevalenza da ceneri ed a composizione petrografi-
ca omogenea, se litificate sono in genere definite cineriti.
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Diametro classe
granulometrica Piroclastiti Piroclastiti
prevalente incoerenti litificate
> 100 mm Blocco, bomba Breccia vulcanica
100 – 32 mm Microbreccia vulcanica
Microblocco
32 – 4 mm Lapillo Tufo lapillico
< 4 mm Cenere Tufo cineritico
Piperno
ASPETTO. Tufo di composizione trachitica costituito da scorie nere a tesssitura eutassitica (= scorie
schiacciate ed allungate - fiamme - con l’asse maggiore più o meno parallelo al substrato), immer-
se in una matrice cineritica grigiastra. La massa è interamente litificata per saldatura e neoforma-
zione di feldspati.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Affiora alla base della collina dei Camaldoli (Soccavo, Pianura).
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Presenta caratteristiche molto variabili (es.: res. a com-
pressione uniassiale 5-70 MPa), in funzione della quantità di scorie. In passato è stato largamente
utilizzato nell’edilizia napoletana per rivestimenti esterni (portali, mensole, balaustre, ecc.) e strut-
ture portanti (colonne, basamenti, ecc.), come pietra da taglio, intagliata o in lastre. Da alcuni de-
cenni è da considerare praticamente esaurito.
Fig. 30 - Piperno.
ASPETTO. Tufo di composizione trachitica, caratterizzato da pomici nere in matrice cineritica grigia-
stra. A secondo della consistenza e della tessitura, si distinguono, dal basso verso l’alto della for-
mazione, più tipi litologici che, secondo i termini locali sono così detti: piperno, tufo pipernoide, tu-
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fo, cinerazzo. Nelle parti più superficiali o in corrispondenza di spessori locali esigui della coltre,
essendo diminuiti più celermente temperatura e tenore in volatili, la litificazione è minima o assen-
te (tufi friabili o cinerazzo). La litificazione è dovuta essenzialmente a neoformazione di feldspato
potassico a spese della base vetrosa. È possibile avere anche facies giallastre, dove la litificazione
è dovuta a neoformazione di zeoliti.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Presenta caratteristiche molto variabili. In genere poco du-
revole, le sue facies più litoidi offrono bassi valori di resistenza a compressione (0.5-6 MPa). Nelle
sue porzioni meglio litificate fornisce una buona pietra da taglio, utilizzata soprattutto per elementi
architettonici (balaustre, mensole, cornicioni, ecc.). Il suo impiego si concentra in prevalenza
nell’Agro nocerino, nella Penisola Sorrentina e nel Casertano. Talora è stato usato anche
nell’edilizia monumentale del Centro Antico di Napoli.
ASPETTO. Tufo di composizione trachitica, contraddistinto da pomici (in genere di colore giallo-oro)
e frammenti litici immersi in matrice cineritica anch’essa giallastra. Nella facies litoide, la matrice
vetrosa è sostituita in gran parte da zeoliti (phillipsite e cabasite).
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Napoli e provincia (Campi Flegrei, Quarto, Marano, Calvizzano, ecc.).
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Dotato di basso peso di volume (1.1-1.4 t/m3), bassa resistenza
a compressione uniassiale (0.3-10 MPa), elevata porosità (40-60%); buon isolante termico ed acustico.
Da esso si ricavano blocchi per muratura, in passato anche per rivestimenti esterni (facciavista) e fon-
dazioni. Il minuto di cava (taglime) è utilizzato per battuti stradali e talora per rilevati. Importante fonte
d’estrazione di zeoliti, variamente impiegate a scopi industriali (trattamento acque, eliminazione scorie
radioattive, agricoltura e zootecnia).
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D. Calcaterra - Guida pratica per il riconoscimento macroscopico delle rocce
Fig. 33 - Anisotropie lineari (a sinistra) e planari (a destra) in rocce metamorfiche (da D’AMICO et alii, 1987).
