Slide Tipico Aggiornate Nov 2020
Slide Tipico Aggiornate Nov 2020
270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE al CORSO
Attività n°: 1
Mi presento:
mi chiamo ELENA CAMISASCA e sono Professore Associato per il settore scientifico-
disciplinare di Psicologia dello sviluppo, presso la Facoltà di Psicologia dell’Università e-
Campus.
Mi sono laureata in Pedagogia e successivamente in Psicologia, indirizzo clinico, presso
l’Università degli Studi di Torino e mi sono specializzata in psicoterapia della famiglia
(scuola Mara Selvini Palazzoli).
Da molti anni svolgo attività di studio e di ricerca nell’ambito della psicologia dello
sviluppo ed in particolare mi sono occupata di maltrattamento e abuso all’infanzia,
genitorialità (sensibilità materna, stress genitoriale, conflittualità genitoriale) e
cogenitorialità e del loro impatto sull’adattamento psicologico dei figli.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE al CORSO
Attività n°: 1
Inoltre, verranno proposte esercitazioni e riflessioni con l’intento di promuovere una riflessione sul legame
tra teorie psicologiche, metodi e tecniche di intervento
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1/S1
Titolo: INTRODUZIONE al CORSO
Attività n°: 1
Affronterò gli argomenti del programma anche nelle aule virtuali e sarò a
disposizione per le vostre domande e richieste di chiarimenti in quelle occasioni,
ma anche attraverso il sistema di messaggistica della piattaforma
dell’Università e durante le ore di ricevimento studenti nell’ufficio virtuale il
giovedì pomeriggio dalle 16 alle 17. Sono comunque disponibile anche in altri
orari su appuntamento.
Inoltre, nell’aula virtuale terrò anche dei seminari interattivi che potrete seguire
collegandovi dal vostro PC, chiedete ai vostri tutor il calendario con le date e gli
argomenti che verranno trattati.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1/S2
Titolo: Bibliografia
Attività n°: 1
Modalità di esame
Bibliografia
Costituiranno materiale obbligatorio di studio:
Le slide
Le slide delle lezioni svolgono differenti funzioni:
• sottolineano i concetti-chiave di ciascun argomento, indispensabili da conoscere
• creano legami concettuali tra argomenti trattati da differenti punti di vista, per
stimolare il pensiero critico e una visione ampia dell’essere umano
• propongono tematiche che spiegano e integrano quanto è affrontato nei libri da
studiare
• si focalizzano su alcuni aspetti dello sviluppo tipico e atipico di recente interesse
scientifico, non trattati nei volumi ma solamente nelle slide
• presentano esemplificazioni ed esercitazioni per facilitare l’apprendimento.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1/S2
Titolo: Bibliografia
Attività n°: 1
Attenzione:
Le slide non sostituiscono i libri da studiare e, viceversa, i libri da studiare non
sostituiscono le slide
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1/S3
Titolo: Consigli per lo studio
Attività n°: 1
Si consiglia di studiare le slide parallelamente ai testi (in ogni lezione verranno specificate
le pagine del testo a cui riferirsi).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 1/S3
Titolo: Consigli per lo studio
Attività n°: 1
Precisazione: alcuni testi citati nelle slide (non compresi nella bibliografia) non sono
da studiare per l’esame, ma costituiscono utili riferimenti bibliografici per chi fosse
interessato, per motivi personali e professionali, all’approfondimento di specifici temi.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2
Titolo: Lo Sviluppo Tipico E Atipico
Attività N°: 2
A partire dagli anni ’90 si è assistito ad una progressiva affermazione di una nuova disciplina, la
psicopatologia dello sviluppo (Cicchetti, 1990, Stroufe, 1990). Essa sottolinea l’importanza della
stretta interdipendenza tra comportamento normale e forme di disagio psicologico, tanto che la
comprensione dell’uno non può prescindere dallo studio dell’altro nel medesimo contesto.
Le domande fondamentali che la psicopatologia dello sviluppo si pone sono le seguenti:
- E’ possibile individuare una matrice comune tra lo sviluppo normale e patologico?
- E’ possibile che emergano esiti disadattivi all’interno di un percorso di sviluppo normale e,
in caso affermativo, quali caratteristiche patologiche assumono?
- Può verificarsi anche un processo inverso, ovvero l’emergere di esiti adattivi anche se si è
stati esposti a fattori di rischio grave per lo sviluppo?
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2
Titolo: Lo Sviluppo Tipico E Atipico
Attività N°: 2
Normalità e patologia / 1
De Ajuraguerra e Marcelli (1982) sottolineano come non sia possibile tracciare una linea netta di demarcazione tra
normalità e patologia in età infantile, quale conseguenza della notevole dinamicità che caratterizza la struttura
psichica degli individui nel corso dei primi anni di vita. Il processo maturativo infatti si connota per la presentazione
simultanea di movimenti progressivi e regressivi, momenti critici che permettono di accedere ad una nuova
struttura di funzionamento psichico e per una notevole sensibilità alle influenze dell’ambiente esterno.
Un comportamento manifesto sia esso mentale (fobie, pensieri ossessivi) o agito (condotte aggressive), può
rappresentare un potenziale patogeno o un sintomo transitorio che accompagna una fase della crescita. Ad
esempio, nella prima e seconda infanzia è frequente l’insorgenza di alcune paure, quali quella del buio, degli
estranei, per alcuni animali che sono momentanee e tendono a risolversi in modo spontaneo.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2/S1
Titolo: Normalita' E Patologia
Attività N°: 2
Vi sono inoltre bambini che crescono senza aver mai presentato sintomi, almeno in apparenza, e altri ancora
per i quali la mancanza di qualunque forma di disagio, propria dell’infanzia, rappresenta una sorta di
conformismo eccessivo, una sottomissione alle pressioni e alle esigenze dell’ambiente. Questi bambini
vengono descritti come gentili, saggi, docili e privi di difficoltà. In realtà, all’adattamento apparente si
associa una incapacità a costruire una organizzazione psichica interna coerente ed elaborare gli inevitabili
conflitti di sviluppo. E’ al momento dell’adolescenza che le difficoltà si palesano attraverso forme
sintomatiche importanti, come ad esempio gravi forme depressive o disturbi del comportamento
alimentare.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2/S1
Titolo: Normalita' E Patologia
Attività N°: 2
Come è possibile, allora, definire il concetto di normalità e inevitabilmente anche il suo opposto, la
patologia?
Possiamo individuare 4 punti di vista sulla normalità (D. Marcelli, 2009, “Psicopatologia del bambino”, ed. Masson,
Milano, sesta edizione):
1) La prima definizione (salute vs malattia) è molto statica e tende a ridurre la salute (normalità) a assenza di
sintomi e la malattia ai suoi sintomi. In realtà, abbiamo visto come vi possano essere nel corso dell’infanzia
crisi e difficoltà che segnano il passaggio ad una nuova fase della crescita, così come all’opposto l’assenza di
sintomi può rappresentare solo un apparente stato di normalità e salute. Dobbiamo inoltre considerare la
potenzialità di recuperare la salute e, quindi, la normalità come un processo.
2) La seconda definizione (normalità = media) fa riferimento alla curva gaussiana (che ha studiato in statistica, si
tratta della curva a forma di “campana”, dove la media è rappresentata dalla parte più ampia al centro), ma in
questo caso si dovrebbero considerare patologici gli individui molto alti o molto bassi (che stanno agli estremi
della curva) o chi appartiene a partiti politici a cui poche persone aderiscono e così via…
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Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2/S1
Titolo: Normalita' E Patologia
Attività N°: 2
Inoltre la normalità intesa come “la maggioranza delle persone fa così” è influenzata ampiamente dalla cultura. La
psicologia dello sviluppo, come disciplina, fa spesso riferimento a questa definizione (non a caso si parla di “tipico” e
“atipico”).
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2/S2
Titolo: Normalita' E Patologia
Attività N°: 2
Normalità e patologia / 2
3) La terza definizione (normalità = modello ideale da raggiungere) è sottilmente diffusa nella nostra cultura,
specie in quella psicologica (dove spesso agiamo perché pensiamo che le cose “debbano andare così”,
facendo riferimento a un ideale di sviluppo, piuttosto che sulla base della persona che abbiamo di fronte).
Ad esempio, è un modello ideale quello di pensare che la mamma debba salutare il bambino
gioiosamente, altrimenti viene etichettata come una mamma “non sufficientemente buona” o “depressa”.
Chi lo dice che una mamma deve comportarsi così? Certamente le ricerche ci dicono quali sono gli
ambienti più favorevoli per la crescita dei bambini, ma si tratta sempre di medie (e qui torna la definizione
precedente di normalità).
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 2/S2
Titolo: Normalita' E Patologia
Attività N°: 2
Un altro termine che puoi sentire nell’ambito dello sviluppo psicologico è “immaturità”, che si
riferisce a comportamenti che si situano tra la normalità e la patologia (dove la normalità è
intesa in senso statistico o ideale). Ad esempio, bambini con impaccio motorio vengono definiti
con un’immaturità psicomotoria, oppure bambini che hanno difficoltà a tollerare le frustrazioni
possono essere etichettati con il termine “immaturità affettiva”. Ma, se ci pensiamo bene, cosa
significa che un bambino è immaturo affettivamente? C’è forse una maturità affettiva? E chi
stabilisce cosa sia maturità affettiva?
Le domande che pone il termine “normalità” sono molte e ti sarà apparso chiaro come non esiste
una definizione soddisfacente di normalità.
Normalità e patologia sono due concetti interdipendenti, se non ci fosse uno non ci sarebbe
l’altro. Si tratta di convenzioni, che sottendono una certa idea di uomo.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 2/S3
Titolo: Esercitazione
Attività n°: 1
Discuta sul forum il suo punto di vista rispetto alle diverse concezioni di
normalità
Discuta perché a sua parere i concetti di normalità e patologia sono
interdipendenti
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3
Titolo: I FATTORI DELLO SVILUPPO
Attività n°: 1
L'eziologia metagenetica include quei fattori che intervengono durante la gestazione, al momento del
parto oppure nei primi anni di vita.
In funzione del periodo in cui essi agiscono, infatti, si suddividono in:
fattori prenatali - possono intervenire nella fase embrionale (dal concepimento fino all'ottava
settimana di gestazione) oppure durante la fase fetale (dal terzo mese fino alla nascita). In fase
embrionale gli agenti patogeni colpiscono principalmente i tessuti e gli organi, intervendondo nel
momento di massimo accrescimento e differenziazione. Durante la fase fetale gli agenti patogeni
possono rallentare l'accrescimento del feto in generale e colpire selettivamente il cervello.
Gli agenti patogeni che possono intervenire in gravidanza sono:
malattie materne infettive (ad esempio rosolia, influenza, morbillo, epatite) e non infettive (patologie
endocrino-metaboliche come il diabete);
malattie nutrizionali (carenze alimentari e vitaminiche), intossicazioni da agenti chimici (assunzione
di farmaci, alcol, nicotina, droghe), lesioni da agenti fisici (esposizione a raggi X, traumi).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3
Titolo: I FATTORI DELLO SVILUPPO
Attività n°: 1
I fattori perinatali (tra la 27esima settimana di gestazione fino alla prima settimana di
vita extrauterina) costituiscono le cause più frequenti di lesioni a carico del sistema
nervoso centrale. Tra i fattori perinatali vi sono:
• prematurità (nascita prima della 38A settimana),
• basso peso alla nascita,
• post-maturità (nascita dopo la 42 A settimana),
• ittero (incompatibilità materno-fetale legata al fattore RH e più raramente a quello
A.BO),
• ipossia o anossia cerebrali (da ricondursi ad alterazioni placentari, attorcigliamenti del
cordone ombelicale, mancata espansione polmonare),
• traumi cranio-vertebrali verificatesi durante il parto
turbe metaboliche.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3
Titolo: I FATTORI DELLO SVILUPPO
Attività n°: 1
. I fattori post-natali, infine, che possono causare lesioni a carico del sistema
nervoso rientrano nelle seguenti tipologie: encefaliti, meningite (di natura virale o
batterica), traumi cranici, vasculopatie cerebrali, intossicazioni, ipoalimentazione.
Le cause patogenetiche, appena elencate, tuttavia, non danno conto della complessità
degli elementi che sono alla base di un percorso di sviluppo normale oppure
patologico, alla cui origine si riconosce, invece, un intreccio inscindibile di fattori di
ordine biologico e di ordine relazionale
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3/S1
Titolo: Il temperamento
Attività n°: 2
Il temperamento
Allport (1937) definisce il temperamento come “ natura emotiva dell’individuo e include
la sua suscettibilità alle stimolazioni emotive, alla sua abituale resistenza e velocità di
risposta, alla qualità del suo umore prevalente, nonché alle peculiarità alle fluttuazioni e
all’intensità dell’umore; questo fenomeno è costituzionale e pertanto ampiamente
ereditato”.
Thomas e Chess, nel delineare le differenze temperamentali pongono l'enfasi
soprattutto su "come" il comportamento viene espresso, piuttosto che sul "cosa", ovvero
sul tipo di azione. Gli autori, peraltro, individuano tre costellazioni di temperamento che
permettono di classificare i bambini come facili, difficili o lenti.
I bambini facili presentano ritmi regolari per ciò che concerne le funzioni biologiche,
mostrano reazioni positive nei confronti di stimoli nuovi, per lo più si adattano ai
cambiamenti e per la maggior parte del tempo sono di umore positivo moderatamente
intenso.
I bambini lenti, invece, hanno una certa irregolarità nelle funzioni biologiche, si
adattano meno rapidamente ai cambiamenti, mostrano una combinazione di reazioni
positive e negative
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3/S1
Titolo: Il temperamento
Attività n°: 2
I bambini difficili, infine, hanno ritmi biologici irregolari, per lo più non si adattano ai
cambiamenti, hanno reazioni negative e/o , verso le situazioni nuove e la loro espressione
emotiva nella maggior parte dei casi è intensa e negativa (Attili, 1993).
Le dimensioni temperamentali
Il temperamento secondo Thomas e Chess
Secondo il modello interpretativo proposto da Thomas e Chess (1977) il temperamento dà
conto dello stile comportamentale specifico con cui l'individuo risponde alle sollecitazioni
provenienti dal mondo esterno. Esiste un interscambio reciproco tra temperamento e
ambiente: da un lato l'ambiente esercita un'influenza sul temperamento del bambino,
dall'altro, il temperamento del bambino influenza le valutazioni, gli atteggiamenti e il
comportamento di coloro che interagiscono con il piccolo.
Gli autori hanno individuato nove dimensioni per descrivere le caratteristiche
temperamentali, ciascuna associata ad una valutazione alta o bassa. Descriveremo di
seguito tali dimensioni con alcuni esempi tipici di comportamento che possono essere
osservati nella prima infanzia, in età prescolare o in età scolare (Chess & Thomas, 1987).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3/S1
Titolo: Il temperamento
Attività n°: 2
• Adattabilità: questa caratteristica non si riferisce alla risposta iniziale, ma alla facilità
o difficoltà nel modificare la risposta nel tempo. Un esempio di adattabilità alta si
osserva quando viene dato un cibo nuovo: il bambino all'inizio può sputarlo, ma poi lo
mangia. Al contrario, un esempio di adattabilità bassa si riscontra quando il bambino,
ogni volta che indossa la tutina nuova si divincola finché non si esce da casa.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3/S1
Titolo: Il temperamento
Attività n°: 2
Per comprendere il ruolo giocato dal complesso intreccio di tutte queste relazioni è utile
distinguere le esperienze condivise da quelle non condivise tra i figli di una medesima
famiglia (Dunn & Kendrick,1998).
micro
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 3/S2
Titolo: I fattori ambientali
Attività n°: 2
Allo stesso modo anche le condizioni in cui operano i servizi sanitari sono altrettanto
importanti; Gozzoli e Regalia (2005) mettono in evidenza che gran parte delle
barriere culturali, linguistiche e relazionali potrebbero essere superate se i servizi
potessero disporre di figure professionali preparate all'incontro con le famiglie
immigrate, dotandosi di una èquipe transculturale che possa svolgere funzioni di
mediazione linguistica e culturale.
I ricercatori hanno riscontrato che nel corso dei successivi due anni i bambini a rischio
avevano ridotto i comportamenti devianti fino alla loro scomparsa, tanto che non vi erano
differenze rispetto ai coetanei che non avevano il medesimo patrimonio genetico.
L'intervento sul contesto familiare, pertanto, aveva avuto il proprio effetto
sull'espressione genetica. In accordo con gli studi più recenti di epigenetica i fattori
ambientali possono inibire oppure favorire l'espressione di geni specifici.
Oggi è ormai accreditata la tesi per cui lo sviluppo cerebrale scaturisce da una
intcrazione complessa tra fattori innati e ambientali. La struttura cerebrale influenza il
comportamento, ma quest'ultimo, a propria volta, dà conto dello strutturarsi delle vie
neurali. Ad esempio il piccolo ricercando determinati stimoli rinforza alcuni circuiti neurali
piuttosto che altri, l'esperienza contribuisce a modellare il processo di sviluppo celebrale
(Johnson, 2000).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 04
Titolo: GENITORALITÀ TRA FATTORI DI RISCHIO E DI PROTEZIONE
Attività n°: 01
La concezione basata sui fattori di rischio e di protezione si propone di far emergere non
solo le caratteristiche e le peculiarità familiari che mettono a rischio il bambino ma anche
le potenzialità e le risorse residue che potrebbero contrastare e ridurre l’impatto dei
fattori negativi.
Si basa sull’idea che negli individui e nelle famiglie esistano una dinamicità e una stretta
interrelazione tra eventi positivi e negativi, non riconducibili alla semplice individuazione
descrittiva degli uni e degli altri.
L’evidenza che la semplice enumerazione dei fattori negativi non sia sufficiente a spiegare
il maladattamento è dimostrata dal fallimento delle concezioni classiche del
rischio, sia quella fondata sulla prospettiva della causalità diretta (vi è una causa certa e
prevedibile a cui segue un dato effetto) sia quelle basate sulle causalità multifattoriale
che pure prevedono la convergenza di diversi elementi eziologici
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 04
Titolo: GENITORALITÀ TRA FATTORI DI RISCHIO E DI PROTEZIONE
Attività n°: 01
E’ pertanto stata proposta una concezione più complessa e articolata basata sul concetto di
«causalità multifattoriale» che ha portato i ricercatori a individuare un profilo di
rischio, desumibile dalla presenza di indicatori cumulativi derivanti da diversi domini di tipo
biologico e psicosociale. Ad esempio, la psicopatologia del genitore viene studiata in
connessione a fattori biologici, ambiente sociale, relazioni affettive primarie, rapporto con il
coniuge ….
Per il fatto che non è riuscita a spiegare le ragioni per cui molte persone che sperimentano
o hanno sperimentato svariati eventi negativi e il cui profilo di rischio è alto presentino la
capacità di mantenere un discreto adattamento, di adottare strategie di coping efficaci e
conservino aree di competenza (resilienti).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 04
Titolo: GENITORALITÀ TRA FATTORI DI RISCHIO E DI PROTEZIONE
Attività n°: 01
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 04
Titolo: GENITORALITÀ TRA FATTORI DI RISCHIO E DI PROTEZIONE
Attività n°: 01
In altri termini, una analisi basata sui soli fattori di rischio non consentirebbe di accorgersi e di
osservare o comprendere la natura della resilienza e indurrebbe una sottostima delle abilità e
potenzialità degli individui.
Si parla di resilienza come processo per sottolineare la dimensione dinamica della
resilienza che è il risultato del modo in cui i fattori protettivi si amalgamano e assumono
forme dotate di significato, diventando parte di un processo compensatorio che serve a
promuovere l’adattamento.
Bowlby (1975) ipotizza che, attraverso i primi scambi con le figure di attaccamento
significative, l'individuo costruisca dei modelli operativi interni sempre più complessi
sia delle figure affettive sia di se stesso.
Secondo B. un modello operativo interno é una struttura mentale che consiste nella
rappresentazione dell’individuo ..:
Saranno questi modelli interni che gli faranno interpretare il mondo e che guideranno
il suo comportamento in situazioni nuove.
• Certo le immagini, i modelli di se stesso e della figura di attaccamento principale
non sono fissi; anzi sono dinamici e suscettibili di cambiamento a seguito delle
continue e nuove esperienze che il bambino fa del mondo esterno. Purtroppo
però finiscono col diventare e mantenersi stabili.
• Essi infatti influenzano la costruzione delle nuove esperienze ovvero fanno sì che
un individuo cerchi attivamente, sia pure a livello inconsapevole, persone,
situazioni e relazioni che corrispondono alle sue aspettative affettive. Le nuove
esperienze finiranno quindi, molto probabilmente, per confermare quegli stessi
modelli iniziali.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 4/S2
Titolo: I Modelli Mentali Dell’attaccamento
Attività N°: 2
Allora, se il bambino ha avuto delle esperienze precoci che lo hanno portato a costruirsi
un modello mentale della figura di attaccamento come di una persona che in caso di
necessità é pronta ad offrire aiuto e conforto, e di conseguenza é riuscito a
rappresentare se stesso come persona degna di essere confortata ed amata, avrà meno
bisogno di controllare continuamente la disponibilità della sua figura di attaccamento.
Sarà così più libero ed autonomo nell'esplorazione del mondo circostante e si
aspetterà fiduciosamente di essere accettato, amato e confortato dagli altri, adulti
o coetanei con cui sceglierà di interagire.
Questa maggiore fiducia in se stesso lo porterà da un lato ad essere parte attiva
nell'andamento delle interazioni di cui é partecipe e dall'altra ad evitare situazioni e
persone che possano farlo sentire frustrato nel suo bisogno e nella sua sicurezza di
essere accettato e amato.
