Dispensa Diritto Amministrativo PDF
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1. Il diritto amministrativo
IL DIRITTO AMMINISTRATIVO
E’ la disciplina giuridica che concerne l’organizzazione, i mezzi e le forme dell’attività della P.A., nonché i
rapporti tra P.A. e gli altri soggetti dell’ordinamento, sia quando agisce con poteri autoritativi, sia quando
usa strumenti e forme del diritto privato. Per P.A. si intende: in senso soggettivo la sede dell’attività
amministrativa, ovvero il soggetto che quell’attività svolge, in senso oggettivo la funzione
amministrativa, quale cura concreta degli interessi pubblici.
Il diritto amministrativo è un diritto pubblico:
● interno, in quanto deriva dalla volontà dello Stato;
● autonomo, in quanto si giova di propri principi e proprie regole;
● comune, in quanto si riferisce a tutti i soggetti che fanno parte dell’ordinamento;
● ad oggetto variabile, in quanto la P.A. persegue fini differenti, inglobando o escludendo alcuni
settori dalla propria gestione.
Sono fonti del diritto tutti gli atti e/o fatti produttivi di diritto, ovvero gli atti che contengono norme
giuridiche e i mezzi attraverso il quale il diritto viene portato a conoscenza dei cittadini appartenenti ad
uno stesso ordinamento. Le fonti del diritto italiano sono la Costituzione, le leggi ordinarie, le leggi
regionali, i regolamenti e gli usi.
Nella Costituzione sono contenuti i principi ai quali si ispira il nostro ordinamento sociale, è definita la
struttura organizzativa dello Stato, non può essere modificata da una legge ordinaria e tutte le norme
emanate devono confrontarsi ai principi ivi contenuti, vi sono poi le fonti primarie, sottoposte
esclusivamente alla Costituzione (ad esempio, leggi ordinarie, decreti legge, decreti legislativi, leggi
regionali), poi le fonti secondarie (ad esempio, regolamenti, ordinanze e statuti).
I REGOLAMENTI
Sono atti formalmente amministrativi, emanati da organi dal potere esecutivo ed aventi forza normativa
in quanto contenenti norme idonee ad innovare l’ordinamento giuridico, con i caratteri di generalità ed
astrattezza. Il fondamento della potestà regolamentare è riposto nella legge, gli organi amministrativi
possono emanare regolamenti solo quando una legge attribuisca loro tale potere. I regolamenti non
possono derogare o contrastare con la Costituzione e con le leggi ordinarie, contenere sanzioni penali e
derogare al principio di irretroattività.
Si distinguono:
● Regolamenti Statali: emanati dagli organi dello Stato, sono governativi (emanati dal Governo),
ministeriali (emanati da singoli componenti del governo) o non governativi (emanati da autorità
amministrative come il Prefetto).
● Regolamenti non Statali: emanati dagli enti territoriali, quali regioni, province o comuni.
● Regolamenti esterni: espressione del potere di supremazia che l’esecutivo dispone verso tutti i
cittadini.
● Regolamenti interni: regolano l’organizzazione interna di un organo o di un ente.
A seconda del contenuto vi sono regolamenti di esecuzione, di attuazione, indipendenti, di
organizzazione, delegati o autorizzati e di riordino.
I regolamenti sono atti formalmente amministrativi e come tali possono essere impugnati innanzi al
T.A.R. Colui che ha interesse all’eliminazione di un regolamento non può impugnare il regolamento, ma
l’atto emanato dalla P.A. in esecuzione del regolamento, se tale atto vada a ledere la propria sfera
giuridica.
LE ORDINANZE
Sono quegli atti che creano obblighi o divieti ed in sostanza impongono ordini. Non possono contrastare
con la Costituzione e le leggi e non possono contenere norme penali; vi sono quelle previste dalla legge
per casi ordinari, quelle per casi eccezionali di particolare gravità e le ordinanze di necessità o libere,
emanate per far fronte a situazioni di urgente necessità. La natura giuridica delle ordinanze prevede
da un lato la natura normativa che possono derogare a norme di legge seppur per un periodo limitato,
dall’altra si opta per la natura amministrativa in virtù del fattori che esse presentano il carattere della
concretezza.
GLI STATUTI DEGLI ENTI PUBBLICI
Per statuto si intende un atto normativo avente come soggetto l’organizzazione dell’ente e le linee
fondamentali della sua attività. Gli statuti delle Regioni ordinarie sono leggi regionali rinforzate,
approvate con un procedimento rinforzato (due deliberazioni a distanza di due mesi), gli statuti delle
regioni speciali sono rivestiti della forma della legge costituzionale adottata dal Parlamento. Le province
e i comuni hanno la potestà di adottare un proprio statuto.
TESTI UNICI E CODICI
Sono gli atti che raccolgono e coordinano disposizioni, originariamente comprese in atti diversi per
semplificare il quadro normativo. I testi unici possono essere normativi se modificano o abrogano le
disposizioni legislative esistenti oppure compilativi se si limitano a raccogliere in un unico atto le norme
già esistenti, lasciando immutata la legislazione vigente. Nell’intento di fornire un riassetto di interi settori
legislativi, è stata emanata la L. n.229/2003 in attuazione della quale sono stati emanati il Codice dei
contratti pubblici, il Codice in materia di protezione dei dati personali e il Codcie delle comunicazioni
elettroniche.
LE NORME INTERNE DELLA P.A.
Tutte le P.A emanano norme relative al funzionamento dei loro uffici o alle modalità di svolgimento delle
loro attività. Queste norme hanno come destinatari solo coloro che fanno parte di una determinata
amministrazione e sono definite norme interne. Le norme interne non possono essere in contrasto con
la legge, la loro violazione da parte di un organo amministrativo da luogo ad un eccesso di potere e la
loro inosservanza da parte di funzionari o impiegati della P.A. può dar luogo a responsabilità sia civile
che penale. Possono essere emanate attraverso regolamenti, ordini (emanati da autorità
gerarchicamente superiore), istruzioni o circolari.
La consuetudine è la tipica fonte del diritto non scritta e consiste nella ripetizione di un comportamento
da parte di una generalità di persone, con la convinzione della giuridica necessità di esso, mentre la
prassi amministrativa è un comportamento costante nell’esercizio di un potere nella convinzione della
sua obbligatorietà.
2. Le situazioni giuridiche soggettive
LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE
Sono situazioni sostanziali di interesse, tutelate dall’ordinamento giuridico. In tali situazioni i soggetti
possono assumere posizioni attive quando attribuiscono al titolare una posizione favorevole o passive
quando attribuiscono una posizione sfavorevole al titolare.
IL DIRITTO SOGGETTIVO
E’ la posizione giuridica di vantaggio che l’ordinamento giuridico conferisce ad un soggetto
riconoscendogli determinate utilità in ordine ad un bene, nonché la tutela degli interessi inerenti al bene.
Nelle controversie con la P.A. chi è in possesso di un diritto soggettivo è tenuto ad adire al giudice
ordinario, chi è in possesso di un interesse legittimo può ricorrere solo al giudice amministrativo.
I diritti soggettivi perfetti sono quelli attribuiti al soggetto, il loro esercizio è libero e non condizionato
da alcun intervento della P.A., i diritti soggettivi condizionati sono quelli il cui esercizio è subordinato
ad un provvedimento amministrativo permissivo sui quali la P.A. può incidere comprimendoli od
estinguendoli con un proprio provvedimento.
GLI INTERESSI LEGITTIMI
E’ una situazione giuridica soggettiva di vantaggio, conferente la pretesa alla legittimità dell’attività
amministrativa, riconosciuta ad un soggetto che si trovi in una posizione differente rispetto agli altri
soggetti. Prevede due caratteri:
1. la differenziazione, ovvero è titolare di un interesse legittimo colui che rispetto all’esercizio di un
potere pubblico, si trovi in una posizione differenziata rispetto a quella della generalità degli altri
soggetti;
2. la qualificazione, nel senso che la norma preordinata a disciplinare l’esercizio del potere della
P.A., per il perseguimento dell’interesse pubblico primario, ha di conseguenza protetto un
interesse individuale connesso a quello pubblico.
La differenza tra diritti soggettivi ed i nteressi legittimi va riferita alla natura della norma:
● le norme giuridiche di relazione regolano i rapporti tra P.A. e cittadini, attribuendo obblighi e
diritti reciproci la cui violazione lede un d iritto soggettivo del cittadino;
● le norme di azione regolano l’esercizio dei poteri della P.A., imponendole un determinato
comportamento, che se viene meno lede un i nteresse legittimo del cittadino.
Nel caso di cattivo uso da parte della P.A. del proprio potere discrezionale si avrà lesione di un interesse
legittimo, nell’ipotesi di carenza assoluta di potere, l’atto è considerato inidoneo ad incidere
legittimamente sul diritto soggettivo del privato.
Gli interessi legittimi pretensivi prevedono la pretesa di un privato affinché l’amministrazione adotti un
determinato provvedimento, quelli oppositivi legittimano il privato ad opporsi all’adozione di atti da parte
della P.A. pregiudizievoli per la propria sfera giuridica. L’interesse sostanziale è quello che considera il
momento in cui l’interesse del privato viene a confronto col potere della P.A., l’interesse
procedimentale è quello che emerge nel corso di un procedimento amministrativo.
DIFFERENZA TRA DIRITTO SOGGETTIVO E INTERESSE LEGITTIMO
La differenza tra diritto soggettivo e interesse legittimo si sostanzia nel fatto che:
● il diritto soggettivo è la facoltà attribuita a una persona di godere di un bene, di un valore o di
esigere una prestazione da una terza persona, quindi di intervenire, di fare applicare una norma
nei suoi confronti. Ad esempio, se ho affittato un appartamento e l'inquilino non paga il canone
ho subito una lesione del mio diritto soggettivo (questo è un caso di un diritto di credito e non fa
differenza se l'inquilino è un privato o la P.A.).
● l'interesse legittimo è l'interesse di un soggetto al corretto uso del potere discrezionale da parte
della P.A. Ad esempio, un privato che chiede una licenza di commercio: costui non ha un diritto
soggettivo ad ottenere la predetta licenza, ma ha il diritto a che la P.A., nella sua valutazione di
accoglimento o di rigetto della sua istanza, osservi puntualmente le norme che disciplinano
l'azione amministrativa e non commetta irregolarità, soddisfando dunque il suo interesse legittimo
affinchè ottenga la licenza suddetta.
GLI INTERESSI SEMPLICI E DI FATTO
Gli interessi semplici (detti anche amministrativamente protetti) sono quelli vantati dal cittadino nei
confronti della P.A. a che questa, nell’esercizio del suo potere discrezionale, osservi le regole di buona
amministrazione, di opportunità e convenienza, mentre gli interessi di fatto sono situazioni giuridiche
soggettive non protette, cui l’ordinamento non accorda alcuna tutela.
Gli interessi diffusi sono quelli comuni a tutti gli individui di una formazione sociale non organizzata e
non individuabile mentre gli interessi collettivi sono quelli che hanno come portatore un ente
esponenziale di un gruppo non occasionale, autonomamente individuabile. L’interesse collettivo è
differenziato (in quanto fa capo ad un soggetto individuato e cioè ad un organizzazione di tipo
associativo) e qualificato (nel senso che è previsto dal diritto oggettivo).
Gli interessi diffusi sono tutelabili purché siano imputabili a gruppi sociali determinati. Il codice del
consumo ha introdotto nel nostro ordinamento l’azione di classe (c.d. class action): si tratta di un’azione
collettiva condotta a tutela dei diritti individuali dei consumatori e degli interessi collettivi, da uno o più
soggetti che richiedono il risarcimento del danno non solo a loro nome, ma a nome di tutta la classe,
ossia per tutti coloro che hanno subito lo stesso illecito.
3. I soggetti del diritto amministrativo
LO STATO
E’ la forma di organizzazione del potere politico, cui spetta l’uso legittimo della forza, su una comunità di
persone all’interno di un determinato territorio.
Lo Stato è un ordinamento:
● politico (diretto a soddisfare tutti gli interessi che possono emergere in un gruppo sociale);
● giuridico (il sistema di norme ne costituisce elemento essenziale ed indefettibile);
● originario (trova in se stesso il fondamento della sua validità);
● indipendente (non riconosce alcuna autorità superiore che ne possa condizionare l’attività);
● sovrano (detiene la suprema potestà di imperio che si impone in tutto il territorio e nei confronti
di tutti coloro che ad esso appartengono).
IL MODELLO ORGANIZZATIVO DELLA P.A.
