Di Eric-Emmanuel Schmitt: Atto Unico
Di Eric-Emmanuel Schmitt: Atto Unico
di Eric-Emmanuel Schmitt
PERSONAGGI
OSCAR
NONNA ROSA
IL DOTTOR DUSSENDORF
PADRE
MADRE
PEGGY BLUE
(Ingresso con Oscar già in scena che dorme. Il pubblico si siede. Parte una
musica. Oscar si sveglia).
OSCAR: Caro Dio, mi chiamo Oscar, ho dieci anni, ho appiccato il fuoco al gatto, al cane,
alla casa (credo persino di aver arrostito i pesci rossi) ed è la prima lettera che ti
mando perché finora, a causa dei miei studi, non ho avuto tempo.
Ti avverto subito: detesto scrivere. Bisogna davvero che ci sia obbligato. Perché
scrivere è soltanto una bugia che abbellisce la realtà. Una cosa da adulti.
La prova? Per esempio, prendi l’inizio della mia lettera: «Mi chiamo Oscar, ho
dieci anni, ho appiccato il fuoco al gatto, al cane, alla casa etc. … Avrei potuto
esordire dicendo: «Mi chiamano Testa d’uovo, dimostro sette anni, vivo
all’ospedale a causa del cancro e non ti ho mai rivolto la parola perché non credo
nemmeno che tu esista». Ma se ti scrivo una roba del genere, fa un brutto effetto
e non ti interesseresti di me. E io ho bisogno che t’interessi. Inoltre mi farebbe
comodo che tu avessi il tempo di farmi due o tre piaceri. L’ospedale è un posto
strasimpatico, con un sacco di adulti di buon umore che parlano forte, con un
mucchio di giocattoli e di signore in rosa che vogliono divertirsi con i bambini,
con tanti amichetti…ma…. .io non faccio più piacere. Da quando sono stato
sottoposto al trapianto di midollo osseo, sento proprio che non faccio più piacere.
Quando il dottor Düsseldorf mi visita, la mattina, lo fa di malavoglia, lo deludo.
Mi guarda senza dire nulla, come se avessi commesso un errore. Eppure ho
affrontato l’operazione; sono stato bravo, mi sono lasciato addormentare, ho avuto
male senza gridare, ho preso tutte le medicine.
Il pensiero di un medico è contagioso… Adesso tutto il piano, le infermiere, gli
interni e le donne delle pulizie mi guardano nello stesso modo. Hanno l’aria triste
quando sono di buon umore; si sforzano di ridere quando racconto una storiella.
È vero, non ridono più come prima. Solo Nonna Rosa non è cambiata. Mmmmh…
Nonna Rosa non te la presento Dio, è una buona amica, visto che è stata lei a dirmi
di scriverti.
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OSCAR: Ho l'impressione che nessuno mi dica che morirò.»
NONNA ROSA: «Perché vuoi che tè lo dicano se lo sai già, Oscar?»
OSCAR: «Non so…ho l'impressione, Nonna Rosa, che abbiano inventato un ospedale
diverso da quello che esiste veramente. Fanno come se si venisse all'ospedale solo
per guarire. Mentre ci si viene anche per morire.»
NONNA ROSA: «Hai ragione, Oscar. E credo che si commetta lo stesso errore per la vita.
Dimentichiamo che la vita è fragile, friabile, effimera. Facciamo tutti finta di
essere immortali.»
OSCAR: «E fallita la mia operazione, Nonna Rosa?»
(Pausa)
«Ogni volta che crederai in lui, esisterà un po' di più. Se persisti, esisterà
completamente. Allora, ti farà del bene.»
OSCAR: «Che cosa posso scrivergli?»
NONNA ROSA: «Confidagli i tuoi pensieri. I pensieri che non dici sono pensieri che pesano,
che si incrostano, che ti opprimono, che ti immobilizzano, che prendono il posto
delle idee nuove e che ti infettano. Diventerai una pattumiera di vecchi pensieri
che puzzano, se non parli.»
OSCAR: «O.K.»
NONNA ROSA: «E poi, a Dio puoi domandare una cosa al giorno. Attenzione! Una sola.»
OSCAR: «È una nullità, il suo Dio, Nonna Rosa. Aladino aveva diritto a tre desideri con il
genio della lampada. »
NONNA ROSA: «Un desiderio al giorno è meglio di tre in una vita, no?»
OSCAR: «O.K. Allora posso ordinargli tutto? Giocattoli, caramelle, un'auto...»