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Ardesie
ASPETTO. Rocce di basso grado metamorfico, con grana indistinguibile ad occhio nudo. Scistosità
evidente a tal punto da rendere la roccia facilmente suddivisibile in sottile lastre o lamine (clivag-
gio ardesiaco), lungo piani che non dipendono necessariamente dall’originaria stratificazione, bensì
dalla isoorientazione dei minerali costituenti, in particolare clorite, sericite, muscovite. Minerali es-
senziali: miche, quarzo, feldspato, talora prodotti carboniosi. Colore: grigio ferro, bluastro, violetto,
nero.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Rocce riducibili in lastre sottilissime, dotate di alta resisten-
za a flessione (50-80 MPa), praticamente impermeabili. Utilizzate per la fabbricazione di lavagne e,
in lastre grezze ricavate a spacco, per coperture di tetti in zone alpine.
Fig. 34 - Ardesie.
Filladi
ASPETTO. Rocce di basso grado metamorfico. Scistosità molto accentuata, comunemente ondulata;
grana molto minuta, non risolvibile ad occhio nudo. Minerali essenziali: mica (sericite), clorite,
quarzo. Colore grigio argenteo, grigio plumbeo, verdastro.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Arco alpino occidentale, Alpi Apuane, Sardegna, Calabria, Sicilia.
Scisti
ASPETTO. Rocce in prevalenza di medio grado metamorfico, a grana molto variabile, ma con mine-
rali di solito distinguibili ad occhio nudo. Scistosità evidente, piana o poco ondulata, spesso con
una lineazione ben sviluppata. Minerali essenziali: quarzo, miche, clorite, talco, calcite. Colore va-
riabile, in funzione dei minerali prevalenti: grigio argenteo (micascisti muscovitici), marrone/nero
(micascisti biotitici), verde (cloritoscisti), bianco-grigiastro, talora screziato di verde (talcoscisti -
riconoscibili anche perché untuosi al tatto), grigio chiaro/bruno (calcescisti).
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Arco alpino occidentale, Liguria, Toscana, Sardegna, Calabria, Sicilia.
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Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambientale - Sezione di Geologia Applicata
Facoltà di Ingegneria - Università di Napoli “Federico II”
PRINCIPALI IMPIEGHI. Micascisti: raramente usati nell’edilizia minore, soprattutto in lastre per coper-
ture. Cloritoscisti: utilizzati in lastre grezze, a spacco, per coperture di tetti in zone alpine e per
oggetti decorativi dell’artigianato locale (pietra ollare). Talcoscisti: costituiscono la fonte principale
del talco industriale. Calcescisti: nessun interesse commerciale e/o industriale.
Fig. 35 - Filladi.
Gneiss
ASPETTO. Roccia di alto grado metamorfico. Struttura con grana ben evidente e scistosità poco svi-
luppata (struttura listata o a bande). Minerali essenziali: feldspato potassico, plagioclasio, miche;
tra i minerali accessori, tipici i granati. Talora la presenza di feldspato in grandi cristalli sub-
arrotondati determina una struttura particolare, nota come s. occhiadina.
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D. Calcaterra - Guida pratica per il riconoscimento macroscopico delle rocce
Fig. 36 - Micascisto.
Marmi
ASPETTO. Rocce di metamorfismo da contatto e regionale (grado da basso ad alto). Minerali essen-
ziali: calcite; talora presenza di silicati. Struttura tipicamente granoblastica, con grana da fine a
molto evidente (marmi saccaroidi). Colore da bianco puro a variamente chiazzato o listato di verde
(m. cipollino), bruno, grigio, rosso.
PRINCIPALI LOCALITÀ DI PROVENIENZA. Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Alpi Apuane, Calabria.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED IMPIEGHI. Rocce con buona resistenza a compressione (80-180 MPa)
ed a flessione (8-20 MPa), alto peso di volume, basso assorbimento d’acqua. (< 1%). Di grande
importanza in edilizia, utilizzate sia grezze che in lastre lucidate; rappresentano anche la materia
prima più diffusa per la scultura (marmi statuari).
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D. Calcaterra - Guida pratica per il riconoscimento macroscopico delle rocce
3. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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