Alfieri
Poeta (Asti 16 genn. 1749 - Firenze 8 0tt. 1803). Scrittore di alti ideali, ha precorso le istanze
politiche e morali del Risorgimento.
Autore di numerose raccolte di versi (Rime, 1804) e di un'autobiografia (Vita), dal 1776 al 1786
compose diciannove tragedie in endecasillabi sciolti, tra le quali il Saul e la Mirra sono
considerate i suoi capolavori. Ai temi della libertà e della lotta contro la tirannia dedicò due
trattati: Della tirannide (1777) e Del principe e delle lettere (1778-86). Nelle tragedie (oltre alle due
citate si ricordano l'Antigone, La congiura de' Pazzi, la Virginia, il Timoleone) l'indole eroica e
appassionata di A. si manifesta più intensamente.
Vittorio Alfieri (Asti 1749 - Firenze 1803) è il maggior scrittore italiano di tragedie. Nacque nel
Piemonte sabaudo, da nobile famiglia e studiò alla Reale Accademia di Torino, dove compì,
come dice egli stesso, «studj pedanteschi e mal fatti» (Vita II, 2). Dal 1766 intraprese lunghi
viaggi, non insoliti nell’educazione aristocratica settecentesca, prima in Italia, poi in quasi tutta
Europa. Parlava correntemente francese, lingua della Corte sabauda e lingua comune alle
persone colte d’Europa, e in francese scrisse alcune lettere, i primi testi letterari, le pagine di
diario datate 1774-75 e la versione in prosa delle prime due tragedie, Filippo e Polinice (1775).
Nasce da una famiglia nobilissima forgiato ad una carriera militare che ben presto abbandono
È un primogenito che viene avviato alla carriera militare: carriera militare o ecclesiastica dedicata
ai primogeniti. Alfieri rinuncia a molte carichi e molti obblighi della nobilissima famiglia pur di
assicurarsi una rendita che li lascia la più totale libertà. Questa condizione una volta uscito dal
collegio militare di Torino riesce a dedicarsi a cio che li piace di più: viaggi di istruzioni (tipo gran
tour, vienna, parigi, londra), e vive una vita assolutamente da nobile priva di ogni necessita di
carattere pratico, e fa si che i problemi siano altri:
- stabilità psicologica, a causa della mancata esperienza famigliare (incesto, madri e padri che
non si curano dei figli, padri folli… personaggi che popolano le sue tragedie, tragedie destinate
alle persone che egli conosceva, non erano soggette ad un’approvazione generale, ma era
libero da qualsiasi tipo di condizionamento. Non era soggetto all’analisi dei testi come goldoni,
ma scrive solo cio che ritiene opportuno, quello che da frutto avendolo vissuto su se stesso e
riproducendolo nelle sue opere, possibilità di dire tutto quello che voleva. Egli non aveva
nessun problema, Scipione afferì giunse a teorizzare che chi poteva occuparsi degli studi di
caratteri letterario erano i nobili perché non erano vincolati da nessuna necessita, limitazione
delle libertà dell’autore.)—> tutte le opere riscontro interiore non esteriore
-
Prospettiva oposta a quella di Parini e Goldoni
—> tragedia non è di perse che attira il grande pubblico ma un pubblico che deve essere
sconvolto
Rivoluzione intellettuale, diventa politica e poi sanguinaria, li abbiamo un cambiamento da parte
degli intellettuali che diventano freddi e oppositori del carattere rivoluzionario perché causa
spargimento di sangue.
Autore che per motivi di carattere famigliare, è completamente libero può dire fare cio che vuole
senza essere legato a nessun carattere di tipo morale o nessun contratto. Ma è lui che si è
conquistato la sua liberta: rinunciare a titoli nobiliari
—> cio influenza la sua produzione, che non è completamente tesa all’intrattenimento. Egli
intrattiene una piccola corte di nobili che hanno un interesse di problemi di carattere
interiorecomune. (quindi non come goldoni, ma letteratura che nasce da un dramma interiore della
vita.)
—> letteratura che diventa un riflessione intima, dove si svuota tutto il tormento dell’autore.
Letture di carattere psicanalitico, diventa un luogo dove si cerca di fare luce su luoghi profondi o
tenebrosi che provava l’autore e che descrive attraverso immagini teatrali e nella fattispecie
teatrali.