Queste aspettative verranno estese a tutte le figure affettive che si incontreranno nel
corso della vita e determineranno i comportamenti indirizzati ad esse. In altri termini,
tutte le informazioni relative alle nuove relazioni vengono assimilate ai modelli
mentali già esistenti.
Nella sessione successiva vedremo i diversi modelli operativi dei bambini evitanti (A)
sicuri (B) e ansioso ambivalenti (C).
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 4/S3
Titolo: Bambini evitanti sicuri e ambivalenti
Attività n°: 2
I modelli operativi
I bambini Evitanti (A) si penseranno come soggetti non degni di ricevere cure e amore,
di essere cattivi e della Figura di attaccamento (fda) come di persona ostile e non pronta a
dare aiuto.
I modelli operativi convogliano una rappresentazione della fda come non disponibile alle
proprie richieste di aiuto e conforto, rifiutante, distante ostile. («Se piango e cerco di
essere consolato, non mi vuole, mi respinge, si arrabbia»). In corrispondenza a questa
rappresentazione della fda, la rappresentazione del sé é improntata dall'idea di possedere
scarse capacità di suscitare nell'altro risposte positive e affettuose; l'immagine che si ha di
sé é quella di un essere poco amabile e che comunque deve tenersi a distanza dall'altro
anche se avrebbe il desiderio di avvicinarlo.
Si noti che il modello operativo riflette le concrete esperienze che il bambino ha avuto
con la fda.
Sembra quindi che il bambino evitante non abbia inibito il proprio sistema
motivazionale di attaccamento, ma stia usando il proprio modello operativo
interno in modo tale da garantirsi, visto la rappresentazione che ha di sé e della
propria fda, il massimo grado di vicinanza alla fda che quest'ultima permette.
E' come se nella mente del bambino evitante si svolgesse questo ragionamento: "se
protesto per la separazione, o mi avvicino al momento della riunione, é probabile che sarò
allontanato ancora di più, o rifiutato più dolorosamente; se con uno sforzo riesco invece a
tenermi a distanza, otterrò il massimo dell'attenzione che mia madre é disposta a darmi.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 4/S3
Titolo: Bambini evitanti sicuri e ambivalenti
Attività n°: 2
Nei bambini sicuri (B) i modelli operativi sembrano funzionare in perfetto accordo con le regole
originarie e innate del sistema di attaccamento.
Essi infatti convogliano una rappresentazione della fda disponibile a rispondere positivamente e
coerentemente alle proprie richieste di aiuto e conforto.
La rappresentazione del sé, di conseguenza, é impregnata dal senso di essere fondamentalmente degno
di amore, e che le proprie esigenze di conforto hanno valore e significato.
Nulla quindi nel modello operativo si frappone alla ricerca della vicinanza protettiva guidata
dalle regole del sistema di attaccamento.
La maggiore fiducia in se stesso del B lo porterà da un lato ad essere parte attiva nell'andamento delle
interazioni di cui é partecipe e dall'altra ad evitare situazioni e persone che possano farlo sentire
frustrato nel suo bisogno e nella sua sicurezza di essere accettato e amato.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 4/S3
Titolo: Bambini evitanti sicuri e ambivalenti
Attività n°: 2
E' stato ipotizzato da Attili (1989) che, dati i limiti delle capacità cognitive dei
bambini di un anno circa, in tali condizioni si formino due modelli operativi
distinti di sé e della fda. Dall'alternarsi e sovrapporsi dei due modelli operativi (che
le capacità cognitive non permetterebbero di sintetizzare) deriverebbe lo stile di
attaccamento ambivalente nella S.S.
Liotti (1994) ipotizza nello sviluppo successivo di un bambino la formazione di una
una struttura cognitiva sovraordinata che appare come una rappresentazione di sé
e dell'altro e della relazione
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 4/S3
Titolo: Bambini evitanti sicuri e ambivalenti
Attività n°: 2
Le prime rappresentazioni cognitive di sé, nei tre pattern di attaccamento che abbiamo fin
qui considerato, riflettono dunque come in un metaforico specchio interpersonale,
l'atteggiamento che verso il bambino hanno avuto le fda.
Nel caso dell'attaccamento Disorganizzato (D). l'effetto specchio nella costruzione dei
modelli operativi appare più complesso che negli altri pattern di attaccamento e conduce
alla costruzione di immagini frammentarie e multiple di sé e della fda come se ci si
trovasse di fronte a uno specchio infranto.
L’attaccamento disorganizzato
Di Pentima (2016), nel volume oggetto del vostro studio, sottolinea che gli studi
della Ainsworth e dei suoi colleghi (1978), attraverso l'impiego Strange Situation, avevano
consentito di individuare anche una serie di comportamenti che non era possibile includere
nei gruppi attaccamento sicuro, ambivalente ed evitante.
Si trattava di comportamenti all'apparenza privi di una evidente strategia
finalizzata al mantenimento del contatto con la figura di riferimento. Mancavano,
ad esempio, i comportamenti di esplorazione e quelli di attaccamento verso la madre,
mentre in alcuni casi questi ultimi potevano essere diretti verso l'estraneo. Erano
prevalenti manifestazioni di cautela e paura, segni evidenti di stress e mancava quasi del
tutto l'espressione di emozioni positive (quali sorrisi, vocalizzi) nei confronti della madre.
Per un approfondimento su attaccamento disorganizzato si ricorda lo studio di
Camisasca, E., Miragoli, S., & Di Blasio, P. (2014). La disorganizzazione dell’attaccamento spiega i sintomi post-traumatici
nei bambini vittime di violenza intrafamiliare?. Maltrattamento e abuso all’infanzia.
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Lezione n°: 5
Titolo: L’attaccamento disorganizzato
Attività n°: 1
Infatti l’emozione che il bambino esperisce nella relazione col genitore è la paura.
5. Se poi accade che la fda tragga conforto dalla vicinanza col bambino e quindi muti il
proprio atteggiamento pauroso, nel corso della ricerca di vicinanza operata dal figlio, il
bambino può percepirsi come salvatore onnipotente di una fda vista come debole
e indifesa.
6. E' infine possibile che il genitore dolente e "pauroso" forzi il figlio con esplicite
richieste pressanti o anche con la violenza a invertire il ruolo di attaccamento in un
ruolo di accudimento. In questi casi il bambino sentendosi inadeguato a soddisfare le
richieste di conforto avanzate dal genitore sofferente, potrà costruire una immagine di
sé carica di sentimenti di incapacità, inefficienza e colpa e una rappresentazione
del genitore che oscilla tra le attribuzioni di debolezza /infelicità e quelle di
malvagità/oppressione.
La mentalizzazione
Un attaccamento insicuro è legato allo sviluppo di disturbi psichici. Bowlby individua
alcuni eventi della vita cruciali nello sviluppo della psicopatologia (ansia, depressione,
psicosi…), ad esempio: la perdita dei genitori, la separazione prolungata, la
mancanza di cure.
I suoi collaboratori/successori hanno rivolto la loro attenzione ad aspetti più sottili
dell’interazione genitore-bambino, in particolare ci si è concentrati sul costrutto della
“sensibilità materna”.
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Lezione n°: 5/S1
Titolo: La mentalizzazione
Attività n°: 1
“La frequenza con cui le madri e i padri fanno riferimento ai propri stati mentali, nei
racconti della propria esperienza infantile di attaccamento, è un ottimo predittore della
probabilità con cui i figli svilupperanno un attaccamento sicuro nei loro confronti.
…La comprensione che il caregiver ha della mente del bambino incoraggia
l’attaccamento sicuro; l’accurata lettura che il caregiver fa dello stato mentale del
piccolo...favorisce a quest’ultimo la simbolizzazione del proprio stato interiore,
determinando così una migliore regolazione affettiva. L’attaccamento sicuro fornisce
una base relativamente solida per l’acquisizione di una piena comprensione della mente
altrui. Di contro, il bambino evitante sfugge lo stato mentale altrui, mentre quello
resistente si focalizza sul proprio stato di angoscia escludendo scambi intersoggettiviti.
I bambini disorganizzati potrebbero rappresentare una categoria separata; ipervigili
verso il comportamento del caregiver, possono sembrare acutamente sensibili al suo
stato mentale, ma non sono capaci di generalizzarlo al proprio stato mentale, che resta
così disregolato e incoerente”. (Fonagy, 2001, “Attaccamento e funzione riflessiva”, ed.
Raffaello Cortina, Milano, pp. 16-17)
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Lezione n°: 5/S1
Titolo: La mentalizzazione
Attività n°: 1
Fonagy ritiene che il legame di attaccamento sia come un luogo che dà la possibilità
al bambino di organizzare le sue esperienze emotive, inizialmente disconnesse e
non gestibili.
• In caso di attaccamento sicuro, il bambino impara presto a riconoscere le emozioni,
anche quelle negative, e a gestirle in modo appropriato
• I bambini insicuri ambivalenti, invece, manifestano la tendenza a esagerare le loro
espressioni emotive e non raggiungono una corretta regolazione
• I bambini insicuri evitanti tendono a regolare eccessivamente la manifestazione
delle emozioni fino a reprimerle, nella paura di non saperle controllare e mettersi in
situazioni pericolose
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Lezione n°: 5/S2
Titolo: Prova di apprendimento:
Attività n°: 1
Prova di apprendimento:
attaccamento
forum
Le chiedo di riflettere ora su quanto letto e ascoltato in merito alla teoria
dell’attaccamento e di provare a rispondere sul forum ai seguenti quesiti:
Prova di apprendimento:
attaccamento
forum
Le chiedo di riflettere ora su quanto letto e ascoltato in merito alla teoria
dell’attaccamento e di provare a rispondere sul forum ai seguenti quesiti:
LE TEORIE PSICOANALITICHE
Fino ad ora abbiamo studiato come Bowlby abbia introdotto il concetto di “modelli
operativi interni”, con riferimento quindi a rappresentazioni interne all’individuo, tuttavia
l’accento maggiore, anche nella teoria dell’attaccamento, è rivolta ai comportamenti.
Le teorie psicoanalitiche, di cui ora vedremo brevemente i principali modelli, hanno
evidenziato soprattutto le dinamiche interne all’individuo, non solo e non tanto (almeno
inizialmente) sulle rappresentazioni così come erano intese da Bowlby, ma su fantasie e
pulsioni, riferendosi, quindi, a ciò che non può essere visto dall’esterno (e talvolta, come
accade per i contenuti inconsci, non può essere colto nemmeno dall’individuo stesso).
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Lezione n°: 6
Titolo: LE TEORIE PSICOANALITICHE
Attività n°: 1
Fondatore della psicoanalisi fu Sigmund Freud (ricordo che “eu” in tedesco si legge
“oi”), che visse in un periodo storico caratterizzato dall’epistemologia positivista, a cui
egli cercò sempre di aderire (scontrandosi con numerose difficoltà, dal momento che
non era possibile assimilare lo studio della mente – o, come la chiamava lui,
dell’apparato psichico – allo studio della fisica e della biologia, che seguivano
procedure rigorose e “oggettive”; si veda Lezione 3).
Non a caso, la teoria freudiana si fondava sul determinismo psichico. Puoi facilmente
ritrovare nelle affermazioni seguenti, riferite ai concetti base dell’impostazione di
Freud, le caratteristiche del positivismo.
• I fenomeni psichici (consci e inconsci) hanno delle cause che possono essere
ricostruite tramite il metodo psicoanalitico, che si pone come un metodo oggettivo
di conoscenza della psiche.
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Lezione n°: 6
Titolo: LE TEORIE PSICOANALITICHE
Attività n°: 1
Non ci addentriamo ora nella complessa teoria di Freud (che studierai nel corso di
Psicologia dinamica), ma farò solamente un breve accenno alla sua teoria dello
sviluppo e alla sua idea di psicopatologia.
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Lezione n°: 6
Titolo: LE TEORIE PSICOANALITICHE
Attività n°: 1
1) Fase auto-erotica, che ha come oggetto una zona erogena del corpo: la bocca
(fase orale, in cui il soddisfacimento sta nella suzione), l’ano (fase anale, in cui
la ritenzione di feci produce piacere), i genitali (fase fallica, in cui si manifesta
la masturbazione infantile). In questa fase il bambino viene definito “perverso
polimorfo”, cioè in lui sono presenti potenzialmente tutte le perversioni. In questa
fase (2-5 anni) l’obiettivo è il soddisfacimento.
2) Periodo di latenza: condizioni organiche e culturali portano al bloccarsi delle
spinte sessuali infantili (età scolare), che permette lo sviluppo della società
3) Fase genitale: quella dell’adulto, finalizzata al congiungimento sessuale
(riproduzione)
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Lezione n°: 6
Titolo: LE TEORIE PSICOANALITICHE
Attività n°: 1
I fattori che possono interferire con lo sviluppo normale della libido sono sia di tipo
costituzionale ed ereditario (una disposizione originaria) sia psichico (attraverso un
meccanismo di difesa definito “rimozione”, caratterizzato dal rimuovere dalla
coscienza un contenuto avvertito come pericoloso, riponendolo nell’inconscio; ad es. un
contenuto incestuoso della figlia verso il padre può essere rimosso e produrre la
sintomatologia isterica).
Lo sviluppo normale della libido, se trova impedimenti (ad es. causati dalla rimozione),
può arrestarsi (FISSAZIONE) o “tornare indietro” in fasi precedenti (REGRESSIONE).
• Se si produce una regressione senza rimozione, si ha una perversione (le perversioni
altro non sono che manifestazioni stabili di ciò che si è vissuto nell’infanzia).
• La nevrosi si ha quando interviene la rimozione, che impedisce alla libido di
manifestarsi liberamente (anche se interviene la rimozione, la pulsione – che è energia
– permane, ma deve trovare altri modi per essere scaricata e lo fa in forma mascherata
attraverso i sintomi nevrotici). Ciò può portare a fissazioni e regressioni.
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Lezione n°: 6/S1
Titolo: LA PSICOANALISI FREUDIANA
Attività n°: 1
LA PSICOANALISI FREUDIANA
Una delle principali questioni nell’ambito della psicopatologia è quella relativa al “cosa
determina il disagio psicologico? E cosa ostacola la guarigione?”.
Verranno presentate due posizioni classiche della psicoanalisi, quella del conflitto
inconscio e quella dell’arresto dello sviluppo, quest’ultima oggi culturalmente molto
diffusa anche tra le persone che non si occupano di psicologia (ma vedremo anche
come si stia tentando di andare al di là di questa dicotomia (conflitto o arresto), per
abbracciare una visione sempre più ampia e complessa dell’essere umano).
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Lezione n°: 6/S1
Titolo: LA PSICOANALISI FREUDIANA
Attività n°: 1
Nei primi anni di sviluppo della teoria psicoanalitica, Freud riteneva che
un’esperienza di seduzione subita (quindi realmente vissuta) durante l’infanzia fosse
la causa della patologia, infatti pensieri ed emozioni generati da questa situazione
rimanevano scissi, non erano integrabili nella normale attività psichica.
Si noti come la causa sia ravvisabile in un qualcosa di esterno, di sociale (l’adulto
che seduce)
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Lezione n°: 6/S1
Titolo: LA PSICOANALISI FREUDIANA
Attività n°: 1
Dal 1987 Freud abbandonò questa ipotesi della seduzione infantile come causa della
nevrosi, spostando l’accento sulla sessualità e, quindi, sugli aspetti interni.
Come analizzano Mitchell e Black (“L’esperienza della psicoanalisi”, Bollati
Boringhieri, 1995, p. 236):
“Freud teorizzò che tutti gli adulti soffrono di impulsi sessuali conflittuali, non soltanto
coloro che da bambini sono stati molestati. La sessualità non diventa problematica
soltanto quando viene introdotta precocemente; c’è qualcosa di problematico nella
natura stessa della sessualità umana, qualcosa che genera conflitti inevitabili e
universali. Le esperienze reali non sono mai diventate prive di importanza nella
psicopatologia, ma per Freud il loro ruolo passò dall’essere l’agente causale in se
stesso all’essere un fattore che o aggrava o migliora un problema che disturba tutta
l’esperienza reale: la natura conflittuale delle pulsioni stesse.”
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Lezione n°: 6/S1
Titolo: LA PSICOANALISI FREUDIANA
Attività n°: 1
Per Freud lo sviluppo procede per stadi, che riguardano lo sviluppo della libido (e della
meta sui cui essa si scarica, andando così dall’oralità alla genitalità) e che la
psicopatologia ha origine dal conflitto tra le “parti” (Io, Es e Super-Io) , che genera a
sua volta la rimozione, ovvero dall’esclusione dalla consapevolezza di pulsioni, ricordi,
pensieri e sentimenti disturbanti.
In sede d’esame dovrà riferire come nella storia della psicoanalisi si siano sviluppati
differenti modelli dello sviluppo e della patologia:
• inizialmente l’accento è sul conflitto interno (e, prima ancora, sul trauma reale), che
provoca rimozione (e regressione/fissazione a stadi di sviluppo infantili)
• con i teorici delle relazioni oggettuali l’accento è sulle carenze genitoriali (che
provocano un blocco evolutivo)
• gli psicoanalisti relazionali attuali fanno riferimento sia gli aspetti interni che ambientali
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Lezione n°: 6/S2
Titolo: Il modello strutturale e delle relazioni oggettuali
Attività n°: 1
Una psicoanalista che, pur rimanendo nel solco tracciato da Freud, in parte se ne distanzia
(dando poi spunto al formarsi delle teorie delle relazioni oggettuali) è Melanie Klein.
Nel suo modello il conflitto è inteso sempre come conflitto interno, in questo caso tra
amore (verso oggetti sentiti come buoni, ad esempio il seno della mamma che nutre)
e odio (verso oggetto cattivi, come il seno della mamma quando non è disponibile
alla nutrizione). In particolare, la patologia psichica ha origine dalle precoci fantasie
sadiche e può generarsi seguendo due vie: le fantasie provocano direttamente la
patologia (psicosi infantile) oppure il soggetto mette in atto delle difese contro tali
fantasie, si tratta di difese sintomatiche (ad es. la nevrosi ossessiva come difesa
dall’ansia psicotica).
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Lezione n°: 6/S2
Titolo: Il modello strutturale e delle relazioni oggettuali
Attività n°: 1
I teorici delle relazioni oggettuali, invece, pongono l’accento sulla relazione, che
viene interiorizzata (diventa, quindi, una rappresentazione).
E’ qui presente l’idea del deficit ambientale, che provoca l’arresto evolutivo; i fattori innati
(ad esempio, il temperamento) così come l’influenza del bambino sulla mamma (e non
solo della mamma sul bambino) all’interno di questo modello rimangono in ombra.
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Lezione n°: 6/S3
Titolo: La prospettiva relazionale
Attività n°: 1
La prospettiva relazionale
Abbiamo visto come, all’interno della storia della psicoanalisi, si siano scontrate due
visioni di pensiero che, fino a non molto tempo fa, hanno continuano a esistere in
maniera separata: una centrata sull’intrapsichico (la teoria strutturale-pulsionale) e
una centrata sulle relazioni (le teorie delle relazioni oggettuali). Oggi stiamo
assistendo a un congiungersi di queste due posizioni.
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Lezione n°: 6/S3
Titolo: La prospettiva relazionale
Attività n°: 1
In quest’ottica, lo sviluppo del bambino è esito non solo di aspetti interni (le pulsioni)
e non solo di aspetti esterni, contestuali (i genitori), ma il suo sviluppo è l’esito
dell’interazione tra fattori interni ed esterni.
L’attenzione è quindi su entrambi i poli della relazione: il bambino e l’ambiente. La
psicoanalisi relazionale, in particolare, si focalizza su ciò che intercorre tra questi due
poli, cioè sulla relazione, considerando sia il contributo che la persona dà al contesto
in cui vive (ad es. un neonato calmo influenza il comportamento della mamma e la
relazione con essa) sia, viceversa, l’influenza che l’ambiente ha sull’individuo (come
sottolineato dalle teorie delle relazioni oggettuali).
Lo sviluppo individuale avviene sempre all’interno della matrice relazionale ed è al
suo interno (e grazie alle relazioni con l’altro) che diventa possibile il cambiamento.
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Lezione n°: 07
Titolo: MOIDISORGANIZZATI IN ETÀ INFANTILE E PRESCOLARE
Attività n°: 01
Di Pentima (2016), nel volume oggetto del vostro studio, sottolinea che gli studi
della Ainsworth e dei suoi colleghi (1978), attraverso l'impiego Strange Situation, avevano
consentito di individuare anche una serie di comportamenti che non era possibile
includere nei gruppi attaccamento sicuro, ambivalente ed evitante.
Si trattava di comportamenti all'apparenza privi di una evidente strategia
finalizzata al mantenimento del contatto con la figura di riferimento.
Mancavano, ad esempio, i comportamenti di esplorazione e quelli di attaccamento verso
la madre, mentre in alcuni casi questi ultimi potevano essere diretti verso l'estraneo.
Erano prevalenti manifestazioni di cautela e paura, segni evidenti di stress e mancava
quasi del tutto l'espressione di emozioni positive (quali sorrisi, vocalizzi) nei confronti della
madre.
Infatti l’emozione che il bambino esperisce nella relazione col genitore è la paura.
5. Se poi accade che la fda tragga conforto dalla vicinanza col bambino e quindi muti il
proprio atteggiamento pauroso, nel corso della ricerca di vicinanza operata dal figlio, il
bambino può percepirsi come salvatore onnipotente di una fda vista come
debole e indifesa.
6. E' infine possibile che il genitore dolente e "pauroso" forzi il figlio con esplicite
richieste pressanti o anche con la violenza a invertire il ruolo di attaccamento in un
ruolo di accudimento. In questi casi il bambino sentendosi inadeguato a soddisfare le
richieste di conforto avanzate dal genitore sofferente, potrà costruire una immagine di
sé carica di sentimenti di incapacità, inefficienza e colpa e una rappresentazione
del genitore che oscilla tra le attribuzioni di debolezza /infelicità e quelle di
malvagità/oppressione.