Disposizioni della carta costituzionale stabiliscono che la legge provvede all’ordinamento della
Presidenza del Consiglio e determina il numero, l’attribuzione e l’organizzazione dei ministeri, inoltre i
pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon
andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Il ministero è la ripartizione fondamentale dell’amministrazione centrale italiana. Ad ogni ministero è
assegnata una missione fondamentale di ampia portata. Strutture di primo livello dei Ministeri sono i
dipartimenti o le direzioni generali per le quali è previsto un segretario generale, al di fuori dei
dipartimenti possono esistere solo uffici di staff, a capo dei quali può essere posto anche un dirigente
estraneo all’amministrazione.
Vi sono poi i ministri senza portafoglio, nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del
Presidente del Consiglio, questi hanno compiti costituzionali loro affidati (compiti politici) ma non hanno
compiti amministrativi.
LE AGENZIE E LE AZIENDE AUTONOME
Le Agenzie sono vigilate e controllate dai ministeri competenti o dalla Corte dei Conti per i profili di
controllo della spesa, ma godono di piena autonomia operativa e di bilancio. Le aziende godono di
autonomia amministrativa, contabile e finanziaria ma sono soggette al controllo politico da parte del
Parlamento, al controllo gerarchico da parte del Ministero competente e al controllo successivo da
parte della Corte dei Conti. Le aziende autonome sono dotate di una propria organizzazione
amministrativa e si sono sviluppate per assicurare una gestione agile e pronta dei servizi di interesse
pubblico.
IL CONSIGLIO DI STATO
E’ il supremo organo di consultazione giuridico-amministrativa dello Stato. E’ un organo complesso di
rilievo costituzionale, in quanto è previsto dalla Costituzione che ne sancisce l’indipendenza dal
Governo, è costituente un potere dello Stato almeno per quanto concerne l’esplicazione delle funzioni
giurisdizionali ed ha funzioni consultive in materia giuridico-amministrativa. Sono organi interni del
Consiglio di Stato: il Consiglio di presidenza, il presidente, il presidente aggiunto, il segretario generale,
l’adunanza generale e l’adunanza plenaria.
Il Consiglio di Stato ha attribuzioni giurisdizionali e consultive; nell’esercizio della funzione consultiva
esprime pareri in materia giuridico amministrativa ed è svolta nell’interesse dello Stato ordinamento, i
pareri possono essere facoltativi o obbligatori.
LA CORTE DEI CONTI
E’ un organo a rilevanza costituzionale, in rapporto di sostegno sia col governo che con il Parlamento.
Opera in veste neutrale ed obiettiva nell’interesse generale della comunità e a tutela della finanza
pubblica. La Corte dei Conti esercita funzioni di controllo e giurisdizionali, nel primo caso si esplica
attraverso il controllo preventivo di legittimità (gli atti sottoposti a controllo rispettino le norme di diritto
e siano esenti da vizi di legittimità), il controllo successivo di legittimità sui singoli atti, il giudizio di
parificazione (controllo su rendiconto generale dello Stato), controllo sugli enti sovvenzionati e sugli
enti locali, il controllo successivo sulla gestione delle P.A.
IL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ECONOMIA E DEL LAVORO
Il CNEL costituisce un organo collegiale di rilievo costituzionale con funzioni ausiliarie, solo consultive,
del governo e del Parlamento. Il compito principale è quello di dare pareri e consulenza al governo e al
Parlamento sui problemi dell’economia e del lavoro. Ha il compito di redigere una relazione annuale,
sulla qualità e sui livelli dei servizi erogati dalla P.A., raccoglie ed aggiorna l’archivio nazionale dei
contratti e degli accordi di lavoro nel settore pubblico e svolge una conferenza annuale sull’attività
compiuta dalle P.A.
LE AUTORITA’ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI
Si caratterizzano per il grado di indipendenza dal potere politico, esercitando funzioni neutrali
nell’ordinamento giuridico. Hanno funzione di regolazione di determinati settori della vita economica,
mediante attribuzione di poteri normativi, amministrativi e giustiziali. La caratteristica distintiva è la
funzione di regolamentazione e tutela di interessi collettivi, in ambiti di via sociale nei quali il
contemperamento di diversi interessi in gioco si presenta particolarmente delicato. Il legislatore ha posto
alcune prerogative a tutela dell’indipendenza, ovvero:
● l’autonomia;
● la nomina dei titolari degli organi di vertice;
● i requisiti soggettivi dei componenti;
● le ipotesi di incompatibilità;
● la durata della carica.
Le autorità indipendenti hanno poteri ispettivi e d’indagine (possibilità di chiedere informazioni e
convocare persone interessate alle attività controllate), potere sanzionatorio e di sollecitazione, poteri
decisori (facoltà di decidere su controversie rientranti nella loro competenza), poteri regolamentari
(possibilità di determinare le modalità di espletamento dell’attività).
Nel nostro ordinamento le più importanti sono la Banca d’Italia, la CONSOB (vigilanza su intermedi
finanziari e sui mercati), l’ISVAP (vigilanza su mercato assicurazioni), l’autorità garante della
concorrenza e del mercato, l’autorità per l’energia elettrica e per il gas e tutti le altre autorità garanti.
L’AUTONOMIA FINANZIARIA
● La finanza ordinaria: L’art. 119 Cost. stabilisce che l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa
è esplicitamente attribuita oltre che alle Regioni, anche ai comuni, alle province e alle città
metropolitane. Il Parlamento con la legge costituzionale n.1/2012, introduce il vincolo del
pareggio in bilancio per lo Stato, il quale deve assicurare l’equilibrio tra entrate e spese del
proprio bilancio; con la modifica dell’art. 119 Cost, questo vincolo è stato esteso anche alle
regioni e agli enti locali.
● Il fondo perequativo: E’ uno strumento (utilizzato per territori con minore capacità fiscale per
abitante) che dovrebbe compensare eventuali squilibri tra le entrate tributarie delle regioni e
consentire a tali enti di erogare i servizi di loro competenza a livelli uniformi su tutto il territorio
nazionale.
● La finanza straordinaria: Il terzo pilastro della finanza regionale è costituito dalle risorse
aggiuntive destinate dallo Stato, il quale, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la
solidarietà sociale, per rimuovere squilibri economici e sociali, destina risorse aggiuntive ed
effettua interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città o Regioni. Possono
essere assegnate su tutto il territorio nazionale, ma devono essere erogate solo per il
perseguimento delle finalità espresse dell’art. 119 comma 5 Cost.
IL PATRIMONIO REGIONALE
Comuni, province, città e regioni hanno un proprio patrimonio attribuito secondo i principi generali
determinati dalla legge dello Stato.
IL FEDERALISMO FISCALE
Con la L n.42/2009, il Governo è stato delegato ad adottare uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto
l’assicurazione di autonomia di entrata e di spesa degli enti territoriali. Per il raggiungimento di tale
finalità, la citata legge reca disposizioni volte a stabilire i principi fondamentali del coordinamento della
finanza pubblica e del sistema tributario, a disciplinare l’istituzione ed il funzionamento del fondo
perrquativo, nonché l’utilizzo delle risorse aggiuntive e l’effettuazione di interventi speciali.
GLI ORGANI DELLA REGIONE
● Consiglio regionale: E’ l’organo corrispondente al Parlamento dello Stato, esercita le potestà
legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli da Costituzione e dalle leggi. Al
Consiglio spettano le attribuzioni amministrative conferite dallo statuto, esercita potere di
controllo politico sull’operato della Giunta e del Presidente della Regione e approva il bilancio
preventivo. Approva i piani concernenti l’esecuzione di opere pubbliche e l’organizzazione di
servizi pubblici di interesse della Regione.
● Giunta regionale: E’ l’organo esecutivo della Regione, partecipa direttamente all’attività di
indirizzo politico della Regione. La sua principale attribuzione è l’attività di iniziativa politica che si
esprime attraverso la presentazione di disegni di legge al consiglio. La giunta ha iniziativa
legislativa e regolamentare, provvede alla gestione dell’ente, dirige l’attività degli uffici regionale
ed amministra il patrimonio; per motivi di urgenza può sostituirsi al Consiglio.
● Presidente della Regione: E’ anche il Presidente della Giunta regionale, della quale si occupa di
nomina e revoca dei membri. Viene eletto a suffragio universale e diretto, salvo che lo Statuto
regionale disponga diversamente. Rappresenta la Regione ed è titolare di un potere proprio ed
esclusivo, quando l’ente deve manifestarsi come ente unitario. Presiede la Giunta e ne disciplina
il funzionamento, garantendone l’unità di indirizzo.
IL CONTROLLO DELLO STATO SUI SOGGETTI
In caso di compimento di atti contrari alla Costituzione o per gravi violazioni di legge o per la presenza di
ragioni di sicurezza nazionale, lo scioglimento o la rimozione del Consiglio regionale è disposto con
decreto motivato del Capo dello Stato, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
IL COORDINAMENTO DELLE ATTIVITA’ TRA REGIONI E STATO
La Costituzione prevede forme di coordinamento tra Regioni e Stato per quanto riguarda immigrazione e
ordine e sicurezza pubblica. Tali riunioni prendono il nome di Conferenze permanenti, cui vanno ad
aggiungersi commissione bicamerale per le questioni regionali e la cabina di regia.
LE REGIONI E L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE
L’art. 117 comma 5 Cost. recita che le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie
di loro competenza, provvedono all’attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali, nel rispetto
delle norme di procedura stabilite dalla legge.
LE REGIONI E L’UNIONE EUROPEA
Le Regioni partecipano alla formazione e all’attuazione delle normative dell’Unione Europea nella fase
ascendente, ovvero l’iter procedurale che porta all’adozione da parte delle istituzioni dell’U.E. di
determinati atti e nella fase discendente, ovvero nel momento in cui diventa necessario dare attuazione
nel nostro Stato agli atti normativi dell’U.E.
IL POTERE SOSTITUTIVO
L’art. 120 comma 2 Cost. prevede e disciplina un potere sostitutivo in capo allo Stato, in particolare al
Governo, nei confronti sia degli organi delle Regioni sia di quelli degli altri enti, nel caso di mancato
rispetto di norme e trattati internazionali e della normativa europea, oppure di pericolo grave per
l’incolumità e la sicurezza pubblica.
In caso di inerzia delle Regioni o delle Province, lo Stato può intervenire in merito all’attuazione degli atti
dell’U.E. La procedura di tale potere è la seguente:
1. il Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro competente, assegna un tempo congruo
all’ente per adottare i provvedimenti necessari;
2. scaduto il termine, vengono adottati dal Presidente del Consiglio i provvedimenti dovuti, con
l’emissione di un atto normativo o la nomina di un Commissario a d acta.
In casi urgenti tale dispositivo non viene preso in considerazione ed il Consiglio dei Ministri adotta
direttamente i provvedimenti necessari.
AUTONOMIA STATUARIA E REGOLAMENTARE DEGLI ENTI LOCALI
La riforma costituzionale del 2001 prevede che i comuni e le province oltre che le Regioni e le città
metropolitane, sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla
Costituzione. L’autonomia normativa di cui godono gli enti, si esplica anche con l’emanazione dei
regolamenti, cui la dottrina riconosce carattere attuativo-integrativo delle disposizioni statuarie.
I PRINCIPI EUROPEI
Fra i principali vi sono:
● il principio di certezza del diritto (diretto a garantire la prevedibilità delle situazioni nella sfera del
diritto comunitario);
● il principio di legittimo affidamento;
● il principio di proporzionalità;
● il principio del giusto procedimento;
● il principio di buona amministrazione.
9. Atti e provvedimenti amministrativi
GLI ATTI AMMINISTRATIVI
E’ qualsiasi manifestazione di volontà, di conoscenza e di giudizio posta in essere da un’autorità
amministrativa nell’esercizio di una funzione amministrativa per un caso concreto e per destinatari
determinati o determinabili. Gli atti amministrativi sono classificabili secondo la natura dell’attività
amministrativa esercitata, secondo il nesso psichico, in relazione all’efficacia o secondo la
discrezionalità.
I PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI
Sono manifestazioni di volontà, mediante i quali la P.A., nell’esercizio della propria potestà d’imperio,
unilateralmente e concretamente, costituisce modifica o estingue una situazione giuridica, per realizzare
un particolare interesse pubblico affidato istituzionalmente alla sua cura. I provvedimenti
amministrativi sono:
● tipici (previsti dall’ordinamento);
● nominativi (a ciascun interesse pubblico è determinato un tipo di atto disciplinato dalla legge);
● autoritativi (producono unilateralmente i loro effetti anche contro la volontà del destinatario);
● esecutori (possibilità concessa alla P.A. di dare immediata esecuzione all’atto amministrativo).
GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELL’ATTO AMMINISTRATIVO
Gli elementi essenziali dell'atto amministrativo sono il soggetto, l’oggetto, il contenuto, la finalità, la forma
ed il destinatario; gli elementi accidentali sono il termine, la condizione, l’onere e la riserva.