Questa sua attenzione fa si che egli possa ambientare nei luoghi più remoti anche da un punto di
vista storico —> antica grigia, roma, o antica storia del popoli ebraico. Aiutano l’autore
adinscenare i sentimenti ancora in maniera più chiara e asettica, in tutta la loro esuberanza e in
tutta i dettagli
La mirra
Endecasillabo sciolto (non rigido)
Storia della mirra: amore incestuoso, che non è compreso (incopresione descritta all’interno della
tragedia). È una tragedia che
finisce quindi male con una scena di suicidio che mette a nudo il fallimento dell’insieme famigliare
che decade: padre e figlio che vedono morire la figlia con il peccato di colpa che consiste nel
male contro se stessi.
Passato che viene spostato
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Cecri, Euriclea.
Cecri
Vieni, o fida Euricléa: sorge ora appena
l’alba; e sí tosto a me venir non suole
il mio consorte. Or, della figlia nostra
misera tanto, a me narrar puoi tutto.
Giá l’afflitto tuo volto, e i mal repressi
tuoi sospiri, mi annunziano…1
Euric.
Oh regina!...
Mirra infelice, strascína una vita
peggio assai d’ogni morte. Al re non oso
pinger suo stato orribile: mal puote
un padre intender di donzella il pianto;
1balia che sostituisce il ruolo della madre o del padre; critica di parini all’educazione dei figli dei
nobili. —> rapporto freddo e asettico: chi vive in queste condizioni sa essere quotidiano
La madre chiede alla nutrice notizie sulla figlia, perché non la conosce.
Parafrasi facile: pochi artifici di carattere retorico
tu madre, il puoi. Quindi a te vengo; e prego,
che udir mi vogli.2
Cecri
È ver, ch’io da gran tempo
di sua rara beltá languire il fiore
veggo: una muta, una ostinata ed alta
malinconia mortale appanna in lei
quel sí vivido sguardo: e, piangesse ella!...
Ma, innanzi a me, tacita stassi; e sempre
pregno ha di pianto, e asciutto sempre ha il ciglio.
E invan l’abbraccio; e le chieggo, e richieggo,
invano ognor, che il suo dolor mi sveli:
niega ella il duol; mentre di giorno in giorno
io dal dolor strugger la veggio.
Euric.
A voi
ella è di sangue figlia; a me, d’amore;
ch’io, ben sai, l’educava: ed io men vivo
in lei soltanto; e il quarto lustro è quasi
a mezzo giá, che al seno mio la stringo
ogni dí fra mie braccia... Ed or, fia vero,
che a me, cui tutti i suoi pensier solea,
tutti affidar fin da bambina, or chiusa
a me pure si mostri? E s’io le parlo
del suo dolore, anco a me il niega, e insiste,
2introduzione che si spiega bene nell’esperienza di Alfieri: nella sua vota dopo la nascita non ha
mai conosciuto nulla del padre.
padre figura che viene escluso dai poteri della figlia
e contra me si adira... Ma pur, meco
spesso, malgrado suo, prorompe in pianto.3
Cecri
Tanta mestizia, in quel cor giovenile,
io da prima credea, che figlia fosse
del dubbio, in cui su la vicina scelta
d’uno sposo ella stavasi. I piú prodi
d’Asia e di Grecia principi possenti,
a gara tutti concorreano in Cipro,
di sua bellezza al grido: e appien per noi
donna di se quanto alla scelta ell’era.
Turbamento non lieve in giovin petto
dovean recare i varj, e ignoti, e tanti
affetti. In questo, ella il valor laudava;
dolci modi, in quello: era di regno
maggiore l’un; con maestá beltade
era nell’altro somma: e qual piaceva
piú agli occhi suoi, forse temea che al padre
piacesse meno. Io, come madre e donna,
so qual battaglia in cor tenero e nuovo
di donzelletta timida destarsi
per tal dubbio dovea. Ma, poiché tolta
ogni contesa ebbe Peréo, di Epíro
l’erede; a cui, per nobiltá, possanza,
valor, beltade, giovinezza, e senno,
3 ncomunicabilita tra madre e figlia, che nasce dal fatto che non ci sia mai stato un rapporto
intimo.
ella non dice nulla che ha dentro.
la balia le ha fatto da madre e lei viveva per la figlia che gli è stata affidata.