NONNA ROSA: «No, Oscar. Dio non è Babbo Natale. Puoi chiedere solo cose dello spirito.»
OSCAR: «Esempio?»
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NONNA ROSA: «Esempio: del coraggio, della pazienza, dei chiarimenti.»
OSCAR: «O.K. Capisco.»
NONNA ROSA: «E puoi anche, Oscar, suggerirgli dei favori per gli altri.»
OSCAR: «Non esageriamo, Nonna Rosa, un desiderio al giorno me lo tengo per me!»
DÜSSENDORF: “ Ciao, Oscar! Volevo dirti che, forse, oggi, verranno i tuoi genitori».
OSCAR: «I miei genitori? Non è possibile. Vengono solo la domenica.»
DÜSSENDORF: Sai…. mi avrebbero detto che sarebbero passati.»
OSCAR: «Strano!»
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DÜSSENDORF: «Bevi un bicchiere d'acqua.»
OSCAR: «No. Voglio vedere Nonna Rosa.»
DÜSSENDORF: (Va ad aprire la finestra) «Prendi una boccata di...»
OSCAR: «No. Voglio vedere Nonna Rosa.»
DÜSSENDORF: (seccato) «Te la chiamo!»
NONNA ROSA: «Ciao Oscar! Che cosa c'è che non va?»
OSCAR: «Il dottor Dùsseldorf ha detto ai miei genitori che sarei morto e loro sono scappati.
Li detesto.»
NONNA ROSA: «Allora detestali !.»
OSCAR: «E lei a dirmelo, Nonna Rosa?»
NONNA ROSA: «Sì. Detestali moltissimo. Quando ti sarai sfogato, ti accorgerai che non era
il caso. Racconta tutto a Dio e, nella tua lettera, chiedigli di venirti a trovare.»
OSCAR: «Lui si sposta?»
NONNA ROSA: «A modo suo. Non spesso. Addirittura di rado.»
OSCAR: «Perché? E malato anche lui?»
NONNA ROSA: «I tuoi genitori non ti hanno mai parlato di Dio, Oscar?»
OSCAR: «Lasci perdere. I miei genitori sono dei cretini.»
NONNA ROSA: «Certo. Ma non ti hanno mai parlato di Dio?»
OSCAR: «Sì. Solo una volta. Per dire che non ci credevano. Loro credono giusto a Babbo
Natale.»
NONNA ROSA: «Sono proprio così cretini, Oscar?»
OSCAR: «Non se lo immagina! Il giorno in cui sono tornato da scuola dicendo loro che
dovevano finirla di raccontare fesserie, che sapevo, come tutti i miei compagni,
che Babbo Natale non esisteva, avevano l'aria di cadere dalle nuvole. Mi dicevano
che avevano creduto sinceramente che Babbo Natale esistesse, e che erano molto,
ma molto delusi, nell'apprendere che non era vero! Due autentici deficienti, le
dico. Nonna Rosa!»
NONNA ROSA: «Dunque non credono in Dio?»
OSCAR: «No.»
NONNA ROSA: «E la cosa non ti ha incuriosito?»
OSCAR: «Se mi interesso a quello che pensano i cretini, non avrò più tempo per quello che
pensano le persone intelligenti.»
NONNA ROSA: «Hai ragione. Ma il fatto che i tuoi genitori che, secondo tè, sono dei cretini...»
OSCAR: «Sì. Dei veri cretini, Nonna Rosa!»
NONNA ROSA: «Dunque, se i tuoi genitori che si sbagliano non ci credono, perché non
dovresti crederci tu e chiedergli una visita?»
OSCAR: «D'accordo. Ma non mi ha detto che è infermo?»
NONNA ROSA: «No. Ha un modo molto speciale di far visita. Ti viene a trovare con il
pensiero. Nel tuo spirito… vedrai: le sue visite fanno un gran bene».
OSCAR: «O.K., gliene parlerò. Per il momento, le visite che mi fanno più bene sono le
sue.»
(bacio sulla guancia)… «Quando torna?»
NONNA ROSA: «Ho il diritto di venire solo due volte alla settimana.»
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OSCAR: Non è possibile, Nonna Rosa! Non aspetterò tre giorni!»
NONNA ROSA: «E il regolamento.»
OSCAR: «Chi lo fa il regolamento?»
NONNA ROSA: «Il dottor Düsseldorf.»