La struttura dell’atto amministrativo si compone delle seguenti parti:
1. intestazione (indicazione dell’autorità da cui l’atto promana);
2. preambolo (vi sono indicate norme di legge o regolamenti in base ai quali l’atto è stato adottato);
3. motivazione (la P.A indica gli interessi coinvolti nel procedimento);
4. dispositivo (costituisce la dichiarazione di volontà);
5. luogo e data di emanazione;
6. sottoscrizione.
La motivazione del provvedimento amministrativo è un aspetto di fondamentale importanza in quanto
rappresenta lo strumento con cui la P.A. esterna i presupposti fattuali e le ragioni giuridiche che hanno
portato all’emanazione di un dato provvedimento. I presupposti fattuali sono gli elementi e i dati acquisiti
durante l’istruttoria; le ragioni giuridiche comprendono le argomentazioni condotte sul piano di diritto.
Ogni atto notificato deve presentare il termine e l’autorità a cui è possibile fare ricorso.
IL SILENZIO AMMINISTRATIVO
Le figure contemplate nell’ordinamento sono:
● il silenzio-assenso, si configura nei casi in cui la legge attribuisce al silenzio il valore di
accoglimento di un’istanza;
● il silenzio-rigetto, si realizza quando la legge conferisce all’inerzia della P.A. il significato di un
diniego di accoglimento di istanza;
● il silenzio-devolutivo, quando il silenzio di una P.A. comporta l’attribuzione della competenza ad
un’altra autorità;
● il silenzio-inadempimento, riguarda le ipotesi in cui la P.A di fronte alla richiesta di un
provvedimento da parte del privato, abbia omesso di provvedere entro i termini previsti dalla
legge.
10. Principali atti e provvedimenti
LE AUTORIZZAZIONI
E’ quel provvedimento mediante il quale la P.A. provvede alla rimozione di un limite legale che si
frappone all’esercizio di una attività inerente un diritto soggettivo o una potestà pubblica. Tali
autorizzazioni hanno carattere personale e come tali non sono trasmissibili senza il consenso della P.A.
Le autorizzazioni sono:
● espresse (rilasciate con un provvedimento);
● tacite (quando non vi è provvedimento di diniego, la richiesta si considera accolta);
● modali (per le quali è previsto l’inserimento nell’autorizzazione di prescrizioni);
● non modali (la P.A. ha solo la facoltà di emetterle ma non sono suscettibili di prescrizioni);
● personali (sulla persona);
● reali (sull'oggetto).
LE LICENZE
La dottrina dominante riconduce le licenze alla figura delle autorizzazioni, considerandole dei
provvedimenti permissivi in quanto rendono possibile l’esercizio del diritto soggettivo.
LE CONCESSIONI
E’ quel provvedimento amministrativo con cui la P.A. conferisce ex novo posizioni giuridiche attive al
destinatario ampliandone così la sfera giuridica. Con l’atto di concessione sorge un rapporto di diritto
pubblico tra la P.A. concedente ed il concessionario.
Nella concessione di beni il concessionario acquista il diritto all’uso del bene demaniale, l’interesse
legittimo al rinnovo della concessione da parte della P.A., l’obbligo di pagare la cauzione ed il canone, il
dovere di utilizzare il bene, il dovere di sottostare ai controllo della P.A.
Nella concessione di servizi il concessionario acquista il diritto all’esercizio della concessione,
all’esclusività nella titolarità della concessione, a conseguire vantaggi economici derivanti dalla gestione
del servizio, a particolari sovvenzioni da parte dello Stato, l’obbligo di pagare la cauzione ed il canone, il
dovere di utilizzare il bene, il dovere di sottostare ai controllo della P.A.
GLI ATTI DIVERSI DAI PROVVEDIMENTI
Atti diversi dai provvedimenti sono:
● i pareri: consistono in manifestazioni di giudizio con cui gli organi dell’amministrazione consultiva
mirano ad illuminare e consigliare gli organi di amministrazione attiva; possono essere facoltativi
o obbligatori se la legge li impone, questi a loro volta sono vincolanti (organo amministrazione
attiva deve attenersi), non vincolanti, parzialmente vincolanti e conformi. Quanto ai termini di
rilascio è stabilito devono essere resi entro 20 giorni dalla richiesta; un parere viziato inficia tutto il
procedimento amministrativo, per cui l’atto finale risulterà viziato.
● le proposte: tendono a sollecitare l’attività di un altro organo ed al tempo stesso esprimere un
giudizio circa il contenuto da dare al provvedimento; di regola le proposte non sono vincolanti.
11. Il procedimento amministrativo
IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO (L. n.241/1990)
Affinché un atto amministrativo sia perfetto ed efficace deve essere emanato dopo aver seguito un
preciso iter, corrispondente in più atti ed operazione, che nel loro insieme prendono il nome di
procedimento amministrativo.
Il procedimento risponde a molteplici esigenze, quali l’accertamento sulla valutazione dei vari dati e dei
diversi interessi pubblici e privati coinvolti nell’azione amministrativa, il coordinamento dell’operato e dei
vari organi che intervengono nell’emanazione dell’atto, l’esercizio di attività di controllo e la garanzia che
anche l’interessato venga sentito prima dell’emanazione dell’atto.
Nel corso degli anni il legislatore ha perseguito la strada dell’avvicinamento del cittadino alla P.A.,
prevedendo istituti giuridici volti al dialogo e alla collaborazione reciproca, le fasi del procedimento
amministrativo sono tre:
1. Fase Preparatoria: diretta a predisporre ed accertare i presupposti dell’atto da emanare; si
divide in due stadi, lo stadio dell’iniziativa (iniziativa di parte quando il procedimento può
essere instaurato solo con un atto propulsivo del soggetto interessato all’emanazione di un
provvedimento, ad esempio istanza per rilascio di un’autorizzazione; iniziativa d’ufficio quando
è instaurato da un organo amministrativo) e stadio istruttorio (esame dei dati rilevanti ai fini
dell’emanazione dell’atto).
2. Fasce Costitutiva: è la fase deliberativa del procedimento, in cui si determina il contenuto
dell’atto. Al termine di questa fase, l’atto è perfetto (sussistono tutti gli elementi per la sua
esistenza giuridica) ma non ancora efficace (idoneo a produrre effetti giuridici).
3. Fase d’integrazione dell’efficacia: l’atto già perfetto diviene efficace, in questa fase rientrano gli
atti di controllo e gli atti di comunicazione.
GLI ATTI DI CONTROLLO
Sono singoli atti di controllo: il visto, l’approvazione, l’autorizzazione, l’omologazione e l’annullamento
d’ufficio in sede di controllo.
Il controllo degli atti consiste nel riesame degli atti di amministrazione attiva al fine di accertarne la
conformità a determinate norme giuridiche (controllo di legittimità). I controlli amministrativi sono diretti
ad esaminare l’operato di organi amministrativi con funzioni di amministrazione attiva e si distinguono in:
● controlli sugli atti (diretti a valutare la legittimità);
● controlli sui soggetti o organi (se diretti a esaminare operato e comportamenti di organo o
ente);
● controlli sull’attività (finalizzati a valutare l’attività amministrativa nel suo complesso).
I controlli sugli atti si possono classificare:
● In base alla funzione esercitata:
1. di legittimità (diretti a garantire che l’azione della P.A. si svolga entro i limiti stabiliti dalla
legge);
2. di merito (diretti a garantire che l’azione della P.A. si svolga secondo i criteri di opportunità
e convenienza sanciti dalle norme di buona amministrazione).
● In base al momento in cui intervengono:
1. preventivi (se intervengono prima che l’atto sia perfetto);
2. successivi (se intervengono dopo che l’atto già formato sia divenuto anche efficace);
3. sostitutivi (quando l’autorità gerarchicamente superiore, accertata l’inerzia dell’autorità
inferiore, si sostituisce ad essa nell’emanazione del provvedimento).
● In base al rapporto tra organo controllante e controllato:
1. interorganico (quando appartengono allo stesso ente);
2. intersoggettivo ( quando appartengono ad enti diversi).
TEMPISTICA PROCEDIMENTALE
L’attuale disciplina della tempistica del procedimento amministrativo, parte dalla concezione del
tempo come bene della vita: da un lato il privato ha l’esigenza di vedere rispettati i termini del
provvedimento, dall’altro vi è l’esigenza di conseguire quel determinato interesse sostanziale.
La P.A. ha l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, sia nel caso in cui lo
stesso consegua da un’istanza del privato, che nelle ipotesi in cui debba essere iniziato d’ufficio.
Salvo diverso termine stabilito per legge o con altro provvedimento, il termine generale per la
conclusione dei procedimenti amministrativi è di 30 giorni, per le amministrazioni statali possono essere
individuati termini non superiori a 90 giorni, stesso termine è applicato agli enti pubblici economici. In
presenza di particolari presupposti per la conclusione di procedimenti di competenza delle
amministrazioni statali o degli enti pubblici nazionali il termine può essere ampliato fino a 180 giorni.
MANCATA CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO NEI TERMINI
La tutela in materia di silenzio dell’amministrazione, disciplinata dal Codice del processo
amministrativo, precisa che la mancata o tardiva emanazione del provvedimento, sia elemento di
valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e
amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente (dal c.d. decreto semplifica Italia).
Decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento, il privato può rivolgersi al
responsabile del rispetto della tempistica affinché entro un termine, pari alla metà di quello
originariamente previsto, concluda il procedimento attraverso le strutture competenti con la nomina di un
commissario. Il responsabile del ritardo è tenuto a risarcire il danno ingiusto cagionato.
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
La L. n.241/1990 prevede l’individuazione del responsabile del procedimento, in seno all’unità
organizzativa competente, la comunicazione agli interessati del nominativo del responsabile e la
precisazione dei compiti a questo spettanti. Tale prospettiva sancisce l’obbligo per le amministrazioni
pubbliche di individuare, per ogni procedimento, l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria, nonché
del provvedimento finale; individuata tale unità, il dirigente della stessa provvede ad individuare al suo
interno il soggetto responsabile del procedimento, cui viene assegnata la responsabilità dell’istruttoria e
di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento, nonché l’adozione del provvedimento finale.
La recente introduzione della legge anticorruzione (L. n.190/2012) prevede che nel caso di conflitto di
interessi, al responsabile è imposto di astenersi.
LA PARTECIPAZIONE AL PROCEDIMENTO
Il principio di partecipazione costituisce uno dei capisaldi del nostro ordinamento giuridico ed è uno dei
criteri principali dell’attuale sistema amministrativo. Lo strumento indispensabile per attivare la
partecipazione al procedimento è costituito dalla comunicazione di avvio del procedimento, che va fatta
ai destinatari del provvedimento finale, ai soggetti che per legge devono intervenire nel procedimento e
ai terzi che possono ricevere un pregiudizio dal provvedimento finale. La mancata comunicazione non
produce automaticamente l’annullabilità dell’atto, laddove emerga che il vizio non abbia inciso in maniera
significativa sull’assetto di interessi contenuti nel dispositivo. Gli altri istituti attraverso cui si realizza la
partecipazione al procedimento sono:
● il diritto d’intervento nel procedimento;
● il diritto di prendere visione degli atti e di produrre memorie difensive;
● il preavviso di rigetto (deve essere comunicato agli interessati l’adozione di un provvedimento
negativo, specificando i motivi ostativi all’accoglimento);
● la stipulazione di accordi inerenti il provvedimento.
LA SEMPLIFICAZIONE DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA
La L. n.241/1990 contiene una serie di disposizioni dirette a snellire l’azione amministrativa, tra queste vi
è:
● la conferenza dei servizi (forma di cooperazione tra le varie amministrazioni per semplificare
procedimenti particolarmente complessi);
● gli accordi fra amministrazioni pubbliche;
● la figura del silenzio-devolutivo;
● il ricorso all’autocertificazione (consente al privato di poter provare determinati fatti presentando
una dichiarazione c.d. sostituiva, a prescindere dall’esibizione di relativi certificati);
● la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA);
● il silenzio-assenso (che equivale a provvedimento di accoglimento della domanda).
L. n.35/2012
La L. n.35/2012, prevede:
● Misure a favore dei cittadini: effettuazione cambi di residenza in tempo reale, scadenza
documenti il giorno del compleanno, obbligo invio telematico per domande di partecipazione a
concorsi, utilizzo della modalità telematica per atti e documenti (riguardanti stato civile e
anagrafico, elettorato attivo, in materia di immigrazione, di trasmissione e di accesso alle liste di
leva).
● Misure a favore dell’impresa: semplificazioni in materia di autorizzazioni per l’esercizio di
attività economiche e di controlli sulle stesse.
