Necessità di adattamento della predicazione alle premesse di una cerchia molto più ampia di
ascoltatori, un distacco dalle particolari premesse del giudaismo.
E questo si ebbe con il metodo dell’interpretazione simbolica, già presente nella tradizione
giudaica, ma impiegato in modo incomparabilmente più ardito.
Il vecchio testamento venne svalutato in quanto storia e legge del popolo ebraico e si trasformò in
una serie di “ gure”, vale a dire profezie e preannunzi della venuta di cristo e degli avvenimenti ad
essa legate.
Le sacre scritture costringono il lettore a distogliere lo sguardo dal fatto sensibile per rivolgerlo
alla “signi cazione”.
Es: fatto sensibile: Dio crea dalla costola di Adamo dormiente la prima donna.
Sonno di adamo è gura del sonno mortale di cristo e dalla ferita di Adamo è nata la prima madre
degli uomini, Eva.
Di fronte a questo le rappresentazioni realistiche greco-romane non sono certo così serie e
problematiche e sono assai più limitate nella loro concezione del movimento della storia; ma esse
sono sicure nella loro esistenza sensibile, non conoscono quella lotta tra fenomeno sensibile e
signi cazione che riempie la visione della realtà del cristianesimo.
L’opera Mimesis di Auerbach infatti inizia con un confronto tra le digressioni proprie dei poemi
omerici (nello speci co quella relativa alla cicatrice di Ulisse) e il brano del sacri cio di Adamo.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il tipo di narrazione presente nel sacri cio di
Abramo è volto a creare tensione; viceversa le digressioni dei poemi omerici impediscono di
concentrarsi su un aspetto unico della crisi in atto, evitando la tensione.
Relativamente al vecchio testamento, Auerbach dice infatti che questo presenta una più
profonda storicità e più profonda mobilità sociale (si pensi ai moti del popolo dall’esodo
dell’egitto), e dice che da questo aspetto deriva un concetto diverso di sublime.
Nella tragedia, la sublimità tragica è conseguita ad esempio rinunciando al realismo.
Nei testi sacri, il sublime, il tragico e il problematico prendono forma nell’ambito familiare e
quotidiano.
Istituisce quindi un confronto tra la cena trimalchionis tratta dal Satyricon di Petronio, il capitolo
16 del I libro degli Annlaes di Tacito e la storia del rinnegamento di Pietro.
Una scena come il rinnegamento di Pietro, dice, è troppo seria per la commedia, attuale per la
tragedia e irrilevante per la storiogra a, assume quindi una forma di immediatezza che non si dà
nelle letterature antiche.
Sia il Satyricon di Petronio, che il brano di Tacito, rivelano il limite del realismo antico e della
coscienza storica antica.
Tacito: il brano è costituito dalle lamentele dei soldati esposte nel discorso di Percennio. La
rappresentazione così viva delle richieste soldatesche non signi ca a atto comprensione. Li
presenta con così tanta vivacità per un fatto puramente estetico.
Arresto di Pietro Valvomeres
Ammiano Marcellino (storiografo IV sec d.C)= racconto tumulto plebe a Roma
Ammiano non espone in maniera problematica le cause della sollevazione, non fa parlare il
popolo, dà solo un nome. Il fatto è rappresentato per dare fortissima impressione sui sensi.
Arretrano il sentimento umano e rimangono solamente il magico e il grottesco.
Il modo di rappresentare di Ammiano sviluppa all’estremo una tendenza che si annuncia n da
Tacito e Seneca: uno stile altamente patetico in cui sensuale e orrido hanno preso il sopravvento.
Anche nei padri della chiesa si trova non di rado la mescolanza di retorica e stridente pittura della
realtà (San Girolamo).
Sant’Agostino invece emerge dallo stile del suo tempo: egli sente e riproduce in modo immediato
la vita umana quale vive davanti ai nostri occhi.
Tanto più si rintraccia in essi l’attività interpretatrice della realtà: interpretazione in anzi tutto delle
sacre scritture, ma anche delle grandi linee dell’accadere storico, specialmente della storia
romana, per accordarla con la concezione storico giudaico cristiana.