Più precisamente, questi bambini agiscono in modo controllato nei confronti della figura di
accudimento utilizzando strategie punitive o premurose. Il bambino che adotta
una strategia di controllo di tipo punitivo si comporta in modo prepotente nei
confronti del caregiver, perlopiù rifiutandolo o umiliandolo. Viceversa, i
bambini che adottano una strategia di controllo di tipo premuroso si comportano
in modo estremamente intelligente, vivace e sollecito nel tentativo di rispondere
ai bisogni del genitore con la premurosità e il sorriso (Main & Cassidy,
1988; Wartner, Grossman, Fremmer-Bombik, & Suess, 1994). Vediamo nelle slide
successive, le possibili evoluzioni delle disorganizzazione dell’attaccamento.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 07/S1
Titolo: MOIDISORGANIZZATI IN ETÀ INFANTILE E PRESCOLARE
Attività n°: 01
Prova di apprendimento:
E-PORTFOLIO
Prova di apprendimento:
attaccamento
E-portfolio
Le chiedo di riflettere ora su quanto letto e ascoltato in merito alla teoria
dell’attaccamento e di provare a rispondere, inviando le risposte su e-portfolio
ai seguenti quesiti:
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Iniziamo con la presentazione del SAT che come vi dicevo costituisce uno strumento
semi-proiettivo che permette la valutazione dei MOI in bambini e adolescenti.
Di seguito, troverete alcune importanti istruzioni di somministrazione e codifica, con
l’indicazione delle categorie di risposte «tipiche» dei bambini sicuri, insicuri e
disorganizzati
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Lo strumento prevede che il bambino osservi 2 set (una per maschi e una per femmine)
di 6 vignette che descrivono 3 situazioni di separazione definite moderate-
tranquille (M) e 3 situazioni di separazione definite severe (S).
Prima di presentare al bambino le vignette (una alla volta con relative domande),
al bambino si spiega quanto segue:
Consegna:
“Vorrei che tu mi aiutassi a capire cosa provano i bambini quando qualche volta i genitori
devono andare via e devono lasciarli per un po’ di tempo. In genere alcuni bambini si
sentono soli, altri sono comunque contenti, altri si arrabbiano, altri hanno paura. Ho qui
dei disegni in cui c’è un bambino della tua età e ora ti farò delle domande…”.
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
1) Il papà e la mamma vanno fuori per la serata e lasciano il bambino/a a casa. Qui
stanno uscendo e lo stanno salutando (S);
2) Questo è il primo giorno di scuola. Qui ci sono la maestra e i compagni. La
mamma ha appena lasciato il bambino (M);
3) Il papà e la mamma vanno via per il week-end, per due giorni, e la mamma ha
portato il bambino/a a stare dalla zia. Qui lo sta salutando (S);
4) Il bambino è andato al parco con il papà e la mamma. Qui i genitori stanno
dicendo di allontanarsi e di giocare un po’ da solo perché vogliono starsene per
conto loro a parlare (M);
5) I genitori stanno per andare via per due settimane e lasciano un bel regalo. Qui si
stanno salutando (S);
6) La mamma porta il bambino a letto, lo saluta e poi lascia la stanza (M).
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
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Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
DOMANDE: Per ciascuna vignetta, dopo che è stata presentata al bambino, si devono
proporre le seguenti 4 domande
CAMISASCA
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Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
IV. Fiducia in se stesso (Benessere). «Se la passa bene perché gli piace stare a
scuola, è contento, gli piace il regalo; sta bene». Si tratta di risposte che
enfatizzano il piacere di stare da solo e la possibilità di mettere in atto azioni
appropriate con la situazione.
Adeguate in situazioni M, meno in situazioni S, ove si ravvisa enfasi sul voler
contare solo su se stesso. S:-2; M: +2; NB: se emozione positiva grazie alla
presenza di qc altro, allora S1: -1 « sta bene perché c’è la zia, sta bene perché
c’è babysistter»
VIII Confusione. «se è così, se è colà..» «Si sente sola e non prova niente;
sta bene ed è arrabbiata» Risposte che considerano tutte le emozioni
alternative, esprimono una incapacità di anticipare una reazione chiara
alla separazione: Punteggio: -2
CAMISASCA
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Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
SECONDO STEP: Si considera ancora la risposta alla terza domanda COSA FA?
codificata anche a parte con riferimento alle modalità di coping alla separazione del
bambino.
Diverse categorie:
1. attività appropriate (B): capacità di padroneggiare la situazione (guarda tv, cerca amici, si
mette a giocare, piange ma non come abbandono alla disperazione, chiama la mamma se
in S)
2. attività di controllo (B e C), finalizzate a mantenere il contatto coi genitori, appropriate in
S, non molto appropriate in M. (chiede ai genitori di rimanere, va a cercare i genitori,
segue i genitori)
3. attività inappropriate distinte in:
3 pessimismo irrealistico: (C) (pensa che i genitori non torneranno più e azioni che implicano
una ritorsione; scappa da cosa così loro si preoccupano)
3 ottimismo irrealistico (A), Il bambino prende la macchina e va dai genitori; i genitori non se
ne vanno davvero;
3 evitamento e mancanza di azione (A) ( si mette a piangere e piangere, scappa, non fa
niente, non so; si mette a mangiare)
3 pessimismo catastrofico (D) (arriva un ladro e lo uccide, spacca tutto, si vendica e uccide i
genitori)
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
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Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
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Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Att. C: risposte emotive di ostilità, ansia, preoccupazione con modalità di coping di attività di
controllo dei genitori, mancanza di azione, pessimismo irrealistico.
Att. Co (confuso): risposte di confusione con o senza ansia incontrollabile, mancanza di azione,
evitamento della realtà
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
ISTRUZIONI DI CODIFICA
In prima battuta, attraverso la lettura attenta delle risposte alle prime 3 domande (cosa
prova? E perché pensi che provi questo? E considerando anche la risposta cosa farà per
meglio comprendere le sfacettature delle risposte emotive)
Occorre categorizzare le risposte di tipo emotivo fornite, attribuendole ad una delle
seguenti 8 classi (a loro volta comprensive di categorie emotive)
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S1
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
CAMISASCA
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S2
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
di Mary Main
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S2
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Premessa
Per valutare i modelli operativi interni di attaccamento dei genitori, Mary Main ha
messo a punto negli anni ’80 la Adult Attachment Interview (George, Kaplan e
Main, 1984-1996) un’intervista che permette di indagare in soggetti adulti «gli stati
della mente circa l’attaccamento».
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S2
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Premessa
Presentazione dell’intervista
Le farò alcune domande sulla sua storia, in particolare sulla sua infanzia nel tentativo di
comprendere e aiutarla a comprendere in che modo le cose accadute durante la sua infanzia
possono aver influenzato le sue relazioni successive e, in particolare, la relazione con suo
figlio. Le chiederò principalmente di raccontarmi della sua infanzia anche se alcune
domande si riferiranno anche agli anni successivi
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S2
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
di Mary Main
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
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Lezione n°: 08/S3
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Sulla base dell’analisi delle diverse scale, il sistema di codifica prevede che ogni
soggetto intervistato venga assegnato a una delle 5 categorie previste:
I soggetti Sicuri-Autonomi
I soggetti Distanzianti
I soggetti Distanzianti
Questi disturbi della continuità e della coerenza della memoria vista la relazione stretta tra
memoria e coscienza, indicano dunque che le capacità integratrici della coscienza non operano
nei distanzianti ai livelli ottimali dei F.
Anche nella relazione con l'intervistatore la freschezza del discorso é minore (possono apparire
frasi stereotipate, c'é meno attenzione ad accertarsi che i significati della narrazione siano
comprensibili e condivisi, c'é meno tendenza a commentare il proprio discorso); l'impressione
é di una minore "presa" della coscienza sugli eventi interni e relazionali in corso durante
l'intervista.
E' stato anche rilevato che durante l'AAI dei soggetti distanzianti nell'intervistato compaiono
segni fisiologici di tensione emotiva (accelerazione del battito cardiaco).simili a quelli
riscontrati dai bambini evitanti alla Strange Situation.
E' verosimile, dunque che, come i bambini evitanti, anche gli adulti Dism operino una sforzo
mentale per escludere dalla coscienza emozioni e desideri connessi all'attività innata del
sistema motivazionale di attaccamento.
Preoccupati
I soggetti preoccupati esprimono un coinvolgimento confuso, passivo o arrabbiato rispetto
alle figure di attaccamento, dal quale è possibile evincere la presenza di un invischiamento
nell’ambito delle relazioni familiari che continua ad agire sul loro attuale stato mentale.
Le loro interviste si caratterizzano per una continua intrusione del passato nei loro processi
mentali, all’interno di un discorso fortemente intriso di elementi affettivi, di sensazioni e di
emozioni che il soggetto sembra non riuscire ad articolare in un quadro di pensiero logico e
coerente. Nel corso dell’intervista, questi soggetti sembrano prestare un’attenzione eccessiva
verso i ricordi collegati con l’attaccamento, con una conseguente tendenza a perdere il punto
centrale della domanda o il contesto del discorso e a produrre dettagli irrilevanti. La forma
del discorso, che appare difficile da seguire, contiene numerose violazioni delle Massime di
Grice, per quanto riguarda la lunghezza delle risposte (Massima della quantità), la loro
rilevanza (Massima della relazione) e la loro chiarezza (Massima del modo/maniera.
La categoria E si articola nei tre seguenti sottopatten: E1 (“Passivi”, che presentano
un’elevata passività del discorso che rende particolarmente confusa la narrazione delle
esperienze infantili), E2 (“Arrabbiati” o “in conflitto”, che esprimono rabbia e coinvolgimento
relativamente a uno o a entrambi i genitori) ed E3 (“Coinvolti e spaventati da eventi
traumatici”, che riferiscono esperienze traumatiche e di paura collegate all’attaccamento, che
continuano a sopraffare i loro processi mentali) (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli &
Calvo, 2002).
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 08/S3
Titolo: VALUTAZIONE MODELLI OPERATIVI INTERNI
Attività n°: 01
Rientrano in questa categoria, gli individui che hanno fatto esperienza di traumi collegati alle
figure di attaccamento e che non li hanno ancora superati. Emergono durante il discorso indici
di disorganizzazione del pensiero cosciente e una assenza di meta-cognizione. Ad esempio,
parlano in modo insolitamente e improvvisamente elogiativo di una persona deceduta;
parlano di una persona perduta al presente; pongono una attenzione estrema ai dettagli un
decesso; confondono tempo e spazio; usano frasi strane (possono dire che il genitore li
possiede e li può indurre a fare cose malvagie al figlio), narrazioni di abusi sessuali o fisici con
vissuti di autocolpevolezza
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 09/S2
Titolo: VERIFICA DEI CONTENUTI APPRESI
Attività n°: 01
Esercitazione su e-portfolio:
SAT
In questa e nella prossima sessione troverà le risposte di un bambino al SAT.
Vi chiedo di leggerle con attenzione e di codificarle in modo tale da arrivare a
definire il suo modello operativo interno.
Vi chiedo, inoltre, di spiegare le ragioni della vostra valutazione alla luce delle
risposte fornite in termini di classi di emozioni e reazioni comportamentali alla
separazione. Inoltrate le vostre risposte su e-portfolio
Scheda di risposta N= 2
Set Domande Bambino Ipotetico
Separation Anxiety Test di Klagsbrun e Bowlby (1976)
Versione modificata da Attili (2001)
Soggetto numero:
Cognome e 2 Età: 6 nni Data:
nome:
I Domanda:
“Secondo te, cosa prova questo /a bambino/a?”
CATEGORIA
B1/G1 Non è contenta
B2/G2 E’ felice
B3/G3 E’ felice
B4/G4 Sta bene
B5/G5 E’ felice
B6/G6 Sta bene
II Domanda:
“Perché pensi che provi questo?”
III Domanda:
“Che cosa pensi che faccia ora, questo/a bambino/a?”
TIPO DI ATTIVITA’
B1/G1 Andrà in camera a giocare
B2/G2 Scriverà alla lavagna
B3/G3 Aiuterà la zia
B4/G4 Giocherà sull’erba
B5/G5 giocherà
B6/G6 dorme
IV Domanda:
“Secondo te, cosa farà questo bambino questo rivedrà i genitori?”
“Secondo te, cosa farà questo bambino se la madre decidesse di rimanere nella stanza?”
B6/G6 Si addormenta lo stesso
Tabella di correzione [bambino ipotetico]
Separation Anxiety Test di Klagsbrun e Bowlby (1976)
Versione modificata da Attili (2001)
ITEM
ATTACCAMENTO
CONFUSIONE
EVITAMENTO
ANGOSCIA
OSTILITA’
FIDUCIA
ANSIA
B1/G1 S
B2/G2 M
B3/G3 S
B4/G4 M
B5/G5 S
Soggetto numero:
Cognome e 2 Età: 6 nni Data:
nome:
I Domanda:
“Secondo te, cosa prova questo /a bambino/a?”
CATEGORIA
B1/G1 Non è contenta
B2/G2 E’ felice
B3/G3 E’ felice
B4/G4 Sta bene
B5/G5 E’ felice
B6/G6 Sta bene
II Domanda:
“Perché pensi che provi questo?”
III Domanda:
“Che cosa pensi che faccia ora, questo/a bambino/a?”
TIPO DI ATTIVITA’
B1/G1 Andrà in camera a giocare
B2/G2 Scriverà alla lavagna
B3/G3 Aiuterà la zia
B4/G4 Giocherà sull’erba
B5/G5 giocherà
B6/G6 dorme
IV Domanda:
“Secondo te, cosa farà questo bambino questo rivedrà i genitori?”
“Secondo te, cosa farà questo bambino se la madre decidesse di rimanere nella stanza?”
B6/G6 Si addormenta lo stesso
Tabella di correzione [bambino ipotetico]
Separation Anxiety Test di Klagsbrun e Bowlby (1976)
Versione modificata da Attili (2001)
ITEM
ATTACCAMENTO
CONFUSIONE
EVITAMENTO
ANGOSCIA
OSTILITA’
FIDUCIA
ANSIA
B1/G1 S
B2/G2 M
B3/G3 S
B4/G4 M
B5/G5 S
DEPRESSIONE POST-PARTUM
E ESITI SUL BAMBINO
Maternity/baby blues
Piccole alterazioni dell’umore che seguono il lieto
evento. Riguarda il 30-85% delle donne. Massima
intensità nel IV o V giorno dopo il parto, si risolve
BABY BLUES intorno alla X giornata (al massimo due settimane dopo il parto).
CAUSE: fluttuazioni ormonali, stress e stanchezza che derivano dalla nuova condizione
Non è previsto alcun trattamento specifico al fuori di sostegno, comprensione, empatia. In rari casi,
il maternity blues può peggiorare e favorire il passaggio a un vero e proprio disturbo depressivo.
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 10
Titolo: DEPRESSIONE POST- PARTUM
Attività n°: 1
LA DEPRESSIONE POST-PARTUM:
Aspetti emotivi che possono influire sull’autostima della donna e sulla sua capacità
di affrontare lo stress del puerperio.
Aspetti legati all’idea che la donna ha di sé. Trasformazione fisica, sensazione di non
essere una persona libera; nuova identità di madre, vissute con insicurezza…
Percezione di scarso sostegno del partner. Aver recentemente vissuto eventi
dolorosi
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 10/S1
Titolo: DEPRESSIONE POST- PARTUM E FATTORI EZIOLOGICI
Attività n°: 1
Le possibili cause…..
I fattori di rischio aumentano la probabilità che la donna sviluppi una depressione post-natale,
ma non sono necessariamente fattori causali. Una revisione sistematica degli studi distingue
i fattori di rischio in certi e probabili.
I sintomi
Si osserva una discreta variabilità nella presentazione della sintomatologia. In
ogni madre si può manifestare una diversa costellazione di sintomi. Alcune
depressioni connotate da: ansia, senso di colpa, pensieri autolesionistici; pensieri
ossessivi, rabbia, solitudine.
Pianto immotivato
Irritabilità, rabbia Scarsa energia Disturbi del Pensieri suicidari
autosvalutazione sonno Ruminazione
Ansia, scarsa
Umore depresso appetito Ossessiva Solitudine
concentrazione
Pessimismo Sfera sessuale Difficoltà a prendere decisioni
Influenzano
Pensiamo ai sintomi depressivi…. Molte caratteristiche associate alla depressione come l’ansia,
la ruminazione, e in particolare l’irritabilità sono aspetti importanti nella comprensione delle
difficoltà genitoriali delle madri depresse.
Espressioni di rabbia,
Mancanza di interesse, entusiasmo,
stress, irritabilità che energia esitano in un minor
esitano in interazioni coinvolgimento col bambino
ostili e negative
ETA’ SCOLARE
Permangono i problemi di ansia, depressione aggressività e ostilità
E’ stata inoltre trovata una associazione tra depressione materna e
disturbo dell’attenzione e della iperattività
Problematiche di apprendimento scolastico
ETA’ ADOLESCENZIALE
I figli di madri depresse sono a rischio di disturbi depressivi, abuso
di sostanze, disturbo della condotta, fobie, attacchi di panico.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11
Titolo: GRAVIDANZA E MATERNITA' IN ADOLESCENZA
Attività n°: 1
La maternità in età
adolescenziale
Il contenuto della lezione va studiato sulle slide
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11
Titolo: GRAVIDANZA E MATERNITA' IN ADOLESCENZA
Attività n°: 1
Situazioni critiche
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11
Titolo: GRAVIDANZA E MATERNITA' IN ADOLESCENZA
Attività n°: 1
Gli studi della letteratura concordano nel considerare la maternità nel periodo
adolescenziale come un fattore di rischio per lo stabilirsi di una relazione
adeguata tra madre e bambino.
Le madri adolescenti appaiono infatti ostacolate nella gestione del ruolo
genitoriale da problematiche relative al processo di costruzione della
propria identità adulta e di individuazione dalle figure genitoriali, in
particolare quella materna (Aiello e Lancaster, 2008).
L’assolvimento di tale compito evolutivo può entrare in conflitto con l’assunzione
del ruolo genitoriale e il conseguente accudimento del figlio.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11
Titolo: GRAVIDANZA E MATERNITA' IN ADOLESCENZA
Attività n°: 1
Gli intensi bisogni di cura a livello emotivo e fisico di un bambino appena nato
possono essere vissuti dalle madri adolescenti come in conflitto coi propri ,
causando già nel corso della gravidanza e nel post-partum, sentimenti di
vulnerabilità, scarsa autostima e stati di tipo depressivo.
L’assorbimento nel processo di crescita tipico dell’adolescente fa sì che le
mamme adolescenti nel corso della gravidanza abbiano poche fantasie
riguardanti il futuro bambino, rappresetandoselo in modo meno differenziato e
ricco rispetto alle madri adulte (Ammaniti et al. 2002).
E’ importante sottolineare inoltre come nel post-parto la mamma adolescente
tenda a rivolgersi alla propria madre per ottenere sostegno nell’allevamento del
bambino, trovandosi a rinsaldare di fatto quegli aspetti di dipendenza che
vorrebbe risolvere.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11
Titolo: GRAVIDANZA E MATERNITA' IN ADOLESCENZA
Attività n°: 1
Sintesi
Un compito impegnativo è quello di integrare nell’immagine di
Sé le trasformazioni somatiche e sessuale determinate dalla pubertà
Queste trasformazioni sono fonti di ansia
La maternità in età
adolescenziale: profili
psicologici
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11/S1
Titolo: Profili psicologici delle madri adolescenti
Attività n°: 1
… presentano una scarsa autostima, investono poco sulla loro vita sociale,
accademica e professionale… Spesso rimangono incinte perché perseguono la
convinzione che il bambino renderà più stabile la relazione col ragazzo, oppure
per sfuggire da un ambiente difficile e violento.
Considerano il bambino come un modo per ottenere l’autonomia, un modo per
dare significato alla loro vita, un modo per conquistare un riconoscimento
sociale…. Un desiderio di riparare agli errori dei genitori…
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 11/S1
Titolo: Profili psicologici delle madri adolescenti
Attività n°: 1
Prova di apprendimento
e-portfolio
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 11/S3
Titolo: Maternita' In Adolescenza
Attività N°: 1
Quali sono i fattori connessi con la qualità della responsività nelle madri
adolescenti?
Quali sono i principali esiti nello sviluppo dei bambini delle madri adolescenti
(qualora sia presente una prevalenza di fattori di amplificazione del rischio?)
Il contributo di
Mary Ainsworth
DI M EN SI ONE accettazione-rifiuto :
Riguarda la capacità della m adre di integrare i sentim enti positivi
e negativi vs il figlio .
DI M EN SI ONE accettazione-rifiuto :
DIMENSIONE cooperazione-interferenza:
DIMENSIONE cooperazione-interferenza:
La sensitivy vs insensitivy
Scale
(Ainsworth et al. 1971)
9. ALTAMENTE SENSIBILE
Questa mamma è totalmente in linea coi segnali del bambino e vi risponde
appropriatamente e prontamente.