● Misure per la crescita: azioni coordinate dirette a favorire lo sviluppo di domanda e offerta dei
servizi digitali, a potenziare l’offerta di connettività a banda larga, a incentivare i cittadini
all’utilizzo di servizi digitali.
PRINCIPIO DI TRASPARENZA
Inteso come immediata e facile controllabilità di tutti i momenti e di tutti i passaggi in cui si esplica
l’operato della P.A. onde garantirne e favorirne lo svolgimento imparziale. Il cittadino ha diritto di accesso
agli atti ed ai documenti della P.A., tale diritto è stato sancito come principio generale dell’ordinamento
giuridico. Ai sensi dell’art. 22, il diritto di accedere ai documenti amministrativi, spetta
esclusivamente ai soggetti che vi abbiano specifico interesse, in relazione ad una situazione
giuridicamente rilevante, ossia ai portatori di una situazione qualificata, differenziata e tutelata.
E’ considerato documento amministrativo: ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica,
elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, relativi ad uno specifico procedimento,
detenuti da una P.A., e concernenti attività di pubblico interesse indipendentemente dalla loro natura
privatistica o pubblicistica. E’ da tenere in considerazione la figura dei “controinteressati”, coloro che
facilmente individuabili, dall’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza. A questi va
data comunicazione formale ed hanno la facoltà di presentare motivata opposizione.
Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi; la
richiesta di accesso deve essere motivata e rivolta all’amministrazione che ha formato il documento e
che lo detiene stabilmente. Nel caso della presenza di controinteressati va fatta richiesta formale di
accesso agli atti, nel caso in cui non vi fossero controinteressati può essere fatta richiesta informale. La
richiesta è accolta mediante indicazione della pubblicazione contenente la notizia, esibizione del
documento, estrazione di copie o altra modalità idonea. Ove provenga da una P.A., la richiesta è
presentata dal titolare dell’ufficio interessato o dal responsabile del procedimento amministrativo.
Decorsi inutilmente 30 giorni dalla richiesta, questa si intende respinta. Sono obbligati a consentire
l’esercizio del diritto di accesso: le P.A., gli enti pubblici, i gestori di pubblici servizi , le aziende
autonome e speciali, l’autorità di garanzia e di vigilanza, l’Amministrazione dell’U.E. e le imprese di
assicurazione.
La legge prevede una serie di limiti all’esercizio del diritto d’accesso, vi sono:
● limiti tassativi, previsti dal legislatore a seguito dei quali la P.A. è obbligata a dare risposta
negativa alla richiesta di accesso (documenti riguardanti segreti di Stato, procedimenti riguardanti
sequestri di persona o di protezione dei testimoni di giustizia);
● limiti facoltativi, stabiliti in via discrezionale dalla P.A. producenti un semplice differimento
all’accesso (viene differito l’accesso sino a quando la conoscenza di essi possa impedire o
gravemente ostacolare lo svolgimento dell’azione amministrativa).
Decorsi inutilmente 30 giorni dalla richiesta, questa si intende respinta ma il richiedente può presentare
ricorso al tribunale amministrativo regionale. Il giudizio si conclude con una sentenza in forma
semplificata, che può essere di rigetto o di accoglimento del ricorso, in questo caso il giudice ordina
l’esibizione dei documenti richiesti entro un termine non superiore ai 30 giorni. In alternativa al ricorso al
T.A.R., è riconosciuta all’istante la possibilità di ricorrere nello stesso termine, al difensore civico
competente per ottenere che venga riesaminata la determinazione, ma solo nei casi riguardanti atti delle
amministrazioni comunali, provinciali e regionali; nei casi di amministrazioni statali, il ricorso è inoltrato
presso la Commissione per l’accesso di documenti amministrativi (organo adibito alla vigilanza
sull’attuazione del principio di piena conoscibilità dell’attività della P.A.).
Tra i limiti che vengono posti all’esercizio del diritto di accesso, vi è la problematica dei rapporti fra
accesso e riservatezza. In linea generale il principio da seguire è quello della conciliazione tra le due
esigenze, ovvero ammettere l’accesso ma con modalità ed accorgimenti tecnici tali da non frustrare
l’esigenza della riservatezza.
12. L'evoluzione informatica della P.A.
EVOLUZIONE INFORMATICA DELLA P.A.
Per conseguire maggiore efficienza, le P.A. devono incentivare l’uso della telematica sia nei rapporti
interni tra le diverse amministrazioni che tra queste e i privati. In tale contesto si è parlato di
e-government, inteso come il riferimento a quella peculiare modalità di miglioramento della circolazione
dei dati e dell’attività dei pubblici uffici.
Il fulcro normativo attuale per lo sviluppo informatico delle P.A. è rappresentato dal Codice
dell’amministrazione digitale (CAD) che si configura come una specie di costituzione del mondo
digitale, finalizzata alla semplificazione e al riassetto della normativa in materia di informatica nelle P.A.;
questo introduce nuovi diritti per i cittadini e per le imprese, predispone nuovi strumenti digitali, disegna
le basi per la costruzione di un federalismo efficiente e delinea gli strumenti per una P.A che funzioni
meglio e costi meno.
Nella P.A. digitale, i cittadini e le imprese hanno diritti che il Codice dell’amministrazione digitale precisa
e definisce e che rende quindi esigibili, ovvero:
● il diritto all’uso delle tecnologie;
● il diritto al domicilio digitale del cittadino (posta elettronica);
● il diritto di effettuare pagamenti con modalità informatiche;
● il diritto di comunicazione tra imprese ed amministrazioni pubbliche;
● il diritto all’utilizzo della posta certificata (PEC);
● il diritto alla qualità e alla misura della soddisfazione;
● il diritto alla partecipazione;
● il diritto a trovare online tutti i moduli e formulari validi e aggiornati.
Nella P.A. i diritti sopra enunciati sono garantiti dalla disponibilità di diversi strumenti innovativi, come le
firme elettroniche e i documenti informatici.
La firma digitale può essere elettronica (insieme di dati in forma elettronica, utilizzati come metodo di
identificazione informatica), firma elettronica avanzata (insieme di dati in forma elettronica, che
consentono identificazione del firmatario), firma digitale e firma elettronica qualificata.
I siti internet delle P.A. devono contenere l’organigramma, l’elenco delle tipologie di procedimento
svolte da ciascun ufficio, le scadenze e le modalità di adempimento dei procedimenti, l’elenco di caselle
di posta elettronica attive, le pubblicazioni, i bandi di gara e i bandi di concorso.
La PEC è un sistema di comunicazione in cui le e-mail hanno valore legale equiparato ad una
raccomandata con ricevuta di ritorno. Le P.A. utilizzano la PEC ai fini della trasmissione telematica di
comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna a soggetti che
hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo. Tutte le P.A. devono istituire e pubblicare almeno
una casella di posta elettronica certificata per ciascun registro di protocollo. L’inosservanza comporta
responsabilità dirigenziale e disciplinare.
13. Patologia dell'atto amministrativo
PATOLOGIA E VIZI DELL’ATTO AMMINISTRATIVO
Si considera vizio dell’atto amministrativo la divergenza tra la fattispecie in concreto, posta in essere
dalla P.A., ed il modello astratto predeterminato in sede normativa. In diritto amministrativo la
fattispecie in concreto deve essere conforme alle norme di legge ed alle regole di opportunità. I vizi
possono essere di legittimità (atto che si discosta da quanto disposto dalle norme) o di merito (atto non
rispondente alle regole di buona amministrazione).
STATI PATOLOGICI DELL’ATTO AMMINISTRATIVO
L’atto può essere:
● invalido quando difetti o sia viziato uno degli elementi prescritti, ovvero quando vi sia lesione
dell’interesse concreto tutelato dalla norma violata; a seconda della gravità dei vizi l’atto può
essere nullo (mancanza di un elemento essenziale) o annullabile (adottato in violazione di legge).
● irregolare quando presenta un vizio per il quale la legge non commina conseguenze negative
per l’atto stesso ma solo delle sanzioni amministrative a carico dell’agente.
● imperfetto quando non sia concluso il suo ciclo di formazione.
● inefficace quando, benché perfetto, non è idoneo a produrre effetti giuridici, in quanto sono
inesistenti i requisiti di efficacia richiesti.
● ineseguibile quando diventa inefficace per il sopravvenire di un atto ostativo.
INVALIDITA’ DELL’ATTO
E’ invalido quando è difforme dalla legge che lo disciplina; se la norma è giuridica, vi sarà vizio di
legittimità e quindi l’atto sarà illegittimo, se la norma rientra tra quelle di buona amministrazione, vi sarà
vizio di merito e l’atto sarà inopportuno.
LA NULLITA’
Il provvedimento amministrativo prevede la nullità quando manca degli elementi essenziali, quando è
viziato da difetto assoluto di attribuzione o adottato in violazione o elusione del giudicato. Gli elementi
essenziali sono:
● la qualità di P.A. in capo al soggetto che emette il provvedimento;
● l’individuazione del soggetto o dell’oggetto nei cui confronti il provvedimento ha effetti;
● l’esistenza di una norma attributiva del potere alla P.A. procedente;
● la volontà della P.A di adottare l’atto e la forma, laddove prevista dalla legge.
La giurisdizione in tema di nullità spetta al giudice amministrativo e le conseguenze della nullità sull’atto
sono l’inesistenza giuridica, l’inesecutorietà, l’inannullabilità e l’insanabilità.
L’ILLEGITTIMITA’
L’atto amministrativo che presenti vizi di legittimità, che incidono sugli elementi essenziali di esso, è
illegittimo e come tale annullabile. L’azione di annullamento è disciplinata per violazione di legge,
eccesso di potere e incompetenza. L’atto annullabile è immediatamente efficace, ma è suscettibile di
essere rimosso con una pronuncia costitutiva del giudice amministrativo. E’ illegittimo l’atto che
presentando un vizio sugli elementi essenziali, risulta difforme dalla normativa che disciplina la sua
validità; illecito non sarà mai un atto, bensì un comportamento al quale la legge ricollega una
responsabilità e una sanzione per l’autore.
La violazione delle norme che disciplinano la sfera di attribuzione di un dato organo, da luogo
all’incompetenza assoluta (quando l’atto adottato dalla P.A. è inerente a materia riservata ad altro
potere dello Stato) o incompetenza relativa (quando un organo amministrativo invade la sfera di
competenza di un altro organo appartenente allo stesso settore amministrativo).
Per potersi configurare eccesso di potere occorre invece un potere discrezionale della P.A., uno
sviamento di tale potere e la prova dello sviamento. Tra le figure più rilevanti di eccesso di potere vi
sono:
● il travisamento ed erronea valutazione dei fatti (P.A. ritiene esistente un fatto inesistente);
● la contraddittorietà tra più atti (atti contrastanti tra loro);
● l’ingiustizia manifesta (si pensi per scarso rendimento ad impiegato infortunato sul lavoro);
● la disparità di trattamento (provvedimenti diversi per identiche situazioni).
La violazione di legge è una figura residuale, comprensiva di tutti gli altri vizi di legittimità che non
configurino ne incompetenza relativa ne eccesso di potere. I casi di violazione di legge possono essere:
● i vizi di forma (inosservanza delle regole prescritte per la manifestazione di volontà);
● il difetto di motivazione o motivazione insufficiente;
● l’inosservanza delle disposizioni relative alla valida costituzione dei collegi;
● il contenuto illegittimo;
● il difetto di presupposti legali e la violazione dei criteri di economicità, efficacia, imparzialità,
pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa.
L’esistenza di un vizio di legittimità comporta che l’atto è giuridicamente esistente, è efficace ed
esecutorio, finché non venga annullato. L’annullamento avviene solo a seguito di un provvedimento
dell’autorità amministrativa o di una sentenza del giudice amministrativo. L’atto annullabile può essere
sanato, ratificato o convertito in un atto valido.
I VIZI DI MERITO
Non sono suscettibili di classificazione; il fondamento di tali vizi non risiede nella contrarietà dell’atto a
norme giuridiche, ma nella violazione del principio di buona amministrazione. Possono invalidare solo gli
atti discrezionali e consistono nella violazione da parte della P.A. di norme non giuridiche di opportunità,
di equità, di eticità e di economicità.
GLI ATTI DI RITIRO
Il nostro ordinamento prevede una serie di rimedi contro gli atti illegittimi e/o inopportuni. L’atto viziato
può essere oggetto:
● di una sentenza del giudice amministrativo che annulli l’atto su ricorso giurisdizionale
dell’interessato;
● di una decisione dell’autorità amministrativa che annulli l’atto su ricorso amministrativo
dell’interessato;
● di un atto amministrativo, adottato d’ufficio dalla P.A. che ritiri l’atto viziato (c.d. atto di ritiro). Gli
atti di ritiro sono quei provvedimenti amministrativi a contenuto negativo, emanati in base ad un
riesame dell’atto compiuto nell’esercizio del medesimo potere amministrativo, esercitato con
l’emanazione dell’atto, al fine di eliminare l’atto viziato. Gli atti di ritiro sono discrezionali,
esecutori, formali, motivati obbligatoriamente e provvedimenti recettizi.