OSCAR: «Il dottor Düsseldorf, in questo momento, se la fa addosso quando mi vede. Vada
a chiedergli il permesso. Nonna Rosa. E Non scherzo. Se non viene a trovarmi
tutti i giorni, io non scrivo a Dio.»
NONNA ROSA: «Proverò.»
NONNA ROSA: «E’ tutto sistemato: ho il permesso. Per dodici giorni posso venire a trovarti
ogni giorno.»
OSCAR: «Me e me soltanto?»
NONNA ROSA: «Tè e te soltanto, Oscar. Dodici giorni.»
OSCAR: «Dodici giorni? Va davvero così male, Nonna Rosa?»
OSCAR: Allora ecco, Dio: stamattina sono nato e non me ne sono reso conto bene; è
diventato più chiaro verso mezzogiorno, quando avevo cinque anni, ho
guadagnato in coscienza ma….. non ho avuto delle buone notizie…Caro
Dio…quando hai qualcosa da annunciarmi, come a mezzogiorno per i miei cinque
anni, sii meno brutale. Grazie.
A domani, baci,
Oscar.
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P. S.: Ho una cosa da chiederti. So che ho diritto a un solo desiderio, ma il mio
desiderio di un attimo fa più che un desiderio era un consiglio. Sarei d'accordo per
una visitina. Una visita in spirito. Che forte! Mi piacerebbe molto che me ne
facessi una.
NONNA ROSA: Buongiorno Oscar.! Senti…adesso che sei cresciuto posso farti una domanda
?
OSCAR: Sì , certo
NONNA ROSA: «Chi ti piace qui? Intendo… se c’è una ragazzina che ti piace, Oscar!
OSCAR: «Qui? All'ospedale?»
NONNA ROSA: «Sì.»
OSCAR: « Nessuna»
NONNA ROSA: «Non ci credo !»
OSCAR: «Veramente… Peggy Blue! E’la bambina blu. Sta nel letto qui a fianco. Ha una
malattia complicata, la sindrome del bambino blu, un problema di sangue che
dovrebbe andare ai polmoni e che non ci va, rendendo tutta la pelle azzurrognola.
E in attesa di un'operazione che la renderà rosa. La trovo bellissima in blu, Peggv
Blue. C è un sacco di luce e di silenzio attorno a lei, sembra di entrare in una
cappella quando ci si avvicina.
NONNA ROSA: «Glielo hai detto?»
OSCAR: «Non mi pianterò davanti a lei per dirle "Peggy Blue, mi piaci tanto".»
NONNA ROSA: «Sì. Perché non lo fai?»
OSCAR: «Non so nemmeno se sa che esisto.»
NONNA ROSA: «Ragione di più.»
OSCAR: «Ha Visto la testa che ho? Dovrebbe apprezzare gli extraterrestri, e di questo non
sono sicuro.»
NONNA ROSA: «Io ti trovo molto bello, Oscar.»
OSCAR: «Non voglio sedurre solo con il mio corpo, Nonna Rosa.»»
NONNA ROSA: «Che cosa provi per lei?»
OSCAR: «Ho voglia di proteggerla dai fantasmi.»
NONNA ROSA: «Cosa? Ci sono dei fantasmi, qui?»
OSCAR: «Sì. Tutte le notti. Ci svegliano e non si sa perché. Ci pizzicano. Abbiamo paura
perché non si vedono. E non ci riaddormentiamo.»
NONNA ROSA: «Ne senti spesso, tu, di fantasmi?»
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OSCAR: «No. Io ho un sonno molto profondo. Ma Peggy Blue la sento spesso gridare la
notte. Mi piacerebbe molto proteggerla.»
NONNA ROSA: «Vaglielo a dire.»
OSCAR: «A ogni modo, non potrei farlo veramente perché, la notte, non si ha il permesso
di lasciare la propria stanza. E’ il regolamento.»
NONNA ROSA: «I fantasmi conoscono il regolamento? No. Sicuramente no. Sii furbo: se ti
sentono annunciare a Peggy Blue che monterai di guardia per proteggerla da loro,
non oseranno venire stasera.»
OSCAR: «Ma... ma...»
NONNA ROSA: «Quanti anni hai, Oscar?»
OSCAR: «Non lo so. Che ore sono?»