7. SENSIBILE
E’ in grado di interpretare accuratamente le comunicazioni del bambino e di
rispondervi prontamente
Con minor sensibilità rispetto alle madri che ottengono i punteggi più alti. Può
essere infatti meno sintonizzata con le comunicazioni più sottili del bambino,
rispetto alle madri altamente sensibili. Può anche essere meno capace di
suddividere la propria attenzione tra il bambino e le altre necessità e, di
conseguenza, può non cogliere tutti i segnali del bambino. I segnali più chiari e
definiti del bambino, invece, non vengono mai persi o mal interpretati. E’ una
mamma che empatizza col bambino e riesce a vedere le cose dal suo punto di vista
ma proprio perché la sua percezione è meno sensibile rispetto alle madri 9, le sue
risposte non sono sempre ben appropriate e pronte. Le interazioni con il
bambino sono adeguate.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 12/S1
Titolo: LA VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 1
Attività n°: 2
3. INSENSIBILE
Questa mamma non è in grado di rispondere alle comunicazioni del bambino in
modo appropriato e tempestivo anche se in alcune occasioni mostra una certa
sensibilità nelle sue risposte e interazioni col bambino. Questa insensibilità sembra
connessa ad una incapacità di vedere le cose dal punto di vista del bambino.
E’ una mamma che spesso ha in mente ad altre cose e quindi può risultare inaccessibile ai
segnali e alle comunicazioni del bambino, oppure, può mal percepire i segnali o
interpretarli non accuratamente a causa dei suoi desideri o difese.
Ancora, può essere perfettamente consapevole di ciò che il bambino sta comunicando ma
non avere alcuna intenzione di rispondervi perché non ne ha voglia, perché ciò è
fastidioso, o perché non vuole viziare. Può ritardare nel fornire la risposta appropriata
fino al punto che questa non risulta più contingente ai segnali del bambino e quindi non
risulta più appropriata né per lo stato che per l’umore del bambino. Oppure ancora può
rispondere in modo abbastanza appropriato alle comunicazioni del bambino ma
interrompe le transizioni prima ancora che il bambino sia soddisfatto, così che le
loro interazioni risultano frammentate e incomplete o le loro risposte impazienti, frettolose.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 12/S1
Titolo: LA VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 1
Attività n°: 2
1. ALTAMENTE INSENSIBILE
Queste madri sembrano concentrate quasi esclusivamente sui propri bisogni,
desideri, stati d’animo e attività.
Analizzando diversi aspetti del materiale relativo alle visite a casa, come i
momenti di alimentazione, le interazioni faccia a faccia madre-bambino, il
pianto, il seguire la madre da parte del piccolo, l’obbedienza e il contatto
fisico, Ainsworth rileva che ciò che distingue i bambini sicuri e insicuri alla
Strange Situation (che vederemo nella prossima sessione) è la capacità
delle madri di cogliere i segnali dei figli, di interpretarli correttamente e di
rispondere in modo tempestivo (sensiitivity).
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 12/S2
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 1
Attività N°: 02
La Strange Situation
La procedura sperimentale prevede otto fasi, ciascuna della durata di circa 3 minuti:
1) Familiarizzazione con l’ambiente
2) Mamma e bambino giocano insieme nella stanza
3) Entra l’estranea e si siede
4) La mamma esce (prima separazione) e il bambino rimane con l’estranea
5) La mamma rientra (prima riunione con il bambino) e la donna estranea esce
6) La mamma esce (seconda separazione) e il bambino rimane solo nella stanza
7) Rientra la donna estranea, che sta nella stanza insieme al bambino
8) La mamma rientra (seconda riunione) e l’estranea esce
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 12/S2
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 1
Attività N°: 02
PROVA DI APPRENDIMENTO
FORUM
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 12/S3
Titolo: LA VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 1
Attività n°: 1
LA VALUTAZIONE DELLA
DISPONIBILITA’ EMOTIVA
Il contributo di Zeynep Biringen
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
Biringen, 2000
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13/S1
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
6 DIMENSIONI
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13/S1
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
GENITORE
Non
SENSIBILITA’ STRUTTURAZIONE Non OSTILITA’
INTRUSIVITA’
1-9 1-5 1-5
1-5
BAMBINO
RESPONSIVITA’ COINVOLGIMENTO
1-7 1-7
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13/S2
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
- flessibilità; creatività;
• evitare iper-controllo
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13/S2
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
PROVA DI APPRENDIMENTO
FORUM
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 13/S3
Titolo: VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI CAREGIVER-BAMBINO 2
Attività n°: 1
I genitori che adottano uno stile autoritario sono caratterizzati da una continua
ricerca di affermazione del proprio potere e da atteggiamenti distaccati
nei confronti dei figli, sollecitano raramente l’opinione del bambino,
mostrando di rado piacere e sincero interesse per i risultati da lui
ottenuti. Tendono ad essere direttivi ed esigenti, a plasmare il
comportamento del figlio, controllandolo e gestendo le sue scelte attraverso
il frequente ricorso a restrizioni e punizioni e pretendendo un’obbedienza
incondizionata. Per questi genitori assume una grande importanza il rispetto
per l’autorità, l’esercizio del potere e una rigida disciplina: credono fortemente
nella gerarchia familiare, non stimolano la discussione e pretendono che il figlio
si conformi alle loro idee e alle loro credenze, ponendo confini severi per
limitarne l’autonomia.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 14
Titolo: GLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Il basso grado di controllo può assumere diversi significati a seconda che derivi
da atteggiamenti responsivi o, al contrario, da rifiuto ed ostilità. Nel primo caso,
l’eccessiva indulgenza da parte degli adulti può derivare da una scelta
ideologica dei genitori, i quali ritengono che il figlio debba fare le proprie
esperienze senza un attivo sostegno da parte dell’adulto, o dalla loro incapacità
di esercitare un adeguato controllo su bambini particolarmente difficili. Quando
invece i genitori permissivi sono freddi, distaccati, poco empatici ed ostili, il
quadro diviene ancora più negativo. La permissività qui nasce quasi sempre dal
desiderio degli adulti di evitare problemi e di tenere a distanza il bambino, di cui
vengono accontentate tutte le richieste al solo scopo di tacitarle, evitando così
inutili seccature.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 14/S1
Titolo: GLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Infine i genitori che adottano uno stile autorevole cercano di guidare le attività e i
comportamenti del figlio, incoraggiando la comunicazione e il dialogo e
considerando fondamentali l’espressione di maturità e di indipendenza. Le richieste
che questo tipo di genitore pone sono adeguate, sempre motivate e spiegate al figlio; egli
evita, inoltre, di utilizzare punizioni e minacce, impiegando il ragionamento come strumento
per far migliorare il proprio bambino. È, quindi, un genitore che esercita la propria
autorità sul figlio, senza prevaricarne i diritti e allo stesso tempo mostrando un
adeguato calore affettivo. Questo stile combina livelli relativamente elevati sia di
sollecitudine sia di richieste di risultati. Questi genitori sostengono i loro bambini e riconoscono
le loro qualità, incoraggiandone le scelte, pur fissando dei limiti e degli standard
comportamentali. Avanzano quindi le loro richieste senza eccessiva durezza e severità; non si
considerano infallibili e, fornendo modelli adeguati d’identificazione, favoriscono la confidenza,
l’autocontrollo, l’autostima. Sostengono comportamenti socialmente competenti ed
incoraggiano i loro figli verso nuovi obiettivi, aiutandoli correttamente nel loro cammino. Essi
non ricercano la perfezione nei figli, ma li accettano e li accolgono con i loro limiti, le loro
difficoltà e le loro paure, offrendo un adeguato supporto alla loro crescita.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 14/S1
Titolo: GLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
I bambini di genitori autorevoli risultano più competenti, rispetto a quelli delle altre categorie;
tendono ad essere più fiduciosi nelle proprie possibilità, interessati ai risultati, socialmente
responsabili e competenti, dotati di auto controllo, cooperativi nei confronti degli adulti e dei
compagni. I genitori chiedono loro di impegnarsi su mete elevate, ma al tempo stesso
spiegano le ragioni del loro comportamento, favorendo la comprensione delle regole della
realtà sociale. Questi bambini sperimentano elevati livelli d’autostima, non si arrendono
facilmente di fronte alle difficoltà, ma si impegnano profondamente per raggiungere gli
obiettivi che si sono prefissati e nei quali credono. Riflettono sulle proprie azioni, sulle
conseguenze che il loro comportamento può determinare e si sentono liberi di esprimere
pensieri ed opinioni. Il successo di tale stile sta nel fatto che implica scelte flessibili a livello
del comportamento: la sua coerenza, infatti, non risiede in comportamenti che esasperano
con sistematica rigidità le reciproche posizioni di potere nella relazione, ma nella ricerca
convinta di una comunicazione che renda chiari ai figli le proprie ragioni e i propri punti di
vista nel rispetto di quelli dell’altro.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 14/S2
Titolo: GLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Hoffman individua quattro stili educativi. I primi due sono basati sulla costrizione
mentre gli altri due sono basati sulla persuasione
Hoffman individua quattro stili educativi. I primi due sono basati sulla costrizione
mentre gli altri due sono basati sulla persuasione
Tale stile educativo costrittivo si basa sul potere fisico, sulle punizioni, sulle
privazione d’oggetti materiali cari al bambino come i giocattoli, e sulle
proibizioni di svolgere attività piacevoli come uscire a giocare o incontrare i
compagni. Tali punizioni potrebbero essere definite di tipo espiatorio: i genitori
controllano il bambino attraverso la propria autorità, il potere, la forza e la superiorità
fisica. Questo stile, dei quattro descritti da Hoffman, è sicuramente quello che arreca al
bambino i maggiori svantaggi: il dialogo è completamente ignorato, i genitori non
forniscono spiegazioni e spunti di riflessione, impedendo così al bambino di
attuare strategie comportamentali alternative e ostacolando il passaggio
dall’eteronomia alla autonomia morale, condizione quest’ultima in cui
l’obbedienza ai principi non deriva più dal rispetto dell’autorità, ma dalle
aspettative e dal benessere degli altri. Il bambino educato in modo costrittivo finisce
per fondare il proprio comportamento non in conformità a regole che vive come giuste,
provenienti dal suo interno, logicamente valide, ma sulla base delle possibili punizioni che
potranno essergli inflitte. Si corre così il rischio che, in futuro, il bambino finisca per
desiderare proprio gli oggetti o a compiere le azioni proibite dall’autorità e
conseguentemente impiegare maggiore energia per resistere alle tentazioni.
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Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 14/S3
Titolo: GLI STILI EDUCATIVI
Attività N°: 01
Il contenuto della presente lezione è stato tratto dalla revisione della letteratura di
Trincas et al. (2008) Parental monitoring e comportamenti a rischio in adolescenza:
una revisione critica della letteratura, Psicologia Clinica dello Sviluppo.
La maggior parte degli studi sull’adolescenza concorda nel rilevare le difficoltà che i
genitori incontrano nel mantenere il controllo sul comportamento dell’adolescente e
nel concedergli gradualmente più libertà d’azione. Su questa base numerosi autori
hanno messo in evidenza le varie strategie educative adottate dai genitori nel far
fronte a tali difficoltà
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Le due principali strategie educative considerate in letteratura sono il sostegno e il controllo. Il sostegno si
riferisce alla sensibilità e all’adattamento genitoriale nei confronti di segnali, stati e bisogni del ragazzo,
nonché alla capacità di ascolto, di responsività emotiva e di dialogo; il controllo, invece, riguarda l’insieme
di comportamenti e strategie (regole, compiti) attraverso cui il genitore supervisiona il comportamento dei
figli. In particolare, in letteratura viene utilizzato il termine parental monitoring (monitoraggio genitoriale)
per identificare le variabili che rientrano nel concetto più generico di controllo genitoriale.
Il parental monitoring comprende 3 dimensioni:
– le attività di controllo diretto, che riguardano tutti quei comportamenti rivolti direttamente ai figli come
suggerimenti, istruzioni, regole, disciplina e punizioni;
– le modalità di conoscenza indiretta, che riguardano la ricerca di informazioni sulle attività dei figli
attraverso la semplice osservazione del comportamento dei figli, o domande rivolte ad amici o altri parenti
informati sulle attività dei figli;
– il grado di conoscenza dei genitori, che indica se i genitori hanno consapevolezza o meno rispetto alle
attività dei figli e che può essere considerato una conseguenza delle attività (dirette e indirette) di monitoring
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Un questionario che fornisce una misura completa e ben differenziata dei diversi aspetti legati al
parental monitoring è quello di Kerr e Stattin (2000) i quali hanno sviluppato un questionario
composto da quattro scale Likert a 5 punti che misurano quattro dimensioni diverse. Questi autori
fanno una precisa distinzione tra la consapevolezza genitoriale e le modalità attraverso cui i genitori
ottengono tale consapevolezza, quali la comunicazione spontanea dei figli (child disclosure), la
sollecitazione genitoriale (parental solicitation) e il controllo genitoriale (parental control). Le scale
prevedono le stesse domande sia per i ragazzi che per i genitori. Qui di seguito elenco le scale con gli
item che le compongono:
1. Consapevolezza genitoriale, 9 item: «I tuoi genitori sanno: cosa fai nel tempo libero? Sanno quali
amici frequenti? Sanno che tipo di compiti per casa devi fare? Sanno come spendi i tuoi soldi? Sanno
quando hai un compito in classe? Sanno come vai nelle diverse materie scolastiche? Sanno dove vai
quando esci con gli amici la notte? Sanno dove vai e cosa fai dopo la scuola? Nell’ultimo mese, i tuoi
genitori hanno idea di dove vai la notte?».
2. Comunicazione spontanea dei figli, 5 item: «A casa parli di come vai nelle diverse materie a
scuola? Generalmente quando torni a casa racconti com’è andata a scuola (le tue relazioni con gli
insegnanti, cosa pensi dei vari esami, ecc.)? Tieni nascosto ai tuoi genitori cosa fai durante il tempo
libero? Tieni nascosto ai tuoi genitori cosa fai durante le notti e i fine settimana? Se esci la notte,
quando torni a casa racconti ai tuoi genitori cosa hai fatto quella sera?».
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
4. Controllo genitoriale, 5 item: «Devi chiedere il permesso dei tuoi genitori per
tornare tardi le sere del fine settimana? Devi chiedere ai tuoi genitori prima di poter
decidere cosa fare con i tuoi amici il Sabato sera? Se una notte ti capita di tornare
molto tardi, i tuoi genitori ti chiedono spiegazioni su dove eri e con chi eri? I tuoi
genitori ti chiedono sempre di raccontare loro dove vai la notte, con chi sei e cosa
fai? Prima di uscire il Sabato notte, i tuoi genitori ti chiedono di dire dove stai
andando e con chi?»
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Stattin e Kerr (2000) hanno invece ipotizzato che, indipendentemente dalla sollecitazione e
dal controllo genitoriale, l’apertura al dialogo dei figli (adolescent self-disclosure) può
essere considerata come il predittore più forte del comportamento antisociale visto che i
ragazzi che tendono a parlare spontaneamente con i loro genitori sono quelli che
presentano un minore coinvolgimento in atti antisociali rispetto ai ragazzi che comunicano
meno con i genitori.
I risultati della ricerca di Hayes et al. (2004) evidenziano che gli adolescenti appartenenti a
famiglie in cui i genitori pongono regole chiare e chiedono informazioni sulle loro attività
(alto livello di monitoraggio), mostrano meno comportamenti di ribellione, una minore
ricerca di sensazioni e un minor uso di sostanze stupefacenti e di alcol.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Alcuni studi mettono in evidenza che il monitoraggio può assumere una funzione diversa
rispetto ai comportamenti a rischio a seconda della fascia d’età degli adolescenti. Tale
evidenza è stata ritrovata in uno studio di Cattelino, Calandri e Bonino (2001) in cui
vengono considerati diversi fattori, protettivi e a rischio, rispetto al coinvolgimento in
comportamenti problematici (abuso di alcol, fumo di tabacco, e uso di sostanze).
Cattelino et al. (2001) hanno rilevato che elevati livelli di controllo risultano correlati a un
basso coinvolgimento in comportamenti a rischio specialmente nella fascia d’età dei 14-
15 anni, mentre con il crescere dell’età dei giovani (18-19 anni) un alto controllo correla
con un alto livello di coinvolgimento in comportamenti problematici. Gli autori spiegano
tale risultato con l’idea che nella fascia d’età dei 18-19 anni i figli probabilmente hanno
già interiorizzato le norme genitoriali e hanno sviluppato capacità di autoregolazione del
loro comportamento, in questo caso un controllo eccessivo ostacolerebbe l’autonomia
dei figli. Quindi secondo questi autori il monitoraggio ha una funzione rilevante che varia
a seconda della fascia d’età considerata.
In generale, dai diversi studi sull’argomento, si riscontra che un elevato grado di
monitoraggio genitoriale si accompagna a un minor uso di sostanze illegali e di tabacco,
un inferiore ricorso ad attività sessuali a rischio a migliori prestazioni scolastiche e minor
numero di amici devianti.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15/S1
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Tale strumento ci permette di valutare gli stili educativi genitoriali, nei termini di stile educativo
democratico/autorevole, autoritario e permIssivo.
I genitori devono leggere gli item indicati, rispondendo su una scala a 5 punti ( da mai a sempre;
dove mai corrisponde al punteggio 1 e sempre al punteggio 5)
1 2 3 4 5
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15/S1
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
17.Spiego a mio/a figlio/a i motivi per cui le regole devono essere rispettate
20.Incoraggio mio/a figlio/a a parlare delle conseguenze delle sue azioni
27.Quando mio/a figlio/a fa qualcosa di sbagliato, parlo e ragiono con lui/lei
34.Spiego a mio/a figlio/a cosa provo sia quando si comporta bene sia quando si comporta male
38.Spiego a mio/a figlio/a le conseguenze del suo comportamento
40. Do importanza alle regole.
Descriva e commenti sul forum le caratteristiche distintive dello stile educativo autorevole
e spieghi i suoi effetti sullo sviluppo dei bambini.
Descriva e commenti sul forum le caratteristiche distintive dello stile educativo autoritario
e spieghi i suoi effetti sullo sviluppo dei bambini.
Descriva e commenti sul forum le caratteristiche distintive dello stile educativo permissivo
e spieghi i suoi effetti sullo sviluppo dei bambini.
Descriva e commenti sul forum le caratteristiche distintive dello stile educativo trascurante
e spieghi i suoi effetti sullo sviluppo dei bambini.
Corso di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione n°: 15/S3
Titolo: IL PARENTAL MONITORING E LA VALUTAZIONE DEGLI STILI EDUCATIVI
Attività n°: 1
Prova di apprendimento
forum
Spieghi quali sono a suo avviso le somiglianze e differenza tra il parental monitoring
e gli altri stili educativi
ESERCITAZIONE
Su e-portfolio
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 16
Titolo: Ripasso Ed Autoverifica
Attività N°: 1
ESERCITAZIONE su e-portfolio
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 16/S2
Titolo: Ripasso Ed Autoverifica
Attività N°: 1
La regolazione emotiva
Il contenuto di questa lezione è stato tratto
Da quanto appena descritto, risulta pertanto chiaro come la regolazione emotiva costituisca
l’insieme dei processi attraverso i quali l’individuo influenza le emozioni che prova, quando le
prova, in che modo le prova e come le esprime.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 1
Diversi autori, seppur con approcci differenti, hanno evidenziato come la relazione madre-
bambino costituisca il luogo elettivo di apprendimento dei pattern regolatori (Calkins 1994;
Fogel 1993; Sroufe 1995; Tronik
1998).
Beebe e Lachmann (2002) hanno evidenziato come il sistema diadico madre-bambino
risulti caratterizzato da due differenti processi di regolazione che si influenzano
reciprocamente: la regolazione interattiva e
l’autoregolazione.
La regolazione interattiva costituisce un processo bidirezionale nel quale i comportamenti
di un partner sono contingenti o influenzati da quelli
dell’altro.
Il processo di autoregolazione, invece, si riferisce alla capacità propria di ogni sistema
vivente di auto-organizzarsi controllando il livello di attivazione e l’espressività emozionale.
Le recenti scoperte in ambito neurobiologico supportano tali posizioni mettendo in luce
come la coregolazione, l’intersoggettività e la memoria, implicate in queste prime forme di
regolazione, traggano fondamento da un substrato organico rappresentato da un
particolare tipo di neuroni, “i neuroni specchio”.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 1
Un autore importante, Sroufe (1995), sottolinea come, nei primi mesi di vita, a partire da una
co-regolazione delle espressioni emotive e delle sequenze di azioni, guidata prevalentemente dal
caregiver, si arrivi a forme di regolazione autonoma più mature ma in ogni caso associate alla
qualità della disponibilità emotiva del caregiver. Questo processo si articola secondo Sroufe
(1995) attraverso diverse tappe evolutive.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 1
A partire dai 3-4 anni, i bambini sono capaci di regolare le espressioni emotive (in particolare
tristezza e rabbia) seguendo le regole di esibizione ma senza esserne consapevoli; non sembrano
comprendere la sostanziale discrepanza tra emozioni esperite ed emozioni esibite.
Questa consapevolezza compare solo a partire dai 4-5 anni e rappresenta per Saarni
(1999) una delle componenti fondamentali della competenza emotiva. Tali conquiste segnano
anche un importante traguardo meta cognitivo: portano alla consapevolezza dell’esistenza di un
mondo emotivo privato che non è visibile agli altri e quindi alla scoperta della possibilità di
dissimulare il proprio stato interiore. Queste scoperte, che sono contemporaneamente di tipo
cognitivo ed emotivo, consentono al bambino di percepirsi separato emotivamente dagli altri e
capace di decidere se condividere o meno le proprie emozioni ed eventualmente in quale
momento farlo.
Intorno ai 6-11 anni i bambini sono in grado di adottare le regole di esibizione in modo più
sofisticato ed intenzionale: ad esempio, sanno che le regole di esibizione hanno la funzione di
proteggere se stessi dalla rabbia o dalla derisione degli altri oltre che di proteggere gli altri da
emozioni spiacevoli.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17/S2
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 2
Abbiamo già parlato dell’importanza della qualità della relazione caregiver bambino in merito
all’insorgenza delle competenze di regolazione emotiva. In questa sessione ampliamo
ulteriormente lo «sguardo» e parliamo dei processi di socializzazione delle emozioni e della
regolazione emotiva.