L’ANNULLAMENTO D’UFFICIO
E’ un provvedimento amministrativo di secondo grado con il quale viene ritirato con efficacia retroattiva
(ex tunc, ossia dalla data della sua emanazione) un atto amministrativo illegittimo, per la presenza di vizi
di legittimità originari dell’atto.
LA REVOCA
E un provvedimento amministrativo di secondo grado con cui la P.A. ritira con efficacia non retroattiva
(ex nunc) un atto inficiato da vizi di merito, in base ad una nuova valutazione delle ragioni di
convenienza ed opportunità, per le quali l’atto fu emanato. La revoca determina l’inidoneità del
provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti e l’obbligo di provvedere all’indennizzo degli eventuali
pregiudizi verificatisi in danno di soggetti direttamente interessati.
Esistono due tipi di revoca:
1. l’autorevoca (dall’autorità che ha emanato l’atto);
2. la revoca gerarchica (dall’autorità gerarchicamente superiore).
L’esercizio del potere di revoca presuppone una mancanza attuale di rispondenza dell’atto alle esigenze
pubbliche e l’esistenza di un interesse pubblico, concreto ed attuale all’eliminazione dell’atto
inopportuno.
L’ABROGAZIONE
E’ un atto di ritiro che si attua per il sopravvenire di nuove circostanze di fatto che rendono l’atto non più
rispondente al pubblico interesse. Gli atti suscettibili di abrogazione sono gli stessi che possono essere
revocati; gli effetti si producono ex nunc.
LA PRONUNCIA DI DECADENZA
E’ un atto di ritiro con efficacia ex nunc che la P.A. utilizza nei confronti di precedenti atti ampliativi delle
facoltà dei privati in caso di:
● inadempimento degli obblighi o degli onere incombenti sui destinatari;
● mancato esercizio da parte degli stessi delle facoltà derivanti dall’atto amministrativo;
● venir meno di requisiti necessari per la costituzione e la continuazione del rapporto.
IL MERO RITIRO
E’ un atto di ritiro che si esplica nei confronti di atti non ancora efficaci. Perché possa farsi luogo al ritiro
è sufficiente l’accertamento di illegittimità o inopportunità dell’atto.
LA SANATORIA DELL’ATTO AMMINISTRATIVO
L’atto che non sia radicalmente nullo ma solo annullabile, può essere sanato con una successiva
manifestazione di volontà della P.A.; al riguardo si distinguono convalescenza e conservazione.
Nella convalescenza, che tende direttamente ad eliminare il vizio che inficia l’atto, rientrano le figure:
● della convalida (procedimento con cui vengono eliminati i vizi di legittimità di un atto,
precedentemente emanato dalla stessa autorità);
● della ratifica (provvedimento con cui viene eliminato il vizio di incompetenza relativa, da parte
dell’autorità astrattamente competente);
● della sanatoria (atti invalidi o per mancanza si presupposto di legittimità o per il mancato
compimento di un atto preparatorio del procedimento).
La conservazione tende a rendere l’atto, nonostante la sua invalidità, inattaccabile da parte dei soggetti
destinatari con ricorsi amministrativi o giurisdizionali. Le ipotesi sono:
● la consolidazione (conservazione oggettiva che dipende dal decorso del tempo, entro il quale
l’interessato avrebbe dovuto presentare ricorso);
● l’acquiescenza (causa di conservazione soggettiva, che dipende da un comportamento con cui il
soggetto privato dimostra di essere d’accordo con l’operato della P.A. e si preclude la possibilità
di impugnare l’atto);
● la conversione (considera un atto invalido come appartenente ad un altro tipo, valido, di cui esso
presenta in requisiti di forma e sostanza);
● la conferma (manifestazione di volontà con cui l’autorità ribadisce una sua precedente
determinazione).
14. I contratti pubblici
I CONTRATTI PUBBLICI
L’azione della P.A. può esplicarsi sia nelle forme previste dal diritto pubblico, sia in quelle previste dal
diritto privato. Alla P.A. è riconosciuta la possibilità di esplicare la propria attività amministrativa
scegliendo tra provvedimento amministrativo e moduli contrattuali privatistici. Qualora scelga di utilizzare
strumenti propri del diritto pubblico, agisce unilateralmente quale organo titolare di poteri autoritativi nei
confronti del privato, ponendosi in una posizione di supremazia rispetto a questi. Quando invece utilizza
strumenti propri del diritto privato, si pone su un piano di parità con il privato cittadino.
ontratto, che può essere:
Lo strumento utilizzato dalla P.A. per la sua attività di diritto privato è il c
● Contratti ordinari: Sono i c.d. contratti di diritto comune tipici dell’autonomia privata (ad
esempio, vendita, locazione); non presentano alcuna particolarità rispetto a quelli utilizzati dai
privati.
● Contratti speciali di diritto privato: Sono regolati da norme di diritto speciale (ad esempio,
contratti di trasporto ferroviario) e presentano norme civilistiche di specie rispetto a quelle
generali del codice civile.
● Contratti ad oggetto pubblico: Si caratterizzano per l’incontro e la commistione tra
provvedimento amministrativo e contratto (ad esempio, convenzioni che accompagnano bene
pubblico).
I contratti sono passivi quando la P.A. si procura dei beni necessari al suo funzionamento mediante
elargizione di denaro, sono attivi quando l’amministrazione si procura delle entrate finanziarie.
APPALTI
Con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di semplificazione e di modernizzazione, il legislatore ha
varato delle direttive volte ad unificare la disciplina degli appalti e delle concessioni di lavori, servizi e
forniture nei settori c.d. esclusivi (ad esempio, gas, energia, elettricità, acqua) e nei settori ordinari.
Per l’attuazione di tali direttive è stato emanato il [Link]. n.163/2006 (il c.d. Codice dei contratti
pubblici).
IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI
Tra i più importanti provvedimenti amministrativi che hanno interessato la materia, con il [Link]
n.53/2010, è stata data attuazione alla direttiva finalizzata al miglioramento dell’efficacia delle procedure
di ricorso, in materia di aggiudicazione di appalti. Importanti decreti legislativi hanno portato
all’introduzione dell’obbligo per gli operatori economici, coinvolti in appalti pubblici, di utilizzare conti
correnti bancari o postali, dedicati alle commesse pubbliche, inoltre, con lo Statuto delle Imprese, sono
state introdotte misure atte a favorire l’accesso agli appalti pubblici, di medie e piccole imprese. E’ stata
istituita una banca dati nazionale dei contratti pubblici, che ha la funzione di agevolare le stazioni
appaltanti e gli enti aggiudicatori, in ordine al possesso dei requisiti richiesti.
Il codice da una parte stabilisce che deve essere garantita la qualità delle prestazioni ed il rispetto dei
principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza, dall’altra tende a garantire i principi di libera
concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e pubblicità (art. 2).
Affinché le norme del codice possano essere applicate è necessario individuare sia i soggetti che sono
tenuti alla loro applicazione nello svolgimento della propria attività contrattuale, sia le tipologie
contrattuali alle quali esse si applicano, il tutto definito nell’art. 3 del Codice.
Quanto all’ambito soggettivo, la norma in questione stabilisce che i contratti devono essere affidati dalle
amministrazioni aggiudicatrici, quanto all’ambito oggettivo di applicazione del Codice, il [Link]
n.163/2006 regola i contratti pubblici passivi, nei quali rivestono particolare importanza gli appalti
pubblici, ovvero contratti onerosi stipulati per iscritto tra una stazione appaltante e uno o più operatori
economici, aventi per oggetto l’esecuzione dei lavori, la fornitura di prodotti e la prestazione di servizi.
Il contratto di appalto può avere ad oggetto:
● lavori, comprendente l’esecuzione o congiuntamente la progettazione esecutiva e l’esecuzione;
● servizi, aventi ad oggetto la prestazione dei servizi individuati dal legislatore o forniture, aventi ad
oggetto l’acquisto, la locazione, l’acquisto a riscatto, di prodotti.
Le concessioni di lavori pubblici sono contratti a titolo oneroso, conclusi in forma scritta aventi ad oggetto
l’esecuzione ovvero la progettazione esecutiva e l’esecuzione, ovvero la progettazione definitiva,
esecutiva e l’esecuzione di lavori pubblici o di utilità pubblica, che presentano le stesse caratteristiche di
un appalto pubblico di lavori ad eccezione del fatto che il corrispettivo dei lavori, consiste unicamente nel
diritto di gestire l’opera, ovvero tale diritto accompagnato da un prezzo. Le disposizioni del Codice si
attuano ai contratti di rilevanza comunitaria (o sopra soglia) e a quelli sotto soglia.
IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL CONTRATTO
Per poter addivenire alla stipula del contratto è necessario che la P.A. segua una determinata e specifica
procedura, determinata da regole di ordine pubblico che non possono essere derogate dalle parti,
evidenziando la ragione della stipula, ovvero la c.d. Evidenza pubblica. E’ un procedimento volto ad
attuare il principio di trasparenza nell’attività amministrativa, posto a tutela delle imprese concorrenti che
partecipano ad una gara, affinché sia garantito che l’affidamento del contratto avvenga in favore
dell’offerta più meritevole all’esito di un confronto concorrenziale tra quelle presentate.
Il procedimento si articola in 4 fasi:
1. La deliberazione a contrarre: costituisce il momento iniziale dell’iter procedimentale che
condurrà alla stipulazione del contratto pubblico; è l’atto con cui la P.A. manifesta la propria
volontà di concludere un contratto e fornisce indicazioni circa la procedura. E’ giudicata un atto
interno all’amministrazione e quindi non immediatamente impugnabile in sede giurisdizionale.
Sulla base della delibera a contrarre ha luogo la predisposizione e successiva pubblicazione del
bando di gara per il quale il legislatore ha previsto il principio della tipizzazione dei bandi di gara.
Accanto al bando, il legislatore prevede che le stazioni appaltanti, possano approntare dei
capitolati che individuano la disciplina tecnica e di dettaglio della generalità dei propri contratti. Il
bando è sottoposto all’obbligo di pubblicità e successivamente alla sua pubblicazione. Tutti i
soggetti interessati, in possesso dei requisiti richiesti, possono presentare la propria offerta,
anche in forma digitale. Lo step successivo è lo svolgimento della gara al cui esito verrà
individuata l’offerta migliore.
2. La fase di scelta del contraente: deve avvenire secondi criteri oggettivi e regole procedurali
definite che devono consentire di verificare la trasparenza della scelta compiuta
dall’amministrazione aggiudicatrice. Il [Link] n.163/2006 ha disciplinato una serie di modalità di
svolgimento della gara; l’art. 54 del Codice individua le procedure di scelta nei seguenti termini:
procedure aperte (in cui ogni operatore può presentare un offerta), procedure ristrette (ogni
operatore può chiedere di partecipare e possono presentare un’offerta solo gli operatori invitati
dalle stazioni appaltanti), procedure negoziate con o senza pubblicazione di un bando (in cui le
stazioni appaltanti consultano gli operatori economici da loro scelti e negoziano le condizioni
dell’appalto) e dialogo competitivo (l’amministrazione aggiudicatrice avvia un dialogo con i
candidati, al fine di elaborare le soluzioni atte a soddisfare le sue necessità). Lo stesso [Link].
n.163/2006 disciplina l’accordo quadro, che consente alla stazione appaltante di rimandare
l’individuazione o l’aggiornamento di alcuni elementi del contratto ad un momento successivo
rispetto a quello della sua conclusione e il sistema dinamico di acquisizione che consente la
gestione online dell’intera procedura di aggiudicazione per l’approvvigionamento di beni e servizi.
Importante nella procedura è la scelta del criterio in base al quale individuare l’offerta migliore tra
il criterio del prezzo più basso e il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per i quali
il legislatore ha stabilito piena equivalenza e per la cui scelta è stato dato pieno potere alla
discrezionalità dell’amministrazione. La fase di scelta del contraente termina con l’aggiudicazione
dell’appalto, prima provvisoria e dopo la verifica dei requisiti necessari, definitiva. L’atto di
aggiudicazione deve essere tempestivamente comunicato ai controinteressati, i quali possono
ricorrere entro 30 giorni.