NONNA ROSA: «Le dieci. Vai per i quindici anni. Non credi che sia ora di avere il coraggio
dei tuoi sentimenti? Senti….adesso, dormi un po’ e poi vai da lei, Oscar...buon
riposo!…
(Musica romantica)
(Entra Peggy Blue e si sdraia sul letto, mentre continua la musica. Oscar si
sveglia, la vede e va da lei)
OSCAR: «Sono venuto ad annunciarti che stasera e tutte le sere a venire, se vuoi, monterò
di guardia davanti alla tua stanza per proteggerti dai fantasmi.»
NONNA ROSA: «Ciao Oscar!Allora sono venuti a trovarti oggi i tuoi genitori? ».
OSCAR: «Sì, sono delle nullità, come al solito. Beh, mi hanno regalato un lettore cd con
dentro Lo schiaccianoci.»
NONNA ROSA: «Lo schiaccianoci? Questa è bella. Avevo un'amica che si chiamava così. E
Peggy Blue, sei andato a trovarla?»
OSCAR: «Non lo so… ho paura che sia già fidanzata.»
NONNA ROSA: «Te lo ha detto lei?»
OSCAR: «No! »
NONNA ROSA: «Insomma, Oscar… va' a trovare Peggy Blue e dille quello che hai sullo
stomaco.»
OSCAR: «Sono un po' stanco.»
NONNA ROSA: «Stanco? Che età hai a quest'ora? Diciott'anni? A diciott'anni non si e mai
stanchi. Va’ da lei.»
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OSCAR: «Peggy Blue? Tieni. Ascolta. Il valzer dei fiocchi di neve. E talmente bello che
mi fa pensare a te.»
(Peggy ascolta il valzer. Parte la musica [veramente], sorride [si muove come se
ballasse, termina la musica]. Gli restituisce il lettore.)
(Luce)
Caro Dio,
Sono sposato. E' il 22 dicembre, mi avvicino ai trent'anni e mi sono sposato. Per i
figli, Peggy Blue e io abbiamo deciso di rimandare a più avanti. In effetti, credo
che non sia pronta.
E’ SUCCESSO STANOTTE…
(urla lontane)
OSCAR: I fantasmi! Peggv Blue è tormentata dai fantasmi! Sono un incapace, non mi
rivolgerà più la parola! Dirà che sono un incapace!!!
(sguardo sorpreso)
OSCAR: «O.K.»
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(Parte una musica...)
(Peggy Blue prende per mano Oscar e lo porta sul suo letto, si danno baci sulla
guancia, e carezze. Oscar rientra nel suo letto, S’addormentano. Buio. Peggy Blue
Esce).
NONNA ROSA: «Buongiorno, Oscar! come va con Peggy? Allora? È una cosa seria con
Peggy?»
OSCAR: «Serissima, Nonna Rosa. Sono strafelice. Ci siamo sposati stanotte.»
NONNA ROSA: «Sposati?»
OSCAR: «Sì. Abbiamo fatto tutto ciò che fanno un uomo e una donna che sono sposati.»
NONNA ROSA: «Ah, davvero?»
OSCAR: «Per chi mi prende? Ho... che ore sono... ho vent'anni passati, conduco la mia vita
come voglio, no?»
NONNA ROSA: «Certo.»
OSCAR: «E poi si figuri che tutte le cose che prima mi disgustavano, quando ero giovane,
i baci, le carezze, beh, alla fin fine, mi sono piaciute. E buffo come si cambia,
no?»
NONNA ROSA: «Sono contentissima per te, Oscar. Cresci bene!»
OSCAR: «C'è solo una cosa che non abbiamo fatto; il bacio lingua in bocca. Peggy Blue
aveva paura di restare incinta. Che cosa ne pensa?"
NONNA ROSA: «Penso che abbia ragione.»
OSCAR: «Ah, davvero? E’ possibile avere dei bambini se ci si bacia sulla bocca? Allora ne
avrò con la Cinese.»
NONNA ROSA: «Calmati, Oscar, ci sono però scarse probabilità. Scarsissime.»
OSCAR: «Sono stanco, stamattina!»
NONNA ROSA: «E normale, fra i venti e i venticinque anni. Si esce la sera, si gozzoviglia, si
fa la bella vita, non ci si risparmia. E questo si paga. E se parlassimo un po’con
Dio? Vieni.»
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NONNA ROSA: «Ecco. Bisogna distinguere due pene, Oscar, la sofferenza fisica e la
sofferenza morale. La sofferenza fisica la si subisce. La sofferenza morale la si
sceglie.»
OSCAR: «Non capisco.»