A questo venne quasi sempre impiegato il metodo gurale.
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L’interpretazione gurale stabilisce una connessione fra due avvenimenti o due personaggi, nella
quale connessione uno dei due signi ca solamente sè stesso ma anche l’altro, e il secondo
include il primo e lo integra.
Praticamente si tratta dapprima quasi sempre di un interpretazione del vecchio testamento di cui
vengono interpretati singoli episodi come gure o profezie reali dei fatti del nuovo testamento.
Questa interpretazione porta un elemento del tutto nuovo ed estraneo nel modo di antico di
contemplare la storia.
Il sacri co di Isacco è pre gurazione di quello di Cristo.
“ gura implere”= espressione usata. Si stabilisce una connessione fra due avvenimenti non legati
causalmente o cronologicamente ma si collegano verticalmente i fatti con la provvidenza divina.
Viene sciolto il legna temporale orizzontale e causale dei fatti, l’hic et nunci non è più elemento di
un corso terreno, è invece nello stesso tempo cosa sempre stata e che si compie nell’avvenire.
Questa concezione della storia è de nita da Auerbach di “un’unità grandiosa” ma fu del tutto
estranea al carattere dell’antichità classica e la distrusse n nella struttura della lingua.
Farinata e Dante
Non accade come nella digressione di Ulisse, quando l’accenno alla cicatrice o re lo spunto per
la digressione. Qui gli argomenti si alternano rapidamente: le parole di farinata interrompono
improvvisamente le parole di dante e virgilio.
Divina commedia
Così come generalmente ogni fenomeno e ogni avvenimento del vecchio testamento viene
concepito quale gura da realizzare o da portare a compimento con i fenomeni e gli avvenimenti
dell’incarnazione di Cristo, così qui l’impero universale di roma appare come la gura terrena del
compimento celeste nel regno di Dio.
La commedia si fonda su una concezione gurale e le tre più importanti gure sono Catone,
Virgilio e Beatrice: la loro apparizione nei regni celesti è compimento della loro apparizione sulla
terra, che è gura dell’al di là.
La struttura gurale assicura il carattere storico e concreto della realtà, diversamente dalle forme
simboliche e allegoriche. Un avvenimento di signi cato gurale conserva il suo signi cato letterale
e storico, non diventa pero simbolo, rimane avvenimento.
Catone
Ai piedi della montagna del purgatorio incontrano Catone. Virgilio ricerca il suo favore ricordando
Marzia, la moglie di un tempo. Catone respinge questo argomento con severità: il desiderio della
“donna del ciel è su ciente”.
Dio ha dunque designato Catone alla funzione di custode ai piedi del purgatorio: un pagano, un
nemico di cesare, un suicida.
La storia di catone è isolata dal suo contesto politico-terreno proprio come gli esegeti dell’antico
testamento facevano per le singole gure di Isacco, Giacobbe; ed è diventata “ gura futurorum”.
Catone è una “ gura” o piuttosto era tale il catone terreno, che a Utica rinunciò alla vita per la
libertà, e il catone che qui appare è la gura svelata o adempiuta. La libertà politica e terrena per
cui è morto era soltanto “umbra futurorum”: una pre gurazione di quella libertà cristiana che ora
egli è chiamato a custodire.
Che dante arrivasse a scegliere catone per questa parte si può capire se si pensa alla posizione
superiore che egli aveva negli scrittori romani, cosi in cicerone in virgilio come in Lucano e
seneca.
Beatrice
Si può essere certi che ogni personaggio storico o mitologico che appare nel poema deve
signi care qualche cosa che ha uno stretto rapporto con ciò che Dante sapeva della sua
esistenza storica o mitica, e precisamente Il rapporto di adempimento e gura; c1 si deve
guardare dal toglere al personaggio tutta la sua esistenza storico-terrena per assegnargli soltanto
un valore allegorico-concettuale. Ciò vale in particolare per [Link] qui non è questione di
un aut-aut.