3. La conclusione del contratto: la stipula del contratto deve avvenire nel termine stabilito dal
legislatore, entro 60 giorni da quando è divenuta efficace l’aggiudicazione definitiva. Col [Link].
n.53/2010 il legislatore ha introdotto riforme in materia di appalti pubblici, mirando a garantire che
ogni contestazione in ordine alla procedura di gara, sia risolta prima che la P.A. addivenga alla
stipula del contratto; è stato introdotto un termine dilatorio, che blocca la stipulazione del
contratto per 35 giorni, decorrenti dall’invio dell’ultima comunicazione del provvedimento di
aggiudicazione definitiva e nel caso in cui venga proposto ricorso giurisdizionale con domanda
cautelare, il contratto non può essere stipulato, con effetto sospensivo obbligatorio.
4. L’approvazione del contratto: il contratto stipulato è soggetto all’eventuale approvazione da
parte dell’organo competente, nel termine di 30 giorni, decorrenti dal ricevimento dello stesso,
tale termine può essere interrotto qualora l’amministrazione chieda chiarimenti. Decorsi detti
termini, il contratto si intende approvato e produce i suoi effetti fin dal momento della stipula,
avendo pertanto efficacia retroattiva.
LA TUTELA
Il codice individua e disciplina strumenti predisposti per tutelare le posizioni dei soggetti interessati.
Abbiamo:
● la transazione, che deve essere redatta in forma scritta, è ammessa per questioni aventi ad
oggetto diritti soggettivi, derivanti dall’esecuzione di contratti pubblici di lavori, nel rispetto delle
disposizioni del codice civile;
● l’accordo bonario è invece consentito solo in relazione a controversie che superano un certo
valore economico;
● l’arbitrato è per le controversie su diritti soggettivi, derivanti dall’esecuzione dei contratti pubblici
relativi a lavori;
● il preavviso di ricorso, coloro che intendono proporre un ricorso giurisdizionale, devono
preventivamente informare la stazione appaltante, indicando i presunti vizi di illegittimità ed i
motivi del ricorso.
Quanto alla tutela giurisdizionale, le controversie in materia dei contratti pubblici, sono giurisdizione del
giudice amministrativo e possono essere relative a procedure di affidamento di pubblici lavori o servizi o
relative al divieto di tacito rinnovo dei contratti pubblici.
GLI ACQUISTI DELLA P.A.
Il legislatore, a seguito della c.d. spending review (riduzione della spesa pubblica), ha previsto, per
acquisti di beni e servizi, il ricorso a procedure centralizzate, che comportano una semplificazione del
processo di acquisto, con riduzione dei costi unitari e dei tempi di approvvigionamento, con aumento
della trasparenza e della concorrenza. I decreti hanno dato nuova linfa alle convenzioni stipulate dalla
Consip S.p.A. (società pubblica con unico azionista, il Ministero dell’Economia) e agli acquisti sul
mercato elettronico della P.A. (domanda e offerta si incontrano online)
Le convenzioni attivate da Consip consistono in accordi quadro stipulati con imprese fornitrici,
aggiudicatarie di specifiche gare indette dalla società, in relazione a singole categorie merceologiche,
che si impegnano ad accettare ordinativi di fornitura da parte delle P.A. ai prezzi e alle condizioni
stabilite. Tali convenzioni vengono stipulate per la fornitura di beni e servizi largamente utilizzati da tutte
le amministrazioni e realizzando un’ipotesi di acquisto centralizzato, comportano un risparmio per la P.A.
GLI ACCORDI INTEGRATIVI E SOSTITUTIVI
Sono accordi integrativi quelli conclusi dall’amministrazione precedente con gli interessati al fine di
determinare il contenuto del provvedimento mentre sono accordi sostitutivi quelli stipulati in
sostituzione del provvedimento amministrativo. Per entrambi è previsto l’atto scritto a pena di nullità.
GLI ACCORDI DI PROGRAMMA
Con questi, le P.A. concordano le modalità di programmazione ed esecuzione di interventi pubblici,
coordinando le rispettive azioni. E’ uno strumento cui si fa ricorso quando la realizzazione di opere ed
interventi coinvolga più livelli di governo (statale, regionale) tale da rendere necessaria una sinergia di
azioni. Vengono promossi dai Presidenti delle Regioni o dai sindaci, che abbiano competenza primaria
sull’opera da eseguire, i quali hanno potere di iniziativa e possono invitare i rappresentanti di altri enti
locali, ovvero di altre amministrazioni interessate.
Il procedimento per la conclusione degli a ccordi di programma prevede 4 fasi:
1. l’iniziativa;
2. l’istruttoria;
3. la fase conclusiva;
4. l’integrativa dell’efficacia.
15. I beni della P.A.
I BENI PUBBLICI
Sono beni pubblici i beni che appartengono allo Stato o ad un altro ente pubblico destinati a soddisfare
in modo diretto un pubblico interesse. La P.A., per perseguire i suoi fini istituzionali, necessita di mezzi e
atrimonio dello Stato.
di beni sia mobili (denaro) che immobili; il complesso di tali beni è definito P
I beni si distinguono in demaniali (art. 822 c.c.) e patrimoniali indisponibili (art. 826 c.c.): Tale
distinzione si basa su un criterio puramente formale, cioè sul fatto che la legge definisca il bene
demaniale o meno.
I BENI DEMANIALI
Presentano due caratteristiche fondamentali:
1. sono sempre beni immobili o universalità di beni mobili;
2. devono appartenere ad enti pubblici territoriali (Stato, Regioni, comuni o province).
In materia di federalismo fiscale è stato emanato il federalismo demaniale che prevede
l’individuazione di beni appartenenti al demanio statale che possono essere attribuiti agli enti pubblici
territoriali su loro richiesta.
Distinguiamo:
● Demanio necessario: i beni immobili costituenti il demanio necessario sono di esclusiva
proprietà dello Stato e non possono che appartenere ad esso. Vi fanno parte il demanio marittimo
(lido del mare, spiaggia, porti, rade, lagune, foci dei fiumi in mare, bacini d’acqua salata, canali
per uso pubblico marittimo; non fa parte del demanio il mare territoriale, ovvero la fascia di mare
fino a 12 miglia dalla costa), il demanio idrico (i fiumi, i laghi e i torrenti, le acque definite
pubbliche dalle normative in materia, ossia acque sotterranee e acque superficiali raccolte in
cisterne, i ghiacciai e i porti o gli approdi destinati alla navigazione interna) e il demanio militare
(fortezze, piazzeforti, installazioni missilistiche, linee fortificate e trincerate, porti, aeroporti militari,
ferrovie militari, tutte quelle opere permanenti destinate alla difesa nazionale).
● Demanio accidentale: comprende beni che possono anche non essere di proprietà di enti
pubblici territoriali, qualora però lo siano, rientrano nel demanio e non nei beni patrimoniali
indisponibili e sono il demanio stradale, ferroviario, aeronautico, di acquedotti di proprietà di enti
pubblici territoriali e beni di demanio storico, artistico ed archeologico.
● Demanio naturale: sono i beni del demanio necessario, tranne quello militare.
● Demanio artificiale: sono demaniali per la specifica destinazione loro data, tale è demanio
militare e accidentale.
I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili (ogni atto di trasferimento è nullo), non
sono acquistabili per usucapione da parte di nessuno in quanto non possono formare oggetto di diritto di
terzi, il diritto di proprietà pubblica su di essi è imprescrittibile e sono inespropriabili sia a titolo di
esecuzione forzata che per pubblica utilità. La demanialità del bene è estesa anche alle sue pertinenze
ed alle servitù costituite a favore del bene demaniale.
In base ai soggetti che utilizzano i beni pubblici, i beni d’uso possono essere:
● ad uso diretto (beni demaniali utilizzati dalla P.A. esclusivamente per il perseguimento dei propri
compiti istituzionali);
● ad uso generale (l’interesse pubblico è conseguito con il godimento dei beni demaniali da parte
della collettività);
● ad uso particolare (quando il bene serve l’interesse pubblico mediante l’uso non permesso a
tutti ma riservato solo a determinati soggetti);
● ad uso eccezionale (concessione relativa all’occupazione di suolo pubblico).
L’art. 823 c.c. attribuisce all’autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio
pubblico. La tutela amministrativa consiste nell’esercizio di quei poteri, previsti da leggi speciali,
mediante i quali la P.A. per garantire i beni in oggetto contro qualsiasi illiceità, occupazione o abusiva
utilizzazione, può irrogare sanzioni l’ordine di sgombero, utilizzare speciale personale di vigilanza.
I BENI PATRIMONIALI
Sono tutti beni che non hanno i caratteri della demanialità e si distinguono in beni indisponibili e
disponibili: i primi sono destinati ad un pubblico servizio, al conseguimento di fini pubblici e sono perciò
beni pubblici, i secondi hanno carattere strumentale in quanto destinati alla produzione di redditi, sono
beni di proprietà di enti pubblici.
Nel dettaglio:
● I beni patrimoniali indisponibili: sono beni pubblici, sia mobili che immobili, e possono
appartenere a qualsiasi ente pubblico e sono le foreste, le miniere, le acque minerali e termali, le
cave, la fauna selvatica, beni di interesse storico, artistico e archeologico, i beni militari non
rientranti nel demanio militare, gli edifici destinati a sede degli uffici pubblici e beni costituente la
dotazione del Presidente della Repubblica. Il principio di inalienabilità è sancito dall’art. 828 c.c.
che prevede che non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalla
legge. Sono soggetti ad usucapione da parte di terzi nel caso in cui siano stati sottratti alla loro
destinazione e poi trasferiti a terzo in buona fede, il quale potrà acquistarli per usucapione nei
termini di legge. Sono impiegati dalla P.A. per l’esercizio di pubblici servizi, assolvendo in tal
modo la funzione di interesse pubblico (c.d. beni d’uso).
● I beni patrimoniali disponibili: non sono beni pubblici, ma di proprietà di un ente pubblico,
hanno carattere prevalentemente redditizio e sono usati dalla P.A. perché producano un reddito;
comprendono il patrimonio mobiliare (denaro privo di specifica destinazione, gli utensili, i beni
che derivano dalla partecipazione dello Stato al capitale azionario di società pubbliche ed
imprese private), il patrimonio fondiario ed edilizio. Sono beni privati a tutti gli effetti con la
conseguenza che sono soggetti esclusivamente alle regole del codice civile e sono quindi
alienabili, usucapibili e assoggettabili a diritti reali a favore di terzi.
16. La proprietà privata
IL DIRITTO DI PROPRIETA’
E’ sancito dall’art. 42 Cost., come diritto assoluto che può appartenere a qualsiasi soggetto, pubblico o
privato. La proprietà privata è soggetta a limiti e vincoli per contemplarla con la funzione sociale che
essa deve svolgere.
I limiti negativi sono imposti nell’interesse della proprietà pubblica, nell’interesse del regime
idrogeologico e dell’agricoltura, nell’interesse della difesa militare e per esigenze urbanistiche. Gli
obblighi positivi possono essere imposti nell’interesse del demanio e nell’interesse dell’agricoltura.
GLI ATTI DI ATTRIBUZIONE COATTIVA DI DIRITTI D’USO
Rientrano in questa categoria quegli atti che trasferiscono solo il diritto di uso e di godimento su un
determinato bene, lasciandone la proprietà ai titolari e sono:
● la requisizione in uso (la P.A. utilizza immobili pagando il prezzo d’uso e li restituisce quando
viene meno la necessità);
● l’occupazione temporanea;
● l’occupazione per ricerche archeologiche.
I PROVVEDIMENTI CHE PRIVANO PARZIALMENTE DEL GODIMENTO DEI BENI
Tali provvedimenti espropriano le servitù esistenti a favore di un fondo, ovvero costituiscono su di un
fondo delle servitù, delle limitazioni o dei diritti di uso pubblico (ad esempio, servitù di elettrodotto, di
passaggio).
GLI ATTI NECESSITATI CHE SACRIFICANO DIRITTI SU BENI
Sono consentiti solo in particolari situazioni di necessità ed urgenza e sono disposti con ordinanza. Gli
istituti sono:
● l’occupazione d’urgenza: qualora i lavori per la costruzione dell’opera di pubblica utilità rivesta
particolare urgenza, tali da non permettere il ricorso alla procedura espropriativa ordinaria, può
essere emanato un decreto che determini l’indennità di espropriazione provvisoria e che
disponga l’occupazione anticipata dei beni necessari.
● la requisizione d’urgenza: può essere attuata solo in caso di grave necessità pubblica, è di
competenza di quelle autorità (Prefetto, Sindaco) che in base ad altre norme, possono disporre
d’urgenza della proprietà privata. Può essere adottata per qualsiasi ragione urgente di interesse
pubblico, sia a riguardo di beni mobili che immobili.
● gli ordini di distruzione di beni e provvedimenti similari: sono provvedimenti che comportano
la perdita della proprietà, adottati ai fini preventivi e cautelativi. L’indennizzo che talora è
concesso non è una controprestazione, bensì un ristoro per il sacrificio imposto nell’interesse
generale (ad esempio, abbattimento animale infetto).