NONNA ROSA: «Se ti piantano dei chiodi nel pube o nei piedi, non puoi far altro che avere
male. Subisci. Invece, all'idea di morire, non ,sei obbligato ad avere male. Non sai
che cos'è, Dipende dunque da te.»
OSCAR: «Ne conosce, lei, di persone che si rallegrano all'idea di morire?»
NONNA ROSA: «Sì, ne conosco. Mia madre era così. Sul suo letto di morte, sorrideva di
avidità, era impaziente, aveva fretta di scoprire che cosa sarebbe successo.Ma la
maggior parte delle persone sono senza curiosità. Si aggrappano a ciò che hanno,
come il pidocchio nell'orecchio di un calvo. Le persone temono di morire perché
hanno paura dell'ignoto… “
OSCAR: «O.K, Nonna Rosa, quando avrò fifa, mi sforzerò di aver fiducia. In realtà non ho
paura dell'ignoto. E solo che mi secca perdere quello che conosco…..”
(Buio)
Caro Dio,
Peggy Blue è stata operata oggi. Ho trascorso dieci anni terribili. E dura la trentina,
è l'età delle preoccupazioni e delle responsabilità.
Ho avuto una stretta al cuore quando ho visto passare Peggy sul letto a rotelle, la
si vedeva appena sotto le lenzuola verde smeraldo tanto era piccola ed esile.
OSCAR: «Nonna Rosa, perché il tuo Dio permette che ci siano persone come Peggy e me?»
NONNA ROSA: «È una fortuna che sia cosi, Oscar, perché la vita sarebbe meno bella senza
di voi.»
OSCAR: «No. Non capisce. Perché Dio permette che siamo malati? O è cattivo, o non è
molto forte.»
NONNA ROSA: «Oscar, la malattia è come la morte. E un fatto. Non è una punizione.»
OSCAR: «Si vede che lei non è malata!»
NONNA ROSA: «Che cosa ne sai, Oscar?»
OSCAR: «Non deve nascondermi le cose, Nonna Rosa, può dirmi tutto. Ho almeno
trentadue anni, un cancro, una moglie in sala operatoria: la vita la conosco.»
NONNA ROSA: «Ti voglio bene, Oscar.»
OSCAR: «Anch'io. Che cosa posso fare per lei se ha dei guai? Vuole che l'adotti?»
NONNA ROSA: «Adottarmi?»
OSCAR: «Sì, ho adottato anche Bernard quando ho visto che era giù di corda. »
NONNA ROSA: «Bernard?»
OSCAR: «Il mio orsacchiotto. Là. Nell'armadio. Sul ripiano. E il mio vecchio orsacchiotto,
non ha più occhi, ne bocca, ne naso, ha perso la metà della sua imbottitura e ha
delle cicatrici dappertutto. Le somiglia un po'. L'ho adottato la sera in cui quegli
idioti dei miei genitori mi hanno portato
un orsacchiotto nuovo. Come se avessi potuto accettare di averne uno nuovo. Già
che c'erano, non avevano che da sostituirmi con un figlioletto nuovo di zecca!
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Quindi l'ho adottato. Gli lascerò tutto quello che ho, a Bernard. Voglio adottare
anche lei, se la cosa le facesse piacere.»
NONNA ROSA: «Sì. Lo voglio davvero. mi rassicura la cosa, Oscar.»
OSCAR: «Allora qua la mano, Nonna Rosa.»
NONNA ROSA: «Andiamo a preparare la camera di Peggy, a portare i cioccolatini, a mettere
dei fiori per il suo ritorno»
(Parte una musica. Oscar e La Dama vanno sul letto di Peggy Blue a prepare il
letto mettere i fiori ed i cioccolatini. Buio.)
(Luce)
Caro Dio,
oggi ho avuto da quaranta a cinquant'anni e ho fatto solo delle fesserie.
Racconto le cose in fretta perchè non meritano di più. Peggy Blue sta bene ma
qualcuno è andato a spifferarle che avevo baciata la Cinese, un'altra ragazza! E
sulla bocca!
Tutto il piano adesso mi tratta come uno che corre dietro alle ragazze, mentre non
mi muovo mai dalla mia stanza…
OSCAR: Domani, Dio, è Natale, Non mi ero mai reso conto che fosse il tuo compleanno,
Fa' in modo che mi riconcili con Peggy perchè non so se sia per questo, ma sono
molto triste stasera e non ho più alcun coraggio.
A domani, baci,
Oscar.