A tale riguardo, Lewis e Michalson (1983) evidenziano come i bambini, attraverso i processi di
socializzazione emotiva, imparino come esprimere le proprie emozioni, quando esprimerle, come
definirle in base ad un lessico emotivo
appropriato, come classificare le emozioni degli altri, come interpretare le condotte emozionali.
E ancora, Morris e colleghi (2007) sottolineano come il contesto familiare influenzi la capacità di
regolazione emotiva del bambino attraverso tre differenti processi: A) l’osservazione del
comportamento degli altri membri della famiglia; B) le pratiche ed i comportamenti che i membri
della famiglia mettono in atto nei confronti delle emozioni; C) il clima familiare.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17/S2
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 2
Tenete presente che i differenti processi di socializzazione considerati nel modello di questi
autori focalizzano l’attenzione su alcuni meccanismi, quali il modeling, il riferimento sociale ed il
contagio emotivo, ovvero le situazioni durante le quali il bambino, osservando il comportamento
emotivo dei membri della famiglia, comprende quali emozioni sono accettate ed attese nel
proprio contesto familiare ed impara a gestirle.
Le pratiche educative ed i comportamenti dei genitori (che abbiamo già approfondito), invece,
comprendono specifici meccanismi di apprendimento quali il coaching, il controllo esercitato dai
genitori rispetto all’espressione delle emozioni negative, le reazioni alle emozioni degli altri,
l’insegnamento esplicito di strategie di regolazione emotiva e la tendenza a scegliere\evitare
particolari opportunità per fare\non fare sperimentare al bambino determinate emozioni.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17/S2
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 2
Rispetto alle reazioni dei genitori di fronte alle emozioni, è stato dimostrato che, in generale, le reazioni
parentali negative di fronte alle emozioni dei bambini (allontanarsi,
minimizzare, punire, ecc) sono associate ad uno scarso adattamento sociale dei bambini e a strategie di
regolazione emotiva poco adeguate (evitamento, espressione eccessiva di rabbia), mentre le reazioni
materne focalizzate sul problema sembrano essere in
relazione alla capacità di coping attivo da parte dei bambini.
C) il clima familiare
Il clima emotivo familiare rappresenta la qualità delle relazioni familiari e la quantità di emozioni
positive e negative espresse da ciascun membro verso gli altri. (nel corso delle lezioni torneremo a
parlare di clima emotivo familiare e vi presenterò una strumento self-report di valutazione). Gli studi,
che da tempo hanno posto l’attenzione sulla competenze di sensibilità/responsività materna ai segnali
emotivi del bambino (accettazione, supporto e attenzione), hanno evidenziando come questa risulti
correlata all’adozione di strategie di autoregolazione in bambini di 2 anni e di strategie di regolazione
attive e di ricerca di supporto in bambini di 4 e 5 anni. All’opposto, altri studi evidenziano che l’ostilità
materna sembra favorire una povertà di strategie di regolazione da parte dei bambini e a disregolazione
emotiva
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 17/S3
Titolo: La Regolazione Emotiva
Attività N°: 1
Prova di apprendimento
e.portfolio
Provi a rispondere alle seguenti domande e risponda inviando poi le sue note
su e-portfolio.
LA PROSPETTIVA DI TRONICK:
Il modello della regolazione reciproca
Parlando di regolazione delle emozioni nella diade caregiver bambino, Tronick utilizza il concetto di
“mutua regolazione”. Con tale termine, l’autore sottolinea l’influenza reciproca della
comunicazione affettiva tra caregiver e bambino.
Tronick intende sottolineare come mamma e bambino costituiscano parte di un sistema di
comunicazione affettiva, dove le reazioni e l’esperienza affettiva di un partner sono determinate
dall’espressione affettiva dell’altro e viceversa. Il modello di
Tronick sottolinea come, durante la loro interazione, mamma e bambino abbiano l’obiettivo di
instaurare uno stato di regolazione reciproca (stato di reciprocità), attraverso la regolazione
congiunta dell’interazione. I comportamenti interattivi che i due protagonisti mettono in atto sono
innanzitutto manifestazioni affettive;
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Tenete presente che negli scambi interattivi della diade caregiver-bambino, lo stato di
reciprocità, non sempre viene raggiunto. E questo può avvenire per vari motivi, ad esempio:
errata interpretazione dei segnali del partner, comportamento non corrispondente alle aspettative,
comportamento non tempestivo…
Tali stati di non corrispondenza costituiscono il 70% del tempo dell’interazione e Tronick li
considera “normali perturbazioni”, mancate corrispondenze o mismatch. Questi episodi attivano
nel bambino l’utilizzo delle proprie capacità interattive per modificare la situazione e ripristinare la
corrispondenza (ovvero per mettere in atto una “riparazione”). Durante gli stati di mancata
corrispondenza il bambino vive emozioni negative e manifesta disagio, rabbia, tristezza,
segnalando così al partner di modificare il comportamento. Nel caso di riparazione interattiva
(realizzata grazie alle manifestazioni affettive del bambino e alla collaborazione del partner) gli
affetti negativi si riducono e possono diventare positivi. In tal modo, gli stati emotivi vengono così
autoregolati attraverso l’interazione;
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Tenete presente che per Tronick, ciò che è determinante per lo sviluppo del bambino non è tanto
la presenza di reciprocità, quanto la presenza della risoluzione positiva delle mancate
corrispondenze. Infatti, le mancate corrispondenze che vengono riparate assumono una
valenza positiva, perché permettono al bambino la possibilità di sviluppare ulteriormente le
proprie capacità interattive e autoregolatorie, facendolo sentire competente nelle interazioni.
Nello schema di seguito indicato, vedremo la descrizione di Tronick relativa all’alternarsi degli
stati di reciprocità e mancate corrispondenze.
Da quanto affermato fino a qui, le apparirà chiaro come quando il bambino vive una distorsione
prolungata e significativa della reciprocità (come nel caso della depressione materna), che non
riesce a riparare, aumentano lo stress e gli affetti negativi.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Esperienze interattive
atipiche: la depressione materna simulata
Abbiamo visto nella sessione precedente che durante le esperienze interattive il bambino
collabora con l’adulto nel perseguire la reciprocità. E’ stato anche evidenziato come, di
frequente, nelle sequenze interattive possano avvenire degli errori interattivi che
vengono poi riparati.
Ma cosa accade quando il bambino vive una distorsione prolungata e significativa della
reciprocità (come nel caso della depressione materna), che non riesce a riparare gli
errori interattivi?
Per rispondere a tale domanda, Tronick ha realizzato la nota procedura dello Still Face
Paradigm, o paradigma del volto immobile. In questa procedura, alla madre viene
richiesto di assumere per alcuni minuti una postura atipica di volto immobile
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18/S1
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Questa procedura viene utilizzata con neonati di 1-4 mesi, posti di fronte alla mamma.
La procedura d’osservazione prevede tre fasi di due minuti ciascuna nel corso delle quali alla
madre viene chiesto di:
1. Di interagire con il figlio come farebbe abitualmente
2. Di mantenere un’espressione immobile (still-face)
3. Di riprendere a interagire con il figlio
Uno degli scopi principali di questa procedura è produrre una condizione controllata di stress
relazionale che permetta di verificare la capacità del bambino di adattarsi alla mancata
comunicazione materna.
Abbiamo già visto che il volto immobile nello still face paradigm riproduce, per pochi minuti, un
affetto depresso. Tronick intendeva considerarlo come una simulazione della depressione
materna, permettendo quindi di far luce su alcuni meccanismi che regolano l’interazione tra il
bambino e la mamma depressa.
Cosa accade nel bambino che osserva il volto immobile?
Si è osservato e lo potrete appura direttamente anche voi guardando il video indicato, che Il
bambino è in grado di rilevare la qualità affettiva dimostrata dalla madre e di modificare di
conseguenza e in maniera opportuna le proprie manifestazioni affettive. Quando la madre smette
di interagire con lui (volto immobile), il bambino aumenta i propri livelli di arousal e di stress e
mette inizialmente in atto delle strategie tese a recuperare il rapporto con la madre. Quando, col
passare dei minuti, si rende conto che i suoi tentativi vanno a vuoto, va in uno stato di estrema
frustrazione e disagio. Il bambino spesso mette in atto dei meccanismi per evitare lo stato di
frustrazione e dolore.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18/S1
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Vediamo nel dettaglio le sei strategie di coping del bambino, individuate da Gianino (1982):
segnalazione (che può essere attuata con un tono affettivo positivo, neutro o negativo) aventi l’obiettivo di
restare coinvolto socialmente;
•attenzione rivolta altrove (concentra l’attenzione su un oggetto oppure su una parte del proprio corpo),
•autoconsolazione (orale, intreccia le dita, dondolamento),
•ritiro (motorio o percettivo),
•fuga (si inarca all’indietro, si allontana),
•allontanamento dello sguardo (non mantiene l’attenzione sull’altro).
Come è facile intuire, ad eccezione della segnalazione, le altre strategie non mantengono più l’obiettivo di
essere coinvolti socialmente; in particolare, le ultime quattro segnalano una rinuncia ad essere coinvolti per
mantenere una regolazione emotiva interna. Pertanto, so può notare come l’autoregolazione e la
regolazione interattiva siano due aspetti di un unico processo di regolazione.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18/S1
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Riassumendo:
allo Still face PARADIGM, i bambini, inizialmente intensificano l’attività comunicativa, accentuando
vocalizzazioni, sguardi, movimenti delle braccia. Poi se il viso continua a rimanere immobile, essi
disturbati e infastiditi protestano, distolgono lo sguardo dalla madre per periodi sempre più lunghi
fino ad allontanarsi completamente, orientando volto e corpo di lato, voltando le spalle alla madre
ed alcuni bambini diventano soggetti ad intensa angoscia.
Compaiono forme di autoregolazione volte a ottenere autoconforto, autoconsolazione (mani in
bocca, dondolio..) che, se utilizzate in modo persistente, possono intaccare la sua capacità di
regolazione emotiva, trasformandosi in vere e proprie condotte difensive.
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18/S2
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
ESERCITAZIONE forum
Vi chiedo di visionare attentamente il video al link di seguito indicato, focalizzando
l’attenzione sulla prima fase dello still face, prima del volto immobile.
Rispondete sul forum alle seguenti domande:
Avete notato degli stati di sincronia interattiva? Quando?
Avete notato qualche errore interattivo? Quando?
Avete notato delle riparazioni? Quando?
https://www.youtube.com/watch?v=apzXGEbZht0
Corso Di Laurea: Scienze E Tecniche Psicologiche (D.M. 270/04)
Insegnamento: Psicologia Dello Sviluppo Tipico E Atipico
Lezione N°: 18/S3
Titolo: Il Contributo Di Tronick
Attività N°: 1
Prova di apprendimento
forum
Sulla base di quanto studiato provi a visionare i video ai seguente link e discuta sul
forum le distinte strategie di coping messe in atto dai bambini durante la fase di still.
https://www.youtube.com/watch?v=6czxW4R9w2g
https://www.youtube.com/watch?v=apzXGEbZht0
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 19
Titolo: STILL FACE E IMPLICAZIONI CLINICHE
Attività N°: 01
Cosa succede quando la madre torna a relazionarsi col bambino, dopo il volto
immobile?
Tronick & collaboratori mostrano le analisi effettuate sul comportamento dei bambini non
solo quando il volto della madre si immobilizza, ma anche quando la madre riprende
normalmente l’interazione al termine dell’esperimento.
Secondo gli autori, in questo momento, definito di ricongiungimento, il bambino si
trova ad affrontare un compito affettivamente complesso, perché da un lato deve
affrontare la ripresa del comportamento materno (evento positivo), dall’altro lato deve far
fronte agli strascichi delle emozioni negative sorte durante il volto immobile.
Per tale ragione, gli autori evidenziano come il bambino manifesti una reazione affettiva
mista (rabbia, tristezza e gioia insieme). E’ proprio durante questa fase di
ricongiungimento che si può osservare, secondo Tronick, il processo diadico di
regolazione (ovvero la riparazione interattiva).
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 19
Titolo: STILL FACE E IMPLICAZIONI CLINICHE
Attività N°: 01
Ecco qui di seguito indicati i comportamenti e gli indicatori fisiologici «tipici» messi
comunemente in atto dai bambini durante la terza fase dello Still Face
Secondo Tronick, figli di madri depresse fanno meno esperienze di riparazione interattiva e
possono pertanto trovarsi esposti a una situazione di stress cronico. Questi bambini
sviluppano dei pattern di coping di tipo auto-regolatorio che, come abbiamo visto,
comprende il distogliere lo sguardo durante le interazioni e un più frequente ricorso a
comportamenti auto-consolatori per ridurre lo stress. Il costo di queste strategie è evidente
per la maggiore incidenza di sentimenti negativi e per il minor coinvolgimento con
l’ambiente inanimato. L’umore negativo e il disinteresse manifestato da questi bambini
compromettono le interazioni con gli altri e il loro sviluppo cognitivo, con la conseguenza di
una compromissione dello sviluppo e della loro possibilità di resilienza. La capacità di coping
dei bambini è, dunque, influenzata da situazioni di stress costante o temporaneo nelle
interazioni con le madri depresse e dalla mancata possibilità di riparazione. Questa
incapacità di autoregolarsi continua nel tempo e compromette l’esperienza della riparazione
con l’effetto di comportamenti e di attività di coping sempre più inefficaci e disorganizzati
nel corso dello sviluppo.
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 19/S1
Titolo: STILL FACE E IMPLICAZIONI CLINICHE
Attività N°: 01
Durante lo Still Face, nella prima fase (interazione faccia a faccia) c’è una minore
condivisione di stati emotivi positivi e vengono espressi più sentimenti neutri e
comportamenti di ritiro sociale.
Nella seconda fase i figli delle madre depresse mettono in atto un numero minore di
tentativi di recuperare l’interazione con il proprio genitore; rispetto ai figli delle madre non
depresse, tendono ad isolarsi, impegnandosi maggiormente nell’autoconsolazione.
In sintesi, le dinamiche interattive delle diadi madre depressa bambino, sono spesso
caratterizzate da:
fallimenti nel processo di mutua regolazione
- Frequente sperimentazione per il bambino sperimenta di emozioni negative
- Accentuazione patologica dei comportamenti di autoregolazione
In questa sessione di studio approfondiremo i risultati degli studi che hanno cercato di
rilevare, attraverso un’analisi di tipo micro-analitico, la presenza di correlazioni tra indici
comportamentali (ad es. sguardo, espressione del volto, orientamento e comportamenti
consolatori auto o etero diretti) osservati nell’interazione face-to-face a quattro mesi e il
pattern di attaccamento nella Strange Situation (Ainsworth et al., 1978) a dodici mesi.
Koulomzin, Beebe, Anderson, Jaffe, Feldstein e Crown (2002) hanno rilevato che i
bambini con attaccamento sicuro a dodici mesi nella SSP, osservati nell’interazione
face-to-face con la madre a quattro mesi, presentano i seguenti comportamenti:
la guardano di più, possiedono diverse modalità di segnalare il proprio stato, esprimono
per meno tempo affettività neutra, riescono a sostenere lo sguardo della madre con
espressione neutra per un tempo abbastanza prolungato, riescono a restare in interazione
e a mantenere un contatto oculare sia ricorrendo a comportamenti stabili autoregolatori
etero-diretti sia in assenza di strategie di autoregolazione.
Similmente, Beebe et al. (2010) hanno riscontrato che bambini con attaccamento sicuro
rilevato ad un anno, nell’interazione face-to-face a quattro mesi con la madre presentano
un livello intermedio di contingenza nello scambio interattivo caratterizzato da
alcuni comportamenti tra cui: mantenimento dell’attenzione e del contatto, vocalizzi e
ricerca del coinvolgimento e dell’attenzione del caregiver. Contrariamente, l’interazione tra
la madre e il bambino con attaccamento insicuro-evitante o insicuro ambivalente, a quattro
mesi, è risultata caratterizzata rispettivamente da elevati o bassi livelli di contingenza,
difficoltà nel mantenimento del contatto oculare, strategie di coping di approccio-ritiro e
assenza di comportamenti di ricerca dell’attenzione del caregiver.
Prova di apprendimento
forum
Provi a discutere sul forum gli aspetti di queste ultime lezioni che le sono risultati più utili
e chiari per comprendere gli effetti della depressione materna sulla qualità delle relazioni
di cura e sullo psicologico dei figli.
Corso Di Laurea: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (D.M. 270/04)
Insegnamento: PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO TIPICO E ATIPICO
Lezione N°: 20
Titolo: REGOLAZIONE EMOTIVA, STRATEGIE DI COPING E ATTACCAMENTO
Attività N°: 01
Ente di afferenza:
Università degli studi di Trento (unitn)
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R I C E R C H E
L’attaccamento modera
le reazioni dei bambini
esposti al conflitto
genitoriale? Verifica
di un modello integrato
Elena Camisaca (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
Sarah Miragoli (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
Paola Di Blasio (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
1. Introduzione
480
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
481
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
1.1. Obiettivi e ipotesi
482
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
studi che abbiano finora analizzato il ruolo dei diversi MOI di tipo insicuro
nella relazione tra conflitto e adattamento, possono essere interessanti
alcuni spunti della letteratura (Cassidy e Kobak, 1988; Cassidy, 1994)
per ipotizzare che, nel caso dei bambini ansioso-ambivalenti, il conflitto
incida negativamente attraverso l’esasperazione della reattività emotiva e
delle percezioni di minaccia e autobiasimo, mentre, nel caso dei bambini
evitanti, orienti verso l’utilizzo di modalità difensive e anestetizzanti, che
impediscono di attivare e di elaborare le percezioni e le reazioni emotive
connesse al conflitto.
2. Metodologia
2.1. Partecipanti
2.2. Procedura
I partecipanti alla ricerca sono stati reclutati presso tre scuole ele-
mentari pubbliche di Milano e provincia (Parabiago). Le scuole sono state
reperite attraverso una procedura standard, che comprendeva un incon-
tro introduttivo esplicativo del progetto di ricerca con i dirigenti scola-
stici e le insegnanti delle classi elementari e una descrizione scritta de-
gli obiettivi e della procedura dello studio rivolta ai genitori delle classi
coinvolte. Tutti i genitori, che hanno aderito alla ricerca, hanno firmato i
483
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
2.3. Strumenti
Conflitto genitoriale
484
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
Reattività emotiva
485
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
2.4. Strategia di analisi
486
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
3. Risultati
3.1. Dati descrittivi
487
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
488
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
Tab. 2. Analisi correlazionali per bambini con stile di attaccamento sicuro (n = 87)
1 2 3 4 5 6
1. Conflitto –
2. Minaccia percepita .46** –
3. Autobiasimo .32** .38** –
4. Reattività .34** .74** .30** –
5. Internalizzazione –.05 .01 .10 –.01 –
6. Esternalizzazione .12 .08 .02 .10 .58** –
* p < .01; ** p < .05.
Attaccamento sicuro
Attaccamento evitante
489
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
Tab. 3. Analisi correlazionali per bambini con stile di attaccamento evitante (n = 34)
1 2 3 4 5 6
1. Conflitto –
2. Minaccia percepita .16 –
3. Autobiasimo .30 .59** –
4. Reattività .24 .55** .61** –
5. Internalizzazione .33 .24 .10 .06 –
6. Esternalizzazione .13 –.01 .17 .10 .50** –
* p < .01; ** p < .05.
Tab. 4. Analisi correlazionali per i bambini con stile di attaccamento ansioso-ambivalente (n = 48)
1 2 3 4 5 6
1. Conflitto –
2. Minaccia percepita .29* –
3. Autobiasimo .36* .12 –
4. Reattività .37* .66** .26 –
5. Internalizzazione .29* .36* .05 .19 –
6. Esternalizzazione .29* .26 .13 .40** .54** –
* p < .01; ** p < .05.
Attaccamento ansioso-ambivalente
490
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
491
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
In altri termini, i risultati indicano che, nel caso dei bambini ansioso-
ambivalenti (fig. 1), il conflitto genitoriale incide sul loro adattamento psi-
cologico, attraverso l’effetto di mediazione della percezione di minaccia
e della reattività emotiva. In particolare, la percezione che il conflitto sia
minaccioso per il proprio benessere e per quello della famiglia determina
l’insorgenza di comportamenti ansioso/depressivi, mentre l’elevata reat-
tività emotiva, conseguente al conflitto, rende questi bambini maggior-
mente vulnerabili all’insorgenza di comportamenti aggressivi.
4. Discussione
492
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
493
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
494
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
5. Limiti
Alcuni limiti della ricerca vanno sottolineati sia per permettere una mi-
gliore interpretazione dei risultati sia ai fini di un eventuale prosieguo futuro.
Un limite già evidenziato riguarda la scarsa numerosità di bambini con at-
taccamento ansioso-ambivalente ed evitante che impedisce una reale ge-
neralizzazione dei risultati. Più specificatamente, appare opportuno consi-
derare con cautela i risultati relativi ai bambini evitanti, poiché si discostano
da quelli della letteratura (Shaver e Hazan, 1993; Mikulincer e Shaver,
2003) per l’assenza di problemi di adattamento, sebbene in un quadro ca-
ratterizzato da inibizioni e strategie di minimizzazione del conflitto.
Un ulteriore limite risiede nella natura trasversale della ricerca, che non
consente l’analisi dell’associazione temporale tra le variabili considerate,
per individuarne le eventuali relazioni causali ed influenze bidirezionali.