L’ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA’: GLI ATTI ABLATORI
Sono quegli atti con cui il pubblico potere, per un vantaggio della collettività, sacrifica un interesse ad un
bene della vita di un privato cittadino. Dal punto di vista funzionale i provvedimenti in esame hanno un
effetto privativo di una facoltà o diritto facente capo al destinatario del provvedimento, dal punto di vista
strutturale, la dottrina prevalente utilizza la classificazione dei provvedimenti basata sulla natura della
situazione soggettiva sacrificata.
Vi sono:
● i provvedimenti ablatori personali che sacrificano un diritto di natura personale;
● i provvedimenti ablatori obbligatori che incidono sui rapporti di obbligazione;
● i provvedimenti ablatori reali che sacrificano diritti reali.
Gli atti ablativi hanno tutti il principio di riserva di legge, l’obbligo di indennizzo e la necessità di motivi di
interesse generale a fondamento dell’atto ablativo stesso.
I PROVVEDIMENTI ABLATORI: ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA’
L’art. 42 comma 3 Cost., afferma che la proprietà privata, nei casi previsti dalla legge e salvo
indennizzo, può essere espropriata per motivi di interesse generale. L’espropriazione è quell’istituto di
diritto pubblico in base al quale un soggetto, previo pagamento di una giusta indennità, può essere
privato in tutto o in parte, di uno o più beni immobili di sua proprietà per una causa di pubblico interesse
dichiarata legalmente.
L’espropriazione crea un rapporto di diritto pubblico i cui elementi sono:
● le parti (espropriato è il soggetto titolare del diritto espropriato, autorità espropriante è
l’autorità amministrativa titolare del potere di espropriare, beneficiario dell’espropriazione o
espropriante è il soggetto pubblico o privato in favore del quale è emesso il decreto di esproprio,
promotore dell’espropriazione è il soggetto che chiede l’espropriazione);
● l’oggetto (può essere un diritto di proprietà o un altro diritto reale, non sono espropriabili gli
edifici aperti al culto, le sedi di rappresentanze diplomatiche);
● l’indennizzo (tutelato direttamente dalla Costituzione è il presupposto di legittimità di esso, deve
essere unico, cioè pagato solo al proprietario e giusto, ovvero una sorta di ripristino dell’equilibrio
patrimoniale alterato a danno del privato).
IL CRITERIO DEL COMPUTO DELL’INDENNIZZO
La Legge n.244/2007 ha introdotto un nuovo sistema di calcolo per le aree edificabili: l’indennità di
espropriazione di un bene edificabile è determinata nella misura pari al valore venale del bene. Quando
l’espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale, l’indennità è ridotta del
25%; per le aree non edificabili l’indennità è determinata in base al criterio agricolo, anche se una
sentenza della Corte di Cassazione ha ritenuto anticostituzionale il criterio del valore agricolo medio,
ritenendo necessario l’utilizzo del criterio del valore venale, per le aree legittimamente edificate,
l’indennità è determinata nella misura pari al valore venale.
LE COMPETENZE IN MATERIA DI ESPROPRIAZIONE: PRINCIPIO DI SIMMETRIA
L’autorità competente alla realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità, provvede
all’emanazione degli atti del procedimento espropriativo. Il principio di simmetria tra competenza
alla realizzazione dell’opera e titolarità del potere ablatorio ha la funzione di agevolare la semplificazione
burocratica ed il coordinamento tra le amministrazioni.
LA PROCEDURA DI ESPROPRIAZIONE IN BASE AL TESTO UNICO
Vi sono 4 fasi in cui deve essere suddiviso il procedimento di esproprio:
1. l’apposizione al bene del vincolo preordinato all’esproprio (dura 5 anni, entro i quali deve essere
emanato il provvedimento che comporta la pubblica utilità dell’opera);
2. la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera (consegue implicitamente ai provvedimenti emanati
per le opere conformi alle previsioni dello strumento urbanistico ed esplicitamente
dall’approvazione del progetto dell’opera da realizzare);
3. la determinazione dell’indennità di esproprio (accettata dall’espropriato o se rifiutata, deposito
della somma presso la Cassa Depositi e Prestiti);
4. il decreto di esproprio (mezzo col quale viene disposto il passaggio di proprietà del bene).
GIURISDIZIONE IN MATERIA DI ESPROPRIAZIONE
Sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli atti, i
provvedimenti, gli accordi e i comportamenti riconducibili all’esercizio di un pubblico potere delle
amministrazioni pubbliche; resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie
riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità, in conseguenza di atti di natura
espropriativa o ablativa.
LA RETROCESSIONE
Restituzione totale o parziale dei beni espropriati. E' totale se l’opera pubblica o di pubblica utilità non è
stata realizzata o cominciata entro il termine di 10 anni (dalla data di decreto di esproprio), termine oltre il
quale l’espropriato può chiedere la restituzione del bene espropriato ed una somma a titolo di indennità.
La retrocessione è invece parziale se è stata realizzata un’opera pubblica o di pubblica utilità ma parte
del bene non è stata utilizzata, di questa parte l’espropriato può chiedere la restituzione.
L’ACQUISIZIONE PROVVEDIMENTALE
Il problema dell’occupazione illegittima di un’area da parte della P.A., con irreversibile trasformazione
della stessa, è stato affrontato in più occasioni dalla giurisprudenza.
Con l’approvazione del T.U. delle espropriazioni, il legislatore ha disciplinato l’ipotesi dell’utilizzazione
di un immobile senza titolo, per scopi di interesse pubblico. All’amministrazione viene attribuito un potere
discrezionale, di acquisire in sanatoria, con atto ablativo formale, la proprietà delle aree occupate
nell’interesse pubblico in carenza di titolo. (art. 43 D.P.R. n.327/2001); per l’applicazione del D.P.R.
n.327/2001 sono quindi indispensabili l’assenza ab origine o a seguito di annullamento, di un valido ed
efficace titolo ( provvedimento di espropriazione o dichiarazione di pubblica utilità), l’utilizzazione di un
immobile per finalità di pubblico interesse e la modifica del bene, non essendo necessaria la sua
irreversibile trasformazione.
17. La responsabilità della P.A.
GLI OBBLIGHI DELLA P.A.
La P.A. nel provvedere alla realizzazione dei suoi compiti entrando in rapporto con altri soggetti giuridici,
nei confronti dei quali assume spesso obblighi. Gli o bblighi primari sono:
● sopportare (tollerare che terzi fruiscano di beni);
● fare (attivarsi quando richiesto o dovuto);
● non fare (astenersi dal compiere attività vietate da norme o contratti);
● dare (consegnare oggetti determinati, somme di denaro).
Gli obblighi secondari invece sorgono dalla violazione degli obblighi primari con responsabilità della
P.A.
LA RESPONSABILITA’ DELLA P.A.
Si configura in una situazione giuridica sfavorevole in cui viene a trovarsi un soggetto che avendo posto
in essere un comportamento antigiuridico, sia assoggettabile a sanzione. La responsabilità giuridica
può essere:
● civile (si concretizza nell’obbligo di risarcire il danno);
● penale (consiste nell’assoggettamento personale del colpevole alla potestà punitiva dello Stato,
mediante l’inflizione di una pena);
● amministrativa (violazione di doveri amministrativi, ove sia prevista una sanzione
amministrativa);
● a seconda delle norme violate.
La responsabilità della P.A. può essere solo civile e amministrativa.
LA RESPONSABILITA’ CIVILE DELLA P.A. PER FATTI ILLECITI
Può essere contrattuale (l’obbligo del risarcimento del danno deriva dalla violazione di un preesistente
rapporto obbligatorio) ed extracontrattuale (l’obbligo del risarcimento deriva dal fatto di avere, al di fuori
di un preesistente rapporto obbligatorio, cagionato ad altri ingiusta lesione di un diritto).
Il fondamento della responsabilità della P.A. per fatti illeciti, dal punto di vista teorico va visto nella
divisione dei poteri, dal punto di vista positivo è riposto in varie norme costituzionali.
In dottrina esistono diverse teorie in merito alla natura della Responsabilità della P.A. per fatto illecito: va
tenuto conto della differenza tra teoria della responsabilità diretta (concerne le conseguenze dannose
dal fatto proprio, causato dal soggetto cui è addossato l’obbligo di risarcimento) e responsabilità
indiretta (si addossa ad un soggetto per un fatto dannoso prodotto da altri). Secondo la dottrina
dominante la responsabilità della P.A. per il fatto dannoso dei propri agenti è diretta, in quanto tra
l’organo ed i soggetti che ne sono titolari vi è un rapporto di immedesimazione. La teoria della
responsabilità indiretta prevede che alla P.A. non sarebbero applicati i principi della responsabilità diretta
del codice civile, ma quelli della responsabilità indiretta per culpa in vigilando. Vi è poi la teoria
intermedia di Alessi secondo cui la responsabilità della P.A. sarebbe diretta o indiretta a seconda che
l’atto da cui deriva sia posto in essere nella formale esplicazione di una funzione ovvero derivi da
un’attività materiale del dipendente.
IL RICORSO IN OPPOSIZIONE
E’ un ricorso amministrativo atipico rivolto alla stessa autorità che ha emanato l’atto. E' un rimedio a
carattere eccezionale, utilizzabile solo nei casi tassativamente previsti dalla legge, può essere proposto
sia per motivi di legittimità che di merito e sia a tutela di interessi legittimi che di diritti soggettivi. Il
termine generale è di 30 giorni.
IL RICORSO STRAORDINARIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Costituisce un rimedio di carattere generale contro i provvedimenti definitivi. Può essere proposto
quando non è esperibile il ricorso gerarchico, e può essere proposto sia per la tutela di interessi legittimi
che di diritti soggettivi, tale ricorso è ammesso solo per le controversie devolute alla giurisdizione
amministrativa. Può avere ad oggetto solo atti definitivi, deve essere proposto entro 120 giorni, è
proponibile solo per motivi di legittimità, è alternativo al ricorso giurisdizionale amministrativo, nel senso
che chi ha fatto ricorso al T.A.R non può farlo al Presidente e viceversa.
IL GIUDICE ORDINARIO E L’AMBITO DELLA GIURISDIZIONE ORDINARIA
La disciplina fondamentale in materia di giurisdizione del Giudice Ordinario nei confronti della P.A.
prevede che sono devolute alla giurisdizione ordinaria, e quindi rientrano nella competenza del G.O.,
tutte le cause per contravvenzioni, ovvero tutte le violazioni della legge penale, tutte le controversie
relative all’esistenza ed alla lesione di un diritto soggettivo, quando comunque vi possa essere
interessata la P.A. e per gli atti amministrativi lesivi di diritti.
I LIMITI DELLA POTESTA’ DEL GIUDICE ORDINARIO NEI CONFRONTI DELLA P.A.
Il Giudice Ordinario deve limitarsi a conoscere gli effetti dell’atto in relazione all’oggetto dedotto in
giudizio, può estendere il suo sindacato soltanto alla legittimità dell’atto amministrativo, non può incidere
sull’atto amministrativo. Quando ha accertato che il diritto è stato leso, disapplica l’atto come se questo
non fosse mai stato emanato, non può in nessun caso imporre alla P.A. comportamenti positivi, ma può
solo condannarla al risarcimento del danno cagionato al privato.
LE AZIONI AMMISSIBILI NEI CONFRONTI DELLA P.A.
Non tutte le azioni esperibili nelle controversie possono essere proposte contro la P.A.:
● le azioni dichiarative, dirette all’accertamento di un fatto o di una situazione di diritto sono
sempre ammissibili;
● le azioni costitutive, tese ad ottenere una sentenza, sono ammissibili quando non incidono sui
poteri pubblici della P.A.;
● le azioni di condanna sono quelle a seguito del quale il giudice ordina una prestazione volta a
ristabilire l’equilibrio giuridico violato;
● le azioni possessorie sono inammissibili quando la P.A. sia entrata in possesso di un bene in
base ad un provvedimento imperativo, sono ammissibili se la P.A. agisca come privato, oppure
se l’impossessamento sia avvenuto senza che sia stato emanato un provvedimento al quale il
comportamento materiale della P.A. si ricolleghi.
IL GIUDICE AMMINISTRATIVO E LA GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA
E’ esercitata dai Tribunali Regionali Amministrativi (T.A.R., istituiti con la L. n.1034/1971) e dal
Consiglio di Stato, a questi bisogna aggiungere il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
Siciliana, secondo le norme del Codice del processo amministrativo. Tali organi sono detti giudici
amministrativi generali, anche se la giurisdizione amministrativa è attribuita anche ai giudici
amministrativi speciali, i quali hanno competenza speciale, stabilita dalla legge, ossia: la Corte dei Conti,
i Tribunali delle acque pubbliche e le Commissioni Tributarie.