Per Dante il senso letterale o la realtà storica di un personaggio non contraddice il suo signi cato
più profondo, ma ne è la gura; la realtà storica non è abolita dal signi cato più profondo, ma ne è
confermata e adempiuta. La Beatrice della Vita Nova è una persona storica: essa è realmente
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apparsa a Dante, lo ha realmente salutato, più tardi gli ha realmente negato il saluto, lo ha deriso,
ha pianto un'amica perduta e Il padre ed è realmente morta. E vero che
questa realtà poté essere reale soltanto nell'esperienza di Dante, giacche un poeta forma e
trasforma nella sua coscienza c1o che gli accade, e bisogna prendere le mosse solo da quel che
vive nella sua coscienza, non da una realtà esteriore. E bisogna altresi tenere presente che per
Dante anche la Beatrice terrestre e n dal primo giorno della sua apparizione un miracolo
mandato dal cielo, un'incarnazione della verità divina.
Nella Vita Nova Beatrice è dunque una persona vivente della reale esperienza di Dante, così
come nella Commedia essa non è un "intellectus separatus” un angelo, ma una persona umana
beata il cui corpo risorgerà il giorno del giudizio. D'altra parte non c'è alcun concetto teologico
di scuola che possa realmente comprenderla del tutto; diversi fatti della Vita Nova non
convengono ad alcuna allegoria, e per la Commedia c'è in più anche la di coltà di
distinguerla con esattezza da varie altre gure del Paradiso come gli apostoli esaminatori o
san Bernardo. Per questa via non si può attatto comprendere in maniera soddistacente la
particolarità del suo rapporto con Dante. I più vecchi commentatori vedevano di solito in
Beatrice la teologia, 1 piu moderni hanno proceduto con metodi più precisi; ma ciò provoca
eccessi ed errori: anche il Mandonnet, che applica a Beatrice il concetto di "ordre surnaturel"
desunto dalla contrapposizione con Virgilio, diventa troppo pedante nelle suddivisioni, commette
errori e forza 1 concetti. La funzione che Dante le assegna appare del tutto chiara nelle sue azioni
e nelle de nizioni della sua persona. Essa è gura o incarnazione della rivelazione.
che la grazia divina manda per amore (Inf., II, v. 72) all'uomo per salvarlo, e che diventa per
lui guida alla "visio Dei." IIMandonnet dimentica di dire che si tratta appunto di
un'incarnazione della rivelazione divina, non
della rivelazione semplicemente, benche egli citi passicorrisnondenti dela Vita Nova
Tommaso. nonchè l'apostrofe sopra citata: "O donna di virtù, sola per cui" ecc. Non si può
apostrofare in questo modo l"ordine soprannaturale come tale, ma soltanto la sua rivelazione
incarnata, ossia quella del piano divino della redenzione che e appunto 1 miracolo in virtu del
quale gli uomini sono sollevati al disopra di tutte le altre creature terrene. Beatrice è
incarnazione, è " gura" o "idolo Christi" (i suoi occhi rispecchiano la sua duplice natura, Purg.,
XXXI, v. 126) e
dunque è anche una persona umana. Queste spiegazioni naturalmente non bastano per esaurire
la sua umanità; il suo rapporto con Dante è tale che non può essere espresso a tondo per mezzo
alle considerazioni dogmatiche. Le nostre spiegazioni devono soltanto mostrare che
l’interpretazione teologica, sempre utile e indispensabile, non c1 costringe a atto ad escludere la
realtà storica di Beatrice: al contrario.
Concludiamo così, per questa volta, la nostra ricerca su " gura." Il nostro scopo era dimostrare
come una parola nel suo sviluppo semantico possa penetrare in situazione storica e
come allora ne nascano strutture che sono e caci per molti secoli. Quella situazione storica che
spinse san Paolo all'attività missionaria fra i pagani indusse ad elaborare l'interpretazione gurale
e la preparò ad esercitare quell'in uenza che essa ebbe nella tarda antichità e nel medioevo.
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