Inoltre, in linea con la maggior parte degli studi condotti sui media-
tori cognitivi ed emotivi della relazione tra conflitto genitoriale e adatta-
mento dei figli, il nostro lavoro si è avvalso di un campione normativo,
che presenta livelli bassi versus moderati di conflittualità. Prendendo a
riferimento le indicazioni di Fosco e Grych (2008), possiamo sostenere
che, sebbene esistano evidenze empiriche che segnalano come i pro-
cessi di elaborazione cognitiva ed emotiva della situazione conflittuale
funzionino in modo sostanzialmente simile anche in soggetti esposti ad
alti livelli di conflitto o addirittura di violenza domestica, è plausibile ipo-
tizzare che la forza delle associazioni tra le variabili possa differire in
gruppi clinici caratterizzati da gravi livelli di conflittualità. Ad esempio, è
possibile ipotizzare che, in famiglie violente, il livello di pericolo per la
propria incolumità e quella dei familiari sia decisamente più elevato e, di
conseguenza, che i bambini esposti a tali situazioni percepiscano livelli
decisamente più elevati di minaccia. Sarebbe pertanto rilevante affiancare
al gruppo normativo un gruppo di confronto, caratterizzato da gravi situa-
zioni di conflitto per poter meglio comprendere se in diversi contesti di
sviluppo si ravvisino gli stessi effetti diretti o indiretti del conflitto sull’a-
dattamento dei figli.
Inoltre, lo studio non considera il ruolo esercitato dal genere dei
bambini nelle associazioni investigate. In letteratura è stato evidenziato
che gli studi che hanno esplorato il ruolo di tale variabile sono giunti a
risultati complessi e incoerenti (Baviskar, 2010; Davies e Lindsay, 2001,
2004). Infatti, alcuni mettono in evidenza un’assenza di differenze di ge-
495
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
6. Implicazioni cliniche
496
L’attaccamento modera le reazioni dei bambini esposti al conflitto genitoriale?
tenzione sulle modalità con cui essi cercano di far fronte alla situazione
stressogena, tenendo in considerazione l’effetto che i diversi MOI eser-
citano sulla scelta delle strategie di auto e etero-regolazione. In base ai
nostri dati, individuare ed intervenire precocemente sulle strategie di-
sadattive (di iperattivazione e disattivazione) sembra costituire una via
da privilegiarsi. A questo proposito, potrebbe essere rilevante agire sia
sul rimuginio delle cognizioni e sugli elevati livelli di attivazione e disre-
golazione emotiva (tipiche degli ansioso-ambivalenti) sia sull’inibizione
e sulla repressione delle percezioni e delle emozioni negative (tipiche
degli evitanti), che, sebbene possano risultare efficaci nell’aiutare nel
breve periodo, sembrano disfunzionali e fallimentari a lungo termine.
In conclusione, a nostro avviso, l’intervento clinico in situazioni di
conflitto familiare, oltre a focalizzarsi sugli adulti e sulle loro proble-
matiche di coppia, dovrebbe sempre orientarsi alla comprensione delle
dinamiche psicologiche del bambino, prendendo in considerazione le
cognizioni e le emozioni inestricabilmente connesse e dinamicamente at-
tive nell’elaborazione dell’informazione.
7. Riferimenti bibliografici
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499
E. Camisaca, S. Miragoli, P. Di Blasio
Does attachment moderate the reactions of children exposed to marital conflict? Evi-
dence for an integrated model
Summary. The literature has shown that the marital conflict has a negative impact on child
adjustment (internalizing and externalizing behaviors). It was also well established that the chil-
dren’s appraisal of threat and self blame (Cognitive-Contextual Framework) and their emotional re-
activity (Emotional Security Hypothesis) mediate the relationship between marital conflict and child
adjustment. The present study aims to explore whether and how the different children’s Internal
Working Models (IWM) of attachment moderate these associations. 169 schoolaged children (87
secure, 48 anxious-ambivalent and 34 avoidant) and their parents participated to the study. A set
of measures (RCTS, CPIC, SIS, CBCL, SAT) were administered to children and their parents. The
results show the different effect played by marital conflict on perceptions, emotional reactions and
internalizing and externalizing behaviors by considering the IWM secure, anxious-ambivalent and
avoidant. Clinical implications and interventions are discussed.
500
Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
Nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale l’attenzione al rapporto tra rappresentazioni mentali
dell’attaccamento, strategie di coping e coping efficacy costituisce un tema poco indagato in letteratura. Il presente
studio esplora se e come i diversi Modelli Operativi Interni (MOI) dell’attaccamento dei bambini modulino la
relazione tra distress percepito in occasione del conflitto genitoriale, strategie di coping e coping efficacy. I
partecipanti sono 182 bambini (87 sicuri, 46 ansioso-ambivalenti e 49 evitanti) di età scolare ed i loro genitori, a cui
sono stati somministrati una serie di strumenti (RCTS, CPIC, SIS, CCSC-R1 e SAT). I risultati mostrano l’influenza
dei MOI sull’utilizzo delle diverse strategie di coping e sul loro impatto sulla coping efficacy.
Parole chiave: conflitto genitoriale, strategie di coping, attaccamento, coping efficacy, bambini
Coping strategies and coping efficacy in children exposed to marital conflict: the role of attachment
In the literature on marital conflict little attention has been paid regarding the relationship among children’s
attachment, coping strategies, and coping efficacy. The present study aims to explore whether and how the different
children’s Internal Working Models (IWM) of attachment moderate the associations among children’s perceived
distress during the conflict, coping strategies, and coping efficacy. 182 schoolaged children (87 secure, 46 anxious-
ambivalent and 49 avoidant) and their parents participated to the study. A set of measures (RCTS, CPIC, SIS,
CCSC-R1, SAT) were administered to children and their parents. The results show the influence of MOI on the use
of different coping strategies and on their effects on coping efficacy.
Keywords: marital conflict, coping strategies, attachment, coping efficacy, children
1. Introduzione
Il presente lavoro si inserisce nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale e focalizza
l’attenzione sul rapporto tra le rappresentazioni mentali dell’attaccamento, le strategie di coping
messe in atto dai bambini al fine di affrontare lo stress derivante dal conflitto e l’impatto che tali
strategie esercitano sulla percezione soggettiva di coping efficacy. Più specificatamente intende
verificare se la sicurezza dell’attaccamento sia in grado di influenzare sia le strategie di coping
sia il loro effetto sulla coping efficacy.
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
ISSN xxxxxxxx
© 2014 Scione Editore
Camisasca, Miragoli e Di Blasio
L’interesse per questo tema nasce dalle evidenze della ricerca psicologica che, sebbene
abbia chiarito il ruolo distinto delle strategie di coping, della coping efficacy e dell’attaccamento
nel rendere il conflitto tra i genitori un evento potenzialmente dannoso per l’adattamento dei
figli, non ha, tuttavia, esplorato quali connessioni esistano tra tali dimensioni né a quali
condizioni esse possano svolgere una funzione protettiva. Sappiamo come la capacità di coping
nell’affrontare difficoltà e situazioni stressanti costituisca, nel corso dello sviluppo,
un’importante acquisizione che ha ripercussioni sull’adattamento psicologico (Clarke, 2006;
Compas, Connor-Smith, Saltzman, Thomsen, & Wadsworth, 2001; Jaser, Champion, Reeslund,
Keller, Merchant, Benson, & Compas, 2007; Skinner, Edge, Altman, & Sherwood, 2003). Le
modalità di reazione allo stress implicano la messa in atto di processi psicologici complessi che
permettono ai bambini di regolare le proprie emozioni, elaborare pensieri costruttivi, controllare
l’arousal, direzionare il proprio comportamento e agire direttamente sull’ambiente, alterando o
riducendo le fonti originarie di stress (Compas et al., 2001). Accanto al coping anche il costrutto
di coping efficacy, definito nei termini di valutazione soggettiva circa la possibilità di affrontare
con successo le richieste e l’attivazione emotiva conseguenti ad una situazione stressogena
(Sandler, Tein, Mehta, Wolchik, & Ayers, 2000), è stato da tempo individuato come fattore
protettivo cruciale nell’adattamento piscologico. La coping efficacy, infatti, produce una
significativa diminuzione nelle risposte negative di tipo fisiologico, emotivo e comportamentale
allo stress (Bandura, 1997; Heppener & Lee, 2002; Maddux, 1995; Thompson, 1981),
garantendo sia un rassicurante senso di prevedibilità circa la possibilità di poter risolvere o
modificare i problemi sia di potersi adattare alla situazione stressogena (Bandura, 1997;
Thompson, 1981; Heckhausen & Schulz, 1995; Skinner, 1995).
Nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale, le strategie di coping e la coping efficacy
sono componenti significative dei due principali modelli teorici, quello della Sicurezza Emotiva
e quello Cognitivo Contestuale, che hanno descritto le condizioni a causa delle quali il conflitto
diviene dannoso per i figli (si vedano le rassegne di Malagoli Togliatti & Lubrano Lavadera,
2009; Zaccagnini & Zavattini, 2005; Zimet & Jacob, 2001). Questi modelli sottolineano come,
in caso di conflitto genitoriale, le interpretazioni e le reazioni dei bambini influenzino il loro
benessere psicologico, in modo addirittura più rilevante rispetto al confitto stesso. Più in
particolare, il modello della Sicurezza Emotiva (Davies & Cummings, 1994, 1998) afferma
come il bambino, quando percepisce l’incertezza del legame tra i suoi genitori: a) sperimenta un
elevato distress, b) si costruisce rappresentazioni interne della famiglia particolarmente negative
e distruttive, c) mette in atto tentativi cronici disfunzionali di ipercoinvolgimento o evitamento
del conflitto, che lo rendono emotivamente insicuro e, quindi, vulnerabile all’insorgenza di
problemi psicologici. In questo modello, l’insicurezza emotiva non corrisponde all’analogo
costrutto della teoria dell’attaccamento, perché deriva direttamente dalle percezioni e dalla
rappresentazione della relazione di coppia, che il bambino si costruisce nel tempo. I risultati
empirici delle ricerche basate su tale modello teorico hanno evidenziato come la presenza di
problemi psicologici di tipo ansioso e depressivo possa dipendere sia dal coinvolgimento
cronico nel conflitto genitoriale (Davies & Cummings, 1998; Harold, Shelton, Goeke-Morey &
Cummings, 2004; Jenkins, Smith & Graham, 1989; O’Brien, Margolin, John, & Krueger, 1991)
sia dall’adozione di strategie di evitamento (Davies, Forman, Rasi & Stevens, 2002; Nicoletti,
El-Sheikh & Whitson, 2003; O’Brien et al., 1991; Wadsworth, Raviv, Compas & Connor-
Smith, 2005). Al contrario, strategie di coping attivo o di distrazione (Sandler, Tein, & West,
1994; Nicoletti et al., 2003; De Carlo Santiago & Wadsworth, 2009) e di ricerca di supporto
(Nicoletti et al., 2003; Wadsworth & Compas, 2002) sembrano svolgere un ruolo protettivo.
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
L’importanza della coping efficacy è stata invece introdotta nel modello Cognitivo
Contestuale (Grych & Fincham 1990), che evidenzia l’importanza dei tentativi messi in atto dai
bambini per comprendere la situazione conflittuale e per affrontarla con successo. Gli Autori
sostengono che i bambini esposti al conflitto cerchino di comprendere cosa stia accadendo
attraverso due processi sequenziali di elaborazione primaria e secondaria. Con il primo processo
il bambino valuta la situazione conflittuale in termini di negatività, pericolo e rilevanza per il
proprio benessere e per quello della famiglia; con il secondo processo egli cerca di comprendere
i motivi che stanno alla base del conflitto, chi ne è il principale responsabile e le proprie
possibilità di affrontarlo con successo. I bambini che valutano il conflitto come pericoloso per il
proprio benessere e per il funzionamento della famiglia (minaccia percepita), che nutrono la
convinzione di essere la causa del conflitto (autobiasimo) e che ritengono di non essere in grado
di rispondervi in modo efficace (scarsa coping efficacy) sono maggiormente a rischio di esiti
disadattavi. I diversi studi, che negli anni hanno empiricamente testato le implicazioni del
modello Cognitivo Contestuale, hanno concentrato l’attenzione sui fattori di disadattamento
evolutivo, quali la minaccia percepita insita nel conflitto e l’autobiasimo (Atkinson, Dadds,
Chipuer, & Dawe, 2009; Buehler, Lange, & Franck, 2007; Dadds, Atkinson, Turner, Blums, &
Lendich, 1999; Fosco, & Grych, 2008; Grych, Fincham, Jouriles, & McDonald, 2000; Grych,
Harold, & Miles, 2003; Kim, Jackson, Conrad, & Hunter, 2008; Rhoades, 2008; Siffert,
Schwarz, & Stutz, 2012), sottovalutando il ruolo della coping efficacy e del suo potenziale
protettivo. Eppure, alcuni primi studi sulla coping efficacy (Covell & Miles, 1992; Cumming,
Davies, & Simpson, 1994; Grych & Fincham 1993; Sandler et al., 2000) ne avevano dimostrato
la rilevanza nel favorire l’adattamento positivo in situazioni conflittuali. In particolare, Sandler e
colleghi (2000), in una articolata ricerca volta a verificare se tra le strategie di coping e la
coping efficacy esista una relazione bidirezionale esplicativa dell’adattamento dei bambini,
hanno concluso che le strategie di coping predicono la coping efficacy, che, a sua volta, media
l’adattamento psicologico dei figli. Nello specifico, hanno dimostrato come il coping attivo
favorisca una maggior coping efficacy, che a sua volta contrasta l’insorgenza di problematiche
di internalizzazione; mentre il coping di evitamento riduce la coping efficacy, che risulta così
connessa a problematiche sia di internalizzazione sia di esternalizzazione. Lo studio di Sandler e
colleghi (2000), sottovalutato dalla letteratura sul conflitto, ci sembra particolarmente
importante per diverse ragioni: in primo luogo, esso assegna alla coping efficacy il ruolo di
mediatore nel contrastare esiti disadattivi, coerentemente con gli orientamenti attuali della
letteratura che mirano a valorizzare il peso dei fattori protettivi nello sviluppo; inoltre, il
costrutto di coping efficacy, inteso come percezione soggettiva di efficacia nel far fronte allo
stress, implica il riferimento ad una dimensione interna di sicurezza personale, che potrebbe
essere connessa alla qualità del legame affettivo di attaccamento dei bambini.
A questo proposito, la relazione tra attaccamento e percezione del conflitto, già chiarita in
alcuni studi (Camisasca, Miragoli, & Di Blasio, 2013; El-Sheikh & Elmore-Staton, 2004;
Lindsey, Yvonne, & Tankersley, 2009), individua nell’attaccamento sicuro un fattore protettivo
in grado di garantire un migliore adattamento psicosociale nei bambini esposti al conflitto.
Alcuni studi empirici hanno dimostrato che i soggetti sicuri, non solo attuano strategie di coping
efficaci, tra cui particolarmente rilevante la ricerca del supporto interpersonale (Armsden &
Greenberg, 1987; Baker, 2006; Howard & Medway, 2004; Seiffge-Krenke, 2006; Shulman,
1993; Simpson, Rholes, & Nelligan, 1992; Steward, Jo, Murray, Fitzgerald, Neil, Fear, et al.,
1998), ma soprattutto nutrono una più consistente percezione di coping efficacy (Wei, Heppner,
& Mallinckrodt, 2003).
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In sintesi, stimolati sia dai dati sull’importanza dell’attaccamento (Baker, 2006; Howard &
Medway, 2004; Simpson et al., 1992; Simpson & Rholes, 1994; Torquati & Vazsonyi, 1999;
Vetere & Myers, 2002) sia dai risultati sull’associazione tra strategie di coping e coping efficacy
(Sandler et al., 2000), ci siamo domandate quale relazione esista tra tali dimensioni in situazioni
di conflitto e, in particolare, se l’attaccamento possa essere un fattore cruciale nel modulare
l’utilizzo delle diverse strategie di coping e il loro impatto sulla coping efficacy. L’obiettivo
generale di questo studio è, dunque, quello di analizzare il ruolo dei diversi Modelli Operativi
Interni (MOI) dell’attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) quali elementi
esplicativi sia dell’utilizzo delle strategie di coping, conseguenti al distress percepito da bambini
in occasione del conflitto tra i genitori, sia del loro effetto sulla coping efficacy.
2. Metodo
Più specificatamente questo studio si propone di esplorare se i diversi MOI di tipo sicuro,
evitante e ansioso-ambivalente siano in grado di moderare la natura delle connessioni tra
distress percepito dai bambini a causa del conflitto tra i genitori (predittore), strategie di coping
(coping attivo, coping distrazione, coping di evitamento e coping di ricerca del supporto;
mediatori) e coping efficacy (outcome). In linea con le indicazioni della letteratura sopracitata,
ipotizziamo che i bambini sicuri utilizzino prevalentemente strategie di ricerca del supporto e
che tale utilizzo possa garantire loro una maggior sensazione di coping efficacy. Diversamente,
ci aspettiamo che i bambini insicuri, sia ansioso-ambivalenti sia evitanti, utilizzino
prevalentemente strategie di distrazione e di evitamento, e che gli ansioso-ambivalenti, a
differenza degli evitanti, possano mettere in atto strategie di ricerca di supporto, senza tuttavia
trarne un senso di efficacia.
2.2 Partecipanti
A partire da un gruppo iniziale composto da 200 bambini (53% femmine), con età
compresa tra 8 e 11 anni (M = 9.0, DS = 1.1), e dai loro genitori, sono stati selezionati 182
bambini e genitori suddivisi in due gruppi pareggiati per età e non differenti significativamente
rispetto al genere (2(1) = .95, p = .37). Un gruppo di bambini (n = 87) con attaccamento sicuro
(45% maschi, età: M = 9.1, DS = 1.0) e i loro genitori (età md: M = 40.9, DS = 4.3; età pd: M =
43.1, DS = 4.4) e un gruppo (n = 95) con attaccamento insicuro (50,5% maschi, età: M = 9,1, DS
= 1.2) e i loro genitori (età md: M = 40.8, DS = 4.1; età pd: M = 42.5, DS = 4.6), di cui 46
bambini con attaccamento ansioso-ambivalente e 49 con attaccamento evitante. Tutti i bambini
appartengono a famiglie normocostituite, con una durata media del matrimonio pari a 14 anni
(DS = 4.2). Lo status socio-culturale familiare, rilevato attraverso la professione e il titolo di
studio dei due genitori, indica che il 55% delle famiglie ha uno status socio-culturale medio, il
16% alto e il 29% basso.
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
2.3 Procedura
I partecipanti alla ricerca sono stati reclutati presso tre scuole elementari pubbliche di
Milano e provincia (Parabiago e Lissone). In un incontro introduttivo esplicativo il progetto di
ricerca è stato presentato ai rispettivi dirigenti e al corpo insegnante, fornendo una descrizione
scritta degli obiettivi e della procedura dello studio rivolta ai genitori delle classi elementari
coinvolte. Tutti i genitori, che hanno aderito alla ricerca, hanno firmato i moduli di consenso,
che descrivevano il progetto di ricerca, il carattere volontario della partecipazione e la
riservatezza dei dati raccolti.
Gli strumenti per i genitori sono stati consegnati in una busta chiusa ed anonima, con la
richiesta che venissero compilati presso il proprio domicilio. La somministrazione degli
strumenti ai bambini è invece avvenuta a scuola, in un luogo che potesse garantire tranquillità e
riservatezza.
2.4 Strumenti
Conflitto genitoriale
Distress
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Strategie di coping
Coping efficacy
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
Grych et al., 1992). Nello specifico, la scala Coping efficacy ( = .69), composta da 6 item (su
scala a 3 livelli: 0 = falso, 1 = in parte vero, 2 = vero), misura il livello secondo il quale i
bambini ritengono di essere in grado di affrontare con successo le richieste e l’attivazione
emotiva conseguenti al conflitto tra i genitori. Esempi di item: “Quando i miei genitori litigano,
io riesco a fare qualcosa che mi fa sentire meglio”, “Io so cosa fare quando i miei genitori hanno
delle discussioni”.
In primo luogo, è stata condotta un’analisi della varianza (ANOVA) per esaminare la
presenza nei bambini con diversi MOI (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) di eventuali
differenze significative nelle medie dei punteggi alle variabili indagate.
In secondo luogo, al fine di verificare se l’attaccamento moderi la relazione tra distress
(predittore), strategie di coping (mediatori) e coping efficacy (outcome), sono stati considerati
separatamente i tre sottogruppi di bambini sicuri, ansioso-ambivalenti ed evitanti. Nello
specifico, in ciascun gruppo, sono state condotte delle correlazioni sia per esplorare le
associazioni tra le variabili sia per valutare l’esistenza delle precondizioni necessarie per
l’applicazione del modello di mediazione (vale a dire correlazioni significative tra predittore,
mediatori e outcome). Il modello di mediazione si ritiene validato se sono soddisfatte 4
condizioni (Baron & Kenny, 1986; pp. 1174-1178). Le prime due riguardano (1) l’influenza del
predittore (distress) sulla variabile di outcome (coping efficacy) e (2) sulle variabili di
mediazione (strategie focalizzate sul problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di
distrazione, coping di evitamento e coping di ricerca del supporto). La terza (3) richiede che vi
sia una relazione tra la variabile di outcome e le variabili di mediazione, dopo aver controllato lo
specifico effetto del predittore. Quando questi requisiti sono soddisfatti, viene effettuato un
confronto tra la prima e la terza regressione (4) per determinare l’effetto del predittore sulla
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3. Risultati
[Inserire tabella 1]
I punteggi rilevati relativi al conflitto sono, in media, da moderati a bassi: questo appare in
linea con la letteratura (Fosco & Grych, 2008, Buehler et al., 2007; Davies et al., 2002), poiché i
partecipanti alla nostra ricerca non appartenevano ad un campione clinico. Le percezioni dei
bambini e di entrambi i genitori risultano, inoltre, significativamente associate tra di loro
(aggressività verbale materna vs aggressività verbale paterna: r = .56, p < .01; conflitto percepito
dai bambini vs aggressività verbale materna: r = .27, p < .01; conflitto percepito dai bambini vs
aggressività verbale paterna: r = .20, p < .05).