La giurisdizione amministrativa si differenzia dalla giurisdizione ordinaria, per la non appartenenza
all’ordine gerarchico, in quanto i T.A.R. debbono formalmente inquadrarsi nell’organizzazione
amministrativa, ma non sono subordinati ad altri organi e godono di autonomia ed indipendenza. La P.A.
è parte necessaria nei giudizi davanti ad essa ed infine la causa petendi è costituita generalmente dalla
lesione di un interesse legittimo.
I T.A.R. esercitano una giurisdizione generale di legittimità, in cui il Giudice Amministrativo conosce
delle controversie relative ad atti, provvedimenti od omissioni delle P.A., comprese quelle relative al
risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi.
Esercitano inoltre una giurisdizione di merito nelle materie tassativamente determinate dal legislatore,
in questo caso il Giudice Amministrativo può sostituirsi all’amministrazione, in quanto è tenuto ad
esaminare l’atto impugnato, oltre che dal punto di vista della sua legittimità, anche sotto il profilo
dell’opportunità e della convenienza.
Infine esercitano una giurisdizione esclusiva nelle materie determinate dal legislatore, caratterizzata
dalla circostanza per cui al giudice amministrativo è attribuita, pure ai fini risarcitori, la cognizione in via
principale, sia dei diritti soggettivi che degli interessi legittimi.
Il Consiglio di Stato è organo di ultimo grado della giurisdizione amministrativa, è un organo complesso
con funzioni consultive generali in materia giuridico-amministrativa e funzioni
giurisdizionali-amministrative di secondo grado, rispetto ai T.A.R.
Il requisito richiesto dal legislatore, perché si possa chiedere tutela al giudice amministrativo è che i
provvedimenti, gli atti, gli accordi o i comportamenti, in relazione ai quali è sorta una contestazione,
siano stati posti in essere da una pubblica amministrazione, ovvero da soggetti ad essa equiparati.
TIPOLOGIE DI GIUDIZIO INNANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO
Con riferimento al contenuto e all’oggetto delle pronunce del Giudice Amministrativo, si riconoscono:
● un giudizio di cognizione, volto a stabilire la fondatezza della pretesa vantata dal soggetto leso
dalla P.A., per stabilire quale sia la volontà dell’ordinamento giuridico riguardo l’attività
dell’amministrazione;
● un giudizio cautelare, che ha la funzione accessoria e strumentale rispetto al giudizio di
cognizione, in quanto è teso all’adozione di misure preventive volte a preservare le utilità, che
saranno fornite da un’eventuale sentenza favorevole di cognizione, da eventi che possono
manifestarsi durante il processo;
● un giudizio di esecuzione, ha la funzione di assicurare l’attuazione concreta della pronuncia di
cognizione.
LE AZIONI DI COGNIZIONE
Le azioni esperibili dinanzi al Giudice Amministrativo sono:
● l’azione di annullamento, che costituisce l’espressione tipica del processo amministrativo, in
quanto è tesa a realizzare la tutela di tipo demolitorio, ovvero la demolizione dell’atto impugnato
(si propone nel termine di decadenza di 60 giorni);
● l’azione di condanna, applicabile quando risulti necessaria l’adozione di ogni misura idonea a
tutelare la posizione giuridica del soggetto ricorrente (in questo caso il G.A. può ordinare
all’amministrazione rimasta inerte di provvedere entro un termine, condannare al pagamento di
una somma di denaro o condannare all’adozione di misure idonee a tutelare la posizione
giuridica dedotta in giudizio). Nel termine di decadenza di 120 giorni è esperibile l’azione di
condanna per riparare un danno ingiusto, derivante dall’illegittimo esercizio dell’attività
amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria;
● l’azione avverso il silenzio e la declaratoria di nullità, decorsi i termini di conclusione del
procedimento, chi vi ha interesse può chiedere l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di
provvedere, tale azione può essere proposta fino a che dura l’inadempimento e comunque non
oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione.
IL GIUDIZIO DINANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO, I RITI SPECIALI: IL PROCESSO
AMMINISTRATIVO
Finalizzato alla tutela delle situazioni giuridiche soggettive di cui il privato è titolare nei confronti della
P.A., è un processo ad istanza di parte, essendo rimessa all’iniziativa del soggetto interessato sia l’inizio
del giudizio che la sua prosecuzione. Viene sancito nel libro I del Codice che la giurisdizione
amministrativa assicura una tutela piena ed effettiva secondo i principi della Costituzione e del Diritto
Europeo. E' previsto che il processo amministrativo attui i principi della parità delle parti, del
contraddittorio e del giusto processo, inoltre il giudice e le parti cooperano per una ragionevole durata
del processo. Importante è anche il richiamo al dovere di motivazione e di sinteticità degli atti. Questo
processo si presenta quindi come processo di parti, caratterizzato dal principio della domanda e dal
dovere di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
LE PARTI NEL GIUDIZIO
● Il ricorrente (parte necessaria) è colui che propone ricorso;
● il resistente (parte necessaria) è il soggetto interessato a che il provvedimento sia conservato e
chiede al G.A. il rigetto del ricorso;
● il controinteressato (parte necessaria) è colui che ha interesse uguale e contrario rispetto a
quello del ricorrente e posizione analoga a quella del resistente e che risulta espressamente
dall’atto o è facilmente individuabile;
● il proponente un ricorso incidentale è colui al quale è stato notificato il ricorso ed impugna il
medesimo provvedimento per motivi propri, proponendo una diversa domanda;
● l’interveniente (parte eventuale).
LO SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO
L’atto introduttivo del giudizio davanti al T.A.R. è il ricorso, ovvero l’istanza rivolta al giudice interessato
al fine di ottenere l’annullamento, sulla base di motivi proposti, del provvedimento impugnato, ovvero
l’accertamento dell’esistenza di un diritto vantato dal ricorrente ed illegittimamente negato o pregiudicato
dall’amministrazione. Il ricorso viene portato a conoscenza degli interessati mediante notifica nel termine
perentorio di 30 giorni.
Una volta depositato il ricorso, il giudizio è instaurato e si procede fino alla decisione; il contraddittorio
è integralmente costituito quando l’atto introduttivo è notificato all’amministrazione resistente e ai
controinteressati. Le parti, nel termine di 60 giorni, possono costituirsi in giudizio, presentare memorie,
fare istanze, indicare i mezzi di prova o produrre documenti.
La fase cautelare del giudizio ha lo scopo di evitare che il decorso del tempo, necessario perché si
arrivi ad una decisione nel merito della questione controversa, pregiudichi la completa soddisfazione
della pretesa fatta valere in giudizio. Il codice del processo amministrativo ha suddiviso le tipologie
delle misure cautelari a seconda del grado di urgenza:
1. misure cautelari collegiali: nel caso in cui il ricorrente alleghi di subire un pregiudizio grave ed
irreparabile durante il tempo necessario per giungere alla decisione del ricorso;
2. misure cautelari monocratiche: richieste concesse dal presidente del T.A.R. in ipotesi di
estrema gravità ed urgenza da non consentire neppure la dilazione fino alla camera di consiglio;
3. misure cautelari anteriori alla causa: previste in caso di eccezionale gravità, tale da non
consentire neppure la notificazione del ricorso.
L’attività istruttoria è diretta all’acquisizione dei mezzi di prova, forniti dalle parti o richiesti dal giudice,
sulla base dei quali fondare la decisione finale del processo.
Espletata la fase cautelare del giudizio, laddove richiesta dal ricorrente, nonché posta in essere la fase
istruttoria, viene fissata l’udienza per la discussione del merito della causa. Le parti possono produrre
documenti fino a 40 giorni liberi prima dell’udienza e m emorie fino a 30 giorni liberi.
In udienza le parti possono discutere sinteticamente la causa e se il giudice ritiene di porre a fondamento
della sua decisione una questione rilevata d’ufficio, la indica in udienza dandone atto a verbale e nel
caso in cui ravvisi la manifesta irricevibilità, inammissibilità o infondatezza del ricorso, decide con
sentenza in forma semplificata (c.d. pronunce di rito). Terminata la discussione, il collegio decide la
causa (pronunce di merito). Le udienze sono pubbliche, salva la trattazione in camera di consiglio di
alcuni giudizi particolari, comunque il legislatore rimette al Presidente del collegio che le udienze si
svolgano a porte chiuse se ricorrano ragioni di sicurezza dello Stato, di ordine pubblico o di buon
costume. La sentenza deve essere redatta non oltre il 45esimo giorno da quello della decisione della
causa.
Il giudice può pronunciarsi in diversi modi:
● con sentenza, laddove definisce in tutto o in parte il giudizio;
● con ordinanza, se dispone misure cautelari ovvero se decide sulla competenza;
● con decreto, nei casi previsti dalla legge.
IL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA
Rappresenta la possibilità di adire l’autorità giurisdizionale amministrativa con un ricorso diretto ad
ottenere l’esecuzione, da parte della P.A., delle sentenze non spontaneamente eseguite. E’ finalizzato
all’attuazione delle sentenze del giudice amministrativo passate in giudicato e delle sentenze esecutive
del giudice amministrativo. I presupposti essenziali d ell’azione di ottemperanza sono:
● un giudicato o una pronuncia esecutiva divenuti inoppugnabili;
● la necessità di un provvedimento della P.A. successivo alla pronuncia;
● l’inottemperanza della P.A. successiva alla decisione non eseguita.
Il giudizio di ottemperanza comporta che il giudice amministrativo ha il potere di sostituirsi
all’amministrazione nell’esercizio della sua attività, può quindi modificare un atto o revocarlo, se in
contrasto col giudicato o sostituirsi all’amministrazione nell’adozione dell’atto stesso. Il Giudice
Amministrativo anziché emettere egli stesso il provvedimento, ordina alla P.A. l’ottemperanza,
assegnandole un termine per provvedere e contestualmente nomini un commissario ad acta, il quale
scaduto il detto termine, senza che l’amministrazione abbia provveduto, si surroga ad essa ed adotta il
provvedimento. In tutte le ipotesi in cui il giudice amministrativo deve sostituirsi all’amministrazione, può
agire direttamente, ovvero nominare come proprio ausiliario un commissario ad acta.
Quanto al contenuto della decisione di accoglimento del ricorso, l’art. 114 comma 4 c.p.a. prevede che
con essa il giudice:
● ordina l’ottemperanza, prescrivendo le relative modalità;
● dichiari nulli gli eventuali atti in violazione del giudicato, nel caso di ottemperanza di sentenze non
passate in giudicato;
● determina le modalità esecutive;
● nomina ove occorre un commissario ad acta;
● fissa la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato.
I GIUDIZI DAVANTI ALLE ALTRE GIURISDIZIONI SPECIALI AMMINISTRATIVE: IL CONTENZIOSO
TRIBUTARIO
Vi rientrano quelle controversie tra contribuente ed amministrazione aventi ad oggetto i tributi di ogni
genere e specie, comunque denominati, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni
amministrative. La giurisdizione tributaria è esercitata in primo grado dalle Commissioni tributarie
provinciali, con sede in ogni provincia ed in secondo grado dalle Commissioni tributarie Regionali, site in
ogni Regione.
I mezzi per impugnare le sentenze delle commissioni tributarie sono l’appello, il ricorso in Cassazione
e la revocazione. Tra le principali novità introdotte nel 2011 dal legislatore si segnalano:
● la composizione delle Commissioni Tributarie;
● l’introduzione del contributo unificato che ha sostituito la vecchia imposta di bollo, con un valore
che varia a seconda della controversia dai 30 ai 1500 Euro;
● la possibilità di definire le liti fiscali di piccolo importo, ossia non superiore ai 20mila Euro in cui è
parte l’Agenzia delle Entrate;
● il reclamo obbligatorio per le controversie sotto i 20mila Euro relative ad atti emessi dall’Agenzia
delle Entrate.
I GIUDIZI DAVANTI ALLE ALTRE GIURISDIZIONI SPECIALI AMMINISTRATIVE: TRIBUNALI DELLE
ACQUE PUBBLICHE
Sono attribuite tutte le controversie legate al demanio idrico, per le quali si applicano le norme del c.p.c.
Contro le loro decisioni è ammesso il ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche come
giudice di appello entro 30 giorni dalla sentenza.
I GIUDIZI DAVANTI ALLE ALTRE GIURISDIZIONI SPECIALI AMMINISTRATIVE: I COMMISSARI
PER GLI USI CIVICI
E’ un giudice ordinario con competenza specializzata in materia di accertamento e tutela dei demani
civici e dei diritti d’uso civico delle comunità locali.