(Buio. Luce)
Caro Dio,
stamattina, alle otto, ho detto a Peggy Blue che l'amavo, che amavo solo lei e che
non potevo concepire la mia vita senza di lei. Si è messa a piangere, mi ha
confessato che la liberavo da un grosso dispiacere, perché anche lei amava solo
me e non avrebbe mai trovato nessun altro, soprattutto adesso che era rosa…
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NONNA ROSA: «Di che cosa li accusi?»
OSCAR: «Non osano parlarmi. E meno osano, più ho l'impressione di essere un mostro.
Perché li terrorizzo? Sono così brutto? Puzzo? Sono diventato idiota senza
rendermene conto?»
NONNA ROSA: «Non hanno paura di te, Oscar. Penso che abbiano paura della malattia.»
OSCAR: «La mia malattia fa parte di me. Non devono comportarsi in modo diverso perché
sono malato. O possono amare solo un Oscar in buona salute?»
NONNA ROSA: «Ma ti amano, Oscar. Me l'hanno detto.»
OSCAR: «Parla con loro?»
NONNA ROSA: «Sì. Sono molto gelosi che ci intendiamo così bene. No, non gelosi, tristi.
Tristi di non riuscirci anche loro.»
(pausa)
«Sai, Oscar. Morirai, un giorno. Ma anche i tuoi genitori moriranno. Sì. Moriranno
anche loro. Tutti soli. E con il rimorso terribile di non essere riusciti a riconciliarsi
con il loro unico figlio, un Oscar che adoravano.»
OSCAR: «Non dica cose del genere, Nonna Rosa, mi fanno venire il magone.»
NONNA ROSA: «Pensa a loro, Oscar. Hai capito che stai per morire perché sei un ragazzino
molto intelligente. Ma non hai capito che non sei il solo a morire. Tutti muoiono.
I tuoi genitori, un giorno. Io, un giorno.»
OSCAR: «Sì. Però io passo davanti.»
NONNA ROSA: «È vero. Tu passi davanti. Ma con il pretesto che tu passi davanti, hai forse
tutti i diritti? E il diritto di dimenticare gli altri?»
OSCAR: «Ho capito, Nonna Rosa. Allora Li chiamerò.» ( Buio. Nonna Rosa esce)
OSCAR: «Nonna Rosa, ho l'impressione che, nel Dizionario medico, ci siano solo delle
cose particolari,dei problemi che possono capitare a tutti. Ma non ci sono le cose
che ci riguardano tutti: la Vita, la Morte, la Fede, Dio.»
NONNA ROSA: «Forse bisognerebbe consultare un Dizionario filosofico. Oscar. Tuttavia,
anche se trovi le idee che cerchi, rischi ugualmente di rimanere deluso”
OSCAR: «Come mai?»
NONNA ROSA: «Le domande più interessanti rimangono domande. Avvolgono un mistero.
A ogni risposta, si deve associare un "forse". Sono solo le domande senza interesse
ad avere una risposta definitiva.»
OSCAR: «Vuole dire che per "Vita" non c'è soluzione?»
NONNA ROSA: «Voglio dire che per "Vita" ci sono parecchie soluzioni, dunque nessuna
soluzione.»
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OSCAR: «Quello che penso io, Nonna Rosa, è che l'unica soluzione per la vita sia vivere…»
OSCAR: Caro Dio, non ti scriverò perché sono troppo triste. Peggy Blue è partita. E’
ritornata dai suoi genitori… non la rivedrò mai più! Abbiamo passato la nostra
vita insieme, Peggy e io, e adesso mi ritrovo solo, calvo, rammollito e stanco nel
mio letto. Che brutta cosa invecchiare!
Oggi non ti voglio più bene.
Oscar.
(Buio)
P.S. Il mio desiderio: puoi rifare il colpo della prima volta ai miei genitori? Nonna
Rosa credo che lo conosca già. E poi anche a Peggy, se hai il tempo...
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Caro Dio
ho centodieci anni. Sono tanti. Credo di cominciare a morire.
Oscar.
(Scrive una frase sulla sua lavagnetta... poi Oscar muore con gli occhi aperti)
FINALE:
(Entra il Dottor Düssendorf. Vede Oscar con gli occhi sbarrati. Gli misura il
polso. Gli chiude gli occhi, copre il viso col lenzuolo. Entra la Dama in Rosa. Si
commuove. Vede la lavagnetta, la prende e si rivolge al pubblico).
FINE
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