Le ANOVA condotte sui sottogruppi di bambini con diversi MOI non segnalano differenze
significative nelle variabili investigate, ad eccezione dell’utilizzo della strategie di coping di
distrazione: i nostri dati, infatti, segnalano che i bambini evitanti, a differenza dei sicuri e degli
ansioso-ambivalenti, fanno significativamente più ricorso a tale tipo di strategia.
Presentiamo i dati suddivisi nei tre sottogruppi distinti di bambini sicuri, ansioso-
ambivalenti ed evitanti.
Attaccamento sicuro
Nel gruppo di bambini sicuri (tabella 2), i dati correlazionali segnalano innanzitutto che
all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r = .47).
Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy, i
risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con tutti i mediatori: coping
focalizzato sul problema (r = .51), ristrutturazione cognitiva positiva (r = .30), coping di
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
distrazione (r = .21), coping di evitamento (r =.50) e di ricerca del supporto (r = .26); mentre
risulta negativamente associato all’outcome, ovvero ai vissuti di efficacia nel far fronte alla
situazione conflittuale (r = -.37). Tra i mediatori, il coping di evitamento risulta negativamente
correlato ai vissuti di coping efficacy (r = -.30), mentre il coping di ricerca del supporto
positivamente correlato (r =.21); non si ravvisano invece associazioni significative con la coping
efficacy per le altre strategie di coping considerate.
[Inserire tabella 2]
I dati, pertanto, segnalano che per i bambini sicuri livelli più accentuati di distress si
associano all’utilizzo di un’ampia gamma di strategie di coping, e che, tra queste, solo il coping
di evitamento e di ricerca del supporto risultano significativamente correlate alla coping
efficacy, sebbene con effetti diversi. Si ravvisano, quindi, le condizioni per la verifica degli
effetti di mediazione nell’associazione tra distress genitoriale e coping efficacy. A questo
proposito, l’effetto del predittore (distress) su ciascuno dei mediatori (coping focalizzato sul
problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di distrazione, coping di evitamento e di
ricerca del supporto) è stato testato attraverso regressioni lineari volte a verificare la condizione
2 del modello di mediazione. Successivamente, sulla variabile di outcome (coping efficacy) è
stata condotta una regressione gerarchica, in cui il predittore è stato introdotto allo Step 1, per
verificare la condizione 1 del modello; e i mediatori sono stati introdotti allo Step 2, per
verificare le condizioni 3 e 4.
[Inserire tabella 3 e 4]
Attaccamento evitante
Per i bambini evitanti (tabella 5) i dati correlazionali segnalano, come per i sicuri, che
all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r = .29).
Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy, i
risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con i soli mediatori coping
di distrazione (r = .29) e coping di evitamento (r =.31), e risulta negativamente associato alla
coping efficacy (r = -.32). Tra i mediatori solo il coping di distrazione risulta positivamente
correlato ai vissuti di coping efficacy (r = .30).
[Inserire tabella 5]
In altre parole, i dati segnalano che, per i bambini evitanti, livelli più accentuati di distress
si associano all’utilizzo delle sole strategie di coping di evitamento e di distrazione, e che, tra
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queste, solo il coping di distrazione risulta positivamente correlato alla coping efficacy. Si
ravvisano pertanto le condizioni per la verifica degli effetti di mediazione.
[Inserire tabella 6 e 7]
Attaccamento ansioso-ambivalente
Per i bambini ansioso-ambivalenti (tabella 8) i dati correlazionali segnalano, come per gli
altri, che all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r =
.35). Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy,
i risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con tutti i mediatori, ad
eccezione del coping di distrazione, e precisamente con: coping focalizzato sul problema (r =
.53), ristrutturazione cognitiva positiva (r = .40), coping di evitamento (r =.55) e di ricerca del
supporto (r = .29). Il distress percepito risulta, inoltre, negativamente associato all’outcome,
ovvero ai vissuti di efficacia nel far fronte alla situazione conflittuale (r = -.31). I dati segnalano,
inoltre, che nessuna delle strategie utilizzate dai bambini ansioso-ambivalenti correla con la
coping efficacy.
[Inserire tabella 8]
4. Discussione
Come abbiamo illustrato nell’introduzione, questo studio si focalizza sul ruolo dei tre
distinti MOI dell’attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) nel modulare l’effetto
delle strategie di coping nell’associazione tra distress percepito dai bambini in situazioni di
conflitto e coping efficacy.
I risultati, sebbene preliminari per l’esiguo numero di soggetti ansioso-ambivalenti ed
evitanti, evidenziano che le strategie di coping utilizzate dai bambini in condizione di distress,
esercitano un ruolo distinto sulla loro percezione di coping efficacy, in modo differenziato a
seconda dei MOI dell’attaccamento con il caregiver. Più precisamente, è emerso che, i bambini
sicuri, in condizioni di distress, attivano tutte le strategie di coping (coping focalizzato sul
problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di distrazione, evitamento e ricerca del
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
supporto) e che, tra le diverse strategie utilizzate, solo la ricerca del supporto risulta in grado di
favorire una maggiore percezione di coping efficacy. Tali dati sono in linea con la letteratura,
che evidenzia come i MOI dei bambini sicuri, esito di interazioni sensibili e responsive con i
propri caregiver (Attili, 2007; Attili, Di Pentima, & Toni, 2013) garantiscano una maggior
flessibilità nell’utilizzo delle strategie di coping e soprattutto permettano l’attivazione della
ricerca del supporto interpersonale (Baker, 2006; Buelow, Lyddon, & Johnson, 2002;
Mikulincer & Shaver, 2007). Il dato che in situazioni di conflitto genitoriale la ricerca del
supporto costituisca l’unica strategia di coping in grado di favorire i vissuti di coping efficacy
dei bambini sicuri, ci appare, inoltre, del tutto coerente sia con le rappresentazioni interne
dell’attaccamento di questi bambini sia con i dati della letteratura sul conflitto. Infatti, la
possibilità per i bambini sicuri di esprimere il proprio distress e di cercare aiuto negli altri,
risulta efficace in quanto solidamente ancorata alla convinzione che gli adulti significativi siano
effettivamente disponibili ad ascoltarli e a proteggerli. Possiamo anche presumere che gli stessi
genitori, resi consapevoli dai loro bambini del disagio che essi stanno provando, siano più
propensi non solo a rassicurarli, ma anche ad attuare nel rapporto con il partner strategie di
negoziazione del conflitto (Castellano, Velotti, Crowell, & Zavattini, 2013). La scelta di
ricercare il supporto degli altri risulta, a nostro parere, la strategia più funzionale ed idonea sia a
preservare i bambini dal coinvolgimento cronico nel conflitto (ad esempio, nel ruolo di
mediatore, risolutore o alleato di un genitore contro l’altro) sia a proteggerli dalla messa in atto
di strategie di evitamento e congelamento delle emozioni, a loro volta associate ad esiti
disadattivi (Davies et al., 2002; Harold et al., 2004; Nicoletti et al., 2003; O’Brien et al., 1991;
Wadsworth et al., 2005).
Nei bambini evitanti, l’aumentato distress, determinato dalla situazione conflittuale,
comporta un incremento solo delle strategie di coping di distrazione e di evitamento. Anche
questo dato è in linea con la letteratura (Baker, 2006; Howard & Medway, 2004; Simpson et al.,
1992; Simpson & Rholes, 1994; Torquati & Vazsonyi, 1999; Vetere & Myers, 2002) e del tutto
coerente con le rappresentazioni interne del sé e degli altri degli individui evitanti, che, come
evidenziato da diversi studi, mettono in atto strategie di “disattivazione” (Cassidy & Kobak,
1988; Mikulincer & Shaver, 2003; Shaver & Mikulincer, 2002). Tali strategie, connotate da una
sorta di “presa di distanza”, possono assumere le due forme distinte di disattenzione attiva e di
inibizione/soppressione. La disattenzione attiva garantisce ai soggetti che la percezione degli
eventi minacciosi e dei vissuti di angoscia e impotenza, ad essi associati, non giunga alla
consapevolezza; mentre l’inibizione e la soppressione permettono di ridurre al minino le
cognizioni e i vissuti di fragilità percepiti e codificati in connessione all’evento stressante
(Mikulincer et al., 2003; Shaver & Mikulincer, 2002). I nostri dati sembrano indicare che i
bambini evitanti utilizzino sostanzialmente strategie di inibizione, che permettono loro di
allontanare dalla mente, attraverso azioni distraenti e sforzi cognitivi di evitamento, il distress
comunque percepito a causa del conflitto genitoriale. Questi risultati suggeriscono, inoltre,
l’effetto protettivo della sola strategia di distrazione nel favorire la coping efficacy dei bambini
evitanti, in linea con alcune evidenze empiriche (DeCarlo Santiago & Wadsworth, 2009;
Wadsworth & Compas 2002) secondo cui la regolazione delle emozioni attraverso l’utilizzo di
azioni distraenti avrebbe un effetto positivo sull’adattamento psicosociale. È comunque utile
ricordare che, sebbene a breve termine tali strategie di disattivazione possano essere
adattive, poiché frenano i processi ripetitivi e intrusivi delle emozioni negative connesse
all’evento stressogeno (Shaver e Mikulincer, 2002; Mikulincer, Shaver e Horesh, 2006), a
lungo termine potrebbero risultare disadattive poichè ostacolano l’elaborazione dei
contenuti connessi al disagio. I vissuti di efficacia riscontrati nei nostri bambini evitanti,
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Camisasca, Miragoli e Di Blasio
I risultati di questa ricerca debbono essere considerati alla luce di alcuni limiti, che vanno
riconosciuti sia per permettere una loro migliore interpretazione sia per un eventuale prosieguo
dello studio. Un primo limite, già evidenziato, riguarda la scarsa numerosità dei bambini con
attaccamento ansioso-ambivalente ed evitante, che impedisce una reale generalizzazione dei
risultati.
Inoltre, la natura cross-sectional dello studio, impedisce un’adeguata comprensione
dell’associazione temporale tra le variabili, in particolare, rispetto alle relazioni causali e
bidirezionali tra strategie di coping e coping efficacy. Sarebbe pertanto opportuno realizzare
studi longitudinali in grado di chiarire meglio questa associazione.
Un ulteriore limite concerne la mancata considerazione degli effetti del genere e dell’età
nella messa in atto delle strategie di coping e nell’analisi del loro effetto sulla coping efficacy.
La letteratura di riferimento, a questo riguardo, ha fornito risultati non del tutto coerenti. In
particolare, alcuni studi non hanno rilevato nei bambini di età scolare differenze di genere
nell’utilizzo degli stili coping (Altshuler & Ruble, 1989; Curry & Russ, 1985; Spirito, Stark,
Grace, & Stamoulis, 1991); mentre altri hanno dimostrato che le femmine, rispetto ai maschi,
utilizzano in modo più accentuato strategie di ricerca del supporto e di problem solving (Causey
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
& Dubow, 1992; Eschenbeck, Kohlmann, & Lohaus, 2007; Spirito et al., 1991). Anche
relativamente all’influenza dell’età sono stati ottenuti risultati non del tutto omogenei.
Alcuni lavori evidenziano, infatti, un’associazione positiva tra aumento dell’età e strategie di
problem solving (Ebata & Moos, 1991; Eschenbeck et al. 2007; Fields & Prinz, 1997; Griffith,
Dubow, & Ippolito, 2000); altri studi rilevano, invece, una certa stabilità nel tempo per quanto
concerne l’utilizzo delle strategie di coping attivo e di ricerca del supporto (Causey & Dubow,
1992; Compas, Malcarne, & Fondacaro, 1988; Donaldson, Prinstein, Danovsky, & Spirito,
2000; Seiffge-Krenke, 1993; Wertlieb, Weigel, & Feldstein, 1987); e altri ancora riferiscono un
decremento dell’utilizzo delle strategie di distrazione dall’infanzia all’adolescenza (Donaldson
et al., 2000; Eschenbeck et al., 2007; Hampel & Petermann, 2005; Spirito et al., 1991). In studi
successivi potrebbe essere, quindi, essere utile chiarire l’effetto del genere e dell’età
nell’associazione tra strategie di coping e coping efficacy, per meglio comprendere, in
sottogruppi di bambini distinti per genere, l’evoluzione del senso di efficacia personale in
relazione alla percezione del conflitto genitoriale.
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
Nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale l’attenzione al rapporto tra rappresentazioni mentali
dell’attaccamento, strategie di coping e coping efficacy costituisce un tema poco indagato in letteratura. Il presente
studio esplora se e come i diversi Modelli Operativi Interni (MOI) dell’attaccamento dei bambini modulino la
relazione tra distress percepito in occasione del conflitto genitoriale, strategie di coping e coping efficacy. I
partecipanti sono 182 bambini (87 sicuri, 46 ansioso-ambivalenti e 49 evitanti) di età scolare ed i loro genitori, a cui
sono stati somministrati una serie di strumenti (RCTS, CPIC, SIS, CCSC-R1 e SAT). I risultati mostrano l’influenza
dei MOI sull’utilizzo delle diverse strategie di coping e sul loro impatto sulla coping efficacy.
Parole chiave: conflitto genitoriale, strategie di coping, attaccamento, coping efficacy, bambini
Coping strategies and coping efficacy in children exposed to marital conflict: the role of attachment
In the literature on marital conflict little attention has been paid regarding the relationship among children’s
attachment, coping strategies, and coping efficacy. The present study aims to explore whether and how the different
children’s Internal Working Models (IWM) of attachment moderate the associations among children’s perceived
distress during the conflict, coping strategies, and coping efficacy. 182 schoolaged children (87 secure, 46 anxious-
ambivalent and 49 avoidant) and their parents participated to the study. A set of measures (RCTS, CPIC, SIS,
CCSC-R1, SAT) were administered to children and their parents. The results show the influence of MOI on the use
of different coping strategies and on their effects on coping efficacy.
Keywords: marital conflict, coping strategies, attachment, coping efficacy, children
1. Introduzione
Il presente lavoro si inserisce nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale e focalizza
l’attenzione sul rapporto tra le rappresentazioni mentali dell’attaccamento, le strategie di coping
messe in atto dai bambini al fine di affrontare lo stress derivante dal conflitto e l’impatto che tali
strategie esercitano sulla percezione soggettiva di coping efficacy. Più specificatamente intende
verificare se la sicurezza dell’attaccamento sia in grado di influenzare sia le strategie di coping
sia il loro effetto sulla coping efficacy.
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ISSN xxxxxxxx
© 2014 Scione Editore
Camisasca, Miragoli e Di Blasio
L’interesse per questo tema nasce dalle evidenze della ricerca psicologica che, sebbene
abbia chiarito il ruolo distinto delle strategie di coping, della coping efficacy e dell’attaccamento
nel rendere il conflitto tra i genitori un evento potenzialmente dannoso per l’adattamento dei
figli, non ha, tuttavia, esplorato quali connessioni esistano tra tali dimensioni né a quali
condizioni esse possano svolgere una funzione protettiva. Sappiamo come la capacità di coping
nell’affrontare difficoltà e situazioni stressanti costituisca, nel corso dello sviluppo,
un’importante acquisizione che ha ripercussioni sull’adattamento psicologico (Clarke, 2006;
Compas, Connor-Smith, Saltzman, Thomsen, & Wadsworth, 2001; Jaser, Champion, Reeslund,
Keller, Merchant, Benson, & Compas, 2007; Skinner, Edge, Altman, & Sherwood, 2003). Le
modalità di reazione allo stress implicano la messa in atto di processi psicologici complessi che
permettono ai bambini di regolare le proprie emozioni, elaborare pensieri costruttivi, controllare
l’arousal, direzionare il proprio comportamento e agire direttamente sull’ambiente, alterando o
riducendo le fonti originarie di stress (Compas et al., 2001). Accanto al coping anche il costrutto
di coping efficacy, definito nei termini di valutazione soggettiva circa la possibilità di affrontare
con successo le richieste e l’attivazione emotiva conseguenti ad una situazione stressogena
(Sandler, Tein, Mehta, Wolchik, & Ayers, 2000), è stato da tempo individuato come fattore
protettivo cruciale nell’adattamento piscologico. La coping efficacy, infatti, produce una
significativa diminuzione nelle risposte negative di tipo fisiologico, emotivo e comportamentale
allo stress (Bandura, 1997; Heppener & Lee, 2002; Maddux, 1995; Thompson, 1981),
garantendo sia un rassicurante senso di prevedibilità circa la possibilità di poter risolvere o
modificare i problemi sia di potersi adattare alla situazione stressogena (Bandura, 1997;
Thompson, 1981; Heckhausen & Schulz, 1995; Skinner, 1995).
Nell’ambito degli studi sul conflitto genitoriale, le strategie di coping e la coping efficacy
sono componenti significative dei due principali modelli teorici, quello della Sicurezza Emotiva
e quello Cognitivo Contestuale, che hanno descritto le condizioni a causa delle quali il conflitto
diviene dannoso per i figli (si vedano le rassegne di Malagoli Togliatti & Lubrano Lavadera,
2009; Zaccagnini & Zavattini, 2005; Zimet & Jacob, 2001). Questi modelli sottolineano come,
in caso di conflitto genitoriale, le interpretazioni e le reazioni dei bambini influenzino il loro
benessere psicologico, in modo addirittura più rilevante rispetto al confitto stesso. Più in
particolare, il modello della Sicurezza Emotiva (Davies & Cummings, 1994, 1998) afferma
come il bambino, quando percepisce l’incertezza del legame tra i suoi genitori: a) sperimenta un
elevato distress, b) si costruisce rappresentazioni interne della famiglia particolarmente negative
e distruttive, c) mette in atto tentativi cronici disfunzionali di ipercoinvolgimento o evitamento
del conflitto, che lo rendono emotivamente insicuro e, quindi, vulnerabile all’insorgenza di
problemi psicologici. In questo modello, l’insicurezza emotiva non corrisponde all’analogo
costrutto della teoria dell’attaccamento, perché deriva direttamente dalle percezioni e dalla
rappresentazione della relazione di coppia, che il bambino si costruisce nel tempo. I risultati
empirici delle ricerche basate su tale modello teorico hanno evidenziato come la presenza di
problemi psicologici di tipo ansioso e depressivo possa dipendere sia dal coinvolgimento
cronico nel conflitto genitoriale (Davies & Cummings, 1998; Harold, Shelton, Goeke-Morey &
Cummings, 2004; Jenkins, Smith & Graham, 1989; O’Brien, Margolin, John, & Krueger, 1991)
sia dall’adozione di strategie di evitamento (Davies, Forman, Rasi & Stevens, 2002; Nicoletti,
El-Sheikh & Whitson, 2003; O’Brien et al., 1991; Wadsworth, Raviv, Compas & Connor-
Smith, 2005). Al contrario, strategie di coping attivo o di distrazione (Sandler, Tein, & West,
1994; Nicoletti et al., 2003; De Carlo Santiago & Wadsworth, 2009) e di ricerca di supporto
(Nicoletti et al., 2003; Wadsworth & Compas, 2002) sembrano svolgere un ruolo protettivo.
2
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
L’importanza della coping efficacy è stata invece introdotta nel modello Cognitivo
Contestuale (Grych & Fincham 1990), che evidenzia l’importanza dei tentativi messi in atto dai
bambini per comprendere la situazione conflittuale e per affrontarla con successo. Gli Autori
sostengono che i bambini esposti al conflitto cerchino di comprendere cosa stia accadendo
attraverso due processi sequenziali di elaborazione primaria e secondaria. Con il primo processo
il bambino valuta la situazione conflittuale in termini di negatività, pericolo e rilevanza per il
proprio benessere e per quello della famiglia; con il secondo processo egli cerca di comprendere
i motivi che stanno alla base del conflitto, chi ne è il principale responsabile e le proprie
possibilità di affrontarlo con successo. I bambini che valutano il conflitto come pericoloso per il
proprio benessere e per il funzionamento della famiglia (minaccia percepita), che nutrono la
convinzione di essere la causa del conflitto (autobiasimo) e che ritengono di non essere in grado
di rispondervi in modo efficace (scarsa coping efficacy) sono maggiormente a rischio di esiti
disadattavi. I diversi studi, che negli anni hanno empiricamente testato le implicazioni del
modello Cognitivo Contestuale, hanno concentrato l’attenzione sui fattori di disadattamento
evolutivo, quali la minaccia percepita insita nel conflitto e l’autobiasimo (Atkinson, Dadds,
Chipuer, & Dawe, 2009; Buehler, Lange, & Franck, 2007; Dadds, Atkinson, Turner, Blums, &
Lendich, 1999; Fosco, & Grych, 2008; Grych, Fincham, Jouriles, & McDonald, 2000; Grych,
Harold, & Miles, 2003; Kim, Jackson, Conrad, & Hunter, 2008; Rhoades, 2008; Siffert,
Schwarz, & Stutz, 2012), sottovalutando il ruolo della coping efficacy e del suo potenziale
protettivo. Eppure, alcuni primi studi sulla coping efficacy (Covell & Miles, 1992; Cumming,
Davies, & Simpson, 1994; Grych & Fincham 1993; Sandler et al., 2000) ne avevano dimostrato
la rilevanza nel favorire l’adattamento positivo in situazioni conflittuali. In particolare, Sandler e
colleghi (2000), in una articolata ricerca volta a verificare se tra le strategie di coping e la
coping efficacy esista una relazione bidirezionale esplicativa dell’adattamento dei bambini,
hanno concluso che le strategie di coping predicono la coping efficacy, che, a sua volta, media
l’adattamento psicologico dei figli. Nello specifico, hanno dimostrato come il coping attivo
favorisca una maggior coping efficacy, che a sua volta contrasta l’insorgenza di problematiche
di internalizzazione; mentre il coping di evitamento riduce la coping efficacy, che risulta così
connessa a problematiche sia di internalizzazione sia di esternalizzazione. Lo studio di Sandler e
colleghi (2000), sottovalutato dalla letteratura sul conflitto, ci sembra particolarmente
importante per diverse ragioni: in primo luogo, esso assegna alla coping efficacy il ruolo di
mediatore nel contrastare esiti disadattivi, coerentemente con gli orientamenti attuali della
letteratura che mirano a valorizzare il peso dei fattori protettivi nello sviluppo; inoltre, il
costrutto di coping efficacy, inteso come percezione soggettiva di efficacia nel far fronte allo
stress, implica il riferimento ad una dimensione interna di sicurezza personale, che potrebbe
essere connessa alla qualità del legame affettivo di attaccamento dei bambini.