—> l’ha alattata al seno, cosa che la madre non aveva mai fatto
ed ora è possibile che anche a me che fin’ora ha mostrato sempre i suoi pensieri fin da piccola
appaia chiusa
nega tutto, non vuole liberare nulla ma almeno si sfoga con il pianto
nullo omai si agguagliava; allor che l’alta
scelta di Mirra a noi pur tanto piacque;
quando in se stessa compiacersen ella
lieta dovea; piú forte in lei tempesta
sorger vediamo, e piú mortale angoscia
la travaglia ogni dí?... Squarciar mi sento
a brani a brani a una tal vista il core.4
Euric.
Deh, scelto pur non avesse ella mai!
Dal giorno in poi, sempre il suo mal piú crebbe:
e questa notte, ch’ultima precede
l’alte sue nozze, (oh cielo!) a lei la estrema
temei non fosse di sua vita. — Io stava
tacitamente immobil nel mio letto,
che dal suo non è lungi; e, intenta sempre
ai moti suoi, pur di dormir fea vista:
ma, mesi e mesi son, da ch’io la veggo
in tal martír, che dal mio fianco antico
fugge ogni posa. Io del benigno Sonno,
infra me tacitissima, l’aíta
per la figlia invocava: ei piú non stende
da molte e molte notti l’ali placide
sovr’essa. — I suoi sospiri eran da prima
sepolti quasi; eran pochi; eran rotti:
4 il problema che la madre pensava era il fatto che era il dubbio sul proprio futuro marito.
erano arrivati tutti i piu potenti re, per la fama della sua bellezza.
—> di fatto l’avevano lasciata libere di scegliere la persona, non ci fu un martrimonio costretto.
serie di sentimenti contrastanti: attrazione estera, o qualczosa da offrire o ripensare al padre, di
fare una scelta che non avrebbe fatto piacere alla casata.
quando finalmente abbiamo la scelta che cade sulll’erede, quindi sul prescelto sposo che aveva
toccato tutte le pretese precedenti
—> fonti (opera di ovidio metamorfosi)
si pensava che ella si acquietase ma diventa in relata piu inquieta di prima.
poi (non udendomi ella) in sí feroce
piena crescean, che al fin, contro sua voglia,
in pianto dirottissimo, in singhiozzi
si cangiavano, ed anco in alte strida.
Fra il lagrimar, fuor del suo labro usciva
una parola sola: «Morte... morte;»
e in tronchi accenti spesso la ripete.
Io balzo in piedi; a lei corro, affannosa:
ella, appena mi vede, a mezzo taglia
ogni sospiro, ogni parola e pianto;
e, in sua regal fierezza ricomposta,
meco adirata quasi, in salda voce
mi dice: «A che ne vieni? or via, che vuoi?...»
Io non potea risponderle; io piangeva,
e l’abbracciava, e ripiangeva... Al fine
riebbi pur lena, e parole. Oh, come
io la pregai, la scongiurai, di dirmi
il suo martír, che rattenuto in petto,
me pur con essa uccideria!... Tu madre,
con piú tenero e vivo amor parlarle
non potevi, per certo. — Ella il sa bene,
s’io l’amo; ed anche, al mio parlar, di nuovo
gli occhi al pianto schiudeva, e mi abbracciava,
e con amor mi rispondea. Ma, ferma
sempre in negar, dicea; ch’ogni donzella,
per le vicine nozze, alquanto è oppressa
di passeggera doglia; e a me il comando
di tacervelo dava. Ma il suo male
sí radicato è addentro, egli è tant’oltre,
ch’io tremante a te corro; e te scongiuro
di far sospender le sue nozze: a morte
va la donzella, accertati. — Sei madre;
nulla piú dico.5
5 euriclea rivela cosa forse turba il cuore della giovane.
la nutrice rivela alla madre cio che succede, perche vivono loro separati dall’erede. e da mesi e
mesi che vedo questo martirio che non mi permette a dormire
(fonte da petrarca).
Io invocavo per lei tacitamente l’aiuto del sonno
quando la poesia si fa piu alta —> placide (dodecasillabo dove l’accento comunque cade
sull’undicesima sillaba, e da questo artificio si attira l’attenzione del lettore attento)
se ella non avesse detto il martirio che aveva nel petto ellasi sarebbe uccisa
Per la storia, euriclea per mirra non poteva parlarle teneramente
opressione dei dilori paseggieri di una donna giovane prima del matrimonio.
vita di alfieri: capiamo perche abbiamoinsistenza su eeleenti famigliari e biografici in parte di una
vita che venivano provati e resi