A questo proposito, la relazione tra attaccamento e percezione del conflitto, già chiarita in
alcuni studi (Camisasca, Miragoli, & Di Blasio, 2013; El-Sheikh & Elmore-Staton, 2004;
Lindsey, Yvonne, & Tankersley, 2009), individua nell’attaccamento sicuro un fattore protettivo
in grado di garantire un migliore adattamento psicosociale nei bambini esposti al conflitto.
Alcuni studi empirici hanno dimostrato che i soggetti sicuri, non solo attuano strategie di coping
efficaci, tra cui particolarmente rilevante la ricerca del supporto interpersonale (Armsden &
Greenberg, 1987; Baker, 2006; Howard & Medway, 2004; Seiffge-Krenke, 2006; Shulman,
1993; Simpson, Rholes, & Nelligan, 1992; Steward, Jo, Murray, Fitzgerald, Neil, Fear, et al.,
1998), ma soprattutto nutrono una più consistente percezione di coping efficacy (Wei, Heppner,
& Mallinckrodt, 2003).
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Camisasca, Miragoli e Di Blasio
In sintesi, stimolati sia dai dati sull’importanza dell’attaccamento (Baker, 2006; Howard &
Medway, 2004; Simpson et al., 1992; Simpson & Rholes, 1994; Torquati & Vazsonyi, 1999;
Vetere & Myers, 2002) sia dai risultati sull’associazione tra strategie di coping e coping efficacy
(Sandler et al., 2000), ci siamo domandate quale relazione esista tra tali dimensioni in situazioni
di conflitto e, in particolare, se l’attaccamento possa essere un fattore cruciale nel modulare
l’utilizzo delle diverse strategie di coping e il loro impatto sulla coping efficacy. L’obiettivo
generale di questo studio è, dunque, quello di analizzare il ruolo dei diversi Modelli Operativi
Interni (MOI) dell’attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) quali elementi
esplicativi sia dell’utilizzo delle strategie di coping, conseguenti al distress percepito da bambini
in occasione del conflitto tra i genitori, sia del loro effetto sulla coping efficacy.
2. Metodo
Più specificatamente questo studio si propone di esplorare se i diversi MOI di tipo sicuro,
evitante e ansioso-ambivalente siano in grado di moderare la natura delle connessioni tra
distress percepito dai bambini a causa del conflitto tra i genitori (predittore), strategie di coping
(coping attivo, coping distrazione, coping di evitamento e coping di ricerca del supporto;
mediatori) e coping efficacy (outcome). In linea con le indicazioni della letteratura sopracitata,
ipotizziamo che i bambini sicuri utilizzino prevalentemente strategie di ricerca del supporto e
che tale utilizzo possa garantire loro una maggior sensazione di coping efficacy. Diversamente,
ci aspettiamo che i bambini insicuri, sia ansioso-ambivalenti sia evitanti, utilizzino
prevalentemente strategie di distrazione e di evitamento, e che gli ansioso-ambivalenti, a
differenza degli evitanti, possano mettere in atto strategie di ricerca di supporto, senza tuttavia
trarne un senso di efficacia.
2.2 Partecipanti
A partire da un gruppo iniziale composto da 200 bambini (53% femmine), con età
compresa tra 8 e 11 anni (M = 9.0, DS = 1.1), e dai loro genitori, sono stati selezionati 182
bambini e genitori suddivisi in due gruppi pareggiati per età e non differenti significativamente
rispetto al genere (2(1) = .95, p = .37). Un gruppo di bambini (n = 87) con attaccamento sicuro
(45% maschi, età: M = 9.1, DS = 1.0) e i loro genitori (età md: M = 40.9, DS = 4.3; età pd: M =
43.1, DS = 4.4) e un gruppo (n = 95) con attaccamento insicuro (50,5% maschi, età: M = 9,1, DS
= 1.2) e i loro genitori (età md: M = 40.8, DS = 4.1; età pd: M = 42.5, DS = 4.6), di cui 46
bambini con attaccamento ansioso-ambivalente e 49 con attaccamento evitante. Tutti i bambini
appartengono a famiglie normocostituite, con una durata media del matrimonio pari a 14 anni
(DS = 4.2). Lo status socio-culturale familiare, rilevato attraverso la professione e il titolo di
studio dei due genitori, indica che il 55% delle famiglie ha uno status socio-culturale medio, il
16% alto e il 29% basso.
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
2.3 Procedura
I partecipanti alla ricerca sono stati reclutati presso tre scuole elementari pubbliche di
Milano e provincia (Parabiago e Lissone). In un incontro introduttivo esplicativo il progetto di
ricerca è stato presentato ai rispettivi dirigenti e al corpo insegnante, fornendo una descrizione
scritta degli obiettivi e della procedura dello studio rivolta ai genitori delle classi elementari
coinvolte. Tutti i genitori, che hanno aderito alla ricerca, hanno firmato i moduli di consenso,
che descrivevano il progetto di ricerca, il carattere volontario della partecipazione e la
riservatezza dei dati raccolti.
Gli strumenti per i genitori sono stati consegnati in una busta chiusa ed anonima, con la
richiesta che venissero compilati presso il proprio domicilio. La somministrazione degli
strumenti ai bambini è invece avvenuta a scuola, in un luogo che potesse garantire tranquillità e
riservatezza.
2.4 Strumenti
Conflitto genitoriale
Distress
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
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Strategie di coping
Coping efficacy
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Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
Grych et al., 1992). Nello specifico, la scala Coping efficacy ( = .69), composta da 6 item (su
scala a 3 livelli: 0 = falso, 1 = in parte vero, 2 = vero), misura il livello secondo il quale i
bambini ritengono di essere in grado di affrontare con successo le richieste e l’attivazione
emotiva conseguenti al conflitto tra i genitori. Esempi di item: “Quando i miei genitori litigano,
io riesco a fare qualcosa che mi fa sentire meglio”, “Io so cosa fare quando i miei genitori hanno
delle discussioni”.
In primo luogo, è stata condotta un’analisi della varianza (ANOVA) per esaminare la
presenza nei bambini con diversi MOI (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) di eventuali
differenze significative nelle medie dei punteggi alle variabili indagate.
In secondo luogo, al fine di verificare se l’attaccamento moderi la relazione tra distress
(predittore), strategie di coping (mediatori) e coping efficacy (outcome), sono stati considerati
separatamente i tre sottogruppi di bambini sicuri, ansioso-ambivalenti ed evitanti. Nello
specifico, in ciascun gruppo, sono state condotte delle correlazioni sia per esplorare le
associazioni tra le variabili sia per valutare l’esistenza delle precondizioni necessarie per
l’applicazione del modello di mediazione (vale a dire correlazioni significative tra predittore,
mediatori e outcome). Il modello di mediazione si ritiene validato se sono soddisfatte 4
condizioni (Baron & Kenny, 1986; pp. 1174-1178). Le prime due riguardano (1) l’influenza del
predittore (distress) sulla variabile di outcome (coping efficacy) e (2) sulle variabili di
mediazione (strategie focalizzate sul problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di
distrazione, coping di evitamento e coping di ricerca del supporto). La terza (3) richiede che vi
sia una relazione tra la variabile di outcome e le variabili di mediazione, dopo aver controllato lo
specifico effetto del predittore. Quando questi requisiti sono soddisfatti, viene effettuato un
confronto tra la prima e la terza regressione (4) per determinare l’effetto del predittore sulla
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Camisasca, Miragoli e Di Blasio
3. Risultati
[Inserire tabella 1]
I punteggi rilevati relativi al conflitto sono, in media, da moderati a bassi: questo appare in
linea con la letteratura (Fosco & Grych, 2008, Buehler et al., 2007; Davies et al., 2002), poiché i
partecipanti alla nostra ricerca non appartenevano ad un campione clinico. Le percezioni dei
bambini e di entrambi i genitori risultano, inoltre, significativamente associate tra di loro
(aggressività verbale materna vs aggressività verbale paterna: r = .56, p < .01; conflitto percepito
dai bambini vs aggressività verbale materna: r = .27, p < .01; conflitto percepito dai bambini vs
aggressività verbale paterna: r = .20, p < .05).
Le ANOVA condotte sui sottogruppi di bambini con diversi MOI non segnalano differenze
significative nelle variabili investigate, ad eccezione dell’utilizzo della strategie di coping di
distrazione: i nostri dati, infatti, segnalano che i bambini evitanti, a differenza dei sicuri e degli
ansioso-ambivalenti, fanno significativamente più ricorso a tale tipo di strategia.
Presentiamo i dati suddivisi nei tre sottogruppi distinti di bambini sicuri, ansioso-
ambivalenti ed evitanti.
Attaccamento sicuro
Nel gruppo di bambini sicuri (tabella 2), i dati correlazionali segnalano innanzitutto che
all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r = .47).
Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy, i
risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con tutti i mediatori: coping
focalizzato sul problema (r = .51), ristrutturazione cognitiva positiva (r = .30), coping di
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
distrazione (r = .21), coping di evitamento (r =.50) e di ricerca del supporto (r = .26); mentre
risulta negativamente associato all’outcome, ovvero ai vissuti di efficacia nel far fronte alla
situazione conflittuale (r = -.37). Tra i mediatori, il coping di evitamento risulta negativamente
correlato ai vissuti di coping efficacy (r = -.30), mentre il coping di ricerca del supporto
positivamente correlato (r =.21); non si ravvisano invece associazioni significative con la coping
efficacy per le altre strategie di coping considerate.
[Inserire tabella 2]
I dati, pertanto, segnalano che per i bambini sicuri livelli più accentuati di distress si
associano all’utilizzo di un’ampia gamma di strategie di coping, e che, tra queste, solo il coping
di evitamento e di ricerca del supporto risultano significativamente correlate alla coping
efficacy, sebbene con effetti diversi. Si ravvisano, quindi, le condizioni per la verifica degli
effetti di mediazione nell’associazione tra distress genitoriale e coping efficacy. A questo
proposito, l’effetto del predittore (distress) su ciascuno dei mediatori (coping focalizzato sul
problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di distrazione, coping di evitamento e di
ricerca del supporto) è stato testato attraverso regressioni lineari volte a verificare la condizione
2 del modello di mediazione. Successivamente, sulla variabile di outcome (coping efficacy) è
stata condotta una regressione gerarchica, in cui il predittore è stato introdotto allo Step 1, per
verificare la condizione 1 del modello; e i mediatori sono stati introdotti allo Step 2, per
verificare le condizioni 3 e 4.
[Inserire tabella 3 e 4]
Attaccamento evitante
Per i bambini evitanti (tabella 5) i dati correlazionali segnalano, come per i sicuri, che
all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r = .29).
Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy, i
risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con i soli mediatori coping
di distrazione (r = .29) e coping di evitamento (r =.31), e risulta negativamente associato alla
coping efficacy (r = -.32). Tra i mediatori solo il coping di distrazione risulta positivamente
correlato ai vissuti di coping efficacy (r = .30).
[Inserire tabella 5]
In altre parole, i dati segnalano che, per i bambini evitanti, livelli più accentuati di distress
si associano all’utilizzo delle sole strategie di coping di evitamento e di distrazione, e che, tra
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Camisasca, Miragoli e Di Blasio
queste, solo il coping di distrazione risulta positivamente correlato alla coping efficacy. Si
ravvisano pertanto le condizioni per la verifica degli effetti di mediazione.
[Inserire tabella 6 e 7]
Attaccamento ansioso-ambivalente
Per i bambini ansioso-ambivalenti (tabella 8) i dati correlazionali segnalano, come per gli
altri, che all’aumentare del conflitto genitoriale aumenta anche il vissuto di distress dei figli (r =
.35). Relativamente alle associazioni tra distress percepito, strategie di coping e coping efficacy,
i risultati segnalano che il predittore (distress) correla positivamente con tutti i mediatori, ad
eccezione del coping di distrazione, e precisamente con: coping focalizzato sul problema (r =
.53), ristrutturazione cognitiva positiva (r = .40), coping di evitamento (r =.55) e di ricerca del
supporto (r = .29). Il distress percepito risulta, inoltre, negativamente associato all’outcome,
ovvero ai vissuti di efficacia nel far fronte alla situazione conflittuale (r = -.31). I dati segnalano,
inoltre, che nessuna delle strategie utilizzate dai bambini ansioso-ambivalenti correla con la
coping efficacy.
[Inserire tabella 8]
4. Discussione
Come abbiamo illustrato nell’introduzione, questo studio si focalizza sul ruolo dei tre
distinti MOI dell’attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente ed evitante) nel modulare l’effetto
delle strategie di coping nell’associazione tra distress percepito dai bambini in situazioni di
conflitto e coping efficacy.
I risultati, sebbene preliminari per l’esiguo numero di soggetti ansioso-ambivalenti ed
evitanti, evidenziano che le strategie di coping utilizzate dai bambini in condizione di distress,
esercitano un ruolo distinto sulla loro percezione di coping efficacy, in modo differenziato a
seconda dei MOI dell’attaccamento con il caregiver. Più precisamente, è emerso che, i bambini
sicuri, in condizioni di distress, attivano tutte le strategie di coping (coping focalizzato sul
problema, ristrutturazione cognitiva positiva, coping di distrazione, evitamento e ricerca del
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
supporto) e che, tra le diverse strategie utilizzate, solo la ricerca del supporto risulta in grado di
favorire una maggiore percezione di coping efficacy. Tali dati sono in linea con la letteratura,
che evidenzia come i MOI dei bambini sicuri, esito di interazioni sensibili e responsive con i
propri caregiver (Attili, 2007; Attili, Di Pentima, & Toni, 2013) garantiscano una maggior
flessibilità nell’utilizzo delle strategie di coping e soprattutto permettano l’attivazione della
ricerca del supporto interpersonale (Baker, 2006; Buelow, Lyddon, & Johnson, 2002;
Mikulincer & Shaver, 2007). Il dato che in situazioni di conflitto genitoriale la ricerca del
supporto costituisca l’unica strategia di coping in grado di favorire i vissuti di coping efficacy
dei bambini sicuri, ci appare, inoltre, del tutto coerente sia con le rappresentazioni interne
dell’attaccamento di questi bambini sia con i dati della letteratura sul conflitto. Infatti, la
possibilità per i bambini sicuri di esprimere il proprio distress e di cercare aiuto negli altri,
risulta efficace in quanto solidamente ancorata alla convinzione che gli adulti significativi siano
effettivamente disponibili ad ascoltarli e a proteggerli. Possiamo anche presumere che gli stessi
genitori, resi consapevoli dai loro bambini del disagio che essi stanno provando, siano più
propensi non solo a rassicurarli, ma anche ad attuare nel rapporto con il partner strategie di
negoziazione del conflitto (Castellano, Velotti, Crowell, & Zavattini, 2013). La scelta di
ricercare il supporto degli altri risulta, a nostro parere, la strategia più funzionale ed idonea sia a
preservare i bambini dal coinvolgimento cronico nel conflitto (ad esempio, nel ruolo di
mediatore, risolutore o alleato di un genitore contro l’altro) sia a proteggerli dalla messa in atto
di strategie di evitamento e congelamento delle emozioni, a loro volta associate ad esiti
disadattivi (Davies et al., 2002; Harold et al., 2004; Nicoletti et al., 2003; O’Brien et al., 1991;
Wadsworth et al., 2005).
Nei bambini evitanti, l’aumentato distress, determinato dalla situazione conflittuale,
comporta un incremento solo delle strategie di coping di distrazione e di evitamento. Anche
questo dato è in linea con la letteratura (Baker, 2006; Howard & Medway, 2004; Simpson et al.,
1992; Simpson & Rholes, 1994; Torquati & Vazsonyi, 1999; Vetere & Myers, 2002) e del tutto
coerente con le rappresentazioni interne del sé e degli altri degli individui evitanti, che, come
evidenziato da diversi studi, mettono in atto strategie di “disattivazione” (Cassidy & Kobak,
1988; Mikulincer & Shaver, 2003; Shaver & Mikulincer, 2002). Tali strategie, connotate da una
sorta di “presa di distanza”, possono assumere le due forme distinte di disattenzione attiva e di
inibizione/soppressione. La disattenzione attiva garantisce ai soggetti che la percezione degli
eventi minacciosi e dei vissuti di angoscia e impotenza, ad essi associati, non giunga alla
consapevolezza; mentre l’inibizione e la soppressione permettono di ridurre al minino le
cognizioni e i vissuti di fragilità percepiti e codificati in connessione all’evento stressante
(Mikulincer et al., 2003; Shaver & Mikulincer, 2002). I nostri dati sembrano indicare che i
bambini evitanti utilizzino sostanzialmente strategie di inibizione, che permettono loro di
allontanare dalla mente, attraverso azioni distraenti e sforzi cognitivi di evitamento, il distress
comunque percepito a causa del conflitto genitoriale. Questi risultati suggeriscono, inoltre,
l’effetto protettivo della sola strategia di distrazione nel favorire la coping efficacy dei bambini
evitanti, in linea con alcune evidenze empiriche (DeCarlo Santiago & Wadsworth, 2009;
Wadsworth & Compas 2002) secondo cui la regolazione delle emozioni attraverso l’utilizzo di
azioni distraenti avrebbe un effetto positivo sull’adattamento psicosociale. È comunque utile
ricordare che, sebbene a breve termine tali strategie di disattivazione possano essere
adattive, poiché frenano i processi ripetitivi e intrusivi delle emozioni negative connesse
all’evento stressogeno (Shaver e Mikulincer, 2002; Mikulincer, Shaver e Horesh, 2006), a
lungo termine potrebbero risultare disadattive poichè ostacolano l’elaborazione dei
contenuti connessi al disagio. I vissuti di efficacia riscontrati nei nostri bambini evitanti,
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Camisasca, Miragoli e Di Blasio
I risultati di questa ricerca debbono essere considerati alla luce di alcuni limiti, che vanno
riconosciuti sia per permettere una loro migliore interpretazione sia per un eventuale prosieguo
dello studio. Un primo limite, già evidenziato, riguarda la scarsa numerosità dei bambini con
attaccamento ansioso-ambivalente ed evitante, che impedisce una reale generalizzazione dei
risultati.
Inoltre, la natura cross-sectional dello studio, impedisce un’adeguata comprensione
dell’associazione temporale tra le variabili, in particolare, rispetto alle relazioni causali e
bidirezionali tra strategie di coping e coping efficacy. Sarebbe pertanto opportuno realizzare
studi longitudinali in grado di chiarire meglio questa associazione.
Un ulteriore limite concerne la mancata considerazione degli effetti del genere e dell’età
nella messa in atto delle strategie di coping e nell’analisi del loro effetto sulla coping efficacy.
La letteratura di riferimento, a questo riguardo, ha fornito risultati non del tutto coerenti. In
particolare, alcuni studi non hanno rilevato nei bambini di età scolare differenze di genere
nell’utilizzo degli stili coping (Altshuler & Ruble, 1989; Curry & Russ, 1985; Spirito, Stark,
Grace, & Stamoulis, 1991); mentre altri hanno dimostrato che le femmine, rispetto ai maschi,
utilizzano in modo più accentuato strategie di ricerca del supporto e di problem solving (Causey
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Attaccamento e Sistemi Complessi (Attachment and Complex Systems), Vol. 1, n.1, gennaio 2014, pp. xxxxx
Strategie di coping e coping efficacy nei bambini esposti al conflitto
& Dubow, 1992; Eschenbeck, Kohlmann, & Lohaus, 2007; Spirito et al., 1991). Anche
relativamente all’influenza dell’età sono stati ottenuti risultati non del tutto omogenei.
Alcuni lavori evidenziano, infatti, un’associazione positiva tra aumento dell’età e strategie di
problem solving (Ebata & Moos, 1991; Eschenbeck et al. 2007; Fields & Prinz, 1997; Griffith,
Dubow, & Ippolito, 2000); altri studi rilevano, invece, una certa stabilità nel tempo per quanto
concerne l’utilizzo delle strategie di coping attivo e di ricerca del supporto (Causey & Dubow,
1992; Compas, Malcarne, & Fondacaro, 1988; Donaldson, Prinstein, Danovsky, & Spirito,
2000; Seiffge-Krenke, 1993; Wertlieb, Weigel, & Feldstein, 1987); e altri ancora riferiscono un
decremento dell’utilizzo delle strategie di distrazione dall’infanzia all’adolescenza (Donaldson
et al., 2000; Eschenbeck et al., 2007; Hampel & Petermann, 2005; Spirito et al., 1991). In studi
successivi potrebbe essere, quindi, essere utile chiarire l’effetto del genere e dell’età
nell’associazione tra strategie di coping e coping efficacy, per meglio comprendere, in
sottogruppi di bambini distinti per genere, l’evoluzione del senso di efficacia personale in
relazione alla percezione del conflitto genitoriale.
Bibliografia
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